Domani la Giornata della Memoria. La celebrazione al Quirinale
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
Il 27 gennaio del 1945 furono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e il mondo intero aprì gli occhi sulle nefandezze perpetrate dal nazismo. Tale data, segnando la fine di uno dei periodi più tragici e bui della storia dell’umanità, è stata scelta simbolicamente dal Parlamento italiano che, con la legge n. 211 del 2000, ha istituito la Giornata della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.
Anche quest’anno sarà il Quirinale a ospitare la celebrazione della Giornata alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La cerimonia avrà luogo domani, venerdì 26 gennaio dalle 11.00, con il titolo: “I Giusti tra le Nazioni”.
La cerimonia, in diretta su RaiUno, sarà condotta da Sara Zambotti e sarà aperta da un filmato a cura di RaiStoria.
Interverranno Simonetta della Seta, Presidente del Gruppo di lavoro Memoriali e Musei dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), Naomi Di Segni, Presidente dell’Ucei e Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito.
Le sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute ad Auschwitz, porteranno le loro testimonianze intervistate da due studenti di rientro dal “Viaggio della Memoria”, in ricordo delle vittime della Shoah, organizzato in Polonia dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
L’attore Alessandro Albertin leggerà alcuni brani di testimonianze.
Nel corso della cerimonia, Gabriele Coen, compositore e interprete della nuova musica ebraica, accompagnato da Alessandro Gwis al pianoforte e dalla voce di Barbara Eramo, eseguirà intermezzi musicali. (aise)
Ilaria in carcere da 10 mesi in Ungheria. Il padre: “Ha la sventura di essere italiana”
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
” È da marzo dell’anno scorso che chiediamo un intervento delle istituzioni, finalmente ieri siamo stati convocati dal ministro di giustizia Nordio. Sembra ci sia un piano per risolvere la faccenda. Anche il ministro degli Esteri Tajani ha incontrato il suo omologo ungherese per parlare del caso. Dopo tutto questo tempo si inizia a vedere un’azione da parte delle istituzioni”.
A ‘The Breakfast Club’, su Radio Capital, Roberto Salis, il papà di Ilaria, la 39enne milanese in carcere da 11 mesi a Budapest accusata di aver aggredito durante una manifestazione due militanti neonazisti. “Ilaria è innocente e se il processo sarà regolare non dovrà scontare alcuna pena. Per 8 giorni è stata torturata in modo gravissimo. In cella di isolamento, con le mestruazioni senza sapone, senza assorbenti e senza carta igienica”. Roberto Salis accusa l’ambasciata italiana a Budapest: “Fino a settembre erano vietati i rapporti con la famiglia, di Ilaria si è occupata solo l’ambasciata italiana a Budapest che ha dormito fino a quando il caso è diventato mediatico. Non hanno fatto nulla di utile. Ho parlato con mia figlia cinque minuti fa, Ilaria è sempre combattiva, non ha bisogno di essere rincuorata e passa il tempo a rincuorare noi”.
Il 29 gennaio ci sarà la prima udienza del processo: “Ilaria ha la sventura di essere una cittadina italiana. Con lei è stata arrestata un’altra persona, una ragazza tedesca, lei due giorni dopo l’arresto è stata mandata a casa con l’obbligo di mandare una mail a settimana alla polizia ungherese. Quando ci sono delle diplomazie che funzionano, le cose vanno diversamente. Se si vuole fare i patrioti, la prima cosa che si deve fare è difendere i diritti dei cittadini, soprattutto quando sono calpestati da uno stato straniero. Se non si fa questo non c’è patria”. “Un appello alla presidente Meloni? Ne abbiamo fatti tanti, lei sa benissimo cosa chiede la famiglia. Ci vuole la voglia di fare e di non restare a guardare”.
ag Dire- www.dire.it
Il Senato dice sì all’autonomia delle Regioni
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
La Lega esulta per il primo via libera all’autonomia differenziata. L’Aula del Senato – presidente di turno il leghista Gian Marco Centinaio – approva il disegno di legge Calderoli, che ora passa all’esame della Camera. E l’auspicio degli ‘ex lumbard’ è che l’ok definitivo arrivi prima delle europee. Si compie, quindi, il primo passo per l’approvazione della riforma cui la Lega lavora dai referendum di oltre sei anni fa. Era il 22 ottobre del 2017, infatti, quando Roberto Maroni in Lombardia e Luca Zaia in Veneto promossero le due consultazioni popolari per chiedere ai cittadini di esprimersi a favore del trasferimento di maggiori competenze dallo Stato alle Regioni, così come previsto dagli articoli 116 e 117 della Costituzione. Da allora sono stati tre i percorsi avviati – nell’ambito dei governi Gentiloni, Conte I e Draghi -; progetti molto diversi tra loro, nessuno dei quali è stato realizzato. Con il ritorno del centrodestra al governo, e di Roberto Calderoli al ministero degli Affari regionali e autonomie, la Lega ha riproposto la riforma ‘bandiera’, adattamento attualizzato delle storiche istanze federaliste nate al Nord. “È un passo importante verso un Paese più moderno ed efficiente, nel rispetto della volontà popolare espressa col voto al centrodestra che lo aveva promesso nel programma elettorale, dai referendum di Lombardia e Veneto e dalle richieste dell’Emilia-Romagna e di altre Regioni italiane”, sottolinea il segretario leghista Matteo Salvini, che tiene a ricordare la disponibilità al primo progetto da parte del governatore dem Stefano Bonaccini. “In questo momento mi sento di rivolgere un pensiero particolare a Bobo Maroni”, aggiunge Salvini.
“Con l’approvazione dell’autonomia oggi in Senato si è compiuto un ulteriore passo avanti verso un risultato storico, importantissimo e atteso da troppo tempo – rivendica Calderoli -. Avevo previsto che oggi sarebbe stata una bella giornata, e così è stato. Questa è una risposta che dovevo a quelle 14 Regioni su 15 a statuto ordinario che ce l’avevano chiesto”.
“Il successo di questo primo passaggio parlamentare rappresenta la pietra miliare che segna l’accelerata finale verso un traguardo di rinascita per il Paese; per tutto il Paese”, festeggia Zaia. “Nessuna Regione sarà privata di qualcosa e godrà, invece, di maggiori opportunità di crescita. La cabina di regia dei Lep mette a terra importanti e maggiori diritti dei cittadini, che saranno la garanzia di prestazioni e servizi uniformi su tutto il territorio nazionale – assicura -. Lo stesso termine ‘differenziata’ non indica diversità tra le Regioni ma identifica un sistema di autonomia articolato e virtuoso, già sperimentato con successo in altri grandi Paesi europei come la Germania”.
“È una giornata storica – esulta il governatore lombardo Attilio Fontana -. Siamo a un passo dal grande obiettivo di avere una Lombardia più autonoma, capace di rispondere ancora meglio ai bisogni e alle aspettative dei suoi territori e dei suoi cittadini”. Dopo l’approvazione, caos in Aula a Palazzo Madama con la Lega che ha issato la bandiera veneta con il Leone di San Marco. Mentre le opposizioni hanno intonato l’inno di Mameli. Coro al quale si sono uniti anche i senatori di Fratelli d’Italia, per ribadire che la riforma non mette a repentaglio l’unità del Paese.
agi.it
Domani i funerali di “Rombo di Tuono”. Camera ardente allo stadio di Cagliari
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
Camera ardente allo stadio di Cagliari per contenere la folla che vorrà rendere l’ultimo omaggio a Gigi Riva, il bomber dello scudetto scomparso ieri sera all’età di 79 anni.
Mentre i funerali si terranno domani pomeriggio nella Basilica di Bonaria. La decisione è stata presa da familiari, Comune e Prefettura durante una riunione questa mattina. Alla base della scelta la necessità di un luogo anche simbolico per accogliere le migliaia di persone che saranno a Cagliari per salutare Rombo di Tuono. Sarà monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, a celebrare i funerali di Gigi Riva. La messa si terrà domani, mercoledì 24 gennaio alle 16, nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria.
Intanto sono in corso i preparativi per allestire la camera ardente alla Unipol Domus. Attese migliaia di persone allo stadio per dare l’ultimo saluto a Rombo di Tuono.
Il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, ha proclamato il lutto cittadino a partire da oggi e fino alla data delle esequie previste per domani, mercoledì 24 gennaio. “Campione straordinario nello sport, uomo di grandi valori, raro esempio di correttezza, rispetto e simbolo per intere generazioni, segno di riscatto sociale, ha amato la Sardegna e la città di Cagliari, scegliendola quale sua casa, luogo di vita e degli affetti più profondi” si legge nel provvedimento del primo cittadino che ha ritenuto doveroso fare proprio dell’Amministrazione il sentimento dell’intera comunità. Con l’ordinanza vengono sospese tutte le manifestazioni pubbliche eventualmente già programmate e che avrebbero dovuto svolgersi durante il periodo di lutto. Disposta anche l’esposizione a mezz’asta della bandiera regionale, come dichiarato dal presidente della Regione, e della bandiera cittadina nelle sedi comunali e in tutti gli edifici pubblici. L’amministrazione comunale parteciperà alla cerimonia funebre con il Gonfalone della Città di Cagliari. I cittadini, i titolari di attività commerciali, le organizzazioni politiche, sociali e produttive, le associazioni sportive, sono invitate ad esprimere la partecipazione al lutto mediante la sospensione delle attività durante la celebrazione delle esequie o, in caso di impossibilità, nella forma ritenuta più consona a manifestare I’ adesione al cordoglio.
La seduta del Consiglio regionale della Sardegna si è aperta con un minuto di silenzio per il ricordo di Riva. “Gigi Riva non era solo un grande sportivo ma anche, e soprattutto, una grande persona – ha detto il presidente dell’Assemblea Michele Pais -. Un vero sardo, non di nascita ma per scelta, un isolano doc che non ha mai voluto lasciare la sua squadra, i suoi tifosi e la sua terra d’adozione. Le istituzioni sarde oggi lo celebrano con il lutto regionale sino al giorno delle esequie”. Tanti i tifosi alla sede dei Cagliari club di via Ariosto per una foto accanto alla statua di Gigi Riva.
La processione è iniziata questa mattina presto. Niente fiori, ma tanta commozione: a più di uno, nel toccare l’opera realizzata una cinquantina di anni fa da un artigiano cagliaritano, è scesa una lacrima.
La statua di Riva ha una storia molto particolare: per anni è stata ospitata nel bar cagliaritano di Marius, storico capobanda dei tifosi rossoblù. Poi è finita addirittura sul palco di una rappresentazione teatrale.
Da oltre dieci anni è al Cagliari club di San Benedetto.
I medici: ‘Peggioramento improvviso, abbiamo provato di tutto’
“La situazione è peggiorata all’improvviso e a qual punto è stato necessario praticare le manovre rianimatorie e portarlo in sala per effettuare l’angioplastica. In queste condizioni è difficile poter riaprire le coronarie: siamo riusciti a farlo soltanto in parte. Ma questo purtroppo non è stato sufficiente”. Così Bruno Loi, direttore di Cardiologia interventistica e emodinamica del Brotzu, spiega come sono intervenuti ieri sera per tentare di salvare Gigi Riva, arrivato in ospedale alle 3 del mattino di lunedì con una sindrome coronarica acuta.
ansa.it
È morto Gigi Riva “Rombo di Tuono”
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
Il calcio italiano è in lutto: Gigi Riva si è spento stasera nel reparto di Cardiologia dell’ospedale San Michele di Cagliari dove era ricoverato da ieri in seguito a un infarto accusato sabato mentre era a casa sua.
Le condizioni dell’ex attaccante del Cagliari e della Nazionale non sembravano critiche tanto è vero che nel pomeriggio era stato emesso un bollettino medico che parlava di “un paziente sereno e in condizioni stabili” oltre che di accertamenti clinici che sarebbero stati svolti in seguito.
Invece poco dopo, intorno alle 19,30, è arrivato un nuovo malore e la tragica notizia della morte.
Presidente onorario del Cagliari dal 2019, aveva compiuto 79 anni lo scorso 7 novembre e dopo l’addio al calcio aveva continuato a vivere nel capoluogo sardo, in un appartamento in pieno centro.
gazzetta.it
Il passaporto italiano al primo posto tra i più accettati nel mondo: 194 destinazioni senza visto
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
Il 9 gennaio 2024 è stato aggiornato l’indice Henley dei passaporti del mondo, la classifica originale più autorevole stilata in base al numero di destinazioni a cui i titolari possono accedere senza visto.
Il documento italiano —terzo nella pubblicazione precedente— è balzato al 1º posto insieme a quelli emessi da Francia, Germania, Giappone, Singapore e Spagna e permette l’accesso a 194 destinazioni.
Il Messico, invece, ha perso uno scalino rispetto alla graduatoria diffusa lo scorso 15 novembre ed è attualmente 23º.
Nel 2006, anno della prima pubblicazione della classifica, il passaporto del Bel Paese consentiva l’ingresso senza interventi delle autorità migratorie a 128 Paesi e quello messicano a 98.
Quello afgano rimane il passaporto più debole al mondo, con l’accesso senza visto ad appena 28 destinazioni, 166 in meno di quello italiano. Seguono la Siria (29 destinazioni) e l’Iraq (31 destinazioni).
L’indice comprende 199 passaporti, 227 destinazioni ed offre agli utenti le informazioni più complete e affidabili sulle loro possibilità di mobilità globale. Viene stilato partendo da dati esclusivi dell’Autorità per il trasporto aereo internazionale (IATA), il più grande ed accurato archivio di informazioni di viaggio.
Con dati storici che coprono 18 anni e l’analisi di esperti regolarmente aggiornata sugli ultimi cambiamenti, l’indice Henley è la risorsa più utilizzata dai viaggiatori globali e uno strumento di riferimento standard per la politica governativa in questo campo.
puntodincontro.mx
CGIE, la Commissione continentale Europa e Africa del Nord al lavoro per il 2024
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
“Il 13 gennaio scorso si è svolta in videoconferenza la riunione della Commissione continentale Europa e Africa del Nord del CGIE – informa una nota del Consiglio Generale – per predisporre l’attività del 2024 sulla base dei macrotemi individuati dall’Assemblea plenaria del giugno scorso. La riunione segue una serie di incontri preparatori sulla base di un metodo di lavoro che vuole sollecitare il protagonismo di ciascun Consigliere sul proprio territorio, raccogliere documenti ed elementi utili al confronto collegiale, e strutturare l’azione futura. Come da ordine del giorno, il dibattito si è incentrato principalmente sulle criticità riscontrate nel corso delle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in vista della consultazione del prossimo giugno, nonché sull’allarmante situazione degli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana nel continente”. Per quanto riguarda il primo punto la discussione ha preso l’avvio dal documento elaborato nel 2019 dal Com.It.Es. di Bruxelles, presentato da Benedetta Dentamaro, attuale Vicepresidente di tale Comitato. Nel testo sono state evidenziate alcune carenze nello svolgimento della consultazione per quanto riguarda innanzitutto la mancata informazione ai connazionali, nonché le inefficienze nel recapito dei certificati elettorali. “Di qui – continua il comunicato – è emersa la necessità di confrontarsi con il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale perché sia predisposta un’adeguata campagna informativa e si preveda altresì una più funzionale e articolata ripartizione dei seggi elettorali allo scopo di non penalizzare la partecipazione, come è avvenuto in passato. È stata anche evidenziata la necessità di un aggiornamento dei registri elettorali, nonché del superamento della loro divisione per genere”.
Si è anche parlato della corretta applicazione della normativa europea relativa alla possibilità per i residenti nell’UE di scegliere se votare le liste locali o quelle del Paese d’origine. Su questo punto “ la vicesegretaria generale Maria Chiara Prodi ha rilevato l’opportunità di focalizzare il dibattito sugli aspetti tecnico-pratici sui quali il Consiglio Generale può mobilitarsi in tempo per esercitare pressioni sul MAECI, rimandando alla riunione continentale in videoconferenza del 13 aprile prossimo l’approfondimento relativo alla questione più prettamente politica, sottolineata nel corso del dibattito dai Consiglieri della Germania. Nel merito, Marilena Rossi ha ricordato il documento informativo predisposto dall’InterComites della Germania nel 2013, relativo all’opportunità che i connazionali votino per le liste dei Paesi di residenza, in ossequio al principio di integrazione e di cittadinanza europea, fornendo così un contributo al rafforzamento del senso di comunità e di democrazia nei luoghi di accoglienza. Sull’argomento l’onorevole Toni Ricciardi ha informato di aver depositato una proposta di legge relativa alla possibilità di voto per i connazionali nel Regno Unito e in Svizzera. Infine, il segretario generale Michele Schiavone ha proposto la convocazione di un’Assemblea plenaria in videoconferenza, nel corso della quale definire la visione del CGIE in materia di cittadinanza europea, focalizzando obiettivi e formulando proposte”.
Sul secondo punto all’ordine del giorno, la situazione degli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana, “il consigliere Tommaso Conte, componente del Comitato di Presidenza, ha illustrato la relazione da egli predisposta insieme al consigliere Roger Nesti e al Presidente del Com.It.Es. di Friburgo, Andrea Gatti, nella quale si evidenzia come le varie realtà territoriali presentino differenti problematiche e si manifesti il progressivo indebolimento dell’intervento dello Stato nel garantire il diritto all’insegnamento dell’italiano ai figli degli emigrati. Tale orientamento sta determinando notevoli difficoltà per gli enti gestori, i quali sono chiamati ad anticipare liquidità di cui non dispongono, trattandosi di organizzazioni senza scopo di lucro, e a causa di ciò rischiano di ridurre del 60 percento le proprie attività, se non addirittura cessarle”. Una situazione difficile che per la Commissione avrebbe bisogno di misure migliorative. Malgrado ciò, secondo la relazione , si registra una stabilità delle iscrizioni ai corsi e una domanda crescente. Alla luce di ciò il CGIE chiede un ripensamento del meccanismo dei finanziamenti agli enti gestori che si adatti alle diverse specificità, adeguando l’offerta alle mutate esigenze della diaspora italiana. Si auspica inoltre che competenze del settore siano riportate sotto l’egida della DGIT. “Nel corso del dibattito – si legge ancora nella nota – è stato altresì espresso l’auspicio che il metodo di lavoro adottato fornisca ai componenti della Commissione potenti strumenti in grado di rafforzare i legami con gli enti gestori e ripristinare il rapporto di fiducia fra essi e la rappresentanza. L’onorevole Toni Ricciardi ha infine assicurato la propria disponibilità a raccogliere richieste di micro interventi settoriali per tradurli in proposte normative nell’immediato e in un’ottica di medio periodo mantenendo l’impegno a far sì che si verifichi un’inversione di tendenza, per formare la base sulla quale elaborare una proposta di legge del CGIE su cui cercare di raccogliere il consenso trasversale dei Parlamentari eletti all’estero. Una traccia consensuale potrebbe comportare: modifiche alla Circolare ministeriale n. 4; uno spostamento delle competenze in seno alla DGIT; l’aumento dello stanziamento sul capitolo di spesa n. 3153; la modifica della legge che impone il regime di volontariato agli enti gestori”. “Per quanto riguarda la programmazione dei lavori la Commissione per l’anno in corso, – conclude la mota – preso atto che la dotazione di bilancio non consente di prevedere altre riunioni in presenza oltre quella a margine dell’Assemblea plenaria prevista per il prossimo mese di giugno, si è stabilito di incontrarsi ancora in videoconferenza il prossimo 13 aprile e all’inizio del mese di ottobre. Per quanto riguarda le comunità che non hanno eletto Consiglieri al CGIE, la vicesegretaria generale Maria Chiara Prodi, informando che la normativa vigente consente soltanto di formalizzare le candidature alla delega sui Paesi limitrofi a quello di residenza, rende infine noto che sono allo studio del Comitato di Presidenza anche deleghe di scopo, che a suo avviso potrebbero concretizzarsi nell’assistenza ai Presidenti dei Com.It.Es. locali per la predisposizione dei piani-Paese”.(Inform)
Cosa Nostra: 15 arresti in Sicilia
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
Colpo a Cosa nostra Spa. A infliggerlo l’operazione antimafia “Oleandro” terminata con l’arresto di 15 persone del gruppo di Picanello, storica branca della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano di Catania. Su delega della procura di Catania, i finanzieri del Comando provinciale, con la collaborazione del Servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata (Scico), hanno eseguito nelle province di Catania, Caltanissetta, Arezzo, Napoli e Udine un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 26 indagati.
Il gip ha disposto misure cautelari personali nei confronti di 15 persone (14 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso nonché delle condotte, aggravate dal metodo mafioso, di usura, estorsione, traffico organizzato e spaccio di sostanze stupefacenti e riciclaggio di denaro nella forma del reimpiego dei proventi illeciti in attività economiche; il sequestro, finalizzato alla confisca, di 9 attività commerciali a Catania e operanti nel settore dell’edilizia, 81 tra fabbricati e terreni siti in provincia di Catania e Arezzo, 5 auto e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 12 milioni di euro.
L’indagine ha preso avvio da alcune risultanze investigative acquisite nell’ambito di altra operazione delle Fiamme gialle etnee denominata “Tuppetturu”. In una conversazione intercettata con alcune persone contigue al clan Cappello, articolazione Cintorino, discutevano delle dinamiche criminali in corso di evoluzione tra i nuovi referenti del gruppo di Picanello.
In una prima fase delle indagini sarebbe emersa la figura di Carmelo Salemi, 54 anni, noto come “u ciuraru” (il fioraio), in quanto titolare di un esercizio commerciale di rivendita di piante e fiori sito nel quartiere di Picanello. Insieme ai suoi uomini di fiducia, avrebbe avuto il compito di riorganizzare il gruppo mafioso, falcidiato a seguito di una serie di arresti operati nel tempo. Raggiunto Salemi nel 2020 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, l’attenzione e’ stata rivolta ai suoi possibili successori e, in particolare, a Giuseppe Russo, 47 anni, detto “il giornalista” o “l’elegante”, che avrebbe assunto la reggenza.
Il ruolo di Salemi e Russo sarebbe confermato dal fatto che avrebbero anche organizzato anche summit in una stalla nel quartiere Picanello, intestata a un familiare di Alfio Sgroi, 53 anni, ritenuto braccio destro di Salemi. Del gruppo di Picanello avrebbero fatto parte anche Antonino Alecci, 62 anni, Andrea Caruso, 43 anni, Giuseppe Gambadoro, 41 anni, Fabrizio Giovanni Papa, 58 anni, e Alfio Sgroi, 53 anni, ciascuno con ruoli ben definiti. In particolare, Alecci avrebbe rivestito una funzione di primaria importanza nel clan, in quanto ritenuto uomo di fiducia del boss storico Giovanni Comis, reggente del gruppo di Picanello dal 2013 al gennaio 2017, quando è stato arrestato nell’ambito di altra indagine.
Sarebbe stato inoltre il gestore di attività di gioco d’azzardo illegale praticata nella zona di Picanello, i cui introiti sarebbero stati destinati al clan, nonché incaricato della raccolta dei soldi delle estorsioni, comprese quelle commesse a Natale e Pasqua, pur occupandosi personalmente e principalmente dell’attività inerente il traffico di sostanze stupefacenti per conto del clan. Caruso, Gambadoro e Sgroi avrebbero svolto compiti di esecuzione delle direttive di Salemi e Russo, sia nei rapporti interni al gruppo, sia nei rapporti con altre articolazioni della famiglia mafiosa Santapaola nel territorio di Catania.
Si sarebbero, a vario titolo, occupati delle attività estorsive e usurarie perpetrate in favore o in nome del clan di Picanello e del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Sgroi sarebbe peraltro risultato braccio destro di Salemi, fungendo anche da tramite tra quest’ultimo e gli altri affiliati o i semplici esecutori delle iniziative criminali del capo, quali ad esempio i pusher delle piazze di spaccio gestite dai clan.
Una delle attività più redditizie sarebbe stata l’erogazione di prestiti a tassi usurari, inseriti in un sistema più ampio di reinvestimento dei proventi rinvenienti dal traffico di sostanze stupefacenti, dalle estorsioni e dal gioco d’azzardo.
Gli indagati avrebbero inoltre utilizzato metodi mafiosi per minacciare le vittime e garantirsi il pagamento delle rate di capitale e interessi. Sarebbe emerso un meccanismo collaudato con finanziamenti di piccoli tagli, di norma da 500 a 2.500 euro, da rimborsare in rate settimanali o mensili con un tasso di interesse oscillante tra il 140% e il 350% su base annua.
Uno dei protagonisti di queste attività sarebbe risultato Nunzio Comis, 41 anni, figlio del boss Giovanni, arrestato dal Nucleo Pef della Guardia di finanza di Catania nel 2020 mentre riscuoteva una rata usuraria da parte di un imprenditore. Per svolgere le attività illecite, Comis avrebbe utilizzato un telefono aziendale intestato fittiziamente a un’altra persona, facendosi chiamare “Melo” durante le conversazioni per evitare di essere facilmente identificato. Inoltre, avrebbe fatto uso di un noto bar situato nel quartiere Picanello come punto di incontro per la riscossione delle rate da parte degli indebitati.
Gli importi sarebbero stati consegnati a “Lorenzo”, successivamente identificato nell’indagato Lorenzo Antonio Panebianco, 24 anni, dipendente del bar. Altri indagati attivi nell’usura sarebbero stati Giuseppe Gambadoro, Corrado Santonocito, 61 anni, e Biagio Santonocito, 33 anni.
Emersa l’esistenza di una cassa comune in cui far confluire i proventi delle attività illecite e da cui attingere per supportare economicamente gli affiliati detenuti o ex detenuti da poco usciti dal carcere e le relative famiglie, sostenendone pure le spese di viaggio in occasione delle trasferte per i colloqui, erogare gli stipendi, pagare gli onorari degli avvocati difensori degli affiliati stessi, reinvestire in altre attività criminali. Vi sarebbe stata anche una contabilità – chiamata “la carta” – composta da appunti scritti recanti i creditori e debitori del sodalizio nonché i guadagni e le spese sostenute.
Il riciclaggio dei proventi illeciti sarebbe stato infine assicurato da Fabrizio Giovanni Papa, imprenditore attivo nel settore dell’edilizia, ritenuto particolarmente legato al gruppo di Picanello e a Salemi, al quale avrebbe messo a disposizione le proprie società per il riciclaggio di ingenti quantità di contanti provento delle attività criminali del clan. E difatti numerosi cantieri avviati dalle società di Papa sarebbero sorti mediante gli investimenti dei proventi illeciti dell’associazione mafiosa.
L’attività investigativa si inquadra, viene spiegato, “nel piu’ ampio quadro delle azioni svolte dalla procura della Repubblica di Catania e dalla guardia di finanza volte al contrasto, sotto il profilo economico-finanziario, delle associazioni a delinquere di tipo mafioso e della mafia imprenditrice, anche al fine di evitare i tentativi, sempre piu’ pericolosi, di inquinamento del tessuto imprenditoriale e di partecipazione al capitale di imprese sane”.
agi.it
Tragedia di Rigopiano, sette anni dopo
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
“Ricorre oggi il settimo anniversario della tragedia del 18 gennaio 2017, quando una slavina si abbatté sull’Albergo Rigopiano – Gran Sasso Resort di Farindola (PE) causando la morte di 29 persone”, ha dichiarato il Vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani.
“Voglio rivolgere un commosso pensiero e le mie preghiere alle famiglie delle vittime. Il loro ricordo deve spronarci a lavorare affinché tragedie simili non avvengano più” ha aggiunto il Vice Premier, ribadendo l’impegno del Governo in tal senso.
“Ricordo con gratitudine l’eroico lavoro svolto dai soccorritori, in particolare dalla Guardia di Finanza, il cui personale della Stazione del Soccorso alpino della Finanza de L’Aquila raggiunse per primo la struttura ancora isolata dalla neve, prestando soccorso alle persone intrappolate e contribuendo in modo decisivo a contenere il tragico bilancio della slavina”.
Il Ministro ha infine sottolineato che “lo spirito di servizio dei soccorritori che lavorarono in condizioni avverse per raggiungere il luogo dell’incidente, è stato encomiabile. Li incontrai nel 2017, in veste di Presidente del Parlamento Europeo, nel corso di una cerimonia di premiazione a L’Aquila, ringraziandoli per il loro eroico gesto. La loro generosità e abnegazione nel salvare vite umane ci è di esempio ogni giorno”.
Oggi è il “Giorno Mondiale della Pizza”
scritto da Fatti Nostri | 25 Gennaio 2024
Dire pizza è dire Italia, come il nome di un grande stilista, come il Colosseo. Ed è proprio all’ombra dell’Anfiteatro Flavio che la pizza sta vivendo una suggestiva rivoluzione: da piatto povero ed economico per eccellenza, antesignana dello street food dai vicoli di Napoli fino alle Avenues di New York City, oggi sta entrando di prepotenza nella grande ristorazione e nei menù degli alberghi di lusso: e la città eterna l’ha accolta con riguardo. Alcuni esempi sono hotel come il Six Senses, il W Rome, il Bulgari per citarne alcuni. Ma lo stesso sta accadendo a Dubai, negli Emirati, e in altre parti del mondo. I pizzaioli alla stregua di chef stellati e maestri pasticcieri. La pizza proposta in abbinamento a vini pregiati e bollicine. E sempre a Roma c’è Gabriele Bonci, l’eroe, un maestro fornaio che, grazie anche a tv e social media, ha dato la sua impronta per diffondere la conoscenza di nuove tecniche di panificazione e lievitazione elaborate dalla scienza dell’alimentazione, come nell’utilizzo di nuove farine e nella selezione, per i condimenti, di materie prime sostenibili e a chilometro zero. “Ma quando apre una sua pizzeria?” gli abbiamo chiesto. “Resto un fornaio, è il pane la mia sfida” ha risposto per poi dileguarsi. Ma dietro questa vera e propria rivoluzione i nomi sono diversi e proviamo a farne qualcuno: Francesco Arnesano, Stefano Callegari, Francesco Capece, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Salvatore Lionello, Salvatore Marcucci, Francesco Martucci, Jacopo Mercuro, Simone Padoan, Eduardo Papa, Luca Pezzetta, Angelo Rumolo, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Carlo Sammarco Pier Daniele Seu, Ivano Veccia e, non ultimo, Diego Vitagliano.
Il 17 gennaio è la loro festa, è la festa di questo mondo fatto di acqua e farina, un po’ di lievito e sale quanto basta, perché ricorre Sant’Antonio Abate, protettore di pizzaioli e fornai e nel mondo è diventata il World Pizza Day. Ma il red carpet di quella che molti chiamato ‘pizza contemporanea’ o ‘gourmet’, sta portando con sé un risvolto: un deciso rialzo dei costi per il consumatore finale. Oggi per una semplice pizza margherita, a Roma come a Milano non bastano dieci euro (e voliamo bassi), Napoli ancora prova a limitare i danni, ma la tendenza è in atto e non sembra arrestarsi. Tra gli stessi maestri pizzaioli, il dibattito è forte e c’è chi, come Gino Sorbillo, chiede un passo indietro. Con Franco Manna, imprenditore e oggi docente della Federico II di Napoli, sfioreremo anche temi finanziari come l’interesse da parete delle società di private equity internazionali per i brand italiani. Ma la pizza è soprattutto una storia, e abbiamo scelto di raccontare quella di Daniele Gagliotta, uno scugnizzo finito a 15 anni in carcere a Nisida e oggi alla conquista degli Stati Uniti con le sue mani sempre in pasta, ma stavolta per fare una pizza, e mai più per commettere un reato.