Angela Celentano: test del Dna sulla modella venezuelana dà esito negativo: «Non è lei». Ma c’è una pista turca

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angela celentano turchia isola 1149x768Il test del Dna sulla ragazza venezuelana ha dato esito negativo: non è lei Angela Celentano. Oggi, martedì 21 febbraio, è arrivato il risultato dell’esame svolto su una ragazza venezuelana. Una fotografia della modella ha riacceso le speranze della famiglia. Perché la ragazza avrebbe anche una voglia di caffè nello stesso punto in cui lo aveva la bambina. La modella ha attualmente 31 anni. I genitori, Catello e Maria, quando l’hanno vista avrebbero notato una straordinaria somiglianza con la piccola sparita nel 1996 e in particolare con le altre due sorelle. Inoltre, la trentunenne presenterebbe una voglia sulla schiena: «Proprio come l’aveva la nostra piccola», avrebbero detto all’avvocato Ferrandino. La ragazza sarebbe figlia di un uomo in vista nel paese.

A rendere noto che i risultati sono negativi è stato l’avvocato Luigi Ferrandino, legale della famiglia di Angela Celentano: «La comparazione tra il dna dei signori Celentano e quello della giovane donna attenzionata è stata effettuata. Purtroppo non vi è corrispondenza genetica», ha fatto sapere il professionista che coordina una squadra di consulenti composta dall’avvocato Enrica Visconti, dal generale Luciano Garofano e dal social team della “Manisco World”, presieduto da Virginia Adamo.

La scomparsa

Angela Celentano è scomparsa il 10 agosto del 1996. La bambina, che all’epoca aveva 3 anni, stava partecipando, con il padre Catello, la madre Maria e le sue sorelle Rossana e Naomi, a una gita sul Monte Faito organizzata dalla Comunità frequentata dalla sua famiglia. Ovvero quella della Chiesa evangelica pentacostale di Vico Equense. Il prelievo del Dna nei confronti della giovane venezuelana non è avvenuto seguendo le normali vie formali di identificazione. Ma in laboratorio sono giunti campioni sufficienti per un’identificazione. Quello del Dna è un test certo, che non può sbagliare. Oggi è quindi atteso il responso in un senso o nell’altro. I genitori di Angela hanno trovato una somiglianza molto forte tra la ragazza venezuelana e le loro due figlie. Il presunto riconoscimento è avvenuto mentre la ragazza era in Europa per un impegno lavorativo nel campo della moda.

L’esame del Dna

Luciano Garofano, ex generale dei Ris, che si sta occupando in prima persona dell’analisi del campione di Dna. aveva detto nei giorni scorsi che l’esame era già in corso: «Siamo oltre metà del percorso. La quantità di Dna prelevato alla ragazza in questione era sufficiente per l’esame e tra lunedì sera e martedì mattina avremo la risposta». Garofano aveva poi spiegato che la somiglianza somatica tra la ragazza venezuelana e le sorelle della Celentano «è una questione soggettiva, mentre il Dna è una prova concreta. Dal confronto del campione in nostro possesso con quello dei genitori di Angela Celentano avremo o la certezza totale, sottolineo al 100%, di un rapporto filiale, oppure la sua esclusione».

La pista turca

Il mese scorso invece si era parlato di una pista turca dietro la scomparsa della bambina. La gip di Napoli Federica Colucci ha chiesto di continuare a indagare sull’ipotesi che la bambina sarebbe stata rapita e oggi vivrebbe sull’isolotto di Buyukada in Turchia. Un’indagine nata dalla testimonianza della signora Vincenza Trentinella. Secondo la quale un prelato chiamato Don Augusto le avrebbe rivelato la confidenza ricevuta da una donna durante una confessione. Oggi Celentano vivrebbe sull’isolotto con un uomo che crede suo padre. Trentinella ha dato agli investigatori anche il nome del presunto finto padre di Angela Celentano. Si chiamerebbe Fahfi Bey. La donna ha consegnato agli inquirenti un numero di telefono che lo stesso Bey aveva scritto su un bigliettino.

da open.online




La Meloni: “L’Ucraina può contare sull’Italia”

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170648533 7a797601 87b2 4ab0 86af ca897111f7d7Fin dall’inizio della invasione russa dell’Ucraina, “l’Italia ha dato il suo deciso sostegno a Kiev: un sostegno finanziario, militare, umanitario e civile a 360 gradi. l’Ucraina e la Polonia sanno di poter contare su di noi, la Polonia rappresenta il confine morale e materiale dell’Occidente ed è una nazione a cui noi dobbiamo dire grazie per il sostegno straordinario che sta dando all’Ucraina. La Polonia può contare su di noi”. Giorgia Meloni, a Varsavia, in conferenza stampa con l’omologo polacco, Mateusz Morawiecki, ribadisce la forza del legame tra i due Paesi.

La visita, dopo la quale il premier volerà a Kiev, “dimostra la forza del legame che esiste tra le nostre due nazioni: che è un legame fatto di un interscambio di 29 miliardi di euro e siamo certi che questo possa crescere”, ha aggiunto Meloni, “ci sono in Polonia 2.600 aziende italiane e questo fa si che il nostro legame continui a crescere”

“Abbiamo parlato di future forniture di armi all’Ucraina affinché ci sia la pace e la stabilità”, ha dichiarato da parte sua Morawiecki, “vogliamo un’Europa forte. Condividiamo i valori cristiani e la visione dell’Europa delle patrie”, ha aggiunto”.

“Europa sia un gigante politico, non un mostro burocratico”

Con la Polonia “abbiamo una idea molto simile e compatibile di quello che deve essere l’Unione europea: noi vogliamo una Europa che sia un gigante politico e non un gigante burocratico e per quell’Europa lavoriamo”, ha detto ancora la presidente del Consiglio, “lavoriamo per una Europa in cui viga il principio di sussidiarietà: non faccia Bruxelles quello che può meglio fare l’Italia o la Polonia ma faccia quello che Roma o Varsavia non possono fare da sole”.

“All’ultimo Consiglio europeo la posizione polacca e quella italiana sono state molto compatibili sulla materia della competitività, delle imprese e sull’immigrazione”, ha proseguito, “la Ue ha bisogno di misure molto concrete per aiutare le sue aziende che non possono favorire qualcuno a discapito di altri. Se alcuni chiedono un allentamento sugli aiuti di Stato è bene che questo non produca una distorsione del mercato interno”.

“Noi abbiamo chiesto e ottenuto nelle conclusioni del Consiglio – ha aggiunto Meloni – che ci sia una piena flessibilità dei fondi esistenti e si tenga conto di questo anche nel dibattito che sia facendo sulle nuove regole del Patto di stabilità e crescita”.

Sulle armi sfumature diverse

Dopo il colloquio con Morawiecki, Meloni incontrerà il presidente Andrzej Duda. Poi, dopo la visita a sorpresa a Kiev del presidente Usa, Joe Biden, si recherà nella capitale ucraina. Una trasferta importante nel corso della quale Meloni ribadirà il pieno sostegno dell’Italia all’Ucraina nella sua guerra difensiva contro la Russia.

La Polonia è convintissima del sostegno militare a Kiev e fu la prima a prendere la decisione di fornire carri armati, trascinando altri Paesi occidentali in tale direzione, a partire dalla Germania. Bisognerà vedere quale può essere il punto d’incontro fra una posizione netta in favore della consegna di armi sempre più potenti, rappresentata da Varsavia, e una posizione più moderata, che ha assunto l’Italia.

Tragitto inverso per Biden, da Kiev a Varsavia

Mentre Meloni sarà in viaggio per Kiev, Biden tornerà invece a Varsavia, dove terrà un discorso al Castello reale ribadendo l’impegno degli Stati Uniti nella Nato, il sostegno all’Ucraina e il rafforzamento dei legami politici ed economici con l’Europa orientale. Oltre al padrone di casa Morawiecki, saranno presenti i leader dei Nove di Bucarest, ossia il gruppo dei Paesi dell’Europa orientale membri della Nato (Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia).

Non è ancora noto il programma preciso della visita di Meloni a Kiev. L’anno scorso, il suo predecessore, Mario Draghi, insieme con il presidente francese, Emmanuel Macron, e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, dopo la conferenza stampa congiunta si recarono anche a Irpin, alle porte di Kiev, dove i russi erano arrivati nel primo mese del conflitto.

agi.it




Superbonus: ma quanto mi costi…

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c9af47825f67d6c9c168a6e19c066f56“Il costo totale” dei crediti del superbonus “attualmente è di 105 miliardi di euro”, evidenzia la premier, che assicura: “Ora dobbiamo cercare soluzioni per evitare il tracollo di migliaia di aziende“. “Ora dobbiamo difendere bilancio pubblico”.

Sul superbonus “ci sono state moltissime truffe, circa 9 miliardi di euro di truffe“, sottolinea Meloni.

“Convocheremo tutte le associazioni per chiedere come possiamo aiutarle e per mettere tutto su un binario sensato”, prosegue la premier. “Se lasciassimo il superbonus così com’è non avremmo i soldi per fare la finanziaria“.

“Vogliamo spingere le banche e tutti gli attori che possiamo coinvolgere ad assorbire i crediti che sono incagliati, che nessuno vuole prendere. E abbiamo definito meglio la responsabilità di chi deve prendere quel credito”, ha spiegato Meloni.

LA POLITICA
Alle Regionali in Lazio e Lombardia c’è stata “un’affermazione del centrodestra ma anche un segnale che arriva dai cittadini sul consenso attorno lavoro che governo porta avanti. Ripagheremo consenso con le tanto attese riforme che l’Italia si attende e non sono state fatte negli ultimi anni”, dice Meloni commentando le elezioni.

“Sulla conclusioni del Consiglio sono molto soddisfatta: con sana volontà l’Italia può difendere i suoi interessi in Europa. Sui migranti è sotto gli occhi di tutti che le conclusioni rappresentano un totale cambio di paradigma e di approccio. Entrano concetti come che l’emigrazione è un problema europeo e servono adeguate risorse”, afferma la premier.

“Tanti italiani vanno convinti a partecipare alle elezioni, il tasso di astensione alle Regionali è stato alto, ogni cittadino che decide di non partecipare al voto è una sconfitta per la politica”, dichiara Meloni.

LA SICUREZZA
“Dal 16 gennaio scorso, grazie alla sicurezza nelle stazioni, abbiamo avuto 144 arresti, 155 stranieri espulsi, sequestrato quantità enormi di droga e armi, continua il lavoro. Ora questo governo va alla guerra contro le occupazioni abusive, cominciamo con gli sgomberi“, afferma Meloni. “E’ finita l’era in cui lo stato si volta dall’altra parte sul fronte della legalità: le case popolari vadano a chi ha bisogno”.

L’ENERGIA
“Tra le buone notizie c’è quella che riguarda energia e bollette: l’Agenzia per l’energia italiana ha detto che sul mercato tutelato le prossime bollette avranno una riduzione pari al 34,2%: questo è soprattutto il risultato della battaglia sul tetto europeo al prezzo del gas, iniziata dal precedente governo che noi abbiamo portato avanti con forza e alla fine abbiamo vinto. Il fatto stesso di immaginare un tetto al prezzo del gas ha bloccato la speculazione che stava drenando miliardi di euro. Rispetto alle coperture che in manovra avevamo messo a copertura per garantire ad aziende e famiglie di pagare le bollette con il sostegno dello Stato, potrebbe voler dire liberare qualche risorsa e poterla destinarla ad altro”. Così la premier Giorgia Meloni nella sua rubrica social ‘Appunti di Giorgia’.

I MIGRANTI
“Sulla conclusioni del Consiglio sono molto soddisfatta: con sana volontà l’Italia può difendere i suoi interessi in Europa. Sui migranti è sotto gli occhi di tutti che le conclusioni rappresentano un totale cambio di paradigma e di approccio. Entrano concetti come che l’emigrazione è un problema europeo e servono adeguate risorse”, afferma Meloni.

IL PNRR
“Il Pnrr ha più di 220 miliardi, anche se in buona parte a debito, il punto è che fino ad oggi ne sono stati spesi meno di 20: inizialmente per il 2022 era stata prevista una spesa di 43 miliardi a fine anno, poi sono diventati 34, quindi 21. In realtà ne sono stati spesi meno di 20”, afferma Meloni. “Ancora peggio – aggiunge – va per altri fondi, come i fondi di coesione, destinati ai territori in maggiore difficoltà. Nella programmazione europea 2014-2020, di 126 miliardi l’Italia ha ne spesi circa 43. Oggi si apre la nuova programmazione, ci sono altre decine di miliardi da spendere, il punto è se sappiamo spenderle”.

ansa.it




Turismo delle radici. Odoguardi (MAIE): “Gli italiani all’estero dovranno essere protagonisti del progetto”

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foto articolo 001 enzo odoguardi ministero italiani allestero 1“Come MAIE, come Movimento nato all’estero per gli italiani nel mondo, sappiamo molto bene quanto sia importante per gli italiani residenti oltre confine e per i loro discendenti, tornare in Italia e rivivere, a distanza di anni, i luoghi delle proprie origini. Allo stesso tempo, non sottovalutiamo il fatto che per molti borghi italiani il cosiddetto turismo delle radici può davvero contribuire a far girare l’economia locale. Perché tale progetto funzioni al meglio, tuttavia, non si può non tenere conto delle comunità italiane nel mondo, non si può non coinvolgere i nostri connazionali all’estero”. Lo dichiara in una nota Vincenzo Odoguardi, vicepresidente MAIE.

“Se Turismo delle Radici deve essere, gli italiani nel mondo dovranno essere protagonisti. A cominciare dai loro organismi di rappresentanza di base, come i Comites, per poi arrivare al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e ai parlamentari eletti oltre confine. Senza dimenticare, naturalmente, la associazioni italiane e tutta la rete del Sistema Italia nel mondo: penso ad esempio alle Camere di Commercio e agli Istituti italiani di cultura. C’è un’Italia oltre l’Italia che, se ben coordinata, può operare affinché progetti come quello presentato alla Farnesina possano diventare una ricca e florida realtà, piena di opportunità per tutti. Sarebbe un peccato non approfittare dell’enorme presenza italiana nel mondo per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi”, conclude Odoguardi.




Il tricolore di Astrosamantha torna al Quirinale

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164108638 f39dd315 0c95 415d b5ce 8887f0b778ac“Bentornata!”. Sergio Mattarella ha accolto al Quirinale l’astronauta dell’ESA Samantha Cristoforetti che ha guidato, prima donna europea, la Stazione spaziale internazionale nel settembre scorso.
“Le riconsegno la bandiera tricolore che ho avuto l’onore di ricevere da lei per portarla sulla Stazione spaziale” ha detto Samantha Cristoforetti, restituendo la bandiera al presidente della Repubblica. “L’ha mostrata dallo spazio, è stato molto bello vederla, la ringrazio” ha risposto il Presidente.
L’astronauta, rigorosamente con la tuta azzurra dell’Esa e la mostrina verde-bianca-rossa al braccio, ha poi consegnato a Mattarella una foto che la ritrae con la bandiera tricolore davanti alla ‘cupola’ della Stazione spaziale, “una finestra sul mondo che è stata costruita qui in Italia” ha spiegato.

All’incontro al Quirinale hanno partecipato anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega alle politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, il Direttore dei programmi dell’Osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e capo dell’ESRIN, Simonetta Cheli, e il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia con il Direttore generale, Fabrizio Tosone.
“È un piacere accogliervi, è sempre emozionante vederla nello spazio” ha proseguito il Presidente mentre Samantha Cristoforetti lo ha ringraziato “per il supporto, l’interesse e l’affetto con cui da sempre segue noi astronauti e l’attività dell’Italia e dell’Europa nello spazio”.

agi.it




I formaggi italiani sono i migliori del mondo, francesi arrabbiatissimi

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155338005 7edaf37b cad3 4c84 b107 3f72c63a0240La notizia che il miglior formaggio del mondo è italiano – anzi che i quattro migliori formaggi del mondo sono italiani e che, nella short-list dei primi 10, ce ne sono ben otto – non è stata digerita dai cugini d’Oltralpe.

A scatenare l’irritazione francese è stata la classifica di un sondaggio online pubblicato da TasteAtlas; una classifica che peraltro ha stabilito che tra i 100 migliori formaggi, il primo dei francesi è solo al tredicesimo posto.

L’affronto ha scatenato gli utenti di Twitter ma anche gli osservatori. C’è chi ha parlato di “provocazione”, chi di “arbitro truccato”, chi ha sostenuto che gli italiani semplicemente “sono più bravi nel marketing del proprio cibo”. E c’è chi si è scatenato: “50 formaggi e niente Camembert. È una sciocchezza. Non può essere vero.

Dove sono Morbier, Roquefort o St Nectaire? La tripletta dei migliori formaggi mai creati? Com’è possibile che la Mozzarella finisca davanti al Comté?”. Non hanno protestato solo gli internauti francesi: “Nessuno dei nostri prodotti è nella top 10. Noi, il Paese del formaggio…

Come è possibile?”, si è lamentata Marie-Sophie Lacarrau, conduttrice del telegiornale dell’ora di pranzo su TF1, il canale più popolare di Francia.

La classifica è stata stilata da un sito web croato, specializzato in cibo, fondato nel 2015 da una giornalista croata, Matija Babic. La piattaforma – che non è certo la ‘bibbia’ dei gourmet- si presenta come “una guida di viaggio ed esperienze sulla cucina tradizionale, che raccoglie ricette autentiche, recensioni di critici gastronomici e ricerche su ingredienti e piatti popolari”, “un atlante mondiale di piatti tradizionali, ingredienti locali e ristoranti autentici”.

Ogni anno ci sono ogni genere di classifiche, dai piatti più gustosi alle ‘specialità’ peggiori al mondo. Stavolta, la classifica dei formaggi. È il Parmigiano Reggiano il formaggio che svetta sul gradino più alto del podio, un podio peraltro 100% italiano: al secondo posto, il Gorgonzola piccante seguito a ruota dalla Burrata, dietro il Grana Padano. Lo Stracchino di Crescenza si è piazzato al sesto posto mentre la Mozzarella di Bufala Campana al settimo.

otto formaggi italiani tra i primi cento la rabbia dei francesi
© AGF

Mozzarella di bufala

Una vetta tutta italiana, interrotta solo da un discreto quinto posto per il messicano Oaxaca Cheese. Dopodiché l’Italia si è accaparrata praticamente tutto il resto, visto che il Pecorino Sardo e il Pecorino Toscano hanno ottenuto rispettivamente il 9° e il 10° posto. Solo il Queijo Serra da Estrala, un formaggio portoghese, è riuscito a inserirsi al 7imo posto nella top 10.

Da notare che gli internauti francesi avevano già notato la mancanza di passione per la cucina francese degli utenti del sito (che peraltro ha 760mila follower su Facebook e oltre 21mila follower su Twitter): in una precedente classifica, pubblicata a fine dicembre, la cucina francese era arrivata al 9° posto della classifica mondiale, dietro – smacco nello smacco – a quella degli Stati Uniti. E neanche a dirlo, ancora una volta gli italiani avevano conquistato il primo posto.

agi.it




Credito d’imposta, niente cessione per il superbonus

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183137218 77ba89dc cfe1 4cee ae2d e8ea0fe8cd27Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge con misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali. Non sarà più possibile effettuare l’opzione dello sconto in fattura né la cessione dei crediti d’imposta per i bonus fiscali.

Il testo interviene, in particolare, per modificare la disciplina riguardante la cessione dei crediti d’imposta relativi a spese per gli interventi in materia di recupero patrimonio edilizio, efficienza energetica e “superbonus 110%”, misure antisismiche, facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica e barriere architettoniche.

L’oggetto dell’intervento non è il bonus, bensì la cessione del relativo credito, che ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico. Dall’entrata in vigore del decreto, con l’eccezione di specifiche deroghe per le operazioni già in corso, non sarà più possibile per i soggetti che effettuano tali spese optare per il cosiddetto “sconto in fattura” né per la cessione del credito d’imposta. Inoltre, non sarà più consentita la prima cessione dei crediti d’imposta relativi a specifiche categorie di spese; resta invece inalterata la possibilità della detrazione degli importi corrispondenti.

Si abrogano le norme che prevedevano la possibilità di cedere i crediti relativi a: spese per interventi di riqualificazione energetica e di interventi di ristrutturazione importante di primo livello (prestazione energetica) per le parti comuni degli edifici condominiali, con un importo dei lavori pari o superiore a 200.000 euro; spese per interventi di riduzione del rischio sismico realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali o realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare, che provvedano alla successiva alienazione dell’immobile.

Si introduce anche il divieto, per le pubbliche amministrazioni, di essere cessionarie di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali maturati con tali tipologie di intervento. Infine, il testo chiarisce il regime della responsabilità solidale nei casi di accertata mancata sussistenza dei requisiti che danno diritto ai benefici fiscali.

Con le nuove norme, ferme restando le ipotesi di dolo, si esclude il concorso nella violazione, e quindi la responsabilità in solido, per il fornitore che ha applicato lo sconto e per i cessionari che hanno acquisito il credito e che siano in possesso della documentazione utile dimostrare l’effettività delle opere realizzate.

L’esclusione opera anche per i soggetti, diversi dai consumatori o utenti, che acquistano i crediti di imposta da una banca, o da altra società appartenente al gruppo bancario di quella banca, con la quale abbiano stipulato un contratto di conto corrente, facendosi rilasciare un’attestazione di possesso, da parte della banca o della diversa società del gruppo cedente, di tutta la documentazione. Resta, peraltro, fermo che il solo mancato possesso della documentazione non costituisce causa di responsabilità solidale per dolo o colpa grave del cessionario, il quale può fornire con ogni mezzo prova della propria diligenza o non gravita della negligenza.

Il Consiglio ha concordato che le associazioni di rappresentanza delle categorie maggiormente interessate dalle disposizioni del decreto-legge saranno sentite dal Governo il prossimo 20 febbraio.

Al termine della riunione del Consiglio dei ministri il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come la situazione relativa ai crediti d’imposta sia “fuori controllo”.

“Abbiamo deciso di bloccare in futuro la cessione dei crediti d’imposta a regioni e comuni perché c’è stata una lievitazione di questi crediti che, ahimè, è avvenuta per una mancata pianificazione da parte del governo precedente”. Lo ha sottolineato il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in conferenza stampa al termine del Cdm.

“Il governo Draghi – ha aggiunto Tajani – ha tentato di bloccare questo andamento, ma ormai era troppo tardi, la situazione era fuori controllo. Ecco perché è stato necessario intervenire e tamponare gli errori commessi in passato. Si tratta di un’azione per impedire che la mancanza di controllo in passato provocasse danni gravi all’economia”.

Ma l’approvazione del decreto ha subito scatenato reazioni preoccupate. In primo luogo delle categorie direttamente interessate. “La cessione del credito è nata nel 2016, ben prima dell’introduzione del superbonus, per favorire l’utilizzo delle detrazioni fiscali da parte delle famiglie meno abbienti. Negli anni successivi, il meccanismo è stato modificato in vari modi, discutibili come ogni cosa. Lascia quantomeno perplessi, se confermata, la scelta del Governo – dice il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa – di eliminare del tutto questo sistema. Attendiamo fiduciosi le notizie e le spiegazioni che saranno fornite, ma buttare il bambino con l’acqua sporca non sarebbe la scelta più saggia”.

E non mancano le reazioni politiche. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte si dice preoccupato “non tanto dall’affossamento di una misura ideata dal M5S”, ma dal “colpo letale al settore dell’edilizia, che negli ultimi due anni ha dato un contributo fondamentale alla crescita record del Pil. Qui si gioca sulla pelle di lavoratori e famiglie e si mette a repentaglio il futuro di almeno 25 mila aziende dell’edilizia, 130 mila posti di lavoro”.

Attraverso Facebook, Conte definisce il provvedimento “un’intollerabile presa in giro degli italiani, considerando le promesse elettorali del centrodestra sulla protezione dei bonus edilizi e la partecipazione di autorevoli esponenti del centrodestra alle tante piazze che si sono riunite a tutela dell’edilizia”. “Ci chiediamo infine come farebbe a restare un minuto di più al Governo un partito, come Forza Italia – conclude – che in Parlamento e a livello locale ha promesso e prospettato numerose iniziative a tutela del Superbonus e della cessione dei crediti d’imposta”.

“La scelta del governo di chiudere il bonus 110% è totalmente condivisibile. È un provvedimento che ha generato uno spreco di risorse mai visto nella recente storia repubblicana. Un provvedimento iniquo e che ha drogato il mercato. Brava Giorgia Meloni”. Lo scrive su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda. 

E per Azione interviene anche il vicesegretario e portavoce Mariastella Gelmini. “Sulla questione dell’acquisto dei crediti del superbonus la maggioranza sta andando in tilt e il governo si prepara a contraddire anche regioni guidate dalle stesse forze politiche che lo sostengono. A rimanere schiacciate da questa morsa rischiano di essere famiglie e imprese. Si può legittimamente essere critici sulla natura di questa misura agevolativa di cui tanto si è discusso, ma non si può consentire che a pagare le conseguenze di scelte politiche incerte e contraddittorie sia un intero comparto produttivo insieme a migliaia di onesti committenti che sulla possibilità di vendere i crediti hanno fatto legittimo affidamento. In merito al paventato stop totale alla cessione e allo sconto in fattura devono essere garantiti tutti gli interventi già in corso”.

agi.it




Italia nel mirino dell’Ue per il reddito di cittadinanza e l’assegno unico

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imagoeconomica 2384251Doppia procedura d’infrazione contro l’Italia da parte della Commissione europea in merito al reddito di cittadinanza e all’assegno unico. Lo fa sapere una nota della stessa Commissione. Per entrambe le notifiche di procedura, l’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle osservazioni sollevate dalla Commissione.

I RILIEVI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Una delle condizioni per accedere al reddito di cittadinanza in Italia è infatti la residenza nel Paese per dieci anni, di cui due consecutivi. Secondo i regolamenti e direttive europee, invece, le prestazioni di assistenza sociale dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini dell’Ue che sono lavoratori subordinati, autonomi o che hanno perso il lavoro, indipendentemente dalla loro storia di residenza; dovrebbero poter beneficiarne i cittadini comunitari che non lavorano per altri motivi, con la sola condizione che risiedano legalmente in Italia da più di tre mesi.

Pertanto, il requisito della residenza di dieci anni si qualifica come discriminazione indiretta, in quanto è più probabile che i cittadini non italiani non soddisfino questo criterio. Il regime italiano del reddito di cittadinanza discrimina inoltre direttamente i beneficiari di protezione internazionale, che non possono accedere a tale beneficio. Infine, il requisito della residenza potrebbe impedire agli italiani di trasferirsi per lavoro fuori dal Paese, in quanto non avrebbero diritto al reddito minimo al rientro in Italia.

LA PROCEDURA D’INFRAZIONE UE SULL’ASSEGNO UNICO

La seconda procedura d’infrazione della Commissione europea contro l’Italia riguarda l’assegno unico universale, introdotto nel marzo 2022, di cui possono beneficiare solo le persone che risiedono da almeno due anni in Italia, e solo se risiedono nella stessa famiglia dei loro figli. Secondo la Commissione, questa legislazione viola il diritto dell’Ue in quanto non tratta i cittadini comunitari allo stesso modo, il che si qualifica come discriminazione. Inoltre, il regolamento sul coordinamento della sicurezza sociale vieta qualsiasi requisito di residenza per ricevere prestazioni di sicurezza sociale come appunto gli assegni familiari.

ag.Dire – www.dire.it




Jet a Kiev. Il Parlamento europeo approva

ucraina: jet veloci francia in addestramento sulla bosnia da lunedì

ucraina: jet veloci francia in addestramento sulla bosnia da lunedì

Via libera dell’Eurocamera alla risoluzione, presentata ad un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, in cui si chiede di fornire a Kiev “aiuti militari per tutto il tempo necessario”.

Nel testo si invita la Commissione a “prendere in seria considerazione la fornitura di aerei da combattimento, elicotteri, sistemi missilistici e un aumento
delle munizioni.

Il via libera è arrivato con 444 voti favorevoli, 26 no e 37 astensioni. La risoluzione chiede di utilizzare i beni russi congelati dall’Ue per ricostruire l’Ucraina, rafforzare le sanzioni contro Mosca e i suoi alleati e avviare i negoziati di adesione con Kiev quest’anno.

Il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen è arrivato a Kiev dove vedrà il presidente Volodomyr Zelensky. E’ la prima volta che un esponente israeliano arriva in Ucraina dall’invasione russa del Paese. Cohen – secondo un portavoce – annuncerà il ritorno dell’ambasciata israeliana in Ucraina per attività continue a Kiev. Cohen, secondo il ministero degli Esteri, dovrebbe vedere anche il suo omologo Dmytro Kuleba. Oltre a Kiev, Cohen andrà anche a Bucha e Babi Yar.

“Sono arrivato oggi per la prima visita di un ministro israeliano a Kiev dallo scoppio dei combattimenti. Nell’ultimo anno – ha detto Cohen – Israele si è schierato a fianco del
popolo ucraino e della parte dell’Ucraina. Oggi sventoleremo la bandiera israeliana presso l’ambasciata israeliana a Kiev, che tornerà ad attività continue al fine di rafforzare le relazioni tra i Paesi”.

L’esercito ucraino ha abbattuto la notte scorsa 16 missili russi durante il 15mo attacco su larga scala delle forze di Mosca, che ha colpito anche infrastrutture critiche in diverse regioni del Paese: lo ha reso noto l’Aeronautica militare ucraina, secondo cui le forze russe hanno lanciato oltre 30 missili. Lo riporta il Kyiv Independent.

La Russia ha colpito la notte scorsa obiettivi nel nord e nell’ovest del Paese, oltre che nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kirovohrad, secondo qualto ha noto su Telegram il capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak. “Un altro attacco missilistico da parte dei russi. Hanno lanciato missili e UAV (droni, ndr) di notte. Purtroppo, ci sono attacchi nel nord e nell’ovest dell’Ucraina, così come nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kirovohrad”, ha scritto l’alto funzionario.

Yermak ha aggiunto che le forze russe hanno cambiato tattica, utilizzando finti obiettivi per operazioni di sorveglianza prima degli attacchi e per confondere la difesa aerea di Kiev. “Tuttavia – ha sottolineato – le unità di difesa aerea hanno abbattuto la maggior parte dei missili e degli UAV del nemico”. Come riportato in precedenza, i russi hanno colpito infrastrutture critiche nella regione di Leopoli, hanno riferito le autorità locali su Telegram.

L’Aeronautica militare ha precisato che otto missili da crociera Kalibr sono stati lanciati da una fregata nel Mar Nero, 12 missili da crociera X-101/X-555 sono stato lanciati da due bombardieri strategici Tu-95 dal Mar Caspio e 12 missili da crociera X-22 sono stati lanciati da sei bombardieri a lungo raggio Tu-22 dalla frontiera russa della regione di Kursk. Inoltre, due missili guidati X-59 sono stati lanciati da due aerei tattici Su-35 dall’area occupata di Melitopol, nella regione di Zaporizhzhia.

Una nuova allerta aerea ha interessato quindi nella notte l’intera Ucraina, con esplosioni avvertite a Kremenchuk nell’oblast di Poltava, nell’Ucraina centrale, mentre il governatore dell’oblast di Leopoli, Maksym Kozytskyi, ha esortato i residenti a rimanere nei rifugi ed ha riferito che le forze russe hanno colpito ‘infrastrutture critiche’. A Pokrovsk, nell’oblast ucraino di Donetsk, si contano tre morti e 11 feriti in seguito all’attacco missilistico di ieri. Una persona è stata uccisa e altre sette sono rimaste ferite invece a Pavlograd, nella regione di Dnipropetrovsk.

Secondo il fondatore dell’organizzazione di mercenari russi Wagner, Yevgeny Prigozhin, la mancata avanzata di Mosca nel Donetsk è causata dalla mostruosa burocrazia militare della Russia. In battaglia “la lentezza dei progressi russi è dovuta alla mostruosa burocrazia militare: Bakhmut, l’epicentro dei combattimenti nell’Ucraina orientale, non sarà conquistata prima di marzo o aprile”, ha detto Prigozhin in un video su Telegram. E ha aggiunto che i progressi dipenderanno dall’invio di “riserve da parte dell’avversario”, criticando la Russia per non essere riuscita a conquistare la città entro la fine del 2022.

La Bielorussia si unirà all’offensiva russa in Ucraina “solo” se verrà attaccata, ha detto il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

La Nato accelera sulle munizioni, Lavrov minaccia – La nuova massiccia offensiva della Russia contro l’Ucraina, a un anno dall’invasione di terra, è in una fase di preparazione molto avanzata, se non addirittura “già
iniziata”: movimenti al confine di truppe e mezzi – aerei compresi – non sono passati inosservati, così come le navi nucleari nel Baltico e 4 caccia russi che lunedì hanno sfiorato l’Alaska. Stati Uniti ed Europa intendono quindi accelerare sulla consegna di armi a Kiev che le consentano di difendersi e vincere sul campo di battaglia. Unico modo – secondo l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell – per arrivare ad un negoziato, e quindi alla pace. Mentre da Mosca continuano invece ad arrivare minacce sempre meno velate all’Occidente, in attesa del discorso che il 21 febbraio Vladimir Putin terrà davanti al Parlamento russo.

La Russia invece starebbe subendo pesanti perdite durante il suo assalto continuato alla città di Bakhmut, secondo quanto affermano le autorità di Kiev, citate dai media ucraini. Il gruppo mercenario privato Wager e agli altri i gruppi militanti sostenuti dalla Russia attivi nell’Ucraina orientale starebbero perdendo fino all’80% di alcune delle loro unità d’assalto, ha dichiarato il viceministro della Difesa ucraino Hanna Malyar su Telegram.

Per gli alleati però non è ancora il momento di fornire i jet richiesti dagli ucraini per proteggere i propri cieli dove oggi sono stati intercettati, e in parte abbattuti, anche sei presunti palloni-spia sulla capitale. Per ora il premier svedese Ulf Kristersson, presidente di turno dell’Ue in visita a Kiev da Volodymyr Zelensky, ha proposto la creazione di una coalizione che decida sugli aerei da combattimento. Ma intanto la Nato ha deciso di incrementare urgentemente la produzione di munizioni, di artiglieria come di contraerea, che dopo 12 mesi di guerra cominciano a scarseggiare anche tra gli alleati.

Il segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato, al termine del Consiglio dei ministri della Difesa dell’Alleanza, che oltre agli Usa e alla Francia anche la Germania, la Norvegia e altri Paesi membri hanno firmato contratti con le aziende del settore per incrementare la produzione: “Si stanno rafforzando sia le linee produttive esistenti che investendo in nuove fabbriche”. “Siamo totalmente concentrati a fornire capacità e non solo mezzi”, ha quindi sottolineato il capo del Pentagono, Lloyd Austin, dicendosi convinto che “gli ucraini avranno buone possibilità di fare una differenza significativa sul campo di battaglia e di stabilire l’iniziativa. Ed essere in grado di sfruttare questa iniziativa in futuro”.

Un futuro che potrebbe essere imminente: “La guerra si deciderà questa primavera e questa estate”, ha previsto Borrell, ribadendo la necessità di “aiutare l’Ucraina a vincere”. Un attivismo che a Mosca non risulta ovviamente gradito. In Ucraina l’Occidente sta raggiungendo “il punto di non ritorno” cercando di circondare la Russia e trasformarla in uno “Stato canaglia”, ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov alla Duma, deciso a “porre fine al monopolio occidentale” e a costruire al suo posto “un sistema globale che impedisca di perseguire interessi egoistici e che sia basato invece su un equilibrio giusto e universale, come previsto dalla Carta dalle Nazioni Unite”.

La Russia ha intanto chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul sabotaggio al gasdotto Nord Stream di settembre scorso che secondo un’inchiesta del
giornalista di Seymour Hersh sarebbe stato causato dagli Usa con l’aiuto della Norvegia. “E’ stato un atto terroristico” degli Usa contro la Russia e contro la Germania, per far sì che “Berlino non abbia più un ruolo”.

Anche il delfino di Vladimir Putin, Dmitry Medvedev, non ha perso occasione per attaccare via Telegram l’Europa, nelle persone della presidente della Commissione Urusla von der Leyen (“una ginecologa che non capisce di economia”) e dello stesso Borrell, reo di “invocare una fine vittoriosa della guerra”. “La fine dell’Ucraina, ovviamente!”, ha replicato l’ex presidente russo. Parole che rendono difficile ipotizzare che possa aprire uno spiraglio di dialogo con questa leadership russa: nel dopoguerra, ha tagliato corto Borrell, “probabilmente avremo bisogno di nuovi leader in Russia, che magari aiutino la riconciliazione”.

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Separazione e divorzio. Cosa cambierá dal 28 febbraio

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downloadUn rito unico per tutti i procedimenti in materia di famiglia, domanda contestuale di separazione e di divorzio, un ‘piano genitoriale’ utile al giudice per modulare visite e collocamento del figlio minore. Sono alcune delle principali novità contenute nella riforma Cartabia in materia di famiglia, che entreranno in vigore il 28 febbraio prossimo – con un anticipo di qualche mese rispetto alla data inizialmente prevista (30 giugno 2023) – e che si applicheranno alle cause che sopraggiungeranno dal 1 marzo. Il tutto in vista dell’introduzione – nell’ottobre 2024 – del tribunale della famiglia, istituito ‘ad hoc’ per questo tipo di procedimenti.

Le nuove norme sono tra quelle contenute nella legge delega sul processo civile messa a punto dal Governo Draghi, di cui, lo scorso ottobre, è stato approvato il decreto legislativo di attuazione. La legge di Bilancio ha poi disposto l’anticipazione dell’entrata in vigore della maggior parte delle disposizioni previste dalla riforma. Una riforma la cui architettura ruota intorno agli impegni assunti con l’Europa nel Pnrr: l’obiettivo è arrivare a ridurre del 40% i tempi della giustizia civile.

Rito unico

Un solo rito – con il quale si supera la frammentazione finora vigente – applicabile a tutti i procedimenti che riguardano famiglie e minori di competenza del tribunale ordinario, del tribunale per i minorenni e del giudice tutelare, con esclusione dei procedimenti per le dichiarazioni di adottabilità, quelli sulle adozioni di minori e quelli di competenza delle sezioni specializzate sull’immigrazione.

Domanda contestuale di separazione e divorzio

Con le nuove norme si potrà proporre contestualmente la domanda di separazione giudiziale e di divorzio contenzioso, oppure riunirle in un unico procedimento. Per la procedibilità della domanda di divorzio è richiesto un doppio requisito: passaggio in giudicato della sentenza parziale di separazione e cessazione ininterrotta della convivenza.

La causa non sarà più ‘bifasica‘ – la prima comparizione davanti al presidente, poi davanti al giudice istruttore – perché viene eliminata l’udienza presidenziale. I procedimenti di separazione e divorzio contenziosi saranno caratterizzati da atti introduttivi contenenti l’allegazione completa dei fatti e dei mezzi di prova: nel ricorso devono essere contenuti documenti e mezzi di prova, la chiara e sintetica esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui il ricorso si fonda.

Tutela vittime violenza

La legge valorizza tutele nelle ipotesi di violenza familiare e domestica a salvaguardia delle vittime, prevedendo particolari percorsi in presenza di “allegazioni di violenza domestica o di genere”.

Interesse prevalente del minore e piano genitoriale

La riforma rafforza la centralità dell'”interesse prevalente del minore”, come sancito da tempo dalla giurisprudenza in materia. Il criterio di competenza territoriale prevalente sulle cause di famiglia è infatti quello della residenza abituale del minore, che corrisponde al luogo in cui “si trova di fatto il centro della sua vita”. In mancanza di figli minori, invece, è competente il tribunale del luogo di residenza del convenuto.

La legge Cartabia prevede, poi, la presentazione, davanti al giudice, di un piano genitoriale che illustri gli impegni e le attività quotidiane dei minori, relative alla scuola, al percorso educativo, alle eventuali attività extrascolastiche, alle frequentazioni  parentali e amicali: un piano che possa essere la base per il magistrato da cui partire nel decidere su affido, collocamento
e diritto di visita.

Tribunale ad hoc

La riforma istituisce il tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie: tribunali circondariali e, quale organo centrale, un tribunale distrettuale. I tribunali per i minorenni non sono soppressi, ma vengono trasformati in queste nuove articolazioni, per valorizzare le loro specializzazioni. Questa parte della riforma entrerà in vigore nell’ottobre 2024.

Riforma epocale

Una riforma “epocale” per il diritto di famiglia, con nuove norme che “di certo sono le benvenute”: l’impatto che avrà, però, andrà misurato in relazione anche ai “mezzi e alle risorse” nella disponibilità degli uffici e, soprattutto alla “formazione, anche congiunta” di tutti gli operatori del settore. A rilevarlo è l’avvocato Daniela Giraudo – che coordina la Commissione interna al Consiglio nazionale forense dedicata al diritto di famiglia, materia di cui, in 30 anni di carriera, si è occupata in modo prevalente – parlando della riforma Cartabia e, in particolare, delle nuove norme contenute nella legge delega sul processo civile e nel decreto di attuazione varato lo scorso autunno.

“Abbiamo detto fin dall’inizio che l’introduzione di un rito unico per tutte le cause che riguardano la famiglia è il benvenuto, una cosa positiva soprattutto per il cittadino che si rivolge alla giustizia. Certo, l’anticipazione dei tempi ha un po’ spiazzato gli avvocati, ci troviamo di fronte a un cambiamento complessivo, non ad aggiustamenti quali quelli che avevamo visto in passato”, dichiara l’avvocato, che pone al centro delle novità anche il cosiddetto “piano genitoriale”, una “fotografia utile” con l’obiettivo di “offrire al magistrato un quadro completo della situazione, ponendo al centro, in assoluto, l’interesse prevalente del minore”.

Poi, la nuova “scansione” del processo che, secondo Giraudo, “può portare a procedimenti più veloci, anche se una riforma di qualunque tipo deve fare i conti con i mezzi e le risorse disponibili”.

Infine, il ‘nodo’ centrale della formazione: “in questo campo – afferma Giraudo – il futuro non può che essere il passaggio a una formazione congiunta di tutti gli operatori, da magistrati e avvocati, a psicologi e assistenti sociali. Per dare alle famiglie una struttura davvero performante ciascun operatore deve conoscere le difficoltà che può incontrare l’altro nel proprio lavoro”.

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