Gruppo terroristico sgominato in Sardegna

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121429855 1d1cd74b d30b 4464 acac e5c1b0ba0629Sono 15 in Sardegna gli indagati, a vario titolo, per associazione con finalità di eversione dell’ordine democratico e per ricostituzione del disciolto partito fascista.

La base del gruppo terroristico, che aveva un leader carismatico considerato particolarmente pericoloso, era a Torpè, nel Nuorese. Stamane sono state eseguite dai carabinieri del Ros tre misure di custodia cautelare in carcere e una ai domiciliari, disposte dal gip di Cagliari, Giorgio Altieri, nell’ambito di un’indagine antiterrorismo coordinata dal procuratore aggiunto Guido Pani. In carcere a Badu’e Carros a Nuoro e a Oristano sono stati condotti Ananio Manca, considerato il punto di riferimento di quello che si definiva ‘Fronte Legionario sardo’ e che si era radicalizzato durante un precedente periodo di detenzione, e i cugini Angelo e Niccolò Sulas.

Agli indagati, che si stavano costituendo sotto forma di milizia sul modello degli indipendentisti corsi, sono attribuiti una serie di attentati con armi ed esplosivi a Torpè e in Baronia, nel 2019 (una media di due al mese) e fino al 2021, anche per invitare la popolazione a non votare, rapine e tentate rapine per autofinanziarsi e anche attività di spaccio di marijuana.

L’OPERAZIONE ‘REAZIONE’. Le indagini durate due anni e sfociate nell’operazione ‘Reazione’, così l’hanno battezzata i carabinieri del Ros che l’hanno condotta assieme ai colleghi del comando provinciale di Nuoro, sono cominciate nel 2019, anno di elezioni regionali e amministrative in Sardegna, oltre che delle europee, e anche della grande protesta del pastori per il prezzo del latte.

A Torpè, paese di meno di 3 mila abitanti nel Nuorese, a febbraio davanti a un seggio elettorale, fu trovato un ordigno ad alto potenziale. Al primo di una serie di atti intimidatori, anche incendiari, seguirono azioni di volantinaggio nel territorio della Baronia, riconducibili a un gruppo neofascista, che inizialmente si firmava ‘Movimento politico reazionario’, con toni gravemente xenofobi, antieuropeisti e ispirati alla destra sovranista.
Non risulta che l’organizzazione abbia infiltrato il movimento dei pastori durante la protesta del 2019, ma quell’anno a Torpè comparvero scritte, riconducibili al gruppo fascista, che ne sostenevano le ragioni.

MINACCIA DI LOTTA ARMATA. Il 25 maggio 2019 vicino ai seggi comparve un volantino con alcuni proiettili calibro 7.65, che invitava gli elettori a non votare alle europee del giorno successivo: il Movimento minacciava “il governo e il parlamento” di intraprendere la “lotta armata” con “attentati alle sedi istituzionali di tutta Italia” e di diffondere “dati e informazioni secretate dallo Stato”. Il gruppo operava anche in Rete, in particolare su dark web, dove gli investigatori hanno recuperato materiali.
A Torpè e nel circondario quell’anno si erano susseguiti atti intimidatori a sindaco, sedi istituzionali, immigrati e anche nei confronti di cittadini che avrebbero potuto collaborare coi carabinieri impegnati nelle indagini sui singoli episodi.

LA FIGURA DEL LEADER. Gli investigatori sono poi risaliti ad Ananio Manca, che ha numerosi precedenti: durante un periodo in carcere si era avvicinato a ideologie di estrema destra e, una volta libero, aveva militato nella formazione ‘Ultima Legione Italia’, che l’aveva espulso perché considerato troppo radicale. Poi si era formato il cosiddetto ‘Fronte Legionario sardo’. Il gruppo di proseliti, secondo l’accusa, si era organizzato per autofinanziarsi anche attraverso lo spaccio di droga e disponeva di armi, sia legalmente detenute sia clandestine: in particolare sono state sequestrate una pistola e due fucili illegali, oltre a proiettili calibro 12.

Le attività dell’organizzazione, impegnata in una sorte di “gestione feudale” del territorio, sono state ricostruite anche grazie a pedinamenti, intercettazioni e attività sotto copertura. Fra i fatti contestati rientrano una tentata rapina in un’abitazione di campagna a Torpè, un attentato a un imprenditore di origine svizzera attivo nella compravendita d’immobili (una bomba ad alto potenziale fu piazzata nel 2020 sulla sua auto) e minacce al sindaco del paese. Sempre nel 2020, il gruppo organizzò un volaninaggio tra Olbia e la Baronia, in occasione dell’anniversario della Marcia su Roma.

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Mosca ammassa aerei al confine. Timori per nuove offensive

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unnamedLe forze russe avanzano su diversi fronti nel Donbass, ma non conquisteranno facilmente la città di Bakhmut, come ha riconosciuto oggi il capo della Wagner, Yevgeny Prigozhin. Nel frattempo starebbero comunque ammassando aerei da guerra al confine con l’Ucraina per un attacco a sostegno dell’offensiva terrestre in stallo, secondo fonti di intelligence occidentali citate dal Financial Times.

La notizia non è stata tuttavia confermata dal segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, nella conferenza stampa a conclusione della riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina. “Attualmente non li vediamo ancora, ma sappiamo che la Russia ha un numero considerevole di aerei nella sua disponibilità. Per questo enfatizziamo il fatto che dobbiamo fare tutto il possibile perché l’Ucraina abbia le capacità di difesa aerea”, ha detto Austin.

Nel suo aggiornamento quotidiano sul conflitto, l’intelligence britannica ha spiegato che i russi stanno facendo progressi, ma non sono decisivi a causa della insufficiente “potenza di combattimento offensivo” su ogni asse. “Negli ultimi tre giorni, le forze del Gruppo Wagner hanno quasi certamente compiuto ulteriori piccoli guadagni intorno alla periferia settentrionale della città contesa di Bakhmut”, in particolare nel villaggio di Krasna Hora. Tuttavia, hanno osservato gli analisti britannici, “la difesa ucraina organizzata continua nella zona”.

“Bakhmut non verrà presa domani, perché c’é una forte resistenza e il tritacarne funziona”, ha detto su Telegram Yevgeniy Prigozhin, capo della Wagner, la famosa organizzazione militare russa privata. “Non ci saranno festeggiamenti a breve”, ha aggiunto Prigozhin.

Ieri il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato che “stiamo già assistendo alla nuova offensiva” russa con “Mosca che sta mandando migliaia e migliaia di soldati, accettando tante perdite, perché Putin cerca di rimpiazzare ciò che manca nella qualità con la quantità”.

L’allarme della Norvegia

La Russia ha cominciato a dispiegare nel Mar Baltico navi con armi nucleari ed è la prima volta negli ultimi 30 anni. Lo ha reso noto il servizio d’intelligence norvegese nel suo rapporto annuale rilanciato da Politico. “La parte fondamentale del potenziale nucleare e’ sui sottomarini e sulle navi di superficie della Flotta del Nord”, si legge nel documento. Le navi da guerra della Flotta del Nord russa navigavano regolarmente con armi nucleari durante la Guerra Fredda, ma questa e’ la prima volta che lo fa anche la Federazione Russa.

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Ecco la nuova Ferrari SF-23 (VIDEO)

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f1 presentazione vetture 2023 svelata la nuova ferrari sf 23 tutte le immagini 13258 15La Ferrari ha appena presentato a Fiorano (Maranello) l’attesissima SF-23, la vettura che affiderà a Charles Leclerc e Carlos Sainz per la stagione 2023 di Formula 1.

La cerimonia, trasmessa in diretta tramite i canali ufficiali del Cavallino, ha visto la partecipazione dei due piloti e del nuovo team principal Frederic Vasseur. Di seguito tutte le immagini.

L’attesa finalmente è finita: la Ferrari ha appena presentato la propria vettura per il prossimo Mondiale di Formula 1.

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Dal 2035 niente più motori diesel e benzina in Europa

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154920039 b2f46ac9 b39a 4a28 8648 2879f40136feI nuovi mezzi pesanti dovranno ridurre le loro emissioni del 45% dal 2030, del 65% dal 2035 e del 90% dal 2040 rispetto ai livelli del 2019. Dal 2030 tutti gli autobus urbani dovranno invece essere a emissioni zero. Sono i nuovi standard proposti dalla Commissione europea per ridurre le emissioni di Co2 nel settore dei trasporti.

Stop alla vendita di motori diesel e benzina

Il Parlamento europeo, con 340 voti a favore, 279 contrari e 21 astensioni ha dato il via libera definitivo allo stop alla vendita di auto a motori termici dal 2035. Il testo approvato dagli eurodeputati fissa l’obiettivo di azzerare le emissioni di auto nuove e furgoni in vendita nell’Ue dal 2035. I veicoli a benzina o diesel andranno dunque sostituiti con le alternative a zero emissioni, come l’auto elettrica. Il provvedimento fa parte del pacchetto “Fit for 55” per il dimezzamento delle emissioni inquinanti nell’Ue entro il 2030.

“I camion, gli autobus urbani e gli autobus a lunga percorrenza sono responsabili di oltre il 6% delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’Ue e di oltre il 25% delle emissioni dai trasporti su strada. Questi standard di emissioni rafforzati assicurerebbero che questo segmento del settore dei trasporti su strada contribuisca alla transizione verso la mobilità a zero emissioni e agli obiettivi climatici e di zero inquinamento dell’Ue”, spiega l’esecutivo europeo in una nota. Sono previste esenzioni per i produttori di piccoli volumi; i mezzi utilizzati per scopi minerari, forestali e agricoli; i veicoli progettati e costruiti per l’uso da parte delle forze armate e veicoli cingolati; quelli progettati e costruiti o adattati per l’utilizzo da parte dei mezzi di emergenza; i veicoli professionali, come i camion della spazzatura.

Un nuovo metodo di valutazione delle emissioni

L’accordo raggiunto con il Consiglio nel dicembre dello scorso anno include anche obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 (55% per le auto e 50% per i furgoni), nonché una nuova metodologia per la valutazione delle emissioni di Co2 durante l’intero ciclo di vita di un veicolo.

La metodologia sarà accompagnata da proposte legislative, se opportuno. Inoltre entro dicembre 2026, la Commissione monitorerà il divario tra i valori limite di emissione e i dati reali sul consumo di carburante ed energia. E presenterà una metodologia per l’adeguamento delle emissioni di CO2 specifiche per i costruttori. È prevista un’esenzione totale per chi produce meno di mille nuovi veicoli l’anno e i costruttori con un volume annuo di produzione limitato (da mille a 10 mila nuove autovetture o da mille a 22 mila nuovi furgoni) possono avvalersi di una deroga fino alla fine del 2035.

Incentivi azzerati

L’attuale meccanismo d’incentivazione di veicoli a zero e a basse emissioni (Zlev) sarà adattato per rispondere all’andamento previsto delle vendite: ci saranno obiettivi più bassi di riduzione per quei costruttori che vendono un maggior numero di veicoli con emissioni da zero a 50g CO2/km, quali i veicoli elettrici e veicoli elettrici ibridi efficienti. Dal 2025 al 2029, il fattore di riferimento Zlev è stato fissato al 25% per le vendite di nuove autovetture e al 17% per i nuovi furgoni. A partire dal 2030, l’incentivo sarà rimosso. Con cadenza biennale, a partire dalla fine del 2025, la Commissione pubblicherà una relazione per valutare i progressi compiuti nell’ambito della mobilità a zero emissioni nel trasporto su strada.

europa vota addio definitivo motori benzina diesel 2035 

“In linea con gli obiettivi del Green deal europeo e del RepowerEu, questa proposta avrà anche un impatto positivo sulla transizione energetica, riducendo la domanda di combustibili fossili importati e migliorando il risparmio energetico ed l’efficienza nel settore dei trasporti dell’Ue. Ciò fornirà vantaggi per gli operatori e gli utenti dei trasporti europei, riducendo i costi del carburante e il costo totale di possesso, e garantirà una più ampia diffusione di veicoli più efficienti dal punto di vista energetico. Migliorerà inoltre la qualità dell’aria, in particolare nelle città, e la salute degli europei”, evidenzia la Commissione.

“Inoltre, questo è un settore chiave per sostenere l’industria europea delle tecnologie pulite e aumentare la competitività internazionale. L’Ue è leader di mercato nella produzione di camion e autobus e un quadro giuridico comune aiuta a garantire questa posizione anche in futuro. In particolare, gli standard rivisti forniscono un segnale chiaro e a lungo termine per guidare gli investimenti dell’industria dell’UE in tecnologie innovative a zero emissioni e aumentare la diffusione dell’infrastruttura di ricarica e rifornimento”, sostiene l’esecutivo europeo.

agi.it




Turchia. La San Marco mette a disposizione dei terremotati il suo ospedale da campo

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14marinaturchiaÈ giunta oggi, 14 febbraio, al porto di Alessandretta, in Turchia, Nave San Marco. L’unità della Marina Militare era partita il 10 febbraio dal porto di Brindisi con a bordo un ospedale da campo, messo a disposizione dalla Regione Piemonte alla Protezione Civile, e altri beni raccolti anche attraverso donazioni di privati e di associazioni.
Prosegue, così, l’impegno della Difesa per le popolazioni di Turchia e Siria, colpite dal terribile terremoto.
In questo momento il personale della Difesa (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri) sta contribuendo con diverse attività alle operazioni di soccorso a favore delle popolazioni di Turchia e Siria.
Nei giorni scorsi, in stretto coordinamento con la Protezione civile, due C-130 dell’Aeronautica Militare – partiti da Pisa e giunti a Beirut – hanno trasportato 4 ambulanze e 4 medici (dell’Istituto ospedaliero San Donato della Regione Piemonte) oltre a farmaci e altro materiale da destinare alla popolazione siriana.
Precedentemente, un velivolo P180 e due C130 dell’Aeronautica Militare hanno trasportato medicinali, materiale sanitario, e squadre di soccorso che sono state impegnate nelle prime operazioni di salvataggio.
Come disposto dal Ministro della Difesa, lo Stato Maggiore della Difesa, per il tramite del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), sin dalle prime ore successive al sisma sta dirigendo e coordinando tutti gli assetti militari forniti dalle Forze Armate in concorso con la Protezione Civile. (aise) 




Regionali. In Lombardia e nel Lazio vince il centrodestra. Crollo dell’affluenza

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135908779 2d61bdcd 99fa 42e6 9c2e 5181b60eff60Il  centrodestra riconquista il Lazio dopo 10 anni di Nicola Zingaretti alla Pisana e si riconferma in Lombardia con il bis del governatore uscente.

Francesco Rocca (Lazio) e Attilio Fontana (Lombardia)  – emerge dalle prime proiezioni – sono in netto vantaggio sugli avversari. Un trionfo – se il trend venisse confermato – con l’asticella delle preferenze, per entrambi, sopra al 50 per cento.

Ma intanto c’è un dato definitivo che non fa sconti. L’affluenza alle urne registra un picco storico in negativo. Nel Lazio si ferma al 37,2% il dato più basso di sempre in Italia per le elezioni regionali che scalza il 37.71% di partecipazione alla tornata del 2014 in Emilia Romagna.

In Lombardia la partecipazione è stata parti al 41,6% la peggiore nella storia politica del Pirellone. La media tra le due regioni si attesta al 40%.

agi.it




Pensioni: sindacati, ipotesi 4 mesi di anticipo per le donne per ogni figlio

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italian chamber of deputies question time

Al netto di Opzione donna, per la riforma complessiva delle pensioni il governo valuta l’ipotesi di estendere i quattro mesi di anticipo per ogni figlio (già previsti dalla riforma Dini solo per chi è nel contributivo pieno) a tutte le forme pensionistiche per le donne.

Lo riferiscono i sindacati al termine dell’incontro al ministero del Lavoro.

Quattro mesi di anticipo equivarrebbero a 700 milioni di spesa in più, aggiungono spiegando che sono in corso valutazioni tra tecnici del Lavoro e Mef.

“Il governo ha messo sul tavolo una prima intenzione di modificare la norma su Opzione donna. Ma non ha spiegato se sarà una ulteriore modifica o il ripristino” della forma precedente all’ultima legge di Bilancio che ha ristretto i criteri. Così il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri.  “Il governo si è impegnato a modificare l’attuale norma – prosegue – e a darci risposta nelle prossime ore, nei prossimi giorni perché si stanno confrontando tra ministero del Lavoro e Mef. Quindi aspettiamo di avere qualche notizia. Saremo soddisfatti quando avremo risposte alle nostre richieste. Bisogna passare dalle dichiarazioni ai fatti”, conclude Bombardieri aggiungendo che al momento non ci sono già altri appuntamenti fissati.

ansa.it




Giorno del ricordo/ Mattarella: nessuno deve avere paura della verità

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10quiricordo“Sono passati quasi vent’anni da quando il Parlamento istituì, con una significativa ampia maggioranza, il Giorno del Ricordo, dedicato al percorso di dolore inflitto agli italiani di Istria, Dalmazia, Venezia Giulia sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi nella drammatica fase storica legata alla Seconda Guerra Mondiale e agli avvenimenti a essa successivi”. Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che questa mattina ha ospitato al Quirinale la celebrazione del “Giorno del Ricordo”. Alla cerimonia sono intervenuti il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, Giuseppe De Vergottini, lo storico Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea alla Luiss Guido Carli, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
La legge, ha aggiunto il Presidente, con puntuale completezza, recita: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Vessazioni e violenze dure, ostinate, che conobbero eccidi e stragi e, successivamente, l’epurazione attraverso l’esodo di massa. Un carico di sofferenza, di dolore e di sangue, per molti anni rimosso dalla memoria collettiva e, in certi casi, persino negato. Come se le brutali vicende che interessarono il confine orientale italiano e le popolazioni che vi risiedevano da secoli rappresentassero un’appendice minore e trascurabile degli eventi della fosca epoca dei totalitarismi o addirittura non fossero parte della nostra storia”.
In realtà, ha detto ancora il Capo dello Stato, “quel lembo di terra bagnato dall’Adriatico, dove per lungo tempo si è esercitata, con fatica e con fasi alterne, la convivenza tra etnie, culture, lingue, religioni, ha conosciuto, sperimentandoli e racchiudendoli, tutti gli orrori della prima metà del Novecento, passando – senza soluzione di continuità – dall’occupazione nazifascista alla dittatura comunista di Tito. Un territorio colmo di ricchezza, di bellezza e di cultura, alimentato proprio dalle sue differenze, che ha subìto il destino immeritato di veder sorgere sul proprio suolo i simboli agghiaccianti degli diversi totalitarismi: le Foibe, il campo di prigionia di Arbe, la Risiera di San Sabba”.
La legge sul “Giorno del Ricordo”, dunque, “ha avuto il merito di rimuovere definitivamente la cortina di indifferenza e, persino, di ostilità che, per troppi anni, ha avvolto le vicende legate alle violenze contro le popolazioni italiane vittime della repressione comunista”.
“La furia dei partigiani titini si accanì, in modo indiscriminato ma programmato, su tutti: su rappresentanti delle istituzioni, su militari, su civili inermi, su sacerdoti, su intellettuali, su donne, su partigiani antifascisti, che non assecondavano le mire espansionistiche di Tito o non si sottomettevano al regime comunista”, ha ricordato Mattarella. “Le violenze anti-italiane, nella maggior parte dei casi, non furono episodi di, inammissibile, vendetta sommaria. Rispondevano piuttosto a un piano preordinato di espulsione della presenza italiana”, ha aggiunto, prima di ricordare “figure luminose” quali il vescovo di Fiume e poi di Trieste/Capodistria, Antonio Santin, che “non esitarono, dopo aver difeso la popolazione slava dall’oppressione nazifascista, a denunciare, con altrettanta forza d’animo, la violenza e la brutalità dei nuovi occupanti contro gli italiani”.
“Nessuno deve avere paura della verità”, ha rimarcato il Presidente. “La verità rende liberi. Le dittature – tutte le dittature – falsano la storia, manipolando la memoria, nel tentativo di imporre la verità di Stato. La nostra Repubblica trova nella verità e nella libertà i suoi fondamenti e non ha avuto timore di scavare anche nella storia italiana per riconoscere omissioni, errori o colpe”.
“La complessità delle vicende che si svolsero, in quegli anni terribili, in quei territori di confine, la politica brutalmente antislava perseguita dal regime fascista, sono eventi storici che nessuno oggi può mettere in discussione”, ha ammonito il Capo dello Stato. “Va altresì detto, con fermezza, che è singolare e incomprensibile che questi aspetti innegabili possano mettere in ombra le dure sofferenze patite da tanti italiani. O, ancor peggio, essere invocati per sminuire, negare o addirittura giustificare i crimini da essi subiti. Per molte vittime, giustiziate, infoibate o morte di stenti nei campi di prigionia comunisti, l’unica colpa fu semplicemente quella di essere italiani”.
“Siamo oggi qui, al Quirinale, per rendere onore a quelle vittime e, con loro, a tutte le vittime innocenti dei conflitti etnici e ideologici”, ha proseguito Mattarella. “Per restituire dignità e rispetto alle sofferenze di tanti nostri concittadini. Sofferenze acuite dall’indifferenza avvertita da molti dei trecentocinquantamila italiani dell’esodo, in fuga dalle loro case, che non sempre trovarono rispetto e solidarietà in maniera adeguata nella madrepatria. Furono sovente ignorati, guardati con sospetto, posti in campi poco dignitosi. Tra la soggezione alla dittatura comunista e il destino, amaro, dell’esilio, della perdita della casa, delle proprie radici, delle attività economiche, questi italiani compirono la scelta giusta. La scelta della libertà”.
Ma, ha osservato Mattarella, “nelle difficoltà dell’immediato dopoguerra e nel clima della guerra fredda e dello scontro ideologico, che in Italia contrapponeva fautori dell’Occidente e sostenitori dello stalinismo, non furono compresi e incontrarono ostacoli ingiustificabili. Grazie al coraggio, all’azione instancabile e a volte faticosa delle associazioni degli esuli istriani, dalmati e della Venezia Giulia, il tema delle foibe e dell’esodo è oggi largamente conosciuto dalla pubblica opinione, è studiato nelle scuole, dibattuto sui giornali. Le sofferenze subite dai nostri esuli, dalle popolazioni di confine, non sono, non possono essere motivo di divisione nella nostra comunità nazionale. Al contrario, richiamo di unità nel ricordo, nella solidarietà, nel sostegno”.
Ribadito “lo stupore e la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo”, per Mattarella “il rischio più grave di fronte alle tragedie dell’umanità non è il confronto delle idee, anche tra quelle estreme, ma l’indifferenza che genera rimozione e oblio”.
“Sono passati ottanta anni da quella immane tragedia che colpì i nostri concittadini nelle zone di occupazione jugoslava”, ha ricordato il Presidente. “Oggi possiamo guardare, con sguardo più limpido e consapevole, al grande, concreto, storico progresso politico, culturale, di amicizia e di cooperazione che la democrazia e il percorso europeo hanno recato in quelle zone un tempo martoriate da scontri etnici e ideologici. Progresso ulteriormente consolidato dall’inserimento, da qualche giorno, della Croazia nel prezioso ambito di pienezza dell’Unione rappresentato dall’area Schengen”.
La storia “ci ha insegnato che la differenza è ricchezza, non una malapianta da estirpare. Che i muri e i reticolati generano diffidenza, paura, conflitti. Che il nazionalismo esasperato, fondato sulla repressione delle minoranze, sulle pretese di superiorità o di omogeneità etnica di lingua e cultura, produce inevitabilmente una spirale di violenza e di guerra. Che le ideologie basate sulla negazione dei diritti individuali, in nome della superiorità dello Stato o di un partito, lungi dal risolvere le controversie, opprimono i cittadini e sfociano in gravissime tragedie. Che la prepotenza e l’uso della forza non producono mai pace e benessere, ma generano violenza e gravi ingiustizie”.
“La civiltà della convivenza, del dialogo, del diritto internazionale, della democrazia – ha rimarcato il Presidente – è l’unica alternativa alla guerra e alle epurazioni, come purtroppo ci insegnano – ancora oggi – le terribili vicende legate all’insensata e tragica invasione russa dell’Ucraina. Un tentativo inaccettabile di portare indietro le lancette della storia, cercando di tornare in tempi oscuri, contrassegnati dalla logica del dominio della forza. Così come la presenza di segnali ambigui e regressivi, con rischi di ripresa di conflitti, ammantati di pretesti etnici o religiosi, richiede di rendere veloce con coraggio e decisione il cammino dell’integrazione europea dei Balcani occidentali”.
“Italia, Slovenia e Croazia, grazie agli sforzi congiunti e al processo di integrazione europea hanno fatto, insieme, passi di grande valore. Lo testimoniano – come è stato poc’anzi ricordato – Gorizia e Nova Gorica designate insieme unica capitale europea della cultura del 2025. I giovani che vivono ai confini dei nostri Paesi, mantenendo l’orgoglio delle proprie identità, hanno acquisito la consapevolezza di appartenere a un’area con un futuro comune che presenta grandi opportunità – economiche, sociali, culturali – che soltanto la convivenza, la compresenza, il dialogo, la pace possono offrire. Dialogo – ha detto ancora Mattarella – che si alimenta e si fortifica nell’attenzione costante e reciproca ai diritti delle rispettive minoranze”.
“Anche per quanto riguarda la comprensione storica, – ha annotato il Presidente – si è fatta molta strada nella collaborazione. Si tratta di rispettare le diverse sensibilità e i differenti punti di vista. Sapendo che la lezione della storia ci insegna a non ripetere errori e a non far rivivere tragedie, men che mai a utilizzarle come strumento di lotta politica contingente. Scrive Claudio Magris, acuto interprete della storia e della cultura del confine orientale: “Ancor più inammissibile e sacrilego sarebbe se gli italiani e gli slavi usassero i loro morti per attizzare odi reciproci, in una terra il cui senso – come hanno visto i grandi scrittori triestini – è la compresenza di culture, l’oppressione o scomparsa di una delle quali significa una mutilazione per tutti”. Le prevaricazioni, gli eccidi, l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia costituiscono parte integrante della storia del nostro Paese e dell’Europa”.
“Alle vittime di quelle sopraffazioni, ai profughi, ai loro familiari, rivolgiamo oggi un ricordo commosso e partecipe. Le loro sofferenze non dovranno, non potranno essere mai sottovalutate o accantonate”, ha concluso Mattarella. “Troveranno corrispondenza, rispetto e solidarietà a seconda di quanto saremo in grado di proseguire sulla strada di pace, di amicizia, di difesa della democrazia e dei diritti umani, intrapresa con l’approvazione della Costituzione Repubblicana, con la scelta occidentale ed europea, con la costante politica per il dialogo, la comprensione, la collaborazione tra i popoli”. (aise) 




Approvato emendamento proroga dell’esenzione SPID per i siti MAECI. Soddisfatto il MAIE

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foto articolo 001 enzo odoguardi ministero italiani allestero 1In commissione congiunta Bilancio e Affari Costituzionali è stato approvato oggi un emendamento al Milleproroghe, unico firmatario il Senatore del MAIE eletto in Sud America, Mario Borghese, sulla proroga dell’esenzione SPID per i siti MAECI, a favore dei connazionali all’estero con difficoltà a ottenere credenziali digitali.
“Grazie all’emendamento targato MAIE – ha commentato il Senatore -, quegli italiani nel mondo impossibilitati ad ottenere i dati di accesso, potranno comunque ricevere i servizi di cui hanno bisogno, come il rinnovo del passaporto o l’aggiornamento dei dati AIRE”.
Fondamentale, per l’approvazione dell’emendamento, è stato il lavoro portato avanti dal Senatore Borghese, che – vale la pena ricordarlo – fa parte dell’ufficio di presidenza sia in commissione Bilancio che Affari Costituzionali.
“Se fosse entrato in azione lo Spid obbligatorio per tutti, senza alcun tipo di esenzione, ci sarebbe stato un blocco assoluto – spiega Borghese -, in tanti casi sarebbe stata la fine dei servizi consolari per i nostri connazionali. Come MAIE non potevamo permetterlo”.
L’emendamento è passato con la maggioranza assoluta dei votanti: “Ringrazio il governo, il Sottosegretario agli Esteri Giorgi Silli, i colleghi di maggioranza ma anche quelli dell’opposizione – ha aggiunto il Senatore -: era una proroga necessaria per evitare che all’estero, tra le nostre comunità, e nei Consolati italiani nel mondo, scoppiasse il caos”.
“Con questo emendamento, e grazie all’importante lavoro del Sen. Borghese, abbiamo evitato una catastrofe consolare – ha evidenziato il presidente del MAIE, Ricardo Merlo -. E abbiamo potuto farlo perché siamo l’unico Movimento che rappresenta e difende gli interessi degli italiani all’estero. Soprattutto, un aspetto fondamentale, il nostro voto in Parlamento conta”.
“Continuiamo a lavorare senza sosta per difendere i diritti degli italiani all’estero, dovunque siano nel mondo”, ha aggiunto in conclusione il Vicepresidente del Movimento, Vincenzo Odoguardi. (aise) 




A Sanremo, Mattarella e Benigni rendono omaggio alla nostra Costituzione

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214736039 bde313e5 d2db 4d95 9309 5db7059bf27fPopolare e nazionale, decisamente italiano. Sergio Mattarella va al festival di Sanremo, prima volta di un presidente nella storia repubblicana, e si guadagna una standing ovation dal pubblico del teatro Ariston, spettatori magari abbienti ma non necessariamente snob.

Due mesi fa il lungo applauso alla prima della Scala, ora al Festival di Sanremo: nei prossimi giorni i commentatori spiegheranno che riflesso avrà questa presenza sul secondo mandato del Presidente, sulla sua popolarità, vi si leggerà in filigrana l’intenzione di non considerare temporaneo il suo bis, di voler unire il Paese in un’unica comunità, di voler tutelare la Costituzione. Ma stasera prevale la cronaca, che già spiega tanto.

Mattarella è arrivato a Sanremo stasera, con la figlia Laura, annunciato a sorpresa da Amadeus nella conferenza stampa di stamattina. Una notizia tenuta nascosta fino all’ultimo dai pochi che ne erano a conoscenza: i più stretti consiglieri del Presidente, il vertice della Rai, il conduttore del Festival. Nessuna cerimonia ufficiale, la visita era in forma privata, dunque niente corazzieri, niente accompagnatori né cerimoniale di Stato.

L’organizzazione è stata lunga e delicata, ma l’effetto vuole essere improntato alla massima semplicità. Prima di entrare in sala la consacrazione social: un selfie ‘rubato’ da Chiara Ferragni e postato sull’account Instagram dell’influencer che affianca questa sera Amadeus. Con loro, sorridenti, la signora Laura, Amadeus e Gianni Morandi. “Che onore Presidente” commenta sempre via social la co-conduttrice del Festival.

Ma il clou della serata presidenziale è la Costituzione. Settantacinque anni fa la summa delle regole della Repubblica è entrata ufficialmente in vigore e il capo dello Stato intende sfruttare tutto il 2023 per ricordarla, spiegarla, farla capire. Anche il palcoscenico del Festival più seguito dagli italiani è un’occasione. Così la presenza di Mattarella diventa lo spunto per l’esecuzione dell’Inno di Mameli, reso intimo da Gianni Morandi, e per una performance di Roberto Benigni sui capisaldi della Carta fondamentale dell’Italia.

Le riforme non sono un tema di oggi, la Costituzione contiene in se stessa la possibilità di essere modificata. L’importante sono i capisaldi. E l’istrionico premio Oscar ne ripercorre i passi fondamentali, facendo anche commuovere Mattarella quando ricorda che tra i costituenti c’era un tal Bernardo Mattarella, padre del Presidente. “Questo vuol dire che la Costituzione è sua sorella?”, domanda Benigni per stemperare l’emozione. Perché dopo diversi minuti di risate alle battute del comico, sul viso del capo dello Stato compare proprio una profonda emozione al ricordo del padre.

Una mano sul cuore, poi il Presidente ascolta l’appassionato monologo sulla Carta, sul ripudio della guerra, sull’importanza dell’articolo 21 che tutela ogni forma di espressione. Alla fine Mattarella ricambia la cortesia: dopo aver accolto con un sorriso e un invito a non disturbarsi l’applauso del pubblico al suo ingresso, è lui stesso ad alzarsi per tributare un omaggio a Benigni, al suo estro italiano e al suo racconto dei princìpi cardine della coesistenza repubblicana. Poco dopo il Presidente lascia il palco con la figlia per tornare a Roma.

Una visita di piacere per un uomo che ama la musica, da quella classica a quella pop; appassionato delle canzoni di Mina di cui con moglie, fratello e cognata vide l’ultimo concerto alla Bussola. Ma anche una visita istituzionale, a ricordare che il Paese ha mille volti, mille energie, dal Nord al Sud, dai più anziani ai più giovani, e che il Festival, dopotutto, un po’ ci rappresenta. Un momento di grande ascolto, un modo per ricollegarsi ancora una volta agli italiani, e per trasmettere loro l’amore per la Costituzione, per le regole che, come ha spesso ricordato, ci rendono comunità solidale e quindi forte.

agi.it