Il Presepe vivente ‘’I Due Re’’ del Borgo Mottese (2 VIDEO)

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cid b8012c0e 20a3 470d 8f45 afcff525ae78Con l’arrivo dei primi freddi e delle festività natalizie, arriva anche quel momento dell’anno in cui si rispolverano le vecchie tradizioni, quelle che nel nostro Paese si tramandano da intere generazioni e che sopravvivono allo scorrere del tempo. Una tra queste è quella del Presepe vivente, la cui prima rappresentazione in assoluto venne realizzata da San Francesco d’Assisi nel 1223.

L’Associazione Borgo Mottese organizza nelle giornate del 6 e 7 gennaio, dalle ore 17:00 alle ore 21:00, l’incantesimo del suggestivo presepe recitato “I Due Re”, realizzato nella suggestiva e millenaria cornice del borgo di Motta di Rovito, in provincia di Cosenza, così bello che non c’è bisogno di tante scenografie perché è esso stesso un presepe, un palcoscenico naturale per una rappresentazione speciale.

Una regia con attori di vita quotidiana di altri tempi vi riporterà a 2022 anni addietro, un evento che riesce a coinvolgere tra personaggi, organizzatori e staff molte decine di persone.

Nei giorni scorsi l’associazione ha ideato e organizzato l’evento “Gran Galà del Regal Borgo”  per supportare e finanziare la prima edizione del presepe vivente, con lo scopo di far ripartire tutte le attività delle varie associazioni, nello specifico quella del Borgo Mottese,  che con amore dedica tempo e lavoro affinché la comunità in senso lato possa ritornare a vivere momenti di serenità e di socialità dopo il lungo periodo buio della pandemia.




Medici cubani in Calabria: lezioni di italiano per i primi 50

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Al momento, all’Unical sono iscritti anche altri quattro medici cubani e un medico dominicano, studenti di Scienze della nutrizione. I cinque studenti, immatricolati tra il 2019 e il 2021, hanno potuto iscriversi all’ateneo grazie ad una borsa di studio sul progetto Pac Unicaribe, finanziato dalla Regione Calabria, di cui è responsabile scientifico il professor Lorenzo Caputi, delegato del Rettore per le relazioni con la Repubblica di Cuba, la Repubblica Dominicana e la Repubblica di Costa Rica. E anche gli stessi medici in arrivo da Cuba potranno beneficiare di una borsa di studio nell’ambito dello stesso progetto.
La relazione tra ateneo calabrese e Cuba è consolidata grazie ad una stretta relazione con l’Università di Santiago de Cuba, attraverso la quale nel 2017 sono stati immatricolati nel campus italiano i primi 6 studenti cubani. Negli anni, il numero di iscritti è aumentato notevolmente e, attualmente, conta un totale di 240 studenti provenienti dall’isola caraibica che – evidenzia l’ateneo – si sono contraddistinti per l’elevato profitto negli studi.
Non è un caso che è stata proprio una studentessa cubana a parlare a nome degli studenti nella cerimonia di apertura dell’attuale anno accademico.
I medici cubani frequenteranno lezioni di formazione finalizzate al consolidamento delle competenze linguistiche italiane, organizzate dal Centro linguistico di ateneo, con un corso intensivo di 60 ore più 20 facoltative.
L’esigenza di concentrare i tempi nasce dalla considerazione che il personale medico verrà impiegato, nell’arco di poche settimane, all’interno delle strutture ospedaliere. Di conseguenza, spiega l’UniCal, sarà necessario un supporto linguistico che, nell’immediatezza, possa dare ai medici cubani la possibilità di immergersi nel contesto sociale regionale e riesca, con linguaggio semplice ma accurato, a comunicare per socializzare e per espletare le mansioni professionali.
In particolare, l’erogazione di corsi consentirà al personale medico cubano di apprendere la lingua italiana per raggiungere obiettivi di tipo professionale (come ad esempio: interagire con i propri colleghi, socializzare con i pazienti e capire le loro esigenze, partecipare a riunioni professionali, comprendere testi di carattere medico-specialistico) e facilitare le relazioni interpersonali nell’ambito della comunità professionale e all’interno del contesto territoriale. Terminati i corsi, i professionisti saranno assegnati dalla Regione, secondo le diverse esigenze e specializzazioni, nelle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi. (aise) 




Meloni: “Un grande augurio a tutti gli italiani per un 2023 di orgoglio e ottimismo”

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meloniauguraaita“Un grande augurio a tutti gli italiani per il 2023 di orgoglio e di ottimismo”. A indirizzarlo a tutti i connazionali è stata ieri Giorgia Meloni, nel suo primo videomessaggio d’inizio anno da Premier pubblicato sulla sua pagina facebook.
Il Governo, assicura, “farà la sua parte in quest’anno, ma vorrei che ci credeste con noi, che ci credeste con me nella possibilità di sollevare questa Nazione”, aggiunge Meloni, “di rimetterla in piedi e di farla camminare velocemente con entusiasmo, perché noi possiamo fare molto di più” e “dobbiamo farlo insieme”.
Meloni ringrazia quindi Papa Francesco “per l’augurio che ha rivolto al governo” durante l’Angelus di ieri, “a poche ore dalla scomparsa di un altro grande pontefice, Benedetto XVI, un gigante della fede e della ragione che mancherà a tutti”.
“A voi e alle vostre famiglie – conclude Meloni – un buon 2023!”. (aise) 




Decine di migliaia di fedeli rendono omaggio alla salma di Papa Ratzinger

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205233825 0866ea89 bc7b 40f7 9706 df5de285f14dDecine di migliaia di fedeli – tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – hanno finora reso omaggio alla salma di Benedetto XVI. È quanto rende noto la Sala Stampa della Santa Sede, mentre arrivano le prime conferme sulla presenza delle autorità straniere ai funerali del Papa emerito che si celebreranno sul sagrato della Basilica di San Pietro, giovedì 5 gennaio. Alle esequie saranno presenti, a quanto si apprende, il presidente polacco Andrzej Duda, la Regina Sofia, madre del Re di Spagna e il presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa.

La celebrazione delle esequie di Benedetto XVI desta non pochi interrogativi. Nulla di ufficiale è stato ancora predisposto e vista l’unicità del ruolo che ricopriva Ratzinger (prima volta di un Papa emerito) le procedure del protocollo saranno sicuramente decise ex novo da Papa Francesco. La Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II stabilisce le norme da seguire circa la vacanza della sede apostolica e l’elezione del Romano Pontefice e alcune di queste norme furono poi modificate da Benedetto XVI con il Motu Proprio Normas Nonnulas. Ora l’ipotesi più accreditata è quella che il protocollo possa ripercorrere, mutuandolo, il rito predisposto

Dal Vaticano si precisa che i funerali saranno “solenni ma sobri” – come richiesto dallo stesso Ratzinger prima di morire – e saranno celebrati sul sagrato di piazza San Pietro da Francesco (mentre per la morte di un Papa è il decano dei cardinali a farlo, ndr). Sarà la prima volta nella storia che un Papa celebra le esequie di un Papa emerito. Molto probabilmente concelebreranno con Bergoglio sull’altare, il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin e il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re.

Nulla ancora è confermato sul rito della Liturgia ma la volontà di Francesco è quella di rendere omaggio al suo predecessore con tutti gli onori dedicati a un Papa regnante. Quindi è probabile che la salma di Joseph Ratzinger varcherà la Porta della Morte, una delle cinque porte della Basilica di San Pietro che viene utilizzata per i feretri dei pontefici. Per quanto riguarda le delegazioni presenti: le ufficiali saranno quelle italiana e tedesca (non è stata ancora resa nota la composizione), le altre “a titolo personale”.

Per l’esposizione della salma all’omaggio dei fedeli, la Universi Dominici Gregis prevede che in caso di morte del Papa sono i cardinali a stabilire “il giorno, l’ora e il modo, in cui la salma del defunto Pontefice sarà portata nella Basilica Vaticana, per essere esposta all’omaggio dei fedeli” e che “predispongano tutto il necessario per le esequie del defunto Pontefice, che dovranno essere celebrate per nove giorni consecutivi”.

Per Ratzinger, Papa emerito sì ma non più regnante dal 2013, l’omaggio dei fedeli è stato stabilito in tre giorni, dal 2 fino al 5 gennaio, data del rito funebre, previsto alle 9:30 sul sagrato di San Pietro. Dopo un rito privato le spoglie sono state traslate dal Monastero Mater Ecclesiae nella Basilica vaticana, all’Altare della Confessione. Anche per il corpo di Ratzinger (come per Giovanni Paolo II) è stata utilizzata la Tanatoprassi, pratica post mortem che permette di conservare al meglio la salma, eliminando per alcune settimane il processo di decomposizione.

Sulla vestizione nessun paramento papale: per Ratzinger paramenti liturgici rossi e la mitra (senza il pallio né croce pastorale). Tra le mani del Pontefice emerito un rosario. E al posto dei comodi sandali, che lui aveva scelto, delle scarpe nere. Al dito vi è l’anello con l’effige di San Benedetto, un dono di monsignor Gino Reali, vescovo emerito della diocesi di Porto-Santa Rufina nel Lazio.

Ovviamente Ratzinger, dalle sue dimissioni, non ha più l’Anello del Pescatore, uno delle insegne che il Papa riceve durante la messa solenne d’inizio del suo pontificato e che viene poi annullato, insieme al Sigillo di piombo, dopo la sua morte. Dopo la celebrazione eucaristica dei funerali, avranno luogo l’Ultima Commendatio e la Valedictio. Il feretro del Pontefice emerito sarà portato nella Basilica di San Pietro e quindi nelle Grotte Vaticane per la tumulazione. La tomba sarà quella che fu di Giovanni Paolo II. Il luogo era stato indicato dallo stesso Ratzinger. Il sepolcro, nella cripta di San Pietro è rimasto libero dal momento della canonizzazione di Wojtyla, i cui resti sono stati trasferiti in una cappella vicino alla Pietà di Michelangelo.

agi.it




Casellati: “Prima dell’estate sarà pronta una proposta di riforma presidenzialista”

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145323961 66077259 c287 4e8b b576 5a9f81c4a849“Ritengo che la mia attività di ascolto” sulle riforme istituzionali “possa terminare entro la fine del mese di gennaio, ascoltando i rappresentanti di tutti i partiti o gli esperti indicati dalle varie forze politiche. La proposta sarà pronta quando avrò ascoltato le posizioni e le ragioni di tutti i gruppi parlamentari, sperando di trovare un punto di caduta. Trattandosi di una riforma costituzionale, l’obiettivo è quello di realizzarla tutti assieme con la maggior condivisione possibile”. Lo ha affermato ad Affaritaliani.it la ministra per le Riforme Maria Elisabetta Alberti Casellati, parlando dei tempi per una riforma presidenzialista più volte evocata dalla premier Giorgia Meloni come priorità per la legislatura e da lei stessa indicata come necessaria al Paese in un intervento pubblicato stamane da alcuni quotidiani.

Sui tempi Casellati ha spiegato che “prima dell’estate la proposta del governo dovrebbe essere certamente pronta, ma è difficile per me oggi dare dei tempi certi. Dovrò anche ascoltare diversi costituzionalisti”.

L’ex presidente del Senato ha poi aggiunto: “E’ dalla nona legislatura che si discute di presidenzialismo, non è certo una novità di oggi. Se ne parla da molto tempo e non capisco davvero chi parla di missione impossibile visto che proposte e iniziative in questo senso sono arrivate in passato sia da destra sia da sinistra. Ritengo che oggi il tempo sia maturo per dare voce ai cittadini per eleggere direttamente il presidente della Repubblica o il premier, poi vedremo quale sarà la formula migliore da adottare”, ha concluso.

agi.it




Francesco: Papa Benedetto “fedele servitore” del Vangelo

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images “L’inizio di un nuovo anno è affidato a Maria Santissima, che oggi celebriamo come Madre di Dio. In queste ore invochiamo la sua intercessione in particolare per il Papa emerito Benedetto XVI, che ieri mattina (sabato – ndr) ha lasciato questo mondo. Ci uniamo tutti insieme, con un cuore solo e un’anima sola, nel rendere grazie a Dio per il dono di questo fedele servitore del Vangelo e della Chiesa”. Così Papa Francesco ha introdotto ieri a San Pietro la preghiera dell’Angelus, il primo del nuovo anno, in cui ha ricordato il Papa Emerito scomparso il 31 dicembre scorso.
Nella giornata dedicata alla Solennità di Maria, Madre di Dio e alla celebrazione della 55ª giornata mondiale della pace, Bergoglio ha indicato nella Madonna, nella sua docilità e nel suo “prendersi cura” del figlio l’esempio da seguire in questo 2023 appena iniziato.
“Come tutte le mamme, Maria porta nel suo grembo la vita e, così, ci parla del nostro futuro. Ma allo stesso tempo – ha detto il Papa – ci ricorda che, se vogliamo davvero che il nuovo anno sia buono, se vogliamo ricostruire speranza, occorre abbandonare i linguaggi, i gesti e le scelte ispirati all’egoismo e imparare il linguaggio dell’amore, che è prendersi cura”.
Un “prendersi cura” che “è un linguaggio nuovo, che va contro i linguaggi dell’egoismo”, ha sottolineato Francesco: “celebrando oggi la Giornata Mondiale della Pace, riprendiamo consapevolezza della responsabilità che ci è affidata per costruire il futuro: davanti alle crisi personali e sociali che viviamo, davanti alla tragedia della guerra, “siamo chiamati a far fronte alle sfide del nostro mondo con responsabilità e compassione”. E – ha sottolineato – possiamo farlo se ci prendiamo cura gli uni degli altri e se, tutti insieme, ci prendiamo cura della nostra casa comune”.
“In questo giorno, che San Paolo VI volle dedicare alla preghiera e alla riflessione per la pace nel mondo, sentiamo ancora più forte, intollerabile il contrasto della guerra, che in Ucraina e in altre regioni semina morte e distruzione”, ha detto ancora il Pontefice. “Tuttavia non perdiamo la speranza, perché abbiamo fede in Dio, che in Gesù Cristo ci ha aperto la via della pace. L’esperienza della pandemia ci insegna che nessuno può salvarsi da solo, ma che insieme possiamo percorrere sentieri di pace e di sviluppo. Nel mondo intero, in tutti i popoli sale il grido: no alla guerra! No al riarmo! Le risorse – l’auspicio del Papa – vadano allo sviluppo: salute, alimentazione, educazione, lavoro”.
Quindi, gli auguri di buon anno ai fedeli, al Presidente Mattarella e alla Premier Meloni: “a tutti voi qui presenti e a quanti seguono attraverso i media rivolgo i migliori auguri per il nuovo anno. Viva gratitudine esprimo al Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole Sergio Mattarella, invocando prosperità per il popolo italiano; con gli stessi auguri anche per il Presidente del Governo”.
“A tutti – ha concluso – auguro buona domenica e buon anno. Non dimenticatevi di pregare per me”. (aise) 




Buon Anno a tutti i lettori di Fatti Nostri!

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Muore Benedetto XVI. Finisce l’era dei due Papi

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joseph ratzinger scaled e1642691063194È venuto a mancare oggi il Papa emerito Joseph Ratzinger. Aveva 95 anni. Con il nome di Benedetto XVI è stato il 265mo Papa della Chiesa cattolica dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013. L’11 febbraio 2013 annunciò in latino la rinuncia al ministero petrino, sorprendendo il mondo intero. Ratzinger è stato il primo papa in epoca moderna ad aver lasciato il Pontificato. Nella storia della Chiesa altri sette pontefici lo hanno preceduto: si tratta di Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII.

RATZINGER, VITA E PERCORSO SPIRITUALE

Joseph Ratzinger nasce in Germania a Marktl am Inn, il 16 aprile del 1927 in una famiglia dalle condizioni economiche modeste: il padre era gendarme, la madre cuoca. Cresciuto nella cittadina di Traunstein ai confini con l’Austria, subisce gli orrori della guerra, che sente sempre più confliggere con la sua formazione cattolica. Per un breve periodo, poco prima della fine del conflitto mondiale viene
arruolato nei servizi ausiliari antiaerei.
 Terminata la guerra si iscrive all’Università di Monaco dove studia filosofia e teologia.

Il 29 giugno 1951 è ordinato sacerdote. Nel 1953 si laurea e nel 1957 insegna alla Scuola superiore di filosofia e di teologia di Frisinga, a cui seguiranno le docenze nelle città di Bonn, Münster e Tubinga, fino alla cattedra ottenuta presso l’università di Ratisbona nel 1969, dove diviene vicepresidente dell’ateneo. Dal 1962 al 1965 è a Roma per partecipare al Concilio Vaticano II: è in questa occasione che acquisisce visibilità a livello internazionale, assistendo come consultore teologico il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia. Il 25 marzo 1977 viene nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da Papa Paolo VI ed il 28 maggio successivo riceve la consacrazione episcopale.

L’AMICIZIA CON PAPA FRANCESCO

Dopo 80 anni, è il primo sacerdote diocesano ad assumere il governo pastorale della grande arcidiocesi bavarese. Nel 1978 partecipa al Conclave che elegge Giovanni Paolo I e pochi mesi dopo a quello che nomina Giovanni Paolo II. Sarà proprio Papa Wojtyla che, il 25 novembre del 1981, lo nominerà prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Da qui in poi il legame tra i due si farà sempre più forte: Ratzinger diventerà uno degli uomini di fiducia di Papa Giovanni Paolo II e gli resterà vicino durante tutta la fase della malattia, fino al giorno della sua morte. Commovente l’omelia che Ratzinger terrà durante i solenni funerali in piazza San Pietro, segno del profondo legame di amicizia e rispetto per il compagno di fede e amico appena scomparso.

Dal 1986 al 1992 è impegnato nella preparazione del nuovo Catechismo. Il 30 novembre del 2002, Giovanni Paolo II approva la sua elezione a decano del Collegio cardinalizio. Numerose le sue pubblicazioni tra cui “Introduzione al Cristianesimo”, “Dogma e predicazione”, “Rapporto sulla fede”.

L’ELEZIONE A PAPA

All’età di 78 anni, il 19 aprile 2005, dopo solo due giorni di conclave è eletto Pontefice e prende il nome di Benedetto XVI, in onore del pontefice Benedetto XV, portatore di pace in un periodo storico, quello della prima guerra mondiale, piuttosto difficile. A fianco a lui, confermato come segretario particolare Georg Gänswein (nominato nel 2003). Considerato forse l’uomo più affascinante del Vaticano, Gänswein catturerà da subito l’attenzione dei media e il suo bell’aspetto causerà il proliferare di numerosi pettegolezzi.

Il pontificato di Benedetto XVI si caratterizza per un ritorno a una liturgia maggiormente legata alla tradizione della Chiesa. Dura la sua condanna alla pedofilia nel 2010, dopo lo scandalo scoppiato in Irlanda a seguito della pubblicazione dei rapporti Ryan e Murphy. Ratzinger scriverà una lettera ai fedeli cattolici d’Irlanda destinata a restare nella storia, esprimendo vergogna per l’accaduto e condannando i preti pedofili di aver tradito la fiducia dei giovani.

I VIAGGI APOSTOLICI

Durante il suo pontificato Benedetto XVI compie numerosi viaggi apostolici in 21 paesi di tutti i continenti, ribadendo sempre la necessità del rispetto delle diverse identità religiose e del dialogo. Questo messaggio è al centro anche della Lectio Magistralis su Fede e Ragione tenuta dal Pontefice a Ratisbona, in Baviera, il 12 settembre 2006. Il discorso papale verrà però frainteso a causa di una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, relativo a uno scritto sulla terra santa, causando violente reazioni da parte del mondo islamico.

Nel 2008 un’altra polemica investirà il Pontefice, quando durante la veglia di Pasqua il giornalista Magdi Allam si farà battezzare da Benedetto XVI, abiurando all’islam per abbracciare il cristianesimo.

LA RINUNCIA

Il 28 febbraio 2013 l’annuncio della sua rinuncia al ministero petrino per motivi di salute e il trasferimento a Castel Gandolfo dove resterà per alcuni mesi in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione in corso nel monastero Mater Ecclesiae, nella Città del Vaticano. Il 23 marzo il neo eletto papa Francesco si reca presso il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo: i due papi abbracciano e pregano insieme. È la prima volta che due pontefici si incontrano.

Dopo la rinuncia al pontificato, il Papa emerito ha preso parte nel corso degli anni a numerose celebrazioni e liturgie solenni come la canonizzazione dei suoi predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II nel 2014 e l’apertura della Porta Santa in occasione del Giubileo Straordinario della misericordia, l’8 dicembre 2015.

ag DIRE – www.dire.it




Meloni: “Dureremo in carica 5 anni”

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163919567 4f9b4d5a f8ea 437a a51c 5ec12f5bdec5Quasi tre ore di conferenza stampa di fine anno. Giorgia Meloni non si è sottratta al fuoco di fila di 45 domande e alla fine emergono alcune notizie: sì al semipresidenzialismo, al controllo pubblico della rete tlc, alla riforma fiscale e della giustizia; no alla guerra russa in Ucraina e alla repressione iraniana.

In Libia e in Africa l’Europa non deve più indietreggiare a vantaggio di Russia, Turchia e Cina.

Il Msi ebbe “un ruolo importante”, tanto da partecipare all’elezione di Presidenti della Repubblica. Meloni ritiene che questo Governo “durerà 5 anni”.

Le principali risposte del Presidente del Consiglio

Russia e Ucraina

“Spero che prima o poi il governo russo si renda conto dell’errore che sta facendo” e decida di “fermare questa incomprensibile invasione. Fino a quando questo non accadrà noi difenderemo l’Ucraina”. “L’Italia è pronta a farsi garante di un eventuale accordo di pace. É la ragione per la quale penso di recarmi a Kiev prima della fine di febbraio. Perchè credo che il 24 di febbraio” a un anno dall’inizio della guerra in Ucraina “si possa fare una iniziativa. Di questo sto parlando con il presidente ucraino Zelensky. Fin quando non maturano le condizioni per una pace” occorre “continuare a sostenere l’Ucraina”.

Iran

Ciò che accade in Iran “per noi è inaccettabile e non intendiamo tollerarlo oltre, abbiamo sempre avuto un approccio dialogante ma, se queste repressioni non dovessero cessare e non si dovesse tornare indietro, l’atteggiamento dell’Italia dovrà cambiare, con quale provvedimento dovrà essere oggetto di una interlocuzione a livello internazionale”.

Libia

“Il tema della stabilizzazione della Libia è un tema cruciale. Ho incontrato il ministro degli Esteri e avuto due colloqui telefonici con il primo ministro. Si tratta di una materia di cui dialogo con tutti gli interlocutori, anche con Joe Biden. Si sta lavorando per un percorso che porti a elezioni nel minor tempo possibile ma a monte c’è anche la riscrittura della carta costituzionale. Ciò non toglie che un dialogo anche sul contrasto agli scafisti e sui flussi migratori è già iniziato con le autorità presenti attualmente”.

Africa

“L’Europa ha indietreggiato. Poichè i vuoti si riempiono, sono arrivati Cina, Russia e Turchia. L’Italia per la sua posizione geostrategica puo’ essere capofila di un approccio europeo, che non sarà predatorio. Potremo così diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico”.

Presidenzialismo

“Non escludo un’iniziativa del governo” sul presidenzialismo ma se “ci fossero disponibilità a livello parlamentare, non avrei preclusioni”, il tema è “che non sarò così sprovveduta dal non capire atteggiamenti dilatori. Da gennaio incontreremo le opposizioni. Confermo che il presidenzialismo è una delle mie priorità ed è un obiettivo a cui tengo particolarmente. Credo che possa fare bene all’Italia una riforma che consenta di avere stabilità e governi frutto dell’indicazione popolare”. Il semipresidenzialismo alla francese “non è il mio sistema preferito” ma “quello sul quale c’è maggiore convergenza. Sono disposta a parlare di tutto ma la riforma la voglio fare”.

Msi

“Il Movimento sociale italiano ha avuto un ruolo importante verso la democrazia per milioni di italiani sconfitti dalla guerra. È stato un partito presente nelle dinamiche parlamentari, della destra, democratico. Un partito che ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo”.

Qatargate

“Non è un ‘italian job’. Casomai potremmo dire a ‘socialist job'”.

Giustizia

“La riforma della giustizia è una priorità. Abbiamo scelto un ottimo ministro della Giustizia che è deciso ad andare avanti. Nei prossimi mesi lavoreremo alla riforma della giustizia” parlando in particolar modo della separazione delle carriere, delle intercettazioni e della prescrizione. Ci sarà una riforma che potrà aiutare l’Italia soprattutto per dare alla giustizia “un tagliando”.

Fisco

“Sul tema della riforma fiscale noi intendiamo andare avanti. In primis il taglio del costo del lavoro: bisogna fare molto di più’, l’obiettivo è il taglio di cinque punti. Il secondo è una tassazione che tenga conto della composizione del nucleo familiare. Il tema del sostegno alla natalità è una nostra priorità e il tema della tassazione deve andare in questa direzione. E poi c’è il tema ‘più’ assumi e meno paghi'”.

Casa

“Sulla riforma del catasto si può tranquillamente fare una mappatura per migliorare la conoscenza che noi abbiamo delle costruzioni italiane ma sicuramente da questo Governo non partirà mai un aumento della tassazione sulla casa. Particolarmente considero la prima casa un bene sacro, non pignorabile e non tassabile”.

Confindustria

“Nella manovra ci sono dieci miliardi di credito d’imposta. Avrei voluto fare di più, ma non si può dire che non ci sia nulla per le imprese. La Confindustria e i sindacati hanno interessi legittimi e particolari, noi dobbiamo tenere conto dei saldi e del quadro complessivo”.

Covid

“Il ministro della Salute Schillaci ha immediatamente disposto un tampone per chiunque arrivi dalla Cina. Misura che rischia di non essere efficace se non presa a livello europeo. Per questo ho chiesto al ministro Schillaci di scrivere al commissario competente per chiedere che sia l’Unione europea a prendere un provvedimento in questo senso. Auspichiamo che l’Ue voglia operare in questo senso. Il modello di privazione della libertà conosciuto in passato non è efficace. E il caso cinese lo dimostra. L’idea è che si debba lavorare prioritariamente sulla responsabilità dei cittadini e non sulla coercizione. Sui vaccini c’è una campagna dell’Esecutivo che riguarda soprattutto gli anziani e i soggetti più a rischio che sono quelli su cui mi sento di fare l’invito più deciso”.

Bce

“La Bce ha la sua autonomia che rispettiamo, come la Bce deve rispettare quella della politica. Per come la vedo, nella situazione attuale sarebbe meglio evitare scelte peggiorative e sarebbe utile gestire bene la comunicazione sulle scelte che si fanno, senno’ si rischia di generare, se non panico, fluttuazioni che vanificano il lavoro dei governi”.

Intel

“C’è un investimento che Intel potrebbe fare in Europa e in Italia. C’è la massima disponibilità, sto cercando di calendarizzare un incontro con i rappresentanti dell’azienda per capire come facilitare, favorire, l’investimento”.

Auto

L’addio ai motori a combustione interna fissato dall’Unione europea al 2035? “Non lo considero ragionevole. Lo considero profondamente lesivo del nostro sistema produttivo. Mi pare che questa sia materia su cui ci sia una convergenza abbastanza trasversale in Italia, intendo approfittarne per porre questione con forza”.

Mps

La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena “finora è stata gestita male. Oggi è stato fatto un aumento capitale, c’è una ristrutturazione che ci sembra abbastanza solida. Vogliamo assicurare una uscita ordinata dello Stato e creare le condizioni per creare le condizioni che ci siano più poli bancari italiani”.

Tlc e Tim

“Confermo che questo Governo si dà l’obiettivo duplice di assumere il controllo della rete, per una questione strategica, e di lavorare per mantenere i livelli occupazionali. Tutto il resto lo lasciamo alla dinamica libera del mercato”.

Expo 2030 a Roma o Riad?

“Intendo su questo spendermi anche in prima persona ma non posso garantire come andrà a finire. Non ci darei per vinti”.

agi.it




O Rey è morto! Addio a Pelé

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Addio a Pelè, leggenda del calcio mondiale.

Aveva 82 anni, era ricoverato all’Albert Einstein da fine novembre per un tumore.

Tantissime le manifestazioni di affetto per Pelé.

Se il calcio non si fosse chiamato così avrebbe dovuto avere come nome Pelé, scriveva Jorge Amado. E ora che Pelé non c’è più, portato via da un tumore più feroce dei tanti mediani che lo hanno picchiato in campo, con lui davvero se ne va anche una parte importante di questo sport, quella a misura d’uomo e di campione che ha caratterizzato il ventesimo secolo. D’altra parte Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare un bisillabo dalla popolarità siderale pur in assenza di social) del calcio e stato indiscutibilmente O Rei, come lo soprannominarono estasiati i suoi connazionali brasiliani. Un monarca illuminato che in una vita da copertina ha regalato record (unico calciatore a vincere tre mondiali, il primo a 17 anni, 1279 reti segnate in carriera…) e soprattutto sogni.     Generazioni di bambini hanno provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelé su un prato di periferia, un cortile, un campetto. E in effetti chiunque poteva ispirarsi per una piccola parte a lui, che era fuoriclasse in tutto: destro, sinistro, velocità, dribbling e colpo di testa. Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona). O Rei è stato con Muhammad Ali’ l’atleta piu’ celebre della storia, famoso nei punti piu’ remoti del mondo come nelle grandi capitali.

Nessun altro sportivo ha avuto piu’ spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le piu’ popolari del pianeta. ”Sono conosciuto piu’ di Gesù Cristo”, disse anni fa in un’intervista all’ANSA. Una frase che gli attirò critiche: ma a pensarci bene non aveva torto perché “anche se è una cosa blasfema – spiego’ – c’e’ una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesu’ con i suoi valori.     Ma nel mondo e’ pieno di gente che crede in altro: in Asia , ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi e’ Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare…”.     Nel mondo, più prosaicamente, c’è anche gente che crede che un altro fenomeno del calcio, Maradona, gli sia stato superiore.

“Falso – rispose in quell’intervista -, basta guardare i fatti.  Sapete quanti gol di testa ha segnato Diego? Ve lo dico io, nessuno: Pelé cento. E di destro?….in tutto io ho segnato quasi 1300 reti, vi dice niente questo dato? Il problema é che gli argentini non si rassegnano, mi hanno contrapposto prima Di Stefano, quindi Sivori, poi Maradona. Prendano atto del fatto che comunque io valgo più di tutti e tre”.     E’ stato intervistato e fotografato piu’ di qualsiasi altra persona: statisti e divi del cinema. E’ stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perche’ tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare. Lo Scia’ di Persia lo aspetto’ tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perche’ avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella citta’-colonia. In Colombia Pele’ fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla torno’ disciplinatamente sugli spalti.     Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie.

La rovesciata di Pelè in ‘Fuga per la vittoria – Youtube

Pelé è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti. Bauru’, la citta’ brasiliana dove comincio’ a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’e’ chi sostiene di essere guarito toccandola): di sicuro ha reso famosi anche i pochi che lo hanno fermato magari in una giornata di scarsa vena, tra questi Giovanni Trapattoni. Cento canzoni (due le incise lui stesso, nel 1969, assieme alla grande Elis Regina) narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria o iL gol di testa all’Italia nella finale del mondiale 1970, con Burgnich annichilito dalla sua sfida alla forza di gravità. Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, non ha mai saputo spiegare l’origine del suo nome, e in privato, lui cosi’ popolare e pubblico, regalava persino momenti di grande pudore. Nell’intervista con l’ANSA, prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Verrebbe da rispondergli: andava benone, Edson, fino a quando c’era il tuo sorriso a impreziosire il pallone. Adesso molto meno.

ansa.it