Caro energia, contante, superbonus: cosa ha deciso il governo

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061848014 b7dd925e c0e2 4fef b500 c78bc354ce9aMisure per mitigare il caro energia, ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi nel mare, riduzione del superbonus edilizio dal 110% al 90% con una serie di paletti.

E poi innalzamento a 5 mila euro del limite sull’utilizzo del contante, rinnovo fino al 31 dicembre del taglio delle accise sui carburanti e premi aziendali detassati fino a tremila euro.

Il Dl Aiuti quater, varato dal Consiglio dei ministri, finanziato con il ‘tesoretto’ da 9,1 miliardi di euro, proroga, rivede o avvia una serie di misure pensate per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese per contrastare il caro energia e la corsa dell’inflazione.

Dopo l’ok alla Nadef della scorsa settimana, il governo di Giorgia Meloni propone un primo intervento di sostegno economico, in attesa dell’approvazione entro fine anno della manovra finanziaria.

Gli spazi di agibilità sono stretti, con l’economia globale che risente delle tensioni internazioniali, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia in corso da quasi 9 mesi. Così il governo, su proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha stanziato 9,1 miliardi con risorse provenienti dall’extragettito fiscale che è stato autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia.

Le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1 ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Sace potrà concedere una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori.

Cambia nuovamente il tetto per l’utilizzo del contante: dal 1 gennaio 2023 doveva scendere a un massimo di mille euro in luogo dei duemila attuali, ora invece dall’inizio del nuovo anno crescerà a 5mila.

Tra le misure destinate a generare dibattito la modifica del superbonus edilizio 110%, con la riduzione al 90% e l’inserimento di una serie di paletti per poterne usufruire. Il testo prevede l’anticipazione della rimodulazione al 90% per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e introduzione della possibilità, anche per il 2023, di accedere al beneficio per i proprietari di singole abitazioni a condizione che si tratti di prima casa e si trovino sotto una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno innalzandole in base al quoziente familiare).

Il superbonus verrà applicato invece al 110% fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre 2022. Il ministro dell’Economia aveva annunciato modifiche selettive al superbonus, parlando un provvedimento ritenuto dal governo troppo costoso per la platea ridotta di cittadini che ha potuto beneficiarne.

E di uno scostamento complessivo di 37,8 miliardi di euro sull’intero periodo di previsione. Sulla modifica potrebbe registrarsi qualche distinguo nella maggioranza mentre Federcostruzioni parla di “sconforto” per il mancato confronto.

Le maggiori entrate derivanti dalla modifica delle norme sul superbonus 110% dovrebbero essere iscritte in uno specifico fondo nello stato di previsione del Mef da destinare agli interventi della manovra di bilancio 2023-2025.

Il testo del Dl Aiuti quater prevede anche un contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Con uno stanziamento da 3,4 miliardi di euro è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario a favore delle imprese e delle attività come bar, ristoranti ed esercizi commerciali per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Vengono anche confermate le aliquote potenziate del credito di imposta pari a: 40% per le imprese energivore e gasivore; 30% per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW.

Capitolo carburanti: 1,3 miliardi di euro vanno alla proroga dal 19 novembre 2022 e fino al 31 dicembre 2022 dello sconto fiscale sulle accise della benzina e del diesel che conferma il taglio di 30,5 centesimi al litro (considerato anche l’effetto sull’Iva). Per il Gpl lo sconto vale 8 centesimi di euro ogni kg, che sale a circa 10 centesimi considerando l’impatto sull’Iva.

Spazio anche all’innalzamento nel 2022 del tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti ‘fringe benefit’ aziendali fino a tremila euro. Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a rendere più pesanti gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze.

Il Dl Aiuti quater prevede anche l’ok alla ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi in mare, a condizione che siano ad oltre 9 miglia dalla costa della zona interessata e che non ci siano fenomeni di subsidenza (terreno che frana, ndr) nella zona.

Sulla norma si registra un distinguo di peso da parte del governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, che fa notare come in Polesine: “Gli esiti della subsidenza in seguito alle trivellazioni degli anni Cinquanta sono stati imponenti e devastanti”.

La disposizione sulle trivelle si applica alle concessioni di coltivazione di idrocarburi poste nel tratto di mare compreso tra il 45 parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, a una distanza dalle linee di costa compresa tra 9 e 12 miglia. Il provvedimento specifica che è consentita la coltivazione delle concessioni per la durata del giacimento a condizione previa presentazione di analisi e programmi di monitoraggio per verificare l’assenza di effetti significativi di subsidenza sulle linee di costa.

agi.it




Migranti: tutti contro la Francia

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migranti geo barentsIl caso diplomatico tra Italia e Francia sui 234 migranti della Ocean Viking non accenna a placarsi. Oggi la premier Giorgia Meloni ha risposto all’Eliseo, che ieri ha annunciato l’accoglienza per le persone a bordo della nave della ong Sos Mediterranee ma allo stesso tempo la volontà di sospendere l’accordo europeo sui ricollocamenti. E nel dibattito intervengono anche altri esponenti della politica italiana.

CALENDA: “LA FRANCIA SBAGLIA MA L’OPPOSIZIONE NON SIA ENTUSIASTA”

“La cosa peggiore che potrebbe fare oggi l’opposizione è salutare con entusiasmo il gesto sbagliato della Francia per indebolire la Meloni”. Così su Twitter il leader del Terzo Polo, Carlo Calenda. “Da ogni punto di vista l’escalation dell’Eliseo appare stonata ed esagerata. Esistono ragioni dell’Italia che prescindono dagli schieramenti – prosegue il leader di Azione – Occorre dunque, mentre si denunciano gli errori di Piantedosi nella gestione degli sbarchi, evitare di correre dietro ai francesi che sull’immigrazione non possono impartire lezioni a nessuno e tanto meno cercare di mobilitare l’intera Europa contro di noi”.

TOTI: “LA FRANCIA ABBANDONA I MIGRANTI A VENTIMIGLIA”

Dura la presa di posizione del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, pubblicata sui propri profili social: “La Francia che ci fa la morale è la stessa Francia che ha sospeso, unilateralmente, il Trattato sulla libera circolazione delle persone in Europa? È la Francia – continua il governatore ligure – che ogni giorno dell’anno rispedisce oltre confine a Mentone almeno 80-100 migranti, per farli dormire sotto un ponte a Ventimiglia, in attesa di riprovarci a passare quel confine? Dunque, se l’Italia chiede che i migranti sbarchino non solo nei porti italiani è ‘disumana’. Se i gendarmi francesi, pistole e manganelli, abbandonano sulla frontiera i migranti, senza cibo, acqua e cure mediche, quella invece è vera solidarietà“.

“Ora, a me non piace quando nella casa comune europea si alzano i toni. Ma c’è davvero un limite a tutto, anche al sentirsi superiori e alla doppia morale“, aggiunge Toti. “Basta fare un salto al confine di Ventimiglia per vedere un muro di 4.000 agenti equipaggiati di tutto punto che ogni mattina riportano al confine italiano decine di migranti che hanno camminato tutta la notte, rischiando la vita, per attraversare la frontiera. Per raggiungere quella terra di libertà che evidentemente è tale solo per chi ha in tasca documenti europei e magari qualche carta di credito ben fornita – prosegue il presidente della Regione Liguria – sono persone che spesso cercano solo di ricongiungersi a parenti che non vedono da decenni”.

Per questo, conclude Toti, “forse qualcuno oltre confine dovrebbe rileggersi la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, orgoglio della rivoluzione francese. È passato tanto tempo, evidentemente è stata dimenticata. O anche solo il meno nobile Trattato di Schengen, ai cui doveri spesso il nostro Paese viene bruscamente richiamato dai tanti soloni della morale predicata e poco praticata”.

CRAXI: “REAZIONE FRANCIA SPROPOSITATA”

“Bisogna abbassare i toni. La politica estera non può mai essere oggetto di propaganda“. Così la presidente della commissione Difesa ed Esteri del Senato, Stefania Craxi. Per l’esponente di Forza Italia “la Francia ha avuto una reazione spropositata, anche per questioni interne, avendo in casa Marine Le Pen, Macron fa la voce grossa con la Meloni. L’Italia non accetta lezioni di solidarietà da nessuno”.

La senatrice forzista osserva che “l’Italia pone un problema politico: il fenomeno non è un’emergenza, è un fenomeno epocale che richiede un approccio globale, senza un processo di sostegno e di sviluppo nell’area del sud del mondo i flussi migratori continueranno ad aumentare. Se anche il Papa chiede che l’Italia non venga lasciata sola, evidentemente un problema esiste”.

“Dall’inizio dell’anno noi abbiamo ricevuto 90mila arrivi di migranti – ricorda Craxi -, avevamo un accordo di redistribuzione di 8mila, fino a ora ne sono stati redistribuiti 117. La Francia ne ha presi 38. Di fronte a un fenomeno di tale portata non si possono prendere provvedimenti transitori e volontari. Mio padre (l’ex premier Bettino, ndr) nel 1985 disse che quello dell’immigrazione e del divario tra Nord e Sud sarebbe stata la vera questione dei nostri tempi”.

La presidente della commissione Difesa ed Esteri del Senato conclude: “Il problema lo si può affrontare regolandolo, facendo accordi con i Paesi del Sud, accogliendo quei migranti economici che il nostro Paese può assorbire, altrimenti è una finta accoglienza perché li facciamo sbarcare e poi li lasciamo in mano alla criminalità organizzata o per strada, questa non è accoglienza. L’unico modo è creare sviluppo e progresso anche nel bacino meridionale del Mare Nostrum”.

ag. DIRE – www.dire.it




Iran, rilasciata dal carcere Alessia Piperno

alessia piperno instagram

alessia piperno instagram“Dopo un intenso lavoro diplomatico oggi Alessia Piperno è stata rilasciata dalle autorità iraniane e si appresta a tornare in Italia”. Così una nota di Palazzo Chigi sul rilascio della ragazza dal carcere in cui era detenuta in Iran.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel ringraziare “tutti coloro che hanno contribuito a che Alessia riabbracci i familiari, ha informato i suoi genitori nel corso di una telefonata, pochi minuti fa”.




E si continua a fuggire dall’Italia

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angels unaware 7511461 1920Gli italiani non hanno mai smesso di emigrare e in un anno il Bel Paese ha perso lo 0,5% della popolazione residente.

Dove va chi lascia l’Italia? Prevalentemente in Europa (quasi tre su quattro), ma anche – come accadeva più di un secolo fa – oltreoceano, soprattutto in America Latina.

Da gennaio di quest’anno  cittadini italiani iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono 5.806.068, il 9,8% degli oltre 58,9 milioni di italiani residenti in Italia, con una crescita del 2,7% che diventa il 5,8% dal 2020.

Dalla XVII edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes risulta che si tratta, in valore assoluto, di quasi 154 mila nuove iscrizioni all’estero e che oltre 2,7 milioni (il 47%) sono partiti dal Meridione (di questi, 936 mila circa, il 16%, dalla Sicilia o dalla Sardegna). Più di 2,1 milioni (il 37,2%) sono partiti dal Nord Italia e il 15,7% è, invece, originario del Centro Italia.

Chi sono Il 48,2% degli oltre 5,8 milioni di cittadini italiani residenti all’estero è donna (2,8 milioni circa in valore assoluto). Si tratta, soprattutto, di celibi/nubili (57,9%) o coniugati/e (35,6%). I divorziati (2,7%) hanno superato i  vedovi (2,2%). Prevalgono, come era prevedibile, i giovani (il 21,8% ha tra i 18 e i 34 anni) e i giovani adulti (il 23,2% ha tra i 35 e i 49 anni), mentre gli adulti maturi sono meno di uno su cinque (il 19,4% ha tra i 50 e i 64 anni) o anziani (il 21% ha più di 65 anni, ma di questi l’11,4% ha più di 75 anni). I minori  sono appena il 14,5%.

Dove vanno? Il 78,6% di chi ha lasciato l’Italia per espatrio nel corso del 2021 è andato in Europa, il 14,7% in America, più dettagliatamente latina (61,4%), e il restante 6,7% si è diviso tra continente asiatico, Africa e Oceania.

Da dove vengono? La Lombardia (incidenza del 19% sul totale) e il Veneto (11,7%) continuano a essere, come da ormai diversi anni, le regioni da cui si parte di più. Seguono: la Sicilia (9,3%), l’Emilia-Romagna (8,3%) e la Campania (7,1%). Tuttavia, dei quasi 16 mila lombardi, dei circa 10 mila veneti o dei 7 mila emiliano-romagnoli molti sono, in realtà, i protagonisti di un secondo percorso migratorio che li ha portati dapprima dal Sud al Nord del Paese e poi dal Settentrione all’oltreconfine.

Il monito di Mattarella “Nonostante il periodo della pandemia la tendenza a lasciare il nostro Paese è cresciuta negli ultimi anni” ha rilevato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego. “A partire sono principalmente i giovani – e tra essi giovani con alto livello di formazione – per motivi di studio e di lavoro. Spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione. Partono anche pensionati e intere famiglie”, osserva il Capo dello Stato. “Il fenomeno di questa nuova fase dell’emigrazione italiana non può essere compreso interamente all’interno della dinamica virtuosa dei processi d’interconnessione mondiale, che richiedono una sempre maggiore circolazione di persone, idee e competenze. Anzitutto perché il saldo tra chi entra e chi esce rimane negativo, con conseguenze evidenti sul calo demografico e con ricadute sulla nostra vita sociale. Ma anche perché in molti casi chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio. Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia”, sottolinea Mattarella.

agi.it




Mattarella. “Dobbiamo riflettere sulle cause dell’emigrazione”

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8mattarellagio“Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente della Fondazione Migrantes, Monsignor Gian Carlo Perego, in occasione della presentazione del “Rapporto Italiani nel mondo”, in corso oggi a Roma.
Il Rapporto, annota il Capo dello Stato, “fornisce anche quest’anno una fotografia di grande interesse dei flussi migratori che interessano i nostri connazionali. Nonostante il periodo della pandemia la tendenza a lasciare il nostro Paese è cresciuta negli ultimi anni. A partire – richiama Mattarella – sono principalmente i giovani – e tra essi giovani con alto livello di formazione – per motivi di studio e di lavoro. Spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione. Partono anche pensionati e intere famiglie”.
“Il fenomeno di questa nuova fase dell’emigrazione italiana – osserva il Capo dello Stato – non può essere compreso interamente all’interno della dinamica virtuosa dei processi di interconnessione mondiale, che richiedono una sempre maggiore circolazione di persone, idee e competenze. Anzitutto perché il saldo tra chi entra e chi esce rimane negativo, con conseguenze evidenti sul calo demografico e con ricadute sulla nostra vita sociale. Ma anche perché in molti casi chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio”.
“Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, – sottolinea il Presidente – deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le varie politiche adottate a livello europeo rappresentano un punto di riferimento per provvedere a disegnare e programmare un futuro diverso, che risponda alle esigenze dei giovani e ne valorizzi capacità e competenze corrispondendo alle loro attese”.
“L’Italia è un Paese accogliente che – sottolinea – deve coltivare le ragioni e le modalità delle sue tradizioni. Tutelando e promuovendo gli italiani fuori dai confini nazionali e sostenendo quelli che desiderano tornare nel nostro Paese, per contribuire alla sua crescita recando la propria esperienza, e le proprie capacità”. (aise) 




Italia – Usa: colloquio telefonico tra i Ministri della Difesa

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crosettotelefona“Italia e Stati Uniti continueranno a operare insieme per fronteggiare le sfide internazionali”. Così il Ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso del colloquio telefonico con il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America Lloyd Austin, tenutosi ieri pomeriggio.
Colloquio franco e cordiale, riporta la Difesa, durante il quale Austin si è congratulato con il Ministro per la nomina al vertice del Dicastero. Il Segretario alla Difesa Usa ha quindi espresso parole di grande apprezzamento per l’Italia e le sue Forze Armate e per l’enorme contributo offerto a favore della sicurezza internazionale.
“L’Italia è un alleato fedele sul quali gli Stati Uniti possono contare, oggi più di prima” ha affermato il Ministro Crosetto, sottolineando che “il rapporto bilaterale e multilaterale esistente tra Italia e Stati Uniti rappresenta il futuro del nostro Paese”.
Un colloquio a 360 gradi, dunque, durante il quale Crosetto ha ribadito l’impegno del nostro Paese sia in ambito NATO sia nel contesto dell’Unione Europea.
Il Ministro, rivolgendosi al collega Austin, ha poi sottolineato la ferma volontà del Governo italiano di proseguire ad aiutare Kiev: “continueremo a sostenere con convinzione e determinazione l’Ucraina e le sue Forze Armate e saremo pronti a proseguire il nostro sforzo finché sarà necessario”.
Un supporto politico e militare al lato Est dell’Alleanza Atlantica e all’Ucraina fortemente apprezzato dagli Stati Uniti che, come ha più volte ripetuto Austin, vedono nell’Italia uno degli alleati più vicini ed affidabili.
Crosetto e Austin hanno infine concordato di vedersi di persona quanto prima per poter approfondire gli argomenti trattati e consolidare ulteriormente l’amicizia tra Italia e Stati Uniti, dando continuità al costruttivo dialogo tra i due paesi nel campo della Difesa. (aise) 




Pecco Bagnaia è campione del mondo di Moto Gp

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135931161 2f4a209f f3cf 40bf 923d 1cc0be3bfe04Francesco ‘Pecco’ Bagnaia è campione del mondo di Moto Gp 2022. Il classe ‘97 nativo di Torino è il primo italiano in assoluto a riuscirci in sella alla Ducati, regalando alla casa di Borgo Panigale il secondo titolo piloti della storia a distanza di 15 anni da quello di Casey Stoner.

L’ultimo pilota azzurro a laurearsi campione del mondo, invece, era stato Valentino Rossi con la Yamaha nel 2009, mentre scorrendo l’albo d’oro bisogna tornare addirittura al 1972 per trovare un italiano campione su moto italiana: Giacomo Agostini con la MV Augusta in classe 500.

Per Pecco Bagnaia decisivo il nono posto ottenuto nel Gran Premio dI Valencia nell’ultimo appuntamento della stagione, con il rivale Fabio Quartararo giunto quarto al traguardo.

Alex Rins vince l’ultimo Gran Premio della stagione, quello di Valencia, chiudendo davanti a Brad Binder e Jorge Martin. Ma la grande notizia di giornata è la conquista del primo titolo piloti Moto Gp da parte di Francesco Bagnaia, che trionfa tagliando il traguardo da nono dopo una gara passata a controllare senza correre troppi rischi.

Arriva quarto invece Fabio Quartararo, che viene quindi spodestato dal trono di campione dal suo amico e rivale italiano.

In partenza ovviamente occhi puntati su Bagnaia e Quartararo, con l’azzurro che guadagna subito due posizioni salendo in sesta posizione proprio alle spalle del rivale francese. Nel corso del secondo giro i due danno anche vita ad un bel duello che dura qualche curva, con uno scambio di sorpassi da togliere il fiato viziati anche da un minimo contatto (la Ducati di Pecco perde anche un’aletta).

L’italiano non vuole correre rischi e non forza il ritmo, scivolando anche alle spalle di Binder e Mir, mentre Quartararo prova a recuperare terreno su quelli davanti approfittando anche di una caduta di Marc Marquez nel corso del decimo giro.

Anche la Yamaha però ha un ritmo più lento rispetto al gruppetto di testa e il francese, soltanto nel finale, riesce a riportarsi a contatto con il gruppo di testa. Pecco invece resta più staccato e sembra accontentarsi di una gara tranquilla, facendosi sfilare anche da Oliveira, Marini e Bastianini in sequenza, tagliando il traguardo da nuovo campione del mondo.

“Bellissimo, fantastico, è stata la gara più dura della mia vita e di questa stagione. Avevo l’ambizione di arrivare tra i primi cinque, ma ho sofferto tanto e l’anteriore è stato molto difficile da controllare. La cosa più importante però era vincere il campionato e sono molto felice di questo” dice Bagnaia, al termine del Gran Premio di Valencia.

da agi.it




Meloni: “Stiamo mantenendo le promesse”

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202710120 56ce891b 3d3d 48bc b8b4 a192ea4c1c5c“Avevamo promesso agli italiani che, una volta al Governo, ci saremmo dedicati con serietà e determinazione all’emergenza energetica ed è esattamente quello che stiamo facendo, dimostrando che anche in Italia se si vuole è possibile fare quello che serve per il bene dei cittadini”. Lo scrive sui social Giorgia Meloni, che haconvocato i sindacati per mercoledì.”Il Governo ha giurato il 22 ottobre e in meno di due settimane ha raggiunto due obiettivi importanti scrive Meloni – liberare oltre 30 miliardi di euro (9,1 miliardi per il 2022 e 21 miliardi per il 2023) per mettere in sicurezza famiglie e imprese dal caro bollette e compiere il primo passo sul fronte della sicurezza energetica nazionale. Concentreremo le risorse a disposizione per aiutare gli italiani a far fronte all’aumento del costo dell’energia, senza disperdere risorse in bonus inutili”, aggiunge.

“Non solo – prosegue Meloni – il Governo ha approvato un provvedimento per implementare la produzione di gas nazionale, a patto che venga destinato a prezzi accessibili alle aziende energivore italiane. Mettiamo così in sicurezza il tessuto produttivo e ci rendiamo più indipendenti dalle importazioni di gas. Contestualmente, abbiamo ribadito il nostro impegno in Europa per arrivare ad un corridoio dinamico dei prezzi del gas per limitare la volatilità dei prezzi e mettere in sicurezza le nostre industrie”.
“Avevamo promesso agli italiani che, una volta al Governo, ci saremmo dedicati con serietà e determinazione all’emergenza energetica ed è esattamente quello che stiamo facendo, dimostrando che anche in Italia se si vuole è possibile fare quello che serve per il bene dei cittadini”, conclude.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nella premessa alla Nadef scrive: “L’andamento dei prezzi energetici e il loro impatto su imprese e famiglie saranno monitorati su base continuativa nei primi mesi del 2023. Al più tardi in occasione della predisposizione del prossimo Def, si valuterà se sussista l’esigenza di ulteriori interventi di calmierazione delle bollette e di aiuti a imprese e famiglie, e si definiranno le modalità di finanziamento di tali interventi”.

La Nota di aggiornamento del Def, pubblicata sul sito del ministero dell’Economia e approvata venerdì dal Cdm, destina per il 2023 circa 21 miliardi di euro alle misure di contrasto all’aumento dei costi energetici, da cui deriva anche l’impennata dell’inflazione. A queste risorse si aggiungono circa 9 miliardi derivanti dal cosiddetto extragettito del 2022.

La crescita

La previsione di crescita del Pil nello scenario tendenziale a legislazione vigente è stata rivista al rialzo per il 2022, dal 3,3 per cento al 3,7 per cento, mentre quella per il 2023 è stata ridotta dallo 0,6 per cento allo 0,3 per cento. Le previsioni per i due anni successivi sono invece rimaste invariate, all’1,8 per cento e all’1,5 per cento.

Il deficit

Le nuove stime del deficit tendenziale confermano quelle della Nadef di settembre relativamente al 2022 e al 2023, in cui l’indebitamento netto è previsto pari, rispettivamente, al 5,1 per cento e al 3,4 per cento del Pil. Vengono invece riviste lievemente al rialzo le previsioni di deficit per il 2024, dal 3,5 al 3,6 per cento del Pil, e per il 2025, dal 3,2 al 3,3 per cento.

Il debito

Nel 2023 e 2024, il debito lordo della Pa nello scenario programmatico è atteso collocarsi rispettivamente al 144,6 per cento e al 142,3 per cento del Pil, mentre nell’anno finale della proiezione, il 2025, è atteso collocarsi al 141,2 per cento, leggermente al di sotto dell’obiettivo del 141,4 per cento del Def. Nel 2022 il debito scende al 145,7 per cento da 150,3 per cento del 2021.
Nel 2022 la pressione fiscale a legislazione vigente salirà al 43,8 per cento del Pil, un livello inferiore di 0,1 punti percentuali rispetto alla previsione di settembre. Dal 2023 al 2025 è atteso un calo medio di circa 0,4 punti di Pil all’anno, fino a raggiungere il 42,5 per cento del Pil a fine periodo.

Disoccupazione

La previsione del tasso di disoccupazione viene rivista lievemente al ribasso rispetto alla Nadef di settembre nel 2022 (8,1 per cento, -0,1 punti percentuali) e viene confermata all’8,0 per cento nel 2023, al 7,7 per cento nel 2024 e al 7,5 per cento nel 2025.

Spending review

In vista della predisposizione della prossima legge di bilancio, il governo ha inoltre approvato la Relazione al Parlamento per richiedere l’autorizzazione allo scostamento di bilancio, dove sono fissati gli obiettivi del deficit al 4,5% nel 2023, 3,7% nel 2024 e 3% nel 2025 e in cui si dà conto dell’extra gettito di 9,1 miliardi per il 2022. Nel Cdm è stato anche dato il via libera a una spending review ministeriale che consentirà di realizzare un risparmio di spesa pari a 800 milioni nel 2023, 1,2 miliardi nel 2024 e 1,5 miliardi nel 2025.

agi.it




4 novembre, Mattarella: pace è valore da coltivare e preservare

mattarella depone corona al milite ignoto

mattarella depone corona al milite ignoto

La cerimonia per la festa delle Forze armate si è chiusa con l’inno di Mameli.

Poi accompagnato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lasciato piazza Venezia in macchina, per raggiungere Bari dove continueranno le celebrazioni della giornata dell’Unità nazionale e la festa delle Forze Armate.

In precedenza, dopo l’inno di Mameli, il presidente della Repubblica aveva ricevuto dai corazzieri la corona d’alloro e sotto le note della Leggenda del Piave era salito a deporla davanti al sacello del Milite ignoto, all’Altare della patria.Presenti alla cerimonia la premier Meloni e i presidenti di Senato e Camera La Russa e Fontana, e il ministro della Difesa Crosetto.
“Celebriamo oggi il Giorno dell’Unità Nazionale e, in questa giornata, rendiamo onore alle Forze Armate che, con la loro dedizione e il loro contributo, hanno consentito all’Italia di divenire uno Stato unito, libero e democratico”. Lo scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio al ministro della Difesa Crosetto.

“La pace è un valore da coltivare e preservare e, più che mai, l’odierna aggressione scatenata dalla Federazione Russa contro l’Ucraina, ci chiama alla responsabilità di testimoniare concretamente le nostre convinzioni, sottolineando la necessità di presidiare, con i nostri alleati, i principi su cui si fonda la cooperazione internazionale”. Scrive il presidente della Repubblica.

“E’ un momento che unisce e un momento che ci unisce a tutte le persone che per difenderci e per la nostra credibilità, si sono sacrificate”. Così la premier Giorgia Meloni parlando ai cronisti del valore della festa delle Forze armate al termine della cerimonia.

“Oggi si conclude fisicamente un viaggio, ma quello che deve proseguire è il viaggio ideale, che ci ricorda il sacrificio che hanno fatto molti uomini e ci deve impegnare nei nostri sforzi quotidiani nel servirlo come hanno fatto queste persone, anche ignoti, persone su cui si fonda la nostra democrazia e libertà. Non c’è onore più grande di servire un Paese”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, alla cerimonia alla stazione Termini che ricorda l’anniversario dell’arrivo a Roma, nel 1921, del treno partito da Aquileia su cui era posta la salma del Milite Ignoto.

Il capo dello Stato al Sacrario militare dei Caduti di Oltremare di Bari – “Ci siamo abituati alla pace. L’Europa unita è stata per 70 anni l’antidoto più forte a egoismi e nazionalismi. Diverse generazioni sono nate e cresciute in un Continente che sembrava aver cancellato non soltanto la parola guerra ma talvolta persino la sua memoria. Poi improvvisamente la guerra – la tragedia della guerra – è riapparsa nel nostro Continente. E’ accaduto a causa della sciagurata e inaccettabile aggressione che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina e il suo popolo. Dalla fine di febbraio si combatte, si muore nel cuore d’ Europa”. Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando a Bari in occasione del 4 novembre.

“I punti fermi della nostra bussola restano la vocazione europeista e il solido legame transatlantico. Quanto sta accadendo nella nostra Europa parla alla responsabilità degli uomini delle istituzioni. Ci dice che la pace si costruisce ogni giorno. Prima di tutto nella coscienza delle nuove generazioni, nel cuore di quel popolo che si sente europeo, accomunato dalla medesima concezione di libertà, di diritti, che ripudia l’idea stessa di guerra. Come dice la nostra Costituzione, che indica anche la via e gli strumenti che rendano concretamente possibile questa scelta”.

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La Meloni punta a una Europa confederale

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“Non faccia Bruxelles quello che può fare meglio Roma, non agisca Roma lì dove, da soli, non si è competitivi” ha affermato la premier.

Abbiamo avuto – prosegue – un’Europa invasiva nelle piccole cose e assente nelle grandi materie. Non converrebbe lasciare agli Stati nazionali il dibattito sul diametro delle vongole e occuparsi invece a livello comunitario dell’approvvigionamento energetico?”.

Quanto alla politica estera europea, secondo Meloni “non esiste”, “sulla Libia siamo andati in ordine sparso e la stessa cosa è accaduta sulla crisi ucraina. Poi, invece, vediamo che l’Europa deve occuparsi di gender…”.