Quando la guerra lasciò l’Italia senza energia. Dopo mezzo secolo la storia potrebbe ripetersi

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185647918 69724613 8768 4d4e a95f 05124ce137aeAGI – Ci fu chi tirò fuori dalla cantina la bicicletta, chi il tandem e i pattini, qualcuno addirittura la carrozzella e il cavallo. Dal 2 dicembre 1973 un’Italia serenamente abituata al boom economico, ancora poco consapevole dell’ombra del terrorismo e avvezza ormai a correre nella modernità, restò appiedata.

“Effetto notte” era nelle sale da pochi mesi, “Dark Side of the Moon” roteava sui giradischi di ogni ragazzo: come spesso accade all’arte Francois Truffaut e i Pink Floyd erano stati profetici. Dai primi di dicembre 1973 e fino al 2 giugno del 1974 l’Italia, e non solo lei, piombò nel buio e cominciò l’austerity.

Se ne è parlato spesso in questi giorni, anche se le condizioni di oggi sono completamente diverse a quelle di allora e il rischio di nuove misure simili a quelle degli anni Settanta è pressoché nullo. Le domeniche senz’auto, le luci delle città oscurate, i locali chiusi alle 23, i neon di bar e cinema spenti: tutto il Paese dopo gli anni del riscatto economico del Dopoguerra si risvegliò più povero.

Fu uno choc, le misure adottate dal governo cambiarono la vita delle famiglie, anticipando gli orari della cena serale e del Tg1, eliminando le gite fuori porta della domenica, anticipando gli orari di chiusura di uffici e negozi. Ma come spesso accade fu anche un’occasione, per gli italiani, per mettere a frutto l’inventiva, senza rinunciare al divertimento.

La crisi energetica era cominciata da qualche anno, ma la svolta decisiva si ebbe nell’ottobre del 1974. Dopo gli anni del boom e l’aumento del fabbisogno energetico, la guerra dello Yom Kippur, che vide Egitto e Siria attaccare Israele, portò prima a un rincaro del greggio da parte dell’Opec verso gli stati che appoggiavano Tel Aviv, poi a un vero e proprio embargo.

Il prezzo del petrolio schizzò da tre a dodici dollari al barile e tutti i paesi occidentali, a cominciare dall’Olanda, presero misure di contenimento dell’utilizzo dell’energia. Il governo Rumor, in una seduta terminata a notte fonda il 23 novembre 1973, varò il decreto legge 304, il decreto austerity, decidendo di vietare le auto e le moto a tutti gli italiani nei giorni festivi e nelle domeniche, ma anche le barche e gli aerei privati.

“Stiamo entrando in un inverno difficile” spiegò Mariano Rumor alla televisione. Nessuno fu escluso, rimasero appiedati anche i ministri e il presidente della Repubblica, tanto che Giovanni Leone per assistere alla cerimonia dell’Immacolata concezione in piazza di Spagna recuperò dalle rimesse del Quirinale una carrozza a cavalli.

Strade e autostrade nei week end si svuotarono, in un clima inizialmente surreale. Potevano circolare solo i mezzi di sicurezza e di soccorso, i medici e i parroci, per gli altri la multa era di un milione di lire. Potevano scendere in strada ovviamente i mezzi pubblici: autobus, treni, taxi, e gli italiani si abituarono a organizzare gite di gruppo.

Per risparmiare benzina, si livellarono al basso anche i limiti di velocità: in città il limite restò ai 50 all’ora ma nelle strade extraurbane scese a 100 all’ora e nelle autostrade a 120 all’ora. Il risultato fu che 11 milioni di biciclette invasero vie e piazze del Paese, insieme a tandem, carrozzelle e pattini, perché gli italiani non rinunciariono a uscire di casa per trascorrere qualche ora di relax dopo una settimana di lavoro.

Le palestre si riempirono di nuovi sportivi, gli stadi registrarono il tutto esaurito. I bar e i ristoranti dovevano chiudere a mezzanotte, mentre i locali pubblici, cinema, teatri e locali da ballo, dovevano spegnere le luci alle 23: anche la notte di fine d’anno si trascorse in casa e venne consigliato di limitare anche le luminarie natalizie.

Le città ridussero l’illuminazione pubblica del 40%, era possibile accendere solo un lampione su due nella notte. I distributori di benzina restarono chiusi dalle 12 del sabato a tutta la domenica. Gli uffici pubblici anticiparono la chiusura alle 17,30 ma soprattutto i negozi dovettero chiudere le serrande alle 19.

Le insegne al neon e colorate di negozi, vetrine di bar e ristoranti, di supermercati e grandi magazzini dovevano restare spente. Per far anticipare alle famiglie i riti serali di cena e dopocena, anche la Rai cambio’ l’orario del telegiornale, l’unico di quegli anni: se prima andava in onda alle 20,30, il Tg1 si spostò alle 20, orario mantenuto fino a oggi.

Per spingere gli italiani ad andare a letto presto, risparmiando energia elettrica, la televisione non poteva comunque trasmettere programmi oltre le 22,45, con una tolleranza fino alle 23. L’Enel e le imprese distributrici di elettricità ridussero la tensione del 6-7% dalle 21 alle 7, limitando la possibilità di usare elettrodomestici nelle case.

La temperatura negli edifici consigliata era di massimo 20 gradi. Dopo pochi mesi l’auterity non fu più necessaria, anche se i principali dati macroeconomici fecero registrare numeri negativi e l’inflazione giunse alle stelle, fino al 12,5%. A marzo l’embargo del petrolio terminò e dall’aprile del 1974 la crisi energetica si allentò; cominciarono le domeniche con taghe alterne, una domenica potevano circolare solo le auto con numero finale pari e la domenica successiva solo quelle con numero finale dispari.

Ma quei pochi mesi d’inverno avevano cambiato il clima nel Paese e l’abitudine a un uso oculato dell’energia rimase per anni, tanto che ancora nel 1976 la Rai decise di aprire un nuovo programma, Domenica in, proprio per convincere le famiglie a restare in casa la domenica, evitando gite in automobile fuori città.

Carosello, atteso ogni sera da ogni bambino, chiuse invece per sempre, sostituito dagli spot per tutto il giorno, la tv diventò a colori, le discoteche sostituirono rapidamente le sale da ballo e nacquero i computer. L’austerity lentamente cedette il passo al consumismo e ai “favolosi” anni Ottanta.




I giornali stampati rischiano di dover sospendere le pubblicazioni per il caro-carta

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unnamedAGI – “Produrre informazione di qualità e diffonderla sta diventando sempre più difficile e senza interventi fortemente a rischio”: è l’allarme lanciato dal presidente della Federazione italiana degli editori, Andrea Riffeser Monti. “A partire dal secondo semestre dello scorso anno – ha dichiarato il presidente della Fieg – il prezzo della carta su cui si stampano i giornali è cresciuto di oltre il 100% e ulteriori aumenti sono in corso. Il boom del costo della principale materia prima per le pubblicazioni si unisce ai costi crescenti dell’energia e alle difficoltà che incontrano gli editori nel reperire la carta e le lastre in alluminio per la stampa. Gli editori sono già stati costretti a ridurre la foliazione e le notizie e la riduzione dell’informazione locale rende privi di voce le comunità e i politici sul territorio, dai sindaci agli esponenti locali”.

Per Riffeser il rischio è che “si debbano sospendere le pubblicazioni, mettendo in difficoltà l’intera filiera: giornalisti, poligrafici, distributori nazionali e locali e edicole. Tutto questo in un momento particolare per l’Europa e per il nostro Paese in cui l’informazione assicurata dai giornali e’ quanto mai indispensabile”.

“Faccio appello – ha concluso il presidente della Federazione italiana degli editori – al Governo, al Parlamento e alle forze politiche. Occorre fare, e presto, due cose: trasferire immediatamente alle imprese le risorse per il sostegno al settore già stanziate e prevedere nuovi e significativi interventi sul mercato della carta e dell’energia”.




Sondaggi politici: Fdi primo partito con il 21%

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meloni34 fgFratelli d’Italia oggi sarebbe il primo partito italiano con il 21% (con una crescita di un punto rispetto alla precedente rilevazione del 10 febbraio 2022). Lo dice l’ultimo sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per ‘Porta a Porta’.

Seguono il Pd al 20% (-0,5), la Lega con il 17,0% (-1%). Quarto in classifica il M5S con il 12% (-0,5%), poi Forza Italia al 7% (-1) seguita da Azione al 4% (+1%).

Quindi, stabili, Italia Viva con 3% e al 2% Noi con l’Italia.

Crescono al 2% i Verdi (+0,5). Italexit risulta stabile all’1,5% mentre Leu-Articolo 1 cresce all’1,5% (+0,5%). Scendono Coraggio Italia all’1,5% (-0,5%) e Sinistra Italiana all’1% (-0,5%).

Noto ha anche dato un valore complessivo agli schieramenti: il Centrodestra (Fdi-Lega-Fi-Noi-Ci) raggiungerebbe il 48,5% mentre il Centrosinistra (Pd-M5S-Leu-Si-Verdi) il 36,5%.

Gli altri di Centrosinistra (Azione/Più Europa-Italia Viva) hanno complessivamente il 7%. Mentre i non coalizzati raggiungono l’8%.

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La riforma del catasto spacca la maggioranza

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195540861 993d2af0 bce0 4b80 adb4 d1dae1667b0dAGI – La maggioranza si spacca sul catasto. La riforma, contenuta nella delega fiscale, è ‘salva’ per un solo voto di differenza: 23 a 22. Finisce così la prova di forza in commissione Finanze della Camera, dopo il fallimento della mediaizone con il governo, che aveva posto l’aut aut: le norme sul catasto restano nel testo o salta tutto. Ma Forza Italia e Lega hanno tentato fino all’ultimo di ‘ridimensionare’ la norma e raggiungere un compromesso: ok alla mappatura purchè si metta nero su bianco che non comporterà nuove tasse sulla casa e si proceda con l’emersione degli immobili ‘fantasma’.

Il confronto, però, ben presto si è arenato, nonostante i ripetuti incontri a palazzo Chigi. Anche i leghisti hanno cercato di trovare un punto di caduta, invano. Alla fine, dopo alcuni rinvii della seduta della commissione, si è deciso di andare alla conta, con il centrodestra di governo che ha avvertito le altre forze di maggioranza: noi votiamo compatti (assieme a FdI) per lo stralcio della riforma del catasto, come prevedeva l’emendamento originario della Lega che inutilmente si è tentato di riformulare.

Una prova di forza che, però, decreta la sconfitta di leghisti e azzurri. L’esito della votazione va a favore di Pd, M5s, Leu e Iv, che hanno difeso la riforma e votato contro lo stralcio, mentre il centrodestra perde un pezzo: decisivo, infatti, il voto contrario allo stralcio di Alessandro Colucci, deputato di Noi con l’Italia. Che spiega: “Restiamo convinti della necessità di non alimentare tensioni nel governo in un momento critico come questo, con la guerra alle porte dell’Europa”. E aggiunge: “Abbiamo valutato nel merito il tema ed deciso di ritirare la firma del presidente Lupi dall’emendamento soppressivo perchè l’aggiornamento catastale, approvato in Consiglio dei ministri, è un atto necessario”.

Scoppia il caos (e la rabbia) nella maggioranza: la Lega avverte che d’ora in avanti sul fronte fisco terrà le mani libere. Ma poi rassicura: “Avremmo preferito evitare una polemica dispendiosa sul tema del catasto, ma a prescindere dal voto di oggi la Lega garantisce e rinnova il suo pieno appoggio al governo. Nessuna rottura, meno che mai sulla delega fiscale”, scandisce Federico Freni, sottosegretario leghista al Mef.

Detto questo, “nessun passo indietro, non vorrei si confondesse la doverosa responsabilità di governo con un’abiura ai propri valori e alle proprie idee”, aggiunge. Matteo Salvini, “esterrefatto”, parla con il premier Mario Draghi chiedendogli un incontro dopo la “inspiegabile insistenza sulla revisione del catasto”. Forza Italia fa sapere che Silvio Berlusconi ha sentito nel pomeriggio il presidente del Consiglio: nel colloquio il leader azzurro e il premier avrebbero convenuto sulla “necessità di arrivare a una soluzione rispondente alle esigenze di tutte le forze a sostegno dell’esecutivo”. Ma nulla da fare. Il governo ha tenuto il punto. E così il Cavaliere: è una questione “non aggirabile, è una nostra battaglia identitaria”, sono state le sue parole.

Ma dentro il partito azzurro non tutti hanno condiviso la battaglia: “Incomprensibile il voto odierno di Forza Italia”, tuona il ministro Renato Brunetta, che ricorda: “A ottobre la linea condivisa all’interno del partito era chiara e ha portato all’approvazione del provvedimento in Cdm da parte dei ministri azzurri”. Per poi chiosare: “Con la revisione del catasto il contribuente medio non si accorgerà di nulla, l’impegno che il governo ha preso è che nessuno pagherà di più. Il presidente Draghi lo ha affermato con nettezza in tutte le occasioni: l’obiettivo generale della delega è quello di ridurre il gettito complessivo, non di aumentarlo”. Durissima (anche nei confronti degli alleati) Giorgia Meloni: “è l’ennesimo segnale che questo è un governo a traino Pd che non può fare gli interessi degli italiani”. C

hiedendo a Lega e Forza Italia di votare “con coerenza” contro al delega fiscale. Esulta il centrosinistra. “Il centrodestra ha appena tentato di far cadere il governo Draghi sul riordino del catasto. Non vi è riuscito per un soffio. Abbiamo tenuto. Sembra una fake news, in uno dei giorni più drammatici della nostra storia recente. Purtroppo è una notizia vera. Sono senza parole”, scrive sui social il leader dem Enrico Letta. Giuseppe Conte definisce “inopportuna” la battaglia del centrodestra.

“Rispetto al caro bollette e caro benzina, penso che mettersi a discutere e rischiare di spaccare la maggioranza non ha proprio senso”, spiega, assicurando che il Movimento 5 stelle “non consentirà assolutamente che ci sarà una sovrattassa su edifici e immobili. Ma siamo anche realistici”, conclude. Per il capogruppo di Leu Federico Fornaro si è “ottenuto un risultato importante. Una misura di equità fiscale viene irresponsabilmente propagandata dal centrodestra come una nuova tassa sulla casa”.

E il presidente della commissione Finanze, il renziano Luigi Marattin, osserva: “Pensavo che il tempo dello slogan populista fosse finito, ma per qualcuno si vede di no. Bene che sia prevalsa la serietà dei fatti al populismo delle falsità”. Il nuovo terremoto che ha scosso le fondamenta della maggioranza, però, potrebbe avere nuove onde sismiche: quello odierno infatti è solo il primo voto sulla delega fiscale e i leghisti già preannunciano nuove battaglie sul fronte fisco, a partire dalla flat tax, la cedolare secca, le cartelle. E la spaccatura potrebbe riproporsi anche in Aula alla Camera, dove la delega è attesa il 28 marzo.




Roma-Medellín: la sciarpa solidale che sostiene il calcio di strada in Colombia

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3sciarpamedellinUna sciarpa per sostenere il calcio di strada in Colombia: parte oggi la campagna “Roma per Comuna 13”, organizzata da un gruppo di amici e tifosi della Roma per supportare le attività della “Corporación Sembrando Paz y Esperanza”, un’associazione no-profit che ogni giorno da anni organizza scuola calcio, attività educative e mensa per oltre 300 bambini nella Comuna 13, uno dei quartieri più difficili di Medellín.
I Sembradores (i “seminatori”) utilizzano tutto il loro tempo e i pochi fondi a disposizione per creare un luogo sicuro dove insegnare a vivere nel rispetto, nella lealtà e nella condivisione, valori necessari affinché i più giovani possano crescere scegliendo la strada giusta nel quartiere di Comuna 13. Una zona che, fino a pochi anni fa, è stata teatro di violentissime guerre tra gruppi criminali. Yenni, Andres e le altre persone che organizzano le attività hanno capito e sperimentato che attraverso la pratica del calcio è possibile regalare ai bambini dei sogni per il proprio futuro, in un posto dove per anni i sogni sono stati vietati.
Attraverso le prime raccolte fondi e con molto lavoro manuale, anche grazie all’apporto di molti volontari, i Sembradores hanno comprato e ripulito quello che era un terreno usato come discarica, e lo hanno trasformato in un incredibile campo di calcio. Ma hanno ancora bisogno di aiuto. L’associazione ogni giorno spende soldi per materiale tecnico, illuminazione, bollette. Una delle prossime spese ingenti sarà quella di un pullman per portare le squadre in trasferta e poterle finalmente iscrivere ai tornei giovanili ufficiali.
La sciarpa “Roma per Comuna 13” (acquistabile a questo link: https://bit.ly/SciarpaMedellin) rappresenta la connessione tra Roma e Medellín, perché fonde i colori della Città Eterna con quelli della bandiera colombiana. La campagna di raccolta fondi è partita da Tor Marancia, quartiere del Municipio VIII della capitale italiana dove le associazioni Parco della Torre e TormarArte si impegnano già da mesi a promuovere l’iniziativa. Iniziativa cui fine ultimo è quello di raccogliere fondi che saranno inviati all’associazione, sia per le spese quotidiane, sia per realizzare nuovi progetti dedicati ai bambini e alle bambine della Comuna 13, in Colombia. (aise) 




Nuovo piano di volo per Samantha Cristoforetti: sarà leader dell’USOS

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2samanthaA maggio 2021 l’Agenzia Spaziale Europea ha annunciato che l’astronauta ESA Samantha Cristoforetti, specialista di missione dell’equipaggio Dragon Crew-4, sarebbe stata comandante della Spedizione 68a. Come parte della normale attività di programmazione il piano di volo dell’ISS è stato recentemente modificato, anticipando la data dell’avvicendamento tra gli equipaggi Crew-4 e Crew-5. Con questa modifica, la missione dell’equipaggio Crew-4 è accorciata e la spedizione 68a comincerà dopo la partenza di Samantha Cristoforetti dall’ISS. Per tutto il periodo che trascorrerà a bordo, Samantha avrà il ruolo di leader del Segmento orbitale americano (USOS), che comprende i moduli e i componenti americani, europei, giapponesi e canadesi della Stazione spaziale.
Le opportunità di volo e i ruoli a bordo della Stazione spaziale internazionale vengono assegnati ai membri dell’equipaggio dal Multilateral Crew Operations Panel (MCOP), costituito dai rappresentanti di ESA, NASA, Roscosmos, l’Agenzia giapponese per l’esplorazione aerospaziale (JAXA) e l’Agenzia spaziale canadese (CSA). L’ESA è rappresentata dal Capo del Centro Astronauti Europeo Frank De Winne.
Secondo Frank De Winne, non è raro che il piano di volo venga modificato dato che il traffico della Stazione spaziale Internazionale deve essere attentamente coordinato in base alle esigenze operative. «Questo significa che Samantha Cristoforetti non sarà più comandante della Stazione spaziale internazionale, ma il Panel la conferma la sua fiducia in lei come leader. Continuerà a essere completamente addestrata per la posizione di comandante ed è inteso che, nel caso in cui il piano di volo dovesse tornare a quello iniziale, Samantha assumerebbe questo ruolo».
Samantha Cristoforetti commenta così il cambiamento di piani: “Come membri dell’equipaggio, siamo pronti a dare il nostro contributo come necessario. È un onore per me essere a capo dello USOS, e questo ruolo comprende la maggior parte dei compiti che avrei assunto come comandante. Riconosco tuttavia che molte persone in Europa, in particolare molte donne, hanno tratto ispirazione dalla prospettiva di avere la prima donna europea comandante dell’ISS. Mi rammarico che questo non accadrà durante la mia missione, ma stiamo selezionando una nuova classe di astronauti e astronaute e sono certa che questa comprenderà donne molto preparate e determinate che saranno pronte, in un futuro non così lontano, ad assumere ruoli di leadership”.
Il Direttore dell’Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA, David Parker, afferma che la nomina di Samantha Cristoforetti a capo dell’USOS è una conferma delle qualità che porta con sé sulla Stazione Spaziale: “come astronauta al secondo volo e leader competente, la conoscenza, l’atteggiamento sereno e la precedente esperienza di Samantha Cristoforetti in orbita sono una vera risorsa per l’equipaggio. È un’eccellente figura di riferimento per coloro che attualmente partecipano al processo di selezione degli astronauti dell’ESA, in particolare per le nostre candidate, che desiderano rappresentare l’Europa nello spazio”. (aise) 




Expo Dubai: bilancio positivo per la missione Fvg

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28expofedriga“Il Friuli Venezia Giulia ha mosso dei passi importanti per costruire nuove relazioni commerciali e gettare le basi per creare proficui rapporti con alcune realtà legate alla ricerca e allo sviluppo tecnologico negli Emirati Arabi; un Paese che sta investendo su innovazione e sviluppo sostenibile. È emerso, inoltre, un grande interesse dei fondi di investimento internazionali verso il sistema Paese Italia e la nostra regione. L’Italia è considerata come uno dei principali partner su cui investire e con cui collaborare”. È questo il positivo bilancio che ha dato il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, sulla missione istituzionale a Dubai in occasione dell’Expo. Il capo dell’Esecutivo regionale ha espresso soddisfazione anche per la capacità delle regioni italiane di presentarsi unite all’evento internazionale.
“È un inizio di un percorso promettente che offre a livello mondiale la possibilità di porre le basi per attrarre investimenti nel nostro Paese – ha commentato Fedriga -. Abbiamo incontrato diverse realtà attive nella scienza della vita e sullo sviluppo delle tecnologie all’idrogeno”, ha detto Fedriga ricordando anche il protocollo che il Friuli Venezia Giulia ha siglato con Slovenia e Croazia.
“Un ulteriore interesse – ha aggiunto ancora il governatore -, ha riguardato la parte logistica”, sul punto ha evidenziato il ruolo del porto di Trieste “primo porto italiano” oltre che quello regionale. “Abbiamo sviluppato in Friuli Venezia Giulia un sistema di interporti unendoci anche all’interporto austriaco di Villaco e a quello ungherese di Budapest così da offrire una piattaforma logistica unica per il centro-sud Europa”.
Una riflessione è stata rivolta anche alle conseguenze della crisi internazionale: “il mercato russo è particolarmente importante per il Friuli Venezia Giulia tenendo conto che siamo la seconda regione di Italia per numero di abitanti che vive di export e, negli ultimi anni, anche la prima in termini di crescita percentuale dell’export”.
Il governatore ha infine espresso preoccupazione per la carenza di materie prime e per la crisi energetica.
“Serve un intervento cospicuo da parte del Governo nazionale: per quanto concerne l’abbassamento dei costi energetici a favore delle attività produttive va dato atto al Governo centrale di aver già adottato una misura concreta con 7 miliardi di euro. Credo tuttavia non siano sufficienti: il sistema Europa deve difendere le proprie attività facendo investimenti mirati in materia energetica e, in prospettiva, rendendosi il più possibile autonomo anche nelle materie prime altrimenti rischiamo di essere troppo dipendenti dalle scelte di Paesi terzi e di non avere la capacità di tutelare la nostra economia”. (aise)




Referendum su cannabis bocciato da Consulta, quesito inammissibile

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marijuana cannabis piantine fg ipaIl referendum sulla cannabis è inammissibile. La bocciatura è stata annunciata dal presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato. Il quesito referendario proponeva di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative.

“Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulle sostanze stupefacenti, non sulla cannabis. Il quesito è articolato in tre sottoquesiti ed il primo prevede che scompaia, tra le attività penalmente punite, la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, che non includono neppure la cannabis ma includono il papavero, la coca, le cosiddette droghe pesanti. Già questo sarebbe sufficiente a farci violare obblighi internazionali“, spiega Amato. “Se il quesito è diviso in tre sottoquesiti, io non posso toccare questo treno: se il primo vagone deraglia, si porta dietro gli altri due”.

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Green pass, odg M5S per abolirlo. Conte: “Non è nostra linea”

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conte5 fgOdg M5S per abolire il Green pass, Conte ‘stigmatizza’ l’iniziativa. “E’ stato formulato un odg per l’abolizione” della certificazione verde “nel primo provvedimento utile… Confido che i colleghi firmatari e il proponente, alla luce delle conclusioni di Conte, riflettano sull’opportunità” di presentarlo, dice il capogruppo 5 Stelle Davide Crippa, dando notizia, nel corso dell’assemblea M5S, di un ordine del giorno anti Green pass firmato da parlamentari del Movimento. “Evitiamo di lasciare un documento formale che ci potrebbe creare problemi”, è l’invito del capogruppo. A stretto giro anche il leader pentastellato Giuseppe Conte interviene: “E’ una posizione singolare, francamente mi sembra una posizione che non corrisponde alla linea fin qui seguita”. “Chi lo firma – le parole dell’ex premier, a quanto apprende l’Adnkronos – si assume una grande responsabilità davanti al paese”.

“Il Green pass ha costituito un buon compromesso rispetto alle varie opzioni in campo”, ha osservato il leader M5S intervenendo durante la congiunta pentastellata, replicando poi così agli interventi dei parlamentari: “Dire che siamo fuori dalla pandemia non è proprio corretto, stiamo transitando nella fase dell’endemia. Non possiamo smantellare e dismettere le misure di precauzione sin qui adottate”. “Noi siamo quelli che si sono assunti una responsabilità durante la pandemia e continuano ad averla però possiamo legittimamente rivendicare con il governo stesso un dialogo per lavorare insieme a una prospettiva di allentamento delle misure”, ha quindi aggiunto Conte.

E ancora: “Non è vero che la nostra delegazione governativa non ha lavorato e non invidio affatto il ruolo istituzionale che Sileri ha”, un ruolo che “lo costringe a subire malumori e insofferenza che si diffondono tra la popolazione e anche tra i ‘portavoce'”, ha osservato.




Le donne di Scicli donano a Yassine una “seconda pelle” fatta di gesti concreti

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scicli“Ora sto meglio, la pelle brucia di meno”. Yassine (nome di fantasia richiesto dai genitori) è seduto sulle gambe della mamma che accoglie tra le proprie mani, quella fragile del figlio.

Sette anni di vita, Yassine ha una malattia genetica rara: l’ittiosi lamellare, che gli mangia la pelle. Questa va rimossa, idratata di continuo. Ci pensano mamma e papà, 44 e 36 anni, e in questi giorni anche la figlia maggiore che dalla Tunisia è in visita alla famiglia, sperando in un futuro ricongiungimento. Ma alla cura di Yassine si dedica una intera comunità, quella di Scicli, gioiello barocco del Ragusano, che attraverso le sue donne gli dona una ‘seconda pelle’ fatta di attenzione nutrita da gesti.

Papà è arrivato in Italia nel 2005 a bordo di un barcone, “Sono sbarcato a Lampedusa”, racconta. Sguardo sereno, felice di avere almeno una parte della famiglia, finalmente, vicino a sè. Non si è risparmiato. Ha lavorato sodo. Per quasi sette anni non ha visto la moglie, lasciata poco dopo il matrimonio, incinta della prima figlia che ha potuto abbracciare per la prima volta nel 2011, quando la bimba già andava a scuola. Lui ha vissuto prima in una catapecchia nel Vittoriese, in condizioni difficili, in una casa in cui le infiltrazioni di acqua facevano saltare la corrente. Ha messo da parte quanto era necessario, ha cercato una situazione migliore e oggi ha un regolare contratto di lavoro, un permesso di soggiorno e con quanto guadagna ha potuto ricongiungersi con la moglie e uno dei figli; gli altri due più grandi sono rimasti in Tunisia con la nonna.

Non ha chiesto nulla, ma la sofferenza del figlio più piccolo ha smosso i gruppi di Scicli, realtà dinamiche e collaborative che in team, nel silenzio, si sono date da fare: Caritas, volontarie Vincenziane e associazione Papa Giovanni XXIII, ognuna con le proprie competenze, tutte donne, ma per caso, toste e determinate.

La superficie del corpo di Yassine è ricoperta da pelle secca che si squama, e produce lacerazioni dolorose, prurito, una sofferenza non solo per lui ma anche per chi gli sta vicino. Dorme con gli occhi aperti. Le sue palpebre non sono sufficientemente elastiche da permettergli non solo di riposare con gli occhi chiusi ma anche di lubrificare l’occhio con ciò che per chi non è affetto dalla malattia è normale: battere le ciglia.

Una raccolta fondi immediata per le creme e i prodotti specifici che servono al piccolo per alleviare la sua sofferenza e quanto serve per i viaggi per le visite specialistiche: ha cominciato da qui la ‘rete’ per Yassine, con le prime visite a Scicli (dove viene fatta la prima diagnosi di ‘ittiosi’) e poi a Roma in un centro specializzato, l’Istituto dermatopatico dell’Immacolata per una diagnosi certa e per un piano terapeutico adeguato anche alla sua eta’ oltre che per un accompagnamento della famiglia alla conoscenza della malattia.

Una prima volta il bambino parte accompagnato da una volontaria e dal papà; poi assieme alla mamma sempre con il sostegno di una volontaria. Ed è a Roma che la diagnosi viene confermata: una alterazione genetica con la quale il piccolo dovrà imparare a convivere.

Appena entriamo in casa di Yassine, mamma e papà non sanno come esprimere la loro gratitudine per questo gruppo di donne che ci accompagna; lei si affretta a chiudere le persiane oscuranti di porta e finestre con l’idea di potere sentire meno freddo. La caffettiera è pronta sul fornello, non serve, ma a lei fa piacere e non si può rifiutare.

Rosetta Pacetto, Giovanna Occhipinti Ferro e Gabriella Portelli assieme alle altre volontarie di queste tre mani della provvidenza – le associazioni che si fanno in quattro per il territorio -, sono felici di vedere Yassine molto migliorato. Aveva le piaghe quando è arrivato, non per mancanza di cura, perché la famiglia per questo figlio delicato ha cercato di fare il possibile in Tunisia, ma perché ora vi sono una diagnosi certa, una cura adeguata e i prodotti adatti.

La mamma scopre i piedini affusolati del bambino per fare vedere come ora possa camminare bene, perché non ci sono più le piaghe.    “Quando è nato mi ha fatto paura”, confessa, raccontando anche che in Tunisia avevano pure ipotizzato un trapianto di pelle per ricostruire le palpebre del piccolo.

Un’altra giovane ragazza tunisina ci aiuta a comunicare. Yassine fa vedere i suoi quaderni di scuola, orgoglioso. Impara, gioca con gli altri bambini. Cosa ti piace della scuola? “Il cortile”, risponde furbetto dicendo che da grande vuole fare l’insegnante di educazione fisica.

“La sfida – dice Gabriella – è quella di fare sentire questa famiglia parte del sistema sociale. La disabilità è nei nostri occhi, non in quelli di un bambino. La sua pelle è diversa ma i desideri e i sogni non sono diversi da quelli degli altri bambini. Ci sono famiglie che per pudore e per timore quasi di recare disturbo, è come se vivessero ‘fuori dalle mura della città. Ma non sono sole, andiamo noi da loro”.

È stata una ‘mamma di scuola’ a contattare Gabriella per capire come fare per aiutare Yassine. Era svenuto a scuola perché affrontando l’ora di ginnastica il suo corpo non ha retto. Non può scatenarsi come tutti i bimbi della sua età, anche se lo vorrebbe. Il suo sistema di sudorazione e di termoregolazione risente della patologia di cui soffre. Da lì è iniziato tutto.

Rosetta ha seguito la parte burocratica assieme alle altre volontarie, Giovanna ha coinvolto la sua famiglia per la prima visita specialistica, Gabriella con altre volontarie ha raccolto fondi, una buona mano di aiuto anche da una associazione di motociclisti. “Questo territorio è capace di costruire solidarietà – dice Rosetta – e il volontariato è una forza di cambiamento. Abbiamo affiancato le persone di questa famiglia accompagnandole nel rapporto con le istituzioni, non al posto loro ma assieme a loro”.

I prodotti necessari a Yassine per vivere attenuando il suo dolore sono a carico dello Stato, sono previsti dalle norme vigenti. Con il piano terapeutico in mano, prescritto da una struttura per altro specializzata, è bastato informarsi con gli uffici Asp di Ragusa e con la farmacia territoriale per avere risposta immediata. E per queste donne, ‘ragazze di una volta’, non più giovanissime, dare serenità al bimbo e alla famiglia è una conquista.

I prodotti non saranno più una preoccupazione per la famiglia, che per non abusare della generosità dei suoi angeli custodi cercava di farli bastare magari per qualche settimana in più rispetto alla ‘posologia’ indicata: “Abbiamo portato dei giochi a Yassine – racconta ancora Gabriella – ma lui voleva accettarne solo uno, perché gli bastava”.

La famiglia ora si separera’ di nuovo. Papa’ con mamma e Yassine staranno in Italia. La figlia maggiore, sedicenne, tornerà a giorni in Tunisia, dove ad aspettarla c’è il fratello più piccolo che di anni ne ha 10 e che soffre moltissimo per la separazione dai genitori.

“Speriamo di poter stare nuovamente tutti insieme”, dice il padre. Già, tutti insieme forse per la prima volta. Chissa’, forse dopo l’estate. Il freddo della casa sarà meno intenso. Un’altra volontaria vincenziana ha portato una stufa nuova, un dono in memoria di una persona buona che non c’è più. Qui si fa così. Si agisce.