Con la pandemia gli italiani hanno riscoperto i negozi di quartiere

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085658682 30f029ca a9d7 4764 a393 6782696d7ff4Con il Covid-19 le imprese delle distribuzione alimentare al dettaglio sono state messe a dura prova e, soprattutto durante il lockdown, i punti vendita sono stati in prima linea per assicurare la spesa e continuare ad erogare, in condizioni di difficoltà, un servizio fondamentale per i cittadini facendo riscoprire anche il ruolo dei negozi di vicinato (come afferma il 70% delle imprese) e quasi un’impresa su due (47,3%) ha rilevato un aumento di nuovi clienti. È quanto emerge dall’Osservatorio della Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione aderente a Confcommercio, realizzato in collaborazione con Format Research.

Secondo l’analisi, il 31% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività economica nei prossimi tre mesi, mentre per il 59% la situazione rimarrà stazionaria. Principalmente all’inizio e nella fase più acuta della pandemia le imprese hanno dovuto risolvere problemi di carattere organizzativo mai affrontati prima, con dispendio di energie e risorse, come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza: dalla pulizia e sanificazione quotidiana di ambienti e strumenti, all’installazione dei pannelli separatori in plexiglass tra dipendenti e clienti.

L’emergenza sanitaria ha accelerato i processi di innovazione nel settore: il 40,7% delle imprese ha iniziato a fare consegne a domicilio, il 32,2%, di quelle che già lo facevano, ha intensificato questo servizio e il 14,2% ha attivato servizi di asporto. E anche sul fronte digitale crescono le imprese che hanno avviato servizi che prima non offrivano come la prenotazione spesa tramite email (per il 13,1%), tramite Social Network (per il 9%), il click & collect (per il 7,1%) e la vendita per mezzo di piattaforme online (per il 4,7%). Le imprese della distribuzione alimentare al dettaglio in Italia sono oltre 140 mila, pari a circa il 4% del totale complessivo delle imprese, di cui il 60% ‘specializzate’. AGI




Quasi 2 mila nuovi contagi in Italia nelle ultime 24 ore

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151610780 cb1e8474 a27b 4f17 a559 293da6e60bdfIn crescita i nuovi casi di coronavirus in Italia: oggi si registrano 1.907 positivi, contro i 1.585 di ieri. Per di più con un numero leggermente inferiore di tamponi, 99.839 contro 101.773 di ieri. Lieve calo dei decessi, 10 (erano 13, 24 ore fa). E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.

In ben 8 regioni si registrano aumenti a tre cifre: il più sensibile in Lombardia (224 casi), seguita da Campania (208), Lazio (193) e Sicilia (179). Solo la Basilicata a zero casi. Il totale dei contagiati dall’inizio dell’epidemia sale a 294.932. A segnalare vittime nelle 24 ore sono Lombardia (2), Veneto (2), Puglia (2), e una ciascuna Emilia Romagna, Sicilia, Abruzzo e Sardegna. I decessi totali sono ora 35.668.

Aumentano i guariti, 853 oggi contro i 689 di ieri, per un totale di 216.807. Ma cresce anche il numero degli attualmente positivi (1.044, ieri erano 881), e sono 42.457.
Buone notizie invece sul fronte dei ricoveri: quelli in regime ordinario aumentano meno dei giorni scorsi, 39 in più (2.387 in tutto), mentre le terapie intensive dopo settimane di aumento vedono un lieve calo, 4 in meno, e sono ora 208. I pazienti in isolamento domiciliare sono 39.862, 1.009 più di ieri. AGI




La Marca: niente quarantena per chi arriva in Italia da Canada e Stati Uniti

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15lamarcaLa deputata del Pd eletta in Centro e Nord America, Francesca La Marca, ha diramato oggi una nota dove ha scritto di aver “chiesto nuovamente, con insistenza, al Ministro della salute, Roberto Speranza, e al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, di disporre il superamento dell’obbligo di quarantena per coloro che provengono dal Canada e dagli Stati Uniti”.
La deputata ha ricordato di aver già sollevato la questione, precisamente il 14 luglio scorso, per poi spiegare come in questo momento sia “tornata a farlo con un’interrogazione in commissione che ho proceduto a depositare in vista di una risposta del Governo che dovrebbe arrivare alla ripresa dei lavori parlamentari”.
“Il carico di sacrificio che le disposizioni di contenimento hanno messo a carico dei connazionali all’estero – ha evidenziato – è ormai grande ed è durato troppo a lungo. Ne hanno sofferto le persone, le relazioni professionali e di studio, le attività economiche. Per l’Italia, è stata una perdita secca di relazioni e di risorse. È tempo di modificare le cose, pur restando estremamente vigili sulle questioni relative alla salute e alla vita dei cittadini”.
“Il tempo richiesto per l’assolvimento della quarantena è purtroppo un deterrente insuperabile per chi ha pochi giorni o impegni di lavoro nei paesi di residenza – ha aggiunto -. Su questo si può e si deve intervenire. D’altro canto, nel periodo estivo, ricorrendo ai tamponi, si sono fatte negli aeroporti italiani utili sperimentazioni per coloro che rientravano nel Paese”.
Per tali ragioni, la deputata ha proposto che “la conformità di due tamponi, uno in partenza e l’altro all’arrivo, che testimoni la non positività possa bastare per superare l’obbligo di quarantena. In ogni caso, i tecnici sapranno indicare quali accorgimenti possano essere necessari per raggiungere lo scopo. L’importante è il risultato”.




“Il bambino prima di tutto”: 150 anni fa nasceva Maria Montessori

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Prof Maria MontessoriLa sua vita doveva correre sui binari tecnologici e scientifici dello scibile umano. E per dare corpo ai propri sogni, Maria Montessori si era iscritta alla Facoltà di Ingegneria, accettando il trasferimento dalla tranquilla Chiaravalle – nelle Marche- alla brulicante Roma, capitale di un Regno d’Italia in grande fermento.

Nata nel 1870 da Alessandro e da Renide Stoppani (ambedue impegnati nella politica), Maria crebbe figlia unica e nell’ambiente familiare liberale e tollerante crebbero le sue radici di altruismo . Iscritta nel 1875 in una scuola popolare di Roma, la bambina proseguì i suoi studi in una scuola tecnica e scientifica per approdare al diploma con le idee chiare e con l’animo intraprendente.

Ma non c’erano spazi per le donne intraprendenti, in quegli ultimi anni dell’Ottocento italiano. Non ce n’era almeno per una donna che volesse misurarsi con l’ingegneria: Maria dovette suo malgrado ripiegare sulla medicina e sulla chirurgia, trasferendo nell’anatomia e nella fisiologia la sua passione per la tecnologia. Strada facendo, la studentessa scoprì però una terza scelta, che nel tempo le avrebbe portato i migliori frutti. Decise infatti di seguire le orme della psichiatria e di concentrare la propria tesi su questa materia. La laurea  per la prima donna italiana, arrivò nel 1896 e dopo quattro anni il primo lavoro le venne offerto nel manicomio di Santa Maria della Pietà. L’esperienza terribile, tra i diseredati del genere umane, toccò ancora di più la giovane dottoressa impressionata dalla concomitante presenza di bambini con semplici turbe di comportamento. Lasciati in stato di abbandono e trattati alla pari dei grandi (ovvero poco meglio delle bestie) i bambini colpirono l’acume professionale della ragazza marchigiana che a loro decise di votare la propria missione sanitaria; energica e caparbia, dotata di una volontà instancabile, Maria Montessori si profuse totalmente verso il recupero dei piccoli pazienti e con l’ausilio di materiali adatti ottenne risultati inaspettati. Con grandissima foga, la dottoressa iniziò allora la sua personale battaglia nei confronti dei più piccoli disadattati battendosi per i loro diritti nei congressi scientifici di inizio Novecento. Allo stesso tempo, la psichiatra estese la sua attenzione anche ai bambini normali decidendo di incidere in modo energico sull’organizzazione delle scuole italiane. Ottenuta l’incarico di Professoressa di Antropologia pedagogica, la giovane marchigiana decise di proporre le proprie valutazioni attraverso un nuovo metodo educativo e di farlo attraverso una scuola privata.

Il 6 gennaio del 1907 divenne così una data importante per i bambini di tutto il mondo.

maria montessoriNel quartiere romano di San Lorenzo, segnato da una povertà assoluta, aprì infatti la Casa dei Bambini, per ospiti da 3 a 6 anni. La struttura nasceva all’interno di un grande caseggiato di edilizia popolare, in via dei Marsi 58, permettendo di cogliere alla studiosa i “caratteri psichici insospettati” di bambini non più oppressi e mortificati. La “casa dei Bambini” divenne una vera e propria attrattiva della capitale. In molti accorsero per apprendere dagli stessi bambini che nessun premio e nessun castigo poteva equilibrare la felicità di una giornata operosa. In pochi anni le “case” si moltiplicarono e il nome di Montessori si amplificò oltre i confini nazionali. Le sue scuole inducevano mutamenti positivi nei comportamenti individuali dei bambini e il suo metodo rivelò un rispetto insospettato dei più piccoli nei confronti delle cose e verso gli altri. I suoi libri, dopo l’apertura della casa di Milano iniziarono a circolare fuori dai confini nazionali. “Il metodo della pedagogia scientifica” e “L’autoeducazione nella scuola elementare” approdarono con grande clamore anche nei Ministeri degli stati americani, rivelando un approccio che neanche nell’evoluto “Nuovo Mondo” era mai stato preso in considerazione. Anche i bambini statunitensi poterono finalmente assurgere a un rango più elevato della considerazione psicologica e affettiva riverberando le iniziative che continuavano a espandersi nella lontana Italia. Nel 1913 si tenne ad esempio in Umbria il primo corso per insegnanti; quelli che seguirono videro sempre più la presenza di insegnanti d’Oltreoceano con conseguente amplificazione del lavoro e dell’idea della psichiatra marchigiana. L’entusiasmo per il “metodo Montessori” divenne grande: ovunque grazie all’ambiente preparato e agli oggetti interessati, si ripeteva il miracolo della concentrazione, della quiete individuale, dell’elevato standard  di socializzazione e di scambio. Maria Montessori aveva “liberato” i bambini dal giogo della vecchia educazione.

montessori 20180827La grande intuizione di Montessori fu quella di applicare i metodi dell’educazione degli anormali all’educazione dei bambini normali. Secondo la dottoressa infatti, la questione dei portatori di handicap si doveva risolvere con procedimenti educativi e non con trattamenti medici e i consueti metodi pedagogici erano irrazionali perché reprimevano le potenzialità del bambino invece di aiutarle e farle emergere e svilupparle.

L’educazione dei sensi divenne il momento preparatorio per lo sviluppo dell’intelligenza perché l’educazione del bambino, allo stesso modo di quella del portatore di handicap, doveva far leva tutta sulla sensibilità, perché quest’ultima era uguale per tutte e due le tipologie.

Il metodo Montessori insegnò ad educare il bambino all’autocorrezione dell’errore da parte del bambino stesso ed anche al controllo dell’errore senza che la maestra (o direttrice) dovesse intervenire. Il bambino fu lasciato libero nella scelta del materiale con il quale potersi esercitare facendo leva sull’interesse spontaneo del piccolo e ottenendo un processo di auto-educazione ed auto-controllo.

Il  successo di questo sistema educativo non si sarebbe più fermato. Nominata nel 1922 ispettrice scolastica del Regno d’Italia, Maria Montessori divenne un’instancabile viaggiatrice. I suoi continui spostamenti producevano sempre nuove aperture e nei suoi vari viaggi negli Stati Uniti  la dottoressa fu  accolta con grande onore nella Casa Bianca, ospite di Margaret, figlia del presidente Woodrow Wilson;  la “Montessori Educational Association” fu sponsorizzata con entusiasmo da uomini del calibro di  Alexander Graham Bell, certificando un metodo che negli anni avrebbe prodotto più  di 5000 scuole private e oltre 200 scuole pubbliche nonché numerose scuole di specializzazione (il percorso montessoriano ancora oggi è molto impegnativo) per gli insegnanti che intendono affidare a questa “filosofia” il proprio messaggio didattico.

Ma non fu tutta rosa la strada di questa eccezionale pedagogista. Avversata da tutti i regimi totalitaristici (ed il  motivo è fin troppo ovvio) le scuole “Montessori” furono chiuse durante gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale e in paesi come la Spagna, l’Unione Sovietica, L’Italia e la Germania. Anche la psichiatra fu costretta dal regime fascista a cambiare la propria residenza spostandosi prima a Barcellona (1934) e dopo la guerra civile spagnola, in Olanda . Internata nei campi di concentramento tedeschi nel 1940, la Montessori fu liberata grazie alle trattative politiche, ma fu costretta a lasciare il Vecchio Continente per trasferirsi in India. Nel paese asiatico l’italiana  non si perse però d’animo arrivando ad aprire la sua prima scuola asiatica nella città di Adyar. Tornata in Europa nel 1947 la grande pedagogista scelse di vivere i suoi ultimi anni a Nordwijk aan Zee, in Olanda dove morì il 6 maggio del 1952.

La sua morte però non tramutò in cenere il grande attivismo. Alla sua scuola studiarono nomi altisonanti della Pedagogia mondiale, quali Anna Freud, Jean Piaget, Alfred Adler, and Erik Erikson. Tra i suoi numerosi libri ”Il segreto dell’infanzia “ “La mente del bambino”, “La formazione dell’uomo” ancora oggi rimangono dei veri caposaldi del percorso formativo. Ben più scomoda invece fu la sua personalità. Né laica e né soltanto cattolica, Montessori fu prima corteggiata dal regime fascista e poi osteggiata. Iscrittasi alla società teofisica nata negli Stati Uniti, divenne quasi una guru dell’educazione infantile e ritornata in Italia, dopo la fine della seconda guerra mondiale fu acclamata dal Parlamento. Ma la sua risposta a tanto clamore non smentì la sua eccezionalità:

“Io vi indico il bambino, la sua ricchezza interiore e voi non lo vedete. Preferite guardare il mio dito che lo indica, ammirarlo, dire che è bello!…”




L’ANCRI ricorda i deportati tarantini

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ancri belgioI benemeriti delle Repubblica dell’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI) hanno ricordato oggi a Crispano (TA) uno dei momenti più tragici della storia italiana, l’8 settembre del 1943.
Tra quei soldati c’erano tanti giovani tarantini che di fronte alla difficile scelta di continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contrario, essere deportati nei campi di lavoro in Germania, decisero di non venire meno ai loro doveri nella consapevolezza che solo così la loro Patria un giorno avrebbe riacquistato la propria dignità di Nazione libera.
Rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti “prigionieri” e internati in un campo di concentramento in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta.
Finita la guerra, grazie ai loro sacrifici, abbiamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.
Tra quei soldati c’era anche Donato Tagliente padre del Prefetto Francesco Tagliente, già Prefetto di Pisa e Questore di Roma e Firenze che, nella veste di delegato nazionale ai rapporti istituzionali dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI), insieme al vicepresidente nazionale Francesco Avena e all’Assessore alla Cultura del Comune di Crispiano Aurora Bagnalasta, ha organizzato a Crispano questo momento di riflessione sul “dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti prigionieri e internati in campi di concentramento” e sul “significato autentico del Canto degli italiani”. All’evento, tra le numerose Autorità civili e militari, il Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, il Questore Giuseppe Bellassai ed il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Dell’Anna. Il Comando provinciale dei Carabinieri è stato rapprsentato dal Capitano Leone.
L’ANCRI, per finalità statutarie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandiera Tricolore. L’Amministrazione comunale di Crispiano (Ta) ha condiviso con l’ANCRI l’importanza della trasmissione di messaggi educativi anche di quel patrimonio culturale.
La ragione di essere dell’ANCRI è nella divulgazione e tutela, in Italia e nel mondo, di quei valori costituzionali e repubblicani nati dalla tragedia di due guerre mondiali. Come ha ricordato in occasione dell’annuncio dell’evento, da Bruxelles, il Generale in congedo della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, delegato dell’Associazione per il Belgio, l’Unione Europea, la Nato e gli organismi internazionali, i valori difesi dall’ANCRI sono oggi in gran parte sanciti e protetti dai Trattati sull’Unione Europea, oltre che dalla nostra carta costituzionale che, all’articolo 10, primo comma, prevede che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”. Mentre l’articolo 11 “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati”, come previsto dai Trattati dell’Unione Europea, “alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Perché i drammi che hanno portato, e sono seguiti, a quell’8 Settembre non si ripetano mai più in Europa.
L’ANCRI ha propri delegati, coordinati dal Gen. Alessandro Butticé, oltre che in il Belgio, presso la Ue e la Nato, anche in Albania, Argentina, Armenia, Canada, Cipro, Frangia, Germania, Giappone, Libano, Nigeria, Malta, Olanda, Regno Unito, Spagna, Tunisia, Ucraina e USA.
A Crispano è stato l’’Inno Nazionale, intonato dal Tenore Francesco Grollo, la voce Ufficiale delle Frecce Tricolori e dell’ANCRI, ad introdurre le celebrazioni della ricorrenza della proclamazione dell’Armistizio organizzate nel Teatro comunale cittadino.
Ai saluti del Sindaco Luca Lopomo, dell’Assessore Bagnalasta, del Presidente Nazionale dell’ANCRI Tommaso Bove e di altre Istituzioni governative sono seguiti gli interventi del Prof. Pietro Speziale (autore del libro “Crispiano – uno sguardo al passato per capire il presente e orientare il futuro”) e del Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito, per ricordare il “dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti prigionieri e internati in campi di concentramento, in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta”.
È seguita una chiacchierata briosa sul Canto degli Italiani da parte del socio onorario dell’ANCRI, Prof Michele D’Andrea storico, scrittore, araldista, già dirigente della Presidenza della Repubblica, esperto della materia onorifica e cerimoniale, studioso della musica risorgimentale, autore dello stendardo presidenziale, dello stemma dell’Arma dei Carabinieri e delle revisioni degli stemmi della Marina e dell’Esercito. Per ultimo ha disegnato i nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato.
A margine dell’evento, l’aise ha intervistato il prefetto Francesco Tagliente, organizzatore e moderatore dell’evento, nella veste di delegato ai rapporti istituzionale dell’ANCRI.
D. Qual’è il significato di questo evento ANCRI a Crispiano?
R. Quello di ricordare il “dramma dei soldati italiani deportati e internati nei campi di lavoro e di concentramento, attraverso un momento di riflessione dell’ANCRI e del Comune di Crispiano nel Teatro comunale, chiamando a ricordare quelle tragedie umane il Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito.
D. Nel ricordo anche del dramma dei militari internati nel campo di internamento per prigionieri italiani di S. Andrea alle porte di Taranto.
R. La celebrazione è anche l’occasione per ricordare il dramma dei militari italiani internati nel Campo per prigionieri italiani di S. Andrea, o Campo “S”, situato alle porte della città di Taranto. Un Campo che – come ci ricorda il prof Vittorio De Marco – ha rappresentato nei primi mesi del 1946 una pagina complessa nella storia italiana e locale dell’immediato dopoguerra. Tra febbraio e fine aprile, circa diecimila prigionieri sostarono in questo campo controllato dagli inglesi in una situazione fisica e morale umiliante e precaria per cui si parlò di “campo della fame a due passi da Taranto”. L’essere internati sul suolo patrio ad un anno dalla fine delle ostilità era vissuto come un’offesa alla dignità della persona umana, come un’inutile prosecuzione delle sofferenze e privazioni patite durante la guerra e negli anni di prigionia all’estero. Il caso divenne nazionale; furono numerosi i parenti che dal nord e centro Italia vennero a Taranto nella speranza di riconoscere il proprio figlio o il proprio marito al di là di quei reticolati. Quando fu possibile dai primi di marzo mandare aiuti nel campo tramite l’arcivescovado e la Croce Rossa, la città ed i paesi della provincia risposero con grande generosità come se in quel campo fossero reclusi i propri congiunti. Fu una gara di solidarietà che è rimasta viva nella memoria collettiva del territorio jonico. Il campo venne definitivamente evacuato ai primi del mese di giugno 1946.
Per saperne di più è stato chiamato Prof. Vittorio De Marco Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università del Salento dove è anche presidente del corso di laurea triennale in Servizio sociale e del corso di laurea magistrale in Progettazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali. Si occupa di storia sociale e religiosa del Mezzogiorno tra età moderna e contemporanea, di storia del movimento cattolico e dei rapporti tra Stato e Chiesa tra Otto e Novecento. È stato perito storico nella causa di beatificazione di don Luigi Sturzo di cui ha curato alcuni volumi dell’Opera omnia e perito storico nella causa di beatificazione dello scienziato Enrico Medi, allievo e collaboratore di Enrico Fermi, di cui ha scritto la biografia nel 2001. A Taranto è direttore dal 1987 della Biblioteca arcivescovile “Giuseppe Capecelatro”. È stato esecutore testamentario dell’arcivescovo Guglielmo Motolese.
D. Crispiano, il suo Paese natale, assieme ha suo padre ha pagato un grosso tributo.
R. Abbiamo il dovere di ricordare e far ricordare che anche grazie ai sacrifici di quei soldati e delle comunità dei nostri territori, finita la guerra, abbiamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.
A parlarci delle “sofferenze della comunità crispianese durante il secondo conflitto mondiale” è uno strorico di Crispiano, il Prof Pietro Speziale. Per 22 anni docente e per altrettanti 22 dirigente scolastico. Autore di molte ricerche sulla storia del nostro paese. In occasione del centenario dell’Autonomia del Comune ha omaggiato la cittadinanza di una pregevole pubblicazione dal titolo: “Crispiano – uno sguardo al passato per capire il presente e orientare il futuro.
E non è un caso che sia l’Associazione egli insigniti a promuovere questa iniziativa. L’ANCRI infatti per finalità statutarie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandiera Tricolore.
D. Perché proprio l’Inno nazionale, è stato scelto come protagonista dell’evento dell’ANCRI?
R. Perché l’Inno nazionale è il simbolo della Nazione, del popolo italiano e delle libertà conquistate. È il canto degli Italiani. l’Inno nazionale e la Bandiera sono due simboli (presenti peraltro nella simbologia di tutte le nazioni) che con il loro linguaggio universale richiamano i valori fondanti di coesione e responsabilità nazionale. Sono i simboli dei sentimenti più nobili della nostra Nazione e ne rappresentano l’unità.
Per questo l’ANCRI ha voluto aprire i lavori con il Canto degli Italiani intonato dal Tenere Francesco Grollo e chiuderli con una chiacchierata briosa nel corso della quale il prof Michele D’Andrea, ci ha svelato il significato autentico dell’Inno Nazionale con una passeggiata a ritroso nel tempo, con il passo dell’ironia e del disincanto, tra le pieghe della storia ufficiale con le curiosità e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la nascita, il successo, il significato. Assieme a richiami ad altri celebri canti dell’indipendenza italiana e i confronti con gli inni degli altri Paesi, ricchi di retroscena tanto gustosi quanto sconosciuti. Attraverso la chiacchierata leggera e briosa accompagnata dalla musica è così possibile comprendere, da una prospettiva diversa e originale, alcuni aspetti emblematici del nostro Risorgimento.
Il Prof Michele D’Andrea è uno storico, scrittore, araldista, già dirigente della Presidenza della Repubblica, esperto della materia onorifica e cerimoniale, studioso della musica risorgimentale, autore dello stendardo presidenziale, dello stemma dell’Arma dei Carabinieri e delle revisioni degli stemmi della Marina e dell’Esercito. Per ultimo ha disegnato i nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato.
Il Tenere Francesco Grollo, ambasciatore dell’Opera lirica italiana nel mondo, è considerato la voce delle istituzioni italiane. Ha cantato in più occasioni per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ultimo il 2 giugno per la Festa della Repubblica, e per il Papa Francesco
D. Come ha condizionato l’evento la pandemia?
R. Le nuove misure di contenimento per contrastare e contenere il diffondersi di Covid-19 hanno suggerito di rinviare ad altra data lo spettacolo teatrale dl titolo “Tra il filo spinato e l’Eternità”. Sostituito però da un frame della rappresentazione che parla dell’Olocausto dalla parte di 50 donne crispianesi, e “assolve” al dovere incessante di rinnovare la memoria di una delle pagine più nere della storia d’Europa




Contrassegno di Stato per i vini marchigiani

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7vinopremioqualitaitaliaContrassegno di Stato, da domani, per le Doc marchigiane Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, 2 denominazioni che complessivamente contano su una produzione media di circa 20 milioni di bottiglie l’anno. Il conseguimento delle fascette di Stato, gestito dall’ente terzo di certificazione Valoritalia, giunge quindi al traguardo dopo un iter avviato lo scorso anno.
Una “fase 2” per il principale vitigno della regione che per il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni, rappresenta “una svolta determinante in ottica di miglior tracciabilità e lotta alla contraffazione in favore di un prodotto che sta divenendo sempre più internazionale. Trasparenza, controllo e gestione della produzione e della qualità del Verdicchio sono le ragioni che ci hanno spinto ad aderire a questa nuova fase. Un salto di qualità necessario per assecondare il crescente sviluppo della denominazione e dei suoi produttori”, ha concluso il direttore del maxi consorzio marchigiano, che conta 472 soci e 16 denominazioni tutelate.




Coronavirus: nuovo balzo dei contagi, oggi 845

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215721772 d5e76ab2 e306 4353 9d3f 22ef4e253d60Altro balzo del numero di contagi da coronavirus in Italia: oggi se ne registrano 845, contro i 642 di ieri. I decessi nelle ultime 24 ore sono 6, contro i 7 di ieri.

Il numero di casi totali sale a 256.118, quello dei morti è di 35.418. Il numero di guariti dimessi è ora di 204.686, mentre quello degli attuali positivi e’ pari a 16.014.

Nel dettaglio, i positivi sono gli 883 ricoverati con sintomi (+17 su ieri), i 66 (stesso numero di ieri) in terapia intensiva e i 15.063 (+135) in isolamento domiciliare.

Per le regioni la Lombardia segna +91 casi, seguita dall’Emilia Romagna con +76, dal Lazio con 75, dal Veneto con 59, dalla Campania con 56, dalla Sicilia con 45, dal Piemonte con 42 e dalla Toscana con 40. Nessuna regione segna oggi zero nuovi casi.

L’incremento del numero di tamponi è pari a 77.442, che porta il totale a 7.790.596, di cui 4.600.949 testati.

La maggior parte dei casi di positività di coronavirus “è stata contratta sul territorio nazionale (risultano importati da stato estero il 28,3% dei nuovi casi diagnosticati nella settimana di monitoraggio)” ha sottolineato il report settimanale della cabina di regia per il contrasto del coronavirus del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Si conferma un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la terza settimana consecutiva” rileva il documento “con una incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg (periodo 3/8-16/8) di 9.65 per 100 000 abitanti, in aumento dal periodo 6/7-19/7 e simile ai livelli osservati all’inizio di giugno”.

“Nella settimana di monitoraggio il 28,6% dei nuovi casi diagnosticati in Italia è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 34,0% nell’ambito di attivita’ di contact tracing”. “I rimanenti casi” sottolinea il report “sono stati identificati in quanto sintomatici (30,4%) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (7,1%). Quindi, il 63% dei nuovi casi sono stati diagnosticati grazie alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti”. (AGI)




Mattarella: “Ripartire con concretezza”

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100647211 669efb46 ea6c 46ed b32d f4b543bcc799Dal rallentamento economico e sociale generato dalla pandemia, si deve ripartire “con più forte coscienza di comunità”, e l’urgente opera di ricostruzione “ha bisogno di profonda idealità, di ampia visione, di grande concretezza”. Sergio Mattarella invia un messaggio alla quarantesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli e sprona cittadini, imprese e istituzioni alla reazione.

“Il rilancio è possibile se, accanto al legittimo gioco degli interessi, si manifesta capacità progettuale, tendenza allo sviluppo integrale della persona, impegno per la crescita di umanità che sconfiggano spinte alla chiusura, al risentimento, all’avversione, che condurrebbero invece al fallimento”, spiega.

Il Presidente della Repubblica rivolge anche uno sguardo all’Europa. “Cogliere il cambiamento, di cui l’Unione europea è stata capace nella risposta alla pandemia e nel progettare la ripartenza, è oggi la premessa di un rilancio dell’Italia – sottolinea – Il nostro Paese ha dato prova, ancora una volta, delle sue energie morali e civili e soltanto nell’integrazione e nella solidarietà europea può costruire un domani adeguato per i suoi figli”.

Tutti, ragiona infine il Capo dello Stato “possiamo e dobbiamo contribuire” all’impegno economico, sociale, culturale che ne deriva. “Le istituzioni anzitutto e l’intera società, con le sue forze economiche e le sue preziose autonomie sociali. Questo – conclude – è il percorso per colmare i ritardi e rendere più saldi l’Italia e l’avvenire delle sue giovani generazioni”. (AGI)




Discoteche chiuse per arginare i contagi da coronavirus

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195020353 47ed593f 82fa 43f9 88c7 405e967b509dDiscoteche chiuse in tutto il Paese e obbligo di indossare la mascherina dalle 18 alle 6 del mattino nei luoghi della movida. Il governo interviene così per fronteggiare l’incremento dei contagi da coronavirus registrato negli ultimi giorni. Nel corso di una riunione durata oltre due ore, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha spiegato ai presidenti di Regione collegati in videoconferenza che il provvedimento si è reso necessario e urgente a causa “della ripresa dei casi, che è significativa anche alla luce dei contagi nel contesto europeo”.

Con questo provvedimento, ha aggiunto secondo quanto viene riferito, “diamo al Paese il segnale che bisogna tenere alta l’attenzione”. Decisi anche aiuti agli imprenditori del settore. Stefano Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico, si attende danni economici ingenti, “ma non vedo alternative”, ha spiegato. “Serve maggiore attenzione per evitare di tornare ai dati di marzo”, ha insistito assicurando che il governo farà il possibile “per dare un sostegno alle attività che avranno delle perdite, trovando delle poste di ristoro specifiche anche nel dl agosto”.

Sulla stessa linea anche il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. “Restiamo uno dei paesi più sicuri al mondo per la sicurezza sanitaria; questa condizione non è casuale ma figlia dei sacrifici che abbiamo fatto e che vanno difesi. Ora – ha aggiunto – è il momento di andare avanti ma limitando al massimo le attività che presuppongono contatti fisici e assembramenti incontrollabili”.

Critiche dal centrodestra

La maggior parte delle Regioni si sono dimostrate d’accordo con le decisioni annunciate dal governo. Il Friuli Venezia Giulia ha espresso contrarietà. Il presidente Massimiliano Fedriga ha chiesto “di individuare una mediazione, quale l’introduzione dell’obbligatorietà delle mascherine sulle piste da ballo, che potesse garantire agli esercizi interessati di poter proseguire le loro attività”. Un appello rimasto inascoltato.

Critico anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha attaccato il governo: “Solo oggi sono sbarcati più di 200 clandestini e il problema è che siano gli italiani, i baristi, i ristoratori, i ragazzi, i lavoratori è surreale. Questo governo è incapace di difendere i confini, la salute e i risparmi degli italiani e se la prende con i ragazzi che escono e che si vogliono divertire. È una follia”. Anche per Fratelli d’Italia, con Ignazio La Russa, il governo con la sua ordinanza “si accanisce contro i giovani che vogliono stare insieme. Anziché rendere operative misure di distanziamento attualmente inesistenti in tante situazioni (dagli aerei alle spiagge libere tanto per fare due esempi) ci si accanisce coi luoghi di incontro all’aperto dei giovani senza che vi sia una certificata esigenza clinica”.

Più cauta Forza Italia. Per Maria Stella Gelmini, capogruppo alla Camera, la scelta dell’esecutivo è “comprensibile” ma “gli aiuti per i gestori, questa volta, dovranno essere concreti e immediati”, ha sottolineato. Dalla maggioranza è arrivato invece il plauso di Italia viva. “Bene l’ordinanza del ministro Roberto Speranza e la decisione del Governo (assieme alle Regioni). È la scelta giusta”, ha affermato il deputato Marco Di Maio.

Insoddisfatti gli operatori del settore. Negativo il giudizio di Maurizio Pasca, presidente nazionale Silb, il sindacato imprenditori locali da ballo di Confcommercio. “La discoteca è capro espiatorio di piaghe sociali come l’alcol, la droga, la violenza, che secondo le statistiche trovano sfogo al di fuori di essa e non dentro. E ora capro espiatorio di un virus che ci risulta di carica virale bassissima. Osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il contagio si fermerà. Per ora – ha affermato – chiediamo al governo aiuti fattivi per le nostre aziende, che sono chiuse da fine febbraio e hanno dipendenti, affitti, tasse da pagare”. (AGI)




Bocciati i ricorsi: sì a referendum e election day

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153905925 34c2a0d3 518d 444a 95c8 1959b5f95a72Sono inammissibili i conflitti di attribuzione tra poteri dello Stato, sollevati dal Comitato promotore del referendum, dalla Regione Basilicata, dal senatore Gregorio De Falco e dall’Associazione +Europa, riguardanti, sotto vari profili, il taglio dei parlamentari, il relativo referendum costituzionale e le elezioni regionali, per i quali sono state fissate le date del 20 e 21 settembre, il cosiddetto ‘election day’. Lo ha deciso la Corte Costituzionale, che domani depositerà le ordinanze con le motivazioni.

Il no ai ricorsi della Basilicata e del comitato promotore

Dopo la camera di consiglio svolta stamane, la Corte ha dichiarato inammissibile (relatore il giudice Giuliano Amato) il conflitto sollevato dal comitato promotore del referendum sul taglio dei parlamentari, relativo all’abbinamento delle due votazioni, disposto con il decreto elezioni. Il comitato promotore, spiega Palazzo della Consulta, “non ha legittimazione soggettiva” a sollevare questo conflitto dato che “la Costituzione non gli attribuisce una funzione generale di tutela del miglior esercizio del diritto di voto da parte dell’intero corpo elettorale”.

Inammissibile (relatore Giovanni Amoroso) è stato dichiarato anche il ricorso presentato dalla Regione Basilicata con riferimento sia all’avvenuta approvazione definitiva, l’8 ottobre 2019, del testo di legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, sia al Dpr del 17 luglio 2020 di indizione del referendum popolare confermativo. “La Corte – si legge nella nota della Consulta – in linea con la propria giurisprudenza, ha infatti escluso la legittimazione soggettiva degli enti territoriali, in generale, e della Regione, in particolare, perché non sono potere dello Stato ai sensi dell’articolo 134 della Costituzione”.

“Incoerenti critiche alla legge elettorale”

Quanto al ricorso presentato dal senatore Gregorio De Falco nei confronti del Senato, del Governo e del presidente della Repubblica, i giudici costituzionali (relatore Nicolò Zanon) hanno ritenuto che “esponesse, in modo confuso e incoerente, critiche alla legge elettorale, alla riforma costituzionale, all’accorpamento delle consultazioni, all’utilizzo dei decreti legge e, infine, al procedimento di conversione in legge degli stessi, sovrapponendo argomenti giuridico-costituzionali tra loro ben distinti”. Inoltre, “pur sostenendo la violazione di plurimi principi costituzionali inerenti sia il procedimento legislativo sia quello di revisione costituzionale – osserva Palazzo della Consulta, il ricorso non ha chiarito quali attribuzioni costituzionali del singolo parlamentare siano state in concreto lese nel corso di questi procedimenti”: per queste ragioni, il ricorso De Falco è stato giudicato inammissibile.

Infine il conflitto promosso dall’associazione +Europa, che, come partito politico, contestava in particolare la previsione (contenuta nel dl 26/2020) che riduce a un terzo il numero minimo di sottoscrizioni richiesto per presentare liste e candidature nelle elezioni regionali. Secondo +Europa, omettendo di prevedere, in favore dei partiti già presenti in Parlamento, una deroga all’obbligo della raccolta delle sottoscrizioni, il legislatore avrebbe leso le sue attribuzioni costituzionali in quanto partito politico.  L’inammissibilità del conflitto (relatrice Daria De Pretis), conclude la Corte, “deriva dal difetto di legittimazione della ricorrente in base alla costante giurisprudenza costituzionale che nega ai partiti politici la natura di potere dello Stato”.  (AGI)