Hu è il cognome più diffuso a Milano

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142150367 bb2ed356 8ab6 4dbd 8a8d ca0c7b0ecec7E’ il cinese Hu il cognome più diffuso in assoluto a Milano, sia tra i maschi che tra le femmine e dunque anche nella classifica totale. Lo comunica l’anagrafe del capoluogo: a metà 2020 la novità più rilevante è che il cognome cinese supera il classico Rossi nella graduatoria femminile e non di poco: 2210 contro 2133.

Tra i maschi il sorpasso era già avvenuto

Tra i maschi, invece, il sorpasso era avvenuto da tempo e il conto è di 2454 Hu contro 1873 Rossi. Il totale è così di 4664 Hu e 4006 Rossi. Al terzo posto figura il cognome Colombo (1543 maschi e 1832 femmine, totale 3375), al quarto Ferrari (1506 maschi e 1720 femmine, totale 3226).  (AGI)




Cinque deputati avrebbero incassato il bonus per le partite Iva

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131417239 e018492d ee74 43c9 84de 839f07c6c94dCinque deputati avrebbero chiesto e ottenuto il bonus per le partita Iva, una delle misure varate dal governo per fronteggiare la crisi dovuta all’emergenza coronavirus. La notizia, diffusa da Repubblica, è stata segnalata dall’Inps, che eroga il contributo. E subito si scatena la polemica, con tanto di richiesta ai deputati di venire allo scoperto (i dati personali, compreso nome e cognome, sono protetti dalle norme sulla privacy), restituire il maltolto e dimettersi.

Intanto è ‘caccia ai nomi’, e filtrano le prime indiscrezioni. Autorevoli fonti parlamentari riferiscono all’AGI che tre dei cinque deputati ‘incriminati’ sono della Lega. Gli altri due sarebbero uno di Italia viva (anche se fonti del gruppo alla Camera spiegano che al momento non risulterebbe) e uno del Movimento 5 stelle, ma c’è anche chi parla di un parlamentare fuoriuscito dal gruppo pentastellato. E tra i destinatari del bonus ci sarebbero anche assessori e consiglieri regionali nonché sindaci (in tutto circa 2mila).

Netta la presa di posizione del presidente della Camera, Roberto Fico: “È una vergogna che cinque parlamentari abbiano usufruito del bonus per le partite Iva. Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. È una questione di dignità e di opportunità. Perché, in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di la’ di quelli giuridici. È necessario ricordarlo sempre”, scrive la terza carica dello Stato su Facebook.

La segnalazione dell’Inps

La segnalazione dei cinque deputati che avrebbero richiesto e percepito il bonus per le partita Iva è arrivata dalla direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps, struttura ad hoc voluta dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare i truffatori. In base alla segnalazione, cinque parlamentari avrebbero incassato dall’Inps il bonus da 600 euro mensili (poi elevato a 1000 euro) introdotto dai decreti varati dal governo (tra cui il dl Rilancio) per sostenere autonomi e partite Iva, categorie gravemente colpite dalla crisi conseguente al lockdown.

Unanime la ferma condanna della politica

“È vergognoso. È davvero indecente”, tuona Luigi Di Maio, che invita i cinque deputati a restituire quanto percepito e dimettersi. Di “vera vergogna” parla anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti. E Matteo Salvini, che subito ha puntato il dito oltre che sui deputati anche sull’Inps e sul governo, ‘reo’ di aver varato un decreto che consente anche ai deputati di percepire il bonus, in una successiva dichiarazione sentenzia: “Chiunque siano, immediata sospensione”.

Ancor più tranchant la posizione di Italia viva, che con la ministra e capo delegazione Teresa Bellanova chiede le immediate dimissioni dei parlamentari, “a qualunque partito e schieramento appartengono”.

Accanto alla dura stigmatizzazione del comportamento dei 5 deputati c’è chi, sia nella maggioranza che dal centrodestra, solleva anche la questione delle modalità con cui vengono erogati gli aiuti per la crisi economica. Giorgia Meloni parla di “squallore. Gli italiani sono in ginocchio e qualcuno nel Palazzo si preoccupa solo di arraffare sempre di piu'”. Per la leader di FdI, però, “questo scandalo mette in evidenza anche la vergogna” di un “governo incompetente” che “non ha previsto alcun tetto di fatturato e di reddito per il bonus partite Iva. Pretendiamo massima chiarezza”.

Per il vicecapogruppo del Pd alla Camera, Michele Bordo, che giudica “inqualificabile” quanto accaduto, “questa vicenda dimostra che sono sbagliati i contributi a pioggia senza nessun meccanismo di selezione. La fretta delle scelte nel pieno della pandemia ha purtroppo determinato diversi casi di ingiustizia sociale. È necessario correggere quanto prima questa impostazione”. E il dem Emanuele Finao osserva: “Non ci possono essere scusanti per atti così squallidi. Si può discutere, ed è giusto farlo, sulla natura degli interventi a pioggia durante l’emergenza”, sostiene, chiedendo ai partiti dei 5 deputati di “fare chiarezza su una vicenda che giudicare inquietante e’ poco”.

Per l’azzurra Licia Ronzulli non ci si può lamentare “se i cittadini hanno sempre meno fiducia nella politica e si ingrossano le file dell’astensione e dei voti di protesta”. Chiede chiarezza la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, che sottolinea: “Quando abbiamo pensato a questi provvedimenti, li abbiamo scritti per aiutare chi davvero stava soffrendo, chi si era ritrovato di colpo in difficolta’, chi ne aveva bisogno davvero”.

“Se chiediamo ai cittadini di credere nella politica, soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo affrontando, non possiamo accettare che 5 deputati abbiano usufruito del bonus destinato a professionisti e partite Iva”, afferma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, secondo il quale “si sta nelle istituzioni con disciplina e onore sempre”.

Anche Leu, con il capogruppo Federico Fornaro, chiede di fare piena luce: “E’ giusto che gli italiani conoscano i loro nomi e chi si e’ comportato in questo modo deve assumersi le proprie responsabilità, incominciando con il restituire subito i soldi. Si faccia dunque chiarezza sulla vicenda e la si faccia subito”, afferma. Il senatore di Forza Italia Francesco Giro chiede al presidente della Camera di fare “nomi e cognomi. Il presidente Fico invece di indignarsi deve dirci quali deputati hanno chiesto il bonus Covid per le partite Iva”.

Esprime indignazione il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio: “Non possono essere ammessi comportamenti simili da parte di eletti in Parlamento. Restituiscano subito gli importi e chiedano scusa al Paese”, è la richiesta. “Evidentemente non gli bastavano i quasi 13 mila euro netti di stipendio al mese, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. E’ vergognoso. È davvero indecente”, scrive su Facebook il ministro degli Esteri.

“Questi 5 personaggi invece di rispondere al popolo che li ha eletti hanno ben pensato di approfittarne”, aggiunge Di Maio che incalza: “Restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli e’ rimasto ancora un briciolo di pudore. Non importa di quale forza politica siano espressione”, conclude. Anche il capo politico M5s Vito Crimi chiede ai deputati ‘furbetti’ di uscire allo scoperto. Di “autodenuncia” parla anche la capogruppo di FI Mariastella Gelmini e da Leu Nicola Fratoianni chiede di porre un tetto al reddito per poter percepire i bonus. (AGI)




Distanziamenti e mascherine fino al 7 settembre, Conte ha firmato il Dpcm

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204359915 27639db7 2ea2 4c66 9b93 0da3ee56e41aIl presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato il nuovo Dpcm che contiene la proroga delle misure “precauzionali minime” fino al 7 settembre, come lo stesso premier aveva annunciato ieri nella conferenza stampa in una pausa della riunione del Consiglio dei ministri

“Nel nuovo Dpcm ci sarà la proroga sino al 7 settembre delle misure precauzionali minime. Rimane il distanziamento e l’obbligo delle mascherine. Sono regole minime”, ha detto ieri sera Conte.

Nel testo del Dpcm firmato questa mattina dal presidente del Consiglio, si legge: “Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 9 agosto 2020 in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 giugno 2020, come prorogato dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 luglio 2020, e sono efficaci fino al 7 settembre 2020”.

La proroga delle misure precauzionali è necessaria, si legge ancora nel testo del nuovo Dpcm, “considerati l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale; Considerato, inoltre, che le dimensioni sovranazionali del fenomeno epidemico e l’interessamento di più ambiti sul territorio nazionale rendono necessarie misure volte a garantire uniformità nell’attuazione dei programmi di profilassi elaborati in sede internazionale ed europea”.

Tra le misure di prevenzione che vengono prorogate fino al 7 settembre c’è l'”obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti”. Inoltre, “è fatto obbligo di mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, fatte salve le eccezioni già previste e validate dal Comitato tecnico-scientifico di cui all’articolo 2 dell’ordinanza 3 febbraio 2020, n. 630, del Capo del Dipartimento della protezione civile”.

Prorogata anche la misura che prevede che “i soggetti con infezione respiratoria caratterizzata da febbre (maggiore di 37,5°) devono rimanere presso il proprio domicilio, contattando il proprio medico curante”.

Il nuovo Dpcm prevede poi che “a decorrere dal 1 settembre 2020 è consentita la partecipazione del pubblico a singoli eventi sportivi di minore entità, che non superino il numero massimo di 1000 spettatori per gli stadi all’aperto e di 200 spettatori per impianti sportivi al chiuso”.

La presenza di pubblico, si legge nel testo del decreto del presidente del Consiglio, “è comunque consentita esclusivamente nei settori degli impianti sportivi nei quali sia possibile assicurare la prenotazione e assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, nel rispetto del distanziamento interpersonale, sia frontalmente che lateralmente, di almeno 1 metro con obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie; in casi eccezionali, per eventi sportivi che superino il numero massimo di 1000 spettatori per gli stadi all’aperto e di 200 spettatori per impianti sportivi al chiuso, il Presidente della Regione o Provincia autonoma può sottoporre specifico protocollo di sicurezza alla validazione preventiva del Comitato tecnico-scientifico ai fini dello svolgimento dell’evento”.  (AGI)




Strage di Bologna, un fumetto-inchiesta racconta ‘Le verità negate’

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Bologna Copertina TagliataSi intitola “Le verità negate” il fumetto di Ferrogallico che, a 40 anni dalla strage di Bologna, racconta e ripercorre tutte le piste relative all’eccidio del 2 agosto 1980 “che la Procura non ha voluto seguire o alle quali non ha voluto dare credito investigativo”. La casa editrice diretta da Marco Carocci, che ha già pubblicato albi come ‘Sergio Ramelli’, ‘Brigate Rosso Sangue’, ‘Foiba Rossa’, lo distribuirà in tutte le librerie italiane a partire da settembre e lo presenterà in anteprima alla Camera dei Deputati mercoledì 9 settembre alle ore 14.00.

Il fumetto è una graphic novel precisa e documentata, sceneggiata da Riccardo Pelliccetti, disegnata da Francesco Bisaro, e curata, per ciò che riguarda l’apparato di note a corredo e per tutti i riferimenti alla vicenda giudiziaria, dall’avvocato Valerio Cutonilli, autore, tra l’altro, con il giudice Rosario Priore, del libro “I segreti di Bologna” (Chiarelettere, 2016) che per primo tirò fuori il giallo dell’86esima vittima della strage. Una vera e propria indagine giornalistica, arricchita dalle prefazioni di Nicola Porro e Gian Marco Chiocci e completata dall’intervento di Paola Frassinetti, Fondatrice e membro dell’Intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto”.

Ad arricchire il volume inoltre ci sono due importanti dossier di Massimiliano Mazzanti, il primo sulla vicenda della salma di Maria Fresu e sulla presenza di una 86° vittima mai identificata dagli inquirenti, il secondo chiarificatore sulla questione dei presunti fondi della P2 volti a finanziare i Nar per la strage di Bologna, oltre all’intervista esclusiva che Stefano Sparti (figlio del teste chiave del processo di Bologna per la condanna degli ex Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro) ha rilasciato a Riccardo Pelliccetti.

Oltre 30 pagine di documenti inediti raccontano verità diverse da quelle giudiziarie e documentano le tesi e le suggestioni che il fumetto propone. Per la strage di Bologna, com’è noto, sono stati condannati come esecutori Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, tutti all’epoca esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari, mentre nell’ultimo processo, cominciato quasi 40 anni dopo la strage, è stato condannato all’ergastolo un altro ex Nar, Gilberto Cavallini.

Ma, nonostante le verità giudiziarie, sono molte le cose non tornano, a partire dai tanti depistaggi che vengono raccontati anche nel fumetto. Ed ancora le evidenze delle ultime perizie che sono arrivate a dimostrare la presenza di una 86° vittima (mai identificata). E poi ci sono le innumerevoli voci di politici di tutti gli schieramenti, fino alle massime cariche dello Stato, che hanno sempre indicato una verità diversa da quella dei giudici di Bologna. Tante poi le vignette che mettono in luce anche la pista palestinese, scartata dalla procura, con i riferimenti al terrorista filopalestinese ‘Carlos lo Sciacallo’. “I ripetuti attentati del Gruppo Carlos contro obiettivi indiscriminati, come treni e stazioni, evidenziano i limiti del teorema su cui è fondata l’inchiesta sulla strage di Bologna”, si legge in una delle tante vignette del fumetto “Le verità negate”.

“Non fornisco risposte, non regalo certezze, non introduco nuovi teoremi, pongo invece delle domande”, spiega l’autore dell’albo Pelliccetti, che, dopo la presentazione alla Camera, porterà il fumetto in tour per una serie di presentazioni, alcune delle quali già fissate, tra cui Bologna (16 settembre), Verona (22 settembre), Trieste (25 settembre), Milano (29 settembre) e Pietrasanta (10 ottobre). (AdnKronos)




I treni ad alta velocità tornano al 100% della capienza

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191611652 e9896d11 b55a 4b4d 904f e63925b307c4I treni ad alta velocità potranno viaggiare al 100% della capienza. Tornano infatti ad essere acquistabili tutti i posti a sedere, secondo quanto prevede l’allegato del Dpcm di luglio, a condizione che siano ottemperati alcuni obblighi: autocertificazione all’atto dell’acquisto del biglietto in cui si dichiara di non essere affetti da Covid-19 nè di essere stati a contatto con persone colpite dal virus, misurazione della temperatura (limite 37,5 gradi) prima di salire sul treno, mascherina obbligatoria da sostituire per i viaggi superiori alle 4 ore. Progressivamente, se la situazione sanitaria non peggiorerà, la misura sarà estesa a tutte le Frecce Trenitalia fino ad arrivare poi agli Intercity.

Lo stop al distanziamento tra i passeggeri in treno, sia sulle tratte Av di Trenitalia che su quelle di Italo, trova finora la netta contrarietà degli esperti. A partire dal Comitato tecnico scientifico, che, si spiega, non ha ancora prodotto un parere in materia, anche se l’orientamento sarebbe comunque di netta contrarietà: i numeri, per di più in crescita come certificato oggi dal report settimanale del ministero della Salute e dell’Iss, non giustificano una mossa ritenuta ancora “azzardata”.

Per Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, si tratta senza mezzi termini di “una scelta sbagliata da correggere prontamente”, mentre Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, osserva: “Ma Trenitalia nottetempo ha aumentato superficie carrozze o divelto poltrone? Come si rispetta la distanza sociale se è possibile occupare il 100% dei posti disponibili?”. (AGI)




Conte difende la proroga dell’emergenza: “Grave dire che è liberticida”

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104208808 452be04f 99e2 49f4 845d 05fc17576999Governo liberticida? “Affermazioni gravi che non hanno nessuna corrispondenza nella realta’”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando nell’Aula della Camera sulla proroga dello stato di emergenza e rispondendo alle accuse dell’opposizione.
La proroga viene decisa – spiega il premier – “non certo perché si vuole fare un uso strumentale per atteggiamento liberticida, reprimere il dissenso o ridurre la popolazione in uno stato di soggezione”. E quindi “non si faccia confusione davanti alla popolazione, c’è qualcuno che è stato convinto che la proroga dello stato di emergenza significhi il ritorno al lockdown, non è affatto così”. “La proroga dello stato di emergenza, se tiriamo via le polemiche e le posizioni ideologiche, è – osserva Conte – una scelta obbligata basata su motivazioni tecniche”.

Ricordo “che la dichiarazione dello stato di emergenza, ma questa cosa a quanto sentito da una parte degli interventi ieri in Senato purtroppo sembra ancora sfuggire, è prevista dal Codice di protezione civile“. Il premier esclude poi un nuovo lockdown: “Nessuna misura più restrittiva, nessun ritorno al lockdown”.

Poi ha osservato che la mancata proroga dello stato di emergenza comporterebbe “un arresto del sistema di protezione costruito in questi mesi difficili”. “Si è trattato di scelte non facili che hanno comportato tanti sacrifici ma che ci hanno permesso di superare l’emergenza”, ha spiegato, riferendosi alle decisioni prese in questi mesi per frenare il contagio da coronavirus.

Ieri la maggioranza, che pure appoggia la decisione, ha fissato dei precisi paletti: innanzitutto, la proroga è estesa fino al 15 ottobre e non al 31, come inizialmente si ipotizzava. In secondo luogo, basta con i Dpcm o le delibere, servono fonti normative primarie. Inoltre, la maggioranza impegna il governo a coinvolgere “pienamente” il Parlamento.

E ancora: l’esecutivo studi soluzioni che consentano di svolgere le elezioni regionali, comunali e il referendum fuori dalle scuole. Il premier ha incassato il primo via libera del Senato, con 157 si’ (il pentastellato Crucioli vota contro in dissenso, cosi’ i due senatori del Misto Martelli e Ciampolillo), e oggi si replica alla Camera.

Il centrodestra, che si è presentato compatto all’appuntamento con una risoluzione unitaria, ha attaccato a testa bassa governo e maggioranza. E si è schierato contro la proroga dello stato di emergenza, decisione dettata solo dalla necessità dell’esecutivo, è la tesi, di blindarsi e mantenere stretta la poltrona. Matteo Salvini e Giorgia Meloni parlano senza mezzi termini di “deriva liberticida”, Forza Italia ha accusato il governo di voler “imbavagliare” il Paese. Ma Conte, che ha rispedito al mittente l’accusa di mirare a un tornaconto personale in termini di consenso e tenuta del governo, ha replicato netto: “Vi sfido a interrogare i presidenti di Regione e confrontarvi con loro: vediamo se sono disponibili a dismettere queste misure di protezione”. (AGI)




Benvenuti aperitivi, identitá italiana! Tapas, identitá spagnola!

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3 antipasti per italians newsAPERITIVO
è una bevanda alcolica o analcolica che si beve prima dei pasti per stimolare l’appetito (in inglese anche pre dinner). Può essere un cocktail o una bevanda non miscelata accompagnata o meno a stuzzichini.

Molti aperitivi, come ad esempio il Negroni, sono compresi nella lista della International Bartenders Association (Cocktail ufficiali IBA).

Per le normative italiane e comunitarie l’aperitivo alcolico non è una specifica bevanda alcolica definita dal punto di vista legale e merceologico come possono essere il vino, la birra, un distillato, il liquore, l’amaro, e simili, ma è piuttosto una modalità di preparazione e consumo di bevande alcoliche o preparati a base di bevande alcoliche. Si nota inoltre che un aperitivo non deve necessariamente essere alcolico; infatti basti pensare ai cosiddetti soft drinks che sono le famose bevande gassate diffuse in tutto il mondo. In pratica, l’aperitivo è una bevanda assunta in un determinato contesto.

2 antipasti per italians newsGLI APERITIVI: BREVISSIMA STORIA

Fin dall’antichità Greci, Etruschi e Latini avevano l’abitudine di far precedere i loro banchetti da bevande a base di vino, miele, resine spezie e quant’altro fosse in grado di “aprire” all’assunzione del cibo. La parola aperitivo, deriva infatti da “aperio-aperire” parola latina che significa, appunto, aprire. Successivamente appare il termine “aperitivus”, parola che significa letteralmente “spalancare le porte al desiderio di dissetarsi”.

Gli aperitivi contengono delle sostanze che hanno delle proprietà che vanno a stimolare i succhi gastrici dello stomaco predisponendolo alla ricezione del cibo. Oltre alle sostanze contenute, anche il colore e l’odore, sono importanti. Spesso gli aperitivi si presentano con colori che vanno dal rosso, all’arancione, al bianco o trasparente.

antipasti per italiansnewsIl Rito dell`APERITIVO nasce a Milano in GALLERIA al Famoso Bar “IL CAMPARINO   “Un luogo unico nel cuore di Milano, il primo locale associato ad un brand, capace di ricordare in tutto il mondo i valori della città e il culto dell’aperitivo italiano.
Il Camparino di Milano viene inaugurato nel 1915, sotto la guida di Gaspare Campari. Il locale rivoluzionerà il modo di bere, grazie alle innovazioni messe in atto nella gestione del bar: dallo scantinato un impianto idraulico garantiva un flusso continuo di seltz ghiacciato fino al bancone di mescita e permetteva di offrire drink sempre freschi. La vera intuizione però fu quella di modificare le abitudini e creare una nuova moda, proponendo un liquore bitter, fino a quel momento utilizzato come digestivo, nel momento che precede la cena, lanciando la moda dell’aperitivo.
Il locale divenne meta e ritrovo di personaggi illustri, artisti, musicisti e politici dell’epoca. Era il preferito di Verdi e Toscanini quando erano di ritorno dal teatro La Scala.

Oggi il Camparino vuole essere il luogo privilegiato per chi desidera immergersi nell’atmosfera del mondo Campari sempre con uno sguardo al futuro, ma nel rispetto delle origini che hanno costruito la notorietà del marchio. Uno spazio aperto a nuove ritualità, con un carattere fortemente cosmopolita.

aperitivo a Buffet per italians news

Esempio di aperitivo a buffet

 

1 tapas per italians newsTAPAS. Sono sfiziosi antipasti della penisola iberica. Ormai anche gli italiani hanno imparato ad apprezzare le tipicità spagnole, ma con i nomi si fa ancora un po’ di  confusione: ecco una piccola guida per essere  più chiari.

Il cibo di strada e l’aperitivo non sono tradizioni culinarie solo italiane. Certo, “Italians do it better” come si dice, ma tutti conoscono le Tapas, una specialità che genericamente riconduciamo alla Spagna e ai suoi tipici stuzzichini.

Ma cosa sono davvero le tapas e in cosa si differenziano da pinchos, montaditos e bocadillos? Ecco un doveroso viaggio chiarificatore nel mondo dello street food spagnolo.

Tapas è il nome generico con cui si definiscono i piccoli spuntini serviti nei bar spagnoli, degli antipasti che accompagnano il drink. Il termine nasce in Andalusia nell’Ottocento e si riferisce                                    all’usanza di coprire (tapar in spagnolo) il bicchiere di vino o sherry nelle locande con un pezzodi pane o di prosciutto per evitare che vi entrassero insetti o sporcizia.

3 tapas per italians newsTradizione popolare sdoganata un bel giorno dal re Alfonso XIII (1886 – 1941) che in viaggio verso Cadice si fermò in una taverna a riposare. Una folata di vento rischiò di riempire di sabbia il suo bicchiere di vino e allora prontamente il cameriere fece ciò che da sempre facevano gli avventori: una fettina di prosciutto sul bicchiere e via. Oggi sono dei mini concentrati di cucina mediterranea con prosciutto, formaggio e olive ma anche polpo e calamari fritti, o ancora tortilla de patatas: i giovani spagnoli soprattutto nei fine settimana amano ir de tapas o fare il tapeo, ovvero girare di locale in locale assaggiando di volta in volta delle tapas diverse.

2 papas per italians newsI pinchos Tipici del nord della Spagna (Cantabria, La Rioja, Paesi Baschi, Navarra, Castiglia e León), i pinchos (o pintxos) sono stuzzichini, tartine, spiedini caratterizzati dalla presenza di uno stuzzicadenti che “pincha” insieme i vari ingredienti. In alcuni bar è rimasta tuttora la consuetudine di far pagare il conto proprio in base al numero di stuzzicadenti rimasti nel piatto al termine dell’aperitivo. Oggigiorno però lo stuzzicadente non lo si trova sempre, ma quello che resta il tratto più caratteristico dei pinchos rimane e cioè la loro accuratezza: preparare un pincho è una vera e propria arte, una ricetta in miniatura che deve stupire anche per la sua perfezione estetica.

Montaditos e bocadillos

Una “tapa che si evolve” è il montaditos, che da semplice tartina (del cibo “montato”, adagiato su una fetta di pane) è divenuto un piccolo panino imbottito, di solito rotondo.                                                                          Un bocconcino con hamburger, prosciutti, frittate, funghi, formaggi, salsine varie che quando “cresce” si trasforma in un bocadillos – ovvero un panino imbottito – anche questo un must degli aperitivi spagnoli. Impossibile, se si passa dalle parti di Madrid, non assaggiare il bocadillo ai calamares fritti.

I cichéti, le tapas veneziane.

Dicevamo che “gli italiani lo fanno meglio”, anche le tapas. Meglio non si sa ma prima di sicuro dato che la tradizione dei cichéti esiste a Venezia da prima di quella delle tapas spagnole. Il dialettale di “cicchetto” (dal latino ciccus, “piccola quantità”) per indicare tartine e stuzzichini prevalentemente a base di pesce serviti nelle osterie tradizionali dette bacari: crostini di baccalà mantecato, alici marinate, polipetti in umido ma anche specialità fritte come le sarde in saor. E all’usanza dello ir de tapas i veneziani rispondono in dialetto con il loro andar a cicheti. Ma che si chiamino pinchos, montaditos, bocadillos o cicheti, a superare ogni barriera e ogni campanilismo, ad unire i popoli di assaggiatori c’è una sola grande goduria: mangiare con le mani.

4 tapas per italians newsCosì brevemente

La tapas è una mezza porzione da mangiare normalmente seduti, con forchetta e coltello.

Il montaditos è invece una piccola razione di cibo appoggiata su di una fetta di pane.

Infine il pinchos  è da assaporare in piedi, al bancone di un bar, e viene normalmente servito con uno stuzzicadenti.

Ora dopo avere in poche parole descritto l`identità spagnola vi racconto una mia piccola esperienza. Un giorno alcuni amici mi invitarono ad andare in un Bar Tapas, andai e mi portarono in un posto molto elegante frequentato da persone di un certo ceto sociale.

Le Tapas erano veramente ottime, di una certa delicatezza e la mano dello Chef la si era notata. Prendemmo dell`ottimo vino bianco, così al banco parlammo di moltissime cose, e, naturalmente parlammo italiano. Ad un certo punto si avvicina un signore molto elegante, si scusò perchè interruppe i nostri discorsi ed in ottimo italiano ci chiese di che parte dell`Italia provenissimo, io dissi di Milano (gli altri amici erano di Vancouver ma parlavano molto bene l`italiano). Lui mi disse “molto bella Milano ci sono stato per qualche mese per lavoro”, parlammo di varie cose compreso il calcio però poi il discorso finì sul cibo e vino. Ci disse che a Milano, oltre andare nei Bar Tapas, andava moltissime volte nei bar per prendere aperitivi ed era rimasto esterefatto dalla meravigliosità dei nostri aperitivi dove si pagava solo la bevanda.

Un amico gli fece una domanda molto intelligente: cosa ne pensa dei bar italiani che  divulgano le Tapas? Lui diede una risposta a parer mio pure molto intelligente e fondata. “Vedi ognuno nel proprio bar fa quello che vuole, ma una cosa importante che dobbiamo imparare é che per noi tutti lontano dalle nostre nazioni di origine, il compito è divulgare per amor di Patria le nostre identità per far si che tutte le persone lo possano apprezzare come avete fatto voi oggi venendo qui”. Come vedete, a buon intenditore, poche parole.




Brescia: sterilizzazione non riuscita, ora l’ospedale dovrà mantenere il neonato

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115028214 8a9d9a13 978b 4af5 a797 9dee5a7ecb0bIl quarto figlio sarebbe stato di intralcio alle carriere professionali di una coppia che per, non incorrere nel ‘pericolo’ di una nuova gravidanza, aveva deciso di ricorrere alla chirurgia. L’intervento di sterilizzazione della donna però non è riuscito e dopo neanche due anni e arrivato il quarto, indesiderato, pargolo. Ora l’ospedale dovrà pagare il mantenimento del nuovo arrivato fino al venticinquesimo anno di età. Lo ha deciso il tribunale di Brescia al quale si sono rivolti la mamma e il papà per chiedere il risarcimento del ‘danno’ subito.

La coppia aveva deciso per la sterilizzazione dopo il terzo figlio

Marito e moglie, assistiti dall’avvocato Paolo Persello, dopo il terzo figlio, avevano deciso di dedicarsi al lavoro per garantire alla famiglia un buon tenore di vita per cui, evidentemente, non hanno gradito il ‘lieto evento’ che, di fatto, ha ‘sconvolto’ la loro pianificazione familiare. Si sono quindi rivolti ai giudici per fare valere le loro ragioni. È così emerso che l’intervento di ostruzione delle tube di Fallopio, effettuato nel reparto di ginecologia agli Spedali di Brescia – secondo quanto stabilito dai periti -, non era stato compiuto correttamente.

L’ospedale dovrà versare l’equivalente di 300 euro al mese per 25 anni

I consulenti tecnici nominati dal giudice hanno infatti accertato che i medici del Civile, durante l’operazione, avrebbero asportato un segmento tubarico ‘sottodimensionato’ provocando poi la ricanalizzazione di una tuba. Da qui la gravidanza indesiderata a meno di due anni dalla sterilizzazione fallita.  Il giudice Elisabetta Arrigoni, della seconda sezione del Tribunale bresciano, con sentenza depositata in questi giorni, ha deciso la condanna in solido dell’ospedale a risarcire le spese sostenute fino ad oggi per crescere il piccolo e proseguire fino ai 25 anni al suo sostentamento versando 300 euro mensili fino a un totale di 92 mila euro. Il giudice, condannando l’ospedale, ha accolto solo in parte le richieste dei genitori che avevano chiesto un risarcimento di 370 mila euro.  L’azienda ospedaliera deciderà se ci sono gli estremi per  rivalersi sul ginecologo che ha effettuato l’operazione non riuscita.  (AGI)




” Identitá italiana” e la promozione del Made in Italy

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1identitaPromuovere la diffusione dei valori della cultura italiana, l’importanza dei primi immigrati provenienti dal Belpaese e l’impatto dei suoi protagonisti nello sviluppo del Venezuela. Questi gli obietti della prima edizione del concorso per cortometraggi e corti documentari che vuole riscattare l’immagine degli immigrati italiani nel paese sudamericano, dal titolo “L’immigrato italiano”, la cui iscrizione si è aperta ieri, 1° luglio, e che si concluderà il prossimo 30 ottobre. All’iniziativa, organizzata nell’ambito di “Fare Cinema”, partecipano l’Ambasciata d’Italia e il Consolato Generale di Caracas, il Consolato d’Italia a Maracaibo, l’Istituto Italiano di Cultura di Caracas, il Cgie, il Comites di Caracas, la Camera di Commercio Italo-Venezuelana, la Società Dante Alighieri e il Trasnocho Cultural.
Il concorso è diretto a tutti gli appassionati dell’audiovisivo, professionisti e non, residenti in Venezuela. Il concorso sarà suddiviso in due categorie: la prima è quella dei “giovani talenti” tra i 14 e i 18 anni; la seconda è quella per i maggiorenni, che devono essere obbligatoriamente residenti in Venezuela da almeno 2 anni.
Tema del concorso sarà l’immigrato italiano, in ogni sua sfaccettatura: dall’abbandono della propria terra per lasciarsi alle spalle povertà e tentare la fortuna con una “valigia piena di sogni” in un paese lontano; l’arrivo in paese aperto che ha ricevuto migliaia di italiani alla ricerca di un futuro migliore; il lavoro in un paese che non parlava la propria lingua e lo sviluppo. Una visione storica che vuole valorizzare l’epoca di padri e nonni su cosa significa lasciarsi alle spalle l’Italia.
Il contenuto del cortometraggio, che sia di fiction o di documentario, può contenere tutto quello che comprende l’italianità arrivata dall’altra parte dell’oceano: dalla musica portata sulle navi, al cibo, all’architettura, l’arte e la musica. Insomma, tutto ciò che caratterizza la comunità italo-venezuelana, ripensando alle origini dell’arrivo di 140 anni fa con un occhio al futuro.
La durata massima del cortometraggio è di 8 minuti e dovrà essere pubblicato su Youtube.
Per iscriversi è necessario compilare un formulario disponibile a questo link: https://forms.gle/65cty5k9YgdiffU2A, insieme alla dichiarazione giurata di appartenenza dell’opera inedita. È possibile iscriversi fino al 30 ottobre. Mentre la dichiarazione del verdetto è prevista per il 3 dicembre.
PREMI
Il primo premio della categoria adulti consiste in 2.500 dollari americani, erogato dall’Ambasciata italiana. Il secondo, erogato da Camera di Commercio e Comites, al miglior documentario, è di 1.500 dollari americani.
Per il terzo classificato, il premio, erogato da Cgie e Società Dante Alighieri, consiste in un premio di 750 dollari americani.
Per quanto riguarda i giovani talenti, l’IIC di Caracas donerà al primo classificato 1000 dollari americani.
Ogni partecipante può inviare un solo cortometraggio.




Un piatto di pasta italiana per nutrire il pianeta

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1671354Subito un numero: in dieci anni il consumo di pasta nel mondo è quasi raddoppiato, da quasi 9 a circa 15 milioni di tonnellate annue. E l’Italia resta il punto di riferimento per produzione export e consumi: ogni italiano ne consuma ben 23 kg all’anno, staccando in questa speciale classifica la Tunisia (16 kg), il Venezuela (12 kg) e la Grecia (11,2 kg).

Ma c’è di più: è italiano un piatto di pasta su quattro mangiati nel mondo.

Con 3,4 milioni di tonnellate di pasta prodotte dai nostri pastifici, l’Italia si conferma anche nel 2018 leader mondiale della pasta, davanti a USA, Turchia, Brasile e Russia. Forti di un primato riconosciuto nell’arte della pasta, più della metà della produzione italiana (il 58%) finisce all’estero. I paesi dove esportiamo di più sono Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Giappone, mentre i mercati strategici da dove arrivano le performance più importanti del 2019 sono Arabia Saudita, (+90%), Emirati Arabi Uniti (+25%), Cina (+22%) e Australia (+16%).

Un primato che i pastai italiani difendono puntando su innovazione e qualità: in questi ultimi anni i pastifici italiani (un settore che conta 120 imprese, dà lavoro a 7.500 addetti e genera 4,8 miliardi di Euro) stanno investendo in media il 10% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo per rendere gli impianti sempre più moderni, sicuri e sostenibili e intercettare tendenze, cambiamenti degli stili di vita, nuove frontiere del gusto e della nutrizione, per garantire a tutti un piatto di pasta a prova di ogni esigenza.

E così accanto alla tradizionale pasta gialla (ne esistono oltre 300 formati e rappresenta circa il 90% del mercato), ecco l’integrale (con tassi di crescita nel nostro paese prossimi al 20%), il gluten free, quelle con farine alternative e superfoods (spezie, kamut, legumi, farro). E, addirittura, quella realizzata con la stampante 3D.

Numeri a parte, assieme alla pasta l’Italia ha creato e portato nel mondo un modo iconico di cucinarla e mangiarla, che unisce gusto, e creatività, passione per il buon cibo, attenzione al benessere. E forse è questo il vero segreto del suo successo mondiale. Non a caso, un recente studio dell’Università del Minnesota certifica che, anche grazie alla pasta, il nostro paese è quello che ha la maggior influenza sui palati globali.

Secondo la ricerca, che ha analizzato dati Euromonitor e elenchi dei ristoranti provenienti da Tripadvisor, siamo infatti leader per distacco nel ranking dei più grandi esportatori di cultura culinaria e di cibi tipici al mondo, con una “bilancia commerciale” che supera i 168 miliardi di dollari, più del triplo di quella del Giappone, secondo classificato.

Arriva infine dagli Stati Uniti, patria delle diete iperproteiche, un altro segnale simbolico: l’U.S. News & World Report ha eletto la Dieta Mediterranea, di cui la pasta è elemento imprescindibile, “migliore dieta del mondo” del 2019, vincitrice su 41 diverse alternative con un punteggio di 4,2 su 5.

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