Il MIRE regala mascherine alla Polizia Penitenziaria

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1e041f2f ef6c 46ed a2cc 6ac33ad6fce2Il MIRE, il Movimento degli Italiani residenti all’Estero, presieduto da Enzo Odoguardi, continua la sua lodevolissima camapgna di distribuzione gratuite di mascherine antiCovid19.

Questa volta le mascherine sono state consegnate in Italia agli operatori della Polizia Penitenziaria, persone particolarmente esposte al contagio.

Mentre nella Repubblica Dominicana prosegue la consegna gratuita di quelle con i tre colori della nostra bandiera nazionale.

Come abbiamo giá avuto modo di sottolineare, le mascherine regalate dal MIRE sono fabbricate in Italia, sono riutilizzabili, e presentano tutti gli standard sanitari necessari per assicurare una completa protezione dal virus.

 




Giacobbe (Pd): “Reddito di emergenza per gli iscritti all’AIRE anche senza i due anni di residenza”

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download 4Molti italiani residenti all’estero, per l’emergenza del Covid19, hanno dovuto far rientro in Italia in Italia lasciandosi tutto alle spalle.

“Il Governo e il Partito Democratico fin da subito attraverso la propria rete e rappresentanti si è impegnato a non lasciare da soli nessuno”, commenta oggi il senatore Pd Francesco Giacobbe. “Un atto concreto anche nel DL rilancio l’accesso al reddito di emergenza anche per i nostri connazionali che sono tornati a causa dell’emergenza sanitaria. Un impegno particolare dei gruppi dirigenti del Partito Democratico e del Ministro per il Mezzogiorno e la coesione sociale Giuseppe Provenzano impegnati nel raggiungimento di questo obiettivo”.

“Contrariamente alle limitazioni avute all’accesso al reddito e alla pensione di cittadinanza che sono stati impropriamente subordinati alla residenza continuativa in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda, – spiega il senatore eletto all’estero – il reddito di emergenza non prevede un periodo preventivo di residenza in Italia e potrà quindi essere richiesto dai nostri connazionali iscritti all’AIRE rientrati nel territorio italiano in questi ultimi mesi”.

“Continua l’impegno per i nostri connazionali con atti concreti e – conclude – continua l’impegno per migliorare il DL rilancio in discussione nelle prossime settimane in Parlamento”.




L’Associazione Giuliani nel Mondo compie 50 anni

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20locchiIl 16 maggio 1970, nella Sala del Consiglio comunale di Trieste, si riunì il Comitato promotore di una Associazione civile denominata Associazione Giuliani nel Mondo, con sede a Trieste.

Ne facevano parte, come soci fondatori, Marcello Spaccini, sindaco del Comune di Trieste; Mario Franzil, presidente dell’Ente autonomo del Porto di Trieste; Carlo Fabricci, segretario della Camera Confederale del Lavoro; Rinaldo Fragiacomo, vicepresidente dell’Associazione delle Comunità Istriane; Lino Sardos Albertini, presidente dell’Unione degli Istriani; Guido Salvi, dirigente delle Assicurazioni Generali; Pietro Agostini, segretario dell’Associazione delle Comunità Istriane. Erano altresì presenti, e considerati a loro volta soci fondatori: Gianni Bartoli, Ruggero Battellini, Arturo Vigini, Fulvio Cimarosti, Gioacchino Tringale, Elio Apih, Giorgio Cesare, Ruggero Rovatti, Armando Zimolo, Romano Sancin, Gianpaolo de Ferra, Alfredo Bottizer, Antonio Cattalini, Aldo Clemente, Bruno Orlando.

Erano assenti giustificati ma a loro volta considerati soci fondatori: Michele Martina, Corrado Belci, Nereo Stopper, Iginio Vascotto, Dario Rinaldi, Guido Botteri, Albino Gerli, Luigi Stasi, Giordano Delise, Lucio Lonza, Michele Zanetti, Danilo Soli, Bruno Chientaroli, Pasquale de Simone, Gilberto Barnaba.

Quel giorno furono approvati l’Atto costitutivo e lo Statuto ed in attesa dell’Assemblea dei soci per l’elezione delle cariche sociali fu designato Presidente provvisorio il Sindaco di Trieste, Marcello Spaccini, assistito, sempre in via provvisoria, da Bruno Orlando nelle funzioni di Segretario Generale.

L’intento dei soci fondatori era quello di dare vita ad un organismo capace di riunire e rappresentare i Giuliani residenti nelle altre regioni italiane e all’estero, rafforzandone allo stesso tempo i legami con la comunità locale e da allora l’Associazione ha rappresentato un insostituibile punto di riferimento e di raccordo tra la Venezia Giulia e una cinquantina di Circoli, Club, Sodalizi formati da emigrati triestini, goriziani, bisiachi, istriani, fiumani e dalmati residenti nei vari continenti.

Innumerevoli i convegni, gli incontri, i raduni, le manifestazioni culturali, i seminari di studio, le pubblicazioni, le rassegne e le mostre, gli stage per i giovani e i soggiorni per gli emigrati anziani organizzati nel corso di 50 anni dall’Associazione.

Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a tutti gli Enti e alle Istituzioni che ci hanno sostenuto in tutti questi anni – in particolar modo l’Amministrazione regionale – ed esprimere profonda gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito alla costituzione, alla vita e alla attività, basata sul volontariato, dell’Associazione.

Voglio qui ricordare i Presidenti Marcello Spaccini, dal 1970 al 1979, Nereo Stopper, dal 1979 all’1983, Guido Salvi, dal 1983 al 1989, l’on. Lanfranco Zucalli, dall’1989 al 1990 ed il mio predecessore Dario Rinaldi dal 1990 al 2005, nonché i Segretari generali Bruno Orlando (1970-1982), Alfredo Princich (1982-1995) e, dopo un breve interregno di Leonardo Gambo, l’attuale Direttore Fabio Ziberna per la dedizione con cui hanno profuso il loro impegno a favore degli emigrati giuliani, assieme a tutti i membri dei Direttivi che si sono succeduti e alle preziosissime collaboratrici dell’Associazione.

Dario Locchi, Presidente dell’Associazione Giuliani nel Mondo




Fondi assistenziali per gli italiani all’estero. La Farnesina risponde

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download 3“La risposta del Governo conferma l’opportunità di operare per rafforzare l’integrazione dei fondi assistenziali che già il “Cura Italia” ha realizzato. Cosa che ci proponiamo di fare cogliendo tutte le possibili occasioni”. Così le deputate Pd Francesca La Marca e Angela Schirò, a commento della risposta che il sottosegretario Merlo ha fornito ieri in Commissione Esteri alla interrogazione urgente, a firma Quartapelle, Fiano, Schirò e La Marca, sui criteri di distribuzione territoriale e sulle modalità di utilizzazione dei fondi destinati ai connazionali che a causa della pandemia si trovino in condizioni di indigenza e di necessità.

Ricordato che il “Cura Italia” ha “stanziato 5 milioni, di cui 4 destinati al sostegno dei connazionali in gravi difficoltà”, i parlamentari Pd nella interrogazione chiedevano di sapere come saranno distribuiti questi fondi tra i vari consolati, “considerando – spiegano La Marca e Schirò, entrambe elette all’estero – che gli esiti più gravi della pandemia si sono manifestati finora in modo asimmetrico rispetto alla tradizionale mappa dei bisogni assistenziali”. Da tenere conto anche “situazioni personali e familiari da privilegiare”, mettendo in conto che “questa riserva di fondi per fronteggiare le situazioni di maggiore urgenza, che sembrano moltiplicarsi di giorno in giorno, potrebbe non bastare”.

La Farnesina, riportano le due deputate, “ha precisato che la distribuzione tra i consolati avverrà a seguito di un censimento dei bisogni che è già in atto e che tendenzialmente conferma una domanda più elevata proveniente dall’area europea e da quella africana rispetto alle realtà più note e tradizionali. Il MAECI, poi, per quanto attiene ai criteri di attribuzione individuale, invoca, forse giustamente, la più ampia flessibilità in modo da potere corrispondere a bisogni che insorgono rispetto a situazioni difficilmente prevedibili”.

Sia Schirò che La Marca sottolineano quindi l’opportunità di “operare per rafforzare l’integrazione dei fondi assistenziali”.

L’obiettivo, concludono, “è combinare le misure del Reddito di emergenza per chi rientra con quelle di sostegno per chi all’estero si trovi in difficoltà, al fine di contenere gli effetti sociali più duri della pandemia e avere il tempo di operare per favorire una ripresa graduale ma sicura”. (aise)




La Farnesina: sono 83 mila gli italiani rientrati in Patria

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farnesina bandiere pomodoroDall’inizio dell’emergenza COVID-19, sono rientrati in Italia, con l’assistenza della Farnesina oltre 83mila connazionali da 118 Paesi, grazie a più di 800 operazioni aeree, marittime e terrestri. Questi i dati aggiornati diffusi dal Ministero degli esteri.

Nel fine settimana, precisa la Farnesina, sono tornati in Italia 868 connazionali provenienti da Kenya, Repubblica Dominicana, Giamaica e Cuba, rimasti bloccati e fatti rientrare con quattro voli speciali organizzati dalle Ambasciate in coordinamento con l’Unità di Crisi del Ministero.

Domenica sera, inoltre, è atterrato a Monaco l’aereo con a bordo due delle cinque famiglie italiane che si erano recate in Colombia per completare le procedure di adozione internazionale ed erano rimaste bloccate a causa dell’epidemia. Le tre famiglie restanti rientreranno con un volo previsto nei prossimi giorni.

La Farnesina, con tutte le Ambasciate e i Consolati nel mondo, “continua a lavorare incessantemente per garantire il rimpatrio dei cittadini italiani rimasti bloccati all’estero in piena sicurezza”. (aise)




Il CGIE: “Il reddito di emergenza anche per gli italiani all’estero”.

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micheleschiaovoneIl CGIE è l’organismo di rappresentanza delle comunità italiane all’estero presso tutti gli organismi che pongono in essere politiche che interessano le comunità all’estero. Tra i suoi compiti rientrano, tra l’altro, l’agevolazione delle condizioni di vita delle comunità italiane all’estero, dei loro singoli componenti e il reinserimento in attività produttive ed altre esigenze di coloro che decidono o sono costretti a rimpatriare.

Da qui gli interventi profusi dal CGIE per l’inserimento nel Decreto legge “Cura Italia” convertito in legge per l’assistenza alle Comunità italiane all’estero stanziali e temporaneamente fuori dai confini nazionali.

Le successive avvisaglie dei rientri in Italia di connazionali che hanno perso il lavoro a causa dei licenziamenti o chiusure di imprese si sono già manifestate agli inizi del mese di marzo con la diffusione globale dell’epidemia da coronavirus. Le conseguenze scaturite dalle nuove condizioni sociali in cui si sono venuti a trovare molti nostri connazionali rimasti senza lavoro e senza protezione sociale hanno determinato scelte urgenti e impegnative per poterli assistere.

Perciò in questa profonda e globale emergenza sanitaria, sociale e economica il CGIE ha presentato al Ministero per il Mezzogiorno e per la coesione territoriale, diretto dal Ministro Giuseppe Provenzano – trovando immediato ascolto – una documentazione analitica sulle condizioni sociali delle nostre comunità all’estero comprensiva di richieste, prospettando interventi di integrazione nel mondo del lavoro e di sostegno per coloro che hanno perso il lavoro e sono costretti a rientrare in Italia.

A differenza dei dettami della legge 402/1975 e successive modifiche, l’attuale scenario richiede interventi immediati e strumenti diversi di carattere universalistico per coloro che non godono degli ammortizzatori sociali nel nostro Paese a causa della mancanza di accordi internazionali e normative comunitarie.

In questa fattispecie rientrano in particolare gli emigrati della nuova emigrazione occupati spesso nel terziario spesso con contratti atipici, precari e con poche o senza tutele, che saranno costretti a rientrare definitivamente in Italia, trasferendo la residenza entro il 30 giugno.

Il CGIE ringrazia il Governo e in particolare il Ministro Giuseppe Provenzano per il coinvolgimento nella fase preparatoria alla stesura del Decreto Legge “Rilancio”, per la parte che riguarda l’accesso al Reddito di Emergenza (REM) estendendolo anche gli italiani all’estero che hanno perso il lavoro.

In questo raccordo il dialogo con il Ministero del Mezzogiorno e della coesione territoriale è stato esemplare perché, oltre al riconoscimento del ruolo e delle responsabilità del CGIE, sono maturati i presupposti per una continua e duratura collaborazione che va al di là della fase contingente e si prospetta anche per nuovi interventi legislativi utili ad accorciare le distanze tra il nostro Paese e la ventunesima regione italiana residente oltre i confini nazionali.

 

Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie




Caré: “La Calabria ha bisogno di infrastrutture”

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d307161“Lo sviluppo infrastrutturale della Calabria è condizione prioritaria per favorire la mobilità dei cittadini sul territorio, attrarre nuovi investimenti, creare migliori condizioni di sicurezza, accrescere l’indotto delle strutture ricettive già esistenti e, così, innescare un concreto sviluppo economico e sociale della nostra Regione”. È quanto dichiarato oggi dal deputato di Italia Viva eletto all’estero, Nicola Carè, originario dalla regione del Sud d’Italia.

“Per tali ragioni – ha aggiunto – accolgo favorevolmente la notizia dell’inizio dei lavori del terzo megalotto della SS 106 Jonica nel tratto Roseto Capo Spulico-Sibari, che prevede un investimento di 1,3 miliardi di euro, a condizione che vengano monitorati gli interventi e rispettati i cronoprogrammi in modo da consegnare alla Calabria, nei tempi stabiliti, un’opera infrastrutturale di straordinaria importanza”.

“Interventi infrastrutturali di questo tipo, che Italia Viva sostiene da diverso tempo, costituiscono – ha proseguito il deputato – un passaggio determinante per attrarre nuovi flussi turistici, collegare la Calabria con l’Adriatico e, inoltre, rendere agevole il rientro dei numerosissimi calabresi all’estero, stimolando e favorendo il loro desiderio di investire nella regione d’origine con conseguenti ricadute positive sul piano economico e produttivo”.

“Come ho già sostenuto, in Calabria – ha chiarito ancora l’eletto all’estero – esiste un vero e proprio deficit infrastrutturale che ne ostacola lo sviluppo. Non è ammissibile, infatti, che per spostarsi da un punto all’altro della regione ci siano tratti in cui i collegamenti stradali sono veloci, mentre per percorrere piccole sezioni si impiegano delle ore”.

Secondo Carè, dunque, è necessario attivare “un processo di modernizzazione della Regione, attraverso un incisivo intervento su strade, linee ferroviarie e alta velocità, aree portuali”.

“Il tempo delle promesse e delle attese è finito – ha concluso – occorre voltare radicalmente pagina e rendersi protagonisti di una stagione di radicale rinnovamento. Con tale modus operandi la Calabria trarrebbe enormi benefici in termini di appeal, ricchezza e occupazione”.




Il “reddito di emergenza” va anche a chi é appena rimpatriato

schiro2019

schiro2019A differenza del reddito e della pensione di cittadinanza, sarà possibile per gli iscritti all’AIRE che soddisferanno i requisiti richiedere il reddito di emergenza.

A darne notizia è, attraverso una nota diramata oggi, Angela Schirò, deputata del Pd eletta in Europa, che ha espresso soddisfazione per la scelta del Governo e ringraziato in particolare il Ministro per il Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, il quale si è, secondo l’eletta all’estero, “particolarmente impegnato” a riguardo.

Infatti il reddito e la pensione di cittadinanza che sono stati subordinati alla residenza continuativa in Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda, il reddito di emergenza – introdotto dal Decreto Rilancio appena approvato dal Consiglio dei ministri – “non prevede un periodo preventivo di residenza in Italia e potrà quindi essere richiesto dai nostri connazionali iscritti all’AIRE rientrati nel territorio italiano in questi ultimi mesi”.

Il Reddito d’emergenza è una misura di sostegno al reddito per i nuclei familiari in conseguenza dell’emergenza epidemiologica, erogato dall’Inps in due quote ciascuna pari all’importo di 400 euro.

Le domande per il reddito di emergenza (REM) devono essere presentate entro il termine del mese di giugno 2020. Il REM viene riconosciuto ai nuclei familiari in possesso di determinati requisiti fra i quali il valore del reddito familiare, del patrimonio mobiliare familiare (esempio il conto in banca) e dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).

Il REM non è compatibile con alcune indennità e con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano titolari di pensione diretta o indiretta (reversibilità), titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore ad una certa soglia; percettori di reddito di cittadinanza ovvero di misure aventi finalità analoghe.




APICE: No alla patrimoniale per i pensionati all’estero

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hand 3666974 1920Nessuna patrimoniale per i pensionati che vivono all’estero. É quanto dichiara risolutamente Giuseppe Bucceri, presidente dell’APICE, l’Associazione dei Pensionati Italiani e Connazionali all’Estero, respingendo categoricamente le voci in questo senso.

“Abbiamo preso certamente coscienza in questi mesi della nostra fragilità e della necessità che abbiamo l’uno degli altri”, si legge in una nota dell’Apice. “Il nostro Governo, indipendentemente dalle nostre fedi politiche, ha fatto quello che ha ritenuto utile; probabilmente un altro governo avrebbe agito in modo diverso o simile, non lo sappiamo, tuttavia in questo particolare momento in cui stiamo vedendo che la lotta contro il Coronavirus sta volgendo, lentamente, a nostro favore, sentiamo, forte, la necessità di risollevarci; un po’ come il dopoguerra quando gli italiani si sono rimboccati le maniche per tirare in alto le sorti di un Paese ormai sfinito”. Come allora, prosegue l’Apice, “sentiamo il dovere di fare qualcosa per poter rialzare la testa e riprenderci quel posto nel mondo che i nostri genitori e nonni hanno saputo conquistare”.

“Giriamo il nostro sguardo verso chi ci governa: dovrebbe essere gente migliore di noi, che ha a cuore il bene degli italiani, che dovrebbero avere come priorità la difesa del lavoro italiano e la riconoscenza per chi, in precedenza, ha fondato le basi del nostro Paese. Allora, ricominciamo a lavorare, sfruttiamo le possibilità europee che ci vengono offerte, dimostriamo la nostra forza ed il rispetto che i giovani e i meno giovani dovrebbero nutrire verso gli anziani”.

“In questo periodo drammatico”, scrive l’Apice, “dove si è visto l’eroismo di alcune persone che hanno addirittura sacrificato la propria per il bene altrui e a cui tutti noi dovremmo essere grati, ci si aspetta un governo che agisca in modo analogo. La delusione, invece, è arrivata”. L’Apice comprende “che bisognerà trovare i denari per ripartire”, ma sostiene che “andare a spremere quei pochi euro dalle tasche dei pensionati, seppure con percentuali sostenibili”, sarebbe “vergognoso”. Piuttosto, è l’invito dell’Apice, “combattiamo il lavoro nero e non ci si dica che è diffcile individuarlo, soprattutto nelle città più piccole. Già da lì molti soldi potrebbero essere reperiti”.

“È semplice dire: tocchiamo le pensioni. I pensionati che hanno lasciato il loro Paese lo hanno deciso per avere una vita – quello che ne rimane – decorosa, che la nostra bella Italia non ha saputo assicurar loro. Chi sarebbe andato via se le aliquote fossero state equilibrate?! Chi si trasferisce negli Stati come il Portogallo, Tunisia, Cile ect ect, ci va perchè le tasse da pagare sono molto più basse. Quanti soldi avrebbe incassato il nostro governo dando la possibilità di applicare meno tasse ai nostri pensionati? Lasciamo un Paese “Italia” che non ha da invidiare a nessuno per paesaggi, mare, cibo, moda”.

L’Apice si dice disposta a “fare una grande battaglia (pacifica) se questo dovesse avvenire. Non attacchiamo sempre il più debole, ma cerchiamo di aiutarlo e magari dandogli la possibilità di rientrare nel proprio Stato, aiutando l’economia”.

“Per ultimo, non dimentichiamoci la forza economica che i pensionati rappresentano verso i figli che purtroppo non riescono a trovare lavoro o hanno un lavoro precario”.




Elisa Siragusa (M5S): “Elezioni Comites, occasione per introdurre il voto elettronico”

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d307153“Ho ricevuto risposta, da parte del Sottosegretario Merlo, alla mia interrogazione sulle elezioni del Comites; elezioni da tenersi finalmente – è quanto da me auspicato – tramite voto elettronico. Purtroppo, la risposta non ha chiarito con che modalità si svolgeranno le prossime consultazioni volte a designare i membri dei Comitati degli italiani all’estero”. È quanto afferma in una nota la deputata del Movimento 5 Stelle Elisa Siragusa, eletta in Europa e membro della Commissione Affari esteri alla Camera.

“Un decreto-legge del 2012 – ricorda Siragusa – introduceva la possibilità, per le elezioni dei Comites, di usufruire del voto elettronico. Due anni dopo, nel 2014, il Governo di allora predispose uno schema di regolamento in merito, che ricevette parere favorevole – sebbene con condizioni e osservazioni – dalle commissioni Affari esteri di Camera e Senato. Nonostante questo, nulla accadde. Nel 2015 le elezioni dei Comites avvennero ancora tramite voto per corrispondenza”.

“Ora ci ritroviamo nuovamente a dover indire le elezioni di questi organismi”, annota la parlamentare. “Si sarebbero dovute tenere quest’anno, ma sono state rinviate a data da definirsi. Comunque, dovranno svolgersi entro dicembre 2021. Proprio questo rinvio è però una grande opportunità. Infatti, – sottolinea – la recente Legge di bilancio ha istituito un fondo volto proprio alla sperimentazione del voto digitale”.

“L’ho affermato in passato, e lo ribadisco ancora: le elezioni per il Comites sarebbero un perfetto banco di prova per il voto elettronico. Il Ministero degli Esteri – conclude – dovrebbe decisamente cogliere questa occasione”.