Sport italiano all’estero, primo passo verso il riconoscimento ufficiale delle associazioni

deporte inclusivo frente a la plaza italiana

La Commissione Esteri della Camera dà il via libera alla proposta di legge che punta a riconoscere le società sportive fondate all’estero da italiani o da persone di origine italiana. Previsti il coinvolgimento di CONI e Comitato italiano paralimpico e una procedura attraverso consolati e ambasciate.

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Un passo avanti per le associazioni sportive italiane che operano fuori dai confini nazionali. La Commissione Affari Esteri della Camera ha espresso parere favorevole alla proposta di legge che prevede il riconoscimento delle società e associazioni sportive costituite all’estero da cittadini italiani o da persone di origine italiana come enti sportivi di interesse nazionale.

Il provvedimento, presentato con primo firmatario il deputato Gaetano Amato del Movimento 5 Stelle, è stato esaminato il 14 ottobre e ha ottenuto il nulla osta della Commissione. L’obiettivo è offrire un riconoscimento istituzionale alle realtà sportive che, in diversi Paesi, contribuiscono a mantenere vivo il legame con l’Italia attraverso lo sport.

Il ruolo di CONI e Comitato paralimpico

La proposta stabilisce che le associazioni interessate possano presentare domanda al Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e al Comitato italiano paralimpico (CIP), ciascuno per le discipline di propria competenza.

I criteri e le modalità per ottenere il riconoscimento dovranno essere definiti dai due organismi. La procedura sarà gratuita e non comporterà contributi economici automatici a favore delle associazioni riconosciute.

Il riconoscimento potrà consentire, tra l’altro, l’utilizzo dei simboli del CONI o del CIP sulle divise sportive, secondo le autorizzazioni previste dalla normativa. Le associazioni saranno inoltre inserite in una sezione speciale dei registri dei due organismi.

Consolati e ambasciate coinvolti nella procedura

Un ruolo importante sarà affidato alla rete diplomatico-consolare italiana. Il CONI, attraverso le rappresentanze diplomatiche e gli uffici consolari, dovrà pubblicare ogni anno un bando informativo con le istruzioni per presentare le domande. I consolati raccoglieranno la documentazione e la trasmetteranno agli organismi competenti.

Sono previsti anche controlli periodici sull’attività delle associazioni, attraverso i comitati olimpici e paralimpici nazionali dei Paesi in cui hanno sede, per verificare che continuino a rispettare i requisiti necessari al riconoscimento.

L’iter parlamentare non è ancora concluso: il via libera della Commissione Esteri rappresenta un passaggio nell’esame della proposta di legge, non l’approvazione definitiva del provvedimento.

Un’opportunità per le comunità italiane nel mondo

Per le comunità italiane all’estero, lo sport rappresenta spesso uno strumento di aggregazione, integrazione e trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni. Le associazioni sportive possono diventare luoghi d’incontro in cui la lingua, la cultura e il senso di appartenenza all’Italia si mantengono vivi anche a migliaia di chilometri dalla Penisola.

La proposta punta a dare a queste realtà un riconoscimento formale, creando un collegamento più strutturato con le istituzioni sportive italiane. La sua concreta efficacia dipenderà, tuttavia, dal completamento dell’iter legislativo e dalle regole che saranno stabilite per le domande di riconoscimento.




Papa Leone XIV, notte tranquilla al Gemelli dopo l’intervento al polmone

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Papa Leone XIV ha trascorso una notte tranquilla al Policlinico Gemelli di Roma, dove è ricoverato dopo l’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto martedì 13 ottobre per l’asportazione di una parte del polmone destro. La Sala Stampa della Santa Sede ha confermato che il decorso iniziale è regolare, riservandosi di fornire ulteriori aggiornamenti sulle condizioni del Pontefice.

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L’operazione si è conclusa positivamente e senza complicazioni. Secondo quanto comunicato dall’équipe medica, l’intervento è durato circa un’ora e mezza. Per rimuovere la formazione individuata nel polmone, i chirurghi hanno asportato il lobo inferiore destro utilizzando una tecnica videoassistita, che consente di operare attraverso strumenti introdotti con piccole incisioni.

Gli esami eseguiti durante l’intervento hanno confermato la presenza di un adenocarcinoma polmonare, già sospettato sulla base degli accertamenti effettuati prima dell’operazione. Al termine della procedura, Leone XIV si è svegliato regolarmente ed è stato trasferito nella sua stanza al decimo piano del Gemelli dopo un breve periodo di osservazione.

Una settimana di ricovero e riposo

Per consentire al Pontefice di recuperare dopo l’intervento, sono state annullate le udienze papali fino a martedì 20 ottobre. La permanenza in ospedale era stata inizialmente stimata in circa una settimana, ma la durata effettiva del ricovero dipenderà dall’evoluzione del decorso postoperatorio e dalle successive valutazioni dei medici.

Il programma pubblico del Papa subirà quindi una pausa, mentre il Vaticano seguirà attentamente le sue condizioni. Saranno i prossimi bollettini ufficiali a fornire indicazioni più precise sulla ripresa delle attività e sugli eventuali ulteriori provvedimenti necessari per la convalescenza.

La vicinanza dei fedeli

L’arrivo di Leone XIV al Policlinico Gemelli è stato accompagnato dalla presenza di fedeli, pazienti, familiari e operatori sanitari, accorsi per manifestargli affetto e sostegno. Durante la giornata del ricovero, il cardinale vicario di Roma, Baldassare Reina, ha guidato la recita del Rosario nella cappella dell’ospedale, dedicando un momento di preghiera alla salute del Pontefice.

La notizia dell’intervento ha suscitato messaggi di vicinanza da parte di numerose comunità cattoliche, in Italia e all’estero. In attesa dei prossimi aggiornamenti medici, l’attenzione resta concentrata sul recupero del Papa e sui tempi necessari per consentirgli di tornare gradualmente ai suoi impegni.

Per il momento, la priorità è la convalescenza. Le prossime comunicazioni della Santa Sede chiariranno l’andamento del recupero e quando Leone XIV potrà riprendere le consuete attività pubbliche.

Fonte: Sala Stampa della Santa Sede e agenzia DIRE.




Papa Leone XIV ha un nodulo al polmone

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Il Pontefice ha annunciato che dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico nei prossimi giorni. Il problema è stato individuato durante controlli medici di routine. Per ora non è stata resa nota la natura del nodulo.

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Ci sono notizie che arrivano all’improvviso e che, al di là della persona coinvolta, ci ricordano quanto siamo tutti uguali davanti alla salute. È accaduto domenica 11 ottobre, quando Papa Leone XIV, al termine dell’Angelus in Piazza San Pietro, ha comunicato ai fedeli che i medici gli hanno individuato un nodulo circoscritto al polmone e che sarà necessario rimuoverlo chirurgicamente.

Il Papa ha spiegato che la formazione è stata scoperta in una fase molto iniziale ed è ben localizzata. Seguendo il consiglio dei medici, ha quindi deciso di sottoporsi all’intervento, già programmato per i prossimi giorni. Secondo le informazioni diffuse dal Vaticano, il ricovero postoperatorio dovrebbe durare circa una settimana. La scoperta è avvenuta durante controlli di routine, senza che fosse stato segnalato un sintomo specifico che avesse reso necessario un accertamento immediato.

La parola «nodulo» non significa necessariamente tumore

Quando si parla di un nodulo polmonare, la prima reazione è spesso la paura. È comprensibile, perché il termine richiama immediatamente la possibilità di una malattia grave. Ma è importante distinguere tra ciò che si sa e ciò che ancora non è stato accertato.

Un nodulo è una piccola formazione individuata nel tessuto polmonare. Può essere legato a una precedente infezione, a una cicatrice o ad altre condizioni benigne; in alcuni casi, tuttavia, può rappresentare una lesione tumorale. La sua natura non si può stabilire sulla base della sola parola «nodulo»: sono necessari gli accertamenti e, quando indicato, l’esame del tessuto prelevato.

Nel caso di Papa Leone XIV, il Vaticano non ha comunicato una diagnosi definitiva sulla natura della formazione. Sarebbe quindi scorretto parlare di tumore come di una certezza, così come sarebbe prematuro assicurare che si tratti di qualcosa di innocuo.

Il valore dei controlli preventivi

C’è un aspetto della vicenda che merita particolare attenzione: il nodulo è stato scoperto durante controlli medici di routine. È un elemento importante, perché alcune patologie possono svilupparsi senza provocare disturbi evidenti nelle fasi iniziali.

La prevenzione, naturalmente, non significa sottoporsi indiscriminatamente a qualsiasi esame. Significa seguire le indicazioni del proprio medico, valutare i fattori di rischio personali e non trascurare gli accertamenti consigliati. Gli esami da eseguire dipendono dall’età, dalla storia clinica e dalle condizioni individuali.

La diagnosi precoce può offrire maggiori possibilità di intervenire tempestivamente, anche se non garantisce da sola un determinato risultato. È proprio per questo che affidarsi ai professionisti sanitari e completare gli approfondimenti necessari resta fondamentale.

Il Papa davanti alla fragilità umana

Leone XIV ha scelto di comunicare personalmente la notizia ai fedeli, ringraziandoli per la vicinanza spirituale e affidandosi alle loro preghiere. Un messaggio semplice, pronunciato senza drammatizzare, ma sufficiente a far comprendere che anche chi ha responsabilità immense deve fare i conti con la propria salute.

Il Pontefice ha davanti a sé un periodo di cure e recupero. In queste circostanze, la prudenza impone di attendere gli aggiornamenti ufficiali, evitando supposizioni sulla diagnosi, sull’esito dell’intervento o sulle conseguenze per i suoi impegni futuri.

Una lezione che va oltre il Vaticano

Questa notizia non riguarda soltanto il capo della Chiesa cattolica. Ci ricorda che la salute non dovrebbe essere una priorità soltanto quando compare un problema evidente. A volte, un controllo può far emergere qualcosa che non sapevamo di avere; altre volte, gli accertamenti servono proprio a escludere condizioni preoccupanti.

La cosa più importante, oggi, è augurare a Papa Leone XIV che l’intervento abbia buon esito e che il recupero sia rapido. Per il resto, lasciamo parlare i medici e attendiamo informazioni verificate.

Perché davanti alla salute, prima della paura e prima delle supposizioni, vengono i fatti.

 




Colpo da cinque milioni in Toscana: spariscono 30mila bottiglie di vino di lusso

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Una banda organizzata ha preso di mira i magazzini della Marchesi Antinori a Cortona. Nel bottino figurano Solaia, Tignanello e Guado al Tasso: l’azienda avverte i clienti di tutto il mondo, mentre gli investigatori cercano di ricostruire il percorso della refurtiva.

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Trentamila bottiglie di vino pregiato, per un valore stimato di circa cinque milioni di euro. È il bottino di un furto clamoroso che ha colpito la storica azienda vinicola Marchesi Antinori, nella sede logistica di Cortona, in provincia di Arezzo. Un’operazione che, per quantità e valore della merce sottratta, viene indicata come uno dei più importanti furti di vino mai registrati in Italia.

Il colpo è stato messo a segno nella notte tra sabato e domenica scorsi, ma la sua portata è emersa soltanto lunedì mattina, quando il personale ha scoperto la scomparsa delle bottiglie. La notizia è stata resa pubblica nei giorni successivi, per non interferire con le indagini.

Un’azione studiata nei dettagli

Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero state almeno sette le persone coinvolte. I ladri, con il volto coperto, avrebbero neutralizzato i sistemi di allarme e messo fuori uso le telecamere di sorveglianza, riuscendo poi a entrare nel deposito.

Per caricare rapidamente il vino avrebbero utilizzato anche i carrelli elevatori dell’azienda, trasferendo le casse su due grandi camion. Le bottiglie erano già imballate e pronte per essere spedite ai distributori: una circostanza che avrebbe consentito ai responsabili di portare via una quantità enorme di merce in tempi relativamente brevi.

Le modalità dell’operazione fanno pensare a un gruppo che conosceva bene il valore dei prodotti e l’organizzazione del magazzino. Saranno comunque le indagini a chiarire come sia stato possibile realizzare il furto e se vi siano collegamenti con altri episodi simili.

Nel mirino tre etichette prestigiose

Il bottino comprende alcune delle etichette più note della produzione Antinori: Solaia, Tignanello e Guado al Tasso, tutte dell’annata 2023.

Tra le bottiglie sottratte figurerebbero circa 10mila esemplari di Solaia, uno dei vini toscani più ricercati nel mercato internazionale. Il valore delle singole bottiglie varia in base all’etichetta e al canale di vendita, ma può raggiungere diverse centinaia di euro.

Non si tratta, dunque, soltanto di un danno economico. La sottrazione di un quantitativo così consistente di vini di alta gamma può avere conseguenze anche sul piano commerciale, soprattutto perché si tratta di prodotti destinati a una clientela selezionata e a mercati esteri.

L’allarme ai clienti internazionali

Marchesi Antinori, azienda le cui origini risalgono al 1385 e che esporta in numerosi Paesi, ha avvertito importatori e clienti, invitandoli a prestare attenzione a eventuali offerte sospette e a segnalare proposte di vendita provenienti da canali non ufficiali.

Il timore è che le bottiglie possano essere immesse sul mercato attraverso intermediari non autorizzati. La loro identificazione e tracciabilità potrebbero rivelarsi decisive per ricostruire i movimenti della refurtiva e individuare i responsabili.

L’amministratore delegato Renzo Cotarella ha descritto l’accaduto come un episodio eccezionale per dimensioni e organizzazione, esprimendo la speranza che il lavoro delle forze dell’ordine permetta di recuperare almeno una parte del vino.

Il vino italiano è anche un prodotto di lusso

Il furto riporta l’attenzione su un fenomeno che riguarda sempre più spesso prodotti di grande valore commerciale: il vino di alta gamma, ormai presente nei circuiti internazionali del collezionismo e del lusso.

La quantità sottratta rende però particolarmente complessa la possibile rivendita. Un carico tanto grande di etichette riconoscibili può attirare l’attenzione degli operatori del settore, soprattutto quando viene proposto a prezzi anomali o fuori dai normali canali distributivi.

Per questo l’azienda ha invitato i propri clienti a mantenere alta la vigilanza. Le indagini sono in corso: resta da stabilire dove siano finite le 30mila bottiglie e se il colpo sia collegato ad altri furti ai danni di cantine italiane.

 




Legge elettorale, via libera definitivo: cambia anche il voto degli italiani all’estero

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La Camera approva la riforma con 227 sì e 164 no. Per chi vive fuori dall’Italia la novità più importante riguarda la Circoscrizione Estero: da quattro ripartizioni si passa a due per la Camera e a un’unica area per il Senato

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La nuova legge elettorale supera anche l’ultimo ostacolo parlamentare. La Camera dei deputati ha approvato definitivamente la riforma con 227 voti favorevoli e 164 contrari, al termine di uno scrutinio segreto particolarmente atteso dopo le tre questioni di fiducia votate nei giorni precedenti.

Il provvedimento, modificato dal Senato rispetto al testo approvato in precedenza dalla Camera, introduce un nuovo sistema per l’elezione di deputati e senatori e modifica anche le regole con cui gli italiani residenti all’estero eleggono i propri rappresentanti.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che interessano maggiormente i lettori di Fatti Nostri.

La grande novità per chi vive all’estero

Oggi la Circoscrizione Estero è divisa in quattro ripartizioni:

  • Europa;
  • America meridionale;
  • America settentrionale e centrale;
  • Africa, Asia, Oceania e Antartide.

In totale vengono eletti 8 deputati e 4 senatori nella Circoscrizione Estero.

Con la nuova legge, invece, la geografia elettorale cambia profondamente.

Per la Camera dei deputati le ripartizioni diventano soltanto due:

Europa

e

Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Per il Senato, invece, viene prevista un’unica Circoscrizione Estero mondiale.

La modifica è particolarmente significativa per gli italiani che vivono nelle Americhe, perché elimina la precedente distinzione tra America meridionale e America settentrionale e centrale.

Cosa significa per gli italiani nella Repubblica Dominicana

Ed è qui che la riforma interessa direttamente la nostra comunità.

La Repubblica Dominicana appartiene oggi alla ripartizione America settentrionale e centrale. Con il nuovo sistema per la Camera, non costituirà più una ripartizione separata insieme agli altri Paesi dell’area, ma entrerà nella nuova grande ripartizione che comprende Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Si tratta di un’area geografica enorme, nella quale confluiranno comunità italiane molto diverse per dimensioni, storia e caratteristiche.

Per il Senato, invece, non ci sarà più alcuna distinzione geografica: tutti gli italiani residenti all’estero voteranno nell’unica Circoscrizione Estero.

È una modifica che, almeno sul piano della rappresentanza territoriale, merita particolare attenzione. Un elettore italiano residente a Santo Domingo, per esempio, si troverà all’interno di una circoscrizione molto più vasta rispetto a quella attuale.

Le preferenze restano, ma con i capilista

Un’altra delle novità più discusse riguarda le preferenze.

La riforma mantiene la possibilità per l’elettore di esprimere preferenze, ma introduce anche la figura dei capilista, che rimangono esclusi dalla possibilità di essere scelti attraverso la preferenza.

Per la Circoscrizione Estero il Senato ha inoltre modificato le regole sulle preferenze: la normativa prevede due preferenze nelle ripartizioni alle quali sono assegnati almeno due seggi, mentre nelle altre è prevista una sola preferenza.

Il tema è stato al centro del confronto parlamentare perché riguarda direttamente il rapporto tra elettore e candidato: una parte del dibattito ha riguardato infatti quanto spazio debba essere lasciato alla scelta personale dell’elettore rispetto alla posizione dei candidati stabilita dalle liste.

Un premio di maggioranza per chi supera il 42%

La riforma non riguarda soltanto la Circoscrizione Estero.

Il nuovo sistema introduce un premio di maggioranza: alla lista o coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere può essere attribuito un numero aggiuntivo di seggi, entro i limiti previsti dalla legge.

L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è favorire una maggiore stabilità dei governi.

Le opposizioni hanno contestato diversi aspetti della riforma e hanno annunciato l’intenzione di valutare ricorsi davanti alla Corte costituzionale. Durante il dibattito finale, esponenti dell’opposizione hanno definito la legge in termini fortemente critici, mentre la maggioranza ha difeso il provvedimento come uno strumento destinato a rafforzare la governabilità.

Più firme per i partiti non presenti in Parlamento

Un’altra modifica riguarda i partiti che non hanno rappresentanti in Parlamento.

La nuova normativa aumenta il numero delle firme necessarie per poter presentare le liste, mentre prevede eccezioni per alcune forze politiche già rappresentate nelle istituzioni. Secondo le ricostruzioni sul testo approvato, il numero delle firme richieste aumenta sensibilmente rispetto alla disciplina precedente.

È uno degli aspetti che ha alimentato le critiche delle forze politiche più piccole, che temono maggiori difficoltà nell’accesso alla competizione elettorale.

Ora il passaggio alla campagna elettorale

Con il voto di oggi si chiude il percorso parlamentare della riforma. Il testo dovrà ora seguire l’iter previsto per la promulgazione e l’entrata in vigore.

Ma politicamente il passaggio è già destinato ad avere conseguenze importanti.

L’Italia entra infatti nella fase preparatoria delle prossime elezioni politiche con un sistema elettorale profondamente diverso da quello utilizzato nelle precedenti consultazioni.

E per gli italiani che vivono all’estero la domanda non è soltanto come cambierà il sistema nazionale.

È soprattutto un’altra: la nuova grande Circoscrizione Estero riuscirà a garantire una rappresentanza realmente vicina alle comunità?




L’italiano che inventa il futuro: torna la Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

cartel de la semana de la lengua italiana

Dal 19 al 25 ottobre la XXVI edizione porta nel mondo il tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”. Alla Farnesina l’8 ottobre la presentazione ufficiale con Samantha Cristoforetti, Arianna Fontana e Andrea Riccardi

cartel de la semana de la lengua italiana

L’italiano non è soltanto la lingua di Dante, della letteratura, dell’opera e della grande tradizione culturale. È anche la lingua con cui oggi si progettano automobili, si racconta il design, si parla di tecnologia, si comunica la ricerca scientifica, si costruisce la moda e si porta nel mondo il gusto italiano.

È proprio questa idea a fare da filo conduttore alla XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, in programma dal 19 al 25 ottobre 2026, che quest’anno avrà come tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”.

La presentazione ufficiale dell’edizione 2026 si terrà giovedì 8 ottobre alla Farnesina, dalle 9.30 alle 13, nella Sala Conferenze Internazionali del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Una lingua che non vuole vivere soltanto del passato

Il messaggio scelto quest’anno è particolarmente significativo.

L’italiano viene spesso associato al patrimonio storico e culturale del nostro Paese: arte, musica, letteratura, cinema, cucina. Ma la Settimana vuole sottolineare anche un’altra caratteristica della nostra lingua: la capacità di accompagnare l’innovazione e la creatività contemporanea.

Il tema “Lingua geniale” vuole infatti mettere in evidenza il legame tra cultura e crescita economica e presentare l’italiano come uno strumento attraverso il quale il mondo conosce anche il saper fare italiano: dalla scienza all’ingegneria, dalla tecnologia al design, dalla moda alla gastronomia.

È una prospettiva che porta la lingua italiana fuori dalle aule scolastiche e dalle celebrazioni puramente culturali.

Parlare italiano significa anche poter entrare in contatto con un sistema culturale e produttivo riconoscibile in tutto il mondo.

Alla Farnesina scienza, sport, design e arte

La giornata dell’8 ottobre non sarà soltanto una presentazione istituzionale.

Dopo la sessione iniziale, il programma prevede tre panel dedicati ai diversi modi attraverso i quali l’italiano può diventare strumento di ideazione e creazione:

“Ideare con l’italiano: lingua della scienza, dello sport e dell’innovazione”

“Progettare con l’italiano: lingua del design, della moda e della cucina”

“Creare con l’italiano: lingua dell’arte, della musica e della letteratura”.

Tra gli ospiti annunciati figurano personalità provenienti da mondi molto diversi: Andrea Riccardi, presidente della Società Dante Alighieri, l’astronauta Samantha Cristoforetti e la campionessa olimpica Arianna Fontana.

La loro presenza non è casuale.

Serve a mostrare come l’italiano possa essere utilizzato in ambiti che vanno ben oltre la letteratura e la grammatica.

Una settimana che parla agli italiani nel mondo

Per gli italiani residenti all’estero questa iniziativa assume un significato ancora più importante.

La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo viene organizzata ogni anno dalla rete diplomatico-consolare e dagli Istituti Italiani di Cultura, insieme a numerosi partner della promozione linguistica e culturale italiana, tra cui Accademia della Crusca, CGIE, Società Dante Alighieri, RAI Italia e Treccani.

Non si tratta quindi di una manifestazione concentrata in Italia.

È una grande iniziativa internazionale che raggiunge le comunità italiane e gli studenti di italiano nei diversi continenti attraverso conferenze, mostre, incontri, spettacoli e attività didattiche.

Ed è proprio qui che il tema di quest’anno può diventare particolarmente interessante per le comunità italiane all’estero.

Perché mantenere viva la lingua italiana non significa soltanto conservare un legame sentimentale con il Paese di origine.

Significa anche trasmettere una lingua capace di raccontare il presente e il futuro dell’Italia.

Dalla lingua alla promozione dell’Italia

C’è poi un aspetto economico che merita attenzione.

Quando nel mondo si parla di design italiano, moda italiana, cucina italiana, tecnologia italiana o creatività italiana, la lingua diventa inevitabilmente parte dell’immagine del Paese.

Un marchio, un prodotto, un ristorante o un progetto possono essere conosciuti in tutto il mondo, ma spesso sono proprio le parole italiane a contribuire a costruirne l’identità.

La XXVI Settimana vuole quindi rafforzare anche il rapporto tra italiano, cultura e internazionalizzazione.

L’obiettivo è presentare un’Italia che non vive soltanto della propria storia, ma che continua a produrre idee, progetti e innovazione.

E per chi vive nella Repubblica Dominicana?

Anche per la comunità italiana nella Repubblica Dominicana la Settimana rappresenta un’occasione per riflettere sul ruolo della nostra lingua.

In un Paese dove l’italiano è legato soprattutto alla presenza delle famiglie italiane, alla cultura, alla gastronomia, al turismo e ai rapporti economici con l’Italia, promuovere la lingua significa mantenere aperto un ponte con il nostro Paese.

Ma quel ponte non dovrebbe guardare soltanto al passato.

Un giovane dominicano che studia italiano può avvicinarsi alla letteratura di Dante, ma anche al design italiano, alla musica contemporanea, alla scienza, alla cucina, alla moda, al cinema e alle imprese italiane.

E un figlio o un nipote di italiani cresciuto all’estero può scoprire che conoscere la lingua dei propri genitori o dei propri nonni non significa soltanto recuperare una parte della propria storia.

Significa anche avere accesso a un patrimonio culturale ancora vivo.

Dal 19 al 25 ottobre, l’italiano torna protagonista

La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è nata nel 2001 e nel corso degli anni è diventata la principale rassegna internazionale dedicata alla promozione della lingua italiana. Ogni edizione viene costruita intorno a un tema specifico e coinvolge la rete diplomatica, gli Istituti Italiani di Cultura e numerosi partner italiani e internazionali.

Quest’anno il messaggio è particolarmente chiaro: l’italiano non è soltanto una lingua da conservare, ma una lingua con cui creare.

Creare cultura.

Creare arte.

Creare tecnologia.

Creare impresa.

Creare bellezza.

E, soprattutto, creare nuovi rapporti tra l’Italia e il resto del mondo.

Per gli italiani che vivono fuori dai confini nazionali è forse questo l’aspetto più importante.

La lingua è uno dei fili che continuano a unire una comunità dispersa in tutti i continenti.

E finché quel filo rimane vivo, l’Italia continua a essere presente anche molto lontano dall’Italia.

 




Legge elettorale, il voto degli italiani all’estero cambia: cosa potrebbe succedere

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La riforma è arrivata alle battute finali alla Camera. Per i connazionali fuori dall’Italia le novità più importanti riguardano la Circoscrizione Estero, che verrebbe profondamente ridisegnata, e nuove misure per rendere più sicuro il voto per corrispondenza

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La nuova legge elettorale è ormai arrivata al momento decisivo. Alla Camera il Governo ha posto la questione di fiducia sugli articoli del provvedimento e la votazione finale è prevista per giovedì 8 ottobre. Solo dopo l’approvazione definitiva il testo potrà completare il proprio percorso istituzionale.

Per gli italiani residenti all’estero, però, non si tratta soltanto di una riforma che riguarda il sistema elettorale italiano in generale.

Nel testo approvato dal Senato e ora all’esame definitivo della Camera ci sono infatti alcune modifiche specifiche alla Circoscrizione Estero che interessano direttamente milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE.

Ed è su questo aspetto che vale la pena soffermarsi.

Quattro ripartizioni diventerebbero due alla Camera

Oggi la Circoscrizione Estero è divisa in quattro aree:

  • Europa;
  • America meridionale;
  • America settentrionale e centrale;
  • Africa, Asia, Oceania e Antartide.

È il sistema previsto dalla legge sul voto degli italiani all’estero e attualmente utilizzato per eleggere 8 deputati e 4 senatori.

Il testo della riforma modifica radicalmente questa impostazione.

Per la Camera dei deputati, le ripartizioni diventerebbero soltanto due:

Europa

e

Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Per il Senato, invece, sparirebbe la divisione in ripartizioni: l’intera Circoscrizione Estero diventerebbe un unico collegio.

È una modifica che riguarda direttamente anche gli italiani della Repubblica Dominicana.

La RD, infatti, rientra oggi nella ripartizione America settentrionale e centrale. Con la nuova disciplina, se il testo sarà approvato definitivamente, i cittadini italiani residenti nella Repubblica Dominicana voterebbero per la Camera all’interno della grande ripartizione Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide.

Per il Senato, invece, voterebbero nell’unica Circoscrizione Estero mondiale.

Che cosa significa concretamente?

Qui comincia la discussione.

Il Governo e i sostenitori della riforma puntano anche sulla necessità di modificare e rendere più sicuro il sistema elettorale.

Ma il CGIE ha espresso la propria contrarietà all’accorpamento, sostenendo che passare da quattro ripartizioni a due per la Camera e a una sola per il Senato rischia di rendere più difficile rappresentare le caratteristiche specifiche delle diverse comunità italiane nel mondo.

È una questione tutt’altro che teorica.

Un italiano che vive a Santo Domingo ha esigenze e problematiche diverse da un connazionale che vive a Buenos Aires, a New York, a Sydney o a Johannesburg.

Con una grande circoscrizione che comprende territori enormemente diversi tra loro, il rapporto tra elettore e candidato potrebbe diventare più difficile.

D’altra parte, la riforma non elimina la rappresentanza degli italiani all’estero: modifica il modo in cui quella rappresentanza viene organizzata territorialmente.

Ed è una differenza importante.

Cambiano anche le preferenze

C’è un’altra novità interessante.

Per la Camera, l’elettore potrà esprimere una preferenza nelle ripartizioni alle quali è assegnato un solo deputato, mentre potrà esprimere due preferenze nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati.

Per il Senato sono previste due preferenze.

Quindi anche il rapporto tra elettore e candidato potrebbe cambiare.

Non sarà soltanto una questione di scegliere il simbolo di un partito: le preferenze consentiranno, nei casi previsti, di indicare direttamente i candidati.

Più controlli sul voto per corrispondenza

Per gli italiani all’estero c’è poi un altro capitolo molto importante: la sicurezza del voto.

Il testo introduce un tagliando collegato al certificato elettorale con un codice alfanumerico a lettura ottica identificativo dell’elettore.

Il sistema dovrebbe permettere di verificare meglio che il voto provenga effettivamente da un elettore autorizzato e che non ci siano duplicazioni.

La scheda, invece, deve continuare a essere separata dal tagliando in modo da preservare la segretezza del voto.

È un punto delicato: identificare correttamente chi ha votato senza poter identificare come ha votato.

La riforma cerca quindi di rafforzare i controlli mantenendo il principio della segretezza della scheda.

Una novità interessante: i numeri dei plichi saranno pubblicati

C’è anche una disposizione che potrebbe aumentare la trasparenza delle operazioni.

A partire dal lunedì precedente alle elezioni, gli uffici consolari dovrebbero pubblicare sul proprio sito il numero dei plichi ricevuti durante le operazioni di voto e il dato definitivo dei plichi spediti.

Per le comunità italiane all’estero è un’informazione importante.

Significa poter avere un dato pubblico sull’affluenza del voto per corrispondenza prima ancora dello scrutinio.

Per il 2027 arrivano anche nuove misure sulla spedizione

Il testo prevede inoltre che, per il 2027, gli uffici consolari utilizzino il sistema postale ritenuto più affidabile per l’invio dei plichi elettorali e, salvo impossibilità documentata, la posta raccomandata o un mezzo di analoga affidabilità.

Per questa operazione sono stati previsti 21 milioni di euro per il 2027.

È una misura particolarmente interessante per quei Paesi dove la consegna della corrispondenza può rappresentare un problema.

E per chi vive lontano dal consolato, il corretto funzionamento della posta è una componente essenziale del diritto di voto.

E per gli italiani della Repubblica Dominicana?

Per la comunità italiana in RD la questione merita attenzione.

Oggi il cittadino italiano residente nella Repubblica Dominicana vota all’interno della ripartizione America settentrionale e centrale.

Con la riforma, la RD verrebbe inserita nella nuova enorme ripartizione Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide per l’elezione della Camera.

Al Senato, invece, la competizione avverrebbe nell’intera Circoscrizione Estero.

Questo significa che i candidati dovranno confrontarsi con un elettorato geograficamente molto più ampio.

La domanda che si pone spontaneamente è quindi questa: un candidato riuscirà ancora a conoscere e rappresentare le esigenze specifiche degli italiani della Repubblica Dominicana quando la sua circoscrizione comprenderà contemporaneamente comunità italiane sparse in quattro continenti?

È uno degli interrogativi che accompagneranno l’applicazione della nuova legge, se sarà approvata definitivamente.

Ma per ora non è ancora legge

Questo è importante sottolinearlo.

Il testo è stato approvato dalla Camera il 16 luglio, modificato dal Senato il 15 settembre ed è tornato alla Camera per la seconda lettura.

Il Governo ha posto la fiducia e il voto finale alla Camera è calendarizzato per 8 ottobre 2026.

Per questo Fatti Nostri può già spiegare ai propri lettori che cosa prevede il testo, ma non può ancora presentarlo come una legge definitivamente approvata.

Se la Camera lo approverà senza ulteriori modifiche, il percorso parlamentare sarà concluso.

E a quel punto bisognerà guardare con particolare attenzione alle disposizioni che riguardano gli italiani all’estero.

Una riforma che gli italiani nel mondo dovranno seguire attentamente

Per chi vive in Italia la riforma sarà soprattutto una modifica del sistema elettorale nazionale. Per chi vive all’estero è qualcosa di più.

È una modifica che può cambiare il rapporto tra il cittadino italiano residente fuori dai confini e il parlamentare chiamato a rappresentarlo.

Ed è proprio per questo che, soprattutto nelle comunità più lontane dall’Italia, sarà importante capire non soltanto come si voterà, ma soprattutto chi saranno i candidati, quali territori rappresenteranno e quanto saranno in grado di mantenere un rapporto concreto con le comunità italiane all’estero.

Per ora, dunque, la parola passa alla Camera.

Giovedì 8 ottobre sapremo se quella che oggi è ancora una riforma in corso diventerà definitivamente legge.




Italiani nel mondo, a novembre il CGIE torna al confronto: voto, cittadinanza e servizi sotto esame

cgie italia en el mundo

La plenaria di novembre affronterà alcuni dei temi più importanti per le comunità italiane all’estero, dalle elezioni dei Com.It.Es. alla riforma della Circoscrizione Estero, fino alla cittadinanza e ai servizi consolari.

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Saranno mesi importanti per la rappresentanza degli italiani nel mondo. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) si prepara infatti alla prossima Assemblea plenaria, in programma a Roma dal 23 al 27 novembre 2026, con un’agenda che comprende alcuni dei temi più delicati per le comunità italiane fuori dai confini nazionali.

Il Comitato di Presidenza del CGIE si è riunito alla Farnesina dal 28 al 30 settembre per fare il punto sulle principali questioni aperte. Al centro del confronto sono finiti il rinnovo dei Com.It.Es., la riforma della legge elettorale e della Circoscrizione Estero, la cittadinanza italiana, la digitalizzazione dei servizi consolari e la diffusione della lingua e cultura italiana all’estero.

Com.It.Es., si avvicina il momento del voto

Uno dei dossier più importanti riguarda le prossime elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero, previste per il 4 dicembre 2026.

La Farnesina ricorda che il voto avviene per corrispondenza, ma che gli elettori devono prima chiedere espressamente di essere inseriti nell’elenco degli aventi diritto. Per le elezioni del 2026, la richiesta di iscrizione deve essere presentata entro il 4 novembre.

Il CGIE ha sottolineato l’importanza di una forte campagna informativa per favorire la partecipazione degli italiani residenti all’estero. L’obiettivo è evitare che le difficoltà burocratiche o la scarsa conoscenza delle procedure finiscano per ridurre ulteriormente il numero degli elettori.

Il tema è particolarmente importante perché i Com.It.Es. rappresentano i connazionali nei rapporti con ambasciate e consolati e svolgono un ruolo di collegamento con le comunità presenti nei diversi Paesi.

La Circoscrizione Estero e la riforma elettorale

Altro tema destinato a suscitare discussioni è la riforma della legge elettorale attualmente all’esame del Parlamento.

Il CGIE ha espresso la propria contrarietà alle modifiche previste per la Circoscrizione Estero, ritenendo che la nuova organizzazione delle ripartizioni possa rendere più difficile rappresentare le caratteristiche e le esigenze delle diverse comunità italiane nel mondo.

Secondo il CGIE, la rappresentanza degli italiani all’estero non dovrebbe essere valutata soltanto sulla base del numero degli elettori, ma dovrebbe tenere conto anche della dimensione geografica e delle peculiarità delle diverse realtà migratorie.

Allo stesso tempo, il Consiglio ha espresso apprezzamento per le misure destinate a rendere più sicuro il voto degli italiani residenti fuori dall’Italia.

Cittadinanza italiana, una questione ancora aperta

Sul tavolo del CGIE resta anche la riforma della cittadinanza italiana, un tema particolarmente sentito dalle comunità all’estero e dalle nuove generazioni.

Il Consiglio Generale ha ribadito la necessità di valutare gli effetti delle norme recentemente introdotte e di mantenere aperto il confronto con il Parlamento sulle conseguenze che le nuove disposizioni possono avere sulle famiglie e sui discendenti degli italiani residenti fuori dal Paese.

La questione interessa soprattutto quei Paesi nei quali la presenza italiana è particolarmente numerosa e dove intere generazioni hanno mantenuto un rapporto con l’Italia pur essendo nate e cresciute all’estero.

Servizi consolari e digitalizzazione

Un altro capitolo centrale riguarda il funzionamento della rete consolare.

La digitalizzazione dei servizi viene considerata uno degli strumenti attraverso i quali migliorare il rapporto tra lo Stato e gli italiani iscritti all’AIRE, rendendo più semplici e veloci molte procedure.

Rimangono tuttavia difficoltà concrete, soprattutto per quanto riguarda i tempi di lavorazione di alcune pratiche. Tra i problemi segnalati dal CGIE figura anche quello dei ritardi nella trascrizione degli atti di stato civile da parte dei Comuni italiani, che possono creare conseguenze per i cittadini residenti all’estero.

Anche lingua e cultura italiana all’estero

Nell’agenda del CGIE trova spazio anche la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, uno dei settori fondamentali per mantenere il rapporto tra l’Italia e le comunità italiane all’estero.

Non si tratta soltanto di conservare una tradizione. Per milioni di italiani e discendenti di italiani, la lingua e la cultura rappresentano uno dei principali strumenti attraverso i quali mantenere un legame con il Paese d’origine.

È un tema che riguarda da vicino anche associazioni, scuole, istituti di cultura, media italiani all’estero e realtà culturali nate direttamente all’interno delle comunità.

Verso la plenaria di novembre

La riunione del Comitato di Presidenza alla Farnesina è servita anche a definire l’impostazione dei lavori della prossima Assemblea plenaria, che dovrà fare sintesi dell’attività svolta durante la consiliatura e indicare le priorità per il futuro.

Il CGIE, istituito nel 1989, è l’organo di consulenza del Governo e del Parlamento sui principali temi che riguardano gli italiani all’estero e rappresenta un collegamento istituzionale permanente tra le comunità italiane nel mondo e l’Italia.

Per gli italiani che vivono fuori dal Paese, dunque, i prossimi mesi saranno particolarmente importanti. Dal voto per i Com.It.Es. alla riforma della rappresentanza, dalla cittadinanza ai servizi consolari, molte delle decisioni che verranno discusse a Roma avranno conseguenze concrete sulla vita quotidiana delle comunità italiane nel mondo.

E proprio la partecipazione degli italiani all’estero sarà uno dei nodi centrali: perché gli organismi di rappresentanza possano realmente dare voce alle comunità, occorre innanzitutto che quelle comunità partecipino e facciano sentire la propria voce.

 




Addio a Peppino Mazzullo, la voce di Topo Gigio che ha fatto sognare generazioni di italiani

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È morto il 30 settembre, all’età di 100 anni, Giuseppe “Peppino” Mazzullo, l’attore messinese che per 45 anni ha dato voce a Topo Gigio, uno dei personaggi più amati della storia della televisione italiana. Si è spento nella sua casa di Santo Stefano di Briga, la frazione di Messina dove era nato il 6 giugno 1926 e dove aveva scelto di tornare dopo il ritiro dalle scene.

Per milioni di italiani il suo nome potrebbe non essere immediatamente riconoscibile, ma la sua voce è rimasta nella memoria collettiva. Era quella del piccolo topo dalle grandi orecchie, capace di parlare ai bambini con tenerezza e ironia, di conquistare il pubblico televisivo e di entrare nelle case delle famiglie italiane per decenni.

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Quarantacinque anni insieme a Topo Gigio

Il sodalizio con il pupazzo creato da Maria Perego e Federico Caldura cominciò nel 1961 e proseguì fino al 2006. Mazzullo non si limitò a prestare la voce al personaggio: ne costruì il modo di parlare, le espressioni e una personalità che sarebbe diventata inconfondibile.

A lui si deve anche una delle battute più celebri della televisione italiana: «Ma cosa mi dici mai?», una frase entrata nel linguaggio popolare e ancora oggi immediatamente associata a Topo Gigio. Mazzullo raccontava di improvvisare spesso le battute durante le registrazioni, contribuendo direttamente alla creazione del personaggio.

Il successo non rimase confinato all’Italia. Topo Gigio arrivò anche negli Stati Uniti, dove partecipò al celebre Ed Sullivan Show, uno dei programmi televisivi più seguiti dell’epoca. Mazzullo raccontò di essere apparso nella trasmissione numerose volte e di aver imparato, grazie al personaggio, a interpretare le sue battute anche in altre lingue.

Non soltanto Topo Gigio

La carriera di Mazzullo fu legata anche allo Zecchino d’Oro, dove interpretò Richetto, lo scolaro distratto e irriverente che affiancava il Mago Zurlì, contribuendo al successo di uno dei programmi per bambini più popolari della televisione italiana.

Dopo una lunga esperienza tra teatro e televisione, nel 2004 tornò a vivere nella sua Sicilia. A Santo Stefano di Briga fondò il Piccolissimo Teatro di Messina, dedicato alla formazione di giovani attori e al teatro comico e drammatico. Un modo per continuare a trasmettere la propria esperienza anche alle nuove generazioni.

Il centesimo compleanno festeggiato in paese

Lo scorso 6 giugno Mazzullo aveva festeggiato i suoi cento anni proprio a Santo Stefano di Briga, circondato dagli abitanti del paese. Una celebrazione che aveva riportato l’attenzione su un artista che, pur essendo rimasto lontano dalle scene negli ultimi anni, continuava a essere ricordato da un pubblico vastissimo.

La sua scomparsa chiude una lunga stagione della televisione italiana, quella in cui personaggi come Topo Gigio diventavano presenze familiari e attraversavano le generazioni, ben prima dell’avvento di internet e delle piattaforme digitali.

Per tanti italiani emigrati, anche lontano dal proprio Paese, quella voce può rappresentare un ricordo d’infanzia e un legame con la televisione, la lingua e la cultura lasciate in Italia. Perché alcuni personaggi non appartengono soltanto allo spettacolo: fanno parte della memoria di una comunità.

I funerali sono previsti per giovedì 1° ottobre, alle 15.30, nella chiesa di San Giovanni Battista a Santo Stefano di Briga.




“Non sai l’italiano? Niente cittadinanza!”. Il caso di Cadoneghe

atreju la via italiana

Il conferimento della cittadinanza italiana a una donna marocchina residente da 15 anni in Italia è stato sospeso dal Comune di Cadoneghe, in provincia di Padova, dopo che durante la cerimonia la donna avrebbe mostrato difficoltà nel comunicare in italiano e nel leggere la formula prevista per il giuramento.

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MATTEO PIANTEDOSI, MINISTRO INTERNI

La vicenda è arrivata all’attenzione del Ministero dell’Interno. Il ministro Matteo Piantedosi ha definito corretta la decisione del Comune, ricordando che la legislazione italiana prevede, per la concessione della cittadinanza nei casi interessati dal requisito linguistico, un’adeguata conoscenza della lingua italiana. Secondo il ministro, si tratta di un elemento considerato fondamentale anche ai fini dell’integrazione sociale, culturale e civile.

A fermare la cerimonia è stato il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro. La pratica dovrà ora tornare in Prefettura per una nuova verifica sulla conoscenza della lingua italiana da parte della richiedente.

Il caso pone però l’attenzione anche sulla procedura. Per le domande di cittadinanza per matrimonio e per alcune ipotesi di concessione della cittadinanza per residenza, la normativa italiana richiede una conoscenza della lingua italiana almeno di livello B1. La verifica linguistica, quindi, rientra normalmente nella fase della procedura che precede il conferimento della cittadinanza.

La questione diventa particolarmente delicata quando le difficoltà linguistiche emergono invece nel momento della cerimonia pubblica del giuramento, che rappresenta l’ultimo passaggio formale previsto dalla procedura.

Il Ministero dell’Interno ha comunque ritenuto opportuno un nuovo accertamento nel caso di Cadoneghe. La donna dovrà quindi attendere la conclusione delle ulteriori verifiche prima di sapere come procederà la sua pratica.