MAECI, ICE-Agenzia e Regioni insieme per promuovere il Sistema Italia

tavolo per internazionalizzazione

tavolo per internazionalizzazioneSi è tenuto ieri alla Farnesina il Tavolo con le Regioni per l’Internazionalizzazione, riunione tecnica organizzata dal MAECI con la partecipazione di ICE-Agenzia, Regioni e Province Autonome, al fine di promuovere un utilizzo coordinato ed efficace degli strumenti offerti dal Sistema Italia alle imprese italiane attive sui mercati esteri in sinergia con gli enti locali, in linea con il Decreto di programmazione 2025-27 delle attività di ICE Agenzia firmato dal Ministro Tajani l’8 ottobre scorso. La rete estera del MAECI, con 130 Ambasciate, più di 80 Consolati, 9 Rappresentanze permanenti, 88 Istituti Italiani di Cultura e 87 Uffici e punti di corrispondenza ICE, rappresenta un apparato fondamentale per valorizzare appieno la proiezione internazionale del Paese e contribuire al raggiungimento dell’obiettivo dei 700 miliardi di euro di esportazioni al centro del Piano per l’Export, promosso dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani come espressione della diplomazia della crescita. In questo quadro, un ruolo fondamentale è svolto dagli strumenti messi a disposizione da MAECI – ICE- per il settore fieristico, attraverso i padiglioni nazionali all’estero, che rappresentano un presidio strategico per valorizzare in maniera unitaria l’immagine del Made in Italy nelle principali fiere internazionali, e con le attività di incoming a favore delle fiere italiane, volte a portare nel nostro Paese operatori esteri qualificati — buyer, importatori, progettisti, media specializzati — con l’obiettivo di creare occasioni dirette di contatto commerciale per gli espositori nazionali. Accanto a questi, gli eventi di partenariato economico, come Business Forum e Missioni di Sistema e settoriali, organizzati dal MAECI e ICE-Agenzia, rappresentano strumenti concreti di internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo, volti ad ampliare la presenza delle imprese italiane all’estero e ad accrescerne la capacità di esportare, in particolare nei mercati più dinamici e nei comparti ad alto potenziale di crescita. Per raggiungere l’obiettivo 700 miliardi sono messi a disposizione dei territori i contratti con la grande distribuzione organizzata, e-commerce, le iniziative di formazione e il portale per lo sviluppo di rapporti tra le nostre imprese con i contatti professionali esteri, Opportunitalia (link: Opportunitaly.gov.it). Durante l’incontro è stata presentata l’EXPO specializzata che si terrà a Belgrado nel 2027 e che sarà intitolata “Play for Humanity. Music and Sport for all”, al fine di promuovere la partecipazione delle Regioni, in analogia con quanto accaduto ad EXPO Osaka. La riunione ha quindi costituito l’occasione per fare un bilancio della programmazione 2025 e aggiornare gli enti regionali sul piano promozionale in elaborazione per il 2026, così da consolidare il dialogo istituzionale con i territori, comprenderne esigenze e priorità, e calibrare di conseguenza l’azione di promozione mettendo a sistema le risorse disponibili. La normativa sulla programmazione di ICE-Agenzia riconosce infatti alle Regioni un ruolo essenziale nella governance dell’internazionalizzazione, e il confronto odierno rappresenta un momento di sintesi e verifica indispensabile per garantire coerenza, complementarità e massima efficacia degli interventi programmati.(Inform)




La cucina italiana è patrimonio Unesco

cucina italiana 1024x576

cucina italiana 1024x576“Voglio condividere con voi una notizia che ci riempie d’orgoglio. Oggi l’Unesco ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità“. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione dell’iscrizione della Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. “Siamo-sottolinea- i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza“.

“La nostra cucina. spiega- nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre”.
“È un primato che ci inorgoglisce- aggiunge-, e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto dell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi”.

Il Governo, dice ancora, “ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli per aver seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita”.

GIULI: “CUCINA ITALIANA RISPECCHIA NOSTRA CIVILTÀ”

“Con l’ingresso della cucina italiana nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, l’Italia riconosce e valorizza un bene collettivo che racconta le nostre radici, la nostra identità, le comunità e la biodiversità dei territori. Il riconoscimento da parte dell’Unesco segna un traguardo storico: a essere tutelato non è un singolo piatto, ma l’intero sistema della cucina italiana, inteso come patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi intergenerazionale”. Lo dichiara, in una nota, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“Con questo riconoscimento, la cucina italiana entra ufficialmente tra i beni culturali immateriali dell’umanità- aggiunge il ministro- confermando il suo valore identitario, culturale e sociale, nonché il suo ruolo nella costruzione di una memoria collettiva condivisa. Soltanto il fatto che il nostro stare a tavola, il nostro modo, peculiarmente italiano, di stare insieme, sia erede di tante ritualità, che il nostro ‘pranzo della domenica’ i nostri momenti conviviali in occasione delle feste, siano elementi di una tradizione antichissima e in evoluzione continua, dice tutto. I nostri piatti sono espressione dei nostri territori, delle nostre radici familiari, che attraversano le generazioni. La cucina italiana rispecchia la civiltà italiana”.

ag. Dire – www.dire.it




Italiani all’estero: tanti doveri, pochi diritti. E lo Stato continua a dimenticarsene

italianiestero mod

italianiestero modSono sette milioni.
Pagano tasse, mantengono legami familiari, culturali ed economici con l’Italia.
Rappresentano un pezzo fondamentale dell’identità nazionale nel mondo.
Eppure, per lo Stato italiano, gli italiani all’estero continuano a essere cittadini di serie B.

Non è un titolo polemico. È una fotografia.

Negli ultimi anni chi vive fuori dall’Italia ha visto ridursi i servizi consolari, allungarsi i tempi per documenti essenziali, complicarsi l’accesso a diritti basilari come il rinnovo del passaporto, la trascrizione di atti civili, il riconoscimento della cittadinanza per i figli nati all’estero.

In molte circoscrizioni consolari ottenere un appuntamento è diventato un percorso a ostacoli che dura mesi, a volte anni.
Per un passaporto, un atto di nascita, un semplice certificato, si è spesso costretti a rivolgersi a intermediari, viaggiare per centinaia di chilometri o pagare servizi privati. Una situazione paradossale per cittadini che lo Stato continua però a considerare utili quando si parla di rimesse, investimenti, promozione del Made in Italy.

La politica, nel frattempo, si ricorda degli italiani all’estero quasi esclusivamente in occasione delle elezioni. Il voto per corrispondenza viene celebrato come conquista democratica, salvo poi essere gestito con ritardi, disservizi e polemiche ricorrenti. La partecipazione cala, la fiducia diminuisce, l’astensione cresce. Non per disinteresse, ma per stanchezza.

E mentre si chiede agli italiani all’estero di “restare legati al Paese”, mancano politiche concrete per chi vive fuori:
– pensionati che faticano a ottenere informazioni chiare;
– giovani espatriati senza reale tutela;
– famiglie miste che si scontrano con una burocrazia opaca e lenta;
– associazioni storiche che sopravvivono grazie al volontariato più che al sostegno istituzionale.

Il problema non è solo amministrativo. È culturale.
L’Italia continua a guardare all’emigrazione come a qualcosa del passato, quando invece è una realtà presente e in continua crescita. Gli italiani all’estero non sono un “ricordo” né una voce marginale: sono una parte viva del Paese, che chiede rispetto, ascolto e servizi adeguati.

Fatti Nostri continuerà a raccontare queste storie, a segnalare le criticità, a dare spazio a chi spesso non ne ha.
Perché quando mancano le grandi notizie, la grande notizia è sempre la vita reale delle persone.

E quella, oggi, parla chiaro.




Via libera alla revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero

palazzo madama2 615x223

palazzo madama2 615x223La Commissione Esteri Difesa del Senato ha dato mandato al relatore Menia a riferire favorevolmente all’Assemblea sul disegno di legge n.1683, Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero, con il testo approvato dalla Camera dei deputati e con richiesta di autorizzazione a svolgere una relazione orale.

L’approvazione della III Commissione disegno di legge n.1683 è giunta dopo che nella seduta precedente erano stati respinti tutti gli emendamenti presentati, sia quelli che dalla Commissione Bilancio che avevano ricevuto parere non ostativo,  sia quelli che avevano ottenuto dalla medesima Commissione parere contrario. La III Commissione ha respinto anche gli Ordini del Giorno presentati. Il testo base adottato ha ricevuto anche il parere non ostativo della Commissione Affari costituzionali.

Nel suo intervento il Sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli ha sottolineato come l’attuale Governo, conformemente agli orientamenti dei vari Governi che lo hanno preceduto, abbia sempre dimostrato di assicurare la massima protezione e supporto agli oltre 7 milioni di concittadini che vivono nel resto del mondo. Un impegno, che per il Sottosegretario, non può essere disconosciuto e che non trova eguale riscontro presso altri paesi importanti come l’Italia. Per Silli si tratterà semmai “di trovare un giusto equilibrio tra le indiscutibili esigenze di tutela dei connazionali con i corrispettivi costi che tale tutela richiede, onde evitare, inter alia, possibili attriti tra le esigenze degli italiani che vivono fuori dal paese, e che non sono soggetti a imposizione fiscale, e le aspettative ed il punto di vista degli italiani che invece vivono in Italia”. Il sottosegretario ha infine rilevato come nei confronti degli oriundi la Farnesina abbia sempre rivolto massima attenzione e tutte le energie e le risorse umane di cui dispone. (Inform)




Addio a Sandro Giacobbe, il cantante di “Signora mia”

sandro giacobbe 300x225

sandro giacobbe 300x225Addio a Sandro Giacobbe. Il cantautore si è spento oggi nella sua abitazione di Cogorno, nel Levante genovese. Lo ha confermato una fonte vicina alla famiglia.

Giacobbe aveva 75 anni e da oltre dieci anni era in lotta con un tumore. Cantautore di grande livello, tra i suoi brani più celebri Signora mia, 45 giri di successo del 1974 che partecipa al Festivalbar e rimane per mesi nelle hit parade nazionali ed estere negli anni ’70 e ’80, oltre a far parte della colonna sonora del film di Lina Wertmuller “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (le musiche originali del film sono di Piero Piccioni ndr). Un’altra canzone dell’album, Signora addio, viene interpretata da Gianni Nazzaro.

Dopo aver vissuto per decenni a Moneglia, ultimamente Giacobbe si era trasferito a San Salvatore di Cogorno. Nel comune rivierasco aveva giocato al calcio nella squadra locale prima di arrivare alla Nazionale cantanti di cui era stato anche allenatore. Lascia la moglie Marina Peroni, di 27 anni più giovane e i figli Andrea e Alessandro nati da una precedente relazione.

Sandro Giacobbe nasce a Genova il 14 dicembre 1949 da padre di origini siciliane e madre lucana. La sua famiglia si compone anche di altri due fratelli. A soli 16 anni, Sandro decide di mettere da parte gli studi in ragioneria per formare il gruppo musicale Giacobbe & le Allucinazioni con alcuni amici, iniziando ad esibirsi in diversi locali della regione.

Nel 1971, ottiene il suo primo contratto con la Dischi Ricordi pubblicando il singolo Per tre minuti e poi. Successivamente cambia casa discografica passando alla Cbs e nel 1974 pubblica il primo 45 giri, Signora mia, ottenendo grande successo.

La vera notorietà arriva però nel 1976, quando Sandro partecipa a Sanremo classificandosi terzo con il brano Gli occhi di tua madre. A seguire partecipa come autore allo Zecchino d’Oro con la canzone Sette note per una favoletta e continua a pubblicare brani di grande successo come Mi va che ci sei, Notte senza di te e Sarà la nostalgia.

Nel 1983 torna di nuovo al Festival di Sanremo con Primavera e inizia a dedicarsi soprattutto a concerti e a iniziative di solidarietà, partecipando alla squadra della Nazionale cantanti come difensore centrale e, successivamente, allenatore.

Nel 1990 torna ancora in gara al Sanremo con Io vorrei, e nel 2003 partecipa al Festival di Viña del Mar, in Cile. Nel 2005 partecipa al programma Premiata Teleditta 3 – Non sono repliche e continua a fare musica con nuovi singoli e album. Dal 2014 al 2016 diventa l’allenatore in Prima Categoria del neonato Rupinaro Sport, squadra di Chiavari, e continua a fare parte della Nazionale Cantanti.

Nel 2020 collabora con Don Backy al brano Genova e nel 2023 esce il singolo Lettera al gigante, scritto dal figlio Andrea.

Nella vita, Giacobbe ha dovuto affrontare anche il tumore che ha colpito il figlio maggiore quando aveva solo 12 anni, che è fortunatamente guarito. Negli anni, il cantautore si è anche ritrovato a dover affrontare altri momenti molto duri: il primo quando è stato colpito da meningioma, un tumore delle meningi, per il quale ha subito una delicata operazione, mentre da circa 10 anni si trovava a combattere contro il cancro alla prostata.

Qualche mese fa, a marzo, era stato ospite di Mara Venier a Domenica In e aveva raccontato la sua malattia: “I medici mi hanno assolutamente prescritto di non stare più in piedi, di non forzare sul bacino, sul femore, perché c’è un rischio di rottura se dovessi stare in piedi”. Con lui in studio c’era la moglie Marina. Il cantante in quella toccante intervista aveva raccontato: “Dal giorno della Befana non sono più uscito, perché se vado in giro e mi vedono su una carrozzina, c’è il rischio che mi fotografino. Volevo invece fare una dichiarazione pubblica in modo non ci fossero dubbi su quello che sto vivendo e che voglio consigliare soprattutto altri altri”. La moglie aveva aggiunto: “Stiamo insieme dal 2010, si è ammalato nel 2015”. In quell’occasione il cantante aveva rivelato di avere un progetto nei teatri: “Lo spettacolo si chiamerà Voglia di Hit Parade, sarà uno scontro tra i miei successi e quelli di quegli anni, magari a settembre lo faremo”.

ansa.it




Addio a Pietrangeli re della Davis, unico italiano nella ‘Hall of Fame’

imagoeconomica 18554731 fileminimizer

imagoeconomica 18554731 fileminimizerAddio a Nicola Pietrangeli. Il tennis azzurro piange la scomparsa, a 92 anni, dell’unico italiano inserito nella Hall of Fame del tennis mondiale.

Nato a Tunisi l’11 settembre del 1933, Pietrangeli è ancora oggi il primatista, a livello internazionale, in Coppa Davis per partite giocate (164), incontri vinti in singolare (78-32) e in doppio (42-12). Ha formato con Orlando Sirola la coppia più vincente di sempre nella manifestazione (34 successi in 42 partite) ma l’ha vinta solo da capitano, nel 1976.

Ha trionfato due volte al Roland Garros, nel 1959 e 1960, due volte agli Internazionali d’Italia e vinto complessivamente 48 titoli, a cui si aggiungono la medaglia d’oro ai IV Giochi del Mediterraneo di Napoli nel 1963 e quella di bronzo nel doppio insieme a Sirola. Ha conquistato anche la medaglia di bronzo nel singolare maschile al torneo di esibizione di tennis ai Giochi Olimpici di Città del Messico nel 1968.

 

Al Foro Italico di Roma, Pietrangeli ha celebrato il suo primo trionfo agli Internazionali d’Italia nel 1957, sul campo che oggi porta il suo nome.

“Ho fatto dei miei anni di tennis, poco più di una ventina, una splendida parentesi della mia vita”, ha scritto Nicola Pietrangeli nel libro ‘Se piove rimandiamo’, spiegando che non ha “mai voluto essere schiavo del tennis”.

Una grande passione sono state le donne: sposò Susanna Artero, madre dei suoi figli Marco, Giorgio (scomparso il 4 luglio 2025) e Filippo; glamour fu la ‘love story’, durata sette anni, con la conduttrice Licia Colò; un grande feeling ebbe con Lea Pericoli, con la quale creò un’amicizia speciale.

agenzia Dire – www.dire.it




Il femminicidio è un nuovo reato: ecco cosa prevede la legge

violenza donne minori 1024x576

violenza donne minori 1024x576L’aula della Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge ‘Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime’. I sì sono stati 237, nessun no e nessun astenuto.

Il provvedimento all’articolo 1 prevede, tra l’altro, che “chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali è punito con la pena dell’ergastolo”. E ancora: “Quando ricorre una sola circostanza attenuante ovvero quando una circostanza attenuante concorre con taluna delle circostanze aggravanti di cui al secondo comma, e la prima è ritenuta prevalente, la pena non può essere inferiore ad anni ventiquattro. Quando ricorrono più circostanze attenuanti, ovvero quando più circostanze attenuanti concorrono con taluna delle circostanze aggravanti di cui al secondo comma, e le prime sono ritenute prevalenti, la pena non può essere inferiore ad anni quindici”.

Dunque ergastolo per chi uccide una donna in quanto donna. È il cuore della nuova legge, che riconosce come movente di reato ogni forma di dominio, controllo o possesso sulla vittima, inclusi i casi in cui il gesto nasce dal rifiuto di una relazione o dalla volontà di limitarne la libertà personale. Il passaggio recepisce i principi della Convenzione di Istanbul e si allinea alle normative già esistenti in alcuni Paesi europei come Cipro, Malta, Croazia e Belgio.

Il testo interviene anche sugli strumenti di prevenzione e indagine: le misure del Codice rosso escono dal limite dei 45 giorni per le intercettazioni e il braccialetto elettronico raddoppia la sua “distanza di sicurezza”, attivandosi già a un chilometro.

Capitolo importante anche quello della giustizia penale. Per i condannati per femminicidio, i benefici carcerari verranno concessi solo dopo una valutazione accurata della condotta, basata su un’osservazione di almeno un anno da parte di professionisti. Per i minori responsabili di tali reati, la durata dei permessi premio viene ridotta. E in caso di modifiche alle misure cautelari, non solo la vittima ma anche i suoi familiari verranno informati dal giudice: un’attenzione in più per chi resta esposto al rischio.

Sul fronte dei diritti civili, si registrano altre novità: le ragazze dai 14 anni in su potranno rivolgersi ai centri antiviolenza senza l’autorizzazione dei genitori e il patrocinio a spese dello Stato viene garantito anche a chi ha subito un tentato femminicidio, persino in deroga ai limiti di reddito.

La legge dedica un intero pacchetto di interventi, quindici in totale, agli orfani di femminicidio. Arriva un registro nazionale per monitorarne le condizioni, si semplifica l’accesso ai fondi economici e sanitari e si istituisce un supporto psicologico strutturato. Previsto anche il diritto alla deindicizzazione, per proteggere la privacy dei minori, e una formazione specifica per chi lavora al loro fianco. Le stesse tutele si estendono ai figli di donne sopravvissute a tentativi di femminicidio, ma incapaci di occuparsi dei bambini per i traumi subiti.

Sul fronte giudiziario e sanitario arrivano percorsi formativi obbligatori sulla violenza di genere. Nei tribunali, il giudice dovrà impedire domande che possano ledere dignità e decoro della vittima, per evitare quella “seconda violenza” che troppo spesso avviene nelle aule di giustizia.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La riforma della cittadinanza proposta dal MAIE: la lingua italiana come ponte tra generazioni

merlotirelliborghese25camera.jpg

merlotirelliborghese25camera.jpgIl dibattito sulla cittadinanza italiana torna al centro dell’attenzione, soprattutto nelle comunità italiane del Nord America, Centro America e Caraibi. La nuova proposta di legge presentata dal MAIE introduce un tema fondamentale: il ruolo della lingua italiana nella trasmissione dell’identità nazionale alle generazioni nate e cresciute all’estero.

La proposta garantirebbe la cittadinanza automatica a figli e nipoti di italiani, mentre richiederebbe un certificato di lingua italiana B1 a partire dalla terza generazione. Un cambiamento che molti temevano potesse costituire un ostacolo. Ma è davvero così?

Lingua italiana: non un limite, ma una forma di appartenenza

Per una larga parte della nostra comunità, il nuovo requisito non rappresenta affatto una barriera. Al contrario, è percepito come una prova seria di legame culturale, un modo per dimostrare di non cercare “un passaporto in più”, ma di voler davvero far parte della storia e delle radici della propria famiglia.

Molti italo-discendenti, infatti, rivendicano con orgoglio la propria italianità: studiano l’italiano, mantengono tradizioni, celebrano la cucina, la cultura e il patrimonio familiare. Ottenere un livello B1, ovvero una conoscenza di base ma concreta della lingua, è un traguardo ampiamente alla portata di chi desidera davvero la cittadinanza.

In altre parole: non è un ostacolo, è un ponte.

Perché il test linguistico è un valore aggiunto

  • Rafforza il senso di appartenenza: la lingua è il primo elemento identitario condiviso da una comunità.

  • Crea continuità con le radici: molte famiglie hanno perso l’italiano nel corso delle generazioni; il test spinge a recuperarlo.

  • Favorisce l’integrazione in Italia di chi desidera trasferirsi per studio o lavoro.

  • È un livello “raggiungibile”: non parliamo di italiano avanzato, ma di un livello intermedio, già richiesto in molte altre procedure di cittadinanza europee.

Molti italiani all’estero lo ricordano: i nostri nonni sono partiti parlando solo italiano (e spesso dialetto), e il loro primo gesto per integrarsi fu imparare la lingua del Paese che li ospitava. Oggi, il percorso si completa al contrario: chi desidera riconquistare la cittadinanza dei suoi antenati dimostra impegno e amore studiando l’italiano.

Un messaggio alla nostra comunità nelle Americhe

Nel contesto degli Stati Uniti, del Canada, del Messico, della Repubblica Dominicana e di tutta l’America Latina, dove vivono milioni di italo-discendenti, il requisito linguistico va visto come un’opportunità e non come una punizione.

È anche un invito a:

  • rafforzare i corsi di italiano nelle associazioni locali,

  • coinvolgere scuole e centri culturali,

  • lavorare in rete con consolati, Comites e istituzioni italiane all’estero.

Una comunità che parla italiano è una comunità che rimane viva, visibile e rilevante anche nei rapporti con l’Italia.

La proposta MAIE introduce certamente una novità, ma lo fa seguendo una logica chiara: valorizzare la nostra identità, non restringerla. Chiedere alle nuove generazioni di conoscere l’italiano non è un freno: è un modo per dire che l’Italia è più di un documento — è cultura, storia, sentimenti e memoria familiare.

E chi desidera davvero diventare cittadino italiano non teme un test linguistico: lo accoglie come un atto d’amore verso la propria patria d’origine

 




Italia. Famiglia nel bosco, il ministero: “Il percorso di istruzione era regolare”

famiglia bosco chieti 1024x576

famiglia bosco chieti 1024x576Il percorso di istruzione dei bambini della famiglia che viveva nei boschi di Palmoli era regolare. Come è stato scritto un po’ ovunque, i genitori avevano scelto per loro l’homeschooling, un percorso previsto dalla Costituzione italiana che prevede di studiare autonomamente a casa e poi di sostenere un esame annuale, in una scuola di riferimento, per verificare l’apprendimento del programma scolastico. A dire che la situazione scolastica dei bambini era regolare (o meglio quello della bambina più grande che ha otto anni, perchè gli altri ne hanno appena sei), è il ministero dell’Istruzione e del Merito. Che in una nota scrive: “”Al Ministero risulta regolarmente espletato l’obbligo scolastico attraverso l’educazione domiciliare legittimata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti e tramite l’appoggio ad una scuola autorizzata. La conferma è arrivata dal dirigente scolastico dell’istituto scolastico di riferimento per il tramite dell’ufficio scolastico regionale”.

SALVINI: “SU OBBLIGO SCOLASTICO ALTRA NOTIZIA FAKE”

“Altra notizia fake smontata, motivo in più perché quei bimbi tornino al più presto nella loro casa nel bosco per crescere sereni, imparare, sorridere e giocare”, scrive sui social il vicepremier Matteo Salvini commentando la notizia dell’assolvimento dell’obbligo scolastico da parte della famiglia che vive nel bosco, in provincia di Chieti.

agenzia DIRE – www.dire.it




Avviato l’esame della proposta di legge per l’esenzione IMU delle abitazioni in Italia dei connazionali all’estero iscritti all’Aire

aula panoramica gif w485 h1 485x223

aula panoramica gif w485 h1 485x223L’Aula di Montecitorio ha avviato la discussione sulla  proposta di legge di Toni Ricciardi ed altri relativamente alle modifiche della legge 160/2019 in materia di equiparazione del regime fiscale nell’applicazione dell’imposta municipale propria relativamente a immobili posseduti nel territorio nazionale da cittadini iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, nonché delle abbinate proposte di legge Di Giuseppe, Onori, Billi, Lovecchio, Manes, Borrelli ed altri. Nel suo intervento il relatore Toni Ricciardi (Pd- ripartizione Europa), ha spiegato che con questo provvedimento si ridefinisca un percorso volto a sanare un’incongruenza normativa: “Stiamo parlando degli immobili, delle case o, se volete, della prima casa di coloro che vivono all’estero, che si sono trasferiti all’estero; generalmente, se analizzassimo la fattispecie, stiamo parlando di persone – tutti nelle nostre famiglie abbiamo avuto qualcuno che è partito per l’estero – che, dopo dieci, vent’anni di duro lavoro, sacrificio, utilizzavano le cosiddette famose rimesse per costruirsi la casa nel proprio Paese di partenza”.  “La casa nella cultura italiana è quel patrimonio indiscusso, se volete forse anche identitario, nella quale tutte e tutti si riconoscono. Era il segno tangibile di un sacrificio fatto al di fuori dei confini nazionali affinché si potesse, un giorno, immaginare un rientro, un ritorno e soprattutto la costruzione di un benessere per i propri cari”, ha rilevato Ricciardi auspicando quindi la risoluzione di quello che ha definito come “un problema atavico”. I relatore ha menzionato gli scritti di Francesco Saverio Nitti che, nel 1888, dà alle stampe il suo “L’emigrazione italiana e i suoi avversari”, nel quale si vuole sottolineare l’assenza, la mancanza di una legge organica che disciplini l’emigrazione italiana, che sia in grado di quantificarla e qualificarla. Ricciardi ha ricordato come l’emigrazione da questo Paese, così è stata almeno per oltre un secolo, partiva soprattutto dai piccoli comuni, soprattutto dalla provincia italiana. “E noi sappiamo benissimo quale sia il patrimonio edilizio che si concentra soprattutto nei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti”, ha aggiunto Ricciardi facendo presente che in oltre il 70 per cento dei comuni italiani ritroviamo sempre più spesso case vuote o abbandonate. “E molte volte esattamente proprio quegli immobili appartengono agli italiani che vivono all’estero o a dei figli che li hanno ereditati e che, purtroppo, come dire, non riescono a coprire il pagamento dell’IMU”, ha sottolineato il deputato invitando a riflettere sul fatto che i cittadini italiani all’estero non siano cittadini di serie B. “Meritano e hanno la dignità di essere trattati alla pari di tutti gli altri”, ha puntualizzato Ricciardi sostenendo che tale provvedimento prevede che per la fattispecie degli italiani all’estero si possa riconoscere un diritto. “Auspico e credo – ha aggiunto il deputato – che avremo l’opportunità di giungere a un’approvazione all’unanimità di questo provvedimento – le opposizioni, insieme alla maggioranza, discutono, dialogano con i colleghi – e ringrazio tutte le elette e gli eletti all’estero che hanno contribuito, anche con le loro proposte che sono abbinate – si dà testimonianza, un messaggio al Governo rispetto al fatto che tutta la politica, su un tema centrale, ha avvertito la stessa sensibilità”. “La casa, essendo un bene primario, va tutelata: per questa ragione, invito tutte e tutti a esprimere, nel prosieguo del dibattito, un parere favorevole a questa proposta di legge”, ha suggerito Ricciardi. Ha poi preso la parola il deputato del Pd, eletto nella ripartizione America settentrionale e centrale,  Christian Di Sanzo che ha sottolineato come questa proposta normativa sia stata recepita favorevolmente da tutti i gruppi politici, con grande spirito di condivisione. “Insieme ad essa, vi sono abbinate le proposte di quasi tutti i gruppi politici, inclusi tutti i partiti della maggioranza. È una proposta che nasce da un’esigenza semplice ma fondamentale: riconoscere pienamente i diritti dei nostri connazionali residenti all’estero e farlo non solo sul piano simbolico, culturale, storico, ma anche su quello pratico e su quello fiscale. È un’iniziativa che interviene sul trattamento fiscale degli immobili posseduti dagli italiani iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, l’AIRE, correggendo un problema che, per troppo tempo, ha gravato su cittadini che, pur vivendo all’estero, continuano a mantenere nel nostro Paese beni, affetti e radici”, ha precisato Di Sanzo aggiungendo a sua volta come la prima casa in Italia venga considerata un bene fondamentale e come lo sgravio sulla prima casa sia già a beneficio di tutti i residenti in Italia. “Con questa proposta vogliamo semplicemente equiparare lo stesso trattamento ai nostri cittadini residenti all’estero”, ha precisato il deputato sottolineando come dalla fine dell’800 ad oggi, circa 30 milioni di italiani abbiano lasciato il nostro Paese in cerca di opportunità, lavoro e dignità . “Hanno costruito ponti tra l’Italia e il mondo, hanno creato associazioni e imprese e hanno reso il nostro Paese più grande dei suoi confini geografici, hanno sofferto, hanno lavorato e hanno sperato. Hanno amato l’Italia anche quando l’Italia sembrava averli dimenticati. L’emigrazione italiana non è un capitolo accessorio della nostra storia, è la nostra storia”, ha ribadito Di Sanzo precisando come ad oggi gli italiani all’estero iscritti all’AIRE sono oltre 6,5 milioni: una comunità che è di fatto la ventunesima regione d’Italia, distribuita in oltre 190 Paesi nel mondo. Di Sanzo ha anche ricordato il dato emerso dall’ultimo rapporto RIM della Fondazione Migrantes: ci sono state 155mila partenze solo nel 2024, con una mobilità che si è fatta più circolare e complessa. “Quindi non stiamo parlando di una legge di qualcuno o di una legge per qualcuno, ma di una legge per l’Italia, per gli italiani: un esempio di unità che merita di essere evidenziato e che sottolinea come il tema delle nostre comunità all’estero debba e possa essere affrontato con logiche trasversali a tutti i partiti. In un tempo in cui la politica a volte viene descritta come conflitto permanente, questo provvedimento ci dimostra che il Parlamento sa essere luogo di ascolto, di visione e di decisione condivisa per le nostre comunità all’estero”, ha rammentato Di Sanzo. A seguire l’intervento del deputato Andrea Di Giuseppe (FDI- ripartizione America settentrionale e centrale) che ha spiegato come non si sta dibattendo soltanto su un’imposta, quale appunto l’IMU, bensì si stia dibattendo su quale rapporto si voglia avere con milioni di italiani che vivono fuori dai confini nazionali, ma che continuano ostinatamente a sentirsi parte di questa comunità nazionale. “Stiamo dicendo loro, in modo semplice ma molto chiaro: lo Stato vi vede, vi riconosce e smette di trattare la vostra casa d’origine come un lusso da tassare, ma come un ponte tra l’Italia e il mondo. Perché dietro ogni riga di questo provvedimento non ci sono solo numeri: ci sono dei volti, ci sono delle storie, ci sono delle famiglie, ci sono dei sacrifici. Ci sono persone che, mentre noi parliamo, dall’altra parte dell’Oceano o del mondo stanno seguendo questi lavori con la speranza che, per la prima volta, lo Stato non li consideri cittadini di serie B”, ha sottolineato Di Giuseppe rimarcando che la proprietà immobiliare ha un valore affettivo, spesso legato alla casa d’origine, alla casa dei genitori o dei nonni, alla quale conseguentemente si riflette anche un legame con la specifica comunità territoriale. “Per tanti connazionali la casa in Italia non è un investimento speculativo: è un luogo da dove sono partiti i loro nonni, molte volte con la valigia di cartone; è il luogo dove tornando ritrovano una lingua, un dialetto, un odore, una chiesa, un cimitero dove sono sepolti i loro affetti”, ha aggiunto Di Giuseppe evidenziando che le nuove generazioni, spesso professionisti qualificati, considerano la casa d’origine un porto sicuro: “un’Itaca alla quale sperano di fare ritorno”. “Quegli italiani che vivono a New York, a Toronto, a San Paolo, a Sydney o a Londra non sono un problema amministrativo: sono una parte della nostra Nazione che si è spostata fisicamente ma non si è mai staccata davvero e la casa in Italia spesso è il loro ultimo filo diretto con il territorio d’origine”, ha proseguito Di Giuseppe tornando alla questione dell’IMU che rappresenta un aspetto cruciale sia per le comunità storiche che per i giovani italiani all’estero. “Il pagamento di questa imposta ha spesso scoraggiato il mantenimento e la valorizzazione degli immobili di famiglia provocando, specialmente nei piccoli comuni, un impoverimento territoriale e immobiliare progressivo. Iniziative come il turismo delle radici cercano di invertire questa tendenza, riportando luce ai borghi e preservando storie che oggi costituiscono orgoglio e identità per le comunità italiane nel mondo”, ha sottolineato il deputato. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail