Addio a Ornella Vanoni

premio marisa bellisario

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ORNELLA VANONI

Se n’è andata Ornella Vanoni, una delle artiste più riconoscibili e amate della musica italiana. La cantante è morta nella sua abitazione di Milano, dove un arresto cardiocircolatorio l’ha colpita nella tarda serata. Con lei scompare una figura che, con la sua voce vellutata e la sua personalità brillante, ha attraversato generazioni lasciando un’impronta indelebile nella cultura popolare.

GLI ESORDI E LA CARRIERA

Nata a Milano il 22 settembre 1934, Vanoni ha debuttato nel 1956 avviando una carriera lunghissima, segnata da continue trasformazioni e da una presenza scenica capace di rinnovarsi senza perdere autenticità. Cantante, attrice, volto televisivo: la sua eleganza interpretativa e la capacità di raccontare emozioni con poche note l’hanno resa una figura cardine della musica leggera.

Ornella Vanoni al Festival di Napoli del 1964

Nel corso di oltre settant’anni ha pubblicato più di cento progetti discografici fra album, EP e raccolte, raggiungendo oltre 55 milioni di copie vendute e consolidando il suo ruolo fra le artiste italiane di maggior successo.

I GRANDI SUCCESSI

La sua carriera è costellata di brani che sono diventati classici: ‘Senza fine’, ‘Che cosa c’è’, ‘L’appuntamento’, ‘Tristezza’, ‘Una ragione di più’, ‘Io ti darò di più’ e ‘La musica è finita’, presentata al Festival di Sanremo nel 1967. Una voce immediatamente riconoscibile, capace di essere insieme morbida e incisiva, elegante e profondamente emotiva.

COLLABORAZIONI E SPERIMENTAZIONI

Dalle Canzoni della mala agli arrangiamenti jazz, dalla bossa nova al pop d’autore, Vanoni ha sperimentato generi diversi con naturalezza. Indimenticabile la collaborazione con Toquinho e Vinicius de Moraes nell’album ‘La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria’ del 1976.

Nel corso degli anni ha lavorato con artisti italiani come Gino Paoli (suo grande amore), Paolo Conte, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Lucio Dalla, Renato Zero e Riccardo Cocciante, fino ad arrivare a collaborazioni più recenti con Bungaro, Pacifico e Francesco Gabbani.

TELEVISIONE E PERSONALITÀ

Oltre alla musica, Vanoni è diventata un volto amato della televisione italiana. Negli ultimi anni le sue apparizioni, soprattutto nei talk show e nei programmi di intrattenimento, da Fabio Fazio in poi, l’hanno fatta conoscere alle nuove generazioni per la sua ironia irresistibile, le confessioni spontanee, la sincerità disarmante. Una presenza capace di trasformare ogni intervento in momento di leggerezza e verità.

SANREMO E I RICONOSCIMENTI

Otto partecipazioni al Festival di Sanremo, un secondo posto e tre quarti posti con brani rimasti nella memoria collettiva.

Nel 1999 è stata la prima artista a ricevere il Premio Città di Sanremo alla carriera. Ha conquistato inoltre due Premi Tenco e una Targa Tenco, e nel 2022 ha ricevuto un Premio Tenco Speciale, istituito appositamente per celebrarne la carriera.

agenzia Dire – www.dire.it




Il MAIE presenta un nuovo Progetto di legge sulla cittadinanza

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merlo borghese tirelli camerSi è svolta , presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, la presentazione di una proposta di legge sulla cittadinanza targata Maie depositata in Parlamento dall’On. Franco Tirelli, deputato del Movimento Associativo Italiani all’Estero eletto nella ripartizione America Meridionale. Nel corso dell’incontro il Presidente del Maie Ricardo Merlo  ha spiegato come questa proposta si proponga di modificare il decreto legge emanato recentemente dal Governo sulla cittadinanza. “Questa è una proposta equilibrata e alternativa che l’Italia deve accogliere anche perché, con la crisi demografica, avremo un Paese multiculturale ma senza italiani”, ha sottolineato Merlo riferendosi al fatto che l’attuale legge restringe la platea fra gli italiani all’estero che possono acquisire e trasmettere la cittadinanza . Merlo ha anche ribadito che la proposta è stata pensata insieme al deputato Franco Tirelli e al senatore Mario Borghese. Dal canto suo il deputato Tirelli ha ricordato che con la nuova proposta tornerebbe la possibilità del riconoscimento della cittadinanza italiana indipendentemente dal luogo di nascita ma con il vincolo dell’acquisizione del certificato B1 di conoscenza della lingua italiana. “Questo progetto è una risposta a quanti chiedevano una riformulazione di questa legge”, ha aggiunto Tirelli citando anche il possibile intervento della Corte costituzionale su questa norma. Il sentore del Maie Mario Borghese, eletto nella ripartizione America Meridionale,  ha spiegato che si tratta di una proposta di legge equilibrata perché difende i diritti degli italiani all’estero e al contempo la promozione della lingua italiana, il cui apprendimento dovrebbe essere almeno di livello B1 per l’ottenimento della cittadinanza: il tutto considerando anche che ciò valorizzerebbe ancora di più la rete degli istituti e delle scuole che divulgano la lingua italiana nel mondo. Borghese ha anche invitato a copiare il modello di crescita positivo che c’è ad esempio nella vicina Spagna dove sempre più italiani vanno a vivere. Segnalato anche il problema, soprattutto in Sud America, della registrazione dei minori presso i consolati su cui il senatore ha auspicato una possibile proroga della data ultima fissata per maggio 2026. “Sappiamo che la legge si doveva cambiare ma non in questo modo: andava aggiornata ma senza queste limitazioni inopportune anche per la questione demografica”, ha spiegato Merlo criticando anche la scelta di usare per questa materia lo strumento del decreto legge. Secondo il Presidente del Maie l’elaborazione di questa legge   avrebbe dovuto coinvolgere Comites e Cgie, ma soprattutto passare per il Parlamento senza la  modalità del decreto d’urgenza. In sostanza la proposta del MAIE vorrebbe il riconoscimento automatico della cittadinanza per la prima e la seconda generazione, a prescindere dal luogo di nascita degli attori chiamati in causa, mentre a partire dai pronipoti occorrerebbe presentare il livello B1di conoscenza della lingua italiana. “È incredibile che ci possano essere famiglie nelle quali un fratello è italiano e l’altro no”, ha sottolineato Merlo segnalando anche il problema di come la legge abbia introdotto in qualche modo anche lo“ius soli”, nel momento in cui determina il luogo di nascita come discrimine. (Inform)




Al Senato l’incontro “Italiani nel mondo: cittadinanza e identità – Come cambiano regole, tutele e servizi”

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cittadinanzadiscendenza“Italiani nel mondo: cittadinanza e identità – Come cambiano regole, tutele e servizi”, questo il tema del convegno che si è svolto a Roma presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato. L’incontro è stato organizzato, su iniziativa del senatore del Maie Mario Borghese (ripartizione America Meridionale), in collaborazione con l’Associazione Europa Mediterraneo ETS e l’Associazione Il Sud del Mondo ETS. A moderare gli interventi è stato chiamato Raffaele Barberio, Direttore di IF – Italia nel Futuro. Nel suo intervento introduttivo il senatore Borghese ha rilevato come la tematica della cittadinanza riguardi milioni di connazionali all’estero e di discendenti italiani. Secondo il senatore la nuova norma sulla cittadinanza, entrata in vigore nel maggio 2025,  rischia di penalizzare allo stato attuale i nostri connazionali all’estero. Borgese si è anche detto fiducioso sulla possibilità di modificare questa norma, segnalando come in proposito si stia lavorando per sensibilizzare il governo e tutto il Parlamento.

A seguire è intervenuto Armando De Bonis, Presidente di “Europa Mediterraneo ETS”, che ha ricordato come questo sodalizio nasca con l’obiettivo di promuovere progetti sociali, culturali e scientifici, in grado di ridurre le diseguaglianze e contrastare le forme di emarginazione. “Operiamo prevalentemente – ha precisato De Bonis – nell’area Euro-Mediterranea, considerato da sempre un crocevia di popoli, culture e storie che si intrecciano. Oggi abbiamo l’occasione di riflettere insieme su questioni fondamentali: come stanno cambiando le regole sulla cittadinanza? Quali tutele sono garantite a chi vive, lavora e costruisce la propria identità al di fuori dell’Italia? Come migliorare servizi e rappresentanza per una comunità italiana nel mondo sempre più vasta, dinamica e complessa? In quest’ottica, l’Associazione Europa Mediterranea ha avviato un percorso di ricerca e divulgazione sulla cittadinanza”. De Bonis, dopo aver rilevato che l’attuale quadro normativo sulla cittadinanza sta cambiando, ha segnalato alcune novità della nuova legge come ad esempio il riordino delle norme sulla trasmissione della cittadinanza per discendenza con l’introduzione del limite alla seconda generazione, e la possibilità di revoca della cittadinanza in caso di condanne per reati particolarmente gravi, misura prevista esclusivamente per le naturalizzazioni. Ha poi preso la parola Giuseppe Galati, Responsabile Scientifico de “Il Sud del Mondo ETS”: “Abbiamo inteso organizzare insieme con l’associazione Europa Med questa iniziativa – ha spiegato Galati – perché l’introduzione di questo decreto del governo del 27 marzo 2025 ha aperto un dibattito che ovviamente vede da una parte chi lo ritiene restrittivo, mentre per l’esecutivo rappresenta un modo per stabilire un legame più stretto sulla cittadinanza”. Galati ha anche segnalato come il limite alla seconda generazione per la trasmissione della cittadinanza abbia inciso sulle aspettative dei discendenti all’estero.

Nel corso del suo intervento il deputato del Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, ha sottolineato la necessità di modificare l’attuale legge sulla cittadinanza che va incidere anche sui principi fondamentali della rappresentanza. Il deputato, dopo aver espresso rammarico sul fatto che oggi si cerchi di intervenire su questa legge “dopo che i buoi sono scappati”, ha rilevato come durante l’ter del provvedimento sia stato introdotto qualche miglioramento al testo, ad esempio per la tempistica di registrazione dei nuovi nati. Ricciardi ha anche criticato la scelta del governo che ha utilizzato per la regolamentazione di questa materia la strada del decreto legge d’urgenza. Il deputato si è anche detto contrario all’introduzione per le richieste della cittadinanza del solo modello cartaceo.  Ricciardi ha inoltre dato diponibilità a sostenere una proposta di legge di modifica della norma sulla cittadinanza che provenga anche da una forza di maggioranza, purché non vi siano distingui o differenziazioni territoriali nel testo e si possa fare fronte comune su tutto. A seguire è intervenuta la Segretaria Generale del Cgie Maria Chira Prodi che ha in primo luogo illustrato la struttura del Consiglio Generale, ricordando come questo organo di rappresentanza sia chiamato a dare pareri obbligatori su tutti i temi di interesse degli italiani all’estero. Un parere che non è stato preventivamente richiesto nel caso del decreto legge sulla cittadinanza. “In quel periodo – ha ricordato Prodi – il Consiglio Generale aveva già messo tra i punti prioritari della propria azione la modifica della legge di cittadinanza, perché non era una novità per nessuno che vi fosse un tema da risolvere”.  “Siamo poi arrivati a giugno alla nostra Plenaria con una proposta in favore di una legge che prevedesse una cittadinanza consapevole, basata anche sulla conoscenza della nostra lingua”, ha proseguito la Segretaria Generale ricordando poi le aperture avute dal Capo dello Stato e dal Ministro Tajani su possibili modifiche alla legge sulla cittadinanza. Prodi ha inoltre  sottolineato come il Cgie abbia oggi una postura di attesa speranzosa verso possibili interventi di modifica della nuova legge sulla cittadinanza da parte del Parlamento e della Corte Costituzionale.  Per quanto riguarda invece la scarsa attenzione della stampa non specializzata per le questioni degli italiani all’estero, la Segretaria Generale ha sottolineato come, a fronte di un’emigrazione che rappresenta ormai 12% della popolazione nazionale, questa realtà dovrebbe essere trattata serenamente a livello mediatico nazionale.

A seguire è intervenuto il Vice Segretario Generale Cgie per l’America Latina Mariano Gazzola che ha rilevato come in uno stato di diritto sia impensabile che un discendente con identità italiana non possa essere anche cittadino. Gazzola ha poi auspicato, dicendosi speranzoso, che nuova legge sulla cittadinanza, che non tiene conto del vincolo identitario e affettivo, venga cambiata dalla politica prima che dai tribunali.   Il Vice Segretario ha inoltre ricordato che i Paesi che ospitano il più alto tasso di discendenza italiana si trovano in sud America, ovvero il Brasile e Argentina.

“La cittadinanza, e dobbiamo capirlo perché è il principio da cui partire, – ha affermato Silvana Mangione, Vice Segretario Generale Cgie per i Paesi Anglofoni extraeuropei – è una questione di diritti e di doveri. Finora la possibilità di riconoscimento ha riconosciuto maggiormente, scusate il gioco di parole, i diritti che abbiamo. E questa è stata una limitazione che ha creato una discussione e una comprensione anche negativa di quanto stava succedendo”, alla luce di una fruizione anche utilitaristica della cittadinanza che però ha riguardato solo alcuni casi. La Vice Segretaria Generale ha inoltre ricordato il prezioso contributo dato al Sistema Italia dai nostri connazionali grazie alla fruizione dei buoni prodotti italiani. Magione, dopo aver rilevato che la questione dei “cervelli in fuga abbia finito per oscurare l’antica storia dell’emigrazione italiana,  ha segnalato il rischio che l’Italia possa creare un mondo di apolidi di origine italiana che non abbiano la possibilità di essere cittadini. Nel suo intervento Ricardo Merlo, Presidente del Maie e consigliere del Cgie, ha sottolineato come la nuova legge sulla cittadinanza, proprio in un momento di forte calo demografico in Italia, riduca la possibilità per i discendenti nati all’estero di acquisire la cittadinanza italiana. Merlo, pur riconoscendo la necessità di modificare la precedente legge sulla cittadinanza, ha evidenziato però come questa nuova norma non tenga in considerazione la storia di tanti emigrati all’estero che hanno molto aiutato l’Italia. L’ex Sottosegretario ha infine segnalato la presentazione da parte del deputato Tirelli del Maie di un disegno di legge volto a migliorare l’attuale normativa sulla cittadinanza. Dal canto suo Delfina Licata, ricercatrice e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, ha spiegato come il RIM cerchi di descrivere quelle persone migranti che dovrebbero essere al centro della politica, anche in considerazione del fatto che la situazione della mobilità italiana è ad oggi poco conosciuta. Licata ha inoltre sottolineato come l’Italia sia un Paese di mobilità plurima dove l’immigrazione e l’emigrazione non si sono mai fermate, facendo vivere al nostro Paese un’epoca migratoria fluida. La ricercatrice ha anche evidenziato come non si possa parlare solo di “cervelli in fuga”, poiché il 66% delle persone che oggi vanno all’estero possiedono un titolo di studio medio- basso. Tra gli altri interventi segnaliamo quello di Benedetto Della Vedova , Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati. “Sono rimasto molto stupito quando è arrivato il decreto legge sulla cittadinanza.  – ha affermato l’ex Sottosegretario agli Esteri  – Sapevo che c’era materia su cui intervenire, c’erano alcune norme che non potevano andare avanti così, ma si è passati dal niente al tutto”. Della Vedova ha anche  rilevato come, a fronte della crisi demografica italiana che i politici fingono di non vedere, le nuove regole restrittive sulla cittadinanza per gli italiani all’estero impongano una riflessione che consenta di rimediare alla scelta fatta. (Nicolina Di Benedetto- Inform)

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Conferenza Internazionale dell’Italofonia, Maria Chiara Prodi (CGIE): La sinergia tra le istituzioni e le comunità all’estero rappresenta una ricchezza straordinaria

italofonia prodi immagine18

italofonia prodi immagine18Nel corso della Tavola rotonda “Italofonia come comunità di valori e dialogo” svoltasi nell’ambito della Conferenza Internazionale dell’Italofonia ha preso la parola la Segretaria Generale del Cgie Maria Chiara Prodi. “Delle volte in Italia – ha affermato la Segretaria Generale – noi siamo capaci di grandi intuizioni e poi ci dimentichiamo di essere stati degli innovatori. Ecco allora voglio segnalarvi che nel 2026 festeggeremo 40 anni dall’istituzione dei Comites, ovvero il primo livello di rappresentanza delle comunità italiane all’estero, In qualsiasi circoscrizione consolare ci siano almeno 3000 connazionali, allora troviamo i Comitato degli Italiani all’Estero con un gruppo di volontari eletti. I Comites poi eleggono i rappresentanti del Consiglio generale degli italiani all’estero, un organismo che compirà 35 anni e che rappresenta le nostre comunità nel mondo presso tutti coloro che mettono in atto delle politiche per gli italiani all’estero”. Prodi, dopo aver sottolineato l’importanza di mettere la diaspora italiana al servizio delle relazioni internazionali del nostro paese e della promozione della lingua e della cultura italiana, ha segnalato l’interesse di Kaja Kallas, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per la trasmissione del senso di cittadinanza europea attraverso le diaspore fuori dall’Unione Europea. “Noi abbiamo avuto questa grande capacità – ha aggiunto Prodi – di istituzionalizzare le comunità all’estero e l’abbiamo fatto proprio per cercare di renderle attive e operative rispetto alle nostre istituzioni di tutti i livelli, ovvero non solo il Parlamento o il ministero ma anche i comuni, le regioni. E è proprio questa sinergia tra le istituzioni e le comunità all’estero in tutta la loro diversità che fa questa ricchezza straordinaria”. La Segretaria Generale ha poi sottolineato come la legge sui Comites di 40 anni fa abbia permesso di avere informazioni su eventuali problematiche o fattispecie positive delle varie aree del mondo e di avviare di concerto progetti specifici. “Penso che la lingua e la cultura – ha poi rilevato Prodi – siano proprio quegli strumenti che possono dare nuovo slancio anche di partecipazione e di educazione alla pace e alla convivenza, come è stato ricordato da quasi tutti questa mattina.. Per quanto riguarda l’incontro odierno – ha continuato il Segretario Generale – pensavo all’immagine dei cerchi concentrici: i cittadini italiani che vivono in Italia, i cittadini italiani che vivono all’estero, poi quelli che sono appunto italofoni e che imparano la nostra lingua e si aggiungono al cerchio precedente attraverso l’amore per la lingua, fino ai famosi italici evocati da Piero Bassetti, coloro che amano la cultura italiana magari senza conoscere la nostra lingua. Avere questa immagine per me è molto promettente perché abbiamo cerchi concentrici che si alimentano nelle relazioni gli uni con gli altri, in una idea di complessità, complementarietà, collaborazione e sinergia che probabilmente può essere veramente una chiave di successo e di collaborazione dal punto di vista progettuale. Ecco, io credo – ha aggiunto Prodi – che una giornata come quella di oggi ci dia uno slancio verso obiettivi a cui tendere tutti insieme, attraverso strumenti di collaborazione che tengano a mente le specificità di ciascuno”. “In questo ambito vorrei veramente invitarvi – ha poi aggiunto la Segretaria Generale – a guardare il potenziale degli italiani all’estero come immediatamente disponibile, intrecciato con le altre comunità e i potenziali italofoni”. Dopo aver ribadito l’importanza di uno spazio istituzionale per una diaspora che comunque oggi è molto cambiata grazie alla facilità di viaggiare e alle nuove tecnologie di comunicazione, Prodi ha evidenziato: “dopo 40 anni siamo ancora capaci di essere un progetto innovativo e di esempio per il mondo. Vorrei incoraggiare anche chi magari ha diaspore inferiori alla nostra – che raggiunge ormai 7 milioni e 300 mila persone, quindi il 12% della popolazione italiana – di muoversi in questa direzione perché veramente in questo mondo interconnesso e complesso le persone in mobilità sono poi quelle che spesso hanno anche uno sguardo di costruzione di un mondo di pace, Nell’esperienza migratoria – ha concluso la Segretaria Generale – c’è grande prospettiva e penso che sia un contributo del quale non si possa fare a meno. Un’esperienza che mettiamo al servizio delle istituzioni”. (Nicolina Di Benedetto- Inform)




AIRE, sanità e “rientri strategici”: la verità sulla zona grigia che nessuno vuole affrontare

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Negli ultimi giorni, dopo l’avvio della discussione parlamentare sulla proposta di legge che imporrebbe 2.000 euro l’anno agli italiani iscritti all’AIRE residenti in Paesi extra-UE per poter accedere al Servizio Sanitario Nazionale, è esplosa una domanda molto semplice e molto scomoda:

«E se rientrassi in Italia, riprendessi la residenza, mi facessi curare,
e poi tornassi all’estero senza reiscrivermi all’AIRE?»

È la domanda che circola nelle chat degli italiani in America Latina, Africa e Asia. Una domanda che nasce dalla paura di una misura percepita come punitiva nei confronti di chi vive in Paesi dove gli stipendi medi sono di poche centinaia di dollari al mese.

Ma questa domanda merita una risposta onesta, non ideologica.

La residenza “di ritorno”: un’area grigia che esiste davvero

La legge italiana è chiara: per essere residenti bisogna avere dimora abituale in Italia.
Eppure, nella pratica, migliaia di persone rientrano ogni anno per:

  • operazioni programmate,
  • visite specialistiche,
  • cure oncologiche,
  • riabilitazioni,
  • o per ottenere farmaci molto costosi.

Una volta riacquisita la residenza, si rientra automaticamente nel SSN e si ha diritto a tutte le cure necessarie, senza ticket aggiuntivi.

Questo accade perché il sistema sanitario italiano non è un’assicurazione privata:
non chiede “prova di presenza”, non controlla quanto tempo vivi davvero nel Paese, non revoca retroattivamente le prestazioni già erogate.

Dopo le cure, molti ripartono. E il sistema non se ne accorge.

Il punto centrale, il vero nodo politico, è questo:

Se ricevi cure mentre sei residente, quelle cure rimangono valide anche se dopo riparti e non torni più.

Il massimo che può accadere, a distanza di mesi:

  • il Comune ti cancella la residenza perché non ti trova;
  • l’ASL chiude il medico di base per irreperibilità;
  • oppure ti arriva una comunicazione che ormai non leggerai nemmeno, perché vivi all’estero.

Ma:

Le cure già ricevute non vengono annullate.
Nessuno ti chiede indietro visite o interventi ordinari.
Non esiste un recupero automatico dei costi.

Solo in casi eccezionali (trapianti, oncologia avanzata, interventi costosissimi) l’ASL può attivare accertamenti – ma riguarda numeri microscopici.

La verità, scomoda per lo Stato, è che il sistema non ha strumenti per impedire che questo accada.

Perché la proposta della quota annuale è nata?

Proprio perché migliaia di italiani nel mondo già utilizzano questa “zona grigia”.

Il legislatore vede:

  • chi rientra per operarsi,
  • chi sfrutta la residenza temporanea,
  • chi dopo le cure riparte.

E quindi tenta una misura rigida e generalizzata:
far pagare 2.000 euro l’anno a tutti gli italiani AIRE dei Paesi extra-UE.

Una sorta di “assicurazione obbligatoria” retroattiva.

Ma questa proposta ignora completamente due realtà:

1. Gli stipendi nei Paesi extraeuropei

In Repubblica Dominicana, come in gran parte dell’America Latina, uno stipendio comune oscilla fra 200 e 500 dollari al mese.
Non esiste possibilità concreta di pagare 2.000 euro all’anno.

2. La mobilità reale degli italiani nel mondo

Molti vivono all’estero, ma la loro “casa di cuore”—e spesso la loro unica possibilità sanitaria per malattie serie—rimane l’Italia.

Un rischio politico: colpire i più deboli, non i furbi

Chi già “approfitta” della residenza di ritorno continuerà a farlo: basta rientrare per qualche mese, riattivare la residenza, curarsi e poi ripartire.

Chi invece verrebbe punito dalla quota annuale?

  • i pensionati in America Latina,
  • i lavoratori a basso reddito,
  • gli italiani che vivono in Paesi con sanità carente,
  • chi ha malattie croniche e non può permettersi assicurazioni private.

La vera stortura è che si tenta di colpire un fenomeno complesso con un martello invece che con un bisturi, creando una nuova ingiustizia invece di risolvere quella precedente.

La domanda finale è politica, non burocratica

Lo Stato italiano vuole davvero spingere milioni di cittadini AIRE:

  • a rientrare “di corsa” per non pagare?
  • a cancellarsi temporaneamente dall’AIRE?
  • a tornare residenti solo per non essere tassati per la sanità?

O vuole creare una sanità a pagamento solo per gli italiani all’estero più poveri?

Perché, tolte le parole, questa legge rischia di fare proprio questo.

Il dibattito non può ignorare la realtà:

La residenza temporanea per cure esiste.
Il SSN non revoca cure già erogate.
Chi non potrà pagare cercherà comunque soluzioni alternative.
Una tassa fissa di 2.000 euro colpirebbe i più deboli, non i “furbi”.

Se l’Italia vuole davvero tutelare i suoi cittadini nel mondo, deve costruire un sistema equo, sostenibile e moderno, non punitivo.

Perché gli italiani all’estero non sono un costo:
sono una risorsa che lo Stato non può permettersi di perdere

 




Al via oggi la prima Conferenza dell’Italofonia

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prima conferenza internazionale italofonia 768x432Si apre oggi a Villa Madama la prima Conferenza dell’Italofonia, un nuovo appuntamento pensato per consolidare il ruolo internazionale della lingua italiana come veicolo di cooperazione e crescita condivisa.

Il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, assieme al Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, al Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi e al Sottosegretario di Stato per l’Istruzione e il Merito Paola Frassinetti, accoglierà oggi alcuni amici internazionali della lingua italiana, quali il Capo del Dipartimento Federale degli Affari Esteri della Svizzera Ignazio Cassis, il Direttore Generale dell’AIEA Rafael Mariano Grossi, il Vice Primo Ministro sloveno Matej Arčon, il Ministro degli Esteri romeno Oana Toiu, il Ministro degli Esteri kosovaro Donika Gërvalla Schwarz, il Ministro degli Esteri somalo Abdisalam Abdi Ali, il Presidente della NIAF Robert Allegrini e l’Inviato ONU per la Sicurezza Stradale Jean Todt.

L’iniziativa mira a riunire istituzioni e realtà culturali con l’obiettivo di dare vita a una rete stabile che valorizzi l’italiano nei campi della diplomazia, della cultura e dell’economia.

Nel corso dei lavori verrà presentato il documento che istituirà formalmente la nuova Comunità dell’Italofonia, un quadro di collaborazione che mira a rafforzare il dialogo tra i Paesi coinvolti e a sostenere chi promuove lo studio dell’italiano nel mondo. La Conferenza conferma la volontà dell’Italia di far della propria lingua non solo un patrimonio culturale, ma anche uno strumento di pace, intesa e sviluppo.




Addio ad Alice ed Ellen. Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Avrebbero scelto il suicidio assistito

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gemelle kessler 1024x576Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Le due donne si sono spente a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. A lanciare la notizia nel pomeriggio è stato il quotidiano tedesco Bild.

Il duo artistico che ha spopolato in Italia era nato il 20 agosto 1936 a Nerchau, in Sassonia. Nel nostro Paese vissero per 24 anni, a partire dal 1962, diventando protagoniste di varietà come Giardino d’inverno, Studio 1, Canzonissima.

Indimenticabili brani come “Da-Da-Umpa” e “La notte è piccola per noi”.

Inseparabili nella vita e sul palco, Alice ed Ellen avevano espresso a Bild il desiderio che le loro ceneri fossero mischiate a quelle della madre Elsa e a quelle del cagnolino Yello. Anche al Corriere della Sera, Ellen aveva spiegato: “Noi abbiamo chiesto di essere cremate e seppellite con nostra madre e il nostro barboncino Yellow. Però non credo sarà possibile perché in Germania c’è una legge molto severa sulla cremazione”.

Secondo quanto scrive Bild, la polizia è arrivata nell’abitazione delle due donne intorno a mezzogiorno, ma ha potuto solo constatare la morte delle 89enni. Gli agenti hanno subito escluso la possibilità che si trattasse di omicidio.

Secondo prime indiscrezioni non confermate, Alice ed Ellen avrebbero optato per il suicidio assistito. Le autorità tedesche non hanno rilasciato commenti al riguardo.




Frana di fango nel goriziano: una persona estratta viva dalle macerie. Si cercano due dispersi

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foto singola sito 2025 11 17t083435.837 1024x576Alle prime luci dell’alba, dopo ore di pioggia intensa, a Brazzano di Cormòns, in Friuli Venezia Giulia, una porzione del Colle San Giorgio ha ceduto, precipitando sulle abitazioni. I media locali riferiscono di una persona estratta viva da sotto le macerie e trasportata d’urgenza all’ospedale di Udine con la frattura di una gamba. Si stanno cercando anche due dispersi: un tedesco di 35 anni e una donna di 80 anni. Sul posto sono intervenuti immediatamente Vigili del Fuoco, Protezione Civile, ambulanze e squadre specializzate USAR. Le operazioni sono rese difficili dalla grande quantità di fango e detriti che ha invaso la zona e che continua a rendere instabile l’intero fronte della frana.

“Le piogge di questa notte hanno causato gravi danni e problemi su tutto il nostro territorio. C’è una massiccia presenza di forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile che lavorano incessantemente- scrive sui social il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro– Prestate molta attenzione quando vi mettete in auto perché alcune strade risultano ancora allagate e altre sono piene di detriti. Ho disposto la chiusura delle scuole per la giornata di oggi considerate le condizioni di viabilità e di rischio.Ci stiamo tutti adoperando per fronteggiare al meglio la situazione”.

Durante la notte, anche a Cascina Rinaldi, i vigili del fuoco hanno tratto in salvo anche un anziano rimasto bloccato nella sua auto finita in un fossato. Anche all’ospedale di Palmanova si registrano gravi criticità: gli scantinati sono stati invasi da circa mezzo metro d’acqua, costringendo il personale a intervenire per mettere in sicurezza locali e apparecchiature. Non ci sono rischi per i reparti né per i pazienti, ma i disagi rimangono considerevoli.

Secondo quanto riporta Udine Today, “la perturbazione ha colpito con violenza eccezionale la zona tra Palmanova, Manzano, San Giovanni al Natisone, Cormons e Prepotto, dove dalla serata di ieri fino alle 6 di questa mattina sono caduti circa 200 millimetri di pioggia. Sul resto della regione le precipitazioni sono state meno intense, ma la pioggia è proseguita ovunque, con particolare enfasi sulla fascia orientale”.

(Foto da X @Italia24HLive)

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Tajani e Piantedosi alla presentazione del progetto pilota “Turismo delle Radici”

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tajani in missione a monaco e1738332103504 1024x823In vista della presentazione ufficiale degli interventi del “Turismo delle Radici” prevista il 21 novembre a Villa Madama, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi partecipano oggi alle 16:30 in Prefettura ad Avellino alla presentazione del progetto pilota dedicato alla provincia campana.

Il progetto prevede anche la valorizzazione dell’itinerario storico-religioso “Cammino di Guglielmo”, la realizzazione del Polo Museale “Migrantes”, la riqualificazione della Stazione di Avellino e la creazione di un hub intermodale con servizi turistici innovativi, oltre alla rifunzionalizzazione della storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio.

Dal 2022 la Farnesina è Amministrazione attuatrice della misura PNRR “Il Turismo delle Radici – Una strategia integrata per la ripresa del settore turistico nell’Italia post Covid-19”, che mira a rafforzare il legame tra circa 80 milioni di italiani all’estero, italo-discendenti e oriundi, e i territori d’origine, promuovendo al contempo un turismo sostenibile nei piccoli borghi e nelle aree rurali.

Sono state anche realizzate guide cartacee e digitali degli Itinerari del Turismo delle Radici (cinque volumi, ciascuno dedicato a quattro regioni) e una Convenzione con la RAI per la produzione di 20 puntate televisive sui piccoli comuni italiani.

Con il progetto pilota “Turismo delle Radici – Ritorno alle Antiche Dimore Irpine tra Conservazione e Innovazione”, si apre oggi una nuova fase, che sarà finanziata dal MAECI sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2021 -2027. L’iniziativa, di cui la Provincia di Avellino sarà soggetto attuatore, propone un modello integrato per riportare in Irpinia le diverse generazioni di emigrati e gli italiani all’estero desiderosi di riallacciare il rapporto con i luoghi della propria storia familiare.

“Il 21 novembre a Roma – ha dichiarato il Ministro Tajani – illustreremo come questo modello verrà esteso ad altri comuni e realtà territoriali, nel Lazio e in Puglia. Il ritorno alle origini deve essere un’esperienza culturale, ma anche un viaggio fisico supportato da infrastrutture e servizi all’altezza dei nostri borghi storici”.




Bosnia, Milano apre un’inchiesta sui presunti “safari della morte”

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hunter 3781224 1280 1 1024x650“I safari della morte” o i “cecchini del weekend”: così titolano i giornali, italiani e bosniaci, sull’inchiesta aperta dalla Procura di Milano su presunti crimini avvenuti oltre trent’anni fa nell’ambito della guerra in Bosnia degli anni Novanta. Tutto è partito da un’inchiesta del giornalista Ezio Gavazzeni, secondo il quale durante l’assedio di Sarajevo – dal 1992 al 1996 – cittadini italiani avrebbero pagato tra gli 80mila e i 100mila euro per poter sparare contro i civili indifesi grazie ad intermediari che offrivano tale “servizio” sfruttando il caos del conflitto.

La procura ha aperto ora un’inchiesta contro ignoti per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Trattandosi di presunti crimini di guerra, tali reali non andranno in prescrizione.

Il giornalista, che ha presentato esposto in Procura, si è basato anche sulle testimonianze dell’allora sindaco di Sarajevo, Benjamina Karic, che ha parlato di “ricchi stranieri innamorati di imprese disumane” che, come ricorda l’emittente Ntv.ba, aveva chiesto l’apertura di un’indagine nel 2022 mai avviata dalla magistratura serba.

Già un articolo del Corriere della Sera nel 1995 descriveva il fenomeno, mentre nel 2022 è uscito il documentario “Sarajevo safari” del regista Miran Zupanic, co-prodotto da Aljazeera Balkans, secondo cui durante il conflitto di quegli anni “solo pochi eletti erano a conoscenza del fatto che l’assedio di Sarajevo coinvolgesse non solo l’esercito serbo-bosniaco, volontari e mercenari, ma anche un altro piccolo gruppo clandestino. Si trattava di ricchi stranieri che pagavano cifre elevate per avere la possibilità di sparare contro gli abitanti della Sarajevo assediata”.

La pellicola contiene anche le testimonianze di un ex agente, rimasto anonimo, che racconta di aver visto una persona prendere di mira un bambino nelle braccia della madre. Secondo i testimoni, i bambini infatti sarebbero “costati di più”.

Tale pratica, stando all’esposto depositato ora in procura, avrebbe interessato persone provenienti da Milano, Torino e Venezia che, una volta arrivate a Trieste, si sarebbero appostate tra le colline della capitale della Bosnia ed Herzegovina, dove passava la linea del fronte. Nel testo si citano anche possibili contatti tra l’intelligence bosniaca ed italiana. In particolare, si parla di un’informativa trasmessa agli 007 italiani nel 1993 secondo cui “Sulle colline sopra Sarajevo, italiani da Trieste sono venuti a sparare ai civili”. L’esposto conterrebbe anche il racconto di un ex ufficiale dell’esercito bosniaco a cui un volontario serbo appena catturato avrebbe raccontato di aver accompagnato un gruppo di turisti stranieri “tra cui tre italiani” presso una postazione dei cecchini vicino Grbavica.

Al quotidiano La Repubblica, che per primo ha dato la notizia, Gavazzeni ha detto: “Questa vicenda scoperchia una parte della società che nasconde la sua verità sotto al tappeto”, e ha aggiunto: “ho raccolto le prove per denunciare l’indifferenza del male”.

agenzia Dire – www.dire.it