Scuola, via libera alla riforma del voto di condotta

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scuola 1024x576Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi in via definitiva i regolamenti che riformano il voto di condotta e la disciplina della valutazione degli studenti della scuola secondaria, dopo i pareri favorevoli espressi dal Consiglio di Stato. Le misure saranno pienamente operative a partire dall’anno scolastico 2025/2026, segnando un punto fermo nella costruzione di una scuola fondata sulla responsabilità e sul merito.

VALDITARA: “IL VOTO DI CONDOTTA STRUMENTO EDUCATIVO. VOGLIAMO UNA SCUOLA AUTOREVOLE, NON AUTORITARIA”

“È un segnale forte e chiaro: nella scuola italiana il rispetto per la persona e per le istituzioni è imprescindibile. Con questa riforma, il voto di condotta torna a essere un importante strumento educativo per far crescere cittadini responsabili e consapevoli. Vogliamo una scuola autorevole, non autoritaria, in cui il merito, il rispetto e la centralità della persona sono fondamentali”, ha dichiarato il ministro Valditara.

La riforma restituisce centralità al voto di condotta, che assume un valore formativo e non meramente disciplinare: un indicatore del rispetto delle regole e delle persone e dell’impegno verso la comunità scolastica. Il comportamento degli studenti sarà valutato lungo l’intero anno scolastico e terrà conto, in particolare, di eventuali episodi di violenza o aggressione ai danni del personale scolastico e degli altri studenti.

SI È AMMESSI ALLA CLASSE SUCCESSIVA CON VOTO SUPERIORE A SEI DECIMI

Saranno ammessi alla classe successiva le studentesse e gli studenti che, in sede di scrutinio finale, avranno ottenuto una valutazione superiore a sei decimi. Inoltre, un voto di condotta pari a sei in pagella comporterà la sospensione del giudizio di ammissione alla classe successiva e la redazione di un elaborato su tematiche di cittadinanza attiva, collegato ai motivi che hanno determinato il voto ottenuto. Con il 5 si viene automaticamente bocciati.

Inoltre, viene completamente rivista la funzione delle sanzioni a carico degli studenti: non più strumenti unicamente punitivi ma, al contrario, un’occasione di crescita educativa grazie alla volontà di assegnare – in luogo di una mera sospensione dalle lezioni – attività di approfondimento sulle conseguenze dei propri comportamenti o lo svolgimento di attività di cittadinanza solidale presso enti o associazioni previamente individuati dalle scuole.

Agenzia DIRE – www.dire.it




La Farnesina per la sicurezza all’estero

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nuova appLa sicurezza all’estero è al centro dei servizi dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La Farnesina invita tutti i cittadini in procinto di recarsi all’estero a consultare Viaggiare Sicuri, il portale pensato e sviluppato per favorire scelte di viaggio consapevoli e responsabili e per fornire indicazioni utili affinché ciascun viaggiatore possa adottare, in ogni situazione, un atteggiamento consapevole e comportamenti adeguati alle località da visitare.

I viaggiatori sono invitati anche a segnalare il proprio itinerario e registrare i propri riferimenti sul sito Dove siamo nel Mondo.

E’ possibile scaricare gratuitamente su smartphone e tablet la APP Viaggiare Sicuri  che integra i servizi di Viaggiare Sicuri e Dove siamo nel Mondo in un unico strumento. Avvalendosi di avanzate risorse di mappatura globale, l’applicazione offre agli utenti in viaggio all’estero la possibilità di geolocalizzarsi, per ricevere notifiche durante i transiti nelle aree più a rischio, ricevere aggiornamenti in tempo reale su situazioni di pericolo, e confermare la propria incolumità a seguito di eventi critici, ovunque nel mondo questi si verifichino.

Ai servizi dell’Unità di Crisi è possibile accedere anche direttamente dall’APP IO, l’applicazione dei servizi pubblici.

In caso di gravi emergenze all’estero, l’Unità di Crisi è raggiungibile h24 al numero +39 0636225




Addio a Livio Macchia, storico bassista dei Camaleonti

screenshot 2025 07 29 132606 1753788094842.png melendugno saluta livio macchia lo storico chitarrista e fondatore dei camaleonti e scomparso a 79 anni

screenshot 2025 07 29 132606 1753788094842.png melendugno saluta livio macchia lo storico chitarrista e fondatore dei camaleonti e scomparso a 79 anniIl mondo della musica italiana piange la scomparsa di Livio Macchia, storico bassista e co-fondatore de I Camaleonti, spentosi a 83 anni a Melendugno in provincia di Lecce, dove viveva da anni per il profondo legame con la terra pugliese delle sue origini. Era l’ultimo testimone dell’epopea del beat italiano degli anni Sessanta e Settanta.

Un Pioniere e i Suoi Successi

Nato ad Acquaviva delle Fonti nel 1941 in una famiglia di musicisti, Livio Macchia fu l’unico a intraprendere la carriera musicale professionalmente, ispirato da Elvis Presley. I Camaleonti nacquero nei primi anni Sessanta a Milano con Macchia, Paolo De Ceglie e Riki Maiocchi. Il nome fu scelto per la loro capacità di adattarsi a vari generi musicali durante le serate dal vivo.

Il successo arrivò nel 1965 con un contratto con la Kansas, etichetta legata al Clan Celentano. Grandi hit come “Sha la la la la” e “Portami tante rose” spianarono la strada. Il 1968 fu l’anno d’oro con “L’ora dell’amore” (1.600.000 copie vendute) e “Applausi” (900.000 copie), entrambe al primo posto in classifica. Seguirono altri successi come “Mamma mia” (scritta da Mogol e Lucio Battisti), “Viso d’angelo” ed “Eternità” (presentata a Sanremo con Ornella Vanoni). Macchia rimase una figura centrale della band, affiancando Tonino Cripezzi.

Legami e Numeri Straordinari

Livio Macchia mantenne un forte legame con grandi nomi della musica italiana, tra cui Lucio Battisti, che gli “regalò” la canzone “Mamma mia”. Collaborò anche con Adriano Celentano e, agli inizi, ebbe Teo Teocoli nel gruppo.

Nonostante la carriera milanese, Macchia non dimenticò mai le sue radici pugliesi, scegliendo Melendugno come dimora negli ultimi anni e celebrando i 60 anni di carriera dei Camaleonti con un concerto a Roca Nuova nel giugno 2024.

I numeri dei Camaleonti sono impressionanti: oltre 30 milioni di dischi venduti, 17 album, numerosi singoli di successo e riconoscimenti come dischi d’oro e l’Ambrogino d’Oro.

Un’Eredità Immensa

Macchia, che durante il lockdown aveva realizzato un album e nel 2024 aveva pubblicato il singolo “Dolce Armonia”, lascia un’eredità musicale straordinaria. Con la sua scomparsa, dopo quelle di Cripezzi, De Ceglie e Brunetti, si chiude un capitolo fondamentale della storia musicale italiana. I Camaleonti rimangono uno dei gruppi più longevi e influenti del beat, le cui canzoni continuano a emozionare intere generazioni, come amava dire Macchia: “Noi siamo i capostipiti.” Il suo amore per la musica e le sue radici pugliesi resteranno nel ricordo di tutti.

da acquavivalive.it




Anticipata a oggi la partenza da Israele di Lapiccirella, militante della nave “Handala”

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btloa76i2nhfdoizwzxoi2xxtuL’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha seguito in queste ore l’iter legale di Tony Lapiccirella, il secondo militante italiano della nave “Handala” della Freedom Flottilla, fermato in Israele. I diplomatici sono riusciti a far anticipare ad oggi la sua partenza: Lapiccirella partirà nel pomeriggio con un volo per Parigi e poi connessione per l’Italia in serata.




Uno straniero senza lavoro? Ha diritto alla casa popolare come gli italiani

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straniero persona di colore 1024x576Nei giorni scorsi è stata pubblicata la sentenza con cui il Tribunale di Bologna ha dichiarato “discriminatoria l’esclusione di un lavoratore straniero dalla graduatoria per l’accesso all’alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp) perché al momento della richiesta e della formazione della graduatoria versava in stato di disoccupazione”. Ad annunciarlo è l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, auspicando che questa “importante vittoria venga colta anche dalla Regione per modificare la legge regionale 24/2001 che rappresenta la base della accertata discriminazione”.

Il Tribunale, si legge, “ha richiamato il principio di parità previsto dalla Direttiva 2011/98/UE (la cosiddetta direttiva ‘permesso unico’), ricordando che è riconosciuto per tutti i titolari di permesso unico, come era il ricorrente”. La sentenza, scrive dunque l’Asgi, “censura la pretesa prevista dall’articolo 40, comma 6 del Testo unico sull’immigrazione, che per i soli lavoratori e lavoratrici non comunitari richiede la dimostrazione di avere un’attività lavorativa in corso, sia al momento della domanda che per il periodo di assegnazione”. Il caso era stato segnalato dallo Spad (Sportello antidiscriminazioni) del Comune di Bologna, con intervento in giudizio della stessa Asgi.

“BASTA REQUISITI DISCRIMINATORI PER GLI STRANIERI”

Commentando la pronuncia del Tribunale bolognese, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione la definisce “importante”, affermando che “ripristina il principio di parità non solo per il ricorrente, ma per tutte le persone straniere che fanno o faranno domanda di accesso all’Erp”.
Questo perché “il Tribunale non solo ha ordinato ad Acer di reinserire in graduatoria il ricorrente, ma anche al Comune di Bologna e ad Acer di ‘astenersi dall’inserire e comunque di escludere nei prossimi bandi per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e da quelli già eventualmente emessi, ma non ancora definiti con l’assegnazione degli alloggi, il requisito dell’esercizio, da parte dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, di una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo’”. In sostanza, concludono dall’Asgi, “i bandi Erp in corso e quelli futuri non potranno più contenere la condizione discriminatoria per i lavoratori e le lavoratrici straniere”.

 

agenzia DIRE – www.dire.it




Italiani residenti all’estero, siamo sempre di più

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valigia mondoAl 31 dicembre 2024, secondo le stime provvisorie, i cittadini italiani che dimorano abitualmente all’estero sono 6 milioni e 382mila , 243mila individui in più rispetto all’inizio dell’anno (6 milioni e 138mila) per un incremento relativo pari al 4,0%). Il 54% di essi risiede in Europa, il 40,9% in America mentre il restante 5,1% vive in Africa (1,1%), Asia (1,3%) e Oceania (2,7%).Lo rileva l’Istat nel Report riguardante gli italiani residenti all’estero , anni 2023 e 2024. L’aumento del numero di cittadini italiani residenti all’estero è trainato soprattutto dalle acquisizioni di cittadinanza italiana e da una vivace dinamica migratoria. Nel 2024 si stimano 121mila acquisizioni, in aumento del 4,4% rispetto alle 116mila del 2023. Il saldo migratorio, pari a +103mila nel 2024, è quasi raddoppiato rispetto al 2023 quando risultò pari a +53mila. Tale significativa crescita è effetto di un aumento degli espatri e di una riduzione dei rimpatri che, se per l’Italia costituisce una perdita di capitale umano, nei Paesi esteri si tramuta in guadagno. Le nascite (oltre 27mila nel 2024) superano i decessi (oltre 8mila), determinando un saldo naturale di 19mila unità, analogo a quello riscontrato nel 2023. Le acquisizioni della cittadinanza italiana avvengono nella maggior parte dei casi (52% nel 2023, secondo gli ultimi dati definitivi) per discendenza (iure sanguinis). Seguono le acquisizioni per trasmissione al minore convivente (37%) e per matrimonio (11%). Le acquisizioni sono numerose nei Paesi dell’America centro-meridionale (oltre 90mila nel 2023; 45,5 per mille residenti di quei paesi), in particolare in Brasile (oltre 41mila; 70,1 per mille) e in Argentina (circa 33mila; 35,2 per mille), soprattutto per effetto dei riconoscimenti iure sanguinis. I primi due consolati per numerosità del fenomeno sono San Paolo (quasi 21mila acquisizioni; 81,7 per mille residenti) e Buenos Aires (oltre 12mila; 37,3 per mille) che, nell’insieme, raggruppano il 28,4% del totale delle acquisizioni, che sono molto meno numerose, invece, nei Paesi europei (circa 14mila, 4,2 per mille residenti).

Oltre due terzi delle nascite da genitori residenti in Paesi europei

Nel 2024 i nati da genitori italiani dimoranti all’estero sono oltre 27mila (Prospetto 2), in aumento di 861 unità sul 2023. Le nascite si registrano in prevalenza nei Paesi europei (il 68,1%), in particolare in Germania (16,8%), in Svizzera (14,2%) e nel Regno Unito (8,8%). Nel 2023, secondo gli ultimi dati definitivi, il Consolato con il maggior numero di nati da italiani residenti è stato quello di Londra (quasi 2mila, 7,3% del totale), seguito dai consolati di Zurigo (oltre 1.500, pari al 5,7%) e Parigi (quasi 1.000, con il 3,6% in termini relativi). Il tasso di natalità complessivo è pari al 4,4 per mille, ma si osservano significative differenze tra i continenti esteri di residenza. I valori più elevati si riscontrano tra gli italiani residenti in Europa (5,5 per mille).

A un maggior dettaglio territoriale, tra i Paesi dell’Unione europea, la Spagna presenta il tasso di natalità più elevato (5,6 per mille), seguita dalla Germania (5,5) e dalla Francia (5,0), mentre tra i Paesi extra-Ue spiccano la Svizzera (6,0) e il Regno Unito (4,9). I tassi di natalità nel continente americano risultano più contenuti (2,7 per mille), anche laddove si concentra una quota importante di italiani, come ad esempio in Brasile (3,6 per mille) o in Argentina (2,0). I diversi livelli di questi tassi possono essere spiegati da diversi motivi. Nei Paesi di più antica emigrazione italiana, come i Paesi dell’America centro-meridionale, la bassa natalità si lega a una struttura per età degli italiani residenti più vecchia che altrove. Inoltre, possono aver influito una diversa propensione o motivazioni opportunistiche a dichiarare le nascite da parte dei genitori. Può ad esempio accadere che l’iscrizione avvenga solo quando si determini una specifica necessità (ad es. di disporre di un passaporto italiano, anche solo per un viaggio). Altri fattori, legati alla procedura amministrativa sottesa alla formazione del dato, possono determinare ritardi nelle registrazioni .

Nel 2024 i decessi di italiani residenti all’estero sono stimati in poco più di 8mila, +416 unità rispetto all’anno precedente, per un tasso di mortalità complessivo dell’1,3 per mille. Così come per le nascite, la più alta incidenza di decessi riguarda i residenti in Europa (83,8%), dove la quota di nati in Italia tra i residenti all’estero è più elevata. I primi cinque consolati per numero di decessi, nel 2023, sono stati quelli di Stoccarda, Zurigo, Francoforte, Colonia e Parigi, dove complessivamente si registrano oltre 2mila morti. Considerando l’insieme dei Paesi esteri, si osserva un consistente divario di genere per quel che riguarda la mortalità. Infatti, solo poco più di un quarto dei decessi riguarda le donne. Almeno tre sono le cause alla base di tale squilibrio. La prima è la ben nota più favorevole sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini. Una seconda ragione consiste in uno sbilanciato rapporto tra i sessi, favorevole alla componente maschile, nel collettivo dei residenti italiani all’estero, soprattutto nei Paesi europei. Infine, nei Paesi in cui l’emigrazione italiana ha radici molto antiche, in particolar modo in quelli dell’America centro-meridionale, è verosimile che parte degli eventi di decesso non vengano comunicati alle autorità italiane, non avendo più gli emigrati o i loro discendenti rapporti in essere con il Paese di origine (di tipo parentale o lavorativo, ad esempio).

Flussi all’estero in rialzo anche per effetto sanzione su mancata iscrizione AIRE

I dati provvisori del 2024 evidenziano un consistente aumento degli espatri (156mila, +36,5% sul 2023), parzialmente attribuibile all’entrata in vigore della Legge n. 213 del 30 dicembre 2023, che prevede sanzioni amministrative per i cittadini italiani che soggiornano all’estero per oltre 12 mesi senza adempiere all’obbligo di iscrizione nei registri dell’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero (AIRE). Il numero dei rimpatri nel 2024 è, invece, pari a 53mila (-14,3%). Il saldo migratorio, come si è visto, è dunque ampiamente positivo e pari a 103mila italiani all’estero, +50mila unità rispetto al 20232.

Nel 2024 l’età media degli italiani espatriati è pari a 32,8 anni mentre quella dei rimpatriati, più alta, è pari a 35,3 anni. La maggior parte degli espatriati (74,0%, pari a 115mila unità) si dirige in Europa (Figura 1), in particolare verso i Paesi dell’Unione europea (79mila) dove, al netto dei rimpatri (21mila), si registra un saldo migratorio pari a +58mila italiani. Anche i Paesi europei extra-Ue mostrano un saldo migratorio positivo di italiani (+25mila), così come, oltre oceano, l’America settentrionale (+6mila) e l’America Latina (+10mila circa). Più in dettaglio, i principali Paesi verso i quali emigrano i cittadini italiani sono Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia che, nel loro insieme, accolgono nel 2024 il 54,6% del totale degli espatriati nel 2024. Tra le mete extra europee, seguono il Brasile (6,9%) e gli Stati Uniti (5,0%).

Verso i Paesi dell’America Latina si dirigono soprattutto cittadini italiani nati all’estero, cioè individui precedentemente giunti in Italia che, una volta acquisita la cittadinanza italiana iure sanguinis (in quanto discendenti di generazioni di emigrati italiani), fanno ritorno nel Paese di origine. Con riferimento ai rientri in Italia, invece, dei 53mila rimpatri stimati nel 2024, oltre un terzo (35,3%) origina da Germania, Regno Unito e Svizzera, ossia da Paesi che in passato, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, hanno costituito mete principali dei flussi di emigrazione dall’Italia.

A questi seguono il Brasile (6,1%), gli Stati Uniti (5,8%) e l’Argentina (5,4%). Anche in questo caso, si tratta dei tre Paesi oltreoceano che, nel periodo della Grande Emigrazione nella prima metà del Novecento, ospitarono ingenti flussi di emigrati italiani. Dei 156mila italiani espatriati nel 2024, 78mila (50,4%) sono partiti dal Nord Italia (il 29,3% dal Nord-ovest e il 21,1% dal Nord-est), circa 26mila dal Centro (16,7%) e 51mila dal Mezzogiorno (21,0% dal Sud e 11,9% dalle Isole). Circa un espatrio su cinque origina in Lombardia (30mila espatri, pari al 19,5% del totale), mentre più contenuti sono i flussi di espatrio dal Veneto (16mila, 10,1%), dalla Sicilia (14mila, 9,0%), dalla Campania e dal Piemonte (entrambe le regioni 11mila, 7,2%), nonché dal Lazio (poco meno di 11mila, 6,8%) e dall’Emilia-Romagna (poco più di 10mila, 6,5%). Il 49,0% dei rimpatri è diretto verso il Nord, il 18,1% al Centro e il 32,9% nel Mezzogiorno. La prima regione per numero di rimpatri è la Lombardia, dove si valuta un 17,4% di rimpatri, seguita dalla Sicilia (10,0%), dal Piemonte (8,8%) e dal Lazio (8,7%).

Europa e USA le principali destinazioni degli italiani tra Paesi esteri

L’Italia non rappresenta il solo fulcro, in partenza o in arrivo, dei movimenti dei cittadini italiani con l’estero. Una significativa quota di trasferimenti, infatti, avviene tra Paesi esteri, rappresentando una dinamica interessante nell’ambito delle migrazioni internazionali. Il fenomeno, noto come “migrazione secondaria”, in genere coinvolge individui che, dopo un primo trasferimento all’estero, decidono di spostarsi in un altro Paese, spinti dalla ricerca di migliori opportunità lavorative, di condizioni di vita più favorevoli o da motivazioni familiari. Le principali determinanti includono, dunque, fattori economici, il grado di integrazione nel paese ospitante da cui si parte, la presenza di comunità italiane nei Paesi esteri in cui si arriva e l’assenza di barriere alla libera circolazione, come nel caso dei Paesi dell’Ue.

Secondo i dati provvisori, nel 2024 gli spostamenti di residenza degli italiani tra Stati esteri (esclusa dunque l’Italia) sono stati oltre 49mila, quasi otto ogni 1.000 residenti all’estero. Il 46,4% degli spostamenti ha riguardato le donne e il 24,9% individui nati in Italia. Il Paese maggiormente attrattivo è la Spagna, ove si sono diretti quasi 13mila 600 individui, il 27,4% degli italiani trasferitisi tra Stati esteri (Prospetto 3). Si tratta di connazionali provenienti principalmente dal continente sudamericano, nella metà dei casi (50,4%) dall’Argentina. Verso gli Stati Uniti d’America si sono diretti 5mila e 200 italiani (10,6% dei trasferimenti tra Stati): il Venezuela (22,2%) e il Brasile (13,9%) sono i primi due Paesi di origine di questi flussi.

Le destinazioni dei movimenti degli italiani tra Stati esteri sono simili a quelle dei movimenti in uscita dall’Italia, ovvero tra i Paesi preferiti figurano il Regno Unito, la Svizzera, la Germania e la Francia. In ognuno di questi Paesi nel 2024 si sono diretti circa 3mila italiani. Il Brasile e l’Argentina sono i primi due Paesi di origine tanto degli italiani che sono migrati nel Regno Unito (rispettivamente il 18,1% e il 7,2% del flusso), quanto di quelli trasferitisi in Germania (14,2% e 13,9%, rispettivamente). La Svizzera e la Francia, invece, hanno accolto cittadini italiani provenienti dalla Germania (rispettivamente per il 27,0% e per l’8,4%), ma una certa importanza ha rivestito anche lo “scambio” di residenti italiani tra i due Paesi: l’11,2% di coloro che si sono trasferiti in Svizzera proveniva dalla Francia, viceversa il 9,5% di cittadini trasferiti in Francia proveniva dalla Svizzera.

Seguono Paesi di destinazione che hanno fatto registrare flussi più contenuti (Portogallo, Brasile, Paesi Bassi, Australia), tutti sotto il 3% (meno di 1.500 individui). Tra di essi si evidenzia il Portogallo, dove si dirige il 2,9% degli italiani che nel 2024 hanno cambiato Stato estero di residenza. In larga parte (57,1%) si tratta di italiani provenienti dal Brasile, alimentando un asse storico culturale e linguistico al pari di quello esistente tra Argentina e Spagna.

Argentina e Germania i paesi con il maggior numero di residenti italiani

Secondo le stime provvisorie, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024, l’incremento più marcato in termini assoluti dei cittadini italiani residenti all’estero si è registrato in Brasile (+53mila), davanti alla Spagna (+30mila), all’Argentina (+29mila) e al Regno Unito (+17mila). In termini relativi, invece, l’incremento più rilevante è stato quello della Spagna (+11,9%). Gli italiani residenti all’estero si distribuiscono quasi in ogni angolo del mondo ma più della metà risiede in Europa (il 54,0%, pari a 3 milioni 448mila persone al 31 dicembre 2024). Segue l’America (40,9%) con 2 milioni e 608mila residenti (Prospetto 4). Più contenute le presenze in Oceania (2,7%, 172mila residenti), Asia (1,3%, 82mila) e Africa (1,1%, 71mila). I Paesi esteri con il maggior numero di residenti italiani sono l’Argentina (987mila), la Germania (847mila), il Brasile (671mila), la Svizzera (654mila) e la Francia (483mila).

Gli italiani residenti all’estero sono prevalentemente uomini (quasi il 52%). Il disequilibrio di genere è dovuto all’origine spesso lavorativa della migrazione, soprattutto in Europa e Asia. Tuttavia, il quadro è in progressiva evoluzione, come dimostrano le percentuali in America e Oceania, dove i ricongiungimenti, se non addirittura la completa migrazione familiare, hanno portato a un bilanciamento tra i sessi. All’interno dei singoli continenti si assiste anche a una distribuzione eterogenea degli italiani tra le varie sub-aree geografiche. In Europa, il peso dell’Unione Europea è particolarmente rilevante, con oltre 2,2 milioni di italiani al 31 dicembre 2024, grazie anche alla libertà di circolazione garantita dalla cittadinanza comunitaria e alla prossimità geografica con l’Italia. Nei restanti Paesi europei risiedono quasi 1,2 milioni di italiani. In Europa la composizione per sesso vede una prevalenza di uomini, pari al 53,0% al 31 dicembre 2024, con un massimo che si registra in Germania (54,3%). In America, la maggior parte degli italiani vive in America centro-meridionale, circa 2,1 milioni al 31 dicembre 2024, in particolare in Argentina e Brasile che, storicamente, presentano un forte legame con l’Italia, sin dal periodo delle grandi ondate migratorie del Novecento. L’America settentrionale ne accoglie circa 480mila.

L’America è l’unico continente in cui gli uomini sono leggermente meno numerosi (49,6%), conseguenza della stabilizzazione familiare e dei processi di naturalizzazione. In Oceania, nonostante una quota di italiani residenti relativamente piccola, la presenza risulta in aumento (da 166mila al 31 dicembre 2023 a 172mila al 31 dicembre 2024). La composizione per sesso risulta molto equilibrata con un leggero vantaggio a favore degli uomini (51,6%). In Asia, dove i cittadini italiani residenti sono 82mila e 500 al 31 dicembre 2024 (in aumento rispetto ai 78mila e 400 dell’anno precedente), la maggior concentrazione si trova in Asia occidentale. Gli uomini sono in netta prevalenza, il 58,1%. L’Africa rappresenta una destinazione minoritaria per gli italiani all’estero, con numeri molto contenuti rispetto ad altri continenti; vi si contano circa 71mila italiani, stabili rispetto al dato del 2023. Una maggiore presenza si rileva nell’Africa centro-meridionale (49,7%) e settentrionale (30,2%), rispetto alle zone dell’Africa Orientale e Occidentale dove risiedono rispettivamente l’11,2% e l’8,9% di tutti gli italiani residenti in Africa. Anche qui si registra una lieve prevalenza maschile (52,5%).

Poco meno di un italiano residente all’estero su tre è nato in Italia

L’analisi del luogo di nascita degli italiani all’estero offre uno spaccato delle dinamiche migratorie storiche e recenti3. Le emigrazioni più antiche erano dirette prevalentemente verso le Americhe. L’elevato numero di italiani oggi residenti in quei Paesi è spesso riconducibile alla trasmissione della cittadinanza per discendenza (iure sanguinis).

Al 31 dicembre 2023, il 30,8% dei residenti all’estero è nato in Italia, con differenze tra Paesi che riflettono i diversi percorsi migratori nelle varie epoche storiche. In particolare, nei Paesi dell’America latina le quote dei nati in Italia sono le più basse (Prospetto 5). In Argentina, solo il 10% dei cittadini italiani è nato in Italia (94mila su 958mila), in Perù il 6% (2mila su 37mila), in Brasile il 5% (31mila su 618mila). Percentuali molto più alte si riscontrano invece in Paesi meta delle più recenti migrazioni, come nel Regno Unito (48% su 479mila), in Lussemburgo e in Austria (circa il 50% su, rispettivamente, 34mila e 45mila italiani residenti). Anche negli Stati Uniti e in Canada, la percentuale dei cittadini nati in Italia si aggira intorno al 50% (su 316mila italiani residenti nel primo e 144mila nel secondo).

Un fenomeno in crescita è quello dei nuovi cittadini italiani che, acquisita la cittadinanza, si trasferiscono in un altro Paese europeo, sfruttando i vantaggi del passaporto Ue. Un fattore, questo, che spiega in parte la crescita di residenti italiani in Spagna, Irlanda e Regno Unito, sia tra i nati in Italia sia tra quelli nati in America Latina oppure nelle ex colonie britanniche. Altra caratteristica che contraddistingue gli italiani all’estero nati in Italia da quelli nati oltre confine è che tra i primi prevalgono gli uomini (con l’eccezione dell’Argentina), mentre tra i secondi la distribuzione di genere risulta più equilibrata.

Età mediana: 55 anni per i nati in Italia e 39 anni per i nati all’estero

L’analisi della popolazione italiana residente all’estero al 31 dicembre 2023 rivela strutture demografiche, venutesi a consolidare negli anni, piuttosto differenziate tra chi è nato in Italia e chi è nato all’estero. Tra i residenti italiani all’estero l’età mediana dei nati in Italia è di 55 anni, mentre per i nati all’estero è di 39 anni (48,7 anni, invece, per chi risiede in Italia). I nati in Italia mostrano una struttura per età più anziana, con una prevalenza maschile significativa soprattutto tra i 50 e i 69 anni (Figura 2). Queste tendenze sono il risultato di intensi fenomeni migratori registrati a partire dagli anni ’50 e ’60, ai quali si sono aggiunti nuovi flussi in uscita nell’ultimo quindicennio. Fino ai 29 anni di età, le differenze di genere tra i nati in Italia sono minime, ma dai 30 anni in su si osserva un progressivo aumento della quota maschile, che raggiunge il picco nelle generazioni adulte. Diversa è la situazione tra gli italiani nati all’estero: la distribuzione per età risulta più regolare e il rapporto tra uomini e donne si mantiene relativamente equilibrato. La prevalenza degli uomini sulle donne è visibile fino alla classe dei 50-59enni, mentre a partire dai 60 anni la componente femminile diventa gradualmente maggioritaria, con un’accentuata predominanza nella classe 70-79 anni.

Osservando la struttura per età nei principali Paesi di residenza (Figura 3), si nota innanzitutto come la prevalenza maschile si concentri nelle classi di età centrali e adulte: dai 30 ai 49 anni in Germania e nel Regno Unito, dai 50 ai 59 anni in Nord America, Francia e Svizzera. I più giovani risiedono nel Regno Unito, una delle principali mete delle emigrazioni più recenti, mentre la popolazione più anziana è in Canada, dove circa il 50% degli italiani residenti è nato in Italia.

Londra, Buenos Aires e San Paolo le città con la maggiore presenza di italiani

I cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza all’estero in maniera stabile sono tenuti a richiedere l’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) presso l’ufficio consolare territorialmente competente. Il dato relativo a questo adempimento amministrativo rappresenta un indicatore affidabile di quali siano le città o le zone limitrofe più attrattive per gli italiani che si trasferiscono all’estero.

Alla fine del 2023, il Consolato Generale d’Italia a Londra si conferma la sede con il maggior numero di connazionali iscritti, con quasi 386mila residenti su un totale di circa 480mila italiani residenti nel Regno Unito (Prospetto 6). Rispetto all’anno precedente si osserva un incremento di circa 11mila unità. Segue, per consistenza numerica, Buenos Aires, con 335mila residenti (in aumento di 13mila unità sul 2022). Sempre in Argentina, le sedi consolari di Rosario, Córdoba e La Plata riportano rispettivamente 142mila, 106mila e 87mila italiani residenti.

In Brasile il Consolato di San Paolo ha registrato un significativo aumento della presenza italiana, arrivando a 271mila residenti al 31 dicembre del 2023, 31mila in più rispetto all’anno precedente. In Europa Zurigo è l’unica tra le prime 25 sedi consolari per numero di residenti a mostrare un saldo negativo nel 2023, con una diminuzione di circa 3mila italiani, attestandosi a 211mila individui. In Svizzera, seguono i consolati di Ginevra (133mila), Lugano (124mila) e Basilea (111mila). In Germania, le principali sedi consolari per numero di italiani residenti sono Stoccarda (183mila), Francoforte (158mila), Colonia (130mila) e Monaco di Baviera (128mila). In Francia, il consolato di Parigi concentra il 38% degli italiani residenti nel Paese, con 178mila individui su un totale nazionale di circa 470mila. Tra le altre città europee, con una presenza rilevante di cittadini italiani figurano Charleroi, in Belgio, con 168mila residenti, e Bruxelles (114mila), che ha registrato un incremento di 6mila unità nel 2023. Anche in Spagna si osservano dati in crescita: a Madrid e Barcellona risultano residenti, rispettivamente, 118mila e 107mila italiani (+6mila e +4mila unità sull’anno precedente). Infine, nel continente americano, si rilevano consistenti comunità italiane anche a Montevideo in Uruguay (116mila), a Caracas in Venezuela (97mila), e a New York negli Stati Uniti (95mila).

(*) Istat: il dato definitivo relativo alla popolazione residente al 31 dicembre 2024 e ai flussi dell’anno 2024 sarà rilasciato a dicembre 2025 contestualmente e coerentemente con il rilascio dei risultati censuari della popolazione abitualmente dimorante in Italia al 31 dicembre 2024. In questo report, dove non disponibili i dati provvisori riferiti all’anno 2024, sono riportati gli ultimi dati definitivi relativi all’anno 2023. (Inform)

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In Sardegna l’incontro Usa-Israele-Qatar

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gaza 1 1024x768Hamas ha annunciato di aver presentato una nuova controproposta a Israele per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi a Gaza. Secondo quanto riportato da Ynetnews, i funzionari israeliani hanno confermato la ricezione e hanno affermato che Israele sta esaminando i dettagli delle richieste. Tra queste, ci sarebbero l’ingresso degli aiuti umanitari e garanzie per la fine della guerra dopo i 60 giorni di tregua. Sempre secondo il sito, un funzionario, inoltre, avrebbe spiegato che l’ultima risposta di Hamas “mostra un miglioramento rispetto a quella respinta dai mediatori” e che “potrebbe servire come base per i negoziati”.

Intanto, è previsto per oggi un incontro in Italia tra Usa, Israele e Qatar. L’inviato Speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff avrà un colloquio con il ministro per gli Affari Strategici israeliano Ron Dermer e un alto funzionario del Qatar. Secondo indiscrezioni, avverrà in Sardegna, probabilmente a bordo di un mega yacht. Witkoff sarebbe arrivato all’aeroporto di Olbia. Nelle ultime ore si era parlato di Roma come luogo dell’incontro.

agenzia Dire – www.dire.it




Il Senato approva all’unanimità il Ddl che introduce il reato di femminicidio: cosa prevede

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femminicidio 1024x576Con 161 voti a favore, zero contrari e nessun astenuto, il Senato ha approvato all’unanimità il ddl che introduce il nuovo reato di femminicidio. Ora il testo passa alla Camera per l’approvazione definitiva. Il risultato è stato accolto da un lungo applauso in Aula.

Con il testo del ddl, presentato dal ministro della Giustizia e varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso marzo, viene aggiunto l’articolo 577 bis al codice penale che disciplina il femminicidio come reato autonomo e punisce con l’ergastolo chiunque uccida una donna, “commettendo il fatto come atto di discriminazione o di odio verso la vittima in quanto donna, ovvero qualora il fatto di reato sia volto a reprimere l’esercizio dei diritti, delle libertà ovvero della personalità della donna“. Sono previste, inoltre, aggravanti e aumenti di pena per i reati di maltrattamenti personali, stalking, violenza sessuale e revenge porn. Vengono rafforzate le iniziative formative sui temi del contrasto alla violenza domestica e sulle donne e le tutele per i figli orfani di femminicidio.

ROCCELLA: “DARE NOME A FENOMENO AIUTA A COMBATTERLO”

“La storia d’Italia ci ha insegnato che dare un nome ai fenomeni, descriverne i caratteri, dotarsi di strumenti per contrastarli, è importante non solo per la trattazione dei singoli casi ma anche perché le leggi fanno parte della cultura di una Nazione e contribuiscono a formarla”. Lo dichiara Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità.

“Oggi il Senato, dopo un lavoro approfondito in Commissione Giustizia – prosegue Roccella -, ha scritto una pagina importante nella lotta alla violenza contro le donne, e sono felice che lo abbia fatto all’unanimità. Tipizzare il reato di femminicidio non significa certo usare sociologicamente il diritto penale o creare una classifica di gravità degli omicidi in base al genere della persona uccisa. Significa riconoscere la specificità di un fenomeno e dunque prevenirlo e creare le condizioni per contrastarlo con più efficacia, tanto sul piano operativo e della formazione, quanto sul piano culturale. Sapere con cosa abbiamo a che fare è un passo fondamentale per combattere questa piaga. L’Italia, fra i primi Paesi a tipizzare il reato di femminicidio – conclude la ministra -, è ancora una volta un esempio per il mondo”.

BONGIORNO (LEGA): “CONTRO CHI CONSIDERA DONNE ESSERI INFERIORI”

“È stato approvato all’unanimità il disegno di legge che introduce, tra l’altro, il femminicidio come nuovo reato. Un intervento di grande importanza perché viene finalmente riconosciuta la gravità della condotta di chi uccide una donna come atto di odio o discriminazione. È una presa di posizione nuova e forte contro chi considera le donne esseri inferiori. La Lega da anni è in prima linea nella battaglia contro la violenza sulle donne e ancora una volta ha dato un contributo essenziale a questo provvedimento. Naturalmente, auspico che ci sia una corretta e rigorosa applicazione delle nuove misure”. Così la senatrice della Lega Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia al Senato e relatore del ddl Femminicidio.

M5S: “ANCHE UOMINI SIANO PROTAGONISTI DI CAMBIO CULTURALE”

“Esiste una questione maschile. Dobbiamo essere protagonisti noi per primi di una trasformazione culturale degli uomini, che ribalti la mentalità maschile e trasformi i nostri figli in modelli positivi, in grado di cambiare tutta la società. Abbiamo una grande responsabilità noi maschi. Modificare i paradigmi culturali richiede tempo e impegno, per questo sono i nostri figli la speranza per il futuro. Come uomini delle istituzioni dobbiamo agire tutti, dobbiamo essere ciascuno parte della soluzione”. Così in aula il senatore M5S Marco Croatti durante la discussione generale sul ddl femminicidio.

“Viviamo in una società – dichiara la senatrice M5S Anna Bilotti – in cui è necessario ribadire, anche a livello legislativo, che le donne vengono uccise in quanto donne. Il nostro voto a favore è solo un punto di partenza. Riteniamo giusto che venga introdotto il femminicidio come reato autonomo, ma si poteva fare molto altro già in questo provvedimento. La radice del problema è in una società che colloca gli uomini in una posizione di superiorità innata in virtù della quale si sentono in diritto di considerare le donne come un oggetto e di esercitare su di esse il possesso, fino ad arrivare a privarle della vita. Continueremo a lottare per tutto quello che non si è avuto ancora il coraggio di fare”.

“L’introduzione di questo nuovo reato – aggiunge la senatrice M5S Alessandra Maiorino – era una svolta assolutamente necessaria a cui il M5S non poteva sottrarsi. Il nostro ruolo si è confermato essenziale nell’essere riusciti a trovare una equilibrata formulazione del testo attraverso un coordinamento che ha consentito un’inversione a U. Era importante scrivere quella parola nel nostro codice. C’è un tema su cui noi ci battiamo da sempre: le fragilità maschili. Tanti uomini fanno ancora oggi fatica a riconoscere nelle donne delle soggettività libere. È questo che è alla base non solo del femminicidio, ma anche di quella violenza che molte di noi subiscono nell’intero corso della propria vita senza arrivare a essere uccise. Per questo è importante sostenere percorsi per uomini maltrattanti. Con un nostro ordine del giorno abbiamo proposto di impegnare fondi in percorsi che sostengono e supportano gli uomini che si rendono conto di avere un problema col possesso e nel gestire la rabbia, sono fondamentali nella prevenzione. Non fermiamoci qua, ci sono tanti altri temi su cui lavorare lasciando da parte le ideologie, dal tema del consenso a quello dello stupro utilizzato come arma di guerra, fino ad arrivare al tema del cognome materno e a quello del congedo paritario. Se l’uguaglianza è un valore costituzionale, non possiamo vederci divisi. Lo dobbiamo ai nostri figli e alle nostre figlie”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Artiom Naliato, il soldato italiano nato in Ucraina e morto in Ucraina

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artiom“Se dovessi morire là, morirei da eroe”, aveva detto prima di partire. Artiom Naliato, 21 anni, era italiano, nato in Ucraina e morto in Ucraina. Adottato da una famiglia italiana e cresciuto a Tribano, nel Padovano, non cercava gloria né medaglie. Era al fronte da volontario, per combattere contro la Russia. Si era arruolato nella Legione internazionale di difesa territoriale, un’unità composta da persone con cittadinanza straniera. E’ stato ucciso da un bombardamento russo su un centro di addestramento vicino a Kiev.

“Non potevamo fermarlo”, racconta al Corriere della Sera Paola Ruffini, che lo ospitava da tre anni: “Ci disse quella frase prima di partire. Non c’era nulla da fare: era determinato, lo sentiva come un dovere”. Era già partito una prima volta, nel maggio 2022, per tre mesi. Una settimana fa aveva terminato l’addestramento. Poi il fronte, poi il silenzio.

Il padre adottivo, Graziano Naliato, non riesce ancora a farsene una ragione: “Abbiamo fatto di tutto per fermarlo. Ma era la sua passione. È morto per ciò in cui credeva“.

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Il Presidente Mattarella con un cerotto in fronte. Cosa è successo?

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foto singola sito 2025 07 20t093933.110 1024x576In occasione del 40esimo anniversario della catastrofe di Val di Stava, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri si è recato a Tesero (Trento) per commemorare le 268 vittime dell’inondazione avvenuta il 19 luglio 1985. Il Capo dello Stato ha deposto una corona al monumento commemorativo delle vittime, presso il cimitero monumentale di San Leonardo.

A destare la curiosità sui social, però, è stato il vistoso cerotto sulla fronte del Presidente proprio sotto l’attaccatura dei capelli. Qualcuno ha ipotizzato una caduta, ma a fare chiarezza sull’accaduto sono fonti del Quirinale che fanno sapere che si è trattato di un intervento di routine, la semplice rimozione di un neo.

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