Italiani all’estero, il CGIE si riunisce a Roma: cosa cambia per chi vive fuori dall’Italia

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Da oggi al 30 settembre il Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) si riunisce alla Farnesina. Per chi vive fuori dall’Italia non è però una riunione soltanto istituzionale: sul tavolo ci sono alcuni dei problemi che i connazionali incontrano concretamente ogni giorno, dal voto ai Com.It.Es. fino ai servizi consolari, dalla cittadinanza alla tutela degli italiani in difficoltà.

Il momento è particolarmente importante perché il 4 dicembre 2026 si voterà per il rinnovo dei Com.It.Es., gli organismi che rappresentano le comunità italiane nei rapporti con ambasciate e consolati.

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Com.It.Es.: attenzione alla scadenza del 4 novembre

Per molti italiani all’estero la prima questione concreta è proprio il voto.

Alle elezioni dei Com.It.Es. il plico elettorale non arriva automaticamente a tutti gli aventi diritto, come avviene invece per le elezioni politiche e i referendum.

Chi vuole votare deve essere residente e iscritto all’AIRE nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi e deve chiedere espressamente di essere inserito nell’elenco degli elettori.

Per le elezioni del 4 dicembre 2026 la richiesta deve arrivare al proprio consolato entro il 4 novembre.

È probabilmente questo il messaggio più importante per i lettori: essere iscritti all’AIRE non basta, se si vuole votare ai Com.It.Es.

Le modalità per presentare la richiesta possono variare da una sede consolare all’altra. L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo, per esempio, indica la possibilità di consegnare il modulo personalmente oppure inviarlo per posta o per posta elettronica, allegando la documentazione richiesta.

Perché i Com.It.Es. contano nella vita quotidiana

I Com.It.Es. non sono parlamenti locali e non sostituiscono ambasciate e consolati.

Sono però organismi di rappresentanza della collettività italiana e hanno il compito di mantenere il collegamento tra la comunità e la rete diplomatico-consolare, favorendo anche iniziative culturali e sociali e la tutela degli interessi dei connazionali.

Per chi vive all’estero, quindi, possono rappresentare un punto di riferimento per segnalare problemi che riguardano la comunità: servizi consolari, assistenza, lingua italiana, nuove generazioni, anziani, lavoro e rapporti con le istituzioni.

Non possono risolvere direttamente una pratica di passaporto o cittadinanza, ma possono portare le problematiche della comunità al confronto con le istituzioni.

Il problema dei consolati: meno burocrazia e più servizi online

Un altro punto centrale della riunione del CGIE riguarda i servizi consolari e la loro digitalizzazione.

È uno dei temi più sentiti dagli italiani all’estero: ottenere un documento, aggiornare una posizione anagrafica, registrare un atto di stato civile o affrontare una pratica di cittadinanza può richiedere tempi e procedure differenti a seconda della sede.

Il CGIE discuterà con la Direzione generale per i servizi ai cittadini all’estero anche delle modalità per rendere più efficienti questi servizi.

La digitalizzazione è particolarmente importante per chi vive lontano dalla capitale o dalla sede consolare.

Per un italiano che abita a poche ore di distanza da un consolato il problema può essere gestibile. Per chi vive in un’isola caraibica, in una zona rurale o a centinaia di chilometri dalla sede diplomatica, una procedura che può essere completata online significa evitare un viaggio, una giornata di lavoro persa e costi aggiuntivi.

È proprio per questo che il CGIE ha chiesto anche di ampliare l’utilizzo di strumenti digitali come Fast It e di ridurre, quando possibile, l’obbligo della presenza fisica presso gli uffici consolari.

Cittadinanza: un tema che riguarda soprattutto le nuove generazioni

Sul tavolo ci sarà anche la legge sulla cittadinanza.

Il tema interessa in modo particolare le grandi comunità italiane dell’America Latina, dove milioni di persone hanno origini italiane e dove le nuove regole hanno prodotto conseguenze importanti per chi cerca di ottenere o mantenere il riconoscimento della cittadinanza italiana.

Il CGIE discuterà quindi anche dell’impatto della normativa e delle questioni che arrivano dalle comunità attraverso Com.It.Es. e associazioni.

Per molte famiglie non si tratta di una questione astratta: può significare la possibilità per figli e nipoti di mantenere un legame giuridico con l’Italia, oppure la necessità di chiarire quali documenti siano necessari e quali diritti possano essere esercitati.

Non soltanto pratiche: cosa succede agli italiani in difficoltà

C’è poi un aspetto meno conosciuto del lavoro del CGIE: la situazione dei connazionali che si trovano in condizioni particolari.

Durante la riunione verranno affrontate anche le situazioni degli italiani presenti in zone di guerra, aree colpite da calamità naturali o istituti penitenziari.

In questi casi la distanza dall’Italia può diventare un problema concreto. La rete diplomatica e consolare rappresenta infatti il principale punto di riferimento istituzionale per il cittadino che si trova in difficoltà all’estero.

Anche la Repubblica Dominicana è direttamente interessata

Per gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana il tema è particolarmente concreto.

L’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo ha già pubblicato le istruzioni per le elezioni dei Com.It.Es. e ricorda che la richiesta di iscrizione nell’elenco elettorale deve essere presentata entro il 4 novembre 2026.

Significa che chi vuole partecipare al voto di dicembre ha ancora tempo, ma non deve aspettare l’arrivo del plico: deve attivarsi personalmente per essere inserito nell’elenco degli elettori.

È uno degli esempi più chiari di come una decisione presa a Roma possa avere una conseguenza molto concreta anche a Santo Domingo.

Il CGIE e le questioni degli italiani nel mondo

Il Comitato di Presidenza del CGIE affronterà inoltre la preparazione della prossima Assemblea plenaria, prevista dal 23 al 27 novembre e destinata a essere l’ultima dell’attuale consiliatura. Il 30 settembre, alla Farnesina, è previsto un punto stampa al termine dei lavori.

Per i cittadini italiani residenti all’estero, però, il valore di questa riunione si misura soprattutto su questioni molto meno istituzionali: quanto sarà facile votare, quanto tempo servirà per ottenere un documento, quanto sarà possibile svolgere una pratica online, come verranno gestite le richieste di cittadinanza e cosa succederà quando un italiano all’estero avrà bisogno di aiuto.

Sono questi, alla fine, i temi che determinano il rapporto quotidiano tra gli italiani nel mondo e lo Stato italiano.

 




San Gennaro, il prodigio si ripete: il sangue si è liquefatto a Napoli

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Si è ripetuto anche quest’anno il prodigio di San Gennaro. Alle 10:04 di sabato 19 settembre, nel Duomo di Napoli, è stato annunciato che il sangue custodito nelle ampolle del santo patrono della città si era liquefatto.

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L’annuncio è stato dato dall’abate della Cappella del Tesoro, monsignor Vincenzo De Gregorio, al termine del rito solenne. L’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, ha quindi mostrato le ampolle ai fedeli, accolto da applausi e dal tradizionale sventolio dei fazzoletti bianchi.

Il rito nel giorno del patrono

Il 19 settembre è la festa liturgica di San Gennaro, vescovo e martire e patrono di Napoli. Come ogni anno, le ampolle sono state prelevate dalla teca che le custodisce nella Cappella del Tesoro e portate sull’altare maggiore della Cattedrale.

Alla celebrazione hanno partecipato numerosi fedeli arrivati fin dalle prime ore del mattino. Presenti anche il sindaco di Napoli e presidente della Deputazione della Reale Cappella del Tesoro, Gaetano Manfredi, e il presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

La Chiesa di Napoli ha comunicato che il sangue era stato trovato già liquefatto e ha definito l’evento il “prodigio della liquefazione del Sangue”, ringraziando la città e quanti avevano seguito la celebrazione anche a distanza.

Una tradizione che attraversa i secoli

Il fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro appartiene da secoli alla tradizione religiosa e popolare napoletana. Le ampolle contengono quello che la tradizione identifica come il sangue del santo, martirizzato durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, all’inizio del IV secolo.

La prima testimonianza documentata della liquefazione risale al 1389. Da allora il rito è diventato uno degli appuntamenti religiosi più importanti della città.

La liquefazione viene tradizionalmente attesa in tre occasioni dell’anno, con quella del 19 settembre, festa del patrono, che rappresenta l’appuntamento principale.

Un simbolo anche per i napoletani nel mondo

Il legame con San Gennaro non riguarda soltanto chi vive a Napoli. Il santo è particolarmente venerato dalle comunità di origine napoletana sparse nel mondo, soprattutto nei Paesi dove l’emigrazione campana è stata più consistente.

Per molti emigrati e per i loro discendenti, San Gennaro è rimasto un riferimento identitario capace di mantenere un collegamento con la città d’origine anche a migliaia di chilometri di distanza.

È anche per questo che la celebrazione viene seguita ogni anno da fedeli collegati dall’Italia e dall’estero. La stessa Chiesa di Napoli ha previsto la trasmissione della celebrazione attraverso i propri canali, mentre diverse emittenti hanno seguito il rito in diretta.

Fede, tradizione e mistero

La liquefazione del sangue di San Gennaro continua a essere vissuta dai credenti come un segno legato alla presenza e alla protezione del santo. Dal punto di vista religioso, è questo il significato attribuito al prodigio.

Al di là delle interpretazioni, il rito continua a rappresentare uno dei momenti nei quali fede e tradizione popolare si incontrano più profondamente, coinvolgendo ogni anno migliaia di persone.

A Napoli, anche nel 2026, il fazzoletto bianco sventolato dopo l’annuncio ha così rinnovato un gesto conosciuto da generazioni: quello con cui la città accoglie il suo santo patrono.

 

 




Legge elettorale, la riforma torna alla Camera: cambia anche il voto degli italiani all’estero

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La riforma della legge elettorale torna alla Camera dei deputati per quella che, salvo ulteriori modifiche, dovrebbe essere l’ultima fase dell’iter parlamentare.

Il provvedimento, approvato dalla Camera lo scorso luglio e modificato dal Senato il 15 settembre, è nuovamente all’esame della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Il testo dovrà essere esaminato in terza lettura prima del passaggio in Aula, previsto dal calendario parlamentare a partire dal 28 settembre.

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Un sistema prevalentemente proporzionale

La riforma supera gli attuali collegi uninominali e introduce un sistema a prevalente base proporzionale per Camera e Senato.

Il meccanismo prevede un premio di governabilità: alla lista o coalizione che raggiungerà almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere saranno attribuiti 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato.

Restano inoltre le soglie di sbarramento del 3% per le liste e del 10% per le coalizioni.

Il testo prevede anche che le forze politiche indichino nel proprio programma il candidato alla Presidenza del Consiglio, nel rispetto delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.

Niente preferenze nel testo attualmente all’esame

Uno dei punti discussi durante l’iter parlamentare riguarda il sistema delle preferenze.

Nel testo approvato dal Senato e ora tornato alla Camera, il voto è espresso senza preferenze. Il tema potrebbe tuttavia essere nuovamente oggetto di emendamenti durante l’esame a Montecitorio. Il termine per la presentazione delle modifiche è fissato alle 16 di martedì 22 settembre.

La Commissione ha iniziato oggi le audizioni di costituzionalisti ed esperti. Dopo la scadenza per gli emendamenti, l’esame entrerà nella fase delle votazioni, con l’obiettivo di concludere i lavori entro il fine settimana.

Cosa cambia per gli italiani all’estero

Per gli italiani residenti fuori dall’Italia c’è un cambiamento particolarmente significativo.

La riforma interviene infatti sulla circoscrizione Estero, riducendo le ripartizioni territoriali alla Camera da quattro a due e al Senato da quattro a una.

Il provvedimento contiene inoltre modifiche alle disposizioni relative alla sicurezza del voto degli italiani all’estero.

La riduzione delle ripartizioni riguarda quindi direttamente milioni di cittadini italiani iscritti all’AIRE e rappresenta uno degli aspetti della riforma che saranno osservati con maggiore attenzione dalle comunità italiane fuori dai confini nazionali.

Il calendario della riforma

Il percorso parlamentare è ormai entrato nella fase conclusiva.

Dopo le audizioni di questi giorni, martedì 22 settembre alle 16 scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti. Mercoledì 23 sarà esaminata la loro ammissibilità, mentre da giovedì inizierà la discussione delle proposte di modifica.

La Commissione dovrebbe concludere l’esame entro domenica 27 settembre, per consentire l’approdo del provvedimento in Aula alla Camera dalla settimana successiva.

Secondo il calendario parlamentare, il voto finale è atteso nei primi giorni di ottobre. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inoltre anticipato l’intenzione del Governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento.

La riforma, dunque, entra nella sua fase decisiva. Per gli italiani all’estero, oltre alle nuove regole generali per l’elezione di Camera e Senato, sarà soprattutto importante capire come cambierà concretamente la rappresentanza della circoscrizione Estero alle prossime elezioni politiche.




Addio a Sandro Mazzola, ci ha lasciati l’icona della Grande Inter e della Nazionale

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L’FC Internazionale Milano, con il Presidente Giuseppe Marotta, il Vicepresidente Javier Zanetti, il Direttore Sportivo Dario Baccin, l’Allenatore della prima squadra Cristian Chivu ed il suo staff, tutti i calciatori e tutto il mondo Inter, piange con profondo dolore la scomparsa di Sandro Mazzola, grande leggenda nerazzurra e del calcio mondiale, e si stringe attorno alla sua famiglia nel ricordo dell’immenso campione appena scomparso.

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Sandro Mazzola è morto a 83 anni, lasciando un vuoto enorme nel calcio italiano e soprattutto nella storia dell’Inter.

Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino, perse ad appena 6 anni il padre nella tragedia di Superga: da quel momento iniziò un percorso che lo avrebbe portato a diventare uno dei simboli più importanti della Grande Inter.

A 18 anni debuttò in Serie A e dal 1962-63 entrò stabilmente nella squadra di Helenio Herrera. II momento più alto arrivò nel 1964, quando fu protagonista della vittoria in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid, segnando due gol nella finale di Vienna.

Fu decisivo anche nelle due Coppe Intercontinentali conquistate dall’Inter.

Mazzola chiuse la carriera con 417 presenze e 116 gol in Serie A, mentre con la Nazionale collezionò 70 presenze e 22 reti. Campione d’Europa nel 1968, fu protagonista anche della celebre staffetta con Gianni Rivera nella finale del Mondiale 1970.

Dopo il ritiro continuò a lavorare nel calcio, tornando anche all’Inter come dirigente. Una vita interamente legata al pallone, chiusa con un’eredità ed un ricordo impossibile da cancellare nel cuore di tutti i tifosi, incluso quello di chi vi scrive.




Italia, riparte l’era Mancini: nove volti nuovi per la Nations League

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La Nazionale italiana prova a voltare pagina. Dopo la mancata qualificazione al Mondiale, l’Italia torna in campo con Roberto Mancini nuovamente alla guida degli Azzurri e lo fa ripartendo dalla Nations League.

Per i primi impegni della stagione il commissario tecnico ha convocato 34 giocatori, con ben nove calciatori alla prima chiamata nella Nazionale maggiore. Una scelta che apre il nuovo corso a diversi giovani e a giocatori che si sono messi in evidenza nei rispettivi club.

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Nove esordienti

I nove nuovi convocati sono il portiere Massimo Pessina, i difensori Daniele Ghilardi, Michael Kayode ed Eddy Kouadio, i centrocampisti Alessandro Romano e Issa Doumbia e gli attaccanti Sebastiano Esposito, Antonio Vergara e Mohamed Alì Zoma.

Per tutti si tratta della prima convocazione con la Nazionale maggiore.

Nel gruppo sono stati confermati anche Honest Ahanor e Samuele Inacio, già chiamati per le amichevoli dello scorso giugno.

Tornano Fagioli e Zaniolo

La nuova lista comprende anche alcuni ritorni.

Nicolò Fagioli e Nicolò Zaniolo tornano in Nazionale dopo un’assenza che durava dall’ottobre 2024, mentre Rolando Mandragora rientra a distanza di oltre cinque anni: l’ultima convocazione risaliva al marzo 2021.

Tra i convocati figura inoltre Daniel Maldini, figlio di Paolo, che torna a far parte del gruppo azzurro.

La lista allargata risponde anche alla particolare concentrazione degli impegni: l’Italia dovrà disputare quattro partite in undici giorni.

Quattro partite in undici giorni

Il debutto è fissato per venerdì 25 settembre, quando gli Azzurri affronteranno il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma.

Tre giorni più tardi sarà la volta della trasferta in Turchia, a Bursa. Il 2 ottobre l’Italia volerà in Francia per affrontare i Bleus a Saint-Denis, mentre il 5 ottobre chiuderà questa prima finestra di Nations League con la seconda sfida contro la Turchia, questa volta allo stadio Dall’Ara di Bologna.

Un calendario particolarmente impegnativo, che permetterà a Mancini di lavorare rapidamente su un gruppo molto ampio.

Una nuova Nazionale dopo la delusione mondiale

La Nations League rappresenta così il primo vero banco di prova del nuovo corso azzurro.

La mancata qualificazione al Mondiale ha lasciato l’Italia fuori dalla principale competizione internazionale per la terza edizione consecutiva. Ora Mancini riparte con una squadra che combina giocatori già affermati e numerose novità.

Lo stesso commissario tecnico ha definito le convocazioni come un primo passo, sottolineando che resta ancora molto lavoro da fare.

Il raduno è previsto domenica sera a Coverciano, mentre il primo allenamento è fissato per lunedì 21 settembre. Da quel momento inizierà concretamente la nuova avventura della Nazionale.




Arabia Saudita, colpito un Eurofighter italiano nella base di Ta’if: nessun ferito

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Il caccia F-2000 era fermo in un’area decentrata della base, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve. Crosetto: nessun militare coinvolto.

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Un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana è stato colpito nella notte nella base aerea di Ta’if, in Arabia Saudita, durante una serie di attacchi che hanno interessato l’installazione.

La notizia è stata confermata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha seguito la situazione in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano. Nessun militare italiano è rimasto coinvolto nell’attacco.

Il caccia era a terra

Secondo quanto riferito dal ministro, il velivolo italiano si trovava all’interno della base e in un’area decentrata quando è stato colpito.

Non risultano altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal personale italiano presente nella base. Il Ministero della Difesa ha inoltre comunicato che erano già state predisposte misure di sicurezza per la protezione dei militari italiani.

La base di Ta’if ospita personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, nell’ambito della quale l’Italia mantiene una presenza militare nella regione.

La situazione viene valutata a Roma

Dopo l’attacco, Crosetto ha chiesto ai vertici militari una nuova valutazione dell’evoluzione della situazione, delle condizioni del personale italiano e delle possibili opzioni operative.

Il ministro ha indicato tra i vertici coinvolti nella valutazione il Capo di Stato Maggiore della Difesa, il comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze e il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare.

La situazione viene quindi seguita direttamente dal Ministero della Difesa, mentre proseguono gli accertamenti sulle conseguenze dell’attacco.

Un momento delicato per il personale italiano

L’episodio arriva in una fase di crescente tensione nella regione. La base di Ta’if è stata oggetto di diversi attacchi nella notte, mentre nelle ultime settimane la situazione della sicurezza nell’area si è progressivamente deteriorata.

Per l’Italia, l’elemento più importante resta al momento quello sottolineato dal ministro della Difesa: nessun militare italiano è rimasto ferito e non risultano altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal contingente italiano.

L’attacco al caccia, tuttavia, mostra concretamente i rischi ai quali è esposto il personale delle Forze armate italiane impegnato nelle missioni internazionali in una regione attraversata da una fase di forte instabilità.




Il Governo riorganizza il Ministero degli Esteri: nasce anche il Servizio per la cittadinanza

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Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare un nuovo regolamento per la riorganizzazione del Ministero degli Esteri. Tra le novità, una struttura dedicata alle domande di cittadinanza degli italiani residenti all’estero.

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La Farnesina si prepara a cambiare organizzazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 16 settembre, in esame preliminare, un regolamento che modifica la struttura del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con l’obiettivo di adeguarla alle nuove disposizioni introdotte dalla legge del gennaio 2026.

Tra le principali novità c’è l’istituzione del Servizio per la cittadinanza dei residenti all’estero, destinato a occuparsi centralmente delle domande di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate dagli adulti residenti fuori dall’Italia.

Una nuova struttura per la cittadinanza

Il nuovo Servizio sarà una struttura dirigenziale di primo livello della Farnesina. A partire dal 1° gennaio 2029 dovrebbe assumere la trattazione centralizzata delle domande di riconoscimento della cittadinanza italiana presentate dai maggiorenni residenti all’estero.

Alla nuova struttura saranno attribuite anche competenze relative al contenzioso in materia di cittadinanza e il compito di fornire supporto agli uffici italiani all’estero che continueranno a svolgere funzioni nel settore.

La centralizzazione viene presentata dal Ministero come uno strumento per rendere più uniformi e controllabili le procedure e contribuire alla prevenzione delle irregolarità.

Non cambia soltanto la cittadinanza

La riforma non riguarda però esclusivamente le pratiche degli italiani all’estero.

Il provvedimento approvato dal Governo prevede infatti una più ampia revisione dell’organizzazione del Ministero, con l’adeguamento delle competenze delle diverse strutture, della composizione del Consiglio di amministrazione e della dotazione organica.

Nella stessa riunione il Consiglio dei ministri ha inoltre approvato il “Codice delle Relazioni Internazionali”, destinato a riordinare in un unico testo le disposizioni relative alle competenze del Ministero degli Esteri.

Secondo la Farnesina, il nuovo codice dovrebbe rendere più organico il quadro normativo relativo alle relazioni internazionali e alla tutela e promozione degli interessi dei cittadini e delle imprese italiane all’estero.

Un cambiamento che interessa anche la rete consolare

Per gli italiani residenti fuori dall’Italia, la riorganizzazione della Farnesina assume particolare interesse perché riguarda anche il rapporto tra l’amministrazione centrale e la rete diplomatico-consolare.

Il Ministero dispone attualmente di una rete estera composta da ambasciate, rappresentanze permanenti, uffici consolari, consolati onorari e istituti italiani di cultura. Al 31 dicembre 2025 erano 130 le ambasciate, 85 gli uffici consolari e 332 i consolati onorari.

L’obiettivo dichiarato dal Governo è quello di razionalizzare le procedure e permettere alla rete diplomatica e consolare di concentrarsi maggiormente sui servizi destinati ai cittadini e alle imprese italiane all’estero.

Il nuovo sistema entrerà in vigore gradualmente

La decisione del Consiglio dei ministri rappresenta però ancora un passaggio preliminare. Il nuovo regolamento dovrà seguire l’iter previsto prima della sua definitiva entrata in vigore.

Per quanto riguarda in particolare il nuovo Servizio per la cittadinanza, la data indicata per l’avvio della gestione centralizzata delle domande degli adulti residenti all’estero è il 1° gennaio 2029.

Per milioni di italiani e discendenti italiani che vivono fuori dai confini nazionali, sarà quindi importante capire nei prossimi anni come verrà concretamente organizzato il rapporto tra la nuova struttura centrale della Farnesina e i consolati presenti nei diversi Paesi.

La riorganizzazione segna comunque un passaggio significativo nel modo in cui l’Italia intende gestire le proprie relazioni con la comunità italiana all’estero: più competenze centralizzate a Roma, ma con una rete consolare chiamata a continuare a garantire i servizi sul territorio.




Cittadinanza italiana, nasce alla Farnesina il nuovo Servizio per chi vive all’estero

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Cambia la gestione delle pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana per gli adulti residenti all’estero. Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi, 16 settembre, l’istituzione presso la Farnesina del “Servizio per la cittadinanza”, una nuova Direzione Generale alla quale saranno trasferiti i procedimenti oggi gestiti dalla rete diplomatico-consolare. 

La novità riguarda in particolare le domande di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis presentate da persone maggiorenni residenti fuori dall’Italia.

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Le pratiche saranno centralizzate

L’obiettivo dichiarato dal Ministero degli Affari Esteri è quello di rendere la gestione delle domande più uniforme e controllabile, anche per rafforzare la prevenzione delle irregolarità.

La nuova struttura non nasce quindi come un semplice ufficio aggiuntivo: rappresenta un cambiamento nell’organizzazione delle procedure per la cittadinanza degli italiani e dei discendenti di italiani residenti all’estero. 

La centralizzazione era già stata prevista dalla legge 19 gennaio 2026, n. 11, approvata nei mesi scorsi. La normativa stabilisce che le domande degli adulti residenti all’estero vengano presentate a un ufficio dirigenziale generale presso l’amministrazione centrale del Ministero degli Esteri, mentre restano ferme le competenze dell’autorità giudiziaria e dei sindaci nei casi previsti dalla legge. 

Cosa cambia per chi vive all’estero

Per milioni di italiani e discendenti di italiani residenti fuori dal Paese, il cambiamento riguarda soprattutto chi gestirà le nuove richieste di riconoscimento della cittadinanza.

Non significa però che da domani tutte le pratiche già presentate ai consolati verranno trasferite automaticamente alla Farnesina. La riorganizzazione dovrà essere accompagnata dalle disposizioni operative necessarie alla piena entrata in funzione della nuova struttura.

La legge approvata a gennaio prevede infatti una fase di preparazione organizzativa. Secondo la documentazione parlamentare, la nuova struttura dovrà diventare pienamente operativa a partire dal 2028. 

Un cambiamento legato alla riforma della cittadinanza

La nascita del nuovo Servizio arriva dopo le modifiche introdotte nel 2025 e nel 2026 sulla cittadinanza italiana.

Per le domande di riconoscimento presentate dal 1° gennaio 2026, il termine previsto per la definizione del procedimento è di 36 mesi. 

Il nuovo sistema punta quindi a separare maggiormente la gestione delle pratiche di cittadinanza dalle altre attività svolte quotidianamente dai consolati.

Per la rete consolare questo dovrebbe consentire di concentrare maggiormente le proprie risorse sugli altri servizi destinati ai cittadini italiani residenti all’estero.

Non solo cittadinanza: cambia l’organizzazione della Farnesina

Nella stessa riunione il Consiglio dei ministri ha approvato anche il “Codice delle Relazioni Internazionali”, destinato a raccogliere e coordinare in un unico testo le norme relative alle competenze del Ministero degli Esteri.

Secondo la Farnesina, le due misure fanno parte di un più ampio progetto di razionalizzazione e semplificazione dell’attività amministrativa del Ministero. L’obiettivo dichiarato è ottenere procedure più chiare e uniformi e permettere alla rete diplomatico-consolare di concentrarsi maggiormente sui servizi rivolti ai cittadini e alle imprese italiane all’estero. 

Una novità da seguire da vicino

Per chi vive all’estero, il punto centrale sarà ora capire come funzionerà concretamente il nuovo Servizio: modalità di presentazione delle domande, documentazione richiesta, tempi di lavorazione e rapporti con consolati e uffici comunali.

La riforma è stata concepita per centralizzare la gestione delle nuove domande, ma la sua applicazione richiederà ancora una fase organizzativa.

Per gli italiani all’estero e per le numerose comunità di discendenti che negli ultimi anni hanno presentato richieste di riconoscimento, sarà quindi importante seguire le prossime indicazioni della Farnesina.




Roma-Santo Domingo senza scalo: ITA Airways pronta a tornare sulla rotta dominicana

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Per gli italiani che vivono nella Repubblica Dominicana e per i dominicani che viaggiano verso l’Italia arriva una novità importante: ITA Airways si prepara ad aprire un collegamento diretto tra Roma-Fiumicino e Santo Domingo.

La compagnia italiana ha già messo in vendita la nuova rotta e le autorità dominicane stanno completando il percorso per l’avvio delle operazioni. La prima partenza è prevista per 30 novembre 2026.

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Un volo diretto tra le due capitali

Il collegamento sarà effettuato con un Airbus A330neo, configurato con tre classi di viaggio: Business, Premium Economy ed Economy.

Nella prima fase è previsto un volo alla settimana, il lunedì. Dal 14 dicembre 2026 entrerà una seconda frequenza, la domenica, che resterà operativa fino alla fine di marzo 2027.

Secondo l’orario attualmente pubblicato da ITA Airways, il volo AZ686 partirà da Roma-Fiumicino alle 9:10 e arriverà a Santo Domingo alle 15:15. Il ritorno, AZ687, partirà da Santo Domingo alle 17:15 e arriverà a Roma alle 8:00 del giorno successivo. Il volo Roma-Santo Domingo avrà una durata programmata di circa 11 ore e 5 minuti.

Una rotta particolarmente importante per gli italiani in RD

Per la comunità italiana residente nella Repubblica Dominicana la novità ha un significato concreto.

Oggi chi deve raggiungere l’Italia può utilizzare diverse combinazioni con uno scalo. Un collegamento diretto Roma-Santo Domingo elimina invece il cambio di aereo e rende più semplice il viaggio soprattutto per chi deve spostarsi con bagagli, famiglie o per soggiorni di lunga durata.

Lo stesso vale per i dominicani diretti in Italia: Roma può diventare il punto di ingresso non soltanto per la capitale, ma anche per proseguire verso altre città italiane ed europee.

Fiumicino è infatti uno dei principali hub della compagnia italiana e consente di proseguire il viaggio verso numerose destinazioni.

ITA Airways entra nel mercato dominicano

Per ITA Airways si tratta di una nuova destinazione nel network intercontinentale.

La compagnia aveva annunciato già ad aprile che Santo Domingo sarebbe stata la prima destinazione dell’America Centrale inserita nella propria rete. L’operazione rientra nella strategia di espansione dei collegamenti a lungo raggio.

La nuova rotta è stata nuovamente al centro di un incontro tra rappresentanti di ITA Airways e la Junta de Aviación Civil (JAC) dominicana. Il presidente della JAC, Julio Peña Guzmán, ha ricevuto la rappresentante legale della compagnia, Carolina León, insieme alla segretaria dell’istituzione e




Bollo auto e moto, il Governo cancella la tassa nel 2027: ecco chi non pagherà

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Il bollo auto cambia dal 2027. Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi una misura che prevede l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per un anno, con regole precise per automobili, motocicli e ciclomotori.

La misura riguarda complessivamente circa 14,5 milioni di veicoli, secondo quanto comunicato dal Governo: oltre 13,2 milioni di automobili e circa 1,1 milioni di motoveicoli.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il bollo «una delle tasse più odiate dagli italiani», annunciando il provvedimento al termine del Consiglio dei ministri.

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Chi non pagherà il bollo nel 2027

Per le automobili, l’esenzione riguarda i veicoli alimentati a benzina o gasolio, anche quando una di queste fonti è combinata con un’altra forma di propulsione, con una potenza non superiore a 80 kW.

80 kW corrispondono indicativamente a circa 109-110 cavalli. Il dato esatto della potenza in kW si trova sul libretto di circolazione, alla voce P.2.

Sono quindi interessate soprattutto le auto di piccola e media potenza utilizzate quotidianamente dalle famiglie.

L’esenzione vale per una sola auto

C’è però un limite importante.

Se una persona possiede più automobili che rientrano nei requisiti, l’esenzione viene applicata a un solo veicolo.

La regola prevede che venga scelta l’auto con la potenza più bassa. In caso di parità, viene considerata quella per la quale il bollo ordinario sarebbe più basso.

Lo stesso principio vale per i motocicli: l’agevolazione riguarda un solo mezzo e non può essere cumulata con quella relativa a un’automobile che rientri nei requisiti previsti.

E per le moto?

Per i motocicli e i ciclomotori la misura è più ampia: l’esenzione riguarda tutti quelli alimentati a benzina o gasolio, anche in combinazione con altre fonti di propulsione, sempre nel rispetto delle condizioni previste dal decreto.

Anche in questo caso l’agevolazione riguarda un solo veicolo per persona.

Solo per il 2027

Questo è forse il punto più importante da chiarire.

Il testo approvato dal Consiglio dei ministri prevede l’esenzione per i pagamenti del bollo con scadenza compresa tra 1° gennaio e 31 dicembre 2027.

Dunque, allo stato attuale, la misura riguarda il 2027. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che il Governo punta a rendere l’intervento permanente, ma per ora la norma approvata prevede l’esenzione per il prossimo anno.

Quanto costa allo Stato

L’intervento ha un costo stimato di circa 2,36 miliardi di euro per il 2027.

Il Governo lo presenta come una misura di riduzione della pressione fiscale e ha spiegato di voler destinare a questo intervento parte delle risorse finora utilizzate per fronteggiare il caro carburanti.

La questione delle coperture e della durata dell’agevolazione è però destinata a essere discussa anche nell’ambito della prossima legge di bilancio. Reuters ha sottolineato che il Governo non ha ancora indicato in modo dettagliato come finanzierà la misura nel caso in cui dovesse diventare permanente.

Non solo il bollo: cambia anche lo sconto sul diesel

Nel decreto approvato dal Governo c’è anche un intervento sulle accise del gasolio.

Lo sconto viene ridotto a 12,2 centesimi al litro dal 18 al 25 settembre e successivamente a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Dopo questa data entrerà in funzione il meccanismo delle cosiddette accise mobili.

Il Governo interviene quindi contemporaneamente su due fronti: da una parte una riduzione del costo fiscale legato al possesso di determinati veicoli, dall’altra un intervento temporaneo sul prezzo del carburante.

Cosa devono fare gli automobilisti

Per chi possiede un’auto o una moto, al momento non è necessario presentare una domanda per ottenere l’esenzione.

La verifica dovrà essere effettuata sulla base dei dati relativi al proprietario e al veicolo. Per capire se la propria automobile rientra nella misura, il primo dato da controllare è la potenza in kW indicata sul libretto alla voce P.2.

La norma dovrà comunque essere applicata concretamente dalle amministrazioni competenti e dalle Regioni, che gestiscono la tassa automobilistica.

Per milioni di automobilisti e motociclisti italiani, la conseguenza più immediata sarà quindi semplice: nel 2027, se il veicolo rientra nei requisiti, una delle spese annuali legate alla proprietà del mezzo verrà eliminata.