Lo sport italiano è in lutto, ci ha lasciato Nino Benvenuti

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c8615002 a825 48c4 90cd 70b792a3deceCi ha lasciato Nino Benvenuti, uno dei grandi dello sport italiano, aveva 87 anni, senz’altro uno dei nostri eroi sportivi di ogni tempo.

Oggi è un giorno triste, non solo per il pugilato, la sua è una grande perdita, soprattutto per le generazioni che hanno potuto vedere con lui il tricolore della nostra bandiera assurgere ai massimi livelli.

Campione mondiale dei pesi medi e medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960: tante le vittorie in carriera: campione olimpico dei pesi welter nel 1960, campione mondiale dei pesi superwelter tra il 1965 e il 1966, campione europeo dei pesi medi tra il 1965 e il 1967, campione mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970.

Nel 1968 ha anche vinto il prestigioso premio di Fighter of the year, unico italiano ad aver conseguito tale riconoscimento ed è stato anche l’unico pugile di casa nostra ad aver detenuto il titolo mondiale unanimemente riconosciuto di due categorie di peso, medi e superwelter.

Ciliegina sulla torta, tutta meritata, per un gentleman e uno sportivo del suo del suo livello, nel 1992 è stato inserito nella International Boxing Hall of Fame, primo italiano a ricevere questo riconoscimento e pur non in possesso della cittadinanza statunitense, è stato ammesso anche nella National Italian-American Sport Hall of Fame, come Rocky Marciano e Joe Di Maggio, per le sue imprese sportive ottenute in terra americana.




Putin telefona a Trump: “Vogliamo un accordo di pace”: I negoziati in Vaticano?

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trump putin“Molto informativa” e allo stesso tempo “franca”: questo il giudizio dato dal presidente russo Vladimir Putin del colloquio telefonico, durato oltre due ore, con il suo omologo statunitense Donald Trump.

Al centro del confronto, riferiscono Tass, Novosti e altre agenzie di stampa di Mosca, il conflitto armato in Ucraina. “È stata una conversazione molto informativa e piuttosto franca, e sotto questo aspetto molto utile” ha detto Putin.

“Prima di tutto, ho ringraziato il presidente degli Stati Uniti per il sostegno americano alla ripresa dei negoziati diretti tra Russia e Ucraina per un possibile accordo di pace”. E ancora: “Il presidente degli Stati Uniti ha espresso la sua posizione su un cessate il fuoco; da parte mia, ho sottolineato che anche la Russia è favorevole a una soluzione pacifica della crisi ucraina”.

Putin ha aggiunto: “Dobbiamo semplicemente individuare i modi più efficaci per procedere verso la pace”. Secondo il presidente russo, Mosca è “pronta a collaborare” con Kiev a “un memorandum su un possibile futuro accordo”.

Secondo Tass, questo implicherebbe “un eventuale cessate il fuoco per un determinato periodo di tempo, qualora venissero raggiunte intese pertinenti”.

ZELENSKY: “UCRAINA PRONTA A NEGOZIARE CON LA RUSSIA”

“Ho parlato con Trump due volte oggi – ha fatto sapere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sui social – Prima, abbiamo avuto una chiamata individuale prima del suo colloquio con il capo della Russia, e poi abbiamo parlato con il Presidente Trump e i leader europei il presidente Macron, il premier Meloni, il Cancelliere Federale Merz, il Presidente Stubb e il Presidente della Commissione Europea von der Leyen. All’inizio del nostro colloquio bilaterale, ho ribadito al Presidente Trump che l’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo e incondizionato, come già affermato, in particolare dagli Stati Uniti. È importante non indebolire questa proposta – ha aggiunto il presidente ucraino – .

Se i russi non sono pronti a fermare le uccisioni, devono essere imposte sanzioni più severe. La pressione sulla Russia la spingerà verso una vera pace: questo è evidente a tutti, in tutto il mondo. Ho anche ribadito che l’Ucraina è pronta a negoziare direttamente con la Russia in qualsiasi formato che porti risultati. Turchia, Vaticano, Svizzera: stiamo valutando tutte le sedi possibili – ha proseguito Zelensky.

Non è necessario convincere l’Ucraina e i nostri rappresentanti sono pronti a prendere decisioni concrete durante i negoziati. Ciò che serve è una disponibilità analoga da parte della Russia a impegnarsi in colloqui significativi. Insieme ai leader europei, abbiamo anche discusso i possibili passi successivi, in particolare gli incontri tra i negoziatori e una valutazione obiettiva delle proposte di ciascuna parte. Ogni proposta sul tavolo merita una valutazione onesta, ecco perché il processo negoziale deve coinvolgere rappresentanti americani ed europei al livello appropriato – ha aggiunto .

È fondamentale per tutti noi che gli Stati Uniti non prendano le distanze dai colloqui e dal perseguimento della pace, perché l’unico a trarne beneficio è Putin. Ringrazio tutti coloro che sostengono questo approccio. Se la Russia si rifiuta di fermare le uccisioni, di rilasciare prigionieri di guerra e ostaggi, se Putin avanza richieste irrealistiche, ciò significherà che la Russia continuerà a prolungare la guerra e merita che l’Europa, l’America e il mondo agiscano di conseguenza, anche con ulteriori sanzioni. La Russia deve porre fine alla guerra che ha iniziato e può iniziare a farlo da un giorno all’altro. L’Ucraina è sempre stata pronta per la pace”, ha concluso.

MELONI: “CONSIDERATA POSITIVAMENTE DISPONIBILITA’ DELLA SANTA SEDE”

Palazzo Chigi, in una nota, ha commentato il colloquio telefonico che ha visto protagonista la premier Meloni: “Si lavora per un immediato avvio dei negoziati tra le parti che possano condurre il prima possibile ad un cessate il fuoco e costruire le condizioni per una pace giusta e duratura in Ucraina. Al riguardo, è stata considerata positivamente la disponibilità del Santo Padre ad ospitare i colloqui presso il Vaticano. L’Italia è pronta a fare la sua parte per facilitare i contatti e lavorare per la pace”, spiega Palazzo Chigi.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Avviato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera l’esame del decreto legge sulla cittadinanza

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consolato ditalia a brisbane 167565698 1852344198266176 8627874018520919535 nDopo il sì dell’Aula del Senato la Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha avviato l’esame del disegno di legge di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza 19 marzo 2025, n. 27. Nel suo intervento il relatore Paolo Emilio Russo (FI-PPE) ha rilevato come il decreto-legge, composto dopo le modifiche apportate dal Senato da quattro articoli, introduca disposizioni urgenti in materia di cittadinanza italiana iure sanguinis, nelle more dell’entrata in vigore di una riforma organica della materia. Per il relatore il provvedimento mira a rendere più stringente il principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, limitando l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza o adozione. Entrando nel merito del testo Russo ha evidenziato come il comma 1 dell’articolo 1 introduca nella legge 5 febbraio 1992, n. 91 nuove norme in materia di cittadinanza: l’articolo 3-bis che stabilisce una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza per i nati all’estero in possesso di cittadinanza di Stato estero. Tale articolo, in deroga a determinate disposizioni applicabili alla materia, stabilisce che debba considerarsi non aver mai acquistato la cittadinanza italiana colui il quale sia nato all’estero e sia in possesso di altra cittadinanza, anche prima dell’entrata in vigore della disposizione in esame, individuando nel contempo una serie di eccezioni alla suddetta preclusione. In proposito dal relatore è stato segnalato che la norma fa salvi, anzitutto, i casi in cui lo stato di cittadino sia riconosciuto o sia accertato giudizialmente in seguito, rispettivamente, a domanda o a domanda giudiziale (presentata entro le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025). È fatto salvo altresì, a seguito di una modifica introdotta dal Senato, il caso di domanda presentata (all’ufficio consolare o al sindaco) in tempo successivo, purché dietro appuntamento di cui sia stata data comunicazione all’interessato entro il medesimo termine sopra indicato. Si applica in tal caso la normativa vigente al 27 marzo 2025. Ulteriori eccezioni alla preclusione sono rappresentate dal caso in cui un ascendente di primo o di secondo grado possieda (o possedesse al momento della morte) “esclusivamente” la cittadinanza italiana o dal caso in cui uno dei genitori o degli adottanti sia stato residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo l’acquisto della cittadinanza italiana e prima della data di nascita o di adozione del figlio .

Il relatore ha poi spiegato come nel corso dell’esame da parte del Senato sia stato introdotto il nuovo comma 1-bis, che interviene sull’articolo 4 della richiamata legge n. 91 del 1992, inserendovi i commi 1-bis e 1-ter. Nel dettaglio, il comma 1-bis prevede che il minore straniero o apolide, discendente da padre o madre cittadini italiani per nascita, divenga cittadino italiano qualora i genitori medesimi ovvero il tutore, dichiarino la volontà di acquisto di tale status, purché, successivamente a tale dichiarazione, il minore risieda legalmente e continuativamente per almeno due anni in Italia, ovvero, in alternativa, tale dichiarazione di volontà sia presentata entro un anno dalla nascita del minore o dalla successiva data in cui sia stabilita la filiazione con un cittadino italiano, anche per adozione. Il nuovo comma 1-ter dell’articolo 4 della legge n. 91 del 1992 prevede che il minore straniero o apolide divenuto cittadino italiano ai sensi del precedente comma 1-bis, il quale sia in possesso della cittadinanza di altro Stato, possa rinunciare alla cittadinanza italiana, una volta raggiunta la maggiore età. Evidenziato inoltre da Russo come da Senato sia stato aggiunto all’articolo 1 anche il comma 1-ter, al fine di prevedere, per i minorenni alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, figli di soggetti riconosciuti cittadini ai sensi delle lettere a), a-bis) e b) del comma 1 dell’articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, che la dichiarazione di volontà sia presentata entro le 23:59, ora di Roma, del 31 maggio 2026. Sempre nel corso dell’esame presso il Senato all’articolo 1 è stato aggiunto anche il comma 1-quater che prescrive il requisito della residenza continuativa biennale in Italia per l’acquisto della cittadinanza da parte di figli minori di genitore che acquisti o riacquisti la cittadinanza italiana, se conviventi. Segnalato inoltre dal relatore da parte del Senato sia stato introdotto l’articolo 1-bis, il cui comma 1 modifica l’articolo 27 del testo unico dell’immigrazione (decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286), aggiungendovi il comma 1-octies che consente l’ingresso e il soggiorno per lavoro subordinato, al di fuori delle quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per lavoro, per lo straniero residente all’estero, discendente di cittadino italiano e in possesso della cittadinanza di uno Stato di destinazione di rilevanti flussi di emigrazione italiana. La determinazione di tali Stati di destinazione è rimessa ad un decreto del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con i Ministri dell’interno e del lavoro e delle politiche sociali. Il comma 2 dell’articolo 1-bis novella invece l’articolo 9 della richiamata legge n. 91 del 1992, in materia di concessione della cittadinanza, che è modalità di acquisto distinta dal riconoscimento del diritto alla cittadinanza. In proposito dal relatore è stato ricordato che tale articolo 9 enumera una serie di casi in cui la cittadinanza può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica (sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno). La modifica in esame interviene sul caso dello straniero il cui genitore o ascendente in linea retta di secondo grado sia o sia stato cittadino per nascita, riducendo a due anni (da tre anni) il periodo di legale residenza in Italia, prescritto per la concessione della cittadinanza. È invece mantenuto il requisito dei tre anni di legale residenza in Italia per la eventuale concessione della cittadinanza allo straniero nato nel territorio della Repubblica.  L’articolo 1-ter, anch’esso introdotto dal Senato, intervenendo sulla legge n. 91 del 1992, prevede che chi sia nato in Italia o vi sia stato residente per almeno due anni continuativi, ed abbia perduto la cittadinanza in applicazione di alcune disposizioni della legge n. 555 del 1912, la riacquisti se effettui una dichiarazione in tal senso, tra il 1° luglio 2025 e il 31 dicembre 2027. Al contempo, il contributo per il riacquisto della cittadinanza sopra ricordato (pari a 250 euro, come nella disciplina vigente) è annoverato tra i diritti da riscuotersi dagli uffici consolari. L’esame del provvedimento in Commissione, che è già stato calendarizzato nell’Aula della Camera per il 20 maggio, proseguirà in Commissione nella giornata di lunedì 19 maggio. (Inform)




Liberisti Italiani, nasce il Partito della Motosega

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foto a 2 sito 2025 05 17t135252.123 1024x576“Siamo di fronte a un quadro politico bloccato perché il centrodestra è statalista, il centrosinistra è statalista, la melassa liberal-socialista è funzionale a questo sistema, è ora di dire basta. Quindi oggi nasce il Partito della Motosega. Noi siamo 30 anni che professiamo che in Italia servono tagli strutturali alla spesa pubblica e eliminazione degli sprechi”. Con queste parole il presidente di Liberisti Italiani, Andrea Bernaudo, ha dato il via a Roma al primo Congresso Nazionale del movimento che segna la nascita del nuovo partito.

“Oggi- ha detto Bernaudo all’Agenzia Dire- Javier Milei ha dimostrato in Argentina che con un anno di riforme quel paese, che era fallito, è rinato. Ecco noi vogliamo che accada anche in Italia. Innanzitutto bisognerebbe tagliare tutto il parastato e tutto il carrozzone legato alle partecipate, agli enti pubblici dipendenti, a tutti quanti gli enti inutili e così via”.

“C’è da riformare il sistema pensionistico, c’è da liberalizzare i servizi, perché l’Italia è europeista quando si tratta di eco-tassare e fare follie green. Poi quando si tratta di liberalizzare non è più europeista e va contro le direttive europee. Bisogna fare molte cose in Italia. Purtroppo questo governo sta dimostrando di non volerle fare, di non avere la volontà politica di farle. La pressione fiscale e burocratica in Italia è infernale, siamo i primi al mondo sulle attività produttive, il più alto costo del lavoro nei paesi Ocse e tutto questo rimane inalterato. Continua a rimanere pressante la tassazione, che si è addirittura alzata con il governo Meloni, per cui non c’è possibilità, bisogna rimboccarsi le maniche e fare il Partito della Motosega“.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it




Match Point in Vaticano: la diplomazia come gioco decisivo tra Kiev e Mosca”

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top 3 lac papa leone tennistaNel silenzio austero delle sale vaticane, si sta lentamente preparando un terreno di gioco inedito, quasi sacro. L’Ucraina, stremata da oltre due anni di guerra, insiste per un faccia a faccia tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin.

L’ultimo round negoziale a Istanbul ha rimesso in moto la speranza — mai del tutto spenta — che la fine del conflitto possa passare da un colloquio diretto tra i due leader. “Putin è l’unico che decide in Russia”, ha ricordato una fonte diplomatica ucraina all’Afp. E se è vero che solo lui può porre fine all’aggressione, allora Zelensky è pronto a giocarsi tutto in un confronto personale. Ma dove? E sotto quale arbitraggio?

Per comprendere il senso di questa dinamica, vale la pena ricorrere a una metafora sportiva: quella del tennis, uno sport che più di altri richiama il faccia a faccia, il rispetto delle regole, l’importanza dell’arbitro, e la necessità di un campo neutrale e definito.

Il match che non trova un campo

Come due tennisti professionisti pronti a giocare una finale destinata a entrare nei libri di storia, Kiev e Mosca si trovano però in una condizione surreale: non c’è ancora un campo dove disputare la partita diplomatica. Ogni tentativo di avviare trattative si è finora infranto contro il muro dell’intransigenza, del sospetto, o della propaganda. I mediatori proposti — dalla Turchia alla Cina, passando per la Svizzera — non hanno convinto pienamente entrambe le parti, né offerto le necessarie garanzie di neutralità o influenza.

E qui entra in scena un nuovo protagonista: Leone XIV . Egli continua ad appellarsi alla pace in ogni occasione pubblica, ma, soprattutto, ha dato segnali concreti di voler offrire la Santa Sede come spazio fisico e simbolico per un possibile dialogo.

Perché proprio il Vaticano? Perché, come nel tennis, serve un arbitro imparziale, capace di sedere in alto per avere una visione chiara dell’intero campo. Un arbitro che abbia conoscenza perfetta delle regole — morali e geopolitiche — e sia percepito come equidistante, anche quando richiama i giocatori per disturbi o violazioni.

Nel tennis, se un giocatore disturba involontariamente l’avversario — ad esempio facendo cadere una pallina dalla tasca — l’arbitro ferma il gioco e si rigioca il punto. Ma se il disturbo è deliberato, il punto è perso. Ecco il cuore della questione: troppe volte, negli ultimi anni, entrambi i giocatori hanno generato “disturbi”, alcuni forse involontari, altri chiaramente voluti.

La propaganda, la manipolazione delle informazioni, la violazione dei corridoi umanitari, l’uso di minacce nucleari, i bombardamenti su infrastrutture civili: questi non sono solo colpi fuori campo, sono vere e proprie scorrettezze che richiederebbero — per restare nella metafora — ammonimenti e perdita di punti.

Il Papa, oggi in ottima salute e nel pieno della sua funzione, può rappresentare quell’arbitro che osserva, interviene, richiama e — se necessario — sanziona moralmente. Il suo messaggio non è mai stato ambiguo: la guerra è una sconfitta per tutti. Ma finora, nessuno ha voluto davvero riconoscere la legittimità di questo arbitro. Troppo influente per alcuni, troppo morale per altri, troppo “occidentale” o “spirituale” per chi guarda solo a interessi materiali.

La Santa Sede come campo di gioco

Eppure, il Vaticano offre qualcosa che nessun altro luogo al mondo può dare: uno spazio simbolicamente neutrale, non compromesso da ambizioni economiche o militari. Un campo di gioco puro, dove l’unico obiettivo è la pace.

È importante sottolineare che nella storia recente, il Vaticano ha già ospitato trattative delicate: basti pensare al ruolo svolto nella riapertura dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti

La diplomazia vaticana, silenziosa ma instancabile, lavora spesso lontano dai riflettori, ma è guidata da una logica che non si piega alle logiche del potere.

Oggi, l’Ucraina sembra pronta a entrare in questo campo. Sta servendo per iniziare lo scambio, aspettando che Mosca risponda. Putin, però, resta al fondo del campo, indeciso se impugnare la racchetta o abbandonare il match. E intanto, il pubblico mondiale attende, sospeso tra speranza e disillusione.

Conclusione: si gioca o si rinuncia?

La guerra è, in fondo, l’assenza di regole. È il momento in cui il campo si dissolve e i giocatori si colpiscono non con racchette ma con armi. Il tentativo ucraino di riportare tutto a un confronto regolato, mediato, arbitrato, è dunque un atto di razionalità e coraggio.

Se Zelensky e Putin dovessero davvero incontrarsi in Vaticano, sarebbe un punto di svolta. Non significherebbe la fine immediata della guerra, ma segnerebbe l’inizio di una nuova partita: quella della diplomazia, della parola, del compromesso.

E il Papa, alto sulla sua sedia arbitrale, avrebbe finalmente l’occasione di fare ciò che molti leader mondiali non sono riusciti — o non hanno voluto — fare: far rispettare le regole della convivenza umana.

Per ora, il campo è pronto. L’arbitro è salito in sedia. Aspettiamo i giocatori




Trasferiti da Gaza in Italia 14 bambini palestinesi malati o feriti durante la guerra

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482246157 960714952836895 4010214633016012586 nQuattordici bambini palestinesi della striscia di Gaza, affetti da patologie oncologiche o feriti durante la guerra, sono stati trasportati in Italia con una nuova missione di trasporto sanitario urgente di persone da scenari di emergenza, Medevac, sotto il coordinamento della centrale Cross di Pistoia. La struttura toscana è intervenuta su richiesta del dipartimento di protezione civile nazionale, nell’ambito di un programma di assistenza umanitaria del governo: per la prima volta, il corridoio umanitario ha visto impegnati in contemporanea due velivoli dell’aeronautica militare.

I BAMBINI IN OSPEDALI IN TUTTA ITALIA

Partiti dall’aeroporto di Pisa il 13 maggio, i due C-130J dopo un pernottamento in Egitto, al Cairo, sono ripartiti per prelevare i pazienti pediatrici all’aeroporto di Eilat Ramon, nel distretto meridionale israeliano della valle del Timna. I bambini, accompagnati da 44 familiari in tutto, saranno curati negli ospedali di Sicilia, Lazio, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. Inoltre, due di loro sono stati ricoverati al Meyer di Firenze e all’ospedale pediatrico di Massa.

“La Cross ha vinto una nuova sfida e per noi è motivo di grande orgoglio- sottolinea il presidente della Regione Eugenio Giani- perché conferma ancora una volta la prontezza della Toscana ad allargare braccia e cuore, mettendo a disposizione le proprie eccellenze sanitarie e garantire così cure adeguate a chi non lo può ricevere nel proprio paese”.

Stavolta a causa dell’impiego simultaneo di due velivoli militari ha richiesto uno sforzo maggiore della Cross. Nello specifico la sala operativa si è attivata nelle settimane precedenti per individuare gli ospedali adeguati a curare le patologie riscontrate, ma ha anche gestito l’operatività a bordo dei C-130 dove erano presenti un tecnico e un infermiere della Cross insieme a medici, infermieri delle Asl toscane e i volontari.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Italiani nel mondo, diritti a rischio: il MAIE si oppone al Decreto sulla cittadinanza

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ricardo merlo viceministro de relaciones 1024x504Con 81 voti favorevoli e 37 contrari, l’Aula del Senato ha approvato il decreto legge che modifica le norme sulla cittadinanza italiana. Il provvedimento, ora atteso alla Camera per la conversione in legge entro il 27 maggio, ha già sollevato forti polemiche tra gli italiani all’estero e chi li rappresenta in Parlamento.
Il decreto, articolato in quattro punti, introduce importanti cambiamenti: una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza per i nati all’estero con altra cittadinanza, salvo specifiche eccezioni. Le nuove norme intervengono inoltre sulle prove nelle controversie e aprono alla possibilità di lavoro subordinato fuori quota per discendenti di cittadini italiani e con cittadinanza in Paesi a forte emigrazione italiana.
A opporsi con decisione è stato il MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero, che ha votato contro il decreto, pur facendo parte della maggioranza parlamentare. Il senatore Mario Borghese, intervenendo in aula, ha criticato sia il contenuto del testo che l’uso dello strumento del decreto legge per intervenire su una materia così delicata e identitaria. Le altre componenti del gruppo Cd’I-Udc-Nm-Maie-Cp hanno invece votato a favore.
Il presidente del MAIE, Ricardo Merlo, ha affidato a una nota il suo commento, duro e appassionato:
«Al Senato, il senatore Mario Borghese è intervenuto con forza contro il decreto Tajani, che vuole limitare la cittadinanza ai discendenti degli italiani all’estero. La sinistra era quasi del tutto assente. Solo grazie alla presenza del MAIE nelle Commissioni alcuni emendamenti sono stati approvati, mentre altri – ancora più restrittivi – sono stati ritirati.
La nostra battaglia per difendere i diritti della comunità italiana nel mondo non si fermerà. Non abbandoneremo il campo, perché sappiamo che le uniche battaglie perse sono quelle che si lasciano a metà. E noi del MAIE siamo presenti.»
Il dibattito sulla cittadinanza è appena cominciato, ma le parole di Merlo sono un segnale chiaro: gli italiani nel mondo non vogliono essere considerati cittadini di “serie B”. Il rischio è che, in nome di un presunto rigore amministrativo, venga compromesso il legame storico, culturale e affettivo tra l’Italia e milioni di suoi discendenti sparsi nel mondo.




Il MAIE vota contro il decreto Tajani sulla cittadinanza, Borghese: “Punisce gli italiani nel mondo”

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Mario Borghese, senatore e vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, durante le dichiarazioni di voto sul decreto legge che modifica la legge sulla cittadinanza, ovvero il famigerato decreto Tajani, ha annunciato il voto contrario del MAIE spiegandone dettagliatamente le motivazioni. Questo il testo completo del suo intervento:

“All’inizio del mio intervento devo ringraziare vivamente la Presidente del Gruppo a cui appartengo in rappresentanza del Movimento Associativo per gli Italiani all’Estero (MAIE), Michaela Biancofiore, e gli altri colleghi del Gruppo per avermi consentito con generosità di svolgere la dichiarazione di voto su questo decreto-legge, pur non condividendo il contenuto del provvedimento.

Annuncio sin d’ora che, diversamente dagli altri colleghi del Gruppo che voteranno a favore del decreto-legge, nel rispetto dell’appartenenza alla maggioranza di Governo, il mio voto sarà contrario.

Vengo ora alle motivazioni che mi spingono a questa decisione, che sono motivazioni sia di forma, per la scelta del Governo di approvare una riforma della cittadinanza con un decreto-legge, che di sostanza, per il contenuto del provvedimento.

La materia della cittadinanza è, per sua natura, molto complessa: prevede una casistica molto ampia di situazioni specifiche e diverse tra loro, trattandosi di una tematica che impatta direttamente sulla vita delle persone, a maggior ragione sugli italiani che vivono all’estero, su quegli italiani che non hanno mai dimenticato le loro origini e che anzi hanno operato e operano lontano dalla Patria per continuare a tenerle vive, su quei cittadini che sono legati alle tradizioni italiane e che hanno vincoli affettivi nella loro terra di origine.

Il tema della cittadinanza, che ha connotazioni storiche, giuridiche, culturali, civiche e sociali così fondamentali per ciascuno di noi, non andava modificato con un provvedimento di urgenza qual è un decreto-legge, peraltro approvato di soppiatto senza alcuna interlocuzione, con una modalità che si riscontra solitamente in casi eccezionali quali terremoti, alluvioni o altre catastrofi naturali. Bisognava piuttosto procedere con una legge ordinaria o con una legge delega, che consentono approfondimenti e tempi di esame più ampi e adeguati, per elaborare modifiche condivise e accettabili per tutti. Spero non sia sfuggito ai colleghi che invece si è scelta la strada del decreto che è stato approvato, guarda caso, dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno, entrando in vigore il giorno successivo, ovvero il 29 marzo: una fretta mai registrata per un provvedimento di questa natura.

Ora vengo ai contenuti e alla sostanza del decreto. Per giustificare l’urgenza, gli uffici della Farnesina hanno prodotto una relazione che non corrisponde alla realtà dei fatti, che trovo incomprensibile. Con riferimento agli italiani all’estero, è stato affermato che la possibile assenza dei vincoli affettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini che richiedono il rilascio della cittadinanza italiana, che potrebbe raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, costituisce un fattore di rischio serio e attuale per la sicurezza nazionale. Ossia, per essere chiari, ci sarebbero circa 60 milioni di italiani all’estero che richiedono tutti insieme la cittadinanza italiana, circostanza che è destituita di fondamento e verità nelle dimensioni rappresentate.

Se si va a leggere il testo del decreto approvato dal Governo, non si colgono infatti gli elementi del rischio cui si vorrebbe porre riparo, forse per la semplice ragione che i rischi medesimi non si riscontrano nella misura denunciata. Probabilmente e più realisticamente, il Governo voleva mettere uno stop agli abusi che si registrano nella notevole richiesta di cittadinanza – e tutti siamo d’accordo – in alcuni Stati del mondo ben individuati.

Voglio essere chiaro: anch’io e tutta la componente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE) del Gruppo vogliamo combattere gli abusi senza alcun dubbio o remora, ma il punto assoluto di disaccordo sta nel fatto che il decreto, intervenendo con misure contro gli abusi, colpisce in modo pesante e discriminatorio anche i diritti di chi chiede la cittadinanza sulla base della legge del 1992 e questo è decisamente inaccettabile.

Nel testo approvato dal Governo, per fortuna poi parzialmente modificato in Commissione, grazie all’impegno di altri colleghi di maggioranza, anche di colleghi di opposizione che ringrazio molto, si sarebbe impedito ai cittadini italiani non nati in Italia di trasmettere la cittadinanza ai figli e ai nipoti. Insomma, si creava una discriminazione tra i cittadini nati in Patria e quelli nati all’estero che pur sempre cittadini sono. Si determinava così una violazione dello ius sanguinis su cui in Italia si fonda l’acquisto automatico della cittadinanza a favore di una sorta di ius soli riveduta e corretta che non esiste nella nostra legislazione.

Per fortuna, come dicevo, dopo un lungo confronto in Commissione, di cui ringrazio in primo luogo il presidente Alberto Balboni e anche tutti i colleghi della maggioranza, molto sensibili alla materia, si sono fatti passi in avanti importanti ma che sono, a mio parere, necessari ma non sufficienti. Permangono ancora discriminazioni che andranno eliminate prestissimo, mi auguro, con una legge organica sulla cittadinanza che il Governo si è impegnato presentare a breve.

Per farmi capire da tutti e da chi ci ascolta da casa, in particolare dai concittadini che vivono all’estero e che mi stanno particolarmente a cuore, farei un esempio per spiegare gli effetti concreti del decreto che volete approvare.

Un cittadino italiano, per trasmettere la cittadinanza al figlio non potrà intanto avere un’altra cittadinanza, ad esempio quella italiana e quella svizzera. Tale divieto è già di per sé incomprensibile, visto che l’Italia ha sempre consentito il possesso della doppia cittadinanza. D’ora in poi potrà avere solo quella italiana e, in questo caso, potrà trasmettere la cittadinanza solo al figlio o ai figli nati entro la mezzanotte del 27 marzo 2025; gli altri eventuali figli nati dopo questa data avranno anch’essi la cittadinanza italiana, ma non potranno più trasmetterla a loro volta. Si blocca inspiegabilmente la catena di trasmissione. Si è creata così una cittadinanza di serie a e una di serie b, ciò all’interno della stessa famiglia, in palese contrasto con i basilari principi sanciti dalla Costituzione italiana e in violazione dello ius sanguinis vigente.

Per farvi capire, due fratelli, figli degli stessi genitori, non avranno gli stessi diritti. Inoltre, sorprende che con questo decreto venga di fatto misconosciuta da un Governo di centrodestra la battaglia per gli italiani all’estero combattuta con forza e successo nei primi anni Duemila dall’onorevole ed ex ministro Tremaglia, padre della legge che ha consentito agli italiani che vivono nel mondo di eleggere i propri parlamentari.

Qua mi voglio fermare e desidero approfittare di questa occasione per confermare gratitudine a Tremaglia e alla sua famiglia politica per la loro storica battaglia. Anche io sono in quest’Aula grazie a voi e alla visione di Tremaglia.

Nel votare contro questo decreto sulla cittadinanza auspico, quindi, che nell’immediato futuro si possa rivedere il provvedimento che giudico negativamente.

Continuerò a battermi nel Senato in questa direzione e lo farà anche il MAIE, il movimento politico che qui rappresento, il quale ha nel suo dna la tutela degli italiani all’estero.

In conclusione, ribadisco a nome del MAIE il voto contrario, mentre gli altri colleghi del Gruppo (Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-Coraggio Italia-Centro Popolare) voteranno a favore”.

 




Napoli ‘nCoppa America: la grandissima vela per la prima volta in Italia nel 2027

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foto singola sito 2024 09 25t162911.072 1024x576“Sono orgogliosa di annunciare che l’America’s Cup si disputerà, per la prima volta nella storia, in Italia. Sarà Napoli la città che ospiterà nel 2027 la trentottesima edizione del torneo velico più famoso e prestigioso al mondo, un evento globale che coinvolge milioni di appassionati e rappresenta una sintesi unica tra tradizione, innovazione tecnologica, eccellenza ingegneristica e spirito competitivo”. L’ufficialità di forma – e sostanza – arriva da Giorgia Meloni. Con una virata verso Castel dell’Ovo, il Vesuvio a fare da quinta e il bradisismo a terra. Il mare non trema. Luna Rossa contro i defender di Team New Zealand. E l’Italia, stavolta a casa sua, a ristudiare il glossario della vela for dummies: tutti esperti di spinnaker e foil. E’ un attimo.

Italia batte Arabia Saudita, il Golfo di Napoli meglio di quello Persico (sempre che sia ammissibile chiamarlo così): di questi tempi è un contropiede quasi distopico. I neozelandesi hanno chiuso l’accordo col Governo, dopo aver difeso la coppa a Barcellona l’anno scorso. L’Arabia Saudita già aveva ospitato una delle regate preliminari della 37esima edizione con successo ma senza troppi entusiasmi. C’era in ballo anche un’ipotesi Grecia, ma alla fine il vento è cambiato di colpo.

“Ringrazio il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, Sport e Salute e tutti coloro che hanno lavorato, con passione e determinazione, per raggiungere questo grande risultato – ha detto la Presidente del Consiglio – La scelta del capoluogo partenopeo contribuirà a rafforzare il rinnovato protagonismo del Sud, che in questi anni ha saputo riscoprire il suo dinamismo e il suo orgoglio, registrando una crescita del PIL e dell’occupazione superiore alla media nazionale”.

“L’organizzazione dell’America’s Cup a Napoli consentirà, inoltre, di accelerare l’imponente piano di riqualificazione e rigenerazione avviato dal Governo per trasformare l’area di Bagnoli in un moderno polo turistico, balneare e commerciale. La scelta dell’Italia è una scelta che ci inorgoglisce, perché è un riconoscimento all’identità stessa della nostra Nazione. Senza il mare, infatti, noi non saremmo ciò che siamo. Il mare è storia, identità, cultura ma anche un pezzo insostituibile del nostro sistema produttivo ed economico, grazie alla posizione di leadership che ricopriamo nella nautica, nella cantieristica, nell’industria armatoriale, nella crocieristica e in tanti altri ambiti connessi alla blue economy”.

“Non vediamo l’ora di accogliere l’America’s Cup. L’Italia sarà all’altezza di questa sfida, e dimostrerà ancora una volta al mondo di cosa è capace”.

NEW ZEALAND: “NAPOLI TANA DEL LEONE”

“Non potrei essere più entusiasta di annunciare Napoli, in Italia, come sede ospitante della 38a America’s Cup Louis Vuitton. C’è uno spirito innato e un orgoglio assoluto in Italia che sembra davvero appropriato per ospitare qui la prossima America’s Cup”, spiega Grant Dalton, Ceo di Team New Zealand, defender dell’America’s Cup. “Portare la 38a America’s Cup Louis Vuitton in questo Paese significa – aggiunge – avvicinarla alla gente, nel nostro obiettivo di far crescere continuamente il pubblico dell’America’s Cup e della vela”.

“Gli italiani – conclude Dalton – sono il pubblico più appassionato e coinvolto dell’America’s Cup e, ovviamente, questa è la casa di Luna Rossa, un team straordinario e formidabile. Dal punto di vista del defender, è come se stessimo entrando nella tana del leone, ma l’Italia appare come la sede perfetta per ospitare la 38a America’s Cup Louis Vuitton”.

“L’Italia è da tempo uno dei rivali più agguerriti e appassionati del Team New Zealand e siamo entusiasti di vedere Napoli, in Italia, indicata come sede ospitante della 38a edizione dell’America’s Cup”, evidenzia il commodoro David Blakey, del Royal New Zealand Yacht Squadron. “Riportare l’America’s Cup in Europa, nel cuore di una delle comunità veliche più vivaci al mondo, non solo onora la ricca storia dell’evento – aggiunge – ma crea anche un’incredibile opportunità per mostrare la vela e l’innovazione neozelandesi su un palcoscenico globale”. “Napoli, in Italia – evidenzia ancora Blakey – promette di essere una cornice spettacolare per la 38a America’s Cup Louis Vuitton, così come per le regate giovanili e femminili. I membri del nostro Squadron hanno vissuto un’esperienza indimenticabile viaggiando in Europa per l’ultima America’s Cup e non vediamo l’ora di offrire esperienze ancora più esclusive e opportunità a Napoli, in Italia”.

MANFREDI: “IL PIU’ IMPORTANTE EVENTO SPORTIVO MAI OSPITATO A NAPOLI”

“Ospitare a Napoli la 38esima edizione dell’America’s Cup rappresenta per la città e l’Italia intera una straordinaria vetrina a livello internazionale per la bellezza e la storia del nostro territorio”. Così il sindaco di Napoli e commissario straordinario di governo su Bagnoli, Gaetano Manfredi.

“Abbiamo lavorato duramente al dossier in questi mesi insieme al governo vincendo la competizione con altre città e cogliendo uno straordinario successo che produrrà enorme impatto economico sul territorio, come accaduto in passato per Barcellona e Valencia. Napoli – prosegue Manfredi – è pronta ad accogliere la più importante competizione velica del mondo in un momento storico, i 2.500 anni dalla fondazione della città, in preparazione di Napoli Capitale Europea dello Sport nel 2026 dove lo sport è leva di coesione sociale e sviluppo sostenibile. Una simbolica convergenza che rende questo evento ancora più significativo”.

“Si tratta del più grande evento sportivo mai ospitato da Napoli, un appuntamento di portata globale – evidenzia il sindaco – che vedrà il nostro meraviglioso Golfo diventare teatro di sfide spettacolari tra i migliori team velici del mondo. Un’occasione per mostrare al mondo non solo la bellezza del nostro paesaggio, ma anche la capacità della città di affrontare con competenza le grandi sfide del presente. Le gare si svolgeranno nello straordinario specchio d’acqua tra Castel dell’Ovo e Posillipo mentre Bagnoli ospiterà le basi dei team sfidanti in un’area strategica sulla quale il Governo ha scelto di investire con decisione per restituirla finalmente alla città e ai cittadini. La complessa opera di bonifica e riqualificazione di Bagnoli è già avviata e procede secondo il programma, l’America’s Cup rappresenterà un potente ed ulteriore catalizzatore per il turismo, l’economia del mare, l’imprenditoria locale e la formazione di nuove competenze, offrendo fin da subito un’anteprima concreta di ciò che quest’area potrà diventare al termine del processo di rigenerazione urbana”.

“Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro dello Sport Andrea Abodi e tutti i soggetti istituzionali e tecnici coinvolti per la fiducia riposta nella nostra città. Napoli – conclude Manfredi – è pronta e continuerà a dare grande prova di concretezza. La città è ancora di più pronta a stupire, ad accogliere, a raccontare la sua storia millenaria guardando al futuro, per realizzare una festa dello sport, del mare e della nostra identità, con il fondamentale coinvolgimento dei napoletani”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Caro passaporto… ma quanto mi costi…!

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31e5105b a0c7 4c5e b77b b695ced08282Lo sapevate che il passaporto italiano è il più costoso d’Europa?
Ben 116 euro per ottenerlo o rinnovarlo, sia che viviate in Italia, sia che siate residenti all’estero e vi rivolgiate al consolato.

Ecco il dettaglio:

  • 73,50 € per una marca da bollo

  • 42,50 € di contributo amministrativo

Un totale che fa impallidire i costi di altri Paesi europei:

  • Spagna: 30 €

  • Germania, Belgio, Portogallo: 65 €

  • Paesi Bassi: 78 €

  • Francia: 86 €

  • Regno Unito: 82,50 €

E per cosa paghiamo di più?
Per prenotazioni a mesi di distanza, file interminabili, servizi consolari spesso sovraccarichi e comunicazioni poco efficienti. Eppure la validità è la stessa ovunque: 10 anni.

È vero, ci sono Paesi nel mondo dove il passaporto costa di più (come Australia, Messico, Turchia), ma almeno offrono servizi moderni, accessibili e rapidi. In Italia, invece, resta un sistema opaco e lento, senza spiegazioni chiare sul perché di questi costi esorbitanti.

Agli italiani nel mondo diciamo: non è normale dover pagare più degli altri per ottenere lo stesso documento, con meno efficienza e maggiori disagi.

È ora di pretendere trasparenza, modernizzazione e rispetto per tutti i cittadini, ovunque si trovino.