Alla vigilia del Conclave, al via domani pomeriggio, sale la fibrillazione tra i bookmaker internazionali per l’elezione del nuovo Pontefice. Da subito in testa alle preferenze dei bookmaker internazionali, Pietro Parolin è anche il prescelto degli scommettitori: oltre il 32% infatti ha scelto il Segretario di Stato come nuovo Papa, seguito da Luis Antonio Tagle, che raccoglie il 16% delle giocate. Più staccati Peter Turkson e Peter Erdo all’8%, con Pierbattista Pizzaballa, fermo al 7%.
Il testa a testa tra i due favoriti, riferisce Agipronews, continua anche in lavagna, con gli esperti di William Hill che offrono entrambi a 3,50 dopo l’ultimo aggiornamento delle quote (in testa ieri c’era invece Tagle). Dietro i due favoriti la coppia Turkson-Zuppi a quota 5. Il cambiamento più rilevante delle ultime ore riguarda però Mario Grech, cardinale molto vicino a Bergoglio: il maltese si gioca a 20, quota più che dimezzata rispetto al 42 di una settimana fa.
FUMATA BIANCA
I betting analyst internazionali scommettono anche sul giorno in cui verrà annunciato il nuovo Pontefice: previsto un Conclave molto breve, con fumata bianca già l’8 maggio – il secondo giorno in calendario – fissata a 2,10, in vantaggio sul 9 maggio dato a 2,75. Sale a 7 l’opzione 10 maggio, con l’elezione papale alla prima votazione, mercoledì 7 maggio, data a 9.
NOME
Continuità nel nome di Francesco. Per i bookmaker il nome del prossimo Papa sarà infatti Francesco II. Nel Regno Unito si gioca a 5 la possibilità che il nuovo Papa scelga Francesco, in vantaggio su Giovanni e Giovanni Paolo, fissati entrambe a 6 volte la posta, seguiti da Benedetto a quota 7.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Il Movimento CIDL in piazza a Roma contro il nuovo Decreto sulla cittadinanza
scritto da Maria Celeste Ramirez | 6 Maggio 2025
Sabato scorso 3 maggio si è tenuta a Roma, in piazza del Campidoglio, una manifestazione per protestare pacificamente contro il decreto-legge 36/2025 che, con provvedimento di necessità e urgenza, ha cancellato i diritti di sangue di milioni di discendenti italiani in tutto il mondo.
Il movimento CIDL (Comitato Italo Dissententi contro il Decreto di Legge), nato per generare azioni concrete e sensibilizzare sulle conseguenze generate da questo decreto legge, ha organizzato questa marcia e protesta pacifica, riunendo tutti quei discendenti che vogliono difendere i propri diritti già acquisiti prima della promulgazione di questo decreto legge.
Erano presenti all’evento anche Antonio Iachini, coordinatore del MAIE, il rappresentante del PD di Fabio Porta, e Luigi Scaglione, membro del comitato esecutivo del CIM.
Nella manifestazione erano presenti diversi striscioni con messaggi di discendenti come “L’Argentina e stata casa per gli italiani in fuga della miseria”, “Nostri Trisnonni, Bisnonni e Nonni hanno construito l’Argentina oggi chiedamo rispetto e riconoscimiento”, “Una penna non può cancellare il sangue”, “La burocrazia uccide l’identità”, “Siamo italiani: Meritamo rispeto e riconoscimento”, “L’italia scorre nelle nostre vene”, “Non siamo turisti della cittadinanza, italiani per sangue, storia e diritto di nascita”.
In un atto simbolico ma assolutamente rappresentativo, i discendenti hanno gettato vernice nera su una gigantesca immagine di foto di immigrati italiani, di antenati che fanno parte della loro identità e della loro storia, mostrando così come questo decreto avrebbe cancellato e annullato quella storia, disonorando il coraggio e i sacrifici di quegli immigrati che hanno portato le loro tradizioni e il loro sangue italiano oltre la loro patria, formando e creando le famiglie che ora rivendicano i loro diritti.
È importante ricordare che il numero potenziale di discendenti italiani nel mondo sarebbe compreso tra 60 e 80 milioni; in Argentina, circa il 60-70% degli argentini, non meno di circa 30 milioni, ha sangue italiano e facciamo parte della storia e della tradizione italiana. Siamo cresciuti con questo valore culturale nelle nostre famiglie.
I discendenti degli immigrati italiani, con lo stesso coraggio e la stessa audacia ereditati dai loro antenati, hanno combattuto pacificamente ma emotivamente in questa manifestazione per i loro diritti di sangue, per la loro storia, per le loro tradizioni, sperando di essere ascoltati e visti da coloro che apparentemente non hanno alcuna memoria storica o rispetto per i diritti acquisiti di milioni di persone.
È opportuno segnalare che il 27 marzo il Consiglio dei Ministri del Governo italiano ha approvato un decreto-legge che, in sostanza, prevede che chi è nato in Italia o risiede da almeno 2 anni nel territorio italiano possa trasmettere la cittadinanza italiana (iure sanguinis) solo ai figli o nipoti.
Questa nuova norma limiterebbe i diritti di oltre 60 milioni di discendenti italiani in tutto il mondo che, fino al giorno prima dell’emanazione di questo decreto, erano già considerati italiani in base alle leggi in vigore fin dalla loro nascita. Ciò violerebbe anche i precetti sanciti dalla Costituzione italiana, discriminerebbe arbitrariamente una generazione rispetto alle altre e violerebbe i diritti già acquisiti.
Oltre a violare i diritti acquisiti, il presente decreto legge non rispetta nessuno dei precetti e dei requisiti legali richiesti per la promulgazione di un decreto di necessità e urgenza, e non è legittimamente giustificata la legislazione d’urgenza, che costituisce un’eccezione ai procedimenti parlamentari e democratici previsti dalla legge ordinaria.
Pertanto, il presente decreto non ha rispettato le procedure parlamentari previste per la promulgazione di una legge, trasgredendo i limiti di legge e gli orientamenti storici adottati dalla legislazione ordinaria, modificando con un decreto i principi che sintetizzano l’identità stessa di un ordinamento storico, disattendendo le norme costituzionali e procedurali, nonché la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di trasmissione della prole per diritto di sangue.
Analizzando le leggi italiane che così stabiliscono, i discendenti che attualmente sono pronipoti e pro-pronipoti il cui riconoscimento della cittadinanza è limitato dal presente decreto erano già nati italiani, pertanto tale diritto era acquisito dalla nascita ed era necessario solo un riconoscimento formale che comprovasse la consanguineità. Ecco perché la procedura legale si chiama RICONOSCIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA per diritto di sangue, e non acquisizione della cittadinanza
Pertanto questo decreto-legge legifera retroattivamente, -un presupposto assolutamente illegittimo-, poiché, se un discendente era già considerato italiano dalla nascita, anni dopo la sua nascita non gli si può negare il diritto e lo status di cittadino italiano.
La più grande emigrazione italiana verso l’Argentina e altri paesi latinoamericani si è verificata tra il 1880 e il 1930, motivo per cui, al giorno d’oggi, quasi il 90% dei discendenti degli immigrati italiani nel mondo sono pronipoti e pro-pronipoti.
Il decreto-legge è attualmente in fase di esame e discussione presso il Parlamento italiano, che dovrà ratificarlo entro 60 giorni dalla sua pubblicazione, termine che scade il 27 maggio. In caso contrario, il decreto perderà validità ed efficacia giuridica.
Il Parlamento italiano è composto da due Camere, Senatori e Deputati, ma in questo caso, dato il termine di 60 giorni previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana per ratificare un decreto-legge, purtroppo è richiesta una rapidità nella trattazione della questione che non consentirà alla Camera dei Deputati di effettuare uno studio completo ed esaustivo con gli esperti, solo la Camera dei Senatori potrà farlo nel rispetto dei tempi e la Camera dei Deputati dovrà limitarsi ad approvare o respingere il disegno di legge che convaliderebbe e darebbe legittimità a questo decreto.
È importante chiarire che tale velocità nella discussione parlamentare imposta dal termine previsto dall’art. 77 della Costituzione italiana è quello di salvaguardare il processo democratico nei casi in cui urgenza e necessità lo giustifichino, ma che esso è riservato esclusivamente a tali situazioni, e che questo chiaramente non è il caso della materia su cui legifera il presente decreto. Ecco perché il Consiglio dei ministri ha deliberatamente e intenzionalmente impedito la disponibilità dei tempi e delle forme di legge di una procedura parlamentare, con l’analisi esaustiva che la complessità della materia meritava, utilizzando una procedura eccezionale come il decreto, in luogo del disegno di legge, che sarebbe stato quello giuridicamente appropriato.
Per questo motivo, la Camera dei Deputati potrebbe ricorrere al voto di fiducia senza condurre studi e discussioni approfondite su questo disegno di legge, il che significherebbe che, se il disegno di legge non venisse approvato, il governo dovrebbe dimettersi e dovrebbe essere eletto un nuovo governo.
È importante che ci fermiamo a riflettere, anche per quei cittadini italiani che non sono toccati da questa questione, se un governo che intenzionalmente e senza alcuna giustificazione legale calpesta i diritti acquisiti di milioni di persone, ignora le procedure legali e parlamentari, disobbedisce ai precetti e agli obblighi imposti dall’attuale ordinamento giuridico e deliberatamente ignora i principi sanciti dalla Costituzione, sia ancora democratico oppure no.
Occorre rilevare che la Corte Costituzionale, nelle sedute del Parlamento italiano tenutesi nei giorni scorsi, ha dichiarato senza ombra di dubbio l’incostituzionalità del decreto in esame.
Il parere definitivo del Senato, insieme agli emendamenti approvati, dovrà essere finalizzato tra il 6 e l’8 maggio, quando si stima che saranno discussi in sessione plenaria per la votazione.
Limitare le generazioni significa cancellare l’IDENTITÀ di milioni di discendenti di italiani nel mondo e con ciò lo Stato italiano sarebbe colpevole di non avere MEMORIA STORICA per quegli immigrati che, in cerca di un futuro e in fuga dalla guerra, sono fuggiti in altri Paesi, generando con la loro coraggiosa decisione la possibilità di una vita lontano dalla loro patria. I loro discendenti vogliono onorare i loro sforzi, il loro coraggio, i loro progressi, senza dimenticare da dove veniamo e chi siamo.
Il coraggio che abbiamo nel lottare per i nostri diritti è il coraggio che abbiamo ereditato da loro. Quel coraggio, quella bravura e quella memoria generazionale sono ciò che ci spinge a ricercare le nostre radici e ciò che spinge molti di noi a tornare nei luoghi da cui provenivano i nostri nonni, bisnonni e trisnonni.
La memoria storica è lo sforzo consapevole di ritrovare le proprie radici, di valorizzare il proprio passato e rispettarlo, dimenticare che grazie al coraggio degli emigranti italiani, nuove generazioni di italiani sono cresciute disperse in diverse parti del mondo, portando la tradizione e il sangue italiano oltre i propri confini è non onorare quegli emigranti, è voler cancellare una parte della storia, dimenticare che nei momenti di bisogno e di guerra i paesi che oggi rappresentano i discendenti degli italiani hanno accolto e dato un futuro ai loro cittadini.
Cancellare la possibilità di riconoscere come italiani i propri discendenti, quando lo sono dalla nascita, cancellare la possibilità di tornare alle proprie radici e mantenere l’italianità come identità, non è giustizia, non è onorare gli antenati, dimenticare è l’annientamento morale di un Paese.
Prego che ciò non accada, che le legittime richieste di diritti di milioni di persone vengano ascoltate e che venga fatta giustizia.
Prossimo Papa, ribaltone dei bookmaker: sorpassato il favorito. Da mercoledì si vota
scritto da Fatti Nostri | 6 Maggio 2025
Ribaltone a due giorni dall’inizio del Conclave.
Per i bookmaker inglesi, riporta Agipronews, è ora Luis Antonio Tagle il ‘prescelto’: il cardinale filippino nuovo Papa è offerto a 2 da William Hill, rispetto al 4,25 della scorsa settimana. Sorpassato il grande favorito Pietro Parolin, sceso da 3,50 a 3,25 ma ora secondo nelle preferenze degli analisti. Continua la rimonta degli altri due italiani in lizza: Matteo Zuppi, a 5, precede Pierbattista Pizzaballa a quota 6.
I betting analyst britannici scommettono anche sul giorno in cui verrà annunciato il nuovo Pontefice: previsto un Conclave molto breve, con fumata bianca già l’8 maggio – il secondo giorno in calendario – fissata a 2,10, in vantaggio sul 9 maggio dato a 2,75, mentre sale a 9,50 l’elezione papale alla prima votazione, mercoledì 7 maggio.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Referendum 2025: ultima settimana per richiedere il voto per corrispondenza dall’estero
scritto da Fatti Nostri | 6 Maggio 2025
Gli italiani residenti in Italia ma temporaneamente all’estero per motivi di lavoro, studio o cure mediche, per un periodo di almeno tre mesi che includa le date del referendum, possono votare per corrispondenza.
Per farlo, devono inviare una richiesta al proprio Comune di iscrizione elettorale entro mercoledì 7 maggio 2025.La domanda può essere inviata per posta ordinaria, email (anche non certificata), PEC o consegnata a mano, anche tramite persona delegata.È necessario allegare una copia di un documento d’identità valido e indicare l’indirizzo estero completo per l’invio del plico elettorale.La richiesta può essere redatta in carta libera o utilizzando il modulo disponibile sui siti dei Consolati e del Ministero dell’Interno.
Per gli italiani iscritti all’AIRE, il voto avverrà automaticamente per corrispondenza all’indirizzo di residenza all’estero.Tuttavia, la possibilità di optare per il voto in Italia presso il proprio Comune di iscrizione elettorale è scaduta il 10 aprile 2025.
Lavoro, sudore e valigie: il Primo Maggio degli italiani nel mondo
scritto da Ennio Marchetti | 6 Maggio 2025
Il Primo Maggio non è solo un giorno di riposo. È una giornata simbolica, condivisa da tanti Paesi, per ricordare le lotte operaie, i diritti conquistati, ma anche quelli ancora da difendere. In tutto il mondo si celebra in modi diversi: in Italia con cortei e comizi, negli Stati Uniti (dove curiosamente non è festa nazionale) con eventi locali; in Argentina, Canada, Germania e perfino in Australia, il Labour Day assume forme proprie, ma ovunque risuona lo stesso messaggio: dignità per chi lavora.
Ma in questa giornata è doveroso ricordare una categoria spesso dimenticata: i lavoratori emigrati. E tra loro, milioni di italiani che in ogni angolo del pianeta, ieri come oggi, si sono rimboccati le maniche per costruire una vita nuova, contribuendo allo sviluppo dei Paesi che li hanno accolti.
Negli Stati Uniti, i primi muratori italiani innalzarono grattacieli. In Argentina, i nostri connazionali bonificarono terre e avviarono piccole imprese. In Svizzera e in Germania, intere generazioni hanno lavorato nelle fabbriche, negli ospedali, nei cantieri. In Canada e in Belgio, nei tunnel e nelle miniere. E oggi? Oggi ci sono giovani italiani che fanno ricerca in università estere, cuochi che esportano il gusto italiano in ogni continente, operatori del turismo, artisti, artigiani, ingegneri, medici, muratori, pizzaioli.
Il lavoro dell’italiano emigrato è fatto di fatica, di orgoglio e spesso anche di solitudine. Ma è anche un patrimonio culturale. Portano con sé tradizioni, saperi, valori. E costruiscono ponti tra il Paese che li ha visti nascere e quello che li ha accolti.
In un mondo sempre più connesso, il lavoro degli emigrati non può essere ignorato. Non solo per la forza economica che rappresenta, ma per la lezione umana che continua a insegnare: il coraggio di ricominciare, la dignità del lavoro in ogni forma, la tenacia di chi non dimentica mai da dove viene.
Questo Primo Maggio, ricordiamoci anche di loro. Di noi.
Fumata bianca, per ora sulla data di partenza: il conclave per eleggere il successore di papa Francesco comincerà il 7 maggio prossimo. Lo ha detto il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. La data è stata decisa dalle congregazioni generali dei cardinali al termine della riunione convocata oggi, 28 aprile.
IL CRONOPROGRAMMA
Domenica prossima, 4 maggio, si concluderanno i novendiali, le messe in suffragio di Papa Francesco. Il conclave sarebbe potuto cominciare già il giorno successivo, lunedì. L’assemblea dei porporati si è presa qualche giorno in più, per consentire l’arrivo di tutti i cardinali ‘avente diritto’, da ogni parte del mondo e la loro ‘sistemazione’. Gli elettori sulla carta sono 135- il numero più alto mai raggiunto- ma si registrano per ora due forfait per motivi di salute. Poi ci sono problemi logistici per trovare un alloggio a tutti nella Casa Santa Marta, l’albergo vaticano nel quale alloggeranno isolati durante il conclave, che è stata anche la residenza scelta da Papa Bergoglio per tutto il suo Pontificato. Mercoledì prossimo quindi 7 maggio, nel pomeriggio, in 133- salvo altre defezioni- si riuniranno nella Cappella Sistina per arrivare al nome il più condiviso possibile di chi salirà al Soglio Pontificio.
COSA DICONO I BOOKMAKER? IL TOTO PAPA E IL TOTOFUMATE
Intanto, a poco più di una settimana dal Conclave per l’elezione del nuovo Papa, i bookmaker internazionali, riporta Agipronews, stimano che ci sarà “un ‘ballot’ tra 5 e 8 fumate” per arrivare a quella bianca che svelerà il nome del nuovo Papa. Se si resterà nella media di durata degli ultimi conclavi, l’attesa potrebbe non superare i due giorni.
Sui ‘papabili’, Pietro Parolin resta il favorito dei bookmaker come successore di Bergoglio: la quota sul Segretario di Stato vaticano è adesso a 3,50 su William Hill. Perde terreno, rispetto alle prime quote, il cardinale filippino Luis Antonio Tagle – considerato un progressista – la cui quotazione è salita da 2,75 a 4,35. Da non escludere l’ipotesi di ‘Papa nero’, per la prima volta nella storia della Chiesa: secondo gli analisti potrebbe essere il cardinale ghanese Peter Turkson a quota 7,00. Un altro italiano – il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna – è adesso il quarto nome sulle lavagne degli allibratori britannici, a 9, davanti al guineano Robert Sarah (10) e al lombardo Pierbattista Pizzaballa, quotato a 11.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Piazza San Pietro: 250 mila persone per l’estremo saluto a Papa Francesco
scritto da Fatti Nostri | 6 Maggio 2025
La bara di Papa Francesco, portata in spalla da 14 sediari fuori dalla Basilica di San Pietro, è stata adagiata sul sagrato. L’uscita dalla Basilica è stata accolta da un lungo applauso dei presenti. Così sono iniziati i funerali del pontefice scomparso lo scorso 21 aprile. Sopra la bara del pontefice, il Maestro delle cerimonie, monsignor Diego Ravelli, ha posizionato un Vangelo aperto.
Poco prima dell’inizio delle esequie, all’interno della Basilica di San Pietro diversi capi di Stato hanno reso omaggio alla bara del Pontefice defunto. Tra loro il presidente Usa Donald Trump, accompagnato dalla moglie Melania. Tra i primi anche il capo dello Stato Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, e il presidente argentino Javier Milei, con la consorte. Sono quasi 170 le delegazioni provenienti da tutto il mondo
Una piazza silenziosa ha, invece, atteso l’arrivo del feretro sul sagrato della Basilica di San Pietro. A un’ora dall’inizio delle esequie, la Questura riferiva di 100mila persone già presenti. Sono 250mila le persone che hanno partecipato ai funerali di Papa Francesco. Lo rende noto la sala stampa vaticana.
MESSA IN DIVERSE LINGUE
La processione di cardinali e vescovi ha introdotto l’inizio dei funerali per papa Francesco, sul sagrato della Basilica di San Pietro. La cerimonia è presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio cardinalizio. Con lui concelebrano 220 cardinali e 750 tra vescovi e sacerdoti.
Durante la messa, che cade nell’Ottava di Pasqua, è stata letta come prima lettura il brano, dagli Atti degli Apostoli, in cui Pietro rammenta Passione, morte e risurrezione di Gesù. La seconda lettura è stata un brano della Lettera di San Paolo ai Filippesi mentre il Vangelo, da un passaggio di Giovanni, racconta dell’apparizione di Gesù risorto ai suoi discepoli. Brani che richiamano il ministero del Papa, successore di Pietro e vescovo di Roma. Nel corso delle celebrazioni, le letture sono state pronunciate in lingue diverse: la prima in inglese, la seconda in spagnolo, il Vangelo in latino – lingua liturgica per la Chiesa cattolica.
DA MELONI A TRUMP ECCO DISPOSIZIONE DELEGAZIONI
In prima fila, alla sinistra del feretro posizionato a terra sul sagrato di San Pietro, ci sono i rappresentanti dell’Italia. Accanto quelli dell’Argentina, sua terra Natale. Le 160 delegazioni arrivate da tutto il mondo a Roma per il funerale di Papa Francesco hanno preso posto in piazza San Pietro per assistere alla cerimonia, che a breve prenderà il via. La disposizione dei posti ha seguito lo stesso protocollo utilizzato per i funerali di papa Wojtyla e del pontefice emerito Joseph Ratzinger.
La delegazione italiana, 20 persone in tutto, è composta tra gli altri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la figlia Laura, e dalla premier Giorgia Meloni. Presenti anche il presidente del Senato e della Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. E ancora: il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Dieci persone rappresentano l’argentina, dal presidente Javier Milei alla sorella Karina, segretaria gnerale fino al ministro degli Esteri Gerardo Werthein.
Secondo il protocollo in prima fila ci sono i sovrani regnanti di religione cattolica, come il re di Spagna Felipe VI e la regina Letizia Ortiz, re Filippo del Belgio e la regina Mathilde, Alberto II di Monaco, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, John Timothy Dunlap. Poi sarà la volta dei regnanti non cattolici come Carlo XVI Gustavo di Svezia, il principe William del Regno Unito e il principe ereditario di Norvegia Haakon.
Foto dei leader di Antonio Fraioli
I posti delle altre delegazioni sono stati assegnati secondo l’ordine alfabeto francese, a partire dai capi di Stato della Germania e dell’Austria, Frank Walter Steinmeier e Alexander van der Bellen. Poi quello albanese Bajram Begaj e angolano João Manuel Gonçalves Lourenço.
Il presidente Usa Donald Trump, presente insieme alla moglie Melania, siede tra il capo di stato estone Alar Karis e l’omologo finlandese Alexander Stubb, seguito a sua volta dal presidente francese Emmanuel Macron e dalla consorte Brigitte.
Più lontano invece il leader ucraino Volodymyr Zelensky – in forse fino all’ultimo momento – che ha vicino la presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa e la presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola. Per l’Onu c’è il segretario generale Antonio Guterres, mentre la Cina è rappresentata dal vice presidente Chen Chin-Jen.
OMELIA CARDINALE GIOVANNI BATTISTA RE: CUORE TRISTE, MA SORRETTI DA FEDE
“In questa maestosa piazza di San Pietro, nella quale Papa Francesco tante volte ha celebrato l’Eucarestia e presieduto grandi incontri nel corso di questi 12 anni, siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalla certezza della fede, che ci assicura che l’esistenza umana non termina nella tomba, ma nella casa del Padre in una vita di felicità che non conoscerà tramonto”. Con queste parole il cardinale Giovanni Battista Re ha iniziato l’omelia nei funerali di Papa Francesco, che si stanno svolgendo sul sagrato di San Pietro.
“PLEBISCITO DI AFFETTO, HA TOCCATO MENTI E CUORI”
“A nome del Collegio dei Cardinali ringrazio cordialmente tutti per la vostra presenza. Con intensità di sentimento rivolgo un deferente saluto e vivo ringraziamento ai Capi di Stato, ai Capi di Governo e alle delegazioni ufficiali venute da numerosi Paesi ad esprimere affetto, venerazione e stima verso il Papa che ci ha lasciati”, ha sottolineato il cardinale. “Il plebiscito di manifestazioni di affetto e di partecipazione, che abbiamo visto in questi giorni dopo il suo passaggio da questa terra all’eternità, ci dice quanto l’intenso Pontificato di Papa Francesco abbia toccato le menti ed i cuori“, ha aggiunto.
“NEL CUORE SUA IMMAGINE TRA FOLLA PASQUA”
“La sua ultima immagine, che rimarrà nei nostri occhi e nel nostro cuore, è quella di domenica scorsa, Solennità di Pasqua, quando Papa Francesco, nonostante i gravi problemi di salute, ha voluto impartirci la benedizione dal balcone della Basilica di San Pietro e poi è sceso in questa piazza per salutare dalla papamobile scoperta tutta la grande folla convenuta per la Messa di Pasqua“, ha continuato.
“BUON PASTORE HA DATO VITA PER SUE PECORE”
“Con la nostra preghiera vogliamo ora affidare l’anima dell’amato Pontefice a Dio- ha proseguito Giovanni Battista Re- perché Gli conceda l’eterna felicità nell’orizzonte luminoso e glorioso del suo immenso amore. Ci illumina e ci guida la pagina del Vangelo, nella quale è risuonata la voce stessa di Cristo che interpellava il primo degli Apostoli: ‘Pietro, mi ami tu più di costoro?’. E la risposta di Pietro era stata pronta e sincera: ‘Signore, Tu conosci tutto; Tu sai che ti voglio bene!’. E Gesù gli affidò la grande missione: ‘Pasci le mie pecore’. Sarà questo il compito costante di Pietro e dei suoi Successori, un servizio di amore sulla scia del Maestro e Signore Gesù Cristo. Nonostante la sua finale fragilità e sofferenza, Papa Francesco ha scelto di percorrere questa via di donazione fino all’ultimo giorno della sua vita terrena“.
“Egli ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore, che ha amato le sue pecore fino a dare per loro la sua stessa vita. E lo ha fatto con forza e serenità, vicino al suo gregge, la Chiesa di Dio, memore della frase di Gesù citata dall’Apostolo Paolo: ‘C’è più gioia nel dare che nel ricevere’ (Atti, 20,35)”, ha detto.
“IL NOME FRANCESCO SCELTA DI PROGRAMMA”
“Quando il Card. Bergoglio, il 13 marzo del 2013, fu eletto dal Conclave a succedere a Papa Benedetto XVI, aveva alle spalle gli anni di vita religiosa nella Compagnia di Gesù e soprattutto era arricchito dall’esperienza di 21 anni di ministero pastorale nell’Arcidiocesi di Buenos Aires, prima come Ausiliare, poi come Coadiutore e in seguito, soprattutto, come Arcivescovo. La decisione di prendere il nome Francesco apparve subito come la scelta di un programma e di uno stile su cui egli voleva impostare il suo Pontificato, cercando di ispirarsi allo spirito di San Francesco d’Assisi”, ha aggiunto.
“Conservò il suo temperamento e la sua forma di guida pastorale, e diede subito l’impronta della sua forte personalità nel governo della Chiesa, instaurando un contatto diretto con le singole persone e con le popolazioni, desideroso di essere vicino a tutti, con spiccata attenzione alle persone in difficoltà, spendendosi senza misura, in particolare per gli ultimi della terra, gli emarginati. È stato un Papa in mezzo alla gente con cuore aperto verso tutti. Inoltre è stato un Papa attento al nuovo che emergeva nella società ed a quanto lo Spirito Santo suscitava nella Chiesa”, ha sottolineato.
“PER LUI CHIESA È CASA DI TUTTI”
“Il suo carisma dell’accoglienza e dell’ascolto, unito ad un modo di comportarsi proprio della sensibilità del giorno d’oggi, ha toccato i cuori, cercando di risvegliare le energie morali e spirituali. Il primato dell’evangelizzazione è stato la guida del suo Pontificato, diffondendo, con una chiara impronta missionaria, la gioia del Vangelo, che è stata il titolo della sua prima Esortazione Apostolica Evangelii gaudium. Una gioia che colma di fiducia e speranza il cuore di tutti coloro che si affidano a Dio”, ha affermato.
“Filo conduttore della sua missione è stata anche la convinzione che la Chiesa è una casa per tutti; una casa dalle porte sempre aperte. Ha più volte fatto ricorso all’immagine della Chiesa come ‘ospedale da campo’ dopo una battaglia in cui vi sono stati molti feriti; una Chiesa desiderosa di prendersi cura con determinazione dei problemi delle persone e dei grandi affanni che lacerano il mondo contemporaneo; una Chiesa capace di chinarsi su ogni uomo, al di là di ogni credo o condizione, curandone le ferite”, ha aggiunto il Cardinale.
“VIAGGIO IN IRAQ NEL 2021 NELLA STORIA”
“Dei suoi 47 faticosi Viaggi Apostolici resterà nella storia in modo particolare quello in Iraq nel 2021, compiuto sfidando ogni rischio. Quella difficile Visita Apostolica è stata un balsamo sulle ferite aperte della popolazione irachena, che tanto aveva sofferto per l’opera disumana dell’ISIS. È stato questo un Viaggio importante anche per il dialogo interreligioso, un’altra dimensione rilevante della sua opera pastorale. Con la Visita Apostolica del 2024 a quattro Nazioni dell’Asia-Oceania, il Papa ha raggiunto la periferia più periferica del mondo”, ha ricordato.
“MISERICORDIA E GIOIA VANGELO SUE PAROLE CHIAVE”
“Papa Francesco ha sempre messo al centro il Vangelo della misericordia, sottolineando ripetutamente che Dio non si stanca di perdonarci: Egli perdona sempre qualunque sia la situazione di chi chiede perdono e ritorna sulla retta via. Volle il Giubileo Straordinario della Misericordia, mettendo in luce che la misericordia è ‘il cuore del Vangelo’. Misericordia e gioia del Vangelo sono due parole chiave di Papa Francesco”, ha continuato.
“NESSUNO SI SALVA DA SOLO”
“In contrasto con quella che ha definito ‘la cultura dello scarto’– haaggiunto- ha parlato della cultura dell’incontro e della solidarietà. Il tema della fraternità ha attraversato tutto il suo Pontificato con toni vibranti. Nella Lettera Enciclica ‘Fratelli tutti’ ha voluto far rinascere un’aspirazione mondiale alla fraternità, perché tutti figli del medesimo Padre che sta nei cieli. Con forza ha spesso ricordato che apparteniamo tutti alla medesima famiglia umana. Nel 2019, durante il viaggio negli Emirati Arabi Uniti, Papa Francesco ha firmato un documento sulla ‘Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune’, richiamando la comune paternità di Dio. Rivolgendosi agli uomini e alle donne di tutto il mondo, con la Lettera Enciclica Laudato si’ ha richiamato l’attenzione sui doveri e sulla corresponsabilità nei riguardi della casa comune. ‘Nessuno si salva da solo’“.
“SUA ESORTAZIONE ‘COSTRUIRE PONTI NON MURI’”
“‘Costruire ponti e non muri’– ha detto- è un’esortazione che egli ha più volte ripetuto e il servizio di fede come Successore dell’Apostolo Pietro è stato sempre congiunto al servizio dell’uomo in tutte le sue dimensioni. In unione spirituale con tutta la Cristianità siamo qui numerosi a pregare per Papa Francesco perché Dio lo accolga nell’immensità del suo amore”.
FRANCESCO TI CHIEDIAMO DI PREGARE PER NOI
“Papa Francesco soleva concludere i suoi discorsi ed i suoi incontri dicendo: ‘Non dimenticatevi di pregare per me’. Caro Papa Francesco, ora chiediamo a Te di pregare per noi e che dal cielo Tu benedica la Chiesa, benedica Roma, benedica il mondo intero, come domenica scorsa hai fatto dal balcone di questa Basilica in un ultimo abbraccio con tutto il popolo di Dio, ma idealmente anche con l’umanità che cerca la verità con cuore sincero e tiene alta la fiaccola della speranza”, ha concluso tra gli applausi della folla.
OMELIA, APPLAUSI PER PASSAGGI SU MIGRANTI, PACE E MURI DA ABBATTERE
Sono diversi i passaggi in cui l’omelia pronunciata dal cardinale Giovanni Battista Re per funerali di Papa Francesco ha raccolto gli applausi dei fedeli presenti. Il primo è in occasione delle parole dedicate all’attenzione del Pontefice agli ultimi e ai migranti e in particolare al “significativo” primo viaggio di Papa Francesco a Lampedusa. Stesso esito anche quando il cardinale ha ricordato “la celebrazione di una Messa al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, in occasione del suo viaggio in Messico”. Applausi anche quando Giovanni Battista Re ha richiamato alla memoria le parole del Santo Padre “Nessuno si salva da solo”.
Ma il momento in cui la folla ha accompagnato con intenso calore l’omelia c’è stato quando il cardinale ha elogiato Papa Francesco e la sua voce “incessantemente elevata” per “implorare la pace”. Così come quando ha ribadito che “la guerra lascia sempre il mondo peggiore di come era precedentemente: essa è per tutti sempre una dolorosa e tragica sconfitta”.
Agenzia DIRE – www.dire.it
25 aprile, Mattarella: “È sempre tempo di Resistenza” (VIDEO)
scritto da Fatti Nostri | 6 Maggio 2025
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha deposto una corona di alloro al Milite Ignoto, all’Altare della Patria, per la cerimonia in occasione dell’80esimo anniversario della Liberazione.
Il Capo dello Stato è accompagnato – tra gli altri – dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, dal presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, e dal sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Al termine della Cerimonia, Mattarella è salito sull’auto presidenziale ed è partito poi per Genova, dove parteciperà ad altre iniziative per il 25 aprile.
APPLAUSI E STANDING OVATION PER MATTARELLA A GENOVA
Un lunghissimo applauso e la standing ovation dei presenti ha accolto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima che prendesse la parola dal palco del Teatro Ivo Chiesa di Genova, dove sono in programma gli interventi istituzionali per l’80esimo anniversario della Liberazione.
“Dalla Liguria è venuta una forte lezione sulla moralità della Resistenza, sulle ragioni di fondo che si opponevano al dominio dell’uomo sull’uomo, si opponevano a un conflitto nato non per difendere la propria comunità ma come aggressione alla libertà di altri popoli”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha dovuto aspettare alcuni secondi che terminassero gli applausi.
“Assumendo comportamenti elementari di rispetto e di solidarietà– ha aggiunto il Capo dello Stato- i partigiani si uniformavano a quel Codice di Cichero, che faceva sì che, nelle formazioni, il capo dovesse mangiare per ultimo, potesse addormentarsi solo una volta accertato personalmente che tutto funzionasse e fosse in ordine, avesse i turni di guardia più gravosi, che non si bestemmiasse, che non si molestassero le donne, che non si requisisse senza pagare il dovuto, che si dovesse dividere con gli altri qualunque cosa si ricevesse”.
Il presidente ha continuato: “Nel 1945 l’Italia si unì nuovamente – Sud e Nord – dopo che quest’ultimo era stato separato e trattenuto in ostaggio dai nazisti e dalla Repubblica di Salò. Tante le sofferenze e i caratteri originali della Resistenza ligure, solidamente collegata ai centri di Torino e di Milano e destinata, come essi, a soffrire sino in fondo la barbarie nazista e fascista”.
MATTARELLA: “NON POSSIAMO ARRENDERCI AD ASSENTEISMO CITTADINI DA COSA PUBBLICA”
“È l’esercizio democratico che sostanzia la nostra libertà. Da questi principi fondativi viene un appello: non possiamo arrenderci all’assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica, all’astensionismo degli elettori, a una democrazia a bassa intensità. Anche per rispettare i sacrifici che il nostro popolo ha dovuto sopportare per tornare a essere cittadini, titolari di diritti di libertà”.
MATTARELLA: “NO PACE SOLO PER ALCUNI, È GRANDE LEZIONE PAPA FRANCESCO”
“Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, agli altri. È la grande lezione che ci ha consegnato Papa Francesco”, ha proseguito Mattarella.
“Nella sua ‘Fratelli tutti’, ci ha esortato a superare ‘conflitti anacronistici’ ricordandoci che ‘ogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora più alte… Non è possibile accontentarsi di quello che si è già ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti’”, ha aggiunto il Capo dello Stato.
“Con le stragi della Pasqua di sangue del 1944 alla Benedicta, di Fontanafredda di Masone, all’Olivetta di Portofino, a Costa Binella di Testico, alla Foce del Centa di Albenga, a Molini di Triora, Torre Paponi di Pietrabruna ove due sacerdoti vennero arsi vivi, a Ressora di Arcola. Qui si sviluppa la maturazione politica di patrioti che sanno assumere, accanto alle operazioni militari di sabotaggio e di contrasto alle forze di occupazione, responsabilità di governo“, ha detto il presidente.
“Qui si collocano anelli di quell’arco di esperienze di ‘zone libere’ che confermano la presenza sul territorio delle formazioni partigiane e la stretta relazione con le popolazioni. Qui, con la libera Repubblica di Pigna e di Triora nell’Imperiese, di Torriglia nel Genovese, della Repubblica del Vara in Alta Val di Vara nello Spezzino, emerge la dimostrazione della estraneità tra regime e popolazioni. Questo si manifestava nelle vallate, e trovava conferma nelle città dalle quali migliaia di donne e uomini vennero ignobilmente avviate al lavoro coatto in Germania, alla deportazione verso il lager di Mauthausen. E la fabbrica, le fabbriche, si manifestarono, una volta di più, luoghi di solidarietà, scuole di democrazia, con la crescita di coscienza sindacale, e la costituzione delle squadre di difesa operaia. Con gli scioperi nel Savonese e nello Spezzino alla fine del 1943 e nel 1944- ha aggiunto Mattarella- che conferirono una forte spinta all’allargamento del consenso verso il movimento partigiano. Gli scioperi a Genova del 1943 sino al giugno del 1944, sino allo sciopero insurrezionale del 1945″.
Per Mattarella “è sempre tempo di Resistenza, ecco perché sono sempre attuali i valori che l’hanno ispirata”.
MELONI: “NAZIONE RIAFFERMA CENTRALITÀ VALORI NEGATI DA REGIME FASCISTA”
“Oggi l’Italia celebra l’ottantesimo Anniversario della Liberazione. In questa giornata, la Nazione onora la sua ritrovata libertà e riafferma la centralità di quei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che da settantasette anni sono incisi nella Costituzione repubblicana. La democrazia trova forza e vigore se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto e sulla libertà e non sulla sopraffazione, l’odio e la delegittimazione dell’avversario politico”. Così in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
“Oggi rinnoviamo il nostro impegno affinché questa ricorrenza possa diventare sempre di più un momento di concordia nazionale, nel nome della libertà e della democrazia, contro ogni forma di totalitarismo, autoritarismo e violenza politica”, aggiunge la premier.
“Ottant’anni fa, il 25 aprile 1945, l’Italia riconquistò la libertà. Ricordiamo con profonda gratitudine il sacrificio e la determinazione di quelle donne e quegli uomini che lottarono contro il Nazifascismo e riscattarono il Paese. Roma, città Medaglia d’oro per la Resistenza, onora oggi la memoria di tutti coloro che si sono battuti per consegnarci un’Italia libera e democratica. Il loro esempio ci guida ancora oggi nell’impegno quotidiano per difendere e promuovere i principi fondamentali della nostra Repubblica: libertà, democrazia, giustizia sociale e uguaglianza nei diritti. Manteniamo viva la memoria di quella pagina fondamentale della nostra Storia, trasformandola in ispirazione per difendere quelle conquiste e costruire insieme un futuro migliore. Buona Festa della Liberazione a tutte e a tutti”. Lo scrive sui social il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Ecco la tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore: la foto
scritto da Fatti Nostri | 6 Maggio 2025
La tomba di Papa Francesco è stata realizzata in marmo di provenienza ligure con la sola iscrizione “Franciscus” e la riproduzione della sua croce pettorale. Informazioni, queste, condivise dalla Santa Sede anche con una fotografia a corredo.
“La tomba è stata preparata nel loculo della navata laterale tra la Cappella Paolina (Cappella della Salus Populi Romani) e la Cappella Sforza della basilica di Santa Maria Maggiore” si riferisce nella comunicazione. “La tomba è situata nei pressi dell’Altare di San Francesco”.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Papa Francesco “non si è reso conto, non ha sofferto”: il prof. Alfieri racconta gli ultimi istanti
scritto da Fatti Nostri | 6 Maggio 2025
“Quando sono arrivato a Santa Marta il Santo Padre era ancora vivo, aveva gli occhi aperti, aveva l’ossigeno, aveva una flebo, però non era vigile. Bisognava capire che cosa avesse, non era un problema respiratorio, era ancora vivo però era in coma”: il ricordo degli ultimi istanti di vita di Papa Francesco nell’intervista esclusiva al professor Sergio Alfieri, del Policlinico Gemelli, andata in onda questa sera, martedì 22 aprile, al Tg 1.
Il capo équipe al Gemelli che lo aveva seguito nell’ultimo lungo ricovero, è stato tra la stretta cerchia di persone vicina al Pontefice nel momento del trapasso. E una cosa può dirla per rassicurare i fedeli e chi ha voluto bene a Francesco: “Se ha sofferto? Non si è reso conto, sarà partito un embolo, avrà avuto un ictus, e questo lo posso dire con certezza: il Santo Padre non ha sofferto”, ha risposto così infatti alla domanda diretta del giornalista.
Quindi al microfono del Tg 1 racconta i giorni precedenti alla sua morte, come lo aveva trovato nelle ultime visite di controllo: “Mercoledì scorso in Vaticano, con i colleghi del Gemelli, l’abbiamo trovato in ripresa, convalescente, ancora un po’ affaticato ma in grande forma”, spiega Alfieri. Poi lo aveva rivisto sabato santo: “Una cosa mi ha colpito: gli ho detto ‘Santo Padre, è stato anche a visitare le persone che sono in carcere?’ Lui mi ha detto di sì e che però era affranto perché non gli aveva potuto lavare i piedi”.
Lunedì mattina al capezzale di Papa Francesco, a Santa Marta, quando lo ha trovato con gli occhi aperti ma non vigile, Alfieri ha subito compreso che si trattava di qualcosa di serio: “Bisognava capire che cosa avesse, l’ho ascoltato col fonendoscopio in entrambi i campi polmonari, ma non era un problema respiratorio”, ovvero la sue condizioni non erano riconducibili alle patologie per cui era stato 28 giorni ricoverato e curato al Policlinico. Di lì a poco Bergoglio è spirato, così, senza accorgersene, senza dolore è arrivato alla “casa di Dio”.