Un cittadino tunisino, residente a Cosenza e ritenuto presunto appartenente all’Isis, è stato arrestato dagli agenti della Digos della Questura di Catanzaro. L’uomo era ricercato nel suo Paese di origine in quanto coinvolto in attività terroristiche e, secondo gli investigatori calabresi, sarebbe stato determinato a compiere un attentato terroristico in Italia.
Le indagini sul suo arresto sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Odoguardi (MAIE): “Italiani all’estero uniti contro il decreto della vergogna”
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Dopo l’approvazione del cosiddetto “Pacchetto cittadinanza”, votato nei giorni scorsi all’unanimità dal Consiglio dei ministri, gli italiani nel mondo, e i loro discendenti, vivono un momento di massima confusione.
Come MAIE riceviamo ogni giorno decine e decine di messaggi, via email e attraverso i social, di connazionali che ci chiedono delucidazioni in merito e ci spingono a continuare la battaglia per una riforma della cittadinanza ius sanguinis giusta, che non si dimentichi che l’emigrazione fa parte della Storia del nostro Paese
“Posso ancora trasmettere la cittadinanza italiana a mio figlio? E mio nipote sarà cittadino italiano se nascerà all’estero? E il figlio di mio nipote?”: sono questi, tra gli altri, gli interrogativi che ci arrivano da parte di tanti nostri fratelli italiani residenti oltre confine.
In attesa che il Parlamento si metta al lavoro, per cercare di migliorare questa riforma che di fatto limita fortemente lo ius sanguinis e apre le porte pericolosamente allo ius soli, ci chiediamo: se il decreto dovesse passare così com’è stato votato in Cdm, che ne sarà della presenza italiana nel mondo? Che ne sarà di quei milioni di ambasciatori che all’estero diffondono la nostra lingua, la cultura italiana, promuovono le eccellenze made in Italy? Che ne sarà dell’italianità oltre confine, di cui tanti di noi vanno fieri?
Con il Movimento Associativo Italiani all’Estero, anche grazie alla preziosa collaborazione dei nostri Parlamentari, sempre sotto la regia del presidente del MAIE, Ricardo Merlo, siamo al lavoro per cercare di porre rimedio a quello che per molti rappresenta un vero affronto alla collettività italiana che vive fuori dai confini dello Stivale.
Appena avremo presentato gli opportuni emendamenti, ne daremo notizia sui nostri canali social e sui media.
Fino ad allora, stiamo portando avanti un lavoro di moral suasion a livello politico, affrontando il tema con le diverse forze politiche italiane, cercando di far capire loro che un taglio così netto alla trasmissione della cittadinanza ius sanguinis non solo fa male a chi è partito dal BelPaese e ai suoi discendenti, ma all’Italia stessa.
Non restiamo quindi a guardare con le braccia incrociate. Per cercare di sensibilizzare il governo su questo tema in particolare, è in programma il 3 maggio a Roma, davanti al Campidoglio, una manifestazione pacifica per protestare contro quello che la comunità degli oriundi ha definito “il decreto della vergogna”, perché “il sangue italiano non diluisce con il tempo”.
Appoggiamo e sosteniamo l’evento, a cui parteciperanno anche rappresentanti del MAIE. Vogliamo far sentire forte la nostra voce, insieme a quella di tanti altri connazionali che si sentono traditi da una riforma che non tiene minimamente in considerazione l’importanza della presenza italiana a livello globale. Ora più che mai la battaglia continua.
Vincenzo Odoguardi, vicepresidente mondiale MAIE
foto: italiachiamaitalia.it
Mattarella operato al cuore, “intervento riuscito”
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato ricoverato ieri per un intervento programmato di impianto di pacemaker, dopo aver completato gli impegni previsti in agenda per la giornata di ieri. L’intervento è stato effettuato alle ore 20.00.
Al termine dell’intervento il Presidente è rientrato nel reparto di cardiologia dove ha trascorso una notte tranquilla. Il Presidente è totalmente asintomatico e in condizioni cliniche stabili. Lo fa sapere il Quirinale.
Agenzia DIRE – www.dire.it
A Roma la Prima Conferenza delle scuole italiane all’estero “Crescere in italiano”
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
La Prima Conferenza delle scuole italiane nel mondo ha avuto inizio questa mattina presso l’Auditorium del MAXXI a Roma. A organizzare l’evento l’Ufficio V della Direzione Generale del Maeci per la Diplomazia Pubblica e Culturale (DGDP) . L’evento si configura come un modo per rafforzare i legami culturali con gli italiani nel mondo e “far apprezzare e conoscere sempre di più la nostra lingua e cultura all’estero”, ha ricordato la Presidente della Fondazione MAXXI, Maria Emanuela Bruni, che ha introdotto l’evento con l’auspicio di “creare un ponte fra tutte le discipline artistiche e culturali nazionali e internazionali per capire la complessità del mondo contemporaneo”. Il Museo MAXXI è da sempre in prima linea nella formazione degli studenti italiani con visite guidate, corsi di formazione PTCO e laboratori, essendo ente riconosciuto di formazione. All’evento era presente anche il Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali.
Nel suo intervento dal Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, che ha parlato di un istituto del MAXXI “inclusivo e soprattutto propositivo”. Cirielli, dopo aver evidenziato l’importanza di celebrare il ruolo svolto dalle scuole italiane all’estero, si è rivolto alla Sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti presene all’evento: “La ringrazio molto per quello che lei fa insieme al suo Ministero e soprattutto per la grande collaborazione, perché è il nostro partner storico per queste iniziative”. Il Viceministro Cirielli ha poi sottolineato il dovere e il diritto dello Stato a fornire servizi e supporto agli oltre ottanta milioni di discendenti degli italiani all’estero sia con la formazione promulgata mediante scuole pubbliche e paritarie di lingua italiana, sia con l’impegno a favorire l’ottenimento di una doppia cittadinanza per quegli italiani residenti in nazioni che non la rendono disponibile, come ad esempio la Spagna, dove il Viceministro si recherà a breve anche alla luce dell’importante emigrazione di giovani verso quelle località negli ultimi anni. La stessa emigrazione dall’Italia è di per sé strumento di esportazione culturale e linguistica, ha ricordato il Vice Ministro facendo riferimento all’influenza italiana in Svizzera: “Anche l’Europa – ha aggiunto Cirelli – rappresenta un dato centrale: ultimamente sono stato in Svizzera dove ho parlato non soltanto con i connazionali del Cantone italiano, ma soprattutto con politici francofoni e germanofoni, e tutte e due le etnie e culture sostenevano come ormai l’italiano abbia vinto culturalmente in Svizzera, e la classe dotta, la classe alta dei francofoni e germanofoni, vuole imparare l’italiano come lingua di qualità”. Parlando poi della visita alla scuola di Addis Abeba con la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, il Vice Ministro ha ricordato come gli italiani che esportano cultura abbiano saputo portare all’estero anche il verbo universale della pace della diplomazia e che, ad oggi, l’educazione che l’Italia esporta è spesso vista come un faro: “La scuola di Addis Abeba – ha aggiunto produce il 100% degli occupati”. Il successo delle scuole italiane all’estero, secondo Cirielli, porta giovamento all’Italia su più fronti: “Siamo una nazione che ha anche bisogno d’immigrazione e chiaramente, se qualcuno studia nelle scuole italiane e s’innamora delle scuole italiane, si prepara e magari viene in Italia”. Il Vice Ministro ha poi spiegato che fornire a questi studenti una formazione completa permette un’immigrazione legale verso l’Italia e un’immissione nel mercato del lavoro regolamentato dallo Stato, senza rischio di sfruttamento: “Abbiamo decine di aziende e di attività – ha aggiunto – che si trasferiscono in giro per il mondo e trovare persone che hanno studiato significa anche aiutare le nostre imprese”.
Dell’impegno del Governo e del MIC nei confronti del sistema di formazione italiano ha parlato la Sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, che ha voluto spostare l’attenzione sul coordinamento delle iniziative fra MAEC e LIM, reso possibile dal D.L. 64 del 2017 per potenziare la rete scolastica all’estero e che costituisce una risorsa strategica per la diplomazia culturale. Nelle parole del Sottosegretario anche l’impegno a sviluppare una migliore, più efficace sinergia fra scuola e lavoro, anche per quanto riguarda il binomio scuola – cultura sul territorio italiano, mentre le 7 scuole statali italiane e le 47 paritarie all’estero risultano già essere punti di riferimento per oltre 20.000 studenti secondo i dati al 2023. In questo contesto la Frassinetti ha anche ricordato come molti ragazzi stranieri scelgano di sviluppare le loro competenza nel modello dell’istruzione italiana all’estero. “Le 674 unità di personale all’estero – ha aggiunto – sono i migliori ambasciatori del saper fare italiano nel mondo”. “Le riforme che sono state promosse da questo governo – ha poi rilevato Frassinetti – ben s’immettono in questo contesto internazionale. Mi riferisco per esempio alla riqualificazione degli istituti professionali e tecnici, il famoso 4+2 dove abbiamo voluto dare anche una valenza ITS, che sappiamo all’estero essere una tipologia di scuola molto attrattiva che in Italia è stata concepita con una legge parlamentare votata all’unanimità, proprio per dare una sensazione di radicamento al territorio che possa far interagire gli istituti come le università, gli enti locali, le imprese e gli ITS”. Importante anche il ruolo del liceo del Made in Italy , unicum italiano per la presenza di materie giuridiche, lingue, economia, geografia economica e facilitante la transizione da scuola a mondo del lavoro anche grazie alle sperimentazioni avviate dal Ministero con il Piano Mattei, piano d’internazionalizzazione del sistema terziario d’istruzione tecnologica.
Ha poi preso la parola il Segretario Generale della Dante Alighieri Alessandro Masi che ha parlato dell’attività della ADASIM (Fondazione Dante Alighieri Scuole Italiane nel Mondo) che accoglie in una rete le scuole italiane all’estero con l’obiettivo di condividere esperienze di alto profilo nell’insegnamento dell’italiano ed in italiano, promuovere l’aggiornamento professionale e affrontare insieme le sfide dell’educazione. In pratica con l’obiettivo di fare squadra, si inviano docenti, si avviano bandi per attività e si formano docenti.
La storia delle scuole italiane all’estero parte da lontano, inizia assieme all’Unità d’Italia nel 1861, quando il console italiano ad Alessandria d’Egitto propose all’allora Ministro degli Esteri Cavour di aprire un collegio italiano proprio ad Alessandria d’Egitto, ha ricordato nel suo intervento Il Direttore Generale del Maeci per la Diplomazia Pubblica e Culturale, Alessandro De Pedys che ha poi rilevato come ad oggi le nostre strutture scolastiche all’estero siano utilizzate prevalentemente da comunità locali straniere. Ad esempio il corpo studentesco della scuola di Addis Abeba è costituito per il solo terzo da aventi passaporto italiano, segno di quell’attrattiva esercitata dal saper fare italiano. “L’obiettivo che noi ci poniamo oggi con questo evento – ha proseguito De Pedys – è quello di cominciare a fare rete facendo incontrare anche di persona i diversi attori e scambiarsi buone prassi, fare delle proposte, ragionare insieme su come sfruttare meglio il potenziale di questo sistema come strumento di promozione della lingua e culture italiana. Dobbiamo anche parlare delle criticità”, come ad esempio sostenere adeguatamente le scuole paritarie o migliorare la formazione dei docenti. Il Direttore Generale ha poi evidenziato come il secondo obiettivo della Conferenza sia anche quello di far conoscere il mondo delle scuole italiane all’estero anche ai non addetti ai lavori. De Pedys ha inoltre posto il tema di come far continuare il percorso formativo in ambiti italiani a chi esce dagli istituti italiani all’estero. Una delle iniziative volte creare filiere educative è “Costruiamo il Futuro”, un progetto per cui sono state messe a disposizione sedici borse di studio per consentire a studenti che vengono dalle scuole di Addis Abeba, Casablanca, Tunisi e Il Cairo di proseguire gli studi presso università italiane. Segnalate anche iniziative volte a garantire agli studenti, attraverso pacchetti formativi, preparazione adeguata attraverso enti esterni come la Banca d’Italia per l’introduzione all’educazione finanziaria, o la fondazione Bracco, ma anche con il CEPELL per l’ambito letterario. Citato anche il sistema educativo Reggio Children, con oltre 140 scuole nel mondo. (Jasmine Carpentieri- Inform)
Avviato l’esame del decreto legge recante disposizioni urgenti sulla cittadinanza
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Al fine di inviare alla 1a Commissione il pertinente parere, la Commissione Esteri – Difesa del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. Il Vice Presidente della III Commissione Roberto Menia, in qualità di relatore, ha spiegato come il decreto sia composto da 2 articoli, recanti modifiche alla legge n. 91 del 1992 che disciplina le modalità di accesso alla cittadinanza. Un tema, ha rilevato il relatore, di particolare rilievo e complessità, come evidenziato anche in occasione del recente incontro della Commissione con una delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE). Menia ha spiegato come il decreto consenta l’immediata entrata in vigore di alcune delle norme previste nel disegno di legge sulla cittadinanza contestualmente approvato dal Governo – ma non ancora presentato alle Camere – e relative alla limitazione nella trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. In particolare, pur mantenendo tale principio di fondo, basato sulla discendenza da cittadini italiani, le nuove norme rafforzano la necessità di un vincolo effettivo con l’Italia da parte dei figli nati all’estero da cittadini italiani. In proposito il relatore ha spiegato che le disposizioni adottate in Italia in materia di cittadinanza, sono state finora interpretate nel senso di accordare alle persone nate all’estero facoltà di chiedere il riconoscimento della cittadinanza senza alcun limite temporale o generazionale, né oneri finalizzati a dimostrare la sussistenza o il mantenimento di vincoli effettivi con la Repubblica. Un assetto che, secondo Menia, ha di fatto determinato, in particolare negli ultimi anni, la crescita continua ed esponenziale della platea di potenziali cittadini italiani che risiedono al di fuori del territorio nazionale e che, anche in ragione del possesso di una o più cittadinanze diverse da quella italiana, sono prevalentemente legati ad altri Stati da vincoli profondi di cultura, identità e fedeltà. Per Menia la possibile assenza di vincoli effettivi con la Repubblica in capo a un crescente numero di cittadini potrebbe, in prospettiva, raggiungere una consistenza pari o superiore alla popolazione residente nel territorio nazionale, aspetto questo che costituisce un fattore di rischio serio ed attuale per la sicurezza nazionale e, in virtù dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, degli altri Stati membri della stessa e dello Spazio Schengen. Il relatore ha poi evidenziato come, anche per una esigenza di allineamento con gli ordinamenti di altri Paesi europei e per garantire la libera circolazione nell’Unione Europea, gli interventi normativi proposti intendano riservare tale prerogativa solo a chi mantenga un legame effettivo col Paese di origine. Le nuove norme prevedono che i discendenti di cittadini italiani, nati all’estero, saranno automaticamente cittadini solo per due generazioni, stabilendo quindi che solo chi abbia almeno un genitore o un nonno nato in Italia sia cittadino dalla nascita. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini abbia risieduto almeno due anni continuativi in Italia. I nuovi limiti valgono solo per chi abbia un’altra cittadinanza (in modo da non creare apolidi) e si applicano a prescindere dalla data di nascita (prima o dopo l’entrata in vigore del decreto-legge). Resterà ovviamente cittadino chi in precedenza sia già stato riconosciuto come tale da un tribunale, da un comune o da un consolato. Saranno comunque processate secondo le regole previgenti le richieste di riconoscimento della cittadinanza documentate e presentate entro le 23.59 (ora di Roma) del 27 marzo 2025. Menia ha altresì rilevato come il testo intervenga altresì in materia di controversie relative all’accertamento dello stato di apolidia e di cittadinanza italiana, stabilendo che non siano ammessi il giuramento e la testimonianza quali mezzi di prova e che spetti a colui che richiede la cittadinanza italiana dover fornire la prova dell’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge. Il relatore ha poi sottolineato che, come si evince anche dalla relazione introduttiva che accompagna il provvedimento, il decreto-legge in esame miri a rendere più stringente un principio di effettività del vincolo con l’Italia del richiedente la cittadinanza, introducendo una previsione volta a far venir meno l’automatismo dell’acquisto della titolarità del diritto alla cittadinanza per discendenza (o adozione o altra causa di legge) e ponendo un limite temporale – generazionale – oltre il quale la mancata effettività del vincolo con la madrepatria renda non azionabile la richiesta di cittadinanza.
Il dibattito è proseguito con l’intervento della senatrice del Pd Francesca La Marca, eletta nella ripartizione America Settentrionale e Centrale, che ha espresso dissenso rispetto al testo in esame, in primo luogo, non ravvisando alcuna ragione di urgenza che giustifichi l’emanazione di un decreto-legge su una materia così delicata e complessa. Dalla senatrice è stato inoltre sottolineato come per la redazione del provvedimento, non sia stato tenuto conto dei suggerimenti provenienti dai vari parlamentari eletti all’estero, nonché dai membri del Cgie. Per La Marca il problema di possibili brogli nella concessione della cittadinanza, potrebbe essere meglio superato non adottando delle soluzioni drastiche, bensì prevedendo un accurato esame di lingua italiana ed una effettiva dimostrazione di collegamento con l’Italia. A seguire ha preso la parola il senatore Luigi Spagnolli (Gruppo Aut) , che nel condividere le argomentazioni portate dalla senatrice, ha fatto presente come nella sostanza, la quantificazione del numero degli italiani all’estero suscettibili di chiedere la cittadinanza sia , di per sé, un problema non del tutto prioritario e la cui possibile soluzione potrebbe essere agevolata mediante la previsione di un idoneo periodo transitorio per la concessione ex novo del diritto in questione. E’ stata poi la volta del senatore Bruno Marton (M5S) che ha chiesto per quale motivo sia stata scelta l’opzione della decretazione d’urgenza per una materia molto articolata e che contiene svariate casistiche, insuscettibili di essere regolamentate mediante norme immediatamente imperative. (Inform)
Il Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo si riunisce a Bari
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Si terrà domani, 15 aprile, a Bari, in Italia, una nuova sessione del Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo (CGPM), organo legalmente riconosciuto dalla Legge Regionale “Interventi in favore dei Pugliesi nel Mondo” dell’11 dicembre 2000.
Vi prenderanno parte rappresentanti provenienti da Canada, Stati Uniti, Australia, Cina, Argentina, Brasile, Cile, Venezuela e da numerosi paesi europei.
In rappresentanza dell’Argentina parteciperà Nicolás Moretti, direttore generale dell’Agenzia di Coordinamento Argentina del Corridoio Produttivo Turistico Culturale Italia Argentina e consigliere eletto per il Sud America. Moretti sarà accompagnato anche dai consiglieri Miguel Pierro (della Città Autonoma di Buenos Aires) e Sergio Patruno (di Mar del Plata), in una delegazione che rappresenta attivamente la comunità pugliese nel Paese e che promuove azioni in linea con le strategie della Regione Puglia.
Oltre ai tre argentini, fanno parte della delegazione sudamericana Domenico Di Bisceglie da San Paolo, Brasile, Bruna Forte dal Cile e Jolanda Taccarelli dal Venezuela. La riunione si svolgerà presso la sede della Regione Puglia a Bari, in Lungomare Nazario Sauro 33, e inizierà con i saluti istituzionali del presidente Michele Emiliano. Seguiranno la presentazione ufficiale dei consiglieri, l’elezione dell’Ufficio di Presidenza e, se previsto, la costituzione delle commissioni tematiche.
Tra i temi centrali all’ordine del giorno vi sono la definizione delle linee guida del piano annuale di interventi sociali, culturali, economici e d’integrazione rivolti alle comunità pugliesi all’estero. Sono inoltre previste relazioni sulla strategia regionale di attrazione dei talenti e sugli effetti della geopolitica nel settore turistico, a cura di Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento per lo Sviluppo Economico, e di Luca Scandale, direttore generale di PugliaPromozione.
Questa partecipazione si fonda sul modello di gestione della Regione Puglia, che si propone come esempio da replicare nelle altre regioni italiane. Allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità per rafforzare il legame con l’Argentina e promuovere, attraverso questo modello condiviso, lo sviluppo delle sue regioni e di altri Paesi del mondo. (aise)
È morto Graziano Mesina: era stato liberato per malattia il giorno prima
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Graziano Mesina non è morto da bandito in fuga né da uomo libero, ma in una corsia d’ospedale. Era stato scarcerato appena ventiquattr’ore prima, per motivi di salute.
Aveva 83 anni, li aveva compiuti da pochi giorni. Si è spento nel reparto di alta sicurezza del San Paolo di Milano, dove era stato trasferito dal carcere di Opera. Una fine quasi anonima, per un uomo che aveva fatto della sua vita un romanzo nero.
A chiedere il differimento della pena erano state per mesi, invano, le sue legali Beatrice Goddi e Maria Luisa Vernier. Solo l’ultima delle sette istanze è stata accolta dal tribunale di sorveglianza milanese. “Un accanimento ingiustificabile – ha detto Goddi – si poteva concedere la scarcerazione già settimane fa. Stavamo organizzando il rientro in Sardegna, ma è finita così”.
LA PARABOLA DI UN’ICONA CRIMINALE
Mesina era tornato in carcere nel 2021, dopo una latitanza durata un anno e mezzo. Era stato condannato a 30 anni per traffico internazionale di droga, pena poi ridotta a 24. La sua cattura, a Desulo, era stata presentata come un trofeo: il Ros dei carabinieri lo aveva localizzato in una villetta, ai piedi del Supramonte, e riportato dietro le sbarre.
L’ultima tappa di una vita passata tra fughe e arresti, grazie e tradimenti, tra evasioni rocambolesche e rapporti sotterranei con i servizi segreti.
Una biografia da film, quella di ‘Grazianeddu’, la primula rossa del banditismo sardo, che aveva saputo trasformare il personaggio in leggenda popolare.
IL RAPIMENTO DEL PICCOLO FAROUK
Nato a Orgosolo nel 1942, Mesina divenne famoso per le sue clamorose evasioni: 22 tentativi, 10 riusciti. Ma non era solo un fuggiasco. I sequestri di persona – pratica diffusa nella Sardegna degli anni bui – lo videro protagonista o vicino a chi lo era, spesso sotto il marchio dell’’anonima sequestri’.
E quando nel 1992 il piccolo Farouk Kassam fu rapito in Costa Smeralda, fu proprio Mesina, all’epoca in permesso carcerario, a essere incaricato di mediare per la liberazione. Lo fece davvero.
DAL MITO ALLA CRONACA GIUDIZIARIA
Nel 2004 ottenne la grazia dal presidente Ciampi. Ne fece cattivo uso. Tornò in affari con i narcos, fu arrestato nel 2013, condannato, latitante di nuovo. Fino alla fine: arrestato, trasferito a Opera, e infine al San Paolo. Dove si è spento da solo.
Fino all’ultimo ha provato a restare al centro della scena. Negli anni si era raccontato come una leggenda vivente, tra turisti che lo cercavano nei vicoli di Orgosolo e giornalisti in cerca di simboli.
Su banditeddu, “uomo d’onore”, diceva qualcuno. Un personaggio larger than life, direbbero altrove. Ma alla fine anche i miti invecchiano.
Il destino ha voluto che Mesina lasciasse il carcere solo per morire. Uscito da detenuto, ma senza più dover tornare. “Una liberazione tardiva, quasi beffarda” dicono oggi le sue avvocate. Avevano già pronto il viaggio verso la Sardegna. Lo attendevano i suoi familiari. Ma è finita prima.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Calcio e scommesse, di nuovo: indagati anche giocatori di Serie A
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Un milione e mezzo di euro sequestrati, cinque richieste di domiciliari, una dozzina di calciatori indagati. La Procura di Milano scoperchia – di nuovo – un giro di scommesse illegali che, tra dicembre 2021 e ottobre 2023, ha coinvolto nomi noti della Serie A. A innescare tutto i cellulari sequestrati a Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, già squalificati dalla giustizia sportiva.
Secondo le indagini, i calciatori scommettevano su piattaforme illegali gestite da Tommaso De Giacomo e Patrick Frizzera. I debiti venivano poi “ripuliti” con l’acquisto fittizio di orologi di lusso presso la gioielleria milanese Elysium Group, usata come banca occulta. I bonifici risultavano regolari, ma gli orologi restavano in negozio. Tra gli indagati anche i tre amministratori dell’oreficeria, per riciclaggio.
Tonali e Fagioli ora rischiano anche penalmente per aver usato e promosso siti di scommesse vietati. Con loro, circa venti altri calciatori — tra cui Florenzi, Zaniolo, Perin, McKennie, Paredes e Di Maria — sono indagati per aver partecipato a poker illegale su piattaforme non autorizzate. La sanzione penale è lieve (250 euro con oblazione), ma potrebbe scattare il procedimento sportivo.
Dalle chat emerge che Tonali avrebbe collaborato di più con gli inquirenti rispetto a Fagioli, che avrebbe negato il proprio ruolo di “procacciatore”, smentito però dai messaggi trovati nei telefoni.
Il sequestro- spiega una nota- riguarda un totale oltre il milione e mezzo di euro (1.533.753,00) e le accuse vanno dall’esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, al riciclaggio e responsabilità amministrativa degli enti. I cinque indagati sono ai domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia del gip. Le scommesse venivano effettuate attraverso piattaforme online non autorizzate, le perdite pagate con finte vendite di orologi e monili di lusso che “costituivano unicamente la causale per il bonifico emesso dagli scommettitori a saldo del debito contratto”.
I pagamenti, per coprire ancora meglio gli scommettitori, avvenivano attraverso prestanome che mettevano a disposizione le proprie carte PostePay, account Revolut e conti correnti, su cui sono circolati non meno di 300.000 euro, mentre gli investigatori della Guardia di Finanza sono anche riusciti a ricostruire circa 400.000 euro riscossi in contanti.
Alcuni scommettitori, in cambio di bonus, ovvero di una riduzione del proprio debito di gioco, diffondevano e pubblicizzavano le piattaforme illegali nei confronti di altri soggetti, facilitando così l’apertura e il caricamento di sempre nuovi conti di gioco.
Agenzia DIRE – www.dire.it
Senato, avviato l’esame del decreto legge sulla cittadinanza
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
La Commissione Affari costituzionali del Senato ha avviato l’esame della conversione in legge del DL 36/2025 recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. In pratica si tratta di una modifica alla legge 91/1992 finalizzata a limitare il riconoscimento della cittadinanza per coloro che sono nati e residenti all’estero. Il relatore Marco Lisei ha sottolineato come il provvedimento si suddivida in due articoli: l’articolo 1, comma 1, introduce un articolo 3-bis nella legge 5 febbraio 1992, n. 91, al fine di limitare il riconoscimento della cittadinanza per coloro che sono nati e residenti all’estero, stabilendo che debba considerarsi non aver mai acquistato la cittadinanza italiana colui il quale sia nato all’estero e sia in possesso di altra cittadinanza, anche prima dell’entrata in vigore della disposizione in esame. È introdotta, pertanto, nei casi predetti, una preclusione all’acquisto automatico della cittadinanza ed è disposta una deroga a un novero di disposizioni, tra cui gli articoli 1, 2, 3, 14 e 20 della medesima legge n. 91 del 1992. La disposizione individua poi, alle lettere da a) ad e) del nuovo articolo 3-bis della legge n. 91 del 1992, una serie di eccezioni alla disciplina introdotta, tra loro alternative. La lettera a) fa salvo il caso in cui lo stato di cittadino del soggetto interessato sia riconosciuto, a seguito di domanda, corredata della necessaria documentazione, presentata all’ufficio consolare o al sindaco competenti entro le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025, nel rispetto della normativa applicabile alla medesima data. L’eccezione pertanto opera per i riconoscimenti legittimamente effettuati in via amministrativa a seguito di domanda a tal fine presentata entro la data indicata. La lettera b) fa salvo il caso in cui lo stato di cittadino del soggetto interessato sia accertato giudizialmente, a seguito di domanda giudiziale presentata non oltre le 23:59, ora di Roma, del 27 marzo 2025, nel rispetto della normativa applicabile alla medesima data. Le lettere c) e d) prevedono come eccezioni il caso in cui uno dei genitori o degli adottanti sia nato in Italia o sia stato residente in Italia per almeno due anni continuativi prima della data di nascita o di adozione del figlio. La lettera e) prevede infine come ulteriore eccezione il caso in cui un ascendente cittadino di primo grado dei genitori o degli adottanti, anch’essi cittadini, sia nato in Italia. Pertanto, per gli ascendenti di secondo grado deve esservi nascita in Italia, mentre per i genitori e adottanti, può esservi in alternativa la continuativa residenza biennale. Il relatore ha poi spiegato come al comma 2 si novelli invece l’articolo 19-bis del decreto legislativo 1° settembre 2011, n. 150 (Disposizioni complementari al codice di procedura civile in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione, ai sensi dell’articolo 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69), intervenendo su alcuni profili della disciplina della prova relativa alle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana. In particolare, dopo il comma 2 sono inseriti due nuovi commi: il comma 2-bis, il quale stabilisce che, salvi i casi espressamente previsti dalla legge, nelle controversie in materia di accertamento della cittadinanza italiana non sono ammessi il giuramento e la prova testimoniale; il comma 2-ter, ai sensi del quale si prevede che nelle medesime controversie l’onere di provare l’insussistenza delle cause di mancato acquisto o di perdita della cittadinanza previste dalla legge ricada su colui il quale chiede l’accertamento della cittadinanza. L’articolo 2, infine, dispone in ordine all’entrata in vigore del provvedimento. Nel corso del dibattito il senatore Andrea De Giorgis (Pd) ha sottolineato la sua contrarietà sul fatto che una materia dai rilevanti impatti costituzionali, che incidono direttamente sulla possibilità per alcuni individui di poter beneficiare di specifiche garanzie costituzionali, sia affrontata dal Governo per il tramite di un decreto-legge, soprattutto alla luce del contenuto dei diversi disegni di legge di iniziativa parlamentare già assegnati alla Commissione. In proposito da De Giorgis è stato auspicato, in ordine al decreto legge, un ciclo di audizioni, ancorché limitato, al fine di acquisire imprescindibili elementi conoscitivi. In proposito il Presidente della I Commissione Alberto Balboni ha fatto notare che, essendo in via di definizione un ciclo di audizioni su disegni di legge nn. 98 e abbinati vertenti sulla materia della riapertura del termine per il riacquisto della cittadinanza, si potrebbe valutare di procedere ad un ciclo unitario di audizioni. La Commissione ha approvato la proposta del Presidente che ha anche segnalato come la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari abbia già fissato per la settimana del 6-8 maggio la calendarizzazione del provvedimento in Assemblea. (Inform)
Dazi Usa. Tajani: “Reagire non come Italia ma come Ue”. La Cina risponde.
scritto da Fatti Nostri | 18 Aprile 2025
Mentre le borse viaggiano da due giorni nel profondo rosso, alle 6.01 ora italiana, sono entrati in vigore i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump sull’import, che si aggiungono ai dazi già esistenti. La nuova tassazione imposta dagli Stati Uniti, ha stravolto le borse di tutto il mondo: in soli due giorni, le borse europee hanno perso 1.241 miliardi e al momento non si prevedono miglioramenti.
Secondo il Guardian la tariffa iniziale del 10% è entrata in vigore nei porti marittimi, negli aeroporti e nei magazzini doganali degli Stati Uniti, inaugurando la nuova era economica di Trump. Tra i paesi colpiti per la prima volta ci sono Australia, Regno Unito, Colombia, Argentina, Egitto e Arabia Saudita.
LA RISPOSTA DELLA CINA
Intanto la Cina prepara la sua mossa e replica duramente ai dazi imposti dall’America, con una tassazione del 34% su tutti i prodotti importati dagli Stati Uniti a partire dal 10 aprile e inserisce nella ‘black list’ altre aziende americane.
LUNEDÌ NUOVO VERTICE DI MELONI, MARTEDÌ CONFRONTO CON CATEGORIE
Per avere in tempo breve un’idea il più possibile chiara, per l’economia italiana e del quadro complessivo, dell’impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, la premier Meloni ha fissato per lunedì un vertice “con i due vicepremier, il Ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche europee. Lo stesso gruppo di lavoro del Governo, che da ora deve sentirsi prioritariamente impegnato sul tema, si confronterà anche con i rappresentanti delle categorie produttive, che sono stati convocati a Palazzo Chigi per martedì 8 aprile”.
TAJANI: NO A GUERRA COMMERCIALE, REAGIRE NON COME ITALIA MA COME UE
“Dobbiamo pensare di reagire a ciò che hanno fatto gli Stati Uniti soltanto da soli come italiani? Siamo 60 milioni di italiani, reagiamo e otteniamo che cosa? Facciamo finta di niente? Reagiamo in maniera violenta? Ma se lo facciamo come Europa forse possiamo ottenere molto, ma molto di più. Io non credo nella guerra commerciale, la guerra commerciale fa male in assoluto a tutti, è quello che ci chiedono le nostre imprese. La nostra proposta come italiani è di non avviare questa guerra commerciale, il che non significa non stare a schiena dritta, guai ad apparire di fronte a un interlocutore, per quanto amico, come una realtà debole, perché poi se siamo divisi siamo deboli”. Lo ha detto il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, intervenendo al Consiglio nazionale del partito in corso al Palazzo dei Congressi di Roma. Per questo, ha sottolineato Tajani, “io insisto sull’unità: farci dividere, fare trattative individuali non significa fare il bene delle nostre imprese, significa indebolire il loro potere contrattuale, oltre al fatto che non si può fare perché il trattato affida alla Commissione Europea la trattativa e la competenza esclusiva per la politica commerciale, quindi sbaglia chi dice che si può trattare a livello individuale. Però possiamo avviare politiche commerciali nazionali, quindi la trattativa la fa la Commissione Europea. Vedremo cosa si deciderà lunedì”.