Voto degli italiani all’estero, cambiano le regole: cosa prevede la riforma approvata dal Senato

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La riforma della legge elettorale approvata oggi dal Senato contiene una parte che riguarda direttamente milioni di italiani residenti fuori dal Paese.

È quella relativa alla circoscrizione Estero e alle modalità di voto degli italiani all’estero, un tema particolarmente delicato dopo le discussioni degli ultimi anni sulla sicurezza e sull’affidabilità del voto per corrispondenza.

Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni. Non è però ancora definitivo: essendo stato modificato rispetto al testo precedente, dovrà tornare alla Camera dei deputati per la terza lettura, prevista dal calendario per il 28 settembre.

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La prima novità: cambiano le ripartizioni della circoscrizione Estero

Una delle modifiche più importanti riguarda la struttura della circoscrizione Estero.

Attualmente gli italiani residenti fuori dall’Italia sono organizzati in quattro ripartizioni elettorali sia per la Camera sia per il Senato.

Il nuovo testo prevede invece una riduzione delle ripartizioni: da quattro a due per la Camera e da quattro a una per il Senato.

È una modifica che potrebbe avere conseguenze anche sulla competizione elettorale e sulla rappresentanza delle diverse comunità italiane nel mondo.

Più controlli sul voto per corrispondenza

È però soprattutto sulla sicurezza del voto che interviene la riforma.

Il provvedimento prevede un nuovo sistema per la formazione degli elenchi degli elettori residenti all’estero.

Presso ciascun consolato sarà istituito un ufficio elettorale, incaricato di aggiornare l’elenco dei cittadini italiani residenti nella propria circoscrizione. Gli elenchi saranno poi trasmessi al Ministero degli Esteri, che predisporrà un elenco generale degli elettori residenti all’estero. Il Ministero dell’Interno lo integrerà quindi con i dati dell’AIRE per preparare le liste elettorali della circoscrizione Estero.

L’obiettivo è avere un sistema più aggiornato e strutturato per stabilire chi ha effettivamente diritto al voto.

Arriva anche la tecnologia blockchain

Questa è probabilmente la novità più curiosa.

Per aumentare sicurezza e trasparenza del voto per corrispondenza, il testo prevede l’introduzione di strumenti tecnologici basati sulla blockchain.

Le modalità concrete dovranno essere definite da un successivo regolamento del Governo, da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.

Non significa quindi che gli italiani all’estero voteranno attraverso una blockchain direttamente alle prossime elezioni.

La blockchain viene prevista come strumento tecnologico di sicurezza e verifica all’interno del sistema del voto per corrispondenza, mentre i dettagli operativi dovranno ancora essere stabiliti.

Un codice QR sulle buste

Il nuovo sistema prevede inoltre un ulteriore elemento di controllo.

Durante le operazioni elettorali sarà verificata la corrispondenza tra gli elementi identificativi contenuti nel codice QR presente nelle buste e i dati dell’elenco degli elettori gestito dagli uffici consolari.

È un passaggio pensato per rafforzare i controlli sulla provenienza e sulla corretta gestione del materiale elettorale.

E chi vuole votare in Italia?

La riforma interviene anche su questo aspetto.

I cittadini italiani residenti all’estero potranno votare in Italia solo se avranno esercitato l’apposita opzione prevista dalla normativa.

Questo significa che per chi è iscritto all’AIRE e si trova temporaneamente in Italia non sarà sufficiente presentarsi semplicemente al seggio: sarà necessario aver scelto preventivamente di votare in Italia secondo le modalità previste.

Anche i candidati all’estero avranno nuovi requisiti

Il provvedimento introduce modifiche anche per chi vuole candidarsi nella circoscrizione Estero.

Tra i requisiti previsti c’è la necessità di presentare una certificazione che dimostri una residenza continuativa all’estero di almeno tre anni precedenti la data delle elezioni. Il candidato dovrà inoltre essere residente ed elettore nella relativa ripartizione.

Le liste dovranno inoltre rispettare l’alternanza di genere nella successione interna dei candidati.

Una riforma che riguarda direttamente la diaspora italiana

Per gli italiani che vivono all’estero, dunque, la riforma non è soltanto una modifica tecnica della legge elettorale italiana.

Tocca questioni molto concrete: come vengono costruiti gli elenchi degli elettori, come viene controllato il voto per corrispondenza, quali saranno le ripartizioni elettorali e quali condizioni dovranno rispettare i candidati.

Ed è proprio il voto per corrispondenza il punto sul quale si concentra la parte più innovativa del provvedimento.

La strada, però, non è ancora conclusa.

Il Senato ha approvato il testo, ma la riforma dovrà ora tornare alla Camera. Solo dopo l’approvazione definitiva e la successiva entrata in vigore sarà possibile sapere quando e come le nuove procedure verranno effettivamente applicate alle elezioni.

Per i milioni di italiani che vivono fuori dall’Italia, sarà quindi importante seguire il prossimo passaggio parlamentare: questa volta, infatti, non si sta discutendo soltanto di come si voterà in Italia, ma anche di come voteranno gli italiani nel mondo.




Veneto, l’emigrazione non è finita: migliaia di giovani continuano a partire per l’estero

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Il Veneto ha una lunga storia di emigrazione. Intere generazioni partirono tra Ottocento e Novecento verso il Brasile, l’Argentina e altri Paesi dell’America Latina. Poi, nel secondo dopoguerra, le destinazioni cambiarono: Germania, Svizzera, Belgio e Francia divennero le nuove mete di migliaia di veneti.

Ma quella storia non appartiene soltanto al passato.

I nuovi dati sulla presenza degli italiani all’estero mostrano infatti che il Veneto continua a essere una delle regioni italiane con il maggior numero di cittadini residenti fuori dai confini nazionali. Al 1° gennaio 2025 gli iscritti AIRE di origine veneta erano 616.684, pari al 9,6% del totale italiano. Il Veneto è così la terza regione per numero di iscritti, dopo Sicilia e Lombardia.

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Una presenza fortissima in America Latina

La particolarità della comunità veneta all’estero è soprattutto geografica.

Quasi la metà degli iscritti AIRE di origine veneta, il 49,5%, vive infatti nell’America centro-meridionale. È una percentuale che racconta ancora oggi gli effetti delle grandi migrazioni del passato, quando migliaia di famiglie lasciarono le campagne e i piccoli centri del Veneto per cercare una nuova vita oltreoceano.

Brasile e Argentina continuano a rappresentare due dei principali punti di riferimento di questa presenza veneta nel mondo.

Ma accanto a queste comunità storiche esiste ormai un’altra emigrazione, molto diversa da quella dei nostri nonni.

Oggi partono soprattutto i giovani

Nel 2025 dal Veneto sono partiti circa 11 mila cittadini italiani, il 10,1% di tutti gli espatri italiani. Soltanto la Lombardia ha registrato un numero superiore di partenze.

E non si tratta soltanto di persone che lasciano l’Italia per necessità economiche immediate.

I dati regionali mostrano un elemento ancora più significativo: tra il 2015 e il 2024, 54.606 giovani italiani tra i 18 e i 39 anni hanno lasciato il Veneto per l’estero, mentre i rientri sono stati appena 17.756. Il saldo negativo supera quindi le 36.800 persone.

E tra coloro che partono ci sono molti giovani con un alto livello di istruzione.

Nel 2023, tra gli italiani tra i 25 e i 39 anni che hanno lasciato il Veneto per trasferirsi all’estero, il 57,7% aveva una laurea o un titolo superiore. I giovani laureati espatriati sono stati 2.529.

È questo forse l’aspetto più importante della nuova emigrazione.

Non è più l’emigrazione dei nostri nonni

La fotografia dell’Istat racconta infatti due fenomeni contemporaneamente.

Da una parte ci sono le grandi comunità nate dalle migrazioni del passato. In America centro-meridionale molti degli italiani oggi iscritti all’AIRE sono discendenti di emigrati e sono nati direttamente nel Paese in cui vivono.

Dall’altra c’è una mobilità molto più recente, composta soprattutto da giovani che partono dall’Italia per studiare, lavorare o costruire una carriera.

A livello nazionale, nel 2025 gli espatri dei cittadini italiani sono stati 109 mila, in diminuzione rispetto al picco eccezionale del 2024. L’Istat sottolinea però che una parte della forte variazione è legata proprio all’effetto delle nuove norme sull’iscrizione all’AIRE, che avevano prodotto un numero particolarmente elevato di registrazioni nel 2024.

L’età media di chi è partito nel 2025 era di 34 anni. Più di un terzo degli espatriati apparteneva alla fascia tra 25 e 34 anni.

Una regione che continua a guardare verso il mondo

Il Veneto, dunque, continua a essere una terra di partenze.

È cambiato il modo di partire, sono cambiate le destinazioni e soprattutto sono cambiate le ragioni. Un tempo si lasciava il Veneto per sopravvivere o per cercare semplicemente un lavoro. Oggi spesso si parte con una laurea, una professione e competenze che possono essere utilizzate in molti Paesi.

Ma il risultato demografico può essere simile: una parte delle energie più giovani lascia il territorio.

Per una regione che ha costruito una parte importante della propria crescita economica sulle generazioni nate nei suoi comuni e poi emigrate nel mondo, il dato merita una riflessione che va oltre la semplice statistica.

Perché l’emigrazione veneta non è soltanto una storia del passato. È ancora una realtà del presente. E, soprattutto, è una storia che continua a scrivere il futuro.




Sciopero degli aerei domenica 13 settembre: quali voli sono a rischio e come difendersi

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Domenica 13 settembre sarà una giornata complicata per chi deve viaggiare in aereo da, verso o all’interno dell’Italia. Sono infatti previste diverse agitazioni nel settore aeroportuale, con modalità e orari differenti a seconda degli scali e del personale coinvolto.

Non si tratta quindi di uno sciopero identico in tutti gli aeroporti: alcuni lavoratori si fermeranno per l’intera giornata, altri soltanto per quattro ore. Per chi ha un volo, la prima regola è dunque controllare direttamente lo stato della propria partenza con la compagnia aerea.

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Gli aeroporti coinvolti

Tra gli scali interessati figurano Roma Fiumicino e Ciampino, Pisa, Firenze, Cagliari, Alghero e Olbia.

A Roma il personale di ADR Security è chiamato a uno sciopero di 24 ore, dalle 00 alle 24. Negli stessi aeroporti è previsto anche uno stop di quattro ore, dalle 11 alle 15, per il personale di Aviation Services.

Negli aeroporti toscani di Pisa e Firenze sono previste quattro ore di sciopero, dalle 11 alle 15.

In Sardegna le mobilitazioni interessano Cagliari, Alghero e Olbia, con durate differenti. A Cagliari sono previste diverse agitazioni, mentre ad Alghero e Olbia sono programmati anche stop di 24 ore.

Anche il personale di easyJet è interessato dalla mobilitazione per 24 ore, con una disciplina specifica per i collegamenti da e per Cagliari.

Le fasce protette

La buona notizia per i passeggeri è che, anche durante gli scioperi, esistono fasce nelle quali i voli devono essere garantiti.

L’ENAC indica come fasce di tutela le ore dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Sono previste inoltre specifiche liste di voli indispensabili che le compagnie devono garantire.

Questo non significa però che chi ha un volo in una fascia protetta possa ignorare lo sciopero.

Le programmazioni possono cambiare e un volo può essere modificato o cancellato per ragioni organizzative legate all’agitazione. Per questo è fondamentale verificare la situazione prima di partire per l’aeroporto.

Cosa deve fare chi ha un volo

La prima cosa da fare è controllare il sito o l’app della compagnia aerea, utilizzando il numero della prenotazione o del volo.

È consigliabile farlo:

  • il giorno prima della partenza;
  • la mattina stessa del volo;
  • prima di raggiungere l’aeroporto.

Se il volo viene cancellato, la compagnia deve informare il passeggero sulle possibilità previste dalla normativa europea, tra cui rimborso del biglietto oppure un volo alternativo verso la destinazione finale, secondo le condizioni applicabili.

Il Regolamento europeo 261/2004 disciplina infatti i diritti dei passeggeri in caso di cancellazione, ritardo significativo e negato imbarco.

Attenzione alla compensazione economica

C’è però una distinzione importante.

Non ogni cancellazione provocata da uno sciopero dà automaticamente diritto alla compensazione pecuniaria.

Quando lo sciopero riguarda personale della compagnia aerea, la situazione può essere valutata diversamente rispetto a uno sciopero del personale aeroportuale o di soggetti esterni al vettore.

Nel caso di uno sciopero del personale di terra, può infatti entrare in gioco il concetto di “circostanza eccezionale”, che in determinate situazioni può escludere la compensazione prevista dal regolamento europeo, pur lasciando inalterati altri diritti del passeggero.

Per questo è importante non confondere rimborso o riprotezione con il diritto automatico a un ulteriore indennizzo.

E se il volo parte comunque?

Anche in questo caso conviene arrivare preparati.

Se la compagnia conferma che il volo è operativo, è prudente presentarsi in aeroporto con un certo anticipo. Uno sciopero del personale aeroportuale può infatti provocare code più lunghe ai controlli, problemi nella gestione dei bagagli e ritardi nelle operazioni a terra.

In altre parole, “il volo non è cancellato” non significa necessariamente “il viaggio sarà normale”.

La regola più importante

Chi deve volare domenica 13 settembre non dovrebbe basarsi soltanto sugli elenc




Legge elettorale, il 42% resta. Cosa cambia per gli italiani all’estero

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La maggioranza conferma l’impianto della riforma: niente ballottaggio e premio di 70 deputati e 35 senatori a chi supera il 42%. Ma per gli italiani all’estero c’è una questione importante: i loro voti non entrano nel calcolo della soglia.

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La nuova legge elettorale italiana prende forma attorno a un numero destinato a diventare centrale nella prossima competizione politica: 42%.

La maggioranza ha confermato che questa sarà la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza, respingendo per ora l’ipotesi di abbassarla al 41%. Il meccanismo prevede un sistema proporzionale al quale si aggiunge un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.

Il testo è però ancora all’esame del Parlamento. Il Senato dovrebbe completare il proprio lavoro entro metà settembre, mentre la terza lettura alla Camera è programmata a partire dal 28 settembre. Restano inoltre aperte alcune questioni, tra cui la cosiddetta norma anti-cespugli e alcuni aspetti delle preferenze.

Come funzionerebbe il premio

Il principio è relativamente semplice.

La lista o coalizione che ottiene più voti può ricevere il premio di maggioranza soltanto se raggiunge almeno il 42%. Se nessuno arriva a quella percentuale, il premio non scatta e i seggi vengono distribuiti con il sistema proporzionale.

Non ci sarà invece il ballottaggio previsto nelle precedenti ipotesi della riforma.

Il premio è fisso: 70 deputati e 35 senatori. Il testo stabilisce inoltre un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori per la componente nazionale.

L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è quello di garantire maggiore stabilità al governo evitando, allo stesso tempo, un sistema nel quale una coalizione possa ottenere il premio con una percentuale relativamente bassa di consensi.

E gli italiani che vivono all’estero?

Qui c’è un elemento che interessa direttamente milioni di cittadini italiani residenti fuori dal Paese.

Gli iscritti all’AIRE votano per la Camera e il Senato attraverso la Circoscrizione Estero, che elegge propri rappresentanti. Il voto viene normalmente espresso per corrispondenza secondo le regole previste dalla legge 459 del 2001.

Ma nel nuovo meccanismo elettorale i voti della Circoscrizione Estero non vengono conteggiati per determinare quale lista o coalizione abbia superato la soglia del 42%.

Lo stesso vale per i voti delle circoscrizioni di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige ai fini del calcolo nazionale.

Questo significa che un voto espresso da un italiano residente a Santo Domingo, Buenos Aires, New York, Londra o Melbourne continua ad avere valore per l’elezione dei parlamentari della Circoscrizione Estero, ma non contribuisce al raggiungimento della soglia che consente di ottenere il premio di maggioranza nazionale.

È una distinzione tecnica, ma politicamente importante.

Un voto che vale, ma in modo diverso

Per gli italiani residenti all’estero si crea quindi una situazione particolare.

Il loro voto contribuisce all’elezione dei rappresentanti della Circoscrizione Estero, ma rimane fuori dal calcolo utilizzato per stabilire se una lista o coalizione ha diritto al premio di maggioranza.

Non significa che il voto all’estero sia un voto di serie B. Significa che la legge utilizza criteri diversi per due funzioni differenti: assegnare i seggi della Circoscrizione Estero e determinare il vincitore nazionale al quale attribuire il premio.

È un aspetto che sarà particolarmente interessante per le comunità italiane sparse nel mondo, perché riguarda direttamente il modo in cui il loro voto si inserisce nel futuro equilibrio parlamentare.

Le preferenze tornano al centro

Un’altra novità riguarda le modalità con cui gli elettori scelgono i propri parlamentari.

Nel testo attualmente all’esame del Senato si va verso l’introduzione delle preferenze, in sostituzione delle liste completamente bloccate previste dalla prima versione della riforma. Proprio su questo punto, però, rimane un confronto politico acceso anche all’interno della maggioranza.

Restano inoltre da definire alcuni aspetti tecnici della norma anti-cespugli, che riguarda il peso dei piccoli partiti nel calcolo necessario per l’attribuzione del premio.

La partita non è ancora chiusa

Per ora, dunque, il dato politico più chiaro è questo: il 42% resta.

Ma prima che il nuovo sistema diventi legge dovranno ancora essere superati diversi passaggi parlamentari. E alcuni emendamenti potrebbero modificare il testo prima dell’approvazione definitiva.

Per gli italiani all’estero sarà importante seguire soprattutto un aspetto: come verranno disciplinati definitivamente il voto nella Circoscrizione Estero, le preferenze e le modalità di garanzia del voto per corrispondenza.

La riforma non riguarda quindi soltanto chi vive in Italia.

Riguarda anche quella parte crescente della comunità italiana che vive, lavora e vota da fuori dei confini nazionali.




Kimi Antonelli, la rimonta che entra nella storia: vince a Monza partendo dal 19° posto

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Sessant’anni dopo Ludovico Scarfiotti, un pilota italiano torna a vincere il Gran Premio d’Italia sul circuito di Monza. Kimi Antonelli firma un’impresa straordinaria: dalla penultima fila alla vittoria, davanti a Russell e Verstappen.

Monza aspettava da sessant’anni un italiano sul gradino più alto del podio. Adesso quel vuoto ha un nome e un cognome: Kimi Antonelli.

Il pilota bolognese della Mercedes ha conquistato il Gran Premio d’Italia 2026 al termine di una gara che sembrava quasi impossibile da vincere. Antonelli era infatti scattato dalla 19ª posizione, penalizzato dopo la sostituzione di componenti della power unit. Alla fine dei 53 giri, però, è stato lui a tagliare per primo il traguardo.

Davanti a tutti, proprio a Monza, nel giorno in cui l’Italia della Formula 1 cercava un nuovo eroe.

Diciannove posizioni per arrivare davanti a tutti

La gara di Antonelli è stata una lunga rimonta costruita con velocità, sorpassi e una strategia perfettamente sfruttata dalla Mercedes.

Dopo le prime fasi della corsa, il pilota italiano aveva già recuperato numerose posizioni. Una fase di Virtual Safety Car ha poi offerto alla Mercedes l’occasione di cambiare le gomme di Antonelli, permettendogli di affrontare la parte decisiva della gara con pneumatici più freschi.

Davanti a lui c’era il compagno di squadra George Russell, che aveva condotto buona parte del Gran Premio. Ma nel finale Antonelli ha cominciato ad avvicinarsi rapidamente.

Il sorpasso decisivo è arrivato a poche tornate dalla bandiera a scacchi. Russell, con gomme più usurate, non è riuscito a difendere la prima posizione. Antonelli è passato al comando e non lo ha più lasciato.

Secondo ha chiuso proprio Russell, mentre il terzo posto è andato alla Red Bull di Max Verstappen.

Il ritorno di un italiano sul tetto di Monza

Per trovare l’ultimo successo di un pilota italiano nel Gran Premio d’Italia bisogna tornare al 1966, quando a vincere fu Ludovico Scarfiotti.

Da allora, generazioni di appassionati italiani hanno visto piloti italiani correre a Monza, ma nessuno era più riuscito a conquistare la vittoria davanti al pubblico di casa.

Antonelli, a soli 20 anni, ha spezzato questa lunga attesa nel modo più spettacolare possibile: partendo quasi dal fondo della griglia e arrivando davanti a tutti.

E non è soltanto una vittoria simbolica.

Il successo di Monza rafforza anche la posizione di Antonelli nella lotta per il campionato mondiale. Dopo tredici gare, il pilota Mercedes ha portato il suo vantaggio su Russell a 66 punti, consolidando la leadership della classifica.

Una domenica difficile per la Ferrari

La festa italiana a Monza ha avuto però anche un’altra faccia.

La Ferrari non è riuscita a salire sul podio. Charles Leclerc è stato costretto al ritiro dopo un incidente nelle prime fasi della gara, mentre Lewis Hamilton ha concluso al sesto posto, risultando il migliore dei piloti Ferrari al traguardo.

Ma questa volta il pubblico di Monza ha avuto comunque un motivo enorme per festeggiare.

A vincere è stato un italiano. E non con una gara prudente o costruita semplicemente sulla gestione del vantaggio, ma con una rimonta dalle retrovie che resterà nella storia del circuito.

Da 19° a 1°. Da una gara che sembrava compromessa a una delle più grandi vittorie italiane nella Formula 1.

A Monza, dopo sessant’anni, è tornato a suonare l’inno italiano.




Sei milioni e 600mila italiani vivono all’estero: cosa raccontano i nuovi dati Istat

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La presenza italiana fuori dai confini nazionali continua ad aumentare, ma con un ritmo più contenuto. Nel 2025 sono cresciute soprattutto le acquisizioni della cittadinanza, mentre le nascite hanno registrato una forte diminuzione.

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Quanti sono oggi gli italiani che vivono fuori dal Paese? Una risposta arriva dai nuovi dati dell’Istat, che fotografano la presenza italiana all’estero alla fine del 2025.

Al 31 dicembre dello scorso anno risultavano 6 milioni e 604mila cittadini italiani abitualmente residenti all’estero. Sono circa 183mila in più rispetto all’inizio del 2025, ma l’aumento è stato più contenuto rispetto all’anno precedente: +2,8%, contro il +4,6% del 2024.

Dietro questo numero si nasconde una realtà molto più complessa di quanto possa sembrare.

L’Europa concentra più della metà degli italiani all’estero

La prima caratteristica che emerge dai dati è la forte presenza italiana in Europa.

Il 53,1% degli italiani residenti all’estero vive infatti in Paesi europei. Un’altra grande componente, pari al 34,3%, si trova nell’America centro-meridionale.

Queste due aree, insieme, raccolgono quindi quasi nove italiani all’estero su dieci.

La distribuzione geografica, tuttavia, racconta storie molto diverse: in Europa pesa maggiormente la mobilità più recente, mentre in diversi Paesi dell’America Latina la presenza italiana è legata anche a generazioni di discendenti degli emigrati e alle acquisizioni della cittadinanza italiana.

Aumentano gli italiani, ma non grazie alle nascite

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la dinamica demografica.

Nel 2025 sono nati all’estero poco più di 16mila bambini da genitori italiani, contro i circa 26mila dell’anno precedente.

La diminuzione è stata del 37,1%.

I decessi sono stati invece poco più di 13mila, con un aumento del 2,4%. Di conseguenza, il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, si è ridotto a circa 3mila persone, rispetto alle 13mila del 2024.

È un dato che mostra quanto sia cambiata la struttura delle comunità italiane fuori dall’Italia.

Il fenomeno è particolarmente evidente in America Latina

Il calo delle nascite è stato particolarmente forte nel continente americano.

In America centro-meridionale, dove esistono alcune delle più numerose comunità di origine italiana, la struttura della popolazione è infatti mediamente più anziana, anche perché si tratta spesso di comunità formatesi attraverso le grandi ondate migratorie del passato.

A questo elemento demografico si aggiungono le modifiche intervenute nella normativa italiana sulla cittadinanza per discendenza, che hanno avuto conseguenze soprattutto sui flussi legati al riconoscimento della cittadinanza italiana.

127mila nuove cittadinanze italiane all’estero

C’è però un altro numero che aiuta a capire perché la popolazione italiana all’estero continui ad aumentare.

Nel 2025 sono state circa 127mila le acquisizioni della cittadinanza italiana all’estero.

Questo dato comprende soprattutto persone che hanno ottenuto la cittadinanza italiana attraverso le diverse procedure previste dalla legge, comprese quelle legate alla discendenza.

È un elemento importante perché significa che il numero degli italiani registrati all’estero non coincide semplicemente con quello delle persone nate in Italia che hanno deciso di trasferirsi oltreconfine.

Dove vanno gli italiani che lasciano il Paese

Anche i movimenti migratori sono cambiati.

Nel 2025 gli italiani che hanno trasferito la propria residenza dall’Italia all’estero sono stati circa 109mila, in forte diminuzione rispetto al picco di 141mila registrato nel 2024.

Il saldo migratorio degli italiani rimane comunque negativo per l’Italia: gli espatri continuano a essere più numerosi dei rientri, anche se la differenza si è ridotta a circa 53mila persone.

Le destinazioni preferite rimangono soprattutto europee. Nel 2025 Spagna e Germania hanno registrato circa 13mila nuovi arrivi dall’Italia ciascuna, seguite da Svizzera, Regno Unito e Francia.

Questi cinque Paesi hanno accolto complessivamente oltre la metà degli italiani che hanno lasciato il Paese.

Una comunità sempre più grande e sempre più diversa

Il dato dei 6,6 milioni racconta quindi soltanto una parte della storia.

La popolazione italiana all’estero comprende emigrati recenti, famiglie trasferitesi per lavoro o studio, pensionati, ma anche milioni di persone nate fuori dall’Italia che hanno acquisito la cittadinanza italiana attraverso la propria storia familiare.

Un dato particolarmente significativo riguarda proprio l’origine anagrafica: solo il 30,3% degli italiani residenti all’estero nel 2024 era nato in Italia.

Questo significa che la presenza italiana nel mondo non può più essere letta soltanto attraverso il fenomeno dell’emigrazione.

È ormai una realtà molto più ampia: una comunità internazionale nella quale convivono nuove generazioni di emigrati e discendenti di italiani che, anche a distanza di molte generazioni, continuano a mantenere un legame giuridico e culturale con l’Italia.

L’Italia fuori dall’Italia

I numeri appena pubblicati dall’Istat mostrano dunque un fenomeno destinato a rimanere centrale.

Gli italiani residenti all’estero hanno superato quota 6,6 milioni, ma la crescita rallenta. Le nascite diminuiscono sensibilmente, mentre il numero complessivo continua a essere sostenuto soprattutto dai movimenti migratori e dalle nuove acquisizioni della cittadinanza.

Dietro queste cifre ci sono comunità molto diverse tra loro, distribuite in ogni continente e legate all’Italia da rapporti familiari, culturali, economici e istituzionali.

È, a tutti gli effetti, un’altra parte dell’Italia: quella che vive fuori dai confini nazionali.

Fonte: Istat




Elezioni Comites 2026: si vota il 4 dicembre, ecco le scadenze per gli italiani all’estero

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Sono state ufficialmente indette le elezioni per il rinnovo dei Comitati degli Italiani all’Estero. Gli iscritti all’AIRE dovranno registrarsi nell’elenco degli elettori entro il 4 novembre per poter ricevere il materiale elettorale.

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È ufficiale: il 4 dicembre 2026 si voterà per il rinnovo dei Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero che rappresentano le comunità italiane presso le rispettive circoscrizioni consolari.

I Consolati hanno infatti emanato il decreto che indice le elezioni, facendo scattare anche il calendario delle principali scadenze elettorali.

Per gli italiani residenti all’estero si tratta di un appuntamento importante, ma occorre prestare attenzione a una differenza fondamentale rispetto alle elezioni politiche: per votare per i Comites non è sufficiente essere iscritti all’AIRE.

Chi può votare

Possono partecipare alle elezioni i cittadini italiani residenti e iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare da almeno sei mesi rispetto alla data delle votazioni.

Per ricevere il plico elettorale è però necessario iscriversi nell’elenco degli elettori entro il 4 novembre 2026.

L’iscrizione può essere effettuata secondo le modalità stabilite dal proprio Consolato: direttamente presso la sede consolare oppure inviando l’apposito modulo per posta o per posta elettronica, anche certificata, accompagnato dalla copia di un documento d’identità.

Le principali scadenze delle elezioni Comites

Il calendario fissato dal decreto consolare prevede diverse date da ricordare.

23 settembre – 3 ottobre: presentazione delle liste

Le liste dei candidati potranno essere presentate dal 23 settembre al 3 ottobre 2026.

È questa la finestra prevista per la presentazione delle candidature al rinnovo dei Comites.

4 novembre: termine per iscriversi al voto

Questa è probabilmente la data più importante per gli elettori.

Chi vuole partecipare alle elezioni dovrà risultare iscritto nell’apposito registro degli elettori entro il 4 novembre 2026.

Essere semplicemente iscritti all’AIRE, quindi, non è sufficiente per ricevere automaticamente il materiale elettorale.

Il voto sarà per corrispondenza

Come già avvenuto nelle precedenti elezioni, gli italiani residenti all’estero voteranno per corrispondenza.

Gli elettori regolarmente iscritti riceveranno il plico contenente il materiale necessario per votare entro il 15 novembre 2026.

Se il plico non dovesse arrivare, sarà possibile richiederne un duplicato a partire dal 21 novembre.

Le schede votate dovranno essere rispedite al Consolato. Per essere considerate valide, le buste dovranno comunque arrivare agli uffici consolari entro le ore 24 del 4 dicembre, giorno delle elezioni.

Che cosa sono i Comites

I Comites, cioè i Comitati degli Italiani all’Estero, sono organismi rappresentativi delle comunità italiane residenti fuori dall’Italia.

Vengono istituiti nelle circoscrizioni consolari nelle quali risiedono almeno 3.000 cittadini italiani.

A seconda del numero di italiani residenti nella circoscrizione, i Comites sono composti da 12 oppure 18 consiglieri.

Ogni Consolato provvede a indire le elezioni nella propria circoscrizione e, dove previsto, possono essere presenti anche più Comites.

Un appuntamento importante per gli italiani all’estero

Le elezioni del 4 dicembre rappresentano quindi un momento importante per la partecipazione degli italiani alla vita delle proprie comunità all’estero.

Per chi desidera votare, il consiglio più semplice è quello di non aspettare l’ultimo momento e verificare per tempo presso il proprio Consolato le modalità di iscrizione nell’elenco degli elettori.

La prima data da segnare sul calendario è il 23 settembre, quando si aprirà la finestra per la presentazione delle liste. Ma per gli elettori la scadenza fondamentale sarà il 4 novembre 2026, ultimo giorno utile per iscriversi al registro elettorale.

Il voto si terrà infine il 4 dicembre 2026.

Calendario essenziale

  • 23 settembre – 3 ottobre 2026: presentazione delle liste
  • 4 novembre 2026: termine per iscriversi nell’elenco degli elettori
  • 15 novembre 2026: termine previsto per la ricezione del materiale elettorale
  • 21 novembre 2026: possibilità di richiedere il duplicato del plico in caso di mancata ricezione
  • 25 novembre 2026: termine indicato per la spedizione delle schede votate
  • 4 dicembre 2026: elezioni per il rinnovo dei Comites

Fonte: AISE




Italia, l’emigrazione non si ferma: nel 2030 partiranno 176 mila italiani

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Le nuove previsioni Istat fotografano un Paese destinato a perdere oltre 13 milioni di residenti entro il 2080. Aumenteranno anche gli italiani che sceglieranno di trasferirsi all’estero: 176 mila nel 2030 contro i 144 mila del 2025. Il Mezzogiorno sarà l’area più colpita.

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L’Italia continuerà a perdere popolazione e, parallelamente, continuerà a esportare una parte della propria popolazione verso l’estero.

È uno degli elementi che emergono dalle nuove previsioni demografiche dell’Istat, elaborate sulla base del 1° gennaio 2025 e riferite all’orizzonte 2025-2080. Il quadro delineato dall’Istituto è quello di un Paese sempre più anziano, con meno nascite, una forza lavoro destinata a ridursi e una popolazione residente che potrebbe scendere dagli attuali 58,9 milioni a 45,8 milioni nel 2080.

Ma c’è un dato che riguarda in modo particolare gli italiani all’estero: le emigrazioni continueranno ad aumentare nel prossimo futuro.

Secondo lo scenario mediano dell’Istat, nel 2025 gli emigrati dall’Italia sono circa 144 mila. Nel 2030 potrebbero diventare 176 mila, per poi attestarsi a 169 mila nel 2050 e risalire a 183 mila nel 2080.

Non significa naturalmente che tutti questi emigrati siano necessariamente giovani italiani che lasciano il Paese. Il dato comprende i movimenti migratori verso l’estero e va quindi letto all’interno di un fenomeno più complesso. Ma conferma una tendenza ormai strutturale: l’Italia continuerà ad avere un flusso significativo di persone che trasferiscono la propria residenza oltre confine.

Un Paese che perderà oltre 13 milioni di abitanti

Il dato complessivo è ancora più impressionante.

Nello scenario mediano, la popolazione italiana passerà dai 58,9 milioni di residenti del 2025 a 58,7 milioni nel 2030, scenderà a 55 milioni nel 2050 e arriverà a 45,8 milioni nel 2080.

In poco più di mezzo secolo l’Italia perderebbe quindi oltre 13 milioni di residenti. E il fenomeno non sarebbe limitato a una particolare area geografica: riguarderebbe tutto il territorio nazionale, anche se con intensità molto diversa.

Il Nord mostra una maggiore capacità di tenuta. Tra il 2025 e il 2030 potrebbe addirittura registrare una lieve crescita, passando da 27,5 a 27,7 milioni di abitanti. Successivamente, però, anche il Nord inizierebbe a perdere popolazione.

Il Centro scenderebbe progressivamente fino a 9,3 milioni nel 2080.

La situazione più difficile riguarda invece il Mezzogiorno: dai 19,7 milioni di residenti del 2025 si passerebbe a 19,4 milioni nel 2030, a 16,7 milioni nel 2050 e appena 12,3 milioni nel 2080.

Non è soltanto emigrazione: è il saldo naturale a preoccupare

C’è però un aspetto importante da chiarire.

L’Italia continuerà ad avere un saldo migratorio con l’estero positivo. Nel 2025, secondo l’Istat, il saldo tra immigrati ed emigrati è di circa 296 mila persone. Nel 2030 scenderà a 247 mila e nel 2050 a 204 mila, per poi risalire a 221 mila nel 2080.

Il problema è che questo saldo positivo non basta a compensare la differenza tra nascite e decessi.

Le nascite, nello scenario mediano, resteranno intorno alle 355 mila all’anno fino al 2030, per scendere a 335 mila nel 2050 e a 281 mila nel 2080.

I decessi, al contrario, cresceranno: dai 652 mila del 2025 arriveranno a 708 mila nel 2030, raggiungendo un picco di circa 869 mila nel 2058.

È quindi questo squilibrio strutturale, più ancora dei singoli flussi migratori, a determinare il progressivo ridimensionamento della popolazione italiana.

Sempre meno persone in età lavorativa

Le conseguenze non saranno soltanto demografiche.

La popolazione tra i 15 e i 64 anni, oggi pari al 63,4% dei residenti, scenderebbe al 55,3% nel 2050. In termini assoluti, significherebbe quasi 7 milioni di persone in meno appartenenti a questa fascia d’età.

La conseguenza sarà una crescente difficoltà nel garantire il ricambio della forza lavoro e nel sostenere un sistema pensionistico e assistenziale chiamato contemporaneamente a gestire una popolazione sempre più anziana.

Nel frattempo aumenterà anche il numero degli anziani che vivono soli.

Secondo le proiezioni Istat, le persone che vivono sole passeranno dai 10 milioni del 2025 agli 11,6 milioni nel 2050. Tra queste, gli over 65 passeranno da 4,6 a 6,6 milioni.

E gli italiani all’estero?

È proprio qui che il fenomeno dell’emigrazione assume un significato più ampio.

Per decenni l’Italia ha considerato l’emigrazione soprattutto come un fenomeno del passato, legato alle grandi partenze del Novecento. Oggi, invece, l’Italia deve confrontarsi con una nuova mobilità internazionale e con una popolazione residente all’estero che continua a rappresentare una componente importante della società italiana.

Le nuove previsioni dell’Istat indicano che il flusso di emigrati non è destinato a esaurirsi. Al contrario, dopo i circa 144 mila trasferimenti del 2025, le partenze potrebbero raggiungere quota 176 mila già nel 2030.

Per un Paese che nello stesso periodo avrà sempre meno giovani, meno lavoratori e sempre più anziani, il dato dovrebbe rappresentare un elemento di riflessione politica.

Non si tratta semplicemente di chiedersi quanti italiani partiranno.

La domanda più importante è perché continueranno a partire e cosa farà l’Italia per rendere il Paese più capace di trattenere le nuove generazioni, senza trasformare l’emigrazione in una perdita permanente di capitale umano.

E, allo stesso tempo, sarà necessario capire come valorizzare il rapporto con quei milioni di italiani che vivono già fuori dai confini nazionali.

Perché l’Italia del futuro potrebbe essere un Paese con meno abitanti, ma con una comunità italiana nel mondo sempre più importante.




Cremona in ginocchio dopo la tromba d’aria: “I danni sono pesanti”

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Una violenta tromba d’aria con grandine ha devastato la città in pochi minuti. Danneggiati il Duomo e la torre civica, decine di abitazioni scoperchiate e migliaia di auto colpite.

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Cremona si è svegliata questa mattina contando i danni dopo una delle più violente ondate di maltempo degli ultimi anni.

Una tromba d’aria accompagnata da grandine e fortissime raffiche di vento ha investito la città nel pomeriggio di venerdì, lasciando dietro di sé una lunga scia di distruzione. I vigili del fuoco hanno effettuato centinaia di interventi in Lombardia, con le maggiori criticità concentrate proprio nel Cremonese.

Il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio, ha definito pesante il bilancio della devastazione.

“Vedere la città in queste condizioni lascia sgomenti.”

Il primo cittadino ha spiegato che i danni sono ancora in fase di valutazione e che diverse famiglie hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.

Il centro storico colpito al cuore

Tra le immagini più impressionanti ci sono quelle del Duomo e del Palazzo comunale.

La violenza del vento ha provocato il crollo della copertura di una guglia della Cattedrale e della parte superiore della torre civica del municipio, uno dei simboli della città.

La torre civica rappresenta inoltre una testimonianza storica particolarmente importante: è ciò che rimane dell’antico palazzo comunale, precedente all’edificio costruito nel 1206.

Per Cremona, dunque, il maltempo non ha danneggiato soltanto abitazioni e automobili.

Ha colpito anche una parte importante del patrimonio storico e artistico della città.

43 persone ferite

Il bilancio delle persone coinvolte è fortunatamente meno grave di quanto avrebbe potuto essere.

Sono 43 i feriti soccorsi al Pronto Soccorso di Cremona. Nessuno è in condizioni gravi, anche se quattro persone hanno riportato fratture del femore e necessitano di ricovero.

La maggior parte dei traumi è stata provocata da cadute o dal tentativo di cercare riparo durante la grandinata.

L’ospedale ha dovuto potenziare temporaneamente i turni medici e infermieristici per far fronte all’afflusso improvviso di persone ferite.

Dodici famiglie evacuate

I danni agli edifici sono particolarmente pesanti.

I vigili del fuoco hanno dovuto evacuare 12 famiglie, le cui abitazioni sono state dichiarate inagibili a causa dei gravi danni provocati dalla tempesta.

Decine di case e palazzi hanno riportato danni ai tetti e alle strutture.

Per alcune famiglie la giornata di ieri si è trasformata così, nel giro di pochi minuti, nella perdita temporanea della propria casa.

Diecimila automobili danneggiate

La grandine ha fatto il resto.

Secondo il bilancio diffuso questa mattina, sarebbero almeno 10.000 le automobili danneggiate.

I chicchi di grandine, accompagnati dalle raffiche di vento, hanno colpito parabrezza e carrozzerie, provocando danni ingenti.

A questo si aggiunge la caduta di migliaia di alberi, molti dei quali hanno invaso strade e danneggiato veicoli e strutture.

Almeno dieci chiese danneggiate

La devastazione ha interessato anche numerosi edifici religiosi.

Sono almeno dieci le chiese danneggiate, a partire proprio dalla Cattedrale.

Il patrimonio storico di Cremona è quindi uno degli aspetti che preoccupano maggiormente le autorità.

Saranno necessari sopralluoghi tecnici per stabilire la stabilità degli edifici e valutare l’entità dei danni.

Danneggiata anche la Fiera

Pesanti conseguenze anche per le attività economiche.

La Fiera di Cremona ha riportato danni in tre dei suoi quattro padiglioni.

Anche numerose imprese e aziende agricole della zona hanno segnalato strutture danneggiate dalla violenta perturbazione.

Il maltempo rischia quindi di avere conseguenze economiche che andranno ben oltre i costi immediati della ricostruzione.

Una notte di lavoro per i soccorritori

I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte.

In Lombardia gli interventi sono stati oltre 500, mentre nella sola Cremona le squadre hanno dovuto affrontare alberi caduti, tetti divelti, dissesti statici, allagamenti e altri ostacoli sulle strade.

Anche la Protezione Civile e le forze dell’ordine sono state impegnate nelle operazioni.

In alcuni casi i soccorritori hanno dovuto liberare persone rimaste intrappolate nelle automobili a causa degli alberi caduti.

Ora comincia la conta dei danni

Questa mattina il Comune ha convocato il Centro Operativo Comunale della Protezione Civile per fare il punto sulla situazione e stabilire le priorità degli interventi.

La prima necessità è mettere in sicurezza gli edifici e le strade.

Poi arriverà la fase della valutazione economica dei danni e degli interventi di ripristino.

Il sindaco ha già avvertito che sarà necessario tempo.

“Ci vorrà tempo, servirà pazienza, ma non ci fermiamo.”

Un’altra faccia del maltempo estremo

La devastazione di Cremona arriva in una giornata nella quale l’Italia sta vivendo condizioni meteorologiche estremamente diverse.

Mentre al Nord violenti temporali, grandinate e trombe d’aria provocano danni, in altre zone del Paese continuano temperature eccezionalmente elevate, con valori che hanno raggiunto livelli record.

È un contrasto sempre più evidente: caldo estremo da una parte, fenomeni temporaleschi violentissimi dall’altra.

Cremona dovrà rialzarsi

Adesso la città deve cominciare a ripulire le strade, mettere in sicurezza gli edifici e aiutare le famiglie rimaste senza casa.

Ma la ricostruzione riguarderà anche luoghi che fanno parte della memoria collettiva dei cremonesi.

Il Duomo, la torre civica, le chiese, gli edifici storici.

La tromba d’aria è durata pochi minuti. I danni resteranno molto più a lungo.

Cremona ora deve rialzarsi.

E la prima giornata dopo la tempesta è già cominciata con centinaia di uomini al lavoro per restituire alla città almeno una parte della normalità perduta.




Champions League, sorteggio da brividi per le italiane: Inter e Roma sfidano il Real, Napoli con City e Arsenal

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Quattro squadre italiane nella nuova Champions: nerazzurri e giallorossi affronteranno il Real Madrid, il Napoli trova Manchester City e Arsenal. Esordio da sogno per il Como contro Barcellona e PSG.

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La nuova Champions League comincia subito con alcune sfide che promettono spettacolo.

Il sorteggio della fase campionato della Champions League 2026-27, effettuato a Montecarlo, ha riservato alle quattro squadre italiane avversarie di grandissimo prestigio.

Inter e Roma affronteranno entrambe il Real Madrid, mentre il Napoli dovrà vedersela con Manchester City e Arsenal. Per il Como, alla sua prima storica partecipazione alla Champions, arrivano invece Barcellona e Paris Saint-Germain.

Non ci saranno più i vecchi gironi.

Come nelle ultime due edizioni, le 36 squadre sono inserite in un’unica classifica e ogni formazione giocherà otto partite contro otto avversarie diverse, quattro in casa e quattro in trasferta.

Inter, subito Real Madrid e Liverpool

L’Inter, inserita nella prima fascia, ha pescato alcuni degli avversari più prestigiosi disponibili.

La squadra nerazzurra affronterà in trasferta Real Madrid, Borussia Dortmund, Feyenoord e Slovan Bratislava, mentre a San Siro arriveranno Liverpool, Club Brugge, Stoccarda e Shakhtar Donetsk.

La sfida più attesa sarà naturalmente quella del Bernabéu contro il Real Madrid.

Ma anche Liverpool e Borussia Dortmund rappresentano due appuntamenti di grande richiamo.

Per l’Inter sarà quindi un percorso europeo tutt’altro che semplice.

Roma, il ritorno di Mourinho

Anche la Roma trova il Real Madrid.

La squadra giallorossa giocherà all’Olimpico contro Real Madrid, Sporting Lisbona, Lille e Slovan Bratislava.

In trasferta dovrà invece affrontare Paris Saint-Germain, Manchester United, Fenerbahce e AEK Atene.

Ma c’è un dettaglio che rende ancora più particolare il sorteggio.

A Roma arriverà il Real Madrid guidato da José Mourinho, in una sfida che riporterà inevitabilmente alla memoria la sua lunga storia nel calcio italiano.

E i giallorossi dovranno anche andare a Parigi per affrontare i campioni d’Europa in carica del PSG.

Napoli, Manchester City e Arsenal

Per il Napoli il sorteggio ha messo sulla strada due autentiche potenze del calcio inglese.

I partenopei affronteranno in casa Arsenal, Club Brugge, Bodø/Glimt e Viking, mentre saranno impegnati in trasferta contro Manchester City, Porto, Villarreal e Sabah.

La partita più attesa sarà certamente quella all’Etihad Stadium contro il Manchester City.

Ma anche l’Arsenal rappresenta un avversario di altissimo livello.

Il Napoli avrà però dalla sua il vantaggio di giocare entrambe le sfide più prestigiose in un contesto nel quale ogni punto può diventare fondamentale per la classifica finale.

Como, dalla Serie D al Camp Nou

La storia più affascinante è forse quella del Como.

Soltanto pochi anni fa il club giocava in Serie D.

Ora si prepara ad affrontare la Champions League.

E il sorteggio ha deciso di regalargli immediatamente una notte da sogno: trasferta al Camp Nou contro il Barcellona.

Ma non sarà l’unica grande sfida.

A Como arriverà infatti anche il Paris Saint-Germain, campione d’Europa in carica.

Le altre avversarie saranno Manchester United, Lipsia, AEK Atene, Real Betis, Feyenoord e Lens.

Per una società alla prima partecipazione assoluta nella competizione, è un programma semplicemente straordinario.

Quattro italiane, quattro percorsi completamente diversi

Il sorteggio ha quindi prodotto quattro situazioni molto differenti.

Inter: Real Madrid, Liverpool e Borussia Dortmund tra le sfide più importanti.

Roma: Real Madrid, PSG e Manchester United.

Napoli: Manchester City e Arsenal, oltre a Porto e Villarreal.

Como: Barcellona, PSG, Manchester United e Lipsia.

Una cosa è certa: sarà difficile annoiarsi.

La nuova Champions non permette distrazioni

Il nuovo formato rende particolarmente importante ogni partita.

Le 36 squadre vengono inserite in un’unica graduatoria.

Le prime otto al termine delle otto giornate accederanno direttamente agli ottavi di finale.

Le squadre classificate dal nono al 24º posto dovranno invece passare attraverso i playoff.

Le altre saranno eliminate.

Per questo anche le partite contro avversari considerati meno forti possono diventare decisive.

Una sconfitta inattesa può costare molto più di quanto sarebbe accaduto nei vecchi gironi.

Si comincia a settembre

La prima giornata della League Phase è prevista tra l’8 e il 10 settembre 2026.

L’ottava e ultima giornata si giocherà il 27 gennaio 2027, mentre la finale è in programma il 5 giugno 2027 a Madrid.

Il calendario dettagliato delle partite sarà comunicato dall’UEFA entro sabato 29 agosto.

Una Champions tutta da vivere

Per il calcio italiano è una stagione particolarmente importante.

Quattro squadre nella fase principale significano quattro possibilità di arrivare lontano.

Ma il sorteggio ha già fatto capire che nessuno avrà vita facile.

L’Inter dovrà misurarsi con il Real e il Liverpool.

La Roma con Real, PSG e Manchester United.

Il Napoli con City e Arsenal.

E il Como avrà l’opportunità di scrivere una delle pagine più incredibili della propria storia affrontando il Barcellona al Camp Nou.

Quattro italiane, quattro grandi sfide e una Champions che promette spettacolo fin dalla prima giornata.

E per gli appassionati italiani ci sarà soltanto da aspettare il calendario.

Poi, finalmente, si comincia a giocare.