Bombe italiane a Gaza? La denuncia del CRED

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photo 5949481783701650891 y 1024x607Sono anche italiane le bombe e le munizioni che Israele usa da sette mesi nella Striscia di Gaza, come pure la scelta di tagliare i fondi agli aiuti che le Nazioni Unite portano alla popolazione, e per questo ora il nostro Paese dovrà fare i conti con due denunce – una penale, l’altra civile – per complicità con Israele in “genocidio” a Gaza. La prima è un esposto alla Procura di Roma presentato da una rete di avvocati sostenuti dal Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (Cred). Una mossa che, spiega l’avvocato del Cred Fabio Marcelli, cerca di costringere Israele – e a seguire, Paesi come l’Italia – a dare esecuzione alle misure cautelari emanate dalla Corte internazionale di giustizia (Icj), che ha ritenuto “plausibile il carattere genocidario delle azioni dell’esercito e ordinato a Tel Aviv di porvi fine con ogni mezzo. Il crimine di genocidio però non riguarda solo uccisioni commesse con mezzi militari, ma anche “azioni che mettono alla fame la popolazione o la espongono ad altri rischi, come l’interruzione alle forniture di acqua, energia elettrica, comunicazioni”, dice Marcelli. Da qui “abbiamo fondato l’esposto su alcune evidenze, tra cui l’invio di armi. Siamo il terzo esportatore dopo Stati Uniti e Germania. Il ministro Tajani afferma che tale traffico è cessato dopo il 7 ottobre ma questo- avverte il legale- viene smentito dai dati diffusi da alcuni organismi come l’Istat”. La seconda denuncia riguarda la “sospensione delle donazioni da parte dell’Italia all’agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa)”. Una scelta fatta dopo che Israele ha accusato alcuni membri di Unrwa di collaborazione negli assalti condotti da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre.

Un recente report indipendente però smentisce le accuse e così Paesi come la Germania hanno riattivato le donazioni a quella che viene considerata la “spina dorsale” dell’aiuto umanitario ai 2,3 milioni di abitanti della Striscia. “Non ci risulta che l’Italia lo abbia ancora fatto” dice Marcelli. Se la Procura confermerà la complicità in genocidio, potrebbero essere chiamati a rispondere esponenti di governo, come i ministri di Esteri e Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto. “Nel caso- chiarisce Marcelli all’agenzia Dire- si attiva il Tribunale dei ministri“. Azioni svolte in aule di tribunale lontane migliaia di chilometri da Gaza, e che non hanno effetti diretti sulle scelte del gabinetto di guerra israeliano, ma “intanto proviamo a togliere ossigeno a quelle operazioni”, dice Gianluca Vitale, illustrando la causa civile intentata contro l’Italia su iniziativa di un avvocato palestinese, che nella guerra ha perso sette membri della sua famiglia e subito sei sfollamenti. Dice Vitali: “Israele sta commettendo un danno e il concorso a quel danno deve essere interrotto dal giudice civile”.

Cosi, al Tribunale “chiediamo che interrompa la vendita di armi italiane a Israele, e non solo: penso alla Leonardo che, ad esempio, fornisce i carrelli per i caterpillar che oggi servono a distruggere, o all’uso di Israele delle basi militari italiane”. E poi si chiede di togliere il blocco ai finanziamenti all’Unrwa.
La prima udienza sarà il 13 giugno. E si potrebbe poi aprire la strada a futuri ricorsi di cittadini palestinesi per chiedere che l’Italia li risarcisca dei danni materiali e immateriali subiti. A chiarire il nesso tra la situazione a Gaza e la causa all’Italia è Salahaldin Abdalaty, da cui è partita la causa civile. “Dal 7 ottobre Israele ha commesso 3.150 massacri, tra cui quello che ha causato la morte dei miei familiari” denuncia. “Ha ucciso oltre 35mila persone, distrutto il 70% delle abitazioni, e questo grazie a Paesi come l’Italia che gli forniscono armi”. Abdalaty invoca “giustizia. Israele viola sistematicamente il diritto internazionale e umanitario, nonché ogni risoluzione Onu. Ma io ho fiducia nel diritto: la popolazione palestinese deve essere difesa” anche attraverso “sanzioni su Israele, come fatto per altri Paesi”. La conferenza in cui sono state illustrate le cause legali è stata promossa stamani da Amnesty international e ospitata presso la sede romana della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi).

agenzia DIRE – www.dire.it




9 maggio 1978, quarantasei anni fa l’omicidio di Aldo Moro

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22acb026d6dd6d290bf3ce466d11de65 lIl presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal presidente del Senato La Russa e dal presidente della Camera Fontana, ha deposto la corona a via Caetani a Roma per il 46esimo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro ad opera delle Br.

Con lui i presidenti di Senato e Camera, La Russa e Fontana. Le massime autorità si sono recate al Senato per la Cerimonia del Giorno della memoria per le vittime di terrorismo e stragi. “Il 9 maggio una data che ha segnato la memoria e la coscienza della Nazione”, scrive la premier Meloni, ricordando oltre a quello di Moro, gli omicidi di Peppino Impastato e Rosario Livatino.




La caduta delle stelle: 75 anni fa la tragedia di Superga

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poster2013Sono trascorsi 75 anni ma la memoria non è sbiadita. Perché si trattò di una tragedia che colpì non solo lo sport ma l’orgoglio di un intero paese alla ricerca del riscatto. Perché coinvolse giovani sportivi che sapevano rendere meno amare le domeniche degli appassionati di calcio. Perché distrusse il mito di una grande squadra trasformando Superga nella sintesi delle sciagure del XX secolo.

Erano di ritorno da Lisbona, i componenti del Torino, i dirigenti, tre noti giornalisti italiani e  l’equipaggio del trimotore Fiat G.212 delle Avio Linee Italiane . Nella capitale lusitana la squadra aveva disputato un incontro amichevole con il Benfia per celebrare il capitano della compagina locale, Francisco Ferreira.

fiat g.212 i elce tragedia supergaDecollato alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949 l’aereo era guidato dal  tenente colonnello Meroni e fece scalo a Barcellona permettendo alla squadra del Torino di incontrare a pranzo quella del Milan diretta a Madrid. Ripreso il volo, il trimotore sorvolò Cap de Creus, Tolone, Nizza, Albenga, Savona,virando poi  verso nord, in direzione del capoluogo subalpino. Il tempo su Torino era pessimo. Alle 16:55 l’aeroporto di Aeritalia comunica ai piloti la situazione meteo: nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima (40 metri). Dopo pochi minuti, alle ore 17,03, lo schianto sul terrapieno posteriore della Basilica di Superga, a 669 metri di altitudine.

lapide superga2016Secondo le ipotesi, a  causa del forte vento al traverso sinistro – l’aereo nel corso della virata subì una deriva verso dritta, che lo spostò dall’asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di recenti indagini è emersa la possibilità che l’altimetro si fosse bloccato sui 2000 metri e quindi inducesse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre erano a soli 600 metri dal suolo.

Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vide invece sbucare davanti all’improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ebbe il tempo per fare nulla. Delle 31 persone a bordo non si salvò nessuno. I  giocatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Émile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola,Mario Rigamonti, Julius Schubert, i dirigenti Arnaldo Anisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti gli allenatori Egri Erbstein e Leslie Lievesley, il massaggiatore  Osvaldo Cortina scomparvero portando nella tomba il blasone di una squadra vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Con loro perì anche l’equipaggio formato da Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Cesare Biancardi e Antonio Pancrazi. Si salvarono soltanto Sauro Tomà ( che non prese parte alla trasferta portoghese per un infortunio al menisco), il  portiere di riserva Renato Gandolfi, e Luigi Giuliano Luigi Giuliano (capitano della Primavera del Toro e da poco tempo in pianta stabile in prima squadra, fu bloccato da un’influenza). Si salvarono casualmente anche il notissimo radiocronista  Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio), l’ex commissario tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero), il calciatore Tommaso Maestrelli (invitato da Mazzola rinunciò per problemi burocratici con il passaporto)  e il presidente del Torino, Ferruccio Novo (malato d’influenza). Nell’incidente morirono anche i giornalisti Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa).

tragedia superga 2Il primo ad accorrere fu Don Tancredi Ricca, cappellano della Basilica di Superga. Tra i resti fumanti dell’aereo è subito chiaro che non ci sono possibilità di trovare persone in vita. Al buon parroco non resta altro che pregare, in attesa dell’arrivo di altri confratelli, dei contadini della zona e delle prime ambulanze e squadre dei vigili del fuoco. La notizia dello schianto si propagò come un’onda d’urto. Negli uffici dell’Aeritalia c’era ancora l’incertezza sulla scomparsa dell’aereo dai radar, ma in strada echeggiò una sola frase: Il Grande Torino.

A poche ore dall’incidente, l’Italia entrò in lutto: il Grande Torino era da tempo una squadra al di sopra del tifo di campanile. Orgoglio  di tutti gli italiani, la squadra rappresentava un simbolo della rinascita italiana dopo le tragedie della guerra, capace di dominare nel calcio italiano come nessuno mai avrebbe fatto in futuro.  Per la partita di addio del capitano del Benefica e del Portogallo, Ferriera, venne scelto il Torino (capace di vincere il campionato precedente con sedici punti di vantaggio sulla seconda) proprio per il suo assoluto blasone internazionale e nonostante lo scetticismo del presidente del Torino venne giocata per la reciproca simpatia che legava lo stesso Ferriera a  Valentino Mazzola.

Il trauma di Superga fu talmente  forte da indurre la nazionale italiana a partire un anno più tardi alla volta dei mondiali brasiliani in nave anziché in aereo.  Con pessimi risultati di forma.

Il calcio italiano non ritrovò più per anni un modello di squadra così compatta e vincente. La Nazionale, orfana di straordinari atleti, si affidò agli oriundi per poter competere a un livello accettabile, subendo una delusione dopo all’altra.

Bisognerà attendere  l’Inter di Moratti ed Herrera per riportare il sorriso e la gloria nel  calcio italiano. Nella  notte di Vienna, 27 maggio 1964, i nerazzurri vinsero la loro prima Coppa dei Campioni ai danni del leggendario Real Madrid con due reti di Sandro Mazzola, figlio del grande e indimenticato Valentino.

 

 




Ciclismo. Ha preso il via da Torino il Giro d’Italia 2024

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66362ba20f225Ha preso il via il Giro d’Italia 2024: da Venaria Reale alle 13.55 il via della prima tappa con arrivo a Torino dopo 140 chilometri e la salita sul Colle della Maddalena.

Non una cronometro, quindi, ma 140 chilometri con una salita di terza categoria e una di seconda.

Domani il primo arrivo da brividi, ai 1.142 metri di Oropa (Biella).

Grande favorito lo sloveno Pogacar che punta alla “corsa rosa” ma anche al Tour, una doppietta, che dopo aver vinto per due volte la corsa a tappe francese, non aveva mai tentato.

 

 

 

 




Cile, l’Amerigo Vespucci lascia Valparaíso e prosegue tour mondiale

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cile lamerigo vespucci lascia valparaiso e prosegue tour mondialeL’Amerigo Vespucci, il gioiello della Marina Militare italiana, ha lasciato Valparaíso per proseguire il suo tour Mondiale iniziato nel 2023 e che terminerà nel 2025. La nave più bella del mondo, considerata una vera e propria “ambasciata galleggiante”, per la prima volta nella sua storia ha previsto una sosta in Cile, raggiungendo un numero record di oltre 22.000 visitatori nell’arco dei cinque giorni trascorsi al Molo de Abrigo.

La sua permanenza nella città portuale ha dato il via ad attività culturali e promozionali organizzate dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura, a partire dall’inaugurazione della mostra “Siamo Mare. Italia Paesaggio Costiero”, presso il Museo Marítimo Nacional di Valparaíso – disponibile fino al 31 maggio – per proseguire con la Conferenza sulla biodiversità marina presso la Pontificia Universidad Católica di Valparaíso, arricchita dall’esposizione di 15 immagini di fotografi italiani nell’ambito della mostra “Siamo mare. La bellezza del mare, la biodiversità e la sostenibilità ambientale”. Per l’occasione, nella storica cornice del Museo Palacio Vergara di Viña del Mar, progettato da un architetto italiano agli inizi del Novecento, è stato organizzato un concerto di musica lirica italiana.

Il 1 maggio, presso la sede di Viña del Mar della Scuola Italiana Arturo Dell’Oro, si è tenuto l’evento di presentazione di Italea, programma che ha l’obiettivo di aiutare i discendenti italiani nel mondo a riconnettersi con i luoghi di origine dei loro antenati. “Il 2024 è l’anno delle radici italiane nel mondo e con questo evento vogliamo ricordare alla nostra comunità italiana in Cile l’ambizioso progetto del Turismo delle Radici. Ovunque andiamo noi italiani portiamo la nostra cultura, le nostre tradizioni, i colori e i sapori della nostra Italia. Riscoprire le nostre radici serve allora a rendere quei colori più vivi e quei sapori più intensi” ha dichiarato l’Ambasciatrice d’Italia in Cile, Valeria Biagiotti, nel suo discorso di apertura.




Mattarella celebra il Primo Maggio: lavoro senza abusi

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22165864 600x400L’Italia è una repubblica “fondata sul lavoro di tutti” e non, prendendo a prestito una frase di Amintore Fanfani “sul privilegio, non sulla fatica altrui”. Il lavoro libero, non mercificato, equo, rispettoso delle leggi e della persona, lontano da “abusi e condizionamenti”, capace di guardare al progresso ma non in cambio della libertà dell’uomo – vedi intelligenza artificiale – è “un elemento base della nostra identità democratica”. Parte da qui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per toccare – nel suo discorso a Castrovillari, in provincia di Cosenza – i tanti temi legati al lavoro, alla vigilia della giornata del primo maggio.

Innanzitutto è “inaccettabile” qualsiasi morte sul lavoro, fosse anche una, poi, guardando al comparto agroalimentare, ben rappresentato il Calabria, Mattarella tocca la questione dei lavoratori migranti che “sono parte essenziale della produzione agricola” ma bisogna “vigilare” sulle aree grigie di illegalità, “sulle delinquenziali forme di caporalato. Sulle condizioni inumane in cui vengono, in alcuni casi, scaraventati i lavoratori stagionali, talvolta senza nome né identità. Siamo una Nazione che ha conosciuto i drammi e le sofferenze degli emigranti e avvertiamo il dovere di rifiutare di riviverli al contrario”.

1 maggio/mattarella celebra il primo maggio: lavoro senza abusi

Poi, i dati su l’occupazione, anche quella delle donne, sono positivi ma non ci si può cullare sugli allori: “Non possiamo ignorare le aree di marginalità e sofferenza: ne va della pienezza della cittadinanza” e quindi, avverte Mattarella, le politiche del lavoro devono essere mirate a ridurre “gli squilibri”.

Infine, insieme a un messaggio di speranza per il futuro perché l’Italia ha tutte le “risorse morali e materiali” per affrontarlo, il richiamo a rispettare sempre una giusta dialettica tra istituzioni e corpi intermedi che “sono un elemento caratterizzante del disegno della nostra Costituzione e recano beneficio all’Italia”.

”Il movimento sindacale – portatore di valori democratici – è interlocutore insopprimibile – ha detto Mattarella – per lo sviluppo di una fruttuosa contrattazione collettiva, di settore e aziendale. Affinché il welfare – elemento base dei diritti di cittadinanza – non smarrisca il suo carattere universalistico. Per una crescita equilibrata dei salari, che rimuova una stagnazione che pesa sulla vita delle famiglie, a differenza di quanto avviene in altri Paesi dell’Unione Europea. Per rendere più forte l’intero sistema nell’affrontare la sfida dell’innovazione”.
askanews.it




Terremoto: Campi Flegrei, forte scossa avvertita a Napoli

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Una scossa di terremoto di magnitudo 3.9 con epicentro nella zona dei Campi Flegrei ha svegliato alle 5.44 molti napoletani che l’hanno avvertita distintamente, soprattutto ai piani alti dei palazzi.

L’evento è stato localizzato a una profondità di 3 chilometri con epicentro nel golfo. Nella zona di Bacoli diverse persone spaventate sono scese in strada.

La scossa è stata avvertita in diversi quartieri di Napoli.

L’altra notte una scossa di terremoto di magnitudo 2,4 era stata avvertita alle 3.47, dai residenti nella zona dei Campi Flegrei, nei quartieri di Agnano e Bagnoli, a Napoli e nei comuni limitrofi, tra Pozzuoli e Bacoli nell’ambito di uno sciame sismico caratterizzato da una cinquantina di scosse ma tutte di bassa intensità, mai superiori a 1,4 di magnitudo.

La potenza e l’epicentro della scossa di stamanehanno fatto sì che venisse avvertita anche a Procida ed Ischia. Sull’isola di Arturo in particolare l’evento sismico legato al bradisismo è stato percepito da molti abitanti tanto che il sindaco isolano Dino Ambrosino, qualche ora dopo, ha voluto rassicurare i suoi concittadini attraverso i canali social personali e del comune: “Stamattina alle 5.45 abbiamo avvertito anche in tutta Procida la scossa di terremoto. Ci ha svegliato con movimento prolungato di diversi secondi. Al momento non sono segnalati danni sull’isola” è stato il messaggio del primo cittadino procidano. Ad Ischia gli effetti della scossasono stati decisamente meno potenti anche se non mancano le segnalazioni di chi l’ha avvertita, soprattutto nel versante settentrionale dell’isola.

Paura sì ma nessun danno. I sindaci di Pozzuoli, Gigi Manzoni, e Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, invitano alla calma dopo le preoccupazioni per la forte scossa dche ha svegliato molti residenti dei Campi Flegrei ma anche tanti a Napoli. “La scossa di questa mattina è stata forte. Come accade in queste occasioni ci siamo attivati subito con i volontari della Protezione Civile e la Polizia Municipale.

Al momento non si segnalano danni, per eventuali segnalazioni potete utilizzare i numeri della Centrale Operativa della Polizia Municipale: 081/8551891 e quelli della Protezione Civile: 081/18894400”, dice Manzoni. Il primo cittadino di Bacoli, dal canto suo, spiega: “è stata molto forte. L’abbiamo sentita tutti. E in tanti hanno avuto paura. Magnitudo 3.9. Ore 5:44. Con epicentro in mare, nel nostro golfo, davanti la costa di Bacoli. Voglio rassicurarvi, subito. Non registriamo danni a cose e persone. Abbiamo ben percepito una nuova scossa legata al bradisismo dei Campi Flegrei. Tra le più forti da quando stiamo rivivendo la recrudescenza del fenomeno sismico. Sono in contatto con l’Osservatorio Vesuviano e la Protezione Civile Nazionale. Ho convocato il Centro Operativo Comunale e stiamo operando in sinergia con la Prefettura di Napoli. La situazione è sotto monitoraggio costante. Mi rendo conto delle preoccupazioni”. Ma, dice Della Ragione rivolto ai cittadini “vi invito a mantenere la calma. Vi terrò costantemente informati. Io sono a vostra completa disposizione, come sempre, insieme a tutta la struttura municipale. Per segnalazioni, potete in qualsiasi momento contattare il 0815231736. Potete chiamare il Comando PM al 0815234057 e 0818553331. Vi lascio anche il mio numero personale 3398766104, a cui potete scrivermi anche su whatsapp. Viviamo nel Campi Flegrei. Dobbiamo imparare a convincerci. Vi sono vicino. Siamo al vostro fianco”.

(ansa.it)




Poliziotti lo sorprendono a rubare, ma ha fame e gli fanno la spesa

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questore 1024x685Fermano un uomo sorpreso dalla vigilanza a rubare in un centro commerciale cibo in scatola, ma una volta averlo identificato e denunciato per il furto fanno la spesa al supermercato e gliela donano. È quanto accaduto nei giorni scorsi a Firenze nel quartiere dell’Isolotto, dove due poliziotti avvertiti dai vigilantes privati del centro commerciale sono avvertiti per gli accertamenti richiesti su un italiano senza fissa dimora di 33 anni. Una volta capito che l’uomo era mosso dalla fame e che si trovavano di fronte a una situazione di particolare fragilità di un senzatetto, tuttavia, gli agenti non ci hanno pensato due volte: hanno acquistato cibo a volontà e gliel’hanno donato.

IL QUESTORE: ‘RAPPRESENTANO LO SPIRITO DI SERVIZIO’

Il senso del dovere, unito alla generosità mostrata dai poliziotti in questa circostanza viene prontamente elogiato dal questore Maurizio Auriemma: “Questi due giovani poliziotti rappresentano lo spirito dell’esserci sempre della polizia di Stato”, commenta in una nota. Il questore esprime, inoltre, il proprio compiacimento a tutti i poliziotti delle volanti impegnati, con determinazione ma anche grande umanità, nella prevenzione dei reati e nel soccorso pubblico per le strade del capoluogo toscano.

agenzia DIRE – www.dire.it




Mattarella: “Da nazifascismo 5mila eccidi crudeli, la propaganda negava l’innegabile. Il 25 aprile è data fondante, unità doverosa”

cerimonia commemorativa dell'80° anniversario della distruzione della cittÀ di cassino e deposizione di una corona in memoria di don giuseppe morosini

cerimonia commemorativa dell'80° anniversario della distruzione della cittÀ di cassino e deposizione di una corona in memoria di don giuseppe morosini

“Il 25 aprile è per l’Italia una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà che, trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista, hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o totalitarismo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile a Civitella in Val di Chiana, a ottant’anni dalla strage del 29 giugno del 1944.
“Aggiungo, utilizzando parole pronunciate da Aldo Moro nel 1975- ha proseguito Mattarella- che ‘intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico’”.

“5MILA STRAGI CRUDELI, LA PROPAGANDA FASCISTA NEGAVA L’INNEGABILE”

“All’infamia della strage di Marzabotto, la più grande compiuta in Italia, seguì un corollario altrettanto indegno: la propaganda fascista, sui giornali sottoposti a controlli e censure, negava l’innegabile, provando a smentire l’accaduto, cercando di definire false le notizie dell’eccidio e irridendo i testimoni. Occorre, oggi e in futuro, far memoria di quelle stragi e di quelle vittime e sono preziose le iniziative nazionali e regionali che la sorreggono. Senza memoria, non c’è futuro“. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile a Civitella in Val di Chiana, a ottant’anni dalla strage del 29 giugno del 1944.
Mattarella ha ricordato che “la magistratura militare e gli storici, dopo un difficile lavoro di ricerca durato decenni, hanno finora documentato sul territorio italiano 5mila crudeli e infami episodi di eccidi, rappresaglie, esecuzioni sommarie. Con queste barbare uccisioni, nella loro strategia di morte, i nazifascisti cercavano di fare terra bruciata attorno ai partigiani per proteggere la ritirata tedesca: cercavano di instaurare un regime di terrore nei confronti dei civili perché non si unissero ai partigiani, cercavano di operare vendette nei confronti di un popolo considerato inferiore da alleato e, dopo l’armistizio, traditore”.
Per il capo dello Stato “si trattò di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale e all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualunque altro genere, può infatti essere invocata per giustificare l’uccisione di ostaggi e di prigionieri inermi. I nazifascisti ne erano ben consapevoli: i corpi dei partigiani combattenti, catturati, torturati e giustiziati, dovevano rimanere esposti per giorni, come sinistro monito per la popolazione. Ma le stragi di civili cercavano di tenerle nascoste e occultate, le vittime sepolte o bruciate. Non si sa se per un senso intimo di vergogna e disonore o per evitare d’incorrere nei rigori di una futura giustizia, oppure, ancora, per non destare ulteriori sentimenti di rivolta tra gli italiani”.

“I PARTIGIANI FECERO USO DELLE ARMI PERCHÈ UN GIORNO TACESSERO”

“A differenza dei loro nemici, imbevuti del culto macabro della morte e della guerra, i patrioti della Resistenza fecero uso delle armi perché un giorno queste tacessero e il mondo fosse finalmente contrassegnato dalla pace, dalla libertà, dalla giustizia. Oggi, in un tempo di grande preoccupazione, segnato, in Europa e ai suoi confini, da aggressioni, guerre e violenze, confidiamo in quella speranza. E per questo va ribadito: viva la Liberazione, viva la libertà, viva la Repubblica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile a Civitella in Val di Chiana, a ottant’anni dalla strage del 29 giugno del 1944.

“FASCISMO SOFFOCÒ DIRITTI ED EDUCÒ A RELIGIONE VIOLENZA”

“Liberazione, dunque, dall’occupante nazista, liberazione da una terribile guerra, ma anche da una dittatura spietata che, lungo l’arco di un ventennio, aveva soffocato i diritti politici e civili, calpestato le libertà fondamentali, perseguitato gli ebrei e le minoranze, educato i giovani alla sacrilega religione della violenza e del sopruso. L’entrata in guerra, accanto a Hitler, fu la diretta e inevitabile conseguenza di questo clima di fanatica esaltazione”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile a Civitella in Val di Chiana, a ottant’anni dalla strage del 29 giugno del 1944.

“RESISTENZA FU RISCATTO MORALE DA DISUMANITÀ FASCISMO“

“Il fascismo aveva in realtà, da tempo, scoperto il suo volto, svelando i suoi veri tratti brutali e disumani, come ci ricorda il prossimo centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti. L’8 settembre, con i vertici del Regno in fuga, fece precipitare il Paese nello sconforto e nel caos assoluto. Ma molti italiani non si piegarono al disonore. Scelsero la via del riscatto. Un riscatto morale, prima ancora che politico, che recuperava i valori occultati e calpestati dalla dittatura. La libertà, al posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’odio razzista. La democrazia, al posto della sopraffazione. L’umanità, al posto della brutalità. La giustizia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della paura. Nasceva la Resistenza, un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di porre fine al dominio nazifascista sul territorio italiano, per instaurare una nuova convivenza, fondata sul diritto e sulla pace”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile a Civitella in Val di Chiana, a ottant’anni dalla strage del 29 giugno del 1944.

“CIVITELLA VAL DI CHIANA SIMBOLO BARBARIE NAZIFASCISTA”

“Siamo qui riuniti a Civitella in Val di Chiana per celebrare il 25 aprile, anniversario della Liberazione, a ottant’anni dalla terribile strage nazifascista perpetrata, in questo territorio, sulla popolazione inerme.
Come abbiamo poc’anzi ascoltato dalle parole del sindaco, della professoressa Ponzani, dalle letture – ringrazio Ottavia Piccolo per la sua appassionata interpretazione – e, con emozione, dalla straordinaria testimonianza di Ida Balò, gli eccidi avvennero, oltre che a Civitella, a Cornia, dove la crudeltà dei soldati della famigerata divisione Goring si sfogò in maniera particolarmente brutale, con stupri e uccisioni di bambini. Nella stessa giornata si compiva, non lontano da qui, un altro eccidio, a San Pancrazio, dove furono sterminate oltre settanta persone”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile a Civitella in Val di Chiana, a ottant’anni dalla strage del 29 giugno del 1944.

Come è attestato dai documenti processuali, ha proseguito Mattarella, “gli eccidi furono pianificati a freddo, molti giorni prima, e furono portati a termine con l’inganno e con il tradimento della parola. Si attese, cinicamente, la festa dei Santi Pietro e Paolo per essere sicuri di poter effettuare un più numeroso rastrellamento di popolazione civile. La tragica contabilità del 29 giugno del ’44, in queste terre racconta di circa 250 persone assassinate. Tra queste, donne, anziani, sacerdoti e oltre dieci minorenni. Il più piccolo, Gloriano Polletti, aveva solo un anno. Maria Luisa Lammioni due. Il parroco di Civitella, don Alcide Lazzeri, e quello di San Pancrazio, don Giuseppe Torelli, provarono a offrire la loro vita per salvare quella del loro popolo, ma inutilmente. Furono uccisi anch’essi, insieme agli altri. Alcuni ostaggi, destinati alla morte, rimasero feriti o riuscirono a fuggire. Nei loro occhi, stupefatti e impauriti, rimarrà per sempre impresso il ricordo di quel giorno di morte e di orrore”.
“Sono venuto oggi qui a Civitella, uno dei luoghi simbolo della barbarie nazifascista, per fare memoria di tutte le vittime dei crimini di guerra, trucidate, in quel 1944, sul territorio nazionale e all’estero- ha sottolineato il capo dello Stato-. Non c’è parte del suolo italiano – con la sola eccezione della Sardegna – che non abbia patito la violenza nazifascista contro i civili e non abbia pianto sulle spoglie dei propri concittadini brutalmente assassinati. La Regione che ci ospita, la Toscana, è tra quelle che hanno pagato il più alto tributo di sangue innocente, insieme all’Emilia Romagna e al Piemonte”.

 fonte Agenzia DIRE – www.dire.it




La Liberazione, un 25 aprile di 79 anni fa

25aprile

25aprileSi celebra oggi il 79° anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è recato stamane all’Altare della Patria per deporre una corona d’alloro al Milite Ignoto per poi partire per Civitella Val di Chiana (Arezzo) dove parteciperà alla cerimonia ufficiale del 79° anniversario della Liberazione.
Il 25 aprile del 1945, con gli eserciti alleati alle porte di Milano, il CLNAI (Comitato di Liberazione Alta Italia) diede l’ordine a tutte le formazioni partigiane e gappiste di attaccare i presidi fascisti e nazisti ancora presenti nel Nord Italia. La parola d’ordine era “Arrendersi o perire”. Per l’Italia intera è la fine di un incubo. E anche se la guerra in Europa non potrà dirsi conclusa che ai primi di maggio, resta questa la data più significativa della nostra storia contemporanea.
Protagoniste di questo capitolo da subito entrato nei libri di scuola le formazioni partigiane, di vario colore ed estrazione partitica, che versarono il proprio sangue per cacciare l’invasore tedesco e sconfiggere la Repubblica Sociale Italiana, lo Stato fantoccio creato da Mussolini nel settembre del 1943 sulle rive del Lago di Garda per volere di Adolf Hitler.
Una data, quella di oggi, che segna la fine di quella che solamente a distanza di molti anni si è cominciata a chiamare con il proprio nome: guerra civile.
Dall’Abruzzo al Nord Italia, ogni città, paese, borgo ha il suo monumento ai caduti, la sua targa per commemorare i figli scomparsi prematuramente in uno scontro fratricida o per ricordare un qualche avvenimento legato a quei tragici mesi che vanno dall’armistizio dell’8 settembre 1943 al 25 aprile del 1945. Mesi in cui la furia nazista sconvolse le zone dell’Appennino centrale, mietendo migliaia di vittime tra i civili inermi.
Ancora oggi ci sono luoghi rimasti fermi a quel periodo, il cui semplice nome rimanda a storie raccapriccianti di stragi rimaste impunite: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Boves e molte altre.
Il 25 aprile ha messo fine a tutto questo. E le celebrazioni che si tengono in tutto il Paese servono a ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, che non si tratta solamente di un giorno di vacanza, ma di una data dal forte valore simbolico, un monito per tenere a mente quello che è stato, spronandoci tutti a difendere tenacemente una libertà duramente conquistata dai nostri nonni e che noi dobbiamo avere la forza di mantenere e coltivare. (gi.za.\ aise)