Borghese (MAIE): “Prenotami è inadeguata. Il Governo intervenga”

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imagesLa piattaforma online Prenotami, attraverso la quale gli italiani all’estero possono riservare appuntamenti nella rispettiva ambasciata dei Paesi dove vivono, da tempo è nell’occhio del ciclone. Gli utenti si lamentano che non funziona e, se funziona, funziona male.

Il Senatore Mario Borghese, eletto con il MAIE nella ripartizione estera Sud America, ha presentato in proposito un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Antonio Tajani, in cui si legge: “La piattaforma online Prenot@mi del Ministero degli Affari Esteri è palesemente inadeguata e occorrono provvedimenti per superare le gravi disfunzioni presenti negli uffici consolari che penalizzano oltremodo la vita degli italiani che vivono all’estero”.

“Da più parti è stata segnalata – spiega il parlamentare – la grave inadeguatezza di Prenot@mi, che invece di facilitare l’espletamento burocratico per il rilascio di carte d’identità, passaporti, altri documenti e servizi richiesti dai residenti all’estero, ne complica maledettamente l’iter determinando una pesante problematica per i richiedenti”.

Borghese ha anche fatto riferimento alla cosiddetta “mafia dei turni”, affermando che “spesso per ottenere in tempi certi i certificati necessari i cittadini sono costretti a rivolgersi a soggetti privati i quali, dietro lauti compensi, di fatto si sostituiscono alla piattaforma pubblica”, procurando loro gli appuntamenti presso la sede consolare.

“Auspico che il governo verifichi la situazione esposta – conclude il senatore eletto con il Movimento Associativo Italiani all’Estero – e provveda di conseguenza, per superare le gravi disfunzioni in cui si dibattono vari uffici consolari, offrendo così un servizio puntuale agli italiani residenti all’estero”.




La risposta italiana alle richieste di sostegno per l’emergenza alluvionale in Libia

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downloadIn risposta all’emergenza alluvione in Libia, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani, ha dato istruzioni di rispondere alle richieste di sostegno provenienti dal Paese, in costante raccordo con l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e le autorità italiane competenti.

“L’Italia è vicina al popolo libico nell’affrontare le conseguenze del ciclone che ha provocato numerosissime vittime e danni su vasta scala. È già arrivata ieri pomeriggio (12 settembre) a Derna una squadra di esperti del Dipartimento Protezione Civile Italiana, dei Vigili del Fuoco, del Ministero della Difesa e del Ministero Affari Esteri. Nel pomeriggio di oggi (13 settembre) è atteso l’arrivo di due aerei da trasporto C-130 J che forniranno aiuti materiali con squadre specializzate nella assistenza acquatica. Nelle prossime ore è previsto l’arrivo di ulteriori aiuti italiani, se necessario. Vogliamo contribuire fattivamente al pronto ristabilimento di un paese partner e amico” ha commentato Tajani.

Tra gli aiuti in arrivo vi sono elicotteri per attività di ricerca e soccorso, mezzi movimento terra, 100 tende da campo, 1000 brandine con sacco a pelo, squadre specializzate in vari settori.

Il Ministero degli Affari Esteri è inoltre in contatto con le autorità locali, tramite l’Ambasciata a Tripoli e il Consolato Generale a Bengasi, e con i principali partner umanitari presenti sul terreno, per definire interventi di emergenza umanitaria.




Per entrare a Venezia dovremo pagare 5 euro

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laguna venezia scaled e1659617144956Dopo l’approvazione del Consiglio Comunale del “Regolamento per l’istituzione e la disciplina del Contributo di accesso, con o senza vettore, alla Città antica del Comune di Venezia e alle altre Isole minori della Laguna”, un’ulteriore delibera di Giunta definirà, oltre alle giornate interessate dal contributo, specifici dettagli e declinazioni, come ad esempio l’esenzione per tutte le isole minori della Laguna, le fasce orarie di validità del contributo e il valore dello stesso, che inizialmente sarà posto a 5 euro. In quella delibera, la Giunta definirà anche le modalità di prenotazione obbligatoria per alcune categorie di esenzione, in modalità smart e telematica. Ad esempio, tutti i residenti in Veneto non pagheranno alcun contributo, ma avranno l’obbligo di prenotarsi sul portale apposito.

“Dobbiamo cercare di trovare qualche sistema per proteggere la città dal turismo di massa che in certi giorni dell’anno rende la città poco vivibile – ha spiegato il sindaco Brugnaro – Faremo una prova con grande umiltà, cercheremo di non danneggiare nessuno, inizialmente saranno solo una ventina/trentina giorni, che potremmo definire a “bollino nero”. È un invito ai turisti giornalieri di non venire in quelle giornate, ma qualora decidessero di farlo, di prenotarsi e, se non esenti, di pagare il contributo di accesso. Questa norma è una delle varie azioni messe in campo per contrastare l’over-tourism, come il blocco a nuovi alberghi, ristoranti e bar nella città antica, la pianificazione degli spazi pubblici, la norma per la regolazione del commercio di pregio e, a breve, un nuovo regolamento per le affittanze turistiche”. “E’ un primo passo sperimentale, per questo manterremo un confronto costante con tutte le categorie economiche e sociali per monitorare assieme gli effetti a breve e medio termine – prosegue l’assessore al Bilancio Michele Zuin – un provvedimento previsto prima del Covid e che ora trova applicazione. Venezia resta accessibile, aperta, ma i visitatori, specie quelli giornalieri, sia nazionali che internazionali, devono condividere la necessità che serve una programmazione per gestire al meglio l’equilibrio tra residenzialità e turismo”.

ag. dire – www.dire.it




Terrore a Caivano: spari in strada

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immagine a due per sito 54Colpi d’arma da fuoco esplosi nella notte a Caivano (Napoli), in viale delle Margherite. Sarebbero almeno 19 i colpi, di due differenti calibri, fatti esplodere da soggetti rimasti al momento ignoti. Non risultano danni a cose o feriti.

Indagano i carabinieri della compagnia di Caivano, mentre il parroco della chiesa del Parco Verde, padre Maurizio Patriciello, racconta l’episodio: “In sella alle loro moto, sono arrivati ancora una volta. Volti coperti. Armi pesanti in mano. Sfrecciano per i viali sparando all’impazzata. È il terrore. Le “stese” fanno paura. Può morire chiunque”, dice Patriciello, parlando di una “notte insonne, notte da incubi. Gli uomini con il mitra sono scappati. Ritorneranno. È certo. Nessuno sa dire quando, ma ritorneranno. Intanto si vive nel terrore“.

“Sosteniamo senza dubbio alcuno le parole di don Maurizio e siamo vicini, a lui e a tutta la gente perbene del Parco Verde – commenta il deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli -. L’intervento dello Stato deve farsi ora ancora più deciso e determinato e mai più dovrà calare l’attenzione su questa zona lasciata da decenni in balia della criminalità e ostaggio del degrado. L’azione di recupero deve essere totale e continua. Non sono bastati gli ultimi blitz e la venuta del premier per fermare un sistema criminale che fonda le sue radici da lontano e che ha voluto affermare ancora una volta la sua forza e seminato il terrore”.

DON PATRICIELLO: “TERRORE CON KALASHNIKOV, È SFIDA ALLO STATO”

“Ci sono persone mascherate che arrivano in moto ad alta velocità con i kalashnikov sulle spalle e sparano all’impazzata. Il quartiere va nel terrore, basta poco per morire colpito da un proiettile vagante. È pericoloso, qualcosa di inconcepibile. Le forze dell’ordine in questi giorni si stanno facendo in quattro, ma queste persone volano alla velocità della luce, avviene tutto in fretta e poi scappano via. La gente è nuovamente entrata nel terrore, è la terza volta che accade un episodio simile da quando a Caivano è venuto il presidente del Consiglio. Io leggo questa cosa come una sfida allo Stato. Come se volessero dire che non hanno paura dello Stato, questa è la chiave di lettura”. Lo ha detto padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano (Napoli), ospite di Non Stop News, su Rtl 102.5.

“Da anni – ricorda – combatto contro la criminalità. Ognuno di noi parla dal suo posto, ma ci vorrebbe più umiltà quando si parla. La riflessione da sola non basta, il problema è che mentre mandiamo i bambini a scuola dobbiamo iniziare con loro un discorso di educazione. Ma queste persone sono per strada e ti ammazzano i figli. Giogiò è stato ucciso a 24 anni da un 16enne che esce per strada con la pistola. Ed è vigliacco che dopo averlo ucciso se ne vada a giocare a carte. Ha 16 anni, ma può essere ancora considerato un minore?”.

“Ora – aggiunge Patriciello – serve tutto, serve parlarne. La camorra vuole il silenzio. Io vivo sotto scorta, ma non ho soldi, mi minacciano perché hanno paura della parola. La mia parola fa paura. La camorra vuole il silenzio, vuole il buio, perché conviene creare il ghetto, non vuole che Caivano comunichi, non vuole la solidarietà. All’interno del ghetto, il boss è il re e in questo momento in cui lo Stato è arrivato e la presenza si vede nelle strade, la camorra non lo vuole. Quindi, approfittando della tarda ora, sono arrivati e hanno dato questa manifestazione di forza per dire che loro non hanno paura. So che il governo non ci lascerà soli, sono convinto che ora qualcosa succederà. Ci sono state tante passerelle, sappiamo come funziona la politica ma credo che questa volta qualcosa succederà. Il Signore non vuole che le strade di Caivano si riempiano ancora di sangue”.

21 COLPI D’ARMA DA FUOCO ESPLOSI ANCHE A PONTICELLI

I carabinieri del nucleo operativo di Poggioreale hanno recuperato 21 bossoli di vario calibro in via al Chiaro di Luna, nel quartiere Ponticelli di Napoli. Il raid armato sarebbe avvenuto questa notte, quando si è verificato un episodio simile nel comune di Caivano. Non risultano feriti, ma i militari hanno proceduto a sequestrare una Fiat Panda con un’ogiva conficcata nella carrozzeria e il lunotto posteriore infranto. Indagini sono in corso.

SPARI IN STRADA ANCHE IN PIENO GIORNO

Dopo il raid armato della scorsa notte, un secondo episodio oggi a Caivano (Napoli). In tarda mattinata, alle 11:30 circa, ignoti hanno esploso diversi colpi d’arma da fuoco contro un’auto parcheggiata in strada in via Pio IX. Non risultano persone ferite. Su quanto accaduto indagano i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e della compagnia di Caivano.

ag. Dire – www.dire.it




Tajani telefona all’omologo marocchino, Nasser Bourita

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downloadIl Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani, ha contattato oggi l’omologo marocchino Nasser Bourita per presentare le sue condoglianze e del Governo al popolo marocchino per il violento terremoto che ha colpito il Paese nella notte tra l’8 e il 9 settembre.

Il Vicepremier ha altresì ribadito la disponibilità dell’Italia a offrire ogni forma di assistenza umanitaria, mettendo, in particolare, a disposizione del governo di Rabat squadre di emergenza, nonché asset di sostegno all’attività degli ospedali e, più in generale, quanto possa essere necessario per far fronte all’emergenza umanitaria e per pianificare attività di supporto alle strutture sanitare marocchine danneggiate dal sisma.

Nel restare in contatto con l’Ambasciatore d’Italia in Marocco, Armando Barucco, Tajani segue costantemente gli sviluppi della situazione, soprattutto in relazione alle attività di assistenza agli italiani interessati dal terremoto.

Fino ad oggi, l’Ambasciata a Rabat e il Consolato Generale a Casablanca, in raccordo con l’Unità di Crisi e anche grazie al desk istituito presso l’Aeroporto di Marrakesh, hanno fornito supporto ad oltre 500 connazionali.




La Farnesina sul terremoto in Marocco

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marocco terremotoNella notte tra venerdì 8 e sabato 9 settembre un violento terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito il Marocco nella Regione dell’Atlante.

L’Ambasciata di Rabat e il Consolato Generale di Casablanca, insieme all’Unità di Crisi e al Consolato Onorario di Marrakech, si sono sin da subito attivati per fornire assistenza, in stretto contatto con le autorità marocchine, ai connazionali presenti nell’area interessata dal sisma.

Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Antonio Tajani è stato tenuto costantemente aggiornato sugli sviluppi della situazione sin dai primi momenti. “Invito gli italiani attualmente presenti nel Paese e non in possesso di biglietto aereo a evitare di dirigersi all’aeroporto di Marrakech, stante la congestione dello scalo, dove è in ogni caso operativa una cellula del Consolato Onorario di Marrakech raggiungibile al numero telefonico +21 2666342080. Per chi avesse necessità di rientrare immediatamente in Italia suggerisco di verificare anche i voli in partenza dagli Aeroporti di Rabat e Casablanca, regolarmente operativi.”

Nel ribadire la vicinanza del Governo italiano al popolo marocchino colpito dal sisma, il Vicepremier ha confermato la disponibilità della Protezione Civile italiana, in raccordo con la Protezione Civile dell’Unione Europea, a fornire tutto il supporto possibile alle autorità marocchine, ove richiesto.

La Farnesina continua a monitorare attentamente l’evolversi della situazione e esorta i concittadini presenti nel Paese a segnalare eventuali emergenze o difficoltà all’Ambasciata di Rabat (tel: +21 2537219730, cell. +212661221324), al Consolato Generale di Casablanca (tel: +21 2522437070, cell. +212661217332) e all’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (tel: +39 0636225).




Terremoto in Marocco. Tajani: “Non abbiamo notizie di italiani feriti”

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downloadLa terra trema in Marocco. La notte scorsa, alle 23.11, una forte scossa di terremoto di magnitudo 7.0 della scala Richter ha colpito la regione di Marrakech: il primo bilancio è di 632 morti e 322 feriti, di cui 51 in gravi condizioni.
L’epicentro del terremoto è stato localizzato 72 chilometri a sud-ovest di Marrakech, al centro del Paese, nei pressi del villaggio Tata N’Yaaqoub, nel municipio di Ighil, ma la scossa è stata avvertita lungo tutta la dorsale dell’Atlante, a Merzouga, una delle porte del deserto, Taroudant, Essaouira e Agadir e dall’altro versante della catena montuosa a Casablanca, fino a Rabat.
Il movimento ondulatorio è durato circa 30 secondi, ma è stato percepito anche più a lungo e ingenti sono stati i danni materiali. Diversi edifici sono crollati, in particolare nelle province e nei comuni di al-Haouz, Taroudant, Chichaoua, Ouarzazate e Marrakech, dove sono state danneggiate anche mura che circondano il centro storico e dove numerosi sono stati i crolli nella mediana e nella kasbah. Elettricità e collegamento internet sono mancati a lungo, ma sono stati poi ripristinati.
Mobilitate le forze dell’ordine, la protezione civile e il personale medico e paramedico per predisporre un eventuale piano di emergenza.
“Al momento non abbiamo notizia di italiani feriti“, come ha confermato il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, in collegamento con la trasmissione Omnibus su La7. Sono circa 200 gli italiani che risultano presenti nel Paese in questo momento, ha confermato Tajani, in contatto costante con l’Ambasciata d’Italia a Rabat e il Consolato Generale a Casablanca per dare massima assistenza ai nostri connazionali.
La Farnesina monitora la situazione ed è in contatto con le autorità locali e invita i connazionali per qualsiasi emergenza o segnalazione a contattare l’Unità di Crisi al numero +39 06 36225.
Il centralino dell’Ambasciata a Rabat ha ricevuto numerose chiamate, soprattutto da parte di turisti che chiedono di rientrare a casa ed è quello per cui si sta lavorando, ha assicurato Tajani. “La prima cosa importante è contattare tutti gli italiani”, ha detto. “Seguiamo minuto per minuto l’evolversi della situazione”.
In un tweet, il ministro Tajani si è detto “vicino al Marocco per il tragico terremoto che ha seminato morte e distruzione. L’Italia”, ha aggiunto, “è pronta ad aiutare, anche per le fasi di soccorso, le autorità marocchine in questi momenti difficili. Una preghiera per le vittime e i loro familiari”.
Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Nuova Delhi per il Vertice G20, appresa la notizia, ha espresso “vicinanza e solidarietà al primo ministro Aziz Akhannouch, ai familiari delle vittime e al popolo marocchino”, manifestando “la piena disponibilità dell’Italia a sostenere il Marocco in questa emergenza“.
Il bilancio del sisma si aggiorna di minuto in minuto. (aise)




Slittano di un anno i lavori al Tunnel del Monte Bianco

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tunnel monte biancoIl tunnel del Monte Bianco non chiuderà nel 2023. L’inizio dei lavori di rifacimento della volta -il cui primo cantiere test era previsto dal 4 settembre al 18 dicembre- è stato rinviato di un anno mentre continueranno, con chiusure programmate come avvenuto fino ad oggi, gli interventi di messa in sicurezza della galleria. Lo ha deciso la commissione intergovernativa italo francese durante una lunga riunione di quasi otto ore che si è conclusa ieri sera. Sono infatti ancora incerti i tempi di riapertura del tunnel del Fréjus ai mezzi pesanti, dopo la frana che si è staccata domenica 27 agosto in Maurienne e che ha coinvolto l’autostrada A43 ancora chiusa alla circolazione. Gran parte del traffico pesante si è così riversato sul tunnel del Monte Bianco, causando lunghe code e disagi.

ag. dire – www.ire.it




L’Italia in campo per la ricostruzione dell’Ucraina

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maxresdefaultL’Ambasciatore d’Italia in Ucraina Pier Francesco Zazo e l’Inviato speciale per la ricostruzione dell’Ucraina Davide La Cecilia sono oggi in missione a Odessa insieme al Presidente della Triennale, l’architetto Stefano Boeri, al presidente del MAXXI Alessandro Giuli, al sindaco della città di Odessa Gennady Trukhanov e alla Direttrice dell’Unesco per l’Ucraina, Prof. Chiara Dezzi Bardeschi. La visita si colloca nel contesto dell’iniziativa della Triennale e del MAXXI, sostenuta da Presidenza del Consiglio, Farnesina e Ministero della Cultura, per realizzare un Laboratorio sulla Ricostruzione dell’Ucraina.

Odessa è una città che “ha una forte impronta culturale italiana e fa parte della nostra identità” – ha dichiarato il Vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani, ricordando che “il fondatore di questa città e l’architetto che ne ha disegnato l’impianto urbanistico erano italiani”. “Il Governo ha il dovere di guidare la ricostruzione immediata e futura dell’Ucraina”.

Partendo da questo presupposto, “abbiamo maturato l’idea che il nostro Paese possa assumere un vero e proprio patronato sulla ricostruzione della città di Odessa”, ha aggiunto La Cecilia, “abbiamo già registrato un riscontro positivo delle autorità di Kiev”.

Il progetto di ricostruzione prevede l’avvio dei lavori sul restauro della Cattedrale della Trasfigurazione per poi passare agli oltre cinquanta edifici di alto valore architettonico che sono stati danneggiati dai bombardamenti.

“Odessa è una città profondamente ferita nell’anima” ha affermato l’Ambasciatore italiano in Ucraina Pier Francesco Zazo, evidenziando il forte valore simbolico di questi luoghi e ricordando: “ho visitato la Cattedrale la mattina dopo l’attacco missilistico. Nessuno si attendeva che la Russia avrebbe attaccato direttamente i siti culturali, religiosi e storici”.

L’architetto Boeri ha spiegato come gli incontri di oggi tra i tecnici italiani del restauro architettonico e i tecnici locali consentiranno di svolgere i primi rilievi. “La scuola del restauro italiana è una realtà d’eccellenza e le sinergie con Triennale e MAXXI consentiranno di dare un impulso alla rinascita della città” ha sottolineato Boeri.

“Tutti i soggetti culturali italiani si sono mossi fin dalle prime fasi dell’invasione dell’Ucraina, ma ora stiamo creando un vero e proprio progetto di sistema” ha evidenziato il presidente del MAXXI Alessandro Giuli. Sarà messo in campo un laboratorio tecnico e creativo, un progetto di restauro al plurale che chiama a raccolta di istituzioni culturali e studi di architettura.

Il percorso di ricostruzione è parte integrante del sostegno a 360° gradi offerto dal nostro Governo a Kiev. Odessa è un luogo speciale, a cui siamo legati da molte ragioni. Le sinergie tra le candidature di Roma e Odessa a Expo 2030 riflettono proprio questa grande comunanza di storia e valori.

Sembra difficile poter parlare di ricostruzione anche mentre la guerra è in corso. Quello che fa l’Italia è programmare il futuro, aumentare la ricostruzione dell’Ucraina. Lavorare fin d’ora alla ricostruzione significa anche dare speranza alla popolazione che un futuro migliore arriverà.

Parlare di ricostruzione significa attivare una grande mobilitazione economica. Oltre 1000 aziende italiane e ucraine hanno partecipato alla Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina lo scorso 26 aprile a Roma, organizzata dalla Farnesina. L’intero Sistema Paese, a partire dal settore delle infrastrutture, si mette a disposizione di questa causa.

Grazie all’expertise e allo spirito imprenditoriale che caratterizza il nostro Paese, sapremo dare un contributo tangibile alla ricostruzione. Partiamo dall’ambito architettonico ed ingegneristico, per creare sinergie tra imprese ed istituzioni ucraine, italiane ed internazionali in modo da creare il primo hub europeo per la ricostruzione. La logica che guiderà questo ‘hub’ è quella del “build back better”, che corrisponde all’idea ucraina di ricostruzione all’insegna della transizione verde e digitale.




Italia. Due anni di carcere chi non manda i figli a scuola

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bullismoArriva la stretta del governo sulla delinquenza giovanile. Dopo il susseguirsi di episodi in cui ragazzi e giovanissimi si sono trovati protagonisti di fatti di cronaca, l’esecutivo si prepara a varare un daspo urbano anche ai minorenni, purché abbiano compiuto 14 anni.

Il dl contro la criminalità giovanile sul tavolo del pre-Cdm. prevede un avviso orale del questore che convoca il minore “unitamente ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale” si legge nella bozza del provvedimento. Avviso orale  i cui effetto cessano comunque al compimento dei 18 anni.

Se il ragazzo cui viene notificato l’avviso orale è stato già condannato, anche con sentenza non definitiva, per reati contro la persona, il patrimonio o per vicende di armi e driga, il questore potrà proporre al tribunale l’applicazione di una sorta di ‘divieto social’.

Una misura che consiste nel “divieto di utilizzare, in tutto o in parte, piattaforme o servizi informatici e telematici” che saranno indicati specificatamente, fino ad arrivare al divieto di possedere telefoni cellulari o qualunque altro device  “per le comunicazioni dati e voce”.

In galera chi non manda i figlia scuola

Nei confronti di chi “era tenuto alla sorveglianza del minore o all’assolvimento degli obblighi educativi è applicata la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 euro a 1.000 euro, salvo che non provi di non aver potuto impedire il fatto”

Nel decreto si punta anche a rafforzare l’obbligo scolastico. Per quanto riguarda l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori, chiunque  rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giusto motivo, d’impartirgli o di fargli impartire l’istruzione obbligatoria è punito con la reclusione fino a due anni”

Nuove regole per le carceri minorili

Nel dl contro la criminalità giovanile si prevede inoltre che dalle carceri minorili possono essere allontanati i detenuti che abbiano compiuto i 21 anni se creano problemi all’ordine e alla sicurezza delle strutture. “Se il detenuto che ha compiuto ventuno anni, in espiazione di pena per reati commessi durante la minore età, con una o più condotte determina un grave turbamento dell’ordine e della sicurezza dell’istituto per minorenni, il direttore richiede al magistrato di sorveglianza per i minorenni il nulla osta al trasferimento presso un idoneo istituto per adulti individuato dal Dipartimento della amministrazione penitenziaria – si legge all’articolo 9 – Il magistrato di sorveglianza può negare il nulla osta al trasferimento presso l’istituto individuato, per comprovate ragioni di sicurezza anche del detenuto medesimo”.

E in un altro passaggio: “Qualora le persone indicate nell’articolo 1 siano pericolose per la sicurezza pubblica e si trovino in un comune diverso dai luoghi di residenza o di dimora abituale, il questore, con provvedimento motivato, può ordinare loro di lasciare il territorio del medesimo comune entro un termine non superiore a quarantotto ore, inibendo di farvi ritorno, senza preventiva autorizzazione, per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a quattro anni. Il provvedimento è efficace nella sola parte in cui dispone il divieto di ritorno nel comune, nel caso in cui, al momento della notifica, l’interessato abbia già lasciato il territorio del comune dal quale il questore ha disposto l’allontanamento”.

agi.it