Francia e Spagna all’attacco dell’Italia sui migranti. La replica della Meloni

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capturaLa visita di Giorgia Meloni in Repubblica Ceca diventa anche l’occasione per rispondere colpo su colpo alle aspre critiche al governo italiano che arrivano da Francia e Spagna su due temi cruciali: da una parte la gestione del fenomeno migratorio, dall’altra le politiche in materia di lavoro.

Accolta a Praga dal primo ministro Petr Fiala, la presidente del Consiglio non manca di evidenziare le tante questioni su cui si registra un “assoluto accordo” con l’omologo ceco, membro della famiglia dei Conservatori europei, di cui Meloni è presidente. A partire dall’approccio al tema migranti. Per l’inquilina di Palazzo Chigi è “inevitabile affrontare la questione a livello europeo” prima che investa il territorio dell’Unione. “Portare avanti una cooperazione non predatoria con i Paesi africani è lo strumento più serio per affrontare la crisi migratoria che stiamo vivendo”, spiega Meloni, secondo la quale occorre “spostare l’attenzione” sulla difesa dei confini esterni dell’Ue e lavorare sui rimpatri: punti su cui l’Italia – evidenzia ancora la premier – ha sempre incassato la solidarietà di Praga in sede di Consiglio europeo.

E anche nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa, dal premier ceco arriva il sostegno alle ricette di Meloni: “L’Italia è un Paese colpito di più in Europa da questo fenomeno e la presidente Meloni arriva con moltissime proposte in Europa e noi queste proposte le appoggiamo perché abbiamo una visione uguale”, riconosce il primo ministro Fiala, che invoca una lotta “più decisa contro i trafficanti”. Sintonia tra la leader italiana e quello ceco anche sul dossier ucraino (“abbiamo ribadito il fermo e determinato sostegno alla causa ucraina” e “continueremo a farlo a 360 gradi finché sarà necessario”, ha assicurato la presidente del Consiglio) e su quello energetico, dove la collaborazione con l’Italia è “fondamentale” secondo il primo ministro della Repubblica Ceca. Meloni e Fiala convergono anche sulla possibilità di lavorare insieme alla riforma del Patto di stabilità: “Non possiamo immaginare”, dice il capo del governo, “che le nuove regole sul Patto stabilità” non tengano in considerazione gli investimenti necessari per la transizione verde e digitale, così come per la difesa. Sul futuro dell’adesione italiana all’accordo con la Cina sulla Via della Seta, Meloni invece temporeggia: “E’ una decisione che non abbiamo ancora preso, è un dibattito aperto sul quale credo che gli attori da coinvolgere debbano essere molti e a vari livelli, Parlamento compreso”.

Interpellata dai giornalisti a margine degli incontri istituzionali – per Meloni anche un faccia a faccia con il presidente ceco Petr Pavel al Castello di Praga, dopo un tour della Cattedrale di San Vito – la leader di Fdi interviene per replicare alle accuse di Stephane Sejourne, capo del partito di Macron Renaissance, che ha definito la politica di Meloni sui migranti “ingiusta, inumana e inefficace”. “Devo presumere siano discussioni legate alla politica interna. E’ l’unica spiegazione sensata a quello che sta accadendo. Non credo sia molto proficuo utilizzare le relazioni internazionali per risolvere i propri problemi di politica interna. Ognuno fa le scelte che vuole fare, io continuo a fare serenamente il mio lavoro”, risponde stizzita Meloni. Che rincara: “Queste dichiarazioni così aggressive fatte a favore di telecamera mi sembra che parlino all’opinione pubblica francese e secondo me segnalano anche qualche difficoltà”.

Ma per la presidente del Consiglio “non ci sono problemi bilaterali tra Italia e Francia”. E a chi gli chiede se abbia sentito il presidente francese Macron per un chiarimento, la leader di Fdi prima risponde con vena polemica: “No, no, a me interessa quello che dicono gli italiani del lavoro che faccio”. Poi, in un secondo momento, Meloni smussa i toni e rimanda il confronto con il capo dell’Eliseo ai prossimi appuntamenti internazionali: “Immagino che vedrò Macron nei prossimi giorni perché c’è il G7 in Giappone, il Consiglio d’Europa a Reykjavik, quindi le occasioni per vederci saranno molte”.

Anche agli attacchi che arrivano dalla Spagna per bocca della vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Diaz, che ha accusato Meloni di aver approvato riforme “contro i lavoratori”, la premier dà la stessa lettura: “Si cita il governo italiano e si fa riferimento ai partiti dell’opposizione interna, quindi è un dibattito di politica interna. Il ministro del Lavoro spagnolo – insiste Meloni – parla di precarietà, ma mi pare si conosca molto poco la situazione, visto che l’Italia ha appena segnato il suo record storico come numero di occupati e il suo record storico di contratti stabili. Forse non si conosce bene il lavoro che sta facendo il governo italiano”. Da Praga, il trailer di quello che potrebbe essere il film della campagna elettorale per le europee del 2024.

adnkronos.com




All’Inter (2 a 0) il derby d’andata di Champions

400cb0f7e5ff30f097cff370764243b1 0219 u3301481352079lke 712x402@gazzetta web 712x402

400cb0f7e5ff30f097cff370764243b1 0219 u3301481352079lke 712x402@gazzetta web 712x402I nerazzurri di Inzaghi, con un primo tempo sontuoso, mettono una seria ipotetica al passaggio alla finale di Istanbul.

Dopo i primi 10 minuti erano già in vantaggio di due gol (Dzeko e Mikhitaryan) e nei successivi 35 ne hanno sbagliati un paio di altri. Quando l’Inter spingeva, nella difesa dei rossoneri di Pioli si aprivano voragini.

Nella ripresa il Milan ha cercato di mitigare il risultato, ma Onana praticamente non è mai dovuto intervenire su qualche conclusione pericolosa.

Secondo round la prossima settimana, il 16 di maggio.




Italia e Francia ai ferri corti sui migranti

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rit giorgiameloni macron fgNuovo scontro tra Italia e Francia sul tema dei migranti. Ad accendere la miccia sono, questa volta le parole, di Stephane Séjourné, capo di Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron.

Meloni, ha detto il politico francese secondo quanto riportata da Le Figarò, “fa molta demagogia sull’immigrazione clandestina: la sua politica è ingiusta, inumana e inefficace”.

“L’estrema destra francese prende a modello l’estrema destra italiana. Dobbiamo denunciare la loro incompetenza e la loro impotenza”, ha aggiunto citato la quotidiano francese in un articolo sulla crisi tra Italia e Francia dal titolo “Nonostante le loro differenze, Meloni agitata come uno spauracchio anti-Le Pen dal governo”.

Replica Salvini: “Toni inaccettabili e offensivi”.

adnkronos.it




9 maggio 1978. In via Caetani, a Roma, una Renault rossa con il corpo di Aldo Moro

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moroQuarantacinque anni. Di domande, di non risposte, di mezze verità, di ipotesi fantasiose o verosimili. Ma per conoscere l’intera verità, evidentemente è ancora ‘presto’. Il 9 maggio del 1978 è una data tragica ma allo stesso tempo un pezzo di storia d’Italia.

Franco Tritto, Francesco all’anagrafe, è stato un giurista e accademico italiano, assistente di Aldo Moro. È lui a ricevere la telefonata delle Brigate Rosse che annunciava la morte dell’allora presidente della Dc. Il dialogo tra i due, registrato, mette di fronte due stati d’animo inevitabilmente, diametralmente opposti: la freddezza e la decisione del brigatista Valerio Morucci, la calma apparente mista a emozione di Tritto.

IL RAPIMENTO

Moro era stato rapito il 16 marzo 1978. Il colloquio mette i brividi da subito. “Sono delle Brigate Rosse, ha capito? Non posso stare molto al telefono”, le parole di Morucci. Che senza giri di parole dice a Tritto di andare a comunicare alla famiglia, “di persona”, dove trovare “il corpo di Aldo Moro”, dice a un commosso Tritto. “Adempiamo ultime volontà del presidente comunicando famiglia dove trovare il suo corpo”, dice ancora Morucci.

LA PRIGIONIA

Durante i 55 giorni di prigionia, Moro viene sottoposto a lunghi interrogatori da parte del brigatista Mario Moretti e per ogni argomento Moro scriveva di proprio pugno un ‘verbale’ sui fogli quadrettati riempiendo diversi blocchi. Questi documenti, scritti personalmente da Moro e poi dattiloscritti dalle BR durante la prigionia costituirono il cosiddetto Memoriale Moro.

IL RITROVAMENTO DEL CORPO

Gli interrogatori vennero registrati su un normale registratore, ma le bobine contenenti le domande di Moretti e le risposte di Moro non furono mai ritrovate. Dopo di allora le immagini della folla che accorre a Via Caetani, a Roma, il corpo di Aldo Moro nella Renault 4 rossa: un passaggio indelebile nella storia d’Italia. Moro, che aveva 61 anni, fu sepolto nel comune di Torrita Tiberina, piccolo paese della provincia romana dove lo statista amava soggiornare. Aveva 61 anni.

Nel mondo della politica Aldo Moro è stato tutto: accademico e giurista, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959) e presidente (1976). Fu più volte ministro; cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra (1963/68), promuovendo nel periodo 1974/76, quella che era la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista.

MATTARELLA DEPONE UNA CORONA DI FIORI IN VIA CAETANI

DEPOSIZIONE DI UNA CORONA IN VIA CAETANI IN OCCASIONE DELL'ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE DI ALDO MORO

MELONI: “IL POPOLO ITALIANO SEPPE REAGIRE MOSTRANDO UNITÀ E COESIONE”

“Il 9 maggio di 45 anni fa, cinquantacinque giorni dopo il suo sequestro e la strage di via Fani, le Brigate Rosse uccisero Aldo Moro. Il terrorismo toccò il suo punto più alto di aggressione allo Stato, colpendo al cuore le Istituzioni democratiche e scrivendo una delle pagine più cupe della storia della nostra Repubblica. Il barbaro assassinio di Moro ferì profondamente la Nazione e ne lacerò il tessuto sociale, ma il popolo italiano seppe reagire mostrando unità e coesione. Quell’unità e quella coesione senza le quali lo Stato non avrebbe avuto la forza necessaria per combattere e sconfiggere il terrorismo e l’eversione”. Lo dice la premier Giorgia Meloni.

ag. DIRE – www.dire.it




L’Ambasciata agli italiani in Ucraina: “Andatevene!”

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164007551 f9f32711 4682 47c5 b4b2 89fa44051a05“Attacchi armati in Ucraina. La situazione di sicurezza resta critica. Rischio interruzioni di energia. Lasciare immediatamente il Paese. Tutti i viaggi sono assolutamente sconsigliati”. L’ambasciata italiana a Kiev, attraverso i propri social, ha invitato nuovamente i connazionali, ancora presenti, ad abbandonare il Paese sconsigliando i viaggi verso le città ucraine.

Nello stesso post ha pubblicato anche i numeri di telefono a cui rivolgersi: Ambasciata +38 0503102111, Unità di Crisi Farnesina +39 0636225.

agi.it

 




L’orsa JJ4 è innocente. La scagiona la perizia veterinaria

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bear g5b38e827e 1280 1“JJ4 è innocente. La perizia veterinaria forense la scagiona”. A sostenerlo è la Leal, la Lega antivivisezione, che sulla base di questa perizia, secondo cui le impronte dei denti ritrovate sarebbero di un orso maschio e non femmina, chiede “la liberazione immediata dell’orsa e le dimissioni del Presidente Maurizio Fugatti”.

“Dalla relazione tratta dalla perizia veterinaria forense che perviene dal rappresentante legale di LEAL, Aurora Loprete – è scritto in una nota – si apprende che non è stata l’orsa JJ4 ad aggredire Andrea Papi ma si prova quanto segue: La dentatura di un animale, per la medicina veterinaria forense, ha lo stesso valore delle impronte digitali umane e quindi la scienza in questa perizia smentisce le menzogne raccontate da Fugatti: nelle relazioni si legge infatti che: ‘Sono state rilevate lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini caratterizzate da una distanza tipica dei canini di un orso maschio adulto'”.

La conferma è arrivata sulla base delle analisi genetiche effettuate nei laboratori della ‘Fondazione Edmund Mach’. Già in passato era stata protagonista di altre aggressioni. Oggi i funerali della vittima.

“Le femmine di orso – viene spiegato – presentano infatti misure inferiori rispetto ai maschi sia come massa corporea sia come misure dentali e la relazione continua ancora aggiungendo altri dettagli: ‘Come correttamente riferito dal dottor Barbareschi, le ferite riscontrate non sono riconducibili ad una attività predatoria, il corpo, infatti, non presenta segni di consumo. La descrizione delle lesioni non corrisponde nemmeno alle ferite che si riscontrano in caso di attacco finalizzato alla eliminazione dell’avversario’.

Infine, facendo riferimento alle indagini molecolari, è d’obbligo una precisazione: ‘Essendo quella trentina una popolazione derivante da pochi soggetti capostipiti, sappiamo che essa è caratterizzata da una limitata variabilità genetica. Se da un lato varie fonti non ufficiali si esprimono con avverbi di non certezza, dall’altro lato, al contrario i provvedimenti prospettati sul destino dell’orso lasciano dedurre che l’identificazione sia avvenuta con elevato grado di certezza’”.

I forestali avevano ristretto il campo di ricerca per l’orsa che ha ferito mortalmente il runner  Andrea Papi . I tre cuccioli sono stati liberati. Fugatti: “Poteva essere presa già nel 2020”. Rafforzata la sorveglianza del centro faunistico del Casteller dopo le manifestazioni annunciate dagli animalisti. 

La perizia termina con: “Relativamente alla natura dell’attacco, esso è riconducibile a un tentativo protratto di allontanamento e dissuasione da parte dell’orso sulla vittima. Anche relativamente a questo aspetto, le evidenze riscontrate non consentono di classificare l’azione lesiva ne’ come un attacco deliberato ne’ come una predazione”.

“Con il deposito presso il TAR delle perizie forensi a firma del dottor Roberto Scarcella e dottoressa Cristina Marchetti – dichiara Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL – ci batteremo con ancor più forza in tutte le sedi opportune affinché le illegittime e illogiche ordinanze di abbattimento non possano mietere vittime innocenti. E chiediamo sin da ora l‘immediata liberazione dell’orsa“. “Al momento non è dato sapere cosa possa aver spaventato l’orso, ma la scienza scagiona le orse trentine; e la tipologia di attacco scagiona definitivamente tutti gli orsi”.

agi.it




La festa per i 75 anni del Senato e della Costituzione

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senato: iniziate le celebrazioni per il 75° anniversario

È cominciata ieri la festa per il 75mo anniversario del Senato e della Costituzione, aperta dal presidente Ignazio La Russa, in una piazza Navona affollata di romani e turisti. Una festa di popolo e un concerto della banda interforze in alta uniforme, iniziato con l’Inno di Mameli nella sorpresa di turisti e romani, con le bandierine tricolori da sventolare offerte da Palazzo Madama, illuminato di verde, bianco e rosso.
La festa prosegue oggi con la celebrazione della prima seduta nel ’48, nella cerimonia con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni nell’Aula del Senato e con un concerto di Gianni Morandi. In Sala Maccari poco prima saranno presentate dal ministro Adolfo Urso le monete e i francobolli dedicati all’anniversario.

“La decorrenza è importante, perchè 75 anni fa ci fu la prima seduta del Senato eletto direttamente dal popolo a suffragio universale e anche per celebrare l’attualità dei valori del Senato e la Costituzione, come la libertà, la democrazia, l’ indipendenza. E’ molto bello celebrarli insieme a tutti, agli italiani. Far uscire la banda verso piazza Navona è stata una mia volontà, un modo per celebrare degnamente questa che è una ricorrenza di popolo”, dice La Russa nel cortile d’onore del Senato prima di raggiungere a piedi Piazza Navona.
ansa.it



Tutto il Giro 2023 che parte oggi con la crono di Ortona

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t13 jesolo plan3469 chilometri e 51400 metri di dislivello: questi sono i numeri del Giro d’Italia 2023 che si conferma una delle corse più dure e iconiche del mondo.

La corsa rosa fa parte delle 3 gare a tappe più prestigiose della stagione, i cosiddetti “Grandi Giri”, e si disputa annualmente nel mese di maggio. La prima edizione risale al 1909 e da quell’anno solamente le guerre mondiali hanno fermato la sua organizzazione.

Per l’edizione 2023 saranno al via 22 squadre per un totale di 176 corridori. La gara si disputa su 3 settimane in cui i corridori affronteranno 21 tappe con 2 giorni di riposo.

Una tappa di montagna al Giro d'Italia

GIRO D’ITALIA 2023: IL CALENDARIO

La partenza del Giro d’Italia 2023 si terrà sabato 6 maggio con la cronometro individuale sulla Costa dei Trabocchi. L’arrivo è previsto a Roma domenica 28 maggio. Vediamo ora nel dettaglio le 21 tappe che visiteranno gran parte dello Stivale da Sud a Nord, prima del finale nella capitale.

DATE E CARATTERISTICHE DELLE 21 TAPPE

Edizione che sarà caratterizzata dalle cronometro, saranno infatti 3 le prove contro il tempo che potrebbero risultare decisive per la vittoria finale. Gli scalatori puri dovranno attendere la terza settimana per affrontare le temute Alpi. I velocisti, come da tradizione della corsa rosa, dovranno guadagnarsi le occasioni per giocarsi il successo in volata: per loro la prima settimana sarà quella da non fallire.

Tappa Data Percorso Km Tipologia Difficoltà (da 1 a 5)
1 06/05/2022 Costa dei Trabocchi Fossacesia Marina – Ortona 20 Crono individuale 2
2 07/05/2022 Teramo – San Salvo 201 Pianeggiante 1
3 08/05/2022 Vasto – Melfi 216 Media Montagna 3
4 09/05/2022 Venosa – Lago Laceno 175 Media Montagna 3
5 10/05/2022 Atripalda – Salerno 171 Pianeggiante 2
6 11/05/2022 Napoli – Napoli 162 Pianeggiante 2
7 12/05/2022 Capua – Gran Sasso d’Italia (Campo Imperatore) 218 Alta Montagna 4
8 13/05/2022 Terni – Fossombrone 207 Media Montagna 3
9 14/05/2022 Savignano sul Rubicone – Cesena 149 Crono individuale 4
– 15/05/2022 Riposo
10 16/05/2022 Scandiano – Viareggio 196 Pianeggiante 2
11 17/05/2022 Camaiore – Tortona 219 Pianeggiante 3
12 18/05/2022 Bra – Rivoli 179 Media Montagna 3
13 19/05/2022 Borgofranco d’Ivrea – Crans Montana 207 Alta Montagna 5
14 20/05/2022 Sierre – Cassano Magnago 193 Pianeggiante 2
15 21/05/2022
Seregno – Bergamo
195 Alta Montagna 4
– 22/05/2022 Riposo
16 23/05/2022 Sabbio Chiese – Monte Bondone 203 Alta Montagna 5
17 24/05/2022 Pergine Valsugana – Caorle 195 Pianeggiante 1
18 25/05/2022 Oderzo – Val di Zoldo 161 Media Montagna 4
19 26/05/2022 Longarone – Tre Cime di Lavaredo (Rif. Auronzo) 183 Alta Montagna 5
20 27/05/2022 Tarvisio – Monte Lussari 19 Cronoscalata 5
21 28/05/2022 Roma – Roma 115 Pianeggiante 1

LA MAPPA DEL GIRO D’ITALIA 2023

Dalla Costa dei Trabocchi all’epilogo di Roma. I corridori percorreranno quasi interamente il territorio italiano nelle 21 tappe in programma. La prima settimana si svolgerà nei fantastici panorami dell’Italia meridionale, prima di risalire lentamente gli Appennini e abbracciare le Alpi di Nord Ovest. Le giornate decisive sono attese nel Triveneto, poi trasferimento aereo per la chiusura nella capitale.

La mappa del Giro d'Italia 2023

LE TAPPE PIÙ IMPORTANTI DEL GIRO D’ITALIA 2023

Al Giro d’Italia ogni giornata nasconde insidie e preoccupazioni, anche nelle tappe sulla carta più semplici non si deve abbassare la guardia. Le cadute sono uno dei fattori determinanti di un Grande Giro e sono stati tanti i protagonisti che nel corso degli anni hanno dovuto alzare bandiera bianca per un infortunio in corsa.

Il meteo sarà un’altra variabile fondamentale. Nelle ultime stagioni si era discusso di un possibile slittamento del Giro d’Italia verso il mese di giugno, al fine di evitare le pioggie e la neve delle scorse edizioni. Anche per questo motivo si è scelto di sviluppare la prima settimana al sud, dove i corridori non dovranno sottovalutare alcune tappe “mosse” che potrebbero movimentare la classifica.

Giro d'Italia 2013. Vincenzo Nibali vince la tappa delle Tre Cime di Lavaredo

LA PRIMA SETTIMANA

La crono di Ortona stilerà un primo ordine di gerarchie in classifica, insidiosa sarà in seguito la quarta tappa con arrivo in salita al Lago Laceno. Nel finale della prima settimana ci sarà da superare l’infinita salita del Gran Sasso con traguardo a Campo Imperatore, prima della temuta cronometro di Cesena.

LE ALPI

Il primo tappone alpino si terrà alla 13esima frazione con sconfinamento in Svizzera e arrivo a Crans Montana. La terza e ultima settimana si aprirà con la classica ascesa al Monte Bondone, quest’anno da uno dei versanti più impegnativi.

Il finale di corsa si preannuncia entusiasmante. Tre tappe di montagna senza respiro: l’insidioso arrivo di Val di Zoldo, precederà la tappa regina del 2023 con arrivo alle 3 cime di Lavaredo a cui seguirà l’inedita cronoscalata al Monte Lussari. Con un trasferimento lampo dal Friuli, il Giro d’Italia si chiuderà il giorno successivo a Roma.

CRONOMETRO SAVIGNANO SUL RUBICONE – CESENA

Tappa 9 Giro d'Italia 2023

Andando nel dettaglio, analizziamo le 4 tappe che presumibilmente avranno maggior peso ai fini della classifica generale. La tappa numero 9 offre la cronometro romagnola con arrivo a Cesena. 35 km piatti e con pochissime curve: gli specialisti potrebbero scavare gap considerevoli e avvantaggiarsi sugli avversari prima dell’approccio alle montagne.

BORGOFRANCO D’IVREA – CRANS MONTANA

Tappa 13 Giro d'Italia 2023

Il primo dei tapponi alpini arriva alla tappa 13 e ci darà le prime vere impressioni sulla condizione degli uomini di classifica. Non ci sarà opportunità per nascondersi perchè le 3 salite in programma selezioneranno i migliori scalatori: si parte con il Gran San Bernardo (Cima Coppi del Giro 2023 a quota 2469 metri), poi lo sconfinamento in Svizzera per le esigenti scalate alla Croix de Coeur e a Crans Montana (13 km al 7,2%).

LONGARONE – TRE CIME DI LAVAREDO

Tappa 19 Giro d'Italia 2023

Al termine di 3 settimane senza fiato, il Giro 2023 presenta un menù da brivido. Alla tappa 19 c’è il tappone dolomitico con 5 GPM e il trittico finale della “Scala Santa” con Passo Giau, Passo Tre Croci e Tre Cime di Lavaredo. Quest’ultima celebre scalata propone pendenze anche al 18% e lo spettacolo su queste strade non è mai mancato.

TARVISIO – MONTE LUSSARI

Tappa 20 Giro d'Italia 2023

Non ci sarà il tempo per recuperare dalle Dolomiti perchè il giorno successivo è tempo della resa dei conti. Penultima tappa in Friuli, un’inedita cronoscalata al Monte Lussari. 19 km contro il tempo di cui 8 di vera e propria salita: pendenza media al 12% e picchi al 22% su una strada pavimentata appositamente per il passaggio dei corridori. Questa tappa può rovesciare completamente le gerarchie instaurate nei primi 19 giorni di gara. Al traguardo conosceremo il vincitore del Giro d’Italia 2023.

GIRO D’ITALIA 2023: I FAVORITI

La start list definitiva dell’edizione numero 106 si conoscerà solo a pochi giorni dallo start della gara, ma abbiamo già alcune indicazioni sui possibili protagonisti. Fari puntati sul duello tra il giovane fuoriclasse Remco Evenepoel e il veterano Primoz Roglic.

REMCO EVENEPOEL

Da promessa del calcio (era un talento delle giovanili dell’Anderlecht) a predestinato nel ciclismo. Il 23enne belga aveva fatto parlare di se già nei dilettanti e il passaggio tra i professionisti ha solamente confermato il suo potenziale.

Il 2022 è stato l’anno della consacrazione con vittorie pesanti e prestigiose alla Liegi Bastogne Liegi e al Mondiale australiano. In ottica Giro d’Italia risulta più importante il successo alla Vuelta di Spagna, primo sigillo in un Grande Giro, dove Evenepoel ha tolto ogni dubbio sulle sue qualità nelle corse di 3 settimane.

A cronometro è tra i migliori della specialità e anche per questo parte con i favori del pronostico per la corsa rosa. A inizio stagione ha vinto l‘UAE Tour, ma ha ceduto nel confronto con Primoz Roglic alla Volta a Catalunya. Il bis consecutivo alla Liegi lo proietta nel migliore dei modi al Giro d’Italia.

Remco Evenepoel, mondiale ciclismo, DAZN Italia

PRIMOZ ROGLIC

Cadute e una buona dose di sfortuna hanno condizionato le ultime stagioni dello sloveno che rimane però un avversario da non sottovalutare per la vittoria finale.

Lo sloveno vanta 3 vittorie alla Vuelta di Spagna e un secondo posto al Tour de France 2020, edizione persa alla penultima tappa contro il connazionale Pogacar. Il miglior risultato al Giro d’Italia è il terzo posto del 2019. 

Se riuscirà a contare sulla migliore condizione, potrà giocarsi la vittoria fino all’ultimo potendo contare anche su una squadra di valore come la Jumbo-Visma e sulla sua potenza a cronometro.

L’inizio di stagione dello sloveno è stato ottimo: 2 corse a tappe disputate e altrettante vittorie alla Tirreno-Adriatico e alla Volta a Catalunya.

Primoz Roglic Vuelta a España 2021

JOAO ALMEIDA

Il portoghese è un osso duro, un corridore che non molla mai. Non è sul livello di Roglic ed Evenepoel, ma guai a sottovalutarlo.

Sarà il suo quarto Giro d’Italia, i primi 2 li ha chiusi nella top 6 e lo scorso anno fu costretto al ritiro mentre era in piena lotta per il podio. Piazzamento che poi è riuscito a ottenere alla Vuelta, battuto proprio dalla coppia Evenepoel-Roglic.

Ha iniziato il 2023 con una buona gamba trovando un secondo posto alla Tirreno e un terzo posto alla Volta a Catalunya.

ALEXSANDR VLASOV

Il colpo a sorpresa potrebbe arrivare ad opera del russo che si è sempre dimostrato solido nelle corse a tappe, ora è atteso al salto di qualità definitivo.

Il corridore della Bora-Hansgrohe vanta un quarto posto al Giro d’Italia 2021 e un quinto posto all’ultimo Tour de France. Lo scorso anno aveva lanciato segnali importanti imponendosi al Giro di Romandia e al Giro della Comunità Valenciana.

Le sue speranze di classifica dovranno essere testate soprattutto a cronometro, terreno in cui al momento non sembra al livello di Evenepoel e Roglic.

IL TRIO DELLA INEOS: THOMAS, GEOGHEGAN HART E ARENSMAN

L’armata INEOS Grenadiers si presenta con 3 attaccanti: il veterano Thomas, il britannico Geoghegan Hart e il giovane Arensman. Il primo, oltre all’invidiabile palmares, è tra gli uomini più afidabili del gruppo in quanto a costanza di prestazione.

Vincitore del Tour de France 2018, si è poi confermato sul podio della Grand Boucle nel 2019 (2°) e nel 2022 (3°). L’ultima volta al Giro d’Italia non fu fortunata, ko per una caduta nel 2020.

Se Thomas non fosse al suo migliore livello (primavera senza squilli), la squadra ha pronto il piano B in Thymen Arensman: vincitore di 2 tappe nella scorsa edizione, il classe 1999 ha chiuso al sesto posto nella Vuelta di Spagna 2022.

L’uomo più in forma della INEOS Grenadiers sembra però essere Teo Geoghegan Hart. Vincitore del Giro d’Italia nel 2020, si è piazzato sul podio del Giro della Comunità Valenciana e della Tirreno-Adriatico in apertura di stagione. Recentemente si è imposto nettamente al Tour of the Alps, dove Thomas ha corso in veste di gregario.

GLI ITALIANI AL GIRO D’ITALIA 2023, SPERANZE E OBIETTIVI

Per quanto riguarda le corse a tappe, l’Italia sta vivendo un momento di transizione e il ritiro di Vincenzo Nibali non vede un immediato successore. Per la classifica generale sono poche le speranze azzurre, per lo più riposte sull’esperto Damiano Caruso che potrebbe però non partire con i gradi di capitano alla Bahrain Victorious.

Giulio Ciccone avrebbe potuto essere uno dei protagonisti della corsa rosa, ma sfortunatamente l’abruzzese ha contratto il COVID nelle settimane precedenti al Giro ed è stato costretto a rinunciare alla partecipazione. Le nostre speranze di gloria si rivolgono ai due talenti cristallini cresciuti nel ciclismo su pista: Filippo Ganna e Jonathan Milan.

DAMIANO CARUSO

Il siciliano resta l’unica vera possibilità per un piazzamento in top 10 tra gli italiani. Il favoloso exploit al Giro d’Italia 2021 in cui chiuse al secondo posto sarà comunque difficile da replicare.

Per il 35enne si dovrà capire innanzitutto il ruolo all’interno della Bahrain Victorious. Al momento tra i convocati ci dovrebbe essere anche Santiago Buitrago, vincitore di una frazione nel 2022. Vedremo chi sarà il capitano della squadra, ruolo a cui potrebbe ambire anche l’australiano Jack Haig.

Damiano Caruso Vuelta a España 2021

FILIPPO GANNA

Il 26enne di Verbania è entrato nella storia del ciclismo dopo aver ottenuto il nuovo record dell’ora nel Velodromo di Grenchen, lo scorso 10 ottobre. Uno dei più forti corridori italiani di tutti i tempi, cresciuto su pista e diventato un riferimento delle cronometro su strada. 

6 vittorie di tappa al Giro d’Italia, di cui 5 a cronometro. L’uomo della INEOS punta dritto alla maglia rosa nella cronometro inaugurale della Costa dei Trabocchi e vorrà ripetersi nella crono romagnola della tappa 13. Un ulteriore obiettivo sarà quello di vestire la maglia del leader per più giorni possibile, fatto alla portata dell’italiano considerando il programma della prima settimana.

Ha partecipato da protagonista alle classiche di Primavera, cogliendo un secondo posto alla Milano-Sanremo e un sesto posto alla Parigi-Roubaix.

Ganna campione del mondo

GIULIO CICCONE COSTRETTO AL FORFAIT

Cacciatore di tappe o uomo di classifica? L’abruzzese avrebbe dovuto decidere fin da subito quale sarebbe stato il suo ruolo al Giro d’Italia. La gamba sembrava essere qualla giusta per lasciare il segno.

Ha vinto 2 tappe in questa stagione tra Volta a Catalunya e Giro della Comunità Valenciana. L’avvicinamento al Giro è stato particolare: non ha partecipato al Tour of the Alps, ma ha preso parte a Freccia-Vallone e Liegi. In data 25 aprile l’abruzzese risulta positivo al Covid, la persistenza dei sintomi lo ha costretto al forfait.

“Rinunciare al Giro mi spezza il cuore. Non riesco a trovare altre parole per descrivere i miei sentimenti in questo momento. Avrei affrontato la mia gara preferita dopo il miglior inizio di stagione della mia carriera. Sarei partito da casa, dal mio Abruzzo; un evento storico, anzi unico. Era tutto perfetto. Sembra assurdo. Devo ingoiare un boccone amaro e il pensiero di cosa avrei potuto fare in questo Giro resterà nella mia mente a lungo. D’altra parte, devo ascoltare il mio corpo. Devo recuperare nel migliore dei modi perché la stagione è lunga e il rischio di comprometterla sarebbe troppo alto. È una decisione difficile, ma devo accettare il fatto e guardare oltre. Appena tornerò a correre trasformerò questa delusione in determinazione” le parole di Ciccone.

JONATHAN MILAN

Anche lui esce dal ciclismo su pista e si sta imponendo come sprinter di assoluto spessore. Nel finale di stagione 2022 ha brillato sui traguardi del Giro di Croazia e in questo 2023 ha iniziato subito con il piede giusto al Saudi Tour. Da capire chi saranno i suoi avversari nelle volate, al momento tra i confermati ci dovrebbero essere Pedersen, Gaviria, Groves e Ackermann. 

da dazn.com




Napoli campione, il giorno dopo (VIDEO)

img 7808

img 7808Vincere lo scudetto a Napoli è qualcosa che rimane nell’anima e che rimane nel cuore di tutti, per sempre.

Se è vero che gli eroi non muoiono mai, ecco allora che Osimhen e compagni da ieri sono immortali. Vanno a raggiungere una ristretta schiera di eletti capeggiata da Maradona e contorniata da tutti quelli che parlavano di Napoli al mondo e che oggi non sono qui tra noi ma che ci guardano da lassù e sono senza dubbio a festeggiare nei cuori della gente di questa città che ieri è esplosa tutta di gioia insieme a un fiume immenso di tifosi, sparsi dallo stadio di Udine al Maradona di Napoli e per tutte le strade del centro storico, di Via Caracciolo, dei Quartieri Spagnoli, di Spaccanapoli, di Mergellina, del Vomero, di tutte le città del mondo dove vive almeno un cuore napoletano.

Come non ripensare a quelli che non sono più tra noi, da Totò a Eduardo e, fra gli ultimi a lasciarci, Sua Maestà Maradona, Pino Daniele e Massimo Troisi che da oggi hanno un motivo in più per sorridere e guardarci tutti con una benedizione unica per tutta la gente che, dovunque sia, porta Napoli sempre nel suo cuore.

E viene perfino spontaneo, perché finalmente possiamo dirlo, “scusate il ritardo” e “ricominciamo da 3”. Ciao Massimo, ciao Diego, ciao Pino.

*Dedicato con affetto a tutti i napoletani e, in particolare, al mio grande amico Renato Bedini e ai fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo.




Napoli color Azzurro vittoria

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Dopo 33 anni la squadra partenopea vince il campionato italiano. Giovedi 4 maggio il Napoli conquista la vittoria matematica con 5 giornate di anticipo.

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L’ultimo chilometro per arrivare al traguardo è stato sicuramente il più duro e il Napoli ci è arrivato con un pizzico di affanno. Ma ciononostante, a cinque giornate dal termine, la squadra partenopea si è matematicamente aggiudicato lo scudetto per il 2023. Si tratta del terzo titolo e arriva 33 anni dopo l’ultima vittoria, nel 1990, una vita calcistica fa.

800px maradona gol napoli 1987 1988Era l’epoca di Diego Maradona. Il pareggio di Udine ha fatto esplodere la festa e un festoso delirio collettivo per un trionfo atteso da tanti anni, sfiorato almeno 4 volte nel decennio e perso anche rocambolescamente sul filo di lana.

Un  trionfo che i napoletani hanno voluto celebrare nel nome di Diego con  lo stadio che gli dedicato   uno dei primi cori dopo la conquista matematica dello scudetto. 33 anni sono tanti, per tutti, specialmente per un popolo che ne ha passate tante e cha visto rinascere il glorioso club calcistico dal fallimento, salvato dall’acume imprenditoriale del produttore cinematografico  Aurelio De Laurentiis.

Una città che ha accompagnato i suoi nuovi eroi per tutta la stagione, da quando si è capito che quest’anno poteva essere diverso. Giornata dopo giornata, il vantaggio sulle inseguitrici è aumentato. Il Napoli vinceva, le altre no. Il percorso trionfale  non ha regalato il record di punti che pure poteva essere infranto. . Quello di superare il primato dei 102 punti in campionato conquistati dalla Juventus di Antonio Conte nella stagione 2013-14, era un obiettivo possibile fino alla gara contro il Milan, con una media che fino a quel momento era stata di 2,6 punti a partita.

Il Napoli non potrà più battere il primato assoluto perché, ammesso che vinca tutte le ultime cinque partite, arriverebbe al massimo a quota 95. Ma con numeri del genere in  città da settimane si stavano preparando i festeggiamenti per uno scudetto che mancava dai tempi di Maradona.

Quella del Napoli è una bella storia di sport, per una città che si identifica nel colore azzurro. Una storia nata nel 1904  , quando l’inglese William Poths, impiegato nella sede napoletana della Cunard Line, deciso ad importare nel capoluogo partenopeo il popolare football e coadiuvato da soci locali come l’ingegnere Emilio Anatra ed Ernesto Bruschini fondò il Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima vera rappresentativa calcistica cittadina, che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club .

220px napoli1926I colori sociali erano il blu ed il celeste. Giorgio Ascarelli, con l’intento di riunire i sodalizi cittadini allo scopo di creare un club più competitivo, il 1º agosto 1926 fondò l’Associazione Calcio Napoli, di cui divenne il primo presidente. La società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927.   Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A, nel 1929-1930. La società scelse come allenatore il mister William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa, e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa. Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro, armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.  L’allenatore Eraldo Monzeglio  riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.

220px ac napoli coppa italia 1961 62Tornato in Serie B nel 1961, il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto la Coppa Italia non militando in massima serie. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse l’attuale denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli.. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sivori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968. Divenuto presidente, il giovane ingegnere Corrado Ferlaino  avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea. Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con l’undicesimo posto del 1979-1980.

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, nell’estate del 1984 il Napoli  definì l’acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.

800px napoli coppa uefa 1988 1989 maradonaSotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto, primo club del Meridione continentale a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia. Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto e nel 1989 ottenne il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA (foto a sinistra), superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda.

Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1.

La crisi finanziaria  constrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. La crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie. Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000, per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno. Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club e alla conseguente perdita del titolo sportivo.

napoli linkiestaNelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato serie C. Il rilancio della squadra fu affidato al direttore generale Pierpaolo Marino. La  promozione arrivò due anni dopo sotto la guida di Edoardo Reja. Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie, nel 2007 il club partenopeo conseguì l’immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza. In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l’ex CT della Nazionale Roberto Donadoni e, quindi, Walter Mazzarri, che dapprima condusse la squadra alla qualificazione diretta in Europa League, la prima dopo 16 anni, quindi nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l’ultima partecipazione.