Napoli campione d’Italia!

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644612f25ff627bd00320530b8f4e599 940x529La formazione partenopea, pareggiando oggi per 1 a 1 a Udine contro i bianconeri locali, è matematicamente Campione d’Italia.

Lo scudetto è il terzo della storia della squadra napoletana e arriva 33 anni dopo quello della storica formazione con Maradona.

A cinque giornate dalla fine del torneo, il Napoli sale a 80 punti contro i 64 della Lazio. Con i 15 punti ancora in palio la squadra di Spalletti diventa quindi irraggiungibile.

Partiti i festeggiamenti in tutta la città vesuviana.

 




4 maggio 1949, la tragedia del Grande Torino

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891616657be738a29fac62ceb3cbe0417b0c236aEstate 1948. Il Torino del presidente Ferruccio Novo domina da anni in Italia e si appresta a vivere da protagonista una nuova stagione. Nonostante il Secondo conflitto Mondiale gli abbia tolto di fatto due Scudetti, ne ha vinti 4 consecutivi, più una Coppa Italia, lasciando pochissimo alle sue avversarie. I suoi giocatori sono l’ossatura della Nazionale italiana, che l’11 maggio 1947, contro l’Ungheria, scende in campo con 10 calciatori granata più Sentimenti IV, portiere della Juventus, e che nel 1950 dovrà difendere in Brasile il doppio titolo Mondiale conquistato nelle edizioni del 1934 e del 1938.

La fama di quella squadra ha ormai travalicato i confini nazionali, tant’è vero che la nuova stagione si apre per i campioni d’Italia con una lunga tournée in Brasile. Anche alla luce del successo dell’iniziativa, e delle numerose richieste ricevute, Novo pensa ad una squadra che, con una rosa allargata, possa da un lato continuare a competere per lo Scudetto, dall’altro mostrare il suo calcio in giro per il Mondo. 

I titolari storici iniziano a risentire in alcuni elementi del peso degli anni, così sul calciomercato il numero uno granata si preoccupa di acquistare rinforzi che rappresentino nel breve periodo una valida alternativa ai titolari e che nel lungo possano diventare i loro successori. La squadra, con Roberto Copernico passato alla Commissione tecnica della FIGC che guida la Nazionale, è affidata all’allenatore inglese Leslie Levesley, ma la vera mente è Egri Erbstein, nominato ufficialmente Direttore tecnico dopo esser stato per anni consigliere di Novo.

In porta gioca l’inossidabile Bacigalupo, a destra c’è Aldo Ballarin, mentre a sinistra il giovane campione Virgilio Maroso, afflitto spesso da problemi di pubalgia, trova in Operto e Sauro Tomà delle valide alternative. Rigamonti è il mastino difensivo del sistema, supportato dai due mediani Grezar e Martelli, che hanno nell’esperto  Castigliano e nel giovane Fadini le loro alternative. Le due mezzali, Loik e Valentino Mazzola sono le due colonne portanti. Davanti il tridente d’attacco vede il trentatreenne Gabetto centravanti, supportato dai due esterni offensivi Romeo Menti e Franco Ossola.

La partenza in campionato è un po’ soft, e vede la sorprendente Lucchese partire in quarta. Poi ‘gli invincibili’ granata impongono la legge del più forte e si portano in testa. Mentre i toscani scivolano in classifica, alle spalle del Torino emergono Sampdoria e soprattutto Inter, trascinata dai due bomber Amedeo Amadei e István Nyers. Il 6 gennaio 1949 il Torino si laurea campione d’inverno con 3 punti di margine su Genoa, Inter e Lucchese, seguite dalla Sampdoria.

Quando succedeva di andare sotto nel punteggio, dagli spalti del Filadelfia risuonava la tromba del capo-stazione Oreste Bolmida, che dava inizio alla riscossa. Capitan Mazzola si piegava le maniche della maglia e il Torino aumentava in modo vertiginoso i ritmi di gioco, travolgendo il malcapitato avversario di turno, che veniva puntualmente rimontato. Era il famoso ‘Quarto d’ora granata’.

Nel girone di ritorno, alla 23ª giornata, il Torino allunga a +6 sulle inseguitrici Sampdoria e Inter, ma dopo 3 giornate i nerazzurri si rifanno sotto a -4. Diventa così decisivo lo scontro diretto, che dovrebbe teoricamente disputarsi il 1° maggio. Invece, su richiesta del Torino, che ha programmato in settimana un’amichevole con il Benfica, la Federazione accorda l’anticipo a sabato 30 aprile.

A San Siro, dove i granata si presentano in formazione rimaneggiata senza Valentino Mazzola e Maroso, lo scontro al vertice si chiude sullo 0-0. Con 4 punti di margine a 4 giornate dalla fine del torneo il Torino è virtualmente campione d’Italia per la 5ª volta consecutiva e Novo dà il permesso ai suoi giocatori di andare in Portogallo. Manca solo l’ufficialità, ma lo Scudetto appare una formalità. Invece quella contro l’Inter resterà l’ultima partita ufficiale del Grande Torino.

Valentino MazzolaGetty Images

DA CAGLIARI A LISBONA: LA MANO DEL FATO

A campionato 1948-49 in pieno svolgimento, il Torino, principalmente attraverso il suo capitano Mazzola, fedele alla linea sposata dal presidente Novo, aveva preso accordi con diverse società per giocare delle amichevoli. Fra queste una partita era stata fissata per il 4 maggio 1949 contro il Cagliari allo Stadio di Via Pola.

“Un settimanale sardo, ‘Sardegna Sport’, in data 15 marzo 1949, titolava: ‘Il Torino il 4 maggio a Cagliari?’ – racconta in esclusiva a GOAL lo storico dello sport Mario Fadda – Sotto un altro stralcio del giornale recitava: ‘I dirigenti del Cagliari hanno preso accordi con la dirigenza granata per disputare un’amichevole il 4 maggio in occasione del ritorno di Sant’Efisio in città’. La notizia mi ha incuriosito e ho voluto approfondire”.

Santo venerato a Cagliari e in tutta la Sardegna, e martirizzato sotto l’imperatore romano Diocleziano il 15 gennaio del 303 d.C. a Nora, Efisio, prima di morire, secondo quanto tramandato dalla tradizione cattolica, aveva invocato la protezione di Dio per tutti i sardi. Per questo motivo è ancora oggi molto venerato sia nel capoluogo isolano, sia in tutta la Sardegna. Durante la Seconda guerra Mondiale, nemmeno i bombardamenti americani avevano impedito che il suo simulacro fosse portato in processione dai fedeli.

Il 4 maggio 1949 cadeva di mercoledì, a metà settimana, e quel giorno terminava la sagra, la grande festa, con il rientro del simulacro dal luogo del martirio. Sia i granata, sia i rossoblù, che allora militavano in Serie C, non avevano impegni di campionato. E nella prima metà del XX secolo era frequente che, a conclusione della festa, venissero allestite manifestazioni sportive.

Il tramite era il dirigente del Cagliari Peppino Deiana, commerciante di pellami che aveva una conceria ed era molto amico di Valentino Mazzola, capitano del Torino, il quale, di secondo mestiere, faceva il fabbricante di palloni. Inoltre il Direttore tecnico del Torino era Egri Erbstein, colui che da allenatore del Cagliari nel 1930/31 aveva vinto il campionato di Prima Divisione, portando per la prima volta i sardi in Serie B.

I rapporti fra le due società, insomma, erano ottimi, come testimona l’anno precedente la cessione in prestito gratuito ai rossoblù di 3 giovani calciatori,  il difensore Ferdinando Terzolo e gli attaccanti Ezio Ronzi e Armando Segato, futuro azzurro e campione d’Italia con la Fiorentina.

“Deiana, originario di Selargius, frequentava spesso il Filadelfia, quella che era la casa del Grande Torino, ed era perciò conosciuto e amico anche degli altri componenti della rosa. Gli accordi erano stati presi con la dirigenza del Torino fra fine febbraio e inizio marzo. Senonché il 27 febbraio si gioca a Genova Italia-Portogallo, Ferreira stringe amicizia con Mazzola e si prendono accordi per organizzare un’amichevole da giocare a Lisbona, inizialmente senza una data ufficiale”.

C’è stato così un sovrapporsi successivo di date. Alla fine i dirigenti si sono ritrovati con 2 partite da giocare nello stesso periodo e il Torino non poteva permettersi, nella fase più calda del campionato, di disputare due amichevoli in 2 settimane consecutive. Così, anticipato al 30 aprile lo scontro Scudetto con l’Inter, scelsero, con il benestare di Novo, a lungo titubante,  di andare a Lisbona, gara che dava loro maggiori introiti, rinviando invece a fine stagione, ovvero agli ultimi giorni di giugno, la sfida con i sardi. 

“In un’intervista rilasciata dopo la tragedia, Deiana raccontò che, appreso del rinvio della gara, aveva allestito la sua villetta campidanese a Selargius per ospitare l’intera squadra. I granata avrebbero fatto a quel punto una vacanza lunga nell’isola. Era tutto organizzato nei dettagli: dopo la partita amichevole, era previsto un tour per visitare le spiagge della Sardegna, ma anche la partecipazione a battute di caccia grossa”. 

“Non sembri strano che in quel periodo una grande squadra come il Torino venisse in Sardegna a giocare un’amichevole contro una squadra di Serie C – sottolinea Fadda – Due anni prima, ad esempio, a giugno del 1947 la Juventus fece un’amichevole a Sassari, con Boniperti in campo, contro la Torres pochi mesi dopo il suo esordio in bianconero. Ma nell’isola vennero anche il Genoa, che giocò contro una Selezione mista del Sud Sardegna, e la Lazio, che affrontò il Carbonia, neopromosso in Serie C. Era una cosa normale che le grandi società aiutassero le piccole realtà a fare incassi importanti. In cambio anch’esse avevano un ritorno economico ma anche pubblicità e nuovi tifosi”. 

Stadio FiladelfiaStadio Filadelfia

L’ULTIMA PARTITA: L’AMICHEVOLE COL BENFICA

Il 3 maggio, giorno di Festa nazionale in Portogallo, in cui si celebra l’anniversario della scoperta del Brasile, il Torino va dunque a Lisbona per giocare contro il Benfica un’amichevole pro-calciatore per aiutare Ferreira, capitano delle Aquile.

“Non, come spesso si è scritto perché si ritirava, visto che ha giocato per altri 5-6 anni, ma perché era in difficoltà economiche e quella partita era un modo per uscire dalla crisi. Succedeva infatti spesso all’epoca che i calciatori, grazie all’aiuto e alla comprensione di alcuni amici e colleghi, riuscissero ad organizzare delle amichevoli che richiamassero una buona quantità di pubblico sugli spalti, nelle quali la società li garantiva l’intero incasso o metà incasso, come avvenne in questo caso”.

Il volo con a bordo il Torino, tecnici, dirigenti e 3 giornalisti al seguito della squadra, il Direttore di Tuttosport Renato Casalbore, Luigi Cavallero de ‘La Nuova Stampa’ e Renato Tosatti, de ‘La Gazzetta del Popolo’, parte da Milano Malpensa il 1° maggio alla volta di Lisbona. A bordo si registrano alcune defezioni. Non c’è innanzi tutto il presidente Novo, convalescente dopo una brutta broncopolmonite. Non è presente Sauro Tomà, bloccato da un infortunio al ginocchio.

Non ci sono nemmeno il portiere di riserva Renato Gandolfi, che cede il suo posto al terzo portiere, Dino Ballarin, fratello di Aldo, su intercessione di quest’ultimo, Luigi Giuliano, capitano della Primavera granata che aveva già debuttato in Prima squadra facendo molto bene, e alcuni componenti della Primavera che avranno poi una discreta carriera. Fra questi Pietro Biglino e il terzino Pietro Bersia (che esordirà in Serie A dopo la Tragedia e diventerà successivamente capitano del Cagliari, ndr).

Fra i giornalisti al seguito mancano  il telecronista Nicolò Carosio, bloccato in Italia dalla cresima del figlio, e Vittorio Pozzo, che aveva rotto con Novo dopo esserne stato a lungo un fidato collaboratore e per questo fu escluso dalla comitiva. Parte regolarmente invece Valentino Mazzola, pur febbricitante, che aveva saltato il confronto Scudetto con i nerazzurri.

L’iniziativa del Benfica ha grande successo. All’Estadio Nacionál della capitale lusitana, il pomeriggio del 3 maggio, per vedere il Grande Torino accorrono infatti 40 mila spettatori. L’amichevole termina 4-3 per i portoghesi. Arbitra l’inglese Pearce e Ossola, che ha appena saputo che sua moglie è incinta di un secondo figlio, apre le marcature segnando un gran goal. Che il clima sia amichevole lo si capisce quando il Benfica in 15 minuti si porta sul 3-1: doppietta di Melao e goal di Arsenio. Prima di andare a riposo c’è tempo anche per una rete di Bongiorni, subentrato a Gabetto.

Nella ripresa arriva addirittura il poker delle Aquile con Rogerio, a segno all’85’, prima che un rigore di Menti fissi il risultato finale sul 4-3. Gli spettatori, che hanno pagato il biglietto per godersi lo spettacolo, non sono rimasti delusi, come del resto neanche Ferreira e gli stessi giocatori del Torino.

Valentino Mazzola Ferreira Benfica Torino 1949

IL DISASTRO AEREO

Mazzola e compagni sono stanchi, per questo decidono di ripartire subito per Torino la mattina seguente. L’aereo con a bordo tutta comitiva, un trimotore FIAT G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, decolla dall’aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. A comandarlo è il tenente colonnello Pierluigi Meroni, il cui nome tornerà alla ribalta 18 anni dopo con la morte del giovane talento granata quasi suo omonimo, e sarà letto anch’esso come un inquietante segno del destino.

Il velivolo atterra alle 13 all’aeroporto di Barcellona per fare rifornimento. Qui i calciatori del Torino incrociano quelli del Milan che stanno andando a Madrid per giocare a loro volta un’amichevole contro il Real Madrid. Fra questi c’è anche Carappellese, attaccante che vestirà in futuro anche la divisa granata, e racconta di aver visto i giocatori granata distrutti dalla stanchezza.

Il FIAT G.212 riparte alle 14.50, ma, anziché dirigersi a Milano Malpensa, come inizialmente programmato, fa rotta diretta per l’aeroporto di Torino-Aeritalia. Ma chi ha deciso il cambio di destinazione? Ancora oggi resta il mistero, ma si fanno diverse ipotesi.

La prima possibilità è che proprio perché particolarmente stanchi, i giocatori granata e in particolare Valentino Mazzola abbiano chiesto al comandante Meroni di arrivare direttamente a Torino. La seconda è che il cambio di rotta fosse dovuto a motivi di dogana: era probabile che la comitiva avesse fatto acquisti a Lisbona e in caso di arrivo diretto nel capoluogo piemontese avrebbe goduto di controlli più leggeri da parte dei finanzieri rispetto a Milano.

All’altezza di Savona l’aereo vira verso nord, e si prevede arrivi a destinazione nel giro di mezzora. Sta di fatto che a Torino il tempo è pessimo, con nuvole basse e fitte che ricoprono il cielo,  pioggia battente, forte vento di libeccio con raffiche e visibilità orizzontale scarsissima (40 metri).  Sicuramente non le condizioni ideali per viaggiare. La comunicazione arriva ai piloti del FIAT G.212 alle ore 16.55.

Dopo alcuni minuti di silenzio, alle 16.59 arriva la risposta dall’aereo:

“Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga”.

A Pino Torinese, a sud est di Torino, c’è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta. In un’epoca in cui la radionavigazione non disponeva di strumenti tecnologicamente avanzati, normalmente si sarebbe optato per quello che in gergo aeronautico è chiamato QCO, ossia la deviazione del volo verso uno scalo più sicuro, in questo caso Malpensa o Linate. Tuttavia l’ordine da Torino non arriverà mai.

SupergaArchivo

Alle 17:02 l’equipaggio chiama così per l’ultima volta la torre di Torino, per avere conferma dell’angolo di approccio alla pista, che viene confermato. Il pilota, una volta giunto sulla perpendicolare di Pino Torinese, conta dunque di virare di 290 gradi di prua per allinearsi alla pista do Torino-Aeritalia, lasciandosi sulla destra il Colle di Superga con la relativa basilica.

Ma l’aereo, anziché con la pista di atterraggio, si allinea fatalmente con la Collina di Superga: il forte vento di libeccio avrebbe spostato di qualche grado l’angolo di approccio di I-ELCE alla pista, inoltre l’altimetro (si scoprirà nelle indagini che seguiranno l’incidente) è impazzito, bloccandosi a quota 2000 metri, mentre in realtà il velivolo si trova a soli 600 metri dal suolo.

Il pilota è indotto in errore, si vede sbucare davanti la basilica all’improvviso e con una velocità di 180 chilometri orari non può più far nulla. Non risultano del resto tentativi in extremis di riattaccata o virata. Sono le 17.03 del 4 maggio 1949 e il trimotore FIAT G.212 con a bordo il Grande Torino si schianta contro il terrapieno della Basilica di Superga, avvolta in una fitta nebbia.  Alle 17.05 Aeritalia Torre chiama I-ELCE, non ricevendo alcuna risposta.

Tutto è compiuto. L’aereo si disintegra, scoppia un incendio e i corpi bruciacchiati dei 31 occupanti vengono sbalzati fuori fra il prato e alcune stanze della stessa basilica. Non ci sono sopravvissuti. Qualcuno, dopo il boato generato dall’incidente, urla: “È caduto un aereo!”. Quando le fiamme iniziano a dissolversi, il primo ad accorrere sul luogo della tragedia è il cappellano di Superga Don Tancredi Ricca, che stava nella sua stanza al primo piano leggendo il suo libro di preghiere, e subito si trova di fronte uno spettacolo terribile e straziante.

Sul posto arrivano i primi soccorritori. Fra questi anche Amilcare Rocco, muratore che abita a pochi metri dalla basilica, con altre persone. Qualcuno trova una foto per terra e vede che è quella del Torino del 1946. In quel momento si materializza il dramma che è appena accaduto: “Ma quello è il Torino!”, esclama in dialetto. Don Ricca trova le maglie granata con lu Scudetto cucito. Non ci sono più dubbi.

La notizia si diffonde rapidamente e oltrepassa i confini nazionali, facendo rapidamente il giro del Mondo. Nello schianto avevano perso la vita Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Operto, Ossola, Rigamenti e Schubert, i 18 giocatori del Grande Torino che avevano preso parte alla trasferta a Lisbona. Con loro erano morti il D.g. Agnisetta, il consigliere Civalleri, il Direttore Tecnico Egri Erbstein, l’allenatore Lievesley e il massaggiatore Cortina, i tre giornalisti al seguito, ovvero Casalbore, Cavallero e Tosatti, l’organizzatore Bonaiuti e i 4 membri dell’equipaggio, fra cui il comandante Meroni.

Centinaia di persone provano a salire sul colle. Fra i primi c’è anche Vittorio Pozzo, ex Ct. della Nazionale, cui viene chiesto l’ingrato compito di riconoscere le salme sfigurate dei suoi ragazzi, che i carabinieri stavano via via estraendo.

Accetta e dopo aver individuato le prime salme, fra cui quella di Romeo Menti, che portava sulla giacca una spilla con il simbolo della Fiorentina, sente qualcuno che gli tocca le spalle. “Your boys”, “I tuoi ragazzi”, gli dice un gigante avvolto in un impermeabile. È John Hansen, il centravanti danese della Juventus, anche lui accorso a Superga per accertarsi con i suoi occhi di quello che era accaduto al Torino. Pozzo ha un primo mancamento.

Termina comunque il suo compito, non senza fatica, e la sera davanti ai periti nelle due camere mortuarie del cimitero, deve ripetere il riconoscimento salma per salma.

“Uno per uno, li riconobbi tutti. – annoterà nelle sue memorie – Mi occupai di tutto, fuorché dei portafogli, dopo di aver controllato il contenuto di qualcuno di essi: lasciai al commissario di polizia la ingrata e delicata bisogna. Pochi dei giocatori erano deformati nelle fattezze, parecchi avevano perduto le scarpe od addirittura ambo i piedi come tanti soldati in guerra. Il solo allenatore inglese, Lievesley era perfettamente intatto”.

Quando deve pronunciare gli ultimi 2 nomi, l’ex C.t., che fino a quel momento aveva mantenuto una forza incredibile, stramazza però per terra. Sono Martelli e Maroso, 25 e 23 anni. Li riconosce per eliminazione, dato che i loro corpi sono completamente straziati.

SOLO BODY Superga 2Ignasi Oliva

LA COMMEMORAZIONE E IL RICORDO

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”, scrive Indro Montanelli nel suo pezzo commemorativo per il ‘Corriere della Sera’.

Il 5 maggio 1949 tutta Italia si risveglia avvolta in un lutto e in un dolore insostenibile, facendo proprie le parole del noto giornalista. Un’intera squadra, quella che era stata forse la più forte di sempre, sconfitta soltanto dal fato, aveva perso la vita nella tragedia aerea di Superga dopo quella disgraziata amichevole giocata a Lisbona. Decisa all’ultimo, con un cambio di programma.

“Se si fosse giocata l’amichevole programmata a Cagliari il 4 maggio,  – sottolinea lo storico dello sport, Fadda – sicuramente non sarebbero stati a Torino quel pomeriggio verso le 17. Sarebbero rientrati il giorno dopo, il 5, con una situazione climatica differente e non sarebbe accaduto loro nulla. Purtroppo le cose andarono come sappiamo…”. 

Il 6 maggio a Palazzo Madama è allestita la camera ardente, con tutte le bare delle vittime allineate. Oltre mezzo milione di persone presenziano ai funerali, fra cui rappresentanze di tutte le squadre italiane e di molte squadre straniere , un giovane Andreotti a nome del Governo ed il Presidente della FIGC, Ottorino Barassi, che fece l’appello della squadra come se il Torino dovesse scendere in campo. Il giornalista Vittorio Veltroni effettua per la RAI la radiocronaca in diretta delle esequie.

La FIGC proclama altresì il Torino Campione d’Italia per la 5ª volta consecutiva, con le ultime 4 giornate che vengono disputate dalle formazioni Primavera delle varie squadre. I giovani granata vincono le 4 partite rimanenti, chiudendo il torneo a 60 punti, 5 di vantaggio sull’Inter. Ma è un successo amarissimo. Valentino e gli altri invincibili non c’erano più. Spazzati via troppo presto da un beffardo destino.

Il 26 maggio seguente al Comunale di Torino è organizzata un’amichevole internazionale il cui incasso è devoluto ai famigliari delle vittime di Superga. In campo da un lato ci sono il grande River Plate di Alfredo Di Stefano, dall’altro il Torino Simbolo, una squadra composta da undici fuoriclasse prestati da tutte le squadre italiane, che indossano la maglia granata. Per il Toro vanno in campo  Sentimenti IV, Manente, Furiassi, Annovazzi, Giovannini, Achilli, Nyers, Boniperti, Nordhal, Hansen, Ferrari II, Lorenzi. 

È il primo passo per la ripartenza. Ancora sotto shock, la Federazione nel 1950 manderà la Nazionale in Brasile con un’estenuante viaggio in nave, e gli azzurri, fiaccati dal lungo viaggio e privi dei loro giocatori simbolo, verranno precocemente eliminati dai Mondiali.

Il ricordo del Grande Torino è stato tramandato fino ai giorni nostri ed è tuttora vivo. A Superga, nel luogo dello schianto, sorge una lapide commemorativa davanti alla quale una delegazione del club granata ogni anno va in visita per ricordare i suoi campioni. Lo Stadio Filadelfia, luogo simbolo in cui quella squadra giocava, è stato recentemente recuperato dalla società e modernizzato per ospitare gli allenamenti della Prima squadra e le Giovanili, mentre agli ‘Invincibili’ è stato intitolato lo Stadio Olimpico del capoluogo piemontese.

da goal.com




Ucraina. Iniziativa di pace del Papa. Gli interessati dicono che non esiste ma il Vaticano conferma

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downloadIl cardinale Pietro Parolin conferma che il Vaticano è impegnato in una iniziativa per arrivare alla pace tra Russia e Ucraina. Le parole del segretario di stato della Santa Sede vengono dopo che sia Kiev che Mosca avevano negato di essere al corrente di una mossa del Vaticano in questa direzione.

“Il Papa ha detto che ci sarà una missione che sarà annunciata nel momento in cui sarà pubblica e io ripeto le stesse espressioni che lui ha usato”, sottolinea, “non entro nei particolari. Il Papa ha parlato in questi termini, lasciamo a lui di dare eventuali e ulteriori informazioni”.

La sorpresa del cardinale

Il cardinale si dice “sorpreso” della reazione di Russia e Ucraina dal momento che “a mia conoscenza, erano e sono a conoscenza” entrambe le parti. “Per quello che io so, sanno. Poi sapete com’e’, in mezzo ai meandri della burocrazia può darsi che le comunicazioni non arrivino dove devono arrivare. Però le mie sono solo interpretazioni, io so che sono state informate le due parti”.

“Direi che mi sorprende e non so a quale motivazione o ragionamento risponda”, replica il porporato, precisando che la presenza oggi del metropolita Antonij, presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, all’udienza generale del Papa “non c’entra nulla” con questa missione. Come sempre abbiamo detto si vorrebbe arrivare a una cessazione dei combattimenti e poi avviare un processo di pace

L’incontro “rientra nelle comunicazioni normali che ci sono” anche con i capi Dicastero della Curia Romana, spiega Parolin. Netto, invece, il giudizio del Segretario di Stato sul nuovo attacco reciproco di droni a sul Cremlino che ha generato reciproche accuse di terrorismo: “Tutte le azioni belliche soprattutto se servono a creare un clima più di ostilità, non avvicinano certo la pace”, chiosa.

Prima si smette di sparare, poi si parla di pace

“Non so se ci sono le condizioni oggi per un cessate il fuoco. Speriamo credo che anche questa iniziativa – se ci sarà – del Vaticano dovrebbe andare in quel senso. Come sempre abbiamo detto si vorrebbe arrivare a una cessazione dei combattimenti e poi avviare un processo di pace”.

Quindi il cardinale Parolin, in vista anche del 9 maggio, giorno in cui dovrebbe partire la nuova offensiva russa contro l’Ucraina, rilancia l’invito che “il Papa ha sempre rivolto alle due parti in conflitto di trovare punti di accordo e mettere fine a questa strage che sta colpendo fortemente l’Ucraina ma che ha risvolti anche per la Russia non indifferenti”.

agi.it




Fiumi straripati in Emilia-Romagna, c’è una vittima

maltempo emilia romagna 2 maggio

maltempo emilia romagna 2 maggioRotte dei fiumi, frane, allagamenti, strade chiuse, cittadini evacuati: in Emilia-Romagna il maltempo non dà tregua. La pioggia che è caduta ininterrottamente per oltre 24 ore ha comportato diversi problemi e la Regione da lunedì sera, 2 maggio, ha attivato h24 il Centro operativo regionale per fra fronte a un evento definito “di portata rilevante” da Viale Aldo Moro.

Ed è stata registrata anche una vittima. Si tratta di un anziano che a Castel bolognese è travolto dalle acque del fiume Senio. I Carabinieri indagano sulle circostanze del decesso, mentre squadre dei Vigili del fuoco sono impegnati per il crollo di un’abitazione a Fontanelice, nel bolognese, a seguito di una frana con la possibilità che sia coinvolta una persona.

Quattrocento gli interventi dei Vigili del Fuoco in tutta l’Emilia-Romagna, che segnalano evacuazioni in via precauzionalmente anche a Dovadola (FC) per una frana e a Monzuno e Castel San Pietro (BO) per allagamenti. Il maltempo ha portato disagi anche alla mobilità, con strade chiuse e traffico in tilt nelle province di Bologna, Modena e Ravenna.

ESONDATO IL FIUME LAMONE, 250 SFOLLATI

Diverse zone della Romagna questa mattina si sono risvegliate allagate per le piene dei fiumi che la attraversano, ingrossati dalle piogge delle ultime ore. Nella Ravennate è esondato il fiume Lamone, causando l’evacuazione di oltre 250 persone. In particolare nelle località di Bagnacavallo, Boncellino e Traversara, dove si sono verificate diverse rotture arginali e conseguenti esondazioni; così come a Villanova di Bagnacavallo, Glorie e Mezzano. Intanto sono stati posizionati sacchi di sabbia per alzare le sommità arginali a Mezzano e nei punti dove necessario. Si raccomanda fortemente alla popolazione, in particolare a chi abita in prossimità dei fiumi, di prestare la massima attenzione, non andare in scantinati o altri luoghi interrati e di prepararsi, nel caso di peggioramento della situazione, anche all’eventualità di doversi allontanare dalla propria abitazione.

12.37 | ALLERTA EMILIA-ROMAGNA, ESAURIMENTO PIENE E RIENTRO FIUMI DOMANI

Nuova allerta meteo in Emilia-Romagna dalle 12 di oggi fino alla mezzanotte di domani. Solo domani è previsto l’esaurimento delle piene nei tratti montani e “il progressivo rientro” dei livelli idrometrici nei tratti vallivi dei corsi d’acqua interessati dalle piene. Resta il codice rosso, riferito “alle numerose criticità idrauliche e danni in atto”, nella pianura centro-orientale. Nelle zone montane o collinari centro-orientali dell’Emilia-Romagna possono verificarsi fenomeni franosi, viste “le condizioni idrogeologiche particolarmente fragili” dopo le piogge di questi giorni. Il codice arancione riguarda invece le zone montane e collinari centro-orientali, per le “numerose criticità idrogeologiche” e i diversi disagi.

11.44 | TRACIMA TORRENTE NEL BOLOGNESE, CASE SALVE MA SI CONTROLLA

Tracimato anche il torrente Quaderna a Molinella, nella bassa bolognese. Con il passaggio dell’acqua, la rottura dell’argine si allarga e le acque finiscono nell’invaso delle campagne attorno a Selva Malvezzi. Lo segnala in un post il sindaco Dario Mantovani, che continua: “Siamo qui con tutti i tecnici preposti e la situazione è valutata costantemente. L’abitato è più in alto rispetto al punto di fuoriuscita delle acque: però è ovvio- continua il sindaco di Molinella- che molto dipenderà dal tempo in cui si abbasserà il livello della Quaderna. Ci aggiorniamo strada facendo”.

11.30 | SCUOLE CHIUSE IN ROMAGNA NEI COMUNI PIÙ COLPITI

A Faenza sono chiuse le scuole di ogni ordine e grado nel Comune romagnolo e a Castel Bolognese, Brisighella e Riolo Terme. Il divieto di transito è stato disposto in numerose strade: a Faenza viale Assirelli, via Cimatti, via Silvio Pellico, la provinciale 16, via Sarna, via San Martino, ponte delle Grazie, via Lapi. Nella notte, inoltre, sono state evacuate circa 30 famiglie da borghetto Fornace. A Castel Bolognese sono impraticabili via Emilia Levante in corrispondenza di via Casanola-via Biancanigo e via Giovanni XXIII; a Riolo Terme la provinciale 306; a Casola Valsenio oltr alla 306 le vie Cestina, Torre, Banzuole, Capanne, Monte Battaglia, del Monte, Lama-Mongardino, Colombarina, Chiesuola, Meleto.

10.31 | COLDIRETTI: IL PO SALE DI 1,5 MT IN 24 ORE, FIUMI ESONDANO

Il livello del fiume Po si è alzato di oltre 1,5 metri nelle ultime 24 ore sotto la spinta della nuova ondata di maltempo che ha colpito la Penisola con precipitazioni intense. E’ quanto emerge dal monitoraggio del livello idrometrico effettuato dalla Coldiretti al Ponte della Becca sugli effetti dell’ultima perturbazione che ha provocato allagamenti, frane e smottamenti nelle campagne. Lo stato del più grande fiume italiano – sottolinea la Coldiretti – è rappresentativo della sofferenza dei corsi d’acqua che si sono gonfiati per le piogge con straripamenti ed esondazioni. Nelle campagne – precisa la Coldiretti – sono finiti sott’acqua seminativi, frutteti, vigne con danni alle strutture e alla viabilità stradale e ferroviaria. La situazione più grave in Emilia Romagna dove – evidenzia Coldiretti – sono scattate evacuazioni di emergenza della popolazione, l’esondazione di fiumi e torrenti ha isolato abitazioni, bloccato strade e fermato la circolazione dei treni con fattorie assediate e bloccate dalla marea di fango, vigneti sott’acqua e interi filari di ulivi sradicati dalla furia delle frane che se li sono portati via senza pietà.

9.39 | SILLARO ROMPE ARGINI, PREOCCUPANO ANCHE LAMONE E MONTONE

Il Centro coordinamento soccorsi costituito in Prefettura e i Coc stanno costantemente e attentamente monitorando le criticità, mentre i sindaci di Ravenna, della Bassa Romagna e del faentino lavorano senza sosta per prendere tutti i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza le popolazioni coinvolte. Per quanto riguarda il capoluogo, le due situazioni più critiche sono quelle dei fiumi Lamone e Montone e si raccomanda la massima attenzione agli abitanti da un lato delle frazioni di San Pancrazio e Ragone, San Marco e tutte le case sparse; dall’altro di Santerno, Ammonite, Mezzano, Glorie e Torri.

Intorno alle 4 di questa mattina alcuni volontari sono andati a ponte Vico, dove transita il Montone, per posizionare sacchi di sabbia secondo le indicazioni dell’Agenzia regionale di Protezione civile. Al momento è chiuso in via precauzionale il ponte di Ragone, presidiato dalla Polizia locale in staffetta con la Guardia di finanza. Per quanto riguarda il Lamone, si stanno monitorando in particolare i ponti di Traversara e Villanova, in collaborazione con i soggetti competenti per quanto riguarda Bagnacavallo e la Bassa Romagna.

In provincia, il Sillaro ha rotto I’argine nel territorio di Conselice, dove si sono concluse le operazioni evacuazione di circa 60 residenti; restano sempre attivi sul posto i presidi formati da Vigili del fuoco e volontari della Protezione civile. Nelle prime ore della mattina, a causa della confluenza del Marzeno con il Lamone, si è verificata l’esondazione delle acque in diversi punti nel territorio del Comune di Faenza, rendendo necessario evacuare un centinaio di residenti.

Per quanto riguarda la situazione del restante territorio provinciale, criticità si sono verificate nel territorio del Comune di Castel Bolognese, in particolare nella località di Biancanigo dove sono stati sgomberati un centinaio di residenti.

La situazione in tutto il territorio provinciale è costantemente seguita e in raccordo con l’Agenzia regionale di Protezione civile sono state predisposte misure preventive di contenimento di possibili esondazioni dei fiumi della Provincia e sono in programma, con l’8° Reggimento Genio Guastatori e le Regioni Toscana e Veneto, interventi di ripristino delle aree interessate dagli eventi avversi.

8.59 | A MODENA RESTANO CHIUSI IL PONTE ALTO E PONTE DELL’UCCELLINO

Rimangono chiusi al traffico per ora Ponte Alto a Modena e ponte dell’Uccellino, tra Modena e Soliera. Il colmo della piena del fiume Secchia provocata dalle precipitazioni diffuse degli ultimi giorni, infatti, non è transitato completamente nella notte e il livello è ancora ben al di sopra della soglia precauzionale. Continua dunque per tutta la giornata l’allerta arancione diramata dall’Agenzia regionale per la sicurezza del territorio e la Protezione civile. Rimangono chiusi al traffico per ora anche il ponte di Navicello vecchio sul fiume Panaro, sulla strada provinciale 255, e quello sul Tiepido di strada Curtatona, mentre in zona Fossalta sono al lavoro le pompe per contenere i livelli del torrente. In tutta l’area del nodo idraulico modenese è attivo il monitoraggio dei corsi d’acqua che proseguirà nelle prossime ore. Si prevede un’attenuazione e il progressivo esaurimento delle precipitazioni, a partire dal settore occidentale, informa il Comune. Rimane attivo il Centro unico di Protezione civile a Marzaglia ed è stato attivato anche il Coc, il Centro operativo comunale con funzioni di pianificazione, volontariato, strutture operative locali e viabilità. Insieme ai tecnici comunali, sono al lavoro anche i volontari della Protezione civile.

8.42 | A BOLOGNA L’ACQUA INVADE CANTINE LUNGO NAVILE A CASTEL MAGGIORE

Questa notte intorno alle 4 la situazione dovuta al maltempo a Castello, nel territorio di Castel Maggiore (Bologna) è peggiorata confermando l’allarme che era stato diffuso agli abitanti della frazione: il sistema idraulico locale, fa sapere il Comune, ha di fatto smesso di funzionare per l’alto livello raggiunto dalle acque del canale, portando all’allagamento di alcune cantine dei palazzi posti sulla destra del Navile, più bassi rispetto al corso d’acqua. L’acqua, informa ancora il Comune, ha raggiunto le soglie su cui la Protezione civile ha posto sacchetti di sabbia. L’azione di Polizia locale Reno Galliera, Vigili del fuoco, volontari di Protezione civile, già presenti sul posto, “ha arginato gli effetti dell’acqua, grazie all’utilizzo di pompe idrovore che stanno riportando la situazione alla normalità, lentamente in quanto continua a piovere. Non risultano persone evacuate”. Al momento a Castello su via Matteotti la viabilità è a senso alternato, e sono consigliati percorsi alternativi.

8.15 | RISCHIO ESONDAZIONI, STOP TRENI TRA FAENZA-FORLÌ E ALTRE 3 TRATTE

A causa del maltempo, la circolazione ferroviaria è al momento sospesa fra Faenza e Forlì (linea Bologna-Rimini), Russi e Lugo (linea Bologna-Ravenna), Russi e Granarolo (linea Faenza-Ravenna) e fra Lavezzola e Mezzano (linea Ferrara-Ravenna). La sospensione, informano le Fs, è stata resa necessaria per l’innalzamento del livello di guardia dei fiumi Montone, Lamone, Senio e Santerno dovuto alle forti e prolungate piogge e dunque in funzione preventiva rispetto al rischio esondazioni. Sul posto tecnici di Rete ferroviaria italiana in contatto con Prefettura e Protezione civile. I treni che erano in corso di viaggio sono stati fermati nelle stazioni, specifica la nota di Fs diffusa attorno alle 7.30 di questa mattina. E’ quindi In corso la riprogrammazione del servizio con cancellazioni, deviazioni e rallentamenti. Attivati dove possibile servizi bus sostitutivi.

EMILIA-ROMAGNA PIEGATA DAL MALTEMPO, COSA È SUCCESSO NELLA GIORNATA DI IERI

Ieri il torrente Sillaro, affluente del Reno, ha visto la formazione di una breccia tra Massa Lombarda (Ravenna) e Imola (Bologna). L’Agenzia regione per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile è intervenuta con i propri mezzi e con una ditta.

Sul posto è entrato in azione anche un elicottero dei vigili del fuoco, come supporto alle operazioni di evacuazione di una famiglia. Un altro allagamento lungo il Sillaro si è verificato nel bolognese in località San Salvatore a Sesto Imolese. Nella zona rossa tutti i corsi d’acqua sono sopra il livello idrografico 3, aggiunge Viale Aldo Moro.

Ci sono stati alcuni allagamenti dell’Idice, nel comune di Castenaso, dove è stata evacuata una famiglia; anche nel comune di San Lazzaro sono state evacuate trenta persone a livello precauzionale per i livelli raggiunti dal Savena. Numerose le segnalazioni arrivate per frane, con diverse strade chiuse, ma anche di cittadini e macchine isolate. La situazione è stata comunicata dall’Agenzia regionale al Dipartimento nazionale di Protezione civile.

Nel bolognese si è anche verificata una frana a Casalfiumanese, nella strada per Macerato. A Ozzano dell’Emilia è uscito il torrente Quaderna. A Bologna è esondato il Ravone in via del Chiu e via Saffi. È stata chiusa la Strada provinciale 36 Val di Zena – al km 7 di Botteghino e al km 16 Mulino di Zena – per esondazione del Zena. Dal Comune di Borgo Tossignano è arrivata la segnalazione di una frana su via Siepe San Giovanni e anche qui è stata sfollata una famiglia con una persona fragile.

Passando al reggiano, a Tresinaro, sotto Baiso, per effetto delle piogge detriti di tronchi sono caduti in strada, e risultano già rimossi. È stata chiusa l’accessibilità alla ciclovia Er 13 perché, in alcuni punti più bassi, si affianca al Secchia. Segnalato poi un “ruscellamento” concentrato sulla scarpata di monte che attraversa la Strada provinciale 7, in località Rondinara, a Scandiano. Nel modenese, si è verificato uno smottamento lungo provinciale 19 – Sassuolo, in località Pigneto, con fuoriuscita di acqua dal torrente Corlo, e vari allagamenti di strade (a Fiorano Modenese). Fuoriuscita d’acqua anche dal torrente Tiepido, sempre nel modenese. A Pazzano Estense, una frana ha interessato la strada comunale verso Serramazzoni. La Regione sottolinea infine che da lunedì sera il Cor (Centro Operativo Regionale) è aperto 24 ore su 24, così come sono aperte le sale operative unificate delle provincie di Bologna, Ravenna, Modena, Reggio Emilia e allertata quella di Ferrara in caso di necessità. La prossima riunione del Centro Coordinamento dei Soccorsi (Ccs) è prevista questa mattina alle 9.

ag. Dire – www.dire.it




Putin sfugge a un attacco con droni al Cremlino

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attentato putin cremlino 1024x631La presidenza russa ha riferito che l’Ucraina ha tentato di attaccare il Cremlino con dei droni la scorsa notte. E ha poi minacciato misure di ritorsione.

Secondo l’agenzia di stampa Interfax, due droni diretti al Cremlino sono stati distrutti e i loro rottami sono atterrati sul terreno della sede del presidente russo Vladimir Putin.

La nota della presidenza russa

“Questa notte, il regime di Kiev ha tentato di colpire con veicoli aerei senza equipaggio la residenza del presidente della Federazione russa al Cremlino”, si legge nella nota della presidenza russa. Secondo il rapporto, i droni sono stati disattivati. “Due veicoli aerei senza equipaggio erano puntati contro il Cremlino. A seguito di azioni tempestive intraprese dai servizi militari e speciali che utilizzano sistemi radar, i dispositivi sono stati messi fuori uso. A seguito della loro caduta e della dispersione di frammenti sul territorio del Cremlino, non ci sono state vittime e danni materiali”, ha specificato Mosca.

Il Cremlino ha definito l’accaduto come “un atto terroristico pianificato e un attentato alla vita del presidente della Federazione, compiuto alla vigilia del Giorno della Vittoria, la parata del 9 maggio, alla quale è prevista anche la presenza di ospiti stranieri”. La nota specifica che il presidente della Russia non è stato ferito. “Il programma dei suoi lavori non è cambiato, continua come al solito”, osserva il servizio stampa. “La parte russa si riserva il diritto di adottare misure di ritorsione dove e quando lo ritiene opportuno”, si legge nel comunicato.

Il sindaco di Mosca vieta voli di droni sulla città

Il sindaco di Mosca ha annunciato il divieto di voli di droni non autorizzati sulla capitale russa: Sergei Sobyanin ha affermato che i voli dei droni saranno vietati a meno che non sia stato ottenuto un permesso speciale dalle “autorità governative”. Ha aggiunto che il divieto è volto a prevenire voli non autorizzati di droni che potrebbero “ostacolare il lavoro delle forze dell’ordine”.

Il divieto è stato imposto anche a San Pietroburgo, secondo quanto riporta la testata locale Fontanka, sarà in vigore fino al 15 maggio e si applica ai voli entro un raggio di 150 chilometri intorno alla ex capitale degli zar.

La parata militare del 9 maggio si farà lo stesso

La grande parata militare del 9 maggio, che celebra la vittoria sulla Germania nazista nel 1945 e prevista a Mosca, si terrà lo stesso nonostante l’attacco del drone al Cremlino che la Russia attribuisce all’Ucraina. “La parata avrà luogo. Non ci sono cambiamenti nel programma”, ha dichiarato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov.

La replica di Kiev

“Non abbiamo nulla a che fare” con il presunto attacco al Cremlino con i droni di cui Mosca accusa Kiev. “Naturalmente l’Ucraina non ha nulla a che fare con gli attacchi con i droni al Cremlino”, ha dichiarato Mykhailo Podoliak, consigliere di Volodymyr Zelensky, in un messaggio ai giornalisti.

Gli Usa: “Non eravamo stati avvertiti”

Un funzionario statunitense, citato dall’emittente americana Cnn, ha assicurato che gli Usa non sapevano nulla del presunto attentato.  “Qualunque cosa sia successa, non c’e’ stato alcun preavviso”, ha detto il funzionario, aggiungendo che le autorità stanno ancora cercando di capire cosa sia successo esattamente.

Un altro funzionario Usa ha detto alla Cnn che Washington sta ancora lavorando per valutare le affermazioni della Russia e che al momento non è possibile confermare la denuncia del Cremlino secondo cui l’Ucraina ha tentato di assassinare Putin.

Il presidente della Duma: “No a negoziati”

“Un atto terroristico contro il presidente Putin è un attacco alla Russia. Il regime nazista di Kiev deve essere riconosciuto come organizzazione terroristica e con loro non possono esserci negoziati”, ha dichiarato su Telegram il presidente della Duma russa, la Camera bassa del Parlamento, Vyacheslav Volodin, dopo che Mosca ha denunciato uno sventato attacco con droni ieri sera sul Cremlino. “Non possono esserci negoziati con il regime di Zelensky.

Chiederemo l’uso di armi in grado di fermare e distruggere il regime terroristico di Kiev”, ha dichiarato ancora Volodin.

agi.it




Berlusconi sarà dimesso (dall’ospedale) nei prossimi giorni

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183339864 66ef9a62 2533 4fff a755 683fa4df928eSi starebbero avvicinando le dimissioni di Silvio Berlusconi: stando a quanto apprende l’Agi, infatti, sarebbe questione ormai di giorni. C’è chi dice già domani, o dopodomani.

Il Cavaliere, ricoverato al San Raffaele dal 5 aprile per una infezione polmonare causata dalla leucemia cronica di sui soffre da tempo, potrebbe lasciare l’ospedale entro il fine settimana. Dunque, se l’ipotesi venisse confermata, proprio in tempo per intervenire dalla sua casa di Arcore alla convention di Forza Italia che si terrà a Milano il 5 e il 6 maggio.

Resta solo da chiarire in quale forma interverrà alla giornata conclusiva, se con un video o audio, se sarà un messaggio registrato o in diretta, ma secondo fonti Agi è verosimile che sia una telefonata la sorpresa che gli azzurri riuniti alla kermesse riceveranno sabato dal loro fondatore. L’ultima parola spetta ai medici.

Il prossimo bollettino dell’ospedale è atteso per domani mattina.

agi.it




Muore un pilota delle “Frecce Tricolori” precipitando con un ultraleggero

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105357015 4f914750 d95d 4fc9 87b9 382c6aa0d321Giornata di lutto per l’Aeronautica militare: una delle due vittime dell’ultraleggero caduto nel tardo pomeriggio di sabato in Friuli è Alessio Ghersi, pilota in servizio presso il 313 Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori”. Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale di squadra aerea Luca Goretti, a nome di tutta la Forza Armata, esprime cordoglio per la morte e “si stringe alla moglie e ai loro due bimbi in questo momento di profondo dolore”. Il tradizionale evento di conclusione del periodo di addestramento della formazione in vista dell’avvio della stagione acrobatica, in programma il 1 maggio sulla base aerea di Rivolto, è stato annullato.

Chi era Alessandro Ghersi

Il Capitano Ghersi, 34 anni, originario di Domodossola, ricopriva attualmente la posizione di 2 Gregario destro, Pony 5, all’interno della formazione delle Frecce Tricolori. Era entrato in Aeronautica Militare nel 2007 con il Corso Ibis V dell’Accademia Aeronautica. Dopo le scuole di volo era stato assegnato al 4 Stormo di Grosseto, dove aveva conseguito la qualifica di pilota combat ready sul velivolo Eurofighter, svolgendo attività di difesa aerea sia in ambito nazionale sia in missioni Nato. Selezionato successivamente per le Frecce Tricolori, avrebbe a breve preso parte alla sua quinta stagione acrobatica con la Pattuglia Acrobatica Nazionale.

L’incidente di volo si è verificato nel tardo pomeriggio sulla catena dei Musi, area Valli del Torre, nel comune di Lusevera (Udine). L’allarme è stato lanciato da alcuni testimoni che hanno notato le fiamme prima di perdere di vista il velivolo, che si è schiantato al suolo in una zona boschiva.

Sul posto si sono portati immediatamente i soccorritori, che hanno soltanto potuto solamente constatare il decesso degli occupanti, morti carbonizzati: l’altra vittima sarebbe un parente del militare. Le operazioni in capo al Soccorso alpino della Guardia di Finanza hanno portato all’identificazione dei due corpi: le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Udine. Sul posto, anche i Vigili del Fuoco.

agi.it




Week end del 1 maggio: 8 milioni di italiani in viaggio

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tiber river 4529605 1280Saranno 8 milioni, a cui si potrebbero aggiungere 3,1 milioni di indecisi, soprattutto per il meteo ancora instabile, gli italiani che approfitteranno della festa del primo maggio, che cade di lunedì, per un weekend lungo, se non addirittura per una vacanza di qualche giorno: 3 intervistati su 4 hanno, infatti, programmato solo una breve pausa, con 1 o 2 pernottamenti al massimo a destinazione, ma c’è anche un 4% che si concederà una settimana piena, con non meno di 5 notti passate fuori casa.

Sono i risultati dell’Osservatorio sul Turismo di Confcommercio realizzato da SWG. Il raggio degli spostamenti è comunque piuttosto limitato, come di consueto per questa festività: 1 vacanziere su 2 resterà nelle immediate vicinanze del luogo di residenza, o comunque nella propria regione. La restante metà si muoverà invece fuori regione, ma sempre in Italia, o all’estero, scelta dichiarata dal 9% del campione intervistato.

È di 350 euro a persona, tutto compreso, il budget messo mediamente a disposizione, per raggiungere una località di mare – la scelta più gettonata in 3 casi su 10 – o una città d’arte o un borgo. Privilegiate nella scelta, tra le mete domestiche, quelle della Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Campania e Puglia, mentre Francia e Spagna attraggono di più chi va oltralpe, seguite dal Portogallo.

agi.it




Foggia. 16 morti sospette all’Hospice di Torre Maggiore. Indagato un infermiere

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185922384 d280cdb2 6830 468d b935 d82b5e8547bbUna dose eccessiva di un medicinale a base di Midazolam, che viene utilizzato per ridurre l’ansia e indurre sonnolenza e 16 persone, tutte malate terminali, sarebbero morte nell’Hospice di Torre Maggiore, in provincia di Foggia non per cause naturali. E il responsabile sarebbe un infermiere 55enne della struttura che ora è indagato per omicidio volontario.

Le morti sospette, per le quali la procura di Foggia ha disposto la riesumazione delle salme sono avvenute tra il 14 novembre 2022 e il 16 febbraio 2023. Lunedì scorso sono cominciate le operazioni di riesumazione per eseguire gli esami tecnici.

Le autopsie in corso

I primi cinque corpi sono stati già esaminati dai consulenti tecnici nominati dalla procura. Le altre autopsie proseguiranno nei prossimi giorni, fino al 5 maggio prossimo. Poi i medici legali avranno dai 60 ai 90 giorni per stilare le perizie e chiarire l’effettiva causa del decesso di questi degenti. In particolare ai consulenti viene chiesto di verificare se nei corpi riesumati ci sia Midazolan e in che concentrazione. Ma non solo: fare “ogni indagine necessaria” per chiarire il quadro investigativo. È questo il compito principale assegnato dalla pm Antonella Giampietruzzi di Foggia ai professionisti che dovranno capire se l’infermiere di 55 anni dell’Hospice di Terramaggiore, in provincia di Foggia, abbia ucciso volontariamente 16 degenti le cui salme hanno iniziato a essere riesumate due giorni fa.

“Accertino i consulenti tecnici – si legge nel verbale di conferimento visionato dall’AGI – esaminata la documentazione medico-sanitaria in atti, tenuto conto delle informazioni e degli elemento acquisiti per mezzo di esame autoptico e tossicologico, previo disseppellimento degli stessi, e in ogni altra indagine che si rendesse necessaria, presa visione degli atti contenuti nel fascicolo del pm, le ragioni medico-scientifiche, l’epoca, le cause e i mezzi che hanno provocato la morte”. E ancora: “Accertino i consulenti se nei campioni biologici prelevati vi sia la presenza di Midazolam e di suoi metaboliti; in caso di risposta affermativa ne indichi il consulente, ove possibile, la concentrazione sul campione biologico prelevato”.

I parenti non hanno mai avuto sospetti

“Caduti dalle nuvole”: è stata questa la prima reazione, secondo quanto riferito all’AGI dall’avvocato Mauro Valente che assiste dei parenti di una delle persone che, secondo l’ipotesi della Procura di Foggia, sarebbe stata uccisa da un infermiere attraverso la somministrazione di un farmaco nell’hospice di Torremaggiore.

“Nessuna denuncia da parte loro, hanno saputo del fatto dall’atto della Procura per il conferimento degli incarichi in vista della riesumazione. E nemmeno nessun sospetto – afferma -. Quando il loro congiunto è mancato dopo una lunga malattia non hanno notato nessuna anomalia. Era un malato terminale e sarebbe potuto succedere da un momento all’altro anzi da un certo punto di vista l’hanno vissuto quasi come una ‘liberazione’ per tutta la sofferenza che aveva provato”. Il legale considera che in tutto il suo percorso professionale “non ho mai sentito di 16 salme riesumate nell’ambito di un’inchiesta; questo significa che qualche elemento in mano la Procura ce lo deve avere anche per affrontare gli oneri economici che comportano le riesumazioni, una spesa che immagino almeno di centomila euro”.

Anche l’avvocato Raffaele Carone riferisce che i familiari della persona deceduta che assiste “non hanno presentato denuncia e nemmeno avevano avuto sospetti”. “Dopo la notizia dell’indagine – aggiunge – altri parenti di persone morte tra il novembre 2022 e il febbraio 2023 si sono presentati in studio per avere informazioni e capire se vada considerata la possibilità che sia successo qualcosa di simile a quello che viene ipotizzato essere successo per le parti offese indicate dalla Procura. Al momento però non sembrano emergere sospetti”. Nell’atto c’è elenco delle persone morte: molti anziani ma anche malati, purtroppo senza possibilità di guarigione, nate negli Sessanta, tra i quali una donna polacca.

Intanto la Asl di Foggia ha inviato una nota spiegando di aver avviato “tutte le procedure utili alla salvaguardia di pazienti e dipendenti. Siamo fiduciosi – dice ancora la nota della Asl – nell’operato della Magistratura alla quale, come di consueto, abbiamo offerto e offriamo la più completa disponibilità, anche al fine della ricerca della verità per il bene della collettività e delle famiglie coinvolte nel caso”.

agi.it




Ucraina. Ferito giornalista italiano. Ucciso il suo interprete

++ tajani, giornalista italiano ferito a kherson ma sta bene ++

++ tajani, giornalista italiano ferito a kherson ma sta bene ++

Il giornalista di Repubblica Corrado Zunino è rimasto ferito durante l’attacco di un drone a Kherson, mentre è rimasto ucciso il suo interprete ucraino Bogdan Bitik.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha riferito che Zunino “sta bene ed è seguito dalla nostra ambasciata a Kiev”.

“In viaggio da Kherson verso Odessa. Sto bene, ho una ferita alla spalla destra, sfiorata dal proiettile che ha centrato il mio grande amico Bogdan. Credo sia morto, all’inizio del Ponte di Kherson. Un dolore infinito. Avevo il giubbotto con la scritta Press”, scrive Zunino su Twitter.

“Il nostro inviato Corrado Zunino e il suo collaboratore Bogdan Bitik sono stati vittime di un agguato di cecchini russi oggi alle porte di Kherson”, si legge sul sito di Repubblica. “Bitik purtroppo non ce l’ha fatta ed è morto: lascia la moglie e un figlio”, mentre il giornalista italiano, “dopo essere stato ferito, è riuscito a mettersi in salvo trascinandosi lontano dal veicolo: è stato prelevato da un’auto che si trovava in zona e portato all’ospedale di Kherson”, dove è ricoverato. “I due reporter – prosegue Repubblica.it – viaggiavano facendosi chiaramente riconoscere come giornalisti, indossando il giubbotto con la scritta ‘Press’. Entrambi hanno lavorato a lungo sul conflitto in Ucraina”.

“Nel momento in cui ho appreso la notizia di questo evento infausto, ho contattato le nostre forze militari che mi hanno dato i dettagli del caso. Sono entrati in contatto con il giornalista e faranno tutto quello che possono per aiutarlo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba a Skytg24 sul ferimento in Ucraina del giornalista italiano Corrado Zunino. Il ministro ha confermato che il collaboratore che accompagnava il collaboratore di Repubblica è rimasto ucciso.

Ansa