Spagna, ancora disperse due italiane dopo il disastro ferroviario: una è la sorella del connazionale ferito

accidente ferroviario al atardecer en toledo

Nessuna notizia certa sulle due donne coinvolte nello schianto dei treni vicino a Toledo. Una delle tre italiane inizialmente date per disperse ha contattato il Consolato e ha confermato di essere in salvo. Le altre due, un’italo-argentina e un’italo-venezuelana, non sono ancora state rintracciate.

accidente ferroviario al atardecer en toledo

Resta senza una risposta la sorte delle due cittadine italiane ancora disperse dopo il gravissimo incidente ferroviario avvenuto mercoledì 28 ottobre nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo, lungo la linea ad alta velocità Madrid-Siviglia.

La mattina di venerdì 30 ottobre non risultano novità positive sulla loro situazione. La Farnesina, attraverso l’Ambasciata e il Consolato Generale d’Italia a Madrid, continua a seguire gli accertamenti in stretto contatto con la polizia e le autorità sanitarie spagnole.

Le due donne hanno cittadinanza italiana, ma risiedono in Spagna. Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, una è italo-argentina e l’altra italo-venezuelana.

Una delle due è la sorella di Jeremias Conte Grande, il connazionale rimasto ferito nello schianto e ricoverato all’ospedale universitario di Toledo. Il ministro Tajani ha riferito di aver parlato telefonicamente con lui, confermando che la donna si trovava sullo stesso viaggio e che non si hanno ancora sue notizie.

Tra le persone disperse figura inoltre una donna originaria della provincia di Pistoia. Al momento, tuttavia, non è stato chiarito ufficialmente se si tratti della cittadina italo-argentina o di quella italo-venezuelana.

Una connazionale ha comunicato di essere in salvo

Nel corso della giornata di giovedì era arrivata una prima notizia rassicurante. Una delle tre italiane che risultavano disperse nelle prime ore successive all’incidente ha contattato direttamente il Consolato italiano a Madrid, comunicando di stare bene. La donna viaggiava sul treno Renfe.

La sua segnalazione ha permesso di ridurre da tre a due il numero delle connazionali di cui non si avevano notizie. La situazione è stata successivamente confermata dalla Farnesina, che ha precisato come le verifiche sulle altre due donne fossero ancora in corso.

Complessivamente, secondo l’aggiornamento del Ministero degli Esteri, sono nove i connazionali coinvolti nell’incidente. Tra quelli identificati, quattro sono in buone condizioni e uno è ricoverato in ospedale, mentre due risultano ancora dispersi.

Le verifiche e l’identificazione delle vittime

Le autorità spagnole stanno proseguendo le operazioni di ricerca e identificazione delle persone coinvolte nel disastro. Per il riconoscimento delle vittime sono previste anche procedure attraverso la raccolta e l’analisi dei campioni di DNA.

Il Ministero della Giustizia spagnolo coordina queste attività in collaborazione con le ambasciate dei Paesi interessati. Si tratta di procedure necessarie per fornire risposte certe alle famiglie, in una situazione resa particolarmente complessa dalle condizioni dei convogli dopo l’impatto.

Il Consolato italiano a Madrid mantiene un contatto costante con i familiari delle due donne e ha offerto loro assistenza per ogni necessità. Su disposizione del ministro Tajani, il personale diplomatico continua inoltre a visitare gli ospedali e i centri di raccolta dei superstiti.

Per le famiglie delle due connazionali sono ore di angoscia e di attesa, mentre in Spagna proseguono le operazioni di soccorso e gli accertamenti sulle cause della tragedia.

Al momento, dunque, non è possibile parlare di un ritrovamento delle due italiane: entrambe risultano ancora disperse.




Spagna, incidente ferroviario: una delle italiane disperse è stata ritrovata, due ancora senza notizie

accidente ferroviario y rescate en toledo

Una buona notizia nel dramma ferroviario vicino a Toledo: la donna ha contattato il Consolato italiano a Madrid e ha confermato di stare bene. Restano due connazionali disperse.

accidente ferroviario y rescate en toledo

Una delle tre cittadine italiane che risultavano disperse dopo lo scontro tra due treni ad alta velocità in Spagna è stata rintracciata e sta bene. Lo ha comunicato la Farnesina, secondo quanto riportato dall’ANSA nella mattinata del 29 ottobre.

La donna viaggiava sul treno Renfe e ha contattato direttamente il Consolato italiano a Madrid per comunicare di essere in buone condizioni. La notizia ha ridotto da tre a due il numero delle connazionali ancora disperse.

Secondo gli ultimi dati diffusi, sono nove gli italiani coinvolti nella tragedia: cinque sono stati recuperati in buone condizioni, uno è ricoverato in ospedale a Toledo e una donna, inizialmente inserita nell’elenco dei dispersi, ha fatto sapere di stare bene. Per le altre due connazionali continuano le verifiche.

La Farnesina, in coordinamento con l’Ambasciata e il Consolato generale a Madrid, mantiene i contatti con la polizia e i servizi sanitari spagnoli. Una squadra consolare continua a visitare gli ospedali e i centri di raccolta dei superstiti per raccogliere informazioni e assistere i cittadini italiani.

La situazione rimane delicata: fino a quando non saranno completate le verifiche, non è possibile stabilire quale sia il destino delle due donne ancora irreperibili.

Il bilancio generale della tragedia resta gravissimo, con decine di vittime e numerosi feriti. Le autorità spagnole proseguono le operazioni di identificazione e le indagini sulle cause dello scontro.

 




Spagna, tragedia ferroviaria vicino a Toledo: almeno 46 morti e oltre 150 feriti. La Farnesina verifica la presenza di italiani

emergenza ferroviaria in spagna

Scontro tra due treni ad alta velocità sulla linea Madrid-Siviglia. Alcuni vagoni sono precipitati lungo una scarpata. Il bilancio è ancora provvisorio, mentre il Consolato italiano a Madrid è al lavoro per accertare l’eventuale coinvolgimento di connazionali.

emergenza ferroviaria in spagna

Una nuova, drammatica tragedia ferroviaria scuote la Spagna. Nella mattinata di mercoledì 28 ottobre, due treni ad alta velocità si sono scontrati nella provincia di Toledo, nel tratto ferroviario vicino a Urda, lungo la linea che collega Madrid all’Andalusia. Il bilancio provvisorio è salito ad almeno 46 morti e oltre 150 feriti, secondo gli aggiornamenti diffusi dai media. Le operazioni di soccorso sono proseguite in uno scenario particolarmente difficile, con vagoni deragliati e carrozze finite lungo un terrapieno.

La priorità, in queste ore, è assistere i feriti, recuperare le persone rimaste intrappolate e identificare le vittime. Le autorità non escludono ulteriori aggiornamenti del bilancio.

Ci sono vittime italiane?

È la domanda che riguarda da vicino anche le famiglie italiane, i turisti e i connazionali che vivono o lavorano in Spagna.

Al momento non risulta una conferma ufficiale di cittadini italiani tra le vittime. La Farnesina ha attivato l’Unità di crisi e il Consolato generale d’Italia a Madrid sta effettuando verifiche per accertare l’eventuale presenza di connazionali sui due convogli e fornire assistenza in caso di necessità.

La situazione resta in evoluzione e, finché le verifiche non saranno concluse, non è possibile escludere né confermare il coinvolgimento di cittadini italiani.

La prudenza è quindi indispensabile: l’assenza di conferme ufficiali non significa necessariamente che tutti i passeggeri italiani siano stati identificati o che non vi siano connazionali coinvolti.

Che cosa è successo sulla linea Madrid-Siviglia

L’incidente è avvenuto poco prima delle nove del mattino, nei pressi della località di Urda, nella provincia di Toledo, in Castiglia-La Mancia.

Secondo le prime ricostruzioni, sono rimasti coinvolti un treno AVE della compagnia pubblica Renfe e un convoglio della società Iryo. Le prime informazioni indicano che il treno Renfe avrebbe raggiunto il convoglio Iryo, che si trovava fermo sulla linea. L’impatto ha provocato il deragliamento di diversi vagoni; almeno due carrozze sono precipitate lungo una scarpata.

A bordo dei due treni viaggiavano complessivamente centinaia di passeggeri. Le squadre di emergenza hanno mobilitato vigili del fuoco, sanitari, protezione civile e forze di sicurezza per raggiungere i feriti e mettere in sicurezza l’area.

Le immagini diffuse dai media spagnoli mostrano la gravità dei danni riportati dai convogli. Alcuni passeggeri sarebbero rimasti intrappolati tra i sedili, i bagagli e le lamiere deformate, rendendo particolarmente complesse le operazioni di estrazione.

Le cause: si indaga su un possibile errore

La dinamica esatta dello scontro deve ancora essere accertata. Tra le ipotesi iniziali riportate dalla stampa spagnola figura un possibile errore nella gestione della circolazione, eventualmente in seguito a un problema del sistema di segnalamento.

Secondo una prima ricostruzione, il malfunzionamento avrebbe potuto richiedere un intervento manuale nella gestione dei treni. In questa fase si sarebbe verificata una possibile anomalia nelle autorizzazioni alla circolazione.

Si tratta, tuttavia, di ipotesi preliminari. Saranno le indagini tecniche e l’esame dei sistemi di segnalamento, delle comunicazioni tra il centro di controllo e i macchinisti e dei dati registrati dai convogli a chiarire che cosa abbia provocato la collisione.

Il gestore dell’infrastruttura ferroviaria Adif ha sospeso la circolazione sulla linea ad alta velocità tra Madrid e l’Andalusia. La misura ha provocato disagi ai viaggiatori e interruzioni nei collegamenti ferroviari.

La reazione del governo spagnolo e dell’Italia

Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez si è detto profondamente addolorato per l’incidente e ha assicurato che le autorità sono in contatto con i responsabili delle operazioni di soccorso.

Anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha espresso la vicinanza del governo italiano alla Spagna, rivolgendo il proprio pensiero alle famiglie delle vittime, ai feriti e ai soccorritori impegnati nell’emergenza.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che il Consolato generale italiano a Madrid sta lavorando per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani e garantire l’assistenza necessaria ai connazionali.

Per chi teme che un familiare possa essere coinvolto, è opportuno fare riferimento ai canali ufficiali della Farnesina e del Consolato, evitando di affidarsi a elenchi non verificati o a informazioni diffuse sui social network.

Una tragedia ancora da chiarire

Lo scontro di Toledo riporta al centro dell’attenzione la sicurezza ferroviaria e la necessità di ricostruire con precisione ogni fase che ha preceduto l’incidente.

In queste ore, tuttavia, la priorità resta umana: salvare chi può essere ancora soccorso, assistere i feriti e dare risposte alle famiglie che attendono notizie dei propri cari.

Per la comunità italiana in Spagna e per i connazionali che seguono la vicenda dall’estero, resta soprattutto una questione aperta: sapere se tra le vittime o i feriti vi siano cittadini italiani.

Al momento non ci sono conferme ufficiali di vittime italiane. Le verifiche della Farnesina e del Consolato a Madrid sono in corso e sarà necessario attendere comunicazioni ufficiali prima di poter dare una risposta definitiva.

 




Peste in Siberia: dobbiamo preoccuparci?

siberia peste 1024x576

Una ricercatrice di 28 anni muore dopo aver lavorato in un istituto che studia la peste. Quasi 200 persone finiscono sotto osservazione e si parla di un possibile incidente di laboratorio. Ma ora le autorità russe escludono nuovi casi e l’OMS considera basso il rischio per la popolazione generale.

siberia peste 1024x576

Una morte misteriosa, un laboratorio di ricerca, quasi 200 persone messe sotto osservazione e una malattia che appartiene all’immaginario collettivo come una delle più terribili epidemie della storia.

La vicenda scoppiata nella regione russa di Irkutsk, in Siberia, ha inevitabilmente fatto scattare l’allarme internazionale. Ma a distanza di alcuni giorni la situazione appare molto meno drammatica di quanto le prime notizie avessero fatto temere.

Al momento, infatti, non è stato confermato alcun focolaio di peste a Irkutsk e non risultano casi di peste tra le persone entrate in contatto con la lavoratrice deceduta. L’Organizzazione mondiale della sanità ha riferito che i contatti sono stati individuati e sottoposti a monitoraggio e che il rischio per la popolazione generale resta basso.

La morte della giovane ricercatrice

La vicenda è iniziata con la morte di una tecnica di laboratorio di 28 anni, identificata dai media locali come Darya Shipilova, dipendente dell’Istituto antipeste di Irkutsk.

La donna è stata ricoverata con una grave forma di polmonite ed è morta dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni.

Le prime ricostruzioni diffuse dai media russi hanno collegato la sua morte a un possibile incidente avvenuto il 25 settembre, quando sarebbe stata rotta accidentalmente una provetta contenente batteri vivi di Yersinia pestis, l’agente responsabile della peste.

Ma questo elemento non è stato confermato dalle autorità sanitarie russe. Le autorità hanno parlato di una polmonite di origine non chiarita e hanno negato di aver trovato prove di un incidente di laboratorio collegato alla morte della donna.

Ed è proprio questa distinzione che diventa fondamentale: nelle prime ore si è parlato di possibile peste polmonare e di una contaminazione avvenuta in laboratorio; oggi, invece, non esiste una conferma ufficiale che la donna sia morta di peste.

Quasi 200 persone sotto osservazione

La prudenza delle autorità ha comunque portato a una risposta sanitaria importante.

Circa 200 persone che potrebbero essere entrate in contatto con la donna sono state sottoposte a osservazione. Alcune sono state ricoverate e altre sono state monitorate secondo i protocolli previsti per le malattie infettive.

Il fatto che tante persone siano state controllate non significa però che siano state contagiate.

Al contrario, gli ultimi aggiornamenti indicano che non sono stati individuati casi di peste tra i contatti della ricercatrice. Il monitoraggio continua proprio per evitare che un eventuale contagio possa sfuggire ai controlli.

Perché la peste fa ancora paura?

La peste non è soltanto una malattia del Medioevo.

Il batterio Yersinia pestis continua a circolare in alcune aree del mondo, soprattutto attraverso popolazioni di roditori selvatici e le pulci che li infestano. La Siberia e altre zone dell’Asia centrale rappresentano ancora aree nelle quali il batterio è presente in natura.

La forma che desta maggiore preoccupazione dal punto di vista della trasmissione è la peste polmonare, perché può diffondersi attraverso le goccioline respiratorie di una persona infetta.

Ma esiste una differenza fondamentale rispetto alle grandi epidemie del passato: oggi la peste può essere trattata con antibiotici, soprattutto quando la diagnosi viene effettuata rapidamente.

Questo significa che la presenza del batterio non equivale automaticamente alla nascita di una nuova pandemia.

Il vero interrogativo: cosa è successo nel laboratorio?

È questo forse l’aspetto più delicato dell’intera vicenda.

La possibilità che una persona possa essere entrata in contatto accidentalmente con un agente patogeno pericoloso all’interno di un laboratorio ad alta sicurezza ha naturalmente suscitato preoccupazione.

L’istituto di Irkutsk è una struttura destinata proprio allo studio della peste e di altri agenti infettivi. Secondo le informazioni diffuse sulla struttura, il laboratorio opera con un livello di biosicurezza 3, utilizzato per la manipolazione di microrganismi che possono provocare malattie gravi e trasmissibili.

Ma anche in questo caso occorre distinguere i fatti dalle ipotesi.

L’incidente con la provetta è stato raccontato da fonti locali, ma non è stato confermato ufficialmente come causa del decesso.

Ed è quindi prematuro parlare di una “fuga” di peste dal laboratorio.

Dobbiamo preoccuparci nel resto del mondo?

Per il momento, non ci sono elementi che facciano pensare a una minaccia pandemica internazionale.

L’ultimo aggiornamento delle autorità russe, comunicato anche all’OMS, indica che non sono stati rilevati casi di peste nella città di Irkutsk e che le persone entrate in contatto con la donna sono state individuate e sottoposte a controlli. L’OMS ha definito basso il rischio per la popolazione generale.

Questo non significa che la vicenda possa essere considerata definitivamente chiusa.

La causa della morte della ricercatrice rimane un elemento importante da chiarire e il monitoraggio dei contatti continua. Inoltre, la comunità internazionale ha interesse a ricevere informazioni complete quando è coinvolto un agente patogeno potenzialmente pericoloso.

Gli Stati Uniti stanno seguendo la situazione e il segretario di Stato Marco Rubio ha chiesto maggiore trasparenza a Mosca sugli sviluppi del caso.

Tra prudenza e allarmismo

La vicenda di Irkutsk mostra ancora una volta quanto sia facile, nell’epoca dei social network e dell’informazione istantanea, passare rapidamente da un caso sanitario circoscritto alla paura di una nuova pandemia.

Una giovane ricercatrice muore in un istituto che studia la peste: la notizia è certamente grave.

Quasi 200 persone vengono messe sotto osservazione: l’allarme cresce.

Si parla di una provetta contenente batteri vivi: l’ipotesi di un incidente di laboratorio diventa immediatamente la notizia principale.

Poi arrivano i dati: nessun contagio confermato tra i contatti, nessun focolaio accertato e rischio generale considerato basso.

La prudenza è quindi necessaria, ma anche la prudenza nel raccontare la notizia.

Al momento non siamo davanti a una nuova pandemia. Siamo davanti a un caso sanitario ancora da chiarire, che ha richiesto misure preventive importanti e che viene seguito dalle autorità russe e dagli organismi sanitari internazionali.

E forse la lezione più importante è proprio questa: quando compare una malattia potenzialmente pericolosa, la prima difesa non è il panico, ma l’informazione verificata.




Tensione nei cieli baltici: caccia italiani decollano dopo l’incursione di due jet russi

jjdceu12itdbsgvug17yseav uplkezvgx9jyjbv5pvlndsbcoa8pxs9tn8nu3pcmydyoaaw63nr87pwp1gjiw2nxm9rchmbrudotesk8eivunplsgeyqnftqh3eztbbnfnpzr8ofxkdrxusxbl6vmutqjgvwtk11ysjmutmnodyvjncgb d9mjs6nftzngk

Due Eurofighter italiani sono decollati dalla base di Šiauliai, in Lituania, nell’ambito della missione NATO di sorveglianza e difesa aerea. È il secondo episodio che coinvolge velivoli italiani nei cieli baltici in pochi giorni.

jjdceu12itdbsgvug17yseav uplkezvgx9jyjbv5pvlndsbcoa8pxs9tn8nu3pcmydyoaaw63nr87pwp1gjiw2nxm9rchmbrudotesk8eivunplsgeyqnftqh3eztbbnfnpzr8ofxkdrxusxbl6vmutqjgvwtk11ysjmutmnodyvjncgb d9mjs6nftzngk

La tensione torna a salire nei cieli del Baltico. Nel tardo pomeriggio di oggi, due caccia Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana sono decollati in modalità scramble dalla base di Šiauliai, in Lituania, dopo la violazione dello spazio aereo lituano da parte di due jet militari russi.

L’intervento è avvenuto nell’ambito della missione NATO di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza ed è stato coordinato dal Combined Air Operation Centre di Uedem, in Germania.

La missione italiana nei Paesi baltici

I due Eurofighter fanno parte della Task Force Air “Baltic Thunder III”, il contingente dell’Aeronautica Militare italiana schierato in Lituania per contribuire alla sorveglianza dello spazio aereo dei Paesi baltici.

La presenza dei caccia italiani rientra nella missione NATO di Baltic Air Policing, attraverso la quale gli Alleati garantiscono la sorveglianza e la protezione dello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Lituania.

I Paesi baltici, pur essendo membri della NATO, dispongono di capacità limitate di aviazione da combattimento e si affidano quindi alla rotazione degli alleati per questa specifica funzione.

Un secondo episodio in pochi giorni

L’episodio arriva a distanza di appena due giorni da un altro intervento dei caccia italiani in Lituania.

Nella notte tra il 14 e il 15 settembre un Eurofighter italiano aveva abbattuto un drone entrato nello spazio aereo lituano. Secondo il presidente lituano Gitanas Nausėda, il velivolo era un Gerbera, un tipo di drone utilizzato dalla Russia, e sarebbe probabilmente stato diretto verso l’Ucraina prima di essere deviato. Le autorità lituane stanno comunque analizzando i resti per ricostruirne con precisione origine e traiettoria.

Il drone trasportava un ordigno esplosivo, che è stato neutralizzato dalle autorità lituane dopo il ritrovamento dei resti.

Il ruolo dell’Italia sul fianco orientale

La presenza italiana assume quindi particolare rilievo in una fase nella quale gli incidenti aerei e le incursioni di droni stanno aumentando l’attenzione dei Paesi NATO dell’Europa orientale.

L’Italia partecipa da anni alle missioni di sorveglianza dello spazio aereo baltico attraverso la rotazione dei propri velivoli e del personale dell’Aeronautica Militare.

L’obiettivo della missione è soprattutto quello di identificare rapidamente eventuali velivoli che entrino nello spazio aereo senza autorizzazione e garantire una capacità di risposta immediata.

Un contesto sempre più delicato

Gli episodi arrivano mentre la guerra in Ucraina continua a produrre conseguenze anche al di fuori del territorio direttamente interessato dal conflitto.

Negli ultimi giorni sono stati registrati diversi incidenti che hanno coinvolto lo spazio aereo o le infrastrutture dei Paesi NATO dell’Europa orientale. Il 14 settembre, per esempio, un drone di probabile origine russa è entrato in Lituania ed è stato abbattuto da un caccia italiano.

Le autorità lituane hanno precisato che le indagini devono ancora stabilire con certezza l’origine e gli obiettivi del drone, mentre il governo di Vilnius ha formalmente protestato con la Bielorussia dopo aver stabilito che il velivolo era entrato dalla direzione del territorio bielorusso.

Il nuovo episodio con i due jet militari russi aggiunge quindi un ulteriore elemento di tensione in una regione nella quale la NATO mantiene un dispositivo permanente di sorveglianza aerea.

Cosa significa per l’Italia

Per l’Italia non si tratta soltanto di una missione lontana dai propri confini.

Gli Eurofighter italiani sono infatti parte del dispositivo NATO che contribuisce alla sicurezza dello spazio aereo di un Paese alleato.

La loro presenza in Lituania significa che l’Aeronautica Militare italiana può essere chiamata a intervenire rapidamente in caso di una situazione anomala nei cieli baltici, come è accaduto sia con il drone di questa settimana sia con l’episodio odierno.

Per il momento, l’episodio dei due jet russi rimane un’intercettazione nell’ambito della missione di difesa aerea. Saranno gli accertamenti delle autorità NATO e lituane a chiarire ulteriormente dinamica e circostanze della violazione.

Ma due interventi italiani in pochi giorni ricordano quanto il conflitto in Ucraina abbia reso strategicamente sensibile anche lo spazio aereo dei Paesi NATO che si trovano a migliaia di chilometri dal fronte.




La Spagna riconsegna all’Italia Paviglianiti: dopo la latitanza dovrà scontare oltre 19 anni

policia

Dopo anni di latitanza, Domenico Paviglianiti, ritenuto un elemento di vertice dell’omonima cosca della ’ndrangheta, è tornato in Italia.

L’autorità giudiziaria spagnola ha disposto la sua consegna alle autorità italiane in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo. Paviglianiti era stato catturato lo scorso 26 giugno a Soria, nell’entroterra spagnolo, circa 200 chilometri da Madrid, dopo essere stato ricercato dal 2022.

Ora dovrà scontare un cumulo di pene superiore ai 19 anni di carcere, per condanne definitive relative, tra gli altri, a associazione mafiosa, omicidio e reati connessi alle armi.

policia

Una cattura arrivata dopo due anni

La latitanza di Paviglianiti si è conclusa in maniera quasi cinematografica.

Gli investigatori della Policía Nacional spagnola, lavorando insieme agli investigatori italiani, erano riusciti a ricostruire i suoi movimenti e quelli delle persone della sua cerchia.

Il 26 giugno è stato individuato all’uscita di un ristorante a Soria, dove è stato arrestato.

Da quel momento è iniziata la procedura per la sua consegna all’Italia.

A Madrid è stato preso in consegna dall’Unità I-CAN, la struttura internazionale dedicata al contrasto della ’ndrangheta, insieme alla Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Successivamente è stato trasferito a Roma Fiumicino e quindi condotto in carcere.

Una storia criminale che viene da lontano

Paviglianiti, conosciuto anche come “Don Mico”, è considerato uno dei protagonisti della storia della ’ndrangheta reggina.

La sua vicenda criminale affonda le radici nella cosiddetta seconda guerra di ’ndrangheta, combattuta tra il 1985 e il 1991, quando le cosche si affrontarono in una sanguinosa guerra per il controllo del territorio e per la ridefinizione degli equilibri criminali.

Secondo le ricostruzioni giudiziarie e investigative, Paviglianiti era vicino alla cosca De Stefano e la sua organizzazione aveva sviluppato collegamenti anche fuori dalla Calabria, nel Nord Italia e all’estero.

Ed è proprio questo elemento a rendere significativa la sua cattura in Spagna.

La ’ndrangheta non conosce confini

La vicenda di Paviglianiti ricorda una realtà ormai conosciuta dagli investigatori: le organizzazioni mafiose italiane hanno da tempo una dimensione internazionale.

I confini nazionali non rappresentano necessariamente un ostacolo.

Un latitante può spostarsi, costruirsi una nuova identità, vivere all’estero e mantenere rapporti con il proprio ambiente criminale.

Per questo anche la risposta dello Stato deve essere internazionale.

La collaborazione tra Polizia spagnola, investigatori italiani, Guardia di Finanza e strutture specializzate come I-CAN dimostra proprio quanto sia importante lo scambio di informazioni tra Paesi.

La Spagna e i latitanti italiani

Non è la prima volta che la Spagna diventa teatro della cattura di importanti latitanti italiani.

La posizione geografica del Paese, i collegamenti con il resto dell’Europa e il suo ruolo nel traffico internazionale hanno reso nel tempo la penisola iberica un territorio seguito con particolare attenzione dagli investigatori italiani.

Ma la collaborazione funziona anche in senso inverso: quando un latitante viene individuato, il mandato di arresto europeo permette di accelerare la procedura per riportarlo davanti alla giustizia italiana.

È quello che è accaduto in questo caso.

Ora comincia la pena

La cattura e l’estradizione chiudono soltanto una fase della vicenda.

Per Paviglianiti comincia ora la detenzione in Italia, dove dovrà scontare il cumulo delle pene definitive.

Il suo rientro rappresenta quindi un altro tassello nella lunga attività dello Stato contro la ’ndrangheta.

Una battaglia che non riguarda soltanto Reggio Calabria.

Perché la ’ndrangheta, nel corso degli anni, ha esteso la propria presenza molto oltre la Calabria, raggiungendo altre regioni italiane e diversi Paesi stranieri.

E proprio per questo non può essere combattuta soltanto a livello locale.

Una lezione che arriva dalla Spagna

La storia di Domenico Paviglianiti è, in fondo, anche la dimostrazione di quanto sia cambiato il modo di combattere la criminalità organizzata.

Un tempo un latitante che riusciva a superare la frontiera poteva sperare di rendersi molto più difficile da raggiungere.

Oggi le banche dati, la cooperazione giudiziaria, lo scambio di informazioni e il lavoro congiunto delle forze di polizia rendono molto più difficile scomparire definitivamente.

La fuga può durare anni.

Ma non necessariamente finisce con la libertà.

Paviglianiti è stato catturato in Spagna, riconsegnato all’Italia e ora dovrà affrontare oltre 19 anni di carcere.

Una vicenda che dimostra, ancora una volta, che nella lotta alla criminalità organizzata anche le frontiere europee possono diventare un punto di collaborazione, non un rifugio.




Vacanza in barca a vela finisce in tragedia: muore in Grecia la parmense Eleonora Guareschi

barca a vela grecia

Doveva essere una vacanza tra il mare cristallino delle isole Ionie e la passione per la vela. Si è trasformata invece in una tragedia che ha sconvolto familiari e amici.

Eleonora Guareschi, 52 anni, originaria di Parma, ha perso la vita durante un’escursione in barca a vela nelle acque dell’isola di Kalamos, vicino a Lefkada, in Grecia. La donna era a bordo di un’imbarcazione battente bandiera italiana insieme al compagno e a una coppia di amici, quando si è verificato il drammatico incidente.

barca a vela grecia

Secondo le prime ricostruzioni delle autorità greche, Eleonora avrebbe riportato un gravissimo trauma cranico. La dinamica è ancora al vaglio degli investigatori: non è stato ancora chiarito se sia scivolata battendo violentemente la testa oppure se sia stata colpita dal boma, l’asta orizzontale fissata all’albero della barca, perdendo poi l’equilibrio.

L’allarme è stato lanciato immediatamente. Una motovedetta della Guardia Costiera greca ha raggiunto l’imbarcazione e l’ha scortata fino al porto turistico di Lefkada, dove un’ambulanza ha trasportato la donna all’ospedale. Purtroppo i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.

Le autorità portuali di Lefkada hanno aperto un’inchiesta per ricostruire con precisione quanto accaduto. Dopo aver ascoltato il compagno e i due amici presenti a bordo, gli investigatori ritengono che si sia trattato di un tragico incidente e non emergono elementi che facciano pensare a responsabilità di terzi. Sarà comunque l’autopsia, già disposta dalle autorità greche, a fornire ulteriori chiarimenti.

Eleonora Guareschi era molto conosciuta a Parma. Chi la conosceva la descrive come una persona solare, generosa e profondamente innamorata del mare. Aveva conseguito anche la patente nautica e condivideva con il compagno la passione per la navigazione a vela.

La Farnesina, attraverso l’Ambasciata italiana ad Atene, sta seguendo il caso e fornendo assistenza ai familiari in vista del rimpatrio della salma. Una vacanza sognata da tempo si è trasformata così in un dramma che lascia nel dolore una famiglia e un’intera comunità.




Europa nella morsa del caldo: il suolo sfiora i 50 gradi

5119f5a25c3fbc23eedf6190561ecfc3

L’ondata di caldo che da giorni interessa gran parte dell’Europa occidentale non sta facendo salire soltanto le temperature dell’aria. A raggiungere valori eccezionali è anche il suolo, che in diverse aree del continente si è avvicinato ai 50 gradi centigradi, secondo le rilevazioni effettuate dai satelliti del programma europeo Copernicus.

5119f5a25c3fbc23eedf6190561ecfc3

I dati, raccolti il 23 giugno dai satelliti Sentinel-3 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), mostrano una situazione particolarmente critica. Le temperature superficiali hanno toccato 48 gradi a Madrid, 46 gradi a Saragozza e a Poitiers, in Francia, mentre Roma ha raggiunto i 44 gradi. In alcune zone della Spagna centrale, della Francia occidentale e del Nord Africa il terreno ha addirittura superato i 50-55 gradi.

Gli esperti ricordano che la temperatura del suolo non coincide con quella dell’aria comunicata nei bollettini meteorologici. Si tratta della temperatura della superficie terrestre, misurata dai satelliti, che nelle giornate soleggiate può risultare molto più elevata perché il terreno assorbe direttamente la radiazione solare.

Questi valori confermano l’intensità dell’ondata di calore che sta investendo il continente europeo. Oltre al disagio per la popolazione, le temperature estreme aumentano il rischio di incendi boschivi, mettono sotto pressione le coltivazioni agricole e aggravano lo stress per gli animali e per chi è costretto a lavorare all’aperto.

Le previsioni non sono incoraggianti. Nei prossimi giorni l’anticiclone africano continuerà a dominare gran parte dell’Europa e il picco del caldo deve ancora arrivare. In molte città italiane è già stato dichiarato il livello massimo di allerta, mentre le autorità sanitarie invitano soprattutto anziani, bambini e persone fragili a limitare l’esposizione al sole nelle ore più calde della giornata e a mantenersi costantemente idratati.




Tragica morte nel Regno Unito: investita e uccisa Irene Leardini, aveva 39 anni

leardini irene

leardini ireneUna tragedia improvvisa e dolorosa ha colpito la comunità italiana all’estero. Irene Leardini, 39 anni, è morta nel Regno Unito dopo essere stata investita da un veicolo. La notizia ha suscitato profondo cordoglio tra familiari, amici e connazionali.

Secondo le prime informazioni disponibili, l’incidente è avvenuto in circostanze ancora al vaglio delle autorità locali. I soccorsi sono intervenuti tempestivamente, ma per la donna non c’è stato nulla da fare. Le forze dell’ordine britanniche hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e accertare eventuali responsabilità.

Irene Leardini viveva da tempo nel Regno Unito, dove si era trasferita per motivi personali e professionali. Come molti italiani all’estero, aveva costruito la propria vita lontano dal Paese d’origine, mantenendo però un forte legame con la famiglia e le proprie radici.

La notizia della sua scomparsa si è rapidamente diffusa, suscitando messaggi di dolore e incredulità. In queste ore di lutto, la comunità italiana nel Regno Unito si stringe attorno ai familiari di Irene, esprimendo vicinanza e solidarietà.

Ulteriori aggiornamenti potranno arrivare nei prossimi giorni, una volta conclusi gli accertamenti delle autorità competenti.




Incidente ferroviario in Spagna: non risultano vittime italiane, ma il bilancio è drammatico

incidente treno 1 1200x675

incidente treno 1 1200x675Al momento, non risultano vittime o feriti di cittadinanza italiana nel grave incidente ferroviario avvenuto domenica 18 gennaio in Spagna, vicino ad Adamuz nella provincia di Córdoba. Le autorità italiane — in particolare la Farnesina e le rappresentanze diplomatiche di Roma — hanno confermato che non sono per ora segnalati connazionali coinvolti tra i passeggeri; le verifiche con le autorità spagnole proseguono data la complessità della situazione e il numero di persone coinvolte.

La dinamica dell’incidente

L’incidente è avvenuto intorno alle 19:39 di domenica 18 gennaio sulla linea dell’alta velocità che collega Madrid con l’Andalusia. Un treno ad alta velocità della compagnia privata Iryo, proveniente da Málaga e diretto a Madrid, è deragliato improvvisamente mentre stava transitando nei pressi di Adamuz. Secondo le ricostruzioni, il convoglio ha lasciato i binari e ha invaso il binario opposto, urtando violentemente un secondo treno, un convoglio Alvia di Renfe che viaggiava da Madrid verso Huelva.

L’impatto è stato devastante: i vagoni delle prime carrozze sono precipitati in un terrapieno, rendendo difficili le operazioni di soccorso.

Bilancio delle vittime e dei feriti

Il bilancio provvisorio è tragico: secondo le autorità di emergenza spagnole sono almeno 39 le persone morte nell’incidente e oltre 120 i feriti, alcuni in condizioni gravi e decine ricoverati in ospedale. Le operazioni di soccorso sono continuate nelle ore successive per estrarre persone rimaste intrappolate tra le lamiere.

Si tratta di uno dei più gravi incidenti ferroviari degli ultimi anni in Spagna sulla rete ad alta velocità, che pure è considerata tra le più estese e sicure d’Europa.

Cause e indagini

Le cause precise dell’incidente sono ancora sconosciute e oggetto di accertamenti da parte delle autorità spagnole competenti. Secondo quanto emerso finora, l’incidente è avvenuto su un tratto di binario recentemente rinnovato, e non vi sono evidenze immediate di errore umano; si ipotizza che un guasto alla sede ferroviaria o un problema tecnico possano aver causato il deragliamento iniziale.

Le autorità hanno avviato una indagine approfondita, che potrebbe richiedere settimane, coinvolgendo esperti di infrastrutture, sicurezza ferroviaria e gestione dei binari.

La risposta delle istituzioni

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha cancellato gli impegni internazionali per seguire da vicino le operazioni e ha espresso il cordoglio della nazione. Anche numerosi leader internazionali e cittadini europei hanno inviato messaggi di solidarietà alle famiglie delle vittime.