Papa Luciani dichiarato Beato

“Vivi il Vangelo, vivi la vita, senza compromessi”, perché seguire il Signore vuol dire “fare della vita un dono, non un possesso, spenderla imitando l’amore generoso e misericordioso che Egli ha per noi”, “anche se costa la croce del sacrificio, del silenzio, dell’incomprensione, della solitudine, dell’essere ostacolati e perseguitati”. Così Papa Francesco nel corso della Santa Messa con cui ieri, domenica 4 settembre, c’è stata in Piazza San Pietro la beatificazione di Giovanni Paolo I, per tutti Papa Luciani.
“Gesù è in cammino verso Gerusalemme e il Vangelo odierno dice che “una folla numerosa andava con lui” (Lc 14,25)”, ha esordito Bergoglio. “Andare con Lui significa seguirlo, cioè diventare discepoli. Eppure, a queste persone il Signore fa un discorso poco attraente e molto esigente: non può essere suo discepolo chi non lo ama più dei propri cari, chi non porta la sua croce, chi non si distacca dai beni terreni (cfr vv. 26-27.33). Perché Gesù rivolge alla folla tali parole? Qual è il significato dei suoi ammonimenti? Proviamo a rispondere a questi interrogativi”.
“Anzitutto”, ha spiegato il Pontefice, “vediamo una folla numerosa, tanta gente, che segue Gesù. Possiamo immaginare che molti siano stati affascinati dalle sue parole e stupiti dai gesti che ha compiuto; e, quindi, avranno visto in Lui una speranza per il loro futuro. Che cosa avrebbe fatto un qualunque maestro dell’epoca, o – possiamo domandarci ancora – cosa farebbe un astuto leader nel vedere che le sue parole e il suo carisma attirano le folle e aumentano il suo consenso? Capita anche oggi: specialmente nei momenti di crisi personale e sociale, quando siamo più esposti a sentimenti di rabbia o siamo impauriti da qualcosa che minaccia il nostro futuro, diventiamo più vulnerabili; e, così, sull’onda dell’emozione, ci affidiamo a chi con destrezza e furbizia sa cavalcare questa situazione, approfittando delle paure della società e promettendoci di essere il “salvatore” che risolverà i problemi, mentre in realtà vuole accrescere il proprio gradimento e il proprio potere, la propria figura, la propria capacità di avere le cose in pugno”.
“Il Vangelo ci dice che Gesù non fa così”, ha osservato Papa Francesco. “Lo stile di Dio è diverso. È importante capire lo stile di Dio, come agisce Dio. Dio agisce secondo uno stile e lo stile di Dio è diverso da quello di questa gente, perché Egli non strumentalizza i nostri bisogni, non usa mai le nostre debolezze per accrescere sé stesso. A Lui, che non vuole sedurci con l’inganno e non vuole distribuire gioie a buon mercato, non interessano le folle oceaniche. Non ha il culto dei numeri, non cerca il consenso, non è un idolatra del successo personale. Al contrario, sembra preoccuparsi quando la gente lo segue con euforia e facili entusiasmi. Così, invece di lasciarsi attrarre dal fascino della popolarità – perché la popolarità affascina –, chiede a ciascuno di discernere con attenzione le motivazioni per cui lo segue e le conseguenze che ciò comporta. Tanti di quella folla, infatti, forse seguivano Gesù perché speravano sarebbe stato un capo che li avrebbe liberati dai nemici, uno che avrebbe conquistato il potere e lo avrebbe spartito con loro; oppure uno che, facendo miracoli, avrebbe risolto i problemi della fame e delle malattie. Si può andare dietro al Signore, infatti, per varie ragioni e alcune, dobbiamo riconoscerlo, sono mondane: dietro una perfetta apparenza religiosa si può nascondere la mera soddisfazione dei propri bisogni, la ricerca del prestigio personale, il desiderio di avere un ruolo, di tenere le cose sotto controllo, la brama di occupare spazi e di ottenere privilegi, l’aspirazione a ricevere riconoscimenti e altro ancora. Questo succede oggi fra i cristiani. Ma questo non è lo stile di Gesù. E non può essere lo stile del discepolo e della Chiesa. Se qualcuno segue Gesù con questi interessi personali, ha sbagliato strada”.
“Il Signore chiede un altro atteggiamento. Seguirlo”, ha detto Bergoglio, “non significa entrare in una corte o partecipare a un corteo trionfale e nemmeno ricevere un’assicurazione sulla vita. Al contrario, significa anche “portare la croce” (Lc 14,27): come Lui, farsi carico dei pesi propri e dei pesi degli altri, fare della vita un dono, non un possesso, spenderla imitando l’amore generoso e misericordioso che Egli ha per noi. Si tratta di scelte che impegnano la totalità dell’esistenza; per questo Gesù desidera che il discepolo non anteponga nulla a questo amore, neanche gli affetti più cari e i beni più grandi. Ma per fare ciò bisogna guardare a Lui più che a noi stessi, imparare l’amore, attingerlo dal Crocifisso. Lì vediamo quell’amore che si dona fino alla fine, senza misura e senza confini. La misura dell’amore è amare senza misura. Noi stessi – disse Papa Luciani – “siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile” (Angelus, 10 settembre 1978). Intramontabile: non si eclissa mai dalla nostra vita, risplende su di noi e illumina anche le notti più oscure. E allora, guardando al Crocifisso, siamo chiamati all’altezza di quell’amore: a purificarci dalle nostre idee distorte su Dio e dalle nostre chiusure, ad amare Lui e gli altri, nella Chiesa e nella società, anche coloro che non la pensano come noi, persino i nemici”.
“Amare: anche se costa la croce del sacrificio, del silenzio, dell’incomprensione, della solitudine, dell’essere ostacolati e perseguitati. Amare così, anche a questo prezzo”, ha ribadito Francesco, “perché – diceva ancora il Beato Giovanni Paolo I – se vuoi baciare Gesù crocifisso, “non puoi fare a meno di piegarti sulla croce e lasciarti pungere da qualche spina della corona, che è sul capo del Signore” (Udienza Generale, 27 settembre 1978). L’amore fino in fondo, con tutte le sue spine: non le cose fatte a metà, gli accomodamenti o il quieto vivere. Se non puntiamo in alto, se non rischiamo, se ci accontentiamo di una fede all’acqua di rose, siamo – dice Gesù – come chi vuole costruire una torre ma non calcola bene i mezzi per farlo; costui, “getta le fondamenta” e poi “non è in grado di finire il lavoro” (v. 29). Se, per paura di perderci, rinunciamo a donarci, lasciamo le cose incompiute: le relazioni, il lavoro, le responsabilità che ci sono affidate, i sogni, anche la fede. E allora finiamo per vivere a metà – e quanta gente vive a metà, anche noi tante volte abbiamo la tentazione di vivere a metà –, senza fare mai il passo decisivo – questo significa vivere a metà –, senza decollare, senza rischiare per il bene, senza impegnarci davvero per gli altri. Gesù ci chiede questo: vivi il Vangelo e vivrai la vita, non a metà ma fino in fondo. Vivi il Vangelo, vivi la vita, senza compromessi”.
“Fratelli, sorelle”, si è avviato a concludere Bergoglio, “il nuovo Beato ha vissuto così: nella gioia del Vangelo, senza compromessi, amando fino alla fine. Egli ha incarnato la povertà del discepolo, che non è solo distaccarsi dai beni materiali, ma soprattutto vincere la tentazione di mettere il proprio io al centro e cercare la propria gloria. Al contrario, seguendo l’esempio di Gesù, è stato pastore mite e umile. Considerava sé stesso come la polvere su cui Dio si era degnato di scrivere (cfr A. Luciani/Giovanni Paolo I, Opera omnia, Padova 1988, vol. II, 11). Perciò diceva: “Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili. Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili” (Udienza Generale, 6 settembre 1978)”.
“Con il sorriso Papa Luciani è riuscito a trasmettere la bontà del Signore. È bella una Chiesa con il volto lieto, il volto sereno, il volto sorridente, una Chiesa che non chiude mai le porte, che non inasprisce i cuori, che non si lamenta e non cova risentimento, non è arrabbiata, non è insofferente, non si presenta in modo arcigno, non soffre di nostalgie del passato cadendo nell’indietrismo”, ha chiosato il Papa, invitando a pregare “questo nostro padre e fratello, chiediamo che ci ottenga “il sorriso dell’anima”, quello trasparente, quello che non inganna: il sorriso dell’anima. Chiediamo, con le sue parole, quello che lui stesso era solito domandare: “Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri” (Udienza Generale, 13 settembre 1978). Amen”. (aise)

Prevedibile balzo del prezzo del gas sul mercato di Amsterdam dopo lo stop al Nord Stream – comunicato venerdì a mercati chiusi – deciso da Gazprom per presunti problemi tecnici. Dopo una apertura a 275 euro al megawattora iI future Ttf si attestano al momento a 264 euro in un rialzo del 23% rispetto ai 215 della chiusura di venerdì 2.

Il G7 dei ministri delle Finanze annuncia l’accordo per imporre un price cap sul petrolio russo per calmierare la corsa dei prezzi delle materie prime. Poche ore dopo Gazprom fa sapere che nel corso dei lavori di manutenzione programmata del Nord Stream, che sulla carta doveva riprendere l’attività sabato mattina, è stato trovato un nuovo guasto che impedisce di riattivare il flusso di gas dalla Russia verso l’Europa.
Da ieri, 1 settembre, le liste e i candidati ammessi ai collegi uninominali per le elezioni della Camera e del Senato sono stati pubblicati nello speciale #Elezionipolitiche2022, online sulla 
In silenzio, con un grande bouquet di rose rosse, solo un accenno d’inchino e il segno della croce. Così il presidente russo, Vladimir Putin, ha reso omaggio alla salma dell’ex leader sovietico, Mikhaiul Gorbaciov, che riposa in un’ampia sala vuota e semi illuminata all’Ospedale centrale di Mosca dove è morto il 30 agosto l’ultimo presidente dell’Urss.
Con la sospensione dei flussi di gas attraverso Nord Stream 1, “il presidente Putin sta ancora una volta usando l’energia come arma”. Lo ha denunciato il portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale Usa, John Kirby, assicurando che Washington cercherà’ il modo di aumentare le forniture di gas verso l’Europa.
È morto all’età di 91 anni Mikhail Gorbaciov, ultimo segretario generale del Partito Comunista ed ex presidente dell’Urss. Lo ha reso noto l’agenzia russa Tass, citando l’ospedale dove era ricoverato: “Mikhail Sergeevich Gorbaciov è morto questa sera dopo una grave e lunga malattia”.
“Oggi non c’è un problema di quantità, anche grazie all’ottimo lavoro fatto dal ministro Cingolani sugli stoccaggi. Il problema vero è il prezzo e mi dispiace che la commissione, e l’Europa non nel suo complesso, non abbia dato le risposte che da tempo chiedevamo come Paese e come forza politica. Oggi è necessario intervenire anche a livello europeo ma non possiamo non farlo a livello nazionale, però ci accorgiamo troppo tardi del problema che c’è. La crisi energetica oggi comincia a dare i suoi effetti negativi anche in Paesi come la Germania che quindi diventano disponibili a ragionare sul price cap al gas ma bisognava accorgersene molto prima perché oggi è già troppo tardi“. Lo dice Stefano Patuanelli, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, ospite di 24 Mattino su Radio 24. Il 9 settembre intanto è stata fissata la riunione straordinaria del Consiglio Ue dei ministri dell’Energia.
“Il giorno è arrivato, la Missione di supporto e assistenza dell’Aiea a Zaporizhzhia (Isamz) è in viaggio. Dobbiamo proteggere la sicurezza e l’incolumità dell’impianto più grande dell’Ucraina e dell’Europa. Orgoglioso di guidare questa missione, che sarà all’impianto di Zaporizhzhia entro la settimana”. Con questo tweet il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha annunciato la partenza del team di esperti incaricati di valutare le condizioni della centrale nucleare ucraina, il cui sito è stato bersaglio di numerosi attacchi nelle ultime settimane che fanno temere una catastrofe nucleare.