Giorgia Meloni: “Senza accordo sul premier l’alleanza nel centrodestra è inutile”

meloni, governa chi vince alle urne, e noi siamo pronti

meloni, governa chi vince alle urne, e noi siamo pronti

“Se non dovessimo riuscire a metterci d’accordo” sul nodo della premiership nel centrodestra “non avrebbe senso andare al governo insieme.

Lo dice Giorgia Meloni di Fdi in una intervista che andrà in onda questa sera nel corso dell’edizione delle ore 20.00 del Tg5, il cui testo è stato anticipato.

“Confido che si vorranno confermare, anche per ragioni di tempo, regole che nel centrodestra hanno sempre funzionato, che noi abbiamo sempre rispettato e che non si capisce per quale ragione dovrebbero cambiare oggi”, conclude.

“Non ho bisogno dei regali di Enrico Letta, né dei loro riconoscimenti. Letta fotografa la realtà quando dice che bisognerà scegliere tra Fratelli d’Italia e il Pd: sono i due principali partiti che si confronteranno in queste elezioni in un sistema che potrebbe tornare bipolare. Considero questa una buona notizia perché nel bipolarismo si confrontano identità: centrodestra contro centrosinistra, progressisti contro conservatori. Questo è lo scontro e gli italiani sceglieranno da che parte stare”. Così Meloni, convinta che la campagna elettorale sarà violentissima. “Non ci facciamo intimidire. E penso anche che la sinistra abbia bisogno di inventare una macchina del fango contro di noi perché non può dire niente di concreto e di vero. Noi non abbiamo bisogno di inventare una macchina del fango contro di loro perché possiamo banalmente raccontare i disastri che hanno prodotto in Italia negli ultimi 10 anni al governo”, conclude.

MATTEO SALVINI: “CHI HA UN VOTO IN PIÙ INDICHERÀ IL PREMIER DEL CENTRODESTRA”

“Lasciamo a sinistra litigi e divisioni: per quanto ci riguarda, siamo pronti a ragionare con gli alleati sul programma di governo partendo da tasse, lavoro, immigrazione e ambiente. Chi avrà un voto in più, avrà l’onore e l’onere di indicare il premier”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini.

ANSA




C’è una (seria) emergenza migranti

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145255455 84e10bf4 6555 4957 8841 6ef34bd1c54bSono state fatte sbarcare nei porti di Calabria e Sicilia le 674 persone soccorse a 124 miglia dalle coste italiane. Nel peschereccio alla deriva c’erano anche 5 morti. I migranti, alcuni dei quali sono stati recuperati in acqua, sono stati soccorsi da tre motovedette della Guardia costiera e da un’unità della Guardia di finanza, nonché dalla nave mercantile Nordic – fatta dirigere sul posto – che poi li ha trasbordati su nave Diciotti della Guardia costiera, presente nell’area.

I cinque cadaveri, insieme a 179 migranti, tra cui 30 minori, sono stati condotti a Messina. Le salme, dopo una prima ricognizione del medico legale Elvira Ventura Spagnolo, sono state portate nella camera mortuaria del Policlinico della città dello Stretto.

Le operazioni di soccorso sono avvenute in area di responsabilità Sar italiana, sotto il coordinamento della Centro operativo nazionale di soccorso della Guardia costiera italiana. Sono intervenuti inoltre un veivolo da pattugliamento marittimo P72A impiegato dalla Marina militare, che ha effettuato il primo avvistamento, e un aereo di Frontex.

Le ultime ore sono state particolarmente impegnative per le motovedette della Guardia costiera, che in precedenza avevano soccorso, insieme a nave Diciotti, altri migranti che si trovavano su imbarcazioni in precarie condizioni di navigazione, anche queste in area Sar italiana.

In una di queste attività è stato necessario l’intervento di un elicottero partito dalla base aeromobili della Guardia costiera di Catania, per effettuare l’evacuazione medica di una donna.

Questa mattina la Ocean Viking di Sos Mediterranee ha avvistato e soccorso un gommone in acque internazionale, al largo della Libia, con 87 persone a bordo, tra cui 57 minori non accompagnati. Nessun migrante aveva il giubbotto di salvataggio.

Intanto l’hotspot di Lampedusa è nuovamente al collasso. Oltre 400 i migranti approdati sull’isola in una quindicina di sbarchi e quasi 1.200 gli ospiti del centro di accoglienza a fronte di una capienza di 350.

Di sole poche settimane fa la precedente emergenza, quando l’hotspot è arrivato a contenere oltre duemila persone, bambini compresi, nel degrado e nella sporcizia. Sui quindici barchini arrivati nella notte tra sabato e domenica c’erano 411 migranti che si sono aggiunti alle altre 350 persone arrivate sabato in altri 13 sbarchi.

Per ora non sono previsti trasferimenti per provare ad alleggerire la struttura. Il primo mini sbarco è avvenuto a Cala Pisana con 4 tunisini approdati su un gommone di due metri. La Guardia di finanza, poco dopo, a mezzo miglio dalla costa dell’isola, ha avvistato e soccorso un barcone di 13 metri con 123 pakistani, bengalesi, egiziani e sudanesi. Il mezzo era partito da Zawija, in Libia. La stessa motovedetta, prima di rientrare in porto, ha avvistato e soccorso un barcone di 6 metri, partito da Zarzis (Tunisia), con a bordo 14 tunisini, fra cui 4 minori.

E poi ancora a circa 4 miglia da Capo Ponente è stata bloccata una barca con 33 siriani ed egiziani, fra cui 10 donne e 2 minori. È approdato direttamente sul molo Madonnina, invece, un barchino di 5 metri, partito da Zarzis (Tunisia), con a bordo 13 tunisini, fra cui 4 minori. Sullo stesso molo sono approdati altri 14 tunisini partiti da Djerba. Il settimo sbarco, dopo l’avvistamento da parte della Guardia di finanza a 3 miglia e mezzo dalla costa, ha portato sull’isola 13 tunisini su una barca di 5 metri. Poco dopo, a 6 miglia, sono approdati altri 38 subsahariani, fra cui 16 donne e 4 minori.

All’alba sono approdati , dopo essere stati soccorsi a 19 miglia da Lampedusa, 41 bengalesi ed egiziani su un’imbarcazione alla deriva. A seguire, all’ingresso del porto, sono stati bloccati su un barcone di 10 metri, partito da Zuara, in Libia, 45 egiziani, bengalesi e marocchini; un barchino con 18 tunisini, fra cui 3 donne, ed ancora altri 18, fra cui una donna e due minori. Il tredicesimo barchino, partito da Djerba in Tunisia, aveva a bordo 13 migranti, fra cui 2 minori. A soccorrerli è stata la Guardia di finanza che ha pure bloccato altri 24 tunisini a bordo di due barche.

agi.it




Draghi resta in carica solo per sbrigare gli affari correnti

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governo draghi senato scaled e1658394356431Il premier Mario Draghi dà le direttive ai componenti del Governo sul disbrigo degli affari correnti. Palazzo Chigi rende noto che a seguito delle dimissioni dell’esecutivo rassegnate nelle mani del presidente della Repubblica e dello scioglimento anticipato delle Camere, il presidente del Consiglio ha comunicato a tutti i componenti del Governo (ministri, viceministri e sottosegretari) la necessità di “attenersi rigorosamente alle seguenti direttive circa lo svolgimento delle proprie funzioni“. Inoltre, nella comunicazione, “tutti i ministri sono invitati a predisporre sollecitamente ogni utile elemento e documentazione circa l’organizzazione e il funzionamento dei Dicasteri e dei Dipartimenti cui sono preposti, nonché sullo stato delle attività e delle iniziative in corso, al fine di una completa e tempestiva informazione nei confronti della Presidenza del Consiglio; sono altresì invitati a fornire un elenco con tutte le attività amministrative in corso di esecuzione o comunque in scadenza”.

Il Governo rimane impegnato nel disbrigo degli affari correnti, nell’attuazione delle leggi e delle determinazioni già assunte dal Parlamento e nell’adozione degli atti urgenti, compresi gli atti legislativi, regolamentari e amministrativi necessari per fronteggiare le emergenze nazionali, le emergenze derivanti dalla crisi internazionale e la situazione epidemiologica da Covid-19. Il Governo rimane altresì impegnato nell’attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (Pnc). Dovrà, in ogni caso, essere assicurata la continuità dell’azione amministrativa.

CONSIGLIO DEI MINISTRI

Si procederà alla convocazione nel rispetto delle procedure stabilite dal relativo Regolamento e previa la consueta riunione preparatoria, nei limiti previsti dalla presente direttiva, nonché per l’approvazione degli atti urgenti, tra i quali vanno ricompresi sia quelli indicati al punto 1) che necessitino di un passaggio in Consiglio dei ministri, sia l’esame delle leggi regionali e provinciali, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, nonché le delibere da adottare relative a procedimenti amministrativi.

ATTIVITÀ NORMATIVA

Il Consiglio dei ministri non esaminerà nuovi disegni di legge, salvo quelli imposti da obblighi internazionali e comunitari, compresi quelli collegati all’attuazione del Pnrr e del Pnc. Qualora ricorrano i presupposti di cui all’articolo 77 della Costituzione, potrà procedersi all’adozione di decreti-legge. Si provvederà agli adempimenti prescritti dalla Costituzione, dalla legge n. 400 del 1988 e dalle leggi di delega per l’approvazione, anche in esame preliminare, di decreti legislativi, compresi quelli previsti dal Pnrr e dal Pnc.

Non saranno adottati regolamenti governativi o ministeriali, salvo che la legge imponga termini per la loro emanazione o quest’ultima sia richiesta come condizione di rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea o di operatività delle pubbliche amministrazioni, ovvero siano necessari per l’attuazione delle leggi già approvate dal Parlamento e per l’attuazione del Pnrr e del Pnc. Potranno, comunque, essere approvati i regolamenti per i quali risulti già in stato avanzato il procedimento di adozione. Resta subordinata all’assenso della Presidenza del Consiglio dei ministri l’emanazione di regolamenti, direttive o circolari ministeriali.

NOMINE

Potrà procedersi soltanto a nomine, designazioni e proposte strettamente necessarie perché vincolate nei tempi da leggi o regolamenti, ovvero derivanti da esigenze funzionali, non procrastinabili oltre i termini di soluzione della crisi, per assicurare pienezza e continuità all’azione amministrativa. Ogni nuova iniziativa in merito dovrà essere preventivamente sottoposta all’assenso del presidente del Consiglio al fine di assicurare uniformità di comportamenti. Ciascun ministro dovrà curare che enti, aziende e società dipendenti, vigilati o direttamente controllati, si attengano agli anzidetti criteri, anche per quanto riguarda le procedure. Il ministero dell’Economia e delle finanze eserciterà i diritti dell’azionista nelle società partecipate, previo assenso del Presidente del Consiglio. Resta salva l’autonomia di soggetti disciplinati da statuti o regole privatistiche che li sottraggono a direttive o a indirizzi del Governo.

RELAZIONI INTERNAZIONALI

Le missioni all’estero dei componenti del Governo saranno subordinate ad autorizzazione della Presidenza del Consiglio. È garantita la partecipazione italiana, anche a livello governativo, alle riunioni per Commissioni a livello tecnico o preparatorie di riunioni obbligatorie, nonché alle riunioni a livello ministeriale e ai vertici, previsti in sede di Unione europea e di organizzazioni internazionali incluse Onu, Nato, Ocse, Osce, Ince, di Consiglio d’Europa e di G7 e G20. Saranno subordinate all’autorizzazione della Presidenza del Consiglio le missioni internazionali finalizzate a negoziati o alla firma di accordi internazionali anche correlati alla situazione di crisi internazionale e alle sue conseguenze.

LAVORI PARLAMENTARI

Dovrà essere assicurata la partecipazione di rappresentanti del Governo, in Assemblea e nelle Commissioni, per l’esame di disegni di legge di conversione di decreti-legge e nelle altre occasioni in cui sarà richiesta dalle Camere. Le posizioni del Governo saranno preventivamente concordate con il ministro per i Rapporti con il Parlamento.

ag. DIRE – www.dire.it




Berlusconi è già in campagna elettorale: “Pensioni minime a mille euro e milioni di nuovi alberi”

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silvio berlusconi forza italia 2 scaled e1658491809774“Il nostro è un programma semplice, sono otto punti fondamentali per far ripartire l’Italia e per alleviare le difficoltà e le sofferenze degli italiani”. Lo dice Silvio Berlusconi, intervistato dal Tg5, in vista delle elezioni politiche in programma il 25 settembre dopo la conferma delle dimissioni di Draghi e lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

IL PROGRAMMA DI BERLUSCONI: PENSIONI E ALBERI

“Vuole un paio di curiosità? – dichiara il leader forzista al giornalista – Nel nostro programma c’è l’aumento delle pensioni, tutte le nostre pensioni, ad almeno 1.000 euro al mese per 13 mensilità, c’è la pensione alle nostre mamme che sono le persone che hanno lavorato di più alla sera, al sabato, alla domenica, nei periodi delle ferie e che hanno diritto di avere una vecchiaia serena e dignitosa, e poi c’è l’impegno a mettere a dimora, a piantare ogni anno almeno un milione di alberi su tutto il territorio nazionale”, aggiunge.

BERLUSCONI: “VOTARE A SETTEMBRE NON È UNA TRAGEDIA”

Berlusconi non si mostra preoccupato per il ritorno alle urne in autunno: “Ogni allarmismo è davvero strumentale e andare alle elezioni a settembre non è una tragedia. Forse questo non è il momento più opportuno per farle, ma le elezioni non sono una patologia, sono l’essenza del sistema democratico, della democrazia. E dopo molti anni gli italiani potranno finalmente scegliere da chi vogliono essere governati. Perché l’ultimo governo eletto dagli italiani è stato il mio governo eletto nel 2008“.

Il leader di Fi svela di avere già in mente alcuni nomi di ministri per un governo di centrodestra: “Naturalmente sì, ma se dicessi qualche nome metterei in imbarazzo persone che stanno ancora riflettendo”.

BERLUSCONI: “AMAREGGIATO DA DRAGHI, STRUMENTALIZZATO DAL PD”

Berlusconi torna anche sulle dimissioni di Draghi, definendosi “più che sorpreso, amareggiato” dal premier. “Purtroppo è prevalsa la volontà del Pd di strumentalizzare Draghi a fini elettorali. Ma noi abbiamo la coscienza a posto. Del resto non abbiamo mai votato contro Draghi, non gli abbiamo mai negato la fiducia, semplicemente – secondo il presidente di Forza Italia – i nostri senatori non hanno partecipato ad una votazione senza senso, su un documento, quello presentato dal senatore Casini, che non diceva nulla e che lasciava tutto com’era, quando era stato lo stesso Draghi il primo, a chiedere, fino a quel momento, un forte cambio di passo”.

BERLUSCONI: “IL CENTRODESTRA L’HO FONDATO E RESO POSSIBILE IO”

In vista del ritorno al voto, è tempo di muoversi con gli alleati. Nel centrodestra “siamo forze politiche diverse, che si presenteranno ognuna con le proprie liste, i propri simboli, la propria identità ma con un programma comune – sottolinea Berlusconi -. Siamo certamente diversi, ma siamo uniti da un buon progetto per migliorare il nostro Paese”.

Per Berlusconi, “l’unità del centrodestra è motivo di grande soddisfazione perché il centrodestra è la nostra casa, esiste in Italia solo perché l’ho fondato e l’ho reso possibile io e deve avere una connotazione liberale, cristiana, garantista, europeista, deve essere chiaramente schierato con l’Occidente e con l’Alleanza atlantica. Una connotazione che solo noi possiamo garantire”, conclude.

TAJANI: “BERLUSCONI CANDIDATO AL SENATO, STA COME UN GRILLO”

Silvio Berlusconi sarà “certamente” candidato al Senato. Il leader di Forza Italia “sta come un grillo: ha fatto nove campagne elettorali e l’idea di farne un’altra lo esalta“. Lo dice il coordinatore azzurro Antonio Tajani, conversando con i cronisti a Montecitorio.

BRUNETTA E GELMINI PASSANO AL GRUPPO MISTO ALLA CAMERA

Intanto, la deputata Mariastella Gelmini e il deputato Renato Brunetta, già iscritti al gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente, hanno dichiarato di aderire al Gruppo Misto, cui risultano quindi iscritti. Questo quanto comunicato dal presidente della Camera Roberto Fico in apertura di seduta. Le relative lettere sono state ricevute ieri. Il deputato Francesco Zicchieri, già iscritto al Misto, ha invece dichiarato di aderire al gruppo parlamentare Italia Viva, che ha accolto la richiesta.

ag DIRE – www.dire.it




Mattarella: “Elezioni inevitabili”

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052025917 cd92e8a9 6aa2 4920 980b a2613d86c25fTutti si aspettavano toni duri verso chi ha provocato la crisi, ma se dal volto traspariva tutta la tensione del momento, Sergio Mattarella non ha voluto menare fendenti.

Il Paese è già di fatto in campagna elettorale, dopo che lo stesso Presidente ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere e l’arbitro non vuole scendere in un campo di gioco già accidentato.

Ecco dunque che, dopo aver ricevuto i presidenti delle Camere, come prescrive l’articolo 88 della Costituzione, quando il sole comincia ad allentare la morsa della calura, Sergio Mattarella si presenta agli italiani. E spiega.

Spiega un passaggio che lui ha cercato di scongiurare fino all’ultimo, ma che era ormai “inevitabile”.

Poi lancia un appello ai partiti perché si dimostrino responsabili di fronte a un Paese che vive un momento grave, indicando una sorta di ‘programma’ in quattro punti.

Raccontano che dopo aver cercato di evitare che l’Italia si trovasse nella terza crisi della legislatura, con un esecutivo con poteri limitati, quando ha sentito l’intervento in aula del capogruppo della Lega, il Presidente ieri ha capito che la tela non si poteva più ricucire.

La richiesta a Draghi di sospendere le dimissioni, la parlamentarizzazione della crisi, i cinque giorni di riflessioni, persino le telefonate ricevute e fatte con alcuni protagonisti della piece di questi giorni, non erano servite a salvare la legislatura.

Da quel momento la scelta di sciogliere le Camere è apparsa, come ha spiegato oggi, “inevitabile”.

La quarta maggioranza, non si sa con chi visti i veti incrociati, per il quarto governo, con chissà quale premier, per poi votare comunque tra sei mesi a scadenza naturale, sarebbe stata un’acrobazia non solo inutile ma proprio impossibile.

E dunque seppure, come ha spiegato oggi, “lo scioglimento anticipato del Parlamento è sempre l’ultima scelta da compiere” per un Presidente, “la situazione politica” ha portato a questa scelta.

Il Capo dello Stato ha spiegato quali sono stati gli elementi critici: “la discussione, il voto e le modalità con cui questo voto è stato espresso ieri al Senato”.

Non solo la mancanza di sostegno, ma la volontà di escludersi a vicenda delle principali forze di maggioranza, hanno reso chiaro che il governo non aveva più “il sostegno parlamentare” ma anche che non era possibile “dar vita a una nuova maggioranza”.

Mattarella ha quindi ringraziato Mario Draghi e i suoi ministri “per l’impegno profuso in questi diciotto mesi”, non i partiti, ma Draghi; a conferma di un rapporto di stima che non si è incrinato i questi giorni come alcuni boatos continuano invece a ripetere.

Tanto che in alcuni passaggi cruciali, raccontano fonti parlamentari, il premier ha cercato il presidente e alcuni snodi del discorso di ieri, come la sottolineatura del sostegno venutogli da tanta parte della società civile, sono stati frutto di un confronto.

Ora però il governo si è dimesso e resta in carica per gli affari correnti, quali di preciso lo deciderà la direttiva di palazzo Chigi.

Ma intanto Mattarella ha chiarito che pur se “incontra limitazioni” esso “dispone comunque di strumenti per intervenire sulle esigenze presenti e su quelle che si presenteranno nei mesi che intercorrono tra la decisione di oggi e l’insediamento del nuovo Governo che sarà determinato dal voto degli elettori”.

Intanto il Capo dello Stato ha richiamato le Camere a proseguire nel loro impegno sulle riforme richieste dal Pnrr “nell’interesse del nostro Paese”.

Poi ha indicato quattro ambiti d’intervento in cui non sono consentite “pause negli interventi indispensabili”.

Una parola, “indispensabili” ripetuta quattro volte a rimarcare quale siano le priorità e quali le responsabilità della politica tutta.

Innanzitutto bisogna “contrastare gli effetti della crisi economica e sociale e, in particolare, dell’aumento dell’inflazione che, causata soprattutto dal costo dell’energia e dei prodotti alimentari, comporta pesanti conseguenze per le famiglie e per le imprese” con ricadute sociali per i cittadini “più deboli”.

Poi è indispensabile “contenere gli effetti della guerra della Russia contro l’Ucraina sul piano della sicurezza dell’Europa e del nostro Paese. Inoltre è indispensabile una “sempre più necessaria collaborazione a livello europeo e internazionale”.

“A queste esigenze si affianca – con importanza decisiva – quella della attuazione nei tempi concordati del Pnrr, cui sono condizionati i necessari e consistenti fondi europei di sostegno” ha proseguito il Presidente.

Che come ultimo punto del ‘programma’ dei prossimi mesi ha indicato “il dovere di proseguire nell’azione di contrasto alla pandemia, che si manifesta tuttora pericolosamente diffusa”.

Infine, ma forse tra le cose più sentita di una dichiarazione secca e tesa, Mattarella ha lanciato un appello ai partiti, quei partiti che lo hanno seguito quando ha chiesto responsabilità nel sostegno a Draghi quindici mesi fa, ma che non l’hanno seguito quando ha chiesto un ultimo sforzo di responsabilità per concludere in modo ordinato la legislatura.

“Mi auguro – ha detto il Presidente – che pur nell’intensa, e a volte acuta, dialettica della campagna elettorale vi sia, da parte di tutti, un contributo costruttivo, riguardo agli aspetti che ho indicato; nell’interesse superiore dell’Italia”.

Al di là delle scaramucce di un confronto elettorale inedito, sotto la canicola di agosto, il Presidente si augura dunque che prevalga l’atteggiamento dei primi mesi del governo Draghi e non quello di queste ultime settimane.

Una piena e leale collaborazione con il governo dimissionario nei prossimi due mesi, con la speranza che i provvedimenti necessari al paese non diventino clave in una guerra corpo a corpo.

agi.it




Milano. Lascia sola in casa la neonata per andare dal fidanzato. La piccola muore 6 giorni dopo

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144910383 0653cee6 58b7 4d3a a77b 0f4372e2b37bUna bimba di un anno e mezzo è morta dopo essere stata abbandonata in casa per sei giorni dalla madre. La donna, 37 anni, è stata fermata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Il corpo della piccola è stato scoperto all’alba di mercoledì in un appartamento in via Parea, periferia est di Milano. La madre era andata via di casa lasciando da sola la figlia nel lettino per raggiungere il compagno in provincia di Bergamo giovedì scorso.

Accanto al letto della piccola c’erano un biberon col latte e una boccetta mezza vuota di En, un potente farmaco ansiolitico. Stando alle prime indagini della Squadra mobile e del pm di turno Francesco De Tommasi, la donna, nei sei giorni in cui ha lasciato la figlia, nata da un precedente relazione, sarebbe anche passata da Milano per accompagnare il compagno che doveva svolgere delle commissioni di lavoro.

E in questa breve tappa non sarebbe passata a verificare le condizioni della piccola. Nel sopralluogo in casa gli investigatori della Polizia hanno trovato di fianco al lettino un biberon di latte e l’ansiolitico. Per chiarire le cause del decesso il magistrato ha disposto l’autopsia.

“Ero consapevole che potesse morire” avrebbe detto la donna, interrogata a lungo la notte scorsa. È apparsa lucida, da quanto appreso, e non ha dato segnali evidenti di problemi di natura psicologica.

agi.it




Mattarella ha sciolto le Camere. Si voterà il 25 settembre

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154352092 55555a7f 89cf 4cc5 999e 6d6b464fb8d5Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il decreto di scioglimento sarà consegnato ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati dal Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti. La data ipotizzata per il voto è il 25 settembre.

“Lo scioglimento anticipato del Parlamento è sempre l’ultima scelta da compiere, particolarmente se, come in questo periodo, davanti alle Camere vi sono molti importanti adempimenti da portare a compimento nell’interesse del nostro Paese”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo aver firmato il decreto di scioglimento delle Camere. “Ma la situazione politica che si e’ determinata ha condotto a questa decisione”, ha aggiunto il presidente.

“La discussione, il voto e le modalità con cui questo voto è stato espresso ieri al Senato hanno reso evidente il venir meno del sostegno parlamentare al Governo e l’assenza di prospettive per dar vita a una nuova maggioranza. Questa condizione ha reso inevitabile lo scioglimento anticipato delle Camere”, ha aggiunto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

agi.it




Draghi conferma a Mattarella: “Me ne vado!”

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downloadDopo la tesissima giornata al Senato, in cui si è sfaldata la maggioranza che avrebbe dovuto rinnovare la fiducia al premier dimissionario, per Mario Draghi oggi il passaggio è alla Camera. Il presidente del Consiglio ieri aveva depositato all’aula di Montecitorio il testo delle comunicazioni fatte in Senato. Accolto da una standing ovation, Draghi ha annunciato un colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “per comunicare le mie determinazioni”. Il capo dello Stato ha preso atto delle dimissioni del premier e del Governo, che resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti.

DRAGHI CONFERMA LE DIMISSIONI A MATTARELLA

“Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Palazzo del Quirinale il presidente del Consiglio dei ministri, Prof. Mario Draghi, il quale, dopo aver riferito in merito alla discussione e al voto di ieri presso il Senato, ha reiterato le dimissioni sue e del Governo da lui presieduto. Il presidente della Repubblica ne ha preso atto. Il Governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti“. Lo annuncia il segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti.

12.28 – POSSIBILE CDM STASERA PER LA DATA DELLE ELEZIONI

Potrebbe tenersi addirittura stasera il Consiglio dei ministri che emanerà il decreto d’indizione delle prossime elezioni alla luce delle dimissioni del presidente del Consiglio Mario Draghi. A quanto si apprende, a Palazzo Chigi sono già allertati per la convocazione del Cdm in attesa che nella giornata di oggi al Quirinale, dopo l’incontro con i presidenti di Senato e Camera Elisabetta Casellati e Roberto Fico, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella possa firmare il decreto di scioglimento delle Camere a seguito della crisi di Governo.

I colloqui con i presidenti delle due Camere del Capo dello Stato, oggi pomeriggio, sono infatti necessari per firmare di decreti di scioglimento del Parlamento. L’articolo 88 della Costituzione recita “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”. La data delle elezioni va indetta entro 70 giorno dallo scioglimento del Parlamento.

In base all’articolo 61, le elezioni vengono indette con decreto del governo “entro 70 giorni dopo lo scioglimento delle Camere. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti“.

ag. DIRE – www.dire.it




Berluscon e Salvini: “Al voto, al voto!”

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downloadGiorgia Meloni e Matteo Salvini si sentono dopo i mesi di gelo seguiti alla strappo sul Mattarella bis.

Mario Draghi ha concluso le sue comunicazioni al Senato da circa un paio di ore. Il discorso del presidente del Consiglio e la successiva telefonata a Meloni segnano un punto di non ritorno per Lega e Forza Italia

Il segretario leghista è a Villa Grande quando sente la leader di Fratelli d’Italia, sta partecipando al vertice con Silvio Berlusconi e i centristi Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa (mentre Giovanni Toti di Italia al centro è uscito ufficialmente da ieri dal cosiddetto centrodestra di governo).

L’incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio della sera precedente è andato male: Draghi ha detto a Salvini che Luciana Lamorgese e Roberto Speranza sono “intoccabili”, rifiutando le sue richieste di un cambio radicale nella compagine di governo.

Ed è così che Lega e FI preparano, già dalla mattina, una risoluzione congiunta in cui si chiede la formazione di un governo nuovo, segnato da una forte discontinuità nell’agenda.

L’intervento di Draghi peggiora la situazione, durissimo nei confronti del partito di via Bellerio, e inaccettabile sul piano fiscale anche per FI.

“Mi sembra che il presidente Draghi sia stato netto e chiaro, ha chiarito che l’unica condizione per andare avanti è che quel modello di Parlamento con una maggioranza molto ampia possa continuare a fare le cose, resta da capire se un Parlamento così balcanizzato possa farlo”, dice Lupi, pessimista, lasciando il Senato per raggiungere la residenza di Berlusconi.

A Villa Grande, si infittiscono le telefonate di Salvini con Meloni, e il pressing dell’alleata per il voto anticipato. Al vertice è presente anche Giancarlo Giorgetti ma l’orientamento del centrodestra di governo per il voto è ormai netto.

La riunione è ancora in corso quando in Transatlantico un leghista di alto peso afferma: “Matteo e Berlusconi vogliono andare a votare”.

Poco dopo tocca al capogruppo a Palazzo Madama ufficializzare la richiesta contenuta nella risoluzione, che era già pronta dalla mattina. “La stimiamo, presidente, dia vita a un governo nuovo segnato da discontinuita’ e noi ci siamo”, scandisce Massimiliano Romeo, rivolto a Draghi.

La replica del presidente del Consiglio chiude ogni possibilità di trattativa, con il centrodestra di governo che esprime stupore per la decisione di porre la fiducia sulla risoluzione di Pierferdinando Casini (“Udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, il Senato approva”).

Raccontano che sia stato Berlusconi il più determinato a mantenere il punto e a confermare che Lega e FI avrebbero votato solo la loro risoluzione e quindi non avrebbero partecipato al voto su quella di Casini.

Nella riunione del gruppo FI al Senato era già emerso che la strada più percorribile sarebbe stata quella del voto. A dare la linea la capogruppo Anna Maria Bernini, poi interviene Andrea Cangini per esprimere il suo dissenso. “Così andiamo tutti a casa. Siete contenti?”, dice Mariastella Gelmini.

“A noi la linea la da Berlusconi”, è la replica della senatrice Licia Ronzulli. Gelmini poi annuncerà che lascia il partito, dopo l’esito del voto. Ormai i rapporti con Berlusconi erano logori già da un po’, c’è dispiacere ma si tratta di una decisione attesa, si commenta da Villa Grande.

Nella Lega c’è entusiasmo, misto a timore per il voto anticipato. Alla buvette, Roberto Calderoli, mentre è ancora in corso lo spoglio del voto sulla risoluzione, spiega che dalle sue simulazioni su legge elettorale e collegi, il centrodestra è ampiamente davanti al campo largo, “a maggior ragione che ora è diventato camposanto”.

Ma, tra i dirigenti di alto livello, c’è anche chi è più scettico. “Ora ci scateneranno una campagna mediatica devastante per attribuirci tutta la colpa della crisi, vedremo i sondaggi da qui a due settimane”, è il refrain di alcuni leghisti, soprattutto gli ex governisti, che hanno perso la partita. Giorgetti si limita a esprimere amarezza generale. “Si poteva concludere in maniera più dignitosa”, commenta il ministro all’AGI.

Dopo il voto, Salvini – che aveva tenuto ad annunciare ai giornalisti, in buvette al Senato, che il suo partito non avrebbe votato la risoluzione Casini, e quindi la fiducia a Draghi – vede i parlamentari nell’auletta dei gruppi alla Camera.

“Draghi e l’Italia sono state vittime, da giorni, della follia dei 5 stelle e dei giochini di potere del Pd”, afferma dopo essere stato accolto dagli applausi dei suoi.

“L’intero centrodestra era disponibile a proseguire senza i grillini, con Draghi a Palazzo Chigi e con un governo nuovo e più forte. Il Pd ha fatto saltare tutto”, sostiene.

“Speriamo che questo sia l’ultimo Parlamento dove centinaia di persone cambiano casacca e poltrona”. Il segretario leghista saluta i parlamenatari e poi raggiunge Berlusconi a cena sull’Appia antica.

agi.it




La crisi di governo: dal Senato fiducia a Draghi con 95 sì

+++fiducia a draghi con soli 95 sì +++

+++fiducia a draghi con soli 95 sì +++

Il Senato conferma la fiducia al governo approvando la risoluzione sulle comunicazioni del presidente del Consiglio presentata da Pier Ferdinando Casini con 95 voti a favore e 38 contrari.

I senatori di M5S, Lega e Fi non votano: i pentastellati si dichiarano “presenti non votanti”. 

I senatori presenti in Aula sono stati 192, 133 i votanti e la maggioranza 67.

Lo ha detto in Aula al Senato la presidente Maria Elisabetta Casellati riferendo l’esito della votazione sulla fiducia al premier Draghi.

La conferenza dei capigruppo è immediatamente convocata.

ansa.it