La Meloni: “Basta! Elezioni subito!”

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downloadGiuseppe Conte conferma l’Aventino sul dl Aiuti: i senatori M5s non parteciperanno al voto di fiducia al Senato “per coerenza”. Il leader M5s si dice “disponibile al dialogo” ma rifiuta “cambiali bianco” a Mario Draghi, cui da atto di avere “riconosciuto la fondatezza delle nostre tesi”, anche se lo avverte che “non bastano le dichiarazioni di intenti”.

Una mossa che trova una levata di scudi dalla maggioranza. “Non si può fare finta di niente”, ammonisce Enrico Letta, che invita tutti “a assumere le proprie responsabilità”, e annuncia che “è evidente che la scelta annunciata da Conte e M5s rimette in discussione molte cose”. “Chiederemo di fare una verifica per capire se questa maggioranza c’è ancora o no”, passa al contrattacco il leader Pd.

Dal centrodestra, filtra la telefonata tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per commentare la situazione politica e ribadire “piena sintonia”. I due leader, fanno sapere, si risentiranno domani perché a maggior ragione in questa fase delicata, e’ quanto viene fatto sapere, il centrodestra di governo prendera’ decisioni comuni.

Conte, allora, spiega che il documento presentato al governo non serviva a piantare delle “bandierine” ma era “un contributo serio” alle richieste del Paese, “esprime e interpreta il momento drammatico” per la crisi in corso.

Del colloquio con Draghi riferisce: “Abbiamo parlato anche degli altri punti indicati nel nostro documento e devo registrare una disponibilità del presidente a venirci incontro su tutti i punti. Però è evidente che la fase che stiamo attraversando non può accontentarsi di dichiarazioni di intenti, impegni autorevolmente assunti, occorrono concrete misure perche’ i cittadini possano sentire nelle loro tasche gli effetti di queste”.

Alla politica chiede un cambio di passo per “entrare in una fase di governo differente”. Quindi insiste: M5s “non è il partito dei no ma dei tanti sì”. “La decisione M5s di non partecipare domani al voto di fiducia sul dl Aiuti è un atto di grave irresponsabilità assunto, per interessi di parte, in uno dei momenti più difficili dell’Italia. Dopo Mario Draghi non sosterremo alcun governo”, controbatte il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani.

“La Lega non ha cercato né voluto alcuna crisi e assiste con viva preoccupazione a quanto sta accadendo nel campo della sinistra”, fa sapere il Carroccio anticipando che Salvini farè il punto della situazione con i vertici del partito perché “l’Italia – si fa sapere dalla Lega – non può permettersi un assurdo, logorante e infinito tira e molla sulla pelle dei cittadini mentre gli stipendi non aumentano, l’inflazione e le bollette salgono e alcuni provvedimenti, dalla pace fiscale all’autonomia, sono fermi”.

“Ho trovato il discorso di Conte politicamente surreale, in particolare da parte di chi ha fatto il primo ministro per metà di questa legislatura. Conte tira la corda senza preoccuparsi che si possa spezzare, e soffia sul fuoco dei problemi per gli italiani che Draghi è impegnato ad alleviare”, dice il segretario di Più Europa, e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.

“Conte, l’avvocato del popolo, il punto di riferimento dei progressisti, si accinge a far cadere un Governo presieduto dall’italiano più autorevole nel mondo in mezzo a una guerra. Rimane solo la soddisfazione di essere tra i pochi partiti a non averci mai avuto nulla a che fare”, annota Carlo Calenda, leader di Azione.

Dall’opposizione si leva la voce di FdI: “Guerra, pandemia, inflazione, poverta’ crescente, caro bollette, aumento del costo delle materie prime, rischi sull’approvvigionamento energetico, crisi alimentare. E il governo “dei migliori” è immobile, alle prese con i giochi di palazzo di questo o quel partito. Basta, pietà. Tutti a casa: elezioni subito”, dice Giorgia Meloni.

Il Reddito di cittadinanza

“Se oggi otto milioni di famiglie sbarca il lunario ogni mese lo si deve al Reddito di cittadinanza che qualcuno vuole smantellare e che come abbiamo chiarito al presidente Draghi non permetteremo venga smantellato”, ha spiegato Conte. “In questa fase qual  il compito di una forza politica responsabile: tacere?” O “denunciare” affinche’ vengano “prese misure strutturali?”. “Chiediamo alla politca di entrare in una fase di governo differente”.

“Chi si straccia le vesti e lancia strali, attribuendo giudizi di responsabilità a destra e a manca deve guardare nel suo cortile e deve interrogarsi se sono stati loro responsabili di questa situazione”. ha concluso Conte  dopo aver premesso: “Invito tutte le forze politiche a maneggiare con cura il concetto di responsabilità”.

La posizione di Draghi

Non c’è una alternativa a questa maggioranza di governo, “per me non c’e’ un governo senza M5S, né c’è un governo Draghi”. Queste le parole pronunciate ieri dal presidente del Consiglio, al termine dell’incontro con i sindacati. Ed è la linea che ogni probabilità Mario Draghi manterrà anche dopo che l’annuncio del M5S di non votare la fiducia al Senato sul Dl Aiuti, si tradurrà in pratica con l’uscita dei parlamentari pentastellati dall’aula di palazzo Madama.

È  molto probabile che il premier, subito dopo il voto del Senato (che comunque confermerà la fiducia al governo e il via libera al provvedimento, anche se senza i voti del M5S), andrà dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per riferire della situazione della maggioranza.

La linea di Draghi sarebbe quella di non procedere con la ricerca di una nuova maggioranza parlamentare e, dopo la decisione di Giuseppe Conte, di concludere quindi l’esperienza di governo. Alla domanda dei cronisti che ieri chiedevano di un eventuale ritorno alle Camere in caso di defezione del M5S, Draghi aveva risposto: “Su questo dovete chiedere al presidente Mattarella”.

Il colloquio con il capo dello Stato sarà quindi determinante per capire quali saranno le sorti dell’esecutivo e la tempistica di una eventuale crisi. Draghi aveva dribblato anche la domanda sulla eventualità di uno scioglimento anticipato del Parlamento e di elezioni in autunno: “Non commento scenari ipotetici, anche perché sono parte di quel che succede, essendo uno degli attori il mio non sarebbe un giudizio oggettivo e distaccato”.

agi.it




È morto Eugenio Scalfari

14scalfari

14scalfariÈ morto in queste ore all’età di 98 anni Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano “La Repubblica” ed ex deputato del Partito Socialista Italiano.
“Ciao direttore – un’avventura straordinaria. L’intellettuale amato dal popolo”, è il titolo scelto dal giornale da lui fondato per salutarlo.
Nato a Civitavecchia il 6 aprile del 1924, laureato in giurisprudenza nel 1950, il “gigante del giornalismo classico” è stato il primo direttore-manager dell’editoria italiana, padre di due “creature”, L’Espresso e La Repubblica, nate dal nulla ma che in pochi anni hanno raggiunto i vertici della diffusione e lasciato un’impronta indelebile.
Una vita spesa per informare. Dare notizia, mettere a conoscenza i fatti, muoversi nelle contraddizioni.
La prima creatura, il settimanale “L’Espresso”, lo ha fondato nel 1955 con Arrigo Benedetti. Ne sarà direttore dal 1963 al 1968 dopo essere stato nei cinque anni precedenti vicesegretario nazionale del Partito Radicale. Sotto la sua direzione L’Espresso pubblica per diverse settimane una storica inchiesta su un progetto golpista del Sifar, il servizio segreto militare allora dominato dal generale Giovanni De Lorenzo.
La seconda delle sue creature giornalistiche arriva nel 1974, “La Repubblica”. E ha preso vita dopo la sua elezione, nel 1968, come deputato tra le fila del PSI. Sarà direttore del quotidiano per vent’anni, rompendo diversi schemi dominanti della stampa dell’epoca, dal formato a sei colonne quando tutti uscivano a nove, alla decisione di non seguire lo sport e non uscire il lunedì.
Tra gli anni ottanta e novanta, Repubblica segue con molta attenzione la vicenda della fusione tra la chimica pubblica di Eni e quella privata di Montedison nella joint venture Enimont, anticipando molte delle irregolarità che saranno poi accertate dai processi di Mani pulite. Negli ultimi due anni della sua direzione, il quotidiano si oppone con forza all’ascesa politica di Silvio Berlusconi, battaglia mantenuta a lungo anche sotto la successiva direzione di Ezio Mauro.
Contestuale l’attività di scrittore. Tra i suoi molti libri si ricordano “L’autunno della Repubblica” (1969), “Razza padrona” (1974), “Interviste ai potenti” (1979), “L’anno di Craxi” (1984), “La sera andavamo in via Veneto. Storia di un gruppo dal “Mondo” alla “Repubblica”” (1986), “Incontro con io” (1994), “Alla ricerca della morale perduta” (1995). E poi i romanzi “Il labirinto” (1998) e “La ruga sulla fronte” (2001), l’autobiografia “L’uomo che non credeva in Dio” (2008).
Lascia la direzione di Repubblica nel 1996 e pochi mesi dopo viene nominato Cavaliere di Gran Croce dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Continuerà a collaborare con il gruppo editoriale, pubblicando lunghi editoriali sull’edizione domenicale del quotidiano e mantenendo anche rubriche sul supplemento “Il Venerdì” e su “L’Espresso”. Nell’ultimo decennio ha più volte intervistato Papa Francesco. L’ultimo articolo su Repubblica porta la data del 6 marzo scorso e il titolo “Il morso velenoso del serpente russo”.
La Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, lo ha voluto ricordare questa mattina con un breve discorso di commemorazione e un minuto di silenzio in Aula
“La scomparsa di Eugenio Scalfari lascia un vuoto incolmabile nella vita pubblica del nostro Paese. Scalfari è stato assoluto protagonista della storia del giornalismo nell’Italia del dopoguerra – ha detto Casellati -. La chiarezza della sua prosa, la profondità delle sue analisi, il coraggio delle sue idee hanno accompagnato gli italiani per oltre settant’anni e hanno reso i suoi editoriali una lettura fondamentale per chiunque volesse comprendere la politica, l’economia”.
Anche il premier Mario Draghi ha avuto parole di stima verso Scalfari: “Deputato della Repubblica, ha accompagnato il suo amore per il giornalismo all’impegno civile e politico, all’alto senso delle istituzioni e dello Stato. Esprimo ai suoi cari, ai direttori Maurizio Molinari e Lirio Abbate e a tutti i giornalisti de La Repubblica e de L’Espresso, le più sentite condoglianze a nome di tutto il Governo. A me mancheranno molto i nostri confronti, la nostra amicizia”. (aise)




Guerra in Ucraina. Assicurate le rotte del grano

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downloadLa Russia e l’Ucraina hanno tenuto i primi negoziati diretti da marzo nel tentativo di uscire dal vicolo cieco del blocco delle esportazioni di grano dai porti del Mar Nero, che ha visto i prezzi dei generi alimentari salire alle stelle, mettendo milioni di persone a rischio carestia.

La giornata di colloqui, alla presenza di funzionari Onu e con la mediazione turca, ha segnato “progressi significativi” su molti punti come quello della sicurezza delle rotte del grano, ha fatto sapere il ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar. Di fatto, per ora, le almeno 35 tonnellate di grano ferme nei porti ucraini rimangono bloccate ma, riferisce sempre Ankara, c’è un accordo per formare un centro di coordinamento al fine di garantire la sicurezza delle rotte.

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha auspicato un accordo finale tra le parti la settimana prossima, quando è previsto un nuovo incontro. Kiev si è dimostrata più ottimista definendo l’intesa “a due passi”.

Il vertice di Istanbul è stato convocato in seguito a un giro di telefonate che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto a inizio settimana, quando ha sentito al telefono prima il russo Vladimir Putin e subito dopo il collega ucraino, Volodymyr Zelensky.

Erdogan, lo scorso 5 luglio, in occasione della visita in Turchia del presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva annunciato che avrebbe “intensificato i contatti” e auspicato che i primi carichi di grano avrebbero lasciato i porti ucraini “nel giro di 7-10 giorni”.

Ora l’attenzione passa sul bilaterale che Erdogan e Putin avranno a Teheran il prossimo 19 luglio: i due leader si incontreranno con l’omologo iraniano, Ebrahim Raisi, nel cosiddetto formato Astana per la Siria, ma l’annuncio del faccia a faccia tra Erdogan e Putin ha spostato l’attenzione sul dossier dei corridoi del grano.

Ankara spinge per la creazione di un centro di controllo logistico a Istanbul che, con la partecipazione di rappresentanti di Russia, Turchia, Ucraina e Onu monitori il passaggio delle navi attraverso un percorso libero da mine. La Marina turca ha dato la disponibilità a scortare le navi una volta entrate in acque internazionali e in acque turche, attraverso gli stretti di Bosforo e Dardanelli.

Secondo le Nazioni Unite circa il 50% del grano bloccato nei porti ucraini è destinato a progetti del World Food Programme in Africa. Il rischio che le derrate marciscano nei porti bloccati dalla guerra pone sull’orlo della carestia diversi Paesi dell’Africa Subsahariana.

Sempre in base ai dati delle Nazioni Unite, nel 2019, la Russia ha prodotto 118 milioni di tonnellate di grano, l’Ucraina 74 milioni. I due Paesi sono rispettivamente al quarto e quinto posto per produzione di grano dopo Cina, Usa e India.

agi.it




Stoccarda, trovati morti due ristoratori italiani: è giallo

germania polizia afp

germania polizia afpDue ristoratori italiani sono stati trovati uccisi in un stanza nel seminterrato del ristorante ‘Valle’ a Stoccarda. Lo riporta la Stuggart Zeitung, sottolineando che i due uomini, entrambi 53enni, presentavano ferite da armi da taglio. Secondo il giornale la stanza era chiusa a chiave dall’interno e la polizia ha affermato di non aver trovato prove del coinvolgimento di una terza persona. I due erano soci d’affari- riporta ancora il giornale – noti nella scena gastronomica di Stoccarda.

Entrambi 53enni, presentavano ferite da armi da taglio. La stanza dove sono stati trovati era chiusa a chiave dall’interno

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Immagine di repertorio (Afp)

Due ristoratori italiani sono stati trovati uccisi in un stanza nel seminterrato del ristorante ‘Valle’ a Stoccarda. Lo riporta la Stuggart Zeitung, sottolineando che i due uomini, entrambi 53enni, presentavano ferite da armi da taglio. Secondo il giornale la stanza era chiusa a chiave dall’interno e la polizia ha affermato di non aver trovato prove del coinvolgimento di una terza persona. I due erano soci d’affari- riporta ancora il giornale – noti nella scena gastronomica di Stoccarda.

Gianni V. e Rosario L. compaiono insieme sorridenti in una foto nel loro locale, pubblicata da diversi giornali tedeschi, che si interrogano su cosa sia successo fra loro. L’allarme è scattato ieri verso mezzogiorno, quando un parente ha chiamato la polizia perché qualcosa non andava alla pizzeria Valle.

Quando gli agenti sono arrivati sul posto, hanno trovato l’ufficio nel seminterrato del locale chiuso dall’interno. Una volta sfondata la porta con l’aiuto dei pompieri, la polizia ha rinvenuto i corpi dei due ristoratori in un lago di sangue. Entrambi avevano riportato diverse ferite da taglio e apparentemente si sarebbero uccisi a vicenda dopo una violenta lite. Lo scenario però non sarebbe compatibile con un omicidio-suicidio. Non è chiaro se siano stati usati coltelli, vetri rotti o forbici. Maggiori dettagli potrebbero emergere dall’autopsia, prevista per oggi.

Gianni gestiva due pizzerie, una col fratello e l’altra con Rosario. Secondo alcuni media, uno dei due locali era stato venduto e ora doveva toccare anche alla pizzeria Valle. Forse fra i due è scoppiato un violento litigio per motivi economici.

 

Entrambi 53enni, presentavano ferite da armi da taglio. La stanza dove sono stati trovati era chiusa a chiave dall’interno

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Immagine di repertorio (Afp)

Due ristoratori italiani sono stati trovati uccisi in un stanza nel seminterrato del ristorante ‘Valle’ a Stoccarda. Lo riporta la Stuggart Zeitung, sottolineando che i due uomini, entrambi 53enni, presentavano ferite da armi da taglio. Secondo il giornale la stanza era chiusa a chiave dall’interno e la polizia ha affermato di non aver trovato prove del coinvolgimento di una terza persona. I due erano soci d’affari- riporta ancora il giornale – noti nella scena gastronomica di Stoccarda.

Gianni V. e Rosario L. compaiono insieme sorridenti in una foto nel loro locale, pubblicata da diversi giornali tedeschi, che si interrogano su cosa sia successo fra loro. L’allarme è scattato ieri verso mezzogiorno, quando un parente ha chiamato la polizia perché qualcosa non andava alla pizzeria Valle.

Quando gli agenti sono arrivati sul posto, hanno trovato l’ufficio nel seminterrato del locale chiuso dall’interno. Una volta sfondata la porta con l’aiuto dei pompieri, la polizia ha rinvenuto i corpi dei due ristoratori in un lago di sangue. Entrambi avevano riportato diverse ferite da taglio e apparentemente si sarebbero uccisi a vicenda dopo una violenta lite. Lo scenario però non sarebbe compatibile con un omicidio-suicidio. Non è chiaro se siano stati usati coltelli, vetri rotti o forbici. Maggiori dettagli potrebbero emergere dall’autopsia, prevista per oggi.

Gianni gestiva due pizzerie, una col fratello e l’altra con Rosario. Secondo alcuni media, uno dei due locali era stato venduto e ora doveva toccare anche alla pizzeria Valle. Forse fra i due è scoppiato un violento litigio per motivi economici.




Governo, Letta: “Se cade si va al voto, non è una ripicca al M5S”

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imagoeconomica 1647667 2 1024x681“Se il governo cade si va al voto, è nelle cose, non lo diciamo noi per ripicca nei confronti dei 5 stelle, lo hanno detto Salvini e Berlusconi. È naturale che il governo abbia bisogno di una maggioranza che lo sostenga, noi lo diciamo con forza a tutte le forze politiche”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nel corso della riunione con i gruppi parlamentari.

LETTA A M5S: C’È SVOLTA SOCIALE, PARADOSSALE METTERLO IN CRISI

“Il Pd è il partito della responsabilità, che si fa carico delle difficoltà e che pensa che oggi il paese ha bisogno di un governo e non di una crisi, né di precipitare l’Italia al voto a ferragosto. Le elezioni ci saranno presto, ma oggi c’è bisogno di un governo che governi”, aggiunge Enrico Letta, nel corso della riunione con i gruppi parlamentari.

“Lo dico chiaramente a chi chiede un cambio di passo: sarebbe paradossale mettere a rischio il governo proprio quando si è aperto il capitolo della lotta alla precarietà. Ieri si è aperto il dialogo sociale, è una grande opportunità”.

Il M5s chiede la svolta? “Ieri l’abbiamo vista, se cade il governo non daremo risposte a giovani e famiglie” su lavoro, salari e inflazione. Alla convocazione a fine luglio con le parti sociali “noi vorremmo che ci sia un governo”. E ribadisce: “Non è il momento di frenare, ma di accelerare e finire la legislatura facendo tutte queste nel modo giusto”.

Serve “più responsabilità”, ha sottolineato Letta. “Di fronte ad un autunno caldo quale quello che ci aspetta le forze politiche responsabili sanno che scelte fare e le fanno. Non vogliamo lasciare gli italiani senza risposte e dire ‘è stata colpa di quello o di quell’altro’. La logica del capro espiatorio, la logica del Malaussene dobbiamo toglierla dal tavolo. Non possiamo metterci alla finestra e fare campagna elettorale da oggi”.

L’APPELLO DI LETTA: ANDIAMO AVANTI, NOI PRONTI A MEDIARE

Quello del segretario del Pd Enrico Letta è un “appello alla responsabilità a tutti: andiamo avanti”. Lo ha detto nel corso della riunione con i gruppi parlamentari. Bisogna “attutire gli spigoli, la politica è far sì che siano i fatti a prevalere. Ci dicono ‘parlate poco’, ci hanno sbeffeggiato, ma se serve dire una parola in meno noi facciamo la mediazione e evitiamo la parola in più”.

ag.DIRE – www.dire.it




Ucraina, mons. Gallagher: “Papa andrà a Kiev, quando e come non si sa”

papa udienza3 afp

papa udienza3 afp“Il Papa ha la volontà di fare il viaggio a Kiev. Andrà, quando e come non si sa”. Lo ha ribadito il ‘ministro degli Esteri’ Vaticano, mons. Paul Richard Gallagher, ai margini della presentazione del Meeting di Rimini.

Gallagher ha ribadito che si tratterà di vedere come si sentirà Papa Francesco dopo il viaggio a fine mese in Canada: “Bisogna vedere dopo il Canada, vediamo”.

Il Papa potrebbe andare solo a Kiev e non, come vorrebbe, anche a Mosca per aiutare la fine della guerra in Ucraina? “Non saprei dire. A Kiev sicuramente andrà” ha osservato Gallagher.

adnkronos.it




Strappo di M5s, non vota il Dl Aiuti. Berlusconi chiede una verifica di maggioranza

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153955272 4cb54965 ca96 48d1 aa78 a929a343bd31Come ampiamente preannunciato, il Movimento 5 stelle abbandona l’Aula della Camera al momento del voto finale sul decreto Aiuti (che incassa 266 sì e 47 no. Il pentastellato Francesco Berti non rispetta l’indicazione del gruppo e esprime il suo sì al testo).

Un Aventino che potrebbe ripetersi tra pochi giorni al Senato, quando si dovrà votare il via libera definitivo al provvedimento, con tanto di fiducia. Ma il dado non è ancora tratto: la capogruppo M5s infatti non scioglie la riserva e si limita a spiegare che “c’è ancora qualche giorno per fare le nostre valutazioni”.

La scelta dei 5 stelle, nonostante non rappresenti un fulmine a ciel sereno, manda tuttavia in tilt la maggioranza, su cui piomba anche la richiesta di Silvio Berlusconi di una verifica in quanto “occorre comprendere quali forze politiche intendano sostenere il governo, non a fasi alterne e per tornaconti elettorali”. Alla necessità di procedere a una verifica di maggioranza si associa Matteo Salvini, che ne approfitta anche per reiterare il niet alle “leggi su droga libera e cittadinanza facile”.

Crisi o bluff?

Tra il timore di alcuni che la situazione da qui a giovedì possa realmente precipitare fino alla crisi di governo, e la convinzione di altri che si tratti solo di un bluff, nella maggioranza prevalgono le critiche al Movimento, ‘reo’ di scelte “incomprensibili e irresponsabili”. Eppure ai più non è sfuggito il passaggio finale dell’intervento in Aula del capogruppo Davide Crippa, quando il pentastellato, confermando l’Aventino, ha tenuto tuttavia a specificare che “il nostro sostegno al governo è stato esplicitato con il voto di fiducia” di giovedì scorso alla Camera, quando i 5 stelle hanno appunto votato a favore, mentre la scelta sul voto finale “è detatta da questioni puntuali di merito e metodo, in coerenza con quanto abbiamo già fatto in Cdm”.

I primi a partire lancia in resta contro i 5 stelle sono gli azzurri. Ancor prima del voto alla Camera, in una nota Forza Italia mette in chiaro che la decisione dei 5 stelle di non votare il decreto Aiuti “è gravissima” e non può passare in cavalleria, ma avrà delle “conseguenze”, perchè “la responsabilità non può essere scambiata per subalternità”.

Insomma, Draghi è avvisato. A chiarire ancor meglio la linea azzurra è lo stesso Berlusconi, che giudica la scelta del Movimento pura “schizofrenia politica” fatta sulla “pelle degli italiani”. Quindi, il Cavaliere invita il presidente del Consiglio a “non cedere ai ricatti” pentastellati. Ma, allo stesso tempo, Berlusconi ritiene necessaria una verifica di maggioranza.

Alla resa dei conti

E Antonio Tajani non esclude lo show down: “Se il Movimento 5 stelle non dovesse votare la fiducia al Senato si rischia la crisi”.

Italia viva è convinta che la crisi sia a un passo, “inizia il Papeete di Conte“, sostiene il presidente Ettore Rosato. Per Teresa Bellanova con la scelta di oggi i 5 stelle sono “già automaticamente fuori dal perimetro del governo Draghi”. Durissimi i dimaiani: i 5 stelle “voltano le spalle agli italiani”.

Per Azione il capogruppo M5s ha fatto un discorso già da opposizione, “dedicato a Enrico Letta e al suo campo largo”, osserva Enrico Costa. E Più Europa, con Benedetto Della Vedova, chiede a Conte di scegliere “tra la maggioranza e l’opposizione. Penso che il Pd non dovrebbe accettare che il suo alleato principale non sostenga Draghi convintamente”.

La prudenza dei dem

Nei dem, i più cauti nella maggioranza a commentare la situazione, c’è chi rompe gli indugi e attacca: “La scelta politica del M5s è grave. Indebolire o mettere a rischio il governo in queste settimane è da scellerati”, tuona Andrea Marcucci.

Meno tranchant Stefano Bonaccini, secondo il quale sarebbe “surreale far cadere un governo in un momento come questo”, spiega il presidente della Regione Emilia-Romagna. La capogruppo Debora Serracchiani ritiene “condivisibili” le questioni poste da Conte a Draghi, ma il Movimento non deve “strappare”.

Alla Camera c’è preoccupazione per le spinte centrifughe che si registrano nel M5s, ma tra i parlamentari del Partito Democratico si coltiva anche la speranza che non sarà il voto al Senato sul dl Aiuti a sancire l’uscita dei 5 Stelle dalla maggioranza.

agi.it




Le foto del degrado a Lampedusa: “Sembra la Libia”

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072736570 4923a3e6 87d0 4b90 9ae5 90f5e72acc0e“Sono 2.100 le persone ammassate nel Centro di accoglienza a Lampedusa. Anche donne (4 sono gravide), bambini, malati e bisognosi di cure dormono per terra, dove pure mangiano, tra i rifiuti. Potrebbero essere foto della Libia. Ma no, è l’Italia“. Fanno il giro del web le foto dell’ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, della grave situazione nell’hotpsot di Lampedusa, stipato di migranti, compresi bimbi e donne, nel degrado, tra rifiuti e sporcizia.

La ricetta del nuovo sindaco

Piede sull’acceleratore dei trasferimenti grazie all’arrivo della nave Diciotti nell’immediato, corridoi umanitari e punti di richiesta di asilo politico direttamente in Africa come progetto nel lungo termine. È la ricetta di Filippo Mannino, neo sindaco di Lampedusa, subito alle prese con l’emergenza sbarchi, con l’hotpost arrivato a contenere 2 mila migranti a fronte di una capienza di 350.

“L’hotspot scoppia e non ci sono grandi soluzioni – dice ad AGI – se non quella di intensificare i trasferimenti. In questo senso ho chiesto alla prefettura di mantenere alta l’attenzione e una prima risposta è l’invio della nave Diciotti in grado di trasportare un numero molto elevato di persone e, quindi, assicurare un rapido alleggerimento della struttura nei momenti più difficili dell’estate come questo”. Mannino ha incassato la solidarietà del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha annunciato un suo imminente ‘approdo’ sull’isola.

“La solidarietà – commenta – è sempre bene accetta da qualsiasi parte politica. Le istituzioni nazionali devono impegnarsi per Lampedusa a prescindere dagli orientamenti di partito”. Già mobilitate nave San Marco della Marina militare per trasferire oggi dall’isola circa 600 migranti, dando la precedenza alle persone vulnerabili. Le operazioni di alleggerimento continueranno domani grazie all’impiego di altre unità navali della Guardia di finanza e della Guardia costiera.

Per il sindaco di Lampedusa “il fenomeno andrebbe affrontato in maniera strutturale e non emergenziale. Se siamo in queste condizioni da 30 anni non è più un’emergenza ma è la normalità. Ecco perche’ occorre trovare delle soluzioni strutturali”.

Mannino, quindi, indica quella che potrebbe essere la strada. “A livello territoriale – dice ancora ad AGI – non ci sono grandi alternative. Occorre essere più rapidi e incisivi con i trasferimenti perche’ la struttura non puo’ reggere questi numeri. Se vogliamo arginare il fenomeno dobbiamo evitare che ci sia questo esodo incontrollato”.

Il sindaco di Lampedusa spiega: “Nessuno si sottrae all’accoglienza, ma questa accoglienza non è quella che si attendono i migranti prima di partire. Non abbiamo i mezzi per gestire questi numeri e non potremo averli mai, occorre limitare il fenomeno. Come? Creando dei corridoi umanitari e istituendo dei punti di accesso per le richieste di asilo politico direttamente in Africa. In questo modo ci sarebbe una riduzione del flusso”.

agi.it




Pressing di Conte su Draghi, risposte a urgenze o non ci sono le condizioni per restare

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172934236 79fa60bf 2d3d 4ec4 943b 268a418543dfMantiene altissimo il pressing su Mario Draghi, Giuseppe Conte. Intervenendo nel pomeriggio alla kermesse “Digithon”, in corso a Bisceglie, il presidente di M5s non ha eluso le domande sulla possibilità di uscire dalla maggioranza e ha aggiunto degli elementi nuovi rispetto alla tempistica e al merito delle risposte che Palazzo Chigi dovrà fornire ai nove punti consegnati mercoledì scorso.

Ma la pressione su Draghi, per continuare a usare la metafora sportiva, non è stata solitaria né episodica, perchè anche i parlamentari del Movimento hanno insistito sui temi principali delle loro rivendicazioni, a partire da reddito di cittadinanza e Superbonus.

“Nel documento – ha rivendicato Conte – non troverete bandierine, né un libro dei sogni, trovate le urgenze del Paese. E se a queste urgenze, in una situazione serissima, drammatica, non si dà una risposta, capite che non ci sono le condizioni per continuare a condividere una responsabilità rispetto a processi decisionali in cui noi siamo stati marginali”.

Rispetto a quelle priorità – ha proseguito – c’è non tanto il desiderio ma la concreta determinazione ad affrontarle adesso? Altrimenti la situazione peggiorerà e questa responsabilità di aspettare che peggiori senza intervenire, non la possiamo condividere. Se la risposta è sì – ha concluso – noi ci siamo, se è no non ci possiamo essere, ma per responsabilità”. Senza rinunciare all’ironia, il leader pentastellato, rispondendo alla domanda della cronista che voleva sapere se fosse possibile prenotare le vacanze in serenità, senza il rischio di annullarle per la crisi di governo, ha affermato “Partite, poi vi aggiorneremo…”.

Tornando al documento consegnato al premier, a chi gli chiedeva quale fosse la deadline per le risposte di Draghi, Conte ha puntualizzato che i tempi sono stretti: “Le urgenze sono oggi. Quando dico che il premier Draghi di fronte a un documento così serio deve poter dare delle risposte concrete, è ovvio che deve fare delle verifiche ma non stiamo parlando nè di mesi nè di settimane“.

Conte non ha mancato di replicare a Enrico Letta, che aveva tenuto a puntualizzare che, contrariamente ad alcuni retroscena circolati negli ultimi giorni, la posizione del Nazareno rimane che il governo Draghi sarà in ogni caso l’ultimo della legislatura e che nel caso di caduta dell’esecutivo la strada maestra sarebbe quella del voto, con tutte le ricadute che ciò potrebbe avere sui rapporti tra i dem e M5s.

Rigettando la palla nel campo del Pd, il presidente pentastellato ha affermato che “sul documento ci aspettiamo una valutazione anche da altre forze politiche, anche dal Pd. È su questo che si può ragionare di alleanze. Si parla di campo largo: andiamo vedere quali sono i soggetti, devono essere soggetti che danno garanzie di affidabilità e di leale collaborazione, perchè se non si prendono degli impegni agli occhi dei cittadini ma non si puo’ essere conseguenti”.

In precedenza, sui social Conte aveva pubblicato un lungo post in cui, citando alcuni dati diffusi in mattinata dall’Istat, aveva rivendicato l’efficacia del reddito di cittadinanza, polemizzando fortemente con chi vi si oppone: “Qualcuno – ha scritto – strumentalizza queste sofferenze: Giorgia Meloni che insulta le famiglie in difficoltà parlando di ‘metadone di Stato’, Matteo Renzi che raccoglie firme per cancellare il Reddito: una guerra a chi si sostiene con 500 euro al mese combattuta da politici che 500 euro li guadagnano in un giorno”.

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Visco avverte: “Senza gas russo in Italia è recessione”

giornata mondiale del risparmio organizzata dall acri

giornata mondiale del risparmio organizzata dall acriOrmai è una certezza. Se venisse a mancare il gas russo, l’Italia vivrebbe due anni di recessione. Il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, parlando all’assemblea dell’Abi, ipotizza le conseguenze di una chiusura totale dei rubinetti da parte di Mosca: “In uno scenario avverso caratterizzato da un arresto delle forniture” di gas dalla Russia “dal terzo trimestre di quest’anno, solo parzialmente sostituite da altre fonti, il prodotto registrerebbe una contrazione nella media del biennio 2022-23, per tornare a crescere nel 2024”.

Al deterioramento del quadro macroeconomico, dice il numero uno di Via Nazionale, “contribuirebbero le ricadute dirette di tale interruzione sui settori a più elevata intensità energetica, ulteriori rialzi nei prezzi delle materie prime, un più deciso rallentamento del commercio estero, un peggioramento della fiducia e un aumento dell’incertezza”.

Visco parla delle previsioni sbagliate e delle correzioni necessarie. “Lo scorso gennaio ci attendevamo una espansione del prodotto superiore al 3 per cento nella media del biennio 2022-23”, ha ricordato il governatore, spiegando come le previsioni “siano state sbagliate, è vero, ma le analisi mostrano che l’errore dipende dal 90% dalle ipotesi fatte relative ai costi dell’energia”. Adesso, continua, “nello scenario di base elaborato in giugno, nel quale si ipotizza che le tensioni associate alla guerra si protraggano per tutto il 2022, ma si esclude una sospensione delle forniture di gas dalla Russia, la crescita è stata rivista al ribasso, di 2 punti percentuali nel complesso del biennio, su valori prossimi a quelli dell’area dell’euro”. Facendo una sintesi, “l’economia italiana dovrebbe crescere in linea con l’area dell’euro nel biennio 2022-23. I rischi a livello globale sono però significativi“.

Il principale rischio riguarda proprio le intenzioni di Putin nella guerra del gas. Anche perché l’inflazione gioca ovviamente contro la crescita. “L’inflazione, che in giugno ha superato anche in Italia l’8 per cento, per quattro quinti a causa degli effetti diretti e indiretti dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari, contribuisce a frenare l’espansione comprimendo in misura significativa i redditi in termini reali, solo in parte compensati dalle misure di bilancio”.

Visco, che sta parlando a una platea di banchieri, non si ferma all’analisi ma indica la strada da percorrere per fronteggiare lo scenario avverso. “In questa delicata fase, il contributo che il sistema finanziario è chiamato a fornire sul fronte dell’allocazione dei flussi di credito e del sostegno all’economia è particolarmente importante. Per assolvere a questi compiti – spiega – occorre affrontare con determinazione le sfide poste dalla difficile e incerta situazione congiunturale, e quelle che derivano, sul piano strutturale, dalla transizione digitale e dagli effetti finanziari del cambiamento climatico”.

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