Lavrov: “Sono le armi dell’Occidente ad allungare la guerra”

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163916680 e4d64176 fa47 4724 b293 5fe9029e3c1eLa possibile adesione dell’Ucraina alla Nato rappresenta un pericolo maggiore per la Russia rispetto all’adesione di Svezia e Finlandia, ha affermato il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev in un’intervista ad Argumenty i Fakty riportata dalla Tass. Medvedev ha poi aggiunto: “Per noi la Crimea fa parte della Russia, e questo e’ per sempre. Qualsiasi tentativo di invadere la Crimea equivarrebbe a una dichiarazione di guerra contro il nostro Paese. Se uno Stato membro della Nato fa una tale mossa, portera’ a un conflitto contro l’intera Alleanza del Nord Atlantico, la terza guerra mondiale, un disastro totale”.

“Gli oppositori della Russia si aspettano che o si inchinera’ a loro o la sua economia crollera’, ma cio’ non accadra’”, ha aggiunto il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo. “E’ chiaro che tutti questi blocchi e divieti sono a lungo termine. I nostri oppositori stanno aspettando che ci inchiniamo a loro, o la nostra economia crollera’. Assicurano ai loro cittadini che le ‘sanzioni infernali’ contro la Russia stanno per portarla alla rovina. Devo deluderli: questo non accadra’”, ha detto. Medvedev ha affermato che l’Occidente “sottostima la Russia, come al solito, o, piu’ precisamente, prova un pio desiderio”.

Intanto il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, potrebbe annunciare un rafforzamento della presenza militare Usa in Polonia e una serie di modifiche al dispiegamento di truppe nei Paesi baltici, nel quadro del vertice dei leader della Nato in programma a Madrid fino al 30 giugno. Lo riferisce l’emittente “Nbc News”, citando fonti informate dei fatti.

Ieri l’Ucraina ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu dopo il raid russo sul centro commerciale di Kremenchuk, che secondo Kiev ha causato almeno 13 e 50 feriti. L’attacco “sarà l’argomento principale” della riunione, durante la quale si parlerà anche del bombardamento di domenica su un complesso residenziale a Kiev, ha spiegato una fonte della presidenza.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha denunciato l’attacco russo definendolo uno “spudorato atto terroristico“. Secondo il governo di Kiev nel centro commerciale colpito si trovavano “mille persone”.

agi.it




La Turchia ha ritirato il veto sull’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato

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182235694 e3501c17 5297 4939 82ab 02772302a3d9La Turchia ha ritirato il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. È quanto riferiscono fonti diplomatiche. I ministri degli Esteri dei tre Paesi – Mevlut Cavusoglu, Ann Linde e Pekka Haavisto – hanno firmato un memorandum alla presenza del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, della premier svedese, Magdalena Andersson, e del presidente finlandese, Sauli Niinisto.

Non è ancora noto il contenuto del documento. Al termine della firma strette di mano e sorrisi di soddisfazione per un’intesa che non era affatto scontata in tempi così rapidi.

Il vertice Nato di Madrid può iniziare lasciandosi alle spalle una controversia che rischiava di mettere in ombra l’intera agenda del summit.

agi.it




Medvedev: “Terza guerra mondiale se Nato entra in Crimea”

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medvedev afpSe la Nato dovesse mettere piede in Crimea si andrebbe verso “la terza guerra mondiale”. E’ lo scenario che Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione Russa, prospetta in un’intervista al sito Argumenty i Fakty nella fase cruciale della guerra tra Russia e Ucraina.

“Per noi, la Crimea è parte della Russia. E questo significa per sempre. Ogni tentativo di invadere la Crimea è una dichiarazione di guerra contro il nostro paese. E se questo viene compiuto da un paese membro della Nato, questo significa una guerra con l’intera Alleanza atlantica: una terra guerra mondiale, una catastrofe completa”, aggiunge. Medvedev si sofferma anche sull’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato. Se questo avvenisse, la Russia rafforzerebbe i propri confini e sarebbe “pronta per ritorsioni”, compresa la prospettiva di schierare missili Iskander al confine.

Medvedev si sofferma anche sul blocco di Kaliningrad attuato dalla Lituania. “La Lituania non pensa affatto alle conseguenze delle proprie azioni. E in questo caso non sono utili nemmeno le spiegazioni per cui la Lituania si limiterebbe ad attuare fedelmente le decisioni prese dall’Unione europea”, dice riferendosi all’applicazione delle sanzioni che porterebbe al blocco delle merci. Secondo Medvedev “l’Ue non ha nemmeno insistito” sull’attuazione di provvedimenti radicali. “Eppure la Lituania si è inchinata in modo ossequioso davanti ai suoi benefattori americani, mostrando ancora una volta la sua idiota posizione russofobica. La decisione di vietare il transito delle merci russe con un elenco di 60 pagine è così odiosa che non merita nemmeno di essere commentata”.

adnkronos.com




Draghi al G7: eliminare per sempre la dipendenza energetica dalla Russia

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181216039 41844c0d ca6f 4d8a a8f1 a80f6183c373La battaglia non è persa anzi. Dopo la frenata a Bruxelles, il premier Draghi rilancia l’obiettivo di arrivare ad un tetto sul prezzo del gas.

E lo fa di fronte agli altri leader del G7: “Dobbiamo eliminare per sempre la nostra dipendenza dalla Russia”, dice senza mezzi termini. “Anche quando i prezzi dell’energia scenderanno, non è pensabile tornare ad avere la stessa dipendenza della Russia che avevamo”, sostiene.

La sponda è quella degli Stati Uniti che insiste sul ‘price cup’ al petrolio con l’apertura di Berlino e il consenso di Parigi.

Ma al vertice su questo punto non sono previste conclusioni, il lavoro di mediazione per trovare una soluzione proseguirà per via diplomatica.

La proposta va valutata nei “dettagli”, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Michel, “la misura deve colpire la Russia e non i Paesi europei, ha osservato ipotizzando che un tetto al prezzo possa essere imposto utilizzando come leva i servizi di trasporto e quelli assicurativi.

Dalle Alpi bavaresi dove oggi si è aperto un G7 all’insegna del sostegno all’Ucraina (Francia e Regno Unito sottolineano la possibilità di invertire la rotta nel conflitto; “le democrazie unite sono imbattibili”, il messaggio che arriva dal summit) i capi di Stato e di governo discutono di economia globale.

Rilanciano un piano di investimenti nei paesi in via di sviluppo in chiave anti-Cina, ribadiscono la necessità di affrontare il tema dell’inflazione, della sostenibilità fiscale, dell’imminente crisi alimentare.

Occorre “mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, compensare le famiglie e le imprese in difficoltà, tassare le aziende che fanno profitti straordinari”, è la ricetta del Capo dell’esecutivo italiano.

Il presidente del Consiglio vede un pericolo all’orizzonte: bisogna evitare – ammonisce – gli errori commessi dopo la crisi del 2008, la crisi energetica non deve produrre un ritorno del populismo. E comunque “porre un tetto al prezzo dei combustibili fossili importati dalla Russia – argomenta – ha un obiettivo geopolitico oltre che economico e sociale”.

Draghi prende la parola insieme agli altri Grandi. Arrivando intorno a mezzogiorno aveva sottolineato con il padrone di casa, il Cancelliere Scholz, la splendida cornice delle Alpi bavaresi nella quale si tiene il vertice, poi un saluto con il presidente americano Biden prima di prendere parte ai lavori della prima sessione, posizionato tra il primo ministro canadese Trudeau e il presidente del Consiglio europeo Michel.

E uno scambio di battute con tutti, in particolare durante la passeggiata (con successiva foto di famiglia) ai piedi del castello di Elmau con il presidente francese Macron.

Il presidente del Consiglio si aspetta un segnale concreto dal vertice soprattutto sul fatto che si sblocchi il grano in Ucraina per evitare che ci sia una carestia senza precedenti.

“Va fatto molto prima di settembre quando arriverà il nuovo raccolto”, l’appello, “dobbiamo accelerare i nostri sforzi sul fronte della sicurezza alimentare” dando il massimo sostegno alle Nazioni Unite, perché possa procedere più velocemente nel suo lavoro di mediazione”, osserva il premier.

Per Draghi inoltre occorre fare di più per i progetti in aiuto ai Paesi di sviluppo, coinvolgendo anche la banca mondiale e spingendo sulle “rinnovabili”.

agi.it




G7 al via: sul tavolo il no all’oro russo, il grano, il petrolio e il sostegno a Kiev

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192459985 3c243f8f 18cd 44ce a3d6 c738ee3437efIl sostegno all’Ucraina, le sanzioni alla Russia, l’aumento dei prezzi dell’energia, la scarsità di materie prime e la minaccia di una carestia mondiale. Ma anche clima e pandemia.

Fari puntati sul G7 che si apre nel castello bavarese di Schloss Elmau. Il cancelliere tedesco Scholz è appena arrivato, tra poco sarà la volta del presidente americano Joe Biden e di quello francese Emmanuel Macron.

I sette Grandi della Terra si riuniscono per ribadire soprattutto l’appoggio a Kiev. Si va verso la misura del divieto di importazione di nuovo oro dalla Russia e, a pochi giorni dal vertice della Nato a Madrid, a un maggiore aiuto dal punto di vista militare e finanziario da parte dei Grandi alla difesa dell’Ucraina.

Anche l’Italia è pronta a fare la propria parte: un nuovo decreto interministeriale per l’invio di armi, il quarto, dovrebbe vedere la luce nei prossimi giorni, il provvedimento avrà il via libera del presidente del Consiglio Mario Draghi e del ministro della Difesa Guerini e sarà anticipato al Copasir.

Il presidente americano propone un price cap al petrolio: la discussione è aperta, ma Biden deve superare le resistenze non solo della Germania. L’Italia – il premier Draghi insisterà sulla necessità di un tetto al prezzo del gas – si aspetta anche un segnale concreto soprattutto sulla partita del grano: un segnale politico per un approccio più inclusivo e multilaterale.

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Il Castello di Elmau sede del G7 

Una settimana fa, in occasione della visita a Kiev, il presidente del Consiglio ha rilanciato il tema. “Quello che occorre fare è molto complesso: assicurare l’uscita delle navi dai porti ucraini, sminare le acque, custodire l’uscita delle navi da parte di Paesi terzi in modo che questo non diventi un pretesto da parte delle navi russe di entrare e attaccare l’Ucraina. Vari Paesi si sono offerti per alcuni di questi porti, chiaramente l’unica soluzione possibile è una risoluzione delle Nazioni Unite”, ha spiegato.

“Bisogna anche pensare alla distribuzione di questo grano nei Paesi che hanno più bisogno, quindi una delle richieste che farò al segretario generale delle Nazioni Unite, nel prossimo incontro del G7, sarà di avere una linea temporale, un programma”, ha osservato.

Dunque, al vertice – al quale prendono parte, oltre alle istituzioni europee con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione europea von der Leyen, i leader dei Paesi di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – si discuterà di un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia e della crisi del grano e dell’aumento dei prezzi alimentari.

Il premier Draghi chiede di pensare a una soluzione prima del vertice di Ankara fissato per il 5 luglio, considerato che la Turchia può svolgere un ruolo di primo piano in questa partita.

Ma sulle Alpi bavaresi si parlerà anche di sostenibilità, di sicurezza, della trasformazione digitale e soprattutto del clima, dossier sul quale si attendono dei passi in avanti, anche grazie all’insistenza proprio della Germania.

A prendere parte alle sessioni saranno anche i rappresentanti di Argentina, India, Indonesia, Senegal e Sud Africa. Ma il focus del vertice sarà soprattutto la difesa dell’Ucraina.

Lunedì è prevista la presenza da remoto del presidente ucraino Zelensky.

La guerra in Ucraina entra in una nuova fase: dopo il G7 ci sarà il vertice della Nato e Zelensky tornerà a chiedere il massimo sostegno da parte dei Grandi e dell’Alleanza atlantica.

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Sondaggio Dire-Tecnè: cala ancora la fiducia in Draghi e nel Governo. FdI resta il primo partito

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draghi imago 2 scaled e1656149507807Fratelli d’Italia si conferma il primo partito italiano, ancora in crescita. Sale anche il Pd, mentre calano ancora Lega e M5S.

Stabile Forza Italia. È quanto emerge da Monitor Italia, il sondaggio Dire-Tecnè realizzato il 23 e 24 giugno su un campione di mille persone.

Alla vigilia dei ballottaggi per le amministrative, FdI registra il 23,3% (+0,3%) dei consensi. Il Pd segna un +1,4% e sale al 22,9%.

sondaggio dire tecnè partiti

Le altre formazioni che calano sono Lega al 14,9% (-0,3%) e il M5S che dopo la scissione di Di Maio scende al 9,3% (-3%). Forza Italia è al 9,9% (+0,1%). Crescono, invece, quattro formazioni più piccole: Azione è al 5,3%; Italia Viva al 2,7%; Italexit al 2,5%; Europa Verde al 2,3%, Sinistra Italiana al 2,2%.

BENE CENTRODESTRA E CENTRO, CALA IL CENTROSINISTRA

Continua a crescere il peso elettorale del centro, segno positivo anche per il centrodestra, mentre si indebolisce la coalizione del centrosinistra, probabilmente a seguito anche della scissione avvenuta nel M5S. Al centro crescono infatti i consensi di Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi: insieme arrivano all’8%.

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Il centrodestra (Fdi, Lega, Fi, Udc, Coraggio Italia) con un +0,2% sale al 49,3%. Perde l’1,1% il centrosinistra (Pd, M5S, Europa Verde e Articolo1) che scende al 36,3%.

CRESCE IL GIUDIZIO NEGATIVO SU DRAGHI

Anche questa settimana resta stabile il consenso degli italiani sul presidente del Consiglio Mario Draghi, crescono però i giudizi negativi. Il 52,6% (-0,2%) degli intervistati per il sondaggio Dire-Tecnè esprime un giudizio positivo, mentre per il 41,7% (+0,3%) l’operato di Draghi è negativo, un dato in crescita.

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QUASI UN ITALIANO SU DUE BOCCIA IL GOVERNO

Stessi sentimenti per quanto riguarda l’operato del Governo: quasi un italiano su due boccia l’esecutivo Draghi. Il 48,9% (+0,4%) degli intervistati (percentuale in crescita) esprime un giudizio negativo, contro il 46,2% (-0,2%) di chi invece promuove l’esecutivo (percentuale in calo).

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AUMENTA LA SFIDUCIA DEGLI ITALIANI SULL’ECONOMIA

Per il 55,3% degli italiani (+1,1% rispetto all’ultima rilevazione), il clima economico in Italia è destinato a peggiorare nei prossimi mesi. Solo il 13,2% (-0,7%) degli intervistati per Monitor Italia si dice ottimista, mentre cala il numero di persone che prevede una situazione economica stabile: è il 31,5% (-0,4%).

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ag. DIRE – www.dire.it



Per la siccità si va verso un decreto ‘ad hoc’ per la dichiarazione dello stato di emergenza

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161115775 37e51cb4 7e0e 4992 9a4b 5db2f54d88f7Per rispondere alla siccità che attanaglia l’Italia è stato istituito un coordinamento tra i tutti i ministeri interessati e la Protezione civile sul fronte delle infrastrutture, delle competenze regionali e degli eventuali ristori e si va verso un decreto ‘ad hoc’ per la dichiarazione dello stato di emergenza.

Dopo una riunione a cui hanno partecipato il ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, il sottosegretario Gian Marco Centinaio e il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, è stato affidato alle Regioni il compito di individuare i criteri da far pervenire alla Protezione Civile che predisporrà un Dpcm per il Consiglio dei Ministri.

È stato deciso che “si potrà proclamare lo ‘stato di eccezionale avversità atmosferica’”, per quanto concerne il settore agricolo, e sempre su proposta delle Regioni, “qualora il danno provocato dalla siccità superi il 30% della produzione lorda vendibile”.

Le Regioni sono in pressing: il loro presidente, Massimiliano Fedriga, ha chiesto che siano messi a disposizione i fondi del Pnrr per la realizzazione di nuovi invasi e per ammodernare gli impianti già esistenti per “sprecare meno”.

“La situazione è diversificata”, ha spiegato Curcio, “c’è una sofferenza nei bacini nella zona nord occidentale e in quella nord orientale del Paese, ma anche al centro ci sono criticità, anche se diverse. La criticità riguarda anche l’agricoltura e l’approvvigionamento energetico. Non piove da settimane, il cuneo salino è risalito di decine di chilometri e inquina l’acqua irrigua. Le tendenze non sono positive, nelle prossime settimane non ci sara’ una inversione di tendenza. Tra l’altro questi periodi di siccita’ potranno essere alternati da possibili momenti di piogge intense”.

Nel frattempo si moltiplicano le iniziative a livello locale di governatori e sindaci come la chiusura delle fontane, il divieto di lavaggio delle auto e di innaffiare orti e giardini fino allo stop all’erogazione dell’acqua potabile di notte.

In Emilia Romagna, l’Autorità del bacino del Po ha chiesto un calo del 20% di prelievi per continuare l’irrigazione e quindi portare a compimento il raccolto e i Comuni sono stati invitati a emettere ordinanze per ridurre l’utilizzo dell’acqua potabile nei servizi non indispensabili, come lavare le auto o innafiare gli orti e riempire le piscine private.

In Lombardia il presidente Attilio Fontana ha chiesto ai cittadini di “fare uso parsimonioso dell’acqua” e il suo assessore all’agricoltura, Fabio Rolfi, ha annunciato un tavolo per studiare le possibilità di recuperare le acque reflue per irrigare i campi.

In Piemonte gli invasi sono ai minimi storici, con una riduzione in media del 50% e le acque del Po mai così basse da 70 anni. Il governatore Alberto Cirio ha chiesto che per la sua regione sia anticipato lo stato di emergenza senza attendere le altre visto che i numeri già lo giustificano.

Tra l’altro le sorgenti di montagna stanno registrando tra il 50 e il 90% in meno di portata d’acqua e l’allerta riguarda 145 Comuni soprattutto nel Novarese e nell’Ossolano, dove il Lago Maggiore è sceso di un metro.

La Coldiretti stima in 900 milioni i danni nella regione. Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha chiesto di “accelerare sulla dichiarazione dello stato di emergenza nei territori più colpiti ma anche e soprattutto sulla realizzazione di un piano per i bacini di accumulo, poiché solo in questo modo riusciremo a garantirci stabilmente in futuro le riserve idriche necessarie”.

L’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche ha avvertito che si profila una drammatica contingenza ambientale ed economica a ha aggiunto che è la linea del Garda l’ultima speranza idrica per ristorare l’esangue fiume Po e contrastare la risalita del cuneo salino, che ormai sta pericolosamente marciando verso i 20 chilometri all’interno della pianura di Ferrara.

Nel report settimanale si segnala come la carenza d’acqua stia ormai coinvolgendo anche non facili rapporti transfrontalieri internazionali quali la gestione delle acque del lago Maggiore con la Svizzera e del fiume Isonzo con la Slovenia.

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E’ Vienna la città più vivibile al mondo, Milano 49esima

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150331510 2b558cd8 fdc9 4000 a71f 341d116ae584Vienna torna a essere la città più vivibile al mondo e conquista il primo posto dell’indice 2022 stilato dall’Economist per stabilire la classifica delle città in cui si vive meglio al mondo. Tra le italiane, Milano è al 49mo posto e fa meglio di New York al 51mo e di Pechino al 71mo. Sorprende il declino delle metropoli spagnole: Madrid perde 24 posizioni e scivola al 43mo posto, Barcellona arretra dal 16mo al 35mo posto.

In forte ascesa la Germania con Francoforte settima, Amburgo 16ma e Dusseldorf 22ma che scalano tutte una trentina di posizioni. Dopo il 2018 e il 2019, la capitale dell’Austria è per la terza volta ai vertici dell’indice redatto dall'”Economist Intelligence Unit” (Eiu), l’unità di ricerca e analisi del settimanale inglese, prendendo in considerazione le città considerate “destinazioni d’affari”, centri economici e finanziari oppure con una forte domanda di visitatori.

La città del Prater strappa il primato alla neozelandese Auckland, che ha perso ben 33 posti a causa dell’estensione dei lockdown anti-Covid. Gli esperti hanno premiato la stabilità di Vienna, la sua offerta culturale e d’intrattenimento e l’assistenza sanitaria, nonchè la qualità delle infrastrutture con il punteggio massimo di 100 su 100. I fattori culturali e ambientali sono quasi ideali.

L’Europa domina la top 10

L’Europa domina ampiamente la Top 10 con sei città: Copenaghen e Zurigo, che completano il podio dietro Vienna, Ginevra, Francoforte settima e Amsterdam nona. Anche il Canada ha fatto bene: Calgary è arrivata in terza posizione congiunta, seguita da Vancouver al quinto posto e Toronto all’ottavo.

La giapponese Osaka e l’australiana Melbourne hanno condiviso il decimo posto. Parigi è 19ma, 23 posizioni in più rispetto allo scorso anno, e Bruxelles 24esima, appena dietro la canadese Montreal.

Beirut, devastata da un’esplosione portuale nel 2020 e alle prese con la paralizzante crisi finanziaria libanese, non è stata inclusa nella classifica delle destinazioni d’affari. Nemmeno la capitale ucraina Kiev, dopo che l’invasione russa del 24 febbraio ha costretto l’Eiu a interrompere la sua ricognizione sulla città. Mosca, da parte sua, perde 15 posizioni e scivola all’80esimo posto. Una maggiore censura accompagna il conflitto in corso”, osserva il rapporto. “Le città russe stanno inoltre vedendo restrizioni alla cultura e all’ambiente a causa delle sanzioni economiche occidentali”.

Altri centri dell’Europa orientale sono stati considerati meno stabili a causa delle “aumentate tensioni diplomatiche” dovute alla guerra in Ucraina. La capitale della Siria dilaniata dalla guerra, Damasco, ha mantenuto il suo posto di città meno vivibile del pianeta.

agi.it




Bufera sul Comites di Zurigo. Il Tar ordina di ricontrollare i voti

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giustiziastatuaBisogna ricontrollare i 104 voti non assegnati alla lista “Il ponte”. È quanto stabilisce l’ordinanza emessa ieri, 22 giugno, dal Tar del Lazio in merito al ricorso proposto da Alessio Tacconi, Vincenzo Maurello, Rosanna Chirichella, Leonardo Canonico, consiglieri del Comites di Zurigo della lista “Il Ponte” che chiedono l’annullamento dei risultati delle elezioni del 3 dicembre scorso.
Sul piatto della bilancia 104 voti non attribuiti alla lista in questione.
Nel ricorso, come riassume l’ordinanza, si contestano i verbali delle operazioni elettorali del seggio n. 1 ZH del 4 dicembre 2021 da cui emerge che 104 voti di preferenza espressi per la lista il Ponte sono stati dichiarati invalidi. Da qui, anche per un meccanismo dei cosiddetti “resti” la lista sarebbe stata penalizzata nel risultato finale, dunque nella composizione del Comites e nella distribuzione delle cariche.
L’ordinanza ora dispone il riconteggio, rilevando, tra l’altro, che “il comitato elettorale circoscrizionale, pure a fronte dell’opposizione del Presidente e di un altro componente, non ha proceduto al riesame dei 104 voti contestati e provvisoriamente non assegnati dal seggio elettorale alla lista “Il Ponte”, provvedendo alla proclamazione degli eletti, e ciò – a giudizio del Collegio – proprio in violazione del predetto art. 20 della legge 286/2003”. Articolo che recita, al comma 4, “il comitato elettorale circoscrizionale procede al riesame delle schede contenenti voti contestati e provvisoriamente non assegnati e, tenendo presenti le annotazioni riportate a verbale nonché le contestazioni e i reclami presentati, decide sull’assegnazione dei voti stessi”.
Il Tar, dunque, ritiene “necessario disporre una verificazione a cura del Direttore Centrale del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale – Direzione centrale per i Servizi Consolari e Visti, Servizi agli Italiani all’estero”.
La verifica avrà come obiettivo “esaminare le n. 104 schede riportanti i voti alla lista “Il Ponte” onde accertare la validità delle stesse; procedere al conseguente riconteggio dei voti assegnati a tutte le liste partecipanti e di procedere, in base all’esito di tale operazione, all’attribuzione dei seggi alle stesse liste”.
La verifica, si legge ancora nell’ordinanza, “potrà essere delegata dal Direttore centrale per i servizi consolari ad un funzionario di adeguata competenza, il quale procederà ad elaborare una relazione descrittiva delle operazioni compiute e degli esiti; le operazioni di verifica dovranno essere svolte alla presenza dei difensori delle parti in causa che vorranno intervenire, previa comunicazione a cura del funzionario verificatore del giorno, del luogo e dell’ora; la relazione, corredata dalle osservazioni e dalle opposizioni che i difensori delle parti riterranno di esprimere (e che il funzionario verificatore avrà cura di riportare), dovrà essere trasmessa alla segreteria della Sezione entro il 20 settembre 2022, per essere depositata agli atti di causa, a tal fine fissandosi, sin d’ora, l’udienza pubblica del 25 ottobre 2022 per la definizione nel merito del giudizio; la corresponsione del compenso al verificatore sarà disposta con la sentenza che definirà il giudizio nel merito”.
Valutati gli interessi coinvolti, il Tar ha anche deciso di “non sospendere l’efficacia degli atti impugnati nelle more dell’espletamento della disposta verificazione”.
L’udienza pubblica è stata convocata il 25 ottobre 2022. (aise) 




Il caldo non dà tregua, da Bologna a Pescara ecco le città da bollino rosso

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caldo sole“Quello che ci aspettiamo nei prossimi giorni è ancora un proseguimento di questa ondata di calore che ormai sta durando da maggio, con alternanza anche di alcune giornate un po’ più fresche che, però, saranno davvero poche. Le temperature non cambieranno di molto su tutta la Penisola. Un’altra cosa che ci dobbiamo ancora aspettare sono le piogge che abbiamo visto nei giorni scorsi, anche abbastanza importanti, soprattutto sull’Italia nord-orientale”. Lo afferma alla Dire Marina Baldi, climatologa del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

UN’ONDATA DI CALORE COSÍ PRECOCE E PROLUNGATA È ANOMALA

Baldi sottolinea che si tratta di temperature anomale per questo periodo dell’anno. “Questa ondata di calore è cominciata già a maggio- spiega- è un qualcosa che non vedevamo da un po’ di anni. Abbiamo registrato altre ondate di calore nel mese di maggio o a inizio giugno negli anni scorsi ma non così prolungate nel tempo. Ormai siamo al 23 giugno e praticamente non abbiamo avuto grandi interruzioni di questo fenomeno”.

L’EMERGENZA IDRICA

Secondo Baldi, “per l’Italia si può parlare di un’emergenza idrica e di un’emergenza siccità, come abbiamo visto in questi ultimi giorni. Si sta analizzando la situazione, si stanno tenendo sotto osservazione tutti i bacini perchè durante l’inverno le piogge, le precipitazioni e anche la neve sono state veramente scarse. Abbiamo un’emergenza siccità che probabilmente dovrà portare a decisioni a livello di Governo”.

LE CITTÀ DA BOLLINO ROSSO

La climatologa del Cnr informa che sono inoltre attese criticità sul fronte delle temperature così elevate, soprattutto negli agglomerati urbani. “Anche oggi- sottolinea Baldi- abbiamo alcune città che sono a bollino rosso. A Bologna, oggi e nei prossimi giorni è previsto un livello 3, quindi rosso. A Campobasso, che oggi è a un livello 2, ovvero arancione, da domani è previsto un livello 3, così come a Firenze. Pescara oggi è arancione ma per domani e dopodomani è previsto il colore rosso.

Poi abbiamo altre città che sono in arancione: Messina, per domani e dopodomani, Catania, oggi e domani, Palermo, Perugia, Rieti e Reggio Calabria. Insomma, ne abbiamo diverse sparse un po’ in tutta Italia”, conclude.

ag DIRE – www.dire.it