Spagna. Arrestato mafioso italiano appartenente alla ‘Ndrangheta

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imagen de la detencion de vittorio raso en 2020 bcc5La polizia di Castelldefels ha arrestato il capo della mafia calabrese, Vittorio Raso, in un controllo di routine. È un membro di spicco dell’organizzazione criminale italiana ‘Ndrangheta, ricercato da due anni dopo che l’Alta Corte nazionale lo aveva erroneamente liberato.

Gli agenti hanno fermato il suo veicolo a un controllo del traffico e quando ha consegnato loro la documentazione, hanno verificato che era falsa. La polizia ha prelevato le sue impronte digitali e verificato che corrispondessero a quelle del boss mafioso su cui sono registrati diversi mandati di cattura emessi dalle autorità italiane e spagnole.

L’uomo resta trattenuto presso la questura di Gavà, come hanno confermato  fonti della polizia. Dovrebbe andare in tribunale a partire da giovedì.

La Polizia nazionale spagnola aveva già arrestato Vittorio Raso a Barcellona nell’ottobre 2020, in forza di un ordine europeo di arresto e resa (OEDE) delle autorità italiane per reati di appartenenza a un’organizzazione criminale, estorsione e traffico di droga. Secondo quanto riportato dallo stesso corpo poliziale al momento dell’arresto, era “uno dei boss più ricercati d’Italia per il suo ruolo di cerniera, tra i grandi boss e gli esponenti della base”.

Tuttavia, dopo aver ascoltato una sua dichiarazione in videoconferenza, che il prigioniero ha fatto dalla Ciutat de la Justícia de L’Hospitalet, il giudice dell’Alta corte nazionale lo aveva rilasciato, sostenendo che nell’arresto iniziale emesso dall’Italia si parlava solo del reato di estorsione anche se poche ore dopo la dichiarazione la polizia italiana ha spiegato che era ricercato anche per traffico di droga in quanto leader della ‘ndrangheta, Purtroppo quando è arrivata questa comunicazione il Raso era già stato rilasciato. In quella occasione gli agenti della Polizia nazionale si erano recati nello stesso appartamento di Diagonal Mar dove era stato arrestato, ma di lui non hanno trovato traccia.

Stavolta non è stata la Polizia Nazionale ad ammanettare il boss mafioso, ma un controllo di routine da parte della polizia locale di Castelldefels.

da niusdiario.es




Scissione 5 Stelle, Conte: “Fine del Movimento? Non scherziamo”

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conte contrariato fgLa scissione avviata ieri da Luigi Di Maio segna la fine del Movimento 5 Stelle? “I nostri principi e i nostri obiettivi non sono più validi? State scherzando?”. Così il leader del Movimento, Giuseppe Conte, risponde ai cronisti lasciando la sua abitazione per raggiungere la sede di Campo Marzio dove si sono riuniti poco dopo i vertici del M5S.

Con Conte sono arrivati alla spicciolata Paola Taverna, Stefano Patuanelli, Carlo Sibilia, Mariolina Castellone, Nunzia Catalfo. Altri ‘big’ sono collegati da remoto.

“L’appoggio al governo non è in discussione”, ha detto il ministro e capodelegazione M5S al governo, Stefano Patuanelli, lasciando la sede del partito. A chi gli chiede se si aspettasse l’addio di Di Maio, “sì – ha risposto – era nell’aria”.

Oggi alla Camera è stata formalizzata la nascita di ‘Insieme per il Futuro’, il nuovo Gruppo a cui ha dato vita Di Maio dopo l’addio al Movimento. Il presidente della Camera, Roberto Fico, in apertura di seduta ha annunciato la nascita della formazione, dando lettura dei deputati che hanno aderito.

adnkronos.it




Draghi in Senato: “L’Italia aiuterà l’Ucraina a rinascere”. Risoluzione maggioranza approvata con 219 sì

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mario draghi e1646837465537“Il governo italiano intende continuare a sostenere l’Ucraina così come questo Parlamento ci ha dato mandato di fare“. Inizia così l’intervento in Senato del premier Mario Draghi, in vista del prossimo Consiglio europeo in programma il 23 e 24 giugno. Il presidente del Consiglio spiega che il sostegno italiano all’Ucraina è finalizzato “anche alla ricostruzione. Vogliamo aiutare l’Ucraina a rinascere“. E sull’adesione di Kiev all’Unione europea, Draghi è ancora una volta diretto: “Serve un segnale chiaro e coraggioso” dell’Ue.

E sulla tenuta della maggioranza, rispondendo ai giornalisti prima di entrare in Aula, Draghi glissa: “Preoccupato per la tenuta della maggioranza? Non so, vediamo”. Alla fine, la maggioranza regge senza scossoni: la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del premier, a cui le varie forze politiche hanno lavorato a lungo negli ultimi giorni, viene approvata con 219 voti favorevoli, 20 contrari e 22 astenuti. Bocciate invece le quattro risoluzioni presentate dalle opposizioni, su cui il Governo aveva espresso parere contrario.

“Le decisioni che si devono prendere sono complesse e profonde e hanno risvolti morali, avere il sostegno del Senato è molto importante per me“. Così il premier intervenendo in Senato in sede di replica. Draghi ringrazia il Senato per aver confermato di voler “continuare sulla strada” tracciata dal Governo. “Ringrazio – aggiunge – perché il sostegno è stato unito, l’unità è essenziale soprattutto in questo momento”.

“LA PACE REGGE SOLO SE È CONCORDATA E NON SUBITA”

“Solo una pace concordata e non subita può essere davvero duratura”, sottolinea Draghi nelle comunicazioni all’Aula di Palazzo Madama. “La strategia dell’Italia – dice il premier – si muove su due fronti: sosteniamo l’Ucraina e le sanzioni alla Russia affinché Mosca accetti di sedersi al tavolo” per la pace. Per Draghi “le sanzioni funzionano, il tempo sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci. “Una sottomissione violenta porta al prolungamento del conflitto. Ho constatato la determinazione degli ucraini. Noi intendiamo sostenere l’Ucraina”, ribadisce il presidente del Consiglio. “I nostri canali di dialogo restano aperti. Non smetteremo di sostenere la diplomazia e cercare la pace, nei termini che sceglierà l’Ucraina“.

“UN TETTO AL PREZZO DEL GAS È SEMPRE PIÙ URGENTE”

Per il premier, il tetto al prezzo del gas, il price cap in discussione in Europa, è “una misura che è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca, con le difficoltà dell’Europa che aumentano vertiginosamente“. “Negli ultimi giorni la Russia ha ridotto le forniture di gas all’Europa e all’Italia – ricorda Draghi -, dall’inizio della guerra il Governo si è mosso con rapidità per trovare fonti alternative e così potremo ridurre già dall’anno prossimo la dipendenza dal gas russo”.

“La soluzione che proponiamo da diversi mesi è l’imposizione di un tetto al prezzo del gas russo che consentirebbe anche di ridurre i flussi finanziari verso Mosca“, rimarca Draghi. “Il Consiglio europeo ha dato alla Commissione il mandato di verificare la possibilità di introdurre un controllo, un tetto al prezzo. Questa misura è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca. Le forniture sono ridotte, il prezzo aumenta, l’incasso da parte di Mosca resta lo stesso, le difficoltà per l’Europa aumentano vertiginosamente. L’Europa deve muoversi con rapidità e decisione per tutelare i propri cittadini dalle ricadute della crisi innescate dalla guerra”.

Dall’anno scorso, sottolinea il presidente del Consiglio, “l’Italia ha stanziato circa 30 miliardi di euro in aiuti a famiglie e imprese. Parte di questi interventi sono stati finanziati con un contributo straordinario delle grandi aziende energetiche, che hanno maturato profitti enormi grazie all’aumento dei prezzi. Con questa misura abbiamo dunque chiamato le imprese che hanno beneficiato di rincari eccezionali a compartecipare a costi che tutta la società sta sopportando. È stata una scelta dettata da un principio di solidarietà e di responsabilità”.

ACCORDO SULLA RISOLUZIONE DI MAGGIORANZA

La maggioranza ha trovato l’accordo su una risoluzione da mettere al voto dopo l’intervento di Draghi. Ecco il testo: “Il Senato impegna il Governo a continuare a garantire, secondo quanto precisato dal decreto-legge n. 14 del 2022, il necessario e ampio coinvolgimento delle Camere con le modalità ivi previste, in occasione dei più rilevanti summit internazionali riguardanti la guerra in Ucraina e le misure di sostegno alle istituzioni ucraine, ivi comprese le cessioni di forniture militari“.

“Il Senato impegna il Governo a esigere, insieme ai partner europei, dalle Autorità russe l’immediata cessazione delle operazioni belliche e il ritiro di tutte le forze militari che illegittimamente occupano il suolo ucraino – si legge ancora nel documento di maggioranza – con iniziative multilaterali o bilaterali utili a una de-escalation militare che realizzi un cambio di fase nel conflitto, aumentando in parallelo gli sforzi diplomatici intesi a trovare una soluzione pacifica basata sul rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina e dei principi del diritto internazionale”.

UN DISCORSO SENZA LE PAROLE ‘ARMI’ E ‘MILITARE’

Come dice efficacemente Pierferdinando Casini, nella relazione di Mario Draghi al Senato sul consiglio Ue “c’e’ tutto”. Il premier cita due volte il Parlamento, non usa la parola ‘Nato’, e neppure ‘difesa’, ‘militare’. Meno che mai ‘armi’. A più riprese invece sottolinea che l’operato dell’esecutivo muove verso la pace e la ricostruzione. La ‘difesa’ dell’Ucraina ritorna con fermezza, ma solo come verbo e nell’accezione alta del “difendere la libertà”. Dice il premier: “Ho visto da vicino le devastazioni della guerra e la determinazione degli ucraini nel difendere il loro Paese. Siamo determinati nell’aiutare un popolo europeo nel difendere la propria libertà”. Un discorso, insomma, che sembra offrire un ramoscello d’ulivo a quella parte della maggioranza, e in primis M5S contiani e Leu, che attendeva un segnale, prima di decidere se convergere sulla risoluzione unitaria.

Per due volte, poi, Draghi sottolinea l’essenzialità del mandato parlamentare. Ma la accompagna all’accordo con Ue e G7. La prima volta per dire che il Governo “intende continuare a sostenere l’Ucraina così come questo Parlamento ci ha dato mandato di fare”. Draghi parla al passato, e si riferisce senza citarla alla risoluzione votata a marzo e al successivo decreto Ucraina. Il mandato parlamentare viene richiamato, infine, in chiusura della sue comunicazioni per spiegare in cosa consista: “L’Italia continuerà a lavorare con l’Ue e coi nostri partner del G7 per sostenere l’Ucraina, ricercare la pace, superare la crisi. Questo è il mandato che il Governo ha ricevuto dal Parlamento, questa è la guida per la nostra azione”, dice. Il premier, senza smentire la linea seguita dal Governo sin qui, addolcisce la pillola per quanti attendevano un segnale dalle sue parole.

ag.DIRE – www.dire.it




La pericolosa escalation di tensione tra Russia e Lituania

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190146912 957e60ba 4c46 4904 b0cb 68a9f178569bLa Russia ha chiesto alla Lituania di revocare immediatamente il blocco del transito di beni soggetti a sanzioni Ue verso l’exclave baltica di Kaliningrad, altrimenti sarà costretta a “contromisure”. Vilnius ha replicato che non si tratta di una decisione unilaterale bensì dell’applicazione delle nuove sanzioni decise dall’Unione Europa in seguito all’invasione dell’Ucraina. Da sabato scorso non possono quindi essere più trasportati su rotaia dal resto della Federazione all’ex territorio tedesco – rimasto isolato dal resto della Russia dopo il crollo dell’Urss – acciaio, carbone, materiali da costruzione e tecnologie avanzate come i semiconduttori di ultima generazione.

Il blocco copre così tra il 40% e il 50% dei beni che Kaliningrad scambia con la Russia attraverso la Lituania, ha spiegato Anton Alikhanov, governatore dell’Oblast. Alikhanov ha invitato la popolazione a non precipitarsi a svuotare gli scaffali e ha spiegato che i prodotti colpiti dalle restrizioni arriveranno via mare, sia pure in modo più lento e costoso.

Di “decisione illegale” e “senza precedenti” ha parlato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “La situazione è più che seria e richiede una profonda analisi prima che venga adottata qualsiasi misura o presa qualsiasi decisione”, ha affermato Peskov.

Dopo aver convocato l’incaricata d’affari lituana ad interim a Mosca, Virginia Umbrasene, il ministero degli Esteri russo ha definito “apertamente ostili” le azioni di Vilnius e ha chiesto “l’immediata cancellazione di queste restrizioni”.

“A meno che il transito commerciale tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio della Russia non venga pienamente ripristinato nel prossimo futuro, la Russia si riserva il diritto di agire in difesa degli interessi nazionali”, aggiunge la nota, che accusa la Lituania di aver violato i suoi “obblighi legali internazionali”, a partire dalla “dichiarazione congiunta del 2002 della Federazione Russa e dell’Unione Europea sul transito tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio russo”.

Toni molto più duri sono stati utilizzati da Andrej Klimov, vicepresidente della Commissione Esteri del Consiglio federale, la Camera alta russa, che ha evocato in modo esplicito il rischio di un conflitto armato. Secondo il senatore russo, quello di Vilnius è un “comportamento inaccettabile” che “mette in pericolo l’intero blocco politico-militare” della Nato e che, in assenza di una marcia indietro, “scioglierà le mani” di Mosca perché risolva il problema “con ogni mezzo”.

L’Alleanza Atlantica, prosegue Klimov su Telegram, “”de jure avvia un blocco inaccettabile di un’entità costituente della Federazione Russa attraverso le mani di uno dei suoi paesi membri” e “quest’ultima può essere valutata come un’aggressione diretta contro la Russia, costringendoci letteralmente a ricorrere con urgenza a un’adeguata autodifesa”.

Una minaccia da non prendere sottogamba. Se Mosca decidesse di passare alle maniere forti e chiudere il corridoio di Suwalki, una striscia di 80 chilometri tra Polonia e Lituania che separa Kaliningrad dalla Bielorussia, le tre nazioni baltiche si troverebbero isolate. E le forze armate di Mosca e Minsk si esercitano da tempo per una simile eventualità.

Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri ha, da parte sua, accusato la Russia di mentire e ha specificato che il parziale blocco non è un’azione unilaterale bensì l’applicazione di un capitolo delle sanzioni Ue che entrava in vigore il 17 gennaio. Di fatto, non è impedito il transito di merci dalla Russia a Kaliningrad ma solo il trasporto dei beni di cui è ora vietata l’esportazione dall’Unione Europea alla Russia. Da Mosca obiettano però che i flussi sono diretti dalla Russia alla Russia. Una questione di non immediata interpretazione, tanto che sabato scorso il viceministro degli Esteri lituano, Mantas Adomenas, aveva affermato – a bando già attivo – di essere in attesa di “chiarimenti dalla Commissione Europea sull’applicazione delle sanzioni europee al transito commerciale verso Kaliningrad.

“Il trasporto di passeggeri e merci non soggetti al regime di sanzioni Ue da e per la regione di Kaliningrad prosegue attraverso il territorio della Lituania. La Lituania non ha imposto restrizioni unilaterali, individuali o aggiuntive a questo transito”, ha poi puntualizzato una nota del ministero degli Esteri del Paese baltico, “la Lituania sta attuando in modo coerente le sanzioni dell’Ue.

“Conformemente alle sanzioni Ue ci sono restrizioni a importazioni ed esportazioni in relazione ad alcune merci, inclusa la proibizione del transito di quei beni nel territorio Ue. E la Lituania non fa altro che attuare le linee guida previste dalla Commissione”, ha poi spiegato in conferenza stampa l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Josep Borrell, “ma verificheremo ancora gli aspetti legali per assicurarci di essere in piena osservanza delle regole”.

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Ucraina, Borrell: “Blocco Russia del grano è vero crimine guerra”

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borrell4 afpÈ ”un vero crimine di guerra” il blocco del grano ucraino da parte della Russia. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, da Lussemburgo. ”Chiediamo alla Russia di sbloccare i porti. E’ inconcepibile, è inimmaginabile che milioni di tonnellate di grano siano bloccate in Ucraina quando nel resto del mondo la gente soffre la fame”, ha detto Borrell affermando che ”questo è un vero crimine di guerra, non posso pensare che duri ancora”.

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Putin: “Il mondo unipolare è finito, l’Europa si è rovinata con le sue mani”

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150249718 93e0e5b3 9a85 44fc aa35 dc1c23cbb652“I cambiamenti in atto nell’economia e nella politica internazionale sono tettonici e rivoluzionari”. Lo ha detto il presidente russo, Vladimir Putin, nel suo discorso alla sessione plenaria del Forum di San Pietroburgo. L’attuale situazione in Europa “porterà a un’ondata di radicalismo e, in prospettiva, a un cambio di élite” ha aggiunto, denunciando che “i reali interessi delle persone in Europa sono stati messi da parte”.

“L’Europa ha perso la sua sovranità politica”, ha detto ancora, riferendosi alla presunta influenza Usa sulle decisioni della Ue. “I politici europei hanno già causato con le loro stesse mani seri danni alla propria economia” provicando prima di tutto all’alto tasso di inflazione nella Ue che “sta colpendo il suo stesso business”.

La colpa di questa situazione, a suo dire, è nella politica sanzionatoria che ora colpisce la Russia ma “potrebbe colpire in futuro qualunque altro Paese”. L’Unione europea potrebbe perdere oltre 400 miliardi di dollari a causa delle sanzioni contro la Russia, ha aggiunto, per poi ammonire che sempre per via della politica sanzionatoria contro Mosca, “la disuguaglianza nei Paesi europei potrà solo aumentare” e “le “tendenze negative nell’economia globale non sono causate dall’operazione militare speciale in Ucraina”.

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Draghi con Macron e Scholz a Kiev: “Vogliamo l’Ucraina nell’Ue”

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181943317 0ccb928a 97ab 4ea6 80fe c3f25aa1ff42Una “giornata storica” per l’Europa. E un auspicio comune che alla vigilia non era così scontato, ovvero l’appoggio di Roma, Parigi e Berlino al processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea.

Al 113esimo giorno dall’attacco russo, i leader dei tre principali paesi della Ue Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz si presentano insieme su un teatro di guerra (fatto del tutto inedito nella storia dell’Europa) per portare il loro “sostegno incondizionato” al paese colpito. E annunciano il loro appoggio pieno al processo di avvicinamento di Kiev a Bruxelles.

I tre leader viaggiano insieme in treno, nel vagone letto di Macron si incontrano per un vertice informale poi nel cuore della notte attraversano la frontiera polacca per raggiungere Kiev alle prime luci del mattino. La città prova a riconquistare un pò di normalità malgrado il trauma dei primi drammatici giorni del conflitto (l’allarme antiaereo suonerà due volte durante la giornata senza che nessuno si scomponga), ma porta ancora evidenti i segni delle ferite.

A cominciare da Irpin, sobborgo a nord ovest di Kiev diventato uno dei luoghi simbolo della guerra dopo l’attacco delle forze russe nelle prime fasi del conflitto e teatro di un massacro di civili, che i tre leader vanno a visitare in mattinata. Palazzi bombardati e anneriti. Su un edificio sventrato sventola un drappo strappato con i colori della bandiera ucraina. Intorno solo carcasse di case abbandonate e crivellate dai colpi. “È un luogo di dolore ma anche di speranza”, dice Draghi,che cammina fianco a fianco con Macron, Scholz e il presidente romeno Iohannis, ”tutto sarà ricostruito”, aggiunge.

Ma se Irpin ha il valore e la forza del simbolo, è nel palazzo di Volodymir Zelensky che invece si concretizza il passaggio più politico. Il presidente ucraino ribadisce la sua richiesta di armi per difendersi dall’aggressione russa (“ma Zelensky non ha chiesto uove armi”, precisa Draghi in serata e continua a chiedere alle principali cancellerie dell’Unione di fare un passo ulteriore per far iniziare al più presto il processo di adesione alla Ue.

“Il nostro ingresso rafforzerrebbe la libertà dell’Europa”, dice Zelensky, che si presenta in conferenza stampa con la tradizionale maglietta verde militare.

La risposta dei leader è di apertura: scontata quella di Draghi, meno ma altrettanto positiva quella di Macron e di Sholz “Il messaggio più importante della nostra visita è che l’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione europea. E vuole che l’Ucraina abbia lo status di candidato e sosterrà questa posizione nel prossimo Consiglio europeo”, dice Draghi. Zelensky “naturalmente comprende che la strada da candidato a membro è una strada, non è un punto. È una strada che dovrà vedere le riforme profonde della società ucraina”.

Francia, Germania, Italia e Romania sono favorevoli al riconoscimento di uno “status di candidato immediato all’adesione” dell’Ucraina all’Ue, aggiunge Macron. E anche il cancelliere tedesco Scholz fa eco alla richiesta. Una posizione che irrita il Cremlino:  L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea “è un grosso problema per la stessa Ue”, dice all’AGI il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

La conferma che con Mosca le posizioni siano ancora molto lontane e che non ci sia “nessun margine” per aprire un tavolo arriva dallo stesso Draghi, che in serata incontra i giornalisti in un hotel di Kiev. “Zelensky chiede l’integrità territoriale dell’Ucraina” per sedersi al tavolo, dice Draghi, ma è Putin che non intende parlare né di pace, né di un cessate il fuoco e né di un incontro con Zelensky, aggiunge il premier.

Che poco prima di lasciare Kiev non risparmia una nuova stoccata a Mosca sul fronte del gas: “dicono che il taglio delle forniture di gas siano tecnici e legati alle sanzioni. Per noi, come per la Germania, sono bugie. Da Mosca c’è un uso politico del gas e del grano. Noi siamo tranquilli, nell’immediato e per l’inverno, ma a questi prezzi gli stoccaggi diventano più difficili. Le forniture sono diminuite, l’Europa è in difficoltà e la Russia incassa come prima. È una strategia che va combattuta”.

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Medvedev: “”Visita inutile dei mangiatori di rane, salsicce e spaghetti”

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134716557 4f04a541 39b5 4492 9443 5419c2fc5106Riferendosi alla visita a Kiev dei tre leader di Francia, Germania e Italia.

La Russia punta a mettere in evidenza e ad acuire le faglie tra i vertici europei e nelle diverse opinioni pubbliche. Il tema delle forniture militari a Kiev e’ delicato non solo in Italia, ma anche e soprattutto in Germania, dove il cancelliere Scholz e’ stato criticato aspramente per una posizione ritenuta troppo cauta. Prima che i tre leader incontrassero Zelensky, insieme al collega rumeno, Peskov, ha auspicato che Macron, Draghi e Scholz “non si concentrino solo sul sostegno all’Ucraina riempiendola ulteriormente di armi”. Questo, ha ammonito, “prolungherebbe la sofferenza delle persone e causerebbe ancora piu’ danni a questo Paese”.

Con l’intento di ‘smascherare’ quelli che Mosca ritiene l’ipocrisia e i doppi standard europei, ha parlato anche il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov.

Se l’Ue fornirà all’Ucraina una tabella di marcia per l’adesione, “significa solo una cosa: che l’Unione europea è ancora una volta pronta a chiudere un occhio su tutti i criteri che sono sempre esistiti per i candidati e a lasciarsi guidare esclusivamente da considerazioni geopolitiche”.

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Scatta la ritorsione russa sul gas, tagli all’Europa

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171415289 b347b0a9 2285 4d21 b3d2 45560ea2d257È scattata la ritorsione della Russia nei confronti dell’Europa sul fronte del gas che si è concretizzata in una diminuzione dei flussi senza alcuna giustificazione.

Gazprom ha tagliato le forniture verso Italia e Germania e di conseguenza verso l’Europa. La notizia ha fatto balzare le quotazioni europee dell’oro blu in rialzo del 17% a 113,4 euro/Mwh.

Il taglio delle forniture del 15% all’Italia

In mattinata Gazprom ha comunicato a Eni “una limitata riduzione delle forniture di gas per la giornata di oggi, pari a circa il 15%. Le ragioni della diminuzione non sono state al momento notificate”, ha riferito un portavoce di Eni interpellato dall’AGI aggiungendo che la società “sta costantemente monitorando la situazione”.
Il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani ha sottolineato che “l’andamento dei flussi di gas è costantemente monitorato in collaborazione con gli operatori e che al momento non si riscontrano criticità”.
“Allo stato attuale sembra non sia stata fornita alcuna spiegazione per il taglio della fornitura di gas all’Italia da parte di Gazprom”, ha confermato il portavoce della Commissione europea, Tim McPhie.

Altra riduzione alla Germania via Nord Stream

Poco dopo il colosso russo dell’energia ha comunicato di aver ridotto ulteriormente la capacità del gasdotto Nord Stream a 67 milioni di metri cubi al giorno, di un ulteriore 33%. Ieri il gruppo russo aveva diminuito i flussi del 40% a 100 milioni di metri cubi dai 167 milioni che trasporta normalmente.

Per il ministro dell’economia tedesco Robert Habeck il taglio rappresenta una “decisione politica” e che comunque non c’è alcun problema di approvvigionamento per la Germania. Ieri Gazprom aveva attribuito il calo dei flussi alla “riparazione” delle unità di compressione, ma secondo il ministro tedesco “non è stata una decisione tecnicamente giustificabile”.

Ue: al momento nessun rischio

Sempre il portavoce della Commissione Ue ha provato a rassicurare dicendo che “al momento non ci sono indicazione di rischi per l’approvvigionamento delle forniture” e “i livelli di riempimento degli stoccaggi di gas nell’Ue sono oggi sono intorno al 52-53%, al di sopra del livello dello scorso anno”.  Il tema dei tagli alle forniture di gas da parte del gigante russo Gazprom – ha spiegato una fonte Ue – verrà affrontato nella riunione di domani del Gas Coordination Group ovvero il gruppo di lavoro composto dagli alti funzionari delle autorità competenti degli Stati membri per la sicurezza dell’approvvigionamento, ma anche dell’agenzia europea Acer, e dell’organizzazione di categoria Entsog.

Tabarelli: è una ritorsione, rallenta riempimento stoccaggi

Il taglio della Russia delle forniture di gas all’Europa è una ritorsione dopo le sanzioni adottate da Bruxelles. “Non possiamo pensare di fare l’embargo sul petrolio e sul carbone senza che la Russia poi prenda delle contromisure”, ha evidenziato all’AGI il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli spiegando che nella decisione di Mosca “possiamo vederci anche una certa delicatezza nel prendere queste decisioni perché se lo facesse a novembre o a dicembre sarebbe peggio. È  una conseguenza, non automatica ma comprensibile per quanto tragica, per noi e per la stessa Russia però fa parte del gioco delle parti in questo momento”.

Con il taglio delle forniture di gas all’Europa la Russia rallenta il riempimento degli stoccaggi, ha aggiunto l’esperto di energia aggiungendo che “il riempimento degli stoccaggi stavano già procedendo in maniera rallentata. Sono bassi rispetto al rischio d’interruzione per questo inverno, andiamo incontro a una situazione di rischio di forniture fra qualche mese e non abbiamo ancora le scorte piene. È grave e pericolosissimo”.

agi.it




Times incorona Meloni: “Aumentano chance che diventi premier”

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meloni 01052022 fg”Crescono le possibilità che Giorgia Meloni, ”stella nascente della destra dura italiana”, diventi ”il prossimo anno il primo ministro dell’Italia” dopo ”aver scavalcato il suo alleato Matteo Salvini alle elezioni amministrative”. Lo scrive The Times sottolineando che i voti conquistati domenica da Fratelli d’Italia pongono Meloni alla testa della coalizione di destra italiana, affiancata da Salvini e dall’ex premier Silvio Berlusconi, Viene quindi ribaltato il risultato delle elezioni europee del 2019 quando Salvini prese il 34 per cento dei voti contro il 6 per cento di Meloni.

Il Times analizza quindi come il ruolo di primo piano di Salvini nella coalizione sia stato ”eroso grazie a una serie di errori, mentre Fratelli d’Italia è cresciuto fino a diventare il partito più popolare d’Italia”. Inoltre, scrive il giornale, ”l’alleanza di destra è la favorita a vincere le elezioni nazionali nel 2023”. Se Meloni dovesse prendere più voti di Salvini, il leader della Lega “ha accettato che lei possa diventare primo ministro”.

Il giornale britannico afferma inoltre che ”la crisi di Salvini è stata aggravata dal fatto che Meloni ha preso più voti di lui nei ‘suoi’ territori del nord, compresa Verona, dove ha quasi raddoppiato il suo consenso”. La leader di Fratelli d’Italia viene poi descritta come ”dura con l’immigrazione, intenta a castigare l’Unione Europea e a enfatizzare il suo patriottismo”, mentre ”sorvola sull’eredità fascista del suo partito anche se alcuni suoi sostenitori e funzionari elogiano il dittatore fascista italiano Benito Mussolini”.

Il Times ricorda come la popolarità di Salvini avesse raggiunto il picco tra il 2018 e il 2019, quando è stato ministro degli Interni di un governo con Lega – Cinque Stelle. Salvini, prosegue, è poi è entrato a far parte di una coalizione trasversale istituita dal premier Mario Draghi mentre Meloni ha scelto di rimanere all’opposizione. Altri colpi per Salvini sono stati, scrive il giornale, il fallimento dei referendum sulla giustizia da lui promossi e la sua proposta di recarsi a Mosca, senza consultare il governo, per mediare nella crisi ucraina.

Guardando alla primavera del prossimo anno e alle elezioni nazionali, il Times scrive che è ”improbabile che Draghi si candidi” al voto che vedrà ”Meloni, Salvini e Berlusconi affrontare il Partito Democratico”. Il Pd ”domenica ha ottenuto il 17% dei voti e si è affermato come il più grande partito italiano”, ma, prosegue il giornale, ”il prossimo anno qualsiasi aspirazione a battere la destra sarà minata dall’alleanza con i Cinque Stelle, che sta rapidamente perdendo consensi e domenica ha preso solo il 2,1% dei voti”.

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