Mistero sulla morte di Letizia Ciampi a Fuerteventura: disposta l’autopsia

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ewfResta avvolta da molti interrogativi la morte di Letizia Ciampi, la 47enne italiana trovata senza vita nei giorni scorsi a #Fuerteventura, dove si trovava in vacanza. Le autorità spagnole hanno disposto l’autopsia, che dovrà chiarire le reali cause del decesso dopo due accessi al pronto soccorso e altrettante dimissioni.

Secondo quanto ricostruito finora, Letizia Ciampi era arrivata sull’isola il 31 dicembre. Poco dopo l’arrivo avrebbe iniziato ad accusare forti dolori al petto e difficoltà respiratorie, sintomi che l’hanno spinta a recarsi in ospedale.
La donna sarebbe stata visitata e dimessa, per poi tornare nuovamente in pronto soccorso nelle ore successive a causa del persistere del malessere. Anche in questa seconda occasione, però, è stata rimandata nel suo alloggio.

Il 2 gennaio, non riuscendo più a mettersi in contatto con lei, un conoscente ha lanciato l’allarme. I soccorritori, entrati nell’appartamento, hanno trovato Letizia distesa sul letto, già priva di vita. Inutili i tentativi di rianimazione.

La polizia ha acquisito i referti medici relativi ai due accessi in ospedale, mentre la magistratura ha aperto un fascicolo per fare piena luce sulla vicenda. Al momento non vengono escluse ipotesi, in attesa dei risultati ufficiali dell’autopsia, che saranno determinanti per stabilire se la morte sia stata causata da una patologia improvvisa o se vi siano eventuali responsabilità nella gestione sanitaria.

La famiglia di Letizia, profondamente scossa, chiede verità e chiarezza. Dalla #Toscana, dove la donna viveva, arrivano messaggi di cordoglio e vicinanza, mentre il consolato italiano segue il caso e le procedure per il rimpatrio della salma.

La vicenda ha suscitato forte emozione anche in Italia e riporta al centro dell’attenzione il tema dell’assistenza sanitaria ai turisti all’estero, soprattutto quando i sintomi sono gravi ma non immediatamente diagnosticabili.

Per ora restano domande senza risposta. L’autopsia sarà il passaggio chiave per chiarire cosa sia realmente accaduto a Letizia Ciampi a Fuerteventura.




Esplode una palazzina in Germania, morta un’intera famiglia di Trapani

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albstadt castellammare golfo 1024x576Dolore a Castellammare del Golfo per la morte ad Albstadt, in Germania, di una famiglia originaria della cittadina trapanese: marito, moglie e figlio (un bambino di sei anni) sono rimasti vittime del crollo di una palazzina causato da una esplosione. La tragedia è avvenuta ieri, giovedì 8 gennaio. Francesco Liparoto e la moglie Nancy Giarraca vivevano in Germania da circa 10 anni. Il bambino si chiamava Bryan. Erano stati l’ultima volta a Castellammare a novembre, per festeggiare il compleanno del fratello minore del papà. Francesco, in Germania, lavorava per un’azienda del settore del vetro.

A diffondere la notizia dell’accaduto è stato il sindaco di Castellammare, Giuseppe Fausto, che sui propri social ha diffuso una foto delle vittime e a nome personale, dell’amministrazione comunale e dell’intera città ha espresso “profondo e sincero cordoglio” per le tre vittime.

IL SINDACO: “UNA VITA DI SACRIFICI E SOGNI”

“Francesco viveva in Germania da circa dieci anni, dove aveva costruito, insieme a Nancy, una vita fatta di lavoro, sacrifici e sogni – racconta ancora Fausto -. Una giovane famiglia unita, ben inserita nella comunità locale: Francesco lavorava in una ditta del settore del vetro, mentre il piccolo Bryan frequentava la scuola. Nulla lasciava presagire un epilogo tanto crudele”.

Prosegue il sindaco: “La notizia ha colpito profondamente Castellammare del Golfo, città di origine di Francesco, dove risiedono i genitori e i fratelli e dove il legame con la comunità è sempre rimasto forte. In agosto la famiglia era in vacanza a Castellammare e a novembre era tornata per il compleanno del fratello più piccolo di Francesco. Castellammare del Golfo – conclude Fausto – si stringe con affetto e profonda commozione ai familiari, condividendo un dolore lacerante per una perdita ingiusta, improvvisa e straziante, che ha spezzato tre giovani vite e lasciato un vuoto che nulla potrà colmare”.

 

ag. Dire – www.dire.it




Crans-Montana, un video inchioda la proprietaria: fugge con la cassa mentre il locale va a fuoco

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FOTO A 2 SITO – 2

Il bar trasformato in discoteca va a fuoco con dentro decine e decine di ragazzini intrappolati, molti sono a terra, soffocati dal fumo prima ancora che i loro corpi rischino di finire bruciati dalle fiamme, c’è la calca, il panico e il terrore in chi cerca di fuggire e magari ci riesce. Tra loro, senza guardarsi indietro, ci sarebbe anche una dei titolari, Jessica Maric Moretti, moglie dell’altro proprietario de “Le Constellation”, Jacques Moretti. Un video, secondo quanto trapelato e riportato su alcune testate svizzere e italiane, l’avrebbe ripresa mentre corre, stringendo con sotto braccio la cassa degli incassi della serata, mentre alla fine nel suo locale moriranno 40 persone, per lo più minorenni, e risulteranno 116 feriti, tra loro a decine riporteranno ustioni su oltre la metà del corpo.

SOTTO ESAME I FILMATI DEI TELEFONINI DELLE VITTIME

A una settimana esatta dalla strage del “Le Constellation” di #Crans Montana, i due proprietari risultano indagati per omicidio colposo, lesioni corporali colpose e incendio colposo, ma non sono stati oggetto di misure restrittive. Eppure, i numerosi video registrati quella notte, nei momenti tragici dell’incendio, attualmente all’attenzione del pool investigativo, potrebbero dare non solo conferma dei reati ipotizzati, ma anche aggravare la posizione dei Moretti o estendere le responsabilità ad altri soggetti.

Il capo della polizia cantonale Frédéric Gisler ha spiegato alla stampa che ci verranno giorni per visionare tutti i video e selezionare quelli utilizzabili come prove, per accertare ogni responsabilità del disastro di Capodanno. Si tratta di immagini riprese dai cellulari degli stessi ragazzi che si trovavano lì, girate dai sopravvissuti ma anche dalle vittime. Ma sono stati acquisiti dagli investigatori anche i filmati delle telecamere interne al bar e delle due installate sui lampioni fuori dal locale. Si terrà poi conto delle testimonianze di chi è riuscito a fuggire. Tutta la ricostruzione di quella notte è nelle mani del pool investigativo, dei tecnici della polizia della Scuola di scienza criminale dell’università di Losanna e dell’Istituto svizzero di polizia e agli specialisti dell’Istituto forense di Zurigo.

“TROPPI ERRORI NELLE INDAGINI”: NEL MIRINO ANCHE LA PROCURATRICE GENERALE

Al momento non mancano però le polemiche per come sono state gestite le indagini sulla strage di Crans Montana, fin dall’inizio. Sotto accusa in particolare è finita la procuratrice generale vallesana, Béatrice Pilloud, nel mirino dei legali dei familiari delle vittime. Come spiega l’emittente svizzera SRF, gli avvocati puntano il dito per quattro ragioni, tra cui, in primis, il mancato arresto dei proprietarie del locale e per non aver provveduto, entro le prime 48 ore dalla strage, a perquisire le loro proprietà- case, locali, uffici- ma anche gli uffici comunali che non hanno provveduto ai doverosi controlli da diversi anni, per ammissione degli stessi rappresentanti amministrativi.

UN VIDEO DEL 2019 POTREBBE AGGRAVARE LA POSIZIONE DEI MORETTI

Sono poi contestate anche le tre ipotesi di reato addebitate ai Moretti: si parla di omicidio colposo, lesioni corporali colpose e incendio colposo. Come riferisce SRF, da un video girato nel locale nel 2019, è possibile vedere un dipendente che invitava già allora i presenti a far attenzione con il fuoco, durante una serata in cui si festeggiava sempre a base di bottiglie con dei candelotti al posto dei tappi. Tutto fa quindi supporre che i rischi fossero noti: in questo caso l’accusa potrebbe passare al dolo eventuale, con ipotesi di reato più severe e pene detentive maggiori. E ancora: non è stata aperta al momento un’inchiesta penale anche contro il Comune che ha ammesso di non aver disposto ispezioni e controlli- come di sua competenza- dal 2019.

DOMANI LA CERIMONIA DI CORDOGLIO CON I RAPPRESENTANTI DI 37 PAESI

Intanto la Svizzera si prepara alla giornata di cordoglio in omaggio alle vittime. Domani, venerdì 9 gennaio, si osserverà alle 14.00 un minuto di silenzio e di commemorazione delle vittime in tutto il Paese. Mentre nel canton Vallese sono attesi un migliaia di ospiti per la cerimonia ufficiale con i rappresentanti del governo federale svizzero e di 37 Paesi, oltre che dell’Ue. Per l’Italia ha confermato la partecipazione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per la Francia con il Presidente Emmanuel Macron. Parteciperà anche la Presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola. Il programma prevede letture, gesti simbolici, esibizioni musicali e discorsi di funzionari governativi. sciatori.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Crans-Montana, il rimpatrio di 5 delle 6 vittime italiane

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volo di rimpatrio 1024x567È partito dall’aeroporto di Sion, in Svizzera, il volo di rimpatrio di 5 delle 6 vittime della tragedia di Crans-Montana: Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini e Riccardo Minghetti. Le bare bianche sono state deposte all’interno del C-130 dell’Aeronautica militare, accompagnate da tre delle famiglie coinvolte.

Il velivolo è diretto a Linate (Milano) dove saranno presenti il presidente del Senato Ignazio La Russa, il sottosegretario Alberto Barachini, i presidenti delle regioni Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna e il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Poi lo spostamento in auto: i 16enni Achille Barosi e Chiara Costanzo rimarranno nel capoluogo lombardo, Giovanni Tamburi sarà trasportato a Bologna e il quasi 17enne Emanuele Galeppini sarà portato a Genova.

Dopo questo primo stop, il C130 si muoverà verso l’Aeroporto di Ciampino dove è atteso per le 15.30. Ad accogliere la salma di Riccardo Minghetti a Roma ci saranno il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dello Sport Andrea Abodi.

La sesta vittima, Sofia Prosperi non è stata imbarcata, in quanto la 14enne, di doppia nazionalità svizzera e italiana, viveva a Mendrisio, capoluogo del Canton Ticino.

L’AMBASCIATORE ITALIANO IN SVIZZERA: “TRAGEDIA EVITABILE. IL MATERIALE DEL SOFFITTO NON ERA IGNIFUGO”

Intanto, proseguono le indagini su quanto accaduto a “Le Constellation” la notte di Capodanno. “Una tragedia evitabile”, ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. Parlando ai giornalisti, ha anche commentato i nuovi sviluppi sul materiale fonoassorbente del soffitto del locale che, come si vede in numerosi video che circolano online, ha preso fuoco in tempi brevissimi.

“L’ho saputo dalle autorità locali che lo hanno ammesso, che sono a conoscenza che quel materiale era infiammabile, non era ignifugo. D’altra parte la dimostrazione è il fatto che abbia preso fuoco”, ha detto come riferisce RaiNews. “Quello che so è che se c’era un’uscita di sicurezza era mal segnalata, e in mezzo a quel disastro non l’hanno neanche vista i ragazzi”, ha aggiunto.

ag. Dire – www. dire.it




Crans-Montana, l’incendio è partito dalle scintille accese sulle bottiglie di champagne

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g9o6isnx0aaapzb e1767345010871 1024x612Si “stanno valutando diverse ipotesi e nessuno scenario è escluso”. Continuano le indagini sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana nel locale Le Constellation. Le autorità svizzere confermano che il bilancio delle vittime è di 40 persone, 119 i feriti. Lo hanno riferito durante una conferenza stampa che si è tenuta nel pomeriggio per fornire aggiornamenti sul caso.

La procuratrice generale del canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha spiegato che al momento si ritiene che l’incendio “sia stato causato da bengala attaccate a bottiglie di champagne che si sono avvicinate troppo al soffitto”. Le scintille ad effetto usate durante eventi e feste che sono state riprese nei video circolati sui social. “L’incendio è divampato molto rapidamente”, ha proseguito Pilloud, spiegando che sono state raccolte sulla scena le prime prove e analizzate delle clip che hanno ripreso quei momenti. La procuratrice ha, poi, informato che sono stati interrogati i due gestori francesi del bar e le persone sfuggite all’incendio indenni. L’inchiesta dovrà stabile se fossero rispettate tutte le normative antincendio, comprese quelle riguardanti la schiuma acustica: se fosse conforme o se fosse stata installata con o senza autorizzazione.

Pierre-Antoine Lengen, capo della Polizia giudiziaria svizzera, ha precisato che l’identificazione dei morti è la “priorità assoluta” al momento. Il comandante della polizia Frédéric Gisler ha, invece, confermato che 113 delle 119 persone rimaste ferite sono state formalmente identificate. Il processo di identificazione formale degli altri sei è ancora in corso e la cifra totale potrebbe aggiornarsi con il passare del tempo.

TAJANI: 13 ITALIANI FERITI E 6 DISPERSI, MA TUTTO INCERTO

“Non ci sono notizie ufficiali da parte svizzera, gli italiani feriti sono 13 di cui 4 sono al Niguarda di Milano. Ci sono 6 italiani dispersi, tra i feriti ci sono tra tre o sei non identificati, potrebbe essere che alcuni di questi possano essere italiani. È tutto ancora molto incerto”. Lo dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani intervenuto a ‘Diario del giorno’ su Rete 4.

“Stiamo facendo il massimo, abbiamo fatto arrivare anche un gruppo di psicologi da diverse parti d’Italia e anche diversi agenti della polizia scientifica per l’identificazione delle vittime. I nostri connazionali vengono aggiornati minuti per minuto sulla situazione”, conclude il ministro che oggi si è recato a Crans-Montana.

Su X il ministro scrive: “Ho voluto essere qui a Crans-Montana per essere vicino ai familiari delle vittime, a coloro che nutrono una speranza di riabbracciare un proprio caro. Insieme alle autorità svizzere, a cui ribadiamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno, stiamo facendo il possibile per affrontare questa emergenza. Una preghiera in questo luogo di dolore”. Tajani ha deposto un mazzo di fiori per le vittime.

MELONI: “CORDOGLIO PER TRAGEDIA, IDENTIFICAZIONE VITTIME COMPLESSA”

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rinnovato il suo più profondo cordoglio personale e quello del Governo tutto per la tragedia occorsa in Svizzera. La premier è in costante contatto con il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, presente sul luogo dell’incidente, con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e con i soccorritori italiani.

Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano, è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (CROSS) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani). Ai primi tre pazienti giunti all’Ospedale Niguarda di Milano si è aggiunto un paziente trasferito questa mattina; altri tre trasferimenti avverranno in data odierna e si proseguirà nei prossimi giorni secondo un calendario condiviso con le autorità sanitarie elvetiche.

Già da questa notte sono stati inviati in Svizzera i team: di valutazione e coordinamento generale del DPC; di supporto tecnico dalla Regione Piemonte; di sanitari esperti nella gestione dei pazienti grandi ustionati della Regione Lombardia, al fine di valutare le condizioni sanitarie e di trasportabilità; di psicologi dedicati al supporto dei familiari dei feriti.

L’identificazione delle vittime è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate da molti dei deceduti. Oltre ai tre trasferiti in Italia dl ieri al Niguarda e ai quattro di oggi, il programma prevede nei prossimi giorni il trasferimento dl altri sei, secondo una sequenza in definizione. Questa mattina è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio nazionale della protezione civile.

ag. Dire – www.dire.it




Tragedia a Crans-Montana, sei italiani ancora dispersi

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g9j1ykeamakp2 l 1024x576Restano sei italiani dispersi dopo l’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera.

La tragedia, che ha causato decine di vittime e oltre cento feriti, ha coinvolto numerosi giovani connazionali presenti nella località alpina per le vacanze. Le famiglie continuano a chiedere informazioni, aggrappandosi alla possibilità che i loro cari possano trovarsi tra i feriti non ancora identificati.

Secondo quanto riferito dall’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado a SkyTg24, al momento 13 italiani risultano ricoverati in diversi ospedali svizzeri e in Italia, mentre sei connazionali risultano dispersi. Il dato è stato ricostruito grazie alle segnalazioni arrivate all’Unità di crisi della Farnesina, in raccordo con le autorità elvetiche.

LA SPERANZA DEI FAMILIARI

Le famiglie dei dispersi sono state accolte presso il centro congressi di Crans-Montana, dove vengono raccolte e incrociate le segnalazioni. L’ipotesi a cui molti si aggrappano è che alcuni giovani possano essere arrivati in ospedale senza documenti, risultando quindi ancora non identificati ufficialmente.

Le operazioni di riconoscimento risultano particolarmente complesse a causa delle gravi ustioni riportate da molte delle persone coinvolte nel rogo, circostanza che ha rallentato la ricostruzione delle identità.

IL BILANCIO COMPLESSIVO

Secondo i dati ufficiali diffusi dalle autorità svizzere, le vittime accertate sono 40. I feriti complessivi sono 112, di cui 40 in condizioni gravissime. Al momento 105 persone sono state identificate, mentre restano alcuni casi ancora senza generalità.

Il numero complessivo dei dispersi non è ancora definitivo, proprio a causa delle difficoltà di identificazione e della possibile sovrapposizione tra feriti non riconosciuti e persone inizialmente date per irreperibili.

Il bilancio resta dunque in continua evoluzione. Le verifiche proseguono in stretto coordinamento tra autorità svizzere, rappresentanze diplomatiche italiane e famiglie.

ag Dire – www.dire.it




Putin attacca l’Ue

putin ha un incontro sulla situazione nella zona di operazione militare speciale

putin ha un incontro sulla situazione nella zona di operazione militare speciale

“Non è furto. È rapina.” Con queste parole, pronunciate in diretta durante la conferenza stampa di fine anno, Vladimir Putin ha lanciato un nuovo attacco all’Unione Europea, accusata di voler utilizzare gli asset russi congelati per finanziare il sostegno a Kiev.

Il presidente russo ha accusato Bruxelles di tentare una sottrazione “alla luce del sole”, spiegando che nel caso degli asset bloccati non si tratterebbe di un’espropriazione occulta, ma di un’azione apertamente ostile. Le dichiarazioni sono arrivate nell’ambito dell’evento ‘Risultati dell’anno’, che ha unito bilancio politico, domande dal pubblico e risposte in diretta.

“ECONOMIA STABILE E CRESCITA ASSICURATA”

Nel corso dell’intervento, Putin ha ribadito che la Russia sarà in grado di sostenere pienamente sia la struttura sociale interna sia le esigenze delle forze armate. Ha parlato di un Pil in crescita dell’1% nell’ultimo anno e del 9,7% negli ultimi tre, sottolineando che “l’economia e il sistema finanziario sono sotto il controllo del governo e della Banca Centrale”.

Ha inoltre fissato un limite al debito pubblico, che “nei prossimi tre anni non dovrebbe superare il 20%”.

“SAREMO LEADER NEI DRONI”

Spazio anche al conflitto e alla tecnologia militare. Putin ha dichiarato che la Russia è diventata leader nel settore dei droni sul fronte ucraino, superando l’avversario per quantità di velivoli impiegati, pur riconoscendo carenze nei modelli pesanti.

“La situazione è cambiata radicalmente e i nostri militari in prima linea lo confermano”, ha aggiunto.

ag. Dire – www.dire.it

 




Putin: “Se l’Europa vuole la guerra, noi siamo pronti anche ora”

putin incontra wang yi

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VLADIMIR PUTIN

Putin attacca l’Europa, in una prevedibile mossa che serve al leader russo per prendere tempo mentre le truppe russe avanzano in Ucraina (Pokrovsk è ormai caduta). E lo fa con toni durissimi. Secondo la Reuters Putin ha dichiarato di aver respinto le proposte europee contenute nel piano di pace, ritenendole “inaccettabili per la Russia”.

E ha poi accusato i leader europei di “ostacolare” le proposte degli Stati Uniti: “Non hanno un programma pacifico. Se l’Europa vuole combattere la guerra, siamo pronti anche adesso”.

Putin ha parlato ai giornalisti pochi istanti prima del suo incontro programmato con gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, al Cremlino. “L’Europa sta impedendo all’amministrazione statunitense di raggiungere la pace in Ucraina” , ha detto senza specificare quali richieste europee ritenga inaccettabili.

Intanto Zelensky ha tenuto un discorso al parlamento irlandese, e in un passaggio ha richiamato l’attenzione di tutti alla memoria: “Vi prego di ricordare al mondo ogni volta che è necessario che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è un atto di aggressione criminale e immotivato…
Ciò è accaduto per un solo motivo: perché la Russia vuole trattare l’Ucraina come se fosse sua proprietà e gli ucraini come se appartenessero al suo cortile, come bestiame.

“Nessuno può distruggere il mondo da solo, nemmeno la Russia”. E sui negoziati di pace: “L’Ucraina è più vicina alla pace che mai. C’è una possibilità reale, ma dobbiamo coglierla”.

ag. Dire – www.dire.it




L’addio alla vita e le ultime volontà delle Kessler

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gemelle kessler 1Hanno danzato per tutta la vita una a fianco all’altra e così hanno chiuso gli occhi insieme e le loro ceneri riposeranno nella stessa urna. All’indomani della scomparsa di Alice ed Ellen Kessler, a 89 anni, fa discutere tutto il mondo la loro scelta di dire addio alla vita “in un passo a due”, in modo consapevole e dignitoso. Per farlo, si erano rivolte alcuni anni fa alla principale associazione tedesca che si occupa di suicidio assistito, pratica a cui l’Italia è lontana anni luce. Ma non la Germania, il paese delle gemelle più famose del globo. “Siamo un’organizzazione per i diritti civili e la tutela dei pazienti che, fin dalla sua fondazione nel 1980, si impegna a tutelare il diritto all’autodeterminazione dell’individuo per tutta la vita”: così si presenta sinteticamente la Dghs, acronimo di “Deutsche Gesellschaft fuer humanes Sterben”. La sua portavoce, Wega Wetzle, racconta su “Repubblica” come la morte assistita sia stata l’esito di un lungo percorso compiuto da Alice ed Ellen.

IL MEDICO E IL LEGALE, LA ‘PROCEDURA’

“Avevano fatto la domanda anni fa ed erano state seguite da un legale e da un medico perché dovevamo essere certi che la loro decisione fosse libera e responsabile”: entrambi i professionisti erano presenti ieri, nella residenza delle due donne al momento della loro morte congiunta. E anche la data dell’addio alla vita era stata scelta da tempo: non che il 17 novembre rappresentasse qualcosa in particolare per le gemelle Kessler, ritiene Wetzle, piuttosto perché “è la procedura per il suicidio assistito che ha bisogno di tempo. E in questo periodo le persone che hanno fatto la scelta vengono seguite da un legale e da un medico che decidono insieme se ci sono i presupposti”. Ecco appunto, la ‘procedura’. Sta tutto in questa parola il senso del suicidio assistito scelte dalle due ex show girl: non è stato certo un gesto d’impulso ma è stato meditato, preparato, programmato.

LE VISITE

E la procedura è fatta di una prima visita di un legale che ha lo scopo di assicurarsi che la decisione sia maturata in un tempo “sufficiente” e che vi siano i presupposti: ovvero che sia una scelta libera, non influenzata da malattie psichiatriche. Quindi segue la visita di un medico, sempre finalizzata a comprendere che la scelta sia maturata come “decisione libera e responsabile”. Ed è anche quello che prevede la sentenza della Corte costituzionale che ha legalizzato il suicidio assistito. Dopo queste prime due visite, Alicia ed Ellen sono state seguite anche successivamente dai due professionisti per accertarsi che nel corso della ‘procedura’ non insorgessero dubbi o ripensamenti.

L’ULTIMA DOMANDA, L’INIEZIONE FATALE E L’ARRESTO CARDIACO

Quindi, una volta arrivato il giorno scelto dalle Kessler, medico e legale sono arrivati insieme nella residenza delle donne. “È il medico a preparare l’infusione, ma deve essere rigorosamente il paziente a girare la valvola perché le venga iniettata”, spiega Wega Wetzle. Prima dell’iniezione, per l’ultima volta, viene posta la fatidica domanda: se si è consapevoli di quello che si sta per fare e se si è intenzionati davvero a farlo. Si fa quindi una prova con la soluzione salita e – solo ala fine- si procede alla iniezione legale, fatta autonomamente. Così la somministrazione endovenosa del farmaco anestetico ad alto dosaggio, il tiopentale, in breve tempo porta all’arresto cardiaco e circolatorio. Senza sofferenze. Le sorelle Kessler si sono semplicemente addormentate per l’ultima volta. La procedura prevede quindi che il medico accerti la morte e poi viene chiamata la polizia per darne comunicazione.

“IN GERMANIA SI PUÒ MORIRE CON DIGNITÀ”

Alla domanda sul perché le due gemelle abbiano scelto di morire tramite suicidio assistito, Wetzle risponde vaga: “Credo avessero preso questa decisione per vari motivi”. E che questa notizia abbia avuto una tale risonanza è importante, sottolinea la portavoce: “Magari farà capire a molti che non è necessario andare in Svizzera, che si può morire con dignità anche in Germania”.

IL TESTAMENTO REDATTO 20 ANNI FA, COSA PREVEDE

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, nell’aprile del 2024, le gemelle avevano espresso in una intervista le loro ultime volontà: “Un giorno vorremmo essere sepolte nella stessa urna”. Non solo: l’urna doveva essere quella che conteneva anche le ceneri della loro madre Elsa e del loro cane Yello, un barboncino biondo. Le stesse volontà sono state messe su carta già 20 anni fa: “È quello che abbiamo disposto nel nostro testamento”, ha specificato Ellen Kessler. Si presume quindi che ora verranno rispettati i loro desiderata. Incluse le questioni di eredità, confermate nel testamento e anche in un libro recente, Goldene Jahre (anni d’oro), dove hanno spiegato a chi avrebbero destinato il loro patrimonio. Non avendo figli, né nipoti, hanno designato come eredi diverse Ong: Medici senza Frontiere, la Missione Cristoffel per i ciechi, Gut Aiderbichl, l’Unicef e i Malteser. Tutti gli averi delle gemelle più famose del mondo finiranno così in beneficenza.

(photo credit: danzaeffebi/web)

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La carbonara-fake al market del Parlamento Ue, Lollobrigida chiede controlli

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carbonara fake 1024x576“Sorvolando sulla pancetta nella Carbonara… tutti questi prodotti rappresentano il peggio dell’Italian Sounding. È inaccettabile vederli sugli scaffali del market del Parlamento Europeo. Ho chiesto di avviare subito le verifiche”. Lo scrive sui social il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che proprio nella giornata di ieri ha partecipato a Bruxelles al Consiglio dei ministri europei dell’Agricoltura e della Pesca.

Il post è accompagnato da diverse foto scattate tra gli scaffali dell’esercizio commerciale interno al Parlamento Ue: il ministro del Made in Italy mostra così barattoli di sugo alla Carbonara e all’Arrabbiata e persino alla ‘Bolognaise’ griffati da improbabili bollini tricolori e scritte dal calibro di “italiaanse pancetta” e “aux dignos de Calabria”.

LA DENUNCIA DEL MASAF: “DANNI ALL’IMMAGINE DELLE PRODUZIONI ITALIANE”

La segnalazione sui social del ministro dell’agricoltura, della Sovranità alimentare e della Foreste è stata poi ripresa da una nota istituzionale del Masaf che ha sottolineato come la presenza di tali prodotti all’interno del market del Parlamento Europeo “possono confondere i consumatori e danneggiare l’immagine delle produzioni italiane”.
Si tratta inoltre di una violazione grave perchè “a livello normativo, quando un prodotto venduto in un paese europeo usa bandiera tricolore o richiami all’Italia pur non essendo italiano, può configurare una presentazione ingannevole ai sensi del Reg. 1169/2011 art. 7”, spiega il ministero. E “in questi casi l’ ICQRF può intervenire tramite segnalazione iRASFF alle autorità europee competenti”, prosegue il dicastero agricolo.
Lollobrigida quindi “ha chiesto verifiche immediate per scongiurare ogni forma di evocazione impropria dell’italianità che danneggi la reputazione del vero Made in Italy agroalimentare”, conclude la nota Masaf.

COLDIRETTI: LO SCANDALO ‘ITALIAN SOUNDING’ COSTA AL PAESE 120 MLD

Lo scandalo dei falsi prodotti italiani costa al nostro Paese la somma di 120 miliardi di euro all’anno, con il paradosso che i maggiori falsificatori delle eccellenze tricolori sono i paesi industrializzati. A denunciarlo è la Coldiretti nel commentare il post del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sul fatto che sugli scaffali del market del Parlamento europeo ha trovato una serie di salse e sughi che richiamano alcune delle più note specialità nazionali, dalla carbonara all’arrabbiata.

NON SOLO CARBONARA E SUGHI

Proprio la carbonara, denunciata dal titolare del Masaf, è una delle ricette più ‘taroccate’ all’estero, dall’uso della panna in Belgio o del bacon al posto del guanciale nei Paesi anglosassoni, fino all’ uso negli Stati Uniti del formaggio Romano al posto del pecorino. Ma desta curiosità anche la presenza sugli scaffali del sugo alla bolognese, una specialità ‘acchiappa turisti’ che nel nostro Paese non ha di fatto una tradizione.
Per colpa del cosiddetto ‘italian sounding’ nel mondo più due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese, secondo la Coldiretti. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati i sono i formaggi a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche la mozzarella, il provolone, il gorgonzola, il Pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi dal San Daniele alla mortadella, ma anche gli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli come il pomodoro San Marzano.

I PAESI PIÙ ‘COPIONI’ E LA TOP TEN DEI PRODOTTI FAKE

Se gli Stati Uniti sono i ‘leader’ della falsificazione, le imitazioni dei formaggi italiani sono molto diffuse dall’Australia al Sud America, ma anche sul mercato europeo. Una tendenza che è degenerata in alcuni Paesi dove sono stati messi addirittura sul mercato ‘magic box’ per la produzione casalinga dei formaggi, vini e salumi italiani più tipici in pochi giorni.
La top ten dei cibi made in Italy piu’ taroccati: 1. Mozzarella; 2. Parmigiano Reggiano e Grana Padano; 3. Provolone; 4. Pecorino Romano; 5. Salame; 6. Mortadella; 7. Sughi; 8. Vino; 9. Pesto; 10 Olio extravergine di oliva.

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