007 Usa: “Putin ha il cancro”

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putin fogli afpPutin è malato. Il presidente russo si sarebbe sottoposto a un trattamento nel mese di aprile per un cancro in stadio avanzato. E’ quanto scrive il Newsweek citando fonti dell’intelligence statunitense. Da un rapporto riservato degli 007 americani emergerebbe, poi, che Putin a marzo sarebbe anche sfuggito a un attentato alla sua vita.

Gli 007 hanno riferito a Newsweek di una preoccupazione nell’intelligence per il fatto che Putin “sia sempre più paranoico”, il che rende sempre più imprevedibili le conseguenze sulla guerra in Ucraina. “La sua presa sul potere è forte, ma non più assoluta – afferma uno degli alti ufficiali dell’intelligence con accesso diretto ai rapporti riservati -. Gli scontri all’interno del Cremlino non sono mai stati così intensi, tutti avvertono che la fine è vicina“.

Per quanto riguarda la prossima strategia di guerra l’intelligence militare ucraina prevede che le “forze di occupazione russe aumenteranno gli attacchi aerei e missilistici su infrastrutture critiche” nel tentativo di cercare di occupare l’intera costa del Mar Nero fino alla Transnistria.

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2 giugno 1946: nasce la Repubblica

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1votodeonneL’Italia celebra il 76° anniversario della Repubblica.
Il 2 giugno 1946 si svolse, infatti, il referendum sulla forma istituzionale dello Stato, che con il voto popolare condusse alla nascita della Repubblica e alla elezione di un’Assemblea Costituente, a conclusione di un complesso periodo di transizione segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti e dall’avanzata degli alleati in un Paese diviso e devastato dalla guerra.
Gli italiani, e per la prima volta le italiane, convocati alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente cui spetterà il compito di redigere la nuova carta costituzionale, furono chiamati a cooperare alla fondazione di una idea di cittadinanza repubblicana che trovò nella Costituzione una delle massime espressioni.
Esaurito il ventennio di dittatura fascista, per la prima volta la società italiana viveva l’esperienza di libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile, seppure in un Paese allora ancora profondamente diviso sulla questione istituzionale.
Esisteva una spaccatura profonda, fortemente disegnata su basi geografiche, tra il Nord a maggioranza repubblicana ed il Sud a maggioranza monarchica, nonostante che gli eventi dell’ultimo ventennio – ed in particolare la sconfitta, il proclama di armistizio reso noto l’8 settembre 1943 dal Capo del Governo Pietro Badoglio, la fuga dalla Capitale dei vertici militari, dello stesso Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto, lo stato delle Forze armate italiane lasciate allo sbando, la guerra civile che divideva l’Italia – avessero oramai reso improrogabile la scelta di una profonda cesura con il passato.
La questione istituzionale emergeva con forza e imponeva l’esigenza di superare drasticamente un modello politico-culturale che affidava alla continuità dinastica della monarchia sabauda la tutela ed il mantenimento dei valori nazionali più tradizionali e conservatori.
Il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III (cui si imputava la responsabilità di avere consentito l’irrompere del fascismo) abdicò in favore del figlio Umberto, già nominato Luogotenente nel giugno 1944. Una decisione rivelatasi sin dal suo nascere tardiva e assolutamente inadeguata rispetto alle aspettative dei partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale.
Fu questo il periodo in cui un anelito di libertà e progresso si andarono diffondendo in Italia. Cancellate le “leggi fascistissime” – che avevano consentito la liquidazione di tutti i partiti all’infuori di quello fascista, lo scioglimento dei sindacati socialisti e cattolici, la soppressione della libertà di stampa, fino alla trasformazione di fatto dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia in uno stato autoritario -, risorsero le organizzazioni politiche e sindacali, i giornali si moltiplicarono con la creazione di nuove testate, le associazioni culturali ripresero vita.
L’affluenza al voto fu altissima.
Nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449), i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08%. I voti validi 23.437.143, di questi 12.718.641 (pari al 54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della Monarchia.
I giornali, e il dato è confermato dai risultati diramati dal Ministero dell’Interno, registravano un’affluenza alle urne che di provincia in provincia variava dal 75% al 90% degli aventi diritto.
Nella realtà, guardando alla concretezza dei numeri, la frattura dell’elettorato sulla questione istituzionale fu radicale. Le ragioni furono certamente fondate sulle incognite politiche e socio-economiche che la scelta repubblicana per molti rappresentava, ma anche legate alle disparità con cui la dura esperienza della guerra aveva toccato le diverse zone del Paese e i diversi strati della popolazione, oltre che dettate dal radicamento di una istituzione comunque identificata da molti con la propria idea di nazione.
Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica avvenne in un clima di tensione, tra polemiche sulla regolarità del referendum, accuse di brogli, polemiche sulla stampa, ricorsi e reclami.
In virtù dei risultati ed esaurita la valutazione dei ricorsi, il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana.
L’Italia cessava di essere una monarchia e diventava una Repubblica. (aise) 




La Croazia adotterà l’euro, via libera dalla Commissione Ue

von der leyen andrej plenković

von der leyen andrej plenkovićLa Croazia potrà adottare formalmente l’euro a partire dal primo gennaio 2023. Lo sostiene la Commissione europea con la pubblicazione della relazione sulla convergenza economica dei Paesi che non hanno aderito alla moneta unica. “La Croazia rispetta tutti i quattro criteri di convergenza e la sua legislazione è pienamente compatibile con quanto richiede il Trattato e lo Statuto del Sistema europeo delle banche centrali”, si legge in una nota. Non sono allineati alla legislazione gli altri Paesi inclusi nella relazione (Svezia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Bulgaria).

I ministri dell’Ue dovranno prendere la decisione finale a metà luglio, dopo la discussione del Consiglio europeo che si terrà il 23 e il 24 giugno 2022 e dopo la pubblicazione dei pareri da parte del Parlamento europeo e della Banca centrale europea. Successivamente, occorrerà superare esclusivamente gli ostacoli tecnici che devono permettere il passaggio pratico all’euro fondamentale per consentire ai residenti in Croazia di poter utilizzare senza impedimenti la moneta unica.

ag. DIRE – www.dire.it




Draghi ottiene il sì dell’Ue al ‘Price Cap’ sul gas

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175354159 109d69c8 ea22 4e0b aa28 58c8248068ae“Un Consiglio europeo lungo ma abbastanza soddisfacente” dove l’Italia è stata “accontentata sullo studio della fattibilità del tetto al prezzo del gas” e dove è stato raggiunto l’accordo sull’embargo di petrolio “che rappresenta un successo enorme” che “non penalizza in alcun modo l’Italia”.

È il resoconto che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha tracciato della due giorni di vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo a Bruxelles.

“La Commissione prenderà del tempo per studiare il modo migliore per attuare il tetto al prezzo del gas e dovrà anche valutare in tutta obiettività se questa cosa è fattibile, se non provoca danni peggiori del beneficio che ha. Insomma l’atteggiamento della Commissione finora è stato abbastanza favorevole su questa ipotesi”, ha spiegato Draghi.

“Devo dire che il Governo italiano già lavora da tempo su questo fronte. Ma il problema è anche più ampio perché non è solo il prezzo del gas ma tutto il funzionamento del mercato elettrico che la Commissione pensa di analizzare di nuovo”, ha aggiunto. Ora la sfida urgente è però “vincere la guerra sulla sicurezza alimentare” per “evitare la catastrofe umanitaria” ma anche perche’ altrimenti “i Paesi africani si sentirebbero traditi e non verranno mai dalla parte dell’Occidente”.

Intanto continua la pressione sull’economia russa con le sanzioni che “avranno il loro massimo impatto a partire dall’estate”. Draghi insiste comunque sulla necessità di trovare una soluzione per fare uscire il grano bloccato in Ucraina.

“Il modo più veloce per farlo è usando le navi e quindi sbloccando i porti che vanno sminati”. E il premier ha dato anche la disponibilità “di un contributo da parte della Marina italiana per farlo”.

Servirà comunque confrontarsi con il presidente russo, Vladimir Putin, che vuole la garanzia che “quelle navi trasporti grano e non armi” e con gli ucraini che invece vogliono “la granzia che la Russia non li attacchi una volta aperti i porti”.

Sul fronte economico, l’ex presidente della Bce plaude all’accordo sull’embargo “che a dirlo solo qualche giorno fa sarebbe sembrato poco credibile” e condivide le esenzioni per i Paesi in difficoltà perché non hanno sbocco sul mare.

Nel suo intervento, ieri, aveva insistito sulla necessità di “evitare squilibri tra gli Stati Ue” e pare sia stato accontentato anche su questo fronte dato che “l’Italia non sarà penalizzata in alcun modo”.

Ora bisogna attendere l’estate, periodo che rappresenterà l’avvio del “massimo impatto delle sanzioni” sull’economia russa.

L’Italia ne esce bene, secondo Draghi, anche nella delicata partita del pagamento del gas russo.

“L’Eni è stata molto trasparente, rispetto anche ad altre aziende europee che avevano aperto conti in rubli da tempo”, ha spiegato.

E il meccanismo sembra funzionare senza violazione delle sanzioni Ue perché “per l’Italia il pagamento viene considerato effettuato con il bonifico in euro, la conversione in rubli viene fatta da un agente Gazprom senza il coinvolgimento della Banca centrale russa” che è soggetta a sanzioni, ha sottolineato Draghi.

Gela invece il leader della Lega e il suo eventuale viaggio a Mosca per incontri ad alti livelli: “Non voglio entrare nei rapporti che queste persone di Governo possono avere ma l’importante e’ che siano trasparenti”.

“L’Italia si muove allineata con Ue, G7 e Alleanza Atlantica. Non ci facciamo spostare da questa linea”, ha chiarito.

Restando in politica interna, Draghi per fronteggiare l’inflazione e il rischio di spirale sui salari invita sindacati, governo e imprese a “lavorare insieme” e assicura che l’esecutivo “farà tutto il necessario per sostenere le famiglie e le imprese vulnerabili”.

Se questo Consiglio è stato lungo, è probabile che il prossimo – quello ordinario in calendario per il 23 e il 24 giugno – lo sarà ancora di più. Perché al tavolo dei leader ci sarà la spinosa questione del riconoscimento all’Ucraina dello status di Paese candidato all’Ue. Draghi in questo è stato laconico: “Sostengo l’Ucraina perché diventi un membro dell’Unione europea. L’ho fatto fin dall’inizio e quale sia il modo migliore di farlo. Lo status di candidato trova l’obiezione di quasi tutti i grandi Stati dell’Unione europea, se non tutti. Escluso l’Italia”. Quindi sarà necessario trovare un’altra soluzione.

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Trovato l’accordo sull’embargo del petrolio russo. Deroga per l’Ungheria

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044148857 369845bc 6a2c 45fd 9b72 6c37cc3810f5I capi di Stato e di Governo dell’Unione europea hanno raggiunto l’accordo sul sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca. L’embargo al petrolio russo ha ottenuto il via libera ma con importanti deroghe: il divieto d’importazione riguarderà solo il greggio che arriva via mare.

Resta fuori dal bando l’oleodotto Druzhba, che rifornisce l’Ungheria ma anche Germania e Polonia. Così come ha ottenuto una deroga di 18 mesi la Repubblica Ceca. Per tutti gli altri il divieto sarà in vigore entro fine 2022, fra sei mesi.

“Il blocco permetterà di tagliare di due terzi del petrolio importato dalla Russia”, esulta il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. “Vieterà il 90% del greggio russo”, rincara la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Una percentuale più alta, perché von der Leyen prende di parola Germania e Polonia che hanno assicurato che entro l’anno faranno a meno del petrolio russo, anche di quello che arriva tramite l’oleodotto. E quindi l’unica deroga riguardera’ Budapest, che importa solo il 7% del totale europeo. Fatti i conti, si tratta di “un’enorme parte del finanziamento della macchina da guerra di Putin che viene a mancare”, concordano i leader a Bruxelles.

Nel frattempo il premier ungherese Viktor Orban festeggia l’accordo: “Noi siamo esenti”. Ha ottenuto ciò che aveva chiesto nonostante l’Ue, anche nelle conclusioni del vertice, insista sul “temporaneità” della deroga e sulla necessita’ di “tornare quanto prima” in Consiglio per superarla.

Così come si evidenzia, sempre nelle conclusioni, che il pacchetto delle sanzioni venga “finalizzato e adottato senza indugio, garantendo un mercato unico dell’Ue ben funzionante, una concorrenza leale, la solidarietà tra gli Stati membri e condizioni di parità anche per quanto riguarda l’eliminazione graduale della dipendenza dai combustibili fossili russi”.

Diversi Paesi, Italia compresa, avevano espresso perplessità sul rischio che Germania e Polonia possano sfruttare a loro vantaggio la deroga ottenuta dall’Ungheria. In ogni caso, sempre per soddisfare un’ennesima richiesta di Budapest, il Consiglio ha stabilito che “in caso d’interruzioni improvvise della fornitura, saranno introdotte misure di emergenza per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento“.

Oltre all’embargo, il sesto pacchetto di sanzioni prevede anche l’esclusione dallo swift di Sberbank, la principale banca del Paese, e l’inserimento nella blacklist di nuove personalita’ russe, cosi’ come il bando tra nuovi emittenti.

Nella loro riunione i leader hanno approvato anche il sostegno finanziario per fornire liquidità immediata all’Ucraina per un totale di nove miliardi di euro. Sarà la Commissione a fare la proposta legislativa che chiarirà come saranno composti, quanti in sovvenzioni e quanti in prestiti garantiti dagli Stati Ue. Anche su questo aspetto si preannuncia uno scontro tra gli Stati.

“Accolgo con favore l’accordo al Consiglio europeo di stasera sulle sanzioni petrolifere contro la Russia. Ciò ridurrà effettivamente circa il 90% delle importazioni di petrolio dalla Russia nell’Ue entro la fine dell’anno”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un tweet.

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Al Louvre lanciata una torta contro la Gioconda, ironia sui social

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gioconda torta1La Gioconda si tinge di bianco, panna. Un uomo è entrato nel Louvre armato di torta e ha lanciato il dolce verso il capolavoro di Leonardo Da Vinci. L’opera, d’inestimabile valore, non ha subito danni: a farle da scudo un vetro di protezione. Il gesto è legato alla causa ambientalista.

“Pensate alla terra, c’è gente che sta distruggendo il pianeta, gli artisti invece vi stanno dicendo di pensare alla terra, è per questo che ho fatto questo gesto. Pensate al pianeta”, ha gridato l’uomo mentre veniva portato via.

L’attentatore si era camuffato indossando una parrucca ed entrando nel museo su una sedia a rotelle. L’attacco è stato immortalato dai visitatori, testimoni oculari dello stravagante evento, ed è diventato subito virale sui social. In un video si vede un dipendente del museo che rimuove la panna dal vetro protettivo.

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L’Europa trova un accordo di massima sulle sanzioni alla Russia

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consiglio ue sede afpAccordo di massima tra gli ambasciatori Ue sul sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, che comprende un embargo graduale alle importazioni di petrolio. Lo si apprende da fonti diplomatiche a Bruxelles. Il compromesso, che dovrà essere discusso dai leader nel Consiglio Europeo, comprende un’esenzione temporanea per il petrolio che arriva in Europa via oleodotto, esenzione che il Consiglio affronterà il prima possibile.

“Raggiungeremo un accordo sul prossimo pacchetto di sanzioni” alla Russia “entro lunedì pomeriggio”, aveva detto in mattinata alla radio France Info l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, in vista del Consiglio europeo di oggi. “Nel prossimo pacchetto di sanzioni contro la Russia non falliremo sull’embargo petrolifero”, aveva poi confermato Borrell, ribadendo che “alla fine ci sarà un accordo”, malgrado la resistenza dell’Ungheria.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, oggi interverrà in collegamento video da Kiev al vertice Ue straordinario. Oltre all’embargo petrolifero, il pacchetto di sanzioni mira a escludere le banche russe dal sistema finanziario internazionale swift. I 27 inoltre dovrebbero dare il via libera ad aiuti all’Ucraina fino a nove miliardi di euro nel 2022.

Ieri la nuova fumata nera sullo stop al petrolio della Russia. Nonostante la riunione del Coreper sia durata più di quattro ore, gli Stati membri dell’Ue non hanno trovato un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni per la Russia. Il sesto pacchetto è rimasto finora bloccato a causa del veto dell’Ungheria, ma in questi ultimi giorni ci sono state intense consultazioni tra le capitali con l’obiettivo di arrivare a sbloccarlo e approvarlo definitivamente.

Nei giorni scorsi il presidente Zelensky aveva criticato l’Unione europea per non aver ancora applicato il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, sostenendo che la Russia riceve quasi un miliardo di euro al giorno dagli europei per l’approvvigionamento energetico. “Certo, ringrazio i nostri amici che stanno promuovendo nuove sanzioni. Ma dove ha preso così tanto potere chi blocca il sesto pacchetto?”, ha dichiarato Zelensky, riferendosi in particolare all’Ungheria, tra i principali oppositori alle sanzioni sul greggio russo. Budapest ritiene che nella proposta della Commissione europea ci siano ancora dettagli chiave da definire.

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A Bruxelles il Festival della cucina regionale italiana

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29cucinaregionaleAppuntamento con il Festival della cucina regionale italiana il 12 e 13 Giugno a Bruxelles.
L’Associazione Cuochi Italiani in Belgio (FIC) torna ad organizzare l’evento enogastronomico con l’alto Patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Bruxelles e in collaborazione con IIC, Camera di Commercio Belgo Italiana, Agenzia Ice, Enit, Cna – Bruxelles ed EMA-European Medical Association.
Le due giornate saranno animate dalla valorizzazione delle cucine territoriali, con degustazioni di specialità tipiche e vini delle diverse regioni italiane a cura dei cuochi, pasticceri, pizzaioli e sommelier dall’Associazione Cuochi Italiani in Belgio – FIC.
Diverse aziende enogastronomiche italiane faranno degustare i loro prodotti; inoltre, ci saranno incontri con professionisti del settore per conoscere l’origine e la produzione degli alimenti, che quotidianamente consumiamo e sono alla base della nostra alimentazione.
Show cooking e tanto altro ancora…
Un Festival della bontà, insomma, da vivere insieme ai protagonisti della cultura enogastronomica italiana.
Obiettivo della manifestazione sarà valorizzare le cucine territoriali, tramandare il patrimonio delle proprie tradizioni gastronomiche, punto di forza e vero motore della cucina regionale italiana; spazio anche alla Dieta Mediterranea e ai suoi ingredienti così come all’importanza di tutelare i prodotti a denominazione protetta e controllata.
“La Festa della cucina regionale italiana è quindi un appuntamento che va oltre il Food e il mangiar bene, mira a diventare un momento rappresentativo per tutta la comunità italiana e Belga”, sottolineano gli organizzatori.
L’evento si svolgerà presso Foodlab Excellis, centro interamente dedicato alla gastronomia (dove ha luogo la sede l’Associazione Cuochi Italiani in Belgio) in Rue Colonel Bourg, 105 A – 1140 Evere. (aise) 




Draghi chiama Zelensky, al centro del colloquio il sostegno Ue all’Ucraina e le esportazioni del grano

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draghi zelensky 1024x576Dopo aver sentito ieri il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto oggi pomeriggio una nuova conversazione telefonica con il Presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky. Il colloquio si è focalizzato sugli ultimi sviluppi della situazione sul terreno, con particolare riguardo alle regioni orientali del Paese. Il Presidente ha assicurato il sostegno del governo italiano all’Ucraina in coordinamento con il resto dell’Unione Europea. I due Presidenti hanno inoltre discusso delle prospettive di sblocco delle esportazioni di grano dall’Ucraina per far fronte alla crisi alimentare che minaccia i Paesi più poveri del mondo. Il Presidente Zelensky ha espresso apprezzamento per l’impegno da parte del governo italiano e ha concordato con il Presidente Draghi di continuare a confrontarsi sulle possibili soluzioni.

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Ucraina, Russia: “Piano di pace Italia non è serio”

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ucraina soldati russia afpIl piano di pace italiano sull’Ucraina “non è serio”. Da Mosca arriva una nuova bocciatura, questa volta dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov, dopo che due giorni fa si era espresso contro il vice presidente del Consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev. “Nessuno ci ha consegnato niente, possiamo solo essere guidati dalle speculazioni, dalle descrizioni di questa iniziativa che appaiono sui media”, ha esordito Lavrov, in un’intervista a Rt arabic. Salvo poi aggiungere: “Per quanto ne so, dice che la Crimea e il Donbass dovrebbero far parte dell’Ucraina ricevendo ampia autonomia. Bene, politici seri che vogliono ottenere un risultato e non si impegnano in autopromozione davanti agli elettori non possono proporre queste cose”.

Il ministro degli Esteri russo cita poi il collega italiano Luigi Di Maio, che “è entrato nello spazio mediatico, facendo così attivamente pubblicità all‘iniziativa in quattro punti: l’abbiamo solo letta, abbiamo letto che questa iniziativa può portare alla pace da tanto attesa“. Il capo della diplomazia di Mosca ha osservato che, secondo i media italiani, questa iniziativa può “non solo soddisfare Russia e Ucraina ma anche creare un nuovo processo di Helsinki, nuovi accordi sulla sicurezza” e che è “già stata sostenuta dai Paesi del G7 e dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres”. “Non so se questo sia vero o no”, ha concluso scettico Lavrov, ma “questo provocherebbe rammarico per il livello di comprensione che gli autori di questa iniziativa hanno della situazione e per la loro conoscenza dell’argomento, per la storia di questa questione”.

Nei giorni scorsi era stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha render noto di non aver “ancora visto” il piano italiano. “Speriamo che ci venga consegnato attraverso canali diplomatici e familiarizzeremo con esso”, aveva affermato.

Da parte sua, Medvedev aveva bocciato il piano definendolo basato su “fake”. “L’Occidente ha abbracciato il desiderio di creare ‘piani di pace’ che dovrebbero portare a una soluzione della crisi in Ucraina. E andrebbe bene se si trattasse di avanzare opzioni che almeno in qualche modo tengano conto della realtà. Ma questo è solo un puro flusso di coscienza”, ha scritto.

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