Guerra Russia – Ucraina: i Ministri degli Esteri si riuniscono a Torino

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Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, presiederà domani a Torino la riunione dei Ministri degli Esteri dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, inclusi i 27 membri dell’Unione Europea. La 132ma riunione del Comitato dei Ministri segnerà la conclusione del semestre di Presidenza italiana e il passaggio di consegne alla Presidenza irlandese.
L’incontro si svolgerà nel contesto dell’aggressione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, la quale, di conseguenza, è stata esclusa dall’Organizzazione.
La riunione offrirà ai ministri un’occasione per mostrare sostegno e solidarietà nei confronti dell’Ucraina e del suo popolo. I ministri potranno inoltre ribadire la loro unità verso i valori del Consiglio d’Europa: pace, democrazia, stato di diritto e diritti fondamentali, nonché la convinzione della necessità di una cooperazione multilaterale fondata su questi valori. Inoltre, definiranno le misure per rafforzare la capacità dell’Organizzazione nel portare avanti la sua missione in questo nuovo contesto politico.
La sessione, presieduta dal ministro Di Maio, fornirà ai ministri la possibilità di esaminare lo stato dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto sulla base del rapporto annuale della Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić. Allo stesso modo, discuteranno il ruolo che riveste l’Organizzazione nel risolvere conflitti e crisi in Europa e la sua cooperazione con l’Unione europea.
Inoltre, la sessione darà modo ai ministri di prendere decisioni sull’attività dell’Organizzazione in aree quali: intelligenza artificiale e criminalità informatica, libertà di espressione, lotta contro il discorso d’odio, monitoraggio del Consiglio d’Europa, in particolare una migliore protezione di diritti sociali, diritti fondamentali e ambiente, partecipazione delle organizzazioni della società civile e istituzioni nazionali dei diritti umani, giustizia riparatoria, cultura e patrimonio culturale, diritti dei minori, tutela dei diritti di donne e ragazze migranti, rifugiate e richiedenti asilo, e dialogo interreligioso.
Al termine della sessione ministeriale, l’Italia cederà la Presidenza del Comitato dei Ministri all’Irlanda.
Il Ministro degli Affari Esteri irlandese Simon Coveney presenterà le priorità della Presidenza del suo Paese. (aise) 




La Turchia ha bloccato l’avvio dei negoziati per Svezia e Finlandia nella Nato

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180006464 87e72dac 660a 4255 a649 104edfeb47b7La Turchia ha bloccato l’avvio dei negoziati in seno alla Nato per l’adesione di Finlandia e Svezia.

In una riunione riservata degli ambasciatori della Nato a Bruxelles, il rappresentante turco ha bloccato la votazione sulla loro richiesta di adesione, che era stata depositata ufficialmente al quartier generale della Nato nelle prime ore della mattinata.

L’incontro era stato convocato nella speranza di concordare un processo di adesione accelerato, ma a causa della posizione di Ankara, la procedura non è iniziata. L’ambasciatore turco ha chiarito che al momento non può dare il consenso all’avvio.

Progressi sulle richieste di adesioni alla Nato di Svezia e Finlandia saranno possibili solo se i due Paesi nordici “assumeranno passi concreti per venire incontro alle preoccupazioni della Turchia sulla sicurezza nazionale”, riferisce una nota della presidenza turca.

Il consigliere per la politica estera del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, oggi ha avuto colloqui con le controparti di Svezia, Finlandia, Germania, Gran Bretagna e gli Stati Uniti durante le quali è stata discussa la proposta di allargamento della Nato a Stoccolma e Helsinki, aggiunge la nota. “È stato sottolineato che, se le attese della Turchia non saranno soddisfatte, il progresso della procedura sarà impossibile”.

Erdogan chiede ai due Paesi nordici di consegnare i membri del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che la Turchia considera organizzazione terroristica, sul loro territorio e di ritirare l’embargo sulle vendite di armamenti.

agi.it




Draghi: “Sì a Finlandia e Svezia nella Nato”

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draghi finlandia afp“La richiesta di adesione di Finlandia e Svezia alla Nato è una chiara risposta all’invasione russa dell’Ucraina e alla minaccia che rappresenta per la pace in Europa, per la nostra sicurezza collettiva”. E’ quanto ha detto il premier Mario Draghi, rispondendo alle domande dei cronisti subito dopo le dichiarazioni congiunte alla stampa con il primo ministro finlandese, Sanna Marin, ricevuta questa mattina a Palazzo Chigi.

“L’Italia appoggia con convinzione la decisione della Finlandia così come quella della Svezia. Vogliamo velocizzare le procedure interne per rendere l’adesione effettiva nel più breve tempo possibile. E intendiamo sostenere la Finlandia e la Svezia in questo periodo di transizione”, ha aggiunto il presidente del Consiglio. Finlandia e Svezia “sono due Stati Membri dell’Unione Europea, che già cooperano strettamente con la Nato, della quale condividono i valori fondanti e di cui contribuiranno a rafforzare le capacità”.

“Nel 1995 la Finlandia è entrata a far parte dell’Unione Europea e da allora collaboriamo in modo molto stretto anche in questa sede. Nelle scorse settimane abbiamo mostrato grande unità nel condannare la Russia, sostenere l’Ucraina, cercare una soluzione negoziale alla crisi in corso. Intendiamo continuare a farlo, a partire dal Consiglio Europeo straordinario di fine mese”, ha affermato ancora, evidenziando che “i rapporti bilaterali sono eccellenti e negli ultimi anni hanno visto un progressivo rafforzamento, in particolare sul piano economico e commerciale. Auspico possano consolidarsi ulteriormente, soprattutto in settori innovativi come la farmaceutica, le biotecnologie, l’elettronica”.

ARMI A UCRAINA – “Vogliamo aiutare l’Ucraina a difendersi. L’abbiamo fatto in passato, lo faremo quando è necessario. Nella difesa dell’Ucraina, gli europei sono tutti insieme: siamo parte di una decisione presa dall’Unione Europea, siamo membri leali dell’Unione Europea”. Si tratta di una decisione che vedi gli Stati membri dell’Ue “tutti insieme, è una decisione dell’Unione europea e noi siamo membri leali dell’Ue”.

DIPLOMATICI ESPULSI – I 24 diplomatici italiani che verranno espulsi dalla Russia? “Anch’io ho avuto questa informazione pochi minuti fa. Non bisogna interrompere i canali diplomatici, è chiaro che si tratta di un atto ostile, non solo verso di noi ma anche verso l’Europa – sono stati espulsi anche diplomatici spagnoli, francesi – ma questo non deve portare all’interruzione dei canali diplomatici” perché è da lì “che si arriva alla pace”.

DIFESA EUROPEA – “Dobbiamo costruire una vera difesa europea, complementare alla Nato, per contribuire alla protezione dei nostri valori fondanti, delle nostre istituzioni. Questo è il momento delle scelte e vogliamo che l’Unione Europea scelga di essere protagonista”.

PNRR – “Dobbiamo muoverci per sostenere le famiglie e le imprese europee in questa fase di rallentamento” sottolinea Draghi. “Il Next Generation EU è una straordinaria occasione per riformare le nostre economie e mettere in campo gli investimenti necessari a renderle più eque, competitive, sostenibili. L’Italia è consapevole di questa sfida. Vogliamo muoverci con rapidità ed efficienza e utilizzare al meglio le risorse che abbiamo a disposizione”.

adnkronos.com




Ucraina, Russia: “Kiev si è ritirata da negoziati”

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kiev afp 0203“I negoziati non continuano, l’Ucraina si è di fatto ritirata dal processo negoziale”. Lo ha detto alla Tass il vice ministro degli Esteri russo Andrei Rudenko, sostenendo che da Kiev non è arrivata alcuna risposta alla proposta di trattato di pace presentata dalla Russia.

Pochi giorni fa era stato lo stesso presidente russo Vladimir Putin a dichiarare in un colloquio telefonico con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che i i negoziati tra Russia e Ucraina sono “essenzialmente bloccati da Kiev”. Mentre secondo il Financial Times, Putin non avrebbe più interesse a risolvere diplomaticamente la guerra, ma vorrebbe invece impadronirsi di quanto più territorio possibile.

PESKOV – I paesi occidentali “sono diventati stati ostili” e conducono “una guerra ibrida” contro la Russia. A dirlo è il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, intervenuto una conferenza nell’ambito della maratona della Società della conoscenza, scrive l’agenzia stampa russa di Stato Tass. Secondo Peskov, l’Occidente sembra irritato “dall’esistenza stessa della Russia” e “pronto a fare qualsiasi cosa per impedire alla Russia di vivere come vuole”.

“Questo è un guerra diplomatica, guerra politica, questi sono tentativi di isolarci nel mondo, questa è una guerra economica”- ha affermato Peskov – “Sì, li chiamiamo ancora sottovoce Stati ostili, ma direi che questi sono già Stati ostili, perché quello che stanno facendo è guerra”, ha sottolineato il portavoce del leader russo. E’ impossibile isolare “politicamente, economicamente e diplomaticamente” la Russia, ha continuato Peskov, dicendosi certo che Mosca “vincerà e raggiungerà tutti gli obiettivi”. Quanto al leader del Cremlino, Vladimir Putin sa dove sta guidando la Russia e “l’intero paese lo sostiene”.

Per la Russia questa è una “tempesta perfetta” che rappresenta il “momento della verità” per proteggere i propri interessi. E Peskov si è detto certo che il confronto con l’Occidente si concluderà con la formazione di un mondo in cui la voce della Russia sarà ascoltata. “Alla fine, sono convinto che qualsiasi guerra finisca in pace. E questo mondo sarà quello in cui la nostra voce sarà ascoltata, dove saremo a nostro agio, dove saremo al sicuro e dove staremo fiduciosi in piedi “, ha affermato.

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La Svezia chiede di entrare nella Nato. Putin “Mosca obbligata a rispondere”

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052659830 869ec000 9c82 4877 ac08 fa138acff0e6La premier svedese, Magdalena Andersson, ha annunciato ufficialmente che la Svezia farà domanda per aderire all’alleanza militare della Nato: “Informeremo la Nato che vogliamo unirci all’alleanza”. In Parlamento cercherà un ampio sostegno alla richiesta di adesione del Paese alla Nato, dopo che il suo Partito socialdemocratico al governo ha abbandonato l’opposizione di lunga data all’ingresso nell’Alleanza, sulla scia dei timori creati dall’invasione russa dell’Ucraina.

“Mi assicurerò che ci sia un ampio sostegno parlamentare alla domanda di adesione della Svezia e dopo prenderemo una decisione a livello di governo”, ha detto ieri Andersson in una conferenza stampa riportata dal Guardian.

La Svezia, ha detto, “ha bisogno delle garanzie di sicurezza che derivano dall’ingresso nella Nato. Se restassimo l’unico Paese nella regione fuori dalla Nato – ha avvertito Andersson – saremmo in una posizione molto vulnerabile”.

Il presidente francese Emmanuel Macron sostiene “pienamente” la decisione della Svezia di aderire alla Nato.

Lo ha dichiarato l’Eliseo commentando le dichiarazioni del primo ministro svedese, Magdalena Andersson: “Il presidente della Repubblica sostiene pienamente la decisione sovrana della Svezia di aderire rapidamente alla Nato”, ha reso noto la presidenza francese. Macron aveva già salutato con favore l’annuncio simile fatto il 12 maggio dalla Finlandia.

La premier finlandese, Sanna Marin ha twittato: “Porgo le mie più calorose congratulazioni alla Svezia e al Primo Ministro Magdalena Andersson per la decisione di presentare domanda di adesione alla Nato. La sicurezza nordica è una cosa comune per noi”.

Putin: Mosca obbligata a dare una risposta

L’espansione delle infrastrutture militari della Nato nei territori dei Paesi che aderiscono all’organizzazione spingerà la Russia a rispondere: lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin.

“Per quanto riguarda l’allargamento (della Nato), anche attraverso l’ammissione di nuovi membri nell’Alleanza, Finlandia e Svezia, vorrei sottolineare che la Russia non ha problemi con questi Paesi. E in questo senso, l’allargamento attraverso l’ammissione di questi Paesi non rappresenterà una minaccia immediata alla Russia“.

“Tuttavia, l’espansione delle infrastrutture militari in questo territorio solleciterà sicuramente la nostra risposta. E vedremo come sarà tale risposta a seconda delle minacce che ci porranno”. Putin ha parlato nel corso del vertice dell’Organizzazione del Trattato per la sicurezza collettiva (Csto nell’acronimo in inglese).

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L’ombra cupa della crisi che aleggia sul governo Draghi

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134135493 f5cdb709 be9e 45db bc1b dd31ff877917L’ombra di una crisi di governo aleggia sempre più cupa su Mario Draghi e i suoi ministri, complice la lunga serie di strappi e distinguo del Movimento 5 Stelle sulla questione delle armi da inviare in Ucraina, e non solo.

Ma se Giuseppe Conte e i suoi continuano a chiedere un voto e una discussione in Parlamento, giovedì il presidente del Consiglio si presenterà in Parlamento per riferire sullo stato dell’arte della crisi Ucraina, anche alla luce della fitta interlocuzione fra il premier e i partner internazionali.

Lo farà con la formula dell’informativa che non prevede voto né discussione fra i gruppi parlamentari. Se il M5s vorrà mettere al voto la linea del governo, quindi, occorrerà presentare una mozione, discuterla in conferenza dei capigruppo, calendarizzarla. Tempi lunghi. Il che, da una parte, potrebbe essere un vantaggio per il governo, che potrà prendere tempo sperando che la strada diplomatica alla soluzione della crisi finirà per essere quella battuta dai contendenti in campo.

Dall’altra, però, potrebbe allungare la scia di scontri e polemiche interne alla maggioranza, logorando il governo negli ultimi mesi di legislatura, quelli più delicati per una serie di dossier, a cominciare dal Pnrr e dalle riforme.

Per questa ragione il segretario dem tenta di raffreddare gli animi. “Io per quello in cui credo, per il modo di essere del mio partito, l’ultima cosa che temo è andare in Parlamento. Ci saremo giovedì prossimo, ascolteremo Draghi, interverremo. Ci saranno passaggi che richiedono dei voti? Li faremo”.

Arrivando a Sorrento per partecipare al Forum organizzato da Mara Carfagna, Enrico Letta appare sicuro sulla tenuta dell’esecutivo. “Non ho nessun dubbio che questo governo arriverà alla fine naturale della legislatura e che sia l’ultimo governo della stessa“, scandisce Letta con una rassicurazione che suona anche come un avvertimento. Come a dire: nessuno pensi di approfittarne per strappare un rimpasto e accontentare chi, all’interno dei partiti, reclama ruoli di primo piano. Insomma, se cade Draghi si va al voto, con tutto ciò che ne consegue per chi aspira a essere ricandidato in un parlamento a ranghi ridotti per il taglio dei parlamentari.

“Se ci fosse una crisi ora si andrebbe alle urne”, sottolinea Letta: “Ma arriveremo fino alla fine perché il Paese ha bisogno delle riforme chieste per il Pnrr, le abbiamo promesse”. Una linea che contrasta con i continui distinguo di Conte e dei suoi. Anche oggi, il presidente del M5s non ha mancato d’inviare un segnale al governo: “C’è’ una misura a me molto cara per il Mezzogiorno, da rendere strutturale, che invece è in scadenza: la decontribuzione per il Sud. Vorrei sapere il governo cosa ne pensa”.

Parole che sembrano rimarcare una distanza fra M5s ed esecutivo. Da parte del segretario Pd, gli ‘strappi’ di Conte e del M5s sono derubricati a “discussioni naturali in una fase di dibattito forte. Non sono minimamente infastidito da questo”, aggiunge Letta.

Nonostante questo, tuttavia, dal Nazareno viene segnalato che “rimangono tesi i rapporti con il M5s, anche dopo il duro confronto” fra Letta e Conte di pochi giorni fa. Letta, in ogni caso, è fermamente intenzionato a tenere il punto. E cioè: “Sostegno al popolo ucraino”, da parte del governo, come fatto finora. Dal Pd, infatti, spiegano che “se oggi si parla di negoziati è perché il popolo ucraino ha resistito anche quando i carri armati russi erano a trenta chilometri dalla capitale ucraina”.

Rimane la convinzione, in Letta, che alla fine si troverà “unità d’intenti” all’interno della maggioranza: “Io penso che sia un momento in cui qualunque governo e maggioranza vivrebbe delle tensioni, con il conflitto in corso dopo una pandemia, con effetti drammatici su economia. Sta a ciascuno di noi fare la sua parte per superarle. L’Italia ha una forte unità, mi sento di fare un appello perché questa forte unità delle forze politiche continui, con l’Italia protagonista nella ricerca della pace”.

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Doina Matei, che 15 anni fa uccise con un ombrello Vanessa Russo, non ha nulla: i 760 mila euro di risarcimento risarcimento li pagano i contribuenti

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Saranno i contribuenti a pagare i 760 mila euro di risarcimento alla famiglia di Vanessa Russo, uccisa 15 anni fa dalla romena Doina Matei.

Lo ha deciso la Corte di Appello di Roma che ha accolto il verdetto della Corte di Giustizia Europea che aveva rigettato il ricorso della presidenza del Consiglio dei Ministri.

Doina Matei aveva ucciso Vanessa Russo con un colpo della punta del suo ombrello che le era entrata nell’occhio sfondandole la scatola cranica. Il fatto era accaduto a Roma nella stazione della metropolitana Termini dopo una discussione tra le due donne che all’epoca avevano rispettivamente 21 e 23 anni.

Nel 2016 a Doina Mattei era stata concessa la semilibertà. A Venezia di giorno lavorava in una coop e di notte rientrava in carcere.

La rumena adesso non ha una dimora fissa ed è nullatenente. Quindi, secondo le norme della giustizia europea, sarà lo Stato italiano a pagare i 760 mila euro di risarcimento alla famiglia Russo.

foto ANSA

 




Mosca taglia l’elettricità alla Finlandia. Helsinki: “Possiamo farne a meno”. Putin gravemente malato di cancro?

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174338884 2b65369d 5afa 4842 aa62 205f4ff67d3fLa Finlandia è pronta a entrare nella Nato.  Helsinki accelera per un ingresso “senza indugio”. Domenica la decisione, ma Stoltenberg assicura: “L’adesione sarà rapida”.

E dopo la Finlandia anche la Svezia è pronta a presentare la domanda di ammissione lunedì prossimo.

Intanto la Russia minaccia di bloccare le forniture di gas da oggi. La risposta di Bruxelles è un piano per l’emergenza che si basa su “razionamento, solidarietà e tetto ai prezzi in caso di stop da Mosca”. Nella bozza del RePowerEu c’e’ anche la proroga della tassazione sugli extra profitti. Gazprom blocca l’export attraverso la Polonia. Stop al flusso Yamal-Europa. Si impennano i prezzi del gas. Le Borse europee in calo.

In Italia, al ritorno da Washington dove ha incontrato Biden, il premier Draghi ha riferito in Consiglio dei Ministri: “La guerra ha preso una nuova fisionomia e dobbiamo chiederci come costruire il futuro”. Ma la pace – sottolinea – è quella che vorranno gli ucraini”.

Il Capo dell’Intelligence di Kiev afferma che Putin è gravemente malato di cancro

Il presidente russo, Vladimir Putin, è gravemente malato di cancro e in Russia è già in corso un golpe per sostituirlo. Lo ha detto in una intervista a Sky News il capo dell’intelligence militare ucraina, generale Kyrylo Budanov. Quanto alla guerra, “ci sarà una svolta entro metà agosto e sarà finita entro la fine dell’anno”, ha aggiunto Budanov.

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L’economia russa non è stata scalfita granché dalle sanzioni occidentali

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133844450 5e27e248 86d7 435e 9eea fbb21fe0e967L’inefficacia delle sanzioni imposte dall’Occidente contro la Russia sta nei numeri della sua economia. Una lunga analisi dell’Economist testimonia che chi all’inizio di aprile si aspettava un rapido collasso dell’attività economica di Mosca è destinato a dover aspettare ancora a lungo.

L’economia reale, scrive il settimanale britannico, “si è rivelata sorprendentemente resiliente”. Certo, i prezzi in consumo sono balzati di oltre il 10% dall’inizio dell’anno sulla scia del deprezzamento del rublo, che ha reso più care le importazioni, e della ‘fuga’ di molte compagnie occidentali, che ha ridotto l’offerta.

Ma i dati “in tempo reale” stanno in gran parte tenendo. I consumi elettrici sono scesi solo di poco. E, secondo i numeri forniti da Sberbank, dopo un primo choc a marzo, i russi sembrano essere tornati allegramente a spendere in caffè, bar e ristoranti.

A fine aprile la banca centrale ha ridotto il tasso d’interesse chiave dal 17% al 14%, segnalando che il panico finanziario di febbraio si sta raffreddando. E a oggi le stime degli analisti, che si attendevano un crollo del Pil fino al 15% quest’anno, cominciano a sembrare eccessivamente pessimistiche.

D’altronde, ragiona l’Economist, la Russia aveva un’economia piuttosto “chiusa” anche prima dell’invasione in Ucraina e questo limita la portata dei danni che le sanzioni riescono a creare. Ma la ragione più forte del fallimento della strategia dell’Occidente è nelle fondamenta stesse dell’economia russa, basata saldamente sui suoi immensi giacimenti di combustibili fossili.

Dall’inizio della guerra, Mosca ha esportato combustibili fossili per almeno 65 miliardi di dollari, calcola il finlandese Centre for research on Energy and Clean air. Nel primo trimestre dell’anno gli incassi di Mosca dagli idrocarburi sono cresciute di oltre l’80% su base annua. Ogni giorno il Paese accumula circa un miliardo di dollari grazie al suo export energetico.

Nonostante Mosca abbia sospeso la pubblicazione delle statistiche sul commercio estero, alcuni numeri si possono ricavare dai dati diffusi dai suoi principali partner. Ad esempio, le esportazioni cinesi verso la Russia sono rimaste sostanzialmente stabili ad aprile, mentre le importazioni sono cresciute del 13%.

La Germania ha visto il suo export scendere del 62% e le importazioni contrarsi soltanto del 3%. The Economist calcola che, nel complesso, dal giorno dell’invasione dell’Ucraina, le importazioni russe si sono ridotte di circa il 44%, mentre le esportazioni sono cresciute di circa l’8%.

Al collasso dell’import hanno contribuito l’espulsione di Mosca dal sistema Swift per i pagamenti internazionali e l’iniziale deprezzamento del rublo, che ha peraltro largamente recuperato terreno. Ma le esportazioni hanno tenuto sorprendentemente bene, incluse quelle verso i Paesi occidentali che non hanno mai smesso di comprare petrolio e gas dal Cremlino.

Il risultato di tutto ciò è che, secondo gli esperti, il surplus commerciale russo potrebbe raggiungere livelli record nei prossimi mesi. L’Institute of international finance stima che l’avanzo corrente potrebbe arrivare a 250 miliardi di dollari, il 15% del Pil, oltre il doppio rispetto ai 120 miliardi di dollari registrati nel 2021.

Insomma, lamenta Claus Vistesen di Pantheon Macroeconomics, le sanzioni hanno finito per finanziare la guerra e la loro efficacia, osserva Elina Ribbakova dell’Iif, si sta sempre più indebolendo. Sullo sfondo resta il possibile blocco Ue alle importazioni di petrolio russo. Ma, al di là delle divisioni che ancora dilaniano l’Unione sul punto, anche fosse approvato immediatamente l’impatto dello stop comincerebbe a farsi sentire su Mosca soltanto a inizio 2023. A casse ampiamente riempite.

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Casa Bianca: “Sosterremo l’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato”

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214927654 601f29f7 70af 41c9 aa57 ea6173e56d3eIn una giornata, la 78/ma dall’inizio della guerra, senza grandi avanzamenti militari sul terreno, i ministri degli Esteri del G7 si incontrano in Germania per affrontare le prospettive di una crisi alimentare globale e proteggere i Paesi poveri dalle conseguenze del conflitto, che blocca le esportazioni di materie prime alimentari da quello che fino al 24 febbraio scorso era considerato il “granaio del mondo”.

Intanto, la Finlandia ha ufficializzato la sua candidatura all’adesione alla Nato, e l’Onu ha preannunciato un’inchiesta sui “crimini di guerra” commessi nelle scorse settimane.

Le sanzioni contro la Russia non porteranno la pace in Ucraina, porteranno solo a una crisi energetica, alimentare e finanziaria nel mondo. Lo ha affermato il vice rappresentante cinese alle Nazioni Unite, Dai Bing, in una riunione del Consiglio di sicurezza. “I bambini di tutto il mondo subiranno le conseguenze delle sanzioni”, ha aggiunto.

Mosca ha avvertito che sarà “costretta ad adottare misure di ritorsione” se Helsinki entrerà nell’Alleanza atlantica. “L’adesione della Finlandia alla Nato rappresenta un cambiamento radicale nella politica estera del Paese.

La Russia sarà costretta ad adottare misure di ritorsione, sia di tipo tecnico-militare che di altra natura, al fine di fermare l’insorgere di minacce alla sua sicurezza nazionale”, si legge in una nota del ministero degli Esteri.

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