La Svezia porta in dote alla Nato uno degli eserciti più avanzati al mondo

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105819301 3b02ecc3 5499 4bb2 b32e e91823265522Oggi la Svezia si definisce “superpotenza umanitaria“. In passato fu una delle più formidabili macchine militari d’Europa e, dopo la vittoria nella Guerra dei Trent’Anni, entrò in conflitto con la Russia per il predominio nel Nord.

Prevalse Mosca, che nel 1709, quando era zar Pietro il Grande, inflisse una dura sconfitta agli svedesi nella campagna di Poltava, per poi smembrare l’arcirivale un secolo dopo, strappandole la Finlandia.

Dal militarismo alla neutralità

Tramontate in via definitiva le antiche glorie, nel 1834 il re Gustavo XIV decise di proclamare formalmente lo status neutrale di Stoccolma. Uno status che si sarebbe rivelato flessibile quando necessario agli interessi strategici del Paese.

Se è vero che, sulla carta, la Svezia rimase neutrale durante entrambi i conflitti mondiali, nel secondo permise, nel 1941, alle forze tedesche di transitare attraverso il suo territorio fino al fronte finlandese per evitare che L’Armata rossa dilagasse fino ai suoi confini.

E in seguitò continuò a fornire materie prime al Terzo Reich ritenendolo, come fecero i Paesi baltici, un male minore rispetto alla minaccia di un’occupazione sovietica.

Questa ambiguità è stata rimproverata alla Svezia lo scorso aprile dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che, a proposito della possibile adesione alla Nato di Stoccolma, le ha rinfacciato di “trovarsi di nuovo dal lato sbagliato della storia”.

I russi hanno la memoria lunga e probabilmente a Zakharova, che ama i lunghi excursus storici, sarà venuta forse in mente anche Poltava, quando gli svedesi pugnarono a fianco dei cosacchi ucraini ribelli guidati da Ivan Mazeppa.

La politica di “difesa totale”

I destini di Stoccolma e Kiev tornarono a incrociarsi nel 2015, quando, a seguito dell’annessione russa della Crimea, la nazione scandinava decise di restaurare la sua antica politica di “difesa totale”, nella quale tutti i cittadini sono chiamati a difendere la patria in caso di attacco, una politica analoga a quella della Svizzera e della stessa Ucraina. Nel 2018 fu poi reintrodotta la coscrizione obbligatoria.

Se il personale attivo, diviso tra militari e paramilitari, è pari a 38 mila persone, quello disponibile in caso di necessità è quindi superiore ai 4 milioni.

Pur nel suo status neutrale, la Svezia è ogni tre anni la nazione guida di uno dei Gruppi tattici dell’Ue, quello nordico, ha partecipato per due volte a esercitazioni Nato e fa parte della Nordefco, gruppo di cooperazione che include anche Norvegia, Islanda, Finlandia e Danimarca e svolge, a sua volta, manovre congiunte.

Le eccellenze tecnologiche delle forze armate svedesi

L’esercitazione militare che gli svedesi ricordano meglio è però quella del 2005, quando, in un gioco di guerra contro gli americani, sconfissero la USS Reagan grazie a uno dei modernissimi sottomarini HMS Gotland. I sottomarini di questa classe sono ritenuti i più avanzati al mondo in campo di tecnologia ‘stealth’, settore dove Stoccolma è all’avanguardia.

Altre eccellenze svedesi sono poi le tecnologie radar e i droni, in particolare gli elicotteri Skeldar, in grado i trasportare fino a 40 chili restando in volo per 6 ore. 

Altro gioiello della corona svedese è poi il Gripen Jas 39E della Saab, un caccia multiruolo attrezzato per la guerra elettronica, molto più economico dei suoi pari stranieri e in grado di volare a velocità supersoniche senza postcombustori.

E il punto forte delle forze armate svedesi non è la Marina, che non ha né portaerei né cacciatorpediniere, ma proprio l’aviazione.

Sono poco più di 200 i velivoli in servizio attivo ma, secondo gli analisti, le risorse totali sarebbero molto più ingenti, contando anche i numerosi apparecchi in leasing ad altre nazioni, altro elemento chiave della strategia svedese: creare deterrenza mostrando il proprio impressionante stato dell’arte tecnologico.

agi.it




Ucraina, Draghi: “C’è bisogno di un piano Marshall”

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draghi mani afp“L’Ucraina ha bisogno di un piano Marshall per la ricostruzione”. Così il premier Mario Draghi in un passaggio del suo intervento all’Atlantic Council dove è stato insignito del Distinguished Leadership.

“L’invasione russa dell’Ucraina ha causato quello che chiamiamo un cambio di paradigma nella geopolitica. Ha rafforzato i legami tra l’Ue e gli Stati Uniti, ha isolato Mosca, ha sollevato profonde domande per la Cina. Questi cambiamenti sono ancora in corso, ma una cosa è certa: sono destinati a rimanere con noi per molto, molto tempo”, ha detto ancora il premier.

“Dobbiamo continuare a sostenere il coraggio degli ucraini, che combattono per la loro libertà e per la sicurezza di tutti noi. Dobbiamo continuare a infliggere costi alla Russia, muovendoci rapidamente con il nostro ultimo pacchetto di sanzioni. Ma dobbiamo anche fare tutto il possibile per raggiungere un cessate il fuoco e una pace duratura”, ha affermato il premier.

“Spetterà agli ucraini decidere i termini di questa pace e a nessun altro – ha ribadito -. Nel frattempo, dobbiamo prepararci per il mondo in cui vivremo domani. Dobbiamo essere pronti a continuare a stare con l’Ucraina molto tempo dopo la fine della guerra. La distruzione delle sue città, dei suoi impianti industriali, dei suoi campi richiederà un enorme sostegno finanziario. L’Ucraina avrà bisogno del proprio Piano Marshall, proprio come quello che ha contribuito alle relazioni speciali tra Europa e Stati Uniti. E dovremo garantire che le sue istituzioni democratiche rimangano forti, stabili, vivaci. L’Ucraina è nostra amica. L’Ucraina rimarrà nostra amica”.

La guerra in Ucraina “minaccia la nostra prosperità e la nostra sicurezza energetica. Ma come ha fatto tante volte nella sua grandiosa storia, l’Italia ha ripreso slancio e siamo pronti a fare la nostra parte con gli europei e con gli alleati transatlantici per andare oltre questo momento tragico e ripristinare la pace”, ha detto in un altro passaggio del suo intervento all’Atlantic Council dove è stato insignito del Distinguished Leadership.

“Le scelte che l’Ue deve affrontare sono brutalmente semplici. Possiamo essere padroni del nostro destino o schiavi delle decisioni degli altri”, ha quindi affermato. E ha snocciolato le sfide che il Vecchio Continente ha davanti a sé: “Dovremo razionalizzare la nostra spesa per la difesa, evitando inefficienze e duplicazioni; accelerare la transizione energetica; rilanciare la ripresa economica; affrontare le disuguaglianze di vecchia data e nuove. Queste trasformazioni radicali richiedono un cambiamento nelle nostre istituzioni e possono richiedere cambiamenti nei nostri Trattati fondatori. Dobbiamo ricordare l’urgenza del momento, l’entità della sfida. Questa è l’ora dell’Europa e dobbiamo coglierla. Ciò che mi rende ottimista è che sappiamo di non essere soli. In un momento di profondo cambiamento, alcune cose rimangono le stesse. Lo stretto rapporto tra l’Ue e gli Stati Uniti. Quel legame senza tempo che ci rafforza entrambi”.

adnkronos




L’Inter trionfa in Coppa Italia, 4-2 alla Juventus

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221350077 3925e241 e6f9 4775 b78c c3079acb72f0Al termine di una partita dalle mille emozioni, l’Inter batte la Juventus per 4-2 dopo i tempi supplementari alzando al cielo la Coppa Italia.

Dopo soli 7 minuti, alla prima occasione, sono gli uomini di Inzaghi a passare in vantaggio. Barella rientra al limite dell’area dalla sinistra, con la difesa avversaria che esce tardi, e conclude a giro sul secondo palo firmando un gran gol che vale l’1-0.

I bianconeri rispondono al 24′, quando Handanovic compie un miracolo deviando in corner una conclusione ravvicinata di Vlahovic dopo un assist di Dybala. Alla mezz’ora è De Ligt a provarci di testa da corner, ma Handanovic e’ ancora attento ad alzare sopra la traversa.

Dall’angolo seguente, Dybala va al tiro da ottima posizione dopo un rimpallo ma la sfera esce di un soffio. L’assalto di Chiellini e compagni meriterebbe miglior sorte, ma le due squadre vanno al riposo sull’1-0.

Il meritato pareggio arriva al 5′ della ripresa. Alex Sandro calcia con il sinistro dal limite trovando prima una deviazione di Morata e poi un intervento goffo di Handanovic, con la palla che rotola in fondo al sacco.

La gara si infiamma e due minuti dopo i piemontesi la ribaltano. Dybala avvia un contropiede e serve Morata che apre il campo per Vlahovic, che si invola verso la porta calciando prima addosso ad Handanovic e superandolo poi in seconda battuta sulla respinta. I campioni d’Italia in carica però non ci stanno e tornano a premere.

Al 32′ Dumfries crossa dalla destra, con Perisic che rimette in mezzo di testa per Martinez che finisce a terra dopo un tocco prima di Ligt e poi di Bonucci. L’arbitro assegna il rigore. Dal dischetto si presenta Calhanoglu che calcia alla perfezione sotto l’incrocio dei pali, siglando così il 2-2.

I 90 minuti terminano in parità: si va ai supplementari. Al 6′, De Ligt commette la seconda ingenuità della sua gara facendo fallo in area su De Vrij.

L’arbitro, dopo la revisione al Var, assegna un nuovo penalty. Questa volta è Perisic a presentarsi dagli 11 metri e a spiazzare Perin, firmando il 3-2.

È lo stesso croato a chiudere definitivamente la contesa al 12′ quando, a chiusura di un rapido contropiede, il suo pregevole mancino dal limite si infila sotto l’incrocio lontano per il 4-2. Nel secondo tempo non accade più nulla e l’Inter può così festeggiare il secondo titolo stagionale dopo la Supercoppa italiana conquistata lo scorso gennaio, sempre ai danni della Juventus.

agi.it




Dal 16 maggio via l’obbligo di mascherina sui voli dell’Unione Europea

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mascherina viaggio turismo aeroporto tagAmate viaggiare in aereo ma la vostra passione è stata frenata anche dall’obbligo di dover coprire naso e bocca con la mascherina anti Covid-19? Cercate di avere pazienza almeno per pochi giorni. Dal 16 maggio, infatti, sui voli che solcano i cieli dell’Unione europea cadrà infatti l’obbligo d’indossare il dispositivo di protezione. La notizia è stata data in un documento congiunto a firma dell’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea (Easa) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

I due enti informano, inoltre, che dal 16 maggio non sarà più obbligatorio indossare la mascherina nemmeno all’interno degli aeroporti. Easa ed Ecdc definiscono le misure per garantire la sicurezza sanitaria dei viaggiatori aerei e del personale dell’aviazione una volta che le compagnie aeree riprenderanno i normali orari dei voli a seguito della grave interruzione causata dalla pandemia.

LA MASCHERINA RIMANE UNA DELLE DIFESE MIGLIORI CONTRO IL COVID

L’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea ed il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie tengono però a sottolineare che il dispositivo di protezione rimane una delle difese migliori contro la trasmissione del Covid-19 e che il suo uso è fortemente raccomandato per le persone che tossiscono o starnutiscono e per tutte quelle classificate come ‘fragili’.

“Nonostante l’utilizzo obbligatorio della mascherina non sia più raccomandato per tutte le situazioni – ha affermato il direttore dell’Ecdc, Andrea Ammon – è importante tenere presente che, insieme al distanziamento fisico e a una buona igiene delle mani, la mascherina rimane uno dei metodi migliori per diminuire la trasmissione del virus“.

“I PASSEGGERI DEVONO COMPORTARSI RESPONSABILMENTE”

“Le regole e i requisiti degli Stati di partenza e di destinazione – ha continuato Ammon – dovrebbero essere rispettati e applicati in modo coerente e gli operatori di viaggio dovrebbero avere cura di informare tempestivamente i passeggeri di tutte le misure richieste“.

“Per i passeggeri e il personale di volo – ha aggiunto il direttore esecutivo Easa, Patrick Ky – è un grande passo avanti verso il ritorno alla normalità, ma i passeggeri devono comportarsi responsabilmente, rispettando le scelte di chi li circonda”. “Un passeggero che tossisce e starnutisce – ha infine sottolineato Ky – dovrebbe prendere in seria considerazione l’idea d’indossare una mascherina, per rassicurare quanti gli sono seduti accanto“, ha concluso.

ag. DIRE – www.dire.it




Genova: apre il Museo dell’Emigrazione Italiana

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11meiNapoli, Palermo, il Veneto. Sono tante le città che raccontano il fenomeno migratorio italiano. Ma alla fine, per ospitare la sede nazionale del MEI – Museo dell’Emigrazione Italiana, inaugurato oggi, 11 maggio, è stata scelta la città più rappresentativa, la città di Genova.
Genova, i suoi 5 milioni di nominativi d’italiani migrati (grazie al database CISEI) che hanno trovato fortuna dall’altra parte del mondo, il suo forte legame con il fenomeno, la vicinanza al Galata e al Museo del Mare. Questi i motivi per cui il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha scelto il capoluogo ligure per ospitare questo nuovo, grande e significativo polo museale dedicato al fenomeno storica ed attuale della partenza. E ricordare quelle storie “è il compito di un circuito museale dedicato alla navigazione, all’emigrazione – ha detto prendendo parola durante l’inaugurazione Nicoletta Viziano, Presidente del Mu.MA -. È un museo che è stato creato con gli italiani nel mondo. Non è un museo di Genova, ma di tutti gli italiani che si occupano di emigrazione. Di tutti gli italiani che se ne sono andati ma che continuano a tenere l’Italia nel proprio cuore. Un museo aperto, di tutti, la casa degli italiani che dal mondo vengono a scoprire la storia dei propri nonni che dall’Italia sono partiti”.
“Molti anni fa, la prima volta che sono andato a Ellis Island, a New York, e ho potuto incontrare le emozioni straordinarie che dà quel luogo, ho pensato subito al perché in Italia non ci fosse un museo come quello. Quindi abbiamo immaginato che l’Italia dovesse creare un luogo importante, all’altezza delle storie straordinarie dei nostri migranti”. A dirlo è stato il Ministro Franceschini nel messaggio che ha inviato per l’inaugurazione del MEI. “La scelta è caduta su Genova – ha aggiunto – per quello che ha rappresentato e quello che è ancora oggi per la storia dell’emigrazione. La creazione di un luogo unico, pieno di interattività che potrà far rivivere le speranze, i dolori, i sacrifici, le storie degli emigrati italiani che non possono essere dimenticate, che vanno ricordate e che vanno tramandate alle future generazioni. Un luogo importante per il Paese”.
“Quando un museo è dedicato all’emigrazione italiana, la memoria si salda al nostro presente, alla storia delle nostre origini, di cui siamo figlie e figli – ha spiegato poi Pina Picerno, vicepresidente dell’Europarlamento -. E noi siamo figlie e figli di processi migratori, di dolore e speranza, di disillusione e di ricerca di un posto migliore, di ricerca della felicità. Anche per questo, il MEI è un polo attivo di sentimenti che ci raccontano, forse più di qualsiasi altro trattato, il tema della nostra carta d’identità”.
“La parola più importante per descrivere questo progetto è condivisione – ha evidenziato nel suo intervento Paolo Masini, Presidente del Comitato di indirizzo del MEI -. Questo è un museo fatto di storie, partecipato anche dai tanti piccoli musei dell’emigrazione in Italia. Ma questo è un museo degli italiani nel mondo. È il vostro museo. Abbiamo realizzato più di 40 protocolli d’intesa con tutto il mondo, con tante Case Italia in giro per il globo, cercando di capire quale fosse il modo migliore per raccontare questa storia. Questa è la più grande operazione di memoria collettiva di questo paese. Il fenomeno dell’emigrazione è un fenomeno importante e credo che questa sia la casa di tutti. Questa sarà tappa fondamentale per il Turismo delle Radici. Ed ha anche un obiettivo pedagogico, con le scuole, poiché il fenomeno dell’immigrazione e dell’emigrazione è lo stesso ed è un fenomeno naturale”.
Marco Bucci, Sindaco di Genova, ha voluto dedicare questo progetto, a nome dei genovesi, “a tutti quelli che non sono di Genova. La nostra città ha una tradizione, ospitale. Ha accolto tutti quelli di passaggio e che sono andati via da questo paese. Vogliamo che da qui ci sia ricordo e speranza per il futuro”.
Il governatore ligure, Giovanni Toti, dal canto suo ha voluto specificare come “se Genova ha un’anima, e ce l’ha, questa è fatta da quelle banchine dove erano sedute le persone che stavano per andare dall’altra parte del mondo, o in terre lontane a commerciare, a portare la Repubblica Marinara prima, il Regno d’Italia dopo e la Repubblica italiana infine. Tutti coloro che sono andati via tenendo a cuore questa città. E il MEI non poteva che non essere qui, perché questo non è solo il MEI, ma è un museo che racchiude un pezzettino dell’anima di Genova. Ricordarsi la storia è una buona mappa per tracciare il proprio futuro”.
Il nuovo complesso museale si sviluppa su 3 piani divisi in 16 aeree, per una realtà avvincente, interattiva e multimediale dove conoscere e ripercorrere le tantissime storie delle migrazioni italiane, dall’Unità d’Italia (e ancora prima) alla contemporaneità. Il museo è in stretta relazione con il Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni e in particolare con il vicino Galata Museo del Mare, che ospita la sezione sui viaggi transoceanici “Memoria e Migrazioni” e la sezione sull’immigrazione, “Italiano anch’io”. Un museo avvincente e empatico, multimediale e interattivo, dove “fare esperienza”; l’ultima frontiera dell’innovazione nei musei. Vedere, ascoltare, imparare e mettersi alla prova, negli allestimenti scenografici di uno degli edifici medievali più antichi della città, che in origine dava ospitalità ai pellegrini. (l.m\aise) 




Biden: “Grazie a Draghi che ha unito Nato e Europa”

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210455266 1cb93bbf f6fb 4251 a152 68b1eb62205fItalia e Usa sono più unite che mai e se Putin pensava di dividerle ha fallito. È durato un’ora e quaranta minuti l’incontro tra il premier italiano, Mario Draghi, e il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Il presidente del Consiglio è arrivato alla Casa Bianca leggermente in anticipo rispetto al previsto ed è stato subito ricevuto dal presidente americano nello Studio Ovale.

È la prima visita ufficiale del capo del governo italiano a Washington, ma non è la prima volta che incontra Biden da quando ha assunto il suo incarico a palazzo Chigi: i due si erano visti lo scorso mese di ottobre, ma all’epoca non era ancora partita l’”operazione militare speciale” russa in Ucraina. Oggi siamo al 76esimo giorno del conflitto.

Sul tavolo, le ottime relazioni fra i due Paesi e la conferma della solidità dell’Alleanza atlantica. “Le nostre nazioni sono unite in modo forte, e la guerra le ha ulteriormente rafforzate”, ha sottolineato Draghi all’inizio dell’incontro.

La parola “unità” è stata più volte pronunciata dal premier italiano: “Siamo uniti ora nel condannare la guerra, nelle sanzioni, e nell’aiutare l’Ucraina come ci ha chiesto il presidente Zelensky”, ha ribadito Draghi, ricordando come “in Italia e in Europa la gente vuole vedere la fine di questo massacro e si chiede cosa poter fare per portare la pace”. E, ha aggiunto rivolgendosi a Biden, “sappiamo che possiamo contare sul vostro sostegno come amico sincero”.

Draghi ha sottolineato che bisogna ora assicurare “al più presto un cessate il fuoco, ottenere negoziati credibili. E dobbiamo continuare a lavorare insieme per abbassare il costo dell’energia, per evitare il rischio di risi alimentari nei Paesi poveri”.

Parole di apprezzamento le ha espresse anche Biden: “C’è una cosa che apprezzo di lei, il suo sforzo di unire la Nato e la Ue, e ci è riuscito. Era difficile credere che andassero di pari passo, era più probabile che si sarebbero divise ma lei è riuscito a farli andare di pari passo”.

Per il presidente Usa, “la cooperazione con l’Italia resta fondamentale”. “Lei è un buon amico e un grande alleato, avremo molte cose di cui parlare”, ha detto Biden in apertura del vertice. E i due, quasi all’unisono, hanno convenuto su un dato di fatto: “Putin voleva dividerci ma ha fallito. Siamo più uniti che mai”.

Un’unità che si è rafforzata anche in Europa. “Questa crisi porterà l’Unione europea a essere sempre più unita. Sappiamo di poter contare sul sostegno del presidente Biden un grande amico dell’Europa”, ha concluso Draghi, accolto da una Washington inondata dal sole.

agi.it




Bandiere Blu: ecco le località italiane premiate per il 2022

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102859309 7f51398a 90b0 4675 902c 4359ac31ef5dEcco, regione per regione e provincia per provincia, l’elenco dei 210 Comuni rivieraschi (mare e/o lago) che hanno ottenuto quest’anno la Bandiera Blu 2022 assegnata dalla Foundation for Environmental Education (FEE)

Piemonte

  • Provincia di VERBANO-CUSIO-OSSOLA: Cannobio e Cannero Riviera; provincia di NOVARA: Gozzano.

Lombardia

  • Provincia di BRESCIA: Gardone Riviera.

Trentino alto adige

  • Provincia di TRENTO: Bedollo, Baselga di Pine’, Pergine Valsugana, Tenna, Calceranica al Lago, Caldonazzo, Lavarone, Levico Terme, Sella Giudicarie, Bondone.

Liguria

  • Provincia di IMPERIA: Bordighera, Sanremo, Taggia, Riva Ligure, Santo Stefano al Mare, San Lorenzo al Mare, Imperia, Diano Marina
  • Provincia di SAVONA: Ceriale, Borghetto Santo Spirito, Loano, Pietra Ligure, Finale Ligure, Noli, Spotorno, Bergeggi, Savona, Albissola Marina, Albisola Superiore, Celle Ligure, Varazze
  • Provincia di GENOVA: Camogli, Santa Margherita Ligure, Chiavari, Lavagna, Sestri Levante, Moneglia;
  • Provincia di LA SPEZIA: Framura, Bonassola, Levanto, Lerici, Ameglia

Toscana

  • Provincia di MASSA – CARRARA: Carrara, Massa
  • Provincia di LUCCA: Forte dei Marmi, Pietrasanta, Camaiore, Viareggio
  • Provincia di PISA: Pisa
  • Provincia di LIVORNO: Livorno, Rosignano Marittimo, Cecina, Bibbona, Castagneto Carducci, San Vincenzo, Piombino, Marciana Marina;
  • Provincia di GROSSETO: Follonica, Castiglione della Pescaia, Grosseto

Friuli Venezia Giulia

  • Provincia di GORIZIA: Grado
  • Provincia di UDINE: Lignano Sabbiadoro

Veneto

  • provincia di VENEZIA: San Michele al Tagliamento, Caorle, Eraclea, Jesolo, Cavallino Treporti, Venezia, Chioggia;
  • Provincia di ROVIGO: Rosolina, Porto Tolle

Emilia Romagna

  • Provincia di FERRARA: Comacchio;
  • Provincia di RAVENNA: Ravenna, Cervia
  • Provincia di FORLI’ – CESENA: Cesenatico, San Mauro Pascoli
  • Provincia di RIMINI: Bellaria Igea Marina, Riccione, Misano Adriatico, Cattolica.

Marche

  • Provincia di PESARO – URBINO: Gabicce Mare, Pesaro, Fano, Mondolfo
  • Provincia di ANCONA: Senigallia, Ancona, Sirolo, Numana
  • Provincia di MACERATA: Porto Recanati, Potenza Picena, Civitanova Marche
  • Provincia di FERMO: Fermo, Altidona, Pedaso
  • Provincia di ASCOLI PICENO: Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto.

Abruzzo

  • Provincia di TERAMO: Martinsicuro, Alba Adriatica,Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi
  • Provincia di PESCARA: Pescara
  • Provincia di CHIETI: Francavilla al Mare, Fossacesia,Vasto, San Salvo
  • Provincia di L’AQUILA: Villalago, Scanno.

Molise

  • Provincia di CAMPOBASSO: Campomarino.

Lazio

  • Provincia di ROMA: Trevignano Romano, Anzio
  • Provincia di LATINA: Latina, Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Fondi, Sperlonga, Gaeta, Minturno.

Campania

  • Provincia di NAPOLI: Vico Equense, Piano di Sorrento, Sorrento, Massa Lubrense, Anacapri
  • Provincia di SALERNO: Positano, Capaccio, Agropoli, Castellabate, Montecorice, Pollica, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola, Camerota, Ispani, Vibonati

Basilicata

  • Provincia di POTENZA: Maratea
  • Provincia di MATERA: Bernalda, Pisticci, Policoro, Nova Siri

Puglia

  • Provincia di FOGGIA: Rodi Garganico, Peschici, Zapponeta
  • Provincia di BARLETTA – ANDRIA – TRANI: Margherita di Savoia, Bisceglie
  • Provincia di BARI: Polignano a Mare, Monopoli
  • Provincia di BRINDISI: Fasano, Ostuni, Carovigno
  • Provincia di TARANTO: Castellaneta, Maruggio, Ginosa
  • Provinciadi LECCE: Melendugno, Castro, Salve, Ugento, Nardò.

Calabria

  • Provincia di COSENZA: Tortora, Praia a Mare, San Nicola Arcella, Santa Maria del Cedro, Diamante, Roseto Capo Spulico, Trebisacce, Villapiana
  • Provincia di CROTONE: Ciro’ Marina, Melissa, Isola di Capo Rizzuto
  • Provincia di CATANZARO: Sellia Marina, Soverato
  • Provincia di VIBO VALENTIA:Tropea
  • Provincia di REGGIO CALABRIA: Caulonia, Roccella Jonica, Siderno.

Sicilia

  • Provincia di MESSINA: Alì Terme, Roccalumera, Furci Siculo, Santa Teresa di Riva, Lipari, Tusa
  • Provincia di AGRIGENTO: Menfi
  • Provincia di RAGUSA: Modica, Ispica, Pozzallo, Ragusa.

Sardegna

  • Provincia di SASSARI: Badesi, Castelsardo, Sorso, Sassari, Santa Teresa Gallura, Aglientu, Trinità d’Agultu e Vignola, La Maddalena, Palau, Budoni
  • Provincia di ORISTANO: Oristano
  • Provincia di NUORO: Tortolì, Bari Sardo
  • Provincia di CAGLIARI: Quartu Sant’Elena
  • SUD SARDEGNA: Sant’Antioco.



Il presidente francese Macron propone una Comunità politica europea

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183820111 d42f4527 a567 47b5 a63a 40fa89779b87L’Europa dev’essere all’altezza dei tempi. Lo chiedono i suoi cittadini. E per farlo deve cambiare le proprie regole, a partire dal vincolo dell’unanimità in Consiglio. E, in generale, dei Trattati che spesso finora l’hanno resa un gigante dai piedi d’argilla. Dovrà inoltre allargarsi, aprirsi ai Paesi che vorranno farne parte ma dovrà farlo in modo più celere, senza per forza passare dall’odissea del processo di adesione.

Ma questa rivoluzione è tutt’altro che semplice. I leader delle istituzioni europee, riuniti a Strasburgo per la cerimonia conclusiva della Conferenza sul Futuro dell’Europa, davanti ai cittadini che dopo un anno di lavoro partecipativo hanno presentato 49 proposte e 300 raccomandazioni su come realizzarle, hanno aperto le porte a tutte le riforme necessarie.

Von der Leyen: “I trattati si cambiano, se necessario”

Allo stesso tempo, però, ben tredici Stati dell’Unione (su ventisette) hanno firmato una lettera in cui chiariscono che l’Europa attuale “funziona così com’è” e non ha bisogno di “tentativi spericolati e prematuri” per cambiarne i trattati. “Il punto è che ci avete detto dove volete che vada questa Europa. E ora spetta a noi prendere la strada più diretta per arrivarci, o usando tutti i limiti che possiamo fare all’interno dei Trattati, oppure, sì, cambiando i Trattati se necessario”, ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo discorso.

“Ho sempre sostenuto che il voto all’unanimità in alcuni settori chiave semplicemente non ha più senso se vogliamo essere in grado di muoverci più velocemente. O che l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo maggiore, ad esempio nella salute o nella difesa, dopo l’esperienza degli ultimi due anni. E dobbiamo migliorare il modo in cui la nostra democrazia funziona su base permanente. Voglio essere chiara che sarò sempre dalla parte di coloro che vogliono riformare l’Unione europea per farla funzionare meglio“, ha aggiunto.

Macron: “Ue indipendente ed efficace”

Completamente schierato con von der Leyen anche il capo dell’Eliseo, Emmanuel Macron, presidente di turno dell’Unione. L’Ue chiesta dai cittadini, secondo Macron, si basa su due requisiti: “indipendenza ed efficacia” e non solo in tempi di crisi e di guerra, ma sempre.

“Essere efficaci significa decidere rapidamente in modo unito, saper investire massicciamente nei posti giusti, non lasciare nessuno sul ciglio della strada, cioè essere europei. Di fronte a questo, dovremo anche riformare i nostri testi, è ovvio. Voglio chiarire oggi che uno dei percorsi di questa riforma è la convocazione di una convenzione di revisione del Trattato. E’ una proposta del Parlamento europeo, e sono d’accordo. Sono favorevole”, ha detto Macron.

Il significato del 9 maggio

Con la promessa di affrontare la questione “con la necessaria audacia e libertà” con i leader dei 27 Stati membri al vertice previsto per il 23 e 24 giugno. Dovrà quindi convincere i tredici che si sono già detti contrari, tra cui Polonia, Romania, Finlandia, Svezia e Ungheria. Il 9 maggio di Strasburgo, in cui si celebra la Giornata dell’Europa, non poteva non essere condizionato dal 9 maggio di Mosca.

“Due volti molto diversi” dello stesso giorno, ha affermato Macron. A Mosca “il desiderio di mostrare forza, intimidazione e un discorso decisamente guerriero” del presidente Vladimir Putin. Invece a Strasburgo “l’associazione di cittadini, parlamentari nazionali ed europei” per “pensare al futuro” del Continente.

“Questo progetto di pace, stabilità, prosperità, aggiungerò oggi di giustizia sociale e ambizione ecologica, è un progetto che dobbiamo continuare a completare, per renderlo più democratico, più unito e sovrano”, ha esortato Macron. E non può non farne parte l’Ucraina. Anche al costo di trovare una nuova collocazione considerato che “il processo di adesione di Kiev potrebbe richiedere anni o addirittura decenni”.

Per questo Macron ha proposto la creazione di una “Comunità politica europea” che “permetterebbe alle nazioni europee democratiche che aderiscono alla nostra base di valori di trovare un nuovo spazio per la cooperazione politica, la sicurezza, la cooperazione energetica”. “Farne parte non pregiudicherà la futura adesione all’Unione europea, nè sarebbe chiusa a coloro che l’hanno lasciata”, ha spiegato Macron porgendo la mano anche alla Gran Bretagna.

da agi.it




Mattarella: “Guerra brutale scatenata dalla Russia”

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073110094 f5accf08 50c8 4a03 8ae2 6e6114f627c2“In queste giornate, caratterizzate dalla violenza e dalla brutalità della guerra scatenata dalla Federazione Russa nei territori dell’Ucraina, non possiamo fare a meno di ricordare in particolare i soldati italiani vittime della Seconda guerra mondiale”. A dirlo è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero in occasione della 93esima adunata nazionale degli Alpini, a Rimini.

“Alla loro memoria, al loro sacrificio e a quello di tutti i caduti delle nostre Forze Armate, ai sentimenti di pace che maturarono dolorosamente – rileva ancora il Capo dello Stato – in quel conflitto e che ci hanno restituito un’Europa priva di guerre per oltre mezzo secolo, dedichiamo questo giorno, insieme all’augurio più intenso per il successo dell’evento”.”L’Associazione Nazionale Alpini celebra a Rimini la 93esima adunata nazionale, nella conferma del contributo straordinario sempre offerto, dalla sua fondazione, alle attività di volontariato, con quei sentimenti di fratellanza e solidarietà che hanno caratterizzato la presenza delle Penne Nere sul territorio. Le muove un forte sentimento di appartenenza mai venuto meno, con saldi legami tra i membri dell’associazione, risorsa preziosa anche nell’ambito del sistema della Protezione Civile della Repubblica”. Scrive ancora il Presidente della Repubblica.

“Alpini impegnati anche contro la pandemia”

“Gli Alpini in servizio e in congedo – riprende Mattarella – hanno partecipato, a buon titolo, alle iniziative di contrasto alla pandemia, collaborando con le articolazioni del Servizio Sanitario Nazionale e le istituzioni locali. L’occasione della sfilata di Rimini sarà un’opportunità per esprimere l’affetto e l’apprezzamento che l’intero Paese nutre nei loro confronti”.

“Tappa alla memoria della Storia del corpo”

“L’adunata nazionale rappresenta, altresì, tappa della memoria della storia del Corpo, che tanta parte ha avuto nella realizzazione dell’unità nazionale, dalle battaglie sull’Ortigara, a Caporetto, al Monte Grappa. Rivolgo il mio pensiero a quanti ‘sono andati avanti’ e rendo omaggio al labaro dell’A.N.A., testimone della dedizione e del coraggio degli Alpini. In queste giornate, caratterizzate dalla violenza e dalla brutalità della guerra scatenata dalla Federazione Russa nei territori dell’Ucraina – ricorda il Capo dello Stato – non possiamo fare a meno di ricordare in particolare i soldati italiani vittime della Seconda guerra mondiale”.

“Alla loro memoria, al loro sacrificio e a quello di tutti i caduti delle nostre Forze Armate, ai sentimenti di pace che maturarono dolorosamente in quel conflitto e che ci hanno restituito un’Europa priva di guerre per oltre mezzo secolo, dedichiamo questo giorno, insieme all’augurio più intenso per il successo dell’evento», conclude.

agi.it




“Un negoziato è possibile, ma si aspetta Putin e il 9 maggio”

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134458550 8c81c402 6473 41d3 bb08 6bf46e4e34baL’Italia è uno dei Paesi che “crede in una possibile soluzione diplomatica” alla guerra in Ucraina, e anche se “siamo ancora nel pieno del conflitto, potrebbero aprirsi finestre di opportunità e noi potremmo cercare di dare un nostro contributo per cercare di riavviare il percorso negoziale”. Lo ha spiegato all’AGI, in un colloquio dal suo ufficio all’ambasciata italiana a Kiev, l’ambasciatore Pierfrancesco Zazo, uno dei primi rappresentanti diplomatici a fare ritorno nella capitale dopo il ritiro dei russi e dopo che, all’inizio del conflitto, era stato fra gli ultimi a lasciarla.

Il primo passo, ha osservato, “dovrebbe essere il cessate il fuoco, e poi un possibile accordo di pace, come più volte evidenziato dal ministro Di Maio”.  L’Italia – ha ricordato – è uno dei Paesi, con Usa, Regno Unito, Francia, Germania, Polonia e Turchia, che ha dato la sua disponibilità a fungere da garante se ci dovesse essere l’accordo”.

Grazie alle buone relazioni bilaterali che Roma aveva prima della guerra sia con Kiev che con Mosca, l’Italia è stata da subito candidata a un ruolo diplomatico nella crisi: “E’ stato riconosciuto all’Italia di avere la predisposizione di capire i diversi punti di vista e la capacità di trovare un punto di contatto. Quando è iniziata la guerra, il ministro era appena stato a Kiev e Mosca. Ci chiesero di farci portavoce con il Cremlino delle conseguenze catastrofiche che avrebbe avuto una escalation”, ha spiegato l’ambasciatore.

L’apertura del presidente Zelensky, che ha ipotizzato un ritiro russo alle posizioni precedenti il 24 febbraio, secondo Zazo “è importante e indicativa del suo desiderio di fermare la guerra” anche se “è difficile per gli ucraini cedere sul Donbass”.

Sul tema della neutralità rispetto all’Alleanza atlantica, dovrà andare di pari passo con una prospettiva concreta di ingresso nell’Unione europea, ma la questione delle garanzie si è invece fatta “particolarmente complessa” e, ha spiegato Zazo, “gli ucraini vorrebbero che fra i Paesi garanti ci fosse anche la Cina”, che invece per ora ha mantenuto toni prudenti.

Il primo obiettivo è il cessate il fuoco

“E’ una sfida molto importante in questo contesto, ma noi crediamo veramente in una soluzione negoziale, nonostante le obiettive condizioni di difficoltà e il fatto che più si va avanti e più la situazione si incancrenisce. Per ora prevale una componente emotiva, e molto dipenderà da che cosa succederà nei prossimi giorni in Russia”.

“Dobbiamo evitare l’escalation, e il primo obiettivo è il cessate il fuoco”. L’Onu, che ieri ha adottato all’unanimità dei Paesi del Consiglio di sicurezza il primo documento in cui auspica una soluzione pacifica alla crisi, “ha incontrato qui difficoltà enormi per riuscire a realizzare i corridoi umanitari. Ho incontrato l’inviato speciale per la crisi,  Amin Awad, che ha avuto lo stesso ruolo in Siria e ha detto che i problemi nel riuscire a organizzare i corridoi sono gli stessi, al di là degli aspetti politici”.

Si attende il 9 maggio

Ora però gli occhi sono tutti puntati sul 9 maggio e su quello che la Russia sta preparando in vista del  Den’Pobedy o giorno della vittoria (sul nazismo alla fine della Seconda guerra mondiale ndr): “E’ difficile fare previsioni – ha spiegato Zazo – al momento siamo nel pieno dell’intensificazione del conflitto, i russi cercano di impadronirsi dell’intero Donbass e della fascia costiera sul Mar Nero. Ma vediamo una forte resistenza ucraina, e alla vigilia del 9 maggio possiamo dire che quegli obiettivi minimi che Mosca puntava a raggiungere probabilmente non verranno conseguiti”. Ora “gli Ucraini parlano solo di resistenza armata, perché, pensano ‘più resistiamo e più siamo in posizione di forza’”.

Ma il Paese è in attesa “della prossima mossa di Putin: per il 9, gli scenari sono vari, una mobilitazione generale o il proseguimento delle attività militari in modo meno intenso”. I negoziatori ucraini, ha spiegato ancora Zazo, “hanno riferito della sensazione che le controparti russe non avessero mandati precisi dal presidente. L’unico progresso può venire da un colloquio diretto fra i presidenti, come ha proposto Zelensky in diverse occasioni”.

Una iniezione di fiducia all’Ucraina è derivata dal “fatto di essere riusciti a salvare Kiev” oltre che “dal grande sostegno dei Paesi occidentali”.

Kiev e l’appoggio dell’Italia

Dell’Italia, l’Ucraina apprezza particolarmente “non solo il fatto che sosteniamo le sua aspirazioni europee, ma anche gli sforzi del governo italiano per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico e la grande generosità nell’accoglienza dei rifugiati”.

Zazo, che a Kiev aveva già lavorato come primo consigliere, 20 anni fa, ed è sposato con una signora ucraina (russofona), fin dal suo arrivo come ambasciatore all’inizio del 2021 ha notato un cambiamento profondo nella società del Paese.

“Una delle cose che più mi ha colpito – ha spiegato – è che ora i giovani guardano a occidente, parlano inglese: il processo di desovietizzazione è stato molto rapido. Vent’anni fa l’Ucraina era divisa a metà: nella parte russofona, a Est, i partiti filorussi erano ancora molto forti. Ora si continua a parlare russo, non è vero che ci sia una discriminazione, ma anche i russofoni si sentono ucraini. Con la guerra nel Donbass, e, prima ancora, con le rivoluzioni arancione e Maidan, e grazie a 30 anni di indipendenza, la Russia ha perso il cuore degli ucraini.

La riapertura dell’ambasciata

All’ambasciata italiana, l’attività non si è mai interrotta: fra gli ultimi a lasciare Kiev dopo l’inizio dell’attacco russo e fra i primi a tornarci dopo il ritiro delle forze di Mosca dal Nord del Paese, l’ambasciatore Pierfrancesco Zazo ha lavorato per un mese e mezzo da Leopoli.

“Riposizionarsi a Leopoli è stata una scelta giusta – ha detto – Assieme al collega francese abbiamo avuto una posizione privilegiata per il mantenimento dei contatti con gli esponenti del governo e del parlamento ucraini, che viaggiavano spesso da Kiev. Ora che siamo tornati, dando immediatamente seguito a una nota verbale con cui invitavano i diplomatici a fare ritorno nella capitale, abbiamo rafforzato i già ottimi rapporti con il governo e le forze politiche, sottolineando la nostra solidarietà e vicinanza”.

Ma un altro punto importante, ha sottolineato l’ambasciatore, è che “riaprire l’ambasciata significa credere nell’azione diplomatica”; e, ancora, “rafforzare i rapporti economici”.

L’Italia, ha spiegato Zazo, “è la terza economia europea, la seconda industria manifatturiera con un sistema economico per certi versi complementare a quello ucraino e potrà svolgere un ruolo importantissimo negli sforzi di ricostruzione del Paese”.

Roma “sostiene le  aspirazioni europee dell’Ucraina e una crescente integrazione economica ucraina nell’Unione europea potrebbe avere aspetti positivi per l’Italia: è un Paese che dispone di risorse umane qualificate, di un’ampia disponibilità di materie prime e minerali rari, non solo nel Donbass, e di grandi potenzialità nel settore agroindustriale”.

ag.it