Quaranta italiani sono intrappolati a Kherson: “Aiutateci a scappare da qui”

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173312750 21624b64 9722 4820 b3fb 6ed0cebb0db5AGI – “Probabilmente la Farnesina lo starà già facendo, ma vorrei chiedere a chi può di mettersi in contatto con i russi per negoziare un corridoio umanitario per farci uscire da qui, noi non vogliamo questa guerra, quasi tutte le persone qui, questa guerra non la vogliono. Chi vuole lottare che lo faccia ma chi la guerra non la vuole che sia libero di andare via. Per favore fateci uscire”. A parlare è Giovanni Bruno, 35 anni, giovane di Pozzallo, sposato con una donna ucraina di 33 anni, e padre di una bimba di 22 mesi. Era andato a Kherson a fare visita ai parenti di sua moglie. E lì è rimasto, “prigioniero” della guerra. Lui è un marittimo. “Quando mi imbarco, mia moglie torna dai suoi genitori. Questa volta siamo venuti tutti insieme a Kherson; l’intenzione era di accompagnarla e io poi sarei tornato in Italia per l’imbarco; non ci saremmo mai aspettati di trovarci ad affrontare una situazione simile”.

La città è sotto il controllo dell’esercito russo. “I russi non fanno entrare e uscire nessuno dalla città che è circondata. Non stiamo male di salute ma i supermercati sono totalmente vuoti. Mia moglie ha finito le medicine per la tiroide e in farmacia non arrivano. Tutto chiuso, non entra e non esce nulla. Stiamo cercando di andarcene in qualunque modo ma finora non ci siamo riusciti”.

Aspettano, giorno dopo giorno che qualcosa si smuova, hanno provato a uscire dalla città, sono stati fatti tornare indietro. “Qui la situazione è degenerata già nel pomeriggio del primo giorno. Non siamo riusciti a uscire dalla città. L’unico modo per portarci via da qui è parlare con i russi – dice Giovanni – come hanno fatto la Turchia, l’Azerbaijan, Kazakistan e il Vietnam, a quanto ne sappiamo, e come dicono fonti russe, anche gli Stati Uniti. Se la Farnesina non riuscirà a contrattare con la Russia per i corridoi umanitari, non riusciremo mai a uscirne vivi da qua”.

I contatti con l’unità di crisi della Farnesina ci sono e gli italiani attendono notizie giorno dopo giorno. “Siamo in contatto con l’unità di crisi della Farnesina; hanno creato un gruppo di italiani a Kherson, siamo una quarantina quelli tra italiani, coniugi, figli che vogliamo scappare ma ancora la situazione non si sblocca. La strada per uscire, e in questo hanno ragione, è piena di combattimenti tra russi e ucraini ma non ci dicono a che punto sia la situazione, se stanno contrattando o meno con i russi”.

Giornate lunghe e angoscianti. “Ogni giorno appena ci svegliamo usciamo a cercare cibo. Ogni tanto arriva qualcosa di fresco, ci sono camion che vendono patate, cipolle, e poi ci richiudiamo dentro casa stando sempre attenti”. La madre di una donna ucraina sposata con un italiano sta molto male, è una malata oncologica grave, il resto della piccola comunità italiana vive le stesse angosce di Giovanni e della sua famiglia. Angosce che si moltiplicano anche all’idea di lasciare in Ucraina parte della famiglia che per la “legge marziale che c’è qui, non potrà abbandonare il paese. Mio suocero ha meno di 60 anni. Da qui non lo faranno partire. Aiutateci. Chi può si attivi per i corridoi umanitari, fateci uscire da qui”.




Assalti ai supermercati e file ai distributori, è vera psicosi tra i consumatori per la guerra

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150539179 4becb997 3549 44c9 b58c a6dece94d483AGI – Gli aumenti ormai quasi quotidiani di tutte le materie prime e gli scioperi previsti nel settore dell’autotrasporto sono alla base di una psicosi che si registra ormai in diverse regioni. Da Nord a Sud, infatti, è scattata nuovamente la corsa, in alcuni casi un vero e proprio assalto, a supermercati e stazioni di rifornimento.

Il nuovo ‘allarme’ tra la popolazione ha motivazioni diverse: da una parte la preoccupazione per l’annunciato blocco degli autotrasportatori, con una prima giornata di sciopero in programma per lunedì 14 marzo; dall’altra l’incubo che la guerra in atto in Ucraina possa porre limitazioni all’arrivo di alcuni prodotti.

Tutto questo incide poi su una terza motivazione, ancora più sentita dagli utenti, il vertiginoso aumento dei prezzi al consumo.

Le segnalazioni di una vera e propria psicosi si moltiplicano in diverse regioni. Nelle ultime ore è toccato alla Sardegna, ma situazioni analoghe si registrano a macchia di leopardo in tutta Italia. Tra i beni difficili da trovare c’è innanzitutto il pellet, necessario per alimentare stufe e caldaie. Questo prodotto ha una distribuzione che proviene da diversi Paesi, ma in effetti c’è un collegamento con i mancati arrivi dall’Europa dell’Est a causa della guerra.

Situazione simile per l’olio di semi: molte catene di supermercati hanno imposto un limite per l’acquisto di questo prodotto, fissando un tetto di due bottiglie a persona. Anche in questo caso, l’Ucraina è uno dei maggiori fornitori per l’olio di semi di girasole che troviamo nei nostri supermercati. Eppure, dalle stesse catene della grande distribuzione trapela fiducia e le scorte sembrano non mancare almeno per alcuni giorni. Rassicurazioni che, evidentemente, non sono bastate per bloccare la corsa alla spesa.

Ad incidere notevolmente su questo fenomeno c’è anche il continuo aumento dei prezzi. I prodotti di prima necessità hanno evidenziato aumenti fino al 100% per la farina, ad esempio, ma a preoccupare molto i consumatori sono i prezzi di carburante, energia elettrica e gas. Questo ha spinto molti utenti a mettersi in fila davanti alle stazioni di servizio.

In Calabria e Puglia, ad esempio, sono molte quelle che hanno esposto cartelli con “carburante esaurito”, ma anche in questo caso le segnalazioni riguardano tutta Italia. Il caso Sardegna: oltre tremila chilogrammi di pasta sono stati venduti in meno di otto ore nei due punti vendita Conad di Alghero (Sassari).

È uno degli effetti della psicosi da scorte che dal 9 marzo sera ha investito l’isola. Farine, zucchero, caffé, pasta, cereali di ogni tipo, passata di pomodoro e acqua sono i beni di prima necessita’ spariti per primi dagli scaffali dei supermercati presi d’assalto per superare un paventato blocco dei trasporti.

L’annuncio dello sciopero degli autotrasportatori, previsto per lunedì prossimo, e una catena di messaggi whatsapp che invitava a fare scorte di beni di prima necessità e acqua, hanno scatenato il panico e creato file fuori dai supermercati.

Il gruppo Conad che gestisce i punti vendita di Alghero, Ittiri, nel Sassarese, Muravera e Villasimius nel Sud Sardegna, e Cabras (Oristano) ha registrato l’aumento delle vendite dei beni di prima necessità indistintamente da nord a sud dell’isola.

“Abbiamo tranquillizzato i nostri clienti”, spiegano all’AGI i titolari del gruppo Conad Medigest. “La situazione è sotto controllo, i prodotti ci sono e ci hanno assicurato che le merci verso la Sardegna continueranno a viaggiare. Le bufale che hanno girato via whatsapp hanno generato un traffico continuo all’interno del negozio. Come in lockdown, anche questa volta sono andati via principalmente beni di prima necessità e a lunga scadenza. Abbiamo richiamato del personale extra per sopperire e garantire l’ordine tra gli scaffali e laddove possibile il ripristino, ma con il negozio pieno non è stato possibile farlo in maniera completa e ordinata”.

 

L’assalto agli scaffali in poche ore, regolarmente registrato e postato su tutti i social, non ha fatto che confermare ciò che l’allarme lanciato dai messaggi whatsapp aveva innescato. “Il lievito di birra questa volta è stato sostituito dall’olio di semi perché dall’Ucraina hanno bloccato le esportazioni”, commentano i clienti in fila alla cassa.

Le foto incredule di coloro che per caso si trovavano al supermercato hanno generato altro panico: i beni scarseggiano davvero. In realtà, i magazzini hanno le scorte necessarie. “Non ci sono e non ci saranno problemi di mancanza di merce negli scaffali” rassicura sui social il gruppo di supermercati Isa.

“L’assalto in massa ha generato caos, perché le turnazioni sono organizzate e regolate su un flusso di clientela determinato in base ai giorni della settimana”, spiega un dipendente. “Una moltitudine di questo tipo non ci ha permesso logisticamente e in termini di tempo di ripristinare il prodotto negli scaffali come normalmente si fa a fine giornata”.

Lo sciopero degli autotrasportatori riguarda alcune sigle sindacali e l’adesione non è ancora totale, ma qualche disservizio potrebbe registrarsi almeno per i prodotti di largo consumo. Effetti che, almeno secondo quanto riferito dalle grandi catene di distribuzione di prodotti alimentari, non dovrebbero portare nell’immediato gravi conseguenze sull’approvvigionamento.

Preoccupazione è stata espressa, invece, dal Codacons: “Il blocco dell’autotrasporto avrà effetti diretti sulla collettività, sospendendo i rifornimenti di beni nel settore del commercio e portando ad una impennata dei listini al dettaglio nei negozi e nei supermercati. Una conseguenza inevitabile, considerato che l’85% della merce venduta in Italia viaggia su gomma, e un ulteriore danno per i consumatori, stremati al pari delle imprese dal caro-carburante”.




Draghi a Versailles: compatti al fianco dell’Ucraina

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11draghifraUn consiglio europeo di “grande successo. Raramente ho visto l’Unione Europea così compatta”. Così Mario Draghi al termine del consiglio informale che da ieri ha riunito a Versailles i capi di stato e di governo dell’Ue. Il premier ha lodato lo “spirito di solidarietà” con cui sono stati trattati tutti gli argomenti in agenda – energia, difesa, situazione macroeconomica – alla luce della guerra della Russia all’Ucraina.
Sul primo punto, Draghi ha confermato la necessità di “diversificare”, in due sensi, sia cercando “altri fornitori”, come l’Italia sta già facendo, sia “con la sostituzione di fonti fossili con fonti rinnovabili”. Nell’Ue “le cose si stanno muovendo, ma il procedimento autorizzativo è ancora molto lento”. La Commissione “ha promesso tutto l’aiuto possibile”.
Si è discusso anche della opportunità di “introdurre un tetto ai prezzi del gas”, un “argomento molto complesso”, che sarà affrontato al prossimo Consiglio Europeo quando la Commissione presenterà un rapporto. Il punto, ha spiegato Draghi, è “come diminuire il contagio del gas al prezzo del resto dell’elettricità”, tema cui è connesso un altro aspetto e cioè la necessità di “staccare il mercato dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato del gas”.
Necessario, per il premier italiano, anche “tassare gli extra profitti delle società elettriche”, cosa che porterebbe nelle casse Ue 200 miliardi.
Quanto all’eventuale insufficienza di altre materie prime, di cui i giornali italiani – ha detto Draghi – hanno esagerato la portata, occorre trovare altre fonti.
Occorre “riconsiderare tutto l’apparato regolatorio, sia per quanto riguarda il patto di stabilità che gli aiuti di Stato, sia per gli standard dei prodotti agricoli da importare che per il mercato dell’elettricità. In sostanza, c’è la convinzione ormai consolidata della commissione che occorra rivisitare temporaneamente le regole che ci hanno accompagnato in questi anni”.
Sulla Difesa, ha riportato Draghi, Joseph Borrell “ha fornito un dato interessante: l’Ue spende per la Difesa tre volte quello che spende la Russia. È un dato che mi ha sorpreso”, ha commentato. Quindi serve “un coordinamento di gran lunga migliore. Tanto per darvi l’idea, un altro dato citato è che noi abbiamo 146 sistemi di difesa mentre gli Stati Uniti ne hanno 34. Partecipazione alle gare, produzione, progetti comuni, rilascio delle licenze, coordinamento delle truppe sul campo: su tutti questi campi si è deciso di proseguire insieme”.
Quanto alla situazione macroeconomica, “è un momento di grande incertezza, ma non si può dire che l’economia vada male perché l’Europa continua a crescere”. Su questo fronte, ha sottolineato Draghi, “bisogna tener presente che i bisogni finanziari dell’Ue per rispettare gli obiettivi per il clima, per la difesa e per l’energia sono molto grandi”, pari a 3 trilioni di euro. Soldi che “non trovano spazio nei bilanci nazionali”, quindi “bisogna trovare un compromesso su come generare queste risorse”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Draghi ha confermato che identità di vedute si è riscontrata anche nel “no” ad un ritorno al protezionismo.
“Le sanzioni che abbiamo già adottato sono molto pesanti”, ha sostenuto Draghi, che ha definito “sorprendente” il fatto che siano state “adottate da tutti senza esitazioni”. Si tratta di “sanzioni che possono diventare ancora più pesanti”, ma “occorre essere consapevoli che hanno un impatto sulle famiglie, in termini di potere d’acquisto, e sulle imprese, per la loro competitività” ma anche per la produttività.
È una “situazione che se non viene affrontata ha il potenziale di “fratturare” il sistema economico europeo, conducendolo al protezionismo”, che tutti hanno detto di voler “respingere”, ma sempre “sostenendo famiglie e imprese”.
Quanto alla delusione manifestata dal presidente Zelensky per gli esiti del vertice, Draghi ha sostenuto che “nessuno si aspettava un linguaggio molto aperto per un’immediata adesione dell’Ucraina”, perché ci sono le norme del trattato da rispettare. Però “c’è un stato un progresso: prima si diceva che l’Ucraina appartiene alla famiglia europea; ora si dice anche che il Consiglio Europeo sostiene l’Ucraina nel perseguire il sentiero verso l’integrazione Europea”. Dunque “c’è una grande disponibilità da parte di tanti, grande determinazione per accelerare le procedure di adesione ma anche una notevole cautela da parte di altri ancora”. Per entrare nell’Ue ci sono “regole molto precise”, serve “un periodo lungo di riforme strutturali” e il rispetto “di tanti altri obblighi” così che “la società, l’economia e le strutture istituzionali dei Paesi richiedenti arrivino ad un livello paragonabile a quello degli altri membri dell’Ue”. L’Italia “è molto disposta e a sostegno dell’Ucraina”, ma sempre “nel rispetto del trattato”.
Escluso per il premier un allargamento del conflitto ai paesi vicini: “più pesanti sono le sanzioni, minore è il rischio che il conflitto si allarghi”, ha detto Draghi, che ha voluto ringraziare esplicitamente “l’unico partito d’opposizione, per aver votato le nostre proposte come reazione italiana alla crisi Ucraina”.
Sulle difficoltà di alcuni approvvigionamenti e sull’ipotesi di una “economia di guerra”, Draghi ha molto ridimensionato gli allarmi letti sulla stampa: “per gli approvvigionamenti di cose fondamentali come il cibo ho letto cose esagerate. Prepararsi non vuol dire che deve avvenire con probabilità 1, se no saremmo già in una situazione di economia di guerra, di razionamento”. Per Draghi è fondamentale avere un atteggiamento “reattivo”. Certo “bisogna immaginare che queste interruzioni nei flussi di approvvigionamento possano accadere, specialmente se la guerra continuerà per tanto tempo”, ma “la risposta consiste nel procurarsi questi beni altrove. Quindi bisogna immediatamente, come stiamo già facendo con l’energia, riorientare le nostre fonti di approvvigionamento che, in agricoltura, ci porterebbero verso Canada, Stati Uniti, Argentina e altri paesi. Questo significa costruire delle nuove relazioni commerciali. Bisogna essere reattivi, non abbandonarsi all’angoscia, alla preoccupazione e subire passivamente”.
Interrogato sull’accoglienza dei rifugiati – 31mila ad oggi quelli arrivati in Italia – Draghi ha riferito di un incontro con il premier polacco, e ribadito il suo apprezzamento per il terzo settore in Italia.
Non c’è bisogno di struttura commissariale perché “l’autorità che sta gestendo l’immigrazione, e da quello che capisco molto bene, è la Protezione Civile. La Protezione civile oggi è il nostro commissario all’emergenza dell’immigrazione”, ha detto Draghi.
“Questo flusso riceve numerose tutele dal governo”, a cominciare dal fatto che “si viene inseriti automaticamente in un canale diverso dagli altri”, che dà diritto “a tutela legale, per la casa, per la scuola per i bambini”. Per questi ultimi, serve particolare attenzione, così come per i malati e gli orfani.
A fronte di questa situazione, per Draghi “non bisogna addormentarsi” sul resto, a cominciare dalle azioni necessarie nel quadro del Pnrr.
Posto che senza un aiuto dall’Ue, i Paesi non riusciranno a centrare gli obiettivi su clima e difesa, Draghi ha ricordato che, comunque, “continuiamo ad avere le risorse del PNRR, quindi andiamo avanti con quelle e soprattutto cerchiamo di spenderle e di averle. Quindi, dobbiamo andare avanti”, ha ribadito. “Non è che perché c’è la guerra ora siamo tutti fermi, perché oltretutto mettiamo a rischio i finanziamenti che dovrebbero arrivare a giugno e poi a dicembre. Quindi è importantissimo continuare con la stessa convinzione dei mesi passati a svolgere l’agenda che ci siamo dati”.
Infine, il ruolo dell’Italia nei consessi internazionali. Interrogato sul perché il nostro Paese fosse assente dall’incontro a 4 promosso da Biden e Macron e sulle ipotetiche influenze di alcune “ambiguità” dimostrate da partiti della sua maggioranza, Draghi ha negato su tutta la linea, spiegando che il tema al centro dell’incontro in questione era l’Iraq e che “il precedente governo italiano decise di non partecipare a questo formato”.
Nessuno vuole escludere l’Italia: “tutti gli incontri che ho avuto in questo giorno e mezzo vanno esattamente nella direzione opposta, cioè di una richiesta di coinvolgimento, di un desiderio di presenza italiana”.
“Noi non dobbiamo cercare un ruolo, dobbiamo cercare la pace”, ha sostenuto il Premier. “Da quello che si può capire, il presidente Putin non la vuole”. Naturalmente “mi auguro che al più presto si arrivi ad un qualche spiraglio. Personalmente e il governo nel suo complesso faremo di tutto per esserci, per chiedere che si arrivi presto alla pace, per far di tutto affinchè il presidente Putin e anche il presidente Zelenski arrivino ad un accordo che salvi la dignità dell’Ucraina”. (m.c.\aise) 




La guerra sta influenzando il consenso per i partiti italiani?

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143428571 083681a5 95fb 4ba2 a821 caefc7ab30daAGI – Il “congelamento” della politica italiana seguìto all’invasione russa dell’Ucraina prosegue. Non ci riferiamo all’attività di governo e parlamento o alle iniziative dei partiti (è di ieri il Question Time del premier Draghi alla Camera, mentre si moltiplicano le manifestazioni organizzate e/o partecipate da leader ed esponenti di vari partiti). Il congelamento riguarda invece i movimenti relativi alle intenzioni di voto, che sembrano essere immobili dall’inizio del conflitto, in assenza di un dibattito pubblico quotidiano sulle questioni divisive “tradizionali”.

Così, dopo 14 giorni e 8 nuovi sondaggi pubblicati, in prima posizione troviamo sempre il Partito Democratico con il 21,5% delle preferenze, seguito da Fratelli d’Italia al 20,3%. Terzo partito, con un ritardo di 3 punti dall’alleato/competitor di centrodestra, è la Lega (17,2%) mentre il Movimento 5 Stelle arretra ancora, leggermente (-0,2%) ma quanto basta a stabilire un nuovo record negativo per l’attuale legislatura: 13,8%.

Vanno un po’ meglio i partiti “intermedi” (come peso, ma anche come posizionamento politico): Forza Italia, con l’8,5%, fa segnare il suo miglior dato dalle Europee 2019, mentre la federazione tra Azione e Più Europa arriva a sfiorare il 5%. Da segnalare il momento non particolarmente felice per le due liste di sinistra, Articolo 1-MDP e Sinistra Italiana, entrambe sotto il 2%. Nel complesso, per l’area a sinistra del PD (l’ex LeU per intenderci) non è un dato pessimo; ma la divisione tra le due liste rende complicato immaginare una prospettiva elettorale di successo, a meno di una riforma che modifichi la soglia di sbarramento dell’attuale sistema di voto (3%).

Se si prendono in considerazione le aggregazioni (intese come coalizioni elettorali) delle ultime elezioni politiche, si nota bene come in questi 4 anni, da quando è iniziata la legislatura, l’area di centrosinistra “tradizionale” abbia progressivamente eroso consensi al M5S, che aveva già subito un grosso smottamento verso il centrodestra a cavallo tra il 2018 e il 2019, perdendo elettori che non ha più recuperato una volta formato il governo Conte II con il PD.

Ma, come abbiamo anticipato, la stretta attualità con cui abbiamo a che fare oggi non facilita movimenti e dinamiche di tipo posizionale/ideologico. Lo abbiamo visto già nelle scorse settimane, registrando un orientamento pressoché unanime da parte degli italiani sulle valutazioni relative alla guerra scatenata da Putin. E lo vediamo anche oggi, constatando il “picconamento” di quello che negli anni scorsi pareva essere diventato uno dei principali assi (se non il principale asse) della politica italiana: europeismo versus anti-europeismo.

Come già avvenuto per certi versi durante l’emergenza Covid, la guerra in Ucraina sta infatti spingendo i governi europei (e gli stessi cittadini) verso la ricerca di una maggiore unità, per poter meglio fare i conti con i problemi che nessun paese, da solo, potrebbe affrontare efficacemente. Secondo l’ultimo sondaggio SWG, quasi 2 italiani su 3 condividono l’idea che nella questione bellica l’Unione Europea debba agire in modo unitario, senza lasciare spazio ai distinguo dei singoli stati membri.

L’orientamento – come prevedibile, e come spesso avviene anche su altre questioni – non è uniforme su tutto lo spettro politico: a condividere questa visione “unitaria” sono in modo più marcato gli elettori di centrosinistra (90% degli elettori PD), mentre a destra è molto meno condivisa, ma – ed è questa la novità – comunque maggioritaria, superando il 50% sia tra gli elettori leghisti che tra quelli di FDI. Ancora più indicativo è poi il dato relativo all’ipotesi della creazione di un esercito europeo, idea sul tavolo da molti anni ma che fatica a trovare concreta attuazione per le resistenze dei singoli stati membri: ad oggi, secondo SWG, questa ipotesi piace al 57% degli italiani, più del doppio rispetto a quanti (27%) non la condividono. Degno di nota è anche il fatto che rispetto al 2019 la quota di favorevoli sia cresciuta di ben 11 punti percentuali.

L’opinione pubblica si sta spostando velocemente, quindi, e non solo in Italia. Come abbiamo visto la scorsa settimana, la guerra impone ai cittadini di ripensare rapidamente le proprie priorità (e quindi la propria posizione) su molti temi. E questo si vede bene, ad esempio, in Germania, paese che fin dalla fine della Seconda guerra mondiale aveva investito ben poco nelle proprie forze armate, e che ha invece recentemente aumentato la propria di investimenti nella difesa fino al 2% del proprio PIL (come da anni richiesto, finora senza successo, dagli Stati Uniti agli altri paesi alleati della NATO).

Un cambiamento che è stato accompagnato da un’evoluzione anche dell’opinione pubblica, se è vero che – come mostrano i dati dell’istituto Infratest Dimap – nel corso dell’ultimo mese i cittadini tedeschi favorevoli all’invio di materiale bellico all’Ucraina sono cresciuti drasticamente, passando dal 20% al 61%.

Sempre dall’estero (in questo caso dalla Francia) ci arriva un altro esempio lampante di quell’effetto “bandiera” (rally ‘round the flag) che abbiamo già visto all’opera nella stessa Ucraina. Nei sondaggi sulle intenzioni di voto per il primo turno delle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron (che da pochi giorni ha annunciato di ricandidarsi e che si è esposto moltissimo nei negoziati con la Russia, sia prima che dopo l’invasione) negli ultimi giorni è salito velocemente fino a superare il 30%, migliorando nettamente il dato – ipotetico quanto si vuole, ma costante – degli ultimi mesi che lo vedeva intorno al 25%. Così, quando manca un mese esatto al primo turno delle presidenziali in Francia (che avranno luogo il prossimo 10 aprile), Macron può dire di avere quasi in tasca l’accesso al ballottaggio.

NOTA: La Supermedia YouTrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 24 febbraio al 9 marzo, è stata effettuata il giorno 10 marzo sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Demos (data di pubblicazione: 6 marzo), Ipsos (26 febbraio), Ixè (9 marzo), Noto (9 marzo), SWG (28 febbraio e 7 marzo) e Tecnè (26 febbraio e 5 marzo). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.




Green pass, Meloni: “Governo Draghi vuole prorogarlo fino al 2025, è follia”

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giorgiameloni afp“Nel bel mezzo di una guerra e di una crisi economica, il governo vara un decreto del presidente del Consiglio, senza dibattito parlamentare per prorogare il Green pass di 18 mesi, prorogabile di altri 18, fino quindi a gennaio 2025”.

Così Giorgia Meloni, in un video trasmesso sui social. “vuol dire che dovremo fare quarta, quinta, sesta, settima e ottava dose, se è vero che il vaccino ha durata di circa sei mesi”, aggiunge la leader di Fdi. “Se non faremo le altri dosi allora a cosa serve il Green pass? E’ una cosa che non ha alcuna evidenza scientifica, una cosa per controllare i cittadini, a limitarne la libertà”, sottolinea Meloni che conclude: “Draghi venga in Aula, è una follia priva di senso, di Speranza e compagnia”.




A Versailles si disegna la nuova potenza Europa

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192538453 76f61798 0624 4417 b2ec 059bbb0a1726AGI – Il luogo e’ di per sé scenico: la Reggia di Versailles. E le intenzioni sono all’altezza: disegnare la nuova potenza Europa. Forte, autonoma e unita. Emmanuel Macron, presidente della Francia e di turno dell’Ue, quando aveva fissato sul calendario il vertice informale, che si tiene giovedì e venerdì, pensava anche alla ‘Difesa europea’ ma mai avrebbe immaginato che il summit si sarebbe tenuto con una guerra in corso.

Tutto diventa più importante, quasi storico. Dipenderà dalle decisioni che verranno prese. I pilastri sono tre: rafforzare la capacità di difesa dell’Unione, ridurre le dipendenze energetiche e costruire una base economica più solida“. “La guerra della Russia costituisce un cambiamento tettonico nella storia europea”, si legge nella bozza di quella che sarà la dichiarazione di Versailles.

Nel loro incontro i leader discuteranno di “come l’Ue possa essere all’altezza della sua responsabilita’ in questa nuova realtà, proteggendo i nostri valori, le nostre democrazie, la sicurezza dei nostri cittadini e il nostro modello europeo”. I capi di Stato e di Governo si prenderanno quindi l’impegno di assumersi “maggiori responsabilita’ per la nostra sicurezza e intraprendere ulteriori passi decisivi verso la costruzione della nostra sovranità europea, la riduzione delle nostre dipendenze e la progettazione di un nuovo modello di crescita e investimento per il 2030”.

La dichiarazione d’intenti è chiara. Ed è condivisa in modo unanime. A creare scompiglio sono i dettagli. Tutti d’accordo sulla necessita’ di rafforzare la Difesa. Ma alcuni Stati vorrebbero farlo con uno strumento comune, con debito comune sulla falsa riga del Next Generation Eu. Altri invece la ritengono una questione nazionale da affrontare a livello nazionale.

Escludono quindi l’emissione di eurobond. Almeno non nell’immediato. Lo stesso vale per l’autonomia energetica. Si tratta di investimenti per 75 miliardi di euro solo per quest’anno (secondo le stime del think tank Bruegel). Un gruppo di Stati vorrebbe un Recovery dedicato all’energia. Per gli altri e’ sufficiente gia’ quanto approvato nei Piani nazionali di ripresa e resilienza che sono in corso di attuazione.

E ancora: sostegno unanime all’Ucraina. Ma non tutti vedono di buon occhio l’accelerazione della sua adesione all’Unione europea. Perché è un processo lungo e definito, che richiede riforme che hanno bisogno di tempo. Per questo spingeranno per rafforzare l’Accordo di Associazione già in corso. Tornando alla dichiarazione, di cui l’AGI ha preso visione, i leader dell’Ue assicurano l’intento di “rafforzare risolutamente” gli investimenti in capacita’ di difesa e tecnologie innovative.

Concorderanno di “aumentare sostanzialmente le spese per la difesa, con una quota significativa per gli investimenti, concentrandosi sulle carenze strategiche identificate e con capacita’ di difesa sviluppate in modo collaborativo all’interno dell’Unione europea”. Punto fondamentale sono “gli investimenti collaborativi degli Stati membri in progetti congiunti e appalti congiunti di capacità di difesa” cosi’ come “le sinergie tra ricerca e innovazione civile, della difesa e spaziale e investire in tecnologie critiche ed emergenti e innovazione per la sicurezza e la difesa”.

Sul fronte energia, i Ventisette ammettono che “la situazione attuale richiede una rivalutazione approfondita di come garantiamo la sicurezza dei nostri approvvigionamenti energetici”. Concordano quindi di “eliminare gradualmente la nostra dipendenza dalle importazioni russe di gas, petrolio e carbone”. Il piano e’ quello presentato dalla Commissione: diversificazione di fornitori, sviluppo biogas e idrogeno, accelerazione su rinnovabili.

Sul tavolo vengono confermati anche gli altri filoni: stoccaggi comuni; ottimizzazione mercato dell’elettricità e calmieramento del caro bollette. La riduzione della dipendenza da terzi e’ l’asse su cui ruota anche la “base economica piu’ solida”. Dalle materie prime critiche (produzione interna e riciclaggio per coprire almeno un terzo del fabbisogno entro il 2030) ai semiconduttori (produrre in Ue il 20% della quota di mercato globale entro il 2030) al digitale (intelligenza artificiale, 5G, cloud) fino al cibo (riducendo le dipendenze da prodotti agricoli importati).




Il numero di profughi ucraini arrivato in Italia è ancora gestibile, dice Curcio

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092305297 d01055b6 c06a 4db3 80d0 cd134337a6b3AGI – “A oggi sono 17 mila i profughi arrivati dall’Ucraina in Italia, un numero attualmente ancora gestibile anche se abbiamo degli aumenti giornalieri”. Lo ha detto Fabrizio Curcio ai microfoni di ‘Radio anch’io’.

“Stiamo lavorando su due fronti. Sul piano internazionale, fornendo aiuto ai Paesi limitrofi all’Ucraina e che hanno fatto richiesta di attivazione del meccanismo di Protezione civile. Abbiamo portato posti letto e medicine. Mercoledì consegneremo 15 tir di medicinali in Romania” ha aggiunto il capo della Protezione Civile, ai microfoni di ‘Radio anch’io’.

“Sul piano nazionale stiamo ragionando con prefetture, Regioni, Comuni enti del terzo settore sulle possibilità di accoglienza”. Per Curcio dobbiamo puntare a “rafforzare l’esistente, il nostro Paese tende ad accogliere e quindi è dotato di strutture ordinarie e poi aumentiamo attività con il sistema di protezione civile e potenziamo anche le reti del terzo settore”.

Ha spiegato l’ambasciatore Piero Benassi, rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, nell’audizione alle commissioni riunite Affari esteri ed europei della Camera dei deputati: “Secondo gli ultimi dati dell’Unhcr oltre 1,5 milioni di persone avrebbero varcato i confini” europei dall’Ucraina e questo numero è “solo una parte dei flussi attesi, quantificati in circa 7,5 milioni di persone”.

Benassi ha ricordato che la Commissione europea ha proposto per la prima volta “di attivare la direttiva sulla protezione temporanea” e che la proposta è stata avallata dai Paesi membri. Si tratta di concedere “la protezione di un anno su richiesta, rinnovabile per altri due periodi semestrali, estesa ai rifugiati risiedenti in Ucraina”, ha spiegato.

“La decisione adottata il 3 marzo, già operativa, prevede lo status di protezione temporanea Ue o analogo trattamento a livello nazionale anche per i profughi non ucraini: circa 500 mila i cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti in Ucraina, secondo una logica di solidarietà indivisibile, senza distinzioni di nazionalità, fortemente promossa dal nostro Paese”, ha proseguito Benassi.

“È inoltre in corso di attivazione una piattaforma di solidarietà per lo scambio informativo sulla capacità di accoglienza degli Stati membri su eventuali reciproche esigenze sul numero di persone che hanno la protezione temporanea” sul proprio territorio.




Guerra Ucraina-Russia, Zelensky: “Su Donbass e Crimea compromesso possibile”

zelensky fronte ucraina fg ipa

zelensky fronte ucraina fg ipaSu Crimea e Donbass con la Russia “possiamo discutere e si può trovare un compromesso su come questi territori continueranno a vivere”. Ad affermarlo, in un’intervista a ‘Abc News Tonight’, è il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. L’Ucraina, in guerra dopo l’invasione ordinata da Mosca, “è pronta al dialogo ma non alla capitolazione”. La domanda chiave, sottolinea Zelensky, “è ‘come vivranno le persone in questi territori, chi vuole far parte dell’Ucraina?'”. Quello che è importante, aggiunge, “è che Putin inizi a parlare, inizi un dialogo, invece di vivere in una bolla di informazione senza ossigeno. Penso che sia lì che si trova”.

Zelensky è pronto ad avviare negoziati sullo status di Donbass e Crimea anche se non accetterà la richiesta di Mosca di riconoscere l’indipendenza, o l’annessione della Penisola sul Mar Nero alla Russia. “Sono disponibile per un dialogo, ma non per una capitolazione. Possiamo discutere e trovare un compromesso sul come la vita proseguirà per questi territori”, precisa. La richiesta di Mosca per il riconoscimento “è un altro ultimatum, e noi non accettiamo ultimatum”.

Secondo Zelensky la guerra tra Russia e Ucraina sarà solo l’inizio di una escalation perché Mosca “non si sazierà”. “Questo conflitto non finirà così ma scatenerà una guerra mondiale. Oggi la guerra è qui, domani sarà in Lituania, poi in Polonia, poi in Germania”. Putin “può porre fine ad una guerra che ha iniziato. E se non pensa di aver dato inizio a tutto, deve sapere che può porre fine alla guerra”.

“Se il mondo si terrà da parte, perderà se stesso. Per sempre. Perché ci sono valori incondizionati. Uguali per tutti. Il primo è la vita. Il diritto alla vita per tutti. Questo è esattamente ciò per cui stiamo combattendo in Ucraina. Questo è esattamente quello di cui i russi vogliono privarci. Questo è esattamente ciò che il mondo ha bisogno di proteggere”, afferma, sottolineando che “sono 13 giorni che combattiamo il nemico. Ma lui ha ancora molte forze. La colpa di tutti i morti cadrà sicuramente su chi impartisce e su chi esegue degli ordini criminali. Ma la responsabilità cadrà anche su chi nell’occidente per 13 giorni non è in grado di prendere una decisione e chiudere il cielo o fornirci le difese aeree”.

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Italiani in Russia: collegamenti con l’estero e situazione nel Paese

ambamosca

ambamoscaTrasporti, stampa e social media, pagamenti e carte di credito. Negli ultimi giorni vivere in Russia è diventato ancora più complicato a seguito delle decisioni prese dal Governo russo, ma anche da aziende internazionali che hanno aggiunto disagi a quelli provocati dalle sanzioni comminate al paese, in seguito all’invasione dell’Ucraina.
A fare il punto della situazione è l’Ambasciata italiana a Mosca che ieri ha pubblicato un aggiornamento a beneficio dei connazionali cui ha di nuovo raccomandato di lasciare la Russia e di usare “cautela” nell’esprimere le proprie opinioni su quanto sta accadendo.
La nota dell’Ambasciata
L’Unione Europea ha disposto la chiusura dello spazio aereo ai voli provenienti dalla Federazione Russa, dal 27 febbraio 2022. Ciò comporta cancellazioni di voli e sospensione del traffico aereo tra la Federazione Russa e i Paesi dell’UE, inclusa l’Italia, sin dalla giornata del 27 febbraio.
In considerazione di queste misure e di possibili ulteriori restrizioni, si raccomanda fortemente a tutti i connazionali presenti nel Paese, la cui presenza non sia essenziale, di organizzarsi tempestivamente per spostarsi dalla Federazione Russa o rientrare in Italia con i mezzi commerciali ancora disponibili e di informarsi sui requisiti sanitari per il transito in Paesi esteri sul sito https://www.viaggiaresicuri.it e sui siti della rete diplomatico-consolare.
Dal 5 marzo, la Federazione Russa ha adottato misure restrittive per quanto riguarda l’uso di media e social media. Anche eventuali dichiarazioni a titolo privato, postate sui propri account, potrebbero avere conseguenze rilevanti. Pertanto, si raccomanda massima cautela nell’uso di questi mezzi di comunicazione.
Ai connazionali presenti nel Paese si suggerisce, inoltre, di mantenere un atteggiamento improntato alla prudenza e di evitare ogni forma di assembramento.
Sono in vigore per i cittadini stranieri limitazioni a trasferimenti monetari dalla Russia verso l’estero. Si segnala, inoltre, possibile carenza di liquidità in valuta russa e straniera, con conseguenti code per il ritiro ai bancomat.
Le carte appartenenti ai circuiti Visa e Mastercard emesse fuori dal territorio della Federazione Russa non sono più operative per transazioni all’interno di tale territorio, anche verso l’estero.
Le carte appartenenti ai circuiti Visa e Mastercard emesse all’interno del territorio della Federazione Russa restano operative per le sole operazioni interne a tale territorio, fino alla data della loro scadenza. Non saranno quindi accessibili operazioni transfrontaliere o acquisti on line esteri.
Si raccomanda inoltre di posticipare tutti i viaggi verso la Federazione Russa.
I connazionali presenti nel Paese e in procinto di rientrare in Italia devono contattare tempestivamente la compagnia aerea di riferimento per informazioni su itinerari alternativi.
COLLEGAMENTI AEREI
L’Italia è attualmente raggiungibile attraverso voli indiretti.
La compagnia Qatar Airways vola dalla Russia (Mosca, San Pietroburgo e Sochi) a Doha, e da lì quotidianamente su Roma e Milano: https://www.qatarairways.com/en-gb/homepage.html
Voli con scalo sono disponibili anche tramite Turkish Airlines (https://www.turkishairlines.com/), Emirates (www.emirates.com), Etihad (www.etihad.com) ed Air Serbia (https://www.airserbia.com/).
La Russia è collegata via aerea anche a Casablanca (Marocco, https://www.royalairmaroc.com/uk-en) Il Cairo (Egitto, https://www.egyptair.com/en) e Beirut (Libano, https://www.mea.com.lb/). Da queste città sono disponibili voli diretti per l’Italia.
In alcune aree del Paese, più prossime al confine con l’Ucraina, risultano al momento sospesi i collegamenti aerei.
FRONTIERA RUSSIA-ESTONIA
I valichi di Ivangorod – Narva (tel. +372 333 1600), Shumilkino – Luhamaa (tel. +372 786 1830) e Pechory – Koidula (+372 786 1800) sono sempre aperti. Sono attraversabili anche a piedi.
Sono disponibili bus da San Pietroburgo (Obvodnoy Kanal 36, stazione pullman centrale) per Tallin. La stazione degli autobus (Avtovokzal) è situata in Naberezhnaya Obvodnogo kanala, 36. Compagnia estone Lux Express. Contatti: +372 680 0909 (ogni giorno dalle 9.30 alle 20.00, ora di Mosca) +7 812 424 70 89 (ogni giorno dalle 9.30 alle 20.00, ora di Mosca) Mail: info@luxexpress.eu Sito: https://luxexpress.eu/en/routes/st-petersburg-tallinn/
FRONTIERA RUSSIA-LETTONIA
Il valico Zasitino – Bùrachki è aperto (contatti da parte russa: +7 811 402-28-86, da parte lettone: +7 10 37167075616). Sono aperti anche i valichi di Grebņeva, Terehova, Vientuļi. Per il transito è richiesto green pass UE oppure test PCR (non più vecchio di 72 ore) oppure antigenico/rapido (non più vecchio di 48 ore).
Per raggiungere lo spazio Schengen via terra, sono disponibili bus da San Pietroburgo per Riga. La stazione degli autobus (Avtovokzal) è situata in Naberezhnaya Obvodnogo kanala, 36. La compagnia è “Ecolines”. Contatti: +7 812 3252152, +7 812 3867979 , e-mail eco@ecolines.ru , Facebook www.facebook.com/ECOLINES , Viber +375445044286 , Telegram t.me/ecolines_official , WhatsApp wa.me/375445044286, VK vk.com/ecolinesnet (Viber, Telegram, WhatsApp – solo chat). Sito web: https://ecolines.net/ru/ru
FRONTIERA RUSSIA (REGIONE DI KALININGRAD) – LITUANIA
Vi sono due valichi, sempre aperti: Sovetsk – Panemunė e Cernyshevskoe – Kybartai. Entrambi sono attraversabili anche a piedi.
I requisiti sanitari all’ingresso in Lituania sono disponibili su: https://nvsc.lrv.lt/en/information-on-covid-19/for-arrivals-from-abroad/frequently-asked-questions-1
FRONTIERA RUSSIA (REGIONE DI KALININGRAD) – POLONIA
Vi sono due valichi (non transitabili a piedi ma esclusivamente su mezzo): Mamonovo II – Grzechotki e Bagrationovsk – Bezledy. Le frontiere sono aperte, senza restrizioni per i cittadini UE oltre quelle che riguardano il Coronavirus (Il transito sul territorio polacco di cittadini UE che debbano far rientro al proprio luogo di residenza o domicilio in un altro Paese dell’Unione, è sempre consentito, previa esibizione di tampone negativo – https://www.viaggiaresicuri.it/country/POL).
Sono disponibili autobus che partono da Kaliningrad verso le citta polacche di Gdansk, Varsavia o Olsztyn. La compagnia è “Ecolines”. Contatti: +7 812 3252152, +7 812 3867979 , e-mail eco@ecolines.ru , Facebook www.facebook.com/ECOLINES , Viber +375445044286 , Telegram t.me/ecolines_official , WhatsApp wa.me/375445044286, VK vk.com/ecolinesnet (Viber, Telegram, WhatsApp – solo chat). Sito web: https://ecolines.net/ru/ru Altra compagnia disponibile è “Flixbus”: https://global.flixbus.com/
FRONTIERA RUSSIA-FINLANDIA
Al momento risultano normalmente aperti i confini di terra presso Vaalimaa – Torfjanovka e Nuijamaa (dalle 6:00 alle 20:30, tel. 0295 422 200), Niirala (dalle 8.00 alle 19.00), Raja-Jooseppi e Salla (dalle 7.00 alle 17.00 dal lunedi’ al venerdi’ e dalle 8.00 alle 16.00 il fine settimana), Vartius (dalle 7.00 alle 18.00). Gli orari sono espressi in ora di Mosca/San Pietroburgo. Il confine non può essere superato a piedi.
Sono disponibili diversi autobus che collegano San Pietroburgo a Helsinki. La stazione degli autobus (Avtovokzal) è situata in Naberezhnaya Obvodnogo kanala, 36. Operano diverse compagnie. Compagnia “Ecolines”, contatti: +7 812 3252152, +7 812 3867979 , e-mail eco@ecolines.ru , Facebook www.facebook.com/ECOLINES , Viber +375445044286 , Telegram t.me/ecolines_official , WhatsApp wa.me/375445044286, sito web: https://ecolines.net/ru/ru. Compagnia HH-Kuriiri (https://www.hh-kuriiri.fi/), compagnia Skandinavia (http://skandinavia.spb.ru/), Compagnia Lux Express (https://luxexpress.eu/en/routes/helsinki-st-petersburg/), compagnia Sovavto (https://bus.sovavto.ru). Il treno da San Pietroburgo a Helsinki è attualmente utilizzabile solo da cittadini russi o finlandesi: https://www.vr.fi/en/trains-to-russia
FRONTIERA RUSSIA-NORVEGIA
Il valico Borisoglebsk – Storskog è aperto (contatti da parte russa: +7 815 228-24-44, da parte norvegese: +7 10 47 78971880). Il transito è aperto per i cittadini UE. I cittadini russi possono transitare muniti di visto e con invito da parte di parenti stretti in Norvegia.
FRONTIERA RUSSIA-GEORGIA
Il valico di Verkhnii – Larsi è operativo (requisiti sanitari per l’ingresso in Georgia disponibili su https://www.viaggiaresicuri.it/country/GEO). Il valico si trova in zona montuosa e potrebbe essere soggetto a chiusure in caso di maltempo, si raccomanda dunque una previa verifica. Contatti del valico: tel. 8 (8672) 252-753, tel. 8 (8672) 595-227, tel. 8 (8672) 827-523. Sono disponibili anche bus tra la Russia e la Georgia (per informazioni, tel. +995322753433). Dalla Georgia è disponibile un volo diretto Kutaisi-Milano e voli indiretti per l’Italia.
Indicazioni per i connazionali con visto russo in scadenza
Coloro il cui visto è in scadenza o appena scaduto a seguito delle recenti cancellazioni possono lasciare il territorio della Federazione Russa senza penalità;
coloro che hanno visto scaduto possono recarsi al punto consolare presso l’aeroporto e lì, presentando il biglietto aereo di uscita, possono sanare l’irregolarità pagando una multa contenuta (contatti dei punti consolari: Mosca Sheremetyevo – +7 (915) 118-16-14 e +7 (916) 261-23-84, Mosca Domodedovo +7 (916) 856-24-71 e +7 (916) 261-23-59, Mosca Vnukovo +7 (495) 436-40-19 e +7 (903) 211-81-02, San Pietroburgo Pulkovo +7 (812) 601-71-25 e +7 (900) 657-87-87, midkpspb@mid.ru).
coloro che hanno visto scaduto ma desiderano trattenersi in Russia devono come di consueto rivolgersi all’Ufficio Immigrazione presso cui erano registrati, dimostrando che esistono motivi validi per il prolungamento della loro permanenza. La decisione sull’estensione è ovviamente di competenza delle Autorità locali.
Si ricorda che, in caso di necessità, i Consolati Generali a Mosca e San Pietroburgo e l’Ambasciata d’Italia a Mosca sono pienamente operativi e possono essere raggiunti ai seguenti numeri di emergenza:
Consolato Generale a Mosca:
+7 495 249 0797 (dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 17:00)
+7 906 038 2441
+7 991 595 0674
Consolato Generale a San Pietroburgo:
+ 7 921 936 5191
+ 7 921 950 7100
+7 911 776 1466
Ambasciata d’Italia a Mosca
+7 915 090 2671
+7 916 123 4949
+7 916 828 6902
+7 916 828 6759
Anche la rete consolare onoraria è pronta a fornire l’assistenza necessaria sul territorio. I contatti dei Consoli Onorari sono disponibili qui.
I connazionali potranno in ogni caso segnalare la propria presenza in Russia, anche inviando una mail ai seguenti indirizzi:
Consolato Generale a Mosca: mosca.presenze@esteri.it
Consolato Generale a San Pietroburgo: consolare.spb@esteri.it
ATTENZIONE: Per informazioni sui requisiti sanitari per il rientro in Italia, si segnala il Questionario InfoCOVID (https://infocovid.viaggiaresicuri.it/) e l’approfondimento dedicato sul sito “Viaggiare Sicuri” (https://www.viaggiaresicuri.it/approfondimenti-insights/saluteinviaggio). È opportuno verificare con le compagnie aeree i requisiti sanitari richiesti per l’imbarco (in particolare la necessità di un tampone negativo). È opportuno inoltre informarsi sui requisiti sanitari per il transito in Paesi esteri sul sito https://www.viaggiaresicuri.it e sui siti della rete diplomatico-consolare. (aise) 




Ucraina, Draghi: “Nato la nostra forza, lavoriamo su altre sanzioni a Mosca”

conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri

conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri

ROMA – “L’Unione Europea ha dato prova di straordinaria unità. Siamo uniti nel condannare con forza l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Siamo uniti nell’imporre sanzioni senza precedenti nei confronti di Mosca. Siamo uniti nel rispondere all’appello del presidente ucraino Zelensky che ci ha chiesto aiuti finanziari, umanitari, militari per difendersi dall’aggressione russa. Questa unità – anche con gli alleati della NATO e del G7 – è la nostra principale forza”. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi, a Bruxelles dopo aver incontrato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen.

“È essenziale mantenerla nell’affrontare tutte le conseguenze che questa crisi avrà sull’Unione Europea, come l’accoglienza dei rifugiati dall’Ucraina e la tutela della sicurezza energetica per cittadini e imprese”, aggiunge.

“Nei giorni scorsi, il Comitato per la sicurezza finanziaria del Ministero dell’Economia ha approvato importanti provvedimenti di congelamento di beni nei confronti di oligarchi russi, che sono stati prontamente eseguiti. La Banca d’Italia ha chiesto agli istituti di credito di comunicare le misure di congelamento applicate, e di fornire i dettagli sui soggetti coinvolti e sul valore e la natura dei beni. Voglio ringraziare il Ministro dell’Economia, la Banca d’Italia e la Guardia di Finanza per l’eccellente lavoro. Dobbiamo agire tutti con la massima rapidità“, prosegue Draghi.

“Il Governo è pienamente impegnato per cercare tutte le vie diplomatiche per porre fine al conflitto. Nella giornata di ieri- continua Draghi- ho telefonato al Presidente Zelensky, a cui ho ribadito la solidarietà del Governo e del popolo italiano. L’Ucraina è parte della famiglia europea e l’Italia intende continuare a sostenerla. Siamo in contatto con tutti i partner principali dell’Unione Europea, della NATO, del G7″.

“L’Italia sostiene pienamente l’Unione Europea anche nella gestione della crisi migratoria. Questo- spiega il premier- è il momento della solidarietà e dell’accoglienza, valori fondanti dell’Unione e principi che l’Italia mette in pratica da anni. Il 3 marzo abbiamo sostenuto la storica approvazione dell’attuazione della Direttiva europea sulla protezione temporanea degli sfollati, a beneficio di chi fugge dalla guerra in Ucraina”.

“Abbiamo già stanziato 110 milioni a favore del Governo ucraino, e stiamo intervenendo per aiutare i rifugiati con aiuti finanziari e materiali sanitari, tramite la Croce Rossa, la Protezione Civile e la Cooperazione italiana. Continueremo a fare la nostra parte, anche grazie al lavoro che stanno facendo il Ministero dell’Interno, le prefetture, i Comuni, per cui li ringrazio”, aggiunge Draghi.

“L’Italia è al lavoro per ridurre in tempi rapidi la sua dipendenza dal gas russo. Sabato ho sentito al telefono l’emiro del Qatar, Al Thani, con cui ho discusso in particolare di come rafforzare la cooperazione energetica tra i nostri Paesi. Voglio ringraziare il Ministro Cingolani – che è qui con me oggi – e il Ministro Di Maio per il loro impegno su questo fronte. Discuteremo di questo e altri temi anche nel vertice informale di giovedì e venerdì a Versailles”.

dire.it