Invasione dell’Ucraina: il Parlamento Ue chiede di rispondere alla Russia con fermezza

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2parlueIn seguito all’invasione russa dell’Ucraina, il Parlamento europeo chiede sanzioni più severe contro la Russia e di adoperarsi per concedere all’Ucraina lo status di paese candidato all’UE.
In una risoluzione approvata ieri – durante una plenaria straordinaria cui hanno partecipato in videocollegamento anche il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e il Presidente della Verkhovna Rada (parlamento) ucraina Ruslan Stefanchuk – i deputati europei condannano con la massima fermezza l’aggressione militare illegale della Federazione russa nei confronti dell’Ucraina e chiedono che il Cremlino ponga immediatamente fine a tutte le attività militari in Ucraina.
Il Parlamento denuncia anche il ruolo del dittatore bielorusso Aliaksandr Lukashenko nell’aggressione.
I deputati al Parlamento europeo “respingono categoricamente la retorica russa che fa riferimento al possibile ricorso ad armi di distruzione di massa”, ricordando “alla Federazione russa i suoi obblighi internazionali” e mettendo in guardia “dai pericoli di un’escalation nucleare del conflitto”.
Invitano la Commissione e i Paesi dell’UE “a prestare un’assistenza umanitaria di emergenza supplementare all’Ucraina, in cooperazione con le agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e con altre organizzazioni partner internazionali”.
Il testo, non legislativo, è stato approvato con 637 voti favorevoli, 13 voti contrari e 26 astensioni.
CONCEDERE ALL’UCRAINA LO STATUS DI PAESE CANDIDATO ALL’UE
La risoluzione adottata invita “le istituzioni dell’Unione ad adoperarsi per concedere all’Ucraina lo status di paese candidato all’adesione all’UE”. Tale procedura dovrebbe essere “in linea con l’articolo 49 del trattato sull’Unione europea e sulla base del merito”. Nel frattempo, l’UE dovrebbe “continuare ad adoperarsi” per l’integrazione dell’Ucraina “nel mercato unico dell’Unione” in virtù dell’esistente accordo di associazione UE-Ucraina.
SANZIONI PIÙ SEVERE CONTRO LA RUSSIA
Pur accogliendo con favore la rapida adozione di sanzioni da parte dell’UE, i deputati chiedono “che la portata delle sanzioni sia ampliata e che esse siano mirate strategicamente a indebolire l’economia e la base industriale russe”.
I deputati chiedono, “in particolare, che siano limitate le importazioni delle più importanti merci di esportazione russe, tra cui petrolio e gas, che siano vietati nuovi investimenti dell’UE nella Federazione russa e nuovi investimenti russi nell’UE, che l’accesso di tutte le banche russe al sistema finanziario europeo sia bloccato, che la Federazione russa” sia esclusa dal sistema SWIFT.
Il Parlamento chiede inoltre che una serie di sanzioni, compresa l’esclusione dal sistema SWIFT, “siano estese alla Bielorussa in ragione del suo appoggio diretto all’invasione russa dell’Ucraina”.
FORNITURA DI ARMI, PROTEZIONE DEI RIFUGIATI
Il testo invita inoltre i Paesi dell’UE “ad accelerare la fornitura di armi difensive all’Ucraina […] in linea con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che consente l’autodifesa individuale e collettiva”. È poi favorevole “a rafforzare la cooperazione in materia di intelligence con l’Ucraina per quanto riguarda l’aggressione in corso”.
Il Parlamento accoglie con favore l’impegno assunto dall’Unione europea di “attivare la direttiva sulla protezione temporanea, al fine di garantire una protezione immediata a tutti i rifugiati provenienti dall’Ucraina”. Chiede inoltre che “la responsabilità per l’accoglienza dei rifugiati che arrivano alle frontiere esterne dell’UE” sia ripartita equamente tra i paesi dell’Unione.
SANZIONI MIRATE NEI CONFRONTI DI SINGOLI INDIVIDUI, STOP AI “VISTI D’ORO” PER I MILIONARI RUSSI
I deputati chiedono la rapida adozione di “sanzioni mirate nei confronti delle persone responsabili di corruzione ad alto livello in Russia e Bielorussia, nonché degli oligarchi e dei funzionari vicini ai vertici del potere”.
Invitano infine i Paesi dell’UE e “i paesi alleati con regimi di residenza tramite investimenti” (i cosiddetti “visti d’oro”) “a rivedere tutti i beneficiari di tali status di residenza e a revocare quelli attribuiti ai cittadini russi con ingenti patrimoni e alle loro famiglie, in particolare quelli legati a persone e imprese oggetto di sanzioni”. (aise) 




Guerra Ucraina-Russia, Draghi: “Italia non si volta dall’altra parte”

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draghi 7 fiGuerra Ucraina-Russia, “l’Italia non intende voltarsi dall’altra parte” . Così il presidente del Consiglio, Mario Draghi, parlando al Senato. “L’invasione russa segna una svolta decisiva nella storia europea – ha sottolineato -Molti si erano illusi che la guerra non avrebbe avuto più spazio in Europa”.

“L’aggressione della Russia all’Ucraina ci riporta indietro di oltre ottant’anni, si tratta di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme”, ha affermato ancora Draghi ricordando che in ogni caso “è essenziale mantenere aperta la via del dialogo. Auspichiamo il successo di questo dialogo anche se siamo realistici sulle sue conseguenze”.

Ma le scelte della Russia, in particolare “il ricatto” del ricorso ad armi nucleari “ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili”. La risposta deve essere “ferma, rapida e unitaria. Tollerare una guerra di aggressione vorrebbe dire mettere a rischio in maniera irreversibile la sicurezza e la pace in Europa, non possiamo lasciare che questo accada”, ha detto il premier rivolgendo quindi un “un grazie all’ambasciatore Zazo e a tutto il personale della nostra ambasciata per lo spirito di servizio, la dedizione e il coraggio dimostrato in questi giorni drammatici” e anche al “ministro Di Maio”.

Al presidente ucraino “Zelensky è stato ribadito supporto. A un popolo che si difende non è possibile rispondere solo con atti di deterrenza”, ha affermato poi il presidente del Consiglio ricordando che le forze schierate in Romania saranno raddoppiate, l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari ed un secondo di 2.000″.

“L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo ucraino. Nel farlo, ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia – come quella di acquistare e rifornire armi a un Paese in guerra”, ha ricordato Draghi sottolineando: “Come è accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato nel suo percorso di integrazione di fronte a una crisi. Ora è essenziale che le lezioni di questa emergenza non vadano sprecate. In particolare, è necessario procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera autonomia strategica, che sia complementare all’Alleanza Atlantica”.

“La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo fatto finora. Possiamo scegliere se farlo a livello nazionale, oppure europeo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi scelgano di adottare sempre più un approccio comune. Un investimento nella difesa europea è anche un impegno a essere alleati”, ha detto ancora Draghi.

“La situazione umanitaria nel Paese è sempre più grave“, ha detto ancora Draghi parlando di stime che prevedono in “18 milioni il il numero di persone che potrebbe necessitare di aiuti umanitari nei prossimi mesi. Gli sfollati interni potrebbero raggiungere una cifra tra i 6 e i 7 milioni e mezzo e i rifugiati tra i 3 e i 4 milioni”. Il premier ha proseguito: “Sono stimate in circa 400mila le persone che hanno lasciato l’Ucraina in direzione dei Paesi vicini” e “al G7 ho detto che l’Italia farà di tuto per aiutare i Paesi vicini nel dramma di questa gigantesca migrazione”.

Draghi ha parlato anche di “110 milioni di euro per Kiev” e di “un primo contributo di 1 milioni di euro per la Croce rossa” unitamente all’invio di “4 tonnellate materiale sanitario”.

“Lo straordinario afflusso di rifugiati che ha già incominciato ad arrivare dall’Ucraina, ci obbliga a rivedere le politiche d’immigrazione che ci siamo dati come Unione europea- ha sottolineato – In passato, l’Unione si è dimostrata miope nell’applicare regolamenti datati, come quello di Dublino, invece di adottare un approccio realmente solidale. L’Italia è pronta a fare la sua parte per ospitare chi fugge dalla guerra, e per aiutarlo a integrarsi nella società. I valori europei dell’accoglienza e della fratellanza devono valere sempre”.

“Nel lungo periodo, questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa – ha aggiunto – A dicembre, insieme al presidente francese Macron, abbiamo proposto di favorire con le nuove regole gli investimenti nelle aree di maggiore importanza per il futuro dell’Europa, come la sicurezza, o la difesa dell’ambiente. Il disegno esatto di queste regole deve essere discusso con tutti gli Stati membri. Tuttavia, questa crisi rafforza la necessità di scrivere regole compatibili con le ambizioni che abbiamo per l’Europa”.

“Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni”, ha affermato il premier. ricordando che “l’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia. Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi”.

“L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie. La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione. Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata”, ha detto ancora Draghi.

“Il Governo ha allo studio una serie di misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia– ha affermato – Le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altre fornitori – come l’Algeria o l’Azerbaijan; un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione; eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevedrebbero comunque l’apertura di nuovi impianti”. “Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas, in particolare nel settore industriale e quello termoelettrico -ha spiegato il premier-. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità”.

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Pasta, olio e vino: è vero boom per l’export del cibo made in Italy

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145501006 674837e6 9a7b 406b 94ee dfb2cd40f686AGI – “Più cibo italiano sulle tavole di tutto il mondo. L’effetto della pandemia, nei due anni tra 2020 e 2021, ha consentito all’agroalimentare made in Italy di incrementare la propria presenza meglio di quanto abbiano fatto molti avversari commerciali”. È quel che sottolinea l’incipit di un servizio del nuovo numero del settimanale economico del Gambero Rosso, “TreBicchieri”, dedicato all’agrifood. Nel ripensare all’incredibile blocco delle merci italiane alle fronitiere con l’esplosione della pandemia, nel 2020.

La testata calcola invece che il mondo abbia scelto proprio il made in Italy quale prodotto di qualità. Superstar delle esportazioni sono stati prodotti come la pasta, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi, il vino, quest’ultimo definito come un “vero alfiere e protagonista” di una performance che lo ha portato a totalizzare bel oltre i 7 miliardi di euro.

Tant’è che la sesta edizione del forum Agrifood monitor promosso da Nomisma con Crif, sistemi di informazioni creditizie, parla addirittura di performance “sorprendente” per il settore dell’agroalimentare. Specie nel corso del 2021, che sara’ ricordato come “un anno straordinario per l’export italiano” secondo il giudizio di Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma, a suo avviso proprio “grazie ad una crescita che ha coinvolto tutti i prodotti, portando a incrementi della quota di mercato dell’Italia in molti mercati mondiali”.

Nel dettaglio, i dati dicono che il nostro Belpaese ha visto aumentare nel corso del 2021 e rispetto al 2019 il suo peso a valore all’interno dei più importanti Paesi importatori, passando da 15,4% a 16% in Svizzera, da 7,8% a 8,7% in Germania, da 8,3% a 8,7 % in Francia, da 5,6% a 6,3% in Uk, da 4,4% a 4,7% in Australia, dal 3,1% al 3,5% in Russia. Stabili gli Usa (3,5%) mentre si perde qualcosa nel rapporto con la Cina, che passa dal 2% all’1,9%, soprattutto perché i cinesi, che hanno incrementato l’import in periodo pandemico di oltre il 45%, hanno acquistato in prevalenza commodity agricole, che non rappresentano il core business italiano, fatto invece di prodotti trasformati e lavorati.

Ma passando dalla suddivisione percentuale ai dati assoluti, il quadro complessivo è questo: l’export agroalimentare nel 2021 ha raggiunto livelli record attestandosi sopra i 50 miliardi di euro (nel 2015 era poco sopra i 30 mld), grazie a una crescita a valore del 15% rispetto al 2019 e dell’11% sul 2020.

I prodotti che hanno fatto da traino sono stati vino, salumi e formaggi. Il vino si conferma il bene italiano in assoluto piu’ esportato, con una quota del 14% e un incremento a valore del 12,7% sul 2020 e del 10,3% sul 2019. Pertanto l’Italia, nell’agrifood, ha fatto meglio di altri importanti Paesi europei, come Francia e Germania, rimasti sotto il 10% (con crescite rispettive di +8% e +4%). Il nono posto, invece, l’Italia se lo aggiudica per valore dell’export agroalimentare mondiale, in una classifica che vede ai primi 5 posti gli Usa (148,6 mld), i Paesi Bassi (103,1%), il Brasile (83 mld), la Germania (75,4 mld) e la Francia (68,3 mld).

E tra 2019 e 2021 chi ha fatto meglio del Belpaese sono paesi come il Canada, il Brasile, gli Usa, cresciuti di oltre il 20%. Ora però si guarda con molta apprensione al fronte russo-ucraino e al conflitto in corso, anche perché se da un lato la performance dell’Italia è stata ottima, dall’altro abbiamo sì incrementato le esportazioni, tuttavia le imprese vedono ridursi i margini economici a causa dell’effetto dell’aumento dei costi, in prevalenza di quelli energetici, cresciuti di circa cinque volte.

Dichiara al settimanale economico del Gambero Rosso il presidente del Comitato scientifico di Nomisma ed europarlamentare Paolo De Castro, rispetto alla guerra in Ucraina: “Eventuali sanzioni nell’agroalimentare in Russia genereranno difficoltà sia dirette, come i blocchi sull’export, sia indirette, nel senso che quei Paesi che perderanno un’importante via di sbocco come la Russia riverseranno nei confini Ue i propri prodotti”.

In ogni caso, ora con la guerra in Ucraina si attendono conseguenze devastanti per tutti, soprattutto perché il conflitto arriva dopo due anni di una pandemia globale, che ha già messo alla prova la resistenza e le economie di tutti i Paesi.




Putin sente Macron e detta le condizioni: “Riconoscimento della Crimea e Ucraina neutrale”

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165148151 21ae506a 0f76 428f 998f bc50e9a9f5dfAGI – I negoziati tra le delegazioni russa e ucraina nella regione di Gomel in Bielorussia, sono ancora in corso, ripresi dopo una pausa. È quanto hanno riferito Ria Novosti e la tv Rossiya24, smentendo quanto affermato poco prima da un consigliere del ministero dell’Interno di Kiev secondo il quale erano conclusi.

“C’e’ stata una fuga di notizie secondo cui i colloqui sarebbero conclusi. Ma noi, le persone che sono qui ora, non ne sappiamo nulla. Tutto sta ancora continuando”, ha spiegato il corrispondente dell’emittente tv dalla sede dei colloqui.

L’agenzia di stampa bielorussa BelTA, a sua volta, ha spiegato che “le parti hanno lasciato la stanza per una pausa, ma ora i negoziati stanno proseguendo”. Il corrispondente di Rossiya 24 ha aggiunto che i giornalisti che si trovano nella regione di Gomel non conoscono ancora i dettagli dei colloqui. “Non ci sono state anticipazioni”, ha aggiunto il corrispondente.

Finora non sono state rivelate né le coordinate né il nome del luogo dove si svolgono i colloqui. “L’edificio dove si svolgono le trattative è indicato con un nome figurativo, come la ‘casa del pescatore'”, si è limitato a dire il corrispondente.

Borrell, forniremo a Kiev anche jet da combattimento

“Forniremo all’Ucrina armi importanti, compresi dei jet da combattimento. L’Ucraina ci ha indicato quali può usare e ci sono alcuni Stati membri che li hanno e li forniremo”. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, al termine della riunione in videoconferenza dei ministri degli Esteri, il quale ha riferito anche che l’Ue ha deciso di fornire 450 milioni di euro per l’acquisto di armi letali e 50 milioni per materiale non letale” destinati all’Ucraina.

von der Leyen, vogliamo Ucraina in Ue

L’Ucraina è “una di noi e li vogliamo nell’Unione europea”. Lo ha detto a Euronews la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un’intervista. “Abbiamo un processo con l’Ucraina che consiste, ad esempio, nell’integrazione del mercato ucraino nel mercato unico”, ha aggiunto.




Guerra Ucraina-Russia, “convoglio per evacuare italiani da Kiev”

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ucraina militari afpGuerra Ucraina-Russia, l’ambasciata italiana a Kiev avrebbe organizzato un convoglio di auto civili per evacuare i nostri connazionali dalla capitale ucraina. Lo riferiscono fonti italiane in Ucraina ad Adnkronos, spiegando che ”nelle prossime ore” dovrebbe partire ”una colonna di auto civili dalla sede dell’ambasciata di Roma a Kiev”. L’appuntamento è stato dato per mezzogiorno ora locale, le 11 in Italia. L’organizzazione dell’evacuazione segue ”il via libera concesso dai russi a uscire da Kiev”.

L’ambasciata italiana, spiegano le fonti, avrebbe organizzato una chat ad hoc con gli italiani iscritti all’Aire e residenti a Kiev. Inoltre, aggiungono le fonti, la sede diplomatica avrebbe organizzato ”una rete di referenti nelle diverse zone di Kiev” in modo da diffondere le informazioni nel modo più capillare possibile. ”In questi giorni è a loro che si doveva fare riferimento, alcuni sono dipendenti e alcuni volontari”, ha aggiunto la fonte.

Alla buona notizia dell’evacuazione segue un ”oscuro presagio” da parte della comunità italiana in Ucraina, ovvero che ”se l’incontro di oggi” a Gomel con la delegazione ucraina ”dovesse andare male, i russi andranno giù con la mano pesante a Kiev”.

adnkronos




L’Italia è pronta ad inviare armi ed equipaggiamenti all’Ucraina

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203529850 d68e45e4 a149 4fb0 97fc cfe4fde8e41aAGI –  “Pieno e convinto appoggio” al pacchetto di misure approvato dalla Ue, che di fronte all’atto “barbaro” dell’aggressione di Mosca all’Ucraina e alla “minaccia per l’Europa”, “deve reagire con la massima fermezza”.

Le parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, arrivano in serata, poche ore lo storico annuncio di Bruxelles che per la prima volta nella sua storia finanzierà e fornirà armi ad un paese in guerra.

Il nuovo pacchetto di misure dell’Unione contro l’aggressione russa prevedono anche lo stop delle transazioni della banca centrale russa, la chiusura dello spazio aereo europeo ai voli russi, sanzioni alla Bielorussia e la messa al bando delle emittenti russe Russia Today e Sputnik. Tutte iniziative, dice Draghi, che l’Italia condivide in “pieno”.

La chiusura dello spazio aereo italiano, comunicata dal governo in mattinata, riguarda qualsiasi tipo di velivolo civile o militare che provenga da qualsiasi parte della Russia o che sia di una compagnia russa.

Il governo inoltre è pronto inviare alle forze di Kiev armi ed equipaggiamenti per far fronte all’offensiva dell’esercito di Vladimir Putin: domani nel pomeriggio si riunirà un Consiglio dei ministri per adottare nuove disposizioni sulla crisi ucraina e, fa sapere palazzo Chigi, “si interverrà per garantire sostegno e assistenza al popolo ucraino attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari alle autorità governative dell’Ucraina”.

Una seconda norma “introdurrà una procedura che consenta maggiore flessibilità nell’uso delle diverse sorgenti di energia elettrica del Paese”.

La decisione del governo italiano di inviare armi a Kiev arriva dopo la telefonata di ieri di Draghi con il presidente dell’Ucraina, Volodimir Zelensky, in cui il premier aveva ribadito “la solidarietà e vicinanza dell’Italia di fronte all’attacco” di Mosca e aveva anticipato che l’Italia avrebbe fornito all’Ucraina “assistenza per difendersi”.

Il via libera di domani in Cdm delle norme che integrano il ‘decreto Ucraina’ dovrebbe arrivare con l’appoggio di tutte le forze politiche.

In mattinata Matteo Salvini aveva frenato sulla possibilità di inviare armi a Kiev (“mandare armi letali? non in mio nome”, aveva detto il leader della Lega), salvo fare marcia indietro nel tardo pomeriggio: “Piena fiducia in Draghi e nel governo per fermare, con ogni intervento e aiuto necessario, l’aggressione russa, le bombe e il sangue” ha fatto sapere Salvini.




Draghi: “L’Italia appoggia in pieno la linea dell’Ue sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito Swift”

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001353742 a50a6112 44c2 48a5 b556 6ce4dc915b55AGI – Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha seguito gli sviluppi del conflitto in Ucraina a partire da una telefonata con il Presidente ucraino, Volodimir Zelensky.

Il premier resta in contatto costante con i leader dell’Unione europea, nella convinzione che l’Europa debba essere unita nella difesa del paese sotto attacco delle truppe di Mosca.

A Zelensky e al popolo ucraino Draghi ha espresso “la solidarietà e vicinanza dell’Italia di fronte all’attacco della Federazione Russa”.

Zelensky ha dal canto suo “confermato il chiarimento totale del malinteso di comunicazioni avvenuto ieri e ha ringraziato il presidente Draghi per il suo sostegno e per la forte vicinanza e amicizia tra i due popoli”.

Draghi ha ribadito  che “l’Italia appoggia e appoggerà in pieno la linea dell’Unione Europea sulle sanzioni alla Russia, incluse quelle nell’ambito SWIFT”.

L’Italia “fornirà all’Ucraina assistenza per difendersi”. I due leader hanno concordato di restare in stretto contatto nell’immediato futuro.

Intanto, in vista delle comunicazioni che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, terrà martedì alla Camera, si svolgerà lunedì una riunione fra i presidenti delle commissioni Esteri di Camera e Senato, Piero Fassino e Vito Petrocelli, per mettere a punto una risoluzione comune su cui far convergere anche le opposizioni, con l’obiettivo di una posizione unitaria del Parlamento a sostegno delle azioni che il governo metterà in campo. “Draghi è il presidente del Consiglio, ha il nostro sostegno. Decida”.

A dirlo è il segretario della Lega, Matteo Salvini, che comunque rileva: “Le sanzioni si usino se sono uno strumento che può riportare alla ragione Putin. Ovviamente se l’Italia è dipendente per metà dalle forniture di gas dalla Russia cerchiamo di fare tutto il possibile senza lasciare milioni di italiani al freddo e senza costringere l’Italia al black-out”.

Quindi per il leader della Lega: “Vanno bene le sanzioni, però senza essere autolesionisti. Le sanzioni devono andare a punire chi ha voluto la guerra e chi la porta avanti”.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, conferma la fermezza verso Mosca: “Sulle sanzioni alla Russia, l’Italia è per la linea dura: di fronte alle atrocità di questa guerra, scatenata dal governo russo, non può esserci nessun tentennamento. Con i nostri partner Ue e atlantici mostreremo tutta la forza della nostra compattezza. Serve fermezza contro chi sta provocando la morte di donne e uomini, spargendo il sangue di persone innocenti”.

Una linea su cui si esprime anche Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera: “La solidarietà al popolo ucraino vittima del folle progetto militare di Putin non deve limitarsi alle parole. Contro un’aggressione senza precedenti alla libertà, alla democrazia e alla pace, non c’è che la risposta ferma, unitaria, immediata della comunità internazionale. Appoggiamo convintamente il governo italiano nella decisione delle sanzioni e condividiamo la linea dell’esclusione della Russia dal sistema Swift. Non è il momento delle titubanze”.

Ok, in linea di massima, da Fratelli d’Italia per una risoluzione che, sull’Ucraina, veda tutte le forze politiche italiane compatte. “Siamo stati i primi”, spiega una fonte di primo livello di FdI, a chiedere un testo unitario. “Certo, vogliamo vedere le carte. Dalla maggioranza ci aspettiamo che non ci siano elementi divisivi e che si guardi al futuro. In ogni caso FdI è in prima linea a difendere le ragioni dell’Italia e rafforzare il ruolo della Nazione fuori dai confini”.

Matteo Renzi manda un messaggio dall’assemblea nazionale di Italia viva: “L’Ue non può girarsi da altra parte: per le sanzioni alla Russia” serve subito uno stanziamento a livello europeo per le aziende che stanno pagando il prezzo della guerra.

E aggiunge: “Ieri abbiamo sentito Mario Draghi su energia, gas, sulle scelte di politica economica energetica e strategica: adesso passiamo dalle parole ai fatti. Come Italia viva annunciamo da subito il voto a favore di tutte le misure, in attesa che il Consiglio dei ministri indichi proposte concrete”.




Proteggere i cittadini ucraini in fuga dalla guerra: appello al Governo dalla società civile italiana

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25ukraineROMA\ aise\ – Proteggere i cittadini ucraini in fuga dalla guerra. È questo l’appello che la Coalizione Italiana per la Liberta e i Diritti Civili ha lanciato in queste ore rivolgendosi direttamente al Governo italiano e al suo primo ministro, Mario Draghi, affinché questi possa attivarsi, anche in sede europea. La Coalizione comprende 43 organizzazioni della società civile italiana.
Questo l’appello integrale:
“L’invasione russa dell’Ucraina sta portando molte persone a fuggire dalle principali città prese d’assalto dall’attacco unilaterale russo. I movimenti, in molti casi, sono ancora all’interno dei confini del paese ma è facile prevedere come la crisi umanitaria che la guerra comporterà potrà avere conseguenze anche sulle migrazioni verso l’Unione Europea.
I governi, che di comune accordo stanno prendendo posizione contro questo attacco, devono muoversi insieme anche nell’offrire accesso e sostegno a coloro che fuggono dal conflitto.
Anche se i cittadini ucraini possono entrare nell’area Schengen senza visto, il loro status all’interno dell’UE non garantisce l’accesso al lavoro, alla sanità e ad altri servizi fondamentali per la loro protezione, durante quello che potrebbe essere un conflitto prolungato.
Inoltre, i residenti non ucraini presenti nel paese, tra loro anche i difensori bielorussi dei diritti umani che sono fuggiti dalle repressioni del loro governo, non possono attraversare i confini dell’UE senza una documentazione che è attualmente difficile, se non impossibile, da ottenere all’interno dell’Ucraina. Su queste basi auspichiamo che il governo italiano si attivi, anche in sede UE, per: attivare la Temporary Protection Directive, una misura eccezionale per fornire protezione immediata e temporanea agli sfollati provenienti da paesi non UE e a coloro che non possono tornare nel loro paese d’origine. Il possibile esodo di massa potrebbe infatti mettere in difficoltà le normali pratiche di asilo, non permettendo di intervenire con la rapidità necessaria al fine di salvaguardare i diritti e la vita delle persone in fuga dal conflitto. Il Presidente del Consiglio italiano potrebbe, in ogni caso, emanare immediatamente un decreto che preveda misure di protezione temporanea in favore delle persone in fuga dal conflitto, ai sensi dell’art. 20 d.lgs. 286/98; garantire l’accesso all’Europa dei residenti non ucraini in Ucraina, che sono a maggior rischio a causa dell’attività militare russa e della possibile futura interferenza politica. Tra questi ci sono molti difensori dei diritti umani e attivisti dell’opposizione. A questi individui dovrebbe essere garantito un facile accesso al territorio e protezione; in linea con le linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani, fornire sostegno nell’accesso ai visti e ad altre forme di assistenza speciale ai difensori dei diritti umani e ai giornalisti in Ucraina che possono essere presi di mira per il loro lavoro, le loro convinzioni o il loro attivismo; garantire che, a fronte delle sanzioni che l’Europa sta varando in queste ore, si crei un sistema per cui i cittadini russi perseguitati dal governo (attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori) possano continuare ad avere facile accesso ai visti per lasciare il proprio paese. Gli arresti a cui abbiamo assistito in queste ore nelle città russe ci fanno capire come anche all’interno del paese c’è una fascia di popolazione che va salvaguardata; garantire ai cittadini ucraini già residenti in Italia il rinnovo dei permessi di soggiorno, anche laddove gli stessi fossero scaduti. Garantendo al contempo un accesso rapido alle procedure di ricongiungimento familiare affinché le persone possano raggiungere i propri parenti in Italia attraverso viaggi sicuri; in ogni caso garantire l’accesso alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale ed eliminare l’Ucraina dall’elenco dei Paesi d’origine sicuri. (aise) 




Cosa è successo tra Draghi e Zelensky?

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134254733 01b4da1b abb9 412a 996f 1e5556d4cda1AGI – Sulla crisi ucraina tra le drammatiche fasi della guerra si è intessuta, stamattina, l’alternanza di dichiarazioni tra la diplomazia ucraina, il presidente della nazione Volodymyr Zelensky e il premier italiano Mario Draghi.

 

 

 

 

Di seguito la sintesi cronologica.

Ore 10.44: l’ambasciatore ucraino a Roma: l’Italia prenda posizione su swift

Messaggio dell’ambasciatore Yaroslav Melnyk, mentre si discute di come contrastare l’invasione russa dell’Ucraina; “L’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Ue che non ha ancora espresso pubblicamente la propria posizione sul tema dell’immediata disconnessione della Russia dalla rete Swift. La mancanza di sostegno da parte dei nostri partner per tali misure restrittive potrebbe portare alle ulteriori vittime tra i militari e i civili ucraini”.




Guerra Ucraina, Russia minaccia Finlandia: “Conseguenze militari se entra nella Nato”

russia bandiera cremlino afp

russia bandiera cremlino afp“L’ingresso della Finlandia alla Nato avrebbe ripercussioni gravi militari e politiche”, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ricordando che per Mosca “l’impegno del governo finlandese per una politica di non allineamento militare è un fattore importante nel garantire la sicurezza e la stabilità nell’Europa del Nord”.