Ucraina e Russia a un passo dalla guerra. Oggi la telefonata tra Putin e Biden

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124501819 796b2021 47b6 4ec2 b8af a887f77cfb4cAGI – Soffiano venti di guerra e scatta l’allarme in tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno lanciato drammaticamente l’allarme sull’Ucraina, avvertendo che un’invasione russa potrebbe iniziare tra pochi giorni, e hanno chiesto ai cittadini statunitensi di andarsene entro 48 ore. Un attacco da parte degli oltre 100.000 soldati russi, attualmente sistemati vicino all’Ucraina, “potrebbe verificarsi da un giorno all’altro”, ha detto ai giornalisti Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca a Washington.

Washington annuncerà oggi l’evacuazione di tutto il personale della loro ambasciata a Kiev, riferisce l’agenzia Associated Press. Un piccolo numero di funzionari potrebbe rimanere nella capitale ucraina, ma la gran parte dei quasi 200 americani che lavorano alla rappresentanza diplomatica verranno fatti uscire dal Paese o trasferiti nelle zone occidentali, vicino al confine polacco, in modo da mantenere una presenza diplomatica.

Respingendo la speculazione secondo cui il Cremlino non avrebbe mai innescato la crisi mentre le Olimpiadi di Pechino sono ancora in corso, Sullivan ha affermato che un simile attacco “potrebbe verificarsi” prima della fine dei Giochi, prevista per il 20 febbraio. Lo scenario di un attacco imminente è “una possibilità molto, molto distinta”, ha detto Sullivan.

Pur sottolineando che non era ancora noto se il presidente Vladimir Putin avesse preso una decisione, dicendo che “non possiamo prevedere l’esatta determinazione”, Sullivan ha chiarito che gli Stati Uniti si stanno preparando al peggio, compreso un “rapido assalto” alla capitale Kiev. “Se un attacco russo all’Ucraina procede, è probabile che inizi con bombardamenti aerei e attacchi missilistici che potrebbero ovviamente uccidere i civili”, ha detto. “Qualsiasi americano in Ucraina dovrebbe partire il prima possibile e comunque nelle prossime 24-48 ore”.

Sullivan ha parlato poco dopo che il presidente Joe Biden e sei leader europei, i capi della Nato e dell’Unione Europea, hanno tenuto colloqui sulla peggiore crisi tra Occidente e Russia dalla fine della Guerra Fredda. Un funzionario statunitense ha detto che Biden parlerà con Putin sabato, mentre il governo francese ha detto che anche il presidente Emmanuel Macron chiamerà il leader russo sabato. Sottolineando le prospettive cupe, una serie di paesi si è unita all’esodo di diplomatici e cittadini dall’Ucraina, mentre i prezzi del petrolio sono aumentati e le azioni statunitensi sono crollate.

L’unità della Nato

Sullivan ha ripetuto gli avvrimento dei giorni scorso, secondo cui che la Russia rischia severe sanzioni occidentali e ha affermato che la Nato ora è “piu’ coesa, piu’ propositiva, piu’ dinamica di qualsiasi altra volta nella memoria recente”.

Il Pentagono ha annunciato che avrebbe inviato altre 3.000 truppe per rafforzare l’alleata Polonia. E il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto al suo omologo ucraino Dmytro Kuleba in una telefonata “che l’Ucraina continua ad avere il sostegno duraturo e fermo degli Stati Uniti per la sua sovranità e integrità territoriale”, ha sottolineato il Dipartimento di Stato.

Dopo la precedente telefonata di gruppo tra i leader statunitensi ed europei, il portavoce del cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che “l’obiettivo è prevenire una guerra in Europa”. Ma se Mosca non si tira indietro, “gli alleati sono determinati a prendere insieme sanzioni rapide e profonde contro la Russia”. Queste sanzioni prenderebbero di mira i settori finanziario ed energetico, ha detto, per l’Uniopne europea, Ursula von der Leyen.

Le forze militari russe in movimento

Le forze e le truppe navali russe, comprese le unità portate da tutto il vasto paese, ora circondano l’Ucraina a sud, est e nord. La Russia, che nega qualsiasi piano per attaccare l’Ucraina, controlla già il territorio della Crimea e sostiene le forze separatiste che controllano la regione ucraina del Donbass a est. Il Cremlino afferma che il suo obiettivo è convincere la Nato ad accettare di non concedere mai l’adesione all’Ucraina e anche a ritirarsi dai paesi dell’Europa orientale già nell’alleanza, ritagliando di fatto l’Europa in sfere di influenza in stile Guerra Fredda. Gli Stati Uniti e i loro alleati europei respingono le richieste, insistendo sul fatto che la Nato non rappresenta una minaccia per la Russia.

In aggiunta alle tensioni, venerdì sono state avviate esercitazioni militari russe su larga scala con la Bielorussia, che si trova appena a nord di Kiev e confina anche con l’Unione Europea.

Il ministero della Difesa russo ha dichiarato venerdì che avrebbe tenuto anche esercitazioni militari vicino al confine con l’Ucraina nel Mar Nero. Secondo il capo del servizio di intelligence militare norvegese, la Russia è operativamente pronta a condurre una vasta gamma di operazioni militari in Ucraina e il Cremlino deve solo fare la chiamata.

Intanto l’Unione Europea ha chiesto al suo personale non essenziale di lasciare l’Ucraina, mentre Israele ha affermato che le famiglie dei suoi diplomatici sarebbero state ritirate. La Norvegia si è unita alla Gran Bretagna dicendo ai suoi cittadini di andarsene.

Gli sforzi della diplomazia

L’allarme crescente arriva nonostante gli sforzi della diplomazia, da parte dei funzionari europei. Macron ha visitato sia Mosca che Kiev all’inizio di questa settimana e Scholz dovrebbe fare lo stesso nei prossimi giorni. Scholz terrà anche il suo primo incontro di persona con Putin a Mosca. Il segretario alla Difesa britannico Ben Wallace era a Mosca venerdì per colloqui con il suo omologo russo Sergei Shoigu. Era accompagnato dal capo di stato maggiore della difesa del Regno Unito Tony Radakin e la coppia incontrerà anche il massimo generale dell’esercito russo Valery Gerasimov.

La visita di Wallace arriva il giorno dopo che il ministro degli Esteri britannico Liz Truss ha incontrato il suo omologo russo Sergei Lavrov a Mosca per colloqui che si sono conclusi con pubbliche recriminazioni. Delusione anche dopo un incontro separato tra negoziatori russi e ucraini, sotto la mediazione di Germania e Francia. Fonti hanno descritto l’incontro come “difficile”.




Ucraina, allarme Nato e Usa: “Russia può invadere subito”

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ucraina esercito afp 1102“C’è un rischio reale per una nuova guerra in Europa”. Il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in visita in Romania, accende i riflettori sul pericolo reale di una “invasione su larga scala” dell’Ucraina ma anche di altre operazioni per cui la Russia si è preparata negli ultimi mesi. La Nato sta tenendo sotto controllo il dispiegamento russo in Bielorussia, aggiunge.

Intanto, mentre il presidente Joe Biden invita i cittadini americani a lasciare l’Ucraina, il segretario di Stato Antony Blinken fa scattare l’allarme: la Russia può invadere l’Ucraina “in qualsiasi momento, anche durante i Giochi olimpici” invernali in corso a Pechino, dice. Per i cittadini americani, ribadisce, l’invito è a lasciare “adesso” l’Ucraina per il rischio di un’escalation militare. Al termine di una riunione a Melbourne con gli omologhi di Australia, India e Giappone (il Quad), Blinken rimarca come gli Stati Uniti siano stati sempre “molto chiari” con la Russia. E, considerando sempre il dialogo come “il modo responsabile di fare le cose”, valutano anche altre misure. “Se la Russia scegliesse la strada di una nuova aggressione, si troverebbe ad affrontare conseguenze enormi”, aggiunge Blinken da Melbourne, affermando di condividere questa visione con i Paesi Nato, Ue e del G7.

“Un Paese non può cambiare con la forza i confini di un altro” né “dettare” quali politiche debba adottare o “con chi possa allearsi”, afferma ancora il segretario di Stato, parlando di principi “molto basilari”. “Se permettiamo la violazione con impunità di questi principi -prosegue- ci sarà un impatto anche qui. Altri guardano, osservano come rispondiamo” alla crisi ucraina. E Blinken, che indica alcun Paese in particolare pur lasciando intendere un riferimento alla Cina e alle sue pretese territoriali, condivide con gli omologhi la necessità di garantire la sicurezza anche nell’Indo-Pacifico.

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Covid oggi, Olanda riapre senza limiti stadi, cinema e ristoranti

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covid olanda test afpIl governo olandese intende revocare gran parte delle restrizioni introdotte per contenere il coronavirus a partire dal 18 febbraio. Lo ha annunciato il ministro della Salute Ernst Kuipers, che in una lettera indirizzata al Parlamento ha scritto che riapriranno senza limiti gli stadi, i teatri, i cinema e i ristoranti. Questi ultimi potranno accogliere clienti fino all’una di notte e non chiudere alle 22 come fanno ora. L’ultima decisione spetta ai consulenti scientifici del governo, che si esprimeranno in merito martedì. Tutte le altre restrizioni ancora in vigore in Olanda dovrebbero essere revocate entro fine mese.

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È morto Luc Montagnier, il premio Nobel che scoprì il virus dell’Aids

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161423208 4beec2e8 be9f 47ae 9c65 9fa641021d00AGI – È stata confermata la morte dello scienziato francese Luc Montagnier, Premio Nobel per la Medicina nel 2008 per i suoi studi sull’Aids.

La notizia era stata diffusa ieri dal solo France Soir ed è stata rilanciata oggi da altri media transalpini in seguito alla verifica di CheckNews. Montagnier era diventato celebre negli ultimi anni per le sue posizioni antivacciniste. 

Montagnier è morto lo scorso 8 febbraio all’ospedale americano di Neuilly-sur-Seine, alla presenza dei suoi figli. Aveva 89 anni.

Il municipio di Neuilly ha confermato il deposito dell’atto di morte dello scienziato, che aveva vinto il Premio Nobel per la Medicina nel 2008, in condivisione con la professoressa Francoise Barre’-Sinoussi, per il suo lavoro sulla scoperta del virus dell’Aids nel 1983.

Il progressivo logoramento dei rapporti con la comunità scientifica iniziò negli anni 2000, quando Montagnier propose la papaia fermentata come trattamento per il Parkinson.

Nel 2009 – l’anno dopo aver ricevuto il Nobel – sostenne che un buon sistema immunitario permette di sbarazzarsi dell’Hiv “in poche settimane” e che una buona dieta ricca di antiossidanti rende possibile l’esposizione al virus senza venire contagiati in modo cronico.

In seguito affermò altre tesi screditate come l’origine batterica dell’autismo e il legame tra i vaccini e le morti improvvise di infanti.

Queste posizioni eterodosse hanno reso Montagnier un idolo dei no vax in seguito all’esplosione della pandemia di Covid-19

Dalla scoperta dell’Hiv alla deriva antiscientifica

Nato il 18 agosto del 1932 a Chabris, un piccolo comune situato nel Centro-Valle della Loira, era direttore emerito del Centre national de la recherche scientifique e dell’Unità di Oncologia Virale dell’Istituto Pasteur di Parigi, dove nel 1983 assieme a Francoise Barre’-Sinoussi ha scoperto il virus Hiv.

Per questa eccezionale scoperta Montagnier vinse il Premio Nobel per la Medicina nel 2008. Molto stimato, lo scienziato ha lavorato con più grandi istituti scientifici del mondo.

Oltre a essere direttore emerito del CNRS e professore all’Institut Pasteur, è stato direttore del Center for Molecular and Cellular Biology al Queens College della City University di New York, direttore di un istituto di ricerca alla Jiao-tong University di Shanghai. Il suo lavoro ha ricevuto innumerevoli premi e riconoscimenti.

Tuttavia, negli ultimi decenni della sua vita e della sua carriera Montagnier ha fatto parlare molto di sé per aver sposato e sostenuto molte teorie antiscientifiche.

Dalle sue dichiarazioni nel 2010 riguardanti l’Hiv, che poteva essere eradicato con un particolare schema nutrizionale, alle ricerche sulla memoria dell’acqua, principio alla base dell’omeopatia.

E ancora: dall’uso della papaya contro la Sars e il Parkinson al sostegno di molte tesi alla base dei movimenti no vax, mettendo in dubbio la sicurezza dei vaccini.

 




Via le mascherine all’aperto da venerdì, si useranno solo in caso di affollamento

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183752169 bb62c8a7 94e0 4521 9153 333015fb7bcfAGI – Da venerdì prossimo, 11 febbraio, si potrà circolare liberamente all’aperto in tutta Italia senza indossare la mascherina. Basterà portarla con sé per indossarla in caso di affollamento. L’attesa ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, firmata oggi, è un altro passo, dal grande valore simbolico, verso il ritorno alla normalità, sia pure la “nuova” normalità in epoca Covid.

L’obbligo di girare sempre con la mascherina addosso, a meno che non si faccia attività sportiva, era in vigore da Natale: il dl ‘Festività’, varato il 24 dicembre ed entrato in vigore proprio il 25 (in origine vigente fino al 31 gennaio, poi la proroga fino al 10 febbraio), lo reintroduceva per fronteggiare la variante Omicron che imperversava, e che nel giro di un paio di settimane sarebbe arrivata al picco di oltre 200mila nuovi casi al giorno.

Una decisione che fu presa nell’ottica del tentativo di raffreddare la curva, mentre peraltro già diverse Regioni optavano autonomamente per l’obbligo, e che di fatto azzerò buona parte del significato della suddivisione regionale in zone: lo schema originale del sistema “a colori” prevedeva infatti che solo in zona bianca fosse possibile evitare la mascherina all’aperto, mentre il decreto natalizio impose l’obbligo a tutto il territorio nazionale.

Analoga e speculare decisione oggi: a fronte delle prime ipotesi secondo cui la libertà di girare senza mascherina sarebbe tornata solo nelle (ancora rare) Regioni in zona bianca, la decisione del ministro e del Governo è quella di sciogliere l’obbligo per tutti, anche per le tante Regioni in giallo e in arancione.

Una scelta anticipata ieri dal sottosegretario Costa, e chiesta a gran voce da numerosi esperti, da Bassetti a Silvestri, e anche Andrea Crisanti, considerato esponente del fronte più “rigidista”, secondo cui “a questo punto le mascherine all’aperto sono inutili”. L’unica condizione che l’ordinanza pone, per ovvia precauzione, è che la mascherina sia sempre a disposizione per indossarla eventualmente in caso di affollamenti.

“Fermo restando quanto diversamente previsto da specifiche norme di legge o da appositi protocolli sanitari o linee guida – si legge nel documento – nei luoghi all’aperto è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé i dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossarli laddove si configurino assembramenti o affollamenti”.

Rimane invece l’obbligo di mascherine al chiuso, formalmente, come tutta l’ordinanza, fino al 31 marzo: sarà quello il nuovo fronte, la nuova prospettiva di un altro passo, stavolta cruciale, quello di entrare in un locale o in un negozio senza mascherina. L’intento del Governo è chiaramente quello di continuare a tenere attentamente sotto controllo la curva epidemica.

Se a fine marzo, ormai in primavera, i casi saranno ridotti a proporzioni più accettabili, diciamo “pre-Omicron” (intorno ai 10mila al giorno, è una prima ipotesi), potrebbe essere il momento per rimuovere un tassello fondamentale dell’emergenza. Insieme al prossimo ritorno in presenza almeno al 75% del pubblico negli stadi, sarebbe il momento di tornare a una “nuova” normalità che a quel punto somiglierebbe molto alla vecchia.




Bologna. Il bimbo deve essere operato ma i genitori vogliono solo sangue da non vaccinati

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112620338 a5e49d34 a674 440c 8176 9081553ad820AGI – Sara’ il giudice a decidere sul caso di un bambino che dovrà essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico al cuore all’ospedale Sant’Orsola di Bologna ma la cui famiglia ‘no vax’, del Modenese, rifiuta trasfusioni di sangue da donatori vaccinati contro il Covid-19.

Il caso, riportato dalla gazzetta di Modena, è finito in tribunale e si attende una decisione del giudice tutelare. Il Sant’Orsola, in accordo col centro trasfusionale, si e’ opposto, chiamando in causa l’osservanza dei protocolli di legge, e la famiglia si e’ rivolta ai legali.




Terremoto M5S, tribunale Napoli sospende modifica statuto ed elezione Conte leader

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conte92 fgDa Napoli arrivano nuove grane per il Movimento 5 Stelle. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, il Tribunale del capoluogo partenopeo ha sospeso le due delibere con cui, lo scorso agosto, il M5S ha modificato il suo statuto e ‘incoronato’ Giuseppe Conte come presidente dei pentastellati. I provvedimenti (che risalgono rispettivamente al 3 e al 5 agosto 2021) sono stati sospesi in via cautelare per la sussistenza di “gravi vizi nel processo decisionale”, in primis l’esclusione dalla votazione di oltre un terzo degli iscritti e il conseguente mancato raggiungimento del quorum, nell’ambito del processo intentato da un gruppo di attivisti del Movimento, difesi dall’avvocato Lorenzo Borrè. Tra i militanti: Steven Hutchinson, Renato Delle Donne e Liliana Coppola, i quali hanno presentato il ricorso supportati da centinaia di attivisti che hanno contribuito al pagamento delle spese legali.

GLI ATTIVISTI – “Oggi il Tribunale di Napoli, accogliendo il reclamo per la sospensione dell’efficacia delle delibere che hanno modificato lo statuto e incoronato come candidato unico alla presidenza del M5S Giuseppe Conte, ripristina il principio della necessità della partecipazione di tutti gli iscritti nell’adozione delle scelte fondamentali del nostro MoVimento” dichiarano gli attivisti del M5S che avevano depositato il ricorso ad ottobre 2021.

“La parità dei diritti è una pietra angolare del M5S e non può trovare deroga in alcun caso, tantomeno per l’accesso alle cariche statutarie in quanto non esistono primi inter pares. Ora confidiamo in un processo partecipativo aperto e in una riflessione sugli errori e sulle forzature fatte, chi ha sbagliato deve farsi da parte. Ringraziamo l’avvocato Lorenzo Borrè per l’assistenza che ci ha dato dal primo momento”, concludono i ricorrenti napoletani in rappresentanza delle centinaia di iscritti che hanno sostenuto i ricorsi.

AVVOCATO BORRÈ – Con la decisione del Tribunale di Napoli “decade la carica di Conte, in primo luogo. In secondo luogo emerge l’incompatibilità di alcune attuali cariche negli organi di garanzia, con le restrizioni previste dal precedente statuto, che è ritornato in vigore: il precedente statuto, infatti, esclude che dette cariche possano essere ricoperte da soggetti che rivestano incarichi istituzionali” dice all’Adnkronos Lorenzo Borrè, l’avvocato degli attivisti che hanno presentato il ricorso.

“Anche i cinque vicepresidenti decadono, essendo cariche non previste dal vecchio statuto”, prosegue il legale. Quindi ora che succede nel Movimento? “Il M5S si trova all’anno zero con l’azzeramento delle sue cariche. Unica via di uscita, la costituzione del Comitato direttivo. Altre fughe in avanti, insistendo con le procedure già annullate dal Tribunale, rischiano di porre il M5S su un binario morto”. Scusi, quindi chi comanda ora nel Movimento? “In questo momento la guida non c’è, il M5S è stato totalmente decapitato”, risponde Borrè.

“Il Movimento è decapitato, senza nessun uomo al comando. L’unica cosa che possono fare ora la può fare Beppe Grillo: indire le votazioni del comitato direttivo del M5S, come fece lo scorso 29 giugno – spiega Borrè – E ripartire da lì. Solo dopo aver votato il nuovo comitato direttivo, si possono eleggere i nuovi membri del comitato di garanzia, i probiviri, ecc.. Qualsiasi altra decisione può essere facilmente impugnata. Insomma, la parola al popolo pentastellato”.

L’ORDINANZA – “Allo stato degli atti è emerso che le delibere assembleari impugnate appaiono invalide. In via assorbente, emerge che la delibera assembleare di modifica dello stato dell’Associazione Movimento 5 Stelle del 3 agosto 2021 è stata adottata in assenza del quorum richiesto dalla disciplina applicabile ratione temporis a tale data”. E’ quanto si legge nell’ordinanza – visionata dall’Adnkronos – con cui il Tribunale di Napoli ha sospeso in via cautelativa la delibere di modifica dello statuto del M5S e la successiva elezione di Conte alla guida del Movimento 5 Stelle.

“Ai sensi dell’art. 6 dello statuto allora vigente, in prima convocazione l’assemblea indetta per la modifica dello statuto dell’associazione poteva deliberare soltanto ‘qualora vi abbia partecipato almeno la maggioranza assoluta degli iscritti’. Poteva essere introdotta una restrizione alla partecipazione alle assemblee rispetto agli iscritti da meno di 6 mesi, ma con regolamento adottato dal comitato di garanzia, su proposta del comitato direttivo. Agli atti invece risulta che l’assemblea del 3 agosto 2021 è stata indetta con l’esclusione degli iscritti da meno di 6 mesi sulla base dell’art. 4 dello statuto che disciplina le modalità con cui l’associazione effettua le consultazioni degli iscritti, che alla lett. c) prevede espressamente l’esclusione degli iscritti da meno di sei mesi. E ciò in assenza di un ‘regolamento adottato dal Comitato di Garanzia, su proposta del Comitato direttivo’, come risulta dall’istruttoria processuale”, si legge ancora nel provvedimento.

GLI ISCRITTI ESCLUSI – Sono 81.839 gli iscritti al M5S che, secondo il Tribunale di Napoli, sono stati illegittimamente esclusi dalle votazioni del 3 agosto scorso sul nuovo statuto del Movimento, un ‘cavillo’ legale che oggi ha generato un terremoto con pochi precedenti nel M5S, con la sospensione in via cautelare dello stesso statuto e della nomina di Giuseppe Conte come presidente.

“L’illegittima esclusione dalla platea dei partecipanti all’assemblea del 3 agosto 2021 degli iscritti all’ASSOCIAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE da meno di sei mesi – si legge in uno stralcio dell’ordinanza visionata dall’Adnkronos – ha determinato l’alterazione del quorum assembleare nella deliberazione di modifica del proprio statuto. Tale delibera infatti risulta adottata sulla base di un’assemblea formata da soli 113.894 iscritti (quelli da più di sei mesi) in luogo dei 195.387 associati iscritti a quella data; con l’illegittima esclusione di 81.839 iscritti all’ente dal quorum costitutivo e deliberativo, maggiore dei soli 60.940 associati che hanno partecipato all’assemblea, la cui delibera è stata poi approvata dall’87% di questi (v. pag. 3 della comparsa di costituzione e risposta)”.

“Appare chiaro, quindi, che l’assemblea dell’ASSOCIAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE che ha deliberato il 3 agosto del 2021 non era correttamente costituita perché risulta che vi hanno partecipato un numero di iscritti inferiore a quello richiesto in prima convocazione. I 60.940 iscritti che vi hanno partecipato erano di numero inferiore alla metà più uno del totale degli iscritti all’associazione (che come visto era 195.387). Ai sensi dell’art. 23 c.c. la violazione delle disposizioni contenute nello statuto dell’associazione comporta, su domanda di qualunque associato, l’annullamento della relativa deliberazione che sia stata impugnata. E la delibera del 3 agosto 2021 dall’ASSOCIAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE risulta allo stato adottata in violazione dello statuto dell’ente allora in vigore”.

“FIGURA PRESIDENTE NON IN STATUTO” – “L’invalidità che allo stato risulta della delibera con cui l’ASSOCIAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE ha modificato lo statuto fa di conseguenza, in questa sede, apparire invalida anche la delibera del 5 agosto 2021 con cui è stato nominato il presidente dell’ente. In via assorbente, va fatto rilevare che lo statuto in vigore prima della sua modifica, che come visto al punto 3 risulta illegittima, non prevedeva la figura del presidente quale organo dell’associazione. Pertanto la sua nomina appare a sua volta in contrasto con le regole statutarie ai sensi dell’art. 23 c.c.” scrive il Tribunale di Napoli nell’ordinanza. Questo passaggio fa decadere non solo la nomina dell’ex premier, ma sbarra la strada anche a un possibile ritorno in scena di Vito Crimi, a lungo capo politico reggente del Movimento.

ROUSSEAU – L’ordinanza del Tribunale di Napoli sembra riabilitare anche il voto su Rousseau, la creatura di Davide Casaleggio. In un passaggio della pronuncia c’è infatti scritto nero su bianco che l’impossibilità di trattare i dati in possesso della vecchia piattaforma del M5S, sollevata dagli attuali vertici pentastellati in sede processuale, non è da considerarsi un motivo tecnico valido per fermare le richieste dei ricorrenti.

“Le delibere impugnate dell’ASSOCIAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE con cui è stato modificato il suo statuto e subito dopo nominata la neonata figura di presidente vanno sospese in attesa dell’esito del giudizio di merito – si legge infatti nell’ordinanza – E l’adozione della presente cautela non potrebbe dirsi preclusa dall’asserita potenziale insorgenza di problematiche di ordine tecnico connesse al funzionamento della pregressa ‘piattaforma’, trattandosi di eventuali aspetti di carattere meramente operativo suscettibili di svariate possibili soluzioni la cui individuazione resta concretamente riservata agli organi della associazione”.

CONTE STUDIA CONTROMOSSE – Giuseppe Conte studia le contromosse, dopo l’ordinanza del Tribunale di Napoli. L’ex premier, dopo aver sentito i suoi vice, è riunito con l’ex reggente grillino Vito Crimi e il notaio.

GRILLO NON VERRÀ A ROMA IN SETTIMANA – A quanto apprende l’Adnkronos, Beppe Grillo non verrà a Roma in settimana. Fonti vicine al garante del Movimento spiegano che, salvo cambi di programma dell’ultimo minuto, non è in programma alcuna ‘trasferta’ da qui ai prossimi giorni. (di Antonio Atte e Ileana Sciarra).

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Il trattato di Maastricht compie 30 anni

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7maaROMA\ aise\ – Compie 30 anni il Trattato di Maastricht che ha sancito la nascita dell’Unione Europea.
Firmato da 12 Paesi – oltre all’Italia, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Ragno Unito – il 7 febbraio 1992, il tratto entrò in vigore il 1° novembre del 1993. Per siglare l’atto, dall’Italia giunsero nella città dei Paesi Bassi gli allora ministri degli esteri Gianni De Michelis e del tesoro Guido Carli.
Il Presidente del Parlamento europeo era Egon Klepsch.
Quello di Maastricht è un trattato ambizioso che “sancisce la nascita dell’Unione europea”, come ricorda la sintesi che accompagna il documento.
Il primo originale dell’accordo è conservato a Roma, in quanto depositaria di tutti gli atti internazionali che hanno segnato il percorso dell’integrazione europea, avendo ospitato la conferenza del 1957.
Il Trattato di Maastricht, insieme ai Trattati di Roma, all’Accordo sul mercato unico europeo e al trattato di Lisbona, è conservato nella Sala dei trattati europei della Farnesina, recentemente intitolata alla memoria di David Sassoli.
A norma del trattato, l’Unione è fondata sulle Comunità europee (primo pilastro), integrate da due altri ambiti di cooperazione (secondo e terzo pilastro): la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e la giustizia e affari interni (GAI).
Con l’entrata in vigore del trattato sull’Unione europea, l’espressione CEE è stata sostituita dall’espressione Comunità europea (CE). I poteri legislativi e di controllo del Parlamento Europeo sono stati rafforzati con l’introduzione della procedura di codecisione e l’estensione della procedura di cooperazione.
Ai sensi del nuovo trattato, il Parlamento europeo può invitare la Commissione a presentare una proposta legislativa su questioni che, a suo parere, necessitano dell’elaborazione di un atto comunitario. L’intera Commissione, inoltre, è ora soggetta al voto di approvazione del PE, al quale compete anche nominare il Mediatore europeo.
Il trattato è sostenuto da tre pilastri: le Comunità europee, una politica estera e di sicurezza comune, e la cooperazione tra i governi dell’UE in materia di giustizia e affari interni.
Quattro le innovazioni più importanti introdotte dal Trattato: ha gettato le basi per l’unione economica e monetaria, la moneta unica (l’euro) e i criteri per il suo utilizzo; ha fornito la base giuridica per 6 nuove politiche comuni dell’UE; ha rafforzato, come detto, i poteri del Parlamento europeo; e ha introdotto introduce il concetto della cittadinanza europea. (aise) 




In Danimarca addio mascherine e lockdown: “Tutto questo grazie all’immunita’”

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090125289 eb08240e a426 45cb 9941 702eab8e42deAGI – “In Danimarca abbiamo raggiunto una copertura vaccinale molto alta con oltre l’80% completamente vaccinato e oltre il 60% che ha ricevuto la terza dose. In particolare abbiamo vaccinato la maggior parte della nostra popolazione vulnerabile. Ciò offre a Paese una protezione molto elevata contro la grave malattia da Covid-19 e contro l’eccesso di mortalità”. Così il capo dell’Istituto di sanità danese (Statens Serum Institut) Henrik Ullum, spiega in un’intervista all’AGI le motivazioni che hanno portato il governo di Copenaghen a revocare, dal primo febbraio, tutte le restrizioni imposte per arginare la pandemia (compresi mascherina e green pass).

“Abbiamo assistito a una marcata diminuzione della percentuale di pazienti positivi che richiedono un trattamento per la polmonite da Covid. Inoltre, nonostante un numero estremamente elevato di casi, abbiamo osservato una marcata diminuzione dei pazienti Covid nei reparti di terapia intensiva”, continua il virologo. “Quando osserviamo i decessi, ora vediamo che l’eccesso di mortalità complessiva con cui siamo entrati nel 2022 è scomparso”, sottolinea Ullum.

“Tutti questi fattori, in particolare l’elevata immunità della popolazione e le infezioni relativamente più lievi causate da Omicron, consentono alla Danimarca di rimuovere le restrizioni senza sovraccaricare il nostro sistema sanitario”, evidenzia il capo dell’Istituto di Copenaghen precisando comunque che “ci sono ancora diverse raccomandazioni in atto per limitare la trasmissione, soprattutto alle parti più vulnerabili della popolazione”.

Contagi in calo

“Ora assistiamo a un modello complesso con numeri di contagi in calo in alcune delle aree e dei gruppi che hanno avuto il numero più alto di infezioni fino ad ora. Ciò è particolarmente vero tra i giovani nell’area urbana di Copenaghen. Tuttavia, non vediamo un tale calo nelle aree più rurali e nei gruppi di età più avanzata che finora hanno subito meno contagi”, spiega il numero uno dell’Iss danese. “Interpretiamo questo come risultato dell’immunità ibrida che combina l’immunità da vaccinazione e le infezioni che sono più elevate in alcune componenti della società”, spiega. “Nel complesso, prevediamo che questa immunità crescerà e causerà un calo più marcato del numero di casi durante questo inverno”, aggiunge.

“Sappiamo che il Sars-Cov-2 continuerà a circolare tra noi e che nuove varianti si evolveranno. Pertanto, è importante anche per noi in Danimarca mantenere la nostra capacità di diagnosticare e monitorare l’epidemia. E noi abbiamo un ampio sistema di test Pcr che ci consente di testare più del 3% della popolazione ogni giorno”, mette comunque in chiaro il capo dei virologi.. “Disponiamo inoltre di un ampio monitoraggio delle acque reflue e di un sequenziamento ad alta capacità.  Questa infrastruttura ci tiene preparati per nuove varianti e nuove ondate. In particolare, abbiamo appreso che il Covid-19 ha un’elevata stagionalità e la società danese si terrà preparata per una nuova ondata anche il prossimo autunno e inverno”, aggiunge.

Ogni Paese ha le sue misure

Per Ullum, però, il modello danese di gestione della pandemia Covid (che ha portato questa settimana a rimuovere tutte le restrizioni) non è immediatamente applicabile anche all’Italia. “è importante che ogni Paese trovi le soluzioni su misura per i fattori locali. Ciò comprende in particolare il livello di immunità e la capacità e l’accesso al sistema sanitario”, spiega. “Dipendiamo anche da un alto livello di responsabilità sociale per proteggere la parte vulnerabile della popolazione. In Danimarca, abbiamo la fortuna di avere un alto livello di immunità, un solido sistema sanitario e una popolazione con un’elevata responsabilità sociale. Questo ci ha permesso di prendere la nostra decisione, ma ogni Paese deve valutare quale sia la strategia giusta per sè”.

Il virus sarà stagionale

“La pandemia probabilmente non finirà, ma si trasformerà”, assicura Ullum. Il Sars-Cov-2 continuerà a circolare con probabili picchi in autunno e inverno. Tuttavia, la nostra immunità ci renderà molto più resistenti agli effetti dannosi sia come individui che come società sebbene non possano essere escluse nuove varianti problematiche”.

Secondo il virologo, “potremmo aver bisogno di vaccinare di nuovo una parte della popolazione e forse anche ripetutamente. Tuttavia, è probabile che la situazione estrema in cui noi come società abbiamo dovuto scegliere tra conseguenze molto gravi per la salute e misure estreme per prevenirlo scompaia”, conclude Ullum.




Sanremo 2022, scaletta quarta serata: duetti cantanti e cover

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giannimorandi giacca ipa fg(Adnkronos) – Ecco l’ordine di uscita della quarta serata di Sanremo 2022, l’attesa serata delle cover (anche con ospiti) che i cantanti in gara hanno potuto scegliere per la prima volta anche tra celebri brani internazionali (e non più solo italiani) degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90:

1. Mahmood & Blanco cantano ‘Il cielo in una stanza’ di Gino Paoli

2. Gianni Morandi si cimenta in un medley coinvolgente con Mousse T alla direzione dell’orchestra

3. Elisa interpreta ‘What a feeling’ di Irene Cara, iconico brano dalla colonna sonora di ‘Flashdance’

4. Irama e Gianluca Grignani cantano insieme la hit di quest’ultimo ‘La mia storia tra le dita”

5. Sangiovanni duetta con Fiorella Mannoia sulle note di ‘A muso duro’

6. Emma e Francesca Michielin insieme sul palco per intonare ‘Baby on more time’ di Britney Spears

7. Fabrizio Moro ha scelto ‘Uomini soli’ dei Pooh

8. Massimo Ranieri e Nek cantano ‘Anna Verrà’ di Pino Daniele

9. Michele Bravi canta ‘Io vorrei, non vorrei ma se vuoi’ di Mogol-Battisti

10. Aka7even e Arisa omaggiano Alex Baroni a 20 anni dalla morte cantando ‘Cambiare’

11. Dargen D’Amico con ‘La bambola’ di Patty Pravo

12. La Rappresentante di Lista con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra propongono ‘Be my baby’ di The Ronettes

13. Ditonellapiaga e Rettore scelgono ‘Nessuno mi può giudicare’ di Caterina Caselli

14. Achille Lauro con Loredana Bertè duettano sulle note di ‘Sei Bellissima’

15. Rkomi con i Calibro 35 propongono un medley di Vasco Rossi

16. Matteo Romano canta con Malika Ayane ‘Your song’ di Elton John

17. Noemi si cimenta in ‘(You make me fell like) A Natural woman’ di Carole King portata al successo da Aretha Franklin

18. Iva Zanicchi propone un omaggio a Milva con ‘Canzone’ di Don Backy e Detto Mariano

19. Hishsob, Hu e Mr Rain rivisitano ‘Mi sono innamorato di te’ di Luigi Tenco

20. Le Vibrazioni con la band inglese Sophie and The Giants portano all’Ariston ‘Live and Let Die’, la canzone del film di James Bond ‘Agente 007 – Vivi e lascia morire’, scritta da Paul e Linda McCartney e originariamente eseguita dalla band di McCartney, i Wings

21. Ana Mena con Rocco Hunt in medley energico e ritmato

22. Yuman con la pianista Rita Marcotulli porta sul palco ‘My Way’ di Frank Sinatra.

23. Giusy Ferreri con Andy dei Bluvertigo canta ‘Io vivrò senza te’ di Battisti-Mogol

24. Giovanni Truppi con Capossela e Mauro Pagani interpretano ‘Nella mia ora di libertà’ di Fabrizio De Andrè

25. Tananai e Rosa Chemical propongono un omaggio a Raffaella Carrà con ‘A far l’amore comincia tu’.