Quirinale 2022, Sergio Mattarella rieletto presidente della Repubblica

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mattarella88Sergio Mattarella è stato rieletto presidente della Repubblica nell’ottava votazione.

Mattarella ha raggiunto il quorum della maggioranza assoluta, pari a 505 voti, per l’elezione alla Presidenza della Repubblica.

 

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Quirinale 2022. Sarà Mattarella bis? In diretta l’ottava votazione

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Saltano schemi e si bruciano nomi per il Colle mentre avanza il Mattarella bis

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221406676 e9e74f6a 3fd9 43b9 91ab 3b32649e5ce6AGI – Salta ogni schema nella corsa al successore di Mattarella. FI annuncia che da oggi in poi tratterà in maniera autonoma con i partiti, ovvero con il fronte moderato; i centristi alla fine restano ai margini della trattativa e i gruppi parlamentari di Pd, Leu e Movimento 5 stelle oggi hanno portato avanti un’operazione pro Mattarella per spianare il terreno domani per un bis.

Insomma la partita del Quirinale si complica ogni giorno di più.

Fonti parlamentari della maggioranza riferiscono che alcuni emissari avrebbero sondato gli umori del Quirinale ma dai palazzi istituzionali non filtra nulla dopo l’ennesima fumata nera.

Siamo a sei. Il flop di Casellati ha aperto il dialogo tra Conte, Salvini e Letta, ma mentre i leader della maggioranza trattano su Cartabia o Belloni al Colle, soprattutto per la seconda, monta il malessere nei gruppi parlamentari in maniera trasversale.

Salvini e Conte hanno cercato di rivendicare la candidatura al femminile, si sono presentati davanti alle telecamere per annunciare la novità. Non hanno fatto il nome, ma tutti hanno pensato alla guida del Dis, Belloni. Facendo partire il fuoco di fila di chi è contrario che chi è al comando dei Servizi possa andare al Colle.

Il segretario dem Letta ha chiesto serietà, frenando sul patto giallo-verde e ribadendo l’appello alla responsabilità.

Anche Di Maio ha abbandonato il suo ‘low profile’ sul Quirinale, rimarcando di aver trovato “indecoroso che sia stato buttato in pasto al dibattito pubblico un alto profilo come quello di Belloni senza un accordo condiviso”. Una posizione differente da quella di Grillo che aveva fatto un endorsment su Belloni.

Sta di fatto che contro l’ipotesi Belloni sono insorti gli azzurri, Renzi, i moderati del centrodestra, Leu e una parte del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. Il presidente pentastellato e il leader del partito di via Bellerio hanno rilanciato la battaglia sui social per portare una donna al Quirinale, una vera e propria fuga in avanti per il partito dem.

E se Salvini annuncia l’intenzione di chiudere un accordo per domani – sulla Belloni c’è l’ok anche di Fratelli d’Italia – alla Camera c’è un fronte sempre più largo che spinge per Mattarella.

“È la finalissima”, diceva ai suoi Renzi, convinto che la partita del Quirinale sarebbe stata in dirittura d’arrivo sui nomi di Draghi o Casini. Ma al momento all’orizzonte si intravede, alla prova dei fatti, la strada per Mattarella.

“Invitiamo tutti a prendere atto della spinta che da due giorni e in modo trasversale in Parlamento viene a favore della riconferma del presidente Mattarella”, spiegano dal Pd. Per chiedere la disponibilità all’attuale Capo dello Stato c’è una spinta fortissima del Movimento 5 stelle.

I 336 voti che sono arrivati oggi per la prima carica dello Stato potrebbero essere molti di più domani, considerato che i dem hanno voluto appositamente frenare sui numeri.

FI non chiude alla prospettiva e pure nella Lega c’è chi, come Giorgetti, sottolinea che di fronte ad un’impasse si replicherà il precedente di Napolitano.

Domani all’assemblea del partito del Nazareno una parte dei gruppi ribadirà la propria contrarietà all’ipotesi Belloni. Sullo sfondo resta sempre l’exit strategy che portano a Draghi o Casini, con il primo che ha visto Salvini mentre il secondo ha sentito Berlusconi.

E dunque Pd attraversato da forti fibrillazioni, centrodestra spaccato e Movimento 5 stelle diviso in due: il quadro politico, insomma, è destabilizzato e non può non preoccupare il presidente del Consiglio Draghi. Con Fratelli d’Italia che oltre a fare asse con Salvini nella partita del Quirinale auspica le urne.




Quirinale 2022, in corso la sesta votazione – La diretta

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Casellati non sfonda e il centrodestra va in tilt

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170856531 3f0ba449 8a70 4243 a969 56d93c1440beAGI – La candidata al Quirinale del centrodestra, Elisabetta Casellati, non sfonda la soglia considerata minima di 400 voti e si ferma a 382. Entrano in gioco i franchi tiratori: mancano infatti all’appello 71 voti. In realtà i voti in meno del centrodestra, che ha 453 grandi elettori, sono almeno una sessantina, perché vanno tolti dal conteggio gli 8 assenti che, da tabulati ufficiali, non hanno partecipato al voto.

Compatta la truppa FdI (un solo assente, il capogruppo Luca Ciriani al Senato, per motivi familiari), cosi’ quella leghista (solo 3 gli assenti, fonti del partito assicurano che sono ‘giustificati’). Tra le fila di Forza Italia 4 assenti tra Camera e Senato).

Tutti presenti i 22 deputati di Coraggio Italia. Tirando le somme, dunque, gli almeno 60 voti che sono mancati alla presidente del Senato dovrebbero appartenere a grandi elettori che sulla scheda hanno scritto un nome diverso. Tra i votati, oltre Casellati, 46 voti per Sergio Mattarella, 28 a Nino Di Matteo (candidato di Alternativa), 8 voti per Silvio Berlusconi, 7 per Antonio Tajani, 6 a Pier Ferdinando Casini e 3 a Mario Draghi.

Fallisce dunque il tentativo di ‘spallata’ del centrodestra, ma anche l’intenzione di ‘contarsi’ non offre molti margini di manovra al centrodestra da solo. Nella coalizione scatta subito la corsa alla ricerca dei franchi tiratori. Giorgia Meloni assicura la tenuta e la compattezza di FdI e Lega, “non così per altri”, insinuando il dubbio che i franchi tiratori siedano tra i banchi di Forza Italia e dei centristi.

“C’è chi in questa elezione, dall’inizio, ha apertamente lavorato per impedire la storica elezione di un presidente di centrodestra. Occorre prenderne atto, e ne parlerò con Matteo Salvini, per sapere cosa ne pensa”, aggiunge. Subito dopo lo spoglio nuovo vertice del centrodestra che, dopo lo ‘choc’ subito in Aula, opta per una più prudente astensione, abbandonando l’idea iniziale di puntare su un altro nome.

Dopo il fallimento della Casellati, secondo Luigi Brugnaro “c’è solo Mario Draghi“, è la convinzione dei centristi. “Fallita la strategia della spallata cara a Meloni e Salvini, confido che sia ora Berlusconi a indicare uno scenario ragionevole e di conseguenza percorribile”, scrive su Twitter il senatore di Forza Italia Andrea Cangini.

“La chiave di volta è Berlusconi. Deve intervenire lui”, dice Umberto Bossi. Vertice anche del centrosinistra, che per il sesto scrutinio sceglie l’astensione (anche se i senatori di FdI non rispondono alla chiama). “Registriamo la sconfitta fragorosa della strategia del centrodestra”, osserva Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera. “Sono arrivati a una prova muscolare quando sono giorni che si dice che nessuno ha la maggioranza in questo Parlamento. Questa è la dimostrazione”.

Per Matteo Renzi “è il momento della saggezza, del buon senso e della ragionevolezza”. Intanto, fonti M5s fanno trapelare che Giuseppe Conte sta sentendo esponenti del centrodestra “che, dopo questa forzatura istituzionale e il fallimento della prova, appare molto diviso e si intensificano le trattative”. nel pomeriggio il sesto scrutinio, ma si profila una nuova fumata nera.




Quirinale 2022, nella notte torna il nome di Berlusconi

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berlusconi89 fgDi nuovo il nome di Silvio Berlusconi. A quanto apprende l’Adnkronos, nel vertice notturno del centrodestra, l’ipotesi di (ri)puntare sul nome del fondatore di Forza Italia sarebbe arrivata sul tavolo degli alleati

Un messaggio che sarebbe arrivato da Arcore, come possibile soluzione allo stallo in cui il centrodestra si trova, dopo la girandola di nomi proposti, dalla terna in poi, composta da Moratti, Nordio, Pera, e via via gli altri nomi su cui non si è però trovata convergenza. Intanto da Forza Italia spunta un documento-appello con oltre 100 firme che chiede al Cavaliere di farsi di nuovo avanti.

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Si va al quinto voto per il Quirinale, il centrodestra punta su Casellati

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230316364 9dcfe72c eaf9 45e5 9f9f e0685d4dea25AGI – Cira due ore di discussione per decidere quale nome indicare domani sulle schede. Il centrodestra ha deciso che si cimenterà domani con la prova dell’Aula votando un candidato già proposto nei giorni scorsi.

Il vertice ha dato mandato a Matteo Salvini di decidere il nome ma con larga probabilità ai grandi elettori della coalizione sarà data l’indicazione di votare la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, domani in un nuovo vertice convocato per le 9.

Durante la riunione ci sono stati momenti di tensione, con Fratelli d’Italia che voleva iniziare a votare Carlo Nordio, mentre gli altri tentennavano. E non si è arrivati a una decisione definitiva. Poi la decisione di convergere su Casellati o su altro nome. Domani la decisione finale.

“Ci sono X ipotesi, ho una notte e una mattina per lavorarci, ci riconvochiamo domani alle 9. Spero che Pd e 5 Stelle da domani non votino più scheda bianca e tutti si prendano le loro responsabilità“, ha spiegato il sgeretario leghista. “Conto che ci saranno passaggi risolutivi domani”.

Durante la riunione – viene riferito – Salvini ha raccontato di aver avuto degli incontri proficui nel pomeriggio. E sono stati fatti i nomi, come possibili candidati, di Franco Frattini e Giampiero Massolo. Infine, Antonio Tajani ha confermato di aver incontrato Mario Draghi e di avergli ribadito la linea di Forza Italia, contraria a un suo spostamento da Palazzo Chigi.

Bellanova, Iv non voterà Casellati

“Escludo totalmente” che Italia viva possa votare per Casellati Capo dello Stato. Lo afferma la viceministra alle Infrastrutture, Teresa Bellanova.
Domani alle 9 Renzi riunirà i grandi elettori di Italia viva.

Vertice Letta-Conte-Speranza

Poco fa si è tenuto un vertice tra Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Per domattina è convocata alle 8,30 una riunione delle tre delegazioni per decidere il comportamento di reazione se la candidatura di Casellati sarà confermata.

Scontro sul nome di Franco Frattini

“Basta improvvisazioni”. È un Letta profondamente irritato quello che commenta con i suoi il nuovo strappo di Matteo Salvini, tornato ad evocare il nome di Franco Frattini per il Quirinale. Sono le sette e mezzo di sera e il leader dem sta per lasciare gli uffici del Pd alla Camera. Fuori, nei corridoi di Montecitorio, si diffonde la voce che il segretario vuole dichiarare alle telecamere.

Poco prima, le agenzie battono la notizia che Matteo Salvini sarebbe pronto a rilanciare su Franco Frattini, l’ex ministro degli Esteri già ‘bocciato’ dai dem per la sua vicinanza alla Russia. Una proposta che, tanto più in una giornata in cui le tensioni sul fronte ucraino raggiungono l’acme, appare come uno schiaffo agli alleati.

Un esponente di primo piano del Pd, prima ancora che si diffonda la notizia di Frattini, risponde laconico a chi gli chiede novità sullo stato dei colloqui per il Quirinale: “Intanto in Ucraina sta scoppiando una guerra”. Una indicazione del grado di nervosismo già raggiunto dentro il partito.

All’uscita, a precedere il segretario sono le capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi: “Abbiamo già abbondantemente manifestato le nostre perplessità” sul nome di Frattini, dicono. Poco dopo esce Letta, scuro in volto, viene accerchiato dai giornalisti, tira dritto e imbocca le scale che dal piano dei gruppi parlamentari portano al garage. Decide di evitare qualsiasi altra dichiarazione. Uno strappo al termine di una nuova giornata che rasenta lo psicodramma. Sembrava poter essere quella buona per l’accordo, dopo i segnali arrivati ieri sera sul nome di Pier Ferdinando Casini.

Al mattino, però, il nome di Casini era già naufragato sotto le parole di Salvini: “è stato eletto con il centrosinistra”. Al posto del nome dell’ex presidente della Camera, prendeva quota quello di Elisabetta Belloni. Anche in questo caso l’ipotesi dura lo spazio di poche ore: il nome circola e, con esso, cominciano a circolare anche le perplessità dei partiti. Prima dell’inizio della votazione di oggi, la quarta, il nome di Belloni è archiviato. Come se non bastasse, il quarto scrutinio porta con sè delle sorprese.

Il segretario Enrico Letta segue lo spoglio dagli uffici del gruppo parlamentare del Pd alla Camera, divenuti ormai la sua base operativa in questo frangente. Riceve esponenti di spicco del Pd, assieme alle capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. Da qui apprende il risultato dell’ultima votazione. Non un buon segnale, come conferma un big uscendo dagli uffici: “Indica che una parte dei Cinque Stelle non risponde a Conte”.

Fra quei 166 voti a Mattarella, in realtà, c’è anche un pezzetto di Pd, come conferma una fonte parlamentare. Non numeroso, ma c’è. Poi, qualcuno del gruppo Misto. Il resto sono Cinque Stelle che, uniti a quelli che sono andati ad alimentare il ‘gruzzolo’ di voti per Nino Di Matteo, danno l’idea di un movimento difficile da controllare. Un fattore in più di preoccupazione per i dem che si chiedono su quali basi possa trattare l’alleato Giuseppe Conte.

L’altro fattore di forte preoccupazione è rappresentato, paradossalmente, dalla confusione in cui si dibatte il centrodestra. “Salvini è ormai una incognita, cambia idea ogni due ore”. Il dato chiaro a tutti è che, come nel gioco dell’oca, si è tornati indietro, al punto di partenza. “Appena un possibile candidato vola un po’ più altro, escono dalla vegetazione i cacciatori e lo impallinano”, si osserva nei gruppi Pd. Il riferimento è a Pier Ferdinando Casini, su cui ieri sembrava essere stato trovato un accordo. Ma stamattina l’idea era già tramontata, complice il ‘cacciatore’, Salvini.

Stessa dinamica vista oggi con Elena Belloni, gradita a parte del Pd e subito ‘bruciata’ nonostante, conferma un esponente di spicco d’Italia Viva, avesse fino a questa mattina raccolto un apprezzamento trasversale. Si torna, quindi al via. “In campo rimangono solo loro”, indica un altro esponente dem, col dito puntato in alto. ‘Loro’ sono Mattarella e Draghi, i due “Mr Wolf” ai quali i partiti potrebbero tornare a chiedere di risolvere i problemi.

Pd, senza condivisione proposte inaccettabili

“Il nome del prossimo presidente della Repubblica dovrà essere frutto di un percorso di condivisione e non di uno schema in cui una parte ha il diritto di avanzare proposte e l’altra di dire sì o no”. Lo sottolineano fonti del Nazareno.

“Tutte le proposte che dovessero emergere da uno schema del genere sarebbero per noi inaccettabili”, aggiungono le stesse fonti.




Quirinale: niente di fatto alla quarta votazione

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26scrutinioROMA\ aise\ – Fumata nera anche per la quarta votazione per il tredicesimo Presidente della Repubblica. È da poco terminato lo spoglio dei voti dei grandi elettori. 981 i presenti su 1009 aventi diritto. Con il centrodestra che ha risposto solo alla seconda chiama per astenersi (l’hanno fatto in 441), le schede bianche oggi sono state “solo” 261. 5 quelle nulle.
Aumentano i voti per il presidente uscente Mattarella (166), seguito da Di Matteo (56).
Quello di oggi è stato il quarto scrutinio: come previsto dalla Costituzione, non è più prevista la maggioranza dei 2/3 ma basta quella semplice, cioè la metà più uno degli elettori (quorum a 505).
La quinta votazione si terrà domani, 28 gennaio, alle 11.00. (aise) 




La Giornata della Memoria: Assisi, la giusta

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biviglia 1934 154x200Erano mesi terribili quelli che gli cittadini di Assisi vissero dall’8 settembre 1943 al 17 giugno 1944. In un’Italia martoriata dal capovolgimento di alleanza seguito alla dichiarazione di Armistizio e dagli scontri cruentissimi tra forze Alleate e tedeschi in ritirata, i superstiti del regime fascista si adoperarono alacremente per collaborare con le truppe di Hitler per “stanare” ebrei, soldati italiani fuggitivi e militari alleati rimasti isolati tra le linee, usando delazione e violenza per convincere i recalcitranti residenti umbri.

Spesso le delazioni arrivarono a segno, permettendo di scoprire quell’Italia sommersa fatta di migliaia di operosi e inermi ebrei che molti tentavano di nascondere al Moloch nazista. Ma spesso vi fu anche una resistenza silenziosa, che combatté tremando alla sola idea di essere scoperta e fucilata seduta stante per aver dato asilo ai fuggitivi.

Tra le tante storie “eroiche” che la storia fece emergere soltanto mesi e anni dopo i tragici fatti, vi è anche quella di  Suor Maria Giuseppina Biviglia che si adoperò con tutte le forze per prestare aiuto agli ebrei e ai soldati fuggitivi. La badessa del monastero di San Quirico ad Assisi salvò decine di vite umane, rischiando in prima persona la sua e si meritata nel 2013 il riconoscimento da parte dell’Istituto Yad Yashem: il suo nome è tra coloro che hanno agito in modo eroico per salvare gli ebrei dal genocidio nazista.

l srgiuseppinabivigliaclarissaMaria Giuseppina Biviglia era nata a Serrone, frazione del Comune di Foligno nel 1897. Entrò in convento il 13 maggio del 1922 per restarvi fino alla morte, avvenuta a 94 anni, il 31 marzo 1991. Nominata Madre Badessa, guidò il convento di San Quirico dal 1942 al 1948, dal 1964 al 1967 e dal 1967 al 1970 lasciando diversi scritti autobiografici nei quali ha lasciato tracce delle sue azioni in favore di ebrei, oppositori politici e fuggitivi.

Le celle del monastero di San Quirico, durante i terribili mesi intercorsi tra la data dell’8 settembre 1943 e il giorno della liberazione (13 giugno 1944) si trasformarono nel capo finale di una corda di soccorso   clandestina che vide nel cardinale di Firenze Elia Dalla Costa il bandolo iniziale e in Gino Bartali il protagonista più famoso e singolare. Il campione, fingendo di allenarsi portava infatti  da Firenze ad Assisi, nascosti nella canna della sua bicicletta, fogli, fotografie e documenti falsi per far espatriare i rifugiati. Ad Assisi trovò invece ad accoglierlo il cardinale Giuseppe Placido Nicolini, i tipografi Luigi e Trento Brizi, il guardiano del convento padre Rufino Niccacci e Madre Biviglia e le sue consorelle, che accoglievano  e nscondevano i fuggitivi  nel dormitorio, negli ambienti della clausura o nei sotterranei. Chi bussava a San Quirico veniva quasi sempre nascosto sotto false spoglie, indossando qualche volta anche gli abiti delle suore.

«Si obbediva solo a un sentimento – spiegò tanti anni dopo madre Biviglia – che  sorgeva spontaneo di volta in volta che si presentavano dei disgraziati: davanti al dolore di ciascuno avrebbe taciuto ogni velleità di giudizio…: la pietà avrebbe in ogni caso trionfato come trionfò».

Maria Giuseppina Biviglia inizialmente accettò con ritrosia il delicatissimo incarico. La badessa aveva paura di aprire le porte del suo convento e temeva per la comunità che dirigeva. Fino a quando la compassione non ebbe il sopravvento.

suore clarissePer mesi e mesi l’alacre attività segreta del convento rimase segreta. Le consorelle usavano la rete di cunicoli medievali per nascondere tanti ebrei dagli occhi dei nazifascisti, finché nel febbraio del ’44   non rischiò di essere sgominata del tutto: venne infatti scoperto un giovane croato ricercato dalla polizia, che mostrando documenti falsi rispose alle domande dichiarando di alloggiare nel monastero di San Quirico. I funzionari della GESTAPO e della Repubblica Sociale si recarono al convento e trovarono le suore radunate in preghiera. Minacciata dai fascisti, madre Maria affrontò le minacce d’arresto: «Eccomi pronta; munitevi di permesso, perché sono monaca di clausura e non posso abbandonarla senza autorizzazione».

Suor Biviglia – seppure impaurita e sotto la minaccia d’arresto – oppose strenua e disperata resistenza ai funzionari ma i poliziotti perquisirono a fondo il convento delle clarisse e gli ebrei rimasti scamparono alla cattura nascondendosi nelle grotte sottostanti. Sia padre Rufino sia don Aldo Brunacci vennero incarcerati, ma in seguito rilasciati per carenza di prove.

Grazie a questo gesto eroico, tutti gli ebrei rifugiati a San Quirico riuscirono a salvarsi trasformando Assissi in un’isola felice che riuscì a salvare tutti gli ebrei che vi si erano rifugiati.

Insignita della Medaglia “Giusto fra le Nazioni” 22 anni dopo la sua morte, Suor Biviglia è entrata di diritto a far parte del Giardino dei Giusti di Gerusalemme. I familiari di suor Biviglia hanno deciso di donare la medaglia  consegnata loro da Sara Ghilad, al monastero di San Quirico di Assisi, perché proprio lì erano stati salvati tanti ebrei.

Il 17 giugno 1944 le truppe anglo-americane entrarono in città senza sparare un colpo. Il colonnello medico della Wehrmacht Valentin Müller (devoto cattolico e probabile complice dell’attività segreta del Monastero) in persona – a cui Assisi tributerà perenne riconoscenza – prima di ritirarsi vigilò affinché le retroguardie tedesche lasciassero la zona senza entrare nel centro storico per abbandonarsi a violenze e saccheggi.

suoewDopo pochi giorni dalla liberazione emersero i primi contorni di quella straordinaria avventura umanitaria che aveva visto protagonisti religiosi e civili, dal podestà della città, avvocato Arnaldo Fortini a monsignor Giuseppe Placido Nicolini, il monaco benedettino originario della provincia di Trento nominato vescovo d’Assisi nel 1928, a 51 anni d’età; da Padre Michele Todde, dei conventuali della basilica di san Francesco (era spesso il primo a raccogliere le richieste di soccorso) a don Aldo Brunacci, che incaricato dal vescovo di coordinare l’assistenza agli sfollati, ne organizzava l’accoglienza;  da padre Rufino alle clarisse di San Quirico, le collettine francesi, le cappuccine tedesche, le stimmatine;  dalla signora Marcella Paladin  (impiegata all’Anagrafe) che trafugava la modulistica delle carte annonarie perché potesse poi essere compilata con le false generalità fornite agli ebrei dalla rete clandestina del vescovo, ai  tipografi Luigi e Trento Brizi, (padre e figlio) che  falsificarono tanto bene le carte d’identità da renderle difficilmente distinguibili dagli originali.

Un manipolo di “giusti” che salvarono centinaia di ebrei facendo la differenza tra il bene e il male. In assoluta umiltà.




Fumata nera al terzo scrutinio. Mattarella il più votato

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  • 123441095 160635b1 70b4 417b 9c70 35ed07757852Domani dalle 11 quarto scrutinio, quorum a 505

    Si svolgerà domani, giovedì 27 gennaio, la quarta votazione per l’elezione del Capo dello Stato. L’Aula è convocata alle 11. Dal quarto scrutinio il quorum rischiesto per eleggere il presidente della Repubblica scende, è necessaria infatti la maggioranza assoluta, pari a 505 voti su 1009 grandi elettori.

  •  16:17

    Bernini, conclave? Aspettiamo camerlengo Letta…

    Il conclave? “Stiamo aspettando dal camerlengo Enrico Letta una convocazione per esser chiusi dentro a pane d’acqua e prendere una decisione il più possibile condivisa nelle condizioni date”. Così a Rai Radio1, ospite dello Speciale “Il tredicesimo presidente. Il voto per il Quirinale minuto per minuto”, la capogruppo al senato di Forza Italia Anna Maria Bernini. Qualora ci si impantanasse tra veti incrociati, un Mattarella Bis potrebbe rappresentare una soluzione, seppur estrema? “E’ difficile dare una risposta, come si dice, una parola è poco e due sono troppe. Speriamo di non impantanarci – ha detto Bernini a Rai Radio1 -, francamente avendo dei candidati in pista e altri che potremmo schierare, pensare subito al refugium peccatorum di una politica che non riesce ad produrre quello che vorrebbe mi sembra quantomeno prematuro”.

     Il sospetto che circola nelle fila del Pd è che Matteo Salvini e compagni stiano lavorando per arrivare a un nome fra quelli di Elisabetta Casellati e Antonio Tajani

  •  15:52

    412 bianche, 125 voti a Mattarella, 114 a Crosetto

    I votanti al terzo scrutinio per l’elezione del presidente della Repubblica sono 978. Le schede bianche scendono ancora e si attestanto a quota 412. Il più votato è Sergio Mattarella con 125 voti, segue Guido Crosetto con 114 voti. Nessun astenuto, 84 le schede disperse e 22 le schede nulle.