Quanto è aumentata la disuguaglianza durante la pandemia: i numeri

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220653314 ee8479ce c718 4568 b17b 3edda95cddd1AGI – Nei primi 21 mesi della pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato, in termini reali, i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15.000 dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Lo scrive Oxfam nel rapporto dal titolo “La pandemia della disuguaglianza”, pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, che quest’anno si terranno in forma virtuale.

Questi i dati-chiave pubblicati da Oxfam

Ad oggi questi 10 super-ricchi possiedono una ricchezza 6 volte maggiore dei 3,1 miliardi di persone più povere del mondo, ossia il 40% della popolazione mondiale. E se anche il valore delle loro fortune calasse del 99,993%, resterebbero comunque più ricchi di qualunque cittadino collocato tra il 99% più povero della popolazione mondiale.

Per spendere le proprie fortune al ritmo di 1 milione di dollari al giorno ciascuno, questi 10 ultra-miliardari necessiterebbero di 414 anni, scrivono gli analisti di Oxfam. Dall’inizio della pandemia ogni 26 ore, un nuovo miliardario si è unito all’elitè composta di oltre 2.600 super-ricchi, le cui fortune (ricchezza netta aggregata) sono aumentate dall’inizio dell’emergenza Covid19, di oltre a 5.000 miliardi di dollari in termini reali.

Il surplus patrimoniale del solo Jeff Bezos nei primi 21 mesi della pandemia (+81,5 miliardi di dollari) equivale al costo completo stimato della vaccinazione Covid (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale, si legge ancora nel rapporto Oxfam.

Dal ‘95 ad oggi, l’1% più ricco del pianeta ha beneficiato del 38% del surplus di ricchezza, mentre il 50% più povero della popolazione mondiale di poco più del 2%. Analogamente, per quanto riguarda i redditi dal 1980 ad oggi l’1% più ricco ha beneficiato di quasi un quarto (23%) del surplus di reddito globale contro il 9% appannaggio della metà più povera dei percettori di redditi.

La disuguaglianza, un virus temibile

È il virus della disuguaglianza, non solo la pandemia, a devastare così tante vite. Ogni 4 secondi 1 persona muore per mancanza di accesso alle cure, per gli impatti della crisi climatica, per fame, per violenza di genere. Fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza.

La pandemia ha portato a un forte aumento della povertà in tutto il mondo. Ci sono oggi 163 milioni di persone in più che si stima vivano con meno di 5,50 dollari al giorno rispetto al periodo pre-pandemico. Scrivono ancora gli analisti di Oxfam: le proiezioni della Banca Mondiale mostrano che, a meno che non si agisca per ridurre le disuguaglianze di reddito all’interno dei Paesi, i livelli di povertà non torneranno ai livelli pre-crisi nemmeno entro il 2030.

Le donne che hanno subito gli impatti economici più duri della pandemia, hanno perso complessivamente 800 miliardi di dollari di redditi nel 2020, un ammontare superiore al PIL combinato di 98 Paesi, e stanno affrontando un aumento significativo del lavoro di cura non retribuito, che ancora oggi ricade prevalentemente su di loro. Mentre l’occupazione maschile dà segnali di ripresa, si stima che nel 2021 ci saranno 13 milioni di donne occupate in meno rispetto al 2019.

Da soli 252 tra gli uomini più facoltosi del pianeta possiedono una ricchezza superiore al patrimonio aggregato di 1 miliardo di donne che vivono in Africa, America Latina e Caraibi. La pandemia ha colpito molto duramente anche le minoranze etniche, registrano ancora gli anlisti dell’organizzazione internazionale che conta attivisti in 90 Paesi del mondo.

Ad esempio, durante la seconda ondata pandemica in Gran Bretagna, le persone di origine bangladese avevano una probabilità di morire di Covid-19 cinque volte superiore rispetto alla popolazione britannica bianca. Mentre i monopoli detenuti da Pfizer, BioNTech e Moderna hanno creato cinque nuovi miliardari durante la pandemia e hanno permesso alle loro società di guadagnare oltre 1.000 dollari al secondo, meno dell’1% dei loro vaccini ha raggiunto le persone nei Paesi a basso reddito.




Montagnier ai no vax a Milano: “Voi salverete umanità”

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montagnier fg 1501“Chiedo a tutti i miei colleghi di fermare le vaccinazioni contro il Covid con questo tipo di vaccini. Ne va di mezzo il futuro dell’umanità. Il dopo dipende da voi, soprattutto dai non vaccinati, che un domani potranno salvare l’umanità, mentre i vaccinati dovranno essere salvati dai centri medici”.

Lo ha detto il virologo e biologo Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2008, notoriamente contrario ai vaccini contro il Covid e non nuovo a posizioni che si sono attirate le critiche della comunità scientifica, in piazza XXV aprile a Milano alla manifestazione no vax e no green pass organizzata da Italexit di Gianluigi Paragone.

Lo scienziato 89enne, davanti a una folla di almeno 2mila persone, parlando in francese e con la traduzione in italiano, ha spiegato che “c’è stato un grande errore di strategia” nel contrasto alla diffusione del Covid-19. “Questi vaccini non ne impediscono la trasmissione. Questo vaccino non funziona”.

Il vaccino “anziché proteggere dalla malattia favorisce anche altre infezioni. La proteina usata per il vaccino è un veleno e tocca organi come il cuore, tanto che molti atleti si stanno ammalando. Il vaccino è fatto per proteggere e non per uccidere”. Per Montagnier “è un crimine assoluto dare questo vaccino ai bambini”.

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Patrizio Maci nuovo presidente del Comites di Saarbrucken

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15maciSAARBRUCKEN\ aise\ – Si è insediato il nuovo Comites di Saarbrucken eletto il 3 dicembre scorso. Nella prima seduta operativa, il comitato ha eletto alla presidenza Patrizio Maci. Lo affianca l’esecutivo composto dal vicepresidente Giuseppe Bua, dal segretario Salvatore Mattina, dal tesoriere Salvatore Russello e dalla consigliera esecutiva Caterina Mela.
Completano il comitato i consiglieri Carmela Cumbo, Maria Curto, Angela Cacciatore, Calogero Falzone, Giuseppe Frattallone, Calogero Agnello e Arianna Erario.
Ad inizio mandato, il Comites ha rivolto un “grazie particolare” al presidente uscente, Giovanni Di Rosa, e al Console Generale di Francoforte, Andrea Esteban Samà. (aise)




Mercoledì la prima assemblea “operativa” del nuovo Comites Polonia

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VARSAVIA\ aise\ – Presieduto da Silvia Rosato, il nuovo Comites di Varsavia è convocato mercoledì prossimo 19 gennaio per il passaggio di consegne dal comitato uscente.
L’assemblea si terrà dalle 17:30 in un luogo ancora da confermare. I lavori seguiranno questo ordine del giorno: Concessione dell’autorizzazione alla registrazione dell’assemblea su dispositivi elettronici come disposto dall’art. 12 n.2 R.I.; Approvazione verbali riunioni precedenti del 16/12/2021; Passaggio di consegne tra Comites uscente e Comites subentrante; Assegnazione delle responsabilità (gestione sito web, pagina facebook, casella di posta elettronica, portale Vivere in Polonia, Commissioni di lavoro, ecc.); Revisione dei progetti in corso e stato di avanzamento; Revisione e approvazione del bilancio consuntivo 2021; Revisione del regolamento interno del Comites e del regolamento per la concessione dei patrocini; Progettazione e sviluppo del video promozionale dello Sportello di Ascolto Psicologico; Discussione delle nuove proposte progettuali da finanziare con i contributi integrativi; Varie ed eventuali.
Per la trasparenza della riunione, come previsto dall’art. 24 del Regolamento Interno, eventuali interessati a partecipare all’assemblea del Comites dovranno accreditarsi, per questioni organizzative, entro 48 ore dalla data della riunione inviando un’e-mail a comitesvarsavia@gmail.com. (aise) 




Di chi sono i 100 voti che potrebbero decidere l’elezione del capo dello Stato

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184423310 f6fdc2b5 91f3 4bc1 ab2b 039f402229e1AGI – Un pacchetto di oltre 100 voti che fa gola a tutti. A Silvio Berlusconi, al quale per ambire al Colle più alto servono come minimo una cinquantina di voti da pescare al di fuori dello schieramento di centrodestra. Allo stesso centrodestra, se vuole puntare ad eleggere un presidente della Repubblica di ‘area’. Ma anche al centrosinistra e M5s, se vogliono impedire a Lega, FdI e Forza Italia di giocare da soli la partita per il Quirinale.

Pallottoliere alla mano, gli oltre 100 grandi elettori delle forze di centro e degli ‘ingovernabili’ del gruppo Misto potrebbero dunque fare la differenza e essere determinanti ai fini dell’elezione del nuovo capo dello Stato. Mentre si vanno via via definendo i 58 delegati regionali (mancano all’appello solo Trentino-Alto Adige, che sceglierà lunedì, e Emilia Romagna e Toscana che procederanno martedì prossimo), i partiti iniziano a far di conto per stabilire la strategia da mettere in campo.

L’area di centro prova a ‘smarcarsi’ dai due poli e tentare di stabilire una linea comune. Ma il cammino è impervio, anche perché l’obiettivo dei più (non rivelato pubblicamente) è di tenersi le mani libere per ‘trattare’ e fare l’ago della bilancia. A finire tra i principali sospettati è Matteo Renzi, che domani riunirà il partito.

Ma ‘sospetti’ si nutrono, nel centrodestra, anche tra i centristi di Coraggio Italia, che detiene 32 grandi elettori e ha garantito di essere leale al centrodestra ma non suddito e che voterà per Berlusconi solo se le sue chance di essere eletto sono concrete.

Poi c’è il ‘gruppone’ dei parlamentari del Misto, in queste ore contattati da tutti (stando ai rumors e ad alcune dirette ammissioni anche dagli ‘emissari’ del Cavaliere), il cui voto è doifficilmente ‘gestibile’ per i due schieramenti tradizionali. I grandi elettori dei partiti che fanno riferimento all’area di centro, sommati tra Camera e Senato, sono più di un’ottantina. Anche il ‘peso’ numerico dei parlamentari del Misto si aggira attorno a una ottantina di voti. 

Stando ai numeri delle forze politiche in Parlamento, nessuno – nè il centrodestra nè, tantomeno, il centrosinistra – ha la forza di eleggere il Capo dello Stato senza puntare a una convergenza più ampia: per i primi tre scrutini occorre infatti la maggioranza dei due terzi, che equivale a 672 voti.

Dunque, i ‘giochi’ si decideranno dalla quarta votazione in poi, quando l’asticella scende e per eleggere il successore di Mattarella basterà la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Ma anche in questo caso determinante sarà ‘aggiudicarsi’ il pacchetto di voti in mano al centro o al ‘gruppone’ degli ‘ingovernabili’ del Misto, anche se il centrodestra ha qualche chance numerica in più.

I numeri, nel dettaglio

Esclusi i delegati regionali (che sono 58), il centrodestra (Forza Italia, FdI e Lega), sulla carta può contare su oltre 400, che arrivano a toccare minimo quota 450 con le forze minori (da Udc a Coraggio Italia). Il centrosinistra (Pd, Leu, M5s) può invece contare su 410-420 voti (contando i ‘piccoli’ di area). Ed ecco che entrano in gioco i voti dei centristi: Italia viva dispone di 16 senatori e 27 deputati; Coraggio Italia alla Camera conta 25 deputati a cui si aggiungono i 7 senatori di Idea-Cambiamo, per un totale di 32; Azione-Più Europa ha 2 senatori e 3 deputati; infine, Noi con l’Italia conta 5 deputati. Per un totale di 84 voti.

Più ampio il bacino di voti del gruppone dei cosiddetti ‘cani sciolti’: al Senato il Misto conta 47 componenti, di cui 23 non iscritti ad alcuna componente (per lo più si tratta di ex M5s); poi ci sono i 2 senatori del Maie, i 3 di Italexit di Paragone, 1 di Italia dei valori e 1 di Potere al popolo. Alla Camera il gruppo Misto è composto da 66 deputati, di cui 14 di Alternativa, componente che si colloca all’opposizione del governo Draghi e formata per la maggioranza da ex M5s; Maie-Facciamo Eco conta 8 deputati, Centro democratico 6; 26 i non iscritti ad alcuna componente, per un totale di circa 80 voti.

Quanto ai delegati regionali, il ‘grosso’ degli eletti proviene dai partiti più grandi: tra i ‘piccoli’ del centro solo l’Udc si è accaparrata delegati regionali, in tutto 2, e Cambiamo 1 (il governatore ligure Toti). Il resto dei delegati proviene da Lega (11); Forza Italia (8); FdI (5); Pd (15) e M5s (4). Mancano ancora Trentino-Alto Adige, che eleggerà i suoi delegati regionali lunedì 17, mentre martedì 18 gennaio toccherà a Emilia-Romagna e Toscana.

Con i delegati regionali, lo schieramento di centrodestra, contando i tre partiti maggiori (Lega, FdI e Forza Italia) può contare al momento su 129 elettori di Forza Italia (79 Camera e 50 Senato) più 8 delegati regionali; 58 parlamentari FdI (37 Camera e 21 Senato), più 5 delegati regionali; 197 parlamentari Lega (133 Camera e 64 Senato), più 11 delegati regionali, per un totale di 408 grandi elettori.

Con i voti dei ‘piccoli’ del centro arriva a toccare quota 450. Il centrosinistra (considerando solo Pd, M5s e Leu) può invece contare su 382 voti a cui vanno aggiunti i voti dei piccoli che gravitano nell’area e che appoggiano il governo e 15 delegati regionali dem e 4 pentastellati per un totale di 401 grandi elettori (232 M5s, di cui 74 Senato e 158 Camera; 133 Pd di cui 39 Senato e 94 Camera; 17 Leu, di cui 5 Senato e 12 Camera), numero che può crescere fino a 420 con parlamentari di ‘area’.




Massimo Ricci nuovo presidente del Comites Danimarca

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comitescopenaghenCOPENAGHEN\ aise\ – “Il Comites Danimarca è di nuovo in azione!”. Così il nuovo comitato eletto il 3 dicembre scorso dà notizia dell’elezione del presidente Massimo Ricci.
Ad affiancarlo sono la vicepresidente Barbara Spano, la segretaria Ilaria De Rosa e il Tesoriere Maurizio Piccini.
Gli altri consiglieri eletti sono Enrica Maria Clemenzi, Ilaria De Rosa, Pietro Crovetto, Elena Pellino, Francesca Viliani, Elena Costantini, Veronica Concas, Sara Scopetani e Stefano Marchetto.
A breve verranno comunicati i nomi dei Consiglieri che faranno parte dell’Esecutivo. (aise) 




Elezione del Presidente della Repubblica. Voteranno solo in 200

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camera quirinale fg 1301Solo 200 parlamentari potranno accedere in Aula per partecipare all’elezione del Presidente della Repubblica. Questa l’indicazione che arriva dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, ancora in corso. Ogni gruppo, secondo quanto si apprende, deciderà chi potrà accedere in Aula in proporzione alla sua consistenza. Nelle tribune, invece, potranno accedere 106 parlamentari e delegati regionali senza contingentamento per gruppo. Inoltre i parlamentari potranno entrare in Aula solo con tampone negativo.

Non ci saranno poi i tradizionali catafalchi nell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Alla luce delle nuove norme anti-Covid, saranno messe a disposizione dei parlamentari delle cabine diverse da quelle utilizzate in passato: “Sarà garantito il rispetto delle norme sanitarie ma anche la segretezza”, assicurano fonti di Montecitorio.

Secondo quanto si apprende, nella conferenza si è parlato anche della possibilità di consentire ai grandi elettori positivi al Covid di esprimere il proprio voto. Il tema sarebbe stato sollevato dal capogruppo di Fdi Francesco Lollobrigida: contrari a questa ipotesi Pd e Italia Viva. Forza Italia avrebbe chiesto invece di inviare funzionari delle prefetture a prendere il voto dei positivi a domicilio. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari avrebbe appoggiato tale richiesta, proponendo di far votare i positivi la mattina a domicilio e di far arrivare entro lo spoglio serale le schede tramite prefetture.

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Dieci anni fa la tragedia della Concordia. De Falco: “La causa fu un’azione scellerata”

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103011313 746a07a6 044d 48c8 b0ea e573ac94fb84AGI – “Il naufragio della Costa Concordia non fu soltanto una tragedia marittima, è una vicenda che si è creata per un’azione scellerata, come fu giustamente definita all’epoca dal procuratore capo. Quella vicenda per puro caso si è verificata su una nave, non è legata alla tecnica della navigazione, è una vicenda irripetibile nel senso che senza lo sfasamento che ci fu nella persona del comandante tra il proprio ruolo e il proprio interesse non si sarebbe verificato tutto questo”. A dirlo è il senatore Gregorio De Falco, all’epoca dei fatti Comandante della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno, durante l’iniziativa ‘Costa Concordia, per non dimenticare’, organizzata dal Consiglio regionale della Toscana.

L’evento si svolge in occasione del decimo anniversario dal naufragio: erano infatti le 21.45 del 13 gennaio 2012 quando la nave da crociera, comandata da Francesco Schettino, urtava gli scogli ‘Le Scolè all’isola del Giglio riportando una falla di 70 metri e inclinandosi poi su un fianco e spiaggiarsi come una balena sulle rocce di Punta Gabbianara. “Passano 45 minuti – ricorda De Falco – prima che venga data l’emergenza generale da me richiesta nella prima interlocuzione.

Il tempo di abbandono di una nave è di 30 minuti e se si fosse proceduto a dare l’emergenza generale subito, con la nave ancora dritta, si poteva sbarcare tutti in un’ora e mezza. Le operazioni di soccorso invece andarono avanti per nove ore”.

Secondo l’ex comandante della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno le principali lezioni tratte dalla tragedia sono “la tradizionale generosità delle popolazioni isolane e l’importanza che chi ha un ruolo pubblico metta sempre da parte se stesso. è fondamentale che abbia sempre chiari i fini del proprio agire che non si devono confondere con i propri interessi”.

Una ferita ancora aperta

Sono passati 10 anni ma la ferita è ancora aperta. Centoventi lunghi mesi, che i naufraghi, i parenti delle vittime, fino ad arrivare agli abitanti dell’Isola del Giglio e ai soccorritori, fanno fatica a dimenticare completamente.

Schettino è stato processato per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio e abbandono di nave e condannato in appello e Cassazione a 16 anni, oltre all’interdizione per 5 anni da tutte le professioni marittime.

A bordo erano in 4.229, tra passeggeri e personale. Moriranno in trentadue (con i corpi e i resti ritrovati in qualche caso solo dopo molti mesi), tra loro anche una bambina di cinque anni, tutti affogati, mentre 157 furono i feriti. I primi a uscire in mare e tuffarsi per salvarli furono proprio gli abitanti dell’Isola del Giglio. Ma non solo. Una volta portati a terra i gigliesi aprirono chiesa e case per accogliere i naufraghi. Intervennero per tutta la notte, mentre nel frattempo arrivavano i soccorsi. Una flotta imponente che già dopo poche ore potè contare su venti motovedette, sei elicotteri, dodici navi mercantili e tre rimorchiatori.

Il recupero della nave

Venti mesi dopo dal disastro – siamo nel settembre del 2013 – la nave fu raddrizzata, un’impresa unica per la stazza dell’imbarcazione, grazie all’opera ingegneristica di Nicholas Sloane e della ‘Micoperi’ di Ravenna.

Dopo altri dieci mesi, a luglio del 2014, il relitto lascio’ l’isola per Genova, dove poi è stata smantellata. Nel frattempo al Giglio partono i lavori di pulizia dei fondali dalle strutture utilizzate per il ribaltamento e rigalleggiamento della Concordia. Un ripristino che alla fine vedrà anche il ritorno delle praterie di posidonia che in origine ornavano i fondali.

Schettino da comandante gallonato, diventa da allora uno degli uomini più ‘citati’ e non solo in Italia. A partire dalla frase che fece il giro del mondo in poche ore: “Schettino è un ordine, torni a bordo, ca..o!“. Al telefono, la voce alterata del capitano di fregata Gregorio De Falco, l’ufficiale che la sera di quel tragico 13 gennaio era al comando della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno. Il secco e perentorio ordine, in breve si trasforma nel tormentone più cliccato della rete.

Ma lo scambio telefonico quella notte fu ancora più drammatico. Quando dalla sala comando della capitaneria viene accertato che Schettino non è più a bordo, De Falco avverte: “Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io le faccio passare l’anima dei guai“. Una conversazione il cui epilogo è altrettanto noto con De Falco che intima a Schettino: “Vada a bordo, è un ordine. Lei non deve fare altre valutazioni, ha dichiarato l’abbandono nave, adesso comando io, lei vada a prua, risalga sulla nave e vada a coordinare i soccorsi. Ci sono gia’ dei cadaveri”. Ma Schettino non torna a bordo.

Eppure il comandante aveva accumulato negli anni una grande esperienza. Nato 55 anni fa a Castellammare di Stabia, Schettino ha da subito deciso che la sua vita sarebbe stata per mare. Frequenta l’istituto nautico Nino Bixio di Piano di Sorrento, la stessa scuola che ha diplomato armatori del calibro di Achille Lauro e Gianluigi Aponte. Poi consegue il diploma di capitano di lungo corso. Una lunga trafila che lo porta da allievo ufficiale a comandante, passando negli anni in molte compagnie.

I reati di Schettino

Poche ore dopo il disastro, il comandante Schettino viene arrestato con l’accusa di naufragio, omicidio colposo plurimo e abbandono di nave. La Concordia, arenata, è stata recuperata attraverso l’impresa titanica del rigalleggiamento.

Al Giglio 500 persone di 26 nazioni hanno lavorato per mesi per il progetto ‘parbuckling’, che ha consentito la rotazione della Concordia di 65 gradi, al fine di poterla trasportare verso il porto di Genova per lo smantellamento. Anche questa volta con i riflettori del mondo puntati sull’Italia, il raddrizzamento del colosso di oltre 114 mila tonnellate di stazza lorda, 290 metri di lunghezza e 36 di larghezza, 70 metri di altezza, 13 ponti, e il successivo traino via mare con rimorchiatori oceanici. Anche questo conoscendo un grande successo




Quirinale, Salvini: “Centrodestra compatto su Berlusconi”

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salvini8 afp“Centrodestra compatto e convinto nel sostegno a Berlusconi, non si accettano veti ideologici da parte della sinistra. Spero che nessun segretario e nessun partito si sottraggano al confronto ed alla responsabilità”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini.

Intanto è previsto per domani alle 14, subito dopo i funerali di Stato del presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, il vertice di centrodestra per definire la strategia comune sul Colle. Oltre a Salvini e Giorgia Meloni sono attesi a villa Grande per il pranzo anche i ‘piccoli’ della coalizione (da ‘Coraggio Italia’ all’Udc) anche se gli inviti non sarebbero ancora arrivati a tutti. Raccontano, infatti, che da parte del Cav non ci sarebbe stata nessuna telefonata ai vertici del partito centrista fondato da Giovanni Toti e Luigi Brugnaro, anche se Matteo Salvini (che ieri ha incontrato il governatore ligure e il sindaco di Venezia) avrebbe assicurato che avrebbero partecipato anche loro al summit nella casa romana di Berlusconi.

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#Quirinale: sul web la corsa è tra Draghi e Berlusconi

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165638787 bb1c2170 4684 4cea 8d6b c3e2a20921cdAGI – Il presidente della Camera, Roberto Fico ha convocato per lunedì 24 gennaio il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, per l’elezione del Presidente della Repubblica. Il prossimo 3 febbraio, infatti, dopo sette anni scadrà il mandato di Sergio Mattarella, e con la convocazione dei grandi elettori ha inizio la procedura per l’elezione del nuovo capo dello Stato.

La scelta del garante dell’unità nazionale spetta a 630 deputati, 321 senatori e 58 delegati regionali, con voto a scrutinio segreto. Nelle prime tre votazioni è indispensabile il quorum qualificato di due terzi dell’assemblea parlamentare (673 elettori su 1009). Dal quarto scrutinio sarà sufficiente per l’elezione raggiungere la maggioranza assoluta (505 elettori su 1009).

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6* abbiamo monitorato le conversazioni sulle elezioni Presidente della Repubblica, per capire di chi si parla maggiormente tra i numerosi nomi di possibili candidati, ipotizzati in questi giorni dalle varie forze politiche e da fonti parlamentari.

Il Presidente Mattarella si congeda con un discorso di fine anno, all’insegna della fiducia, rilanciato sull’account Twitter del Quirinale: “Dalle difficoltà si esce se ognuno accetta fino in fondo di fare la propria parte. Se guardo il cammino fatto insieme in questi sette anni, nutro fiducia”.