Massimo Ferrero arrestato per bancarotta

ferrero massimo fg

ferrero massimo fgIl presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per il reato di bancarotta. L’inchiesta è stata condotta dalla procura di Paola. L’arresto è avvenuto a Milano. Ai domiciliari, a quanto si apprende, sono finiti anche la figlia di Ferrero, Vanessa, e un nipote.

“L’arresto del presidente Ferrero non c’entra assolutamente niente con il club della Sampdoria. E’ attinente al fallimento, avvenuto quattro anni fa, di società calabresi completamente esterne alla Sampdoria. Il pubblico ministero di Paola, in provincia di Cosenza, ha avanzato la richiesta di custodia cautelare che io non ho ancora visto, ma è relativa ai fallimenti di quattro anni fa”, dice all’AdnKronos l’avvocato Giuseppina Tenga, difensore del presidente della Sampche .

“Stamattina il presidente si trovava in un albergo a Milano – spiega il legale –, ma era necessario che venisse a Roma, perché a casa sua c’è la Guardia di Finanza per la perquisizione, e solo lui è in possesso della combinazione della cassaforte da perquisire. Ritengo fosse intelligente e giusto che Ferrero assistesse alla perquisizione a casa a piazza di Spagna. Probabilmente a qualsiasi altra persona glielo avrebbero permesso, a Massimo Ferrero no”.

“Lo hanno prelevato in albergo come fosse l’ultimo dei delinquenti – afferma il legale –, hanno perquisito anche casa della figlia e del nipote, hanno arrestato anche l’autista”. “Io sto cercando da stamattina alle 7.30 di parlare con la guardia di finanza”, aggiunge l’avvocato chiarendo che “la cassaforte che deve essere perquisita la può aprire solo il presidente Ferrero”.

ADNKRONOS




La società irrazionale: l’Italia vista dal Censis

genteitaliana

genteitalianaROMA\ aise\ – Gli italiani e l’irrazionale. Accanto alla maggioranza ragionevole e saggia si leva un’onda di irrazionalità. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni di persone) il Covid semplicemente non esiste. Per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace. Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. È solo uno dei dati che emerge dal 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese presentato oggi, 3 dicembre.
Il Censis ha rilevato in una parte della popolazione una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste. Dalle tecno-fobie: il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone. Al negazionismo storico-scientifico: il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. La teoria cospirazionistica del “gran rimpiazzamento” ha contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno più figli, e tutto ciò accade per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste. L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale, sia le posizioni scettiche individuali, sia i movimenti di protesta che quest’anno hanno infiammato le piazze, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendita dei libri, occupando le ribalte televisive.
Per il Censis, la fuga nell’irrazionale è l’esito di aspettative soggettive insoddisfatte, pur essendo legittime in quanto alimentate dalle stesse promesse razionali. Infatti, l’81% degli italiani ritiene che oggi è molto difficile per un giovane vedersi riconosciuto nella vita l’investimento di tempo, energie e risorse profuso nello studio. Il 35,5% è convinto che non conviene impegnarsi per laurearsi, conseguire master e specializzazioni, per poi ritrovarsi invariabilmente con guadagni minimi e rari attestati di riconoscimento.
Per due terzi (il 66,2%) nel nostro Paese si viveva meglio in passato: è il segno di una corsa percepita verso il basso. Per il 51,2%, malgrado il robusto rimbalzo del Pil di quest’anno, non torneremo più alla crescita economica e al benessere del passato. Il Pil dell’Italia era cresciuto complessivamente del 45,2% in termini reali nel decennio degli anni ’70, del 26,9% negli anni ’80, del 17,3% negli anni ’90, poi del 3,2% nel primo decennio del nuovo millennio e dello 0,9% nel decennio pre-pandemia, prima di crollare dell’8,9% nel 2020. Negli ultimi trent’anni di globalizzazione, tra il 1990 e oggi, l’Italia è l’unico Paese Ocse in cui le retribuzioni medie lorde annue sono diminuite: -2,9% in termini reali rispetto al +276,3% della Lituania, il primo Paese in graduatoria, al +33,7% in Germania e al +31,1% in Francia.
L’82,3% degli italiani pensa di meritare di più nel lavoro e il 65,2% nella propria vita in generale. Il 69,6% si dichiara molto inquieto pensando al futuro, e il dato sale al 70,8% tra i giovani.
IL RISCHIO DI EROSIONE DEL PATRIMONIO DELLE FAMIGLIE
Solo il 15,2% degli italiani ritiene che dopo la pandemia la propria situazione economica sarà migliore. Per la maggioranza (il 56,4%) resterà uguale e per un consistente 28,4% peggiorerà. La ricchezza complessiva delle famiglie è pari a 9.939 miliardi di euro. Il patrimonio in beni reali ammonta a 6.100 miliardi (il 61,4% del totale), depositi e strumenti finanziari valgono 4.806 miliardi (al netto delle passività finanziarie, pari a 967 miliardi, corrispondono al 38,6% della ricchezza totale). Ma nell’ultimo decennio (2010-2020) il conto patrimoniale degli italiani si è ridotto del 5,3% in termini reali, come esito della caduta del valore dei beni reali (-17,0%), non compensata dalla crescita delle attività finanziarie (+16,2%). Gli ultimi dieci anni segnano quindi una netta discontinuità rispetto al passato: si è interrotta la corsa verso l’alto delle attività reali che proseguiva spedita dagli anni ’80. La riduzione del patrimonio, esito della diminuzione del reddito lordo delle famiglie (-3,8% in termini reali nel decennio), mostra come si sia indebolita la capacità degli italiani di formare nuova ricchezza.
IL RIMBALZO NELLA SCARSITÀ
Ci sono fattori di freno che congiurano contro la ripresa economica. Tutti i rischi di natura socio-economica che avevamo paventato durante la pandemia (il crollo dei consumi, la chiusura delle imprese, i fallimenti, i licenziamenti, la povertà diffusa) vengono oggi rimpiazzati dalla paura di non essere in grado di alimentare la ripresa, di inciampare in vecchi ostacoli mai rimossi o in altri che si parano innanzi all’improvviso, tanto più insidiosi quanto più la nostra rincorsa si dimostrerà veloce. A cominciare dal rischio di una fiammata inflazionistica. A ottobre 2021 il rialzo dei prezzi alla produzione nell’industria è stato consistente: +20,4% su base annua. Si registra un +80,5% per l’energia, +13,3% per la chimica, +10,1% per la manifattura nel complesso, +4,5% per le costruzioni.
LE INCOGNITE CHE PESANO SUL RISVEGLIO DEI CONSUMI DOPO LA DEPRESSIONE DELLA DOMANDA INTERNA
Il forte recupero dei consumi delle famiglie (+14,4% tra il secondo trimestre del 2020 e il secondo del 2021) è figlio dell’allentamento delle misure di contenimento del contagio. Si prevede una crescita dei consumi del 5,2% su base annua, inferiore alla crescita del Pil e inadeguata a ricollocare il Paese sui livelli di spesa delle famiglie del 2019. In Italia il tasso medio annuo di crescita reale dei consumi si è progressivamente ridotto nel tempo, passando dal +3,9% degli anni ’70 al +2,5% degli anni ’80, al +1,7% degli anni ’90. Nel primo decennio del nuovo millennio si è attestato su un +0,2% e poi l’anno della pandemia ha trascinato in negativo la media decennale: -1,2%.
COMPLOTTO CONTRO IL LAVORO: IL GIOCO AL RIBASSO DELLA DOMANDA E DELL’OFFERTA
Quasi un terzo degli occupati possiede al massimo la licenza media. Sono 6,5 milioni nella classe di età 15-64 anni, di cui 500.000 non hanno titoli di studio o al massimo hanno conseguito la licenza elementare. Anche tra i poco meno di 5 milioni di occupati di 15-34 anni quasi un milione ha conseguito al massimo la licenza media (il 19,2% del totale), 2.659.000 hanno un diploma (54,2%) e 1.304.000 sono laureati (26,6%). Considerando gli occupati con una età di 15-64 anni, la quota dei diplomati scende al 46,7% e quella dei laureati al 24,0%. Un’occupazione povera di capitale umano, una disoccupazione che coinvolge anche un numero rilevante di laureati e offerte di lavoro non orientate a inserire persone con livelli di istruzione elevati indeboliscono la motivazione a fare investimenti nel capitale umano. L’83,8% degli italiani ritiene che l’impegno e i risultati conseguiti negli studi non mettono più al riparo i giovani dal rischio di dover restare disoccupati a lungo. L’80,8% degli italiani (soprattutto i giovani: l’87,4%) non riconoscono una correlazione diretta tra l’impegno nella formazione e la garanzia di avere un lavoro stabile e adeguatamente remunerato.
IL SOTTOUTILIZZO DEL CAPITALE UMANO E LA DISSIPAZIONE DELLE COMPETENZE
L’Italia affronta la grande sfida della ripresa post-pandemia con una grave debolezza: la scarsità di risorse umane su cui fare leva. Il primo fattore critico è l’inverno demografico. Tra il 2015 e il 2020 si è verificata una contrazione del 16,8% delle nascite. Nel 2020 il numero di nati ogni 1.000 abitanti è sceso per la prima volta sotto la soglia dei 7 (6,8), il valore più basso di tutti i Paesi dell’Unione europea (media Ue: 9,1). La popolazione complessiva diminuisce anno dopo anno: 906.146 persone in meno tra il 2015 e il 2020. Secondo gli scenari di previsione, la popolazione attiva (15-64 anni), pari oggi al 63,8% del totale, scenderà al 60,9% nel 2030 e al 54,1% nel 2050. Secondo un’indagine del Censis, poco prima della pandemia il 33,1% dei capifamiglia con meno di 45 anni aveva l’intenzione di sposarsi o di convivere e il 29,8% aveva l’intenzione di fare un figlio. Ma soltanto il 26,5% ha continuato a progettare o ha effettivamente intrapreso un matrimonio o una convivenza stabile. In un caso su dieci il progetto originale è stato annullato. La grande maggioranza delle famiglie che stavano pensando di avere un figlio ha deciso di rinviare (55,3%) o di rinunciare definitivamente al progetto genitoriale (11,1%).
RICCHEZZA PRIVATA, POVERTÀ PUBBLICA: LA CARENZA DI CAPITALE SOCIALE
Uno degli ambiti in cui le misure espansive si sono concretizzate in modo più evidente è l’edilizia privata. Al 30 settembre 2021 gli interventi edilizi in corso o conclusi incentivati con il super-bonus 110% sono stati più di 46.000, per un ammontare di investimenti ammessi a detrazione pari a quasi 7,5 miliardi di euro (di cui il 68,2% per lavori conclusi), con un onere per lo Stato di 8,2 miliardi. Il boom degli ultimi mesi è legato alla crescita della quota relativa ai condomini, che oggi è pari solo al 13,9% degli interventi (la percentuale era del 7,3% a febbraio), ma rappresenta poco meno della metà dell’ammontare complessivo (il 47,7%), dato che l’importo medio dei lavori nei condomini si attesta intorno ai 560.000 euro, contro i circa 100.000 euro degli interventi su singole unità immobiliari. Il rischio è che una parte dello stock di abitazioni private sia oggetto di un generoso intervento di riqualificazione energetica (nonché di valorizzazione economica) a carico della collettività, mentre molti asset pubblici (dalle scuole agli ospedali) permangano in uno stato di cattiva manutenzione.
MAGAZZINO ITALIA: LA LOGISTICA NECESSARIA PER LA RIPARTENZA
Nei primi sei mesi del 2020 il traffico veicolare leggero sulla rete autostradale è crollato del 43,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione è comunque elevata (-32,1%) anche considerando tutto il 2020 rispetto al 2019. La ripresa nel 2021 del traffico merci riflette l’andamento economico del Paese. Con il rilancio delle esportazioni sono cresciute le merci trasportate via mare (+5,3% nei primi sette mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2020) e via ferro (+7,8%), recuperano le merci spostate su gomma (-1,4%), mentre il traffico aereo di merci registra ancora un dato fortemente negativo (-64,1%).
I GIOVANI ALLA PROVA DELLA PANDEMIA
La percezione che i gangli del potere decisionale siano in mano alle fasce anziane della popolazione è molto forte tra i giovani: è quanto emerge da un’indagine del Censis. Il 74,1% dei giovani di 18-34 anni ritiene che ci siano troppi anziani a occupare posizioni di potere nell’economia, nella società e nei media, enfatizzando una opinione comunque ampiamente condivisa da tutta la popolazione (65,8%). Il 54,3% dei 18-34enni (a fronte del 32,8% della popolazione complessiva) ritiene che si spendano troppe risorse pubbliche per gli anziani, anziché per i giovani. La precarietà lavorativa sperimentata nei percorsi di vita individuali influenza il clima di fiducia verso lo Stato e le istituzioni. Il 58% della popolazione italiana tende a non fidarsi del governo, ma tra i giovani adulti la percentuale sale al 66%. I Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, costituiscono una eclatante fragilità sociale del nostro Paese. Tra tutti gli Stati europei, l’Italia presenta il dato più elevato, che negli anni continua a aumentare. Nel 2020 erano 2,7 milioni, pari al 29,3% del totale della classe di età 20-34 anni: +5,1% rispetto all’anno precedente. Nel Mezzogiorno sono il 42,5%, quasi il doppio dei coetanei che vivono nelle regioni del Centro (24,9%) o nel Nord (19,9%).
LE DONNE ALLA PROVA DELLA PANDEMIA
A giugno 2021, nonostante il rimbalzo dell’economia del primo semestre, le donne occupate hanno continuato a diminuire: sono 9.448.000, alla fine del 2020 erano 9.516.000, nel 2019 erano 9.869.000. Durante la pandemia 421.000 donne hanno perso o non hanno trovato lavoro. Il tasso di attività femminile (la percentuale di donne in età lavorativa disponibili a lavorare) a metà anno è al 54,6%, si è ridotto di circa 2 punti percentuali durante la pandemia e rimane lontanissimo da quello degli uomini, pari al 72,9%. Da questo punto di vista, l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi europei, guidati dalla Svezia, dove il tasso di attività femminile è pari all’80,3%, e siamo distanti anche da Grecia e Romania, che con il 59,3% ci precedono immediatamente nella graduatoria. La pandemia ha comportato un surplus inedito di difficoltà rispetto a quelle abituali per le donne che si sono trovate a dover gestire in casa il doppio carico figli-lavoro. Il 52,9% delle donne occupate dichiara che durante l’emergenza sanitaria si è dovuto sobbarcare un carico aggiuntivo di stress, fatica e impegno nel lavoro e nella vita familiare, per il 39,1% la situazione è rimasta la stessa del periodo pre-Covid e solo per l’8,1% è migliorata. Tra gli occupati uomini, invece, nel 39,3% dei casi stress e fatica sono peggiorati, nel 44,9% sono rimasti gli stessi e nel 15,9% sono migliorati.
IL BELLO E IL BRUTTO DI INTERNET
La battaglia individuale contro la pandemia è stata combattuta con le armi della disintermediazione digitale. Durante l’emergenza, a più di un italiano su due le tecnologie digitali hanno consentito di provvedere alle proprie necessità (58,6%), di mantenere le relazioni sociali (55,3%) e di continuare a lavorare o studiare (55,2%). Ma il livello di istruzione rappresenta ancora un fattore di filtro. Ad esempio, gli utenti di internet in possesso di un basso titolo di studio (fino alla licenza media) sono più restii a utilizzare online il proprio conto corrente: lo fa il 30,3% a fronte del 60,1% di diplomati e laureati.
I RISVOLTI SOCIALI POSITIVI: LA RISCOPERTA DELLA SOLIDARIETÀ
Un terzo degli italiani ha partecipato a iniziative di solidarietà legate all’emergenza sanitaria, aderendo alle raccolte di fondi per associazioni non profit, per la Protezione civile o a favore degli ospedali. Quasi un terzo di coloro che si sono attivati ha svolto in prima persona attività gratuita in associazioni di volontariato impegnate nella lotta al Covid. Il 20,7% degli italiani ritiene che la gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni abbia prodotto buoni risultati, per il 56,3% è stata abbastanza adeguata, per il 23,0% inadeguata. (aise) 




“Per il Colle elezione a grande maggioranza o governo cadrà”, dice Letta

220802822 05241979 22fb 4331 8a82 eaa768624041

220802822 05241979 22fb 4331 8a82 eaa768624041AGI –  Non guarda ai sondaggi che danno il Partito democratico in crescita, ma ai temi dell’attualità politica. Dall’elezione del prossimo Presidente della Repubblica al referendum sulla cannabis alla legge sul suicidio assistito. Enrico Letta, intervenuto in serata a CartaBianca, esclude – come in giornata aveva fatto anche il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte – che il suo partito possa appoggiare la candidatura di Silvio Berlusconi per il Colle e prevede che l’elezione del successore di Sergio Mattarella sarà a larga maggioranza.

“Non potrà che essere così, altrimenti – chiarisce – il governo cadrebbe immediatamente dopo”. Sul nome del candidato, ribadisce, c’è tempo, prima si deve approvare la legge di Bilancio.

Su Rai Tre l’ex premier parla anche del referendum sulla liberalizzazione delle droghe leggere. La posizione del partito di largo del Nazareno, conferma, arriverà al termine della discussione che è già stata avviata. “Ho la mia idea ben chiara ma se dicessi come la penso influenzerei il dibattito. Non voglio dividere ma portare il Pd a una posizione comune”.

E sulla questione del fine vita spiega. “Siamo riusciti a ottenere che il 13 dicembre arrivi in Aula alla Camera il testo sul suicidio assistito, che oggi è la soluzione più avanzata e in linea con la sentenza Corte costituzionale. Sono fiducioso che si riesca a coprire un vuoto normativo”, afferma e lancia un appello ai partiti: “Non facciamo di questa norma una battaglia ideologica”.

Letta torna a rilanciare il progetto delle Agorà democratiche. Per sconfiggere “la destra sovranista che flirta con Orban e con chi comprime i diritti, dobbiamo costruire un’alternativa forte e coesa. Come fare? Con le Agorà: dobbiamo rendere i cittadini protagonisti”, altrimenti, dice, “con un incontro di sigle, di partiti e partitini non ce la faremo mai”.




L’Oms e l’Europa classificano la variante Omicron come ‘pericolosa’

053630857 2c57515f 319d 42c7 8e31 e2c5e1c27525

053630857 2c57515f 319d 42c7 8e31 e2c5e1c27525AGI – Si chiama Omicron la nuova variante che spaventa il mondo. L’Oms l’ha definita preoccupante, ma ancor prima che parlasse il massimo organismo Onu in materia sanitaria avevano ‘parlato’ i mercatI: prima le Borse asiatiche, poi l’Europa, infine Wall Street sono andati a picco perché si teme un nuovo colpo all’economia mondiale: per i tre indici principali è stato il peggior Black Friday da oltre 70 anni. Bene solo i titoli farmaceutici, per il resto gli investitori hanno abbandonato gli asset piu’ rischiosi.

Intanto i governi prendono le contro misure: non si contano i Paesi – tra gli altri i 27 Ue, gli Usa, il Canada, la Gran Bretagna, Israele- che hanno imposto restrizioni di viaggio al Sudafrica e ai Paesi limitrofi, Botswana, Lesotho, Namibia, Malawi, Zimbabwe, Zambia ed Eswatini.

Omicron, che è stata rilevata “in quasi tutte le province sudafricane”, sembra presentare un aumento del rischio di reinfezione e pare avere una capacita’ di trasmissione ancora maggiore rispetto ai ceppi precedenti.

Gli scienziati la considerano la variante “più preoccupante” vista finora perché contiene “un gran numero di mutazioni” che potrebbero non solo renderla più trasmissibile ma anche aiutarla a eludere il sistema immunitario: ha infatti 32 mutazioni nella proteina spike (la parte del coronavirus che le conferisce la sua forma caratteristica e la chiave per affinché il virus entri nelle cellule umane), molto più di Beta e Delta messi insieme.

Non è chiaro per ora se sia più o meno resistente ai vaccini anticovid (anche se Pfizer/BioNTech ha fatto sapere che in tre mesi potrebbe avere le dosi pronte per la variante) ma i test diagnostici Pcr sembrano continuare ad essere validi.

Gli esperti Oms, riuniti in una riunione d’emergenza nel cosiddetto Gruppo consultivo sull’evoluzione dei virus, hanno comunque rilevato che la comparsa di questa variante, confermata per la prima volta in un esemplare raccolto il 9 novembre, ha coinciso con un fortissimo aumento dei contagi in Sudafrica (in alcune zone, i casi di positivita’ sono aumentati nelle ultime 3 settimane da meno dell’1% a piu’ del 30%).

La maggior parte dei casi finora rilevati sono attualmente in Sud Africa anche se la variante e’ stata rilevata anche in Botswana.

La variante Omicron comunque è già in Europa, in Belgio per la precisione. La contagiata è una giovane che ha sviluppato i sintomi undici giorni dopo aver viaggiato in Egitto attraverso la Turchia: non era vaccinata né aveva contratto in precedenza il virus.

È interessante notare però che – esclusa la Svizzera – i Paesi hanno finora applicato restrizioni solo alle nazioni dell’Africa meridionale ma non a Hong Kong, Israele e Belgio dove appunto sono stati riscontrati casi di Omicron.

Per aggiornare il vaccino Pfizer contro la nuova variante ci vorranno 100 giorni. Lo ha comunicato l’azienda.

Anche la casa farmaceutica statunitense Moderna vuole sviluppare una dose di richiamo specifico per la variante del Covid-19 cosiddetta Omicron.

Il nuovo allarme che irrompe sull’emergenza della pandemia globale è la variante sudafricana del Covid, considerata più contagiosa e con 32 mutazioni della proteina Spike che rischiano di aumentarne la trasmissibilità e la capacità di eludere gli anticorpi.

Ursula von der Leyen spiega che “I contratti stipulati dalla Commissione europea con i produttori dei vaccini prevedono che i vaccini siano immediatamente adattati per fronteggiare nuove varianti del virus. L’Europa ha preso le sue precauzioni”.

“È cruciale – aggiunge – agire in maniera molto rapida, efficace e unita. La commissione ha proposto di attivare il freno di emergenza sui voli provenienti dall’Africa australe e tutti i Paesi colpiti” dalla nuova variante. Tutti i voli dovrebbero essere sospesi in attesa di avere maggiori informazioni sulla variante e tutti i viaggiatori in provenienza da questi Paesi dovrebbero essere sottoposti a quarantena”.

Il Sudafrica ha un tasso di vaccinazione di appena il 24% della popolazione totale e si ipotizza che le tante mutazioni si siano accumulate in un contagiato immunodepresso che ha lottato con il coronavirus per settimane o mesi.

Il National Institute of Communicable Diseases sudafricano ha riferito che la presenza della variante è stata documentata con il sequenziamento in 22 casi positivi, per lo più giovani, ma se ne segnalano già molti altri da vari laboratori del Paese.

In totale sono almeno una sessantina i casi accertati a livello mondiale, tra cui quattro in Botswana e uno a Hong Kong in un viaggiatore di ritorno dal Sudafrica.

Già giovedì sera Israele aveva immediatamente cancellato i voli da e per il Sudafrica e lo stesso ha fatto la Gran Bretagna estendendo la restrizione a Namibia, Lesotho, Eswatini, Zimbabwe e Botswana. Per l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria, la Uk Health Security Agency, è “la più pericolosa emersa finora”.

Il ministro della Salute britannico, Sajid Javid, ha spiegato che “i vaccini potrebbero essere meno efficaci” contro la ‘sudafricana’. Thomas Peacock, virologo dell’Imperial College di Londra, ha detto di aver osservato “un profilo di mutazioni veramente orribile”. Nelle prossime ore lo stop ai viaggi si estenderà a macchia d’olio.

Gli esperti rilevano come le 32 mutazioni sulla proteina spike (la punta della corona del coronavirus, la proteina che usa per agganciare le nostre cellule ed entrare al loro interno) siano un numero molto elevato, raggiunto per di più in un tempo brevissimo. Basti pensare che è circa il doppio rispetto alla variante Delta e il triplo rispetto alla Alfa.

Il timore è che gli anticorpi dei guariti e dei vaccinati fatichino a riconoscere il nuovo ceppo, e quindi ci proteggano meno. 




Il maltempo si abbatte di nuovo sull’Italia, il weekend porta aria fredda e prime nevicate

212900538 b63dd01d 8453 4d10 a01d a52409897d9a

212900538 b63dd01d 8453 4d10 a01d a52409897d9aAGI – Maltempo, freddo e nevicate sull’Italia alla vigilia di un weekend che porterà aria polare e precipitazioni da nord a sud.

Si annuncia un venerdì con forti precipitazioni: in Calabria è stata dichiarata l’allerta rossa sulle aree tirreniche. Prorogata l’allerta gialla anche in Campania, dove le piogge hanno causato disagi e imposto lo stop di alcune ore della Circumvesuviana, con l’arancione per la Penisola sorrentina, Monti di Sarno e Monti Picentini. Allerta gialla pure sul Lazio “per precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, specie sulle aree costiere”, con temporali e forti raffiche di vento.

Al nord il maltempo investirà soprattutto il Friuli Venezia Giulia con nevicate sulle Alpi del Triveneto a 900m, più sole altrove. Al centro: intenso maltempo su Sardegna occidentale, Toscana e Lazio, piogge in Umbria e Marche. Al sud: nubifragi in Campania e sulla Calabria settentrionale, specie tirrenica.

In Calabria la Protezione civile ha emesso un nuovo bollettino di allerta meteo che riguarda soprattutto la fascia tirrenica cosentina indicata con codice rosso. Allerta arancione, invece, per la costa tirrenica del Catanzarese e del Vibonese, mentre sul resto della regione è prevista una allerta gialla.

In Liguria ci sono state nevicate sulle zone alpine, in particolare i versanti padani di Ponente e Levante e la Val d’Aveto, nella Val Bormida e nella Valle Stura. Sono quasi quintuplicati gli eventi estremi in appena un mese da nord a sud della Penisola, lamenta la Coldiretti, con una drammatica catena di nubifragi, tornado, grandinate e bufere di vento che fanno salire a oltre 2 miliardi il bilancio dei danni all’agricoltura nel 2021 a causa della violenza del clima.

A Roma la pioggia e i lavori mandano in tilt il traffico

Pioggia abbondante per tutta la giornata di giovedì 25 novembre, con qualche albero caduto al suolo, lavori stradali e manifestazioni. La giornata è partita in salita con code e rallentamenti in mattinata sulle principali strade consolari, la Tangenziale Est ed il Gra ed è proseguita sullo stesso spartito anche nel pomeriggio. Un albero è caduto in via della Giustiniana causando la deviazione di una linea bus. Mentre a Trastevere le linee tram 3 ed 8 hanno riscontrato problemi tecnici legati all’allargamento della sede dei binari, che in quel tratto nelle scorse settimane ha portato due volta alla fuoriuscita dei convogli dalle rotaie, ed una temporanea sostituzione con bus navetta.

Nel pomeriggio traffico fortemente rallentanto all’Eur, sulla Cristoforo Colombo, sul viadotto della Magliana, a piazza Lodi, sulla Tangenziale Est, nella galleria Giovanni XXIII, nella zona dei campi sportivi e al Foro Italico. Lunghe code si sono formate prima di sera su buona parte del Grande Raccordo Anulare, in particolare in corrispondenza delle uscite Bufalotta, Nomentana, Appia, Tiburtina e Boccea.   Anche domani la situazione potrebbe essere analoga.

La Protezione Civile ha emesso l’avviso di condizioni meteorologiche avverse nel Lazio, si prevedono venti con raffiche di burrasca forte sui settori costieri e appenninici. Possibili precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale.




Chi sono gli italiani più indecisi di fronte al vaccino

160900643 40869874 1a4a 4975 be9d 5598f9e83f55

160900643 40869874 1a4a 4975 be9d 5598f9e83f55AGI – ‘Vacillano’ maggiormente coloro che si avvalgono spesso o molto spesso d’informazioni provenienti dai media e tendono a spiegare gli eventi attraverso teorie di tipo cospirazionista. Inoltre, le donne e i giovani sono più riluttanti a vaccinarsi nel caso in cui dovessero risultare positivi al Covid-19, mentre chi ha un’elevata scolarizzazione tende a essere meno propenso ad approfittare della vaccinazione altrui.

Sono questi alcuni dei risultati che emergono da uno studio multinazionale in corso in 30 paesi europei promosso e coordinato dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per monitorare la conoscenza, la percezione del rischio, la fiducia e i comportamenti preventivi durante la pandemia di COVID-19.

In Italia il progetto è stato denominato COMIT (Covid Monitoring in Italy) ed è coordinato da Giovanni de Girolamo dell’IRCSS Fatebenefratelli di Brescia, da Gemma Calamandrei dell’Istituto Superiore di Sanità e da Fabrizio Starace dell’AUSL di Modena, che si sono avvalsi della collaborazione di Lorella Lotto del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova.

La recente pubblicazione riguarda i dati raccolti in un campione di 5.006 partecipanti arruolati tra gennaio e febbraio 2021 e si è concentrata sui fattori in grado di predire l’indecisione nei confronti della vaccinazione contro il Covid-19.

Del gruppo di ricerca fanno parte anche le prime autrici del lavoro Marta Caserotti (assegnista di ricerca) e Teresa Gavaruzzi (ricercatrice) dell’Università di Padova che spiegano: “Pensando all’evoluzione dei contagi e della campagna vaccinale, due aspetti potevano contribuire a fare “vacillare” le persone relativamente all’intenzione di vaccinarsi: da una parte avevamo ipotizzato che coloro che si contagiano sviluppando sintomi lievi potessero sottovalutare la potenziale gravità della malattia. Dall’altra – prosegue Caserotti – abbiamo ipotizzato che l’aumento della copertura vaccinale nella popolazione, comportando una riduzione nella circolazione del virus, potesse ridurre la percezione del rischio in coloro che nutrivano dubbi riguardo alla vaccinazione e che, in modo più o meno intenzionale, ciò potesse portare ad ‘approfittare’ opportunisticamente del comportamento altrui, sfruttando la cosiddetta ‘immunità di gregge'”.

“I risultati principali dello studio, che ha coinvolto oltre 5.000 Italiani, hanno messo in luce i fattori che predicono l’incertezza nei riguardi della vaccinazione“. Come illustra Gavaruzzi, “i risultati di una serie di modelli statistici (di cui si è occupato Paolo Girardi, ricercatore dell’Università di Padova) dimostrano che sia coloro che propendono per un atteggiamento opportunistico sia coloro che si dicono riluttanti a vaccinarsi nel caso dovessero risultare positivi al Covid-19 sono maggiormente propensi nei confronti della vaccinazione quando sono: più favorevoli in generale alle vaccinazioni, adottano le misure di salute pubblica raccomandate, hanno fiducia nelle fonti istituzionali che si occupano di problemi sanitari (ministero della Salute, ISS, OMS), e hanno maggiori capacità di resilienza (hanno cioè maggiori capacità di fronteggiare eventi stressanti).

Gli autori concludono che “questi risultati possono essere visti come pezzi di un puzzle complesso nel quale non si possono ignorare gli aspetti psicologici” e si augurano che “il monitoraggio dell’esitazione vaccinale e dei suoi determinanti psicologici possano entrare a fare parte della normale pianificazione sanitaria, al di la’ della pandemia, in modo da consentire interventi mirati e tempestivi nel caso di nuovi eventi epidemici”.




All’asta il manoscritto più prezioso di Einstein sulla teoria della relatività

121450174 bcf3b1f9 a89a 4615 ad1d d5577bc0567d

121450174 bcf3b1f9 a89a 4615 ad1d d5577bc0567dAGI – C’è grande attesa per la vendita all’asta oggi alle 18.30 a Parigi di un rarissimo manoscritto preparatorio della teoria della relatività di Albert Einstein, il cui valore è stimato tra 2 e 3 milioni di euro. “Senza ombra di dubbio si tratta del manoscritto più prezioso di Einstein mai battuto all’asta” sottolinea Christiès Paris, dove si svolgerà l’asta per la casa Aguttes, ritrasmessa in diretta.

Il documento eccezionale è un manoscritto autografo di 54 pagine, redatto tra giugno 1913 e inizio 1914 a Zurigo dal celebre fisico di origine tedesca e dal suo collaboratore e amico di fiducia, Michele Besso, un ingegnere svizzero. Una preziosa brutta copia in cui i due scienziati delineano quella che diventerà la teoria della relatività generale, dando la luce ad una nuova comprensione del funzionamento dell’universo.

Secondo Christiès è grazie all’ingegnere svizzero – che lasciando Zurigo portò il documento con sè – che questo manoscritto “è giunto miracolosamente a noi: Einstein probabilmente non avrebbe pensato a conservare quello che considerava un documento di lavoro“.

Cosa contiene il manoscritto

Un profano certamente non capirebbe nulla al contenuto di questa cinquantina di pagine, piene di frazioni e annotazioni in tedesco che ne fanno un documento rarissimo della storia della fisica moderna, e quasi unico nel suo genere a firma di Einstein. “È davvero un periodo chiave che viene documentato in questo manoscritto: è quello in cui Einstein ha un’intuizione, una prima versione della teoria della relatività generale e la testa” ha precisato Vincent Belloy, esperto del dipartimento Libri rari e manoscritti di Christiès.

Inoltre, a renderlo ulteriormente prezioso è il fatto che solitamente Einstein non conservava le “brutte copie dei suoi lavori” oltre che “i documenti autografi antecedenti al 1919 sono estremamente rari” ha evidenziato Belloy.

Einstein si era già distinto nel 1905 per la sua teoria della relatività ristretta, con la celebre formula E=mc2, decidendo poi di proseguire il suo lavoro sulla teoria generale. Ad inizio 1913 Einstein e Besso cominciano ad affrontare uno dei problemi ai quali la comunità scientifica non riesce a trovare una risposta da decenni: l’anomalia dell’orbita del pianeta Mercurio. Insieme i due scienziati risolveranno l’enigma.

La teoria della gravitazione verrà finalmente pubblicata nel novembre 1915, rivoluzionando la nostra comprensione dell’universo. “Questo è uno dei due unici manoscritti di lavoro che documenta la genesi della teoria della relatività generale giunti a noi.

Pertanto è una testimonianza straordinaria del lavoro di Einstein e ci permette di immergerci in modo affascinante nello spirito del più grande scienziato del XX secolo” ha fatto notare la casa d’asta. Il suo notevole valore, stimato tra 2 e 3 milioni di euro, ne fa quindi il manoscritto di Einstein più importante mai messo all’asta: è anche per questo motivo che Christiès ritrasmetterà la vendita online, per permettere agli appassionati di seguirla in diretta.

Il secondo documento noto di questo periodo cruciale nelle ricerche del fisico è il “taccuino di Zurigo”, risalente a fine 1912 inizio 1914, conservato negli archivi di Einstein presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Morto nel 1955, all’età di 76 anni, Einstein è diventato il simbolo del genio scientifico e al tempo stesso una figura pop immortalata nella celebre foto del 1951 in cui fa la linguaccia.




Russia, Usa e Germania regine dei no-vax

213003505 704e18e3 57e5 4946 a871 e31718f3ffa0

213003505 704e18e3 57e5 4946 a871 e31718f3ffa0AGI – Nell’ultimo mese, il tasso di scetticismo rispetto ai vaccini anti-Covid nel mondo è sceso solo di una media dell’1% e, nonostante le restrizioni introdotte per i no vax da diversi governi in Europa, rimane di fatto stabile.

Come rivela l’ultima ricerca della società Morning Consult – che ha condotto interviste in 15 Paesi del mondo tra cui anche l’Italia, tra il 2 e l’8 novembre scorso – il Paese più restio al vaccino è la Russia: qui si e’ detto vaccinato il 40% degli intervistati, con i no vax radicali, che rappresentano il 23%.

Al secondo posto della classifica dei Paesi no vax ci sono gli Usa: a differenza della Russia la penetrazione vaccinale è alta (67%), ma il 18% degli intervistati sostiene che non si farà vaccinare e il 9% si dice scettico. Subito dopo, arriva l’Europa con la Germania: qui il 79% è vaccinato e l’11% sostiene che non si fara’ mai vaccinare e il 6% si dice indeciso. Tra il 6 e il 9% di no vax ‘radicali’ sono registrati nei Paesi successivi: Canada, Francia, Regno Unito, Italia (settima in classifica), Australia, Giappone e Corea del Sud.

Per valutare i tassi di vaccinazione ma anche l’interesse nei confronti dei sieri anti-Covid, Morning Consult ha chiesto agli adulti di ciascun Paese “Hai ottenuto il vaccino o no?”. Gli intervistati potevano rispondere “Si'”, “No, ma lo ricevero’ in futuro”, “No, e non sono sicuro se lo ricevero’ in futuro” o “No, e non ho intenzione di ottenerlo”.

Questo tipo di risposte permette di individuare gli scettici e gli incerti, di cui la società di ricerca ha anche analizzato le motivazioni. I 15 Paesi presi a campione sono Russia, Usa, Germania, Canada, Francia, Regno Unito, Australia, Italia, Sud Corea, Giappone, Spagna, Brasile, Messico, India e Cina.

Concentrandosi sugli adulti che si dicono indecisi sulla possibilità di vaccinarsi, le preoccupazioni degli effetti collaterali e la rapidita’ con cui i sieri hanno passato i trial clinici sono tra le motivazioni principali citate dai no vax nella maggioranza dei Paesi: in Italia, i due fattori sono stati citati rispettivamente dal 50% e dal 25% dei contrari ai vaccini.




In 35 mila in piazza a Bruxelles contro le restrizioni, scontri con la polizia

165310184 38ee54e0 c7ec 462a b773 5b2605a6c7ac

165310184 38ee54e0 c7ec 462a b773 5b2605a6c7acAGI – Scontri a Bruxelles tra polizia e manifestanti, che in migliaia protestavano contro le restrizioni anti-Covid. La marcia è iniziata pacificamente, ma in seguito la polizia ha usato i cannoni ad acqua e ha lanciato gas lacrimogeni in risposta al lancio di oggetti di un gruppo di manifestanti, molti dei quali indossavano cappucci e mostravano bandiere nazionaliste fiamminghe.

Gli scontri sono avvenuti nei pressi di Palazzo Berlaymont, che ospita la sede della Commissione europea. Secondo quanto riferito dalla polizia, 35.000 manifestanti hanno marciato in un corteo partito dalla stazione ferroviaria di Bruxelles Nord. In particolare i partecipanti all’evento, denominato ‘Insieme per la libertà’, protestano contro il divieto ai non vaccinati di entrare in luoghi come ristoranti e bar. Il Belgio è uno dei Paesi più colpiti dall’ultima ondata della pandemia.




Le pensioni dei parlamentari e l’incognita sulla durata della legislatura

194246605 a66027a3 3cf3 4b20 8e93 731404af72fe

194246605 a66027a3 3cf3 4b20 8e93 731404af72feAGI – Che fine faranno le pensioni di deputati e senatori se la legislatura dovesse terminare prima della data ‘fatidica’ del 24 settembre del 2022?

Ovvero, prima dei 4 anni e 6 mesi e un giorno previsti dalla riforma del sistema pensionistico di Camera e Senato con cui sono stati aboliti i vitalizi, a decorrere dal primo gennaio del 2012, (rimasti in essere solo per gli ex parlamentari e poi tagliati tre anni fa dal Parlamento su spinta dei 5 stelle) per passare a un sistema contributivo. Ebbene, secondo le norme in vigore, deputati e senatori non maturerebbero il diritto a percepire l’assegno pensionistico, perdendo anche i circa 50mila euro di contributi finora versati.

Ma per palazzo Madama le cose non starebbero esattamente in questi termini, come spiega il senatore di Forza Italia Luigi Vitali, contattato dall’AGI, presidente del Consiglio di Garanzia del Senato: è vero che i senatori, se la legislatura dovesse terminare in anticipo non percepirebbero la pensione, ma è altrettanto vero che potrebbero riscattare i contributi versati, quindi senza perderli, versando i contributi mancanti per raggiungere l’intero periodo della legislatura, così da maturare la pensione.

Al contrario, per la Camera questo non è possibile, precisa il Consiglio di Giurisdizione. Una deroga è stata prevista nel 2019 per i deputati subentrati in corso di legislatura.

Le pensioni dei parlamentari, che con la riforma del 2012 – nel pieno del governo Monti e della stretta sui costi della politica – sono state legate a stretto filo alla durata della legislatura, da allora sono tema che ricorre spesso nel dibattito politico.

Tanto più adesso in vista dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica e dell’ipotesi di un ‘trasloco’ di Mario Draghi da palazzo Chigi al Colle più alto il che, è il timore (o per altri l’auspicio), potrebbe comportare uno scioglimento anticipato delle Camere. Da qui l’interrogativo: che fine faranno le pensioni di deputati e senatori se non avranno maturato i 4 anni e sei mesi e un giorno previsti dalla riforma del 2012? E ancora: i contributi finora versati saranno persi?

Per il Consiglio di garanzia del Senato non è così: “Siamo stati investiti della questione da 3 ex senatori”, spiega il presidente, l’azzurro Vitali.

“Due erano subentrati in legislatura in corso, uno si era dimesso”. L’organismo di palazzo Madama ha quindi assunto una decisione in merito, che potrebbe fare da apripista. “La nostra decisione è stata presa sulla base della normativa Ue intervenuta su ricorso di alcuni eurodeputati. Secondo la Corte hanno diritto al riscatto della pensione a condizione di essere stati in carica almeno 12 mesi versando i contributi mancanti, compresi quelli spettanti all’amministrazione”.

Ora dovrà esprimersi il Consiglio di presidenza del Senato, ma intanto “vale la nostra decisione: i senatori potranno avere diritto alla pensione a condizione che siano stati in carica almeno 12 mesi e che versino tutti i contributi mancanti fino a raggiungere i 4 anni e 6 mesi e un giorno, a costo zero a carico del Senato. Un principio che vale per tutti, chiedendo il riscatto di quanto versato”.

Di tutt’altro avviso Montecitorio: “Non esiste alcuna sentenza della Camera che stabilisce che i deputati maturerebbero la pensione in caso di scioglimento della legislatura prima di quanto previsto dalle norme in materia”, precisa il Consiglio di Giurisdizione della Camera.

Esiste invece una sentenza del 2019, prosegue l’organismo interno di Montecitorio, “che esamina il caso di alcuni deputati subentrati a legislatura in corso e per i quali, anche se la XVII legislatura fosse durata 5 anni (come poi effettivamente è successo) non avrebbero maturato i requisiti per l’ottenimento della pensione al compimento dei 65 anni d’età. In particolare essi lamentavano che, in questo modo, sarebbero andati dispersi i contributi che comunque avevano versato alla Camera. Il Consiglio ha deciso di consentire a questi ex deputati di completare la contribuzione degli anni mancanti al quinquennio, versando di tasca propria, a condizione che siano stati in carica per almeno tre anni”. AGI