Covid: in Italia meno di mille casi e 17 morti, positività allo 0,6%

154314040 75c60094 38ee 4ea1 a7df 9719afc7ecc4

154314040 75c60094 38ee 4ea1 a7df 9719afc7ecc4AGI – Calano i nuovi casi di Covid-19 in Italia, a fronte però di una sensibile riduzione dei tamponi. Nelle ultime 24 ore si sono registrati 881 casi e 17 morti.

Il totale dei deceduti sale a quota 127.270. Ieri i positivi erano 1.197 e i morti 28.

I tamponi processati sono stati 150.522, con un indice di positività allo 0,6%.

In calo i ricoveri

I pazienti covid in terapia intensiva scendono a 389 (-5 rispetto a ieri, con 12 ingressi nel giorno), mentre i ricoveri calano a 2.444 (-60 rispetto a 24 ore prima).

Secondo quanto riporta il bollettino quotidiano del ministero della Salute, si registrano 2.304 guariti/dimessi (in totale 4.037.996), mentre gli attuali positivi segnano -1.440 unità a 87.710. Le persone in isolamento domiciliare sono 84.877.

Le uniche due regione a superare i 100 contagi sono la Lombardia (145) e la Sicilia (135).




Il M.I.R.E. nomina Massimo Mastrolonardo Ambasciatore per le Politiche Europee

201162832 526690722104230 6341898374374729976 n
201162832 526690722104230 6341898374374729976 n
”MOVIMENTO ITALIANI RESIDENTI all’ESTERO” presenta:
MASSIMO MASTROLONARDO
– Laureato in Scienze Politiche presso l’Università Federico II di Napoli.
– Giornalista Pubblicista, iscritto alla Unione stampa sportiva (ussi), associazione critici teatrali (ANCT),
alla stampa Cattolica (ucsi).
Ambasciatore per le politiche Europee



FederEsuli espone in Commissione Esteri le questioni dell’italianità adriatica

18devergottini

18devergottiniUna vasta panoramica sulle problematiche dell’italianità adriatica, sia per quanto concerne la presenza autoctona sia con riferimento agli esuli istriani, fiumani e dalmati ed ai loro discendenti: questo il tema al centro dell’audizione del Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, Giuseppe de Vergottini, ospite ieri della Commissione Affari Esteri della Camera. L’audizione – preceduta da una puntuale presentazione fatta dal Presidente della Commissione Piero Fassino sul contesto istituzionale in cui opera la Federazione – si è svolta grazie all’interessamento del Segretario della Commissione, Vito Comencini, il quale ha introdotto de Vergottini fornendo ai colleghi alcune prime informazioni sulle questioni ancora aperte.

“Prima di tutto – riporta il Presidente di FederEsuli – ho ricordato il significato del clima politico più disteso sviluppatosi negli anni recenti che ha consentito un obiettivo miglioramento dei rapporti transfrontalieri, con apprezzamento per il ruolo del nostro Capo dello Stato e dei ministeri competenti. Ho quindi sottolineato come la Federazione stia operando in stretta collaborazione con l’Unione Italiana, organismo che rappresenta in modo unitario i nostri connazionali nei territori a suo tempo ceduti alla repubblica jugoslava. Ho fatto riferimento ai progetti comuni che stiamo sviluppando. Non ho potuto tacere il persistere di una situazione non soddisfacente quanto all’esecuzione dell’accordo Dini-Granić del 1996 in materia di bilinguismo. Ho sottolineato l’importanza dell’attenzione oggi riservata alla presenza italiana a Cattaro ricordando il ruolo delle associazioni dei dalmati italiani. Grazie al loro impegno si stanno riorganizzando diverse comunità: da Zara a Veglia, Lesina e Spalato”.

Ha attinenza con il Ministero degli Esteri, con cui la III Commissione si interfaccia, il rifinanziamento della L. 72/2001 “Interventi a tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia”, questione sulla quale de Vergottini si è soffermato, riportando all’attenzione della Commissione anche la possibilità di istituire una Fondazione che si occupi della tutela della storia, della cultura e dei diritti dell’italianità adriatica utilizzando parte dei fondi ancora dovuti dalle vicine repubbliche per gli esiti del trattato di Osimo.

“I buoni rapporti tra Italia, Slovenia e Croazia – prosegue de Vergottini – e le riesumazioni già avvenute a Castua e a Ossero in territorio croato fanno ben sperare affinché si identifichino foibe e fosse comuni ove si possa poi apporre una targa plurilingue che ricordi le stragi compiute dai partigiani comunisti jugoslavi durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. L’auspicio è che si possano identificare i resti per poi comunicare ai discendenti delle vittime qual è il luogo in cui recarsi per commemorare i propri congiunti”.

Dopo alcune domande che hanno consentito al Presidente di FederEsuli di spaziare su vari argomenti, è stato richiesto al presidente Fassino l’impegno affinché venga votato un documento riguardo due argomenti in particolare. Sollecitare l’iter parlamentare per l’approvazione delle modifiche regolamentari necessarie alla revoca dell’onorificenza della Repubblica italiana a suo tempo assegnata a Josip Broz “Tito” e ottenere l’esecuzione del decreto presidenziale di Carlo Azeglio Ciampi che nel 2001 ha assegnato la Medaglia d’Oro al Valor Militare al gonfalone della Città di Zara, ma che non è stata ancora fisicamente consegnata causa polemiche scoppiate all’epoca in Croazia.

Il mutato stato dei rapporti con Zagabria, è stato sottolineato, dovrebbe aver reso praticabili entrambe le soluzioni. Infine si è ricordata l’esigenza di caldeggiare la ripresa del tavolo tecnico governativo su cui riportare le svariate pendenze interessanti le associazioni, a partire dalla annosa e non abbandonata aspettativa relativa agli indennizzi. (aise)




Sono 2 milioni le famiglie italiane in povertà assoluta

090809626 2ef3204e 53c4 435c 881c d18d5e99bf52

090809626 2ef3204e 53c4 435c 881c d18d5e99bf52AGI – Torna a cresce la povertà assoluta in Italia. Nel 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie, il 7,7% del totale, dal 6,4% del 2019, e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%). Lo rileva l’Istat.

Il valore dell’intensità della povertà assoluta – che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere è in media al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”) – registra una riduzione (dal 20,3% al 18,7%) in tutte le ripartizioni geografiche.

Tale dinamica è frutto anche delle misure messe in campo a sostegno dei cittadini (reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, estensione della Cassa integrazione guadagni, ecc.) che hanno consentito alle famiglie in difficoltà economica – sia quelle scivolate sotto la soglia di povertà nel 2020, sia quelle che erano già povere – di mantenere una spesa per consumi non molto distante dalla soglia di povertà.

Nel 2020, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019.

Tale dinamica fa sì che, se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Mezzogiorno, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie.

Dopo il miglioramento del 2019 quindi, nell’anno della pandemia la povertà assoluta aumenta raggiungendo il livello più elevato dal 2005 (inizio delle serie storiche). Nel 2020, inoltre, la povertà assoluta in Italia colpisce 1,33 milioni di minori (il 13,5% rispetto al 9,4% degli individui a livello nazionale). L’incidenza varia dal 9,5% del Centro al 14,5% del Mezzogiorno.  Rispetto al 2019 le condizioni dei minori peggiorano a livello nazionale (da 11,4% a 13,5%) e in particolare al Nord (da 10,7% a 14,4%) e nel Centro (da 7,2% a 9,5%).

Disaggregando per età, l’incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (14,2%) e 14-17 anni (13,9%, in aumento) rispetto alle classi 4-6 anni (12,8%) e 0-3 anni (12,0%, in crescita rispetto al 2019). Le famiglie con minori in povertà assoluta sono oltre 767mila, con un’incidenza dell’11,9% (9,7% nel 2019).

La maggiore criticità di queste famiglie emerge anche in termini d’intensità della povertà, con un valore pari al 21% contro il 18,7% del dato generale. Oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato. Infine, quasi la metà delle famiglie povere vive in una casa in affitto.




Il CGIE presenta una mozione per le elezioni Comites

download

downloadIn previsione delle prossime scadenze per il rinnovo della rappresentanza di base, Comitati degli Italiani all’Estero, e intermedia, Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, delle rappresentanze degli italiani all’estero il CGIE sottopone alle valutazioni delle Commissioni Affari Esteri di Camera e Senato la seguente mozione:

Premesso che

nell’ordinamento nazionale la rappresentanza degli italiani all’estero, costituita dai Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.) e dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), è giunta a compimento nel 2000 con la modifica costituzionale degli articoli 48, 56 e 57, che istituiscono la circoscrizione Estero. Tale sistema antesignano di rappresentanza è stato adottato da altri Paesi del mondo, prima fra tutti la Francia.

Considerato che

i profondi mutamenti intervenuti nella composizione delle Comunità italiane all’estero, che contano oramai oltre 6 milioni di cittadini iscritti nei registri consolari, rappresentativi di un abbondante 10% della popolazione nazionale italiana e decine di milioni di italo discendenti, nonché l’intervenuta riduzione del numero dei Parlamentari eletti nella circoscrizione estero, richiedono una riforma complessiva della rappresentanza a partire dai Com.It.Es., il cui rinnovo è stato rinviato con il Decreto legge 30 dicembre 2019, n. 162.

Rilevato che

la situazione pandemica in molti paesi extraeuropei in cui numerosa è la presenza di cittadini italiani non permette lo svolgimento e la partecipazione dell’intero corpo elettorale e, quindi, il pieno esercizio del diritto di voto resta lo strumento partecipativo essenziale per tenere le Comunità legate agli interessi dell’Italia, per cui è necessario un corretto svolgimento delle consultazioni, preceduto inderogabilmente da interventi immediati, anche legislativi.

Visto che

in preparazione alle nuove elezioni, annunciate di recente per il 3 dicembre 2021, è parere del CGIE affermare e garantire il diritto al voto dell’intero elettorato attivo e passivo, senza restrizioni, per eleggere una reale rappresentanza primaria delle nostre Comunità all’estero.

Impegna Governo e Parlamento

a intraprendere con urgenza, al fine di garantire che la prossima scadenza per le elezioni dei Com.It.Es. possa tenersi al meglio, tutte le dovute iniziative per assicurare il corretto svolgimento delle elezioni, valutando – tenuto conto della situazione pandemica e dei problemi da essa provocati e della conseguente impossibilità di tenere un regolare processo elettorale – la possibilità di procrastinare la data delle elezioni, da tenersi comunque nel primo semestre dell’anno 2022;

ad adoperarsi affinché nel frattempo si addivenga a incardinare e approvare le riforme delle leggi istitutive di Com.It.Es. e CGIE, per le quali il CGIE ha elaborato, approvato e attualizzato proposte di modifica, che rispondono anche ai cambiamenti per i quali si chiede l’istituzione in nuovi Paesi di emigrazione di ulteriori 12 Com.It.Es, e l’incremento del numero dei Consiglieri del CGIE;

a creare le condizioni per il lancio immediato di una massiccia campagna di comunicazione, gestita nel pieno rispetto delle leggi vigenti, anche sulla privacy, e delle norme della contabilità dello Stato, per informare tutti gli aventi diritto dei compiti dei Comitati e sollecitarne la partecipazione;

a prevedere un investimento finanziario congruo al reale numero delle elettrici e degli elettori aventi diritto di voto da espletare per corrispondenza e in alcune circoscrizioni consolari in maniera aggiuntiva e sperimentale per via telematica;

a istituire nell’immediato un costante dialogo fra gli Uffici preposti del MAECI e il CGIE per elaborare insieme i piani d’informazione – generalista e istituzionale – nel rispetto delle diversità delle condizioni delle comunità all’estero;

a semplificare le procedure per la presentazione delle liste dei candidati alle elezioni dei Com.It.Es., riducendo della metà di quelle previste il numero delle firme a corredo delle stesse, attivando anche la presenza dei Consoli onorari e l’utilizzo dei programmi interattivi dei portali della rete diplomatico-consolare per l’autenticazione delle firme;

a prevedere l’adeguamento del personale della rete diplomatico-consolare al numero di assegnazioni sufficienti per seguire e gestire l’intera fase elettorale facendo leva temporaneamente anche sul personale assunto in loco;

ad aggiornare anche la legge istitutiva del CGIE con particolare riferimento alla sua facoltà di proposta normativa in analogia o assimilabile a quella dei Consigli regionali italiani.

Con la richiesta del posticipo delle elezioni il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero chiede la revisione della modalità di voto, ovvero l’opzione inversa introdotta nel 2015, che ha attestato la partecipazione del solo 4,5 % del corpo elettorale, contro il 31,4% degli aventi diritto registrato nella tornata precedente del 2004 tenutasi con il suffragio universale.




La mascotte di Rambaldi per la Nazionale italiana

mascotte italia sfondo blu light

mascotte italia sfondo blu lightSarà un cucciolo di pastore maremmano-abruzzese dalla faccia tenera e simpatica   la mascotte che da oggi in poi accompagnerà le nazionali azzurre in tutte le loro avventure. La mascotte, che indossa la maglia azzurra, ha un papà illustre: il suo bozzetto fu creato infatti da   Carlo Rambaldi, scomparso nel 2012 e vero e proprio mago degli effetti speciali, vincitore di ben tre Premi Oscar.  Il bozzetto della mascotte è stato recuperato dalla FIGC in un book consegnato nel 2007 dallo stesso Rambaldi. Il progetto “mascotte” ha visto la collaborazione attiva di  Victor e Daniela Rambaldi, figli del genio degli effetti speciali e titolari della Fondazione Carlo Rambaldi, i quali hanno pensato di realizzare  i bozzetti del padre in formato tridimensionale.  L’intero percorso, dai bozzetti, ai disegni, dall’idea alla realizzazione in tridimensionale della mascotte di Rambaldi, saranno in esposizione dal 9 giugno, e per tutto il periodo degli Europei, in uno speciale corner dedicato a Carlo Rambaldi all’interno di ‘Casa Azzurri’.

carlo rambaldi con et 1140x641Il creatore di E.T. scriveva di aver  scelto il mastino Maremmano- Abruzzese “perché è un cane dotato di grande coraggio, di capacità di decisione, tipicamente italiano e la sua storia è intimamente legata alla storia millenaria della nostra terra e delle sue genti, adatto a rappresentare lo sport più bello del mondo, le passioni che suscita e l’italianità”. Oltre ad aver individuato in questo animale “la capacità di iniziativa, la competitività, la fedeltà, il senso del gruppo”.

Le qualità di questo cane vengono da secoli in Italia ma da pochi anni le hanno scoperte anche gli americani. I pastori americani. Quelli che ogni anno fanno i conti con i coyote e con altri predatori alla ricerca di armenti. Quelli che da anni cercavano un cane che avesse la stessa astuzia delle volpi e sapesse intuire la famigerata organizzazione dei lupi.

Quelli che hanno scoperto un altro “made in Italy” di ottimo affidamento: il mastino maremmano-abruzzese.
La storia del mastino maremmano- abruzzese si lega a doppio filo con l’evoluzione sociale degli Stati del grande Ovest, laddove gli allevamenti bovini hanno man mano ceduto il passo (e non senza spargimenti di sangue) a quelli ovini permettendo la crescita di un fiorente indotto della lana e il parallelo benessere dei predatori che apprezzavano il nuovo tipo di dieta a base di agnello. Calcolato all’8% la perdita annuale dei capi di bestiame, gli allevatori subivano anche un danno economico che andava oltre i 50 milioni di dollari e iniziarono pazientemente a cercare delle valide contromisure. Nel 1976 nacque quindi il “Progetto Cani da Bestiame”. A crearlo fu  il biologo Ray Coppinger dell’Hampshire College di Amherst , nel Massachussetts. A partire da quell’anno furono importati cani guardiani di greggi (mastini) dall’Europa e dall’Asia Minore: razze canine quali “ Montagna dei Pirenei”, “Komandor”, “Kuvasz”, “Char- Planinatz”, e gli italo-franco-austoungarici allevati dagli specialisti del centro-nord Italia.

Solo i Char-Planinatz  raggiunsero una stentata sufficienza nella lotta quotidiana contro gli astuti predatori delle praterie americane. Gli altri cani fallirono miseramente la loro missione e attirarono su di loro gli strali dei contadini, sempre più stremati dalle perdite costanti di ovini.

pastore maremmano 1200x675Il professor Raimond Coppinger fu allora indirizzato in una zona dell’Italia Meridionale. Lo studioso scoprì il territorio abruzzese  che ancora oggi , tra i suoi monti, ospita il lupo, l’orso e la lince, e nel quale i pastori da secoli avevano selezionato un cane dal pelo biancastro e dall’andatura apparentemente indolente.  Coppinger scelse di fidarsi delle parole dei tanti allevatori abruzzesi e importò alcuni soggetti che in pochissimo tempo stravolsero nettamente l’andamento negativo dei primi esperimenti.

Le greggi custodite dai mastini abruzzesi smisero di essere afflitti dalla predazione e trasformarono da passivo a utile l’allevamento ovino  salvando i contadini economicamente (ed i coyote dalla morte per eccesso di colesterolo!). Il 70% degli allevatori considerava i loro mastini abruzzesi buoni o eccellenti guardiani, tanto da indurre altri allevatori a importarli in Patagonia (Argentina) e nella British Columbia (Canada). Un successo eclatante che non ha sconvolto il fragile equilibrio ambientale perché la tecnica usata dai mastini non affida all’aggressività il successo della sua guardia, bensì pesca nell’attento presidio del territorio, in modo da prevenire strategicamente gli attacchi dei predatori.

Al contrario dei grandi cani da pastore utilizzati in Anatolia e nei Balcani, che pur conservando un carattere molto aggressivo verso tutti i predatori, dimostravano talvolta la loro ferocia anche nei confronti delle greggi a loro affidate, i mastini maremmani – abruzzesi   usano un’intelligente strategia di gruppo per difendere il gregge dagli attacchi dei lupi. I cani italiani non ingaggiano una lotta corpo a corpo con gli avversari ma  mirano a mettere in fuga i lupi uscendo improvvisamente allo scoperto dal bel mezzo del gregge, dove sino all’ultimo riescono a confondersi grazie al loro manto bianco autopulente.

Capace di vegliare  come una vigile sentinella, cui è affidato un territorio, il cane importato dall’Abruzzo sembra avere un fisico grosso e pesante ma in realtà è robusto e combattivo. Il suo sguardo è vigile e incute soggezione. La sua andatura sembra indolente ma incute timore. Il suo carattere è solitario ma la sua intelligenza è straordinaria. A differenza dei tipici cani da guardia, come i molossi, il mastino maremmano-abruzzese è  pronto a spostarsi con agilità per meglio intercettare l’intruso e  respingerne l’attacco. Il suo manto bianco permette di distinguerlo nel buio, onde evitare di colpire il cane al posto della bestia selvatica o di qualsiasi altro intruso. Il  manto bianco ( il suo pelo è considerato “autopulente”, perché si libera nel giro di poco tempo di fango o quant’altro) del mastino è solo uno degli elementi che confondono l’astuzia dell’avversario più frequente, il lupo. Il continuo misurarsi con tali astuti predatori ha reso il cane italiano molto diffidente. Assunto il controllo di una proprietà, esso non consente a nessuno l’ingresso, dimostrandosi poco distraibile e particolarmente incorruttibile da cibo o atteggiamenti amichevoli. Oltre che con i lupi, il mastino nei secoli  si è confrontato anche  con orsi, cani randagi e aquile reali e  il  compito deterrente e combattivo (anche nei confronti di eventuali ladri) viene svolto con assoluta spontaneità e senza alcun bisogno di incitamenti o stimoli da parte del padrone: è un cane naturalmente addestrato a svolgere il suo lavoro, che però non accetta moine, nemmeno dai padroni.

maremma1Il successo del mastino maremmano – abruzzese negli Stati Uniti ha lasciato segni indelebili. “Senta”, spedita diversi anni fa in Usa, era stata scelta per rinforzare una muta di cani nella difesa del gregge dagli attacchi dei predatori ma nel giro di pochi anni è diventata una grande femmina che lavora fiera in Minnesota. Anche “Vincenzo” ha reso celebre la sua razza contrastando con successo gli attacchi al gregge di alpaca che gli è stato affidato.

Ma se quella percorsa nei grandi spazi americani è una strada ricca di grandi successi, si potrebbero definire strabilianti i risultati ottenuti in angoli remoti del Pianeta, laddove il taciturno cane italiano è stato chiamato a difendere animali in via d’estinzione.

In Australia, l’ allevatore di polli Allan Swarp, ha deciso infatti di provare a difendere la colonia di pinguini a Middle Island di Warrnambool’s usando dei pastori Maremmani Abruzzesi. La popolazione di pinguini presenti sull’isola da Novembre a Febbraio era oramai prossima all’estinzione a causa delle frequenti incursioni da parte delle volpi. Dei 2000 pinguini presenti nel 1990 ne erano rimasti solo 27 ma poi grazie al lavoro dei cani nessun uccello marino è stato ucciso sull’isola. Del progetto si è interessato anche il DSA (Department of Sustainability and Environment regional biodiversity) il cui manager Craig Whiteford non ha escluso che l’uso di questi cani non possa essere esteso ad altre isole e coste.




La sparatoria a Ibiza tra due italiani dopo una rissa per motivi di gelosia

074606305 8eb12b36 9d06 4c45 8092 e4c0e404106d

074606305 8eb12b36 9d06 4c45 8092 e4c0e404106dAGI – Non un agguato ma una rissa per motivi di gelosia degenerata in una sparatoria a Ibiza. Secondo quanto apprende l’AGI da fonti investigative, i tre italiani protagonisti dell’episodio – un 28enne, un 33enne e un 35enne residenti sull’isola delle Baleari – partecipavano ad una festa organizzata nell’appartamento abitato dal più giovane dei tre quando improvvisamente è scoppiata una violenta lite, probabilmente per la partner di uno di loro.

Ad un certo punto, secondo una prima ricostruzione, il 33enne avrebbe prima colpito il padrone di casa con il calcio di una pistola poi avrebbe esploso alcuni colpi ferendolo gravemente alla testa e ad un ginocchio; il 35enne ha riportato invece solo una ferita di striscio.

Il fatto è avvenuto in una villa a Santa Eularia, sulla costa centro-orientale dell’isola spagnola delle Baleari. La sparatoria è avvenuta nella notte e i servizi di emergenza hanno ricevuto la chiamata intorno alle 2:30. Il 28enne, riferiscono fonti ospedaliere, è ricoverato in condizioni gravissime e ha subito un’operazione per l’estrazione di un proiettile dal cranio. Il 35enne ha subito invece lesioni lievi.

Il comando della Guardia Civil delle Baleari aveva riferito che un’automobile, con a bordo tre persone secondo alcuni testimoni, si è fermata di fronte alla villa dove si stava svolgendo la festa e uno degli occupanti ha abbassato il finestrino e ha aperto il fuoco. L’automobile è ripartita subito dopo, dandosi alla fuga.

La sparatoria è avvenuta per la precisione nel quartiere di Can Ramon, nei pressi del poligono industriale di Ca na Palava. La villa dove si stava svolgendo la festa era stata presa in affitto.




Giornata Mondiale dell’Ambiente: i bambini tra i più colpiti dalla crisi climatica

4bambiniunicef

4bambiniunicefROMA\ aise\ – In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente in programma domani, 5 giugno, l’UNICEF Italia ha lanciato un appello affinché vengano protetti i bambini, che sono tra le persone più colpite dalla crisi climatica e, al tempo stesso, quelle che hanno meno voce in capitolo.
I fattori che determinano l’inquinamento atmosferico sono gli stessi di quelli del cambiamento climatico.
Per questo l’UNICEF Italia ha ricordato anche che nel mondo circa 2 miliardi di bambini vivono in aree in cui i livelli di inquinamento atmosferico superano gli standard stabiliti dall’OMS; tra il 2001 e il 2018, il 74% delle calamità naturali sono state correlate all’acqua, tra cui siccità e inondazioni; 500 milioni di bambini vivono in aree ad alto rischio di alluvioni; 160 milioni di bambini vivono in aree a rischio alto o estremo di siccità.
L’UNICEF Italia ha spiegato inoltre di essere impegnato con una serie di attività e iniziative sulla sostenibilità ambientale anche in previsione di PreCOP26 e COP26, nell’ambito della campagna “CambiamoAria – Uniti per un mondo sostenibile” che prenderà il via domani. L’obiettivo è quello di favorire in maniera concreta la partecipazione di bambini, adolescenti e giovani nei processi che riguardano il cambiamento climatico e promuovere l‘adozione di misure volte al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile con un focus trasversale su bambini, adolescenti e giovani. Hashtag: #CambiamoAria
Inoltre, sull’app Smart Tales – dedicata ai bambini in età prescolare (3-6 anni) per stimolare l’apprendimento attivo con una formula originale di racconti animati e giochi interattivi – è possibile scaricare la speciale collection UNICEF “Save the Forest” per insegnare ai bambini, giocando, il rispetto e la tutela dell’ambiente delle biodiversità. È possibile scaricare l’app qui: https://smarttales.app/unicef/
Marshmallow Games, start up italiana nel settore edu-tech è al fianco dell’UNICEF Italia per promuovere i diritti dei bambini attraverso l’app educativa Smart Tales. Sull’app è presente una speciale compilation UNICEF di racconti selezionati su diversi temi come la solidarietà, l’inclusione di genere, il fair-play, la prevenzione del bullismo e il rispetto per l’ambiente. (aise) 




Mattarella: bene le critiche ma ciascuno si impegni per cambiare

105434161 919fe669 f53b 4153 9359 89caed3cd58e

105434161 919fe669 f53b 4153 9359 89caed3cd58eAGI – Va bene criticare, ma bisogna anche riconoscere i passi avanti compiuti e avere il coraggio di cambiare. Sergio Mattarella ricorda con alcuni ragazzi i 75 anni della Repubblica e risponde alle loro domande sul passato ma soprattutto sul futuro. E dunque fa notare che dalla fine della Seconda guerra mondiale non ci sono state più guerre, ma che la pace va costruita giorno per giorno e che questo compito è più facile grazie all’Europa, sollecita un impegno di ciascuno per migliorare le condizioni di vita nel nostro Paese e ammette che sulla parità di genere c’è ancora molta strada da fare.

L’occasione è la partecipazione a una trasmissione di Rai Gulp, con tre ragazzi che esprimono le loro domande e i loro dubbi. Tancredi, 10 anni, chiede “come sperare anche noi in un domani migliore, più giusto, quando ci dicono che tutto peggiora e già lasciare le cose come stanno sarebbe un successo”. “Chi dice così sbaglia” afferma il Presidente della Repubblica. “Questi sono, abitualmente, pensieri di alcune persone che, invecchiando, ritengono che sia sbagliato, tutto quanto appare diverso dai loro tempi. Non si deve, mai, smettere di aver fiducia – e di impegnarsi – per un futuro migliore”. “Parlare soltanto delle cose che non vanno, è, un po’, un’abitudine” spiega Mattarella, per il quale “bisogna parlarne, per migliorare, cambiare, certamente anche per criticare quel che non va. Ma, soprattutto, dobbiamo partecipare. Essere, cioè, protagonisti degli eventi, del cambiamento. Sarebbe sbagliato – anche – ignorare, o sottovalutare, i tanti progressi, che abbiamo fatto, nella vita della Repubblica, dalle condizioni degli anni Quaranta a quelle di oggi”.

La citazione di Jfk

Il Presidente cita la famosa frase del presidente Usa John Fitzgerald Kennedy, che nel 1961 disse: “Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te. Chiediti, cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. Dunque, chiediamo alle Istituzioni di occuparci di noi, ma “è anche bene ricordare che le Istituzioni, in fondo, siamo noi stessi; e che riflettono quanto, noi, siamo stati capaci di fare, per il bene comune”. “E’ assolutamente giusto che, ciascuno, chieda che le Istituzioni si preoccupino della sua condizione, ma è anche bene ricordare che le Istituzioni, in fondo, siamo noi stessi; e che riflettono quanto – noi – siamo stati capaci di fare, per il bene comune” chiarisce Mattarella.

Tra i crucci dei ragazzi c’è il rischio di conflitti. “La pace, non è data una volta per sempre. Va costruita, e assicurata, ogni giorno, nei comportamenti concreti” fa notare il Capo dello Stato. Ai timori di Francesco, sul possibile ritorno di guerre dopo tanti anni di pace, il Capo dello Stato risponde rassicurante, “ma è una responsabilità, che riguarda ciascuno di noi” spiega.

La parità di genere

Infine Elena, undici anni, chiede se la sua generazione potrà finalmente vedere realizzata la parità di genere. “La parità di diritti, tra donne e uomini, nelle leggi italiane, è piena; ed è stata raggiunta da molti anni, in base alla Costituzione. Non è invece ancora così, per la sua, concreta, realizzazione” ammette Mattarella che nota come per la parità reale tra i generi “c’è ancora strada, molta strada, da fare”. “Dal 1948 a oggi, sono stati fatti, nel corso degli anni, tanti passi in avanti” racconta il Presidente della Repubblica. “Pensiamo all’ingresso, delle donne, nella Magistratura, nelle Forze Armate, nei Corpi di polizia. Ma per raggiungere una effettiva parità, dobbiamo rimuovere quegli ostacoli, che rendono tuttora difficile, alle donne, lavorare, raggiungere le posizioni più importanti, partecipare, in egual misura, alla vita delle istituzioni; e così via”. “A questo scopo, Elena, sono necessari altri interventi – conclude il Capo dello Stato -. Per esempio strumenti, adeguati, per la conciliazione tra lavoro e vita familiare. C’è ancora strada, molta strada, da fare”.




Il boss Giovanni Brusca è tornato libero dopo 25 anni di carcere

203155538 58caff27 84f0 4b5c b857 1b80c8da813b

203155538 58caff27 84f0 4b5c b857 1b80c8da813bAGI – Torna libero dopo 25 anni in cella Giovanni Brusca, stragista e feroce assassino. Il boss mafioso, ha lasciato il carcere di Rebibbia questo pomeriggio. Ed esplode l’ira dei familiari delle vittime: “È un’offesa gravissima”, “Un dolore enorme”, affermano.

Fedelissimo di Totò Riina, accusato della strage di Capaci, a un certo punto ha deciso di collaborare con varie procure del Paese. Pentito dal marzo 2000: una collaborazione tortuosa, la sua, che ha lasciato più di qualche perplessità. Brusca ha finito di scontare quasi tutta la sua pena, 45 giorni prima del previsto, e ora sarà sottoposto a quattro anni di libertà vigilata come disposto dalla Corte d’Appello di Milano, dopo la decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma.

È accusato anche della brutale uccisione di Giuseppe Di Matteo, il figlio undicenne del pentito Santino: il piccolo è stato strangolato e sciolto nell’acido perché il papà collaborava con la giustizia. Ai magistrati di Palermo, Firenze e Caltanissetta, il figlio del capomafia Bernardo, esponente della Cupola e morto in carcere, ha parlato delle proprie responsabilità in ordine al suo ruolo nella progettazione ed esecuzione della strage di Capaci del 23 maggio 1992, ma anche in diversi delitti e omicidi efferati che non hanno risparmiato donne e bambini.

“La mia non è una scelta facile – aveva detto, parlando della sua decisione – pesa la storia della mia famiglia, il dover accusare altri”.

Aveva goduto di diversi permessi premio per buona condotta. Solo qualche giorno. Poi il ritorno in carcere, a disposizione delle procure che hanno indagato sulle stragi del ’92 e del ’93, svelando anche dei rapporti tra Cosa nostra e pezzi della politica e della burocrazia. Adesso la scarcerazione.

Le reazioni

“Umanamente è una notizia che mi addolora – commenta Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni, dopo la notizia della liberazione dell’ex capomafia che ha premuto il telecomando che ha innescato l’esplosivo nella strage di Capaci – ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso.

La stessa magistratura in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità e sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue”.

“La scarcerazione di Brusca è un’offesa grandissima, non solo nei miei confronti e nei confronti di noi vittime. Il nostro dolore, per lo Stato e per questa giustizia, evidentemente, non conta nulla. Occorre indignarsi: non solo io, tutti gli italiani devono essere mossi dall’indignazione”, afferma Tina Montinaro, moglie di Antonio Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage di Capaci”.

“Giovanni, hai sentito che Giovanni – esclama Giovanni Paparcuri, autista di Giovanni Falcone nei primi anni ’80, rimasto ferito nell’attentato contro il consigliere istruttore Rocco Chinnici – Brusca è libero? Sì, e ribadisco, così come ho detto altre volte, che non ho mai creduto al suo pentimento e mai ci crederò, al di là del coinvolgimento personale nella strage Chinnici, l’avrei fatto marcire in galera per tutta la vita per gli innumerevoli morti che ha sulla coscienza. Ma essendo in uno Stato di diritto e se la legge prevede che a questi assassini poi divenuti collaboratori spettano dei benefici, da buon soldato, ma a malincuore ne prendo atto e me ne faccio una ragione, anche se è molta dura… durissima”.

Anche la politica reagisce. “Autore della strage di Capaci, assassino fra gli altri del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido perché figlio di un pentito. Dopo 25 anni di carcere, il boss mafioso Giovanni Brusca torna libero. Non è questa la ‘giustizia’ che gli Italiani si meritano”, per il leader della Lega Matteo Salvini.

E la sindaca di Roma Vittoria Raggi: “Brusca libero? Non voglio crederci. È una vergogna inaccettabile, un’ingiustizia per tutto il Paese. Sempre dalla parte delle vittime e di chi lotta e ha lottato contro la mafia”.