In stand by alla Camera tre proposte sullo ius soli, ma mancano i numeri

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140205019 d729a594 a106 4766 a0aa 91fb23429558AGI – Lo ius soli si riaffaccia nel dibattito politico. A rilanciare il tema della cittadinanza è stato il neo segretario del Pd, Enrico Letta nell’intervento all’Assemblea nazionale dem. Un rilancio che ha subito riaperto le polemiche, con la riproposizione delle medesime diverse posizioni che dividono le forze politiche. E intanto l’Eurostat rende noto che l’Italia è seconda nell’Ue per numero di cittadinanze concesse a stranieri

Restano nettamente contrari Lega e FdI, meno tranchant la posizione di Forza Italia, al cui interno coesistono diverse sensibilità. Quanto al fronte opposto, Pd e Leu sono da tempo a favore di riconoscere il diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, ma anche all’interno dei dem permangono alcune differenti sfumature. Italia viva è a favore, ma finora ha sostenuto la non priorità del tema in questo momento. M5s è disponibile al confronto, ma ad oggi non ha mai sostenuto un’accelerazione.

Dunque, almeno fino al governo Conte II (e la situazione non sembra essere cambiata con il governo Draghi), in Parlamento non esisteva una maggioranza numerica tale da poter spingere sull’acceleratore e approvare una legge sulla cittadinanza. Tanto che le tre proposte di legge presentate alla Camera ‘giacciono’ da oltre un anno in commissione Affari costituzionali, dove si sono svolte diverse audizioni ma senza passi avanti rilevanti, anche a causa dello scoppio improvviso dell’emergenza pandemica.

L’iter in commissione di Montecitorio è ripreso nell’agosto dello scorso anno, ma sin da subito il percorso si è incanalato su una strada in salita e non poco accidentata, non solo per la ferma opposizione delle forze di centrodestra (anche se dentro Forza Italia non tutti sono contrari), ma soprattutto per le divisioni interne all’allora maggioranza di governo, con Pd e Leu che spingevano e M5s che frenava, mentre i renziani aveva assunto una linea molto cauta, pur favorevoli alla legge.

Al momento l’iter in commissione è in stand by: dopo un lungo ciclo di audizioni, con oltre una ventina di esperti e associazioni ascoltati, tutto si è fermato. Il relatore è il presidente Brescia, ma manca ancora un testo base. In commissione sono state presentate tre proposte, che vanno dal riconoscimento dello ius soli al più ‘moderato’ diritto allo ius culturae. La prima proposta è a firma Laura Boldrini, un’altra proposta è a firma del dem Matteo Orfini e l’ultima proposta reca la firma di Renata Polverini, ex deputata di Forza Italia.

La normativa attuale e lo ius sanguinis

Ad oggi la cittadinanza italiana si basa sul principio dello ‘Ius sanguinis’ (diritto di sangue), in base al quale il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è italiano. I cittadini stranieri, tuttavia, possono acquistare la cittadinanza italiana se risultano essere in possesso di determinati requisiti. Innanzitutto, la cittadinanza può essere concessa per matrimonio (i casi sono espressamente specificati dalla legge); in secondo luogo, può essere acquisita per ‘residenza italiana’, ma con limiti ben definiti e, infine, lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, può dichiarare di voler eleggere la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data.

Ius soli, la proposta di legge Boldrini

Il testo mira a modificare l’attuale normativa in materia di cittadinanza italiana aggiungendo la possibilità di acquisirla per “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno, al momento della nascita del figlio” e “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri di cui almeno uno è nato in Italia”.

Ricorrendo questi casi, la cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa da un genitore. Entro un anno dal compimento della maggiore età, il soggetto può rinunciare alla cittadinanza italiana se è in possesso di un’altra cittadinanza. Qualora non sia stata resa la dichiarazione di volontà, si acquista la cittadinanza, senza ulteriori condizioni, se se ne fa richiesta entro due anni dal compimento della maggiore età. In caso di soggetti minori, “lo straniero nato o entrato in Italia entro il decimo anno di età, che vi abbia regolarmente soggiornato fino al compimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro due anni dalla suddetta data”.

La proposta a prima firma Boldrini introduce anche lo Ius culturae: il minore figlio di genitori stranieri acquista la cittadinanza italiana, a seguito di dichiarazione di volontà in tal senso espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale, se ha frequentato un corso di istruzione primaria o secondaria di primo grado ovvero secondaria di secondo grado presso istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione. Infine, la proposta prevede l’acquisizione della cittadinanza per lo straniero che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica e che è in possesso di un determinato requisito reddituale (gli anni scendono a tre per i rifugiati).

Ius​ culturae, la proposta di legge Polverini

Il testo Polverini si concentra solo sullo Ius culturae per i bimbi stranieri che abbiano concluso un ciclo di scuole primarie. Recita il testo: “Lo straniero, nato in Italia e che abbia completato il corso di istruzione primaria secondo la disciplina vigente risiedendovi legalmente fino a tale data, diviene cittadino mediante dichiarazione resa in qualunque momento.

Qualora si tratti di minore, la dichiarazione è resa dal soggetto che esercita la potestà dei genitori secondo l’ordinamento dello Stato di origine. Quanto allo straniero nato in Italia, è necessario che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età. Infine, lo straniero nato in Italia acquista la cittadinanza italiana, a condizione che alla data di presentazione dell’istanza risieda legalmente da almeno tre anni nel territorio della Repubblica, previo superamento di un esame che ne accerti la conoscenza della cultura e della lingua italiana nonché dei principi e delle norme fondamentali dell’ordinamento italiano.

Ius​ culturae e ius soli ‘temperato’, la proposta di legge Orfini

Il testo del deputato dem prevede uno ius soli ‘temperato’, ovvero disciplina l’estensione dei casi di acquisizione della cittadinanza per nascita per i bimbi nati nel nostro Paese da genitori stranieri, di cui almeno uno vi risieda legalmente senza interruzioni da non meno di cinque anni o sia in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo. Inoltre, la proposta disciplina anche lo ius culturae e prevede, per il minore straniero che sia nato in Italia o vi sia arrivato prima del compimento del dodicesimo anno di età, l’introduzione della possibilità di acquisire la cittadinanza a seguito di un regolare percorso formativo di almeno cinque anni svolto, ai sensi della normativa vigente, nel territorio nazionale, consistente in uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale, oppure, nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva di tale corso.

Infine, la proposta di legge configura un’ulteriore fattispecie di concessione della cittadinanza (naturalizzazione), per lo straniero che abbia fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, vi risieda legalmente da almeno sei anni e abbia frequentato nel medesimo territorio regolarmente un ciclo scolastico, ai sensi della normativa vigente, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale con il conseguimento di una qualifica professionale.

 




“Ne usciremo, avanti con vaccini e sostegni”, dice Mario Draghi

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164423785 87b7741d 5df0 47ca a308 3ed5b509fa2aAGI – “È stata una visita breve ma bella, questi ragazzi hanno reso questo luogo medico un luogo di speranza. Si capisce che ne usciremo e ne usciremo grazie a voi”. Mario Draghi visita il centro vaccinale di Fiumicino inaugurato poco più di un mese fa, dove ogni giorno vengono somministrati tra i mille e 1500 vaccini.

E a poche ore dal Consiglio dei ministri che ha varato la nuova stretta per limitare la diffusione del virus, prova a lanciare un messaggio “di fiducia e forza”. Le nuove restrizioni sono “adeguate e proporzionate”, ma soprattutto sono “necessarie per evitare un peggioramento che renderebbe inevitabili provvedimenti ancora piu’ stringenti”, premette Draghi.

Ma a queste misure “si accompagna l’azione di governo a sostegno di famiglie e imprese e l’accelerazione della campagna vaccinale, l’unica e sola speranza di uscita dalla pandemia”. Draghi ringrazia “i medici, gli infermieri e i volontari “che lavorano instancabilmente in tutti i presidi sanitari d’Italia”; a “più di un anno dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ci troviamo purtroppo davanti a una nuova ondata di contagi – dice – il ricordo di quanto accaduto la scorsa primavera e’ vivo, e faremo di tutto per impedire che possa ripetersi”.

Due le priorità assolute e le linee su cui il governo si muoverà, ripete Draghi: accelerazione della campagna vaccinale e sostegno immediato e “corposo” all’economia colpita dal disastro pandemico. Sul fronte economico Draghi annuncia che l’esecutivo intende continuare a sostenere l’economia italiana, anche facendo altro debito: i 32 miliardi di scostamento di bilancio già autorizzati sono interamente impegnati per le misure attuali e quelle a breve, ricorda il premier, “ma non basta. Ho intenzione di proporre al Parlamento, in occasione della presentazione del Documento di Economia e Finanza, un nuovo scostamento di bilancio”.

Le misure previste nel decreto legge sono “corpose, coprono una platea più ampia e arriveranno rapidamente”, promette Draghi citando il prolungamento della cassa integrazione guadagni, un più ampio finanziamento degli strumenti di contrasto alla povertà, per sostenere i “nuovi poveri”, coloro che sono diventati maggioranza nelle file della Caritas. “Agli autonomi e alle partite IVA che hanno patito perdite di fatturato riconosceremo contributi in forma più semplice e immediata, senza criteri settoriali”, aggiunge.

Ma nell’immediato l’unica via d’uscita dalla pandmia è la vaccinazione di massa, ribadisce il premier. Draghi parte dal ‘caso AstraZeneca’ ricorda che ieri l’Agenzia Italiana del Farmaco ha bloccato un lotto di vaccini della casa anglo-svedese ma sottolinea che si tratta di una “decisione precauzionale, in linea con quanto fatto in altri Paesi europei”.

Il parere dell’AIFA, comunque, “è che non ci sia alcuna prova che questi eventi siano legati alla somministrazione del vaccino”. Anche l’Ema, l’Agenzia Europea per i Medicinali sta esaminando i casi sospetti, continua, “ma ha anche consigliato di proseguire col suo utilizzo”.

“Qualunque sia la decisione finale dell’EMA – chiarisce Draghi – posso assicurarvi che la campagna vaccinale proseguirà con rinnovata intensità”. Malgrado la carenza di dosi la campagna vaccinale sta andando secondo il presidente del Consiglio: “Nei primi undici giorni di marzo è stato somministrato quasi il 30% di tutte le vaccinazioni fatte fino all’inizio di questo mese. È il doppio della media dei due mesi precedenti il ritmo giornaliero attuale è di circa 170.000 somministrazioni al giorno. L’obbiettivo e’ triplicarlo presto”.

L’Italia ha già ricevuto quasi 8 milioni di dosi “ma contiamo su una forte accelerazione nelle prossime settimane, anche a seguito della recente approvazione del vaccino Johnson & Johnson”, dice ancora l’ex presidented ella Bce. Inoltre, “di oggi è la conclusione del primo contratto tra un’azienda italiana e un’azienda titolare di un brevetto. Continueremo a sviluppare la capacità produttiva di vaccini in Italia”.

L’attesa è che le case farmaceutiche rispettino gli impegni presi: “In queste settimane abbiamo preso decisioni forti nei confronti delle aziende in ritardo con le consegne. Seguiteremo a farlo, per difendere la salute degli italiani”.

E quando i vaccini ci saranno in misura massiccia, promette Draghi, la campagna di vaccinazione sarà effettuata in tutti i luoghi possibili, dagli ospedali alle aziende, dalle palestre ai parcheggi. “A tutti chiedo di aspettare il proprio turno, come ha fatto in maniera esemplare il Presidente della Repubblica – conclude Draghi – è un modo di mostrarci una comunità solidale, proteggendo chi più ha da temere per gli effetti della pandemia”.




“Nessun nesso fra AstraZeneca e i casi di trombosi”, assicurano Draghi e von der Leyen

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160216404 7ca8ad38 2f73 47c4 8912 e43e20af9614AGI – Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto un colloquio telefonico con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Dalla conversazione è emerso che non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi registrati in Europa e la somministrazione del vaccino Astrazeneca.

La presidente von der Leyen, fa sapere Palazzo Chigi, ha comunicato che l’Ema ha avviato una ulteriore ‘review’ accelerata.

Intanto, l’autopsia sul corpo del vicecomandante della sezione di Pg dei carabinieri di Trapani, Giuseppe Maniscalco, ha escluso che la sua morte sia ricollegabile all’assunzione, da parte del militare, del lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca, attualmente sospeso in via precauzionale dall’Aifa.

Il militare dell’Arma aveva avuto un malore dopo avere assunto la dose. A escludere un collegamento tra il vaccino e la morte dell’uomo è stato l’esame autoptico eseguito nell’ambito dell’inchiesta che la procura di Trapani aveva aperto dopo la denuncia presentata dai familiari.

Nelle scorse ore, l’Aifa aveva annunciato di aver vietato l’utilizzo in Italia del lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca, un altro rispetto a quello che ha causato la sospensione in diversi Paesi europei, a seguito della segnalazione di alcuni eventi avversi gravi sul nostro territorio”. La decisione, ha spiegato l’Agenzia del farmaco italiana, è stata adottata in via precauzionale, riservandosi di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’EMA, agenzia del farmaco europea.

La notizia è giunta proprio nel giorno in cui la Commissione Ue ha autorizzato l’immissione in commercio del vaccino Janssen (di Johnson & Johnson) contro il Covid-19 a partire dai 18 anni di età. L’annuncio era stato preceduto dal via libera dell’Ema: “Dopo una valutazione approfondita il comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Emaha concluso per consenso che i dati sul vaccino erano solidi e soddisfacevano i criteri di efficacia, sicurezza e qualità”. Il vaccino Janssen è il quarto autorizzato nell’Ue per prevenire il Covid-19.

Ma torniamo ai casi dei lotti di AstraZeneca sospesi, che tanto allarme stanno suscitando in Europa, a proposito dei quali il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha detto: “Manteniamo alta l’attenzione di tutte le istituzioni sanitarie, italiane e internazionali, sulla sicurezza e sulla sorveglianza” sui vaccini, che sono “la chiave più importante per vincere la sfida contro la pandemia”.

In proposito, ha parlato il capo del Foreign Office, Dominic Raab, affermando che il vaccino AstraZeneca “è sicuro, dati i risultati di scrupolosi controlli domestici”.

“Nessun nesso di causalità”

“Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi”. L’Agenzia “sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i NAS e le autorità competenti. I campioni di tale lotto verranno analizzati dall’Istituto Superiore di Sanità. AIFA comunicherà tempestivamente qualunque nuova informazione dovesse rendersi disponibile”.

Lo stop in altri Paesi Ue

L’annuncio arriva poche ore dopo che la Danimarca ha sospeso per precauzione l’uso di AstraZeneca nel Paese a causa di problemi di coagulazione del sangue in alcuni pazienti.  “Al momento non è stato determinato che ci sia un legame tra il vaccino e i coaguli di sangue”, hanno precisato le autorità danesi. Domenica scorsa l’ufficio federale austriaco per la sicurezza sanitaria aveva sospeso la somministrazione di un lotto di vaccini AstraZeneca (il numero ABV5300) in seguito al decesso di una donna ed il ricovero di un’altra per un’embolia polmonare dopo la somministrazione di due dosi del vaccino. In seguito a questo episodio anche l’Estonia, la Lituania, il Lussemburgo e la Lettonia hanno sospeso in via precauzionale l’uso dei vaccini provenienti dallo stesso lotto di un milione di dosi che è stato distribuito in 17 Paesi (Italia esclusa). Oltre a Danimarca, Austria, Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia, gli altri Paesi che hanno ricevuto vaccini dal lotto numero ABV5300 sono Bulgaria, Cipro, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia.  L’Ema ha spiegato che non ha elementi di una correlazione tra i due casi in Austria e la somministrazione del vaccino, ma ha avviate indagini. Si vagliata anche l’ipotesi di impurità nelle fiale.

Il terzo vaccino

Quello sviluppato da Università di Oxford e AstraZeneca, azienda bio-farmaceutica anglo-svedese, è il terzo vaccino anti Covid-19: ha ricevuto l’autorizzazione dell’Ema il 29 gennaio scorso dopo quello prodotto da Pfizer/BioNTech (approvato il 21 dicembre) e quello prodotto da Moderna (approvato il 6 gennaio).




Tutti i cittadini europei saranno vaccinati entro l’estate

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121513802 2178ea8c efc2 4e9b be84 36b8d3ce0457AGI – La rassicurazione dal arriva capo della task force europea per accelerare la produzione di vaccini: “Penso che entro l’estate tutti gli europei saranno vaccinati. E’ una sfida enorme, eppure si è reagito con grande rapidità”.

Thierry Breton, commissario europeo al Mercato, all’industria e al digitale, in conferenza stampa col ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, fa intravedere la luce in fondo al tunnel della pandemia. “Sono estremamente fiducioso sulla capacità dell’Europa di consegnare vaccini sempre piu’ rapidamente”.

Tanto rapida che, secondo i calcoli del commissario, il Vecchio continente sarà in grado di produrre “2-3 miliardi di dosi ogni anno, entro la fine dell’anno”.

Fiducia condivisa dal titolare del Mise: “Ci sono elementi, in una situazione di grande preoccupazione e di emergenza, che danno speranza. L’industria italiana, di cui possiamo andare fieri, è in grado di dare in tutte le fasi il suo contributo” nella produzione dei vaccini. Certo, ha precisato, “molto dipende dal trasferimento tecnologico”, da parte di quelle multinazionali che già hanno sviluppato e testato il siero.

“Ma è interesse comune, anche per le multinazionali, trovare queste forme di collaborazione tra Europa e Stati Uniti. Insieme produrremo circa 5 miliardi di dosi l’anno, sia per i due continenti che per il resto del mondo”, ha aggiunto.

Breton ha rivendicato il ruolo dell’Europa nella lotta alla pandemia: “Sulla capacità produttiva di vaccini siamo il primo continente al mondo. Altri paesi non sono assolutamente al passo: la Russia non è in grado”, di produrne cosi’ tanti, “la Cina è ancora molto indietro”. Per questo l’asse con Washington, che entro il 2021 sarà capace di produrre 2 miliardi di vaccini, è fondamentale. Ma, ha concluso il commissario, “nessun Paese sul piano dei vaccini puo’ definirsi autonomo, tutti i Paesi sono interdipendenti tra loro”.

 

 

 

 

 

Giorgetti: “Italia darà il suo contributo”

“L’industria italiana, di cui possiamo andare fieri, è in grado di dare in tutte le fasi il suo contribuito alla risposta europea per la produzione dei vaccini” ha detto Giorgetti.

 

“Credo che ci siano elementi, in una situazione di grande preoccupazione ed emergenza, che delineano un futuro per quanto riguarda l’offerta di vaccini e produzione su base italiana e europea che possano ispirare fiducia” ha aggiunto il ministro.




Aziende italiane pronte a produrre il vaccino contro il Covid in 4-6 mesi

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132450552 a1a010c1 ea8b 4c4f b244 a740ff34a543AGI – Le aziende italiane sono pronte a produrre il vaccino contro il Coronavirus in 4-6 mesi. E’ quanto è emerso nel nuovo incontro al Mise con le case farmaceutiche, dove è stata ribadita la volontà di partecipare al progetto europeo per il rafforzamento della produzione di vaccini.

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha verificato la disponibilità di alcune aziende a produrre i bulk, ossia il principio attivo e gli altri componenti del vaccino anti Covid, perché già dotate, o in grado di farlo a breve, dei necessari bioreattori e fermentatori.

La produzione potrà avvenire a conclusione dell’iter autorizzativo da parte delle autorità competenti, in un tempo stimato di 4/6 mesi.

È stato anche appurato che ci sono le condizioni immediate per avviare la fase dell’infialamento e finitura. Sono già pronte a partire molte aziende.

All’incontro è stato dato mandato dal ministro ai diversi rappresentanti competenti di procedere all’individuazione di contoterzisti in grado di produrre vaccini entro autunno del 2021.

Il ministro ha confermato la volontà del governo di realizzare in Italia un polo per la ricerca di farmaci e vaccini con investimenti pubblici e privati.

Durante l’incontro, a cui hanno partecipato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, il direttore generale Enrica Giorgetti, il direttore centro studi Carlo Riccini,  il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, il commissario per l’emergenza Paolo Figliuolo e il sottosegretario alla presidenza Franco Gabrielli, si è deciso infine di mantenere il massimo riserbo sulle aziende che saranno coinvolte nel processo di verifica in corso. (AGI)




La Svizzera riapre, a partire dai musei e dagli impianti sportivi all’aperto

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163030140 229c6640 4208 4682 9f37 3642af02fc62AGI – La Svizzera fa un passo avanti verso un ritorno alla normalità: dal 1 marzo scatta la prima fase di riaperture ‘prudenti e graduali’, come le ha definite la Confederazione. Semaforo verde dunque “per musei, zoo e giardini botanici, negozi non essenziali e impianti sportivi all’aperto. E, cosa molto apprezzata, sono consentiti anche ‘incontri’ tra un massimo di 15 persone”, ben venga un bel picnic in riva a uno dei tanti laghi ghiacciati.

A raccontarlo all’Agi è Sandra Melly, dell’ente del turismo di Crans-Montana. “Un grande sollievo” questo allentamento delle restrizioni che è stato possibile “perché i numeri del contagio sono in continuo calo”. E se le cose proseguiranno così, “molto presto, il 22 marzo – spiega – è possibile che riaprano anche le terrazze dei rifugi lungo le piste da sci e forse anche le sale interne dei ristoranti”.

Dunque la data c’è già ma tutto dipende da alcuni indicatori che devono essere rispettati. Tra questi: il tasso di positività che deve essere sotto la soglia del 5% e l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva che non deve essere superiore a 250.

Per adesso il numero dei contagi è in calo, e questo sebbene la Svizzera abbia scelto di non adottare restrizioni per le stazioni sciistiche, assumendosi una responsabilità non da poco anche agli occhi dei paesi confinanti. Da noi, si sa, sono mesi che si discute su quando e come riaprirle, con false partenze last minute che hanno fatto infuriare il mondo della neve.

Qui, nel cantone Vallese, la stagione sciistica l’hanno salvata adottando diverse misure come la riduzione della capacità degli impianti al chiuso, come cabinovie e funivie dei 2/3, delle code alla biglietteria ben distanziate con diversi accessi, e distanziamento di un metro e mezzo tra le persone anche alla partenza degli impianti. “A Crans-Montana ci sono molte persone che hanno le seconde case, quindi siamo fortunati perché loro sono presenti. Il comparto alberghiero ha qualche difficoltà in più. Ma è ancora presto per fare un bilancio definitivo. Per sciare c’è tempo fino a fine aprile”.




Tutto pronto a Sanremo per il Festival. Anche il piano di sicurezza

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071632299 72709525 d5d9 4eee b4f9 a372a0b2f222AGI – Inizia domani il 71esimo Festival della canzone italiana ma la complessa macchina della sicurezza è stata messa in moto già da tempo. Il Piano – definito nel corso dei numerosi Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduti dal prefetto Alberto Intini e i successivi Tavoli tecnici del questore Pietro Milone – prevede l’impiego di personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza, della Capitaneria di Porto e della Polizia municipale. Ognuno con le proprie competenze specifiche, i Reparti specializzati contribuiranno a far si che il Festival si svolga in una cornice di assoluta sicurezza, con bonifiche giornaliere a cura di cinofili e artificieri e rafforzamento dei servizi di controllo del territorio ad ampio raggio grazie all’impiego dei Reparti prevenzione crimine che supporteranno le Volanti cittadine.

La Polizia scientifica, presente su tutto l’arco della giornata, effettuerà accurate video riprese e sarà di supporto nello sviluppo di eventuali attività d’indagine successive. Polizia stradale e Polizia ferroviaria intensificheranno i controlli sulle arterie stradali e ferroviarie. Saranno impiegate anche le Uopi e le Sos, unità specializzate della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri per attacchi terroristici e interventi in scenari operativi ad alto rischio.

Tutto sarà gestito e controllato dal Centro per la gestione della sicurezza dell’evento, sala operativa interforze attivata proprio per questa occasione all’interno del commissariato di Sanremo. Telecamere del Comune trasmetteranno al Centro le immagini delle strade intorno al teatro Ariston e dell’interno dell’edificio. Le vie di accesso al teatro saranno controllate dai Reparti inquadrati e da personale territoriale, a presidio degli ingressi e per evitare indebite intromissioni.

Presente anche la Polizia postale che – in virtù del protocollo firmato tra la Rai e il Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche) – tramite i suoi esperti informatici monitorerà la rete da una sala operativa allestita ad hoc.




L’Italia punta al vaccino fatto in casa: “Serve un polo nazionale pubblico-privato”

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191601090 a70caa6c cbc8 4b6f be4f 0930785adb5aAGI – Si è svolto oggi pomeriggio al Mise il primo tavolo rivolto alla produzione del vaccino anti Covid in Italia. Un primo incontro “costruttivo e positivo” che ha visto la partecipazione del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, del presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, del presidente dell’Aifa Giorgio Palù e del commissario straordinario Domenico Arcuri.

La riunione sarà aggiornata a mercoledì prossimo alle ore 10, sempre al Mise, per verificare la possibilità concreta di produrre in sicurezza vaccini anti Covid in siti in Italia. In particolare, sarà necessario appurare l’individuazione di tutte le componenti produttive compatibili con la realizzazione di vaccini e verificare un orizzonte temporale congruo con le esigenze del Paese per superare la fase pandemica.

Si è convenuto, inoltre, di avviare la costruzione di un polo nazionale pubblico privato per realizzare nel medio lungo periodo un contributo italiano in questo ambito. Il governo italiano ha ribadito la totale disponibilità di strumenti normativi e finanziari per raggiungere l’obiettivo della produzione di vaccini in Italia. L’industria da parte sua ha assicurato la massima collaborazione.

“Il governo italiano ha ribadito la massima disponibilità sia in termini di strumenti normativi che di mezzi finanziari all’industria farmaceutica italiana per predisporre ogni tipo di strumento al fine di produrre un vaccino contro il Covid”. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, al termine dell’incontro con Farmindustria al Mise. “Naturalmente – ha aggiunto – non è una cosa semplice questo processo di riconversione. Abbiamo chiesto a tutti il massimo impegno e la massima serietà e determinazione per cercare di risolvere il problema”.

“L’industria italiana è pronta a questo progetto di grande collaborazione per far sì che si sfruttino tutte le possibilità per dare anche noi il nostro contributo alla produzione dei vaccini, perché è un bene che tutti stanno aspettando”.

Lo ha sottolineato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, in occasione del primo tavolo al Mise sulla produzione del vaccino anti Covid in Italia. “Oggi – ha spiegato – si sono gettate le basi per una proficua collaborazione pubblico-privato proprio per andare in questa direzione, e far sì che in Italia nessuno si tiri indietro ma tutti diano lo sforzo massimo per arrivare al raggiungimento dell’obiettivo”.




Ecco chi sono i Viceministri e i Sottosegretari di Draghi

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LISTA: VICEMINISTRI E SOTTOSEGRETARI

Rapporti con il Parlamento
• Deborah Bergamini;
• Simona Malpezzi

Sud
• Dalila Nesci

Innovazione tecnologica e transizione digitale
• Assuntela Messina

Affari europei
• Vincenzo Amendola

Informazione ed editoria
• Giuseppe Moles

Coordinamento della politica economica
• Bruno Tabacci

Sicurezza della Repubblica
• Franco Gabrielli

Esteri e cooperazione internazionale
• Marina Sereni – viceministro
• Manlio Di Stefano
• Benedetto Della Vedova

Interno
• Nicola Molteni
• Ivan Scalfarotto
• Carlo Sibilia

Giustizia
• Anna Macina
• Francesco Paolo Sisto

Difesa
• Giorgio Mule’
• Stefania Pucciarelli

Economia
• Laura Castelli – viceministro
• Claudio Durigon
• Maria Cecilia Guerra
• Alessandra Sartore

Sviluppo economico
• Gilberto Pichetto Fratin – viceministro
• Alessandra Todde – viceministro
• Anna Ascani

Politiche agricole alimentari e forestali
• Francesco Battistoni
• Gian Marco Centinaio

Transizione ecologica
• Ilaria Fontana
• Vannia Gava

Infrastrutture e trasporti
• Teresa Bellanova – viceministro
• Alessandro Morelli – viceministro
• Giancarlo Cancelleri

Lavoro e politiche sociali
• Rossella Accoto
• Tiziana Nisini

Istruzione
• Barbara Floridia
• Rossano Sasso

Beni e attivita’ culturali
• Lucia Borgonzoni

Salute
• Pierpaolo Sileri
• Andrea Costa




Draghi ha accolto le salme di Attanasio e Iacovacci

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192422840 631cde4e 8355 4944 b6d0 7ce8070b1263AGI – È atterrato sulla pista dell’aeroporto militare di Ciampino l’aereo con ha portato in Italia le salme di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, e di Vittorio Iacovacci, carabiniere di scorta, uccisi ieri in un attacco armato a un convoglio del WFP dell’Onu sulla strada tra Goma a Rutshuru, nell’est del Paese africano.

Sull’aereo viaggiavano anche la moglie e le tre figlie dell’ambasciatore, che con lui vivevano a Kinshasa, e alcuni dei congiunti del carabiniere, che erano partiti appositamente da Sonnino (Latina)per assolvere a questo compito doloroso.

Ad accogliere sulla pista i due feretri un picchetto militare interforze, composto anche da carabinieri del 13^ reggimento Friuli Venezia Giulia, che fa parte della seconda Brigata mobile dell’Arma, di cui Iacovacci era componente.

Presenti ai bordi della pista il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, oltre al comandante generale dell’Arma dei carabinieri e ai comandanti delle altre forze armate.

Il messaggio del Papa

“Con dolore ho appreso del tragico attentato avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo, nel quale hanno perso la vita il giovane ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere trentenne Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese Mustapha Milambo. Esprimo il mio sentito cordoglio ai loro familiari, al Corpo diplomatico e all’Arma dei carabinieri per la scomparsa di questi servitori della pace e del diritto”. Così Papa Francesco in un telegramma indirizzato al presidente Mattarella.

“Raccogliamo l’esemplare testimonianza del signor ambasciatore, persona di spiccate qualità umane e cristiane, sempre prodigo nel tessere rapporti fraterni e cordiali, per il ristabilimento di serene e concordi relazioni in seno a quel paese africano; come pure – continua il Pontefice – quella del carabiniere, esperto e generoso nel suo servizio e prossimo a formare una nuova famiglia”.

“Mentre elevo preghiere di suffragio per il riposo eterno di questi nobili figli della nazione italiana, esorto a confidare nella provvidenza di Dio, nelle cui mani nulla va perduto del bene compiuto, tanto piu’ quando e’ confermato con la sofferenza e il sacrificio. A Lei, signor Presidente, ai congiunti e ai colleghi delle vittime e a tutti coloro che piangono per questo lutto invio di cuore la mia benedizione”.

Le indagini sull’attentato

A 24 ore dall’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista nell’Est della Repubblica democratica del Congo (Rdc) non si diradano le ombre sulle responsabilità dell’agguato al convoglio dell’agenzia Onu.

Sullo sfondo del rimpallo di accuse tra Kinshasa e ribelli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda Fdlr-Foca (Fdlr), arriva anche il primo rapporto dell’intelligence italiana sull’accaduto: gli 007 non escludono il coinvolgimento delle milizie della Allied Democratic Forces (Adf), “di origine ugandese”, recentemente sospettato di adesione al jihadismo, ipotizzano una rapina come movente dell’attacco e sottolineano che la ‘Zona delle tre antenne’, teatro dell’assalto, è “ad alto rischio per la sicurezza”.

Le milizie del Nord Kivu

Il governo di Kinshasa aveva subito puntato il dito apertamente contro le Fdlr, attive nella zona di Nord Kivu dove è avvenuto l’assalto e dove operano però una miriade di altre milizie. Fdlr ha negato ogni coinvolgimento e ha anzi chiesto alle autorità congolesi e alla Monusco (la missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Rdc) di “fare tutto il possibile per far luce sulle responsabilità  dell’ignobile assassinio”.

 

 

 

Cure Ngoma, portavoce delle Fdlr, ha fatto notare che l’agguato è avvenuto vicino alla frontiera col Ruanda e a una postazione delle Fardc (le forze armate congolesi), su cui ha invitato a indagare. Lo scambio di accuse riflette il clima di forte tensione politica esistente tra le Fdlr da un lato e Kinshasa e l’esercito ruandese dall’altro.

 

Secondo il rapporto dell’intelligence italiana, non è escluso che l’attentato – che inizialmente è sembrato un tentativo di sequestro – avesse come scopo la rapina e che possa portare la firma dell’Adf, considerata vicina al movimento sunnita Tablighi Jamat e che si ritiene legata all’Isis, anche se l’affiliazione non è mai stata ufficializzata. “L’evento”, si legge nel rapporto degli 007, “si inserisce in un contesto securitario di estrema fragilità, che caratterizza l’area del Kivu del Nord negli ultimi 20 anni”.

 

Il sequestro del personale dell’Onu

Il ministero dell’Interno congolese, su cui ancora pendono i dubbi relativi alle mancate garanzie di sicurezza, ha tenuto a sottolineare che è stato il commando di rapitori, sette in tutto e armati di kalashnikov e machete, a uccidere Attanasio e Iacovacci, sparando loro a bruciapelo. Nell’imboscata di ieri sono state rapite tre persone, sempre parte del convoglio Onu, e che secondo voci non confermate ufficialmente sono state liberate.