Coppa America, Luna Rossa in finale contro New Zealand

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151031856 5294843823888902 5404612389783260515 nLuna Rossa vince la Prada Cup e va in finale di Coppa America dove troverà i neozelandesi di New Zealand.

Ventun anni dopo l’imbarcazione italiana torna a disputare la coppa velica più importante del mondo dopo aver superato, nella semifinale di Prada Cup, gli inglesi di Ineoas con un punteggio di 7 a 1 che non ammette discussioni.

La Coppa America Inizierà il prossimo 6 marzo nelle acque dei detentori della coppa, nel golfo di Hauraki..

“È un grande giorno per Luna Rossa e per l’Italia – ha commentato a caldo il timoniere di Luna Rossa Francesco Bruni – Adesso possiamo cominciare a pensare a New Zealand. Oggi siamo stati perfetti ma sappiamo che, se vogliamo battere i padroni di casa, dobbiamo migliorare ancora di più“.




Il governo Draghi ottiene la fiducia anche alla Camera con 535 sì

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205356021 7b975169 631f 4e69 9604 4145eecfeb85AGI – Mario Draghi incassa la seconda fiducia. Numeri ampi per il governo dell’ex numero uno della Bce anche alla Camera: i sì sono stati 535, i contrari 56, gli astenuti 5. I voti favorevoli sono stati dunque 219 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta.

Il numero dei dissidenti M5s cresce rispetto a palazzo Madama, ma non è l’emorragia che i vertici pentastellati temevano. In tutto, tra voti contrari, astensioni e non partecipazione al voto, la ‘fronda’ non sfonda la trentina.

Come già accaduto ieri al Senato, anche alla Camera i voti di fiducia ottenuti da Mario Draghi, pari a 535, non raggiungono il record incassato dal governo di Mario Monti, che ottenne 556 si’ a Montecitorio. Draghi si posiziona al terzo posto per voti favorevoli al suo governo, dopo Monti e il governo Andreotti IV (del 1978) che ottenne 545 sì.

L’Aula di Montecitorio riserva al premier una accoglienza più ‘calda’ rispetto a ieri: Draghi – come già avvenuto al Senato – assiste al lungo dibattito che precede il voto, poi interviene per poco meno di 15 minuti per le repliche e pone l’accento sulla lotta alla corruzione, la semplificazione della macchina della Pubblica amministrazione, le carceri, lo sport e il turismo e anche la giustizia, dove serve garantire la giusta durata dei processi.

Si ‘congeda’ con un grazie, che l’emiciclo accoglie con una standing ovation e l’applauso della maggioranza. Solo i deputati di FdI non muovono un muscolo.

Venerdì per Draghi la ‘prima’ internazionale al G7 con Biden. Il premier parteciperà al tavolo ‘virtuale’ che anticipa il summit di giugno a Carbis Bay in Cornovaglia. Sempre domani, il presidente del Consiglio sarà alla cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario della Corte dei Conti.

Ma se il governo si appresta a entrare nel vivo dei primi dossier, forte della ‘blindatura’ dei numeri in Parlamento, la neo maggioranza che lo sostiene già vive i suoi primi tormenti, scossa dal terremoto interno ai 5 stelle con l’espulsione dei 15 senatori dissidenti che hanno votato no alla fiducia, a cui si aggiungono almeno altri 15 deputati (si dovrà decidere anche per la sorte degli assenti non giustificati).

Una situazione incandescente che costringe il garante Beppe Grillo ad intervenire nuovamente, invocando l'”unità” come “unica strada” e tornando a blindare Draghi: “I grillini non sono più marziani”, scrive sui social.

Ma a mettere a dura prova la neo maggioranza è anche il malessere che serpeggia nei partiti per il puzzle dei sottosegretari e viceministri ancora da comporre e che difficilmente soddisferà i vari ‘appetiti’ di chi finora è rimasto a bocca asciutta.

Una maggioranza attraversata inoltre dalle perplessità, soprattutto in casa dem, sull’intergruppo nato al Senato solo due giorni fa tra M5s, Pd e Leu con l’obiettivo, “a partire dall’esperienza positiva del governo Conte II, di promuovere iniziative comuni sulle grandi sfide del Paese, dalla emergenza sanitaria, economica e sociale fino alla transizione ecologica ed alla innovazione digitale”, e già ridimensionato.




La sfida di M5s-Pd-Le: un intergruppo al Senato per rilanciare il Paese

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185347301 828fe640 c099 4159 add5 2900c61a7419AGI – Movimento 5 stelle, Partito democratico e Leu hanno deciso di costituire un intergruppo parlamentare che “a partire dall’esperienza positiva del Governo Conte II, promuova iniziative comuni sulle grandi sfide del Paese, dalla emergenza sanitaria, economica e sociale fino alla transizione ecologica ed alla innovazione digitale”.

Lo affermano i capigruppo in Senato dei tre partiti Ettore Licheri, Andrea Marcucci e Loredana De Petris. “Con questo spirito – proseguono – da domani, saremo insieme per rilanciare e ricostruire il nostro Paese”.

“L’iniziativa annunciata dai Capigruppo in Senato di M5S-Pd-Leu di costituire un intergruppo parlamentare per promuovere iniziative che rilancino l’esperienza positiva di governo che si è appena conclusa è giusta e opportuna” ha detto l’ex  premier Giuseppe Conte.

“In questa fase è ancora più urgente l’esigenza di costruire spazi e percorsi di riflessione che valorizzino il lavoro comune già svolto e contribuiscano ad indirizzare la svolta ecologica e digitale e le riforme di efficientamento della Pa e della giustizia nel segno di una maggiore equità e inclusione sociale”, aggiunge.

“Le forze che hanno già proficuamente lavorato insieme devono nutrire la loro visione democratica e solidaristica con proposte concrete e con traiettorie riformatrici ben chiare, in modo da alimentare questo patrimonio comune e da affinare una condivisione di intenti e di obiettivi. E’ questo il modo migliore per affrontare il voto di fiducia al nuovo governo che si preannuncia già domani in Parlamento”, sottolinea ancora l’ex presidente del Consiglio.

“La nascita dell’intergruppo parlamentare Leu Pd M5s è un’ottima notizia e indica la strada giusta per coltivare un’idea di Paese che metta al centro la difesa dei beni pubblici fondamentali” ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza. 




Il Museo delle Lettere d’Amore compie 10 anni

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cropped logo mla 2Se le lettere d’amore si scrivono ancora in Italia, gran parte del merito va al Concorso “Lettere d’Amore” ideato nel 2000 da Massimo Pamio e Giuseppina Verdoliva grazie ai quali le stesse lettere hanno trovato la loro casa nel Museo delle Lettere d’Amore ubicato nel Palazzo Ducale  Valignani di Torrevecchia Teatina (Chieti), tranquillo borgo facilmente raggiungibile dalla Strada Nazionale Adriatica che attraversa l’Abruzzo da Nord a Sud.

L’Amore declinato in tutte le lingue e facendo leva su tutte le parole del vocabolario, ma anche sui suoni e sui profumi. Questa l’esperienza pressoché unica che i curiosi e gli innamorati  potranno sperimentare gratuitamente nelle stanze del Palazzo Ducale ogni domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30. E non è certamente casuale la scelta di questa ubicazione, in un paese adagiato sulle dolci colline che da Chieti declinano verso la costa adriatica. Nella terra che vide nascere Gabriele d’Annunzio, i membri dell’Associazione culturale AbruzziAMOci decisero infatti di bandire un concorso che avesse per protagonista la scrittura cartacea che per secoli ha accompagnato le storie d’Amore dell’umanità intera. L’oggetto del concorso era quindi l’amore declinato in tutte le sue sfaccettature e non necessariamente indirizzato a una persona. L’idea era infatti quella di dare corpo all’Amore in senso lato e a lettere indirizzate a persone reali ma anche immaginarie, ad animali, oggetti e paesaggi. E le stesse lettere non dovevano essere necessariamente di impronta felice ma potevano essere legate anche ai tormenti dell’anima.

3 web 30 380x250 cIl successo travolgente dell’iniziativa consegnò agli organizzatori una tale quantità di materiale da costringerli a una piacevole ulteriore iniziativa. Quella di trasformare il luogo della serata finale del concorso nell’archivio indelebile delle storie d’Amore. E nel 2011, dieci anni dopo la nascita del premio, vide la luce questo museo unico al mondo, in cui trovano spazio lettere di semplici persone come missive di personaggi importanti:  un vero e proprio inno ad un sentimento unico e universale.

“Nel corso delle edizioni del Premio – spiega Massimo Pamio –  abbiamo ricevuto migliaia di componimenti provenienti dall’Italia come dall’estero. Asfissiati da quell’ingombro amoroso, ma non volendocene liberare per una questione affettiva (molte lettere serbavano il profumo da dove erano state spedite, fragranza di pane appena sfornato, efflorescenze di bagnoschiuma, oppure esibivano macchie di cioccolata, di caffè, le buste recavano piccoli oggetti come biglie, penne, matite, appunti, che gli autori distratti avevano dimenticato nella busta, insomma ogni lettera si trascinava un piccolo intimo pezzetto di vita appresso) le conservavamo tutte dentro casa. Dopo i tragici eventi del sisma del 2009 decidemmo  di custodirle in un museo apposito trovando la disponibilità del Comune di Torrevecchia Teatina e dell’allora sindaco Katja Baboro”.

lettera amoreIl Museo della Lettera d’Amore non è un archivio triste e mortifero di anticaglie arrugginite, sfoggia un aspetto giovanile, con l’espressione vivace del sentimento espressa in tutte le sale espositive. In una di quelle, le lettere sono sospese e volteggiano, ad altezza dello sguardo, in un’altra si possono ammirare le lettere scritte a mano da illustri personalità dell’arte, della letteratura, della scienza;

Il 16 ottobre 2013 i Papaboys donarono  al Museo le lettere, i messaggi e i biglietti che erano stati indirizzati a papa Giovanni Paolo II – oggi venerato come San Karol – dai fedeli di tutto il mondo, in un arco di tempo che andava dalla sua elezione al soglio pontificio (16 ottobre 1978) fino al momento della sua morte (2 aprile 2005):  nel percorso museale è stata a Lui intitolata una sala speciale dove  vengono custodite le  le lettere dedicate a Giovanni Paolo II dai fedeli di tutto il mondo. Tra le tante ve ne è una scritta   da un affiliato di una cosca famosa che ringrazia il papa per averlo riportato sulla retta via.

museo foto scaledNel settembre 2016 è stata inaugurata una sala dedicata alle Cartoline d’Amore. Nata dal dono di circa 160 cartoline di varie epoche e tipologie, appartenute al collezionista Renato D’Amario la sezione raccoglie quelle che per quasi 70 anni hanno rappresentato un dei mezzi più popolari per la comunicazione amorosa. Le Cartolina d’Amore è stato un genere letterario – epistolare e romantico – molto diffuso nel secolo scorso, in particolare a partire dagli anni Trenta fino a che la rapidità e soprattutto l’immediatezza di mezzi più moderni hanno fatto scadere l’importanza e la diffusione della comunicazione scritta, cartolina o lettera che fosse: “La Lettera d’Amore – sottolinea Massimo Pamio – è un genere letterario codificato universalmente che “è magari soggetta a un decadimento, ma non è in alcun modo destinata all’estinzione”. In occasione della tappa abruzzese Lanciano-Tortoreto del Giro d’Italia, del 2020 il Museo si è reso protagonista anche di un concorso dedicato alle imprese dei campioni come Bartali, Adorni, Gimondi e Coppi.   La  premiazione si è tenuta alla presenza della nipote di Gino Bartali, Gioia,  senza dimenticare il ciclista Luigi Malabrocca: “A te, Maglia nera, a te ultimo di un plotone di centinaia di uomini, innamorato di quel mezzo meccanico a due ruote, a te caparbio, volitivo uomo dedico questa Lettera d’amore, uomo di cui non si conosce il nome, che non sei entrato nella storia di questo magnifico sport, che ti porta al traguardo solo con la fatica, il sudore e il cuore”.

lettere amore (1)Per Massimo Pamio e Giuseppina Verdoliva il Museo delle Lettere d’Amore rappresenta l’ultima di una lunga serie di sfide vinte in campo culturale. Massimo Pamio, Cavaliere dell’“Ordine Al Merito della Repubblica Italiana”, per meriti culturali è uno studioso di letteratura moderna e ha pubblicato in volume numerose opere di poesia e di saggistica, collaborando con numerosi giornali e riviste. Insieme a Giuseppina Verdoliva (moglie e compagna di avventure culturali) ha diretto la casa editrice Noubs, la rivista internazionale “Pandere” e ha “inventato” la Corriera della Poesia (finalista al premio Telecom Bellezza e premiata a Milano da Umberto Eco) e la “Casa d’Autore”  Oltre ad aver dato il proprio contributo alla casa editrice Nobus, diretta da Giuseppina Verdoliva, ha ideato con la stessa  la  “Casa d’Autore”  a Capestrano (L’Aquila), casa museo dove sono in mostra foto, testi, dipinti d’autore, che vuole offrire uno spazio di serenità e di riflessione, un nido per il pensiero e il cuore: tutti gli artisti o gli scienziati che vorranno usufruirne, potranno farlo, ospitati gratuitamente in cambio di un dono (una poesia, un racconto, un dipinto, una pagina delle loro ricerche) che sarà poi conservato nella casa.




Al via il Governo Draghi, “Uniti per il rilancio”

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170627875 11824b4e fcf1 4528 b15e 7b2790dd77d5AGI – L’era Draghi parte all’insegna della sobrietà e del rispetto rigoroso delle norme anti Covid. Il governo giura nelle mani del presidente della Repubblica, uno a uno sfilano davanti a Sergio Mattarella i 23 ministri che compongono la squadra che affiancherà il presidente del Consiglio, a cui Mario Draghi chiede subito “coesione” e “unita’”, con l’obiettivo di “mettere in sicurezza il Paese”, spiegando che il suo sarà un governo “ambientalista”.

Una cerimonia senza fuori programma, poco spazio alle emozioni, nessun parente che si commuove o immortala immagini ricordo. Dopo la lettura della formula di rito, è il momento della foto nella Sala dei Corazzieri: solo per l’attimo del click i ministri possono togliere la mascherina, ma il distanziamento è rispettato alla lettera.

Poi tutti a Palazzo Chigi per il passaggio di consegne con il premier uscente, Giuseppe Conte, e il primo Consiglio dei ministri. Serissimo, l’ex governatore della Bce viene accolto dal picchetto d’onore nel cortile interno della sede del governo.

La ‘campanella’ e l’uscita di scena di Conte

Poi l’incontro con il predecessore, la tradizionale cerimonia della campanella – con tanto di disinfettante – e Conte, mano nella mano con la compagna Olivia Paladino (mentre poco distante è palpabile la commozione del suo portavoce, Rocco Casalino) si congeda salutato da un lungo applauso dei dipendenti e collaboratori. “Nessun rammarico”, garantisce, “è stata una grande esperienza”. In un lungo post su Facebook, l’ormai ex premier chiude definitivamente un capitolo: “Da oggi torno a vestire i panni di semplice cittadino”. Ma, nel sottolineare il grande “orgoglio e onore” di “rappresentare il Paese”, assicura che “impegno e determinazione” non verranno meno nel “proseguire il percorso”.

Draghi parla alla squadra

Il primo Consiglio dei ministri del governo Draghi dura meno di mezz’ora. Giura il neo sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli. Durante la riunione, è alla sua squadra che Draghi si rivolge, invitandola alla “coesione” e alla “unita’”, perché la prima e più importante sfida d affrontare è “mettere in sicurezza il Paese”.

Il premier è consapevole che la maggioranza che lo sostiene, e di conseguenza la stessa compagine governativa, sono un amalgama di storie diverse, ma vanno messe da parte parte per far “ripartire” l’Italia. Quindi, Draghi – che incassa gli auguri di Von der Leyen, Macron e Merkel – si mette subito al lavoro, nello stesso ufficio utilizzato fino a pochi minuti prima da Conte, assieme al sottosegretario Garofoli. Ora è atteso alla prova dell’Aula, ma i numeri molto ampi dell’eterogenea maggioranza non lasciano intravedere alcun problema, anche nel caso di possibili defezioni tra le file pentastellate. Draghi chiederà la fiducia al Senato mercoledì, il giorno successivo sarà la volta della Camera.

Il Day after, entusiasmi e malumori

Il day after dell’annuncio della lista dei ministri, sebbene i leader dei partiti di maggioranza garantiscano lealtà e assicurino la determinazione a mettersi subito al lavoro, continua a suscitare malumori. Soprattutto nel Movimento 5 stelle, dove scoppia la rivolta, tanto da rendere necessaria subito una assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati.

C’è chi chiede la ripetizione del voto sulla piattaforma Rousseau, chi annuncia un appoggio “condizionato” in Parlamento e chi accusa i vertici di aver fallito e tradito. Un fiume in piena che rende necessaria una nuova discesa in campo – nel giro di pochi giorni – del cofondatore Beppe Grillo.

Il garante in un post sul suo blog invita tutti a guardare lontano e ricorda che questo e’ il momento delle scelte: “O di qua, o di la’”. La prima a schierarsi contro le scelte del Movimento è Barbara Lezzi, senatrice tra le più intransigenti, che contesta la votazione su Rousseau, deve essere “immediatamente indetta una nuova consultazione” altrimenti, minaccia, “il voto alla fiducia deve essere no”.

Deluso anche Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali: il suo “sara’ un appoggio condizionato. La squadra non convince semplicemente perche’ non e’ una squadra”. Intanto, la petizione lanciata dai 5 stelle lombardi raccoglie in poche ore oltre 2mila sottoscrizioni.

Qualche malessere anche tra le file azzurre e leghiste, mentre cresce il disagio tra i dem per la squadra targata Pd senza nemmeno una presenza femminile. E’ “una ferita”, scrive in un post Cecilia D’Elia, portavoce della conferenza delle donne democratiche.

Il segretario Nicola Zingaretti ha già garantito l’impegno a ‘rimediare’, e oggi si concentra sulle questioni che il governo dovrà affrontare subito: “Scuola: 5 % del Pil per l’istruzione. Sanità: 20 miliardi da investire per rinnovarla. Fisco: piu’ equo e semplice.

Con Draghi con le nostre idee. Comincia da oggi la campagna a sostegno delle politiche del Governo”, afferma. Anche Matteo Salvini indica le sue priorità: “Non ci sono piu’ Conte, Azzolina, Bonafede e Casalino, ma ci sono tre ministri della Lega che da oggi lavoreranno per le imprese, per il turismo e per i disabili. Non sarà facile, ma ce la metteremo tutta!”, assicura. Non è da meno Forza Italia, con Silvio Berlusconi che augura buona lavoro al governo e Antonio Tajani che assicura: “Pronti a fare la nostra parte”.170627875 11824b4e fcf1 4528 b15e 7b2790dd77d5

Esulta Matteo Renzi: “E’ un grande passo in avanti”, ora “è fondamentale non disperdere questo patrimonio e agire da subito”, esorta il leader di Italia viva. Chi deve ancora sciogliere la riserva e’ Sinistra italiana, che domani si riunirà in assemblea per decidere la linea in vista del voto di fiducia. Unica all’opposizione, Giorgia Meloni lancia la ‘stoccata’: “In che modo gli stessi che hanno messo l’Italia in ginocchio dovrebbero aiutare a rialzarla?”, scrive sui social.




Salvini apre a Draghi: “Sintonia sullo sviluppo del Paese”

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120010757 0d31be89 ddb4 44b0 ac97 52ff2d7ac097AGI – La delegazione della lega ha ufficializzato il sostegno per la nascita del governo Draghi, nel penultimo appuntamento del primo giro di consultazioni del premier incaricato. “Sviluppo, cantieri, lavoro e imprese compatibili con la tutela dell’ambiente: penso che ci sia una una sintonia e sensibilità comune”, ha sintetizzato il leader leghista, Matteo Salvini, al termine dell’incontro, assicurando di aver trovato l’ex presidente della Bce “in forma, attento, propositivo”. “L’importante è che non sia il governo dei ‘no’. Se è il governo dei ‘no’, dei ‘fermi tutti’, degli ‘stop’, dei ‘non facciamo niente’ … ecco noi abbiamo già dato”, ha aggiunto.

Passo indietro sui nomi

Quando alla possibile squadra dei ministri, Salvini ha precisato: “Non abbiamo chiesto nè intendiamo chiedere posti. Lasciamo il professore Draghi scegliere la squadra. Semplicemente non accettiamo che altri dicano loro ‘no’ al primo partito italiano. Siamo sicuri che il professor Draghi avrà l’abilità di amalgamare e coinvolgere tutti”.

Sulla scadenza del governo

Salvini ha sottolineato che  la Lega non ha chiesto una scadenza prefissata per il governo, pur sottolineando che il tratto di strada da fare insieme “non sarà lungo”. “Se c’e’ qualcosa che deve nascere non possiamo parlare della sua fine”, ha spiegato, “si devono essere alcuni obiettivi condivisi, ciascuno deve rinunciare ad un pezzo di priorità per fare un tratto di strada che, non sarà lungo,insieme. Sull’immigrazione l’Ue ci chiede di difendere le frontiere non penso dunque che sia questo un tema divisivo”.

Recovery e fondi non a pioggia

Siul Recovery il leader leghista ha spiegato che si è “parlato di Fondi europei che non devono essere fondi a pioggia”. “Non sono i fondi di Salvini,Zingaretti e Grillo ma dei nostri figli. Sentire parlare Draghi di lavoro e non di mance ci ha assolutamente confortato”, ha aggiunto. “Mettiamo al centro lo sviluppo”, ha insistito, “soldi alle imprese, lavoro e non assistenza e beneficienza”.

“Abbiamo chiesto un impegno a non aumentare nessuna tassa, tagliare tasse e burocrazia, quindi nessuna idea su patrimoniale o sui conti correnti. Semmai una pace fiscale. Abbiamo parlato di sviluppo, crescita e cantieri, la ripartenza dei cantieri e delle opere pubbliche è fondamentale. Dalla Tav, al Ponte sullo Stretto, c’è una sensibilita’ comune, compatibili con la tutela dell’ambiente. Difesa dell’ambiente, green economy ma senza ideologie”.

Sull’Europa

Con Draghi “abbiamo parlato di Europa”, ha riferito Salvini, “perché qualcuno prova a dire no alla Lega sventolando la bandiera di un europeismo vuoto. Noi siamo in Europa, né de Gasperi, De Gaulle credo pensassero all’Europa della direttiva Bolkenstein”. “Vogliamo fare parte di un governo che vada a Bruxelles a trattare a testa alta”, avverte il leader della Lega.

Covid e il ritorno alla vita

“La salute è una priorità, non partitica ma di tutti, senza i ritardi, gli scivoloni, le manchevolezze che abbiamo visto e vissuto nel sistema sanitario italiano, con vaccini e medici che non arrivano”, ha detto Salvini a proposito dell’emergenza Covid. “Più che spendere milioni per primule e padiglioni nel deserto sarebbe interesse di tutti spenderli per i medici”. ha aggiunto. “Un’ultima riflessione fatta daDraghi e da noi condivisa e’ sulla necessità di tornare a vivere,a vivere, dopo questi mesi di chiusura, di Dpcm, di paure,distanze che hanno portato ad alienazione, depressione e uso di droghe e un aumento della povertà. Sia il governo della ripartenza e della rinascita”.




Draghi piace agli italiani, la sua nomina ha avuto effetti sui sondaggi

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171951994 f68c93c2 8fc2 4a55 9db5 fd8d2736c3d2AGI – La Supermedia di questa settimana è cruciale. È infatti la prima a misurare il consenso ai partiti dopo l’annuncio che Mario Draghi ha ricevuto dal Quirinale l’incarico di formare un nuovo governo. Solo nei prossimi giorni, dopo le consultazioni del premier incaricato con le delegazioni dei gruppi parlamentari, sapremo se un Governo Draghi nascerà davvero. Ma sappiamo già che i numeri odierni fungeranno da “benchmark”: cioè saranno quelli a cui, da oggi, le varie forze politiche dovranno fare riferimento per capire se avranno fatto le scelte giuste oppure no. È sotto questa lente, e non altre, che andranno lette le mosse dei partiti e le (conseguenti) evoluzioni del consenso nella nuova fase in cui sta entrando la politica italiana.

Con l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi, infatti, i partiti entrano in una “terra di nessuno”. Si esce da un contesto (quello del governo Conte II) che aveva, complice la pandemia, pressoché congelato i rapporti di forza,. Un congelamento reso evidente soprattutto negli ultimi mesi: dallo scorso ottobre, ormai, i rapporti di forza si sono mantenuti in tutto e per tutto analoghi a quelli di oggi. La Lega è il primo partito con il 23,5% dei consensi, in lieve rialzo (+0,4%) rispetto a due settimane fa. Il Partito Democratico è stabile al 20% in seconda posizione. Attenzione al dato di Fratelli d’Italia, terzo partito con il 16,1%: è infatti la prima volta, nella nostra Supermedia, che il partito di Giorgia Meloni fa registrare un arretramento, sia pure di lieve entità (-0,2%). A conferma del fatto che, come avevamo ipotizzato la scorsa settimana, FDI si sia ormai stabilizzato su questi valori, e la sua crescita si sia interrotta.

Tutte le altre forze politiche sono stabili, con variazioni – del tutto fisiologiche – nell’ordine di uno o due decimali. È da segnalare però il dato di Italia Viva: nelle scorse settimane le azioni di Matteo Renzi, che hanno infine condotto alle dimissioni di Conte, sono state viste in modo negativo dall’opinione pubblica e dagli stessi cittadini, come hanno confermato innumerevoli sondaggi. Eppure, i consensi a IV non sembrano averne sofferto, e anzi mostrano perfino una variazione positiva (+0,3%).

Ma, come si sa, non esistono solo i partiti intesi singolarmente. Esistono anche i raggruppamenti e le coalizioni. E anche se il Governo Conte non c’è più, è utile sapere se la maggioranza che lo sosteneva sarebbe competitiva in un ipotetico ritorno anticipato alle urne in tempi brevi (eventualità che non può ancora essere esclusa al 100%). I dati di oggi ci dicono però che il centrodestra ha tuttora un forte vantaggio sull’area giallo-rossa: ben 7 punti (48,5% contro 41,5%). Se poi togliamo anche Italia Viva dal computo della (ex) maggioranza, i punti di distacco diventano più di 10. E questo spiega perché è lecito aspettarsi che PD, M5S e sinistra non si impegnino a sabotare la nascita dell’esecutivo guidato da Draghi, e a correre verso lo scioglimento anticipato.

Un altro fattore decisivo per indurre i partiti ad appoggiare – o a non appoggiare – Draghi risiede nella popolarità dell’ex presidente della BCE. Qui i dati si fanno decisamente interessanti. Da molto tempo Mario Draghi è una figura piuttosto conosciuta e apprezzata dagli elettori. L’atlante politico di Demos dello scorso ottobre registrava per Draghi un tasso di apprezzamento pari al 53%, nonostante un 16% che dichiarava di non conoscerlo. In un sondaggio Quorum/YouTrend per Sky, già a maggio 2020, un governo tecnico guidato da Draghi era visto come l’opzione più probabile dal 17,6% degli intervistati, seconda soltanto alla prospettiva di elezioni anticipate (35%), che però sono state espressamente escluse dal Presidente Mattarella.

Più di recente, a dicembre, un sondaggio di Tecnè aveva chiesto agli italiani chi fosse più adatto a gestire i 209 miliardi del Recovery Fund spettanti al nostro Paese: il premier Conte oppure “una figura terza come Draghi”? Le risposte erano nettamente a favore di quest’ultimo, scelto dal 55,6% – contro il 28,9% che indicava Conte. Significativo, in quel caso, era il fatto che Draghi venisse scelto da quasi il 30% degli elettori della maggioranza giallo-rossa. Negli stessi giorni, in un sondaggio di SWG, Draghi emergeva come il più citato (26%) non più come figura terza “prestata” alla gestione del Recovery Fund, ma proprio come possibile capo dell’esecutivo in una “fase di rilancio” dell’Italia, davanti a Conte (21%) e al duo Salvini e Meloni (entrambi con il 10%).

Arriviamo ai giorni nostri: la scorsa settimana, soltanto pochi giorni prima di essere convocato del Quirinale, Draghi era ritenuto (a pari merito con Conte) la figura più adatta a guidare un nuovo esecutivo, con il 51% delle citazioni totali.

Il 23% degli italiani vorrebbe un #Conte ter senza IV, il 22% le elezioni anticipate e il 20% un governo tecnico a termine. Più basse le % di italiani che chiedono un Conte ter con IV (10%) e un governo politico non guidato da Conte (8%)

Sempre nelle ore che hanno preceduto la chiamata di Mattarella, in un sondaggio Euromedia, il 45% degli italiani aveva dichiarato di apprezzare l’ipotesi di un governo Draghi, a fronte di un 36,6% di contrari; mentre Ipsos vedeva prevalere, sia pure di poco, gli italiani che avrebbero preferito Draghi come premier (41%). al posto di Conte (39%).

Ma il dato più interessante è l’imponente “shift” a favore di Draghi quando, da ipotesi puramente accademica, il suo insediamento a Palazzo Chigi è diventato una possibilità concreta: ed è un dato che è stato raccolto negli ultimissimi giorni dalla EMG di Fabrizio Masia. Quasi 7 italiani su 10, secondo questo sondaggio, ritengono che Draghi sia “la figura giusta per guidare il Paese”.

Per quasi 7 italiani su 10 (69%) #Draghi è la figura giusta per guidare l’Italia. La pensa all’opposto il 18%.

Una percentuale simile (67%) è quella che, potendo scegliere, preferirebbe un esecutivo guidato dall’ex capo della BCE piuttosto che le elezioni anticipate (scelte solo dal 20%). Uno smottamento di questo tipo può sorprendere, ma non è una novità: molto spesso gli eventi, soprattutto quelli che segnano una forte discontinuità, generano un forte mutamento nell’atteggiamento dell’opinione pubblica e negli elettori. In questo caso specifico, sembra che il materializzarsi di una terza opzione concreta rispetto a quelle intorno a cui la politica (e l’informazione) ha girato per molte settimane – e cioè l’alternativa secca tra governo Conte e nuove elezioni – abbia “scongelato” una grossa fetta di elettori che in questi giorni stanno manifestando un’apertura di credito rispetto al tentativo fatto dal Presidente della Repubblica.




Draghi da Mattarella, i partiti al bivio

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091546988 2a1d2506 1f32 46b6 99d8 b4693d01192bAGI – Il giorno di Mario Draghi. L’ex presidente della Bce è atteso dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, alle 12 al Quirinale per ottenere un incarico e tentare di dar vita a un governo dopo il fallimento di una ricomposizione della maggioranza e il tramonto del ‘Conte ter’. Draghi “si è riservato di accettare” ha comunicato il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti

Ma il sostegno politico e numerico a un esecutivo guidato dall’ex numero uno di Francoforte è tutto da costruire e i partiti sono a un bivio.

Il Pd offre la sua disponibilità, il M5S chiude, Italia Viva è pronta. “Difficile un sostegno”, aggiunge LeU, ma “ne discuteremo”. Segnali di apertura arrivano d FI, mentre la Lega di Salvini resta alla finestra e Giorgia Meloni annuncia l’opposizione di FdI.

Preso atto del fallimento della trattativa nella maggioranza, nella serata di ieri Sergio Mattarella ha fatto appello a tutte le forze politiche perchè sostengano un esecutivo “di alto profilo” in grado di rispondere alle sfide della pandemia e gestire il Recovery plan: “Con le elezioni non ci sarebbe un governo nel pieno delle sue funzioni”, ha detto il Capo dello Stato.

La strada delle elezioni anticipate in piena pandemia, ha detto Mattarella, è difficilmente praticabile: l’alternativa indicata dal Colle è quella di “dare immediatamente vita a un nuovo governo, adeguato a fronteggiare le emergenze sanitaria, sociale, economica e finanziaria”. Un governo “di alto profilo, che non deve identificarsi in alcuna formula politica”.

La prospettiva di un governo guidato dall’ex presidente della Banca Centrale Europea fa volare la Borsa e crollare lo spread, ma i numeri andranno cercati alle Camere. “Il Parlamento di oggi è più complicato di quello in cui si insediò Monti – avverte il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando – e’ fuorviante pensare che la qualità e la forza indubbia del nome” di Mario Draghi “possa risolvere tutti i problemi”, “serve convergenza su un programma che indichi un’agenda di riforme che trovi sintonia nel paese, non basta la competenza. Non basta dire ‘è arrivato Draghi viva Draghi’, bisogna dargli una mano per affrontare questi nodi”.

I 5 Stelle sono in sofferenza e rischiano la spaccatura. Al momento la linea ufficiale annunciata dal capo politico, Vito Crimi, è quella del ‘no’: “siamo sempre stati chiari con gli italiani dicendo apertamente che il M5S avrebbe sostenuto solo un esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo”, aggiunge il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. I pentastellati riuniranno i gruppi di Camera e Senato alle 15.

Cautela anche in LeU: “difficile sostenere questo governo – chiarisce Nicola Fratoianni – ma ne discuteremo”. “Non è il momento delle polemiche ma dei costruttori, tutti sostengano Draghi”, dice Matteo Renzi.

In subbuglio anche l’opposizione, con FI che apre alla possibilità di un appoggio, la Lega in attesa e FdI contraria. I leader del centrodestra si vedranno in giornata con l’obiettivo di definire una linea comune.




Renzi a Fico: “Documento scritto e governo politico ma non a tutti i costi”

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212109344 ebbbfa79 bde3 4a4c 84d3 f131551ced7cAGI – Un programma scritto e sottoscritto da tutte le forze che compongono la maggioranza. Un ‘patto’ di legislatura fino al 2023. Su questo tutti i partiti consultati da Roberto Fico nel primo giorno di ‘esplorazione’ sono d’accordo.

I distinguo, come ormai da giorni, emergono quando si passa a parlare di nomi. Se, infatti, per M5s, Pd e Leu il nuovo esecutivo dovrà essere guidato da Giuseppe Conte, per Italia viva il tema va affrontato solo dopo un accordo sui contenuti. Matteo Renzi continua a non sciogliere il nodo sul Conte ter, e rimandA a una fase successiva la scelta del presidente del Consiglio. “Prima i contenuti”, è il refrain.

Per il Pd, “Conte è la sola personalità capace di raccogliere i consensi necessari”. Insomma, ribadisce il segretario dem Nicola Zingaretti, prima delle consultazioni, Conte è l’unico “in grado di garantire equilibrio e una immediata ripartenza”.

I 5 stelle lo mettono bene in chiaro dopo il colloquio con Fico: “La scelta del presidente Conte come guida del governo per noi è una scelta indiscutibile”, scandisce Vito Crimi.

Anche Leu insiste sul “leale sostegno per una ripartenza con un governo presieduto da Giuseppe Conte. Non abbiamo posto veti ma chiediamo che anche le altre forze politiche si comportino di conseguenza”, spiega il capogruppo Federico Fornaro. Sul patto di programma, sul “cronoprogramma” sottoscritto da tutti “pubblicamente e solennemente”, con tanto di temi e tempi, gli ex alleati sono quindi tutti d’accordo. Anche perché, “verba volant”, avverte Renzi, e con un documento scritto “si tolgono gli alibi”.

Restano, oltre che sul nome del premier, altri nodi da sciogliere. Come il Mes. Anche se nessuno pone ultimatum o diktat. I 5 stelle chiedono che i “temi divisivi” siano eliminati dal tavolo. Italia viva, prima di farne carta straccia, soprattutto dei 36 miliardi per la sanità che, ribadisce Renzi, “secondo noi servono”, chiede di “discuterne, ma senza imposizioni da parte di nessuno”.

Anche il Pd è pronto a sedersi al tavolo, perché, è la convinzione di Zingaretti, “serve un programma di governo che abbia la prospettiva di fine legislatura”, quindi un governo solido che duri fino al 2023. Ma, sia chiaro, avverte il leader dem, perché l’obiettivo vada a buon fine serve “la lealtà e la coerenza di tutti”.

Un appello che fa proprio anche Leu, mentre Renzi rivendica la lealtà di Italia viva, “da sempre, perché diciamo in pubblico quello che diciamo in privato”. Insomma, concluso il primo giorno di consultazioni, la strada resta in salita (tanto più per un Conte ter), e saranno necessari nuovi incontri nei prossimi giorni. Come fanno capire sia Crimi sia lo stesso Renzi.




Crisi in alto mare, al via l’ultimo giro di consultazioni

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085315185 51748831 fd3e 4f06 8e63 6a10a58fabebAGI – Ultimo giorno di consultazioni al Quirinale, ma una soluzione a breve della crisi di governo resta lontana. Nel pomeriggio le delegazioni del centrodestra prima e del Movimento Cinque Stelle subito dopo, chiuderanno il giro di incontri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che avrà il compito di cercare una sintesi e di tracciare il percorso. Ma la via d’uscita non sembra dietro l’angolo.

Matteo Renzi ieri ha stoppato, almeno per il momento, le aspirazioni del presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte a restare a palazzo Chigi e ha chiesto agli ex alleati di Pd e M5S un chiarimento politico per verificare se c’è ancora una maggioranza. Dem e pentastellati, sostiene l’ex premier, devono prima chiedere l’impegno di Italia viva e solo allora si potrà discutere di contenuti e di nomi. Dunque, è la posizione di Renzi, non va dato un nuovo mandato al premier dimissionario ma un incarico esplorativo a un altro nome. L’ipotesi che circola è quella del presidente della Camaera, Roberto Fico.

I Democratici restano sulla linea del Conte ter, ripete il segretario Nicola Zingaretti dopo l’incontro con Mattarella e il vicesegretario Andrea Orlando aggiunge: “Per riprendere Renzi in maggioranza bisogna capire se pone un veto su Conte o no. Ma se con Renzi i numeri della maggioranza restano risicati, si continuerà a ballare e per questo vogliamo un allargamento della maggioranza”. Per il numero due del Nazareno “l’ultima parola naturalmente spetta a Mattarella ma ci sono piu’ scenari e si rischia di rotolare ad elezioni”.

Dai 5 stelle, che saliranno oggi al Colle per ultimi, si conferma l’appoggio a Conte, ed è quello del premier dimissionario il nome che la delegazione M5S metterà sul tavolo del Capo dello Stato nel pomeriggio. Tuttavia le perplessità all’interno del Movimento emergono di ora in ora e diversi parlamentari si chiedono se una chiusura al ritorno di Renzi in maggioranza sia una posizione ancora politicamente sostenibile.

Anche nel centrodestra le posizioni non sono univoche: la coalizione andrà da Mattarella in delegazione unitaria, allargata anche ai centristi, ma le distanze sull’esito della crisi restano. “Se c’è un governo che governa, bene”, dice Matteo Salvini, “se non c’è un governo in democrazia si ridà la parola ai cittadini“.

Ma a Fratelli d’Italia non piace l’apertura del leader leghista a discutere di scenari ‘post Conte’. La presidente di FdI, Giorgia Meloni assicura che la richiesta unitaria dell’opposizione al Capo dello stato sarà quella di sciogliere le Camere e andare al voto, ma anche FI guarda a un esecutivo di ‘salvezza nazionale’ prima di cedere alla tentazione delle urne: “Noi siamo per dar vita a un governo ampiamente rappresentativo del Paese. Vedremo se Pd e M5s intendano dar vita a un governo come questo. Se non sono disponibili è inevitabile andare a elezioni”, dice Antonio Tajani. I leader del centrodestra si riuniranno in un vertice di ‘chiarimento’ prima di andare a colloquio con il capo dello Stato.