In Italia aumentano casi e tamponi ma scende il tasso di positività

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161448156 f316b3bd 344f 47c2 a80e bf940d2ec985Sono 15.378 i nuovi casi di Covid in Italia in data martedì 5 gennaio in aumento rispetto ai 10.800 di lunedì 4 gennaio ma con molti più tamponi: 135.106, quasi 60mila in più. Tanto che il tasso di contagio, ossia il rapporto positivi-tamponi, scende dal 13,8 all’11,38%.

In forte aumento i decessi, 649 oggi (ieri 348), per un totale di 76.329 vittime dall’inizio dell’epidemia. Lieve calo per le terapie intensive, 10 meno di lunedì (quando erano calate di 4 unità), 2.569 in tutto, mentre prosegue il trend di aumento dei ricoveri ordinari, +78 (lunedì +242), per un totale di 23.395. È quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.

La regione con più casi giornalieri è sempre il Veneto (+3.151), seguita da Lazio (+1.719), Sicilia (+1.576), Emilia Romagna (+1.506) e Lombardia (+1.338). Il totale dei casi sale così a 2.181.619.

I guariti sono 16.023 (lunedì 16.206), per un totale di 1.536.129. Ancora in calo quindi il numero degli attualmente positivi, 1.297 in meno (lunedì -5.576), che sono ora 569.161. Di questi, 543.197 sono in isolamento domiciliare, 1.365 meno di ventiquattro ore fa. (AGI)




Mattarella: appello all’unità per sconfiggere il Covid e ripartire

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39081“Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza”. Comincia così il messaggio di fine anno agli italiani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,  che in questa fine 2020 non poteva non tener conto della pandemia da Covid-19, una pandemia che “mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere”.

L’Italia e il mondo feriti dal Covid-19

“Il mondo è stato colpito duramente, ovunque. Anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto”, dice Mattarella. “Rivolgendomi a voi, parto proprio da qui: dalla necessità di fare, insieme, memoria di quel che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà. La pandemia ha scavato solchi, profondi, nelle nostre vite, nella nostra società. Ha acuito fragilità del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze; e ne ha generate di nuove. Tutto ciò, ha prodotto pesanti conseguenze, sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilità. Tante imprese temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi, e di precari, ha visto azzerare, o bruscamente calare, il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri”.

Segnali di speranza

Il capo dello Stato però sottolinea: “Nello stesso tempo, sono emersi segnali, importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura; e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nella energia, necessaria, per ricostruire; per ripartire”.

Vaccinarsi è una scelta di responsabilità e un dovere

Poi ricorda: “Mai, un vaccino, è stato realizzato in così poco tempo. Mai l’Unione Europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini. La scienza ci offre l’arma più forte; prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti, e ovunque – senza distinzioni – dovrà essere consentito di vaccinarsi, gratuitamente: perché è giusto; e perché necessario per la sicurezza comune. Vaccinarsi, è una scelta di responsabilità; un dovere. Tanto più, per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili. Di fronte a una malattia, così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute, ed è doveroso proteggere quella degli altri: familiari, amici, colleghi. Io mi vaccinerò, appena possibile. Dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza”, assicura il presidente della Repubblica.

Serve la responsabilità di tutti

“Ci accingiamo sul versante della salute e su quello economico a un grande compito. Tutto questo richiama, e sollecita, ancor di più, la responsabilità, delle istituzioni anzitutto; delle forze economiche; dei corpi sociali. Di ciascuno di noi. Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari, per proteggerci, e per ripartire. Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci, coraggiosamente, in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi; lo dobbiamo, alle giovani generazioni. Ognuno faccia la parte propria.  La pandemia ci ha fatto riscoprire, e comprendere, quanto siamo legati agli altri; quanto, ciascuno di noi, dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà è tornata a mostrarsi base necessaria della convivenza e della società. Solidarietà, internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà all’interno delle nostre comunità”.

2021 anno della ripresa, non sono ammesse distrazioni

“Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno, in cui, ciascuno di noi, è chiamato, anche, all’impegno di ricambiare quanto ricevuto, con gesti gratuiti; spesso da sconosciuti. Da persone, che hanno posto, la stessa loro vita, in gioco, per la nostra; come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari. La fiducia, di cui abbiamo bisogno, si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone. La pandemia ha accentuato limiti, e ritardi, del nostro Paese. Ci sono stati, certamente, anche errori, nel fronteggiare una realtà, improvvisa e sconosciuta.  Ma abbiamo avuto la capacità di reagire. La società ha dovuto rallentare; ma non si è fermata. Non siamo in balìa degli eventi. Ora, dobbiamo preparare il futuro. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate, energie, e opportunità, per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono.

Appello all’unità

Il capo dello Stato lancia dunque un appello all’unità. “La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali, nei vari ambiti, e a tutti noi richiama l’unità, morale e civile, degli italiani. Non si tratta, di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi, ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha consentito, al nostro Paese, di superare momenti storici di grande, e talvolta drammatica, difficoltà. L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa”.

Grazie agli italiani per i sacrifici affrontati, non abbassare la guardia

“Vorrei, infine, dare atto, a tutti voi – con un ringraziamento, particolarmente intenso – dei sacrifici fatti, in questi mesi, con senso di responsabilità.  E vorrei sottolineare, l’importanza di mantenere, le precauzioni raccomandate, fintanto che, la campagna vaccinale non avrà, definitivamente, sconfitto la pandemia.

La ripartenza al centro dell’ultimo anno del mandato presidenziale

Care concittadine, e cari concittadini, quello che inizia sarà il mio ultimo anno, come  Presidente della Repubblica. Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa, della vita economica e sociale, del nostro Paese. La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato. Sarà un anno, di lavoro intenso. Abbiamo, le risorse, per farcela. Auguri, di buon anno, a tutti voi!”.

da rainews.it




Da Bruxelles omaggio natalizio alla terra bergamasca

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Captura 4Lontani, ma vicini con il cuore.

Così si sentono i Bergamaschi nel Mondo soprattutto in questo anno pandemico e ancor più nel giorno di Natale.

Già dall’inizio della pandemia i Bergamaschi all’estero hanno voluto incoraggiare Bergamo e la sua terra con azioni di solidarietà e videomessaggi di sostegno psicologico e affettivo.

Con il primo video dal titolo “Bergamo, mola mia perché…” i Bergamaschi nel Mondo si rivolgono alla città e al territorio di origine.

Con il secondo video “Alla mia terra bergamasca” indirizzano il sostegno al loro paesino di origine.

Poi hanno voluto trasmettere le voci di incoraggiamento delle Regioni italiane espresse nel dialetto locale. È nato così il terzo video, pluridialettale, “Da tutta Italia: Forza Bergamo!”.

Con il quarto video hanno raccolto le voci internazionali di sostegno degli Amici di Bergamo nel Mondo. È nato così il video plurilingue “Un giro del Mondo per Bergamo”.

Nell’abbraccio corale di incoraggiamento si sono inseriti anche i bambini e i ragazzi bergamaschi nel Mondo contribuendo con un disegno che rappresenta la loro “bergamaschità” e il loro legame con Bergamo e la sua terra. È nato così il quinto video, artistico, “Un disegno per Bergamo dal Mondo”. In questo video la visione dei disegni è accompagnata da una colonna sonora creata per dare maggiormente anima alle rappresentazioni artistiche dei bambini e dei ragazzi bergamaschi nel Mondo sottolineando il loro legame con la terra bergamasca.

E arriviamo alla più recente creazione: il sesto video, musicale, dal titolo “Sei la mia terra” che riprende la canzone colonna sonora del video artistico.

“Sei la mia terra” è una canzone nata dal cuore, con gli occhi dell’infanzia, ma anche dell’adulto che si ricorda bambino. È nata lontano da voi. La canzone è illustrata dalle bellezze fotografiche della terra bergamasca e vuole essere un omaggio natalizio da condividere e cantare!

Un inno a Bergamo e alla sua terra.

In modo amatoriale, ma con passione, è nata questa canzone. Il testo di Silvana Scandella e Silvia Rota. La musica di Silvana Scandella e Marco Scandella. La voce di Marco Scandella accompagnata dalla delicatezza del suono della chitarra.

Significativi i messaggi di apprezzamento ricevuti:

“Molto commovente. Complimenti ai compositori e al cantante”; “Bellissima canzone, interpretata magnificamente”; “Un grazie di vero cuore per questa bellissima canzone così bene interpretata ed eseguita con il cuore”; “Touché par l’élégance et la simplicité de cette chanson…”; “Juste magnifique et émouvant”; “Très belle région à visiter lorsque les jours heureux reviendront, ne perdons pas espoir…”; “Anche le foto, una più bella dell’altra! Ma in che mondo magnifico viviamo?!”.

Link per il video musicale:

https://www.youtube.com/watch?v=ok0Tw0mif4Y

Buon Natale da Bruxelles e dai Bergamaschi nel Mondo, lontani, ma vicini con il cuore!

Auguri!

Silvana Scandella

Segretaria Circolo di Bruxelles dell’Ente Bergamschi nel Mondo

Direttrice del Centro di Ricerca D.C.L.M.




Gli italiani potranno rientrare dalla Gran Bretagna

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174322355 f8b104b3 9a2d 4404 972c f9976112c9c9Il governo italiano ha messo a punto un piano con voli speciali per il rientro dei connazionali dalla Gran Bretagna, dove si sta diffondendo una variante del nuovo coronavirus molto contagiosa. Lo fanno sapere fonti della Farnesina, specificando che potranno tornare in Italia dalla Gran Bretagna solo i cittadini residenti in Italia o coloro che sono in condizioni di criticita’ e urgenza.

Tampone prima della partenza e all’arrivo

Le fonti precisano che “le misure per il rientro saranno ancora piu’ strette, ovvero il tampone prima e dopo essere partiti” e che “comunque sara’ obbligatorio fare la quarantena di 14 giorni una volta atterrati in Italia”. Il piano e’ stato deciso nel corso di una riunione alla Farnesina, dopo una consultazione con i ministeri della Salute e dei Trasporti. Le misure restrittive non riguarderanno le merci.  AGI




La ‘variante inglese’ del Covid è già in Italia

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190550972 5a894daa 3132 427c 8afa 7113094270a9La ‘variante inglese’ del Covid è stata isolata anche in Italia. Il Dipartimento scientifico del Policlinico militare del Celio, che in questa emergenza sta collaborando con l’Istituto superiore di Sanita’, ha sequenziato il genoma del virus Sars-2 proveniente da un soggetto risultato positivo con la variante riscontrata nelle ultime settimane in Gran Bretagna. E’ quanto si afferma in una nota del ministero della Salute.

“Il paziente e il suo convivente rientrato negli ultimi giorni dal Regno Unito con un volo atterrato presso l’aeroporto di Fiumicino, sono in isolamento e hanno seguito, insieme agli altri familiari e ai contatti stretti, tutte le procedure stabilite dal ministero della Salute”, si legge nella nota.  AGI




Terremoto a Milano

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Seismograph records an earthquake on the sheet of measuring paper. Seismological device for measuring earthquakes. Earthquake wave on graph paper. Human finger showing a detail of the earthquake.

Una scossa di terremoto è stata sentita a Milano e provincia nel tardo pomeriggio. La terra ha tremato poco prima delle 17, precisamente alle 16.59. La scossa, breve ma intensa, è stata avvertita distintamente dalla popolazione del capoluogo lombardo anche ai piani bassi delle case.

L’epicentro è stato localizzato a Trezzano sul Naviglio. La magnitudo è stata del 3.8: lo ha confermato l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Non si hanno notizie di grossi danni o di feriti. Al momento sono segnalati solo alcuni interventi da parte dei vigili del fuoco per lo sblocco di porte uscite fuori asse

Quella di Milano “è una zona che storicamente non ha mai presentato una grande sismicità”, commenta Lucia Luzi, a capo della sezione di Milano dell’Ingv. “Guardando il catalogo storico dei terremoti, dobbiamo risalire a 500 anni fa per trovare una scossa ‘gemella’ di quella odierna, con epicentro a Milano e magnitudo 3.7. Altri terremoti storici importanti si sono verificati in zone limitrofe, come a Monza nel 1396, con una scossa di magnitudo stimata intorno a 5, e poi una scossa al confine col Piemonte nel 1918, con una magnitudo pari a 4.6”.




“Tutti i Paesi Ue inizieranno le vaccinazioni lo stesso giorno”, annuncia Von der Leyen

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090157805 7426e865 402d 4c9e 913c 8f5a2daee34fGli Stati membri Ue inizieranno la vaccinazione contro il Covid-19 “lo steso giorno”. Lo ha annunciato la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen. “In una settimana i primi vaccini saranno autorizzati in modo tale che le vaccinazioni possano iniziare immediatamente e per continuare l’anno prossimo”

“Abbiamo comprato più dosi di quante ne siano necessarie per i cittadini europei”, ha precisato la tedesca, che poi ha fatto riferimento all’azione di distribuzione dei vaccini nei Paesi a reddito basso tramite il protocollo Covax, “in modo tale che non si dimentichi nessuno”

“Per battere la pandemia abbiamo bisogno che almeno il 70% della popolazione sia vaccinata” e si tratta di “un compito enorme”, per cui “bisogna iniziate quanto prima la campagna di vaccinazione” ha aggiunto. “Noi 27 Paesi Ue inizieremo lo stesso giorno per battere insieme la pandemia”.

Von der Leyen ha parlato anche della Brexit: “Nei negoziati con Londra sull’accordo di libero scambio post-Brexit ci sono “ancora molte difficoltà” sul tema dei diritti di pesca, “a volte non ci sentiamo in grado di risolvere la questione”, ha affermato, e ha aggiunto che “i prossimi giorni saranno decisivi”.  AGI




Campagna cinese: “Il Covid potenzialmente prima in Italia che a Wuhan”

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203535619 15699013 ec04 4c28 8e89 79d898a1b855La stampa cinese torna a sostenere che il coronavirus Sars-CoV-2 potrebbe essere apparso prima in Italia che a Wuhan. Lo scrive il tabloid di Pechino Global Times, quotidiano dello Stato, che ha sentito esperti cinesi sugli ultimi studi i quali hanno rivelato la presenza del virus in pazienti italiani già prima di dicembre 2019

Tra questi viene citato il caso di un bambino di quattro anni, che aveva sviluppato tosse già il 21 novembre dello scorso anno e a cui era stata diagnosticata la presenza del coronavirus dall’analisi di un tampone fatto il 5 dicembre successivo, che aveva dato un alto grado di somiglianza con il virus identificato a Wuhan.

“A ogni modo, questo non localizza l’Italia come l’origine del virus”, scrive il tabloid di Pechino citando esperti, “dal momento che determinare la fonte è un lavoro complicato che richiede un grande ammontare di indagini e studi”.

Il caso del bimbo di Milano sarebbe di poco antecedente ai primi casi rilevati a Wuhan – dove la presenza di un nuovo coronavirus simile a quello della Sars si deve all’allarme lanciato a fine dicembre scorso dal medico-eroe Li Wenliang, censurato e riabilitato post-mortem – e circa tre mesi prima del focolaio di Codogno, prima zona rossa italiana.

L’articolo ricorda anche un recente studio dell’Istituto Italiano dei Tumori che citava la presenza del virus in alcuni pazienti nel settembre 2019 e sul quale si era già espresso il mese scorso il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian. Zhao aveva ribadito la posizione cinese secondo cui “la tracciabilità del virus è una questione scientifica complessa” e auspicava la cooperazione degli scienziati per la comprensione della sua origine.

“Alcuni analisti cinesi ritengono che tutte le prove trovate in Italia prima o attorno al dicembre 2019 indichino che l’Italia potrebbe avere avuto l’epidemia di Covid-19, piuttosto che sporadici casi, prima del dicembre scorso, anche se sono necessari più studi”, scrive il tabloid di Pechino, pubblicato dal Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese.

L’articolo del giornale cinese ricorda anche casi identificati alla fine del 2019 negli Stati Uniti e in Francia, citando altri studi scientifici recenti. La disputa sull’origine del coronavirus responsabile dell’attuale pandemia ha contribuito a deteriorare ulteriormente i rapporti tra Cina e Stati Uniti e a far precipitare le relazioni di Pechino con l’Australia, che ha chiesto un’indagine indipendente sull’origine della pandemia.

Il sospetto che il virus potesse essere sfuggito da un laboratorio di Wuhan, o addirittura creato deliberatamente, ha provocato l’ira della diplomazia di Pechino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Cina hanno dichiarato il mese scorso che proseguiranno la cooperazione nelle indagini epidemiologiche per tracciare l’origine del coronavirus: una squadra di esperti dell’Oms è attesa prossimamente a Wuhan per confrontarsi con gli scienziati cinesi sui primi casi di polmonite anomala verificatisi nella città.  AGI




Addio a Paolo Rossi, eroe del Mundial ’82

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054308433 5af3daa6 fdc6 41e5 a255 b3560bf85b8aPer tutti era Pablito, l’eroe del Mundial ’82. Paolo Rossi è morto a 64 anni, era affetto da un male incurabile. L’annuncio è stato dato dalla moglie, Federica Cappelletti, con un post su Instagram. La foto ritrae i due coniugi stretti e sorridenti ed è accompagnata dal commento “Per sempre”, seguito da un cuore.

E nel cuore di tutti gli appassionati di calcio italiani Rossi era entrato in quell’estate di 38 anni fa quando con i suoi gol trascinò gli Azzurri di Enzo Bearzot a vincere i campionati del Mondo in Spagna. Tre gol al Brasile, due alla Polonia, uno alla Germania in finale. Il trionfo, il titolo di capocannoniere, il pallone d’oro. E un posto indelebile nella storia sportiva del Paese.

A quella competizione Rossi era arrivato dopo due anni di squalifica per il calcio scommesse. Nonostante le critiche di chi lo vedeva spento, Bearzot lo difese contro tutto e tutti e ne fu ripagato. Tutta l’Italia scese in piazza per festeggiare. Nell’immaginario del paese brilla ancora il presidente della Repubblica, Sandro Pertini, esultante in tribuna a Madrid al fianco di re Juan Carlos.

Rossi era un rapace dell’area di rigore, un centravanti piccolo e furbo, capace di apparire alle spalle dello sventurato difensore di turno per trasformare un mezzo pallone in un gol. Era esploso nel Vicenza. Poi, dal Perugia era passato alla Juventus. Tra le sue maglie figura anche quella del Milan. A Verona la chiusura della carriera.

Con Vieri e Baggio condivide il record azzurro di nove marcature ai Mondiali. Fu il primo, seguito poi da Ronaldo, a vincere nello stesso anno campionati del Mondo, titolo di capocannoniere della fase finale e pallone d’oro. Con la Juventus ha conquistato due scudetti, una coppa delle coppe, una Supercoppa e una Coppa dei Campioni. Fu anche capocannoniere della Serie B con il Vicenza.

Dopo la carriera di calciatore è stato a lungo opinionista in Tv, prima che la malattia lo allontanasse dagli schermi. Lascia la moglie Federica e tre figli: Sofia Elena, Maria Vittoria e Alessandro. Nel 2004 era stato inserito nel Fifa 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelè e dalla stessa Fifa in occasione del centenario della federazione.

Il ricordo dei compagni del Mundial…

“Il mio è il ricordo di un calciatore straordinario, un ottimo compagno di squadra e amico. Già, perché quella Nazionale, quella dei Mondiali del 1982, era una squadra di amici”. Così all’AGI, Dino Zoff, portiere della Nazionale campione del mondo ai mondiali di Spagna nel 1982 e della Juventus per tantissimi anni, ricorda Paolo Rossi, scomparso stanotte.

Rossi, giunse a quel campionato del mondo con gli occhi di tutti puntati addosso accompagnato anche da qualche critica visto che era arrivato in Nazionale dopo due anni di squalifica per il calcio scommesse. Ma il suo capitano, Dino Zoff appunto, che era alla guida di quel team straordinario che stupì il mondo, sottolinea che “quella storia non ci aveva turbato per niente. Non ci interessava”. E aggiunge: “Noi sapevamo bene chi era Paolo Rossi, che persona seria era e che calciatore straordinario avevamo con noi. Sapevamo quanto fosse importante. E lui ha reagito benissimo. Abbiamo passato tanto tempo insieme sul campo, nella Nazionale, in allenamento. Rossi aveva qualità incredibili, faceva le cose giuste al momento giusto. Era insostituibile in quel gruppo. E i rapporti con lui erano ottimi. Eravamo una squadra di amici, un grande gruppo”, che infatti ha vinto.

“Mi continuano a scrivere nella chat i miei compagni dell’82… se ne è andata una parte di noi. Se ne va una parte della mia vita”. Così Fulvio Collovati, anche lui campione del mondo con la nazionale italiana nell’82, nel ruolo di difensore, ricorda ai microfoni di Radio anch’io il compagno di squadra. “Vogliamo continuare a ricordarlo come ce lo ha ricordato stanotte sua moglie” ha aggiunto facendo riferimento alla foto postata su Instagram. “Io devo molto a lui” ha sottolineato “perché ci ha fatto vincere i Mondiali nell’82”. “Era stato mio avversario, io lo marcavo da difensore, era un avversario onesto, ma imprevedibile” ha concluso.

“Ci hai portato sul tetto del mondo. Maledetto 2020. Ciao Amico Mio” scrive su Instagram Bruno Conti, compagno di Rossi nella Nazionale che vinse il mondiale in Spagna. E lo ricorda con una bella foto in bianco e nero, che li ritrae mentre si abbracciano, con la maglia azzurra. A Conti durante le partite di quel mondiale, lanciava, involandosi sulla fascia, deliziosi cross proprio indirizzati al numero 20, quel Paolo Rossi che in diverse interviste, negli anni successivi, raccontò che su quei palloni c’era scritto “basta spingere”.

…e di chi lo ha celebrato

“Paolo Rossi… era ragazzo come noi”, e un cuore rosso accanto disegnato con un emoticon. Così, con questa didascalia, Antonello Venditti sul suo profilo Facebook, rende omaggio a Paolo Rossi.

“Paolo Rossi ci ha fatto sentire orgogliosi di essere italiani, è stato l’eroe di tutti noi. La Serie A piange un immortale del nostro calcio, amato dal mondo intero. Mando un sentito abbraccio e le condoglianze della Lega Serie A a tutta la sua famiglia” è il ricordo di Paolo Dal Pino, presidente della Lega Serie A.

“La scomparsa di Pablito è un altro dolore profondo, una ferita al cuore di tutti gli appassionati difficile da rimarginare. Perdiamo un amico e un’icona del nostro calcio” dice il presidente della Figc, Gabriele Gravina. “Trascinando con i suoi gol al successo la Nazionale dell’82, ha preso per mano un intero Paese, che ha gioito in piazza, per lui e con lui. Ha legato in maniera indissolubile” prosegue Gravina “il suo nome all’Azzurro e ha ispirato, con il suo stile di gioco, numerosi attaccanti delle generazioni future”.

La ‘sua’ Juve

Che brutta notizia, questa mattina: per una nazione intera, l’uomo di un Mundial indimenticabile, per noi “anche” molto, ma molto altro” ricorda la Juventus “Paolo è un’intera generazione di juventini che ha esultato con lui, davanti a televisori che, mese dopo mese, diventavano a colori. Ma le nostre gioie continuavano a essere, meravigliosamente, in bianconero. Se cercate nelle vostre camere, o nelle vostre soffitte, probabilmente lo trovate, un poster di quella Juve incredibile. Quella Juve che, con lui a suggellare i gol più importanti, dal 1981 al 1985, ha vinto letteralmente di tutto”.

“Alla Juve, Paolo è rinato, lasciandosi alle spalle le difficoltà, e diventando quello che poi l’Italia ha celebrato, in quella caldissima estate 1982 nelle piazze e nelle fontane di ogni città. Bianconero (nelle giovanili, con 3 presenze in Coppa Italia) già dal 1973 al 1975, la “vera” avventura juventina ricomincia nel 1981, anche se per forza di cose, quella stagione lo vede in campo solo 3 volte in Serie A. Tre volte sono però sufficienti per far maturare in lui (e in Mister Bearzot) quella visione che lo porterà in Spagna, a diventare protagonista con gol incredibili in partite incredibili e a tornare a casa con una Coppa del Mondo che mai nessuno dimenticherà. E che a fine 1982, gli permetterà di mostrare a tutti il trofeo di calciatore più forte del pianeta, il Pallone d’Oro. Gol segnati in tutti i modi: di testa, di rapina, con inserimenti repentini. Perché Paolo segnava in tutti i modi, facendo valere la sua fisicità cosi’ particolare.

“Attenti a Rossi”, ti diceva il portiere, e nel momento in cui tu, difensore, ti giravi, lui aveva già fatto gol. Quarantaquattro, in totale, nel suo meraviglioso periodo juventino: reti grazie alle quali Pablito e la Juve in quelle stagioni portano a casa due Scudetti, una Coppa Italia e ben tre allori europei, la Coppa delle Coppe, la Supercoppa Europea e la Coppa dei Campioni. C’è tutto Paolo, in quel gol al Manchester United che valse la Finale di Coppa delle Coppe 1984. Uno a uno a Manchester, al 90′ siamo uno a uno a Torino: Paolo scatta più veloce di tutti su un tiro che viene rimpallato a Scirea, che aveva calciato dal limite. La palla non è vagante, è li per lui. Lo chiama. E lui c’è: batte il portiere Bailey con freddezza, e il resto è esultanza. È gioia. Se avete trovato quel poster di quella Juve magnifica, apritelo, e salutate in modo speciale quel ragazzo con il nove sulle spalle. Perché come lui ne nascono pochi. Ciao, Pablito”.

Il Vicenza degli esordi

“A volte semplicemente non esistono parole per esprimere il dolore che tutti noi stiamo provando. Ciao Paolo” scrive il Vicenza Virtus, la squadra che ha lanciato Rossi, ricordando sul proprio sito l’attaccante con una foto che lo ritrae con la maglia biancorossa della squadra veneta. AGI




La sfida dell’euro digitale

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7euroÈ in arrivo l’euro digitale. La Banca centrale europea da tempo sta lavorando per studiarne il metodo di emissione e di gestione, In merito ha recentemente pubblicato un rapporto preliminare. In vari paesi europei si stanno portando avanti dei test per verificare la complessità dell’operazione.
Nel vecchio continente si preparano anche i sistemi di “instant payment”, cioè di pagamenti istantanei con disponibilità immediata dei fondi trasferiti, che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2021. Vari passi e consultazioni pubbliche sono stati fatti per ridefinire le regole, i controlli e tutta la relativa legislazione. Anche per attestare alla Bce il potere di sottoporre a controlli i cosiddetti “technology providers”, coloro che immettono nel sistema le nuove tecnologie fintech relative ai pagamenti e a tutte le altre operazioni finanziarie digitali.
Del resto non si può ignorare il fenomeno della digitalizzazione del sistema dei pagamenti, a cominciare da quelle degli acquisti dei privati. Nel 2019 le persone adulte della zona euro, in media, hanno compiuto due pagamenti al giorno. In un anno il mondo del retail europeo ha registrato 213 miliardi di operazioni di pagamento per un valore stimato in 164.000 miliardi di euro.
Il 73% di tutte le transazioni è stato fatto in cash, pari al 48% del valore in euro, in calo rispetto al 2016, quando i due rapporti erano rispettivamente del 79% e del 54%. Il resto, intorno al 24% del volume e al 41% del valore, è stato fatto con carte di credito.
Due grandi istituti di servizi finanziari e di emissione di carte di credito, VISA e Mastercard, entrambe con sedi negli Stati Uniti, hanno gestito due terzi di tutti i pagamenti con carte di credito nell’Ue. Le due, più la società americana PayPal, che offre servizi di pagamento digitale e di trasferimento di denaro tramite internet, dominano completamente il sistema dei pagamenti online in Europa.
Appare, perciò, doveroso per la Bce e per il Sistema europeo delle banche centrali entrare in campo direttamente nei settori dei pagamenti digitali. Stare alla finestra e guardare come il digitale sta rivoluzionando il mondo dei pagamenti e, in generale della finanza, vorrebbe dire rimanere all’ultimo posto della fila, buono soltanto a gestire eventuali danni e crisi provocate dai grandi operatori finanziari internazionali.
L’euro digitale sarebbe il primo passo, forse il più importante. Con esso l’Eurosystem assicurerebbe ai cittadini europei l’accesso a soluzioni efficienti di pagamento, garantendo al tempo stesso che le transazioni siano sicure. Esso affiancherebbe l’euro, nella forma tradizionale di moneta, mantenendo inalterata la sovranità monetaria.
Si ricordi che le banche centrali di tutti i paesi del mondo stanno creando delle proprie monete digitali, o già operano con esse, In ogni caso l’Europa ne verrebbe invasa e fortemente influenzata e destabilizzata.
Questi movimenti monetari digitali internazionali rischierebbero di rendere vani tutti gli strumenti di controllo e di regole costruiti dalla Bce. Soprattutto perché gli istituti, che dominano il sistema dei pagamenti digitali, sono i leader mondiali nello sviluppo di queste tecnologie e stanno diventando anche i primi operatori dei finanziamenti e del credito. Ciò renderebbe l’Europa vulnerabile e dipendente in un settore tecnologico chiave e sarebbe incapace di gestire moneta e credito, che fino a oggi avviene attraverso il sistema delle banche tradizionali.
Si tenga presente che oggigiorno la quantità di banconote in circolazione nell’area euro ammonta a circa €3.000 pro capite, per un totale di 1.200 miliardi. Si ipotizza una cifra simile di euro digitali che la Bce potrebbe mettere a disposizione, soltanto come mezzo di pagamento, praticamente a costo zero.
La Bce deve, però, “studiare” come evitare che esso diventi una forma d’investimento in concorrenza con altri strumenti finanziari. La Banca centrale non vorrebbe, pare, acquisire depositi in euro digitali. È tutto in discussione. È anche da definire se i pagamenti con la moneta digitale saranno fatti attraverso i conti tenuti presso la banca centrale oppure in altri modi, direttamente tra chi paga e chi riceve.
L’euro digitale potrebbe diventare accessibile anche fuori dall’eurozona. D’altra parte, si ricordi che già nel 2016 il 30% di tutto il cash in euro circolante era detenuto fuori dai confini europei.
Uno degli aspetti rilevanti dell’operazione riguarda anche il futuro delle banche e del sistema bancario europeo. Un effetto evidente sarebbe la diminuzione dei depositi dei cittadini e delle imprese e quindi la riduzione di tutta una serie di attività a essi correlate. Ci si chiede, tra l’altro, se la Bce dovrà continuare, oltre i tempi di ripresa dalla Grande Crisi e dal Covid, con le varie operazioni di quantitative easing per sopperire alla mancanza di asset da parte delle banche.
Inevitabilmente la discussione riguarda anche l’infrastruttura e i principi su cui si basano le banche centrali, come la definizione dei tassi di interesse e dei livelli di moneta in circolazione.
L’euro digitale, così come le altre monete digitali create dalle banche centrali, avrebbe un valore fisso, sarebbe accessibile universalmente e sarebbe uno strumento valido e legale in tutte le transazioni. Caratteristiche che lo rendono completamente differente rispetto alle monete virtuali create da enti privati. E, naturalmente, manterrebbe la sovranità monetaria dell’Unione europea. Tutte scelte non facili ma il cammino sembra tracciato. (mario lettieri*-paolo raimondi**\aise)
*già sottosegretario all’Economia