Il Natale 2020 secondo Conte: senza veglioni, né baci e nemmeno un abbraccio

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132933851 10a2af42 77c2 43fe 922b de49b4bc2c12Il Natale 2020 sarà “più sobrio, senza veglioni, baci e abbracci. Lo pagheremmo a gennaio con più decessi”. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, avverte gli italiani per il prossimo 25 dicembre: “Il Governo non ha la palla di vetro, anche se ci sono primi segnali positivi. Non possiamo prevedere la situazione epidemiologica in prossimità del Natale, ma dobbiamo predisporci ad un Natale più sobrio”.

Sulle restrizioni da imporre ai vari territori, Conte non esclude differenziazioni a livello provinciale: “Il meccanismo è tarato anche per una differenziazione delle restrizioni a livello provinciale. Serve una richiesta del Presidente della Regione”.

Il Presidente del Consiglio è contrario alla richiesta delle regioni per una riduzione dei parametri di valutazione da 21 a 5: “Io non sono uno esperto o uno scienziato, però dire 5 e 3 è un dibattito scientifico e non politico, dobbiamo anche fidarci degli esperti. Il dibattito è aperto, abbiamo concordato che è bene che il professor Brusaferro ed esperti spieghino bene i parametri ai presidenti delle regioni. Nelle prossime ore ci sarà un incontro e ci sarà un contraddittorio con loro, vedremo quali sono le rimostranze dei presidenti delle regioni e la loro validità. Dire però oggi che sarebbe meglio passare da 21 a 5 a 3 non ha molto senso”.

Il premier ribadisce il pensiero di Mattarella: “Una leale collaborazione” tra Governo ed enti locali è “fondamentale per uscire dall’emergenza Covid”

Sul Recovery plan Conte attacca i sovranisti e i Governi di Ungheria e Polonia: “I ritardi sul Recovery Fund vengono dal sovranismo. Polonia e Ungheria minacciano addirittura il veto sul Quadro Finanziario pluriennale contro i loro stessi interessi”. Il premier nega ritardi dell’Italia sul suo Recovery plan: “Questa è una fake news”.

Per Conte “i rallentamenti sul Recovery fund non vengono certo dall’Italia che lavora alacremente ma da quel soffio di sovranismo che ancora alita in via più marginale e lo dico senza offesa per nessuna parte politica. Oggi avrò una videoconferenza con i miei omologhi nell’ambito del Consiglio europeo straordinario. E’ chiara la posizione pubblica di Polonia e Ungheria che, non condividendo la proposta sullo stato di diritto, minacciano il veto all’approvazione del quadro finanziario pluriennale che significherebbe rallentare l’approvazione anche del Recovery fund. Dobbiamo evitarlo, cerchiamo di lavorare con piena collaborazione e spirito di solidarietà. Sarebbe un veto che danneggia gli stessi interessi di questi Paesi”.

Sul ddl di bilancio e sul dl ristori Conte fa alcune promesse ai comuni: “E’ giusto che i sindaci possano anticipare i fondi per l’emergenza alimentare. Dobbiamo essere veloci, potrei prendere l’impegno di una norma, nel prossimo dl ristori ter, per consentire ai sindaci di usare le somme ancora a loro disposizione con l’impegno di restituirle loro nel 2021”.

Altra promessa sulla Tosap: “Prendo l’impegno a valutare la Tosap, la tassa per l’occupazione del suolo pubbliche, una tassa, alla cui sospensione bar e ristoranti tengono molto. Abbiamo stanziato circa 300 milioni per le agevolazioni nel 2020, prendo l’impegno a riprodurre la misura anche nel 2021″. AGI




Italia. I benzinai in autostrada resteranno chiusi dal 30 novembre

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Dal 27 novembre saranno sospese le aperture notturne dei distributori di carburanti in autostrada e, da lunedì 30, anche quelle diurne. se non arriveranno aiuti dal governo: è l’avvertimento lanciato da Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc-Anisa Confcommercio in una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e all’esecutivo, in cui sottolineano che “il pressoché azzeramento delle vendite a fronte del mantenimento dei costi fissi” non permetterà dalla fine della prossima settimana “di garantire l’apertura degli impianti” con “continuità e regolarità”.

“Situazione insostenibile”

172431449 c93ee286 3513 4f18 8328 328c751e59faLe Federazioni che rappresentano i gestori degli impianti stradali ed autostradali di distribuzione carburanti, si legge nella lettera, “intendono porre alla loro attenzione la situazione di insostenibilità delle loro attività a seguito dei provvedimenti assunti e in corso di assunzione (zone rosse/arancioni/gialle), per la limitazione dei movimenti, della circolazione di cittadini e veicoli, della limitazione dell’apertura di scuole ed attivita’ diverse (anche ad orario ridotto) e dell’adozione -su larga scala- del lavoro in smart working”. E ricordano che “la distribuzione dei carburanti ha subito in questo 2020 un vero e proprio tracollo che porta a registrare perdite di erogato (e fatturato) superiore al 40% sulla viabilita’ ordinaria e di circa il 70% su quella autostradale”. E insistono: “Se non c’è mobilità (strade o autostrade che siano), non ci sono erogati e non c’è fatturato. E i gestori non possono rimanere con gli impianti aperti a solo presidio del territorio”.

La denuncia della mancanza di sostegno

Pur apprezzando lo sforzo fatto dal Governo nella scorsa primavera, Faib, Fegica e Figisc/Anisa sottolineano che “da un lato non si sono concretizzati gli interventi ripetutamente annunciati quali il ‘trasferimento’ alle gestioni della riduzione delle royalties da parte dei Concessionari Autostradali agli Affidatari e dall’altro negli ultimi Atti in corso di conversione in Legge, la categoria e’ stata esplicitamente esclusa da qualsiasi forma di ulteriore sostegno economico, pur in presenza di progressive e notevoli perdite per effetto dei provvedimenti nazionali e regionali sopra indicati”. Da qui, la comunicazione che “essendo esaurite le disponibilità economiche e constatato il pressoché azzeramento delle vendite a fronte del mantenimento dei costi fissi- dalla fine della prossima settimana non saranno piu’ in grado di garantire l’apertura degli impianti. Con continuità e regolarità. A partire dalle autostrade nelle quali, dal prossimo 27 Novembre, verranno sospese le aperture notturne e, dalla settimana seguente, anche quelle diurne”.  AGI




Appello di Mattarella: “Il virus ci divide, collaboriamo senza polemiche”

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172842221 592fdc6b ee2b 4974 9b0e f862f00a4f6bIl virus ci divide, l’unica risposta possibile è collaborare con responsabilità. Sergio Mattarella lancia un nuovo appello dopo le nuove polemiche di queste settimane e invita le istituzioni a non giocare a scaricabarile, evitando polemiche scomposte, e i cittadini a rispettare le regole indicate dalle autorità. Perché nessuno è immune e il rischio di contagio è ancora alto in tutto il mondo.

Pochi giorni fa il Presidente della Repubblica aveva spiegato che è il virus il vero nemico di tutti noi e oggi, parlando all’Assemblea annuale dell’Anci, sottolinea uno dei principali rischi dell’epidemia: “questo virus è ancora in parte sconosciuto, ma, tra gli altri aspetti, ci rendiamo conto che tende a dividerci”. Molte sono le fratture possibili: tra fasce di età, tra categorie sociali più o meno colpite dalle conseguenze economiche, “tra le stesse istituzioni chiamate a compiere le scelte necessarie – talvolta impopolari – per ridurre il contagio e garantire la doverosa assistenza a chi ne ha bisogno”.

Nessuno vuole comprimere “il pluralismo e l’articolazione delle istituzioni repubblicane” che se cooperano sono “moltiplicatori di energie positive”, ma anche questo valore “viene meno se, nell’emergenza, ci si divide”.

La soluzione è una sola: usare “le nostre capacità e il nostro senso di responsabilità, per creare convergenze e collaborazione tra le forze di cui disponiamo perché operino nella stessa direzione”. Ben vengano anche le “osservazioni critiche” ma evitando “polemiche scomposte o la rincorsa a illusori vantaggi di parte”. Perché “la libertà rischia di indebolirsi quando si abbassa il grado di coesione, di unità tra le parti. E’ questa la prima responsabilità delle istituzioni democratiche, a tutti i livelli, e questa è la lezione che la pandemia ribadisce con durezza”.

Ma l’appello di Mattarella è rivolto anche a ogni cittadino: “vi sono le norme, le ordinanze, le regole dettate e applicate dalle istituzioni” e vanno applicate con “impegno convinto di ciascuno di noi” e con “responsabilità personale”. Dunque: le mascherine, l’igiene, il distanziamento, la scelta di fare a meno di attività e incontri non indispensabili. E non perché ci viene imposto ma perché ne siamo convinti: “liberi e, proprio per questa ragione, responsabili” verso gli altri e verso noi stessi, per “dovere di solidarietà”.

Il Presidente mette in guardia anche dalla tentazione del negazionismo, perché l’illusione dell’immunità si è già spesso infranta per molti: “nessuno si lasci ingannare dal pensiero ‘a me non succederà’”. “In questa occasione, desidero dunque rivolgere – questa volta attraverso i sindaci – un nuovo appello ai nostri concittadini affinché ci si renda conto, tutti, della gravità del pericolo del contagio; che sta investendo l’intera umanità, ovunque, mettendo in difficoltà e bloccando la normalità della vita in gran parte dei paesi di tutti i Continenti”.

Tornando alla responsabilità delle istituzioni, il Presidente ricorda come i sindaci con le loro ordinanze stiano esercitando il dovere di tutelare la salute di tutti e lo devono fare senza esitare “ad assumere le decisioni necessarie”.

E’ sotto gli occhi di tutti che “le difficoltà hanno provocato incomprensioni, che talvolta hanno reso ruvide le relazioni tra i diversi livelli di governo”. Serve invece rispettare “il principio di leale collaborazione istituzionale”, evitando assolutamente “la tentazione di lasciare ad altri le responsabilità delle decisioni più difficili”. La tendenza allo scaricabarile è dannosa e alla lunga non paga nemmeno in termini di consenso perché “la cooperazione e l’assunzione di responsabilità sono apprezzate dai cittadini e generano fiducia”. Tutti hanno compreso che “una partita come questa si vince solo insieme e nessuno può pretendere di avere ragione da solo”.

L’Europa è dalla nostra parte, “si sta assumendo responsabilità importanti in questo passaggio storico e finalmente si mostra, come in altri momenti di crisi del Continente, all’altezza dei suoi compiti”. Ora però bisogna interpretare al meglio gli investimenti garantiti dal Recovery plan: “investire bene vuol dire compiere scelte, guardando lontano e attuandole velocemente” esorta nuovamente Mattarella. AGI




L’ISS: “In Italia si rischia un’epidemia incontrollata e ingestibile”

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215011261 47e6d031 cc98 4c10 b5b5 0243a556309fIn Italia si rischia un’epidemia incontrollata e ingestibile. È l’allarme lanciato dall’Istituto superiore di Sanità nel suo monitoraggio settimanale dell’emergenza Covid.

Il report conferma che “è necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari”. “È fondamentale” avverte, “che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile“.

“L’epidemia in Italia è in rapido peggioramento” evidenzia il documento, “nella maggior parte del territorio nazionale è compatibile con uno scenario di tipo 3 ma sono in aumento il numero di Regioni in cui la velocità di trasmissione è già compatibile con uno scenario 4. La situazione si conferma  complessivamente e diffusamente molto grave sull’intero territorio nazionale con criticità ormai evidenti in numerose Regioni ed evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri.

“Tutte le Regioni sono classificate a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio o a rischio moderato con alta probabilità di progredire a rischio alto nelle prossime settimane”.

Nell’ultima settimana di monitoraggio, dal 26 ottobre al primo novembre, “l’aumento di casi è diffuso in tutto il Paese, con tutte le Regioni/PPAA che riportano un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente”, si legge nel report di monitoraggio settimanale del ministero della Salute e dell’Iss. “Questa settimana si osserva un ulteriore forte incremento dei casi che porta l’incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 gg a 523,74 per 100,000 abitanti nel periodo 19/10/2020-01/11/2020 (vs 279,72 per 100,000 abitanti nel periodo 12/10-25/10).

Nello stesso periodo, il numero di casi sintomatici è passato da 54.377 (periodo 12/10-25/10) a 129.238 (periodo 19/10-01/11). Quanto all’indice di contagio Rt, calcolato sui casi sintomatici, nel periodo 15–28 ottobre 2020 è pari a 1,72. Si riscontrano valori medi di Rt superiori a 1,5, ritenuta la soglia di rischio, “nella maggior parte delle Regioni/PA italiane e superiori a uno in tutte Regioni/PA”.

Problemi di tempestività e completezza nell’invio dei dati regionali al ministero della Salute, il che rischia di portare a “una sottostima della velocità di trasmissione” del virus, denuncia il report, secondo cui “si osserva complessivamente una criticità nel mantenere elevata la qualità dei dati riportati al sistema di sorveglianza integrato sia per tempestività (ritardo di notifica dei casi rapportati al sistema di sorveglianza su dati aggregati coordinati dal Ministero della Salute) sia per completezza”.

Questo “ha comportato in questa settimana un ritardo nella ricezione dei dati consolidati dalle Regioni/PA per la settimana 26 ottobre – 1 novembre che al momento è il dato consolidato più recente disponibile. Di per sé, questo costituisce una ulteriore prova della generale criticità di resilienza diffusa su tutto il territorio nazionale e dovuta alla gravità della situazione epidemiologica. Come conseguenza – conclude il documento – questo può portare ad una sottostima della velocità di trasmissione e dell’incidenza”.

La situazione epidemiologica nell’ultima settimana “evidenzia forti criticità dei servizi territoriali e il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni”. I dati indicano “un progressivo avvicinamento allo scenario 4”, con “criticità ormai evidenti in tutte le Regioni”. Il che porta al “rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica”.

Nel report gli esperti ribadiscono che “è necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”.

Le Regioni classificate a rischio moderato, con però una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese, il documento raccomanda “di considerare di anticipare rapidamente le misure previste per il livello di rischio Alto ed il corrispondente scenario come riportato nel documento Prevenzione e risposta a Covid-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”, trasmesso con Circolare del ministero della Salute del 12 ottobre.

L’indice di contagio Rt, pari a 1,72 come media nazionale, è superiore a 1 in tutte le Regioni, e supera l’1,5, considerata la soglia critica, in 15 Regioni. La Lombardia è l’unica con Rt superiore a 2 (2,08), seguita da Basilicata (1,99), Piemonte (1,97), Molise (1,88) e Provincia autonoma di Bolzano (1.87).

Le uniche ad avere l’indice di contagio inferiore alla soglia di 1,5 sono Liguria (1,48), Sardegna (1,24), Marche (1,29), Lazio (1,36) e Sicilia (1,4). Ecco l’elenco nel dettaglio: Abruzzo 1,54, Basilicata 1,99, Calabria 1,6, Campania 1,57, Emilia Romagna 1,63, Friuli V.G. 1,6, Lazio 1,36, Liguria 1,48, Lombardia 2,08, Marche 1,29, Molise 1,88, PA Bolzano 1,87, Piemonte 1,97, PA Trento 1,61, Puglia 1,57, Sardegna 1,24, Sicilia 1,4, Toscana 1,53, Umbria 1,53, Valle d’Aosta 1,54, Veneto 1,56.

AGI




Più di 37 mila nuovi casi Covid in Italia. 446 i decessi

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160654040 f0be51e7 9aca 4aab b35c 1b0f2eb14306Ancora in salita la curva epidemica in Italia. Oggi si registrano 37.809 casi, nuovo record di sempre, contro i 34.405 di ieri. Record anche per i tamponi, 234.245 (quasi 15 mila più di ieri), ma il rapporto positivi/tamponi sale comunque al 16,14% contro il 15,69% di 24 ore fa. Ancora alto il numeo dei decessi, 446 (ieri 445): il totale delle vittime sale a 40.638. È quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.

La regione con più casi resta la Lombardia, ancora in aumento, che sfiora i 10 mila contagi giornalieri (+9.934), seguita da Piemonte (+4.878), Campania (+4.508), Veneto (3.297), Lazio (2.699) e Toscana (2.592). Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia sale a 862.681.

Impennata dei guariti, 10.586 in 24 ore (ieri erano 4-961), per un totale di 322.925. Gli attualmente positivi sfiorano ormai il mezzo milione di casi (sono 499.118, 26.770 più di ieri).

Nuovo balzo anche dei ricoveri in terapia intensiva, +124 (ieri +99), che sono ora 2.515 in tutto, mentre i ricoveri ordinari sono 749 in piu’ (ieri 1.140), per un totale di 24.005. Le persone in isolamento domiciliare sono 472.598. AGI




“Comites d’Europa tra sogno e realtà”

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5comitesparigiVincenzo Cirillo, presidente del Comites di Parigi, e Pietro Mariani, presidente del Comites di Madrid, si incontreranno su Zoom sabato, 7 novembre, dalle ore 11.00 alle ore 12.00, per il primo appuntamento della serie di webinar “I Comites d’Europa tra sogno e realtà”, voluti dal Comites di Parigi.
Tutti parlano dei Comites, ma chi veramente li conosce? Chi sa come funzionano? Quali sono le loro difficoltà, cosa fanno e come lo fanno? Soltanto chi vi opera, chi presta il suo tempo gratuitamente può veramente parlarne. I presidenti dei Comites del mondo hanno enormi responsabilità come rappresentanti legali di questi enti rappresentativi, questi organismi di base dei cittadini ed è bene sapere come vivono la loro presidenza. Ed è per questo che è nata la serie “I Comites d’Europa tra sogno e realtà”, un incontro mensile aperto ai cittadini e ospiti che potranno interagire.
Per i primi 40 minuti i presidenti dialogheranno tra loro su come funzionano, come agiscono e quali sono le difficoltà di gestione dei propri Comites. I presidenti potranno anche sognare, proporre visioni utopiche o possibili di come uno o l’altro vorrebbero vivere o immaginare nel futuro i loro Comites e quelli del mondo.
Nella seconda parte dell’incontro, per i restanti 20 minuti, i cittadini e ospiti presenti potranno fare domande ai due presidenti dando più spazio naturalmente al presidente invitato, in questo primo incontro il presidente di Madrid Pietro Mariani.
Le elezioni dei Comites e dei CGIE che dovevano svolgersi a marzo 2020 sono state rinviate a data ancora da stabilirsi, questo aumenta la difficoltà di gestione dei Comites. Molti consiglieri sono stanchi e vorrebbero lasciare, ma per non fare decadere o mettere in difficoltà i Comites in cui sono stati eletti, continuano il loro mandato con grande difficolta e fatica.
Ora è bene far sapere a chi aspira a candidarsi al rinnovamento dei Comites, soprattutto i giovani, di informarsi, capire bene cosa vuol dire fare parte di un Comites e il tempo e l’impegno che questi richiedono per fare in modo che tutto l’entusiasmo iniziale non si spenga con l’incontro della realtà. Sono tanti i consiglieri che danno le loro dimissioni durante i 5 anni di mandato o per incomprensioni interne o per mancanza effettiva di tempo da dedicare al loro Comites.
Il Comites di Parigi vuole con questa iniziativa mostrare a tutti cittadini, autorità, aspiranti candidati, i reali mezzi di cui dispongono i Comites e provare a proporre nuove idee perché i Comites di domani siano migliori di quelli di oggi e facilitarne l’azione.
Dopo il primo appuntamento di sabato, la serie “I Comites d’Europa tra sogno e realta” proseguirà nel mese di dicembre e poi nel 2021 con altri presidenti Comites d’Europa in qualità di ospiti.
Gli incontri si svolgeranno sulla piattaforma Zoom e saranno trasmessi in streaming diretto sulla pagina Facebook del Comites di Parigi, con il coordinamento di Francesco Boscolo Lisetto.




Tornano a crescere i contagi in Italia, mai così tanti decessi da maggio: 353 in un giorno

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161959059 edef5931 784d 478d 819f 67817c3887ecIn salita la curva epidemica in Italia dopo la frenata di casi (ma soprattutto di tamponi) di ieri. Sono 28.244 i nuovi contagi, contro i 22.253 di 24 ore fa. In forte crescita i decessi, 353 (ieri erano 233), mai così tanti dal 6 maggio, subito dopo la fine del lockdown. E’ quanto emerge dal bollettino quotidiano del ministero della Salute.

L’aumento dei casi è compensato da quello dei tamponi: oggi 182.287, quasi 47mila più di ieri, con la percentuale positivi-tamponi scesa dal 16,39% al 15,49%. A trainare la crescita, la Lombardia con 6.804 nuovi casi, seguita da Piemonte (+3.169), Campania (+2.971), Veneto (+2.298), Toscana (+2.336) e Lazio (+2.209). Il totale dei contagi sale cosi’ a 759.829.

In forte crescita i ricoveri in terapia intensiva nelle ultime 24 ore: sono 203, contro gli 83 di ieri, per un totale che sale a 2.225. In salita anche i ricoveri ordinari, +1.274 (ieri +938), 21.114 in tutto.

I guariti sono 6.258 nelle 24 ore (ieri 6.637), per un totale di 302.275. Il numero delle persone attualmente positive sale di altre 21.630 unita’ (ieri 18.383), e arriva a 418.142. Di questi, sono in isolamento domiciliare 394.803 pazienti, 20.153 più di ieri. AGI




Giggi ci ha lasciato!

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5560073 proietti1Gigi Proietti è morto. Oggi avrebbe compiuto 80 anni.

Il noto attore romano è deceduto a Roma nella clinica Villa Margherita intorno alle 5.30. Le sue condizioni si erano aggravate ieri sera.

Proietti era ricoverato da 15 giorni per problemi cardiaci.

«Nelle prime ore del mattino è venuto a mancare all’affetto della sua famiglia Gigi Proietti». Ne danno comunicazione la moglie e le figlie del noto attore romano.

«Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie», dicono Sagitta, Susanna e Carlotta.

I funerali

«Gigi sarà ricordato come merita», assicurano fonti vicine alla famiglia. I funerali del grande attore  si terranno nei tempi e nei modi compatibili con le attuali restrizioni anti Covid. Le esequie – a quanto si apprende – saranno pubbliche, ma con ingressi contingentati. La Sindaca di Roma Virginia Raggi, secondo quanto si apprende, proclamerà il lutto cittadino a Roma nel giorno dei funerali. La Raggi ha  messo a disposizione il Campidoglio per la camera ardente. Si parla anche del Globe Theatre Silvano Toti nel verde di Villa Borghese, da lui creato. I funerali si celebreranno in chiesa.

Proietti era ricoverato da due settimane nella clinica romana Villa Margherita per gravi problemi cardiaci. Ieri le sue condizioni sono peggiorate e nella tarda serata è stato sedato. Fino a tardi sono rimasti accanto all’attore la moglie e le due figlie, ma intorno alla mezzanotte hanno lasciato la clinica. Numerosi i tweet di personaggi famosi e di politici hanno ricordato l’attore.

«Te possino Mandra’… proprio oggi?», scrive Enrico Montesano, “Er Pomata”, che con Proietti fu interprete di uno dei film più celebri Febbre da Cavallo.

da “Il Messaggero”




Coronavirus: gli europei sono preoccupati

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curfew 5086860 1280Per i cittadini europei le tre principali preoccupazioni a livello dell’UE sono la situazione economica, lo stato delle finanze pubbliche degli Stati membri e l’immigrazione. La situazione economica è la principale preoccupazione anche a livello nazionale, seguita da salute e disoccupazione. È quanto emerge dalla nuova indagine di Eurobarometro condotta in luglio e agosto.
Il 64 % degli europei ritiene che la situazione sia “negativa” e il 42% ritiene che l’economia del proprio paese si riprenderà dagli effetti avversi della pandemia di coronavirus “nel 2023 o successivamente”.
Per quanto riguarda le misure adottate dall’UE per combattere la pandemia, gli europei sono divisi (45% di “soddisfatti” contro il 44% di “insoddisfatti”). Il 62% si dichiara tuttavia fiducioso nel fatto che l’UE prenderà le decisioni giuste in futuro e il 60 % rimane ottimista riguardo al futuro dell’UE.
UE: FIDUCIA E IMMAGINE

Rispetto all’autunno 2019 la fiducia nell’Unione europea è rimasta stabile al 43 %, nonostante le variazioni della percezione dell’opinione pubblica durante la pandemia. È aumentata la fiducia nei governi e nei parlamenti nazionali, rispettivamente al 40 % (+ 6 punti percentuali) e al 36 % (+ 2).
In 15 Stati membri la maggioranza degli intervistati dichiara di fidarsi dell’UE, con i livelli più elevati in Irlanda (73 %), Danimarca (63 %) e Lituania (59 %). I livelli più bassi di fiducia nell’UE si registrano in Italia (28 %), Francia (30 %) e Grecia (32 %).
La percentuale di intervistati che hanno un’immagine positiva dell’UE è la stessa di coloro che hanno un’immagine neutra (40 %). Il 19 % degli intervistati ha un’immagine negativa dell’UE (-1 punto percentuale).
In 13 Stati membri dell’Unione la maggioranza degli intervistati ha un’immagine positiva dell’UE, con le percentuali più alte in Irlanda (71 %), Polonia e Portogallo (entrambi al 55 %). In altri 13 Stati membri l’UE evoca negli intervistati un’immagine prevalentemente neutra, con le percentuali più elevate registrate a Malta (56 %), in Spagna, in Lettonia e in Slovenia (tutte al 48 %).
PREOCCUPAZIONI PRINCIPALI A LIVELLO NAZIONALE E DELL’UE

Con un forte aumento di 16 punti percentuali rispetto all’autunno 2019, oltre un terzo dei cittadini (35%) ha indicato la situazione economica come il problema più urgente che l’UE deve affrontare, salito dalla terza alla prima posizione. La preoccupazione per la situazione economica non è mai stata così forte dalla primavera del 2014.
I cittadini europei sono inoltre sempre più preoccupati per lo stato delle finanze pubbliche degli Stati membri (23 %, ossia + 6 punti percentuali, il livello più alto dalla primavera del 2015), che passa dal quinto al secondo posto delle preoccupazioni, alla pari con l’immigrazione (23 %, ossia -13 punti percentuali), che ora si colloca al livello più basso dall’autunno 2014.
Nel pieno della pandemia di coronavirus, la salute (22 %, nuova voce) è la quarta preoccupazione più menzionata a livello dell’UE. La questione dell’ambiente e dei cambiamenti climatici ha perso terreno, scendendo di 8 punti percentuali al 20 %, seguita dalla disoccupazione (17 %, + 5 punti percentuali).
Analogamente, la situazione economica (33 %, + 17 punti percentuali) ha superato la salute come problema più importante a livello nazionale, balzando dal settimo al primo posto. Anche se in seconda posizione, la salute è stata molto più citata come preoccupazione rispetto all’autunno 2019 (31 %, + 9 punti percentuali), registrando il livello più elevato mai osservato negli ultimi sei anni.
Anche la preoccupazione per la disoccupazione ha guadagnato molto terreno (28%, + 8 punti percentuali), seguita da aumento dei prezzi/inflazione/costo della vita (18 %, – 2 punti percentuali), ambiente e cambiamenti climatici (14 %, – 6 punti percentuali) e debito pubblico (12 %, + 4 punti percentuali). La preoccupazione per l’immigrazione (11 %, – 5 punti percentuali) è al livello più basso degli ultimi sei anni.
LA SITUAZIONE ECONOMICA ATTUALE

Rispetto all’autunno del 2019 la percentuale di europei che ritiene che la situazione attuale della loro economia nazionale sia “buona” (34 %, – 13 punti percentuali) è notevolmente diminuita, mentre la percentuale di intervistati che giudicano la situazione economica nazionale “negativa” ha registrato un vertiginoso aumento (64 %, + 14 punti percentuali).
A livello nazionale, in 10 paesi (nell’autunno 2019 erano 15) la maggioranza degli intervistati afferma che la situazione economica nazionale è buona. La percentuale di intervistati per i quali la situazione dell’economia nazionale è buona varia dall’83 % del Lussemburgo al 9 % della Grecia.
LA PANDEMIA DI CORONAVIRUS E L’OPINIONE PUBBLICA NELL’UE

Gli europei sono divisi sulle misure adottate dalle istituzioni dell’UE per combattere la pandemia di coronavirus (il 45 % si ritiene “soddisfatto” mentre il 44 % è “insoddisfatto”). Tuttavia, la maggioranza degli intervistati in 19 Stati membri è soddisfatta delle misure adottate dalle istituzioni dell’Unione europea per combattere la pandemia di coronavirus. I dati positivi più elevati si registrano in Irlanda (71 %), seguiti da quelli di Ungheria, Romania e Polonia (tutti al 60 %). In sette paesi la maggioranza degli intervistati si dichiara “insoddisfatta”, soprattutto in Lussemburgo (63 %), Italia (58 %), Grecia e Cechia (in entrambe al 55 %) e Spagna (52 %). In Austria si registra la stessa percentuale (47 %) di intervistati soddisfatti e insoddisfatti.
In ogni caso più di sei europei su dieci hanno fiducia nel fatto che l’UE prenderà le giuste decisioni in futuro (62 %). Le priorità della risposta dell’UE alla pandemia più citate dagli intervistati sono la definizione di una strategia per affrontare una crisi simile in futuro (37%) e l’impiego di mezzi finanziari per trovare una cura o un vaccino (37 %), mentre per il 30 % dei soggetti è prioritario lo sviluppo di una politica sanitaria europea.
Le esperienze personali degli europei quanto alle misure di confinamento sono state molto diverse. Nel complesso, quasi tre europei su dieci hanno affermato che è stato abbastanza facile rispettarle (31 %), mentre un quarto ha dichiarato che è stato piuttosto difficile (25 %); il 30 % ha invece affermato che è stato “facile e difficile allo stesso tempo”.
PRINCIPALI SETTORI DI INTERVENTO

Interrogati sugli obiettivi del Green Deal europeo, i cittadini dell’Unione continuano a considerare assolute priorità lo sviluppo delle energie rinnovabili, la lotta contro i rifiuti di plastica e il ruolo guida dell’UE sul problema della plastica monouso. Più di un terzo ritiene che la priorità assoluta debba andare al sostegno agli agricoltori dell’UE (38 %) o alla promozione dell’economia circolare (36 %). Poco più di tre intervistati su dieci affermano che la riduzione del consumo di energia (31 %) dovrebbe essere la principale priorità.
Il sostegno all’Unione economica e monetaria e all’euro rimane elevato, con il 75 % degli intervistati della zona euro a favore della moneta unica dell’UE. Nell’intera UE a 27, il sostegno all’euro è salito al 67 % (+ 5).
CITTADINANZA DELL’UE E DEMOCRAZIA EUROPEA
In 26 Stati membri dell’UE (fa eccezione l’Italia) in maggioranza i soggetti intervistati si sentono cittadini dell’UE e, nell’UE nel suo insieme, la percentuale è pari al 70 %. A livello nazionale le percentuali più alte si osservano in Irlanda e Lussemburgo (entrambi 89 %), Polonia (83 %), Slovacchia e Germania (entrambe 82 %), Lituania (81 %), Ungheria, Portogallo e Danimarca (tutti 80 %).
La maggioranza degli europei (53 %) dichiara di essere soddisfatta del modo in cui la democrazia funziona nell’UE. La percentuale di intervistati che si dichiarano “insoddisfatti” è aumentata di 3 punti percentuali dall’autunno 2019 ed è pari al 43 %.
OTTIMISMO RIGUARDO AL FUTURO DELL’UE

Infine, in questo periodo tormentato, il 60 % degli europei afferma di essere ottimista sul futuro dell’UE. Le percentuali più elevate di ottimismo si osservano in Irlanda (81 %), Lituania e Polonia (entrambe 75 %) e Croazia (74 %). I livelli di ottimismo più bassi si registrano in Grecia (44 %) e in Italia (49 %), dove il pessimismo supera l’ottimismo, e in Francia, dove le opinioni sono equamente ripartite (49 % e 49 %)




Svizzera. Il Coronavirus e il lavoro a distanza nei Consolati

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La recente visita in Svizzera del Direttore Generale dell’Emigrazione Luigi Vignali  è  un segno tangibile, ci sembra, dell’attenzione con cui la Farnesina segue le vicende della collettività italiana qui residente.

Stando alle scarne notizie pubblicate sulla stampa dell’emigrazione, Vignali avrebbe esaminato, assieme ai diplomatici italiani qui presenti e ai rappresentanti di Comites e di CGIE, l’evoluzione  del lavoro e il funzionamento  dei Consolati, alla luce anche delle attese della collettività italiana  e delle misure, altresì,  di ordine sanitario e operativo, già per altro avviate.

Sul piano organizzativo, non è chiaro tuttavia se la diffusione del lavoro a distanza, che riguarda, come noto,  un numero crescente di impiegati consolari, sia  una misura circoscritta nel tempo, legata, cioè,  all’emergenza sanitaria, o se essa  sia, invece, una misura a tempo indefinito. Come è noto, l’offerta dei servizi per i cittadini italiani residenti nella circoscrizione di Zurigo sta peggiorando a vista d’occhio, in parte per ragioni obiettive, legate all’ irrompere dell’epidemia di Coronavirus, in parte però per ragioni più antiche.

Ci inquietano perciò alcune delle soluzioni fin qui ventilate.

Se si considera infatti quello che a noi appare come un indiscusso bisogno di molti cittadini, che auspicano  un contatto, per quanto possibile, ”ravvicinato” coi funzionari consolari, e che paventano  giustamente l’affermarsi di quel fenomeno che, nella Svizzera tedesca, va sotto il nome di ”Entfremdung”, ossia quel peculiare  sentore di alienazione che è collegato, in qualche modo, colla invisibilità dei contatti a distanza, e con l’apparente caduta  perciò dei rapporti umani. Se si concorda su  una siffatta impressione,  sembrerebbe  lecito dedurre la necessità  di un cambio di marcia del lavoro consolare, in una direzione che tenga conto delle aspettative dei cittadini, oggi in buona misura frustrate.

Ecco perché non ci stancheremo di ripetere che occorre ampliare anzitutto l’orario degli sportelli e  digitalizzare il lavoro negli uffici prima che nelle abitazioni private, abbattendo inoltre le limitazioni che  impediscono l’agevole accesso alle sedi consolari.  In siffatto contesto, parrebbe  opportuno  annullare l’obbligo della prenotazione elettronica degli appuntamenti. Valga, in proposito, la felice esperienza zurighese degli anni passati.  Compatibilmente  con le correnti esigenze di natura sanitaria, ci permettiamo perciò di confidare nella puntuale ripresa delle attività di sportello e nel ripensamento, altresì, del lavoro a distanza.

Gerardo Petta, coronavirus 4914028 1920consigliere Comites di Zurigo