Ucraina: segnali di pace?

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232701783 7634b976 26cf 4366 97d7 c3fe5a351443“Restituiremo tutto. Torniamo alla vita normale. La pace per l’Ucraina si sta avvicinando. Per tutto il nostro Paese”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel suo messaggio video notturno.

“Quando c’è una bandiera ucraina, c’è civiltà. C’è libertà. C’è la previdenza sociale. C’è l’infrastruttura. C’è la sicurezza. C’è qualcuno che si prende cura delle persone. Ci sono tutte le cose che scompaiono e che vengono distrutte quando arriva l’occupante”, ha detto Zelensky, “questo è ciò che significa la bandiera russa: completa desolazione. Non c’è elettricità, nessuna comunicazione, niente internet, niente televisione. Gli occupanti hanno distrutto tutto da soli, apposta. Questa è la loro operazione speciale”.

“Alla vigilia dell’inverno, gli occupanti russi hanno distrutto assolutamente tutte le infrastrutture critiche per il popolo”, ha proseguito il presidente ucraino, “assolutamente tutti gli oggetti importanti della città e della regione vengono sottratti. È felicità per tutti quando la Russia viene espulsa. La felicità che ci sarà in quelle città e comunità che la Russia ha privato della vita normale sia dopo il 24 febbraio che nel 2014. Restituiremo tutto. Torniamo alla vita normale. E sappiamo che la pace per l’Ucraina si sta avvicinando. Per tutto il nostro Paese”.

In serata, lL’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede alla Russia di pagare le riparazioni per i danni causati con l’invasione dell’Ucraina.

Il testo, promosso da Kiev e da molti suoi alleati, è stato approvato con 94 voti favorevoli, 14 contrari e 73 astenuti. La risoluzione afferma che la Russia deve “essere ritenuta responsabile di tutte le violazioni del diritto internazionale in Ucraina”. Viene poi chiesta l’istituzione di un meccanismo internazionale di riparazione e raccomandata la creazione di un “registro internazionale dei danni” per documentare le perdite subite dall’Ucraina, dai suoi cittadini e dalle sue imprese durante il conflitto.

La Cina ha votato contro la risoluzione. “Al fine di mantenere la fiducia nell’Assemblea generale, al fine di proteggere lo spirito di cooperazione e solidarietà multilaterale, a sostegno dello stato di diritto e della giustizia, la Cina voterà contro il progetto di risoluzione”, ha affermato il rappresentante di Pechino, secondo quanto riporta Ukrinform. Hanno inoltre votato contro la risoluzione Russia, Bielorussia, Zimbabwe, Iran, Corea del Nord, Cuba, Mali, Nicaragua, Siria, Commonwealth delle Bahamas, Repubblica Centrafricana, Eritrea ed Etiopia.

agi.it




Quattro navi da guerra russe colpite a Sebastopoli. Mosca accusa Londra

ucraina: esplosioni a sebastopoli in crimea

ucraina: esplosioni a sebastopoli in crimea

Quattro navi da guerra della flotta del Mar Nero della Federazione Russa, tra cui una fregata e una nave d’assalto anfibia, sarebbero esplose nella baia di Sebastopoli.

Lo afferma su Telegram il consigliere presidenziale ucraino Anton Gerashchenko.

Il quale scrive che, secondo dati non confermati, tra le navi danneggiate c’è il vettore di missili da crociera Kalibr “Admiral Makarov”: una potente esplosione nell’area dell’ormeggio della nave è stata ripresa in video e pubblicata da Unian. Al momento unità russe hanno completamente bloccato l’ingresso alla baia di Sebastopoli.

Il regime di Kiev ha effettuato “un attacco terroristico” alla Flotta del Mar Nero a Sebastopoli. Lo afferma il ministero della Difesa russo citato dalla Tass. Il governatore filorusso Mikhail Razvozhaev ha dichiarato che l’attacco di questa mattina a Sebastopoli da parte delle Forze Armate dell’Ucraina è stato il più “massiccio” dall’inizio dell’operazione militare speciale. Lo riporta la Tass. “Il nemico ha cercato di colpire le infrastrutture militari della Flotta del Mar Nero. Tutti i veicoli aerei senza pilota sono stati individuati e distrutti in anticipo”, ha dichiarato il governatore.

Il ministero della Difesa russo ha accusato la Gran Bretagna di avere contribuito alla preparazione dell’attacco con i droni in Crimea. I preparativi per l’attacco sarebbero stati condotti – precisa la Tass – da specialisti britannici con sede a Ochakov, nell’oblast di Nikolaev. Le navi attaccate dai droni in Crimea erano impegnate nell’esportazione di grano ucraino. Lo afferma il ministero della Difesa russo.

L’esercito russo accusa la Gran Bretagna di essere coinvolta nelle esplosioni avvenute al gasdotto Nord Stream, oltre che di avere contribuito alla preparazione dell’attacco con i droni sferrato da Kiev nel mar Nero.

Ansa




Papa Francesco: “Putin, fermati. Zelensky, ascolta”

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115118556 9ce46593 a294 4949 9750 4f5e81463d0dPutin fermati, Zelensky ascolta. Tregua. Veri negoziati, su proposte serie e volti a garantire l’integrità territoriale ucraina e il rispetto delle minoranze. Di fronte al tremendo pericolo di una catastrofe nucleare, Papa Francesco implora e invita i protagonisti della guerra in Ucraina (che, ricorda, è stata scatenata dall’aggressione russa) l’uno a fermarsi e l’altro a non essere sordo elle prospettive di dialogo. E ai paesi terzi, e alla comunità internazionale, di non lasciarsi tirare dentro l’escalation: tutto il Pianeta rischia, non lo dimentichino.

Angelus con pochi precedenti, oggi in Piazza San Pietro. Nessuna spiegazione del Vangelo, nessuna catechesi. Bergoglio si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico addirittura con qualche secondo di anticipo e legge, scandendo le parole, da un testo preparato in precedenza. Ma non sono parole fredde. Al contrario: il Pontefice pare rabbuiato e preoccupato. Ne ha ben donde. “L’andamento della guerra in Ucraina è diventato talmente grave, devastante e minaccioso, da suscitare grande preoccupazione”, esordisce di fronte ai circa trentamila pellegrini in Piazza. A Roma, dopo settimane di gran caldo, è tornata l’aria fresca, persino preautunnale. Il sagrato della Basilica è più affollato del solito.

“Per questo”, perché la situazione si fa sempre più preoccupante, “oggi vorrei dedicarvi l’intera riflessione prima dell’Angelus. Infatti, questa terribile e inconcepibile ferita dell’umanità, anziché rimarginarsi, continua a sanguinare sempre di più, rischiando di allargarsi” spiega.

Aggiunge: “Mi affliggono i fiumi di sangue e di lacrime versati in questi mesi. Mi addolorano le migliaia di vittime, in particolare tra i bambini, e le tante distruzioni, che hanno lasciato senza casa molte persone e famiglie e minacciano con il freddo e la fame vasti territori”.

Sia chiaro, “certe azioni non possono mai essere giustificate, mai! È angosciante che il mondo stia imparando la geografia dell’Ucraina attraverso nomi come Bucha, Irpin, Mariupol, Izium, Zaporizhzhia e altre località, che sono diventate luoghi di sofferenze e paure indescrivibili”.

Ugualmente “che dire del fatto che l’umanità si trova nuovamente davanti alla minaccia atomica? È assurdo”. Ma l’uomo non ascolta, non riflette di fronte all’evidenza della tragedia. “Che cosa deve ancora succedere? Quanto sangue deve ancora scorrere perché capiamo che la guerra non è mai una soluzione, ma solo distruzione? In nome di Dio e in nome del senso di umanità che alberga in ogni cuore, rinnovo il mio appello affinché si giunga subito al cessate-il-fuoco”.

Subito. Subito “tacciano le armi e si cerchino le condizioni per avviare negoziati capaci di condurre a soluzioni non imposte con la forza, ma concordate, giuste e stabili”, quasi intima Bergoglio, che ha aumentato – se possibile – negli ultimi tempi gli interventi sulla crisi ucraina, ma ha anche dovuto constatare l’inefficacia di molti appelli. Il dialogo, le negoziazioni, le soluzioni saranno durevoli e rispettate “se fondate sul rispetto del sacrosanto valore della vita umana, nonché della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese, come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni”.

Rispetto della vita umana, rispetto dei diritti dell’uomo: entrambi sono calpestati e umiliati, in questi giorni, e il Papa denuncia “la grave situazione creatasi negli ultimi giorni, con ulteriori azioni contrarie ai principi del diritto internazionale“. Anche perché la posta in gioco si fa sempre più alta, crescono i rischi e sono azzardi mortali: “aumenta il rischio di un’escalation nucleare, fino a far temere conseguenze incontrollabili e catastrofiche a livello mondiale”.

Chi ha scatenato il disastro, e ora minaccia l’atomica, si fermi per “amore del suo stesso popolo” (l’inciso è molto significativo), chi si difende non vada al di là del legittimo diritto alla difesa, e si dimostri un vero statista. “Il mio appello si rivolge innanzitutto al Presidente della Federazione Russa, supplicandolo di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte”, dice allora il Papa. Che, “addolorato per l’immane sofferenza della popolazione ucraina a seguito dell’aggressione subita”, rivolge “un fiducioso appello al Presidente dell’Ucraina ad essere aperto a serie proposte di pace”.

Ma non basta, perché in questo ennesimo episodio della Terza Guerra Mondiale combattuta pezzo a pezzo ha un ruolo anche la comunità internazionale, esistono le superpotenze che qualcosa possono fare: nelle sedi istituzionali preposte e nei canali diplomatici più adatti.

“A tutti i protagonisti della vita internazionale e ai responsabili politici delle Nazioni chiedo con insistenza di fare tutto quello che è nelle loro possibilità per porre fine alla guerra in corso, senza lasciarsi coinvolgere in pericolose escalation, e per promuovere e sostenere iniziative di dialogo”.

Come dire: il nucleare non risparmierebbe nessuno, la guerra non sarà una guerra circoscritta. Al contrario. Allora, “per favore, facciamo respirare alle giovani generazioni l’aria sana della pace, non quella inquinata della guerra, che è una pazzia”.

Dopo sette mesi di sangue sparso inutilmente, di strage senza senso “si faccia ricorso a tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora eventualmente non utilizzati, per far finire questa immane tragedia. La guerra in sé stessa è un errore e un orrore“. Fermatevi, siamo ancora in tempo. Lo chiede una voce di uomo che grida tra le macerie della Terza Guerra prossima ventura.

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La Russia: niente gas all’Italia

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193901137 e9a2d1e8 b1ce 4022 bf57 e39aab3da64dLa Russia ha azzerato i flussi di gas verso l’Italia. Ufficialmente per l’impossibilità di trasportare il gas attraverso l’Austria. “Gazprom ha comunicato di non poter confermare la consegna dei volumi di gas richiesti per oggi a causa della dichiarata impossibilità di trasportare il gas attraverso l’Austria. Oggi, pertanto, i flussi di gas russo destinati a Eni attraverso il punto di ingresso di Tarvisio saranno nulli“, si legge sul sito di Eni negli aggiornamenti sull’approvvigionamento del gas dalla Russia. “Eni si riserva di comunicare eventuali riprese delle forniture”, si aggiunge.

La presidente della Commissione ha anche fatto appello a “restare uniti e formare insieme la nostra Unione dell’energia, forte e resiliente”

“A partire da oggi Gazprom non sta più consegnando il gas ad Eni poiché, stando alle sue comunicazioni, non sarebbe in grado di ottemperare agli obblighi necessari per ottenere il servizio di dispacciamento di gas in Austria dove dovrebbe consegnarlo”, ha spiegato un portavoce del cane a sei zampe. “Ci risulta però che l’Austria stia continuando a ricevere gas al punto di consegna al confine Slovacchia/Austria. Stiamo lavorando per verificare con Gazprom se sia possibile riattivare i flussi verso l’Italia”.

Per Gazprom “il motivo di questa interruzione sono le modifiche normative in Austria” e che la società russa “sta lavorando per risolvere il problema insieme all’Italia”. “Il trasporto di gas russo attraverso l’Austria – spiega Gazprom – è stato sospeso a causa del rifiuto dell’operatore austriaco di confermare le nomine di trasporto”.

Intanto il gruppo russo oggi ha confermato di aver inviato 41,7 mcm in Europa tramite l’Ucrainarispetto ai 43,7 mcm annunciati precedentemente.

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Putin annette alla Russia i nuovi territori

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050814837 a5a8251c 2539 4d90 871e 5b043d482027Il presidente russo, Vladimir Putin, presiederà l’atto di annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, a cui parteciperanno anche i leader filo-russi dei territori separatisti.

Alle 15 (le 14 in Italia) al Cremlino Putin parteciperà alla cerimonia di firma dei trattati di adesione alla Russia delle quattro regioni dell’Ucraina, sulla base dei referendum che, secondo Mosca, hanno sancito la “volontà di autodeterminazione” delle popolazioni locali. Secondo i risultati diffusi dalle autorità filo-russe al termine dello spoglio, tra l’87,05 e il 99,23% degli elettori nei territori parzialmente controllati dalle forze russe nell’Ucraina orientale e meridionale ha sostenuto l’annessione alla Russia.

I referendum però sono stati bollati come una ‘farsa’ dal mondo occidentale: Nato, Ue e Usa hanno già detto che non hanno alcuna intenzione di riconoscerli. Durante l’evento, che si svolgerà nella sontuosa sala San Giorgio del Gran Palazzo del Cremlino, Putin pronuncerà un discorso “importante”, ha annunciato la Presidenza russa.

Nella stessa stanza, il presidente russo firmò il 18 marzo 2014 il trattato di annessione alla Russia della penisola ucraina della Crimea e della città di Sebastopoli. Nel pomeriggio sulla Piazza Rossa sarà organizzato un grande concerto per celebrare i nuovi territori, a cui potrebbe partecipare anche il leader del Cremlino, la cui presenza non è stata ancora confermata ufficialmente.

Nel 2014 la firma dell’annessione della Crimea fu un bagno di folla, con un atto che riunì più di 120.000 persone nel centro di Mosca.

Nella tarda serata di ieri, Putin ha firmato decreti che aprono la strada all’annessione formale alla Russia delle regioni occupate di Kherson e Zaporizhzhia. I decreti, resi pubblici dal Cremlino affermano che Putin ha riconosciuto le due regioni come territori indipendenti. È questo un passaggio intermedio necessario prima dell’annuncio, previsto per l’atto finale di oggi.

Mosca, in quella che rischia di essere una ulteriore escalation del conflitto, ha assicurato che difenderà la sua sovranità, compresa la Crimea e i nuovi territori che potrebbero diventare parte della Federazione.

“Alcuni politici americani resteranno delusi se pensano che la nostra disponibilita’ a difendere il nostro territorio non si applichi alla Crimea o ai territori che potrebbero diventare parte della Russia sulla base di una libera espressione della volontà popolare”, ha avvertito l’ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov.

“Non stiamo minacciando nessuno, ma confermiamo che, come ha affermato il presidente Putin il 21 settembre, la Russia è pronta a difendere la sua sovranità, integrità territoriale e il suo popolo con tutti i sistemi d’arma a disposizione”.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha convocato una riunione urgente del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale che si terrà nelle stesse ore della cerimonia a Mosca.
Putin ha accusato i Paesi occidentali di cercare di scatenare un sanguinoso massacro nella Comunita’ degli Stati Indipendenti (Csi).

A suo dire “ciò viene fatto per impedire la formazione di un ordine mondiale più giusto” e “l’Occidente sta cercando di riaccendere vecchi conflitti, creando nuovi problemi e crisi”. Ma, ha avvertito Putin, secondo il quale la guerra in Ucraina è figlia del collasso dell’Urss, “l’egemonia unipolare sta inesorabilmente crollando e questa e’ una realta’ oggettiva che l’Occidente rifiuta categoricamente”.

L’annessione delle regioni ucraine alla Russia, “non ha posto nel mondo moderno”, ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. “Qualsiasi decisione di procedere all’annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, non ha valore legale e deve essere condannata (…) È un’escalation pericolosa”, ha avvertito.

“Oggi, come in passato, una democrazia sta lottando per la sopravvivenza contro l’aggressione di un’autocrazia straniera” ma “io sono convinta che la democrazia prevarrà ed è nostro dovere difendere la democrazia”, ha sottolineato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

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Luce + 60%, gas + 70%

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183108904 7c120f4e 8345 4583 9b1b 7d6d6c0a9120A partire dal prossimo primo ottobre le bollette dell’elettricità, sul mercato tutelato, aumenteranno del 60%. È quanto stima Nomisma Energia in previsione dell’aggiornamento delle tariffe di Arera di giovedì prossimo. “Senza interventi del governo – spiega il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli – l’incremento della bollette della luce sarebbe addirittura del 100%”.

Il prezzo dell’elettricità toccherà un nuovo massimo di 66,6 centesimi per Kwh. Per quanto riguarda il gas, alla luce del nuovo metodo di calcolo, l’aggiornamento ci sarà a inizio novembre. In ogni caso, Nomisma stima un rialzo del gas del 70%.  “Il prezzo del Psv è un po’ più basso, circa il 10% in meno rispetto al Ttf, questo se non altro aiuta un po’”, conclude Tabarelli.

“Se, e solo se, la stima di Nomisma fosse esatta, allora una famiglia tipo avrebbe un rincaro della bolletta della luce pari a 677 euro su base annua”. Lo afferma Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la stima di Nomisma energia.

Per il gas grazie alle modifiche di Arera e all’abbandono del TTf, osserva l’associazione, il rialzo sarebbe di un 50% in meno rispetto ai valori che si sarebbero verificati nel caso si fosse fatto l’aggiornamento con le quotazioni di fine agosto.

“Il successo della nostra associazione, l’aver ottenuto bollette mensili e non solo bimestrali, consentirà alla famiglie di poter far meglio fronte a bollette da infarto, visto che saranno spalmate in due mesi invece di uno. Un fatto tanto semplice ed elementare quanto incontrovertibile. Inoltre con un mese di anticipo – conclude Vignola – potranno capire quanto costa il gas e potranno quindi intervenire prima per porvi rimedio, ad esempio riducendo i consumi. Speriamo, infine, che il nuovo Parlamento rinvii la scadenza del mercato tutelato del gas”.

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Il centrodestra ha la maggioranza assoluta dei seggi tanto al Senato come alla Camera

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193614058 38b6dd3f e9b4 4ac3 8a3b 2fc243910f65Il centrodestra ha raccolto alle elezioni legislative del 25 settembre una maggioranza “chiara ma non schiacciante, non amplissima, soprattutto al Senato” e che non può prescindere da Forza Italia, partito che, pur ridimensionato, si rivela cruciale. L’analisi di YouTrend spiega quali siano i dati sui seggi conquistati dalla coalizione guidata da Fratelli d’italia e Giorgia Meloni: 235 deputati su 400 e almeno 112 senatori su 200.

Emilia Romagna e Toscana, cadono i fortini ‘rossi’

E Bologna vista dall’alto è un puntino rosso in un mare azzurro confermandosi fortino (piccolo) della sinistra. Nella regione guidata da Stefano Bonaccini (Pd) il centrodestra (al 39%) ha preso quattro punti in più rispetto al centrosinistra. E anche qui il partito di Giorgia Meloni raggiunge consensi storici. Sempre in ambito regionale la coalizione di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia vince la sfida nei collegi uninominali: 3-2 al Senato e 7-4 alla Camera. Il Pd, in Emilia Romagna, rimane il primo partito con il 28% (Camera) tallonato da Fratelli d’Italia (25%).

In questo contesto, dove domina il centrodestra, Bologna appare come una sorta di villaggio di Asterix che issa la bandiera rossa. Qui il Partito democratico svetta ancora sugli avversari con percentuali sopra alla media e traina la coalizione di centrosinistra portandola sopra al 40%, in controtendenza rispetto ai dati sia nazionali che regionali.

Crolla anche il fortino rosso della Toscana che, per la prima volta nella storia, passa in mano alla coalizione del centrodestra che si afferma con il 38% di consensi contro il 34% del centrosinistra. Alla fine il conteggio delle sfide nei 13 collegi uninominali riporta una netta affermazione per la coalizione trainata da Giorgia Meloni: 10 seggi conquistati contro i tre del centrosinistra che evita il cappotto solo grazie ai risultati di Firenze. Decisivo in questo senso la vittoria dei due seggi alla Camera da parte dell’assessore fiorentino, Federico Gianassi e dell’ex sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, cosi’ come il successo al Senato della candidata di Sinistra Italiana-Europa verde, Ilaria Cucchi.

FdI sbanca sul territorio regionale ma manca il doppio sorpasso ai danni del Pd: al Senato è il primo partito con una differenza di soli 1.295 voti in piu’ rispetto ai dem, alla Camera invece si ferma subito sotto di 8.190 voti. La Lega e Forza Italia si attestano al 6,5% e al 5,5%.

Complessivamente la coalizione composta da FdI, Lega, Fi e Noi moderati raggiunge il 44,5% dei voti, sette punti in più rispetto al 37,5% del 2018. Vince nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali di Camera e Senato.

Il centrosinistra, composto da Pd, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa, Impegno civico, si ferma al 26,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 2018 quando il centrosinistra e Leu ebbero complessivamente il 25,7%. Sono pochi i collegi uninominali dove prevale il centrosinistra, anche in regioni come l’Emilia Romagna e la Toscana.

Il Movimento 5 Stelle, correndo da solo, ottiene il 15,2% dei voti e vince a sorpresa in oltre dieci collegi uninominali del sud, soprattutto nel napoletano, nel palermitano e a Foggia. Rispetto al 2018, quando ebbe il 32,2%, M5s cede il 17%. La lista Azione-Iv, non presente nel 2018, ottiene il 7,7%.

Nel centrodestra la parte del leone la fa Fratelli d’Italia che sestuplica i voti rispetto al 2018, passando dal 4,3% al 26,4%. Lega e Forza Italia quasi dimezzano i loro voti: il Carroccio passa dal 17,6% al 9%; FI dal 14,4% all’8,3%.

Il messaggio di Blinken

AGI – “Siamo ansiosi di lavorare con il governo italiano sui nostri obiettivi condivisi: sostenere un’Ucraina libera e indipendente, rispettare i diritti umani e costruire un futuro economico sostenibile. L’Italia è un alleato fondamentale, una democrazia forte e un partner prezioso”. È il commento del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in un tweet, all’indomani delle elezioni italiane.

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Meloni: “Questo è il tempo della responsabilità, questa una notte di orgoglio e riscatto”

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012544706 db9681a0 f0b0 4742 a5bc 07df69468144Alla fine cita San Francesco, ma all’inizio chiarisce che “l’indicazione degli italiani è molto chiara”. È un’indicazione “per un governo di centrodestra a guida FdI”, così la leader FdI ‘chiama’ Palazzo Chigi. Lo fa ringraziando gli alleati, lo fa dicendo che questa è anche la notte dell’orgoglio e del riscatto “di chi non c’è più e avrebbe meritato di vedere questa notte”.

Ma lo fa anche avvertendo, e assicurando, che “se vuoi entrare nella storia devi capire le responsabilità“. Quella di “governare per tutti gli italiani”, sottolinea.

“La situazione nella quale versano l’Italia e l’Ue – osserva Meloni dopo aver lamentato di avere subito una campagna elettorale “violenta” – è particolarmente complessa, e richiede il contributo di tutti, un clima sereno e quel rispetto reciproco alla base del confronto di qualsiasi sistema democratico”.

La leader FdI si propone di ricucire la distanza tra cittadini e istituzioni testimoniata dall’astensione, dato del quale si rammarica. Tocca le corde dell’orgoglio e dell’identità, Meloni, ma guarda avanti, a “quando questa notte sarà passata”, per osservare che “noi siamo a un punto di partenza: è da domani che dobbiamo dimostrare il nostro valore” e qui richiama tutti a ricordare che “questo è il tempo della responsabilità, quello in cui se si vuole fare parte della storia bisogna capire la responsabilità che si ha nei confronti di decine di milioni di persone”.

“L’Italia – sottolinea, rispondendo implicitamente a chi segnala una differenza tra ‘peso’ nel nuovo Parlamento e nel Paese – ha scelto noi e noi non la tradiremo, come non l’abbiamo tradita mai”. Tiene a rimarcare che “se saremo chiamati a guidare questa nazione, lo faremo per tutti e lo faremo con l’obiettivo di unire questo popolo”.

Dalla prime proiezioni della nottata, il partito di via Bellerio sembra aver dimezzato i voti delle passate Politiche (17,4%, nel 2018). Salvini è descritto come “silenzioso, concentrato sui dati e sorpreso” da chi ha avuto modo di osservarlo

La leader FdI ringrazia Salvini, Berlusconi, Lupi, l’intera coalizione “perché nessuno si è risparmiato in questa campagna elettorale e tutti abbiamo dato il massimo per arrivare a questo risultato”.

Poi ci sono i ringraziamenti alla famiglia, ai collaboratori, “perché se non hai persone che ti vogliono bene veramente certe cose non riesci a farle”. E, certo, ringrazia il suo partito, FdI, quelli che “non hanno mollato e non si sono abbattuti”. E la citazione finale è di San Francesco: “Comincia a fare quello che è necessario, poi quello che è possibile e alla fine ti scoprirai a fare l’impossibile. È quello che abbiamo fatto noi”.

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Il voto in Italia. Alle 19 aveva votato solo il 51%

elezioni: mattarella vota a palermo tra gli applausi

elezioni: mattarella vota a palermo tra gli applausi

Hanno aperto alle 7:00 di stamane e rimarranno aperti fino alle 23:00 i seggi per le elezioni per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, crocevia fondamentale per il futuro dell’Italia.

Alle 19:00 l’affluenza è stata di circa il 51% (Camera), in calo rispetto alle politiche del 2018, quando era stata del 59,24%. La partecipazione maggiore è stata registrata nelle regioni del Nord (in testa l’Emilia-Romagna con poco meno del 60%), mentre in quelle del Sud il calo è più evidente (fanalino di coda la Calabria con il 36%, complice il maltempo).

Alle 12:00 l’affluenza era stata del 19,21% (-0,22% rispetto al 2018).

Gli elettori chiamati al voto sono 50.869.304, di cui 4.741.790 all’estero. Per questi ultimi, i plichi sono stati spediti dalle rappresentanze diplomatiche italiane verso l’Italia, dove verrano conteggiati tra Roma, Milano, Napoli e Bologna.

Dei 46.127.514 elettori in Italia, il 51,74% sono donne e il restante 48.26% uomini. Tra di loro 2.682.094 maggiorenni che per la prima volta, dopo la recente modifica dell’articolo 58 della Costituzione, potranno votare non solo per la Camera dei Deputati, ma anche per eleggere il Senato della Repubblica (precedentemente riservato agli over-25).

Lo spoglio di staserà partirà dalle schede per l’elezione del Senato, per poi procedere con quelle della Camera.

Come si vota

Il voto si esprime tracciando un segno nello spazio contenente il contrassegno della lista prescelta e, in tale caso, è espresso sia per lista che per il candidato uninominale a essa collegato. Se è tracciato un segno sul nome del candidato uninominale il voto è espresso anche per la lista a esso collegata e, nel caso di più liste collegate, il voto è ripartito tra le liste della coalizione in proporzione ai voti ottenuti nel collegio.

Non è previsto il voto disgiunto.

L’elettore che si rende conto di aver sbagliato nel votare può chiedere al presidente del seggio di sostituire la scheda, potendo esprimere nuovamente il proprio voto. A tal fine, il presidente gli consegnerà una nuova scheda, inserendo quella sostituita tra le schede deteriorate.

da La Voce di New York




L’Italia va alle urne. Alle 12 affluenza al 19,21% in linea con il 2018. Seggi aperti fino alle 23

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141103309 c96d901c 24ec 4614 9066 6d861fa2a8adAlle ore 12 è stata del 19,21% l’affluenza alle urne per le elezioni politiche (in Sicilia cittadini al seggio anche per le consultazioni regionali. I dati, resi noti sul sito del Viminale, sono relativi a 7.904 comuni su 7.904.

Nella precedente tornata elettorale, il 4 marzo 2018, sempre alle ore 12, aveva votato il 19,43%. Il dato di oggi, quindi, è in linea con quello di oltre quattro anni fa.
Alle 12 è stata la regione Emilia Romagna quella in cui si è votato di più: il 23,46% (il 22,70% nel 2018) a seguire la Lombardia, con il 22,40% (20,90% nel 2018).

La regione in cui si è votato di meno è la Campania, con il 12,45% (16,96% nel 2018); a seguire la Calabria, con il 12,84% (15,11% nel 2018).

Ancora non c’è, invece, un dato ufficiale dell’affluenza alle 12 dei siciliani al voto per rinnovare governo e parlamento regionali. L’ufficio elettorale della Regione non ha ancora fornito il numero legato alla prima rilevazione sui partecipanti alla consultazione. Manca ancora una manciata di Comuni. Intanto il sito nazionale Eligendo fa registrare un 14,77% di partecipazione per l’elezione di Camera e Senato: alla precedenti politiche il dato si era attestato al 14,28%.

Più di 50 milioni d’italiani, di cui circa 5 milioni residenti all’estero, votano per rinnovare la Camera dei Deputati (400 seggi) e il Senato della Repubblica (200 seggi). È la prima elezione dopo il taglio dei parlamentari deciso con la legge costituzionale del gennaio 2020.

Fino ad oggi i deputati erano 630 e i senatori 315. Si vota solo domenica 25 settembre dalle 7 alle 23. Gli italiani all’estero hanno votato in questi giorni per corrispondenza e hanno dovuto far pervenire il plico con le schede al proprio ufficio consolare, pena annullamento, entro e non oltre le 16 (ora locale) di giovedì 22 settembre.

Come vengono distribuiti i seggi

Quest’anno ci sarà la novità, introdotta con la legge costituzionale dell’ottobre 2021, dei diciottenni che potranno votare per il Senato. Nelle precedenti elezioni votarono per il Senato solo gli over 25. I seggi riservati agli italiani all’estero, che voteranno con un sistema proporzionale e con le preferenze, sono 8 per la Camera e 4 per il Senato.

I restanti 392 seggi per la Camera e 196 seggi per il Senato verranno assegnati con un sistema misto: i tre ottavi con l’uninominale secco (vince chi arriva primo nel singolo collegio); i cinque ottavi con il proporzionale e collegi plurinominali. Fanno eccezione la Val d’Aosta che alla Camera e al Senato ha un unico collegio uninominale e il Trentino Alto Adige che elegge 6 senatori con sistema uninominale.

Quando si rischia di annullare il voto

I residenti in Italia non avranno la possibilità di un voto disgiunto né di esprimere preferenze. Se l’elettore traccia un segno sul nome del candidato del collegio uninominale e un segno su un contrassegno di una lista non collegata ad esso il voto è nullo. Per il resto sarà sufficiente tracciare un segno o sul simbolo del partito oppure sul nome del candidato nel collegio uninominale. In quest’ultimo caso il voto sarà valido anche ai fini dell’elezione del candidato nel collegio plurinominale della lista collegata e, nel caso di liste collegate in coalizione, i voti saranno ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione dei voti ottenuti da ciascuna nel collegio uninominale.

Le coalizioni

Le coalizioni sono soltanto due: il centrodestra composto da FdI, FI, Lega e Moderati; il centrosinistra con ‘Pd – Italia democratica e progressistà, ‘Alleanza Verdi-Sinistrà, Impegno civico e +Europa. Tutte le altre liste, incluse M5s e Azione-Iv, correranno da sole. Lo spoglio comincerà dalle schede del Senato dopo le 23 di domenica 25 settembre.

Gli sbarramenti

Ci saranno sbarramenti: non verranno assegnati seggi alle coalizioni che non avranno almeno il 10% dei voti nazionali e alle singole liste che non avranno almeno il 3%. Per le coalizioni non verranno sommati i voti delle liste collegate che non abbiano superato l’1% dei voti nazionali. Sugli sbarramenti ci sono norme speciali per tutelare le minoranze linguistiche e per le liste che ottengano più del 20% dei voti in una singola regione.

La regione più popolosa è la Lombardia che avrà ben 53 seggi alla Camera e 31 al Senato. Seguono la Campania con 38 seggi alla Camera e 18 al Senato e il Lazio con 36 seggi alla Camera e 18 al Senato. La Valle d’Aosta avrà un deputato e un senatore. Il Molise 2 deputati e un senatore. Il Trentino Alto Adige 7 deputati e 6 senatori. La Basilicata 4 deputati e 3 senatori. L’Umbria 6 deputati e 3 senatori. I residenti in Italia per votare dovranno mostrare la tessera elettorale e un documento di riconoscimento.

agi.it