È salvo l’inviato del Papa in Ucraina coinvolto in una sparatoria

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164529145 372994c7 6412 471a 9585 6feaf0262b35L’inviato del Papa in Ucraina, il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, è stato coinvolto in una sparatoria mentre si trovava insieme a due vescovi, uno cattolico e uno protestante, ed era accompagnato da un soldato, dopo aver caricato il suo pulmino di viveri ed essersi “inoltrato dove oltre ai soldati non entra più nessuno” perchè i colpi si fanno più fitti”.

Il convoglio ha fatto tappa prima a Odessa poi a Zaporizhia, con l’intenzione di raggiungere Kharkiv. Lo riferisce Vatican News, spiegando che nella seconda delle tappe previste “il gruppo è stato raggiunto da colpi d’armi da fuoco e il cardinale, insieme agli altri, si è dovuto mettere in salvo. Tutto alla fine, aggiunge l’agenzia, è andato bene e tutti gli aiuti sono stati consegnati”.

Il Vaticano, che non ha riferito chi fossero gli autori dell’attentato, ha assicurato che il gruppo coinvolto nella sparatoria sta bene e che la consegna degli aiuti è proseguita fino alla fine, compresi i rosari benedetti dal papa e “chi li ha ricevuti subito li ha appesi al collo”.

Il cardinale era già stato in Ucraina altre tre volte da quando e’ iniziata la guerra, l’ultima colta ad aprile per celebrare i riti della Settimana Santa per i cattolici del Paese e per pregare nella citta’ di Bucha, dove, dopo il ritiro dell’esercito russo, sono comparsi centinaia di cadaveri di persone torturate e giustiziate.

L’inviato del Pontefice sta proseguendo la sua quarta misisone in Ucraina dall’inizio della guerra. “Per la prima volta nella mia vita non sapevo dove fuggire … perchè non basta correre, bisogna sapere dove”, ha raccontato.

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Le Marche devastate dall’alluvione temono una nuova ondata di maltempo

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182921754 8d53cc12 8180 4210 bbd7 45ae75dbacb7Quello che doveva essere un’allerta gialla, annunciata dalla Protezione civile, giovedì pomeriggio si è trasformata in un nubifragio eccezionale che ha colpito prima l’alto Pesarese e, in particolare tutta l’area intorno al Monte Catria, e in serata Senigallia e i paesi dell’entroterra che vivono intorno ai fiumi Misa e Nevola. E le vittime sono di persone che abitavano in quella zona, 10 alla conta comunicata da Mario Draghi (ma all’appello mancano ancora 2 adulti e 2 bambini).

Così come i 50 feriti e i 100 sfollati vivevano tutti nei trenta chilometri che separano Barbara da Senigallia, dove il Misa sfocia nell’Adriatico. Oltre 2.600 le richieste di soccorso al 112 provenienti dalle due province, quasi mille i vigili del fuoco, gli operatori delle forze dell’ordine e i volontari della Protezione civile impegnati senza tregua dalla notte di giovedì. Hanno salvato tanta gente che aveva trovato rifugio persino in cima agli alberi.

Già giovedì sera erano state recuperati i corpi delle prime vittime e questa mattina, con l’aiuto del sole, i soccorritori hanno proseguito nel loro compito: cercare nel fango e nell’acqua chi mancava all’appello e pulire le strade principali per favorire il transito dei mezzi di soccorso.

Ha funzionato anche la macchina dei sindaci, che hanno scandito ordini e provvedimenti fino all’alba, persino via social, un intervento che ha limitato i danni. A ognuno di loro ha parlato il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, che ha incontrato i vertici della Regione Marche e dei vigili del fuoco in mattinata ad Ancona, per poi spostarsi per un lungo sopralluogo sui luoghi colpiti dall’alluvione: “È caduta una quantità d’acqua straordinaria”, ha detto ai cronisti, anticipando “un approfondimento sul sistema di allertamento”.

Come atto dovuto si è mossa anche la procura di Ancona, che ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, ipotizzando i reati di inondazione colposa e omicidio colposo. Nel pomeriggio è arrivato anche il premier, Mario Draghi, che aveva presieduto un consiglio dei ministri durante il quale erano stati stanziati 5 milioni per i primi aiuti e dichiarato lo stato di emergenza.

“È un disastro che bisogna affrontare”, ha detto visitando Ostra, dove ci sono state 4 vittime nella frazione di Pianello, “Faremo tutto il possibile, tutto quello che è necessario. Il Governo ha assicurato i primi fondi. Ci vorrà molto di più”.

In mattinata il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva chiamato il governatore Francesco Acquaroli esprimendogli “solidarietà e gratitudine a tutti quanti stanno instancabilmente lavorando per i soccorsi”.

Il sole in tutta l’area colpita dall’alluvione ha accompagnato venerdì la macchina dei soccorsi, ma per sabato è annunciato un nuovo peggioramento delle condizioni con un nuovo allerta meteo che, questa volta, riguarderà tutta la regione.

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Alluvione nelle Marche, continua a salire il bilancio delle vittime. Tra i dispersi due bambini

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maltempo marcheÈ attualmente di dieci morti e quattro dispersi il bilancio dell’ondata di maltempo che si è abbattuta sulle Marche, tra cui due bambini di 8 e 10 anni.

Ad essere maggiormente colpite sono state le zone della provincia di Senigalli e l’alto Pesarese, dove in poche ore sono caduti oltre 400 millimetri d’acqua e diversi corsi d’acqua sono straripati.

Il presidente della Regione Francesco Acquaroli ha seguito “dalla sala della Protezione Civile Regionale, insieme a tutte le altre Autorità, l’evolversi della gravissima crisi meteorologica e l’azione di soccorso di tutti gli operatori.

“Sono momenti di estrema apprensione”, ha scritto nella notte Acquaroli su facebook.
Particolarmente colpito l’entroterra nel nord della Regione. A Cantiano, Serra Santabbondio e Sassoferrato, Arcevia, Serra de Conti, Barbara, Senigallia: dopo mesi di siccità la pioggia ci ricorda l’assenza di cura della nostra terra. Crollati ponti e attività distrutte. Vigili del fuoco e volontari della protezione civile sono alla ricerca delle segnalazioni di dispersi. Intere aree da ore senza corrente elettrica.È emergenza nelle Marche. Al fianco della persone colpite dall’alluvione”, ha scritto Marco Bentivogli, candidato nel collegio Senato Marche nord. Bentivogli chiede di “sospendere la campagna elettorale Concentrare tutte le energie sull’emergenza”.

ACQUAROLI: AVANTI TUTTA PER CERCARE DISPERSI E TAMPONARE EMERGENZA

“Innanzitutto il cordoglio alle famiglie delle vittime”. Importanti “la vicinanza delle istituzioni nazionali, la telefonata del capo dello Stato, del presidente del Consiglio, del ministro Lamorgese, e praticamente tutti i presidenti di Regione che hanno dato lo loro disponibilità a venire a nostro supporto. Credo che saranno fondamentali le prossime ore per cercare di salvare innanzitutto le vite umane che possono essere salvate cercando di capire laddove ci siano ancora dei dispersi e cercando di intervenire nell’emergenza e nell’urgenza”. Poi serve “pianificare una strategia cercando di liberare dalle macerie i centri storici, le strade e tutti i centri interessato in maniera che si possa tornare a garantire i servizi essenziali”. Lo ha detto il presidente di Regione Marche, Francesco Acquaroli dopo la riunione della Sala operativa della Protezione civile fatta per affrontare i disastri causati dal maltempo che nella notte ha colpito il territorio.

Quindi spronato in riferimento all’alluvione di Senigallia del 2014, Acquaroli commenta: “Credo che in questo momento dobbiamo intervenire e fare un’analisi rispetto a quello che è l’emergenza che dobbiamo mettere in campo, poi avremo tutto il tempo per cercare di comprendere come sono andate le questioni”. Sul fatto che Regione Marche ha chiesto lo stato di emergenza e il Consiglio dei ministri quindi farà passare il provvedimento, il governatore spiega che “lo stato di emergenza è fondamentale perché consente ai sindaci di poter intervenire subito e in somma urgenza“. Poi è necessario “capire il numero dei danni per poter intervenire anche sulle imprese, sulla filiera economica e infrastrutturale; quindi parliamo di danni che ancora non sono conosciuti”.

Domani è prevista una nuova ondata di maltempo, ed Acquaroli espone ai cronisti le mosse in campo: “Ci stiamo preparando con l’allerta e la costituzione di una filiera; cercando di scongiurare un evento come quello di ieri che in alcune parti del nostro territorio è arrivato ad una precipitazione di 400 millilitri di acqua in pochissime ore. Se pensiamo che in un anno cadono 1.200 millilitri, si capisce che” si parla di un “valore che è molto molto grande”. Quindi sul nodo sfollati, il governatore assicura: “Stiamo predisponendo le strutture”.

CURCIO: CONCENTRATI SULL’EMERGENZA, CDM LAVORA ALLO STATO DI EMERGENZA

“È piovuto in qualche ora quello che normalmente piove in un anno intero mediamente in queste zone e in alcune zone è piovuto il doppio di quello che piove nel periodo estivo. Sin da stanotte con il presidente (Acquaroli, ndr) e con le strutture operative ci siamo sempre sentiti per cercare di operare; con le difficoltà del caso. Stamattina abbiamo fatto un punto con i due prefetti e con i sindaci delle due regioni (Marche e Umbria, ndr) intanto per avere un primo quadro iniziale. Adesso con il presidente (Acquaroli, ndr) andremo sul territorio per verificare quelle che sono le necessità”. Lo ha detto il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, dopo la riunione della Sala operativa della Protezione civile fatta per affrontare i disastri causati dal maltempo che nella notte ha colpito le Marche e l’Umbria.
“Il Consiglio dei ministri sta lavorando alla delibera di dichiarazione di stato di emergenza che è stata lavorata nella notte. E con il presidente (Acquaroli, ndr) abbiamo dato indicazione anche ai sindaci per quelle che sono le priorità che ci attendono: in primo luogo le persone, i dispersi che ancora sono presenti, le persone che sono ancora fuori casa; dopodiché ci sono le priorità di ripristino del territorio”, aggiunge Curcio segnalando inoltre che “nei prossimi giorni è previsto anche un nuovo peggioramento del tempo e quindi bisogna farsi trovare pronti”.

Per quanto riguarda il numero delle vittime Curcio ricorda che si tratta di “un tema sempre delicato: abbiamo stabilito che sono i prefetti” a dare questo dato, “dietro ad ogni numero relativo alle vittime ci sono delle famiglie che piangono, o che sperano rispetto ai dispersi”, quindi abbiamo preferito che questi numeri vengano dati formalmente dalla Prefettura”.

Sollecitato dai cronisti rispetto al fatto che alcune persone dicono di non essere state avvisate dell’allerta meteo, Curcio risponde che “i bollettini sono pubblicati, quindi è chiaro che c’è un tema di allertamento e appare abbastanza evidente che l’evento come si è sostanziato è stato molto peggiore rispetto a quello che era stato previsto e questo influisce sulla catena di allertamento. Io credo che noi dobbiamo concentrarci sulle cose da fare adesso; sul tema dell’allertamento bisognerà certamente approfondire però è un dato di fatto che l’evento è stato molto maggiore rispetto a quello che era stato inizialmente previsto”.

Quindi Curcio snocciola i dati delle forze in campo che si sono attivate per i soccorsi: “Tra Vigili del fuoco, strutture delle Forze dell’ordine, volontari e quant’altro ci aggiriamo già intorno alle 600-700 persone che stanno lavorando sul territorio; anche qui è molto difficile parlare di numeri tra quelli che già c’erano, quelli che arrivano, quelli che vengono… Il numero di persone è ingente, la mobilitazione è stata immediata; siamo disponibili, disposti e pronti anche a rafforzare”.

E sul nodo viabilità, Curcio spiega che “ci sono strade che hanno bisogno di essere aperte, diciamo che la parte principale non ha delle criticità importantissime però ci si sta lavorando ed il censimento è quello che si sta facendo in queste ore”.

IL SINDACO DI BARBARA: ‘CHE DIO CI AIUTI’, SI CERCANO MADRE E FIGLIO

“Che Dio ci aiuti….”, ha scritto nel pieno dell’alluvione sui social il sindaco di Barbara Riccardo Pasqualini in un messaggio rivolto ai concittadini.
Il piccolo comune registra una vittima e due dispersi, tra i quali un bambino. “La situazione, sia lato Castelleone che lato Serra de Conti, è veramente drammatica e tragica. Invito, se non assolutamente urgente e necessario, di non uscire e di non utilizzare la macchina, è troppo pericoloso e a rischio vita… Tutte le forze disponibili sono all’opera, protezione civile, carabinieri e vigili del fuoco. Che Dio ci aiuti…”, l’appello di Pasqualini nella notte.

MARCHE, CARI (VVFF): “CERCHIAMO 3 DISPERSI TRA CUI BAMBINO”

“Stiamo cercando tre dispersi, tra cui un bambino, ricordo nella notte il salvataggio della mamma in zona Castelleone (in provincia di Ancona, ndr), invece il bambino, di 8 anni, purtroppo non siamo riusciti a individuarlo”. Luca Cari, responsabile comunicazione in emergenza dei Vigili del Fuoco, lo dice a Radio Anch’io, su Rai Radio1. Per quanto riguarda il bambino “proseguono le ricerche, cosi come quelle di altre due persone in zona Barbara in provincia di Ancona”, dice Cari, parlando di “decine e decine di salvataggi persone travolte dalla piena del fiume Misa”.

150 INTERVENTI VVFF PER ESONDAZIONE FIUME MISI

“Questa mattina terribili notizie da Ancona dove si è abbattuto un vero e proprio nubifragio nella notte. Il triste bilancio al momento in cui scrivo è di 8 morti e 4 dispersi. I Vigili del Fuoco hanno svolto numerosi interventi e più di 150 sono in coda. A Senigallia è esondato il fiume Misi. Ad Ancona e provincia ci sono 4 moduli specifici per il contrasto del rischio acquatico ed altri due sono intervenuti nella provincia di Pesaro Urbino, provenienti da Emilia Romagna e Lombardia a supporto ed integrazione delle squadre dei Vigili del Fuoco locali. Ringrazio tutti i soccorritori di cuore per ciò che stanno facendo e mi stringo al dolore delle famiglie delle vittime”, scrive sui social il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, che sta seguendo gli sviluppi del nubifragio di questa notte nelle Marche.

ANAS: INTERVENTI PER RIPRISTINO CIRCOLAZIONE MARCHE-UMBRIA

Proseguono intanto ininterrottamente dal pomeriggio di ieri gli interventi del personale Anas (Gruppo Fs Italiane) per ripristinare la circolazione sulle strade colpite dall’eccezionale nubifragio che ha interessato l’Appennino umbro-marchigiano. I tecnici sono inoltre impegnati in attività di controllo dei ponti e viadotti per verificare eventuali danni alle strutture. Durante la notte il personale Anas è anche intervenuto insieme ai Vigili del fuoco e alle Forze dell’ordine per liberare alcuni automobilisti che erano rimasti bloccati in tratti interclusi da frane lungo il tratto umbro della Flaminia.

Al momento resta chiusa la strada statale 3 “Flaminia” tra Scheggia (Pg) e Pontericcioli (Cantiano, Pu) per una serie di frane e smottamenti che hanno interessato l’arteria per un’estensione di circa 6 chilometri. Gli interventi, avviati nella serata di ieri e proseguiti nella notte, stanno continuando al fine di rimuovere tutto il materiale franato e verificare le condizioni di stabilità delle pendici per ripristinare la circolazione in sicurezza.

Chiusa anche la strada statale 452 “della Contessa da Gubbio (Pg) a Pontericcioli (Cantiano) sempre a causa di una frana che ha coinvolto un ponticello. I tecnici Anas stanno effettuando rilievi e valutazioni al fine di ripristinare la circolazione in sicurezza. La strada statale 360 “Arceviese”, coinvolta da smottamenti a monte e allagamenti a valle, è stata in gran parte liberata dal fango durante la notte ed è interamente percorribile da questa mattina tra Arcevia a Senigallia su almeno una corsia. Permangono possibili rallentamenti per presenza di fango in tratti saltuari e per gli interventi dei mezzi Anas ancora in corso.

Nelle Marche, sulle strade statali 256 “Muccese”, SS361 “Septempedana” e sulla SS76 “della Val d’Esino” si sono verificati allagamenti e qualche colamento fangoso, che hanno comportato difficoltà alla circolazione durante la notte. Sulla SS502 “di Cingoli” dal chilometro 17 al chilometro 36 si sono manifestate diverse frane su cui sono ancora in corso interventi del personale Anas. Attualmente, in seguito agli interventi effettuati, queste arterie sono tutte percorribili.

In Umbria, durante la notte è rimasta chiusa per alcune ore anche la strada statale 3bis “Tiberina” (E45) a Umbertide, a causa di fango e detriti sul piano viabile. Gli interventi dei mezzi Anas hanno consentito di riaprire una prima carreggiata intorno alle 3.30 e hanno ripristinato completamente la circolazione poco prima delle 6.

agenzia DIE – www.dire.it




Italia campione del mondo di volley

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220254425 56e4f887 7818 43a5 90fd 12fabc5e47a2L’Italvolley maschile è campione del mondo di pallavolo: a Katowice gli azzurri di Ferdinando De Giorgi hanno battuto i padroni di casa della Polonia in quattro set, 22-25, 25-21, 25-18, 25-20. Per gli azzurri è il quarto titolo iridato dopo i tre successi consecutivi conquistati tra il 1990 e il 1998.

“La squadra è stata monumentale, dedico questa vittoria alla mia famiglia, a mia moglie. Abbiamo fatto una cosa incredibile, a casa loro, nessuno se lo aspettava, nemmeno noi”. Questa la gioia di Fabio Balaso, libero dell’Italia, per il successo al Mondiale di volley in Polonia.

“Abbiamo sempre mantenuto la calma, anche in vantaggio – ha raccontato ai microfoni Rai parlando della finale contro i padroni di casa – Questo è stato il segreto, era fondamentale non farsi prendere dalla fretta. Io il più grande libero del mondo? Non penso, faccio quello che posso”. “Forse qualcuno ci spingeva dall’alto ed è lui, mio zio. Ce l’ho fatta – ha esultato Simone Anzani ricordando lo zio Pasquale – Siamo un gruppo speciale, unito: abbiamo fatto qualcosa di straordinario, ora lo capiremo”.

“Dopo 24 anni torniamo sul tetto del mondo con una prestazione straordinaria. Gli azzurri di De Giorgi sotto di un set hanno giocato una grande partita con determinazione e personalità. Grazie ragazzi, orgogliosi di voi”.

Così sui social Valentina Vezzali, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport, commentando la vittoria del mondiale di volley da parte dell’Italia a Katowice. Gli azzurri hanno sconfitto in finale i padroni di casa della Polonia per 3-1.

Subito al Quirinale

Gli azzurri campioni del mondo di pallavolo sono attesi al rientro in Italia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che riceverà la squadra al Quirinale. La Nazionale sarà accompagnata all’incontro, voluto particolarmente dal Capo dello Stato e fissato per le ore 12:45, dal presidente del Coni Giovanni Malagò, dal Segretario generale del Coni Carlo Mornati e dal presidente della FIPAV Giuseppe Manfredi.

agi.it




Carlo, l’eterno principe che diventa Re

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201531709 4e1d3d90 9a27 4f50 9716 3f50c8cc72e1Alla veneranda età di 75 anni, l’eterno principe Carlo diventa Re. L’esatto opposto di sua madre, Elisabetta II, che salì al trono a soli 25 anni quando il padre Giorgio IV mori improvvisamente. Carlo ha aspettato un’intera vita di diventare Re tanto da essere rimasto erede al trono più a lungo di chiunque altro nella Storia e di essere il più anziano principe a indossare la Corona.

La sua vita è stata al centro di gossip e scandali fin dalla giovane età. L’amore impossibile per Camilla, il matrimonio con la giovane Diana e la sua tragica morte, i tradimenti, le rivelazioni pubbliche, la fama di mettere becco negli affari politici del Paese, la decisione di estromettere dalla vita pubblica reale il fratello Andrea e il rapporto travagliato col figlio Harry.

Un uomo che, vivendo nell’ombra di una madre che ha battuto tutti i record possibili della monarchia britannica, ha inevitabilmente vestito i panni – almeno nell’immaginario collettivo – di uno dei personaggi di Aspettando Godot. Da sempre impegnato sulle tematiche ambientali, ha difeso il movimento Extinction Rebellion anche quando, con le sue manifestazioni, è stato al centro di forti disagi sociali. “Capisco la loro rabbia” ha dichiarato circa un anno fa, proprio nei giorni in cui l’allora ministro dell’Interno Priti Patel si organizzava per punirli severamente.

Nel lontano 1968, quando era studente a Cambridge, aveva dichiarato malinconico in una intervista: “Non posso descrivere quanto mi mancano Balmoral, le colline e la vita all’aria aperta, mi sento vuoto e incompleto senza”. E ancora, nel 1986, in una famosa intervista televisiva sul giardinaggio, aveva detto: “Vado spesso da solo a parlare con le piante. Davvero. è molto importante parlare con loro, e loro mi rispondono”. Intervista che aveva suscitato non poche perplessità allora e che, per anni, è rimasta la citazione preferita di chi vedeva in Carlo un futuro regnante un po’ naive.

Carlo oggi è al centro della scena mondiale per aver incessantemente parlato dei pericoli del cambiamento climatico, a dispetto di chi ne rideva. Negli anni è stato invitato ai più importanti summit sul clima e nel 2007 ha ricevuto il premio del Center for Health and the Global Environment della scuola di medicina di Harvard proprio per il suo impegno.

Due anni fa ha incontrato Greta Thunberg al World Economic Forum di Davos e anche lì ha redarguito i leader mondiali: “Vogliamo passare alla Storia come quelli che non hanno fatto nulla per salvare il mondo? Io non voglio essere fra questi!”. Uno dei timori dell’establishment politico britannico è proprio la loquacità con cui Carlo perora le cause in cui crede.

Il timore è che rompa la sacra regola del silenzio della Corona e prenda posizione apertamente sulle politiche del governo. è accaduto recentemente sulla vicenda degli immigrati che venivano mandati dal ministero dell’Interno in Ruanda; Carlo in quell’occasione definì l’iniziativa, senza mezzi termini, “un piano spaventoso”.

Alcuni osservatori prevedono che l’influenza della Corona sui Paesi del Commonwealth verrà meno con la morte della Regina e che Carlo sarà testimone di un lento ma inesorabile distacco delle ex colonie. Al momento il monarca britannico è capo di Stato in 15 Paesi ma Barbados ha già tagliato i ponti, mentre Giamaica, Belize, Antigua e Barbuda sembrano voler seguire lo stesso destino.

Carlo diventa Re in un mondo che è cambiato e sta cambiando. I social media scrutinano impietosamente ogni mossa della Corona. Mantenere alta la reputazione dei Windsor non sarà più facile come era ai tempi di Elisabetta.

agi.it




Muore la Regina Elisabetta d’Inghilterra. Il figlio Carlo al trono con il nome di Carlo III

++ allarme per la regina, tutti i figli al suo capezzale ++

++ allarme per la regina, tutti i figli al suo capezzale ++

La regina Elisabetta, 96 anni, è morta oggi nella residenza scozzese di Balmoral, dove le sue condizioni – fragili negli ultimi tempi nonostante la tempra ferrea – si erano aggravate nelle scorse ore.

L’annuncio ufficiale è arrivato con una nota di Buckingham Palace: “Sua Maestà è morta pacificamente oggi pomeriggio a Balmoral”, vi si legge.

Nel testo si precisa, in riferimento a Carlo e Camilla, che “il Re e la Regina consorte rimarranno a Balmoral stasera e torneranno domani a Londra”. La Bbc ha fatto seguire l’annuncio da un momento di silenzio e dal suono dell’inno God Save the Queen.

Il nuovo sovrano del Regno Unito sarà noto con il nome di re Carlo III. Lo ha confermato Clarence House dopo che la premier britannica Liz Truss lo aveva chiamato così nel suo discorso alla nazione in seguito alla morte della regina Elisabetta II.

“La morte della mia amata madre è un momento di grande tristezza per me e per tutti i membri della mia famiglia”: sono le prime parole di Carlo diventato re, con il nome di Carlo III. “So che la sua morte sarà profondamente sentita in tutto il Paese, il regno, il Commonwealth e da innumerevoli persone nel mondo”, ha aggiunto. “E’ di conforto la consapevolezza dell’affetto e del rispetto provato per la regina”.

La morte della regina Elisabetta “è uno shock per la nazione e per tutto il mondo“. Così la premier britannica Liz Truss che ha parlato alla nazione da Downing Street.

La sovrana, mostratasi in pubblico in piedi ma fragile due giorni fa nella residenza scozzese di Balmoral per il passaggio di consegne alla testa del governo britannico fra Boris Johnson e Liz Truss, premier numero 15 dei suoi 70 anni di regno, era stata già costretta ieri a rinunciare a una riunione virtuale.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. La Regina Elisabetta, si legge in una nota, è stata “protagonista assoluta della storia mondiale degli ultimi settant’anni”. Alla Famiglia Reale, ai Governi e a tutti i cittadini del Regno Unito e dei Paesi del Commonwealth, le più sentite condoglianze.

ansa.it




Come e quando voteranno gli italiani all’estero

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124120585 8e09baf6 6412 4cf1 9119 17220e1ba8acI cittadini italiani residenti all’estero sono 5.806.068 al 31 dicembre scorso. Già oggi gli aventi diritto possono votare e inviare le schede elettorali al proprio ufficio consolare. Le schede dovranno arrivare all’ufficio consolare (pena annullamento) entro e non oltre le ore 16 (ora locale) di giovedì 22 settembre. Gli elettori che l’11 settembre non abbiano ancora ricevuto il plico con le schede possono farne richiesta all’ufficio consolare.

Gli italiani all’estero eleggeranno complessivamente 8 deputati e 4 senatori. La circoscrizione Europa (3.189.905 italiani) eleggerà 3 deputati e un senatore. La circoscrizione Sudamerica (1.804.291 italiani) eleggerà 2 deputati e un senatore. La circoscrizione Nordamerica (505.567 italiani) eleggerà 2 deputati e un senatore. La circoscrizione Asia-Africa-Oceania (306.305 italiani) eleggerà un deputato e un senatore. Si vota con il proporzionale e le preferenze.

Il voto per corrispondenza degli italiani all’estero cominciò con i referendum del 2003. Per le elezioni politiche la prima volta fu nel 2006. Il senatore Luigi Pallaro (Associazioni Italiane in Sudamerica) fu decisivo a palazzo Madama per la maggioranza che sostenne il Governo Prodi dal 2006 al 2008.

Ricardo Merlo del Maie, parlamentare sudamericano dal 2006, è stato anche sottosegretario agli Esteri nei Governi Conte I e II. Quest’anno il Maie è stato il secondo partito a presentare il proprio simbolo al Viminale, ma Ricardo Merlo ha deciso di non ricandidarsi in prima persona.

Gli italiani all’estero continuano ad aumentare perché ogni anno più di centomila italiani decidono di andare a vivere, studiare e lavorare all’estero. Dal 2003 al 2022 gli aventi diritto sono raddoppiati.

agi.it




Ucraina: giornalista italiano ferito dallo scoppio di una mina

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135023606 fa18ec5d 2d8f 4e6e be87 472e97a0c78cIl giornalista italiano freelance, Mattia Sorbi, è rimasto ferito nella regione di Kherson, in Ucraina, ma le sue condizioni non destano preoccupazione. Lo hanno riferito all’AGI fonti diplomatiche. Ieri, il collega tedesco, Arndt Ginzel, aveva condiviso sui social la notizia della sua scomparsa: “Cos’è successo all’inviato di guerra Mattia Sorbi? L’italiano risulta scomparso dal 31 agosto. In mattinata il freelance milanese ci ha scritto di voler recarsi a Oleksandrivka nella regione di Kherson”, aveva scritto.

Sorbi “è al momento ricoverato in terapia intensiva con ferite multiple da schegge, sta ricevendo le necessarie cure mediche qualificate. Le sue condizioni di salute sono stabili” ha riferito il ministero della Difesa russo in una nota. “L’esercito russo lo ha salvato dopo che era rimasto ferito nello scoppio di una mina sulla linea di contatto tra truppe russe e ucraine. Sul posto, i militari russi gli hanno fornito i primi soccorsi, lo hanno portato in un luogo sicuro e hanno assicurato il suo trasferimento di emergenza in una struttura medica“, si legge in una nota del dicastero in cui si sottolinea che Sorbi è stato “gravemente ferito”.

Il ministero della Difesa russo ha pubblicato su Telegram un video che mostra Sorbi nel letto di ospedale. La didascalia recita: “I militari russi salvano la vita di Mattia Sorbi, giornalista italiano, ferito da una mina ucraina nella regione di Kherson, che copriva le operazioni dal lato delle Forze Armate dell’Ucraina”.

La versione russa

Le forze armate ucraine avevano architettato un piano per uccidere il giornalista italiano Mattia Sorbi, che era al loro seguito, e poi dare la colpa alla Russia, in modo da generare indignazione sui media occidentali. È la versione dei fatti fornita dal ministero della Difesa russo.

“Il 29 agosto, dall’inizio dei vani tentativi delle forze armate ucraine di lanciare un contrattacco nella direzione di Nikolayev-Krivoy Rog, il giornalista italiano, accompagnato da due individui con addosso uniformi militari dell’esercito ucraino, si sono diretti verso le posizioni avanzate delle truppe ucraine”, si legge nel comunicato diffuso su Telegram dalla Difesa russa, “gli individui che stavano indossando uniformi militari dell’esercito ucraino avevano promesso di accompagnare in taxi il reporter verso la linea di contatto tra le truppe ucraine e russe”.

“Secondo il giornalista, una volta avvicinatisi all’area delle operazioni, gli individui hanno chiesto improvvisamente di fermare l’auto. Da lì, hanno indicato a Mattia Sorbi dove proseguire, nascondendo che il percorso mostrato era stato minato dalle forze armate ucraine”, prosegue la nota, “la provocazione dei servizi speciali ucraini prevedeva di attendere la morte del giornalista dalle posizioni difensive per via del fuoco dalle posizioni difensive russe o l’esplosione del taxi su una mina per poter accusare la Russia dell’assassinio  e produrre una forte risonanza sui mass media occidentali”.

“L’automobile con a bordo il giornalista è finita su una mina ucraina”, prosegue la ricostruzione di Mosca, “il conducente è morto sul colpo, mentre Mattia Sorbi è rimasto gravemente ferito”. “I militari russi hanno visto l’esplosione dell’automobile civile e, nonostante l’intenso fuoco dalle posizioni ucraine, sono andati avanti e hanno estratto Mattia Sorbi dal veicolo in fiamme”. “È stato fornito il primo soccorso al giornalista, che è stato portato in un luogo sicuro e trasportato in una struttura ospedaliera”, si legge ancora nel comunicato, “Mattia Sorbi è stato ricoverato in terapia intensiva con ferite da schegge e al momento sta ricevendo la necessaria attenzione medica qualificata. Le sue condizioni di salute sono stabili”.

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Von der Leyen: “Proporremo tetto al prezzo del gas. Dobbiamo tagliare le entrate della Russia”

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imagoeconomica 17068961 1024x683BRUXELLES – “Proporremo un limite di prezzo per il gas russo, le nostre sanzioni stanno avendo un impatto negativo sulla Russia, ma dobbiamo tagliare le entrate di Mosca”. Così la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, presentando un piano energetico anti-crisi in conferenza stampa a Bruxelles. “Abbiamo proposto cinque misure immediate per far fronte alla crisi energetica, che discuteremo al Consiglio” straordinario sull’energia “di venerdì prossimo”, continua Von der Leyen. Tra le misure proposte agli Stati membri dall’esecutivo dell’Ue c’è il risparmio intelligente di elettricità (taglio del 10 per cento dei consumi in termini di Megawatt orari, con un calo di almeno il 5 per cento nelle ore di punta); un tetto ai ricavi delle aziende che producono elettricità a basso costo; un contributo di solidarietà da addebitare aziende di combustibili fossili per finanziare i cittadini vulnerabili e le fonti di energia auto-prodotte. In quarto luogo, le società di servizi energetici devono essere supportate per far fronte alla volatilità dei mercati. “La Russia sta manipolando i nostri mercati energetici, ma il lavoro degli ultimi mesi sta dando i suoi frutti. Noi abbiamo la forza economica, la volontà politica e l’unità per mantenere il sopravvento”, ha concluso Von der Leyen.

UCRAINA, LA COMMISSIONE EUROPEA PROPONE ALTRI 5 MILIARDI DI AIUTI FINANZIARI

La Commissione europea ha presentato una proposta per ulteriori cinque miliardi di euro di assistenza macrofinanziaria (Amf) all’Ucraina come “seconda parte del pacchetto eccezionale di assistenza fino a nove miliardi di euro”, per sostenere i bisogni finanziari del Paese causati dall’invasione russa. Il programma di aiuti aggiuntivi porterebbe il sostegno totale dell’Ue all’Ucraina a 7,2 miliardi di euro, raggiungendo i dieci miliardi di euro una volta che l’intero pacchetto diventerà operativo entro la fine del 2022. “I fondi”, conclude la nota dell’esecutivo Ue, “saranno messi a disposizione dell’Ucraina sotto forma di prestiti a lungo termine a condizioni favorevoli, da erogare in un numero limitato di rate”.

ag.DIRE – www.dire.it




Gas, il piano del governo: riscaldamenti accesi 15 giorni in meno e giù di 1 grado

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termostato termosifone“Per ridurre i rischi connessi a una potenziale interruzione totale dei flussi dalla Russia durante il prossimo inverno nonché rispondere alle richieste europee in termini di riduzione dei consumi per il periodo 2022-2023, è opportuno attuare sin da subito misure di contenimento dei consumi nazionali di gas”. È quanto si legge nel ‘Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas naturale’, messo a punto dal Ministero della Transizione ecologica.

“Le stime dell’impatto di tutte le misure di contenimento- si legge- portano ad un potenziale di circa 5,3 miliardi di Smc di gas, considerando la massimizzazione della produzione di energia elettrica da combustibili diversi dal gas (circa 2,1 miliardi di Smc di gas) e i risparmi connessi al contenimento del riscaldamento (circa 3,2 miliardi di Smc di gas), cui si aggiungono le misure comportamentali da promuovere attraverso campagne di sensibilizzazione degli utenti ai fini di un comportamento più virtuoso nei consumi”.

SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI GAS

L’insieme degli interventi, normativi e regolatori, e la risposta degli operatori coinvolti hanno consentito di raggiungere al 1° settembre 2022 un livello di riempimento degli stoccaggi di circa 83%. Tale valore, in linea con l’obiettivo di riempimento del 90% e anche superiore, è fondamentale per disporre di margini di sicurezza del sistema gas e affrontare il prossimo inverno.

Per quanto riguarda le misure per diversificare la provenienza del gas importato, è stato siglato un accordo per il graduale aumento delle forniture di gas dall’Algeria, che consentirà di sfruttare al massimo le attuali capacità disponibili di trasporto del gasdotto che approda in Sicilia, fornendo volumi crescenti di gas già a partire dal 2022.

Sono state anche incrementate nel breve termine le importazioni dal gasdotto TAP, la cui società ha inoltre avviato le interlocuzioni per realizzare il raddoppio della capacità di trasporto, che non necessita di interventi tecnici sul tratto italiano del gasdotto.

Inoltre il Governo, in coordinamento con ENI e con SNAM, si è attivato per garantire approvvigionamenti di GNL da nuove rotte, in particolare: sino a 3,5 miliardi di Smc dall’Egitto, sino a 1,4 miliardi di Smc dal Qatar, sino a 4,6 miliardi di Smc progressivamente dal Congo, e circa 3,0-3,5 miliardi di Smc da forniture in fase di negoziazione da atri Paesi quali Angola, Nigeria, Mozambico, Indonesia e Libia.

RIGASSIFICATORI

L’obiettivo del Governo è quello di arrivare ad avere in esercizio al più presto, entro i primi mesi del 2023, il primo rigassificatore galleggiante e, successivamente e comunque entro il 2024, anche il secondo impianto.

Ciò, si sottolinea, è fondamentale soprattutto per poter affrontare l’inverno 2023 – 2024, considerato che con molta probabilità gli stoccaggi saranno pienamente utilizzati nella stagione invernale 2022-2023 e dunque occorrerà ricostituire adeguatamente le riserve. L’insieme delle iniziative messe in campo consente di sostituire entro il 2025 circa 30 miliardi di Smc di gas russo con circa 25 miliardi di Smc di gas di diversa provenienza, colmando la differenza con fonti rinnovabili e con politiche di efficienza energetica.

MISURA AMMINISTRATIVA DI CONTENIMENTO DEL RISCALDAMENTO

Questa misura prevede azioni amministrative che riducano il consumo di gas per il riscaldamento mediante l’introduzione di limiti di temperatura negli ambienti, di ore giornaliere di accensione e di durata del periodo di riscaldamento, in funzione delle fasce climatiche in cui è suddiviso il territorio italiano.

La riduzione dei consumi promossa regolamentando il funzionamento degli impianti di riscaldamento sarà attuata entro il mese di settembre 2022 modificando la vigente regolamentazione della temperatura e dell’orario di accensione invernale attraverso un decreto del Ministro della Transizione Ecologica.
Nello specifico, è prevista una riduzione di 1 grado di riscaldamento per gli edifici. a) 17°C +/- 2°C di tolleranza per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili; b) 19°C +/- 2°C di tolleranza per tutti gli altri edifici.

Inoltre, i limiti di esercizio degli impianti termici sono ridotti di 15 giorni per quanto attiene il periodo di accensione (posticipando di 8 giorni la data di inizio e anticipando di 7 giorni la data di fine esercizio) e di 1 ora per quanto attiene la durata giornaliera di accensione.

MISURE COMPORTAMENTALI (A COSTO ZERO)

L’obiettivo è promuovere comportamenti consapevoli e intelligenti nel consumo di gas e di energia elettrica, che incidano non solo sul contenimento della domanda di gas e sugli stessi costi in bolletta degli utenti ma anche sulle politiche di decarbonizzazione.

Tra i comportamenti da promuovere quelli della riduzione della temperatura e della durata delle docce, l’utilizzo anche per il riscaldamento invernale delle pompe di calore elettriche usate per il condizionamento estivo, l’abbassamento del fuoco dopo l’ebollizione e la riduzione del tempo di accensione del forno, l’utilizzo di lavastoviglie e lavatrice a pieno carico, il distacco della spina di alimentazione della lavatrice quando non in funzione, lo spegnimento o l’inserimento della funzione a basso consumo del frigorifero quando in vacanza, non lasciare in stand by TV, decoder, DVD, la riduzione delle ore di accensione delle lampadine.
Da tali misure a costo zero può aversi un risparmio, da stime ENEA, fino a 2,7 Smc (non si considerano le misure per il raffrescamento, in quanto non si riferiscono al periodo di riduzione).

MISURE COMPORTAMENTALI (CON INVESTIMENTO INIZIALE)

Ulteriori risparmi possono conseguirsi con misure comportamentali che richiedono investimenti anche piccoli da parte degli utenti, ad esempio con investimenti per la sostituzione di elettrodomestici a più elevato consumo con quelli più efficienti, sostituzione di climatizzatori con quelli più efficienti, installazione di nuove pompe di calore elettriche in sostituzione delle vecchie caldaie a gas, installazione di pannelli solari termici per produrre acqua calda, sostituzione lampadine tradizionali con quelle a led. Enea ha calcolato un risparmio di circa 1 miliardo di Smc. Tali misure ricadono già in buona parte in regime assistito (detrazioni fiscali, conto termico…), ma richiedono un certo periodo di tempo per la determinazione degli effetti ai fini della riduzione della domanda. Si assume cautelativamente un impatto sul risparmio nel periodo considerato di 200 milioni di Smc, a fronte di un potenziale superiore a 1 miliardo di Smc.

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