USA, Florida. I colori della bandiera italiana illuminano la Freedom Tower di Miami

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lambasciatore ditalia a washington peronaci in florida immagine15 294x223L’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, ha concluso la sua visita di tre giorni in Florida, accompagnato dal Console Generale d’Italia a Miami Michele Mistò. Una missione preceduta dall’incontro, lunedì scorso a Washington, con il Governatore Ron DeSantis, durante il quale è stato concordato di rafforzare la già solida cooperazione tra Italia e Florida. In particolare, è stato sottolineato il comune impegno a dare ulteriore slancio alla già eccellente collaborazione economica, culturale e scientifico-tecnologica. “Tra Italia e Florida esistono ecosistemi imprenditoriali, commerciali e manifatturieri sempre più integrati, che hanno il potenziale per crescere ulteriormente”, ha sottolineato l’Ambasciatore Peronaci. “Gli incontri che ho avuto in questi giorni confermano la grande voglia di Italia in uno degli Stati americani più dinamici e in più forte crescita: esistono grandi opportunità per le nostre imprese, che tutte le articolazioni del Sistema Italia sono pronte a sostenere”, ha aggiunto. La visita si è aperta con una visita alla Freedom Tower, uno dei simboli più emblematici della città di Miami, che è stata poi illuminata di verde, bianco e rosso in omaggio all’Italia e al significativo contributo della comunità italo-americana allo sviluppo della città. Nel corso della sua missione, l’Ambasciatore ha incontrato la Sindaca della Contea di Miami-Dade, Daniella Levine Cava, e la Direttrice del Porto di Miami, Hydi Webb, con cui si è recato al terminal passeggeri MSC. Costruito da Fincantieri, il terminal MSC a Miami è il più grande e tecnologicamente avanzato del mondo, che con il suo design iconico è considerato una vetrina del saper fare italiano. Peronaci ha visitato a Fort Lauderdale la sede di Azimut Benetti e quella di Sanlorenzo Americas, tra i più importanti gruppi al mondo nel settore della nautica. Eccellenze italiane che sono espressioni dell’alta gamma e dell’innovazione italiana nel mondo: unendo tradizione cantieristica, capacità industriale e visione internazionale, le imbarcazioni prodotte dai nostri marchi sono vere e proprie bandiere del “Made in Italy” in tutto il Sud-Est degli Stati Uniti e non solo. Nel corso della riunione con il personale del Consolato Generale, dell’Istituto Italiano di Cultura e dell’Ufficio ICE, l’Ambasciatore ha ringraziato tutto il team Italia a Miami per gli eccellenti risultati raggiunti, anche a fronte della crescita costante della nostra collettività in tutta la circoscrizione, con numeri che hanno fatto di Miami il secondo Consolato degli Stati Uniti per numero di iscritti all’AIRE. Dall’incontro con la collettività italiana, i membri del Comites, gli imprenditori, gli accademici e scienziati italiani, sono emersi diversi spunti per mettere a sistema le competenze e le esperienze italiane in Florida. Particolarmente proficua è stata anche la riunione con le principali imprese attive nel Sud-Est degli Stati Uniti, durante la quale l’Ambasciatore ha confermato l’impegno di tutte le istituzioni, in linea con la strategia di diplomazia per la crescita del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Tajani, a favorire le migliori condizioni di mercato per l’internazionalizzazione delle nostre imprese. La Florida è il quarto Stato più importante degli USA per PIL (1500 miliardi di dollari) e la sedicesima economia al mondo. L’interscambio totale tra la Florida e l’Italia nel 2023 è stato pari a 4,8 miliardi di dollari. La Florida è salita al quarto posto fra gli Stati USA che importano prodotti italiani, con un totale di importazioni di 3,8 miliardi di dollari, ed è lo Stato ove opera il maggior numero di imprese italiane negli Stati Uniti, oltre 400. Nel corso della missione dell’Ambasciatore, che ha coinciso con le attività organizzate dal Consolato Generale in occasione della X Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, si segnalano gli incontri con la comunità scientifica e, in particolare con il Prof. Camillo Ricordi, Direttore del Diabetes Research Institute (DRI) dell’Università di Miami, uno dei principali centri di ricerca al mondo dedicati alla cura definitiva del diabete. Alla riunione hanno partecipato numerosi esponenti di altissimo livello nel campo della ricerca e dell’applicazione medica di avanguardia negli Stati Uniti. (Inform)




Papa Leone XIV loda i vescovi Usa sui migranti: scontro a distanza con Trump

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cq5dam 1763372871Apprezzo moltissimo quanto detto dai vescovi. È una dichiarazione importante. Inviterei in particolar modo tutti i cattolici e tutte le persone di buona volontà ad ascoltare quello che hanno detto. Credo che dobbiamo cercare maniere di trattare la gente con umanità rispettando la loro dignità”. Con queste parole Papa Leone XIV ha commentato il recente comunicato della Conferenza episcopale americana sulla situazione dei migranti negli Usa.

I vescovi americani hanno votato quasi unanimemente il messaggio (216 sì, 5 no, 3 astensioni) nel quale si legge fra l’altro il dissenso dalla “campagna indiscriminata di deportazione” e una preghiera per “la fine alla retorica di disumanizzante e di violenza”. Si tratta di parole abbastanza dure sulla gestione dei migranti dell’amministrazione di Donald Trump anche se il nome del presidente non viene menzionato nel comunicato.

I comunicati dell’intera Conferenza episcopale sono atipici. L’ultimo in tempi recenti è avvenuto nel 2013 durante l’amministrazione di Barack Obama. In quel caso l’immigrazione era anche al centro del messaggio poiché i vescovi incoraggiavano una riforma comprensiva sull’immigrazione. Allo stesso tempo però i vescovi dissentivano da un aspetto dell’Obamacare, la riforma sanitaria approvata nel 2010, perché includeva nelle polizze la copertura sulla contraccezione. Nel 2013 i vescovi avevano dunque virato sia a sinistra che a destra.

Alcuni si aspettavano una reazione della Conferenza episcopale molto prima considerando la campagna brutale dell’amministrazione Trump sulle deportazioni che dura da parecchi mesi. Il cardinale Mark Seitz della diocesi di El Paso, Texas, ha spiegato a Amna Nawaz della Pubblic Broadcasting System (Pbs) che non è facile per i 300 vescovi raggiungere un consenso, specialmente considerando la lingua precisa del comunicato. C’è poi da ricordare che i vescovi americani hanno due correnti tra conservatori che supportano la politica di Trump e quelli che vi si oppongono. Il loro presidente è l’arcivescovo di Oklahoma City Paul Coakley, eletto poche settimane fa. L’arcivescovo Coakley, considerato conservatore, ha sconfitto il centrista Daniel Flores, vescovo di Brownsville, Texas, il quale è stato eletto vicepresidente.

La Conferenza dei vescovi americani in molti aspetti riflette idee politiche dei fedeli che pendono anche se non in maniera schiacciante a destra. Nell’elezione presidenziale del 2024 hanno supportato Trump invece di Kamala Harris (55%-43%). La politica di Trump però ha avuto un effetto e in un recente sondaggio del Pew Research Center solo il 42% dei cattolici adesso approva l’operato di Trump.

Si capisce dunque la riluttanza della Conferenza episcopale e di Papa Leone XIV di indirizzare frecciate direttamente a Trump per non inasprire i rapporti con la Casa Bianca. Ciononostante alcune voci dell’amministrazione hanno reagito dandoci un’idea della posizione del governo. La prima è stata quella di Tom Homan, considerato lo zar della campagna di deportazione, il quale ha semplicemente detto che la Chiesa si sbaglia. Inoltre Abigail Jackson, vice portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che il presidente Trump “sta mantenendo la sua promessa di deportare i criminali alieni illegali”.

Il problema della reazione della Jackson è che tutte le informazioni venute a galla ci indicano che la stragrande maggioranza degli individui deportati non sono criminali. Le retate hanno anche coinvolto individui con cittadinanza americana che sono stati trattati come criminali. Inoltre per cercare di raggiungere i milioni di deportati promessi in campagna elettorale gli arresti avvengono quasi dappertutto, incluso luoghi pubblici, posti di lavoro, e persino fuori dalle aule dei tribunali dove i migranti si recano per completare le loro pratiche di residenza legale. I numerosi video in circolazione ci danno un’idea della disumanizzazione discussa dai vescovi e da Papa Leone. Il Pontefice ha riconosciuto che se ci sono “persone negli Usa senza diritto legale, ci sono misure appropriate. Ci sono i tribunali. C’è un sistema giudiziario”. In effetti, il Papa ha giustamente additato al problema fondamentale della politica sui migranti di Trump. Con l’approvazione della Corte Suprema i diritti civili e umani non vengono rispettati poiché gli individui arrestati vengono condannati dagli agenti senza nessun rispetto dei diritti invocati dal Papa.




La fine dello shutdown: Trump malconcio, i democratici anche ma vedono luci sulle elezioni di midterm

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49627b98ef1ee70858bfbdf60683ce83 xlChuck Schumer “pensava di fratturare l’unità repubblicana ma i repubblicani hanno piegato lui”. Con queste parole Donald Trump ha caratterizzato il leader democratico del Senato che si è arreso, ponendo fine allo shutdown senza ottenere nulla dopo 40 giorni della chiusura dei servizi non essenziali del governo. Trump ha cantato vittoria ma in realtà i repubblicani sono usciti malconci dallo shutdown poiché nonostante la loro resa i democratici ci guadagneranno politicamente.

I sette senatori democratici che hanno votato per porre fine allo shutdown non sono riusciti ad ottenere il ripristino dei sussidi sanitari all’Affordable Care Act (ACA, Obamacare). Con la scadenza di questi sussidi il costo dell’assicurazione medica per una ventina di milioni di americani è raddoppiato e in alcuni casi triplicato. Il compromesso raggiunto include una promessa che i senatori repubblicani permetteranno un voto sui sussidi, in effetti, una briciola di quello che avevano richiesto. Il disegno di legge per eliminare lo shutdown include anche una bella “briciola” per 8 senatori repubblicani che potrebbero denunciare il governo Usa per danni subiti durante le indagini di Jack Smith, il procuratore speciale che aveva indagato Trump sugli eventi dell’insurrezione per ribaltare l’esito elettorale del 2020. Smith avrebbe ottenuto dati privati dei cellulari di alcuni senatori e parlamentari sulle loro comunicazioni prima e dopo l’insurrezione al Campidoglio del 6 gennaio 2021. La promessa del voto sui sussidi non è garanzia di successo al Senato. Peggio alla Camera dove Mike Johnson, lo speaker, non ha nemmeno promesso che permetterà un voto. Ma anche in caso di un voto favorevole al Senato e alla Camera il disegno di legge andrebbe a finire sulla scrivania di Trump che con ogni probabilità imporrebbe il suo veto.

Le possibilità di successo sui sussidi appaiono ovviamente remote anche se alcune voci repubblicane si sono sollevate a suo favore. Alla Camera una decina di parlamentari repubblicani hanno espresso il loro consenso poiché dopotutto la scadenza dei sussidi colpisce anche gli elettori repubblicani. La voce più stridula fra questi è quella di Marjorie Taylor Greene, parlamentare ultra conservatrice della Georgia e fino a poco tempo fa grande sostenitrice di Trump. La Greene però ha iniziato a prendere le distanze soprattutto sulla questione dei sussidi. In parecchie interviste ha dichiarato che i suoi familiari ne faranno le spese poiché i costi della loro assicurazione aumenteranno in maniera stratosferica. La Green ha reiterato che i democratici avevano imposto il “disastro” dell’Obamacare agli americani e che i repubblicani non avevano fatto nulla per risolvere la questione.

Difficile darle torto sulla mancata azione dei repubblicani. Trump e i repubblicani le hanno provate tutte per eliminare Obamacare e rimpiazzarla con un sistema migliore. In realtà non hanno fatto nulla. Persino in uno dei dibattiti presidenziali dell’anno scorso Trump fu costretto ad ammettere che per rimpiazzare Obamacare lui aveva qualche nozione. Pressato a chiarire emerse chiaramente che non aveva nessun piano.

Se i democratici non sono riusciti a cogliere il bersaglio in pieno uscendone sconfitti come hanno dichiarato alcuni progressisti, allo stesso tempo, dal punto di vista politico hanno messo in tasca capitale utile per le future elezioni di midterm. Il blocco dello shutdown ha messo a nudo due cose sull’Obamacare. La prima è che la legge approvata da Barack Obama nel 2010 è divenuta popolare ed infatti essenziale per gli americani. Secondo un sondaggio il 74 percento degli americani supporta l’estensione dei sussidi all’Obamacare. Una cifra altissima che dovrebbe fare paura ai repubblicani che saranno visti responsabili per gli aumenti dei costi. Allo stesso tempo ha messo a nudo il fatto che i repubblicani parlano ma in realtà non concludono nulla e appaiono sempre più il partito dei ricchi. In pieno shutdown che alla scadenza dei sussidi ha incluso la sospensione e poi il ripristino dei buoni pasto SNAP che beneficiano 42 milioni di americani, Trump ha fatto una festa favolosa stile Great Gatsby a Mara-a-Lago. Esempio classico di “qu’ils mangent du gâteau”.

Se Trump può cantare vittoria sullo shutdown le ombre sulle elezioni del midterm dell’anno prossimo si anneriscono ancora di più considerando le sconfitte repubblicane alle recentissime elezioni del 2025. Trump ha riconosciuto la sconfitta repubblicana spiegando che lui non appariva nelle schede elettorali. Il suo nome non apparirà nemmeno nelle schede elettorali delle midterm e ciò dovrebbe preoccuparlo perché, come si sa dalla storia, il presidente in carica ha pessime opportunità di mantenere la maggioranza in una e a volte in ambedue le Camere nelle elezioni di metà mandato. Erick Erickson, noto commentatore di destra ha dichiarato che lo stato “di anatra zoppa” di Trump si avvicinerà più rapidamente. La perdita alle midterm del 2026 appare evidente per Erickson poiché il nome di Trump non “apparirà più nelle schede elettorali”. Anche Steve Bannon, ex stratega del presidente, ha echeggiato i sentimenti di Erickson. Bannon però ha aggiunto che Trump dovrebbe sfidare la costituzionalità che limita a due i mandati presidenziali. Lo farà Trump?




In fuga negli Usa dopo gli abusi su una bimba di 6 anni: incastrato su Whatsapp e arrestato

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Si era rifatto una vita a Huntsville, città da 180 mila abitanti dell’Alabama, con una nuova identità e l’avrebbe fatta franca, se la sua foto non fosse apparsa su un profilo whatsapp. Alberto Palla, 63 enne romano, era stato condannato a 10 anni di carcere per le violenze sulla figlia della sua ex convivente di appena sei anni, ma di lui, poco dopo la sentenza, si erano perse le tracce, cinque anni fa.
Dopo una lunga attività investigativa invece è stato rintracciato negli Stati uniti e riportato in Italia, dove finalmente sconterà la sua pena.

LE INDAGINI

La sua fuga è dunque finita: è stato scortato dagli agenti dell’Immigrazione americana, espulso dal territorio degli Stati Uniti, è atterrato infatti all’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino. La ricerca di Palla è iniziata all’indomani della notifica di un ordine di carcerazione, quando l’uomo non è stato trovato nell’ultimo suo indirizzo, a Roma, in cui scontava i domiciliari. Sono allora partite le ricerche da parte dei Carabinieri di Bravetta che sono risaliti alle persone e ai luoghi da lui frequentati, nel comune di Cerveteri e successivamente nel comune di Civitavecchia.

QUELLA FOTO SUL PROFILO WHATSAPP DI UNA DONNA

Il punto di svolta si è avuto quando i militari sono risaliti all’utenza intestata a una donna con cui Palla aveva allacciato una relazione sentimentale. Infatti sul suo profilo Whatsapp appariva una foto proprio del ricercato. L’analisi del traffico telefonico ha permesso quindi di individuare dove fosse localizzata quell’utenza, ovvero gli Stati uniti. Una serie di accertamenti incrociati sul canale social Facebook hanno permesso di risalire al profilo della donna intestataria dell’utenza che risultava registrata nel territorio statunitense di Huntsville, in Alabama.
È scattata la collaborazione con la Direzione centrale della Polizia Criminale e l’Fbi che ha consentito all’arresto dell’uomo per immigrazione irregolare. Palla è stato così detenuto e poi espulso per arrivare infine in Italia con destinazione finale nel carcere di Civitavecchia dove dovrà scontare la pena definitiva insieme a quelle per una serie di reati patrimoniali.

CONDANNATO PER VIOLENZA SESSUALE SU MINORE, TRUFFA E FURTO

Palla era stato riconosciuto colpevole nel 2020 dalla terza sezione penale della Corte d’appello di Firenze per i reati di violenza sessuale su minore, appropriazione indebita, sostituzione di persona, truffa e furto, reati commessi tra Prato e Roma tra il 2002 e il 2008.

agenzia DIRE – www.dire.it




È musulmano il nuovo primo cittadino di New York

zohran kwame mamdani politico statunitense

zohran kwame mamdani politico statunitense

È la prima volta che New York ha un sindaco musulmano: la vittoria del socialista Zohran Mahmood Mamdani segna una novità importante per l’America. E Madmani, incoronato stanotte come del resto era ampiamente previsto, non solo è musulmano. È anche giovanissimo (appena 34 anni, quindi a tutti gli effetti un millennials) ed è figlio di immigrati. La mamma è indiana (è una famosa regista), il papà è cresciuto in Uganda, dove Zohran Mamdani è nato: è cresciuto però di fatto in America, dove è arrivato all’età di sette anni, ma è cittadino americano solo dal 2018. Stanotte – con i seggi chiusi quando in Italia erano le 3 – è diventato primo cittadino di New York. Non è dunque servito lo spiacevole appello anti Mamdani lanciato dal presidente Usa Donald Trump, che aveva detto: “Un ebreo che vota per Mamdani, che odia gli ebrei, è uno stupido” alla vigilia del voto. Mamdani ha vinto le elezioni con un ampio scarto, battendo sia l’ex governatore dell’Empire State Andrew Cuomo (contro cui aveva già vinto alle primarie) sia il repubblicano Curtis Sliwa. A New York si sono recati alle urne oltre due milioni di cittadini, un record dal 1969.

 

CHI È ZOHRAN MAMDANI

Prima di entrare in politica, è stato consulente per l’edilizia abitativa (si occupava di prevenire i pignoramenti, dando assistenza ai proprietari di case a basso reddito nel Queens) e anche produttore musicale. Di più, ha fatto pure il rapper: il nome ‘di battaglia’ era Mr. Cardamom. E inevitabilmente, con la sua candidatura, i video che aveva girato sono tornati a circolare (e sono diventati virali). Tra i vari pezzi del sindaco c’era anche un rap dedicato alla nonna e intitolato “Nani“. Oltre che rapper, è stato anche assistente alla regia per la sua mamma, regista

A NEW YORK DA QUANDO AVEVA 7 ANNI

Intrapresa la strada della politica, è diventato famoso per il suo attivismo: ha preso parte a uno sciopero della fame insieme ai tassisti per ottenere oltre 450 milioni di dollari di riduzione del debito e si è battuto per maggiori investimenti nel trasporto pubblico. La madre di Mamdani è la nota regista Mira Nairn nata in India e laureata ad Harvard e residente: tra i suoi c’è c’è la pellicola “Salaam Bombay!”, candidato all’Oscar come miglior film straniero e “Monsoon Wedding” con cui ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2001. Il padre di Madmdani, originario dell’Uganda, è professore alla Columbia University: insegna antropologia e studi africani. Zohran Mamdani è nato in Uganda: i suoi genitori infatti si sono conosciuti lì. I genitori si sono conosciuti in Uganda, visto che la madre si trovava lì per fare ricerche per un suo film. Mamdani è arrivato a New York all’età di sette anni ed è diventato cittadino americano solo nel 2018.

 

agenzia DIRE – www.dire.it




E’ morto Dick Cheney, l’ex vicepresidente Usa

incontro cheney berlusconi

incontro cheney berlusconi
INCONTRO CHENEY BERLUSCONI

L’ex vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney è morto all’età di 84 anni. Lo ha reso noto la famiglia.

“Richard B. Cheney, 46° vicepresidente degli Stati Uniti, è morto la notte scorsa, 3 novembre 2025. Aveva 84 anni”, si legge nella nota della famiglia. “La sua amata moglie, Lynne, con cui era sposato da 61 anni, le sue figlie, Liz e Mary, e altri familiari erano con lui al momento della sua scomparsa. L’ex vicepresidente è morto a causa di complicazioni dovute a polmonite e malattie cardiache e vascolari.”

“Per decenni, Dick Cheney ha servito la nostra nazione, ricoprendo anche il ruolo di Capo dello staff della Casa Bianca, membro del Congresso del Wyoming, Segretario della Difesa e Vicepresidente degli Stati Uniti. Dick Cheney era un uomo grande e buono che ha insegnato ai suoi figli e nipoti ad amare il nostro Paese e a vivere una vita di coraggio, onore, amore, gentilezza e pesca a mosca. Siamo infinitamente grati per tutto ciò che Dick Cheney ha fatto per il nostro Paese. E siamo infinitamente fortunati ad aver amato ed essere stati amati da questo nobile gigante di uomo.”

agenzia DIRE – www.dire.it




Odoguardi (MAIE): “Con il nostro contributo bonus ristrutturazione anche per gli iscritti AIRE”

odoguardi bonus

odoguardi bonusTempi di Legge di Bilancio e quando si avvicina la manovra si parla spesso anche dei vari bonus. Forse non tutti gli italiani nel mondo proprietari di casa in Italia sanno che – grazie al lavoro, all’impegno e al contributo del MAIE, dell’On. Franco Tirelli del Sen. Mario Borghese che occupa un posto di rilievo nella commissione Bilancio del Senato – nella manovra verrà prorogato il bonus per ristrutturare la propria abitazione usufruendo di importanti detrazioni fiscali.

Gli iscritti AIRE, infatti, possono usufruire delle detrazioni edilizie al 36%; se poi al momento dei lavori erano residenti in Italia, l’aliquota sale al 50%.

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 273 del 27 ottobre 2025, proprio in questi giorni ha inoltre precisato che i cittadini italiani iscritti all’AIRE possono usufruire della detrazione IRPEF del 36% per interventi di ristrutturazione effettuati su un immobile situato in Italia, anche se utilizzato solo saltuariamente. Anche questo è un aspetto da tenere da conto e che interessa sicuramente molti connazionali.

Dunque, anche grazie al lavoro parlamentare del Movimento Associativo Italiani all’Estero, gli italiani iscritti all’AIRE potranno continuare a usufruire delle detrazioni per lavori eseguiti su immobili posseduti in Italia, purché risultino intestatari delle spese e in possesso della documentazione conforme.

Come MAIE continuiamo a lavorare fuori e dentro il Parlamento in difesa dei diritti e degli interessi degli italiani all’estero, dovunque siano nel mondo.

Vincenzo Odoguardi, Vicepresidente MAIE




Uragano Melissa si allontana dall’Atlantico occidentale: ora punta verso il Nordest

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310910 5day cone no line and windL’uragano Melissa continua la sua corsa nell’Atlantico, muovendosi rapidamente verso nord-est a circa 41 miglia orarie (66 km/h), dopo aver sfiorato le Bermuda nella notte. Secondo il bollettino del National Hurricane Center (NHC), il sistema mantiene ancora venti sostenuti fino a 90 miglia orarie (145 km/h), rimanendo dunque un uragano di categoria 1 sulla scala Saffir-Simpson.

🌀 Posizione e traiettoria

Alle 5:00 AM AST, il centro di Melissa era localizzato a 35,9°N e 64,0°W, a nord-est delle Bermuda.
Le previsioni indicano un progressivo spostamento verso nord-est durante il fine settimana, con perdita graduale d’intensità. Il ciclone dovrebbe trasformarsi in tempesta post-tropicale entro lunedì, mentre si avvicina alle coste dell’Irlanda e del Regno Unito.

🌊 Effetti attuali e attesi

Le Bermuda hanno già registrato forti raffiche di vento, piogge intense e mareggiate lungo le coste esposte a nord-est. Nelle prossime ore, l’uragano continuerà a generare onde molto alte e correnti di risacca pericolose lungo l’Atlantico occidentale, con un impatto indiretto fino alle coste del Nord America.

Sulle acque dell’Atlantico centrale e settentrionale, il sistema manterrà un’ampia area di venti di burrasca anche quando avrà perso le caratteristiche tropicali. Non sono previste minacce dirette per il continente americano.

⚠️ Avvisi e raccomandazioni

  • Allerta uragano ancora attiva per le Bermuda, ma sarà probabilmente revocata entro la giornata.
  • Avviso di tempesta tropicale per le rotte marittime tra il 45° e il 30° meridiano ovest.
  • I meteorologi avvertono che condizioni marine estremamente pericolose possono estendersi ben oltre il cono di previsione.

📈 Evoluzione prevista (secondo NHC)

Data/Ora (AST) Posizione stimata Stato previsto
2 AM Sabato 42°N, 55°W Uragano (H)
2 PM Domenica 53°N, 35°W Tempesta (S)
2 AM Lunedì 58°N, 25°W Tempesta (S)
2 AM Martedì 62°N, 15°W Post-tropicale (S)

🌍 Sintesi

L’uragano Melissa sta completando il suo ciclo vitale come tipico sistema di fine stagione, muovendosi rapidamente verso acque più fredde del Nord Atlantico. Non rappresenta una minaccia diretta per i Caraibi o per la costa orientale degli Stati Uniti, ma continua a richiedere attenzione per la navigazione e le condizioni del mare aperto.

 




Vincenzo Odoguardi (Maie) al Gala di New York dell’Associazione Culturale Italiana. Premiato Demetrio Albertini. Odoguardi: “Simbolo che unisce sport, istituzioni e comunità italiane nel mondo

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vincenzo odoguardi maie al gala di new york dellassociazione culturale italiana immagine20 385x223In occasione delle celebrazioni per il Columbus Day, Vincenzo Odoguardi – Vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero – ha preso parte al Gala organizzato a New York dal presidente dell’Associazione Culturale Italiana, Tony Di Piazza.

Durante la serata Di Piazza – imprenditore italoamericano da anni impegnato nella promozione della cultura e dell’identità italiana nel mondo – ha consegnato un riconoscimento speciale a Demetrio Albertini, figura storica del calcio italiano, per la sua carriera, il suo impegno sportivo e i valori di italianità che rappresenta. “Il premio ad Albertini è un simbolo che unisce sport, istituzioni e comunità italiane nel mondo”, ha dichiarato Odoguardi a margine dell’evento. “Sono felice – ha proseguito – di essere stato invitato anche quest’anno al Gala dell’associazione fondata dall’amico Tony Di Piazza: è un appuntamento in cui si respira una straordinaria atmosfera di italianità. Vengono valorizzate persone che, attraverso il proprio lavoro, l’impegno e l’esempio, contribuiscono alla diffusione della nostra lingua e della nostra cultura oltre confine. Come Maie, da sempre accompagniamo e sosteniamo con convinzione ogni iniziativa che promuova e rafforzi l’identità italiana nel mondo, dunque è un piacere essere qui”, ha concluso Odoguardi, che l’anno scorso, sempre a New York, è stato premiato come “Uomo dell’Anno” per il suo ruolo di imprenditore e ambasciatore della cultura italiana nel mondo.(Inform)




Washington bloccata: gli Stati Uniti nel pieno dello shutdown

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1536x864 cmsv2 facd457f 60a9 5146 a0e6 480996b244fb 9509413Negli Stati Uniti è in corso una delle più lunghe paralisi amministrative degli ultimi anni. Dall’inizio di ottobre, il governo federale è ufficialmente in shutdown, una parola ormai tristemente familiare per gli americani e che significa, in sostanza, che una parte del Paese si è fermata.

A causa del mancato accordo tra repubblicani e democratici sul bilancio, centinaia di migliaia di dipendenti pubblici sono stati messi in congedo forzato, mentre numerosi servizi statali operano a ritmo ridotto. I musei e i parchi nazionali hanno chiuso le porte, gli uffici dell’amministrazione sono deserti e molte famiglie attendono con ansia la prossima busta paga che, probabilmente, non arriverà.

La disputa, come spesso accade, è diventata un braccio di ferro politico tra la Casa Bianca e il Congresso. Il presidente Donald Trump, già alle prese con i delicati negoziati commerciali con Canada e Messico, accusa l’opposizione di voler “bloccare l’America per fini elettorali”. I democratici, dal canto loro, puntano il dito contro la gestione repubblicana del debito e le nuove spese militari considerate eccessive.

Intanto, Wall Street osserva con nervosismo. Ogni giorno di paralisi costa al Paese centinaia di milioni di dollari e l’incertezza politica si riflette sui mercati. Gli analisti temono che, se la situazione non si sbloccherà a breve, gli effetti potrebbero estendersi anche a livello internazionale, rallentando i flussi commerciali e gli investimenti.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti affrontano uno shutdown, ma stavolta il clima appare più teso del solito. Il Paese sembra spaccato, e la politica — intrappolata tra orgoglio e propaganda — fatica a trovare una via d’uscita. Nel frattempo, milioni di cittadini restano spettatori impotenti di un dramma istituzionale che mostra, ancora una volta, quanto fragile possa essere anche la macchina più potente del mondo.