Trump non si arrende: “Abbiamo bisogno della Groenlandia”

visita di zelensky negli stati uniti d'america

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DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Donald Trump torna a puntare gli occhi sulla Groenlandia, e lo fa con dichiarazioni che riaccendono la tensione diplomatica con la Danimarca.

In un’intervista rilasciata al podcaster Vince Coglianese, Il Presidente degli Stati Uniti ha rilanciato l’ormai nota ambizione: “Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza internazionale. Ne abbiamo bisogno. Dobbiamo averla. Odio dirlo in questo modo, ma dovremo averla”.

Parole pesanti, arrivate alla vigilia della visita del vicepresidente americano JD Vance sull’isola, visita che però ha subito un drastico ridimensionamento.

VISITA RIDOTTA, SOSPIRO DI SOLLIEVO PER COPENAGHEN

Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha accolto con favore la decisione di limitare la tappa di Vance alla sola base militare americana di Pituffik, nel remoto nord-ovest della Groenlandia.

“È positivo che gli americani abbiano rinunciato alla visita alla società groenlandese. Andranno a Pituffik, che è una loro base, e su questo non abbiamo nulla da obiettare”, ha dichiarato Rasmussen all’emittente DR.

Il ministro ha sottolineato l’importanza che le autorità statunitensi non si inseriscano nel contesto politico e sociale della Groenlandia senza un invito ufficiale, soprattutto in un momento in cui il territorio autonomo danese è in fase di transizione verso un nuovo governo.

PROTESTE E TENSIONI DIETRO LE QUINTE

L’ipotesi di una visita americana più ampia aveva già sollevato malumori. I governi di Danimarca e Groenlandia avevano protestato apertamente contro il viaggio della delegazione Usa, voluto da Trump, considerandolo inopportuno e non concordato. La mancanza di un invito formale, unita alla delicata situazione politica interna all’isola, ha contribuito ad alimentare le frizioni.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il messaggio di Trump agli europei: “Siete dei parassiti”

visita di zelensky negli stati uniti d'america

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DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Non ha bisogno di nascondere nulla, Donald Trump, nemmeno il disprezzo per l’Europa. Per cui in un’intervista rilasciata a Newsmax il presidente americano rilancia i contenuti dell’imbarazzante “chat-gate”: “Gli europei sono dei parassiti”.

Detto ciò, Trump conferma che non farà sconti sui dazi che scatteranno il 2 aprile e ci punta il dito contro: “Siamo stati imbrogliati per 45 anni, da amici e nemici. Ma spesso i cosiddetti amici sono i peggiori. Guardate l’Unione Europea, guardate cosa ha fatto a questo Paese, ci ha messi in ginocchio”.

Trump ha ovviamente difeso Vance e l’epic-fail dei suoi uomini che su Signal svelavano piani di attacco classificato come se parlassero di calcio al bar, ignorando di aver inserito (“non si sa come”, ha ammesso il consigliere per la Sicurezza nazionale Mike Waltz) nel gruppo il direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg. “Crediamo si sia trattato di un errore di un membro dello staff. Aveva il numero di Goldberg e lo ha aggiunto involontariamente alla chat”, ha spiegato Trump.

Trump ha riservato parole di ammirazione per Elon Musk, definendolo “un meraviglioso patriota”: “Non lo conoscevo bene prima della campagna presidenziale, ma ama il Paese e non mi ha mai chiesto favori“.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Stati Uniti, i controlli in dogana possono costare la prigione

us airport

us airportAttenzione a cosa si porta con sé quando si entra negli USA: anche piccoli errori possono trasformarsi in gravi conseguenze legali.

Entrare negli Stati Uniti non è mai stato un semplice “benvenuto”. Le autorità doganali e di frontiera (CBP – Customs and Border Protection) applicano controlli rigorosi su tutti i viaggiatori, cittadini stranieri e americani. E se a volte si pensa che basti un sorriso e un passaporto valido, la realtà può essere molto diversa. In certi casi, un controllo doganale può sfociare in un interrogatorio, un sequestro, l’espulsione o – nei casi più gravi – addirittura l’arresto.

Cosa può scatenare un problema alla dogana?

Molto più di quanto si pensi. Alcuni dei casi più comuni includono:

  • Non dichiarare contanti o valori superiori a 10.000 dollari
    La legge americana obbliga chiunque entri o esca dagli USA a dichiarare somme superiori a 10.000 dollari (in contanti, assegni, carte prepagate, oro, ecc.). Non farlo può comportare il sequestro immediato e un’accusa penale.
  • Trasportare cibo, semi, piante o farmaci non dichiarati
    Molti viaggiatori portano con sé cibo o prodotti tipici, ma anche un semplice formaggio o un salame può essere vietato. Alcuni alimenti o prodotti agricoli sono considerati pericolosi per l’ecosistema americano. Anche farmaci da banco o prescritti (soprattutto se non accompagnati da documentazione in inglese) possono far scattare controlli più approfonditi.
  • Bugie o incongruenze nel modulo ESTA o nel colloquio con l’agente CBP
    Una bugia anche apparentemente innocua – ad esempio nascondere un precedente rifiuto di visto o un vecchio arresto – può portare all’espulsione immediata, al divieto d’ingresso e, nei casi più gravi, a un’accusa penale per falso.
  • Portare con sé oggetti vietati o illegali
    Alcuni oggetti considerati legali in altri Paesi (coltelli, armi da difesa personale, droni, medicinali con principi attivi vietati) possono essere illegali negli Stati Uniti.

Cosa succede se si viene fermati?

Se un viaggiatore viene segnalato, può essere trattenuto in una sala secondaria per ulteriori controlli. Le valigie possono essere perquisite, i dispositivi elettronici ispezionati (sì, anche senza mandato), e in alcuni casi può essere negato l’ingresso, con un volo di ritorno a spese proprie. Se viene commesso un reato federale, si può finire in carcere, anche solo in attesa di processo.

I casi reali

Negli ultimi anni, non sono mancati casi di cittadini italiani fermati per infrazioni apparentemente minori. Un turista è stato detenuto per aver portato con sé medicine contro l’ansia senza documentazione medica. Un altro ha visto confiscati 15.000 dollari non dichiarati e ha ricevuto un divieto d’ingresso per 5 anni. C’è anche chi è stato espulso per aver indicato nella richiesta ESTA di voler “visitare amici”, ma poi ha ammesso di voler lavorare in nero per qualche settimana.

Cosa fare per viaggiare sicuri

  • Leggere bene le regole su dogana e immigrazione sul sito ufficiale del CBP prima della partenza.
  • Dichiarare sempre tutto ciò che può generare dubbi.
  • Portare con sé prescrizioni mediche tradotte in inglese.
  • Non mentire durante il colloquio all’arrivo, nemmeno su dettagli minori.
  • In caso di dubbi o difficoltà, chiedere aiuto a un avvocato specializzato in immigrazione.

 




È morto George Foreman

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a23e213d d335 41fc 8c00 93ec4cfd1c06 xxx george foreman portrait.001Il mondo della boxe piange George Foreman, leggenda dei guantoni: aveva 76 anni. Lo ha reso noto la famiglia con un comunicato diffuso sui social: “Predicatore devoto, marito devoto, padre amorevole e orgoglioso nonno e bisnonno, ha vissuto una vita caratterizzata da fede incrollabile, umiltà e determinazione”. Nato a Marshall, in Texas, il 10 gennaio 1949, Big George è stato due volte campione del mondo dei pesi massimi in una carriera aperta dalla medaglia d’oro olimpica di Città del Messico 1968 prima di passare ai professionisti, e vissuta in due momenti: prima dal 1969 al 1977 e poi dal 1987 al 1997 dopo il suo ritorno sul ring.

È l'anniversario dello storico incontro di boxe tra Muhammad Ali e George Foreman a Kinshasa il 30 ottobre 1974 con in palio la corona dei pesi massimi tra due tra i più forti di sempre, un match entrato nell'epica dello sport

Il primo titolo mondiale dei massimi fu nel 1973 battendo il campione Joe Frazier, con due difese e la prima sconfitta in uno degli incontri più iconici della storia della boxe, The Rumble in the Jungle il 30 ottobre 1974 a Kinshasa contro Muhammad Ali, quando all’ottavo round perse per k.o. la corona a 25 anni. Diventato ministro ordinato di culto dopo il primo ritiro nel 1977, Foreman tornò nel 1987 e nel 1994 a 45 anni tornò campione battendo Michael Moorer e diventando il più vecchio campione del mondo della storia dei pesi massimi.

(FILES) US boxing heavyweight champions, Muhammad Ali (L) (born Cassius Clay) and George Foreman (R) fight in Kinshasa on October 30, 1974. Former heavyweight boxing champion George Foreman, who fought an iconic battle with Muhammad Ali before later reclaiming the title two decades later, died March 21 aged 76, his family announced in a statement. "With profound sorrow, we announce the passing of our beloved George Edward Foreman Sr, who peacefully departed on March 21, 2025, surrounded by loved ones," the statement said. (Photo by AFP)

La famiglia

“Un uomo dalla grande umanità, un olimpionico e due volte campione del mondo dei pesi massimi – ha scritto la famiglia -, era profondamente rispettato, un uomo di disciplina, convinzione e un protettore della sua eredità, che ha combattuto instancabilmente per preservare il suo nome, per la sua famiglia. Siamo grati per l’effusione di amore e preghiere e chiediamo gentilmente la privacy mentre onoriamo la vita straordinaria di un uomo che abbiamo avuto la fortuna di chiamare nostro”.

da La Gazzetta dello Sport

foto USA Today




Dal Wisconsin a Washington D. C.: Musk e Trump sfidano i magistrati

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ibrodpk6u 1256x620 1“E chi non vorrebbe l’endorsement del presidente in carica che gode di tanta popolarità adesso?” Così Brad Schimel, candidato a giudice della Corte Suprema nello Stato del Wisconsin che terrà l’elezione il primo aprile. Schimel ha continuato a cantare le lodi di Trump aggiungendo che il presidente è riuscito a compiere molte cose anche prima del suo insediamento.

Trump non ha ancora offerto il suo endorsement ma il suo amicone Elon Musk lo aveva già fatto nel mese di gennaio in un tweet in cui ha dichiarato l’importanza di “votare per il repubblicano nell’elezione per la Corte Suprema del Wisconsin per evitare la frode elettorale”. Il padrone di X (già Twitter) ha anche aperto il suo portafoglio spendendo 11 milioni di dollari in annunci negativi per attaccare Susan Crawford, la rivale di Schimel. Musk però non sarebbe motivato solo da ideologia. Attualmente Tesla si trova in difficoltà legali perché lo Stato gli ha negato di aprire una concessionaria per vendere le sue macchine direttamente ai consumatori invece di usare intermediari come fanno le altre aziende automobilistiche.

Perché interessa tanto l’elezione del primo aprile in Wisconsin a Musk? Il Badger State (Stato del tasso) è uno dei pochi Stati “turchini”, che a volte va ai democratici e a volte ai repubblicani per le elezioni presidenziali. La maggioranza alla Corte Suprema statale ha però influenza che va al di là delle contese nazionali. Non sorprende dunque che anche i democratici abbiano speso notevoli somme di soldi per supportare Crawford anche se molto meno. Il Wisconsin fu vinto da Joe Biden nelle presidenziali del 2020 con un margine del 0,6 percento e nel 2024 da Trump con un margine del 0,9%. Si tratta di una ventina di mila voti. Nelle elezioni statali però storicamente i repubblicani hanno avuto molto successo proprio perché dominavano alla Corte Suprema che decide le mappe elettorali. Questo potere di decidere le delineazioni dei seggi nelle elezioni statali ma anche per quanto riguarda i seggi alla Camera federale conferisce grandi vantaggi politici. Chi decide queste delineazioni elettorali lo fa spesso per facilitare la vittoria di un partito o l’altro.

Due anni fa però dopo l’abrogazione del diritto all’aborto per decisione della Corte Suprema statunitense la maggioranza dei giudici all’Alta Corte del Badger State è cambiata. Con la vittoria di Janet Protasiewicz i democratici ottennero la maggioranza di 4-3 e dunque alcune modifiche furono fatte dalla legislatura con l’approvazione della Corte Suprema statale. Si è creato un sistema di distretti più competitivo. L’elezione di Protasiewicz fu resa possibile dall’animosità verso i repubblicani che furono penalizzati dall’ira delle donne per la perdita del loro diritto. La maggioranza democratica alla Corte Suprema del Wisconsin è durata due anni poiché la giudice Ann Walsh Bradley ha annunciato l’intenzione di andare in pensione. Ecco come si piega l’elezione del primo aprile.

Può sembrare strano che i giudici della Corte Suprema di uno Stato vengano scelti dagli elettori direttamente. Ma nel Wisconsin come in altri 24 Stati dell’Unione i giudici della Corte Suprema Statale vengono eletti democraticamente. In 10 di questi Stati i candidati sono eletti in elezioni regolari e i giudici sono identificati nelle schede elettorali secondo l’affiliazione al loro partito. In altri 14 Stati, invece, le elezioni sono non partisan in cui i candidati appaiono nelle schede elettorali senza l’identificazione del partito politico come avviene in Wisconsin. Ciononostante nella campagna elettorale l’ideologia dei candidati a giudici emerge chiaramente. Negli altri Stati i giudici della Corte Suprema vengono nominati tipicamente dal Governatore e in due vengono nominati dalla legislatura. Il legame tra magistratura e politica è ovviamente chiaro. Anche nella Corte Suprema federale i giudici vengono nominati dal presidente e confermati dal Senato, ambedue organi politici. Ecco come si spiega l’orientamento conservatore di 6 dei 9 giudici attuali, 3 dei quali sono stati nominati da Trump.

L’attuale inquilino alla Casa Bianca non si è pronunciato sull’elezione del Wisconsin. Ha altre gatte giudiziarie molto più serie da pelare. La prima è l’ingiunzione del giudice distrettuale Theodore Chuang del Maryland che ha bloccato a tempo indeterminato tagli addizionali all’USAid apportati da Musk e il suo Dipartimento dell’Efficienza Governativa (Doge). Il giudice Chuang ha congelato lo smantellamento dell’agenzia per lo sviluppo poiché le azioni di Doge probabilmente violano la Costituzione degli Stati Uniti. Ma il secondo caso è molto più grave. Si tratta dell’accusa di Trump al giudice federale James Boasberg che ha messo dubbi sull’uso dell’Alien Enemies Act del 1798 per deportare alcune centinaia di migranti accusati di fare parte della gang venezuelana Tren de Aragua. Per assumere pieni poteri e raggirare la magistratura Trump si è inventato una guerra che gli permetterebbe di deportare chi vuole. In un messaggio durissimo contro Boasberg su Truth Social Trump lo ha accusato di essere un “lunatico di sinistra radicale…… che dovrebbe essere messo sotto IMPEACHMENT” (maiuscole di Trump). Il presidente della Corte Suprema John Roberts, probabilmente reagendo all’attacco di Trump al giudice Boasberg, ha rilasciato un rarissimo comunicato in cui asserisce che “l’impeachment non è una risposta appropriata a una decisione giudiziaria” e che il processo di “appello esiste proprio per questo scopo”.

Il giorno dopo il comunicato di Roberts, Trump ha nuovamente attaccato il giudice Boasberg di “volere assumere il ruolo di presidente”. In realtà, Boasberg vuole semplicemente ricordare a Trump che non può agire da dittatore.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.




Negli Stati Uniti c’è un focolaio di H7N9, il virus dell’influenza aviaria più pericoloso per l’uomo

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imagoeconomica 2239242 fileminimizer 1024x679Gli Stati Uniti hanno segnalato il primo focolaio di influenza aviaria H7N9 dal 2017. H7N9 è un ceppo diverso da quello – l’H5N1 – del virus che sta devastando greggi in tutto il mondo, e la cui diffusione ai mammiferi ha sollevato preoccupazioni di una nuova pandemia.

H7N9 ha dimostrato di avere un elevato tasso di mortalità per gli esseri umani: ha ucciso il 39% delle 1.568 persone infettate in tutto il mondo da quando è stato rilevato per la prima volta nel 2013 in Cina, afferma l’Organizzazione mondiale della sanità.

L’ultimo focolaio di H7N9 negli Stati Uniti, rilevato in un allevamento di 47.654 polli da carne da riproduzione commerciali a Noxubee, Mississippi, è stato confermato il 13 marzo.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Trump annuncia la pubblicazione di 80mila file sull’omicidio di Kennedy

trump 2

trump 2Per tener fede alla teoria del caos comunicativo, Donald Trump ha annunciato che martedì – giorno della tanto attesa telefonata con Putin – verranno pubblicati “circa 80mila file” desecretati sull’assassinio del presidente John F. Kennedy, ucciso nel 1963 a Dallas.

“La gente – ha detto Trump – li aspetta da decenni. Sono molto interessanti. Non faccio anticipazioni, li leggerete e trarrete voi le conclusioni. Non credo che censureremo nulla“.

Agenzia DIRE – www.dire.it




USA. Al via il primo programma di lingua italiana in una scuola nella grande Seattle

17frisco

17friscoAnche il Comites di San Francisco ha partecipato, con il Consolato Generale d’Italia a San Francisco e il Consolato Onorario d’Italia a Seattle, all’evento con cui è stato presentato il primo programma di lingua italiana attivato per l’anno accademico 2025-2026 in una scuola nella grande Seattle e nello Stato di Washington, la Kennedy Catholic High School.
Si tratta di un “grande risultato per la nostra comunità”, ha commentato il Comites, ringraziando la direttrice dell’Ufficio Educativo del Consolato Generale d’Italia a San Francisco, Daniela Mazza, il console generale Sergio Strozzi, la console onoraria a Seattle, Elisabetta Valentini, il preside della Kennedy Catholic High School, Matthew Mohs, la vice preside degli Studi, Kristin Kuzmanich, e Cristina Zappoli Ryser “per i molti mesi di sforzi coordinati” che hanno reso questo progetto “una realtà”. (aise)




Schumer spacca i democratici sullo shutdown: Trump ringrazia

chuck schumer official photo

chuck schumer official photoCi è voluto coraggio…. Una mossa intelligente del senatore Schumer. Potrebbe condurre a qualcosa di grande per gli Usa, l’inizio per una completa e nuova direzione”. Con queste parole Donald Trump ha lodato l’annuncio di Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, che non si opporrà alla legge straordinaria sul bilancio approvata dai repubblicani alla Camera. Tre giorni prima, però, Trump aveva insultato Schumer asserendo falsamente che non è “più ebreo” e che “è diventato palestinese”. Trump dice quello che vuole secondo il momento e ciò che lui crede gli sia conveniente.

Schumer aveva inizialmente dichiarato la sua opposizione al disegno di legge sul bilancio approvato dalla Camera per evitare lo shutdown, la chiusura dei servizi governativi non essenziali. Poi ha cambiato idea, deludendo i democratici alla Camera e anche buona parte dei senatori del suo partito.

La legge approvata dalla Camera aveva escluso negoziazioni coi democratici che avevano raccomandato un disegno di legge temporaneo di 30 giorni evitando lo shutdown. Durante questo periodo ci sarebbero state negoziazioni per una legge bipartisan. Mike Johnson, parlamentare della Louisiana e speaker della Camera, decise di ignorare i democratici consultandosi solo coi membri del suo partito. I democratici votarono contro la legge eccetto per Jared Golden del Maine e il repubblicano Thomas Massie del Kentucky (voto finale 217-213). La legge stabilisce il funzionamento del governo fino a settembre, aumenta 6 miliardi di dollari per la difesa, ma taglia 1 miliardo di dollari al bilancio di Washington D.C. La capitale, controllata da una amministrazione democratica, è spesso bersagliata dalla Camera quando i repubblicani hanno la maggioranza.

Al Senato Schumer aveva tentato di negoziare chiedendo ciò che non era riuscito ai parlamentari democratici alla Camera. Ma anche qui i repubblicani hanno deciso di agire da soli. Schumer, però, aveva una carta da giocare che manca alla Camera—il filibuster, la regola del Senato che richiede un voto di 60 dei 100 senatori per approvare la “cloture”, ossia la fine del dibattito e procedere al voto, che poi sarà deciso con semplice maggioranza. I repubblicani al Senato hanno una lieve maggioranza —53 a 47— ma non un numero sufficiente per stabilire la cloture da soli. Alla fine 11 senatori democratici hanno votato per procedere al voto che si è concluso con l’approvazione della legge (54-46). Una vittoria per i repubblicani poiché Schumer ha deciso di non fare leva sul filibuster per ottenere concessioni dai repubblicani. Ecco perché Trump ha lodato il leader della minoranza democratica al Senato.

In un editoriale nel New York Times Schumer ha spiegato che si tratta di una scelta dolorosa perché la chiusura dei servizi governativi avrebbe colpito i dipendenti federali che non sarebbero pagati durante lo shutdown. Schumer temeva anche che la sospensione dei lavoratori potrebbe essere peggiorata andando a finire all’eliminazione permanente dei posti di lavoro. Infatti, c’era un’altra ragione che ha spinto Schumer a cedere: la paura che gli americani avessero dato la colpa ai democratici per la chiusura del governo.

Schumer però si è sbagliato. Un sondaggio della Quinnipiac University ci informa che in caso di shutdown la responsabilità cadeva sui repubblicani e molto meno sui democratici ( 53% vs. 32%). La resa di Schumer fa prevedere altre ombre per il futuro. I repubblicani saranno incoraggiati a non lavorare in maniera bipartisan perché alla fine, il filibuster, l’unica arma a disposizione dei loro avversari non sarà usata. Inoltre la decisione di Schumer ha creato dissapori con i parlamentari democratici alla Camera che non promettono per future battaglie. Nancy Pelosi, parlamentare della California e speaker emerita, aveva consigliato ai senatori democratici di tenere duro. Hakeem Jeffries, il leader della minoranza democratica alla Camera, in una domanda dai giornalisti sulla posizione di Schumer si è limitato a dire “prossima domanda”, evidentemente contrariato. Alexandria Ocasio-Cortez, la nota parlamentare di sinistra di New York, aveva anche lei dichiarato la sua opposizione come avevano fatto anche Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts e Bernie Sanders, senatore del Vermont. In effetti, il partito democratico si è spaccato in una delle pochissime opportunità di lottare per gli americani.

“Non permetteremo a un Senato e una Camera con maggioranze repubblicane che un presidente repubblicano venga bloccato dal legittimo esercizio del suo potere esecutivo”. Così ha riassunto la situazione il parlamentare repubblicano dell’Oklahoma Tom Cole. Ha ragione. Le maggioranze repubblicane in ambedue le Camere sono però risicate e al Senato vige il filibuster. Schumer ha fatto la differenza con la sua timidezza. Ecco perché dopo gli insulti di Trump sulla sua religione lo ha lodato, lodi che includono anche una buona dose di umiliazione per Schumer.






Il potere giudiziario argina gli eccessi di Musk e Trump?

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ap24225509754850“Grazie di nuovo. Non lo dimenticherò”. Così Donald Trump a John Roberts, il presidente della Corte Suprema, in un momentaneo incontro nell’aula del Congresso subito dopo il discorso del 47esimo presidente alla Camera e al Senato. Le parole sono state accompagnate da una pacca sulla spalla del presidente al giudice, un gesto fuori dal normale verso il tradizionale rispetto ai magistrati, ma tutt’altro che atipico per Trump.

Difficile sapere precisamente perché Trump ha espresso la sua gratitudine ma molti analisti hanno ipotizzato che si trattasse dell’immunità presidenziale concessa dalla Corte Suprema nel mese di luglio del 2024 all’allora ex presidente e candidato repubblicano. Trump era infatti imputato di parecchi casi giudiziari e l’immunità della Corte Suprema ritardò i processi e alla fine con la sua rielezione furono messi da parte.

Se Trump ha dimostrato riconoscenza al potere giudiziario con le sue parole a Roberts lo stesso non si può dire recentemente dei suoi sostenitori poiché nel suo secondo mandato la magistratura è divenuta l’ultimo baluardo contro gli assalti alla legalità. La Camera e il Senato, con le maggioranze repubblicane, non stanno svolgendo il loro compito di contrappeso alle irregolarità di Elon Musk e del suo cosiddetto Dipartimento di Efficienza (Doge) che nelle ultime settimane ha fatto poco altro che licenziare dipendenti federali a destra e manca con la scusa di eliminare gli sprechi.

Le inevitabili denunce hanno ritardato e in alcuni casi costretto Musk e Trump a fare marcia indietro con le tipiche reazioni spropositate del presidente e del suo ultra ricco sostenitore. Infatti, è stato principalmente il padrone di Tesla, Starlink ed altre aziende a reagire con il suo solito stile. In un messaggio su X (già Twitter) Musk, ovviamente contrariato da ciò che vede come interferenza giudiziaria, ha postato usando anche lettere maiuscole che se “QUALUNQUE giudice può bloccare OGNI ordine presidenziale NON abbiamo più la democrazia, abbiamo TIRANNIA dei MAGISTRATI”.

Musk era arrabbiato perché infatti o non capisce il sistema americano dei tre rami del governo—il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario— o molto più probabilmente non gliene frega niente. Lui crede che la “motosega” consegnatagli da Trump dovrebbe tagliare dovunque vuole senza nessun ostacolo, senza considerare leggi, contratti, e il fatto che i fondi stanziati dalla legislatura devono essere usati secondo le leggi approvate. Senza considerare gli effetti che i tagli indiscriminati hanno sugli individui che li devono subire e vedono la loro vita messa sottosopra.

I giudici federali hanno usato ingiunzioni per frenare o sospendere almeno temporaneamente una serie di azioni di Trump e Musk. Includono l’assistenza della USAid a Paesi esteri, i diritti dei transgender, il diritto alla cittadinanza per nascita, il licenziamento arbitrario di licenziare dipendenti senza nessuna ragione, e i blocchi di spendere fondi stanziati dal Congresso. In alcuni casi l’amministrazione Trump non ha seguito le decisioni dei giudici come ci rivela la situazione del giudice John McConnell. Il giudice federale del Rhode Island aveva ordinato lo sblocco di fondi federali per 1000 miliardi stanziati dal Congresso, chiarendo che la legislatura controlla “il potere del portafoglio”. Quando l’amministrazione Trump non ha obbedito al suo ordine McConnell ha emesso un secondo ordine con dieci giorni di scadenza, minacciando i legali governativi che gli ordini giudiziari devono essere messi in atto “immediatamente”. Anche il giudice Amir Ali di Washington D. C. ha imposto una scadenza di 48 ore al rilascio di 1,5 miliardi di dollari promessi da USAid, bloccati dall’amministrazione Trump. Inoltre, il giudice William Alsup della California del Nord ha ordinato a una mezza dozzina di agenzie federali di ripristinare “immediatamente” gli impieghi di dipendenti temporanei licenziati il mese passato, etichettando i licenziamenti “una farsa”.

Musk e Trump però hanno poca volontà di obbedire gli ordini dei giudici e hanno dato indicazioni che li vedono come intralci al potere esecutivo. In questo quadro i giudici hanno poche carte da giocare. I magistrati possono fare ricorso ai US Marshals, il corpo di polizia federale incaricato della protezione dei magistrati ma anche di assicurare l’esecuzione delle sentenze. Il problema per i giudici è che gli US Marshals sono sotto il controllo del Dipartimento di giustizia, il cui capo è Matt Bondi, la procuratrice generale. Come si sa, la Bondi è stata nominata da Trump e confermata dal Senato recentemente. La Bondi è ovviamente grande sostenitrice di Trump ma dovrebbe agire in maniera indipendente dalle politiche partisan del suo capo. Cosa farà lei in questi casi? Obbedirà le decisioni dei giudici e il suo giuramento alla costituzione sapendo benissimo che Trump non esiterebbe a licenziarla e rimpiazzarla con un altro più accondiscendente?

Nel mese di febbraio Trump ha postato su X che “colui che salva il suo Paese non viola legge”, suggerendo che se lui si vede salvatore degli Usa potrebbe disobbedire anche i giudici. Fino adesso il 47esimo presidente non ha esplicitamente disobbedito la Corte Suprema che pende a destra (6-3), con tre togati nominati proprio da lui. Se Trump dovesse disobbedire la Corte Suprema si arriverebbe chiaramente a una crisi costituzionale. L’unica mossa sarebbe se i legislatori agirebbero per difendere la costituzione ma al momento i repubblicani sembrano essere troppo docili e non si crede che troverebbero il coraggio di dire no al loro capo.

Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.