Usa, oggi giura Trump

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Oggi 20 gennaio 2025 è il giorno dell‘insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Alle 18, ora italiana, Trump diventerà ufficialmente il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Esattamente otto anni fa, il 20 gennaio 2017, giurò nel suo primo Inauguration Day. L’evento di oggi si aprirà con il giuramento del vicepresidente JD Vance, seguito da quello di Donald Trump che ha annunciato su Truth di aver ordinato che tutta la cerimonia del suo giuramento si svolgerà nella Rotonda del Campidoglio, “come fu per Ronald Reagan nel 1985, sempre a causa del clima molto freddo”.

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Sopracciglio inarcato e labbra serrate: è il nuovo ritratto ufficiale del Presidente degli Stati Uniti

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678a725eb2938.r d.426 399 7709Sopracciglio inarcato e labbra serrate: Donald Trump si prepara così, senza il sorriso della prima volta, ad assumere lunedì la presidenza degli Stati Uniti.

Il suo nuovo ritratto è stato diffuso insieme a quello del suo vice eletto, James David Vance, occhi azzurri ed espressione più rilassata. Entrambi hanno giacca e cravatta blu.

“Go hard”, immagini forti e decise, sintetizza la compagine incaricata di gestire la transizione. E oltre che essere forte, il ritratto di Trump richiama la foto segnaletica scattata nel carcere della contea di Fulton nel 2017, quando l’ex presidente che sarà di nuovo presidente era stato accusato di aver tentato di rovesciare l’esito del voto vinto in Georgia da Joe Biden.

Meloni e Trump a Mar-a-Lago

A credere ai commentatori americani, la nuova immagine è di per sè un messaggio: Trump torna per dar battaglia, nel secondo mandato ancora più che nel primo, quando si era presentato con un sorriso, all’occhiello sempre la stessa bandierina americana.

INAUGURATION DAY: IL PROGRAMMA

Lunedì l’”inauguration day”. La cerimonia di giuramento comincerà nella mattina americana, raggiungendo il culmine alle 18 ora italiana.

A Capitol Hill, nella rotonda del Campidoglio all’interno e non fuori sui gradini a causa del gelo di Washington, per la 47esima volta sarà seguita la formula tradizionale: “Giuro in modo solenne che eseguirò fedelmente l’ufficio di presidente degli Stati Uniti e che, al meglio delle mie capacità, preserverò, proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti”.

L’”inauguration day” è fatto di regole e riti che si ripetono più o meno uguali ogni quattro anni. Il programma prevede che i membri di un comitato speciale istituito per le cerimonie scortino il presidente eletto, il suo vice e i rispettivi coniugi alla Casa Bianca.

Qui si terrà l’incontro con il capo di Stato uscente e la sua consorte, nel caso specifico Joe e Jill Biden. Previsto un tè insieme. Poi la parata che porterà i nuovi eletti al Capitol Hill.

Ci sarà anche Biden, nonostante nel 2021 Trump avesse disertato denunciando di essere stato vittima di brogli: una scelta senza precedenti in 150 anni.

GLI INVITATI

Lunedì ci saranno invitati eccellenti. Tra loro non figurerà l’ex first lady Michelle Obama, stando a indiscrezioni di stampa. Sono invece confermati il marito Barack Obama, come i suoi predecessori Bill Clinton e George Bush.

Attesa Kamala Harris, candidata democratica sconfitta alle elezioni del 6 novembre scorso. Poi gli ospiti stranieri. Prevista la partecipazione del presidente argentino Javier Milei e della premier italiana Giorgia Meloni.

Inviti recapitati ma conferme ancora attese per altri esponenti della destra internazionale: l’ungherese Viktor Orban e l’ex capo di Stato brasiliano Jair Bolsonaro.

Il presidente cinese Xi Jinping invece non ci sarà sicuramente: invierà un emissario. In prima fila poi Elon Musk, miliardario-influencer proprietario di Tesla, Space X e X, che nella nuova amministrazione sarà responsabile del Doge, un nuovo “dipartimento per l’efficienza governativa”.

Con lui ci saranno altri capi delle multinazionali del capitalismo digitale americano, come i ceo di Meta, Mark Zuckerberg, di Open Ai, Sam Altman, e di Apple, Tim Cook. A omaggiare Trump anche l’ad di Google, Sundar Pichai: per l’organizzazione dell’”inauguration day” ha donato un milione di dollari.

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A Los Angeles i detenuti al fianco dei pompieri per arginare gli incendi

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los angeles Continuano a lavorare a pieno ritmo. Combattono le lingue di fuoco tutt’intorno, con gli occhi che lacrimano e i polmoni anch’essi in fiamme. Sono centinaia i detenuti che, in queste ore, affiancano le squadre di vigili del fuoco professionisti, lottando a rischio della loro vita per domare gli incendi a Los Angeles e nelle zone circostanti. Il California Department of Corrections and Rehabilitation (Cdcr) gestisce infatti i cosiddetti “fire camps”, delle carceri di minima sicurezza con un programma nell’ambito del quale i detenuti possono offrirsi come volontari e seguire un corso di addestramento, per imparare a rispondere ad una varietà di disastri e calamità naturali. Tra cui, gli incendi.

Al momento, secondo la Bbc sarebbero quasi 1000 i detenuti impiegati nel sud della California, nella massiccia opera di contenimento delle fiamme, per “tagliare le linee di fuoco, rimuovere materiale infiammabile e rallentare l’avanzata dell’incendio”. Due dei suddetti “fire camps” sarebbero composti da detenute donne.

Tuttavia il programma, che risale al 1946 e di cui molto si parla in queste ore, è stato spesso criticato e c’è chi, negli Usa, non lo considera affatto riabilitativo, ma al limite dello sfruttamento: i detenuti guadagnano infatti dai 5,80 ai 10,24 dollari al giorno, a seconda del loro livello di preparazione, e possono arrivare ad aggiungere un dollaro in più all’ora, nel caso in cui rispondano ad una “active emergency”.

Secondo il Cdcr, un detenuto al livello di esperienza più basso guadagnerebbe 26,90 dollari al giorno, durante un turno di emergenza di 24 ore. Retribuzioni molto più basse di quelle percepite dal regolare corpo dei Vigili del fuoco della California Ma le condizioni di vita all’interno dei campi sono di gran lunga migliori di quelle delle normali carceri californiane. E, spesso, i detenuti vedono l’accesso al programma come un’occasione di riscatto. Un modo per sentirsi utili e tornare, in qualche modo, a far parte di una comunità.

Inoltre, in base a una legge del 2020 che porta la firma del governatore democratico Gavin Newsom, i partecipanti al programma di riabilitazione possono, dopo aver scontato la pena, chiedere a un tribunale di far cancellare dalla loro fedina penale i crimini commessi, rendendo così più facile la loro assunzione come “firefighters”, regolari vigili del fuoco, figure tra l’altro molto amate in tutti gli Stati Uniti. E, grazie ai “crediti di tempo”, guadagnano “giorni” che aiutano a ridurre le loro pene detentive.

Tuttavia, non tutti i detenuti possono chiedere di partecipare al programma e i criteri sono molto rigidi. Innanzitutto, bisogna superare una dura selezione fisica e psicologica, poi si deve dimostrare di saper seguire le regole, godere di buona condotta e non avere più di otto anni di pena detentiva residua da scontare. Inoltre alcune condanne, come l’incendio e i reati sessuali, squalificano automaticamente i candidati, come riporta il settimanale Newsweek. Una volta superata la selezione, e completato il corso, i detenuti sono pronti a combattere il fuoco e le altre calamità naturali. Sperando, alla fine del percorso, di rifarsi una vita e di lasciarsi alle spalle gli errori del passato.

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A Los Angeles è come se fosse bruciata tutta San Francisco. O Miami. O Boston

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la 1024x597A Los Angeles, per dare una dimensione della catastrofe, è come se fosse bruciata tutta San Francisco. O Miami. O Boston. Questa è la scala della devastazione, quando ormai da una settimana ben cinque incendi bruciano la città. Le stime aggiornate dicono che l’incendio di Palisades, tra Santa Monica e Malibu, è stato contenuto all’8%. A est, i vigili del fuoco hanno contenuto il 3% dell’incendio di Eaton, vicino ad Altadena e Pasadena.

Stamattina una parte di Brentwood è stata sottoposta a un ordine di evacuazione obbligatoria. L’area minacciata dall’espansione dell’incendio, il più grande nell’area di Los Angeles, comprende anche il Getty Center, che ospita tesori artistici con opere di van Gogh e Rembrandt.

Come la vicina Pacific Palisades, Brentwood è uno dei quartieri più ricchi di Los Angeles, che da tempo attira star del cinema, dirigenti dei media e atleti. Ci vivono Arnold Schwarzenegger e Bob Iger (amministratore delegato della Disney), ma anche LeBron James e Gwyneth Paltrow.

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A Los Angeles un disastro senza precedenti, “impossibile prevedere il numero delle vittime”

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los angeles Un disastro incommensurabile e inimmaginabile: non si ferma l’incubo incendi a Los Angeles, con roghi che continuano a devastare a mandare in fumo la città simbolo della California e i dintorni, dalle località costiere di Malibu e Santa Monica alla zona a nord ovest (colpita pure Pasadena), nonchè la zona collinare che si affaccia sull’oceano dove hanno le loro ville tanti divi hollywoodiani. “Impossibile dire quante saranno le vittime“, dicono i Vigili del fuoco che sono alle prese con la più grave emergenza nella storia americana. Il bilancio dei morti è salito a 10, ma appunto il conteggio potrebbe drammaticamente diventare molto più alto con il passare delle ore. E intanto gli incendi non si fermano, anche perchè il vento porta in giro scintille che ne fanno scattare di nuovi. Gli idranti che non sono abbastanza potenti e le case quasi interamente costruite in legno fanno il resto. Le persone evacuate sono diventate 180 mila, ci sono più di 10.000 edifici distrutti.

LE VILLE DEI VIP E LA SCRITTA ‘HOLLYWOOD’

I media americani stanno dando la notizia che a Los Angeles è finora bruciata un’area grande quanto la città di San Francisco. Tra i vip che hanno visto le loro ville andare in fumo ci sono Anthony Hopkins, Billy Crystal, Diane Warren, Paris Hilton e la coppia formata da Adam Brody e Leighton Meester. Gli incendi sono arrivati anche alla collina con la famosissima scritta ‘Hollywood’ e hanno devastato l’iconico Sunset Boulevard.

LA CAUSA È LA RETE ELETTRICA?

Sempre sui media americani, nelle ultime ore, si sta cominciando a citare la rete elettrica come possibile causa degli incendi: una situazione che si era già verificata per gli incendi che colpirono due anni fa le Hawaii. A parlare di problemi alla rete elettrica è stata Whisker Lab, una società che raccoglie dati da sensori in grado di monitorare problemi sulla griglia delle forniture energetiche.

DANNI PER 50 MILIARDI DI EURO

Secondo il Wall Street Journal (che cita un’analisi di Jp Morgan), gli incendi che stanno devastando l’area a nordovest di Los Angeles potrebbero essere i più costosi della storia Si parla di danni che complessivamente potrebbero arrivare a 50 miliardi di dollari. Nel 2018 la California fu colpita da un devastante incendio (poi rimasto nella storia come ‘Camp Fire’): i danni allora furono di ‘soli’ 12,5 miliardi.

LE ACCUSE DI TRUMP

Il presidente Donald Trump (che entrerà formalmente in carica solo il 20 gennaio) ieri ha attaccato il governatore dem della California, Gavin Newsom, invitandolo a dimettersi: “Gavin Newscum deve dimettersi. È tutta colpa sua!”. Oggi è arrivata la risposta di Newsom, che ha accusato Trump di “politicizzare la tragedia”.

“UN EVENTO SENZA PRECEDENTI”

Ieri il sindaco di Los Angeles, Karen Bass, ha parlato degli come di un “un evento senza precedenti” e ha detto che “gli idranti non sono costruiti per gestire questo tipo di devastazione massiccia“. E anche le condizioni del vento sono “senza precedenti”.

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Los Angeles in fiamme: 30.000 persone in fuga nel traffico

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los angelesLos Angeles in fiamme. La sindaca Karen Bass ha dichiarato lo stato di emergenza per un enorme incendio scoppiato nella zona di Palisades, alimentato da raffiche di vento a 160 km/h. Ci sono migliaia di persone in fuga, imbottigliate nel traffico lungo Sunset Boulevard. Pacific Palisades è un ricco quartiere costiero a ovest del centro di Los Angeles che ospita circa 24.000 persone e molte celebrità.

L’incendio è divampato a Piedra Morada Drive intorno alle 10:30 locali e ha bruciato 2.921 acri entro la prima serata, costringendo oltre 30.000 residenti a fuggire dalle proprie case. Ma “il peggio deve ancora arrivare”, dicono gli esperti. Il fuoco dovrebbe raggiungere la massima intensità nella notte (la giornata odierna, in Italia).

“Non solo non è finita, ma è appena iniziato e peggiorerà significativamente”, ha affermato lo scienziato del clima dell’UCLA Daniel Swain in un briefing. Perché i venti sono in aumento e il tasso di umidità nella California meridionale è bassissimo: un innesco fatale.

Un incendio secondario è scoppiato sulle colline sopra Altadena, vicino a Eaton Canyon. L’incendio ha bruciato circa 400 acri e ha causato evacuazioni nell’area a ovest dell’Eaton Canyon Golf Course, secondo l’US Forest Service.

C’è un altro incendio nella grande area di Los Angeles, questa volta a Santa Paula, una città a circa 70 miglia a ovest del centro di Los Angeles. Si tratta di un incendio strutturale sulla Main Street della città, dove diversi magazzini e veicoli sono in fiamme, secondo il dipartimento dei vigili del fuoco della contea di Ventura.

Nella cartina dinamica pubblicata dal New York Times si vede come l’avanzare delle fiamme cominci ad andare a macchia di leopardo.

I vigili del fuoco sono impegnati a salvare la Getty Villa e la Palisades Charter High School. Il Reel Inn, un ristorante istituzione di Malibu da oltre tre decenni, sembra essere bruciato nell’incendio.
Il National Weather Service prevede che la tempesta di vento in corso sarà la più distruttiva ad aver colpito la regione di Los Angeles dal 2011.

 

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Trump: “Trudeau si dimette? Il Canada diventi il 51esimo Stato degli Usa”

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foto a 2 sito 2025 01 06t202737.427 1024x576Molte persone in Canada amano essere il 51esimo Stato” degli Usa. “Gli Stati Uniti non possono più subire i massicci deficit commerciali e i sussidi di cui il Canada ha bisogno per restare a galla“. Lo scrive su Truth Donald Trump.

“Justin Trudeau lo sapeva e si è dimesso. Se il Canada si fondesse con gli Stati Uniti, non ci sarebbero tariffe, le tasse diminuirebbero notevolmente e sarebbero totalmente sicuri dalla minaccia delle navi russe e cinesi che li circondano costantemente. Insieme, che grande Nazione sarebbe!!!”, conclude Trump.

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Veicolo sulla folla a New Orleans: almeno 15 morti e 35 feriti. Eliminato il killer, un 42enne texano

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new orleans 2 foto 1024x576Un pick-up si è fiondato sulla folla che festeggiava l’arrivo del nuovo anno a New Orleans: secondo Nola Ready, l’agenzia che si occupa delle emergenze della città, almeno 15 persone sono morte e altre 35 sono rimaste ferite in quello che definisce “un incidente di massa”, quando un veicolo si è schiantato contro una grande folla all’incrocio tra Canal e Bourbon Street. Il sospettato della strage è morto nella sparatoria con la polizia. Nelle ore successive l’Fbi ha reso note le sue generalità: si tratta di Shamsud-Din Bahar Jabbar, cittadino texano di 42 anni.

Il veicolo, lanciato ad alta velocità, ha investito le persone che festeggiavano il Capodanno nel quartiere francese della città in Bourbon Street, zona molto frequentata dai turisti, nelle prime ore di mercoledì, il primo giorno del 2025. La polizia della Louisiana, i cui agenti sono intervenuti dopo le 3 di notte locali, conferma che i morti sarebbero “almeno dieci e più di trenta i feriti”, trasportati in cinque diversi ospedali locali.

Le testimonianze riportate dalla CNN su quanto avvenuto raccontano che, dopo aver travolto le persone e terminato la sua folle corsa, l’autista è sceso dal mezzo con un fucile da assalto e ha iniziato a sparare, ferendo anche due agenti di polizia, ricoverati ma “in condizioni stabili”.
Le forze dell’ordine hanno quindi risposto al fuoco e ucciso il killer, di cui non sono ancora state rese note le generalità.

LA SINDACA: “ATTO TERRORISTICO”, L’FBI PRIMA FRENA POI CONFERMA: “SI INDAGA PER TERRORISMO”

“Sappiamo che la nostra città è stata colpita da un attacco terroristico”, ha dichiarato a caldo la sindaca di New Orleans LaToya Cantrell affermando di essere in contatto diretto con la Casa Bianca e precisando che quanto avvenuto è ancora oggetto di indagine.

(La sindaca LaToya Cantrell parla alla stampa dopo la strage foto CNN)

A queste dichiarazioni è seguita invece la smentita dell’Fbi, attivata immediatamente sul campo per sostenere le indagini. Secondo infatti l’agente speciale dell’Federal Bureau of Investigation, Althea Duncan, non si sarebbe trattato di un atto terroristico: “Sulla scena sono stati trovati ordigni esplosivi improvvisati”, ha aggiunto, avvisando la popolazione di tenersi lontana dalla zona. Duncan si è rifiutata di rispondere alle domande dei giornalisti sul numero dei dispositivi sospetti che stanno esaminando.

Le parole della soprintendente di polizia Anne Kirkpatrick aumentano poi i dubbi sulla natura della strage: “Quest’uomo ha provato a investire il maggior numero di persone possibile, non è stato un caso di guida in stato di ebbrezza- ha spiegato ai cronisti- Era intenzionato a provocare una carneficina. In base a quanto sappiamo, la situazione è molto più complessa e seria”.

Nelle ore successive Cnn e New York Times riportano dichiarazioni dell’agenzia governativa in senso opposto: “L’FBI- si legge infatti sul nytimes.com- ha dichiarato che sta indagando sull’attacco come atto di terrorismo“. Nel mezzo utilizzato dall’uomo è stato ritrovata una bandiera dell’Isis e un potenziale ordigno esplosivo.

Il sito on line di Nola Ready, l’agenzia che si occupa delle emergenze della città, parla di un “incidente di massa su Canal e Bourbon Street”. E spiega: “L’8° distretto sta attualmente lavorando a un incidente di massa che ha coinvolto un veicolo che ha investito una grande folla su Canal e Bourbon Street alle 3:15 circa”. Si invita quindi la popolazione a tenersi lontani dall’area di Bourbon street in quanto “questa è una scena attiva”.

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L’addio del mondo a Jimmy Carter

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carter 1Il post-Presidente degli Stati Uniti non poteva che morire a 100 anni: rotondità d’una eredità immortale. Jimmy Carter ha trasceso il suo quadriennio (1977-1981) alla Casa Bianca: oggi viene salutato e ricordato soprattutto per il suo impegno successivo, e la sua reputazione internazionale. Insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2002, Carter è stato l’uomo dei diritti umani e del benessere globale.

Carter assunse la guida di una nazione segnata dalla crisi. Con il Paese sotto pressione per l’inflazione, lo shock petrolifero e le conseguenze della guerra del Vietnam, il suo mandato fu contraddistinto da difficoltà economiche e politiche. Contribuì a portare a casa gli Accordi di Camp David, che sancirono la pace tra Israele ed Egitto, e il trattato SALT II con l’Unione Sovietica per la limitazione delle armi strategiche. Tuttavia, il suo mandato fu minato dalla gestione della crisi degli ostaggi in Iran. Nel 1979, l’ambasciata statunitense a Teheran fu occupata e 53 membri del personale furono presi in ostaggio per 444 giorni, con un fallito tentativo di salvataggio che compromise ulteriormente la sua immagine.

Sul fronte economico, Carter fronteggiò un’inflazione crescente e una crisi energetica: i prezzi del petrolio passarono da 20 a 107 dollari al barile, aggravando la recessione. L’arrivo di Paul Volcker alla Federal Reserve avviò una politica monetaria restrittiva, con tassi di interesse che raggiunsero il 21,5%, una misura necessaria ma impopolare.

Dopo la sconfitta elettorale contro Ronald Reagan nel 1980, Carter si reinventò come leader umanitario. Fondò il Carter Center in Georgia, insieme alla moglie Rosalynn, concentrandosi su temi quali la democrazia, la salute pubblica e lo sviluppo sostenibile. Il centro ha operato in oltre 140 paesi, monitorando elezioni, promuovendo la pace e lottando contro malattie come la cecità fluviale e la dracunculiasi.

Un momento cruciale del suo impegno fu la mediazione con la Corea del Nord nel 1994, che portò all’Agreed Framework per il contenimento del programma nucleare di Pyongyang. Sebbene i risultati non siano stati duraturi, Carter rimase un sostenitore del dialogo, anche quando ciò comportava critiche, come nel caso dei suoi incontri con Hamas e rappresentanti siriani.

Carter è ricordato oggi come esempio di straordinaria capacità di trasformazione. Autore di oltre 30 libri, tra cui A Call to Action (2014) e A Full Life: Reflections at Ninety (2015), ha lasciato un’impronta indelebile nel campo della pace e dei diritti umani.

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Aviaria, primo caso umano grave negli Stati Uniti. La California dichiara lo stato di emergenza

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gallineGli Stati Uniti hanno registrato il primo caso umano grave di influenza aviaria H5N1: si tratta un residente in Louisiana, ricoverato in condizioni critiche dopo un sospetto contatto con pollame infetto. Questo episodio segna una nuova fase nella gestione dell’epidemia, che ha già devastato gli allevamenti di pollame e bovini da latte del Paese.

La California, il principale Stato produttore di latte, ha dichiarato lo stato di emergenza dopo che il virus ha colpito il 60% delle mandrie locali. Da fine agosto, 649 allevamenti sono risultati positivi al virus, con focolai particolarmente intensi nella Central Valley e, più recentemente, nella California meridionale. Il governatore Gavin Newsom ha spiegato che la dichiarazione di emergenza consentirà una risposta più rapida, semplificando le procedure.

Il paziente in Louisiana ha comunque più di 65 anni e patologie pregresse, ha sviluppato una grave malattia respiratoria. Ma è il primo caso umano negli Stati Uniti legato a pollame domestico non commerciale, secondo quanto riferito da Demetre Daskalakis, direttore del Centro nazionale per l’immunizzazione e le malattie respiratorie del CDC

Quest’anno sono stati confermati 61 casi umani, principalmente tra i lavoratori agricoli e lattiero-caseari. Secondo gli esperti, l’infezione da bovini presenta sintomi meno gravi rispetto a quella contratta dagli uccelli. Tuttavia, il caso della Louisiana dimostra come il virus possa ancora rappresentare un rischio significativo per la salute umana.

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