Canada. Energia, aumenti fino al 100% in bolletta

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03 anthony indraus bb9jwutmpuk unsplashLa crisi energetica investe anche il Canada. E le super bollette che già stanno facendo dannare gli Italiani nel Belpaese sono in arrivo anche qua: durante l’inverno ormai alle porte, i Canadesi dovranno aspettarsi “conti” salatissimi per il gas naturale o l’elettricità, con aumenti tra il 50 e il 100%. Alcuni consumatori potrebbero vedere le loro bollette aumentare addirittura fino al 300%, mentre altri potrebbero vedere aumenti minimi, ma la tendenza generale è chiara, secondo Joel MacDonald, fondatore di EnergyRates.ca

“In alcune province – ha detto MacDonald a CTV – questi aumenti saranno attenuati dalla struttura del mercato, ma in linea generale le bollette energetiche saranno molto alte”. Il motivo principale dell’aumento del costo dell’energia domestica è la crescita del prezzo del gas naturale, che genera l’8,5% dell’elettricità del Canada. Infatti, secondo Statistics Canada, la maggior parte dei canadesi – il 61% – utilizza sistemi tradizionalmente alimentati a gas, come forni e caldaie, per riscaldare le proprie case. Una percentuale più piccola – 29 per cento – utilizza sistemi elettrici, mentre il resto ricorre a pompe di calore, stufe oppure altri sistemi di riscaldamento.

In questo momento, ha affermato MacDonald, i prezzi del gas naturale sono spinti al rialzo da una combinazione di conflitti geopolitici in Europa, la transizione globale verso le energie rinnovabili, la domanda stagionale, la tassa federale sul carbonio e la fluttuazione ciclica dei prezzi del gas su periodi di circa vent’anni. Alcuni di questi fattori sono prevedibili. Alcuni, come la guerra in Ucraina, non lo sono. La guerra ha ridotto la fornitura globale di gas naturale, facendo generalmente aumentare i prezzi. Ha anche ridotto l’accesso dell’Europa alla risorsa. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno aumentato le proprie esportazioni di gas naturale in Europa ed il Canada ha aumentato le proprie esportazioni negli Stati Uniti, riducendo ulteriormente l’offerta del Canada. Il gas naturale è attualmente cinque volte più costoso in Europa che in Canada, ha detto MacDonald, ma con il calo delle nostre forniture le cose cambieranno.

“Ne stiamo inviando di più e inizieremo a vedere il mercato canadese e il prezzo del gas naturale in Canada avvicinarsi al prezzo globale di quanto non lo sia mai stato storicamente”, ha detto.

A guidare ulteriormente la domanda di gas naturale in Europa c’è una lacuna nella sua fornitura di energia generata dalla transizione del continente verso le energie rinnovabili. È in una fase, ha detto MacDonald, in cui né il suo settore in rallentamento dei combustibili fossili né il suo fiorente settore delle rinnovabili possono soddisfare il suo fabbisogno energetico. Quindi, la domanda internazionale di gas naturale è in aumento.

“Questo inverno si preannuncia costoso – ha detto a CTV Michelle Leslie, senior manager delle infrastrutture e dei progetti d’investimento presso Deloitte Canada -: le previsioni dicono che farà freddo e nevicherà, soprattutto nelle parti centrali del Paese e nelle province marittime. E se le previsioni ci azzeccano… ciò alimenterà la domanda di sistemi di riscaldamento e quando la domanda aumenta crescono anche i prezzi”.

E poi c’è la carbon tax federale, che si applica sia al gas naturale che all’elettricità generata utilizzando combustibili. Dare un prezzo all’inquinamento da carbonio è ampiamente riconosciuto come il metodo più efficiente per ridurre le emissioni di gas serra e promuovere l’innovazione, ma può tradursi in bollette elettriche e per il riscaldamento domestico più pesanti.

Quanto e quanto velocemente le bollette energetiche domestiche dei residenti rifletteranno questi aumenti dipenderà dalla provincia o dal territorio in cui vivono. Questo perché i meccanismi di mercato all’interno di alcune province e territori agiscono per mitigare o ritardare gli aumenti.

Marzio Pelù-  Il Corriere Canadese




AstroSamantha è tornata sulla Terra

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211141160 33d67a6f 6811 4726 8bcd c164dfd8ba3bSamantha Cristoforetti e i suoi colleghi astronauti della quarta squadra lanciata da SpaceX nella Stazione Spaziale Internazionale sono tornati sul pianeta Terra dopo 170 giorni nello spazio. L’ammaraggio della navicella che si era sganciata circa cinque ore prima dalla ISS nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste della Florida, è avvenuto regolarmente e i quattro astronauti hanno già lasciato la capsula Crew Dragon SpaceX, accolti dalla nave di appoggio della Nasa.

La navicella spaziale Crew Dragon Freedom, rallentata da quattro paracadute, è ammarata  alle 22h55 (ora italiana) come previsto.

L’equipaggio di Freedom aveva iniziato la sua missione lo scorso 27 aprile; oltre alla quarantacinquenne italiana Cristoforetti, che rappresenta l’Agenzia spaziale europea (Esa) ed ha comandato la Stazione internazionale per 15 giorni, ne facevano parte gli americani Kjell Lindgren, 49 anni, Jessica Watkins, 34 anni, e Bob Hines, 47 anni.

Le squadre della nave di recupero Megan, e di due imbarcazioni veloci, sono ora impegnate a mettere in sicurezza la Dragon e a garantire che la navicella spaziale sia sicura per le operazioni di recupero; viene poi issata sul ponte principale di Megan e solo allora l’equipaggio verrà fatto uscire dalla navicella per i controlli medici.

I 4 astronauti saranno poi trasportati in elicottero a Jacksonville per imbarcarsi su un aereo diretto a Houston.

La missione ha dovuto rinviare il rientro sulla terra di un paio di giorni rispetto ai programmi, a causa delle condizioni di mare agitato dell’Oceano dove era atteso l’ammaraggio.

agi.it




Pirelli firma in Messico il programma “Rodando juntos por la niñez”

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pirellirodandojuntosvertPirelli ha firmato il 20 settembre il programma Rodando juntos por la niñez, iniziativa che mira a formare i bambini che risiedono nelle vicinanze dello stabilimento dell’azienda italiana a Silao, città nello Stato messicano di Guanajuato appartenente all’area metropolitana di León.

Con questo schema l’azienda fondata a Milano nel 1872 ribadisce il proprio impegno a sostegno delle comunità in cui si trovano i suoi centri produttivi.

Pirelli è supportata in questa importante attività dal Centro Impulso Social Guanajuato Puerto Interior e dal Fondo Unido I.A.P., organizzazioni che operano nel territorio messicano con l’obiettivo di sviluppare il massimo potenziale degli assistiti.

Le tre organizzazioni hanno dato vita all’iniziativa per promuovere lo sviluppo delle capacità socio-emotive ed educative di oltre 100 bambini delle comunità Nápoles, Providencia, San Francisco, Emiliano Zapata, Coecillo e Saltrillo dello Stato.

Il programma ha l’obiettivo di promuovere la prevenzione dei problemi sociali e migliorare le abitudini alimentari, nonché appoggiare la cura dell’ambiente e ridurre l’arretratezza educativa.

Per raggiungere questi obiettivi, nell’arco di un anno verranno impartiti cinque serminari di otto moduli ciascuno che si concentreranno su abilità socio-emotive, rinforzo educativo, buona alimentazione, esercizio fisico, prevenzione delle dipendenze, cura dell’ambiente e orientamento professionale. Sono previste, inoltre, attività di volontariato aziendale per rafforzare il modulo accademico e gli appuntamenti all’aperto.

Alla cerimonia della firma hanno partecipato anche Raúl Bojórquez e Jorge Martín, rispettivamente direttore delle Risorse Umane e responsabile della Sicurezza, Salute e Ambiente di Pirelli per la regione Nord America.

All’evento hanno partecipato alcune delle famiglie beneficiarie, davanti alle quali i presenti hanno firmato uno striscione che simbolizza l’impegno delle tre istituzioni nei riguardi di questo programma.

«Con questo progetto, che fa parte delle attività di sostenibilità di Pirelli» —ha commentato Jorge Martín— «vogliamo dare il nostro contributo allo sviluppo delle comunità che vivono intorno al nostro stabilimento. Vogliamo attivamente dare l’esempio e supportare le generazioni future perché crediamo che scommettere sui bambini significhi scommettere sul nostro futuro».

da puntodincontro.mx




Messico. Arriva la tormenta tropicale Karl

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115629 5day cone no line and windNelle prossime ore le coste atlantiche del Messico saranno interessate dal passaggio della tormenta tropicale Karl.

Secondo gli esperti del Centro Nazionale Uragani di Miami non dovrebbe comunque trattarsi di un fenomeno di eccessiva pericolosità.

Karl toccherà terra nella giornata di venerdì con venti con forza di circa 60 chilometri all’ora.

Il giorno dopo essere entrata nel territorio messicano, sabato, Karl dovrebbe dissiparsi lasciando l’abituale strascico di pioggia copiosa.




Anche il Comites di New York alla parada del Columbus Day

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“Sono passati 140 anni dalla proclamazione del Columbus Day da parte del presidente Benjamin Harrison. Centoquarant’anni di una festa che, ancora oggi, vede oltre un milione di persone accalcarsi sulla Fifth Avenue, qui a New York,  per partecipare alla tradizionale parata dove si respira la cultura, la storia, l’identità italiana negli Stati Uniti. Un momento unico in cui si percepisce l’immenso patrimonio di un legame forte tra due Paesi, l’America e l’Italia”. A raccontare la Parade nel “day after the show” è Alessandro Crocco, il presidente del Comites NY che quest’anno per la prima volta ha sfilato sulla Fifth Avenue in rappresentanza degli italiani all’estero, nel caso specifico in rappresentanza degli italiani residenti nel Tri-State. L’emozione di trovarsi all’interno di una grande commemorazione, ha assunto un valore particolare per il Presidente Crocco essendo “un momento speciale per ricordare le donne e gli uomini che hanno abbandonato la propria terra, la propria casa, la propria famiglia e, tra ostilità, discriminazioni e sacrifici, hanno costruito l’America”.

Una riflessione che assume un significato duplice oggi in cui, al passato, subentra e si fonde anche il presente con nuove generazioni che, con un ricco bagaglio culturale, guardano alla “terra delle opportunità” con quello stesso sogno americano dei vecchi immigrati. Ed è proprio in direzione di questo vento che Crocco ci ha tenuto a precisare come il Columbus Day sia un giorno che deve unire tutti, un giorno in cui “si guardi alla storia, considerandone il valore, ma si sia in grado di riconoscerne anche gli errori, per evitarli e superarli, grazie a uno sguardo rivolto oltre i pregiudizi, oltre gli stereotipi, i muri, i confini culturali, in nome dei valori espressi dal sacrificio e dal riconoscimento dell’altro”.

Barbara Marciandi (Comites NY) Vincenzo Castaldo, Ornella Fado ( Comites NY) Valeria De Sieno, Alessandro Crocco

A fare da eco a Crocco, Ornella Fado produttrice e conduttrice televisiva di Brindiamo! e ora presidente della comunicazione ed eventi del nuovo Comites NY, che così ha chiosato al termine della parata: “Abbiamo pensato che fosse importante essere presenti alla 78esima parata organizzata dalla Columbus Citizen Foundation, insieme ai nostri concittadini del tristate per mostrare, ancora una volta, il nostro impegno nel rappresentare la comunità e nel fare da collante con le istituzioni italiane a New York.”

Organizzando una mini float dove sono stati invitati non solo italiani residenti negli States ma anche italiani arrivati direttamente dal Belpaese, il gruppo del Comites NY ha visto tra gli ospiti di spicco la conduttrice televisiva di Rai Italia, Monica Maragone, il direttore uscente di RAI Italia, Marco Giudici, il noto coreografo e ballerino Cesare Vangeli del Foodance Festival, ma anche Cesare Rascel –  figlio del grande Renato Rascel –  Samuele Cavallo e Antonella Brisco – attori di “Un Posto al sole”- Alberto Pelagotti – calciatore del Palermo – e infine il gruppo “New York CANTA”, e il team di Genialitaly. A coronare il tutto, uno dei capolavori del design su quattro ruote made in Italy, una Maserati rossa, che la White Plains Maserati e Alfa Romeo hanno affidato alle mani di Hunter Barton.

da La Voce di New York – Francesca Di Matteo




Chipilo, i 140 anni di una delle più note colonie italiane in Messico

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famigliamazzoccofaccinettovertDurante il primo mandato di Porfirio Díaz (1877-1880) e sotto l’amministrazione di Manuel González (1880-1884), fu ripristinato in Messico un progetto di colonizzazione straniera emerso durante il governo di Sebastián Lerdo de Tejada (1872-1876). L’obiettivo era quello di stabilire colonie agricole e popolare le aree meno abitate del Paese.

«Abbiamo raccolto informazioni dall’allora Segretariato allo Sviluppo Federale, che oggi è il ministero dell’Agricoltura, e il motivo principale di questa iniziativa era che il Messico si estendeva su un territorio scarsamente popolato: solo circa 10 milioni di persone», afferma Alfredo Dossetti Mazzocco, assessore all’Interno, Giustizia, Pubblica Sicurezza e Protezione Civile di Chipilo, che in questi ultimi anni ha indagato la storia del luogo.

In quegli anni il nord Italia era caratterizzato da alti livelli di povertà e si decise di incoraggiare l’immigrazione proveniente da quella zona, favorendo l’arrivo di famiglie e individui che sapevano lavorare la terra offrendo agevolazioni.

«Era nell’interesse del governo italiano che i poveri se ne andassero e così gli agenti migratori iniziarono a fare propaganda nelle piccole comunità piemontesi, lombarde e venete, nel nord del Paese. Si stabilirono requisiti e si fecero promesse», afferma Dossetti.

I requisiti erano che i capifamiglia fossero contadini e cattolici, per evitare conflitti religiosi, e che non avessero difetti fisici. Si richiedeva, inoltre, il trasferimento dell’intero nucleo familiare, in modo che potessero stabilirsi definitivamente senza intenzione di tornare.

Gli fu promesso che si sarebbero stabiliti in colonie già esistenti e che avrebbero ricevuto animali e terra per poter lavorare e costruire le loro case. Di fronte a una situazione di estrema povertà nel loro Paese, era facile prendere la decisione di imbarcarsi per il Messico.

Il responsabile dell’acquisizione dei terreni per il programma di colonizzazione era il generale Carlos Pacheco, in quegli anni Segretario allo Sviluppo Federale.

«L’area destinata alla fondazione di Chipilo era compresa tra San Martín Texmelucan e Huejotzingo. Erano terre fertili, con un clima temperato. Ma il generale era proprietario di altri appezzamenti, in cui possedeva due haciendas abbandonate: San Diego Chipiloc e San Antonio Tenamaxcla», spiega Dossetti.

«L’hacienda di San Diego Chipiloc» —continua— «era chiamata anche la hacienda de los quita calzones, perché essendo completamente spopolata era diventata il nascondiglio di ladri e banditi».

A quel tempo, la via che attraversa Chipilo, che oggi fa parte della carretera Panamericana, era il passaggio delle merci che andavano da Puebla ad Atlixco e Cuautla. L’area era un luogo di aggressioni e alle vittime «venivano tolti perfino i pantaloni».

La carretera Panamericana in direzione di Atlixco | Fotografia collettiva della comunità di Chipilo

«Il generale sapeva che le sue terre erano improduttive e decise di venderle al governo federale per fondarvi la colonia al fine di appropriarsi di quelle redditizie».

L’assessore commenta che ogni colonia si formava con l’arrivo di una nave su cui viaggiava un gran numero di persone. Il primo insediamento venne chiamato Manuel González e si stabilì a Huatusco, nello Stato di Veracruz. Fu battezzato in onore dell’allora presidente, nell’ottobre 1881.

Fu poi la volta dalle colonie Barreto in Morelos, Aldana a Città del Messico, Díaz Gutiérrez a San Luis Potosí e Mazatepec a Tlatauquitepec, nello Stato di Puebla. L’ultima ad essere fondata fu la colonia Fernández Leal, che oggi è Chipilo.

Panoramica di Chipilo nel 1940, dopo la costruzione del campanile della chiesa | Fotografia collettiva della comunità Chipilo

«I migranti vivevano in climi freddi in Italia, per cui la colonia Barreto fu un disastro a causa del caldo. Molti iniziarono ad ammalarsi e a morire di tifo e la comunità nello Stato di Morelos si sciolse. Trasferirono i suoi membri in altre collettività e alcuni di loro vennero portati a Chipilo. Il 1° luglio 1882 arrivarono le prime famiglie fondatrici, che cominciarono a prepararsi per l’arrivo del grande gruppo», racconta Dossetti.

Il piroscafo Atlantico fu l’imbarcazione che portò in Messico i migranti di Chipilo. Salpò da Genova nell’agosto del 1882 e giunse al porto di Veracruz nel settembre dello stesso anno.

«Quando giunsero ​​a Veracruz vennero isolati per alcuni giorni perché durante il viaggio si era verificata un’epidemia di morbillo. Poi partirono in treno per Orizaba e Cholula e non sappiamo se arrivarono ​​qui in carri e carrozze o a piedi. Era ​​il ​​2 ottobre 1882», afferma l’assessore.

«Abbiamo i vecchi censimenti» —aggiunge— «e secondo le cronache arrivarono 434 persone. La maggior parte erano famiglie venete, c’era solo una famiglia lombarda ed alcuni piemontesi. Furono alloggiati tutti a San Diego Chipiloc e dicono che divisero gli uomini in una sezione e le donne con i bambini in un’altra. Il 7 ottobre 1882 fu formalmente fondata la colonia Fernández Leal con una messa nella cappella della hacienda».

da https://puntodincontro.mx




Toronto. Il Console Generale: “Assunzioni per migliorare i servizi”

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console 07 09 22TORONTO – Più risorse finanziarie e umane per offrire servizi efficienti e veloci agli italo-canadesi. Sembra il solito “spot”, ma basta dare un’occhiata al sito del Consolato Generale d’Italia a Toronto (www.constoronto.esteri.it) per capire che non è così: il sito è radicalmente cambiato, è ricco d’informazioni utili e di nuovi indirizzi e-mail e contatti preziosi e, soprattutto, presenta in prima pagina due bandi per l’assunzione di altrettanti impiegati. Un chiaro e concreto segnale del cambiamento che il nuovo Console Generale, Luca Zelioli, insediatosi poco più di un mese fa, intende portare al Consolato di Toronto.

Al Console Zelioli abbiamo fatto alcune domande.

Dottor Zelioli, che impressione le ha fatto Toronto?
“Mi ha sorpreso. Non me la aspettavo così viva, piena di gente e di cantieri. È chiaramente una città in espansione, un centro economico e finanziario fondamentale per l’Ontario e per l’intero Canada. Ed è estremamente accogliente: è una città che mi sembra facile all’abbraccio”.

Qual è la sua priorità da Console Generale di Toronto appena insediatosi?
“Migliorare la qualità dei servizi offerti dal Consolato agli italo-canadesi. Dobbiamo renderli più efficienti e più veloci, ma per farlo servono le risorse: quelle finanziarie, e qui non dovrebbero esserci particolari problemi, e quelle umane e questo è un problema più complesso perché il Consolato di Toronto, pur essendo di prima classe, è sotto organico. Con circa 75mila iscritti all’Aire, è tra i più importanti consolati generali del mondo ed è attorniato da 1 milione di italo-canadesi, un enorme bacino di utenza. Abbiamo già iniziato a potenziare l’organico. Innanzitutto, c’è un console – che farà da vice al dottor Zelioli, ndr – appena arrivato, la dottoressa Giulia Romani. E poi abbiamo già pubblicato due bandi (in scadenza il 16 settembre: info sul sito, ndr) per l’assunzione a tempo determinato (sei mesi) di altrettanti impiegati, bandi che sono propedeutici a 5 assunzioni a tempo indeteminato che faremo in futuro e per le quali abbiamo già l’ok del Ministero per gli Affari Esteri”.

Quali servizi potenzierete?
“Abbiamo già iniziato a implementare il sito che deve diventare il punto di riferimento fondamentale, principale, per tutti gli italo-canadesi che necessitano dei nostri servizi. Il 70-80% delle informazioni richieste da chi chiama il nostro centralino, infatti, si trova nel sito, che abbiamo già modernizzato rendendolo più agile e arricchendolo di informazioni utili per tutti i tipi di servizi, dai visti ai passaporti. Abbiamo aggiunto anche indirizzi e-mail dedicati ai vari settori, contatti utili e notizie che consentono agli utenti di avere tutte le informazioni di cui hanno bisogno senza perdere tempo con attese telefoniche e, a noi, di concentrarci maggiormente sulle pratiche rendendole così più veloci. Con un maggior utilizzo del sito da parte dell’utenza e con le nuove assunzioni, potremo aumentare il numero dei nostri sportelli aperti al pubblico e migliorare tutti i servizi”.

Uno dei grandi problemi, ultimamente, è stato quello del rilascio dei passaporti…
“Stiamo lavorando ad una grande novità: il rilascio a vista. L’utente arriva con tutta la documentazione richiesta (e le informazioni sono sul sito) e riceve, seduta stante, il passaporto”.

E per la cittadinanza?
“Anche in questo caso stiamo lavorando ad una semplificazione, a cominciare dagli appuntamenti visto che quando sono arrivato ho trovato appuntamenti fissati fra due anni. Cercheremo di velocizzare il più possibile questo processo che è, sì, molto complesso, ma semplificabile. Attiveremo, per esempio, una check list sul sito, che consenta all’utente di verificare, prima di venire nei nostri uffici, se è in possesso di tutta la documentazione richiesta per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Per tutte le altre pratiche, segnalo, inoltre, la presenza di altri canali, come Fast.it e Prenot@Mi che amplieremo ulteriormente non appena avremo finalizzto le assunzioni dei nuovi impiegati”.

Molti italo-canadesi sono anziani e non hanno dimestichezza con gli strumenti informatici. Avete pensato anche a loro?
“Certo che sì. Stiamo lavorando ad alcuni progetti dedicati proprio a loro, rendendo i nostri servizi più accessibili alle persone di una certa età”.

intervista di Marzio Pelù – da Il Corriere Canadese




Columbus Day. Biden: “Gli italoamericani negli USA sono leader in tutti i campi”

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Nel celebrare il Columbus Day, che quest’anno cade il 10 ottobre, la Casa Bianca ha definito l’Italia come “un vitale alleato Nato”, sottolineando come la collaborazione tra i due Paesi sia “essenziale” nell’affrontare le sfide globali, incluso il “sostegno all’Ucraina” nella difesa della sua libertà e democrazia.

Queste le parole scritte in un passaggio del tradizionale messaggio presidenziale che viene rilasciato alla vigilia del Columbus Day. Rispetto a quello dello scorso anno, manca il riferimento al destino dei nativi americani, che furono vittime di persecuzione dopo lo sbarco nel 1492 nel continente americano di Cristoforo Colombo.

“La comunità italoamericana – si legge nella dichiarazione della Casa Bianca, firmata dal presidente – è anche caposaldo della nostra stretta e duratura relazione con l’Italia, un vitale alleato Nato e partner dell’Unione europea. Oggi la partnership tra Italia e Stati Uniti è essenziale nei nostri sforzi per affrontare le più pressanti sfide globali del nostro tempo. Per generazioni, gli immigrati italiani hanno avuto il coraggio di lasciare molto alle loro spalle, guidati dalla fede nel sogno americano, per costruire una nuova vita di speranza e di possibilità negli Usa. Oggi gli italoamericani sono leader in tutti i campi, compreso ilverno, la salute, gli affari, l’innovazione e la cultura”.

“Le cose – continua – non sono sempre state facili. Il pregiudizio e la violenza hanno spesso bloccato la promessa di una eguale opportunità. Il Columbus Day venne creato dal presidente Harrison nel 1892 in risposta al linciaggio anti-italiano di undici italoamericani a New Orleans nel 1891”.

Durante la Seconda Guerra mondiale, ha ricordato Biden, “gli italoamericani vennero presi di mira come nemici stranieri, ma il loro duro lavoro e la loro leadership hanno reso il nostro Paese più forte, più prospero e più vibrante”.

da La Voce di New York




Los Angeles: oggi la “Festa italiana” promossa dal Comites

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7festaitalianaUn pomeriggio per conoscersi e stare insieme. È quanto propone il Comites di Los Angeles che oggi, domenica 9 ottobre, organizza la “Festa Italiana” ad Orange County, al Bh Event Center (24291 Avenida De La Carlota – Laguna Hills, CA) dalle 14.00 alle 17.00.
In questa occasione, il Comitato presieduto da Davide Accomazzo presenterà le sue attività e accoglierà come ospiti d’onore la Console Generale a Los Angeles, Silvia Chiave e il Vice Console Pietro Bellinghieri.
Obiettivo della festa, aperta agli italiani e agli italoamericani, anche creare networking tra i residenti e le aziende italiane.
Ad allietare il pomeriggio Cinzia Maniaci e la sua band The perfect nine.
“Sarà un pomeriggio di attività per tutta la famiglia”, assicura il presidente Accomazzo. (aise) 




Biden: “C’è il rischio di un’Armageddon nucleare, Putin non scherza”

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014556173 9c57ba5f bd05 46c8 8dbb b941c2b42af2Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che il mondo rischia l'”Armageddon” nucleare per la prima volta dai tempi della Guerra Fredda e che sta cercando di trovare la “via di fuga” del presidente russo Vladimir Putin.

Non abbiamo affrontato la prospettiva dell’Armageddon dai tempi di Kennedy e della crisi dei missili di Cuba” nel 1962, ha detto Biden durante un evento di raccolta fondi del partito democratico a New York. Putin “non scherza” quando minaccia di usare le armi nucleari, e “stiamo cercando di capire qual è la via di fuga di Putin. Dove trova una via d’uscita?”.

Biden ha fatto commenti insolitamente forti sui rischi creati dalle minacce nucleari di Putin mentre parlava ai sostenitori democratici nella casa di Manhattan di James Murdoch, figlio del magnate dei media Rupert Murdoch.

Putin ha minacciato velatamente l’uso di armi nucleari se ritiene esaurite le opzioni in Ucraina per fermare la forte resistenza di Kiev sostenuta dall’Occidente. Gli esperti ritengono che siano possibili attacchi tattici con armi relativamente piccole. Ma Biden ha avvertito che anche un attacco tattico in un’area limitata potrebbe innescare un conflitto più ampio.

“Abbiamo un uomo, lo conosco abbastanza bene”, ha detto Biden. Putin “non scherza quando parla del potenziale uso di armi nucleari tattiche, o di armi chimiche o biologiche, perché il suo esercito è, diciamo, significativamente meno capace”.

“Tuttavia, non credo che ci sia la capacità di (usare) facilmente un’arma nucleare tattica e non finire con l’Armageddon”, ha detto Biden. “Sto cercando di immaginare quale sia la via d’uscita di Putin”, ha detto il presidente americano. “Dove trova una via d’uscita? Dove si vede in una posizione in cui non solo perde prestigio, ma anche un potere significativo in Russia?”, ha aggiunto.

Blinken: “Noi pronti a cercare una soluzione diplomatica”

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato dal Perù. dove si trova in visita ufficiale, che il suo Paese è “pronto” a cercare una soluzione diplomatica con la Russia sul conflitto in Ucraina, ma ha deplorato che Mosca stia andando “nella direzione opposta”.

Quando la Russia dimostrerà seriamente di essere disposta a intraprendere la strada del dialogo, noi saremo pronti. Noi ci saremo“, ha dichiarato Blinken in una conferenza stampa a Lima.

Tuttavia, il capo della diplomazia statunitense ha assicurato che “purtroppo, al momento, tutto punta nella direzione opposta”. Blinken ha citato come esempi la mobilitazione dei riservisti, il tentativo di annessione del territorio ucraino e le minacce nucleari del presidente russo Vladimir Putin.

Il fatto è che la Russia e il Presidente Putin non hanno mostrato alcun interesse per la diplomazia“, ha rimproverato, per poi aggiungere che sia gli Stati Uniti che il presidente ucraino Volodymir Zelensky hanno detto da tempo che la guerra “può essere risolta solo attraverso la diplomazia”.

agi.it