Elezioni 2022. Odoguardi (Maie), candidato al Senato per Nord e Centro America: “Gli italiani all’estero sono ambasciatori della cultura italiana nel mondo”

roma, 07.06.22. enzo odoguardi foto: victor sokolowicz

roma, 07.06.22. enzo odoguardi foto: victor sokolowicz

La migrazione italiana ha radici antiche nella storia dell’umanità. In America Settentrionale e Canada si è arrivati ormai alla quinta o sesta generazione d’immigrati.

Il risultato inevitabile di un fenomeno di così lunga durata è che le nuove generazioni rischiano di perdere il contatto con la terra d’origine, con le loro origini. Noi, non solo in quanto politici ma ancor di più in quanto italiani che hanno deciso di vivere all’estero, abbiamo il dovere civico e morale di tenere vivo quel contatto.

Ognuno di noi dovrebbe considerarsi come un ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Lingua, arte, storia, tradizioni, gastronomia: siamo noi che, emigrando, portiamo pezzi della nostra identità culturale altrove, fuori dalla nazione. Esportare, però, non basta. C’è bisogno di prendersi cura e mettere in mostra questa identità.

Questo lo si fa con misure a sostegno degli imprenditori italiani all’estero, ma anche incrementando i fondi dedicati alla realizzazione di feste ed eventi che sono la prova tangibile delle nostre tradizioni. La cultura italiana va intesa nel senso più ampio, inglobando tutte le sue sfaccettature.

Nel programma del MAIE Nord America si dedica molto spazio a questa tematica, che viene articolata soprattutto nei seguenti punti:

  • Difendere la promozione del Made in Italy e del Sistema Italia, compresa la messa in rete degli imprenditori italiani all’estero
  • Diffondere e promuovere la lingua e la cultura italiana, sostenendo le istituzioni culturali e le scuole italiane oltre confine, cercando di recuperare le risorse che negli ultimi anni sono state tagliate
  • Incentivare scambi culturali per i nostri giovani di discendenza italiana all’estero, affinché possano conoscere e approfondire le proprie origini

Siamo assolutamente convinti, infatti, che soltanto uno sforzo congiunto sui vari fronti possa far emergere i punti forti dell’italianità, di quello spirito che ci riconoscono a livello mondiale. 

Una delle espressioni di cui si è sentito molto parlare negli ultimi tempi è “turismo delle radici” “turismo di ritorno”. 

A causa della pandemia da Covid-19, infatti, molte persone che lavoravano o vivevano all’estero sono rientrate nei propri Paesi di origine. Convinto della necessità d’incrementare e sostenere il legame degli emigrati con la propria madrepatria, il MAIE ha deciso di dare un’espressione pratica a quello che fino ad ora era solo un concetto teorico.

Il progetto che riguarda il turismo delle radici è partito realizzando delle indagini in piccoli paesi e borghi italiani che hanno avuto una sostanziale emigrazione negli Stati Uniti e in Canada. I discendenti degli italiani che vivono in America vengono invitati a visitare il paese da cui ha avuto origine la migrazione della loro famiglia. Lì, il MAIE offre a ognuno alloggio gratuito per una settimana, in modo da dare una possibilità concreta d’indagare sulle proprie origini e ricercare la propria identità. Il legame con l’identità viene rafforzato dalla consegna del certificato di nascita del primo italiano della famiglia emigrato all’estero, documento fondamentale per la successiva richiesta della cittadinanza italiana.

Questa iniziativa consente di mettere in moto un circolo virtuoso che innesca tanti micro business o va a dare un boost all’imprenditoria locale, a completo vantaggio dell’economia del territorio. 

Al momento il programma riguarda un comprensorio di 22 paesi calabresi e alcune città degli Stati Uniti. Si tratta di un piccolo passo destinato a crescere nell’ottica di una più stretta cooperazione tra le comunità italiane distribuite sul territorio nazionale e le comunità italiane all’estero.

Vincenzo Odoguardi

 

da La Voce di New York




Vincenzo Odoguardi, candidato MAIE al Senato per Nord e Centro America, incontra gli italiani di Miami

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Il candidato al Senato del MAIE, Vincenzo Odoguardi, incontrato nello scorso fine settimana, la comunità italiana di Miami, Florida.

Parlando ai connazionali presenti, Odoguardi ha sottolineato, tra l’altro che: “Non tutti sanno che ci sono fondi messi a disposizione dalla comunità europea per promuovere iniziative all’estero.

Il #MAIE (Movimento Associativo Italiani all’ Estero), attraverso il suo programma, vuole dare la possibilità di sviluppare i propri progetti ai nostri giovani imprenditori.
Lavoriamo insieme per avere una comunità più forte e integrata che generi opportunità per tutti gli italiani all’estero”.
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Vincenzo Odoguardi, candidato MAIE al Senato nel Nord e Centro America. “Italia siamo noi”

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Costruendo comunità, costruiamo identità e costruiamo opportunità.

COSTRUISCI IDENTITÀ

  • PIÙ STRUMENTI PER RAFFORZARE LA COMUNITÀ DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO: serve una comunità d’italiani all’estero più forte, più integrata, più presente nella vita di tutti Una comunità che è un luogo per riaffermare la nostra identità ma anche uno spazio di opportunità. Occorre promuovere strumenti che aiutino a consolidare la comunità degli italiani all’estero. Piattaforme che migliorano la connettività, che consentono la costruzione di reti di collegamento tra cittadini italiani che vivono in America. È un modo per costruire un senso di appartenenza e riaffermare la nostra identità. In un mondo dinamico, digitale e innovativo, dobbiamo promuovere nuove istanze di relazione e creare luoghi di incontro che offrano opportunità per costruire legami, radicarsi, incontrarsi e aiutarsi a vicenda. Costruiamo la nostra Italia fuori dall’Italia.

 

  • PIÙ FONDI PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA ITALIANA: La diffusione della cultura italiana è uno degli strumenti più efficaci per rafforzare e promuovere la comunità degli italiani all’estero. È necessario rafforzare i fondi destinati alla promozione della cultura È un investimento che si tradurrà in benefici concreti per l’Italia e per tutti i cittadini italiani del Nord e Centro America. Serve un maggiore coordinamento e la costituzione della figura del Promotore Culturale, che interagisce con le associazioni e le organizzazioni di volontariato della comunità.

 

  • PIÙ RISORSE PER RAFFORZARE LA DIFFUSIONE DELLA LINGUA ITALIANA: La diffusione della lingua italiana è il modo più efficace per rafforzare il radicamento dei cittadini italiani all’estero. La lingua italiana è l’eredità dei nostri antenati. Mantenere viva la lingua manterrà viva l’identità. La promozione della lingua deve essere completa, non solo per bambini e ragazzi in età scolare, ma anche per gli adulti che, per la loro origine o per l’attrattiva culturale del nostro Paese, vogliono rafforzare i legami con l’Italia.

 

  • RAFFORZARE LA RETE CONSOLARE PER AFFRONTARE I PROBLEMI COMUNITARI: La rete consolare svolge un ruolo fondamentale nell’avvicinare lo Stato italiano ai cittadini all’estero. Occorre rafforzare tutte le aree consolari da presidiare per migliorare l’attenzione alle richieste, siano esse problemi di convalida del titolo, o aiutare a risolvere problemi comunitari, come la possibilità di utilizzare conti condivisi nelle banche italiane con parenti in

 

COSTRUISCI OPPORTUNITÀ

 

  • PROMUOVERE LE OPPORTUNITÀ PROFESSIONALI DEGLI ITALIANI: È necessario rafforzare tutti i programmi che contribuiscono a generare opportunità di sviluppo per i professionisti italiani all’estero. Una comunità più integrata, più consolidata e più presente consentirà di accrescere le condizioni per generare opportunità per tutti i cittadini italiani all’estero. La comunità italiana deve essere una rete che rafforzi le possibilità di sviluppo professionale di tutti gli italiani all’estero.

 

  • PROMUOVERE L’UNIVERSITÀ E GLI SCAMBI SCIENTIFICI: È inoltre necessario promuovere tutti i programmi volti a rafforzare lo scambio universitario e scientifico. La collaborazione nei campi della conoscenza non è solo un modo per creare opportunità di sviluppo scientifico e tecnologico, ma è anche un modo per generare possibilità di sviluppo per tutti gli studenti e scienziati italiani che fanno parte della comunità italiana in

 

  • RAFFORZARE LO SCAMBIO ITALIANO-AMERICANO: Vogliamo inoltre promuovere opportunità di lavoro per lo sviluppo professionale di tutti gli italiani all’estero. Per fare questo, cercheremo di migliorare e rafforzare le Camere di Commercio italiane all’estero. È necessario realizzare un aumento dei fondi per questo tipo di organizzazioni e promuovere la riforma delle regole che regolano il sistema. Entrambi gli obiettivi devono essere una delle priorità del governo italiano per promuovere la presenza economica dell’Italia nel mondo, valorizzando così le sue industrie e il suo

 

  • RAFFORZARE I PROGRAMMI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE: Cercheremo di rafforzare tutti i programmi di formazione professionale volti a formare ed educare i giovani italiani all’estero per migliorare il loro ingresso nel mondo del lavoro. Se è necessario adattare questi programmi, aumentare le montagne per borse di studio e aggiornare i contenuti per un mondo che richiede nuove conoscenze e professionisti sempre più innovativi. Aiutare a educare e formare i nostri giovani della comunità italiana all’estero è costruire comunità e aiutare a radicare le loro.

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Elezioni 2022: Vincenzo Odoguardi, il nuovo volto del MAIE per il Senato in Nord America

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C’era una volta il Ministero per gli italiani nel mondo (MIM). C’era una volta e adesso non c’è più. 

Oggi il MAIE Nord America (Movimento Associativo Italiani all’Estero) chiede a gran voce che il Ministero per gli italiani nel mondo venga riaperto e torni alle sue funzioni e obiettivi originari. Gli italiani all’estero hanno bisogno di un organo che controlli e si prenda cura delle problematiche delle varie comunità presenti in tutto il mondo, non è più possibile ignorare tali esigenze.

L’ultima volta che è stato istituito questo ministero a guidarlo c’era Mirko Tremaglia, promotore della cosiddetta Legge Tremaglia, che ha esteso e facilitato il diritto al voto dei cittadini italiani residenti all’estero.

Nel 2006, durante il primo Governo Prodi, questo ministero scompare e le sue funzioni, che già erano limitate dal fatto che si trattasse di un ministero senza portafoglio, vengono inglobate all’interno del Ministero degli Esteri. 

Vincenzo Odoguardi, candidato MAIE al Senato in Nord America 

Da quel momento in poi pare che l’attenzione dei partiti di Roma nei confronti degli italiani che risiedono all’estero sia diminuita fino a quasi scomparire. Come se i circa 50 milioni di uomini e donne lontani dai confini nazionali non fossero un sufficiente motivo per prendere in seria considerazione le necessità di chi vive lontano dall’Italia.

La mancanza di una rappresentanza in Senato di politici che conoscano davvero la situazione delle comunità italiane all’estero rende complicata la gestione delle problematiche che le riguardano.

I politici tradizionali hanno come priorità gli interessi delle comunità locali, collocate sul territorio nazionale, ma chi si fa portavoce delle istanze delle comunità estere?

Il MAIE si inserisce in questo vuoto per colmarlo: in quanto primo partito nato all’estero e per i cittadini residenti all’estero, l’obiettivo primario che abbiamo è dare voce a tutti quegli italiani fuori dai confini nazionali, considerando le differenze delle varie comunità e il sentimento di appartenenza che le unisce.

Infatti, per quanto la varie comunità estere abbiano esigenze diverse, in tutte è ancora evidente un legame molto forte che le unisce alla loro terra di origine. Bisogna capire che quel sentimento va tutelato perché si traduce in una grande risorsa che nutre anche chi rimane.

A questo scopo si rende necessario il ripristino del Ministero per gli italiani nel mondo, per intenderlo come un ponte che connette non solo idealmente, ma anche concretamente, tutti gli italiani sparsi per il mondo.

Come specificato sul sito dell’Archivio del Senato italiano, le materie di competenza del MIM riguardavano: le politiche generali concernenti le collettività italiane all’estero; l’informazione, l’aggiornamento e la promozione culturale; l’intervento coordinato dello Stato e delle Regioni; la valorizzazione del ruolo degli imprenditori italiani residenti all’estero.

Da lì il MAIE vuole ripartire: dare il giusto riconoscimento a tutti gli italiani che vivono fuori dalla madrepatria grazie ad un’entità ministeriale che possa risolverne le problematiche. Dovrà trattarsi di un’entità non gestita dai tradizionali partiti romani, ma da chi si trova sul territorio e conosce e capisce le differenti necessità degli italiani.

Da “La Voce di New York”




Enzo Odoguardi, ambasciatore del turismo di ritorno

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2Sono calabrese fino alla punta dei capelli. Nato e cresciuto in Calabria. Ci sono rimasto fino a 18 anni, e se oggi dovessi dirle qual è la mia terra di origine direi che è Cosenza e Trebisacce. Nato a Cosenza, vissuto a Trebisacce, conosco quella zona come le mie tasche. Poi ho studiato prima all’Università degli Studi di Reggio Calabria, poi in Erasmus in UK. Da lì sono andato a Boston per un corso di perfezionamento, e non sono più rientrato in Italia per motivi di lavoro. Mio padre avrebbe voluto che prendessi il suo posto come ufficiale postale, allora il posto fisso era l’obbiettivo principale di ogni famiglia calabrese, il sogno di ogni padre per un proprio figlio, ma è stato più forte di me. Un giorno ho trovato il coraggio di dire a mio padre che volevo partire per conoscere il mondo, perché viaggiare mi avrebbe permesso di conoscere altri mondi, e io avevo la necessità fisica di lasciare la Calabria e di evadere. Ho preferito la soluzione più rischiosa, certamente quella più complessa, ma venendo io da una famiglia umile, il mio sogno era quello di diventare un imprenditore, e sentivo che avrei potuto farlo da un’altra parte del mondo, lontano insomma dal silenzio e dalla monotonia della mia Trebisacce».

Doppia nazionalità, Italiana e Statunitense, originario di Cosenza, 58 anni appena compiuti, ricercato, elegantissimo, un fisico da atleta educato alla fatica della corsa, Enzo Odoguardi è oggi uno degli uomini di successo italiani più conosciuti a Boston, città capoluogo della contea di Suffolk e capitale del Commonwealth del Massachusetts, la città più grande dello Stato del New England.

Professionista affermato, frequentatore dei club più esclusivi di New York, interprete e immagine fisica del successo materiale e finanziario di intere generazioni italiane che oggi vivono e producono qui in America. Vive in una bellissima casa a Malden, una città che conta poco più di 50 mila abitanti, cuore geografico della contea di Middlesex nello stato del Massachusetts. I fotografi lo aspettano davanti a Palazzo Madama per via di una serie di incontri programmati già da settimane con il senatore Ricardo Antonio Merlo, membro del Gruppo Misto, Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale sotto il Governo Conte 1 e poi ancora il Conte 2, oggi Presidente del MAIE, imprenditore docente universitario e giornalista nato a a Buenos Aires e rappresentante della circoscrizione elettorale dell’America Meridionale in Senato. Di cosa avranno parlato i due nessuno lo sa, ma di certo degli interessi economici che la grande comunità italiana delle Americhe coltiva sin dalla prima ondata di emigrazione italiana in USA e Canada, e dei bisogni impellenti della grande comunità italiana che vive quei paesi e quelle terre così lontane dall’Italia. Nessuno meglio di loro due sa infatti di cosa parliamo, e nessuno meglio di loro due potrebbe spiegare meglio agli osservatori politici italiani lo “stato di fatto” del nostro Made in Italy in America del Nord.

3Alle spalle Enzo Odoguardi ha un curriculum di tutto rispetto. Doppia laurea vecchio ordinamento in Architettura, prima all’ Università di Liverpool in Inghilterra, poi alla Università Mediterranea di Reggio Calabria, poi ancora alla Nord Est University di Bo- ston in USA. Si laurea brillantemente con una tesi sperimentale sulle prospettive architettoniche e urbanistiche di uno dei quartieri più degradati di Liverpool, tesi che discute felicemente con un professore italiano che aveva scelto Liverpool come sua sede ideale di vita e di crescita accademica. Oggi Enzo Odoguardi vanta la frequenza di prestigiosissimi corsi di perfezionamento in Inghilterra, Francia e Stati Uniti. Ha un curriculum alle spalle di grande impatto, da giovanissimo ricopre per un breve periodo persino l’incarico di “assistente” presso la cattedra di Urbanistica all’ Università Mediterranea di Reggio Calabria, ma desideroso di viaggiare per il mondo e mettere alla prova le sue competenze lascia molto presto la Calabria e vola al di là dell’oceano.

«Anni ’80, dopo aver concluso il mio ciclo di studi ho davvero incominciato a girare il mondo. Non ho mai fatto l’architetto e neanche l’urbanista. Ho lavorato in Africa, in Europa, nei paesi del Baltico, in Russia, Estonia Lettonia Lituania, nei Caraibi, e in tante altre zone calde del mondo. Ho fatto prevalentemente il direttore tecnico di multinazionali famose, e per lunghi anni sono stato responsabile di grossi progetti, come hotel e centri commerciali. Pensi che abbiamo fatto noi il più grande hotel italiano a Sharm-El-Sheikh in Egitto, il Coral Bay Hotel, ed abbiamo cooperato e partecipato alla realizzazione del più grosso centro commerciale d’Europa, di quell’epoca certamente, a Madrid, lo Xanadu. Ma questi sono solo due dei tantissimi esempi che potremmo fare. Nel 2000, sempre per realizzare un centro commerciale di dimensioni anche lì enormi, sono andato a vivere in Repubblica Dominicana, dove abbiamo messo in piedi il “Mega Centro” di Santo Domingo, allora era il più grande centro commerciale dei Caraibi. Poi lì mi sono fermato, perché ho trovato un campo aperto dal punto di vista imprenditoriale, un paese che cresceva esponenzialmente, una prateria tutta da conquistare, e soprattutto sotto il profilo paesaggistico uno dei posti più belli del mondo. Sarebbe stato un peccato non fermarsi laggiù».

4Oggi Enzo Odoguardi parla correntemente inglese, spagnolo, francese, arabo, russo, portoghese, ma ha conservato un eccellente italiano. Negli Stati Uniti la sua nuova vita professionale riparte come Direttore Generale di società multinazionali quotate in borsa, in cooperazione con RTKL, Domina Hotel e Resorts, Mills Corp, Loews Cineplex, De Laurentis Cineplex, e per anni lavora tra l’Europa, l’Africa, l’Asia, gli Stati Uniti e i Caraibi dove oggi risiede abitualmente. Iscritto all’AIRE, a Boston dal 1998, nel 2009 il Presidente della Repubblica gli conferisce la solenne onorificenza di “Commendatore” dell’Ordine della Stella della Solidarietà. Dottorato PHD, in Town Planning, Corso di perfezionamento in Urbanistica a Lille in Francia, Master in International Business a Lovanio in Belgio, a un certo punto della sua vita da giramondo Enzo Odoguardi diventa “Console Onorario” nella Repubblica Dominicana. La sua sede ufficiale diventa “La Romana”, città che conta quasi 150 mila abitanti, una delle città più ricche della Repubblica Dominicana distante circa 130 km dalla capitale Santo Domingo, la terza città del Paese, sede di un aeroporto i n t e rn az i o n a l e  che è uno scalo di grande importanza perché crocevia fondamentale delle mete turistiche che si trovano nelle vicinanze, Bayahibe e Casa de Campo, il più grande e lussuoso villaggio turistico di tutto il paese e probabilmente di tutti i Caraibi insulari, con territorio esteso fino a Bavaro Punta Cana.

“Il ruolo di Console Onorario oggi è ancora utilissimo, è una missione, da Console onorario puoi aiutare meglio i nostri connazionali all’estero, e puoi farlo più di quanto io stesso non immaginassi. Console onorario vuol dire lavorare per gli altri, e vuol dire farlo con spirito di servizio per quanti hanno bisogno di qualcosa, e io l’ho fatto in questa dimensione e la cosa mi ha riempito di mille gratificazioni. Molti immaginano che fare il Console onorario sia una vacanza, un incarico di prestigio e di rappresentanza, in parte lo è anche ma non solo. Guai però a pensare che i Consolati onorari non abbiamo un ruolo. Essi coprono i buchi sul territorio che non sempre la diplomazia ufficiale riesce a fare e lo si fa in forma assolutamente volontaria. Esperienza davvero esaltante, perché ti permette di incontrare continuamente la tua gente, italiani come te, figli di italiani come te, che con il paese di origine hanno lo stesso afflato e rapporto di amore viscerale che io ho con la Calabria. Fare il Console onorario come l’ho fatto io significa essere parte del tuo paese oltre Oceano ed essere un pezzo della storia della Repubblica Italiana. Non è poco mi creda».

La conoscenza del territorio e la sua alta managerialità porteranno Enzo Odoguardi ai vertici della Camera di Commercio Dominico Italiana, di cui diventa anche Presidente, così come diventa anche Presidente della Camera di Commercio Europea, l’Eurocamara, con sede a Santo Domingo, incarico questo che gli permette di portare a casa l’onorificenza di Gran Priore dell’Ordine Bizantino del Santo Sepolcro di Malta OBSS, e di Gran Ufficiale dei Cavalieri Templari.

Alla base della onorificenza di “Commendatore”, che gli viene invece dal suo Paese, l’Italia, nel 2009, la motivazione ufficiale fa riferimento a progetti e atti di solidarietà tra la Repubblica Dominicana e l’Italia nel settore dello sviluppo imprenditoriale. È l’anno in cui l’Ambasciata d’Italia in Repubblica Dominicana congiuntamente con la Camera di Commercio Dominico-Italiana gli conferisce il “Premio Marco Polo” per l’imprenditoria Italiana di successo in Repubblica Dominicana. Ma non basta, nel 2020, viene insignito del Premio Leonardo Da Vinci con il titolo di “Ambasciatore per la imprenditoria Italiana in Nord America e Canada”.

megacentroCome italiano, dicevamo, e soprattutto come manager europeo Vincenzo Odoguardi vanta oggi un’esperienza esclusiva nella Repubblica Dominicana. Residente dall’ anno 2000 per il completamento del Centro Commerciale più grande dei Caraibi, il famosissimo “Mega Centro” di Santo Domingo, dal 2002 al 2005 costruisce circa 860 immobili di proprietà nella area di Boca Chica per incrementare il turismo italiano. Parliamo di una delle perle rare del turismo mondiale. Dal 2005 rileva un gassificatore di LPG nell’area di Azua di Compostela (OPUVISA) e importa il gas propano da Trinidad e Tobago, in Venezuela, per migliorare la vita sociale nella parte sud ovest della Repubblica Dominicana e Haiti, elevando la vendita della OPUVISA dal 2% al 24 % del fabbisogno nazionale in 24 mesi. Poi dal 2010 inizia a costruire hotels nell’area di Bahyaibe incrementando ulteriormente i rapporti economici e di lavoro con Italia.

Il suo profilo professionale parla di un manager che ha impiegato per questo investimento oltre 1000 persone, tra impiegati e operai, con un bacino di utenza utile di circa 2500 famiglie tra diretti e indiretti, numeri che non sono passati inosservati alla grande stampa economica degli States. Ma non a caso, dal 2010 Presiede la CCDI, che è la Camera di Commercio Dominico Italiana, riconosciuta dal governo italiano nel 1983, incrementando le transazioni di lavoro di industrie Italiane nell’isola pari a 74 milioni di euro circa, dati ufficiali riferiti al 2014, con un attivo di 19 nuove imprese Italiane presenti sul territorio Dominicano, investimenti supportati da una sinergia firmata tra la CCDI e il CEI RD.

Nel 2014 Presiede la Eurocamara, la Camera di Commercio Europea, sotto la tutela dell’Ambasciata Europea a Santo Domingo, e dal Marzo 2014 ricopre prima l’incarico di Viceconsole Onorario e successivamente di Console Onorario d’Italia servendo con il proprio lavoro cittadini italiani e dominicani nelle funzioni Consolari Onorarie.

9«Noi vogliamo aiutare gli italiani ad essere imprenditori, a diventarlo, favorendo l’imprenditoria degli italiani che vivono all’estero, mettendo insieme idee e progetti possibili da realizzare. L’emigrazione italiana è cambiata anche da noi in America del Nord. Chi emigra nel 2020 spesso non è più un operaio, ma è invece un professionista, un giovane manager, un potenziale giovane manager, e noi abbiamo il dovere di aiutarlo a crescere in questa realtà che lui ancora non conosce bene».

Concretamente cosa vuol dire?

«Pensi che una delle prime iniziative che abbiamo preso è il progetto di una Camera di Commercio del New England, che una volta realizzata consentirà maggiori transazioni economiche e commerciali con l’Italia. Io sogno che essa possa avere la sua sede finale a Boston. Ne faranno parte imprenditori tutti giovani, provenienti soprattutto da Massachussetts, Maine, New Hampshire e qualcuno dal Rhode Island. Per far questo cerchiamo nuovi progetti da promuovere e da proporre, cerchiamo giovani professionisti che vogliano sviluppare le loro peculiarità imprenditoriali. Siamo sempre insomma alla ricerca del meglio del Made in Italy in America, e lavoriamo continuamente alla promozione di imprenditori italiani che vogliano arrivare a veder realizzati i loro obbiettivi».

Solo investimenti economici? È solo pura finanza?

«Sarebbe un errore pensare questo. La finanza senza un cuore che batte non va da nessuna parte, mi creda. Per fare tutto questo cerchiamo soprattutto di preservare i nostri usi, costumi, soprattutto la lingua italiana nelle diverse aree del Paese. Dietro ogni imprenditore non lo dimentichi mai c’è sempre una storia familiare, un paese ombra che è lontano da qui e dove ognuno di loro è nato, ci sono sempre dei genitori e dei nonni che il giorno di Natale vogliono tutti a tavola e attorno allo stesso tavolo».

A cos’altro state lavorando?

«Un altro progetto in cui credo molto, e che stiamo portando avanti e quello di riuscire a dare ai nostri connazionali che vivono all’estero più servizi, agenzie insomma che possano sopperire ai famosi disservizi consolari. I nostri connazionali all’estero vanno aiutati a capire come fare per ottenere i documenti necessari per la cittadinanza, superando quella che è la “proverbiale” nostra burocrazia italiana, ma senza però mai tralasciare gli aspetti di aggregazione delle comunità in cui vivono».

7Cosa intende dire?

«Che la vita dei nostri connazionali all’estero non è fatta solo di pratiche e di progetti economici. È fatta anche di mille altre cose diverse. Pensi per esempio alle nostre feste civili e religiose, che ognuno di noi si è portato dietro e dentro dall’Italia come un tesoro incommensurabile. Pensi al significato che per ogni italiano che vive all’estero può essere la processione del proprio santo patrono, o la stessa Via Crucis della Settimana Santa. Sa quanta gente partecipa alla tradizionale Via Crucis di College Street a Toronto ogni anno? Almeno centomila persone, soprattutto italiani, ha idea di cosa significhi tutto questo per la Little Italy dell’Ontario? E vuole sapere quanti italiani ogni anno partecipano alla Festa di San Francesco di Paola che si tiene il prossimo mese di agosto a Chicago, nel cuore del polmone verde della City? Almeno 50 mila calabresi mi dicono, a cui si aggiungono poi le tante famiglie americane legate alla nostra Little Italy. Un vero e proprio raduno nazionale nel cuore dell’Illinois e ai margini del grande Lago Michigan. Nasce da queste considerazioni un altro nostro progetto interessante, e che presenteremo molto presto in Italia. Lo abbiamo chiamato “Il ritorno alle radici”, e questo permetterà ai nostri connazionali all’estero di fare turismo in Italia riscoprendo naturalmente le terre degli avi che sono emigrati in ogni parte dell’America ormai da generazioni».

In una parola sola?

«Promuovere il successo dei nostri italiani all’estero. Far sì che gli italiani possano continuare a contribuire alla crescita economica di questo nuovo paese che per loro è diventato il loro secondo paese di adozione. Ma far sì che lo facciano restando forte- mente collegati e legati alla propria terra di origine».

Per lei è stato tutto molto semplice quando è arrivato in America?

«Mi prende in giro? Quando io sono arrivato per la prima volta in America ero solo con me stesso, solo con i miei ricordi, solo con l’affetto lontano della mia famiglia, solo con i miei sogni. Ho lavorato duro, ho lavorato tanto e alla fine ho realizzato quello che desideravo di più nella mia vita. Ma nulla è semplice, e quando la tua meta è anche il successo economico, allora devi lavorare più di tutti gli altri e senza mai fermarti. Sa qual è la regola di vita per un manager affermato qui negli Stati Uniti? Lavorare 365 giorni all’anno. E come diceva mio padre, “perseverare”. Mai come in questo vale il detto che “Chi si ferma è perduto”».

10Ma c’è ancora dell’altro che bolle in pentola. Nel 2018 in cooperazione con la società Italiana SHD Italia, avvalendosi dei trattati di Cotonou per le aree ACP, Enzo Odoguardi riesce a finanziare tre Ospedali Rurali per la Repubblica Dominicana, completamente gratuiti. progetto non ancora completato. Finché quest’anno, inizi del 2022, non rientra definitivamente negli Stati Uniti dove oggi risiede attualmente. Importante, anzi molto importante è il ricordo che l’architetto Odoguardi ha invece lasciato nella gente comune di Trebisacce in Calabria. Franco Mundo, noto avvocato di professione ed ex sindaco della cittadina ionica, ce ne parla come di uno straordinario benefattore: «Un uomo che è sempre rimasto profondamente legato alla sua terra di origine e che non si è mai tirato indietro quando gli sono stati posti problemi reali legati alla sua vita di figlio naturale di Trebisacce. Pensi che quando si pose il problema del restauro del Monumento ai Caduti di tutte le Guerre nel centro del paese e il comune aveva bisogno di aiuto per avviare i lavori, il primo a farsi sentire fu proprio lui, Enzo Odoguardi. Dai Caraibi dove allora lui viveva, ha mandato al comune una offerta di 20, o 25 mila euro se non ricordo male, per realizzare quello che noi da soli non avremmo mai potuto fare, e se oggi il Monumento dei Caduti è così bello come lo si può vedere in rete, il merito è soprattutto di Enzo».

Architetto perché ha scelto di fare architettura?

«Perché già da ragazzo avevo capito che l’architettura sarebbe stata la materia che mi avreppe permesso di capire meglio i sistemi urbanistici del mondo. Architettura vuol dire colori forme disegni strutture fisiche, tutto ciò che ci appartiene e che si muove attorno a noi è architettura, e solo studiando bene l’architettura un ragazzo come me che aveva vissuto in un paesino di appena 8 mila abitanti, come allora lo era Trebisacce, avrebbe potuto sperare di uscire una volta per tutte da quel guscio che allora i

grandi urbanisti ricordo chiamano “La periferia del sud” e spiccare il volo. Architettura non è soltanto arte. Architettura è tutto quello che il genere umano è riuscito e ha saputo costruire e realizzare all’interno di un ambiente che noi definiamo “nostro”».

Che famiglia aveva alle spalle?

«Padre, madre, una sorella. Mio padre Domenico era il direttore dell’ufficio postale di Trebisacce. Ricordo ancora la sua delusione e il suo smarrimento quando io gli comunicai che avevo deciso di lasciare la Calabria per cercare lavoro altrove. Allora in Italia c’era la possibilità di poter prendere il posto del padre che lavorava alle Poste senza nessun concorso particolare, e lui aveva messo in conto che al suo posto sarei entrato io una volta laureato.

Era la magia del posto fisso che gran parte delle nostre famiglie rincorrevano per tutta la vita. Credo che per molti versi e molti nuclei familiari sia così ancora oggi in Italia».

Un giorno lei decide di partire, e suo padre come la prese?

«Quando lui mi chiese una spiegazione gli dissi la verità. Questo posto mi sta stretto. Ho bisogno di spazi più grandi. Ho bisogno soprattutto di capire cosa è meglio per la mia vita futura, ma sapevo perfettamente bene che Trebisacce non era il posto ideale per quello che io avrei voluto fare da grande. Volevo dimostrare a me stesso che avevo i numeri e la voglia per una evoluzione copernicana della mia vita, e comunque di quella che era stata la mia giovinezza a Trebisacce, senza nulla togliere alle mille cose belle che avevano segnato la mia infanzia calabrese».

Era una addio definitivo alla sua terra di origine?

«Assolutamente no. Almeno allora. Io allora sapevo di dover partire, sapevo di dover crescere, sapevo di dover conoscere altri mondi, ma sapevo anche che una volta completato il mio corso di formazione professionale sarei potuto tornare al mio paese e provare a essere utile alla mia gente e agli amici rimasti. Alla mia città, alla mia regione, alla mia nazione. Poi in effetti non sono più riuscito a tornare a casa in Calabria, ma ogni mia iniziativa, ogni mio progetto, ogni mia avventura professionale è sempre stata immaginata e realizzata come se io un giorno avessi dovuto far rientro in Calabria e ricominciare da dove ero partito».

5Cosa c’è oggi in Calabria che la porta così spesso a rientrare a casa?

«In Calabria ho lasciato la parte più bella della mia vita. A Trebisacce ci sono ancora mia madre e mia sorella Angela, i suoi bambini, e quindi davvero la parte più bella della mia vita. Riesco a tornare da loro due tre volte all’anno, ma è quanto basta perché io mi senta ancora parte viva della mia terra e del mio passato».

Architetto cosa rappresenta per lei il ritorno in paese?

«Il ritornare puntualmente a casa mia, in media tre volte all’anno, mi aiuta a capire meglio cosa abbiamo lasciato oggi al di là dei nostri confini nazionali, e provare a fare il paragone con quello che abbiamo invece all’interno dei confini calabresi e nazionali. Mi fa capire soprattutto cosa possiamo cambiare rispetto alle novità che trovo invece in ogni parte del mondo, innovazioni o sperimentazioni che in Calabria non sono ancora arrivate. Tutto questo andare su e giù continuamente mi aiuta anche a capire come si sono trasformate le varie generazioni, e cosa manca di più ai nostri connazionali all’estero del loro paese di origine, e soprattutto cosa di quello che essi ancora ricordano è rimasto in vita o è invece scomparso per sempre, distrutto dal tempo e dalla modernità della vita».

E a cosa serve tutto questo?

«A capire cosa si può ancora fare per i nostri connazionali che non vivono più in Calabria o in Italia, e cosa si può fare per loro per rendere meno pesante la loro condizione di emigrati all’estero. Questo confronto, questa analisi continua, questa interazione, questo raf- fronto tra ciò che era e ciò che è, tra ciò che vogliono e ciò che non è più possibile trovare, ci permetterà un giorno di realizzare all’estero un microclima, chiamiamolo così, ideale per tutti».

La sua a volte mi sembra quasi un’analisi sociologica, quasi antropologica.

«I miei maestri all’Università di Liverpool, e poi ancora di più alla Est University di Boston mi hanno insegnato che l’architettura è anche tutto questo messo insieme, e cioè questa voglia di studiare i popoli, di indagare i loro bisogni, di analizzare le varie generazioni che si sono succedute nel tempo, di interagire con loro e costruire per loro le condizioni ottimali per la loro sussistenza, una sorta di progetto umanitario, ma quando parlo dei colori dell’architettura intendo anche questo».

Trent’anni in giro per il mondo, ogni qual volta lei rientra in Calabria che idea si fa della sua terra? Come la ritrova?

«Vuole la verità? La ritrovo abbastanza immobile. È come se il tempo laggiù si fosse fermato per sempre. È come se i nostri paesi fossero avvolti in un foglio di cellofan, immobili, spaesati, isolati, bloccati da ogni condizionamento esterno, fissi nel loro silenzio arcaico e tradizionale».

Lei che ha costruito i più grandi complessi turistici del mondo, come la immagina la sua costa?

«Una potenziale miniera di ricchezza. La Calabria con le sue bellezze naturali non ha pari al mondo. Si potrebbe davvero fare di tutto laggiù. Si potrebbe realizzare in Calabria quello che è stato poi il modello caraibico nel mondo, grandi alberghi, grandi infrastrutture turistiche, grandi aree attrezzate, attrezzate di tutto, per far venire dalle zone fredde del mondo milioni di turisti tutto l’anno. Da ragazzo a Trebisacce e sul mio mare Ionio non ricordo di aver mai usato un cappotto o una sciarpa, se non per ripararmi dal vento di mare d’inverno. Ma il clima che abbiamo noi da quelle parti è come il clima che c’è in Florida e che potrebbe davvero cambiare il volto della mia terra. Sono sempre più convinto che la Calabria abbia oggi tutte le peculiarità ideali per uno sviluppo turistico globale, ma non solo quello».

1In che senso architetto?

“Vede noi italiani quando parliamo di turismo immaginiamo in genere e per lo più il turismo da spiaggia. Ma il mondo è già pieno di turismo da spiaggia. È arrivato il momento di capire e di convincerci che c’è anche un turismo alternativo alla spiaggia del mare. In questo periodo io vado su e giù da Boston ai Caraibi, alle Bahamas, dove ci sono le spiagge più belle del mondo, ma in Calabria abbiamo molto di più, ma davvero molto di più.

La Calabria è un caleidoscopio, in Calabria si potrebbe fare quello che non si può invece fare in gran parte del mondo, mare montagna, laghi, valli e colline, ma quale altra regione ha le bellezze che ha la nostra, con le testimonianze ancora vive della Magna Grecia, fino alla Costa dei Saraceni. Ma ha idea il mondo di cosa parliamo? Pensi solo ai castelli che abbiamo, e che potrebbero diventare mete da visitare e da riscoprire, e che segnano il passaggio di dominazioni e di conquiste le più varie e le più variegate. Ma nessuno forse ci ha mai pensato. Pensi alle fortune immense che per l’America sono stati Parchi Nazionali, ma noi in tema di Parchi naturali non abbiamo da invidiare nulla a nessuno»

E qual è l’Italia che oggi viene vista e giudicata?

«Nel mondo l’Italia per fortuna viene vista così come in realtà è. Il mondo guarda all’Italia come ad una delle terre più belle del mondo. L’Italia è così poliedrica e affascinante che diventa difficile assimilare in un viaggio soltanto la sua magia. Ecco perché oggi molti la considerano la terra del sogno, perché chi ci viene per la prima volta poi vuole ritornarci, perché si rende conto che quello che ha visto o assaporato è soltanto una piccola parte di essa».

Posso chiederle qual è oggi il dato distintivo dell’Italia all’estero?

«Senz’altro la ristorazione. Oggi la cucina italiana è una delle cucine più amate e più imitate nel mondo. In ogni parte del mondo troverai sempre e comunque un ristorante italiano che fa scuola. La nostra dieta mediterranea ha conquistato i 5 continenti e i nostri sapori sono unici al mondo, classificati ed etichettati come tali, riconosciuti e riconoscibili come tali. Non c’è migliore ambasciatore italiano dei nostri ristoratori, e dovunque un italiano decida di aprire un luogo di ristoro là troverai la tradizione italiana moltiplicata per mille. La gente ne parla, e di parola in parola, quel ristoratore e quel ristorante diventano di fatto a tutti gli effetti un’isola italiana in quel posto, anche il più lontano della terra.

E quando parlo di sapori e di tradizioni italiane parlo di sapori regionali, di tradizioni provinciali, di retaggi paesani, perché l’Italia all’estero è fatta di ognuno di noi, che porta a suo modo i ricordi del proprio passato e trasferisce il proprio passato in cucina o suoi luoghi di lavoro e di svago, qualunque sia la situazione presa in esame. È questa la vera bellezza dell’Italia nel mondo».

Che infanzia è stata la sua a Trebisacce?

«Un’infanzia molto felice devo dire. Avevamo poco, ma ci divertivamo con quel poco che avevamo. E ci bastava anche. Ricordo che giocavamo con i tappi delle bottiglie e ci sentivamo i ragazzi più appagati del mondo. O con i sassi, cercando di colpire e di far cadere le figurine dei giocatori Panini che all’epoca erano il nostro desiderio forse più recondito.

Credo che la Panini faccia ancora le figurine con cui noi passavamo in- tere giornate a giocare. Un’infanzia per niente tecnologica come quella che vivono oggi invece i nostri figli. Si stava quindi tutti insieme, fuori, per strada, difesi e guardati a vista dal quartiere dove vivevamo, mai immaginando che il futuro dei nostri figli sarebbe dipeso dagli smartphone o dai tablet.

La strada era la nostra vita. La strada era il nostro essere ragazzi. La strada era anche la certezza del nostro futuro».

E quale era la sua strada a Trebisacce?

«La strada dove noi vivevamo e dove io giocavo si chiamava Via Redipuglia. Poi col passare degli anni ne hanno cambiato il nome».

Architetto, ma la sua mam- ma non le chiede mai “Enzo perché non torni”?

«Non più. Sono passati ormai troppo anni da quando sono andato via, e nella vita si fa l’abitudine anche alla lontananza. Quando a casa apriamo questo discorso da cosa mi dice? Ma Enzo di cosa ti lamenti? Tu che hai l’ufficio sotto le palme e con il mare di fronte?».

Ma è mai venuta la sua mamma a vedere il suo mondo?

«Assolutamente sì, sia mamma Maria che mia sorella Angela. Le ho sempre invitate a casa mia, ma non solo qui in America oggi. Mia mamma oggi ha 82 anni, meravigliosamente ben portati, completamente indipendente, vive con mia sorella ma da sola, a casa sua, davanti al mare, dietro ha il giardino, si coltiva ancora da sola i suoi ortaggi, fa il suo vino e il suo olio, e lei è venuta a trovarmi anche quando stavo in Africa, e poi ancora quando mi sono trasferito in Russia, e poi naturalmente nella mia casa ai Caraibi. Come tutte le mamme dei nostri paesi c’è sempre stata, e ci sarà per sempre. Lei ha sempre seguito la mia vita, e ha sempre saputo tutto della mia crescita professionale. Spero solo che stia sempre bene».

6Oggi che famiglia ha qui a Boston?

«Ho una moglie straniera e quattro figli. Gli ultimi due arrivati sono due gemellini, bellissimi mi creda, un maschio e una femmina, Christof e Chanelle Marie, ma i primi due, Domenico e Alessandro, sono già adulti e lavorano a Boston».

In che lingua parlano alla nonna italiana e alla zia Angela?

«In italiano naturalmente. Rigorosamente in lingua italiana. Tutti gli anni io ho mandato i miei primi due figli grandi in Italia a casa dalla nonna perché conoscessero la mia terra di origine e la mia gente, ma soprattutto perché imparassero l’italiano. E poi li ho mandati a casa dalla nonna perché imparassero quello che io ritengo sia la regalità della lingua italiana, e cioè il dialetto delle mie terre. Oggi loro parlano correntemente almeno tre lingue diverse, più il dialetto calabrese. E per rafforzare la loro conoscenza del dialetto calabrese, in America a casa nostra, io ho parlato tantissime volte con loro proprio in dialetto calabrese, perché restasse sempre viva in tutti loro la bellezza superlativa di questa nostra lingua di origine. Quando stiamo tutti insieme a casa per delle feste o delle ricorrenze importanti, tra di noi passiamo senza colpo ferire dall’inglese all’italiano allo spagnolo e al dialetto, come se fosse la cosa più naturale di questo nostro mondo. Ed è bellissimo».

8Ha mai pensato un giorno di tornare definitivamente in Calabria?

«Non credo sia più possibile farlo. Ci sono varie stagioni della vita, e la mia stagione calabrese si è conclusa il giorno in cui ho deciso di partire. Gli interessi di vita  e di lavoro ormai sono così radicati qui in America che mi diventa davvero difficile, quasi impossibile, pensare di tornare a casa per sempre. Almeno per me. Tornare in Italia significherebbe fermare un processo di crescita che è iniziato tanti anni fa, il giorno in cui scelsi di lasciare Trebisacce e il mio mare».

Architetto qual è oggi il suo progetto ideale futuro?

“Lavorare per aiutare i nostri italiani all’estero a vivere meglio la propria condizione di emigrati all’estero. Lavorare per rafforzare la memoria storica dei giovani, figli di italiani che sono nati all’estero, e che dell’Italia hanno solo poche conoscenze. Fare l’impossibile per farli rientrare almeno una volta all’anno nei paesi di origine dei loro genitori, permettere loro di poter incontrare i vecchi parenti rimasti in Calabria, magari i vecchi nonni, fargli conoscere le loro origini direttamente, portandoli fisicamente sui territori dei loro padri, e convincerli che sono eredi di un Paese bellissimo e unico al mondo. Lavorare per rafforzare la fierezza di essere italiani, e di sentirsi diversi e migliori degli altri. Questo è il mio sogno. Questo sarà il mio progetto futuro. Dopo aver lavorato tanto per me stesso e per la mia famiglia, ora voglio dedicarmi agli altri, che sono arrivati in America o in altre zone del mondo come sono trent’anni fa ci arrivato io, da solo, e senza una lira in tasca. Ma con tanti ricordi nel cuore».

di Pino Nano – da Calabria Live

 




La mosca ‘lanterna maculata’, l’insetto che preoccupa New York

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downloadL’ultima emergenza di New York è un insetto invasivo. Una mosca, per la precisione. Meglio, una “lanterna maculata” che i newyorkesi hanno chiesto agli scienziati di debellare al più presto e senza pietà alcuna perché può devastare colture come uva e mele, danneggiare gli alberi rendendo sgradevole la possibilità di stare e vivere all’aria aperta, specie in questa stagione caratterizzata da un caldo oltre misura.

Le mosche, dette anche “lanterne volanti” hanno cominciato la loro più robusta invasione dell’area metropolitana quando sono apparse per la prima volta nel 2020. Riporta il New York Times: “Da quando le ‘mosche lanterne’, originarie di parti dell’Asia, sono arrivate negli Stati Uniti nel 2011 – dentro un cumulo di detriti, come affermano gli scienziati – sono state documentate infestazioni in dodici stati, tra cui Pennsylvania e New Jersey, a Long Island, nella valle dell’Hudson e New York occidentale”. Per altro questi insetti “sono facili da identificare, volano goffamente e si fanno vedere dalle persone, non sono solo nei boschi, e il loro contrasto da parte dei cittadini favorisce molto la partecipazione della popolazione, che si organizza per abbatterle in proprio, schiacciandole, calpestandole come può.

Non sono pochi, però, coloro che pensano che la massiccia presenza di questi fastidiosi insetti sia dovuta all’effetto del riscaldamento del pianeta. Tuttavia, sono anche molte le agenzie ambientali cittadine e statali che diffondono istruzioni su come identificare gli insetti (le larve sembrano zecche, mentre gli adulti assomigliano a falene maculate grigie, con colorazione rossa spesso nascosta dietro le ali), su come evitare che si diffondano (controllare le auto prima di mettersi in viaggio), su come documentarle e segnalarle e su come acquistare o costruire delle trappole che siano al tempo stesso efficaci ma anche ecocompatibili. Joseph Borelli, un repubblicano membro del consiglio comunale di Staten Island, ha recentemente esortato i dipartimenti dei parchi e della salute della città ad agire contro le mosche che imperano. E in una lettera riportata per la prima volta dallo Staten Island Advance, ha definito questi insetti una “nuova minaccia per la nostra ecologia” che si sta “riproducendo a un ritmo allarmante” e spaventando alcuni residenti, sebbene le mosche non danneggino direttamente gli esseri umani o gli animali.

La battaglia dei cittadini contro le mosche invasive è davvero la strada da percorrere? Marielle Anzelone, ecologista urbana di New York, afferma in una dichiarazione al quotidiano di New York che la domanda è di per sé anche un enigma più ampio che investe il ruolo degli individui e dei governi nell’affrontare problemi ambientali tentacolari e al tempo stesso difficili da risolvere. Borelli non ha invece aspettato che fosse un’agenzia cittadina ad agire. Tant’è che lo scorso sabato, in un parco nel quartiere di Tottenville a Staten Island, ha personalmente sponsorizzato un seminario gratuito per costruire trappole contro le “mosche lanterna”.

Intanto il dibattito ferve, perché alcuni sostenitori delle piante autoctone vedono un aspetto positivo per l’invasione in corso: le “mosche delle lanterne” si nutrono infatti dell’albero del paradiso, o ailanthus, un’altra specie asiatica anch’essa invasiva e in rapida crescita importata nel 1700 per drenare le paludi e ombreggiare le strade. E New York ha una relazione di vero amore-odio con l’ailanthus, tanto da giustificare e accettare – di conseguenza –la presenza delle stesse fastidiosissime “mosche lanterna”. Tuttavia, documenta il New York Times, interrogativi e titubanze a parte, “la signora Anzelone ha deciso da che parte stare ieri direttemente con i propri piedi. Ha avvistato una lanterna su un marciapiede di Brooklyn. L’ha fotografata. Poi l’ha calpestata. E con una certa soddisfazione. “Ho fatto la mia piccola parte”, ha detto.

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Sei un professionista e parli italiano? Il Comites di Houston ti cerca

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06houstonPresieduto da Christian Di Sanzo il Comites di Houston ha lanciato nei giorni scorsi una nuova iniziativa a supporto della comunità italiana: la creazione di una lista di professionisti che parlano italiano operanti nella circoscrizione consolare che comprende gli stati del Texas, Louisiana, Alabama e Arkansas.
La lista – spiega il Comites – “avrà come obiettivo quello di aiutare sia i nuovi arrivati e le nuove arrivate, facilitandone il processo di integrazione, sia tutta la comunità italiana, la quale potrà trovare aiuto e servizi nella propria lingua madre in modo semplice e veloce”.
In particolare, il Comites cerca CPAs, Notai, Avvocati, Psicologi/Terapeuti, Dentisti, Dottori (tutte le discipline), Real estate agents, Traduttori, Babysitter, Insegnanti di inglese per lezioni private (per bambini e adulti), Insegnanti di italiano per lezioni private (per bambini e adulti), Insegnanti di musica, Personal Trainer.

I professionisti interessati possono segnalare la propria disponibilità ad essere inseriti nella lista compilando il form disponibile qui(aise) 




Adesso tra Cina e Usa è ‘guerra fredda’

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114826740 d1dbca09 ed57 480d 9689 6cb8fa01618aLa Cina ha annunciato sanzioni contro la speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, per la visita a Taiwan e ha sospeso la cooperazione con gli Stati Uniti su otto dossier, tra cui gli incontri nel campo della Difesa e la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici.

La risposta di Pechino giunge nel secondo giorno di esercitazioni militari attorno all’isola, durante la quali l’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha continuato a testare la “capacità di combattimento” delle forze impiegate nelle aree in cui si svolgono le imponenti operazioni militari. Da Taipei, il ministero della Difesa di Taiwan ha segnalato un record di 68 aerei da combattimento e 13 navi da guerra cinesi che hanno solcato la linea mediana nello Stretto di Taiwan, condannando nuovamente le operazioni militari di Pechino.

Taiwan è pronta a rispondere alle minacce militari cinesi “a seconda delle necessità”, ha detto la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che ha definito “irresponsabili” le manovre dell’esercito cinese.

Taipei promette che difenderà la libertà e la democrazia dell’isola, elogiate da Pelosi durante la visita-lampo sull’isola. Anche oggi, da Tokyo, ultima tappa del tour asiatico della speaker democratica, Pelosi ha rinnovato il sostegno all’isola: “La Cina non isolerà Taiwan impedendoci di recarci lì”, ha detto.

La visita di Pelosi è stata “pacifica”, le ha fatto eco da Phnom Penh il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, a margine dei lavori dei ministri degli Esteri dell’East Asia Summit, e “non ci sono giustificazioni” per la reazione militare di Pechino, che è stata “estrema, sproporzionata e tendente all’escalation”.

La Casa Bianca ha convocato l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Qin Gang, per protestare contro le “irresponsabili” azioni militari della Cina nello Stretto, le più imponenti mai messe in atto, che Pechino difende, invece, come “legittime”.

Le critiche piovute dall’Occidente e dagli Stati Uniti non sembrano scalfire il governo cinese, per cui la questione dell’isola non riguarda la democrazia, ma la sovranità nazionale.

Questa è stata la secca replica del ministero degli Esteri, prima di annunciare le sanzioni alla speaker democratica e ai suoi familiari.

Pelosi è accusata di “insistenza” nel condurre la visita-lampo a Taiwan, e di non avere tenuto conto della “forte opposizione” e delle proteste della Cina. Pechino ha reagito sospendendo la cooperazione con gli Stati Uniti su otto dossier, tre dei quali relativi ai rapporti con gli Stati Uniti nella Difesa, e completamente annullati.

Gli altri cinque settori della cooperazione colpiti dalla sospensione sono quelli del rimpatrio degli immigrati clandestini, dell’assistenza giudiziaria, della lotta ai crimini transnazionali, alla droga, e, soprattutto, dei colloqui sul contrasto al cambiamento climatico.

Oltreché con gli Stati Uniti, la questione di Taiwan sta rendendo sempre più tesi anche i rapporti con i Paesi del G7, dopo la convocazione di ambasciatori e incaricati d’affari delle sette grandi economie, tra cui l’Italia.

La situazione appare particolarmente tesa con il Giappone: ieri, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva cancellato un incontro con il suo omologo, Yoshimasa Hayashi, a margine degli incontri a Phnom Penh dell’Asean, l’associazione che riunisce le economie del sud-est asiatico, e oggi il titolare degli Esteri di Pechino ha lasciato la sala degli incontri dell’East Asia Summit, assieme al capo della diplomazia di Mosca, Sergei Lavrov, quando Hayashi ha preso la parola.

Il Giappone aveva protestato per i missili balistici lanciati dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese durante le manovre nello Stretto, ben undici, cinque dei quali finiti in acque della Zona Economica Esclusiva di Tokyo, e il primo ministro, Fumio Kishida, ha chiesto oggi alla Cina la “cancellazione immediata” delle esercitazioni.

Nelle stesse ore, il ministero degli Esteri cinese ha convocato l’ambasciatore giapponese a Pechino, Hideo Tarumi, per protestare contro la posizione di Tokyo rispetto al comunicato del G7 e dell’Unione Europea, critico verso l’atteggiamento aggressivo di Pechino nello Stretto di Taiwan.

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Pelosi a Taiwan. Furia cinese

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downloadLa speaker della Camera Usa Nancy Pelosi ha lasciato Taipei alle 18.01 (12.01 in Italia) con il Boeing C-40C della Us Air Force, chiudendo la breve visita di quasi 20 ore durante la quale ha incontrato la presidente Tsai Ing-wen e ha mandato su tutte le furie la Cina.

Lo si rileva dalle dirette streaming a copertura dell’evento.

La speaker è diretta ora verso Seul, in Corea del Sud, prossima tappa del suo tour in Asia.

Gli Stati Uniti “non abbandoneranno il proprio impegno nei confronti di Taiwan”, ha assicurato la speaker della Camera Usa Nancy Pelosi nel suo breve intervento introduttivo tenuto nell’incontro a Taipei con la presidente Tsai Ing-wen, dopo aver ricevuto un’onorificenza per gli sforzi profusi nella collaborazione tra Washington e Taipei. Tsai, da parte sua, aveva poco prima detto di ritenere Pelosi “una autentica amica” di Taiwan, rimarcando che l’isola “è un partner affidabile degli Usa” e che “nessuna minaccia militare ci potrebbe far arretrare”.

Taiwan non cederà di fronte alle minacce militari: la presidente Tsai Ing-wen ha assicurato che l’isola “non si tirerà indietro” nel mezzo della furia della Cina per la visita della speaker della Camera americana Nancy Pelosi, che ha annunciato uno straordinario numero si esercitazioni militari aeree, navali e di tiro ad assediare l’isola. “Di fronte alle minacce militari deliberatamente accresciute, Taiwan non si tirerà indietro. Continueremo a mantenere la linea di difesa della democrazia”, ha assicurato Tsai, parlando con accanto la speaker americana in merito alla prova muscolare decisa da Pechino.

Il ministero della Difesa di Taiwan ha condannato le esercitazioni militari su vasta scala intorno all’isola annunciate da Pechino come ritorsione per la visita a Taipei della presidente della Camera Usa Nancy Pelosi, perchè in violazione delle regole Onu, come la violazione delel acque territoriali. “Alcune delle aree tracciate dalle manovre finiscono nelle acque territoriali di Taiwan”, ha osservato il portavoce del ministero Sun Li-fang in una conferenza stampa, osservando che “questa è una mossa irrazionale per sfidare l’ordine internazionale”. Le forze armate taiwanesi “difenderanno la sicurezza nazionale”, ha aggiunto Sun.

Gli Stati Uniti, con la visita della speaker della Camera Nancy Pelosi a Taiwan, “violano la sovranità” della Cina e coloro che offendono Pechino verranno “puniti”: lo ha detto oggi il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, secondo quanto riferiscono i media statali. “È una vera e propria farsa. Gli Stati Uniti stanno violando la sovranità della Cina con il pretesto della cosiddetta ‘democrazia’… chi offende la Cina sarà punito”, ha detto Wang riferendosi alla visita di Pelosi, a margine di una riunione dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) a Phnom Penh.

La Cina ha sospeso l’export di sabbia naturale verso Taiwan, assestando un duro colpo almneo nell’immediato alla strategica produzione dell’isola di semiconduttori. La mossa, ulteriore ritorsione per la visita della speaker della Camera americana Nancy Pelosi a Taiwan, è stata annunciata con una nota del ministero del Commercio, secondo cui la decisione è stata presa “in linea con le rilevanti leggi e regolamenti”. A dispetto della misura, il colosso mondiale dei microprocessori di Taiwan, Tmsc, guadagna lo 0,90% a fronte di un listino di Taipei che, tra i pochi in Asia, viaggia in territorio negativo, a -0,10%.

La Cina ha introdotto un nuovo stop all’import da Taiwan, prendendo di mira altri tipi di agrumi e pesce per il presunto rilevamento “ripetuto” di residui di pesticidi eccessivi e di test positivi al Covid-19 sulle confezioni. Da lunedì sera, quando i funzionari statunitensi e taiwanesi hanno confermato che Pelosi si sarebbe recata a Taiwan per incontrare la presidente Tsai Ing-wen, le Dogane cinesi hanno sospeso le importazioni di oltre 2.000 dei circa 3.200 prodotti alimentari in arrivo da Taiwan. All’inizio del 2021 la Cina aveva bandito l’ananas taiwanese: la mossa, usata come mezzo di pressione di Taipei, è stata affrontata dal governo locale con la una campagna virale commercializzando il frutto come “ananas della libertà” e “ananas della democrazia”, ;;contribuendo ad aprire mercati d’export alternativi. I funzionari taiwanesi, secondo i media locali, stanno ancora valutando il potenziale danno della stretta cinese, convenendo tuttavia che di ritenerlo considerevole.

ANSA

 




Operazione antiterrorismo Usa: ucciso il capo di al Qaeda Al Zawahiri

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215021927 6d11e95d 1d89 435e aadb d732440fdc26Gli Stati Uniti hanno condotto “con successo” un’operazione di antiterrorismo contro “un obiettivo significativo di al-Qaeda” in Afghanistan.

Lo ha riferito un alto esponente dell’amministrazione Biden, sottolineando che la missione è stata compiuta lo scorso fine settimana e si è conclusa senza vittime fra i civili.

Si tratta di Ayman al-Zawahiri. Lo ha riferito l’Associated Press. L’amministrazione Usa ha annunciato che un obiettivo significativo di al-Qaeda è stato colpito in un raid lo scorso fine settimana.

Il presidente Joe Biden parlerà a breve sull’operazione che ha avuto “successo”.

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